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	<title>sanzioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Bibi il disumano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 09:19:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da ispionline.it)</p>



<p>Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Ma dopo 20mila bambini uccisi a Gaza il vero crudele e l’anti-storico è il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ispionline.it/wp-content/uploads/2025/05/bibi_netanyahu-2048x1367-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>“Da un punto di vista pratico e diplomatico non dobbiamo arrivare a una situazione di carestia”, diceva Bibi Netanyahu, rivolgendosi soprattutto agli orribili alleati di governo, dai quali dipende la sua sopravvivenza politica. Non perché&nbsp;<strong>oltre due milioni di palestinesi sono da 80 giorni senza cibo, acqua e medicinali</strong>; non perché ciò che sta accadendo a Gaza è un sempre più evidente crimine di guerra. No. È per convenienza e astuzia.</p>



<p>Bezalel Smotrich, uno di quegli alleati imbarazzanti, qualche tempo fa aveva sostenuto che “dovranno passare sul mio cadavere prima che un granello di aiuti entri a Gaza”. Per rassicurarlo, Netanyahu aveva aggiunto che sarebbero stati&nbsp;<strong>solo 5 (per due milioni di affamati) i camion autorizzati a entrare nella striscia</strong>. Ma soprattutto che l’operazione militare sarebbe continuata fino a che Israele non avrà occupato tutta Gaza: quello che il resto del mondo chiama pulizia etnica.</p>



<p>Poiché “i nostri più grandi amici nel mondo” insistevano, con magnanimità Bibi&nbsp;<strong>ha aumentato a cento (sempre per due milioni di affamati) i camion</strong>&nbsp;di viveri. Ma l’offensiva militare non si ferma. Il massacro continua, anche con&nbsp;<strong>le armi che gli amici non hanno mai smesso di vendere&nbsp;</strong>allo stato ebraico con agevolazioni fiscali, qualsiasi uso ne facesse: fra gli europei si distinguono Germania e Italia.</p>



<p><strong>“Israele è sulla strada per diventare uno stato paria”</strong>, denuncia Yair Golan, ex generale pluridecorato e leader del nuovo partito d’opposizione, I Democratici. È già uno stato paria. Forse non lo è per i leader e i governi europei che sentono sulle spalle il peso della storia; ma non per&nbsp;<strong>l’opinione pubblica inorridita da ciò che accade a Gaza</strong>. Soprattutto per le generazioni più giovani che non giudicano Israele per il passato del popolo ebraico – del quale non si sentono responsabili – ma per quello che vedono oggi in tv e sui social. Definirli antisemiti significa fare un uso politico improprio di una grande tragedia passata, per sfuggire a responsabilità contemporanee.</p>



<p><strong>La Germania</strong>, chiunque la governasse – democristiani o socialdemocratici – ha sempre avuto una posizione molto ferma: chi critica Israele o si dichiara anti-sionista è considerato antisemita, e dunque commette un reato. Questo fare i conti con la propria storia, anche in modo esagerato, era generalmente condiviso. Oggi, invece, c’è chi sostiene che “quando c’è un genocidio i tedeschi sono sempre dalla parte del carnefice”: prima gli herero dell’Africa meridionale, in quella che oggi è la Namibia, trent’anni più tardi gli ebrei europei, oggi i palestinesi.</p>



<p><strong>Il comune sentire sta cambiando e non è antisemitismo</strong>. Sebbene sia in queste occasioni che quello vero ne approfitta per manifestarsi. Ma è sempre più insostenibile il doppio standard che i governi Occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina; e l’Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania. Vengono i brividi pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico: del popolo che è stato vittima del più sanguinario dei suprematismi.</p>



<p>Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori, mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un’occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta?&nbsp;<strong>A Gaza l’occupazione israeliana non è mai finita</strong>, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche. È continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la striscia in una gabbia.</p>



<p>L’orribile massacro del 7 ottobre non è che il prodotto perverso e sanguinoso di tutto questo.&nbsp;<strong>Se Hamas esiste è anche perché Israele non ne ha mai favorito un’alternativa politica</strong>: più cattivi erano i palestinesi meglio era per la narrativa del conflitto che imponevano.</p>



<p>Un paio di mesi fa, vicino a Ramallah, i militari hanno ucciso un quattordicenne.&nbsp;<strong>È stato raggiunto da 11 colpi perché aveva lanciato un sasso</strong>. Era un terrorista, è stato spiegato. Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Chi dunque è il vero crudele e l’anti-storico: il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>Nel decreto Ong l&#8217;impronta del fascismo. Attenzione!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:04:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="280" height="180" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16798"/></a></figure></div>



<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it)</p>



<p>In un&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/blog/la-puntina/2022/12/30/nel-decreto-ong-limpronta-del-fascismo-attenzione/5225/.%20https:/www.vita.it/it/article/2022/12/29/tutte-le-falle-del-codice-anti-ong/165307?utm_source=rss&utm_medium=rss">articolo molto argomentato</a>&nbsp;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&nbsp;<strong>Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate in operazioni di salvataggio dei migranti in mar</strong>e. Non aggiungo altro essendo l’analisi, a me sembra, completa anche alla luce delle disposizioni internazionali ed europee.</p>



<p><strong>Ciò che però più mi impressiona nel decreto e prima ancora nella tenacia perseverante e anche un po’ idiota nel perseguirlo, è che in esso riluce una delle caratteristiche prime del fascismo: l’intolleranza verso le libere associazioni</strong>, la volontà di reprimere e controllare tutto ciò che non è governativo, ciò che può sfuggire al potere politico e dell’esecutivo.</p>



