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	<title>scienze umane Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Geo-grafie del silenzio</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice Mimesis ha deciso di pubblicare una serie di libelli, all&#8217;interno di una collana chiamata ”Accademia del silenzio”, curata da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiol. Ogni libro, di circa cinquanta pagine, contiene riflessioni sul tema del SILENZIO, declinato tramite diverse discipline e sensibilità. E ogni libro è un piacere per la mente e per lo spirito.</p>
<p>Oggi vi parliamo del testo intitolato <i>Geo-Grafie del silenzio</i> di Daniela Finocchi, giornalista, saggista, da sempre interessata ai temi del mondo femminile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9506" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p>Ideatrice del Concorso nazionale Lingua Madre, destinato alle donne straniere in Italia, in questo percorso letterario commenta proprio alcuni brani scritti dalle partecipanti alle ultime edizioni, fornendo così un quadro dei cambiamenti della nostra società, mettendo in luce le problematiche legate alle migrazioni al femminile, costruendo un ponte tra culture diverse.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si legge: “Quella delle donne è una storia condivisa, a lungo caratterizzata dal silenzio, inteso però come rimozione, svilimento e negazione della soggettività femminile. Un silenzio spesso cercato dalle donne stesse, per sottrarsi all&#8217;inautenticità di una lingua &#8216;straniera&#8217;, in quanto lingua della cultura patriarcale&#8230;”. Ecco allora le parole di una madre per un figlio: “ E ho taciuto. Farò del mio meglio per imparare una nuova lingua per comunicarti tutto il mio amore, tradotto e intraducibile. Per te diventerò l&#8217;occidentale nell&#8217;aspetto e nell&#8217;appetito&#8230;Ma sappi che in me una sola cosa non potrà mai mutare: il mio silenzio. Non è un silenzio rancoroso o intriso di sfiducia. Non è il mero opposto al rumore&#8230;Il silenzio orientale è privo di giudizio e, di conseguenza, scevro di dolore&#8230;Quindi, figlio mio, ricorda sempre che quando vorrai ascoltare davvero la voce di tua madre, dovrai ascoltare i suoi silenzi”, parole di Laila Waida, indiana. Si parla, poi, del corpo della donna, “spesso ridotto al silenzio, sminuito o strumentalizzato dalla cultura patriarcale” e Luciana Petrovich ci ricorda che fu con la civiltà greca che venne elevato il corpo maschile a paradigma di perfezione e di bellezza, come emblema di potenza e di salute.</p>
<p>Besa Mone, albanese, racconta delle difficoltà della figlia Anila per diventare insegnante e, con grande ironia, scrive: “Finchè vuoi istruirti nella scuola italiana sei libera di farlo (per la primaria e la secondaria non serve neanche il permesso di soggiorno), istruire gli altri non te lo permettono”.</p>
<p>Il libro – denso e importante per i suoi riferimenti all&#8217;antropologia, alla psicologia, all&#8217;etnografia – rimanda anche al legame tra il Femminino e la Terra nei testi di Aminata Aidara, senegalese, Yolanda Parra, dalla Colombia o della russa Evgenia Kniazeva: “ &#8230;Il parto fu lungo e doloroso. La sua coscienza oscurata sembrava essersi distaccata dal corpo. In un istante si trovò sulla riva di un fiume. Era un fiume largo, con l&#8217;acqua torbida. Piccole case in legno, un grande ponte in lontananza, una delle case era quella di sua nonna”.</p>
<p>Relazioni intergenerazionali, istinto a dare e proteggere la Vita, senso di accoglienza e di protezione, l&#8217;importanza della cura di sé e degli altri: questo e molto altro negli scritti delle donne che partecipano al concorso. Sarebbe utile far leggere <i>Geo-Grafie del silenzio </i>agli uomini, portarlo nelle scuole per ripristinare quell&#8217;alleanza feconda e costruttiva tra i due poli dell&#8217;umanità. Sarebbe utile consigliarlo, regalarlo, diffonderlo perchè è importante per recuperare un buon rapporto con gli “Altri” (stranieri e non solo), con i nostri familiari, con la Natura che ci circonda; per ritrovare un linguaggio comune che si basi sui valori positivi e per ricordare che l&#8217;armonia sociale, civile, politica parte dai piccoli gesti e anche da pratiche silenziose, ma incisive.</p>
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		<title>Crediti formativi per insegnanti/studenti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 10:09:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Associazione per i Diritti umani</em> in collaborazione con Centro Asteria, propone 4 incontri formativi rivolti a  Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI richiesti dagli albi e dal mondo scolastico per certificare l’aggiornamento professionale.</p>
<p>E questa è una delle prime novità proposte dall’<em>Associazione per i Diritti umani</em> per l’anno 2016/2017 !!  Seguiteci!!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>12 NOVEMBRE, ore 9.30 – 12.30 Migrazioni e politiche europee</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6450" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="wp-image-6450 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniele-Biella" width="180" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Incontro con il giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=DANIELE+BIELLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">DANIELE BIELLA</a></strong>, autore del libro “Nawal, l’angelo dei profughi” e <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=VERONICA+TEDESCHI&utm_source=rss&utm_medium=rss">VERONICA TEDESCHI</a></strong> (giurista).  Approfondimento sulle politiche italiane ed europee sul tema dell’<strong>accoglienza</strong>. Conoscere l’iter burocratico per accedere allo status di <strong>rifugiato</strong> e al <strong>permesso di soggiorno</strong> o di <strong>transito</strong> e capire anche quali sono le <strong>debolezze e la falle del  sistema culturale -sociale-politico in Italia e in Europa</strong>, in tema di migrazioni (con un approfondimento sulla distinzione tra migrante/rifugiato/profugo)</p>
<p>Chiusura iscrizioni 2/11/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>28 GENNAIO, ore 9.30 – 12.30 Tra regimi e democrazie in Medioriente</strong></p>
<p>Incontro con il g<a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6449" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6449 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" alt="acconcia" width="215" height="121" /></a>iornalista e saggista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=giuseppe+acconcia&utm_source=rss&utm_medium=rss">GIUSEPPE ACCONCIA</a></strong> per capire cosa sta accadendo nel <strong>mondo arabo</strong>, in particolare in <strong>Siria</strong> e nello <strong>Yemen</strong>, per conoscere i cambiamenti in atto in <strong>Iran</strong> e per approfondire il rapporto dell’Occidente con quest’area del mondo.</p>
<p>L’Europa e tutto l’Occidente sono collusi con Isis? Come distinguere tra Islam religioso e Islam politico?</p>
<p>Chiusura iscrizioni 15/01/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18 FEBBRAIO, ore 9.30 – 12.30 La scuola per combattere le mafie</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6451" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMg==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6451 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="serena uccello" width="205" height="115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>Incontro con la giornalista <a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=SERENA+UCCELLO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SERENA UCCELLO</strong></a>, autrice del romanzo/inchiesta “Generazione Rosarno”: il libro è tratto da un’esperienza che la giornalista ha fatto con gli alunni di un liceo della cittadina calabrese, parenti di boss mafiosi. Si affrontano i temi delle forme di <strong>lotta alla criminalità</strong>, dell’importanza dell’<strong>istruzione</strong>, di scelte etiche e libere per cittadini onesti e consapevoli; assenza o presenza dello Stato; coraggio di coloro (intellettuali e non) che, ogni giorno, si battono per affermare l’<strong>educazione alla legalità</strong> e i valori positivi.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 10/02/2017</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>25 MARZO, ore 9.30 – 12.30 Le nuove forme di schiavitù e la lotta alla tratta degli esseri umani</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6452" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMw==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6452 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna pozzi" width="203" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Incontro con la giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=ANNA+POZZI&utm_source=rss&utm_medium=rss">ANNA POZZI</a></strong>, aiutrice del saggio “Mercanti di schiavi. Tratta e schiavitù nel XXI secolo”: si identificano le <strong>forme di schiavitù</strong>, evidenti e sotterranee, in atto nelle società contemporanee dei Paesi poveri, ma anche in aree ricche del mondo.</p>
