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	<title>sbarco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>Processo Open Arms, la città di Barcellona si costituisce parte civile contro Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 08:21:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Pablo Ramiro  (Da Euronews.com) Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona   &#8211;   Mauro Scrobogna/LaPresse Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>Di <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://twitter.com/euronews?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Pablo Ramiro</strong></a>  (Da Euronews.com)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/36/20/320x180_cmsv2_067dd262-761e-5ba9-8c06-1e3fca3b1585-5323620.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona" title="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona"/></figure>



<p><em>Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona </em>  &#8211;   <a href="https://it.euronews.com/2021/01/27/processo-open-arms-la-citta-di-barcellona-si-costituisce-parte-civile-contro-salvini#?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Scrobogna/LaPresse</a></p>



<p>Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno italiano, Matteo Salvini.</p>



<p>La sindaca di Barcellona, Ada Colau, lo ha confermato mercoledì nel corso di una visita alla nave di salvataggio della Ong. Il Comune si presenterà dunque come parte accusante nell&#8217;ambito del procedimento in cui Salvini potrebbe dover rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.</p>







<p>Siamo ancora nelle fasi dell&#8217;udienza preliminare, al via lo scorso 9 gennaio nella città di Palermo.</p>



<p>Salvini potrebbe andare a processo qualora il Gup, Lorenzo Jannelli, dovesse ritenere che l&#8217;ex ministro abbia violato le leggi italiane nel negare l&#8217;ingresso nel porto di Lampedusa alla nave di salvataggio spagnola Open Arms, con 163 persone a bordo, nell&#8217;agosto 2019.</p>



<p>Il giudice ha ammesso al procedimento le accuse di 18 parti civili, tra cui 7 immigrati che viaggiavano sulla barca.</p>



<p>Il Comune di Barcellona, nel 2019, ha siglato un accordo con la ONG, donandole circa mezzo milione di euro (quasi il 35% del totale del progetto), e conferendo all&#8217;organizzazione la medaglia d&#8217;oro per il merito civico.</p>



<p>Per questo motivo, &#8220;il Comune può rivendicare contro Salvini un danno patrimoniale causato dal blocco della nave&#8221;; inoltre, indica l&#8217;ufficio del sindaco in un comunicato, sussisterebbe un danno d&#8217;immagine causato alla città di Barcellona.</p>



<p>&#8220;Sia il governo spagnolo che quello italiano volevano farci una multa di un milione di euro. Ora però possiamo vedere, anzi, tutti possono vedere che si è trattato di un&#8217;infamia, che siamo stati vittime di un abuso di potere. Le persone che avevano bisogno di aiuto immediato sono state private della loro libertà, come dicono le convenzioni internazionali&#8221;, spiega Oscar Camps, direttore della ONG, convinto che la sua organizzazione abbia agito nel rispetto dei trattati internazionali e del diritto del mare.</p>



<p>Nei 21 giorni in cui alla barca è stato negato l&#8217;attracco, 14 persone si sono buttate in mare cercando di raggiungere terra a nuoto. Fu alla fine il procuratore di Agrigento a consentire lo sbarco dei migranti.</p>



<p>Il procuratore ha parlato di una situazione &#8220;di grande disagio fisico e psicologico, di profonda angoscia psicologica, e di altissima tensione emotiva che avrebbe potuto provocare reazioni difficili da controllare, delle quali, inoltre, il tentativo di raggiungere l&#8217;isola a nuoto è stato solo un preludio&#8221;.</p>



<ul><li><a href="https://it.euronews.com/2021/01/09/salvini-in-tribunale-udienza-preliminare-rinviata-per-il-caso-open-arms?utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvini in tribunale: udienza preliminare rinviata per il caso Open Arms</a></li><li><a href="https://it.euronews.com/2020/03/10/coronavirus-salvini-vs-salvini-venite-in-italia-anzi-no-chiudiamo-tutto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus, Salvini vs. Salvini: &#8220;Venite in Italia&#8221;. Anzi no: &#8220;Chiudiamo tutto&#8221;</a></li></ul>



<p>Salvini è già comparso in tribunale il 3 ottobre 2020, a Catania, nell&#8217;ambito dell&#8217;udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio per il caso della nave Gregoretti e dei suoi 131 migranti a bordo. La ONG ritiene che il politico italiano abbia bloccato l&#8217;ingresso in porto alla Open Arms per un proprio tornaconto elettorale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/33/56/808x454_cmsv2_aecba6c5-e2fd-57a9-9be1-1cd3f4759ed2-5323356.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AP Photo"/><figcaption><em>La sindaca di Barcellona, ada Colau, con il direttore di Open Arms, il 27 gennaio 2020</em>AP Photo</figcaption></figure>