<p><strong>Questa risonanza fascistissima la coglie bene Luigi Ferrarella</strong>, giornalista esperto in giudiziaria sul&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;quando scrive: “La bozza mette in mano al prefetto una progressione di sanzioni pecuniarie e di fermi amministrativi delle navi da venti giorni a due mesi, e persino di loro confisca in caso di recidiva. Come prima conseguenza,&nbsp;<strong>l’autorità amministrativa che infligge queste sanzioni</strong>&nbsp;(prima di qualunque vaglio giurisdizionale anche solo cautelare)&nbsp;<strong>non ha le garanzie di indipendenza dei magistrati</strong>, perché è chiaro che il prefetto di turno fa quello che vuole il ministro dell’Interno da cui dipende gerarchicamente. La seconda conseguenza è<strong>&nbsp;la mancanza di tassatività (rispetto alla norma penale) del precetto di condotta asseritamente violato</strong>, e quindi la gassosità degli indici di inosservanza che l’autorità amministrativa ritenga di punire. La terza è&nbsp;<strong>l’inversione della tempistica delle sanzioni.&nbsp;</strong>Poiché il vero obiettivo (bloccare le navi) non è stato raggiunto in passato quando la cassetta degli attrezzi era quella penale, applicata da magistrati che in conformità al diritto internazionale finivano quasi sempre per concludere le proprie istruttorie in termini favorevoli ai soccorritori marittimi, ecco che allora si fa invece decidere ai prefetti una sanzione subito eseguibile, contro la quale saranno le Ong a doversi attivare per contestarne la legittimità al Tribunale amministrativo regionale, ma con a loro carico sia i non brevi tempi sia i costi, visto che in attesa dell’esito del ricorso le norme accollano all’armatore le spese di mantenimento della nave sotto fermo”.</p>



<p><strong>La bozza di decreto contro le ong (sul cui nome non starei a dibattere, è così bello e salutare sapere che esistono organizzazioni indipendenti dai governi!) conferisce il potere, tutto il potere alla struttura che più statale non si può: le prefetture</strong>, articolazioni dello Stato nei territori, articolazioni le cui inefficienze sono del resto note a tutti (ricordate la sanatoria della Bellanova? Remember?). La bozza di decreto toglie alla magistratura il potere per affidarlo ai prefetti che sono impiegati del Ministero dell’Interno.<strong>&nbsp;Cose da Codice Rocco, che solo recentemente, nel 2017 è stato cambiaato almeno in parte grazie alla Riforma del Terzo settore</strong>. Oggi si può fare una Fondazione senza chiedere permesso ai prefetti. Evviva.</p>



<p>Invece per la Meloni e il suo Governo si va in avanti guardando indietro, anche in questo caso: ritorna l&#8217;<strong>allergia a chi è troppo indipendente</strong>. Essendo che come a tutti è noto che l’opera di soccorso di una decina di navi delle Ong ha salvato nel 2022&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/article/2022/12/27/navi-umanitarie-oltre-14mila-i-migranti-salvati-nel-2022/165277/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solo il 14 % dei migranti arrivati in Italia via mar</a>e l’unica ratio della nuova norma è ostacolare il campo del non governativo o commerciale. E chi se ne frega dei migranti in pericolo.</p>



<p><strong>Capite che tutto questo è non solo odore di fascismo ma molto di più!</strong></p>



<p><strong>Questa scelta del Governo mi ha ricordato due triste invettive, la prima del futuro Paolo VI quando era assistente nazionale della Federazione universitari cattolici (Fuci) e il 30 maggio 1931 scrive ai genitori e racconta del «triste giorno» in cui il fascismo sciolse d’autorità i gruppi giovanili cattolici:</strong>&nbsp;«Carissimi, come saprete, le nostre associazioni giovanili oggi sono state sciolte. Anche la Fuci. L’intimazione avvenne verse le due e mezzo nel nostro povero, misero ufficio, dove s’era tanto lavorato. Rovistarono ogni cosa per una perquisizione, ma che cosa possono trovare di cattivo tra le nostre povere carte? Il palazzo era pieno di agenti di Questura e Carabinieri. Da dieci giorni ci eravamo quasi abituati a questa strana compagnia. Poi siamo andati a San Pietro, ci siamo incontrati con alcuni amici. Nessun smarrimento d’animo; ma quanta pena. Quale umiliazione per il nostro Paese!. Mi si dice che il Santo Padre abbia avuto commozione fino al pianto a queste notizie ma che dimostri una forte e consueta chiarezza di comando. Tutti si ha la sensazione che qualche cosa di terribile prima, di provvidenziale poi sta per accadere. Speriamo sempre e preghiamo».</p>



<p><strong>Prima di lui anche Luigi Einaudi avvertì che col pretesto della pace sociale, si stava pian piano soffocando le libertà fondamentali, imponendo con la forza unanimità e consenso</strong>. Scriveva: “Lo fanno malmenando il diritto di associazione col decreto del 24 gennaio 1924 sulla vigilanza sulle associazioni operaie. Se la «vigilanza» fosse stata giuridica, cioè affidata al magistrato in virtù di leggi uguali per tutti, sarebbe stato un’ottima cosa, ma col decreto essa era per definizione politica in quanto si dava al prefetto e al ministro degli interni autorità per ispezionare, revocare, sostituirsi ai consigli di amministrazione, gestire e liquidare il patrimonio delle associazioni operaie, e solo di esse”.</p>



