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	<title>sciopero Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Libertà per Alaa Abdel Fattah</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 07:11:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://api.whatsapp.com/send?text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah%20https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&amp;text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://www.instagram.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a></p>



<p>Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di ciascun partecipante. Ha iniziato Riccado Noury di Amnesty International e poi vi hanno aderito decine e decine di persone, intellettuali, attivisti per i diritti umani, politici, giornalisti, attori, scrittori. Una catena di solidarietà per sostenere le rivendicazioni di Alaa che sta svolgendo uno sciopero della fame dal 2 aprile. L’iniziativa è coordinata dall’amica giornalista e scrittrice, Paola Caridi curatrice del blog&nbsp;<a href="http://www.invisiblearabs.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.invisiblearabs.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/Free-Alaa-2-1024x367.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5661"/></figure>



<p>Sono passati 67 giorni dall’inizio dello sciopero di Alaa e le autorità carcerarie e giudiziarie hanno negato l’evidenza, sostenendo falsamente che Alaa non sta svolgendo nessun sciopero. Poi lo hanno spostato dal carcere di massima sicurezza di Tora, al carcere di Natroun dove ha ottenuto un materasso, dei giornali e libri forniti dalla famiglia, una penna e dei quaderni.</p>



<p>Per iniziativa della famiglia (la madre è nata in GB), Alaa ha ottenuto la cittadinanza britannica. Questo passo potrebbe alleviare le sofferenze del carcere duro e disumano al quale è stato costretto per anni. Adesso un avvocato britannico lo può difendere e il consolato può compiere visite in carcere per accertarsi delle sue condizioni.</p>



<p>La vita di Alaa è in pericolo, perché il perdurante sciopero potrebbe causare danni irreversibili per la sua salute. Le uniche notizie finora trapelate sono quelle giunte dalla sua famiglia, in seguito alla visita della madre il 12 maggio. La prossima visita sarà il 12 giugno.</p>



<p>Ecco un articolo uscito su il manifesto:</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/copertina-non-siete-ancorastati-sconfitti-738x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5662"/></figure>



<p>Il suo libro&nbsp;<strong><em>“Non siete stati ancora sconfitti”,</em></strong>&nbsp;una raccolta di suoi scritti, è stato pubblicato in Italia ed è stato presentato lo scorso ottobre al Salone del Libro di Torino. Ecco la sua presentazione sulle pagine dell’editore, Hopefulmonster – Torino.</p>



<p>Prima traduzione italiana degli scritti del blogger e attivista Alaa Abd el-Fattah, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011. Il libro esce grazie a una rete internazionale di editor e giornalisti, alla famiglia dell’autore, ad Amnesty International che da anni segue il caso dello scrittore tuttora in carcere, ad ARCI e alla collaborazione con la casa editrice Fitzcarraldo di Londra lo pubblica contemporaneamente nella traduzione inglese. Un volume in grado di restituire la drammatica situazione dell’Egitto nelle cui carceri si stimano siano reclusi oltre 60.000 detenuti politici e di coscienza, sottoposti a torture, esecuzioni capitali, ingiusto processo e lunghi periodi di detenzione preventiva, in palese violazione dei diritti umani e civili.</p>



<p><strong>Alaa Abd el-Fattah</strong>, nato nel 1981 al Cairo, è entrato per la prima volta in prigione a 25 anni, nel 2006. Le autorità egiziane lo avevano arrestato durante una manifestazione pacifica al Cairo. Divenuto la figura simbolo della dissidenza egiziana ha trascorso gli ultimi sei anni praticamente sempre dentro una cella, privato anche dei libri e della carta per scrivere. È considerato da Amnesty International un ‘prigioniero di coscienza’, il più noto tra le decine di migliaia di detenuti politici nelle carceri egiziane. Figlio della più importante famiglia egiziana di attivisti e difensori dei diritti umani e civili, Alaa incarna un’intera generazione di giovani egiziani che mettono la propria vita e la propria intelligenza al servizio del diritto alla dignità, individuale e collettiva.</p>



<p>Un libro che raccoglie suoi scritti scelti:</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/channel/UCQMa_efjkW4mwNyTL2etaCA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La presentazione online del libro</a></p>



<p>ALAA ABD EL-FATTAH</p>



<h1>Non siete stati ancora sconfitti</h1>



<p>La stanza del mondo</p>



<p>traduzione di Monica Ruocco<br>pagine: 288<br>formato: 16 x 22,5 cm<br>data di pubblicazione: ottobre 2021<br>confezione: brossura<br>lingua: italiano<br>isbn 9788877572882</p>



<p>€23,00</p>
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		<title>Turchia. Appello per salvare Ebru Timttik e Aytac Unsal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 08:19:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbrabieri.org) Appello promosso dagli avvocati turchi. IL NOSTRO APPELLO A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI E FORZE PROGRESSISTE PER LA SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA PER LA GIUSTIZIA E LA VITA IN TURCHIA! Il popolo rivoluzionario&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbrabieri.org)</p>



<p>Appello promosso dagli avvocati turchi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98706&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-FOTOok-300x176.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98706"/></a></figure>



<p>IL NOSTRO APPELLO A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI E FORZE PROGRESSISTE PER LA SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA PER LA GIUSTIZIA E LA VITA IN TURCHIA!</p>



<p>Il popolo rivoluzionario e progressista in Turchia che lotta per la giustizia si trova ad affrontare un attacco dopo l’altro.&nbsp;</p>



<p>E così, ci sono resistenze anche una dopo l’altra, che costano un prezzo molto alto.</p>



<p>Da un anno artisti rivoluzionari, prigionieri politici e avvocati del popolo in Turchia continuano a resistere con i loro corpi per respingere il pesante attacco e i tentativi di annientamento dell’intero movimento progressista nel Paese.</p>



<p>Siamo ben consapevoli e cerchiamo di seguire e organizzare al meglio la solidarietà con i popoli dei diversi Paesi, che sono anche in condizioni molto repressive e affrontano un periodo speciale di attacchi.</p>



<p>Tuttavia, vorremmo chiedervi di alzare la voce o con una dichiarazione video o con un messaggio scritto a sostegno dei due avvocati del popolo Ebru Timtik e Aytac Ünsal,&nbsp;<strong>che sono in punto di morte in Turchia per difendere la giurisdizione indipendente e i processi equi</strong>. In stato di arresto insieme a 8 loro colleghi, sono in sciopero della fame da 227 giorni (Ebru Timtik) e 196 giorni (Aytac Ünsal) per ottenere giustizia per il loro caso e in generale per la loro professione e la giustizia nel Paese.</p>



<p>Sono in punto di morte e sono tenuti in due diversi ospedali di Istanbul contro la loro volontà. Questo dimostra che le autorità mirano ad effettuare un intervento medico forzato non appena perdono i sensi.&nbsp;</p>



<p>La polizia aveva arrestato 17 avvocati, tra cui Ebru e Aytac, nel 2017, quando hanno difeso un caso molto importante di resistenza dei lavoratori pubblici. Il governo voleva lasciare i resistenti senza avvocati, come tutte le altre persone che hanno bisogno di difesa contro l’ingiustizia del regime.</p>



<p>Un tribunale ha ordinato il loro rilascio nella prima udienza dopo un anno di reclusione e l’accusa è intervenuta immediatamente: la giuria è stata sostituita con un altro tribunale che è ancora in carica e continua a mettere a repentaglio la loro vita con le sue decisioni ingiuste. Quando la 37a Corte d’Assise ha ricevuto questo caso ha ordinato il riarresto di 12 di questi avvocati nel giro di 10 ore. Sono stati condannati con un totale di 159 anni di carcere per aver fatto il loro lavoro di avvocati! Uno di loro ha ricevuto una pena di più di 18 anni di carcere.</p>



<p>L’ingiustizia continua in questo momento. Un altro tribunale ha confermato la sentenza, gli avvocati hanno portato il caso alla Corte Suprema e hanno iniziato lo sciopero della fame.</p>



<p>Ebru e Aytaç hanno iniziato lo sciopero della fame rispettivamente a gennaio e febbraio,&nbsp;<strong>lo hanno trasformato in death fast (sciopero della fame fino alla morte)</strong>&nbsp;il 5 aprile (significa che moriranno di fame se la loro richiesta per un nuovo e giusto processo non sarà accettata).</p>



<p>Ma il governo della Turchia continua con la sua ingiustizia e vuole che muoiano. I suoi media di supporto hanno cercato di influenzare i tribunali fin dall’inizio con menzogne e notizie false su di loro.</p>



<p>Quando la situazione degli avvocati è diventata molto grave, un gran numero di giuristi, associazioni nazionali e globali degli avvocati hanno spinto la Corte Suprema a prendere una decisione verso un processo equo.</p>



<p>Ma la Corte Suprema non fa altro che perdere tempo per lasciare morire di fame gli avvocati.</p>



<p>A seguito di questo tergiversare, i loro avvocati hanno chiesto un esame medico che rilevasse che non possono rimanere in prigione a causa delle loro gravi condizioni di salute. Anche in questo caso è stata la 37a Corte d’Assise ad occuparsi di questa richiesta. Accettò l’esame e l’Istituto di Medicina Legale inviò persino un rapporto in cui si diceva che non erano idonei al carcere.</p>



