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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Patrizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:00:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="959" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-768x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Patrizia Cannas, ho 28 anni, sono un architetto e attualmente svolgo un Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università degli Studi di Trieste. Mi laureo nel 2019 con una tesi che indaga il tema dell’architettura in carcere, con un focus sulla progettazione a sostegno del benessere fisico e psicologico<br>dell’individuo che abita in un contesto di detenzione. In questa occasione sviluppo due progetti diversi &#8211; ma affini &#8211; per la Casa Circondariale di Trieste, un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di lavorare con emergenze reali e di relazionarmi con istituzioni diverse dal mio campo lavorativo. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale e l’abilitazione professionale nel 2019, per un anno collaboro affianco ad altri professionisti in progetti che spaziano dall’interior design alla progettazione architettonica, dal progetto del paesaggio alla grafica e all’illustrazione. Dopo questa esperienza, decido di avvicinarmi al mondo della ricerca &#8211; anche per riprendere gli studi iniziati durante la tesi &#8211; e nel 2020 vinco il concorso per il dottorato a Trieste, entrando in graduatoria con borsa di studio MIUR. Da quel momento, l’attività di ricerca diventa la mia principale occupazione ed inizio ad interfacciarmi con la scrittura, la partecipazione come autrice/uditore ai convegni, le pubblicazioni e l’affiancamento alla didattica in Università. Durante il periodo di<br>pandemia, inizio a svolgere attività di volontariato sia nel sociale, a sostegno dei senza dimora, sia nel sanitario come soccorritore. L’attività di ricerca, assieme a quella del volontariato, mi hanno portata a voler sempre più utilizzare gli strumenti professionali &#8211; e<br>personali &#8211; acquisiti nel corso del tempo per cercare di portare un contributo costruttivo in quei campi che guardano alle disuguaglianze sociali, al diritto dell’abitare e ad un’architettura che sia “al servizio” di tutti e che metta al centro delle sue opere il benessere della persona.</p>



<p>Di cosa mi occupo</p>



<p><br>La mia ricerca si colloca nel tema delle istituzioni totali ed indaga i punti in comune tra gli studi sull’architettura dell’abitare nello spazio della detenzione e sulle ricerche, provenienti anche dall’ambito internazionale, che affrontano il tema dei luoghi di ospitalità e di controllo dei migranti. Il motivo per cui assumo il carcere come ulteriore nodo della ricerca è che esso rappresenta il luogo limite ed emblema delle contraddizioni di un’architettura che, mentre si fa esecutrice della pena, dovrebbe supportare il principio di reinserimento nella collettività, in linea con l’Art. 27 della Costituzione Italiana. In questo contesto, vorrei indagare i meccanismi spaziali che portano l’architettura a contribuire nel dare un carattere di esclusione anche a quei luoghi che, trasformati i modelli classici delle<br>istituzioni totali, presentano un carattere segregante pur non essendo detentivi. La volontà è di ripensare gli schemi e i modelli che rendono ostili tali luoghi, con l’intento di contribuire alla costituzione di una base d’indagine per sviluppare nuovi modelli teorici ed operativi per il miglioramento dei luoghi dell’abitare in questi contesti. La prima esperienza di ricerca nel carcere di Trieste ha portato alla riprogettazione di alcuni spazi, sia interni che esterni, che hanno dato prova, seppur modesta, di come l’architettura possa essere di supporto sia per i detenuti che per gli operatori. Questa occasione ha portato alla stipula di una convenzione di collaborazione scientifica tra la Casa Circondariale e l’Università di Trieste, facendo così rientrare il carcere tra i casi studio. Un altro campo d’indagine riguarda il caso studio goriziano che tratta il rapporto tra i C.A.R.A. e le jungle (insediamenti autocostruiti dai migranti in zone boschive) attraverso il metodo dell’osservazione partecipata, utile per comparare le forme architettoniche imposte e quelle spontanee. Cerco sempre di dialogare con diverse discipline, tra cui l’antropologia, sociologia, la geografia umana ma anche con i media studies (cinema, fotografia e comics) che raccontano questi temi. Avendo tra gli obiettivi l’elaborazione di strumenti critici ed operativi sui luoghi di esclusione e di rifugio, per far emergere quanto