<p><strong>Ecco, ragazzi, attenzione: a volte ritornano</strong></p>
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		<title>Ucraina, Stilli (Ong italiane): “Governo arma Kiev e ci taglia i fondi”</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 09:03:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da dire.it) di Alessandra Fabbretti La portavoce: &#8220;Fondi a Zelensky sottratti alle risorse del fondo per l&#8217;Aiuto pubblico allo sviluppo&#8221;Condividi su facebook&#160;Condividi su twitter&#160;Condividi su whatsapp&#160;Condividi su email&#160;Condividi su print ROMA – “Un governo&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>(da dire.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.dire.it/wp-content/uploads/2022/03/202203020300871022601-e1646248450767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="carro_armato_ucraina_leopoli"/></figure>



<p>di Alessandra Fabbretti </p>



<p></p>



<p>La portavoce: &#8220;Fondi a Zelensky sottratti alle risorse del fondo per l&#8217;Aiuto pubblico allo sviluppo&#8221;Condividi su facebook&nbsp;Condividi su twitter&nbsp;Condividi su whatsapp&nbsp;Condividi su email&nbsp;Condividi su print</p>



<p>ROMA – “Un governo che deve affrontare una guerra può occuparsi anche di fare&nbsp;<strong>assistenza umanitaria</strong>&nbsp;per la popolazione? No, e infatti in Ucraina&nbsp;<strong>le persone in questi giorni vengono aiutate dalle ong locali e internazionali,</strong>&nbsp;tra cui tante italiane che operano anche in Polonia o Moldavia. Nonostante ciò,&nbsp;<strong>il nostro governo ha stanziato 110 milioni di euro in aiuti umanitari da destinare non a loro, che sono presenti sul terreno, bensì all’esecutivo di Kiev</strong>&nbsp;che in questo momento non si capisce neanche dove sia e quanto margine di manovra abbia”.&nbsp;<strong>Silvia Stilli</strong>&nbsp;è la portavoce dell’<strong>Associazione delle ong italiane (Aoi)</strong>&nbsp;e per l’agenzia Dire commenta l’annuncio del governo italiano sullo<a href="https://www.dire.it/03-03-2022/712531-ucraina-con-leuropean-peace-facility-cresce-il-supporto-militare-europeo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;stanziamento di 110 milioni di euro in “budget support” per l’Ucraina.</a>&nbsp;Per la responsabile, tale decisione presenta vari aspetti critici: “Primo, si tratta di<strong>&nbsp;denaro dato direttamente per le esigenze del governo ucraino, non vincolato a specifiche emergenze.&nbsp;</strong>Inoltre è stato preso dal fondo per<strong>&nbsp;l’Aiuto pubblico allo sviluppo</strong>“, in pratica il denaro che l’Italia accorda al ministero degli Esteri per finanziare gli interventi di cooperazione delle ong nei Paesi terzi.</p>



<p><strong>LEGGI ANCHE:&nbsp;<a href="https://www.dire.it/04-03-2022/712959-ucraina-loppositore-russo-di-putin-gozman-quanti-errori-usa-sulla-sicurezza-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ucraina, l’oppositore russo Gozman: “Quanti errori Usa sulla sicurezza europea”</a></strong></p>



<p>Tale fondo, calcola Stilli, “con le integrazioni della legge di bilancio dovrebbe arrivare a 300 milioni di euro, ma devono essere ancora inseriti e per ora siamo a 240 milioni. È già una cifra contenuta rispetto alla mole di interventi che andrebbero fatti all’estero, e noi, per raggiungerla, ci siamo dovuti battere a lungo. Ora, circa la metà viene decurtata e assegnata a un governo che affronta una guerra, e che sarà quindi libero di impiegarla come meglio crede”.</p>



<p><strong>Riducendo il fondo all’Aiuto pubblico</strong>, avverte Stilli, “<strong>ne risentiranno quelle organizzazioni umanitarie che operano in gravi contesti umanitari e di crisi come l’Etiopia, la Siria, lo Yemen oppure il Mali o il Nige</strong>r”, ossia i Paesi da cui parte la maggior parte dei profughi che bussano alle porte dell’Europa. Secondo, dice la portavoce, “il governo italiano ha preso questa decisione senza neanche consultare noi che rappresentantiamo il terzo settore”. Stilli avverte: “Il Terzo settore parteciperà a un incontro con Andrea Orlando al ministero per il Lavoro e le politiche sociali solo oggi pomeriggio”.</p>



<p>Terzo, ma non meno importante, i<strong>l tema delle armi all’Ucraina.</strong>&nbsp;“<strong>Se da un lato si negano fondi alle ong presenti in Ucraina dall’altro si aumentano gli armamenti al Paese</strong>” lamenta Stilli. “Naturalmente riconosciamo il diritto inalienabile di un popolo di difendersi. Ma bisogna allora dire con chiarezza che l’Italia ha deciso di prendere le distanze dalla sua Costituzione – che all’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti – e dal ruolo delle Nazioni Unite”.</p>



<p>La portavoce inquadra il sostegno militare italiano nella più ampia decisione dell’Ue di attivare per la prima volta l’<a href="https://www.dire.it/03-03-2022/712531-ucraina-con-leuropean-peace-facility-cresce-il-supporto-militare-europeo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Peace Facility (Epf)</a>&nbsp;per fornire all’esercito ucraino armi ed equipaggiamenti. L’Epf è dotato di un fondo di 5,7 miliardi e in questi giorni la Commissione ha proposto agli Stati Ue di mobilitare 500 milioni per Kiev, pari a un decimo del budget complessivo.</p>