<p>L&#8217;avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno, sostiene che la decisione sia stata presa in blocco da tutto il governo, e che non si sia trattata di un&#8217;iniziativa singola dell&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno. Sottolinea inoltre che la Open Arms rifiutò altre alternative di porto di sbarco e che, avendo effettuato il salvataggio in acque libiche e maltesi, ed essendo imbarcazione battente bandiera spagnola, non avrebbe dovuto cercare un porto sicuro in Italia.</p>



<p>L&#8217;udienza preliminare del processo Open Arms si è già tenuta, anche se brevemente; tuttavia, il magistrato ha deciso di rinviare la seduta al prossimo 20 marzo 2021. Il luogo scelto è stato simbolico, ovvero il bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dove si tenne il maxiprocesso contro la mafia negli anni &#8217;80.</p>



<h2>Cronologia dei fatti dell&#8217;agosto 2019</h2>



<p>Nell&#8217;agosto 2019, Salvini negò per 21 giorni lo sbarco ad Open Arms sull&#8217;isola di Lampedusa ai circa 160 migranti a bordo, salvati dalla Ong da un naufragio. Dopo una serie di evacuazioni parziali, per ragioni medico-sanitarie, rimasero alla fine a bordo 90 persone. Negli ultimi tre giorni, con la barca alla fonda a soli 800 metri dal porto, diversi migranti si buttarono in mare per raggiungere la terraferma.</p>



<p>La prima offerta del governo spagnolo di concedere un porto di sbarco per i migranti arrivò dopo 17 giorni di odissea, ma la Open Arms si rifiutò di fare rotta verso i porti di Algeciras e Mahon, considerati troppo lontani.</p>



<p>L&#8217;equipaggio giustificò la propria decisione per ragioni legate alla sicurezza di chi era a bordo e all&#8217;impossibilità per la barca di effettuare un viaggio così lungo. Open Arms denunciò anche lo stato di prostrazione fisica e psicologica sia dell&#8217;equipaggio sia dei migranti salvati a causa del lungo protrarsi del braccio di ferro politico e diplomatico.</p>



<p>Madrid si decise ad inviare la nave della Marina spagnola &#8220;Audaz&#8221; per prendere in carico i migranti e scortare la &#8220;Open Arms&#8221; fino al porto di Maiorca, ma alla fine, nella notte del 20 agosto, la procura di Agrigento diede il via libera agli 83 migranti rimasti a bordo di sbarcare a Lampedusa, mettendo fine all&#8217;odissea.</p>



<p>Il procuratore di Agrigento prese questa decisione dopo essere salito a bordo della nave spagnola, accompagnato da diversi medici, per verificare le condizioni dei migranti e la situazione a bordo.</p>
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		<title>Sea-watch: come la miopia politica del Governo italiano lede i diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 09:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da www.asgi.it ASGI esprime soddisfazione per lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch 3 e gratitudine a tutti coloro che, ponendo in primo piano la salvaguardia della vita delle persone, hanno consentito&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>da www.asgi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="633" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-633x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12727" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 633w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-185x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 185w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /><figcaption>Disegno di Francesco Piobbichi</figcaption></figure>



<p>ASGI esprime soddisfazione per lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch 3 e gratitudine a tutti coloro che, ponendo in primo piano la salvaguardia della vita delle persone, hanno consentito tale risultato.</p>



<p>Allo stesso tempo ASGI ritiene necessario ribadire l’erroneità e la miopia della politica del governo italiano, di&nbsp;<strong>ottusa ostilità</strong>&nbsp;nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di&nbsp;<strong>criminalizzazione</strong>&nbsp;di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. “codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l’incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall’attuale Consiglio dei Ministri – che auspichiamo non venga convertito in legge).</p>



<p><strong>Sbagliata</strong>&nbsp;in quanto non considera che l’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte di organizzazioni umanitarie e di privati cittadini è la conseguenza della&nbsp;<strong>dismissione delle politiche pubbliche italiane ed europee in materia</strong>. Infatti, come è evidente, a partire dalla conclusione dell’operazione Mare Nostrum, non esiste oggi alcun efficace programma di ricerca e salvataggio delle persone in nel mare Mediterraneo centrale nonostante l’acuirsi dei motivi delle migrazioni di gran parte delle persone e, in particolare, quanto avviene in Libia.</p>



<p><strong>Sbagliata,</strong>&nbsp;in quanto omette costantemente di affermare che, salvo ipotesi da considerarsi marginali, non&nbsp;<strong>esiste alcun concreto meccanismo di ingresso legale in Italia,</strong>&nbsp;sia per i richiedenti asilo politico che per i cittadini stranieri in generale. Dunque i viaggi attraverso il mar Mediterraneo in condizioni di estrema precarietà e rischio sono una necessità determinata dalla politica di chiusura delle frontiere.</p>



