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	<title>scioperi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Rilancio della lettera aperta del 21 marzo per bloccare tutte le attività non essenziali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 08:03:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Guido Viale (da laudasii.com) Associazione Per i diritti umani ha firmato la lettera che segue. PER ADESIONI: associazionelaudatosii@gmail.com Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="600" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>di Guido Viale (da laudasii.com) </p>



<p><strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> ha firmato la lettera che segue.  PER ADESIONI: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>



<p>Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero &#8211; costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative: lo riportiamo più sotto con le nuove firme, tra le quali compaiono anche le prime adesioni di rappresentanti sindacali di differenti organizzazioni.</p>



<p>Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di&nbsp;<strong>tutte</strong>&nbsp;le lavorazioni non essenziali. Al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuità produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività tutta. Così il decreto governativo – pubblicato a distanza di un giorno – consente la prosecuzione delle attività nella quasi generalità dei settori, fino ad includervi persino l’industria bellica. Il fatto che l&#8217;industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attività è uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.</p>



<p>Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettività. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il Governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all’attuale mancanza di ogni possibilità di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.&nbsp;</p>



<p>Contro le “maglie” decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa è essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perché sin da ora l’economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all’attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacità dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettività, sia nelle aziende che nella società. La ricomposta unità nella lotta per la sicurezza e la salute &#8211; dai rider senza tutele ai nuclei più organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili – lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.&nbsp;</p>



<p><strong>LETTERA APERTA</strong></p>



<p>21 marzo 2020</p>



<p>BLOCCARE TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI &#8211; DALLA LOMBARDIA UNA RICHIESTA PER TUTTA L’ITALIA. ORA.</p>



<p>La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.&nbsp;</p>



<p>In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 &#8211; ventimila persone al 19 marzo &#8211; e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.&nbsp;</p>



<p>Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.&nbsp;</p>



<p>Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. &nbsp;</p>



<p>Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali. &nbsp;</p>



<p>Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.&nbsp;</p>



<p>Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?&nbsp;</p>



<p>Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di<strong>&nbsp;</strong>chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati<strong>.&nbsp;</strong>È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA. </p>



<p>

PER ADESIONI:&nbsp;<a href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>
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		<title>Sotto padrone. Intervista a Marco Omizzolo</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 07:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità. Un viaggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p>Un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono &#8211; letteralmente &#8211; di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l&#8217;anno. Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell&#8217;Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un&#8217;inchiesta sul campo che parte dall&#8217;osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="324" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 324w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></figure></div>



<p><strong>Come si sono svolte le ricerche per
la preparazione di questo libro? </strong>
</p>



<p>Il libro “Sotto padrone” fa sintesi
di circa 12 anni di ricerca sociale e immersione nella comunità
indiana dell&#8217;Agro Pontino e poi è espressione di un lungo percorso
di analisi, studio e ricerca sul tema lavoro e immigrazione. Dunque,
il libro si è composto, metaforicamente, di analisi e ricerche
sviluppate all&#8217;interno di questo percorso che ha sempre richiesto
approfondimento, aggiornamento e messa in discussione di ogni stato
di certezza. Le ricerche sono state bibliografiche ma soprattutto
sperimentate nel territorio pontino mediante l&#8217;osservazione
partecipata, elementi di sociologia visuale, raccolta di storie di
vita, analisi di sociologia delle migrazioni e dei processi economici
e sociali, entografia e metodologia applicata. La combinazione di
queste competenze, sommate ai dati e alle informazioni assunte nel
territorio pontino, ha sviluppato e articolato la riflessione
contenuta nel libro. 
</p>



<p><strong>Su cosa è basato il sistema di
sfruttamento nelle serre italiane? </strong>
</p>