<p>LEGGI ANCHE:&nbsp;<a href="https://www.dire.it/03-03-2022/712531-ucraina-con-leuropean-peace-facility-cresce-il-supporto-militare-europeo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con l’European Peace Facility cresce il supporto militare Ue all’Ucraina</a></p>



<p>“<strong>L’Italia si è lasciata trascinare da una Ue debole e schizofrenica che tenta di assumere un ruolo a livello internazionale,</strong>&nbsp;commettendo un doppio errore strategico:<strong>&nbsp;agisce senza l’appoggio della Nato</strong>, che stimola ma non interviene, e<strong>&nbsp;decide senza consultare le Nazioni Unite.</strong>&nbsp;La&nbsp;<a href="https://www.dire.it/02-03-2022/712432-ucraina-lassemblea-generale-onu-condanna-laggressione-della-russia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risoluzione di condanna dell’operazione russa</a>&nbsp;in Ucraina attraverso l’Assemblea generale dell’Onu è arrivata dopo”. Anche sul piano delle sanzioni, “sono arrivate in modo tentennante e poi, come stiamo continuando a vedere, non stanno fermando l’offensiva di Mosca”.</p>



<p><strong>Per Stilli, la soluzione per l’Ucraina resta la diplomazia</strong>. “Bisogna recuperare il ruolo delle Nazioni Unite sul piano dei negoziati” dice. “Senza, si perdono spazi di manovra e a rimetterci è la popolazione, come abbiamo visto ieri:<a href="https://www.dire.it/03-03-2022/712480-ucraina-slittati-a-oggi-i-colloqui-con-mosca-corte-penale-internazionale-apre-inchiesta-su-crimini-di-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;la Russia ha annunciato in modo unilaterale i corridoi umanitari</a>. Ora dobbiamo impegnarci per ottenere da Mosca che almeno le agenzie Onu possano monitorare i corridoi ed essere pienamente operative sul territorio assieme alle ong già presenti”.</p>
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		<title>Russia-Ucraina: è guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 08:55:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Poco, anzi nulla abbiamo imparato dal passato. Abbiamo sperato nelle sanzioni e nella diplomazia (e ancora vogliamo farlo), ma i nazionalismi e la sete di potere hanno dato l&#8217;avvio ad una guerra che la società civile ripudia, in Ucraina come in Russia. L&#8217;Occidente cosa farà? Quell&#8217;Occidente piegato alla politica imperialista di Vladimir Putin e al ricatto per l&#8217;approvvigionamento di gas&#8230;?</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e, come siamo cert*, tanti cittadini milanesi, scenderemo in piazza. </p>



<p>L&#8217;appuntamento è per stasera, 24 febbraio, alle ore 18 in Piazza della Scala. </p>



<p></p>



<p>Oppure: sabato 26 febbraio, alle ore 15 in Piazza Cairoli, Milano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="537" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1536x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Lotta all’inquinamento: società civile contro Stato in una storica sentenza francese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:33:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="885" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 885w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-768x434.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /><figcaption>Paris, France, 28 January 2021. The directors of the 4 associations co-applicants in the case (Jean-François Julliard, General Director of Greenpeace France, Cécile Duflot, General Director of Oxfam France, Cécile Ostria, General Director of the Nicolas Hulot Foundation and Clotilde Bato, President of Notre Affaire A Tous) pose alongside the teams who participated in the project.
Paris, France, le 28 janvier 2021. Les directeurs des 4 associations co-requérantes de l’affaire (Jean-François Julliard, directeur général de l&#8217;association Greenpeace France, Cécile Duflot, directrice générale d&#8217;Oxfam France, Cécile Ostria, directrice générale de la Fondation Nicolas Hulot et Clotilde Bato, présidente de Notre Affaire A Tous) posent aux coté des équipes qui participe au projet.</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 14 ottobre 2021, il Tribunale ammnistrativo di Parigi ha pronunciato una storica sentenza con la quale lo Stato francese è stato condannato per “danno ambientale”.</p>



<p>La faccenda giudiziaria, denominata ufficialmente <em>L’Affaire du Siècle</em> dai suoi promotori, è incominciata quando quattro associazioni ambientaliste (<em>Oxfam France, Notre Affaire à Tous, Fondation pour la Nature et l&#8217;Homme, Greenpeace France</em>) hanno adito a marzo 2019 il tribunale amministrativo di Parigi, con il sostegno di una petizione firmata in tempo record da due milioni di cittadini.</p>



<p>L’obiettivo, oggi raggiunto, era quello di condannare la Francia per il mancato rispetto degli impegni presi dalla <em>République</em> nella lotta contro le emissioni di gas a effetto serra, e in particolare per il mancato raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si era dato per limitare le emissioni nel periodo 2015 – 2018.</p>



<p>Dopo avere già deciso il 3 febbraio 2021 che lo Stato dovesse essere effettivamente ritenuto responsabile per questa mancanza, ad ottobre i giudici hanno confermato la decisione, specificando che lo Stato dovrà riparare tale danno entro il 31 dicembre 2022.</p>



<p>Pur rimanendo libero nella scelta delle misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, lo Stato francese ha dunque ora poco più di un anno per “recuperare il ritardo” ed evitare nei prossimi mesi l’emissione di 15 milioni di tonnellate di gas a effetto serra, una quantità valutata dai giudici sulla base di quella rilasciata in eccesso dal 2015 (una cifra già parzialmente ridotta grazie al calo di emissioni dovuto ai lockdown degli ultimi due anni).</p>



