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	<title>Sarajevo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Volontari animatori in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto Fotografie di @Beppe Deiana Nel 1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>a cura
di Alessandra Montesanto</p>



<p>Fotografie
di @Beppe Deiana 
</p>



<p>Nel
1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha
iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei
Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando convogli di aiuti
umanitari che, partendo da Frosinone, giungevano in Bosnia Erzegovina
ed in Croazia per alleviare le sofferenze e portare conforto e calore
umano ad un’intera generazione di uomini, donne e bambini. Sotto la
spinta e l’entusiasmo di Ermanno D’Onofrio nasce, nel 1995,
l’Associazione di volontariato <em>Insieme
per gli Altri </em>per
portare avanti i numerosi progetti di solidarietà intrapresi.
I
bambini sono sempre stati al centro del suo impegno, della sua
attenzione e dei suoi progetti umanitari, anche nel territorio
nazionale. In quegli stessi anni, infatti, la sua attenzione, in
Italia, si è focalizzata particolarmente su progetti di assistenza,
cura e recupero di bambini ed adolescenti vittime di disagio. È
questo il periodo in cui ha ideato e diretto diverse colonie estive
per minori a rischio: “Le Colonie dell’Arcobaleno”. Esperienza
che successivamente ha visto nascere La Casa d’Accoglienza
L’Arcobaleno, dal 2003 al 2011, e che oggi è viva nel Progetto “La
Casa di Daniela”, struttura d’accoglienza per minori ispirata,
spiritualmente ed educativamente, alla figura della Serva di Dio
Daniela Zanetta oltre che in tutti i progetti realizzati a favore
dell’infanzia.<br>Contemporaneamente,
don Ermanno, ha continuato con costanza ad essere presente in
ex-Jugoslavia, organizzando una catena di solidarietà a favore
dell’Ospedale Pediatrico di Gornja Bistra, nei pressi di Zagabria.
Qui nasce il Giardino delle rose blu, prima come nome del Progetto e
successivamente, il 15 dicembre 2002, come Associazione Nazionale
che, il 28 giugno 2008, si è trasformata in una Fondazione
Internazionale.

</p>



<p>Il
progetto “Sarajevo, un inverno che non finisce” è un campo di
volontariato invernale in Bosnia Erzegovina. Nasce nel 2007, proprio
dall’impegno che “Il giardino delle rose blu” ONLUS svolge nei
Balcani dagli anni ’90.

</p>



<p><em><strong>Associazione
Per i Diritti umani</strong></em>
ha avuto il piacere di parlare con alcuni membri della fondazione <em>Il
giardino delle rose blu </em>e
del loro ultimo campo in Bosnia Erzegovina come animatori per minori
e adulti in difficoltà e famiglie bisognose.</p>



<p>Ecco
le loro parole, i loro ricordi.</p>



<p>Massimiliano

</p>



<p>Lo
scorso dicembre è partito un campo invernale di volontariato in
Bosnia Erzegovina della Fondazione <em>Il
giardino delle rose blu</em>, un
nome che si riferisce  ad un centro di bambini con disabilità di
Zagabria e il fondatore della fondazione aveva trovato un poesia che
parlava di una rosa blu e di un bambino speciale, più fragile, ma
più prezioso.</p>



<p>Il giardino delle rose blu nasce negli anni &#8217;90 quando Ermanno andava coi ragazzi nei campi profughi in Bosnia per portare aiuti e per animare; nel 1998, per vie abbastanza casuali, Ermanno e i volontari arrivano all&#8217;ospedale di Gornja Bistra, vicino a Zagabria, per bambini con malattie genetiche dove è nato il nostro progetto più importante. Siamo poi tornati in Bosnia nel 2007 e da allora, ogni anno in inverno e in estate, organizziamo un campo. Quello estivo viene organizzato solo a Cerksa, un villaggio dell&#8217;est della Bosnia (un paese interamente di musulmani, ma localizzato nella Repubblica serba di Bosnia) dove animiamo i bambini. Quello invernale, invece, è itinerante in cui facciamo dieci giorni con tante attività, divisi in gruppi: nella prima parte, nella Bosnia centrale, animiamo (musica, clown, trucchi) le strutture per anziani e per bambini e visitiamo le famiglie, portando doni e materiale scolastico, mercatini di vestiti e altro. Si vive a contatto stretto con le persone del luogo: la maggior parte sono musulmane (ma ci sono anche famiglie croate, serbe) e a loro piace che con noi ci siano volontari di cultura serba perché è un modo per loro di superare le divisioni dovute alla guerra.</p>