<p>Su diversi fattori. In primis sul
processo di svilimento e squalificazione del lavoro, delle sue
relazioni sindacali e dunque di rappresentanza, di liberazione quale
dinamica di base, per precipitare nella sua delegittimazione e
nell&#8217;accettazione, anche collettiva, di riforme che ne hanno
mortificato la natura fino a comprendere lo sfruttamento come una
delle sue condizioni di base, quasi costituente. E poi i processi di
ghettizzazione ed emarginazione della fragilità a partire dalla
condizione giuridica e di classe dei migranti braccianti, considerati
inferiori per natura quando invece lo sono per legge e interesse. Lo
sfruttamento e le agromafie sono state incentivate in questo Paese e
le riforme che le hanno prodotte addirittura considerate necessarie
per generare sviluppo. Quest&#8217;ultimo però, da distinguere dal
progresso come ricorda Pasolini, ha riprodotto il rapporto
padrone-schiavo, come anche recentemente le Nazioni Unite hanno
ricordato e con esso anche un sistema di diseguaglianze ed
emarginazione, ora certificato e rafforzato dai decreti Sicurezza,
come recentemente ha ricordato Amnesty International Italia con il
suo studio “I sommersi dell&#8217;accoglienza”. Siamo a nuove forme di
schiavitù in un Paese che ha all&#8217;articolo 1 della sua Costituzione
un richiamo fortissimo al lavoro come generativo della democrazia.
Oggi siamo, come ricorda l&#8217;Eurispes, ad un business economico
complessivo delle agromafie di circa 25 miliardi di euro. Soldi che
vengono riciclati nel sistema economico ufficiale sino ad intossicare
le relazioni sociali e a riprodurre vincoli di classe rigidissimi.</p>



<p><strong>Nello sfruttamento sono coinvolte
anche le donne. In che misura?</strong></p>



<p>Hanno varie funzione e interpretano diversi ruoli. Quello più diffuso riguarda la condizione di ulteriore emarginazione, sfruttamento e violenza che esse subiscono. In genere percepiscono una retribuzione del 30% inferiore a quella dei loro colleghi e connazionali uomini. Inoltre in alcuni casi esse subiscono, come accade nelle campagne di Vittoria, in Sicilia, in Puglia e nell&#8217;Agro Pontino, ricatti e violenze sessuali perpetrate da padroni e caporali privi di scrupoli che così continuano ad usarle solo come corpi per soddisfare le loro ansie di profitto, di potere e sessuali.</p>



<p><strong>Può riportare alcuni esempi di
sentenze a vostro favore?</strong></p>



<p>Nell&#8217;Agro Pontino ci sono decine di
processi aperti ma ancora pochi sono arrivati a sentenza. Siamo però
fiduciosi che questo accadrà molto presto e speriamo che le sentenze
di condanna siano completamente eseguibili. 
</p>



<p><strong>In quali modi si può portare avanti
la lotta alle agromafie?</strong></p>



<p>Direi mediante alcune riforme di
sistema a partire da una riforma finalmente espansiva e rafforzativa
dei diritti del relativo mercato del lavoro, riforma del welfare che
vada incontro al disagio e lo sappia risolvere nella direzione del
suo superamento, approfondendo il tema di continuo per accrescere il
nostro livello di consapevolezza e di azione conseguente matura anche
dal punto di vista politico. Si tratta di un percorso lungo e
faticoso ma necessario, altrimenti continueremo a descrivere un
sistema che risulterà sempre invincibile pur non essendolo.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Congo, svendita di oro e umanità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 07:38:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi In questa rubrica è già stata affrontata la questione relativa all’impatto del colosso cinese nel continente africano, che può avvenire nelle maniere più disparate ma che, nella maggior parte dei casi,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="464" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Nuovo-presidente-Congo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12939" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Nuovo-presidente-Congo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Nuovo-presidente-Congo-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Nuovo-presidente-Congo-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>In
questa rubrica è già stata affrontata la questione relativa
all’impatto del colosso cinese nel continente africano, che può
avvenire nelle maniere più disparate ma che, nella maggior parte dei
casi, usa come punto di forza la vincita di appalti statali per la
costruzione di strade o ferrovie.</p>