<p>Le conseguenze qualora lo Stato non rispettasse la scadenza? I giudici potrebbero pensare a delle sanzioni economiche, come richiesto dalle ONG che parlano di sanzioni fino ai 78 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, ma ad oggi delle misure specifiche non sono ancora state individuate, nella speranza che non debbano essere adottate.</p>



<p>Questa vicenda, un possibile, ottimistico esempio di una maggiore sensibilità della società civile e, forse, delle istituzioni per la questione climatica, potrebbe essere un modello per i cittadini di altri Stati i cui impegni nella lotta al cambiamento climatico risultano spesso poco decisi o efficaci.</p>



<p>La presa di posizione del tribunale d’oltralpe non sarebbe però il solo precedente per eventuali azioni contro le politiche ambientali di altri governi: il 20 dicembre 2019, una sentenza della Corte suprema dei Paesi Bassi relativa ad una causa introdotta dall’ong Urgenda ha confermato la posizione dei giudici di primo e secondo grado che avevano qualificato gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra come insufficienti. Questa valutazione è stata operata alla luce non solo del diritto interno e comunitario, ma anche della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (e in particolare del diritto alla vita e de diritto alla vita privata e familiare), della <em>Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi.</em></p>



<p><em>Decisioni storiche, dunque, che alimentano un dibattito percepito come sempre più urgente (e che in Francia si aggiunge a quello per le prossime elezioni presidenziali) e il cui successo potrebbe ispirare nuove azioni nei confronti di altri Stati, europei e non.</em></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Bambini soldato: il fenomeno e le conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2021 07:44:32 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Agosto 2018, percorrevo in auto la strada che da Freetown porta a Kabala, il campo base del mio viaggio. La strada, cementata da poco e orgoglio dei sierra leonesi, è completamente immersa nella foresta; nei lunghi viaggi in auto di quei giorni sovente perdevo gli occhi e i pensieri nella giungla, quando, un giorno, nella libidine dei paesaggi africani il mio sguardo fu rubato da due bambini che mi salutarono da bordo strada con in mano un machete.</p>



<p>Quell’anno conobbi V., un padre saveriano che agli inizi degli anni 2000 assistette in prima persona alla sanguinosa guerra civile del paese e che, a difesa dei bambini sfruttati nelle guerre, fu anche perseguitato dai ribelli. Quella in Sierra Leone fu una guerra ignobile che vide in prima linea bambini di otto, nove, dieci anni impugnare le armi e tagliare braccia e gambe dei nemici con macheti spesso più pesanti di loro. La guerra vide più di cinquemila bambini (su ottocentomila) obbligati a impugnare le armi. Rapiti dai ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) per rafforzare l’esercito e per riuscire a prendere il potere e conservarlo, furono i protagonisti della guerra più sanguinosa del paese.&nbsp;</p>



<p>Padre V. fu uno dei tanti che si oppose a questa strumentalizzazione del bambino e che da subito si proclamò dalla parte dei più piccoli, vittime di questa sporca guerra.</p>



<p><em>Il male è male. Però questi sono solo bambini, bambini che hanno bisogno di essere accolti e abbracciati. Perché la salvezza è possibile per tutti. Questi bambini sono essi stessi delle vittime. Le prime vittime della guerra nella Sierra Leone.</em></p>



<p>Come la Sierra Leone anche il Sud Sudan e tanti altri stati fuori dal territorio africano sono alla prese con questa piaga che sta minacciando psicologicamente intere future generazioni.</p>



<p>Molti di questi bambini vengono ingaggiati come soldati senza averne la consapevolezza; in alcune rare situazioni, si pensa che alcuni di questi aderiscano come volontari per motivi legati alla sopravvivenza, alla fame o al bisogno di protezione. I bambini diventano i soldati migliori per diversi motivi: non concepiscono il livello di gravità della situazione, hanno dimensioni piccole, sono veloci e sono in grado di infilarsi in tombini, fori e quant’altro. Infine, non si schiereranno mai per la fazione concorrente, se gli prometti, o minacci, qualcosa faranno quello che gli dici a prescindere. Le bambine, sebbene impiegate in misura minore, spesso sono usate per scopi sessuali, ma anche per cucinare o piazzare esplosivi, non devono essere pagate e non si ribellano.</p>



<p>Il rapimento e lo sfruttamento di bambini nell’atto di conflitti è considerato una violazione del diritto umanitario internazionale, che è quella parte di diritto che definisce le norme da rispettare in tempo di conflitto armato e le regole che proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all’impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra.</p>



<p>Non solo, anche lo Statuto della Corte Penale internazionale (il tribunale per i crimini internazionali), include, fra i&nbsp;crimini di guerra nei conflitti armati, l’arruolamento di ragazzi minori di 18 anni o il fatto di farli partecipare attivamente alle ostilità.</p>



<p>Le regole di diritto internazionale, sia umanitario che penale, come si è visto, puniscono duramente questi comportamenti ma, nonostante questo, tali pratiche continueranno fino a quando non saranno duramente imposte sanzioni contro gli Stati sostenitori di queste pratiche, come, per esempio, il Sud Sudan e la Sierra Leone.</p>



<p>Padre V. dice di non avere paura, è circondato da persone che lo rispettano e che gli vogliono bene. La sua missione continua ed è proprio grazie alla voce grossa di persone come lui che molti dei crimini umanitari come questo viene portato alla luce.</p>
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		<title>La reale effettività del Diritto internazionale umanitario: cosa succede quando viene violato</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2021 08:28:43 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Il diritto internazionale umanitario ha avuto e ha tuttora l’enorme pregio di tentare di spostare l’attenzione verso le popolazioni civili, ovvero verso quelle vittime innocenti che si trovano a loro discapito a vivere in situazioni di conflitto che di umano, per loro natura, hanno davvero poco.</p>