di carcerario ci sia nei centri di ospitalità e quanto di spontaneo, ed in qualche modo “libero”, si possa coltivare in carcere, i potenziali sviluppi di questa ricerca potrebbero collocarsi in due ambiti: da un lato, l’abitare gli spazi carcerari e la loro connessione con la città (orientando il progetto con la direzione che PNRR auspica per i luoghi di esclusione sociale), dall’altro, la questione abitativa rispetto alla cosiddetta “crisi dei migranti” guardando alla progettazione europea transfrontaliera . A prescindere dagli sviluppi futuri che questo lavoro potrà portare, spero di poter contribuire in maniera propositiva alla contemporaneità, anche attraverso progetti che non debbano per forza essere imponenti nella loro “misura” ma che possano, con la loro presenza, anche di modesta entità, cambiare alcune realtà. Quando mi viene chiesto perché ho deciso di occuparmi nello specifico di carceri o, in generale, di luoghi di esclusione, rispondo sempre provando a riportare un dato di realtà: se considerassimo il carcere in Italia per il suoi numeri, con una popolazione di circa 60 mila abitanti (tra detenuti ed operatori), potrebbe essere paragonato alla grandezza di una piccola città. Inoltre, tenendo conto di quanto l’architettura possa influenzare sia positivamente che negativamente un contesto, e tenendo presente l’obiettivo finale della reintegrazione (casi permettendo) e riabilitazione, occuparsi di detenzione ha lo stesso valore di qualsiasi altra istituzione presente sul territorio. La possibilità di lavorare su emergenze esistenti, tessere nuove relazioni e trovare punti in comune con altre realtà sono le motivazioni che mi portano a considerare la ricerca un’opportunità perché rappresenta l’occasione di lavorare su tematiche in cui credo.</p>



<p></p>



<p>I<strong>l progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221; verrà presentato a Milano</strong>, <strong>presso la Casa dei Diritti, il 9 ottobre alle ore 16. Non mancate! </strong></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. La forza della Cina in Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Aug 2018 07:35:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11137" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="961" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-768x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-1024x769.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Stavamo camminando verso il mare, attraversando la periferia di Bene Baraque, tra i bambini più dolci che ci rincorrevano per un abbraccio e quelli più territoriali che non ci avrebbero mai fatto passare senza conoscere prima il nostro nome.</p>
<p align="JUSTIFY">Era il mio primo viaggio in Africa, in Senegal, ogni cosa mi incuriosiva; quella camminata fu entusiasmante, percorremmo un pezzo di bosco, una strada di sabbia e terra e, infine, catrame. Attraversammo una strada in costruzione con tanto di operai al lavoro, betoniere e puzzo di asfalto caldo. Una cosa in particolare mi colpì in quella scena di lavoro: su 5 operai, ben tre erano cinesi: ne parlai con alcuni senegalesi che mi spiegarono che la commessa di quel grosso lavoro era in mano ad un’azienda cinese che però aveva assunto anche operai senegalesi. Questa cosa mi fece pensare molto, cercai di capire se fosse positiva o meno e, informandomi, scoprii che oggi la Cina è il secondo partner commerciale del Senegal dopo l’UE. Il paese asiatico, infatti, ha sempre attribuito grande importanza allo sviluppo di relazioni amichevoli con i Paesi dell’Africa nord occidentale e centrale, unitamente alla promozione di scambi economici e umanitari. Il Senegal, in particolare è strategico in quanto si affaccia nell’Oceano Atlantico e ha terre adeguate per lo sviluppo di agricoltura biologica.</p>
<p align="JUSTIFY">Capita spesso che la Cina sia accusata di presunto sequestro di terre africane, ma è necessario porre l’attenzione sulle modalità di “approdo” cinesi che sono molto lontane da quelle dei colonizzatori europei. In parte, quindi,  gli africani vengono aiutati nella crescita della produttività agricola per fornire una soluzione al problema della sicurezza alimentare della popolazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli africani, a loro volta, spesso sono accusati di avere deplorevoli infrastrutture. Questo vale, in particolare, in Africa Occidentale dove si trovano le ex colonie francesi. Questa breccia nell&#8217;infrastruttura cerca di rattopparla la Cina. In Senegal, quest’ultima ha infatti costruito moderne autostrade e strade, come quella incontrata nel mio tragitto per il mare; ha costruito un aeroporto internazionale a Dakar e finanzia la formazione di costruttori locali e ingegneri.</p>