<p>Cosa si intende per tratta? Quali le finalità e chi ne è maggiormente coinvolto? In particolare verrà fatto riferimento alle condizioni dei minori e alle possibili forme di tutela.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 18/03/2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli incontri si terranno presso il Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 – ang. Via G. da Cermenate, 2  (MM2 –  Romolo – Milano)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ingresso libero. </strong></p>
<p><strong>QUOTA per ogni singolo incontro: 20 euro PER CHI RICHIEDE I CREDITI FORMATIVI.<br />
</strong></p>
<p><strong> INSEGNATI, STUDENTI per i crediti  e per partecipare agli incontri sono pregati di iscriversi mandando il nominativo e il titolo dell’incontro a:  </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a></p>
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		<title>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 07:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017 Associazione per i Diritti umani propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti – Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title">Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti</h1>
<h1 class="post-title">anno 2016/2017</h1>
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<div class="entry-inner">
<p><em>Associazione per i Diritti umani</em> propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti – Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI richiesti dagli albi e dal mondo scolastico per certificare l’aggiornamento professionale.</p>
<p>E questa è una delle prime novità proposte dall’<em>Associazione per i Diritti umani</em> per l’anno 2016/2017 !!  Seguiteci!!!</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>8 OTTOBRE, ore 9.30 – 12.30 Tra regimi e democrazie in Medioriente</strong></p>
<p>Incontro con il g<a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6449" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6449 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" alt="acconcia" width="215" height="121" /></a>iornalista e saggista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=giuseppe+acconcia&utm_source=rss&utm_medium=rss">GIUSEPPE ACCONCIA</a></strong> per capire cosa sta accadendo nel <strong>mondo arabo</strong>, in particolare in <strong>Siria</strong> e nello <strong>Yemen</strong>, per conoscere i cambiamenti in atto in <strong>Iran</strong> e per approfondire il rapporto dell’Occidente con quest’area del mondo.</p>
<p>L’Europa e tutto l’Occidente sono collusi con Isis? Come distinguere tra Islam religioso e Islam politico?</p>
<p>Chiusura iscrizioni 30/09/2016</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>12 NOVEMBRE, ore 9.30 – 12.30 Migrazioni e politiche europee</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6450" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="wp-image-6450 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniele-Biella" width="180" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Incontro con il giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=DANIELE+BIELLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">DANIELE BIELLA</a></strong>, autore del libro “Nawal, l’angelo dei profughi” e <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=VERONICA+TEDESCHI&utm_source=rss&utm_medium=rss">VERONICA TEDESCHI</a></strong> (giurista).  Approfondimento sulle politiche italiane ed europee sul tema dell’<strong>accoglienza</strong>. Conoscere l’iter burocratico per accedere allo status di <strong>rifugiato</strong> e al <strong>permesso di soggiorno</strong> o di <strong>transito</strong> e capire anche quali sono le <strong>debolezze e la falle del  sistema culturale -sociale-politico in Italia e in Europa</strong>, in tema di migrazioni (con un approfondimento sulla distinzione tra migrante/rifugiato/profugo)</p>
<p>Chiusura iscrizioni 2/10/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18 FEBBRAIO, ore 9.30 – 12.30 La scuola per combattere le mafie</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6451" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMg==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6451 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="serena uccello" width="205" height="115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>Incontro con la giornalista <a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=SERENA+UCCELLO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SERENA UCCELLO</strong></a>, autrice del romanzo/inchiesta “Generazione Rosarno”: il libro è tratto da un’esperienza che la giornalista ha fatto con gli alunni di un liceo della cittadina calabrese, parenti di boss mafiosi. Si affrontano i temi delle forme di <strong>lotta alla criminalità</strong>, dell’importanza dell’<strong>istruzione</strong>, di scelte etiche e libere per cittadini onesti e consapevoli; assenza o presenza dello Stato; coraggio di coloro (intellettuali e non) che, ogni giorno, si battono per affermare l’<strong>educazione alla legalità</strong> e i valori positivi.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 10/02/2017</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>25 MARZO, ore 9.30 – 12.30 Le nuove forme di schiavitù e la lotta alla tratta degli esseri umani</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6452" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMw==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6452 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna pozzi" width="203" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Incontro con la giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=ANNA+POZZI&utm_source=rss&utm_medium=rss">ANNA POZZI</a></strong>, aiutrice del saggio “Mercanti di schiavi. Tratta e schiavitù nel XXI secolo”: si identificano le <strong>forme di schiavitù</strong>, evidenti e sotterranee, in atto nelle società contemporanee dei Paesi poveri, ma anche in aree ricche del mondo.</p>
<p>Cosa si intende per tratta? Quali le finalità e chi ne è maggiormente coinvolto? In particolare verrà fatto riferimento alle condizioni dei minori e alle possibili forme di tutela.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 18/03/2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Numero minimo di partecipanti ad incontro: 15 persone. Gli incontri si terranno presso il Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 – ang. Via G. da Cermenate, 2  (MM2 –  Romolo – Milano)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costo a partecipante per ogni singolo incontro: 20 euro<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIORNALISTI, INSEGNATI, STUDENTI per i crediti  e per partecipare agli incontri sono pregati di iscriversi mandando il nominativo e il titolo dell’incontro a:  </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a></p>
</div>
</div>
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		<title>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 09:24:04 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/03/crediti-formativi-per-giornalistidocentistudenti-anno-20162017-3/">Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title"><em>Associazione per i Diritti umani</em> propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti – Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI richiesti dagli albi e dal mondo scolastico per certificare l’aggiornamento professionale.</h1>