<p>Nonostante questo importantissimo obiettivo e i progressi che, da un secolo a questa parte, sono stati lentamente fatti, il diritto internazionale umanitario risulta ancora oggi uno dei rami del diritto meno rispettati. Ciò avviene un po’ per mancanza di risorse, ma il più delle volte si assiste ad una vera e propria mancanza di volontà delle parti in conflitto: non deve sorprendere dunque che la sua reale effettività sia stata più volte contesta, al punto che alcuni autori mettono in dubbio l’esigenza di continuare ad applicarlo, o meglio di continuare a pretendere che venga applicato. Ovviamente i seppur lenti progressi compiuti e i limiti che piano piano gli Stati stanno incominciando ad interiorizzare, sul piano interno e internazionale, sono già non solo una buona riposta a tali dubbi ma anche un incoraggiamento a continuare a lavorare perché la sua applicazione sia sempre più estesa e, soprattutto, più rispettata nelle zone di conflitto.</p>



<p>Ma in che modo, allora, le violazioni del diritto internazionale umanitario vengono sanzionate a livello giuridico?</p>



<p>In generale si possono distinguere due tipologie di reazioni: vi sono le reazioni che possono sorgere durante il conflitto, quando la violazione è ancora in corso, e le reazioni successive alla violazione, il più delle volte intraprese al termine del conflitto stesso.</p>



<p>Per quanto riguarda le reazioni che possono nascere durante il conflitto armato, un ruolo centrale è rivestito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sulla base dell’articolo 41 della Carta dell’ONU, in particolare, il Consiglio può adottare delle sanzioni economiche, commerciali o giudiziarie nei confronti di chiunque ritenga stia minacciando la pace e la sicurezza mondiale con delle violazioni del diritto internazionale umanitario.</p>



<p>Se tali misure non risultassero però sufficienti, l’articolo 42 Carta dell’ONU riconosce eccezionalmente al Consiglio di Sicurezza la possibilità di intervenire militarmente, sia in un conflitto armato internazionale sia in un conflitto dove a fronteggiarsi sono dei gruppi armati interni, qualora il loro scontro causi tensioni anche al difuori dello Stato stesso. Tale articolo non è però mai stato applicato e vi è ragione di credere che difficilmente lo sarà in un futuro prossimo, dal momento che gli Stati lo vedrebbero come un’ingerenza eccessiva da parte della comunità internazionale nei loro affari ed interessi. Nonostante questo, le Nazioni Unite hanno comunque nella pratica esteso la possibilità di agire sul territorio di uno Stato anche senza il suo consenso per mezzo di operazioni di <em>peacekeeping</em> o di mantenimento della pace, sempre più frequenti, sebbene talvolta poco riuscite (basti pensare al tragico genocidio di Srebrenica del 1995 durante il conflitto in Bosnia ed Erzegovina).</p>



<p>In questi casi la violazione del diritto internazionale umanitario può legittimare la paura di una minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale e, di conseguenza, l’uso della forza da parte delle Nazioni Unite. Qualsiasi forma di intervento armato unilaterale da parte di uno Stato sul territorio di un altro e senza il consenso di quest’ultimo è invece vietato, rientrando nel novero delle ipotesi di aggressione.</p>



<p>Nel momento in cui però il conflitto termina e la situazione sorta in violazione del diritto internazionale umanitario è conclusa, rimane comunque possibile la ricerca dei responsabili e la loro eventuale condanna: ad entrare in gioco è questa volta la Corte Penale Internazionale che è infatti competente per decidere sulle violazioni così gravi del diritto internazionale umanitario da concretizzare l’ipotesi di crimini di guerra.</p>



<p>Molti dubbi, dunque, sono sollevati ogni anno in dottrina circa l’utilità e l’effettività del diritto internazionale umanitario ed ogni conflitto che purtroppo ancora oggi sorge ad ogni angolo del mondo rimette in discussione il percorso che è stato fatto e quello, ancora lungo e tortuoso, che resta da fare, ma se un mondo senza guerre è attualmente un’utopia, una guerra dove i diritti umani di base possano essere garantiti no: gli strumenti, almeno a livello teorico, ci sono, il resto è tutto in mano agli Stati e, grazie al potere dell’informazione e della comunicazione, anche nelle mani di ognuno di noi.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 07:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Nucleare iraniano:&#160;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington. Arabia Saudita:&#160;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran. Somalia:&#160;Un attentato contro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Nucleare iraniano:</strong>&nbsp;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington.</p>



<p><strong>Arabia Saudita:</strong>&nbsp;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran.</p>



<p><strong>Somalia:</strong>&nbsp;Un attentato contro la struttura carceraria, 11 morti.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Si aggrava la crisi economica a causa del Covid19.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Nucleare iraniano</strong></p>



<p>Si è concluso il terzo ciclo di incontri a Vienna sul nucleare iraniano. Le commissioni stanno ancora limando i punti controversi, ma nessuna delle parti ha espresso pareri conflittuali. Non c&#8217;è stato mai un contatto diretto tra le due delegazioni di Teheran e Washington, ma il dialogo indiretto è avvenuto. Oggi, la delegazioni russa e quella statunitense si incontreranno per mettere a punto la formula quasi definitiva di un accordo. Teheran chiede la cancellazione di tutte le sanzioni, ma Washington sostiene che alcune di esse riguardano i diritti umani e quindi non fanno parte dell&#8217;accordo del 2015.</p>



