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	<title>sanzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La lettera delle donne curde al mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 08:04:09 +0000</pubDate>
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<p> Le donne curde hanno chiesto a tutte di unirsi contro l’offensiva nel Paese </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p>Il titolo della loro lettera è: “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la liberà”<br></p>





<p>“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.<br>Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.<br>Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.<br>Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare.<br>Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019.<br>Mentre stiamo assistendo al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”</p>



<h3>Richieste delle donne</h3>



<p>&#8211; Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord<br>&#8211; Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est<br>&#8211; Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche<br>&#8211; Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale<br>&#8211; Fermare la vendita di armi in Turchia<br>&#8211; Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia<br>&#8211; Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

</p>
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		<title>Lettera al provveditore di Palermo per il ritiro della sanzione nei confronti della Prof.ssa Dell&#8217;Aria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 06:36:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce e invia la seguente lettera al provveditore di Palermo, Dott. Anello</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="580" height="325" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/1558258375_5ce122c62cb14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12531" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/1558258375_5ce122c62cb14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/1558258375_5ce122c62cb14-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p>Gentile dott. Anello,<br>apprendo con sconcerto la decisione del suo ufficio di sospendere per quindici giorni la prof.ssa Dell’Aria dal servizio.<br>Il motivo sarebbe di ordine disciplinare, relativo a un power point presentato dagli studenti di una seconda superiore, power point in cui, provocatoriamente, il decreto sicurezza veniva accostato alle leggi razziali.<br>La tempestività, la durata e l’inopportunità della sanzione hanno, come si sarà accorto, colpito profondamente non solo il mondo degli insegnanti ma l’intera società civile.<br>Riteniamo che la sospensione abbia profondamente leso non solo la libertà di insegnamento della docente, ma anche la possibilità della scuola di farsi, quotidianamente, palestra di esercizio democratico e di libera espressione; libera espressione che tutti, anche gli studenti, devono poter esercitare.<br>Chiediamo pertanto che lei ritiri la sanzione. </p>



<p>Silvia Dal Pra</p>
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		<title>Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte: nel 2018 drastico calo delle esecuzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 06:34:50 +0000</pubDate>
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<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p2">Nel suo Rapporto globale sulla pena di morte, Amnesty International ha reso noto che nel 2018 ha registrato il più basso numero di esecuzioni in almeno un decennio, con una diminuzione di quasi un terzo rispetto all’anno precedente. Il Rapporto prende in esame le esecuzioni in tutto il mondo con l’eccezione della Cina, dove si ritiene siano state migliaia ma il dato rimane un segreto di Stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2">– il più basso numero di esecuzioni in almeno un decennio, con una diminuzione globale del 31 per cento;</p>
<p class="p2">– aumento delle esecuzioni in alcuni stati tra cui Bielorussia, Giappone, Singapore, Sud Sudan e Usa;</p>
<p class="p2">– la Thailandia ha ripreso le esecuzioni, lo Sri Lanka minaccia di farlo presto;</p>