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<p>E questa è una delle prime novità proposte dall’<em>Associazione per i Diritti umani</em> per l’anno 2016/2017 !!  Seguiteci!!!</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>8 OTTOBRE, ore 9.30 – 12.30 Tra regimi e democrazie in Medioriente</strong></p>
<p>Incontro con il g<a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6449" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6449 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" alt="acconcia" width="215" height="121" /></a>iornalista e saggista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=giuseppe+acconcia&utm_source=rss&utm_medium=rss">GIUSEPPE ACCONCIA</a></strong> per capire cosa sta accadendo nel <strong>mondo arabo</strong>, in particolare in <strong>Siria</strong> e nello <strong>Yemen</strong>, per conoscere i cambiamenti in atto in <strong>Iran</strong> e per approfondire il rapporto dell’Occidente con quest’area del mondo.</p>
<p>L’Europa e tutto l’Occidente sono collusi con Isis? Come distinguere tra Islam religioso e Islam politico?</p>
<p>Chiusura iscrizioni 30/09/2016</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>12 NOVEMBRE, ore 9.30 – 12.30 Migrazioni e politiche europee</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6450" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="wp-image-6450 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniele-Biella" width="180" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Incontro con il giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=DANIELE+BIELLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">DANIELE BIELLA</a></strong>, autore del libro “Nawal, l’angelo dei profughi” e <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=VERONICA+TEDESCHI&utm_source=rss&utm_medium=rss">VERONICA TEDESCHI</a></strong> (giurista).  Approfondimento sulle politiche italiane ed europee sul tema dell’<strong>accoglienza</strong>. Conoscere l’iter burocratico per accedere allo status di <strong>rifugiato</strong> e al <strong>permesso di soggiorno</strong> o di <strong>transito</strong> e capire anche quali sono le <strong>debolezze e la falle del  sistema culturale -sociale-politico in Italia e in Europa</strong>, in tema di migrazioni (con un approfondimento sulla distinzione tra migrante/rifugiato/profugo)</p>
<p>Chiusura iscrizioni 2/10/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18 FEBBRAIO, ore 9.30 – 12.30 La scuola per combattere le mafie</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6451" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMg==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6451 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="serena uccello" width="205" height="115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>Incontro con la giornalista <a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=SERENA+UCCELLO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SERENA UCCELLO</strong></a>, autrice del romanzo/inchiesta “Generazione Rosarno”: il libro è tratto da un’esperienza che la giornalista ha fatto con gli alunni di un liceo della cittadina calabrese, parenti di boss mafiosi. Si affrontano i temi delle forme di <strong>lotta alla criminalità</strong>, dell’importanza dell’<strong>istruzione</strong>, di scelte etiche e libere per cittadini onesti e consapevoli; assenza o presenza dello Stato; coraggio di coloro (intellettuali e non) che, ogni giorno, si battono per affermare l’<strong>educazione alla legalità</strong> e i valori positivi.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 10/02/2017</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>25 MARZO, ore 9.30 – 12.30 Le nuove forme di schiavitù e la lotta alla tratta degli esseri umani</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6452" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMw==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6452 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna pozzi" width="203" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Incontro con la giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=ANNA+POZZI&utm_source=rss&utm_medium=rss">ANNA POZZI</a></strong>, aiutrice del saggio “Mercanti di schiavi. Tratta e schiavitù nel XXI secolo”: si identificano le <strong>forme di schiavitù</strong>, evidenti e sotterranee, in atto nelle società contemporanee dei Paesi poveri, ma anche in aree ricche del mondo.</p>
<p>Cosa si intende per tratta? Quali le finalità e chi ne è maggiormente coinvolto? In particolare verrà fatto riferimento alle condizioni dei minori e alle possibili forme di tutela.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 18/03/2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Numero minimo di partecipanti ad incontro: 15 persone. Gli incontri si terranno presso il Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 – ang. Via G. da Cermenate, 2  (MM2 –  Romolo – Milano)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costo a partecipante per ogni singolo incontro: 20 euro<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIORNALISTI, INSEGNANTI, STUDENTI per i crediti  e per partecipare agli incontri sono pregati di iscriversi mandando il nominativo e il titolo dell’incontro a:  </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a></p>
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		<title>I dannati della metropoli</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 07:32:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono da sempre due città, una legale e l&#8217;altra illegale, i cui confini si spostano a seconda delle epoche storiche e delle necessità economiche contingenti. Spesso gli abitanti di queste due città si sfiorano, interagiscono, confliggono. Sulle loro contaminazioni si costruisce il tessuto sociale. Quasi sempre gli abitanti della città oscura non hanno voce sui media ufficiali: sono un numero, una statistica o un titolo di giornale. &#8220;I dannati della metropli&#8221; nasce dalla necessità di far parlare i protagonisti del disagio e della devianza che vivono e attraversano le nostre metropoli. Il cuore del saggio è rappresentato dall&#8217;analisi di un caso specifico spesso al centro della cronaca, su una via e più precisamente un grande palazzo soprannominato dalla stampa &#8220;il fortino della droga&#8221;, situato in un quartiere centrale di Milano (via Bligny 42). Prefazione di Franco La Cecla.</p>
<p>Ecco per voi il video dell&#8217;incontro con ANDREA STAID, incontro organizzato dall&#8217;Associazione per i Diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/yKDixorwsm4?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tessere collaborazioni e costruire ponti: l’impegno del GUS verso i rifugiati</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 07:40:27 +0000</pubDate>
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<p align="CENTER">20 giugno 2016, il GUS celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato</p>
<p align="JUSTIFY">In occasione del 20 giugno, data in cui si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale istituito nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione dei rifugiati, come ogni anno, il Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti” vuole ricordare e farsi promotore dei diritti di milioni di persone costrette a fuggire dai propri Paesi a causa di sanguinose guerre civili, violazioni dei diritti umani, abusi, persecuzioni e torture perpetrate ai loro danni. Solo nel 2015, in Italia, sono stati 153.842 gli arrivi di migranti e rifugiati via mare mentre in questi primi mesi del 2016 quasi 52mila gli arrivi e 2.859 i morti e si prevede che questo numero aumenti vertiginosamente nei prossimi giorni e con esso anche il rischio di altre perdite di vite umane in mare.</p>