<p><strong>Miope</strong>, in quanto il luogo unico per affrontare le vicende connesse agli ingressi di cittadini di Paesi terzi in Europa è&nbsp;<strong>l’Unione europea</strong>&nbsp;stessa e le sue istituzioni. Se il problema lamentato dal Governo italiano è l’ingente numero di richiedenti asilo che graverebbe sull’Italia (numero che, invero, non è mai stato eccezionale nella storia della Repubblica italiana, tanto meno negli ultimi anni, tanto è vero che da quando è drasticamente diminuito i problemi demografici italiani si sono ulteriormente acuiti) è evidente&nbsp;<strong>che l’unico modo per affrontarlo è la riforma del Regolamento UE n.&nbsp; 604/2013, cd. Regolamento Dublino</strong>, ovvero la normativa che regola i criteri di competenza degli Stati membri della Unione nel decidere sulle domande di asilo presentate da cittadini stranieri.</p>



<p>La riforma è necessaria per cambiare la norma in base alla quale le persone sono costrette (salvo casi eccezionali) a chiedere l’asilo nel primo Paese in cui arrivano e devono di fatto restare in tale Paese.</p>



<p><strong>Il Governo non dice</strong>&nbsp;che il Parlamento europeo ha approvato un testo di compromesso di riforma del Regolamento Dublino che, per quanto migliorabile, individuava criteri innovativi di determinazione dello Stato competente secondo un principio di redistribuzione delle persone tra i diversi Stati dell’Unione (tenendo conto anche dei legami significativi delle persone) e che il Movimento 5 Stelle ha votato contro tale proposta ed i deputati della Lega si sono astenuti.</p>



<p>Evidente che sia il voto contrario che l’astensione rappresentano la non volontà di questi due partiti, oggi al governo, di riformare il sistema Dublino per una più equa distribuzione in tutta l’Unione europea dei richiedenti asilo.</p>



<p><strong>Non è quindi credibile</strong>&nbsp;che, oggi, l’Italia ponga reiteratamente la questione preliminare della redistribuzione nell’Unione europea quale condizione dello sbarco delle persone salvate in fuga dalla Libia e potenzialmente richiedenti asilo, giacché&nbsp;<strong>la permanenza della rigidità dell’attuale Regolamento Dublino è responsabilità anche di questi partiti di governo</strong>.</p>



<p><strong>L’ipocrisia&nbsp;</strong>che caratterizza la propaganda governativa costringe le persone salvate in mare ed in fuga dalle atrocità subite in Libia (“certificate” anche dalla giustizia italiana) a diventare&nbsp;<strong>merce politica</strong>&nbsp;e a subire ulteriori umiliazioni e mortificazioni della loro dignità.</p>



<p><strong>Miope,</strong>&nbsp;in quanto l’attuale politica del governo manifesta di non avere alcuna prospettiva credibile per affrontare la questione sul lungo periodo, perché si basa su accordi con Stati fantoccio o in preda alla guerra civile (la Libia, ma non solo), ai quali ha delegato il compito di respingere i migranti in cerca di fuga dai propri Paesi, così garantendo la&nbsp;<strong>permanenza della filiera criminale</strong>&nbsp;che conduce le persone (come merci) nei centri di detenzione ove sono vendute, torturate, stuprate ed uccise.</p>



<p>Nello specifico degli accordi con la Libia, questi seguono criteri di convenienza ed espongono l’Italia e l’Europa al continuo ricatto da parte di miliziani e dittatori, esaltati ad interlocutori istituzionali. &nbsp;</p>



<p>A chiusura di questa ennesima vicenda,&nbsp;<strong>ASGI invita a monitorare</strong>&nbsp;sulle condizioni di accoglienza dei migranti sbarcati a Lampedusa all’interno del locale hotspot, considerato che troppo spesso, anche negli ultimi mesi, si sono accertate palesi violazioni dei diritti delle persone&nbsp;<strong>trattenute illegalmente e senza adeguata assistenza.</strong></p>



<p><strong>ASGI esprime solidarietà e vicinanza alla Comandante della nave Sea Watch 3, Carola Rackete</strong>, sbeffeggiata senza pudore da chi dovrebbe rappresentare le più alte istituzioni italiane, con un accanimento che trova spiegazione nella bassa cultura della violenza, anche solo verbale, rivolta ad una donna, svilendo il ruolo pubblico che ella riveste.</p>