<p>Una
seconda parte del campo viene vissuta in Erzegovina dove quest&#8217;anno
abbiamo fatto animazione nell&#8217;orfanotrofio di Mostar, presso le
famiglie e nella casa di riposo di Domanovići. 
</p>



<p>Inoltre,
quest&#8217;anno, a Sarajevo abbiamo approntato una festa per i bambini e
le famiglie migranti (l’ultimo giorno dell’anno) e una festa in
piazza a Mostar il 4 gennaio. Qui la signora che ci accompagnava ha
detto che Mostar non vedeva da anni una situazione così gioiosa,
perché è una città scoraggiata. Il mio ricordo più forte e il più
doloroso è l&#8217;orfanotrofio perché i bambini sono belli, educati,
gentili, ma si legge loro in faccia che hanno bisogno di abbracci. 
</p>



<p>Anna</p>



<p>Il
ricordo che voglio condividere è quello legato alla serata con le
famiglie migranti, dalla Siria, dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran. Bambini che ci
venivano incontro, affettuosi; abbiamo giocato con loro e poi si sono
avvicinati anche i genitori, le donne, che hanno iniziato a fare
musica con noi, a suonare i bonghi, a ballare ed è stato come essere
tra amici. Abbiamo condiviso la cena e le storie e a me è rimasto in
mente un uomo che si è commosso mentre mi riportava il racconto di
lui come padre e del suo viaggio dall&#8217;Iraq a Sarajevo per arrivare in
Germania &#8211; dove avrebbe raggiunto il fratello &#8211;  con una bambina
piccola. L&#8217;uomo mi ha raccontato questa storia con le lacrime agli
occhi mentre in sala ha sempre tenuto un atteggiamento serio e forte.
Un contrasto che mi ha molto colpita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1333w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Roberto</p>



<p>Io
vorrei parlarti di un ragazzo di Bakovići,
un ospedale per persone con
difficoltà psichiatriche e altre malattie. Questo ragazzo mi ha
scritto su un foglio una poesia sulla madre che conservo a casa. Mi
stupisco di come possa essere lì un ragazzo con una mente come la
sua così brillante, che parla un italiano quasi perfetto, molto
attivo sui social come tanti giovani di oggi&#8230;</p>



<p>Rocco</p>



<p>Riporto la testimonianza di Ammar, che conosciamo da molto tempo e che ogni volta che facciamo il campo ci viene a trovare. Ammar ci ringrazia sempre per l&#8217;aiuto che portiamo al popolo bosniaco; infatti noi siamo letteralmente innamorati della Bosnia e della sua gente. A me, per amarli, basta osservare gli anziani che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle. Sono, inoltre, un clown e sto con i bambini e vedere i loro sorrisi vale già tutto il viaggio.  </p>



<p>Alice</p>



<p>C&#8217;è un
mix di ricordi e quello più nitido (che non riesco a togliermi dalla
testa) è quello di un ragazzino nella struttura di Drin, autistico,
seduto su una sedia, chiuso nel suo mondo; ad un certo punto, provo a
dargli la mano e lui si alza e iniziamo a correre insieme e ridiamo. 
</p>



<p>Il campo
è andato bene soprattutto per le persone che ne hanno fatto parte
perchè eravamo uniti, con un unico obiettivo, quello di far star
bene le persone intorno a noi e di divertirci e ci siamo riusciti.
Abbiamo inventato tante cose, anche con poco, e abbiamo creato
situazioni di gioia. Ad esempio nel campo per i migranti, i bambini
non volevano più farci andar via; in piazza abbiamo organizzato una
festa, durante uno degli ultimi giorni, e lì con quello che ci era
rimasto abbiamo avvertito un sacco di calore umano intorno a noi,
nonostante il freddo della temperatura. Non vedo l&#8217;ora di ripartire e
la prossima volta avrò un po&#8217; più di consapevolezza perchè questo
per me è stato il primo ed è stato tutta una scoperta. 
</p>