<p>Ma il tribunale ha ignorato il rapporto. Ha continuato la detenzione e ha ordinato il loro immediato trasferimento in due diversi ospedali, dove sono già da un mese in una stanza di isolamento non ventilata di 12metri sotto la supervisione di decine di gendarmi e la minaccia di essere alimentati con la forza in qualsiasi momento.</p>



<p>I loro colleghi, le famiglie, i clienti, gli intellettuali, gli artisti, i giornalisti, i deputati chiedono il loro rilascio e che le loro richieste siano accettate immediatamente. In diverse città del Paese, le guardie sono tenute quotidianamente davanti ai tribunali e agli ospedali.</p>



<p>Con la loro resistenza gli avvocati del popolo hanno accettato la loro disponibilità a sacrificare la loro vita per il bene della giustizia per il popolo e per un futuro luminoso nel Paese.&nbsp;</p>



<p>Ma il governo agisce da sordo e vuole che muoiano.</p>



<p>Già tre combattenti sono stati uccisi nella loro resistenza in sciopero della fame di giustizia, 2 dei quali musicisti del collettivo musicale socialista Grup Yorum <strong>– Helin Bölek e Ibrahim Gökcek –</strong> che hanno lottato contro la repressione, gli arresti arbitrari e i divieti di concerti. <strong>Mustafa Kocak</strong>, prigioniero politico, è morto di fame dopo 296 giorni per la sola richiesta di un processo equo: era stato punito con l’ergastolo senza alcuna prova, sulla base di informatori della polizia e di dichiarazioni firmate sotto tortura. </p>



<p>In questo momento altri due prigionieri politici oltre ai due avvocati stanno portando avanti uno sciopero della fame sino alla morte (death fast) da 180 giorni per ottenere un processo equo e per protestare contro la condizione disumana del loro regime di isolamento in prigione.&nbsp;</p>



<p><strong>Sarebbe un grande sostegno, se si potesse inviare un breve messaggio di solidarietà e di difesa della vita dei quattro scioperanti della fame Ebru Timtik e Aytaç Ünsal (avvocati dell’Ufficio legale del Popolo) e Didem Akman e Özgür Karakaya (prigionieri politici che chiedono i loro diritti umani fondamentali).</strong></p>



<p>Vi ringraziamo molto e sappiamo che la situazione in molti Paesi è grave. Tuttavia in questo caso concreto potete contribuire a mantenere in vita i nostri avvocati e prigionieri che resistono e a difendere direttamente la giustizia per il popolo.</p>



<p>VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE!</p>



<p>SE RESISTIAMO VINCEREMO!</p>



<p><em>Cari avvocati tutti, vi inviamo questo nuovo e urgente appello dei vostri colleghi in Turchia. La vostra firma è nuovamente richiesta con urgenza. Come sapete, la vita degli avvocati Ebru Timtik e Aytac Ünsal, che stanno facendo lo sciopero della fame per un processo equo e una giurisdizione indipendente, è appesa a un filo.&nbsp;</em></p>



<p><em>Grazie per il vostro sostegno.&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p>Vorremmo chiedere il vostro sostegno per una chiamata che è stata designata dai nostri colleghi in Turchia e che mira a riunire, un’altra volta, i colleghi internazionali e quelli turchi. Stiamo raccogliendo le firme per l’appello allegato. Si tratta di una brevissima dichiarazione che chiede alle autorità turche di rilasciare nuovamente Ebru e Aytaç in attesa di processo, e di far sapere a Ebru e Aytac che noi, come loro colleghi, abbiamo bisogno di loro nella nostra lotta per lo stato di diritto e la protezione dei diritti dei nostri clienti a un processo equo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Questo invito è aperto alle firme dei singoli avvocati.</strong>&nbsp;Se volete firmare, seguite il link sottostante e scrivete il vostro nome e cognome, è molto rapido e semplice farlo.</p>



<p>Il link è il seguente:&nbsp;<a href="https://forms.gle/Dj9yxrdRQTExhvoy6?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://forms.gle/Dj9yxrdRQTExhvoy6?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98707&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-immag-300x220.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98707"/></a></figure>



<p>L’avvocato Ebru Timtik e l’avvocato Aytaç Ünsal hanno iniziato uno sciopero della fame il 5 febbraio e hanno trasformato il loro sciopero in death fast il 5 aprile. Siamo preoccupati per la loro salute. Come è noto 18 «avvocati del popolo» in Turchia sono in carcere dal 2017 e sono stati condannati a 159 anni di carcere con tutte le falle procedurali dei vari casi e violando il loro diritto alla difesa. I giudici che all’inizio avevano emesso il verdetto di scarcerazione furono rimossi dall’incarico e dopo poche ore sono arrivati nuovi ordini di arresto per tutti gli avvocati rilasciati. Con il loro sciopero della fame chiedono una giurisdizione indipendente dalla politica e rivendicano il diritto a un processo equo.<br><em>Una petizione è stata lanciata per supportare le loro richieste. Per firmarla, scrivere una mail – indicando nome, lavoro e località – a savunmayaozgurluk@gmail.com</em><br><strong>Per altre informazioni: comitatosolidalegrupyorum@gmail.com</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98708&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-immagDUE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98708"/></a></figure>



<p>UNA NOTA DELLA BOTTEGA</p>



<p>Vale ricordare che l’alimentazione forzata è considerata da Amnesty International una forma di tortura e provoca danni irreparabili fisici e psichici.</p>



<p>(*) su questa tragica vicenda vedi il recente post&nbsp;<a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/il-lager-turchia-continua-a-uccidere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il lager Turchia continua a uccidere</a>&nbsp;e molti articoli su Yorum Grup; più in generale cfr&nbsp;<a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/turchia-dove-la-tortura-e-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Turchia: dove la tortura è il Potere</a>&nbsp;(di Lanfranco Caminiti.)</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/20/turchia-appello-per-salvare-ebru-timttik-e-aytac-unsal/">Turchia. Appello per salvare Ebru Timttik e Aytac Unsal</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Lettera/appello per Nûdem Durak</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 08:17:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carissimi, vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Carissimi,</p>



<p>vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato a dei bambini canti popolari curdi. L’accusa è stata aver favorito la “propaganda curda”. Attualmente è detenuta nel carcere di Bayburt.</p>



<p>Se nulla cambierà lei rimarrà in prigione fino al 2034, e questo solo per aver cantato nella sua lingua. Con alcune persone stiamo cercando di supportare la sua causa. Ci sono anche due pagine Facebook al riguardo:&nbsp;</p>



<p>1) <a href="https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>2) <a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Le scriviamo in carcere, ma non sempre le lettere le vengono recapitate, soprattutto negli ultimi tempi, perché il regime carcerario è stato inasprito. La situazione è ulteriormente peggiorata, come potete immaginare, a causa dell’emergenza covid-19.</p>



<p>Ci rivolgiamo a voi per chiedervi se ritenete possibile attivare iniziative per far conoscere la storia di Nûdem.&nbsp;</p>



<p>Molti politici, soprattutto francesi, si sono già mobilitati per lei. Inoltre pochi giorni fa il <strong>Gruppo di amicizia curda del Parlamento dell’UE</strong> ha inviato <strong>all’Alto Commissario per gli Affari esteri e la politica di sicurezza UE</strong>, Borrell, una lettera aperta nella quale lo si invita a una presa di posizione netta nei confronti della Turchia, proprio in riferimento al caso &#8211; esplicitamente citato &#8211; di Nûdem Durak (e in generale di tutti i prigionieri politici nelle carceri turche). È un inizio, ma non basta. Noam Chomsky, Demba Moussa Dembélé, Pinar Selek, Zehra Doğan, Elsa Dorlin, Peter Gabriel e moltissimi altri si sono espressi con vigore a favore della sua causa (come è possibile leggere nella pagina&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).&nbsp;</p>



<p>Sappiamo della visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa&nbsp;Dunja Mijatović in Turchia nel luglio del 2019 (durante la quale ha avuto modo di incontrare, tra gli altri, anche Ahmet Altan), e della denuncia dei comportamenti arbitrari della giustizia in quel paese, ma sembra che il vigoroso appello per ristabilire lo stato di diritto sia per ora caduto nel vuoto. Tutto questo è preoccupante.</p>



<p>Abbiamo letto con attenzione la sentenza annunciata presso il Parlamento europeo il 24 maggio 2018 conseguente alla Sessione del <strong>Tribunale Permanente dei Popoli</strong> sulla Turchia e il popolo curdo tenutasi a Parigi il 15 e il 16 marzo 2018. Le parole sono chiare, la ricostruzione dei fatti convincente, la descrizione dei crimini commessi dalla Turchia esplicita, l’individuazione delle responsabilità puntuale e rigorosa. È una sentenza importante: dice risolutamente la verità. Eppure la Turchia ha continuato: gli eventi dell’ottobre 2019 sono solo uno tra i tanti esempi.&nbsp;</p>