<p align="JUSTIFY">Per l’occasione il GUS nelle sue sedi territoriali in Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna, grazie alla partecipazione e al contributo dei suoi collaboratori, dei beneficiari, dei volontari e cittadini, darà vita ad  un programma articolato con moltissimi e variegati eventi, tra cui momenti di formazione e informazione, di riflessione e dibattiti, manifestazioni artistiche e teatrali, mostre fotografiche, proiezioni di film e documentari, spettacoli teatrali e di danze africane, attività ludiche e ricreative, momenti di socialità e convivialità. Tutte le iniziative promosse dal GUS hanno un unico comune denominatore e obiettivo di fondo: informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni dei rifugiati, di uomini e donne che, lontani dalle proprie terre e dai propri affetti, si sentono soli di fronte al proprio destino, ignorati dai più, di chi non sa cosa aspettarsi dal futuro. E sopratutto per combattere i pregiudizi contro i rifugiati e ricordare che sono anziani e giovani, bambini, famiglie intere, esseri umani con volti, nomi, storie che meritano di essere raccontate ed ascoltate, persone che sognano di avere un lavoro per vivere bene e dignitosamente, che sognano di poter ricominciare e costruire un nuovo progetto di vita. Persone  in cerca di una via verso il nord Europa. Verso la libertà. Verso un futuro possibile.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th-63.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6179" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6179 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th-63.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (63)" width="300" height="203" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“In un momento di forti tensioni e grande fragilità e divisione per l’Europa, sia per quanto riguarda il dibattito politico intraeuropeo intorno al tema delle migrazioni che per il clima sociale ostile nei confronti dei rifugiati e dei migranti, il nostro impegno &#8211; dichiara Bernabucci &#8211; nel tenere viva l’attenzione, sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza tutta è ancora più necessario. Quest’anno più che mai ci siamo concentrati sulle tante esperienze positive di cui ogni giorno siamo testimoni, sulla “buona accoglienza”, sull’integrazione che spesso è fortunatamente cronaca quotidiana per tanti nostri operatori. Abbiamo deciso di dare spazio alle facce sorridenti e non più terrorizzate dei beneficiari ospiti dei nostri progetti, abbiamo voluto raccontare e far raccontare ai rifugiati stessi non più gli inferni dai quali sono fuggiti ma i sogni e i loro progetti per un futuro sereno e possibile. Ancora una volta al centro di tutte le iniziative promosse dal GUS nelle regioni in cui opera &#8211; continua Bernabucci &#8211; ci sarà la creazione di occasioni di scambio e confronto, dal carattere fortemente inclusivo e socializzante, volte all’incontro informale tra cittadinanza e rifugiati presenti sul territorio, in un contesto amichevole e di festa, nel quale favorire la conoscenza reciproca, diretta e immediata tra cittadini italiani e nuovi cittadini attraverso i mediatori simbolici del cibo, della musica, del teatro e del cinema capaci di veicolare vissuti, esperienze ed emozioni”.</p>
<p align="JUSTIFY">“Di fronte alla chiusura delle frontiere e alle nuove ostilità tra Paesi confinanti, di fronte ai sentimenti prevalenti nell’opinione pubblica di odio e paura nei confronti dei rifugiati e dei migranti, di fronte alla diffusione di politiche nazionaliste e populiste e al dilagare di atteggiamenti xenofobi, &#8211; continua Bernabucci &#8211; sentiamo ancor di più vivo il nostro impegno nel difendere i diritti di chi è costretto a fuggire dai propri Paesi, e la responsabilità di farci promotori di una cultura della pace. La grande sfida a cui siamo chiamati come società civile si vince solo se saremo in grado di tessere collaborazioni e costruire ponti e non innalzando muri e ripristinando le frontiere. Per questo chiediamo &#8211; conclude Bernabucci &#8211; un maggiore sostegno degli Stati europei verso altri paesi che ospitano attualmente il maggior numero di rifugiati, come il Libano, la Giordania e la Turchia, e una maggiore solidarietà tra tutti i Paesi europei e maggiori investimenti da parte di tutti per assicurare ai rifugiati l’accesso a tutti i diritti che spettano loro. Chiediamo, infine, all’Europa di rivedere le misure adottate in materia di migrazioni e un maggiore impegno nell’attuare politiche interculturali di integrazione affinché possa realizzarsi una integrazione inclusiva e siano garantiti pari diritti e opportunità alle persone che scelgono l&#8217;Europa come continente ospitante, dopo essere state sradicate da conflitti e instabilità nel proprio paese”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il GUS dal 2001, all’interno della sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) realizza interventi di accoglienza integrata per coloro che giungono in Italia per ottenere protezione internazionale, con l’obiettivo di facilitare i percorsi di inserimento sociale, economico e culturale, in vista della riconquista dell’autonomia da parte dei singoli beneficiari dei progetti. L’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, nelle regioni e città in cui il GUS opera, rappresenta inoltre un’opportunità per ribadire la centralità dei diritti umani e un’occasione di condivisione e arricchimento per la comunità cittadina.</p>
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		<title>Kurdistan: resistenza e democrazia curda contro l&#8217;assedio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 10:57:10 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6151" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kurdistan-map" width="622" height="366" /></a></p>
<p>La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell&#8217;AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha decretato lo stato d’assedio in diverse città in risposta alla “dichiarazione di autonomia” che questi municipi hanno esercitato. Questa dichiarazione è la conseguenza della stretta repressiva non solo contro la comunità curda e le forze politiche che la rappresentano ma più in generale della società turca che il governo dell&#8217;AKP sta portando avanti. Le conseguenze dello stato d’assedio sono drammatiche.</p>
<p>Secondo le dichiarazioni dello stesso vicepremier e portavoce del governo turco Numan Kurtulmus nove mesi (s’iniziò il 4 settembre 2015) d’assedio continuato, interrotto solo a tratti, a varie città kurde del sudest anatolico, da Diyarbakir a Cizre, passando per Silopi, Idil, Yukeskova e in queste ultime settimane Nusaybin, hanno prodotto la distruzione di 6.320 edifici. E’ la guerra condotta dalle Forze Armate di Ankara contro la popolazione locale accusata tutta, indiscriminatamente d’essere un supporto alla guerriglia del Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK). Così son stati distrutti 11.000 appartamenti e case e oltre 90.000 persone risultano sfollate. Molte di loro restano accampate perché non sanno dove andare. Non hanno parenti visto che i congiunti sono rimasti vittime delle incursioni distruttive. Sono state registrate centinaia di vittime civili tra cui 80 giovani. Numerose anche le vittime tra i membri dei gruppi di autodifesa curdi e i militari dell&#8217;esercito turco.</p>
<p>In questo contesto vi sono tentativi di modificare l’assetto demografico delle città con progetti di insediamento di popolazioni provenienti da altre regioni della Turchia. Sono stati emessi decreti governativi di esproprio di terreni comunali per “motivi di sicurezza”. Secondo i principi della legalità internazionale gli attacchi e le distruzioni dell&#8217;esercito turco, con il pretesto della lotta al terrorismo, sono azioni contro città e cittadini “turchi”. Erdogan nell&#8217;aprile 2016 lanciò la proposta di togliere la cittadinanza turca, e tutti i diritti ad essa connessi, a chi è sospettato di appoggiare il PKK. Nel maggio 2016 il Parlamento ha approvato una legge che toglie l’immunità parlamentare. La rimozione dell’immunità riguarda almeno 138 (su 550) membri dell’assemblea, per cui sono state presentate richieste di autorizzazione a procedere. Allo stesso tempo è in discussione una legge per l&#8217;immunità dei militari dell&#8217; esercito turco che combattono nelle città curde.</p>