<p>Beppe</p>



<p>Ricordo
il volto di un donna anziana, a Cerska, che ha fatto tre ore di
cammino perché abita sulle montagne. E&#8217; arrivata da noi al mattino
per prendere i suoi due sacchi di viveri e altro (poi li abbiamo
caricati sul pulmino e l’abbiamo accompagnata a casa sua).</p>



<p>Ricordo
anche un&#8217;altra famiglia che ha resistito alla guerra a Sarajevo; una
famiglia composta da marito, moglie e una figlia. Entrambi gli adulti
soffrono di sindrome post traumatica da guerra. 
</p>



<p>Ricordo
la casa per famiglie migranti, con quest&#8217;uomo curdo che arriva in
Europa per cercare una via di uscita e un lavoro per sostenere i
familiari in Kurdistan e che, mentre si sposta per l&#8217;Europa, gli
arriva la notizia del decesso del padre, ucciso dall&#8217;Isis; decide di
tornare in Kurdistan, per tre anni si batte contro l&#8217;Isis e dopo tre
anni decide di partire con la moglie e i due figli piccolissimi,
attraversando mezza Africa (con la Libia) la Siria, la Turchia, la
Grecia, la Croazia, la Serbia per arrivare in Bosnia, con i piedi nei
fiumi, nei deserti&#8230;Queste sono le mie suggestioni e le emozioni
sono ancora vivide. 
</p>
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		<title>Architettura a Sarajevo e beni comuni: parte II e parte III</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 14:37:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il viaggio di <em>Associazione per i Diritti umani</em> nell&#8217;architettura e nel piano urbanistico di Sarajevo, in Bosnia&#8230;per un confronto con le nostre città e per una riflessione che dovrebbe appartenere a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Architettura a Sarajevo: la destinazione dei beni comuni</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2016 06:57:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo! Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/27/architettura-a-sarajevo-la-destinazione-dei-beni-comuni/">Architettura a Sarajevo: la destinazione dei beni comuni</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care e cari,</p>
<p>continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo!</p>
<p>Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire alcuni edifici e spiegarci quale destinazione hanno avuto. Interessante anche per un confronto con le nostre città, le nostre attività politiche, il nostro attivismo come società civile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sarajevo al centro della Storia e dell&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2015 05:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo periodo sta girando nelle sale italiane un film interessante, che riporta al centro della memoria e della riflessione la città di Sarajevo e quell&#8217;area balcanica di cui poco si parla, ma che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/HojPFrS6xuQ/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.youtube.com/embed/HojPFrS6xuQ?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo periodo sta girando nelle sale italiane un film interessante,<br />
che riporta al centro della memoria e della riflessione la città di<br />
Sarajevo e quell&#8217;area balcanica di cui poco si parla, ma che è stata<br />
ed è ancora al centro della Storia europea e non solo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>I<br />
ponti di Sarajevo</i><br />
è un&#8217;opera collettiva che ha visto al lavoro molti registi italiani<br />
e stranieri: Aida Becìc con il suo “Album”; Leonardo di Costanzo<br />
e “ L&#8217;avamposto”; Jean Luc Godard ha diretto “ Les ponts des<br />
souspirs”; Kamen Kalev di “Ma chére nuit”; Isild Le Besco con<br />
“Little boy”; Sergei Loznistsa e “Reflexions”; Vincenzo Marra<br />
regista de “Il ponte”; Ursula Meier di “ Silence mujo”;<br />
Vladimir Perisic con “Our Shadows will”; Cristi Puiu con<br />
“”Revellion”; Angela Schanelec regista di “Princip, Texte”;<br />
Marc Recha che ha diretto “Zan&#8217;s journey”; e Teresa Villaverde<br />
con il suo “Sara et sa mére”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
tredici autori, coordinati dal giornalista e storico del cinema<br />
Michel Frodon,  accompagnano gli spettatori nella città dove, il 28<br />
giugno 1914, fu assassinato l&#8217;arciduca Francesco Ferdinando, erede<br />
dell&#8217;impero austro-ungarico: l&#8217;episodio è considerato la causa<br />
scatenante della Prima Guerra Mondiale. Questo momento del  Passato<br />
apre la narrazione con il cortometraggio di Kalev e con la parte<br />
intitolata <i>L&#8217;avamposto<br />
</i>di<br />