<p class="p2">– la Cina rimane al primo posto per numero di esecuzioni, seguita da Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2">Dopo la modifica alla legislazione contro la droga, in Iran – dove comunque l’uso della pena di morte resta elevato – le esecuzioni sono diminuite di uno sbalorditivo 50 per cento. Una significativa riduzione delle esecuzioni è stata registrata anche in Iraq, Pakistan e Somalia. Di conseguenza, il numero delle esecuzioni verificate a livello globale è calato da almeno 993 nel 2017 ad almeno 690 nel 2018.</p>
<p class="p2"><i>“La drastica diminuzione delle esecuzioni dimostra che persino gli stati più riluttanti stanno iniziando a cambiare idea e a rendersi conto che la pena di morte non è la risposta”</i>, ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.</p>
<p class="p2"><i>“Nonostante passi indietro da parte di alcuni stati, il numero delle esecuzioni portate a termine da parecchi dei più accaniti utilizzatori della pena di morte è significativamente diminuito. Si tratta di un’auspicabile indizio che sarà solo questione di tempo e poi questa crudele punizione sarà consegnata alla storia, dove deve appartenere”</i>, ha commentato Naidoo.</p>
<p class="p2"><b>Ripristino della pena di morte</b></p>
<p class="p2">Nel rapporto di Amnesty International non vi sono solo buone notizie. Le esecuzioni sono aumentate in Bielorussia, Giappone, Singapore, Sud Sudan e Usa. La Thailandia ha eseguito la prima condanna a morte dal 2009 mentre il presidente dello Sri Lanka ha annunciato la ripresa delle esecuzioni dopo oltre 40 anni, pubblicando un bando per l’assunzione dei boia.</p>
<p class="p2"><i>“Le notizie positive del 2018 sono state rovinate da un piccolo numero di stati che è vergognosamente determinato ad andare controcorrente”</i>, ha sottolineato Naidoo.</p>
<p class="p2"><i>“Giappone, Singapore e Sud Sudan hanno fatto registrare un livello di esecuzioni che non si vedeva da anni e la Thailandia ha ripreso a eseguire condanne a morte dopo quasi un decennio. Ma questi stati ora costituiscono una minoranza in calo. A tutti gli stati che ancora ricorrono alla pena di morte, lancio la sfida: siate coraggiosi e poniate fine a questa abominevole sanzione”</i>, ha proseguito Naidoo.</p>
<p class="p2">Noura Hussein è una giovane sudanese condannata a morte nel maggio 2018 per aver ucciso l’uomo che era stata costretta a sposare mentre cercava di stuprarla. Dopo uno scandalo mondiale, grazie anche alla campagna di Amnesty International, la condanna è stata commutata in cinque anni di carcere.</p>
<p class="p2"><i>“Fu uno shock assoluto quando il giudice mi disse che ero stata condannata a morte. Non avevo fatto nulla per meritare di morire. Non potevo credere a che livello d’ingiustizia fossimo arrivati, soprattutto contro le donne. Non avevo mai pensato di poter essere messa a morte fino a quel momento. La prima cosa cui pensai fu ‘Cosa provano le persone quando vengono messe a morte? Cosa fanno?’. La mia vicenda era decisamente drammatica in quel momento, la mia famiglia mi aveva ripudiato. Affrontavo quello shock completamente da sola”</i>, ha raccontato Noura Hussein ad Amnesty International.</p>
<p class="p2"><b>In testa alla classifica</b></p>
<p class="p2">Nel 2018 la Cina è rimasta al primo posto per numero di esecuzioni, anche se il livello effettivo dell’uso della pena di morte è ignoto poiché i dati sono considerati un segreto di Stato. Amnesty International ritiene che <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/asa17/5849/2017/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1">migliaia di persone siano condannate alla pena capitale e messe a morte ogni anno</span></a>.</p>
<p class="p2">Con una decisione senza precedenti, le autorità del Vietnam hanno reso noti i dati sulla pena di morte: nel 2018 le esecuzioni sono state 85. I primi cinque stati per numero di esecuzioni sono stati dunque la Cina (migliaia), l’Iran (almeno 253), l’Arabia Saudita (149), il Vietnam (85) e l’Iraq (almeno 52).</p>