<p align="JUSTIFY">In Senegal nel 2004 c&#8217;erano 300 cinesi, nel 2008 ce n&#8217;erano mille, e ora, secondo varie stime, più di 5 mila.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La rubrica si interrompe per la pausa estiva, riprenderò a settembre, dopo un viaggio nella magnifica Sierra Leone. Buone vacanze a tutti!</b></span></span></span></p>
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		<title>Migrantour, Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 07:43:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MIGRANTOUR: un&#8217;iniziativa interessantissima che vede le comunità straniere accompagnare gruppi di persone nei luoghi della loro quotidianità. Percorsi tra Arte, Storia, Religione&#8230;e Vita. Un&#8217;idea utile per l&#8217;inclusione e lo scambio tra italiani, italiani di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/logoMigrantour.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10620" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/logoMigrantour.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="383" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/logoMigrantour.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 383w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/logoMigrantour-300x105.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a></p>
<p>MIGRANTOUR: un&#8217;iniziativa interessantissima che vede le comunità straniere accompagnare gruppi di persone nei luoghi della loro quotidianità. Percorsi tra Arte, Storia, Religione&#8230;e Vita.</p>
<p>Un&#8217;idea utile per l&#8217;inclusione e lo scambio tra italiani, italiani di seconda generazione, cittadini immigrati.</p>
<p>Le ragazze e i ragazzi di MIGRANTOUR (accompagnatori multiculturali e preparatissimi) organizzano passeggiate in varie città: Milano, Firenze, Bologna, Torino, etc&#8230;che si possono prenotare sul sito <span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.mygrantour.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.mygrantour.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></span></p>
<p><i><b>Associazione per i Diritti umani</b></i> ha partecipato, lo scorso 21 aprile, al Migrantour di Bologna e ringrazia tantissimo Alì, Filomena, il simpaticissimo Presidente e i rappresentanti delle comunità che ci hanno accolto, in questo persorso, nei luoghi di culto e ci hanno dato molte informazioni interessanti che non vi sveliamo perchè vi consigliamo vivamente di partecipare alle passeggiate di persona!</p>
<p>Vi possiamo solo dire che abbiamo visitato: un luogo di preghiera islamica, una Chiesa cattolica (che accoglie la comunità peruviana e altre latinoamericane), un tempio valdese e abbiamo avuto l&#8217;occasione di ascoltare le parole di una ragazza di religione Baha&#8217;i (di cui abbiamo parlato più volte su questo sito).</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10621" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_143243-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10622" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_150421-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10623" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151601-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10624" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_151746-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10625" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_161952-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10627" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_162332-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10628" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155022-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10629" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_155125-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10630" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20180421_141616-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