Di Costanzo in<br />
cui viene denunciata la follia della guerra e l&#8217;ingiustizia della<br />
logica militaresca; l&#8217;unica regista della Bosnia Erzegovina, Aida<br />
Begìc, sfoglia l&#8217;album della città nell&#8217;arco di quei cento anni che<br />
separano la Grande Guerra e il Presente; un lungo piano sequenza,<br />
anche dalle tinte leggere, caratterizza l&#8217;opera di Cristi Puiu che,<br />
spostandosi con la cinepresa da un albero di Natale verso la camera<br />
da letto di due anziani coniugi, affronta il tema della xenofobia.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Questi<br />
solo alcuni esempi dei registri e della sensibilità con cui gli<br />
autori, partendo dalla stessa città, hanno creato un ponte tra<br />
Europa occidentale ed Europa orientale. Gli episodi cinematografici<br />
sono legati dai disegni di Francois Schuiten che, poeticamente,<br />
raffigurano mani intrecciate. I ponti – fisici e mentali – si<br />
possono costruire ed abbattere; le mani accarezzano o usano violenza.<br />
L&#8217;intento di questo film è quello di ricostruire speranza,<br />
collettività, rispetto sulle macerie di quella parte del nostro<br />
continente ancora ferita.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dedichiamo<br />
questo<br />
post ai cittadini di Srebrenica, ricordando che quest&#8217;anno ricorre il<br />
20mo anniversario del massacro di Srebrenica che è stato, a tutti<br />
gli effetti, un atto di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio?utm_source=rss&utm_medium=rss">genocidio</a></u><br />
e <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crimine_di_guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss">crimine<br />
di guerra</a></u><br />
avvenuto durante la <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_in_Bosnia_ed_Erzegovina?utm_source=rss&utm_medium=rss">guerra<br />
in Bosnia ed Erzegovina</a></u>.</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="cite_ref-5"></a>Migliaia di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Islam?utm_source=rss&utm_medium=rss">musulmani</a></u><br />
 <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bosgnacchi?utm_source=rss&utm_medium=rss">bosniaci</a></u><br />
 furono uccisi l&#8217;11 luglio <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1995?utm_source=rss&utm_medium=rss">1995</a></u><br />
 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ratko_Mladic?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ratko<br />
 Mladić</a></u>,<br />
 con l&#8217;appoggio dei gruppi <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paramilitare?utm_source=rss&utm_medium=rss">paramilitari</a></u><br />
 guidati da <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Željko_Ražnatović?utm_source=rss&utm_medium=rss">Željko<br />
 Ražnatović</a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica#cite_note-5?utm_source=rss&utm_medium=rss">[5]</a></u>,<br />
 nella zona protetta di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Srebrenica?utm_source=rss&utm_medium=rss">Srebrenica</a></u><br />
 che si trovava al momento sotto la tutela delle <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nazioni_Unite?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nazioni<br />
 Unite</a></u>.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Das is Walter (esplorando Sarajevo durante la maratona fotografica 2012)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 04:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[Sarajevo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maratona fotografica di Sarajevo &#8211; manifestazione organizzata nell&#8217;agosto del 2012 da Associazione Feedback, Shot Reportage Travels, Udruženie Urban e Lara Ciarabellini &#8211; è l&#8217;occasione di visitare la città in tutto il suo fermento&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/das-ist-walter_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/das-ist-walter_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
maratona fotografica di Sarajevo &#8211; manifestazione organizzata<br />
nell&#8217;agosto del 2012 da Associazione Feedback, Shot Reportage<br />
Travels, Udruženie Urban e Lara Ciarabellini &#8211; è l&#8217;occasione di<br />
visitare la città in tutto il suo fermento culturale e di entrare in<br />
contatto con le realtà delle associazioni e degli artisti locali.<br />
Eppure la tragedia del conflitto balcanico è ancora vicina: uscendo<br />
dal centro storico, si visitano i quartieri in cui le ferite della<br />