<p>La decisione del Governo dell’AKP di imprimere questa svolta autoritaria s’inserisce nel contesto della drammatica situazione in Medioriente e soprattutto della guerra civile siriana. Il Governo turco fin dall&#8217;inizio aveva osteggiato il sostegno alla coalizione internazionale contro l’ISIS, poiché i propri obiettivi sono sempre stati dichiaratamente l&#8217;abbattimento del regime siriano e impedire l’autonomia curda costituitasi in Siria a partire dal 2012. Dal luglio 2015 il governo turco è intervenuto militarmente sia contro il movimento curdo in Turchia sia in Siria. Con questo intervento ha di fatto rotto la tregua che il PKK, organizzazione politico militare curda, aveva dichiarato unilateralmente dal marzo del 2013 sulla spinta del suo leader Ocalan detenuto in isolamento nel carcere dell’isola di Imrali dal 1999. Le proposte inclusive del movimento curdo attuate anche dal partito HDP nei municipi da esso governato, che si basano sulla partecipazione di tutte le componenti etniche e religiose della società attraverso forme di democrazia rappresentativa partecipata, ecologica, con il fondamentale protagonismo delle donne, sono l&#8217;unica strada percorribile per una soluzione pacifica e democratica. La comunità internazionale ha l&#8217;obbligo morale di sostenere un progetto in cui il dialogo tra le parti viene considerato prioritario per la soluzione del conflitto così come il rispetto dei diritti umani, civili e politici.<br />
Incontro con Özlem Tanrikulu, Presidente dell&#8217;Ufficio d&#8217;Informazione del Kurdistan in Italia<br />
Lunedì 20 giugno, ore 20.30Kolpinghaus (Josefsaal) – Bolzano</p>
<p>Per interviste e contatti: Giovanni Giacopuzzi, 333.1836785</p>
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		<title>Nawal, l&#8217;angelo dei profughi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2016 10:55:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giornalista Daniele Biella ci parla di Nawal Soufi, la ragazza che aiuta i migranti e i profughi al loro arrivo sulla costa siciliana. Ma il libro &#8220;Nawal, l&#8217;angelo dei profughi&#8221; è anche l&#8217;occasione per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornalista Daniele Biella ci parla di Nawal Soufi, la ragazza che aiuta i migranti e i profughi al loro arrivo sulla costa siciliana. Ma il libro &#8220;Nawal, l&#8217;angelo dei profughi&#8221; è anche l&#8217;occasione per parlare di tanto altro: delle politiche sulle migrazioni in Italia e in Europa, del sistema di accoglienza, di pregiudizi&#8230;Buona visione!</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/AdzxOuNhvVo?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Vi ricordiamo che l&#8217;Associazione per i Diritti umani organizza e conduce alcuni degli incontri con gli autori DIRETTAMENTE nelle scuole. Per contattarci, potete scrivere alla mail: peridirittiumani@gmail.com</p>
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		<title>Non solo 8 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2016 07:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani (che ringraziamo molto) Dedicato a Loubna Lafkiri, vittima della metro di Bruxell. Insegnante per anni di ginnastica e nuoto nella scuola del quartiere e madre di tre figli. Apprezzata dai bambini&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di Ivana Trevisani (che ringraziamo molto)</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dedicato a </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Loubna Lafkiri</b></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>, </b></i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>vittima della metro di Bruxell.</i></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Insegnante per anni di ginnastica e nuoto nella scuola del</i></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>quartiere e madre di tre figli. Apprezzata dai bambini e</i></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>modello di libertà femminile per le donne della comunità . </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Per incontrare la grandezza delle donne non è inderogabile fermarsi all&#8217;otto marzo, gli incontri possono accadere prima o dopo la data istituzionalizzata, a Milano sono stati possibili in tre date distinte, in tre luoghi diversi, il </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">26 gennaio alla </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Casa dei Diritti</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">, il 5 febbraio alla </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Casa della Cultura </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">e il 12 marzo a </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Palazzo Reale. </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">In una sala della Casa dei Diritti inspiegabilmente, desolantemente vuota, il 26 gennaio la poeta curda </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Bejan Matur </b></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> con il suo libro </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“Guardare dietro la montagna” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">ci ha aiutate a guardare oltre l&#8217;ovvio e spesso il falso della scarna informazione in merito alla questione curda.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">L&#8217;intento di Matur, come da lei stessa affermato è stato infatti quello di scrivere un libro </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“rivolto alla comprensione per l&#8217;attualità” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">un tentativo volto a far comprendere </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“cosa sia successo a proposito della questione curda che continua a crescere d&#8217;importanza in Medioriente”. </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Una necessità, ancor più che un intento , dettata da un sistema mediatico in cui, come sempre troppo spesso dobbiamo constatare come affermato da Matur</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“ </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Coloro che si avvicinano alla questione, si fermano a un livello di conoscenza del problema reale, insufficiente”. “Rompendo con i grandi modelli politici, mettendo da parte i luoghi comuni, ho lasciato il lettore testa a testa con il racconto nudo di coloro che erano partiti in montagna, per avvicinare l&#8217;opinione pubblica al mondo interiore delle persone etichettate come &lt;terroristi&gt;.” </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Matur ha ribadito che </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“i curdi non sono stati contenti della fusione alla &lt;</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">turchicità&gt;, </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>di scomparire cioè sotto un&#8217;altra identità, covando la rabbia che sta dietro l&#8217;idea di partire per le montagne armi in mano.” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> Ancora non un teorico enunciato, ma una constatazione fondata sull&#8217;esperienza da lei stessa dolorosamente vissuta che ci ha testimoniato </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“Quando ero alle elementari ci era vietato parlare curdo anche in famiglia, dentro le proprie case e a turno nominavano degli alunni che avrebbero dovuto girare per il villaggio la sera e ascoltare i discorsi provenienti dalle case, con il dovere di denunciare poi a scuola quelle famiglie che avevano sentito parlare in curdo” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> Non c&#8217;èstato bisogno di enucleare ulteriormente la frustrazione instillata in bambini diventati poi adolescenti e adulti sempre più segnati dalla frustrazione di una violenta e reiterata negazione del sé profondo, del senso proprio di dignità. L&#8217;autrice ha preferito riaffermare il proprio impegno ideale</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>” Ho sempre trovato dignitoso restare a fianco di questa lotta per affermare la propria identità, per cercare di comprenderla. Senza poggiarmi su alcuna ideologia, ho voluto parlare soltanto delle persone e delle loro storie. Ho provato a </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>osservare tutte le persone con le quali ho parlato, indipendentemente dal loro credo, senza commentare se fosse giusto o sbagliato, cercando soltando di comprendere, e pensando ascoltandole alla celebre affermazione di Kirkegaard </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">&#8216;Capire è perdonare</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>&#8216;”.        </i></span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-50.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5819" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5819 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-50.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (50)" width="190" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">E riprendendo sempre la latitanza o distorsione della reale condizione curda da parte dei media. Matur ha riaffermato</span></span><span style="font-size: large;"> “</span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Una realtà quando è raccontata in quanto realtà raggiunge tutti. </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>E se non bastasse a costruire un quadro della verità, serve però a costituire una chiave importante per leggere l&#8217;anima delle persone e della realtà e forse riuscire a comprenderle un poco” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">ed ha voluto anche sottolineare che una maggiore e migliore conoscenza della gente curda, delle persone una ad una nella loro singolarità, consentirebbe di capire che la forza che è in loro</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i> “è nata dallo sguardo della coscienza e della comprensione, non da quello della paura, degli stereotipi e delle frasi fatte.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Credo che questo libro possa essere interessante anche per il lettore italiano.”</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Peccato fossimo solo un esiguo numero ad ascoltarla, arrivate e arrivati grazie al passaparola in amicizia: nessuna comunicazione alla mailing list dalla Casa dei Diritti e nessun rappresentante della medesima presente.</span></span><i> </i></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Decisamente più popolata il 5 febbraio la Casa della Cultura per l&#8217;incontro con </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Hoda Barakat. </b></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">L</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">a scrittrice libanese, da trent&#8217;anni residente a Parigi è stata la voce che ci ha restituito il suo senso dello scrivere nei tempi di grande scompiglio dell&#8217;inquieto scenario mediorientale e proposto la sua lettura delle metastasi e delle lacerazioni in atto, in Medio Oriente e in Europa. Ha dedicato un particolare approfondimento alla realtà francese che da trent&#8217;anni vive su di sé e sul figlio adolescente, nato in Francia, ma che per la società francese resta</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i> arabo. </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Perchè</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> i ragazzi di oggi, se figli di immigrati, non importa di quale gradino generazionale, vivono ancora da stranieri tra stranieri, a scuola, nei parchi, nei luoghi di ritrovo e di lavoro sono sempre l&#8217;altro, scomodo e ripetutamente vessato dalle forze di polizia, come spesso accaduto al suo stesso figlio. Unica colpa: essere portatore di tratti evidenti di </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i> arabità </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">“</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Chi ha tratti arabi è regolarmente fermato e vessato da qualche poliziotto e ne so qualcosa perchè mio figlio ha tratti arabi e molto spesso torna a casa infuriato e frustrato per un&#8217;aggressione poliziesca subita“.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Singolare e interessante anche l&#8217;analisi, la sua lettura originale della questione emarginazione, Barakat ha rimarcato come l&#8217;appartenenza all&#8217;identità francese sia stata da sempre negata agli Algerini dalla stessa società francese. Non potendo continuare a definirli arabi, dopo averli sollecitati alla cosiddetta integrazione, ma non accettando al contempo di riconoscerne l&#8217;identità di Francesi, la società francese ha coniato una nuova etichetta selettiva di esclusione, ha iniziato ad appellarli ostilmente </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“musulmani”, </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">contestualmente isolandoli sempre più nei quartieri-enclave di una crescente esclusione.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/uomo-che-arava-le-acque.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5820" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5820 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/uomo-che-arava-le-acque.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="uomo che arava le acque" width="295" height="445" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/uomo-che-arava-le-acque.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/uomo-che-arava-le-acque-199x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 199w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Gli stessi quartieri </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">quasi esclusivamente abitati dagli immigrati algerini</span></span> <span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">all&#8217;epoca del boom migratorio, quando servivano braccia e in Algeria c&#8217;era disoccupazione e nessuna prospettiva per il futuro, presto sistematicamente trasformati uno ad uno in ghetto. Quando se ne erano andati dal loro Paese si erano lasciati alle spalle decenni di soprusi e prevaricazione, speravano per i loro figli un futuro sereno di concordia e forse una possibilità di riscatto, per essere ripagati dell&#8217;espropriazione coloniale subita, si sono viceversa ritrovati reclusi in circoscritte realtà urbane “a parte”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Strettamente e inevitabilmente connessa alla problematica dell&#8217;emarginazione, la questione dei cosiddetti arruolamenti a Daesh, di cui con grande acutezza e conoscenza vissuta Barakat ci ha offerto una personale analisi, nella sua disamina sostiene che ai giovani immigrati schiacciati dalla negazione di identità, non interessa ormai più comprendere o ascoltare, ma terrorizzare, sono in fuga dalla debolezza che vivono in Francia verso la forza di Daesh. Poichè o c&#8217;è giustizia o c&#8217;è forza, non si può restare nella debolezza indefinitivamente e, scambiandola per forza, si passa alla violenza. </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Sospesi in un limbo senza identità e senza futuro, non sanno come riprendere le loro vite, e in questo sta la molla che li spinge verso la criminilità, non sono riusciti a sviluppare un senso di appartenenza abbastanza forte da poter resistere al canto delle sirene di Daesh. Non hanno nulla da perdere e facilmente possono cedere alle promesse accattivanti che incontrano e che operano scientemente per attirarli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Daesh inoltre offre ai giovani di </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">un&#8217;intera generazione convinta di non aver nulla da spartire con i Francesi, condannati a sentirsi cittadini di serie B,</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> l&#8217;accoglienza comunitaria che la società francese non consente loro di vivere, poiché non possono esistere come individui, si sciolgono nel gruppo per esistere in </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">dignità, arruolarsi li fa sentire parte di un progetto di lotta per valori comuni. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Gli ideologi dell&#8217;organizzazione hanno utilizzato strumentalmente l&#8217;Islam proprio perchè avevano intuito che sarebbe stato un&#8217;ottima leva per sollevare le giovani generazioni. Ma</i></span></span> <span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>non è questione di religione, è l&#8217;esclusione sociale che se li porta via!”