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		<title>26° &#8220;Stay human: Africa!&#8221; : Festival del Cinema Africa, Asia e America Latina: Africa, il futuro del continente “vero”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/16/26-stay-human-africa-festival-del-cinema-africa-asia-e-america-latina-africa-il-futuro-del-continente-vero/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2016 08:38:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche questa settimana un articolo della rubrica &#8220;Stay human: Africa!&#8221;, a cura di Veronica Tedeschi, in occasione del Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e America latina che si è da poco concluso a Milano.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>Anche questa settimana un articolo della rubrica &#8220;Stay human: Africa!&#8221;, a cura di Veronica Tedeschi, in occasione del Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e America latina che si è da poco concluso a Milano. </b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5668" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo-b-m1" width="546" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 546w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/logo-b-m1-300x84.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Africa è una fonte di risorse ancora da sfruttare per l’umanità”.</span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi (con la vignetta di &#8220;La Carruski)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole, pronunciate da un intellettuale africano, si apre la seconda serata del 26° Festival del Cinema Africa, Asia, e America Latina. Marco Trovato, Direttore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, introduce gli argomenti della serata, che hanno come focus il futuro del continente africano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argomento forse spinoso ma sviscerato in modo minuzioso dal Direttore e dai redattori della rivista, i quali, continuamente a contatto con la realtà di cui scrivono, meglio comprendono le complessità e i punti di forza di questo continente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’immagine dell’Africa è ancora piena di pregiudizi e pietismo, indotti in primo luogo dal giornalismo italiano che molto spesso preferisce mettere in risalto le problematiche e non i punti di forza o le evoluzioni di queste popolazioni. Trovato, invece, dice di avere il “fiato corto”, il soggetto che lui studia è in continuo movimento, in continua evoluzione e per tale motivo gli capita di avere difficoltà nel raccontare un continente che continua a cambiare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La parola passa ai redattori delle riviste “Africa” e “Africa e Affari”, giornalisti che passano 6 mesi su 12 in giro per l’Africa, per studiarla e per scriverne. Ricollegandosi all’ultima battuta di Trovato, Massimo Zaurrini – giornalista di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa e Affari</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – inizia il suo discorso con un paragone tra i due grandi continenti, Europa e Africa. L’Europa è un continente vecchio, molto più lento nelle evoluzioni. L’Etiopia, per esempio, cresce e cambia a vista d’occhio, in pochi anni le baraccopoli sono state affiancate dai grattacieli; e ancora, si potrebbero fare decine di esempi di Stati africani in evoluzione. In questo senso, ci si porta dietro una brutta eredità del fare informazione; spesso il giornalismo italiano dà un racconto univoco di ciò che è l’Africa ma, come per l’Europa, questo è sbagliatissimo. Così come non possono mettersi a confronto un danese con un siciliano, è un paragone impossibile quello tra etiopi e senegalesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino a pochi anni fa per andare in Africa, dovevo munirmi di due telefoni: il mio smartphone per la scheda italiana e un telefono vecchio per la scheda africana. Oggi, invece, sono costretto a portarmi due smartphone, perché la loro tecnologia si è evoluta e la loro scheda non funziona più in un vecchio telefono, come succede in Italia”.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5669" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5669 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (271)" width="500" height="374" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-271-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo giornalista a prendere la parola è Raffaele Masto – redattore della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L’attenzione ora viene spostata sulle questioni geopolitiche e, nello specifico, del perché la popolazione africana non viene chiamata ad intervenire nel disegno del suo futuro. È così da sempre, già dai tempi della colonizzazione; oggi, però, continuando su questa linea di pensiero si fa un errore ancora più grave perché le popolazioni africane hanno una capacità creativa di inventare e creare il mondo che in Europa non c’è più. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo non vuol dire che i rischi non esistano. I problemi dell’Africa sono molteplici, a partire dalle classi dirigenti “dinosauri” che sono al potere da generazioni e che modificano le costituzioni per consentire loro il rinnovo del mandato. Le così dette “dittature familiari” sono il punto cruciale delle problematiche africane e bisognerebbe agire su queste. Nelle baraccopoli, dove le persone sono costrette ad arrangiarsi, vige una importante e funzionante economia di sussistenza che evidenzia una delle tante capacità di questa popolazione di arrangiarsi ed evolversi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’interessante dibattito continua con l’intervento di Gianfranco Belgrano – giornalista della rivista </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Africa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – il quale continua a parlare di geopolitica discostandosi, però, dall’idea di Masto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidenzialismo all’africana è voluto anche dalla classe bassa della popolazione che vive nelle campagne. Queste persone hanno paura di cambiare, sono molto conservatrici”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo bisogna agganciare anche l’interesse di alcuni stati europei a mantenere certi dittatori, per esempio la Francia, avendo molti finanziamenti in Gabon, non ha alcun interesse a che questo Stato cambi presidente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per smuovere qualcosa realmente bisogna concentrarsi anche sulla cooperazione allo sviluppo e sul riconoscimento di partner sinceri che abbiano voglia di investire. La maggioranza dei progetti sostenibili in Africa funziona ma, ammette Belgrano, alcuni aiuti sono stati un fardello per lo sviluppo.<br />
Si riprende l’esempio dell’Etiopia, stato emblematico a livello di evoluzione. Il pil sta correndo e la crescita è visibile ma non dimentichiamoci che il governo etiope soffoca la libertà di stampa e utilizza la violenza per reprimere la resistenza. O ancora, in Mozambico ci sono molte industrie in crescita ma nessuna di queste è in mano ad un mozambicano, queste aziende sono tutte di proprietà di occidentali o sudafricani. Bisognerebbe creare valore aggiunto, qualsiasi cibo coltivato in uno stato africano non dovrebbe essere esportato appena raccolto, se venisse fatta una prima lavorazione in loco sicuramente si potrebbero trarre dei vantaggi anche per la popolazione locale, bilanciando i guadagni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La serata continua e si conclude tra dibattiti, domande e confronti, che hanno come punto fermo la presenza di una effettiva crescita in Africa che continuerà negli anni e che è necessario mettere in luce e far conoscere a tutti gli occidentali scettici.</span></span></p>
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		<title>In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l&#8217;UE   15 febbraio 2016</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 09:41:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani sostiene il seguente appello: Dichiarazione della società civile &#160; In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/13/in-occasione-del-voto-al-parlamento-europeo-sullapertura-dei-negoziati-per-laccordo-di-libero-scambio-entro-la-tunisia-e-lue-15-febbraio-2016/">In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l&#8217;UE   15 febbraio 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5230" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (23)" width="264" height="198" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani sostiene il seguente appello:</p>
<p><strong><a href="http://mailtrack.me/tracking/raWzMz50paMkCGV3BGx4ZwZmZwNzMKWjqzA2pzSaqaR9Zwx4ZGR3ZGD3Way2LKu2pG04AwV2AmxmAwV2Ct?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione della società civile</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l&#8217;UE<a href="http://mailtrack.me/tracking/raWzMz50paMkCGV3BGx4ZwZmZwNzMKWjqzA2pzSaqaR9Zwx4ZGR3ZGD3Way2LKu2pG04AwV2AmxmAwV2Ct?utm_source=rss&utm_medium=rss"> </a></strong><strong>  15 febbraio 2016</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tunis, Paris, 12 febbraio 2016</strong></p>
<p>In occasione del voto del Comitato INTA (Commercio) del Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per un Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE, previsto il 15 febbraio 2016, le organizzazioni di società civile:</p>
<ul>
<li>Deplorano la mancanza di prospettive di sviluppo sociale che l’accordo dovrebbe integrare e l’assenza di considerazione delle specificità del paese. Malgrado i numerosi annunci di aiuto e di sostegno alla Tunisia fatte dall’Unione Europee per un “partenariato privilegiato”  per la riuscita della transizione democratica, l’accordo in corso di negoziazione non comprende un cambiamento di strategia che permetta alla Tunisia di rispondere in modo duraturo alle sfide di sviluppo equo, alle rivendicazioni per il lavoro e la giustizia sociale, principali rivendicazioni della popolazione durante il sollevamento del 2010-2011 e si accontenta di un trasferimento di norme europee verso la Tunisia.</li>