<p>Siamo
in Congo, 6 miliardi di investimenti statali sono stati concessi a
società cinesi per la costruzione di nuove infrastrutture (strade e
dighe idroelettriche) in cambio di 10 milioni di tonnellate di rame e
600.000 di cobalto. Nel 2010, ancora, sono state vendute al ribasso 4
miniere ad un uomo d’affari israeliano provocando al paese la
perdita di 4 milioni di dollari. Il Congo, paese ricchissimo di
risorse naturali come litio, diamanti e oro, si svende al miglior
offerente ammettendo vere e proprie razzie di beni e svendita di
metalli di lusso.</p>



<p>Qualcuno
ha cercato di imporre tasse e diritti su oro, argento e platino,
senza arrivare a nulla di concreto poiché le imprese minerarie
estere, da sempre restie nel dover pagare dei dazi, hanno continuato
indisturbate ad estrarre materie preziose acquistabili al prezzo del
rame.</p>



<p>I motivi che hanno portato a questa situazione di crisi sono tra i più vari, in primis il fatto che il nuovo presidente Tshisekedi non è libero di agire. Costretto ancora alle volontà del suo predecessore Kabila; non ha possibilità di manovra in quasi tutta la gestione del paese: basti pensare che ad oggi la casa presidenziale è occupata da Kabila che ha spedito il nuovo Presidente in una residenza nel quartiere dell’Oua (nell’occidente del Paese).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="470" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Cobalto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12940" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Cobalto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 470w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Cobalto-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></figure></div>



<p>Nel
Paese che assicura il 60% della produzione mondiale di cobalto, i
problemi sono solo in aumento. A partire dalla già citata svendita
di risorse naturali fino ad arrivare all’insicurezza alimentare che
colpisce 13 milioni di congolesi. Un paradosso vero e proprio perché
le risorse presenti in Congo sarebbero sufficienti a sfamare un
miliardo di persone; questo accade perché il governo non ha
interesse a sfamare la sua popolazione, l’unico interesse è quello
di arricchire le casse dello stato di soldi illeciti e sporchi. Basti
pensare che i fondi stanziati per l’agricoltura nel 2018 sono stati
pari al 2,6% del bilancio totale dello Stato. Gli agricoltori non
sono invogliati a continuare nel loro lavoro e non vengono concesse
nemmeno le attrezzature di base come semi e fertilizzanti.</p>



<p>Oltre
a tutto ciò, le frequenti invasioni di cavallette e altri insetti
han fatto sì che i raccolti, faticosamente coltivati dagli
agricoltori, siano stati distrutti in una sola giornata.</p>



<p>La
svendita di terre che avviene in Congo è direttamente proporzionale
alla svendita che viene fatta dal Governo in termini di umanità nei
confronti dei propri cittadini: le persone vengono lasciate morire di
fame, la corruzione presente in tutto il paese non permette la
crescita e la mancanza di energia elettrica diminuisce le produzioni.
La popolazione è stanca e la rabbia è ai massimi livelli, aumentano
gli scioperi dei servizi pubblici e lo scontento di tutti è
percepibile.</p>