guerra sono ancora molto visibili. Culmine della visita<br />
l&#8217;esplorazione del monte Trebević sul quale, in occasione delle<br />
Olimpiadi invernali del 1984, erano state costruite strutture<br />
sportive e d&#8217;accoglienza, tristemente convertite ad avamposti<br />
militari durante il tragico assedio della città. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Massimo Alì Mohammad, regista del<br />
documentario
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
documentario mostra la città di Sarajevo ancora ferita dalla guerra:<br />
quali sono i sentimenti delle persone comuni riguardo al recente<br />
passato? E come si può descrivere la situazione attuale?</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Sì,<br />
la città di Sarajevo è ancora ferita dalla guerra, come<br />
testimoniano i segni ancora visibili dei colpi d&#8217;arma sui palazzi. I<br />
sentimenti delle persone comuni sono contrastanti, come immaginabile<br />
in un contesto del genere. E&#8217; molto toccante avere a che fare con la<br />
generazione dei giovani, come è accaduto nel caso della maratona<br />
fotografica (ricordiamo frutto del gemellaggio tra l&#8217;associazione<br />
Feedback di Ferrara e Urban di Sarajevo. Ti rendi conto come per loro<br />
la scala delle priorità sia completamente rivoluzionata e di come<br />
abbiano acquisito una visione della vita più disicantata, ma non per<br />
questo meno costruttiva. La cultura è in continuo sviluppo e<br />
rappresenta sicuramente una delle realtà fondanti della società<br />
odierna. Bisogna ricordare che però, fuori dalla città, la<br />
situazione è molto più arretrata, basti pensare alle zone ancora<br />
non messe in sicurezza dalle mine. Ci vuole tempo&#8230;</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
<br />Qual<br />
è il ruolo dell&#8217;arte &#8211; in particolare della fotografia &#8211; in un&#8217;area<br />
di Europa che vive ancora una situazione complicata?</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;arte,<br />
come dicevo in precedenza, è una grande spinta sociale per lo<br />
sviluppo di nuove realtà, anche lavorative per le nuove generazioni.<br />
Non bisogna trascurare che l&#8217;arte, compresa la fotografia, lavora<br />
molto sulla memoria, in un delicato equilibrio tra il ricordo e il<br />
progresso. Perché sicuramente non si può lasciare che tutto il<br />
passato recente cada in un immediato oblio ma, allo stesso tempo, non<br />
deve costituire un blocco che ne impedisca la giusta trasformazione.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Quali<br />
sono le nuove prospettive culturali per la città e per i giovani?</p></div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
La<br />
realtà della fotografia è in grandissimo sviluppo, così come molto<br />
toccante l&#8217;esposizione di arte contemporanea (Ars Aevi). I giovani<br />
sono impegnati con passione in diverse realtà associative e molto<br />
spesso luoghi in disuso dai tempi della guerra sono concessi in<br />
libera gestione per l&#8217;organizzazione di nuove realtà (cercate per<br />
curiosità il Kino Bosna).</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
<br />Ci<br />
può anticipare il significato del titolo del documentario?</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
titolo del documentario fa riferimento alla frase finale al film<br />
simbolo della resistenza di Sarajevo contro l&#8217;invasione nazista<br />
(Walter brani Sarajevo, Walter difende Sarajevo; di Hajrudin Krvavac,<br />
1972). Walter è un leader partigiano in incognito che si oppone alle<br />
forze nemiche, il film si conclude con la frase &#8220;Questo è<br />
Walter&#8221;, ovvero la città intera è la resistenza, non un unico<br />
uomo, ma qualcosa di indissolubile. Ancora oggi &#8220;Das ist Walter&#8221;<br />
resta un motto di resistenza molto utilizzato, anche ad esempio<br />
alcune reti wi-fi pubbliche si chiamano così.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</p>
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="https://www.youtube.com/watch?v=OMZ64zHthrQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank">&nbsp;https://www.youtube.com/watch?v=OMZ64zHthrQ&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<category><![CDATA[Buon anno Sarajevo]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[un certian regard]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da poco uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle rassegne, su Internet e in dvd) , Buon anno Sarajevo – Djeca-Children of Sarajevo, questo il titolo originale &#8211; è l&#8217;opera seconda della regista bosniaca&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/">Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da poco<br />
uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle<br />
rassegne, su Internet e in dvd) , <i>Buon<br />
anno Sarajevo </i>–<br />
<i>Djeca-Children of<br />
Sarajevo,</i><br />
questo il titolo originale &#8211; <i><br />
</i>è<br />
l&#8217;opera seconda della regista bosniaca Aida <em>Begić</em><br />
che, per questo film, ha ricevuto una menzione speciale nella sezione<br />
“Un certain regard”  all&#8217;ultimo festival di Cannes.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un&#8217;opera<br />
molto diversa dalla precedente, <i>Neve</i><br />
in italiano, ambientata nella periferia -cupa e fredda &#8211; della<br />
città in cui vivono due fratelli, Rahima, 23 anni e Nedim, 14. Il<br />
ricordo della madre uccisa da un cecchino durante la guerra è ancora<br />
molto vivo negli occhi e nell&#8217;anima dei due ragazzi: ma, mentre<br />
Rahima ha trovato conforto (forse) nella religione islamica e<br />
nell&#8217;indossare il velo a protezione delle sue ferite, il fratello<br />
minore subisce la discriminazione per essere orfano in una società<br />
che non è ancora riuscita a trovare se stessa.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
giorno Nedim danneggia l&#8217;I-phone di un compagno di scuola che è<br />
anche il figlio di un ministro e la scuola ingiunge a Rahima di<br />
rifondere il danno. Non riuscendo a trovare i soldi necessari, la<br />
ragazza danneggia l&#8217;auto del ministro in un parcheggio e da qui in<br />
poi i due protagonisti conosceranno, sempre più da vicino, la<br />
protervia e la corruzione dei ricchi e dei forti.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Rahima,<br />
da sempre coraggiosa nel far valere i propri diritti e nel proteggere<br />
il fratello, scoprirà anche alcuni lati della vita di Nedim che non<br />
conosceva e questo porta lo spettatore a intravedere nella<br />
quotidianità, nelle scelte e nei comportamenti di molti le tracce di una<br />
guerra che, a distanza di vent&#8217;anni, non è ancora finita; i segni di<br />
una mentalità criminale e di un malcostume che si è, ormai,<br />
infiltrato negli individui &#8230;Ma il film  lascia un piccolo spazio<br />
alla speranza di un miglioramento.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="192" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
non solo Cinema. Anche il Teatro vuole essere strumento di Memoria e<br />
di analisi. In tour, in Italia, lo spettacolo <i>Balkan Burger<br />
– E&#8217; la storia di Razna che visse più volte</i>,<br />
di Stefano Massini, un monologo affidato alla voce e<br />
all&#8217;interpretazione di Luisa Cattaneo, con il commento musicale dal<br />
vivo di Enrico Fink, sul palco con l&#8217;attrice.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
molteplicità di voci che si intrecciano e di lingue (a partire dal<br />
titolo). Sì, perchè Razna è, in realtà, Roze figlia di un rabbino<br />
che imparerà litanie ortodosse, frequenterà un Pope, reciterà<br />
preghiere cattoliche e si confronterà con un imam.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Contaminazioni<br />
di generi – si ride e si piange durante lo spettacolo – e<br />
contaminazioni di religioni e di alfabeti al ritmo di una ballata<br />
kletzmer per un personaggio simbolico che cambia e che cerca la<br />
propria identità, in una Ex Jugoslavia ancora in cerca di<br />
equilibrio.</div>
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</div>
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“ Balkan<br />
Burger è un magnifico pezzo di narrazione. E&#8217; una storia di morti e<br />
resurrezioni che si reitano nella vita di una singolare bambina<br />
segnata da un destino di paradossale santità, malgrado sé, il tutto<br />
raccontato con uno stile narrativo magistrale, tenuto su un registro<br />
ironico che mi sembra abbeverarsi allo humor della migliore<br />
letteratura yiddish e russa. &#8230;Balkan Burger può essere letto come<br />
una parabola che denuncia la cieca ottusità del fanatismo travestito<br />
da religione&#8230;”</div>
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<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
(Moni<br />
Ovadia, introduzione a Balkan Burge in “Quattro storie” di<br />
Stefano Massini, ed. Titvillus)</div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
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