<p>Sappiamo inoltre di un impegno (anche economico – più di 10.000.000 di euro, di cui solo una parte direttamente stanziata dal CoE) da parte del Consiglio d’Europa (sezione: <strong>Directorate General – Human Rights and Rule of Law</strong>, settore: <strong>Human Rights National Implementation</strong>) per favorire una più completa attuazione dei diritti umani in Turchia. Anche questi sono passi significativi verso un adeguamento della Turchia agli “standards riguardanti il rispetto dei diritti umani in Europa”, quell’Europa della quale vorrebbe far parte a pieno titolo; ma come voi ben sapete, le carceri turche hanno inghiottito giornalisti, artisti, politici dissenzienti, in spregio alle più fondamentali libertà di cui ogni essere umano dovrebbe godere.&nbsp;</p>



<p>Confessiamo che di fronte a tutto questo è difficile sottrarsi alla sensazione che la Turchia tenga in ostaggio l’Europa: ostaggio della sua “forza geografica”. Molti infatti sostengono che la forza della Turchia sia proprio la sua geografia, in virtù della quale può minacciare l’Europa di aprire le proprie frontiere per far riversare nel vecchio continente l’oceano di esseri umani che, negli sterminati campi profughi turchi (“finanziati” proprio dall’Europa), aspettano in bilico la possibilità di un’esistenza migliore. Ci chiediamo e vi chiediamo: c’è da abbandonare la speranza se queste sono le condizioni?&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo “realisticamente” rassegnarci?&nbsp;</p>



<p>Infine: purtroppo abbiamo l’impressione che gli organi d’informazione in Italia (soprattutto quelli ad “ampia diffusione”) non seguano con l’attenzione che meriterebbero le dolorose vicende riguardanti la situazione dei curdi in Turchia, né quelle relative a intellettuali, artisti e musicisti che, come Nûdem, sono stati zittiti, alcuni dei quali spegnendosi dopo un coraggioso e tragico sciopero della fame: forse voi potreste fare qualcosa in tal senso.&nbsp;</p>



<p>Vi ringraziamo per l’attenzione prestata a questo messaggio.</p>



<p>Vi salutiamo cordialmente.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e Pasquale Annese</p>
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		<title>21 maggio. Sciopero dei braccianti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2020 07:33:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="512" height="316" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14109" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p>(da labottegadelbarbieriorg)</p>



<p><strong>Comunicato Stampa USB per lo&nbsp;sciopero dei braccianti del 21 maggio</strong></p>



<p>Basta con la politica degli annunci, bisogna passare ai fatti concreti per salvare veramente gli “ultimi” e gli “invisibili”. Nella giornata di ieri Usb Federazione Braccianti Basilicata ha incontrato il sindaco ed il vice sindaco di Montemilone per porre il problema di alcuni lavoratori che vivono in casolari fatiscenti e a rischio crollo. Bisogna immediatamente portare fuori da quella situazione i braccianti e dare loro un’abitazione adeguata al fine di rispettare la dignità ed i diritti di chi si spacca la schiena da mattina a sera nei campi per portare sulle nostre tavole i prodotti della terra.</p>



<p>A noi non servono più le parole e gli annunci o i comunicati. Ieri l’Amministrazione di Montemilone ha preso l’impegno di scrivere al Prefetto e di chiedere un incontro al fine di poter utilizzare alcune strutture demaniali. Ha preso inoltre l’impegno di fare una sanificazione di alcuni casolari abitati e di portare acqua e taniche nuove dove tenere l’acqua.</p>



<p>Usb in questo periodo di pandemia non ha lasciato soli questi lavoratori portando nei casolari cibo e acqua visto che le condizioni sono al limite della vivibilità. Con sempre maggiore insistenza di parla di riaprire qualche pseudo “centro di accoglienza” senza mai affrontare la situazione abitativa e le condizioni di vita di questi lavoratori. Si citano cifre esorbitanti di milioni di euro a disposizione per la risoluzione di questi problemi, ma tutto si ferma ad annunci e promesse che ogni anno a ridosso delle campagne stagionali ritornano alla ribalta. Ma la vergona resta sempre la stessa.</p>



<p>Ora si è aggiunto anche l’ultimo provvedimento fatto dal Governo per l’emersione degli invisibili: in un contesto di pandemia ciò che bisogna garantire è la salvaguardia della vita degli esseri umani, patrimonio di incommensurabile valore. L’Italia ripartirà davvero soltanto se riusciremo a tutelare il diritto alla vita. Cosa che non fa il Decreto Rilancio con l’articolo 110 bis dedicato alla regolarizzazione.</p>



<p>Nessun medico ha mai chiesto a un paziente che arriva in ospedale se ha un rapporto di lavoro o una promessa di rapporto di lavoro: lo cura e basta. Il governo ha invece deciso di preoccuparsi delle braccia e non della salute delle persone. Il governo ha deciso di preoccuparsi della verdura che rischia di marcire nei campi e non dei diritti delle persone.</p>



<p>Non è nemmeno una questione tra italiani e migranti, perché il 9° rapporto del Ministero del Lavoro sull’occupazione dice che l’82% dei braccianti sono italiani.</p>



<p>Con il Decreto Rilancio restano inascoltate le grida di dolore degli invisibili, dei dannati dei decreti sicurezza e della Bossi-Fini.</p>



<p>Per tutelarsi dal Covid-19 chiedevamo il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che consentisse loro di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base. Il governo ha scelto invece di non accogliere gli appelli disperati provenienti dalle zone rurali e dalle periferie metropolitane.</p>



<p>Per questi motivi, Usb Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili.</p>



<p><a href="https://www.basilicata24.it/2020/05/usb-proclama-lo-sciopero-dei-braccianti-78635/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Il 21 maggio sciopero dei braccianti agricoli</strong></p>



<p>Sarà lo ‘sciopero degli invisibili’, quello indetto dall’Usb e lanciato sui social dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro: “Sciopereremo perché abbiamo il diritto di vivere liberi come tutti gli essere umani nati liberi”, ha dichiarato ieri su Twitter.</p>



<p>La manifestazione ha ricevuto il supporto del Partito Comunista che invita tutti i lavoratori ad aderire: “Le politiche contro il bracciantato agricolo hanno tolto dignità ai lavoratori, degradandoli a braccia strumento del profitto, e puro inumano sfruttamento asservito alla produzione di cibo secondo le regole imposte dal mercato della distribuzione globalizzata”.</p>



<p>“Il mercato della filiera agroalimentare – si legge in una nota del segretario regionale Roberto Cadrilli – chiede braccia per la raccolta dei frutti della terra e la ministra Bellanova risponde svendendogli uno stock di schiavi extracomunitari ed esibendo le finte lacrime già viste nelle recite inscenate da altri ministri fiancheggiatori degli strozzini capitalisti e delle loro logiche di continuo furto ai danni dei lavoratori.</p>



<p>“Il governo Conte non ha cambiato né il pelo né il vizio. I lavoratori sono coloro che producono la vera ricchezza del Paese e quindi ai lavoratori con la pelle di qualsiasi colore deve essere riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa grazie al ricavo del loro lavoro. A loro deve essere permesso il diritto a una casa, all’istruzione, alla sanità pubblica e a costruirsi una famiglia senza chiedere l’elemosina agli enti caritatevoli.</p>



<p>Il salario percepito per un lavoro durissimo, onesto e socialmente indispensabile deve essere rapportato al costo della vita del lavoratore. Se ciò non accade è segno che i governi hanno intrapreso una politica economica di guerra contro i lavoratori, rendendoli schiavi. In agricoltura questo è ancora più evidente, drammatico, incivile e inumano.&nbsp;Il governo Conte, come i precedenti governi di destra e sinistra, comunque servi del capitale non vuole sviluppare politiche di riconoscimento della centralità del lavoro. La crisi strutturale della agricoltura a causa dell’entrata dell’Italia nell’Euro e nell’Unione Europea si è abbattuta come una mannaia sul collo dei piccoli proprietari terrieri, dei coltivatori diretti, dei contadini, dei braccianti agricoli. In venti anni di Euro, di politiche concertative dei sindacati confederali e di revisionismo politico, i lavoratori della terra hanno perso tutti i diritti acquisiti in decenni di lotte, impoverendosi fino al punto che il valore del salario dei braccianti si è dimezzato. Ai lavoratori extra comunitari e di colore, oltre allo sfruttamento bestiale e all’emarginazione in ghetti di squallidi e antigienici, viene dato nulla. Questi lavoratori obbligati a ritmi giornalieri di lavoro, a volte anche di 12 ore, riferiscono retribuzioni reali di miseri 20 euro non documentabili.&nbsp;Il 21 maggio, la lotta per la dignità del lavoro riparte dagli ultimi, perché i diritti sociali sono i più importanti”.</p>



<p><a href="https://www.foggiatoday.it/cronaca/sciopero-braccianti-agricoli-21-maggio.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Intervista di Annalisa Cangemi a Aboubakar Soumahoro (su Fanpage)</strong></p>



<p>I braccianti di tutta Italia sciopereranno il prossimo 21 maggio 2020, per protestare contro la nuova sanatoria per i migranti, contenuta nel decreto Rilancio, divenuta urgente per il governo a seguito della mancanza di manodopera nei campi e della conseguente impennata dei prezzi di frutta e ortaggi.&nbsp;Un provvedimento che nella pratica escluderà dall’emersione&nbsp;tanti lavoratori dell’edilizia, dei supermercati, dell’artigianato, della ristorazione, della logistica, che non potranno fare richiesta.</p>