</ul>
<ul>
<li>Danno l’allerta rispetto alla asimmetria prevedibile dei benefici della Tunisia da una parte, e dei paesi europei dall’altra, a seguito dell’applicazione dell’accordo. La competitività delle imprese tunisine non è la stessa dei loro omologhi europei, che possono inoltre beneficiare di sovvenzioni nel settore agroalimentare, per esempio. Il rischio che pesa sulla società tunisina è ancora più grande perchè l’apertura dei mercati tunisini alle imprese straniere non è condizionata all’obbligo di reclutare personale locale, di sostenere il tessuto industriale locale, o ancora di trasferire le tecnologie. Ciò potrà avere delle conseguenze disastrose sul lavoro e lo sviluppo. Inoltre, la pretesa reciprocità degli scambi commerciali facilitata dall’accordo non riguarda le persone: gli europei potranno circolare liberamente mentre i tunisini resteranno appesi alla concessione dei visti che le autorità dei 28 paesi membri non rilasciano se non con il contagocce e a persone appartenenti all’élite economiche, scientifiche e culturali. Questo restringerà le possibilità di esportazione di servizi in Europa e scoraggia le iniziative degli imprenditori (soprattutto giovani) sui mercati europei perchè la reciprocità non è reale.</li>
</ul>
<ul>
<li>Mette in guardia contro una riduzione della libertà di manovra dello stato tunisino a causa dell’ALECA in corso di negoziato, per quello che riguarda i settori sensibili e chiave dell’economia del paese, in particolare agricoltura, energia, trasporti, salute, e soprattutto la libertà dello stato di regolare l’obbligo a proteggere gli investimenti, in nome della libera concorrenza.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le organizzazioni di società civile raccomandano vivamente: </strong></p>
<ul>
<li>Che sia fatta una valutazione indipendente e approfondita sulle conseguenze di quaranta anni di partnerariato tra l’Unione Europea e la Tunisia, che ha progressivamente intensificato la liberalizzazione degli scambi fra le due rive, e che questa valutazione sia estesa all’impatto del partenariato sui diritti economici e sociali. Numerose voci sostengono che l’Accordo di Associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i prodotti manufacturier,  abbia nuociuto alla economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione, l’aggravamento delle disparità regionali e delle ineguaglianze sociali. D’altra parte, le organizzazioni di società civile raccomandano di intraprendere, senza indugi, studi indipendenti e attualizzati sull’impatto multidimensionale dell’ALECA includendo in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà di impiego, subappalti, perdita del lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite di entrate fiscali).</li>
</ul>
<ul>
<li>Che un accordo commerciale tra la Tunisia e la UE sia incluso in un quadro di cooperazione equa, tenendo conto della competitività ineguale delle due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europee accordati ad alcuni dei loro settori strategici.</li>
</ul>
<ul>
<li>Di ridefinire i termini del partenariato con la Tunisia, in modo che corrisponda effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di lavoro espresse a partire dalla rivoluzione del Dicembre 2010 &#8211; Gennaio 2011.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Di istituire un sistema di accesso alla informazione per la società civile che garantisca la trasparenza dei processi di negoziazione dell’ALECA (accesso ai documenti del negoziato, che devono essere disponibili anche in arabo) e di sviluppare un quadro istituzionale che permetta l’espressione e il coinvolgimento effettivo della società civile alle diverse fasi e capitoli dei negoziati.</li>
</ul>
<ul>
<li>Di accompagnare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi, dei capitali alla libera circolazione delle persone.</li>
</ul>
<p><strong>Le organizzazioni di società civile firmatarie vogliono sottolineare che non tenere in conto queste raccomandazioni sull’ALECA fra la Tunisia e l’UE può mettere in pericolo la sovranità del paese, asservire l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che può contribuire ad aggravare la precarietà di settori della popolazione e esporli al rischio di cadere nella violenza e nel fanatismo.  </strong></p>
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