<p>Il
nuovo presidente (non ancora totalmente giudicabile) dovrebbe
staccarsi dalle politiche del suo predecessore, riprendersi la casa
presidenziale e riportare il paese in una situazione di stabilità.</p>
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			</item>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 09:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; La Festa del lavoro o dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni. Cos’è rimasto dei loro diritti,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/01/scritture-al-sociale-lavorare-per-morire-o-per-vivere/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi<span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10637" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p><strong>La Festa del lavoro o dei lavoratori</strong> viene celebrata il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1%C2%BA_maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">1º maggio</a> di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni.<br />
Cos’è rimasto dei loro diritti, delle tutele ?</p>
<p>Articoli di cronaca già nei primi mesi di quest’anno riferiscono numeri terribilmente in crescita. Corrono sul web e sulle pagine dei giornali lasciandoci inebetiti e fermi, rispetto ad una realtà dove si lavora per morire e non per vivere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10636" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="629" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 629w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></a></p>
<p>Sono 151 dall’inizio del 2018 (dato del 2 Aprile u.s.)</p>
<p>Ma non sono numeri. Sono VITE.<br />
Sono 151 famiglie senza più un marito, un papà, un figlio, un fratello, uno zio, una fidanzata, un amico.</p>
<p>Sono famiglie rimaste ferme con i loro ricordi, impotenti di fronte al silenzio e lasciate sole a naufragare nei meandri di una burocrazia che non riconoscerà loro, nella maggior parte dei casi, neanche un risarcimento equo.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono usciti salutando per andare al lavoro, al mattino, la sera o i in turni confidando nel loro rientro. Aspettando dalla vita un altro abbraccio, un bacio, un altro compleanno dei figli o un figlio da mettere al mondo. E’ impressionante il gelido furore che invade ogni abitazione, ogni stanza, ogni vita che si trova repentinamente a SUBIRE queste orribili tragedie.<br />
Le chiamano ‘morti bianche’ e troppo spesso non trovano condanne o iter di giustizia, restano dentro cartelline impolverate di qualche scrivania in attesa di ‘archiviazione’.</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"> <span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>&#8220;Non è accettabile morire così&#8221;<br />
</b></span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non in un Paese civile. Non in un Stato di diritti. Eppure accade ancora.</span></span></span><br />
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro, istituito nel 2009, raccoglie tutti i dati relativi agli infortuni mortali sul lavoro provenienti da diverse fonti, tra cui mass-media, comunicazioni di enti istituzionali o di associazioni del settore. Tutte le informazioni vengono analizzate dall’ufficio tecnico al fine di effettuare studi per capire le misure di sicurezza più idonee per prevenire le morti bianche.<br />
Riusciranno studi e percentuali a tradurre i numeri in Persone da tutelare?</p>
<p><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><br />
Lo speriamo, lo vogliamo. Perché la sicurezza sul lavoro sia una certezza.</b></span></span></span><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10635" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="655" height="394" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 655w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Il 1 MAGGIO</b></span></span></span></p>
<p>L’origine è relativa ad una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre del 1882, dall’ordine dei cavalieri del lavoro, una associazione nata nel 1869.</p>
<p>Di seguito la manifestazione ebbe una cadenza annuale ed è stato scelto il 1 Maggio per dare significato ai gravi incidenti accaduti nei primi giorni del mese di Maggio a Chicago durante uno sciopero fuori da una fabbrica dove la polizia chiamata per tenere in ordine la manifestazione sparò sui manifestanti. In Europa questa data è stata ufficializzata dai delegati socialisti.</p>
<p><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Nel 1890</b></span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> la rivista </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_Rivendicazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La Rivendicazione</i></span></span></a><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> scriveva in un articolo:<br />
</span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d&#8217;ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></span></p>
<p>Dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a> i sindacati confederali <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Generale_Italiana_del_Lavoro?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Italiana_Sindacati_Lavoratori?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISL</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Italiana_del_Lavoro_(1950)?utm_source=rss&utm_medium=rss">UIL</a>, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_del_Primo_Maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">concerto per celebrare il primo maggio</a>, rivolto soprattutto ai giovani: la manifestazione si tiene ancora oggi ogni anno a Roma in piazza di San Giovanni in Laterano, dal pomeriggio a notte fonda con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, ed è seguita da centinaia di migliaia di persone, oltre a essere trasmessa in diretta televisiva dalla Rai e altri canali Tv.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/01/scritture-al-sociale-lavorare-per-morire-o-per-vivere/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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