</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">, essi di fatto convertono la morte sociale in morte eroica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Successivamente Barakat, introducendo la definizione di </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>metastasi,</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> ha precisato che</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“quello mediorientale è un mondo devastato dalle metastasi” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">e purtroppo quasi quotidianamente, possiamo aggiungere, in qualche angolo del mondo anche non mediorientale, una </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>metastasi</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> si manifesta.      </span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/uomo-che-arava-le-acque.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5820" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">In chiusura la lapidaria quanto acuta conclusione di Barakat è stata “</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>siamo lacerati perchè non pensiamo, ma reagiamo”</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Il 12 marzo in un salone di Palazzo Reale, un imponente numero di presenze ha accolto </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Aicha Ech Channa, </b></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">donna marocchina difficile da definire in una sola parola, se non con un semplice, efficace “</span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>grande”! </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">E la grandezza di Aicha Ech Channa è davvero indiscutibile, non solo per gli innumerevoli premi ed encomi internazionali ottenuti e il lavoro sociale che da oltre cinquant&#8217;anni svolge quotidianamente nel suo Paese, ma anche per il senso profondo, consapevole e radicato del suo stare nel mondo da donna con altre donne. L&#8217;intensità del suo agire e del suo pensiero l&#8217;ha riversata come un caloroso fiume in piena, su un pubblico divertito dalla sua implacabile ironia e commosso dalla sua trabordante umanità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Ech Channa, volendo dichiaratamente restare ai margini di dotte dissertazioni, ha affidato a racconti di vita il dar conto e spiegazione del suo lavoro, i racconti delle ragazze e donne che ha incrociato e aiutato nel corso degli anni con la sua associazione </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“Solidarité féminine”</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>In Marocco, nonostante il nuovo codice di famiglia, la mentalità è ancora ancorata a vecchi schemi che penalizzano le donne” </i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">ha chiarito l&#8217;infermiera e assistente sociale Channa. Anche se insufficiente e riduttivo dire di lei infermiera e assistente sociale, Aicha Ech Channa è anche questo, e in questo si radica il percorso poi realizzato con l&#8217;associazione da lei fondata e presieduta trent&#8217;anni fa, che si prende cura di donne e ragazze madri a seguito di abusi, violenze e abbandono, dai 15 ai 40 anni. Spezzando un tabù antico e resistente al cambiamento Aicha Ech Channa, come ci ha ricordato con commovente nota autobiografica, ha voluto creare l&#8217;associazione per poter migliorare la condizione delle ragazze madri e dei loro bambini, perchè non fossero più costrette ad abbandonarli. Nella sua associazione infatti, le madri rifutate dalle loro famiglie</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">oltre all&#8217;ospitalità, ricevono il sostegno necessario per reinserirsi nella società che si concretizza nello studio e nella formazione professionale oltre che nella ricerca di opportunità di lavoro, per poter assicurare, attraverso l&#8217;indipendenza finanziaria e il lavoro, prospettive concrete di autonomia. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>La migliore soddisfazione possibile per me, è vedere una donna arrivata da noi in stato di choc, senza risorse e speranze, rialzare la testa e riappropriarsi della propria vita, lavorare e crescere i figli”</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">, ha affermato Channa, richiamando spesso nella sua esposizione al valore e alla forza personale e sociale della </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>stima di sé.</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> E proprio attraverso l&#8217;agire sociale che persegue con la sua associazione, Aicha Ech Channa incoraggia un cambiamento di mentalità e comportamenti non solo nelle donne ma nell&#8217;intera società marocchina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Identità sospese, interrotte, incerte, identità negate, maldestri e pericolosi tentativi di recupero d&#8217;identità é stato il filo che ha attraversato tutti i tre incontri/racconti, ma non un&#8217;identità teorica, astrattamente cattedratica, ma identità intesa e trasmessa e sottolineate dalle tre donne in quanto libero senso di sé e del proprio stare nel mondo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Tre donne geograficamente più o meno lontane dall&#8217;Italia e tra i loro stessi Paesi, ma che hanno ugualmente espresso, nelle parole e nell&#8217;agire in libertà femminile il rifiuto a restare nel pre-giudizio, nel luogo comune e a privilegiare, fino a renderla ineludibile e fondamentale una pratica di relazione che consente di arrivare al cuore della persona e della realtà e poterla comprendere. </span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Un avvicinamento al vero che può aiutare a comprendere </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">che cosa è successo</span></span><b> </b><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">e cosa sta succedendo, a tentare di pre-vedere e prevenire ciò che potrebbe ancora accadere ha accomunato queste tre donne non comuni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Un impegno il loro difficile, “contromano”, eppure mediaticamente analogamente </span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">che è possibile accostare alla lotta di altre donne in una Bruxell ricordata ora solo per i tragici recenti attentati. Ma la città dove le madri </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“orfane di figli”</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> dell&#8217;Associazione </span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"><i>“Ls parents Concernés”</i></span></span><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;"> attraverso l&#8217;attività costante e certamente non facile nelle scuole, nelle case, nei luoghi di ritrovo dei disorientati e disorientanti quartieri a rischio di Molenbeek, Schaerbeek e Vilvoorde, tentano un lavoro di ancoraggio identitrio libero dai dati anagrafici e più fondato sulla peculiarità dei dati personali e sul riconoscimento della singolarità e dei suoi valori. Donne impegnate a sostituire la repressione con la cultura come arma autenticamente efficace a contrastare tragiche derive che si prendono i propri e gli altrui figli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: FreeSerif, serif;"><span style="font-size: large;">Tre incontri, tre donne che sono state appunto eco di molte altre che mostrano come il guardare oltre le date obbligate e oltre l&#8217;angusto limite dei propri confini geografici, culturali e umani possa darci un guadagno di nuova ricchezza interiore e di pensiero personale che può farsi collettivo.</span></span></p>