<p>Non ci sarà nessuno a raccogliere frutta e verdura nei campi quel giorno. “Non vanno regolarizzate le braccia, ma gli esseri umani”, è questo il messaggio che arriverà forte e chiaro al governo, ha spiegato Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista dei lavoratori agricoli dell’Usb, contattato da Fanpage.it.</p>



<p><strong>Perché questo sciopero?</strong></p>



<p>Partiamo dal contesto attuale. Abbiamo oltre 31mila morti per il virus. Medici, infermieri, operatori della sanità, sono stati chiamati ‘eroi’: ecco loro negli ospedali, quando erano chiamati a salvare vite, non hanno mai chiesto quale tessera di partito avessero in tasca i pazienti, né hanno domandato la collocazione ideologica o post ideologica, se i malati avessero o meno un permesso di soggiorno o una carta d’identità italiana. Hanno sempre curato chi dovevano, senza mai sottrarsi.&nbsp;Il governo nel contesto della pandemia ha l’unico dovere di proteggere le vite, nessuna esclusa. Quando si fa il decreto ‘Cura Italia’ e vengono adottate delle misure di confinamento generale, per prevenire i rischi, si è scoperto che il contesto preesistente alla pandemia era un contesto lacerato, dilaniato dalle disuguaglianze sociali: persone che non hanno nemmeno una casa non sanno cosa sia il distanziamento sociale. Lo Stato doveva salvare tutti. Invece ha fatto esattamente l’opposto di quello che fanno i medici e gli infermieri. Ci si è preoccupati della verdura e della frutta, che si teme possano marcire, piuttosto che delle persone, i cui diritti stanno marcendo da anni nei campi. Voglio ricordare qualche nome:&nbsp;Paola Clemente, 49enne bracciante di San Giorgio Jonico deceduta in un vigneto di Andria il 13 giugno 2015,&nbsp;Soumaila&nbsp;Sacko, 29 anni, del Mali, con regolare permesso di soggiorno, ammazzato nel Vibonese da una&nbsp;fucilata il 3 giugno 2018. E un pensiero va a tutti gli uomini e le donne che tutti i giorni si spaccano la schiena nei campi. A mancare ancora una volta sono i diritti.</p>



<p><strong>Cosa non va in questo provvedimento?</strong></p>



<p>Si è scelto chiaramente di produrre un provvedimento che nel merito della questione ha come base quella di preoccuparsi dell’utilità di mercato, anziché di salvare le vite. Le nostre critiche sono di varia natura, ne cito giusto tre: l’aver riservato la regolarizzazione ad alcuni settori, escludendone altri. Dove sono i riders, la logistica, i facchini, gli ambulanti, gli edili, la ristorazione?</p>



<p><strong>Quali sono le altre criticità?</strong></p>



<p>Il secondo punto riguarda l’aver riservato la regolarizzazione a coloro i quali hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. Qui bisogna ricordare che il tutto si sta svolgendo nel tessuto legislativo dei decreti Sicurezza. E quindi ci sono le vittime dei decreti che non avranno accesso a questa emersione, perché il governo non ha avuto l’audacia, il coraggio, di cancellare questi decreti, che sono una fabbrica di produzione di marginalità e di dannati, resi invisibili. Il terzo elemento che non va nella sanatoria è l’aver subordinato il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, il che è una miscela esplosiva di sottomissione del lavoratore e della lavoratrice a qualsiasi forma di ricattabilità e sfruttamento.</p>



<p><strong>Quali migliorie proponevate al provvedimento?</strong></p>



<p>L’urgenza consisteva nel rilasciare un permesso di soggiorno alla luce dell’attuale contesto di pandemia, che sia convertibile anche per attività lavorativa. La nostra proposta è semplice.</p>



<p><strong>Qual è la partecipazione prevista allo sciopero?</strong></p>



<p>Intanto voglio dire che quel giorno non ci sarà né raccolta di asparagi, né raccolta di mirtilli o di verdura. Visto che per lo Stato siamo stati invisibili noi il 21 maggio saremo invisibili anche per i campi. Sarà sciopero totale. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto la solidarietà di tantissimi consumatori e consumatrici, centinaia, che stanno riscoprendo cosa c’è dietro a una forchettata di spaghetti, e cioè il sudore, la fatica, l’immiserimento. E ci stanno mandando tantissimi messaggi, per annunciarci che loro quel giorno non faranno la spesa, e indosseranno virtualmente gli stivali, mentre noi saremo nelle campagne, con gli stivali reali, a incrociare le braccia. Poi stiamo ricevendo messaggi anche da tanti agricoltori, che ci dicono che loro quel giorno non andranno a lavorare. Abbiamo avuto migliaia di adesioni. Ci sono assemblee, nell’Agro Pontino, in Emilia-Romagna, in Toscana, in Calabria, nel foggiano. Lì domenica ci sarà una grossa assemblea nell’insediamento dei braccianti di&nbsp;Torretta Antonacci. Tra coloro che sciopereranno ci sono anche braccianti con il permesso di soggiorno, perché i loro diritti non sono riconosciuti. In questo momento ci sono braccianti nella Piana di Gioia Tauro che sono impiegati nella raccolta dei mirtilli, e percepiscono 30 euro al giorno, si spaccano la schiena dall’alba al tramonto, invece dei 50 euro circa previsti dal contratto. È chiaro che nessuno deve permettersi di strumentalizzare la fatica di questi uomini e donne, narrando una realtà che non esiste, quando non hanno mai messo sentimentalmente, moralmente, eticamente e concretamente gli stivali per immedesimarsi nei braccianti, italiani o stranieri che siano.</p>



<p><strong>Cosa hai pensato quando la ministra Bellanova si è commossa mentre annunciava il decreto?</strong></p>



<p>Ero impegnato in un’assemblea con i braccianti.</p>



<p><strong>Qual è la dotazione di Dpi nei campi, che dati avete?</strong></p>



<p>Ho lanciato una campagna di raccolta, tutt’ora aperta, mentre venivano emanati i vari dpcm, perché ai braccianti veniva detto che dovevano lavorare nei campi per assicurare il cibo per la popolazione, senza dispositivi di protezione individuale, e fino ad ora, chi parla di lotta al caporalato, non è stato in grado di convocare il tavolo sullo sfruttamento e il caporalato in agricoltura, mentre noi eravamo, e siamo, esposti. Grazie alla nostra raccolta continuiamo a comprare e distribuire generi alimentari ai braccianti e alle famiglie, anche italiane, e dispositivi di protezione individuale. Non ne abbiamo ricevuto neanche uno, da parte di chi in queste ore ha detto di preoccuparsi della nostra condizione, quando in realtà non è connesso sentimentalmente con noi. Noi stiamo girando dappertutto, siamo stati in Basilicata, in Calabria, in Puglia, e continueremo a girare l’Italia.&nbsp;Il governo ha abdicato a questa nobile e civile missione. Ma noi non ci arrendiamo, continueremo a chiedere la salvezza delle persone.</p>



<p><a href="https://www.fanpage.it/politica/braccianti-in-sciopero-soumahoro-a-fanpage-it-governo-preoccupato-della-frutta-non-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Dai campi ai supermercati, più diritti meno sfruttati. Solidarietà ai braccianti in sciopero (dice Potere al Popolo)</strong></p>



<p>Il 21 maggio nei campi di raccolta della Piana di Gioia Tauro, del Foggiano e di tante altre regioni d’Italia i lavoratori migranti agricoli hanno deciso di incrociare le braccia contro il provvedimento di regolarizzazione previsto nel “Decreto Rilancio”, un provvedimento insufficiente sia per rispondere ai bisogni economici e sociali dei braccianti stessi, sia per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica che sta colpendo tutto il paese.</p>



<p>I braccianti in sciopero chiedono che vengano rispettati tre diritti fondamentali da parte dei padroni e dello stato: 1° un documento di soggiorno per tutti i migranti come primo passo che permette di emergere dallo sfruttamento del lavoro nero; 2° il rispetto e la garanzia di pagamento di un salario dignitoso; 3° un programma di inserimento abitativo come risposta alle condizioni iper-precarie nei ghetti che costeggiano i campi.</p>



<p><strong>Che cosa c’entra con noi questo sciopero?</strong></p>



<p>Il lavoro agricolo costituisce il primo anello della filiera agroalimentare. Nel suo insieme, si tratta del primo settore economico italiano in quanto a fatturato: ma a questa immensa ricchezza corrisponde una enorme diseguaglianza per quanto riguarda la sua distribuzione. I colossi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), infatti, esercitano una enorme pressione – che sfocia nel ricatto vero e proprio e nell’imposizione di prezzi e condizioni – nei confronti dei produttori agricoli, in larghissima parte aziende di piccole dimensioni che non possono trattare ad armi pari. Questa pressione si traduce nel tentativo di risparmiare il più possibile sull’elemento più semplice da colpire per qualsiasi tipo di azienda: il costo del lavoro. Da qui hanno origine le condizioni di lavoro disumane e i salari infami che vengono imposti ai lavoratori agricoli. Ma questa disuguaglianza di base non colpisce solo i braccianti: ogni anello della filiera prova a massimizzare il profitto scaricando tutto sui lavoratori e sulle lavoratrici, dai campi fino ai supermercati, passando per le industrie della lavorazione e le compagnie della logistica.</p>