<p>L&#8217;Iran ha chiesto dieci per ottenere due, ma sembra che stia portando a casa molto di più di quanto sperava. Il terrorismo nucleare di Tel Aviv ha irrigidito le posizioni dell&#8217;ala conservatrice nel potere della Repubblica Islamica e l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio fino al 60% ha messo in guardia dalla follia del braccio di ferro.</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Il principe erede al trono Mohammed Bin Salman ha dichiarato che il suo paese aspira a costruire relazioni di buon vicinato con l&#8217;Iran, “un paese del Golfo con il quale si potrebbe stabilire rapporti economici con il regno nell&#8217;interesse delle due parti”.</p>



<p>Le relazioni tra i due paesi sono interrotte da 6 anni, a causa di manifestazioni che alla fine hanno dato fuoco alla sede diplomatica dell&#8217;ambasciata saudita. Le affermazioni di Bin Salman avvengono dopo che nei giorni scorsi si è parlato di un incontro avvenuto a Baghdad tra due delegazioni, con la partecipazione dei rispettivi capi dei servizi di sicurezza. I media ufficiali di Riad hanno smentito, mentre quelli di Teheran hanno sminuito la portata politica dell&#8217;incontro. Questo riavvicinamento avrà ripercussioni positive sulla guerra in Yemen. Il ministro degli esteri iraniano Zarif ha compiuto una visita a Mascate, in Oman, dove si è incontrato con i capi del movimento Houthi per perorare la causa del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>Un&#8217;autobomba è esplosa all&#8217;esterno dell&#8217;Ente per le carceri nella capitale Mogadiscio, provocando l&#8217;uccisione di 11 persone e il ferimento di altre decine. L&#8217;esplosione è avvenuta nella parte sud ovest della capitale, ma è stata sentita in tutta la città. Inoltre, c&#8217;è stata una sparatoria tra le guardie e un gruppo di assalitori. Obiettivo dell&#8217;attacco terroristico era quello di liberare alcuni detenuti in fase di trasferimento che si trovavano, al momento dell&#8217;attacco, in quell&#8217;edificio. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma l&#8217;impronta del terrorismo dei Shebab non è sfuggita alla maggior parte degli esperti.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La crisi economica egiziana si aggrava per il secondo anno. Il bilancio generale dello Stato – secondo quanto affermato dal ministro delle finanze – ha subito nel 2020 un calo delle entrate di 370 miliardi di sterline egiziane (circa 24 miliardi di dollari) ed un aumento delle spesa pubblica per oltre 100 miliardi di Sterline egiziane, portando il deficit a circa 500 miliardi (= 32 miliardi di dollari). I motivi delle difficoltà, il calo del turismo e delle attività produttive a causa del Covid.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Due diligence: introduzione al D.LGS. 231/2001</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 07:18:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo Come già analizzato in precedenza, il D.Lgs. 231/2001, prevedendo un processo di due diligence relativo sia a specifiche violazioni di diritti umani sia a impatti ambientali di ingente entità, può essere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Cecilia Grillo</p>



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<p>Come già analizzato in precedenza, il D.Lgs. 231/2001, prevedendo un processo di <em>due diligence</em> relativo sia a specifiche violazioni di diritti umani sia a impatti ambientali di ingente entità, può essere considerato un esempio pionieristico di legislazione obbligatoria in materia di <em>due diligence</em> sui diritti umani.</p>



<p>Vediamo ora e tentiamo di analizzare, a grandi linee, tale disciplina: l’8 giugno 2001 è stato emanato il Decreto Legislativo 231 recante “<em>Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica</em>” (il “<strong>Decreto</strong>” o “<strong>Decreto Legislativo 231/2001</strong>”), che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità in sede penale degli Enti (persone giuridiche, società e associazioni anche prive di personalità giuridica), che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito.</p>



<p>Tale responsabilità ha preso il nome di “amministrativa” solo in ragione degli ostacoli derivanti dal disposto dell’art. 27 della Costituzione &#8211; “<em>la responsabilità penale è personale</em>” &#8211; che escluderebbe una responsabilità penale della persona giuridica. In realtà, su impulso dell’Unione Europea e dell’OCSE, è stata introdotta una vera e propria responsabilità penale della persona giuridica, definita “amministrativa” per una sorta di compromesso “lessicale”</p>



<p>Il Decreto è stato emanato in risposta alle disposizioni dell’art. 11 della legge 29 settembre 2001, n. 300 (“<em>Delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica</em>”) ed è entrato in vigore il 4 luglio 2001.</p>



<p>Il Decreto ha inteso adeguare la legislazione italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche ai diversi accordi internazionali sottoscritti dall’Italia: la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione europea e la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali.</p>



<p>Il D.Lgs. 231/01 ha introdotto nell’ordinamento italiano il concetto di responsabilità amministrativa degli enti per una serie di reati o illeciti amministrativi commessi dai seguenti soggetti, nel loro interesse o vantaggio:</p>



<p>(i) persone fisiche che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, ovvero persone fisiche responsabili (anche di fatto) della gestione e del controllo degli enti stessi (“<em>soggetti apicali”</em>);</p>



<p>(ii) soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (“<em>soggetti subordinati</em>”).</p>



<p>Se il reato o l’illecito amministrativo è commesso da un soggetto apicale, si presume la responsabilità della società, al contrario, non vi è presunzione di colpevolezza dell’ente se il reato o l’illecito amministrativo è stato commesso da un soggetto sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al punto (i); in tali casi l’ente risponde del reato solo se si accerta che la commissione è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e/o vigilanza (presunzione di innocenza).</p>