<p>ASGI auspica che la magistratura italiana voglia correttamente inquadrare la posizione giuridica della Comandante della Sea Watch3 e sappia adeguatamente considerare la responsabilità che la stessa, per 17 giorni, ha dovuto accollarsi per fare fronte alle carenze degli Stati dell’Unione europea: Carola Rackete ha salvato delle persone destinate ad affogare e dunque ha rispettato un obbligo giuridico universale.</p>



<p>ASGI, nel contempo, sollecita l’avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali.</p>



<p>Non vanno confusi il diritto alla vita ed i principi di solidarietà umana e sociale, compresi in precise norme giuridiche, con i desideri e le ipocrisie del potere esecutivo di turno.</p>



<p><strong>I diritti delle persone vanno rispettati sempre ed ovunque</strong>, “<em>senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali</em>.” (art. 3 della Costituzione).</p>
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		<title>La Sea Watch attracca a Lampedusa. Carola Rackete arrestata</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jun 2019 12:19:09 +0000</pubDate>
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<p>da www.pressenza.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="720" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12724" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>Epilogo drammatico per una vicenda che in due settimane ha spostato l’asticella della disumanità a livelli finora inimmaginabili: stanotte la Sea Watch si è diretta verso il molo commerciale del porto di Lampedusa, non si è fermata all’alt dei finanzieri, ha sfiorato un incidente con una motovedetta che cercava di fermarla e ha attraccato alla banchina.</p>



<p>”Ha deciso la comandante” ha spiegato la &nbsp;portavoce della Ong Giorgia Linardi. “Nonostante l’accordo annunciato a livello europeo e le voci su uno sbarco imminente non ci era stata data alcuna assicurazione, nessuna certezza nonostante avesse dichiarato da 36 ore lo stato di necessità. Era dunque sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione non è stata del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni.”</p>



<p>Carola Rackete è stata arrestata con l’accusa di resistenza o violenza contro una nave da guerra, con l’ipotesi di violazione dell’articolo 1100 del Codice di navigazione, un reato punito con la reclusione da tre a dieci anni. E’ possibile che le venga contestato anche il tentato naufragio. Come segnala in Facebook Francesco Vignarca della Rete Disarmo, per poterla arrestare hanno dovuto rispolverare un articolo del Codice della Navigazione promulgato nel 1942 (o nel XX come piaceva e ancora piace ad alcuni…) dal “Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia”.</p>



<p>All’alba i quaranta naufraghi rimasti a bordo sono finalmente sbarcati e la nave è stata sequestrata.</p>



<p>Ora più che mai ognuno dovrà decidere da che parte stare: da quella di un governo cinico e prepotente, che gioca sulla pelle di persone vulnerabili e bisognose d’aiuto per un puro interesse elettorale, o da quella di chi, come la capitana Carola, mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di ogni considerazione di rischio personale e infrange regole e leggi inique.</p>