<p>Nei mesi d’emergenza queste disuguaglianze si sono manifestate con maggiore intensità: in un periodo in cui una larga parte dell’economia infatti lamenta la paralisi o la crisi, milioni di euro sono finiti nelle casse della GDO. Le nostre spese si sono concentrate nei supermercati, e allo stesso tempo abbiamo comprato di più rispetto al solito. Tra marzo e aprile le vendite sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, con acquisti concentrati per il 44% nei supermercati della GDO!</p>



<p>E mentre aumentavano vendite, prezzi e profitti della GDO, aumentavano anche gli orari e i ritmi di lavoro di cassiere e magazzinieri dei supermercati. Sono numerosi i loro racconti che denunciano le condizioni di sfruttamento che si sono intensificate durante gli ultimi mesi. A questo si aggiungono la mancanza di dispositivi di protezione individuali e minacce di licenziamento per chi chiedeva semplicemente di lavorare in sicurezza. La ciliegina sulla torta? Molte aziende hanno deciso di approfittare della copertura offerta dalla pandemia e dai provvedimenti presi per contrastarla, e i lavoratori della GDO stanno cominciando a essere messi in cassintegrazione a migliaia.</p>



<p>Dopo mesi che si parlava di una regolarizzazione, adesso è arrivata e sembra una beffa, un provvedimento utile solo a continuare a sfruttare il lavoro dei braccianti e lasciare così com’è il meccanismo generatore di sfruttamento e diseguaglianze su cui si regge l’intera filiera. Lo sciopero dei braccianti agricoli mette in questione questo meccanismo di sfruttamento in tutta la filiera agroalimentare. È fondamentale sostenere chi chiede diritti, uguaglianza e unità tra i lavoratori – perché i diritti di alcuni diventano diritti di tutti.</p>



<p><strong>Ma quanto costa la produzione agricola? Trasparenza dei prezzi subito!</strong></p>



<p>Oggi per produrre 1kg di clementine biologiche ci vogliono 26 centesimi di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la raccolta, per il confezionamento e per il trasporto. La GDO acquista la frutta sempre attraverso intermediari, praticamente mai direttamente dal produttore. Quindi, un produttore, per non fallire, deve vendere le clementine almeno a 60 centesimi.</p>



<p>Nel 2019 le clementine biologiche della Piana di Gioia Tauro sono state pagate 32 centesimi al kilo, con raccolta a carico dei produttori. Se si tolgono 11 centesimi per la raccolta, il prezzo di produzione diventa di 21 centesimi – quindi si tratta di un prezzo nettamente sottocosto. E sono le stesse clementine che si trovano sui banchi dei supermercati della GDO a € 2,50/kg.</p>



<p>Questo semplice calcolo dimostra che esiste solo una variabile sulla quale si riesce a risparmiare: la manodopera! Lo sfruttamento dei braccianti e dei piccoli produttori, ma anche dei lavoratori del trasporto e dei supermercati della GDO è quindi un elemento strutturale della filiera agroalimentare che genera enormi profitti da un lato, mancanza di diritti, salari bassi e condizioni di lavoro disumani dall’altro.</p>



<p>È necessario che la GDO pubblichi nei cartellini dei loro banchi non solo il prezzo di vendita, ma anche il prezzo pagato al produttore al netto di tutte le intermediazioni (il cosiddetto prezzo sorgente). In questo modo non si elimina lo sfruttamento della manodopera, ma si da un elemento in più per tracciare la distribuzione della ricchezza lungo la catena di valore della filiera agroalimentare – un elemento di coscienza indispensabile per combattere e cambiare l’ordine delle cose.</p>



<p><strong>Cosa vogliamo quindi?</strong></p>



<p>Il 21 maggio ci troveremo davanti ai supermercati della GDO in primo luogo per esprimere la nostra massima solidarietà ai braccianti agricoli in sciopero contro le condizioni di sfruttamento che vivono quotidianamente. Con le nostre azioni vogliamo portare le loro rivendicazioni fuori ai campi di raccolta. Le loro rivendicazioni sono le nostre:</p>



<ul><li>un permesso di soggiorno per tutti i migranti per emergere dal lavoro nero e per ottenere diritti fondamentali per ogni uomo e ogni donna;</li><li>il rispetto di condizioni di lavoro e salariali dignitosi in tutta la filiera agroalimentare: braccianti, trasportatori, cassiere, magazzinieri ecc.;</li><li>una legge nazionale che costringa i supermercati a indicare i prezzi di sorgente in modo da tracciare i costi lungo tutta la catena di valore della filiera agroalimentare.</li></ul>



<p>Per noi la giustizia e i diritti non possono essere selettivi!</p>



<p><a href="https://poterealpopolo.org/solidarieta-braccianti-sciopero/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Un bracciante è stato picchiato per aver chiesto una mascherina. Questa è l’Italia del 2020 – Giulio Cavalli</strong></p>



<p>No, il Covid-19 non è una livella, non ne usciremo migliori, non saremo tutti uguali davanti alla malattia e non sta andando tutto bene. Forse sarebbe anche il caso di abbandonare questa narrazione quasi epica che riempie tutti i giornali con le sensazioni di chi si è bevuto il primo caffè o di chi è riuscito dopo due mesi ad accorciarsi i capelli e ci sarebbe da volgere lo sguardo lì tra le pieghe degli ultimi, quegli ultimi che sono sempre stati ultimi e che nell’epoca del Coronavirus retrocedono ancora.&nbsp;<a href="https://www.tpi.it/cronaca/latina-bracciante-licenziato-e-picchiato-dopo-aver-chiesto-mascherine-arrestato-limprenditore-20200518604647/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>A Terracina uno degli ultimi schiavi si è ritrovato in un fosso</strong></a>, con la testa spaccata e con qualche osso rotto, come uno scarto che si spera di poter nascondere nel gorgo del fango, come qualcuno che merita di finire a fondo tirando lo sciacquone.</p>



<p>È l’ennesima storia che arriva da un territorio che insiste nel negare la presenza del caporalato e il suo rigurgito di schiavi e racconta di un giovane lavoratore che ha commesso l’imperdonabile errore di pretendere ciò che sta scritto nei tanto decantati decreti e nelle linee guida per la sicurezza che in alcune parti d’Italia diventano carta straccia. Lui aveva chiesto le mascherine, mascherine per non morire di Covid in quelle 12 ore di lavoro (pagate 4 euro all’ora) a cui sopravvivere sotto il sole per raccogliere la frutta e la verdura. Mentre lì in alto discutono di regolarizzazioni e se la giocano su presunte invasioni e su razzismi mascherati qui in fondo, in mezzo ai campi veri, si consuma un’orrida transumanza di uomini che valgono solo per le loro braccia come se attaccato non ci fosse anche tutto il resto del corpo, come se non ci fosse testa, come se non ci fosse cuore.</p>



<p>Lo schiavo chiede una mascherina e viene licenziato: se le persone non esistono non esistono nemmeno i loro diritti, facile facile. Quando si è permesso di chiedere al suo datore di lavoro almeno gli arretrati per i giorni lavorati è stato pestato e gettato in un fosso. Due imprenditori, finti imprenditori che sanno solo macellare carne umana, padre e figlio, sono stati arrestati per estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. È una storia minima, laterale eppure racconta che l’infettività dell’uomo che diventa bestia è peggio del virus dei pipistrelli. Solo che su queste notizie non c’è nessun clamore politico, nemmeno un po’ di strumentalizzazione. È accaduto, sta accadendo e accadrà ancora: allo schiavismo interessa che non se ne parli per poter continuare tranquillamente a strisciare. Proprio come un virus.</p>



<p><a href="https://www.tpi.it/opinioni/caporalato-bracciante-picchiato-mascherina-italia-2020-20200519604937/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>scriveva Max Frisch (a proposito degli italiani), nel 1965</strong></p>



<p><em>Riprendiamo questo intervento del 1965 del grande scrittore svizzero da&nbsp;</em>Cercavamo braccia, sono arrivati uomini<em>, un”antologia di suoi scritti curata da Mattia Mantovani, per l”editore Armando Dadò di Locarno, che ringraziamo.</em></p>



<p>Un piccolo popolo sovrano si sente in pericolo: cercavamo braccia, sono arrivati uomini. Non divorano il benessere. Anzi, al contrario, sono indispensabili al benessere stesso. Però sono qui. Lavoratori ospiti o lavoratori stranieri? lo preferisco la seconda definizione: non sono ospiti che vengono serviti per ricavarne del guadagno. Sono persone che lavorano, e che lavorano all”estero, perché nella loro patria al momento non avevano possibilità di campare. Non si può volergliene male. Parlano un”altra lingua, ma anche in questo caso non si può volergliene, soprattutto perché la lingua che parlano è una delle quattro lingue nazionali. Ma questo rende molte cose più complicate. Si lamentano di essere alloggiati in condizioni disumane, a prezzi folli, e non sono assolutamente entusiasti. Il che è inconsueto. Però si ha bisogno di loro.</p>