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		<title>La schiavitù nei campi: coercizione e volontarietà dei lavoratori sfruttati</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 08:58:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo    (da Eurispes.it) &#160; Gli studi sullo sfruttamento lavorativo spesso si confrontano con una diffusa e vetusta interpretazione del fenomeno legata a modelli propriamente schiavistici dei secoli passati e poco attenti alle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo    (da Eurispes.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli studi sullo sfruttamento lavorativo spesso si confrontano con una diffusa e vetusta interpretazione del fenomeno legata a modelli propriamente schiavistici dei secoli passati e poco attenti alle modalità specifiche con le quale esso si manifesta nella società contemporanea. Lo sfruttamento lavorativo deve essere, invece, declinato in modo moderno. D’altro canto, già l’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2014 riconosce e specifica i caratteri del lavoro gravemente sfruttato, affermando che esso si manifesta quando “<i>implica una non facile fuoriuscita da parte dei lavoratori dalla condizione in cui versano, poiché assoggettati e minacciati e dunque probabile oggetto di violenza</i>”<sup><a class="sdfootnoteanc" href="http://www.leurispes.it/la-schiavitu-nei-campi-coercizione-e-volontarieta-dei-lavoratori-sfruttati/#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a></sup>.     <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/lavori-agricoli1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5714" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5714 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/lavori-agricoli1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="lavori-agricoli1-300x225" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il lavoratore sfruttato, soprattutto se bracciante, vive una condizione in cui è evidente la relazione asimmetrica tra il datore di lavoro, titolare del potere decisionale che manifesta in via esclusiva e diretta, e se stesso in quanto forza-lavoro, obbligato ad obbedire al potere del primo. È una prima condizione subito evidente che costituisce la struttura di base dello sfruttamento lavorativo, riscontrabile anche nelle sue forme tradizionali. L’orario di lavoro è un altro aspetto fondamentale e tradizionale dello sfruttamento lavorativo. Lavorare in campagna come bracciante per 14 ore consecutive con brevi pause di pochi minuti significa essere pienamente dentro la fattispecie dello sfruttamento lavorativo. La retribuzione anche è di fondamentale importanza. Ottenere una retribuzione mensile di poche centinaia di euro a fronte di un lavoro quotidiano per un’attività logorante e usurante come quella bracciantile, autorizza a considerarla una variabile propria dello sfruttamento lavorativo.</p>
<p>Il grave sfruttamento lavorativo è però declinabile anche secondo alcune variabili che consentono di comprenderne la complessità moderna e nel contempo di leggerne l’evoluzione. Tra esse, la qualità strutturale delle condizioni materiali di lavoro. L’attività del bracciante impegnato nella raccolta di ortaggi in serra per quattordici ore al giorno per trenta giorni al mese per una retribuzione mensile di appena 400/500 euro, se è anche subordinato alla volontà vincolante e dominante del datore di lavoro o del caporale che esercita un potere diretto e insindacabile sulla persona del lavoratore, termina direttamente nella fattispecie specifica del lavoro para-schiavistico.</p>
<p>Si deve sommare poi la condizione di vulnerabilità del lavoratore data da uno stato temporaneo (che può essere anche di lungo periodo) di precarietà o fragilità sociale, da cui scaturisce la sua predisposizione ad accettare qualsiasi occupazione pur di garantirsi la sussistenza e quella del proprio nucleo familiare (che nel caso dei migranti comprende anche le proprie famiglie residenti nei paesi di origine). Ciò significa predisporsi ad accettare le condizioni imposte dal datore di lavoro. Ad esse si sommano, nel caso dei migranti, gli obblighi di legge derivanti dalle condizioni previste dalla normativa vigente con riferimento ad esempio al rinnovo del permesso di soggiorno, che obbliga i lavoratori ad accettare le condizioni di lavoro informali ma predominanti imposte dal datore di lavoro e dal caporale pur di riuscire a soddisfare i parametri normativi previsti. A queste si deve aggiungere anche la segmentazione propria del mercato del lavoro italiano che impedisce la necessaria mobilità, soprattutto ascensionale, allo scopo di superare la reclusione in ambiti lavorativi precari, stagionali, particolarmente faticosi, poco retribuiti, esposti a ricatti, violenze e discriminazioni. Infine, ci sono da considerare anche gli ostacoli culturali, come la scarsa conoscenza della lingua italiana, delle normativa nazionale e internazionale, delle consuetudini vigenti e i servizi sindacali, di welfare o istituzionali territorialmente organizzati.</p>
<p>Alcuni case studies emersi in Italia nel corso degli ultimi anni possono specificare meglio, almeno empiricamente, quanto illustrato con riferimento al lavoro gravemente sfruttato. Ciò vale riguarda in territori dove il fenomeno è più noto, come la Sicilia, la Puglia, la Calabria, la Campania o il Lazio e anche alcune realtà del Nord del Paese dove esso è più localmente circoscrivibile ma rispondente alle medesime perverse logiche. Tra le tante, ad esempio, il grossetano, l’astigiano, alcune aree del Veneto, l’hinterland milanese, alcune zone emiliane e friulane. In alcune di queste aree la declinazione moderna del grave sfruttamento assume caratteri originali che spesso superano le rigidi fattispecie della dottrina tradizionale, compresa quella giudiziaria. Proprio questa originalità consente di superare una lettura troppo ortodossa del grave sfruttamento lavorativo.</p>
<p>È il caso dell’utilizzo, indotto dal datore di lavoro, di sostanze dopanti come metanfetamine, oppio e antispastici da parte dei braccianti indiani originari del Punjab impiegati nelle campagne della provincia di Latina allo scopo di reggere le fatiche psico-fisiche derivanti dallo sfruttamento lavorativo (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/2014—doparsi-per-lavorare-come-schiavi).?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>In questo caso si rileva al volontà dei braccianti punjabi di lavorare alle condizioni imposte dal datore di lavoro, accettandone le condizioni, a fronte della supposta, ipotetica e spesso improbabile, possibilità di rifiutarsi e dunque di sottrarsi allo sfruttamento. Quest’ultima opzione risulta assai poco praticata, considerando gli obblighi normativi volti al rinnovo del permesso di soggiorno, i vincoli sociali derivanti dall’impegno assunto con la famiglia di origine, il vincolo proprio del rapporto con il trafficante (http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=23093)&utm_source=rss&utm_medium=rss che lo ha condotto in provincia di Latina e l’obiettiva impossibilità di trovare altra occupazione che non sia quella del bracciante. Per questa ragione la declinazione particolarmente cruenta del doping è in corso di diffusione e rischia di generare circuiti economici spesso gestiti da forme varie di criminalità, compresa quella organizzata, sino a generare una forma originale di criminalità indiana. Il vincolo della “catena”, secondo il vecchio paradigma schiavistico, ossia dell’impossibilità fisica del soggetto di sottrarsi dallo sfruttamento lavorativo para-schiavistico, è evidentemente fallace nella società contemporanea, nella quale invece tale fattispecie sfocia in una complessità policroma che comprendere variabili sociali, culturali, economiche e giuridiche ampie che solo una lettura approfondita, e dunque non banale, è in grado di rilevare.</p>
<p>L’auspicio è che la riflessione sulla genesi delle moderne forme di sfruttamento e di grave sfruttamento consenta presto di aggiornare schemi interpretativi vetusti, anche dal punto di vista giuridico e giurisdizionale. L’analisi del fenomeno grazie a ricerche qualificate e appropriate (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/migranti-e-territori-lavoro-diritti-accoglienza)?utm_source=rss&utm_medium=rss possono influenzare anche il dibattito politico, a patto che si comprenda il rapporto intenso tra coercizione e volontarietà del lavoratore che precipita nello sfruttamento lavorativo.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.leurispes.it/la-schiavitu-nei-campi-coercizione-e-volontarieta-dei-lavoratori-sfruttati/#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a> Organizzazione Internazionale del Lavoro, Convenzione sul lavoro forzato e obbligatorio, n.29/1930.</p>
</div>
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