<p>L’ente è ritenuto responsabile in aggiunta e non in sostituzione della persona fisica che materialmente compie il reato e, in ogni caso, tale responsabilità deve essere verificata nel medesimo procedimento dinanzi al giudice penale. L’ente è ritenuto responsabile anche se la persona fisica che ha commesso il reato non è stata identificata o non è punibile.</p>



<p>La responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/01 sussiste solo se il fatto illecito è stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Pertanto, la responsabilità ai sensi del Decreto non sussiste solo se il reato ha determinato un vantaggio (economico o meno) per l’ente, ma anche se &#8211; nonostante l’assenza di tale risultato tangibile &#8211; si può dimostrare che il reato sia stato commesso nell’interesse della società. L’ente non risponde, tuttavia, quando la persona fisica che ha commesso il reato o l’illecito amministrativo ha agito nell’esclusivo interesse proprio o di un terzo.</p>



<p>L’obiettivo del D.Lgs. 231/2001 è quello di costruire un modello di responsabilità sociale in linea con i principi di tutela penale, ma avente funzione preventiva: prevedendo la responsabilità diretta dell’ente in caso di commissione di reato, il Decreto intende incoraggiare le imprese ad organizzare le proprie strutture e attività in modo tale da assicurare condizioni idonee a salvaguardare gli interessi tutelati dal diritto penale.</p>



<p>Il Decreto si applica sia nel caso di reati commessi in Italia sia nel caso di reati commessi all’estero a condizione che (i) l’ente abbia la sede principale in Italia (ossia la sede effettiva dove si svolgono le funzioni amministrative e gestionali) o dove esercita un’attività continuativa, ovvero (ii) se lo Stato in cui il reato è stato commesso non abbia già provveduto direttamente.</p>



<p>I destinatari del Decreto non si limitano alle “<em>persone giuridiche, società e associazioni con o senza personalità giuridica</em>”, e con l’eccezione dello Stato, degli enti pubblici territoriali, degli altri enti pubblici non economici nonché degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale, ma anche società private che esercitano un servizio pubblico e le filiali delle pubbliche amministrazioni.</p>



<p>In caso di accertamento di responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/01, l’ente è soggetto a diverse sanzioni di tipo pecuniario o interdittivo.</p>



<p>Fra le sanzioni interdittive rientrano la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni necessarie ai fini della commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (salvo che per l’ottenimento di un pubblico servizio); l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi.</p>



<p>Le sanzioni pecuniarie sono applicate ogni qualvolta l’ente commette uno dei reati o degli illeciti amministrativi previsti dal Decreto. Al contrario, le sanzioni interdittive possono essere applicate in relazione ai reati per i quali sono specificamente previste dal Decreto solo se ricorre almeno una delle seguenti condizioni: (i) l’ente ha conseguito un profitto rilevante e il reato è stato commesso da soggetti apicali, o da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di un altro soggetto, se il reato è stato commesso o se la sua commissione è stata agevolata da gravi carenze organizzative; (ii) in caso di recidiva.</p>



<p>Misure interdittive possono essere applicate anche su richiesta del pubblico ministero in via cautelare durante il processo investigativo, se vi sono seri indizi di responsabilità che facciano ritenere che possano essere commessi reati della stessa natura.</p>



<p>La pena può comprendere anche la confisca all’ente del prezzo o del profitto del reato, ad eccezione della parte che può essere restituita al danneggiato. Se non è possibile confiscare i beni che costituiscono il prezzo o il profitto del reato, possono essere confiscate somme di denaro, o altri beni di valore equivalente allo stesso.</p>



<p>In alcuni casi in cui si applicano sanzioni interdittive, il Giudice può ordinare la pubblicazione della sentenza, che può avere un grave impatto sull’immagine dell&#8217;ente.</p>



<p>Il Decreto stabilisce che gli enti sono responsabili se non hanno adottato le misure necessarie a prevenire la tipologia dei reati o degli illeciti amministrativi commessi, tuttavia, l’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 prevede una forma specifica di “esenzione” dalla responsabilità amministrativa degli enti se la società può dimostrare che:</p>



<p>a) l’organo di gestione dell’ente ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione Gestione e Controllo idoneo ad individuare e prevenire reati della specie di quello verificatosi;</p>



<p>b) il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e di curare il suo aggiornamento è stato affidato ad un organismo dell’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (cd. “<strong>Organismo di Vigilanza</strong>”);</p>



<p>c) il reato è stato commesso con elusione fraudolenta del Modello da parte degli autori del reato;</p>



<p>d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.</p>



<p>Questa “esenzione” dalla responsabilità dipende dal giudizio di idoneità del sistema interno di organizzazione, gestione e controllo che il giudice effettuerà durante il procedimento penale contro il soggetto che ha materialmente commesso il reato (soggetto apicale o subordinato).</p>



<p>In particolare, se il reato è commesso da soggetti in posizione apicale, l’ente è responsabile, salvo che possa provare: (i) di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, un adeguato Modello di Organizzazione, Gestione e controllo idoneo a prevenire la tipologia dei reati/illeciti amministrativi commessi; (ii) di aver istituito un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa, vigilanza e controllo, che abbia efficacemente monitorato sull’osservanza del modello; (iii) che il reato è stato commesso mediante elusione fraudolenta del modello da parte di un soggetto apicale.</p>



<p>Quando, invece, il reato è commesso da soggetti subordinati, deve essere dimostrato che la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza, che è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi, che preveda, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione societaria nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell&#8217;attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.</p>
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