<p>Se il piccolo popolo sovrano non si facesse un vanto della propria umanità e tolleranza e così via, il rapporto con la manodopera straniera, con i lavoratori stranieri, sarebbe più semplice: li si potrebbe sistemare in veri e propri campi di raccolta, dove potrebbero perfino cantare, e in questo modo non riempirebbero di stranieri le nostre strade. Ma non si può farlo: non sono prigionieri, e nemmeno fuggiaschi. E allora ecco che vanno nei negozi e fanno acquisti, e quando hanno un infortunio sul lavoro o si ammalano vengono ricoverati anche loro negli ospedali. Ci si sente invasi dagli stranieri, e allora si comincia lentamente a prendersela con loro. Sfruttamento è una parola abusata, a meno che siano i datori di lavoro a sentirsi sfruttati. Si dice che risparmino un miliardo all”anno e lo spediscano a casa. Non era questo che si intendeva. Risparmiano. E in fondo anche in questo caso non si può volergliene. Però sono qui, un”invasione di persone straniere quando invece, come detto, si voleva soltanto della forza lavoro. E sono non soltanto uomini, ma sono anche diversi. Italiani. Stanno in fila alla frontiera: è inquietante. Si deve pur comprendere il piccolo popolo sovrano. Sarebbe inquietante anche se l”Italia all”improvviso chiudesse le proprie frontiere.</p>



<p>Cosa fare? Non si può fare a meno di prendere severi provvedimenti che non entusiasmano gli interessati, nemmeno i datori di lavoro interessati. È naturale. Nel paese c”è una congiuntura economica favorevole, ma non c”è entusiasmo. Gli stranieri cantano, in quattro in una stanza da letto. Il governo federale non tollera l”ingerenza di un ministro italiano: in fondo si è indipendenti, anche se poi si dipende dai lavapiatti stranieri, dai muratori, dai manovali, dai camerieri eccetera eccetera. Indipendenti (così credo) dagli Asburgo e dalla Comunità Economica Europea. Siamo realisti: 500 mila italiani sono una piccola parte, né più né meno come i negri negli Stati Uniti. Però sono un problema. Un nostro problema, purtroppo. Lavorano bene, a quanto pare, sono perfino molto capaci: in caso contrario non ne varrebbe la pena, se ne dovrebbero andare, e il pericolo dell”invasione degli stranieri sarebbe scongiurato. Debbono comportarsi in maniera irreprensibile, meglio dei turisti, perché in caso contrario il paese ospitante rinuncia alla congiuntura favorevole. Questa minaccia, va da sé, non viene espressa, a eccezione di alcune teste calde che non capiscono nulla di economia. In generale ci si mantiene sul piano di un tollerante nervosismo.</p>



<p>Sono troppi, ecco il motivo. Ma non nei cantieri, non nelle fabbriche, non nelle stalle e nemmeno nelle cucine. No, sono troppi nelle ore libere, soprattutto di domenica all”improvviso sono troppi. Balzano all”occhio, sono diversi. Osservano le ragazze e le donne, fintanto che non possono portare le proprie all”estero. Non si è razzisti. In fondo è una tradizione non essere razzisti, e la tradizione si è conservata nella condanna di atteggiamenti francesi o americani o russi, per non parlare dei tedeschi, che hanno coniato il concetto di popoli aiutanti. Tuttavia sono diversi, ecco tutto. Mettono a repentaglio le peculiarità del piccolo popolo sovrano che non ama farsi descrivere, a meno che non si tratti di un autoelogio che non interessa gli altri. Adesso invece sono gli altri a descriverci.</p>



<p>Vogliamo leggerlo?<br>Un libro di questo genere, che non sostiene una tesi ma presenta del materiale, lo si può leggere in diversi modi. Forse il modo più fruttuoso per leggerlo consiste nel leggerlo non già in quanto svizzero, ma ad esempio in maniera assolutamente letteraria. Come suonano le parole quando persone semplici parlano di se stesse? Ci sono passi, quasi in ogni colloquio, che ricordano la Bibbia, e sono così concretamente lapidari nella loro precisione che catturano l”interesse anche quando si tratta di circostanze già note. Di cosa fanno esperienza? Dell”uomo come manodopera in una società basata sulla libera impresa, certo, ma la loro esperienza rimane assolutamente apolitica, e il loro sentimento si presenta come nostalgia. Non c”è nessun rivoluzionario, il che è piuttosto toccante. Tutti parlano della famiglia. È il loro ethos. Un ethos cristiano e anche molto mediterraneo. Separazione dalla famiglia, risparmiare per la famiglia, abitare con la famiglia, la speranza in una piccola casa non all”estero ma piuttosto in Sardegna o in Romagna o in Sicilia: è di questo che parlano in continuazione.</p>



<p>Talvolta c”è un che di antico. La cultura si presenta non già come formazione, ma come eredità pratica, l”umanità non si presenta come teoria. A parlare è una stirpe che è cortese perfino nel lamento. Non sono educatori del mondo. E il denaro in quanto denaro non è una misura, nemmeno per i più stupidi. Anche se non sanno qual è la loro altra misura, tuttavia ce l”hanno e non si aspettano che altri non la conoscano. Una strana stirpe: molto umile, in fondo, ingenua, non sottomessa né servile, ma anche non arrogante, solamente non disposta a essere umiliata, e del resto poco nazionalista anche nella diaspora. Non sono assetati di potere: molti di loro, fiduciosi nella vita al pari dei bambini, si spaventano della neve in terra straniera e hanno bisogno di parecchio tempo per capire di che genere sia il freddo che li atterrisce.</p>



<p>L”altra faccia la conosciamo:<br>Il mito che la Svizzera offre a se stessa, e il fatto che il mito non risolve alcun problema, e quindi l”isteria dovuta alla sensazione di impotenza. Ogni problema che dobbiamo affrontare manda in riparazione il concetto della Svizzera.<br>Speriamo che la riparazione riesca…</p>



<p>Tratto da&nbsp;<a href="http://www.lostraniero.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lostraniero.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Traduzione di Mattia Mantovani</p>



<p><a href="https://www.personaedanno.it/articolo/linvasione-degli-stranieri-max-frisch?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/YIqFZpHQ6GY?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;autohide=2&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen="true"></iframe></figure>



<p></p>



<p>“<em>…L’infanzia e la fanciullezza di Di Vittorio sono anni di miseria e di sofferenze. Il padre, salariato fisso in una grande masseria, muore di polmonite per aver voluto mettere in salvo il bestiame dell’azienda nel corso di un violento temporale. La madre, rimasta sola con i due figli, Stella di dodici anni e Peppino di sette anni, cerca di guadagnarsi il pane, lavando i panni dei vicini di casa. Ma le difficoltà sono tali che il fanciullo, nonostante le insistenze del maestro, che poco prima aveva premiato il suo profitto con un ambito riconoscimento, deve abbandonare la scuola, prima della fine dell’anno scolastico, alla seconda elementare.</em></p>



<p><em>Il suo primo giorno di occupazione non soddisfa il padrone. Questi constata che fino al tramonto il ragazzo ha raccolto solo pochi chili di piselli e lo avverte che se l’indomani non avrà reso sufficientemente lo dovrà licenziare. Di Vittorio tiene ben conto dell’avvertimento, che amerà ricordare come « la prima lezione di economia » da lui appresa nella vita. Lavora come è necessario e a distanza di due mesi ottiene il primo ingaggio per la mietitura. Per la prima volta si allontanerà per settimane dalla famiglia e sperimenterà la vita collettiva della grande masseria pugliese.</em></p>



<p><em>Allora i braccianti del Tavoliere lavoravano quattordici ore al giorno e l’unico pasto che somministrava il padrone era l’acquasale, consistente in un mestolo di acqua calda versata in una ciotola piena di pane nero, condito con poche gocce d’olio…</em></p>



<p><em>…Di Vittorio non ha ancora compiuto i 13 anni quando, nel 1905, Cerignola fa il primo sciopero generale.Egli si astiene dal lavoro e prende parte alla grande manifestazione che si svolge al centro del paese. La cavalleria carica, uccidendo cinque lavoratori. Il più giovane di questi aveva l’età di Di Vittorio ed era suo amico. Nel primo anniversario dell’eccidio, all’età di 14 anni, davanti a una piccola folla commossa, Di Vittorio pronuncia il suo primo discorso per commemorare il ragazzo caduto.L’anno successivo fonda il circolo giovanile socialista, che in poco tempo raggiunge i 400 soci…”</em></p>



<p><em>(http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1967/1967pdf_parte1/1b/1967_p1_38-46_magno.pdf)?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Chissà cosa farebbe&nbsp;Di Vittorio il 21 maggio 2020.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221; Aggiornamento dall&#8217;Ecuador</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 07:22:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13150" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“El pueblo unido
jamás será vencido”. Quante volte ho sentito queste frasi
in America Latina, durante proteste, manifestazioni, concerti, raduni
universitari… ho perso il conto. Per anni e anni, strade, piazze e
luoghi pubblici, dal Messico fino all’Argentina, passando per il
Venezuela e la Colombia si sono riempiti di queste potenti parole.
Adesso, l’eco del popolo unito arriva dall’Ecuador. 
</p>