<p class="p2">Ho Duy Hai, condannato per rapina e omicidio dopo essere stato costretto – secondo quanto ha dichiarato – a “confessare” sotto tortura, è stato condannato a morte nel 2008. Lo stress dell’attesa dell’esecuzione ha avuto effetti profondamente negativi sulla sua famiglia:</p>
<p class="p2"><i>“Sono passati 11 anni da quando è stato arrestato e la nostra famiglia è a pezzi. Non ce la faccio più a sopportare questo dolore. Solo pensare a quanto mio figlio stia soffrendo in carcere mi annienta. Vorrei che la comunità internazionale ci aiutasse a far tornare unita la nostra famiglia. Siete la mia unica speranza!”</i>, ha dichiarato ad Amnesty International sua madre, Nguyen Thi Loan.</p>
<p class="p2">Nonostante un significativo calo, l’Iran è stato ancora responsabile di oltre un terzo delle esecuzioni registrate nel mondo.</p>
<p class="p2">Amnesty International si è detta inoltre preoccupata per il notevole aumento delle condanne a morte emesse in alcuni stati nel corso del 2018.</p>
<p class="p2">In Iraq il numero è quadruplicato da almeno 65 nel 2017 ad almeno 271 nel 2018. In Egitto il totale è cresciuto di oltre il 75 per cento, da almeno 402 nel 2017 ad almeno 717 nel 2018, a causa dell’attitudine delle autorità egiziane di emettere condanne a morte in massa al termine di processi gravemente iniqui, basati su “confessioni” estorte con la tortura e nel corso di interrogatori di polizia irregolari.</p>
<p class="p2"><b>La tendenza globale verso l’abolizione</b></p>
<p class="p2">Complessivamente i dati del 2018 mostrano che la pena di morte è stabilmente in declino e che in varie parti del mondo vengono prese iniziative per porre fine a questa punizione crudele e inumana.</p>
<p class="p2">Ad esempio, a giugno il <span class="s1">Burkina Faso</span> ha adottato un nuovo codice penale abolizionista. Rispettivamente a febbraio e a luglio, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/campaigns/2018/03/why-gambia-progress-should-spur-abolition-of-the-death-penalty-in-africa/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1">Gambia</span></a> e <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2018/10/malaysia-death-penalty-abolition/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1">Malaysia</span></a> hanno annunciato una moratoria ufficiale sulle esecuzioni. Negli Usa, a ottobre, la legge sulla pena di morte dello stato di <a href="https://www.amnestyusa.org/press-releases/washington-becomes-the-20th-state-to-abolish-the-death-penalty/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1">Washington</span></a> è stata dichiarata incostituzionale.</p>
<p class="p2">A dicembre, nel corso dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 121 stati (un numero senza precedenti) hanno votato a favore di una moratoria globale sulla pena di morte, cui si sono opposti solo 35 Stati.</p>
<p class="p2"><i>“Lentamente ma stabilmente, assistiamo alla crescita di un consenso globale verso la fine dell’uso della pena di morte. La campagna mondiale di Amnesty International per fermare le esecuzioni va avanti da oltre 40 anni, ma con più di 19.000 detenuti nei bracci della morte la battaglia è lungi dall’essere finita”</i>, ha sottolineato Naidoo.</p>
<p class="p2"><i>“Dal Burkina Faso agli Usa, vengono fatti passi concreti per abolire la pena di morte. Ora tocca agli altri paesi seguire l’esempio. Tutti noi vogliamo vivere in una società sicura ma le esecuzioni non sono mai la soluzione. Col continuo sostegno delle persone nel mondo, possiamo porre fine alla pena di morte una volta per tutte. E ce la faremo”</i>, ha concluso Naidoo.</p>
<p class="p2">Alla fine del 2018 142 stati avevano abolito la pena di morte per legge o nella prassi. Di questi, 106 erano abolizionisti totali.</p>
<p class="p2">Roma, 10 aprile 2019</p>
<p class="p3">Il <a href="https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2019/04/09140241/report-pena-di-morte-2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">rapporto sulla pena di morte nel mondo</a> nel 2018 con ulteriori materiali di approfondimento</p>