<p>La “sbruffoncella” può contare su illustri precedenti: da Antigone, a chi aiutava gli schiavi a fuggire al nord prima della guerra di secessione americana, a quelli che nascondevano ebrei e partigiani durante la seconda guerra mondiale, ai neri americani che si ribellavano alla segregazione razziale con la disubbidienza civile. Perseguitati e spesso uccisi ai loro tempi, oggi sono riconosciuti come eroi e giusti, mentre i loro carnefici vengono considerati esempi dei peggiori momenti dell’umanità. L’augurio è di non dover aspettare il giudizio della storia perché questa distinzione si applichi anche alla storia della Sea Watch e della sua coraggiosa capitana.</p>
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		<title>Migranti. Asgi: &#8220;Illegittimo negare l&#8217;attracco in un porto sicuro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:13:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Appello per un “impegno civile a difesa della legalità”</h1>
<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>aderisce all&#8217;appello di Asgi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11907" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="414" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>“Da giuristi non possiamo che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme”. Così l’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) in una nota nella quale commenta la vicenda della Sea Watch 3 e della Sea Eye che, con una cinquantina di migranti complessivamente a bordo, da giorni attendono di poter sbarcare in un porto sicuro. “Sono solo gli ultimi casi – prosegue la nota – di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente ‘invasione’, ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000”. L’Asgi ribadisce come “anche le autorità italiane abbiano l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro”. Inoltre, “il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati”.<br />
“Ci riserviamo di supportare e promuovere – spiega l’associazione – ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione europea al di fuori delle sedi proprie”. Inoltre, l’Asgi fa appello a “tutti i soggetti istituzionali, al di là della loro competenza, a far sentire la loro voce anche con atti di impegno civile a favore di coloro che sono ostaggio di una politica senza più legge”.</p>
<p>Per adesioni scrivere a :<a href="mailto:info@asgi.it">info@asgi.it</a></p>
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		<title>Nave Diciotti: Amnesty International prende posizione contro il governo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 12:44:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La vicenda della nave Diciotti è un’espressione grottesca della cosiddetta politica del ‘no agli sbarchi’, ultima arrivata tra le varie politiche del ‘no a questo, no a quello’. Più che una politica, una sfida&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“<em>La vicenda della nave Diciotti è un’espressione grottesca della cosiddetta politica del ‘no agli sbarchi’, ultima arrivata tra le varie politiche del ‘no a questo, no a quello’. Più che una politica, una sfida irresponsabile giocata sulla pelle dei più deboli e vulnerabili, che ha prodotto finora solo arbitrio e illegalità</em>”, ha dichiarato <strong>Antonio Marchesi,</strong> presidente di Amnesty International Italia, a proposito della vicenda della <strong>nave Diciotti</strong>, ferma a Catania senza che alle persone soccorse – con l’eccezione dei minori – sia consentito di scendere a terra.</p>
<p>“<em>Dopo le navi delle Ong, quelle commerciali italiane e straniere, quelle di eserciti di stati alleati, ora sono paradossalmente le navi della stessa Guardia Costiera italiana a non poter sbarcare o a sbarcare con grave ritardo il proprio carico umano, fatto di persone soccorse in mare</em>“, ha proseguito Marchesi.</p>
<p>“<em>Il diritto internazionale e la Costituzione italiana – opportunamente richiamati dal Garante per i diritti delle persone detenute o private della libertà – avrebbero imposto da giorni una soluzione diversa, rispettosa dei diritti fondamentali di persone in particolari condizioni di vulnerabilità e, certamente non poche di esse, con un fondato timore di persecuzione. Quei diritti non possono e non devono essere messi da parte in nome dei diktat di questa o quella forza politica</em>”, ha concluso Marchesi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/migranti-600x600-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene e diffonde la seguente richiesta del Tavolo Asilo e di Amnesty International:</p>
<p>Le associazioni del <strong>Tavolo Asilo</strong> <strong>chiedono</strong> con urgenza al <strong>Governo italiano</strong> di <strong>autorizzare lo sbarco delle 150 persone ancora a bordo della nave Diciotti</strong>.</p>
<p>I <strong>migranti</strong> soccorsi dalla nave italiana senza ulteriori indugi <strong>devono essere messi in condizione di ricevere assistenza adeguata</strong> e di <strong>beneficiare di tutte le garanzie definite dalla nostra Costituzione</strong>, dalla normativa nazionale, comunitaria e dalle convenzioni internazionali, <strong>a prescindere dai tempi e dagli esiti della contrattazione politica tra gli Stati Europei</strong>.</p>
<p>Le <strong>risposte dell’Unione europea</strong> alla gestione dei flussi migratori, compresi quelli dei minorenni, nel Mediterraneo <strong>devono essere richieste nelle opportune sedi</strong> e non attraverso il trattenimento illegale di persone a bordo di una nave.</p>