<p>Proteste nate dai movimenti indigeni a
causa delle misure economiche implementate dal governo di Lenin
Moreno, soprattutto l’eliminazione dei sussidi per i combustibili.
Il “galón”, che sarebbe equivalente a 3 litri, è passato da
1,85 a 2,39 $. E’ salito più del 120% e questo ha scatenato
proteste partite dal settore del trasporto insieme ai movimenti
indigeni e agli studenti. Manifestazioni in largo e lungo, con alte
concentrazioni di scontri tra polizia e civili a Quito e Guayaquil.
Mobilitazione di forze armate e polizia, che come prassi eseguono
l’abuso di potere e compiono alla perfezione le loro danze
repressive e l’attivazione di misure aggressive contro il popolo,
sebbene il popolo abbia complicato le cose con lo sciopero nazionale,
tagliando tutti i servizi essenziali. 
</p>



<p>Dalla sua parte il Presidente Lenin Moreno ha accusato Nicolas Maduro e l’ex presidente Rafael Correa di essere gli artefici di questa crisi… qualunque situazione è possibile nel continente incredibile del Realismo Magico. Nel frattempo, da Caracas è arrivato un comunicato che nega e anche Correa nega. Quello che è vero è che il Presidente Moreno ha dovuto fare gli accordi con il FMI per combattere la crisi economica e fiscale del paese, e da quello che si può capire, queste misure estreme hanno scatenato il tutto.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="560" height="373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13151" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p>La settimana scorsa, il settore
indigena clamava per la devoluzione dei sussidi al carburante,
importante per il trasporto ma anche per la loro economia, altrimenti
avrebbero invaso ancora le strade, nonostante la militarizzazione
delle strade da parte del governo e il decreto dello stato di assedio
e il coprifuoco nella capitale che imperava settimana scorsa. 
</p>



<p>Le informazioni ufficiali del governo
parlano di 929 arresti e più di 500 feriti tra civili e polizia. I
Social e la stampa parlano anche di 6 morti da quando è iniziata la
crisi, una quindicina di giorni fa. Le immagini sui social, alcune
già censurate, mostrano video e foto agghiaccianti di 3 giovani
morti buttati giù da un ponte dalla polizia, manganellate, botte e
spruzzi di acqua, proiettili a cuscinetto contro i manifestanti, ecc.
 
</p>



<p>Secondo il
governo le forze dell’ordine devono tutelare l’ordine pubblico e
la sicurezza dei cittadini durante gli scontri di piazza. Partono gli
apparati repressivi del governo e si scatena la battaglia contro i
civili, è il solito copione latinoamericano, del passato e del
presente. 
</p>



<p>Adesso si sono un po’ calmate le
acque perché sono iniziate le trattative tra il governo e i gruppi
indigeni, chiesa cattolica e ONU come intermediari, dopo 10 giorni di
sciopero nazionale e tanti scontri, il paese deve fare i conti con
l’aumento della benzina, con le voci sempre più frequenti che
dicono che Rafael Correa è dietro a tutta questa crisi e con gli
strascichi dello sciopero. 
</p>
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		<title>Algeria: gli avvocati scioperano a favore di uno stato di diritto Unione europea tace sull&#8217;aumento della violenza contro manifestanti pacifici</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/22/algeria-gli-avvocati-scioperano-a-favore-di-uno-stato-di-diritto-unione-europea-tace-sullaumento-della-violenza-contro-manifestanti-pacifici/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 07:26:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 1.000 avvocate e avvocati in toga nera hanno sfilato giovedì 11 luglio per le strade di Algeri chiedendo la liberazione di 34 Masiri (Berberi) arrestati nelle scorse settimane durante le proteste a favore&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br></p>



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<p></p>



<p>Più di 1.000 avvocate e avvocati in toga nera hanno sfilato giovedì 11 luglio per le strade di Algeri chiedendo la liberazione di 34 Masiri <br>(Berberi) arrestati nelle scorse settimane durante le proteste a favore della democrazia, per aver sventolato la bandiera masira. Inoltre gli avvocati chiedevano il ritiro dell&#8217;esercito dalla vita pubblica, la libertà per tutti i prigionieri politici, maggiori garanzie per l&#8217;indipendenza della giustizia e la fine dei verdetti &#8220;richiesti per <br>telefono&#8221;. Come riportato da diversi giudici, in Algeria è uso che i <br>potenti del paese impongano con una telefonata la condanna di persone critiche del regime.</p>



<p>Con il loro sciopero, i giuristi condannano anche la crescente violenza delle forze di sicurezza contro il movimento per la democrazia. Durante la manifestazione dello scorso 5 luglio, in cui oltre 100.000 manifestanti chiedevano la fine dell&#8217;arbitrarietà e della mancanza di diritto, la polizia ha sistematicamente picchiato i manifestanti pacifici.</p>



<p>Sono state arbitrariamente attaccate, arrestate, trasportate in lontani centri detentivi, minacciate e sessualmente maltrattate anche delle semplici spettatrici e ragazze che si sono trovate a passare vicino alla manifestazione. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si appella con urgenza all&#8217;Europa affinché si impegni a porre fine all&#8217;impunità delle forze di sicurezza algerine. Colpisce in particolare il lungo silenzio mantenuto sulla situazione algerina dal presidente francese Macron, che in altre occasioni non ha mancato di erigersi a paladino dei diritti dei più deboli. E&#8217; evidente che la Francia tema per i propri interessi in Algeria, soprattutto dopo che diversi algerini, rappresentanti degli interessi francesi in Algeria, sono stati arrestati dopo la caduta del regime dell&#8217;ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Di fronte alla violenza e l&#8217;arbitrarietà delle forze di sicurezza algerine, l&#8217;Europa non può, così l&#8217;APM, tacere per far piacere alla Francia, ma deve finalmente prendere una posizione chiara. </p>
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		<title>Dal 03.06.2019 più di 160 morti (Di cui 50 donne e 30 bambini ) e più di 1500 feriti .Gli ospedali sono in crisi e manca tutto</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 07:26:54 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/7b190895-f559-46b7-8e21-cd05e0f14e00_xl-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12665" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/7b190895-f559-46b7-8e21-cd05e0f14e00_xl-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/7b190895-f559-46b7-8e21-cd05e0f14e00_xl-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/7b190895-f559-46b7-8e21-cd05e0f14e00_xl-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/7b190895-f559-46b7-8e21-cd05e0f14e00_xl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sudan ,Amsi,Dal 03.06.2019 più di 160 morti (Di cui 50 donne e 30 bambini ) e più di 1500 feriti .</p>



<p>Gli ospedali sono in crisi e manca tutto. Foad Aodi ; il 09.06 è iniziata la disobbedienza civile nelle città del Sudan con 6 morti e 50 feriti. Solidarietà alla  Libia ,Sudan e Yemen che sono ormai collegati con la stessa strategia geopolitica e un massacro di civili ,donne e bambini continuo.È questa la fotografia drammatica che i nostri medici del Sudan locali e in Italia forniscono di continuo a Foad Aodi Fondatore Amsi (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia) e Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) e c’è grande preoccupazione di un aumento continuo del numero dei morti non dichiarato e buttati nel mare legati ad un peso per non galleggiare .I nostri medici sudanesi hanno illustrato la situazione al Presidente Aodi che é in contatto continua con loro e con il dr. Emad Bersi medico Sudanese e membro dell&#8217;Ufficio di Presidenza dell&#8217;Amsi e della  Co-mai  che la rivolta  è iniziata il 19/12/2018 nella città di Atbara al nord del Sudan inizialmente per motivi economici, perché il prezzo del pane è aumentato 3 volte, poi subito trasformata per motivi politici e è estesa in tutto il paese. Il 06 Aprile è iniziato il sit-in davanti il quartiere generale del esercito . Il 11 Aprile e stato destituito il presidente Omar Al Bashir da 30 anni al potere . I militari stessi hanno formato un governo  transitorio dai capi del esercito che c&#8217;erano prima per cui la gente ha continuato a protestare, per cui  dopo un giorno è stato cambiato il  Governo con uno nuovo, sempre dai militari, promettendo di coinvolgere il popolo . Si è dimostrato che questi militari non vogliono dare il potere al popolo, e vogliono continuare loro a governare, specialmente il vice presidente il capo di un gruppo para militare di soldati si chiama Aldam Alsaree, che è  il responsabile  insieme con l&#8217;apparato di sicurezza dei massacri dal 03 giugno con più di 160 morti di cui 50 donne e 30 bambini , tanti sono stati buttati nel Nilo con un peso legato al corpo, cosi non vengono a galla e ogni giorno vengono recuperati i corpi. Hanno trovato due donne bruciate dentro la loro tenda nel Sit-In. I feriti sono più di 1.500,  i militari vietano ai feriti di andare in ospedale e costringono i medici a non curarli in certi ospedali. il 09 Giugno é iniziata la disobbedienza civile nelle città sudanese con la chiusura degli esercizi e negozi vietando le persone ad andare a lavorare  fino alla caduta del potere ma la paura dei sudanesi è tanta e preoccupante , come riferiscono le nostre fonti mediche , l&#8217;intenzione del Governo di uccidere  la gente  in massa specialmente nelle moschee mentre pregano tramite altre maniere di violenza e uccisione di massa e fosse comune e altro,nel primo giorno dello sciopero generale già sono morti 6 e 50 feriti.</p>
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		<title>Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 09:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Polo (Da pressenza.com) Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&#160;15 marzo, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anna-polo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Anna Polo (Da pressenza.com)</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xbastioni-720x405.jpg.pagespeed.ic.Udgq2I0uC3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano"/><figcaption>(Foto di Thomas Schmid)</figcaption></figure>