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		<title>Buonanno condannato: sanzione economica per attività a favore di cittadini stranieri, rom e sinti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 07:48:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>&#8220;Come Naga esprimiamo soddisfazione per la vittoria del ricorso e ‘ringraziamo’ Buonanno per il sostegno economico alle nostre attività a favore di cittadini stranieri, rom e sinti!! Sembra incredibile, eppure c&#8217;è voluto un giudice per affermare che i rom non sono la feccia della società. Siamo soddisfatti, ma la misura è colma&#8221;,</em></strong> dichiara Pietro Massarotto presidente del Naga. <u></u><u></u></p>
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Di seguito il comunicato congiunto con ASGI:     <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5540" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5540 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="435" height="326" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 435px) 100vw, 435px" /></a><u></u><u></u></p>
<p><i>Buonanno condannato dal Tribunale di Milano per molestie: accoglimento totale del ricorso presentato da ASGI e NAGA. Il giudice: non esercitava le sue funzioni di europarlamentare. “Unica finalità la denigrazione e l’offesa”.</i></p>
<p>Accolto il ricorso presentato da ASGI e NAGA a seguito delle dichiarazioni rilasciate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=VKflxaLbMO4&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank">durante la trasmissione “Piazza Pulita”</a> lo scorso 2 marzo 2015 dall’europarlamentare della Lega Nord Gianluca Buonanno.</p>
<p>Il giudice ha riconosciuto che associare il termine “feccia” all’etnia Rom “<i>non solo è grandemente offensivo e lesivo della dignità dei destinatari, ma assume altresì un’indubbia valenza discriminatoria”.</i></p>
<p>Oltre al pagamento delle spese legali, Buonanno è stato condannato alla pubblicazione dell’ordinanza “<i>in caratteri doppi del normale ed in formato idoneo a garantirne adeguata pubblicità”</i>, sul quotidiano “Il Corriere della Sera” entro 30 giorni dalla notifica della stessa.</p>
<p>Inoltre il Tribunale, ritenendo l’ordine di pubblicazione del provvedimento<i> “sanzione non sufficiente e adeguatamente dissuasiva,” </i>ha condannato l’europarlamentare ad un risarcimento di 6 mila euro a favore di ciascuna delle due associazioni ricorrenti, difese dagli avvocati Alberto Guariso, Mara Marzolla e Livio Neri.</p>
<p><b>Non è stato riconosciuto il diritto all’immunità di cui godono i Parlamentari europei</b> che opera nell’esercizio delle funzioni parlamentari : il giudice ha ritenuto che, nel caso in specie, le parole utilizzate non fossero “<i>espressione di opinioni politiche, seppur manifestate con toni aspri e duramente critici</i>”, ma, al contrario, avessero “<i>come unica finalità la denigrazione e l’offesa”</i>.</p>
<p><b>Riconosciuto, invece, il diritto al risarcimento del danno</b> <b>a favore delle due associazioni</b> a causa <i>“dell’elevato contenuto discriminatorio delle affermazioni pronunciate da Buonanno, della loro portata diffamatoria e denigratoria, della reiterazione per ben quattro volte della frase offensiva, della assoluta convinzione con la quale sono state pronunciate tanto da non indurre alle scuse malgrado la espressa possibilità offerta dal conduttore, del fatto che le offese sono state pronunciate nel corso di una trasmissione televisiva in onda su di una importante emittente televisiva, con un buon indice di ascolto (4-5% di share </i>) <i>in prima serata e quindi con ampia diffusione mediatica ed infine del ruolo politico e pubblico del Buonanno e della sua notorietà”</i> .</p>
<p>“<i>Siamo soddisfatti</i>” affermano le due associazioni “<i>L’espressione utilizzata era palesemente lesiva della dignità degli appartenenti all’etnia rom e costituiva discriminazione, perché atta a creare un clima ostile, intimidatorio e di disaggregazione . Rimaniamo molto preoccupati per la continua diffusione di discorsi d’odio, ma la nostra azione dimostra che possiamo e dobbiamo continuare a lottare contro queste violazioni.”</i></p>
<p><a href="http://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-milano-ordinanza-del-19-aprile-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">L’ordinanza</a><u></u><u></u></p>
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