<p><em>A Buon Diritto</em>, <em>ACLI</em>, <em>ActionAid</em>, <em>Amnesty International Italia</em>, <em>ARCI</em>, <em>ASGI</em>, <em>Casa dei Diritti Sociali</em>, <em>Caritas Italiana</em>, <em>Centro Astalli</em>, <em>CIR</em>, <em>Comunità di S.Egidio</em>, <em>CNCA</em>, <em>Emergency</em>, <em>Médecins du Monde Missione Italia</em>, <em>Mediterranean Hope</em> (FCEI), <em>MEDU</em>, <em>Save The Children Italia</em>, <em>Senza Confine</em>, <em>Oxfam Italia.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Barbara Spinelli e 39 eurodeputati scrivono al presidente Antonio Tajani: “Le Sue affermazioni sulle Ong sono potenzialmente divisive per il Parlamento europeo”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/06/30/barbara-spinelli-e-39-eurodeputati-scrivono-al-presidente-antonio-tajani-le-sue-affermazioni-sulle-ong-sono-potenzialmente-divisive-per-il-parlamento-europeo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 06:41:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Bruxelles, 29 giugno 2018 &#160; Barbara Spinelli e altri trentanove eurodeputati appartenenti a quattro distinti gruppi politici hanno inviato una lettera ad Antonio Tajani in seguito a un’intervista pubblicata lo scorso 25 giugno&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p>Bruxelles, 29 giugno 2018</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Barbara Spinelli e altri trentanove eurodeputati appartenenti a quattro distinti gruppi politici hanno inviato una lettera ad Antonio Tajani in seguito a un’intervista pubblicata lo scorso 25 giugno dal quotidiano “Il Messaggero” in cui il Presidente del Parlamento europeo ha rilasciato dichiarazioni a proposito delle Ong che fanno soccorso in mare.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’intenzione non è entrare nel merito delle affermazioni, ma ricordare al Presidente il ruolo neutrale e imparziale che Egli è chiamato a esercitare, a garanzia della pluralità del Parlamento.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>La lettera è più che mai attuale dopo le decisioni del Consiglio Europeo</strong>, visto che il Parlamento ancora non si è pronunciato né sulle condizioni fissate dal Consiglio per l&#8217;attività di Ricerca e Soccorso delle Ong (rispetto della legge internazionale nella misura in cui questa è &#8220;applicabile&#8221;; compiti di SAR affidati solo alle Guardie costiere libiche) né sul finanziamento europeo delle cosiddette &#8220;piattaforme di sbarco” in Paesi terzi (finanziamento contestato dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, Claude Moraes). Il Parlamento europeo è completamente ignorato dal comunicato finale del Consiglio.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Di seguito il testo della lettera e le firme.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gentile Presidente Tajani,</p>
<p>nell’intervista pubblicata il 25 giugno 2018 dal quotidiano italiano “Il Messaggero”, intitolata <em>Tajani: Basta con queste Ong fuori dalle regole, così favoriscono il traffico del clandestini</em> [1], Lei afferma che le ONG che operano nel Mediterraneo vanno censite e devono tutte avere a bordo un militare italiano o europeo. A suo dire, non è possibile che vadano e facciano come vogliono, raccogliendo persone e favorendo il traffico di clandestini. Vanno autorizzate o fermate. Ha continuato asserendo che prima bisogna trovare un’intesa sugli hotspot esterni, poi su dove mandare i rifugiati. Gli altri vanno rimandati nei Paesi di origine. Ma servono soldi – ha affermato – per creare campi dove possano stare sotto egida UE e ONU.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorremmo gentilmente ricordarLe che in seno al Parlamento europeo esistono pareri diversi riguardo alle attività di <em>Search and rescue</em> delle ONG, e il Presidente ha l’onore e l’onere di rappresentarli tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In quanto membri del Parlamento europeo, le chiediamo &#8211; in considerazione del Suo ruolo e del Suo mandato – di evitare affermazioni potenzialmente divisive per l&#8217;istituzione che rappresenta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Firma la petizione! Restiamo umani: apriamo i porti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 10:27:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Petizione diretta a Giuseppe Conte Governo Italiano: #RestiamoUmani, #apriteiporti! @GiuseppeConteIT @matteosalvinimi @FedericaMog @EUCouncilPress @eucopresident Petizione di Tareke Brhane Roma, RM, Italia, Italia 1.794 Sostenitori Firma con un solo click In queste ore a poche&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10836" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1180-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
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<p style="line-height: 90%; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;">Petizione di Tareke Brhane<br />
Roma, RM, Italia, Italia</p>
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</tbody>
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<p style="line-height: 90%; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><img loading="lazy" class="CToWUd" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/r1KXsR7vLYfMHO8BnHEsyZe01oZv5Kqe_K5iQugyuW0WXShG0sJYqvu_N10ww5WJh7CYODJkklzyG1HBXWYJpbODkln1K0tBIe4wrW7oGoRVbNsZR-yiZHiT=s0-d-e1-ft#https://static.change.org/iconography/Icon_supporters_filled_red.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="16" height="16" /> <span class="m_-9084650350296031792type-branded"> 1.794 </span><br />
<span class="m_-9084650350296031792type-weak"> Sostenitori </span></p>
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<tbody>
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<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px;" align="left">
<p style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><b>In queste ore a poche miglia dalle coste italiane e maltesi si è consumata una grave violazione dei diritti umani: la nave Acquarius che porta 629 migranti a bordo è infatti rimasta bloccata in mezzo al Mar Mediterraneo.</b></p>