<p>Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/03/milano-sciopero-mondiale-per-il-futuro-loceano-si-sta-sollevando-e-noi-anche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">15 marzo</a>, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te, striscioni e cori per chiedere giustizia climatica e interventi rapidi e incisivi per ridurre le emissioni. Tra i molti cartelli in inglese la palma dell’originalità va a “Paul, sorry, but we can’t let it be”. In generale, la stessa creatività ironica e graffiante che si era vista nel corteo di marzo si è manifestata anche oggi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24-5-Silvio-Castello.jpg.pagespeed.ic.NcBUNaGl--.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859954"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-partenza.jpg.pagespeed.ic.aHV08KKgQ5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859963"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-cartelli.jpg.pagespeed.ic.YhUgKBlO32.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859972"/></figure></div>



<p>Il corteo è partito da Piazza Castello e percorrendo via Broletto è passato davanti al negozio Enel sbarrato dalle serrande (precauzione dopo l’<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/occupata-la-sede-dellenel-a-milano-basta-greenwashing-chiudere-subito-tutte-le-centrali-a-gas-e-carbone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">occupazione</a>&nbsp;di due giorni fa?), immagine simbolica della chiusura dei colossi dell’inquinamento alle richieste dei giovani.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xEnel.jpg.pagespeed.ic.bcsn-5w0oI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859982"/></figure></div>



<p>Ha poi proseguito come una fiumana colorata e inarrestabile e si è concluso con un sit-in davanti alla sede della Regione Lombardia, sorda per ora alla richiesta di dichiarare&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/milano-fa-la-storia-primo-comune-in-italia-a-dichiarare-lemergenza-ecologica-e-ambientale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’emergenza climatica e ambientale</a>&nbsp;che è invece stata accolta dal Comune di Milano.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xp.-venezia.jpg.pagespeed.ic.l_FAJutPoX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859993"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xcorteo-diviso.jpg.pagespeed.ic.RbOSIUl-CY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860013"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24.5-plastica-silvio.jpg.pagespeed.ic.PBSH_v56dE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860022"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in.jpg.pagespeed.ic.dIuhTRJlmw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860031"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in-1.jpg.pagespeed.ic.Pd-gggzhnJ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860040"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xTrump-Salvini.jpg.pagespeed.ic.ihUZXtJSs0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860049"/></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xDSC0363web-750x422-c-default.jpg.pagespeed.ic.PL_MJrfWt_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Fridays for Future Milano 24/05/2019"/></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Foto di Thomas Schmid Silvio Bruschi, Matilde Mirabella</p>
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		<title>Basta odio nei confronti dei rom</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/05/16/basta-odio-nei-confronti-dei-rom/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2019 07:26:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Dopo i fatti di Torre Maura e di Casal Bruciato, <strong>continua ad accendersi di odio contro i rom la periferia italiana</strong>. A Giugliano, nella provincia di Napoli, <strong>450 rom, di cui la metà bambini</strong>, dopo tre sgomberi forzati organizzati dall&#8217;Amministrazione Comunale e avvenuti nella sola giornata del 10 maggio scorso, si sono rifugiati in un&#8217;area dismessa della periferia giuglianese<strong> in condizioni drammatiche e a forte rischio per la loro incolumità</strong>. I diritti umani sono stati violati dalle istituzioni nel Comune campano e in Italia l&#8217;onda dell&#8217;odio verso i rom vede crescere la sua forza.<br><br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, che continua lo sciopero della fame </strong> per protestare contro l&#8217;abbandono istituzione delle famiglie rom di Giugliano, lo sgombero organizzato dall&#8217;Amministrazione Comunale ha di fatto provocato una gravissima emergenza umanitaria che Associazione 21 luglio ha toccato con mano con numerosi sopralluoghi. «La vita di 450, tra cui numerosi neonati e bambini, è messa a serio repentaglio da politiche irresponsabili e noncuranti della dignità umana. A Giugliano abbiamo visto declinata una discriminazione di stampo istituzionale nei confronti di una comunità che da più di 30 anni paga sulla pelle il prezzo dell&#8217;emarginazione e della segregazione abitativa. Chiediamo al governo nazionale e locale un intervento urgente volto a garantire servizi minimi e a salvaguardare il diritto alla salute e alla scolarizzazione».<br><br><strong>Associazione 21 luglio ha lanciato un appello urgente</strong> al Sindaco del Comune di Giugliano, Antonio Poziello, al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Capo del Dip. della Protezione Civile, Angelo Borrelli per chiedere di<strong> attivare con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi misure volte ad offrire soluzioni alloggiative adeguate</strong> e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare.</p>



<p>L’appello, che in poche ore ha già raccolto un migliaio di adesioni è visionabile su&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=92270194bb&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.21luglio.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> vi invita a firmare l&#8217;appello e esprime tutta la sua solidarietà a Carlo Stasolla</p>



<p><br><br></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="1024" height="565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-1024x565.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12514" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12514&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12514" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-1024x565.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-768x424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1279w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>
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		<title>Appello dei migranti tunisini in sciopero della fame a Lampedusa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:48:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un viaggio in condizioni terribili, anche lo sciopero della fame per affermare i propri diritti. Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la rivolta delle miniere) ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio forzato. Lo riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che pubblica sul suo sito web “L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini che denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall&#8217;Italia. &#8220;Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento&#8221;, affermano, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9717" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="459" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 459w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grève de la Faim des Jeunes tunisiens à Lampedousa</p>
<p>Communiqué N° 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lampedousa le 31 octobre 2017</p>
<p>Message numéro 2 des 63 Tunisiens en grève de la faim : C&#8217;est le cinquième jour de la grève de la faim que nous menons pour défendre notre droit de mobilité et contre l&#8217;expulsion forcée de ce qu&#8217;ils appellent un abri et qui est en réalité une prison. Ni la faim, ni la soif, ni les nausées, ni les vomissements, ni les conditions difficiles ne nous font autant de mal que le silence complice sur la violation de notre droit de circulation, sur les politiques injustes, sur les déportations forcées juste parce que nous sommes des Tunisiens et que notre gouvernement accepte ceci dans des accords non divulgués.  Il est douloureux d&#8217;être victime de leurs politiques et d&#8217;être incriminé à cause de leurs lois.  Nous continuerons notre grève de la faim malgré l&#8217;état de santé difficile de certains grévistes de la faim qui ont été emmenés à l&#8217;hôpital Sanosalety. Ceci est un cri contre ceux qui sont injustes envers nous, ceux qui nous ont oublié, ceux qui nous ont poussé à prendre les bateaux de la mort, ceux qui veulent nous déporter de force et ceux qui violent les conventions internationales.  Nous embrassons le front de nos mères et nous leurs demandons pardon. Nous remercions tous ceux qui nous ont soutenu et qui se tiennent à nos côtés.</p>
<ul>
<li>Non à la déportation forcée  • Non à l&#8217;expulsion du fait de la nationalité  • Oui à la liberté de mouvement</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>لمبادوزا في 31 أكتوبر 2017 رسالة عدد 2  المضربون عن الطعام في لمبيدوزا (63 شابا تونسيا في اضراب جوع) في اليوم الخامس من اضراب الجوع الذي نخوضه دفاعا عن حقنا في التنقل وضد الترحيل القسري هنا في ما يسمونه مركز إيواء وهو الى السجن اقرب لا يؤلمنا الجوع والعطش لا تؤلمنا الظروف القاسية لا تؤلمنا نوبات الغثيان والقيء لا تؤلمنا اوجاع الكلى بقدر ما يؤلمنا الصمت يؤلمنا اللاعدل يؤلمنا انتهاك حقنا في التنقل تؤلمنا السياسات الظالمة يؤلمنا الترحيل القسري بسبب اننا تونسيون وان حكومتنا تقبل بذلك في اتفاقات غير معلنة . المؤلم ان تكون ضحية سياساتهم وتجرّم بقوانينهم.  سنواصل اضرابنا بكل إصرار رغم الحالة الصحية الصعبة لبعض المضربين عن الطعام والذين نقلوا للمستشفى سنواصل حتى تكون صرخة ضد كل من ظلمنا ضد من همّشنا ضد من دفعنا لركوب البحر قسرا وضد من يريد ترحيلنا قسرا ضد من فاوض بنا وضد من ينتهك القوانين الدولية. نقبّل جبين امهاتنا ونعتذر منهن ونشكر كل من ساندنا ووقف الى جانبنا.  • لا للترحيل القسري • لا للترحيل على أساس الجنسية • نعم لحرية التنقل</p>
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