<p><b>Il Governo italiano ha deciso di chiudere i porti e non permettere che la nave raggiungesse la salvezza con il suo carico di vite umane, creando un pericoloso precedente per quello che riguarda i diritti umani fondamentali.</b> L’Italia, difatti, come Paese membro della UE e di Frontex &#8211; Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera &#8211; e in virtù della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) è obbligata a trarre in salvo e permettere lo sbarco alle navi che versano in difficoltà.</p>
<p>In queste drammatiche ore il Governo Italiano ha voluto pericolosamente giocare con la vita di 629 persone tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Il Governo spagnolo ha appena dato notizia di voler accogliere la nave, tuttavia si impone la necessità di evitare possibili altre tragedie e violazioni dei diritti umani.</p>
<ul>
<li style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><b>Chiediamo che il Governo Italiano resti umano: apra i suoi porti e permetta alle navi delle ONG che salvano i migranti di attraccare dando seguito ai trattati internazionali cui ha aderito.</b></li>
</ul>
<div style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"></div>
<ul>
<li style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><b>Chiediamo che i Ministri degli Esteri dell’Unione Europea facciano pressione sul Governo italiano affinchè apra i porti e che allo stesso tempo si adoperino per adottare una politica europea comune in tema di accoglienza.</b></li>
</ul>
<div style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"></div>
<ul>
<li style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><b>Chiediamo, infine, che i Governi dell’Unione Europea si attivino nelle attività di ricerca e salvataggio dei migranti in mare e, allo stesso tempo, investano risorse nel sostenere i paesi di transito e si adoperino per incidere sui paesi d’origine dei migranti.</b></li>
</ul>
<p style="line-height: 24px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 16px; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;"><b>L’Europa non può continuare ad essere spettatrice silenziosa davanti a questi tragici eventi.</b> È necessario mobilitarsi affinché episodi di questo tipo non si ripetano più: i flussi migratori non possono essere trattati unicamente come fenomeno straordinario ed emergenziale ma vanno affrontati con politiche che vedano seriamente coinvolti tutti i Paesi della UE.</p>
<p>Aderire a questo appello è importante, è un fatto di civiltà. Io sono fuggito dal mio paese a 17 anni, da una dittatura feroce, per evitare la coscrizione a vita. Nel mio viaggio ho subito la violenza e la prigionia, ho rischiato di morire, sono stato respinto al primo tentativo di attraversare il Mediterraneo, ma alla fine sono riuscito a raggiungere l&#8217;Italia. Io sono sopravvissuto, ma in questi anni migliaia di persone con storie come la mia non ce l’hanno fatta. <b>Ve lo chiedo con il cuore in mano: #RestiamoUmani.</b></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</tr>
<tr>
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<tbody>
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</tr>
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		<title>Nuovo salvataggio di migranti da parte di SOS Mediterranée</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/17/nuovo-salvataggio-di-migranti-da-parte-di-sos-mediterranee/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 03:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo salvataggio di migranti da parte dell’Associazione Umanitaria SOS Mediterranee mercoledì 11 maggio: al largo della Libia, la nave Aquarius è infatti riuscita a portare in salvo ben 119 persone, tra cui 3&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo salvataggio di migranti da parte dell’Associazione Umanitaria SOS Mediterranee mercoledì 11 maggio: al largo della Libia, la nave Aquarius è infatti riuscita a portare in salvo ben 119 persone, tra cui 3 donne, 1 bambino piccolo ed altri 40 minori. Si tratta prevalentemente di espatriati dalla Guinea Conakry e dalla Costa d’Avorio, alcuni sono del Mali, Liberia, Guinea Bissau, Gambia, Burkina Faso, Senegal e Ghana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5956" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5956 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="0" width="226" height="151" /><br />
</a></p>
<div>Le operazioni di trasbordo dei migranti si sono fortunatamente svolte senza problemi: sul posto, sino all’arrivo dell’Aquarius, era rimasta in stand-by fornendo anche i giubbotti di salvataggio, l’imbarcazione Sea Watch2.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/0-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5955" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5955 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/0-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="0 (2)" width="226" height="151" /></a></div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente la Marina Militare Italiana ha effettuato un trasbordo di ulteriori 114 migranti, da una sua nave sull’Aquarius: sono quindi ben 233 gli espatriati che “SOS Mediterranee” sta conducendo, verso le coste italiane, per lo sbarco a Catania dello scorso giovedì 12 maggio.</p>
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		<title>Danilo Currò: un regista giovane e il suo cinema sociale</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2016 08:50:00 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Quando è nato in te l&#8217;interesse per le questioni sociali?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">E’ stato un caso, ho partecipato a un laboratorio di cinema a scuola e ho realizzato insieme ad altri ragazzi un lavoro sulla sensibilizzazione alle droghe. Crescendo e affinando la passione per il cinema, mi sono capitate davanti sempre più questioni sociali che trovavano un risvolto all’interno dei miei lavori. L’ho trovato un modo per esprimersi più facilmente all’inizio, per comunicare con il pubblico in maniera più diretta. Ma ancora la strada da fare è tanta e sto iniziando a sperimentare altre tematiche, a ricercare uno stile più personale. Ma non escludo il fatto di lasciar fuori il sociale, capiterà e sarà interessante raccontarlo con occhi diversi, con occhi più grandi.</span></p>
<p>Parlaci dei tre scatti del progetto “Black lips”: dove li hai realizzati e come si è sviluppato il lavoro? Cosa ti è rimasto di quella esperienza?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il progetto Black Lips è nato dall’incontro con i ragazzi sbarcati in Sicilia e residenti all’interno del Centro Ahmed di Messina. Ho avuto modo di conoscerli all’interno dei vari laboratori d’integrazione che si sono svolti, a stringere amicizia con alcuni di loro e successivamente a pensare di poter raccontare la loro storia attraverso i loro visi. Le foto sono state scattate non includendo gli occhi e per questo motivo credo che donino sicuramente più forza alla foto. E’ come se non fossero nessuno, come se questo gesto cancellasse la loro anima. Così è nato Black Lips, un progetto fotografico che raccoglie 20 foto ritraenti alcuni dei ragazzi che vivono al Centro Ahmed e che ha vinto il premio per il pubblico dei lettori del quotidiano “La Stampa” di Torino. Sono molto fiero del progetto perché ha riscosso tanta sensibilizzazione e spero che ancora continui a farlo, grazie a una mostra che si terrà a breve, accompagnata da poesie che racconteranno del loro viaggio, dei loro sogni o semplicemente dei loro pensieri, scritte da Andrea Cafarella. Per questo ci tengo anche a ringraziare la Gran Mirci Film di Giuseppe Ministeri che sta credendo nel progetto e che ha già creduto in “ Sunday”, documentario che ho realizzato in seguito alle foto.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-248.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5586" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5586" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-248.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (248)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-248.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-248-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-248-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></span></p>
<p>Un altro lavoro interessante si intitola “The Elephant”: un cortometraggio sulla violenza. In che modo l&#8217;hai declinata?</p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">The Elephant” parla della violenza che non cessa neanche di fronte alla quiete. Può nascere e spuntare dal nulla, in qualsiasi contesto ci si trovi. Parla anche della vendetta, che non è un modo per stare meglio e lasciarsi il passato alle spalle ma per generare altra violenza. E’ un circolo vizioso e l’ho raccontato attraverso un uomo che appunto cerca vendetta nei confronti di chi gli ha ucciso la moglie. Il cortometraggio è rimasto in streaming per sei mesi su Infinity di Mediaset, purtroppo adesso non si trova più online ma spero di rimediare. Tra gli attori Angelo Campolo, Maurizio Marchetti, Giada Vadalà e Francesco Coglitore.</span></p>
<p>La fotografia e il Cinema: quanto le immagini sono importanti per approfondire temi di attualità?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-250.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5585" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5585 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-250.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (250)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-250.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-250-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Fin da che ne abbiamo memoria, con il realismo nella pittura o con le prime fotografie, l’uomo ha sempre avuto il bisogno di raccontare qualcosa. Così man mano che il cinema assumeva un ruolo sempre più importante con il passare degli anni, l’uomo ha capito di poter trattare qualunque cosa volesse e in qualunque modo volesse. Credo che le immagini siano fondamentali, oggi veniamo bombardati di immagini su internet e l’eccesso a volte non è neanche corretto. Ma chi attraverso qualunque forma d’arte, che sia la fotografia o il cinema, riesca a comunicare qualcosa, penso abbia risposto all’esigenza che queste due forme di linguaggio hanno.</span></p>
<p>Quale sarà l&#8217;argomento di cui ti occuperai prossimamente?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Come accennavo prima, ho appena finito di lavorare a un documentario che racconta la storia di Sunday, un ragazzo di 17 anni sbarcato in Sicilia. Penso sia una di quelle storie che la gente debba sentire, e spero che ciò accadrà col maggior numero di persone possibili. Stiamo lavorando alla distribuzione nei festival, ci credo molto.</span></p>
<p>Secondo te, quanto interesse c&#8217;è – da parte dei giovani – nei confronti di certe tematiche?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Credo che una sensibilizzazione mirata la facciano le scuole con alcuni laboratori che prevedono la realizzazione di spot o cortometraggi al fine di affrontare temi sociali. E’ bello anche perchè molti dei ragazzi che partecipano, dopo magari scelgono di proseguire con l’audiovisivo sperimentando altro. Io ho iniziato in questo modo, magari ne parlo così per questo motivo. Penso che questa sia una cosa che in parte fa capire l’interesse che c’è per questo tipo di tematiche, ed è bello che nasca dalla scuola.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-249.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5587" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5587" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-249.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (249)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-249.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-249-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/03/danilo-curro-un-regista-giovane-e-il-suo-cinema-sociale/">Danilo Currò: un regista giovane e il suo cinema sociale</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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