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	<title>secondegenerazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La passione e l&#8217;impegno di Jonathan Mastellari</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 13:26:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Il protagonista di questa intervista è un giovane uomo che ha fatto della sua passione un lavoro.<br>Niente di nuovo, ma nemmeno di così semplice direi. Forse è per questo che nel corso della nostra chiacchierata non smette di ribadire quanto sia importate per lui fare un lavoro che lo appassiona.<br><strong>Impegno </strong>è la parola che mi viene in mente per descriverlo. Sì, perchè, Jonathan, è veramente molto impegnato in ciò che fa. Nel profilo Linkedin si qualifica come Consulente per la Diversity &amp; Inclusion e per il Disability management, Fundraiser, Project manager e facilitatore nel settore sociale, Trainer, Assistente sociale, Comunicatore sociale… ma entriamo ora nel vivo dell&#8217;intervista:</p>



<p>Ci racconti brevemente la tua storia professionale?<br>Ho iniziato diventando responsabile del gruppo universitario di Amnesty International nel 2006.<br>Contemporaneamente, la mia frequentazione del Cassero di Bologna come persona LGBTQ+ mi ha portato ad essere a capo del progetto Liberamente e anche del gruppo Senior e Jump (legato al mondo della disabilità). Poi ho collaborato anche alla nascita dell&#8217;associazione TEA che si occupa di questioni di genere. Cinque anni fa ho deciso di abbandonare il Cassero e di fondare IAM che ha come tema principale l&#8217;intersezionalità in ambito LGBTQ+ (senior, migranti, seconde generazioni, persone con disabilità).</p>



<p>Su Linkedin, una delle cose che mi ha più colpito, è la tua qualifica come operatore sociale, formatore e facilitatore di gruppi per uomini maltrattanti. Vuoi parlarcene?<br>Lavoro per due centri che si occupano di uomini che agiscono violenza in contesto familiare e affettivo. Quest&#8217;anno, in particolare, sono uscite le linee guida su come muoversi per lavorare all&#8217;interno di queste realtà. Le persone accedono al servizio tramite il giudice, il carcere o spontaneamente e, spesso, non hanno avuto percorsi educativi. Si svolgono nei centri sia attività di counseling individuale che di gruppo.</p>



<p>Quali consigli daresti a chi si approccia al mondo dell&#8217;attivismo?<br>Tanta costanza e determinazione. C&#8217;è concorrenza nel sociale, il che porta spesso a scarsa cooperazione. Questa scarsa cooperazione diventa un vero problema dal momento che è necessario fare rete…<br>Non bisogna mai smettere di voler imparare, infatti ho già conseguito tre lauree. La preparazione, per i motivi già esposti, è fondamentale. Ho fatto tanti lavori differenti perchè anche la gavetta è molto importante.</p>



<p>Quali sono i tuoi obiettivi futuri?<br>Sto prendendo una laurea in Antropologia e mi piacerebbe collaborare all&#8217;apertura di una struttura per persone LGBTQ+ Senior.</p>



<p><br>L&#8217;impressione generale al termine della nostra chiacchierata è di una persona molto propositiva. Una propositività contagiosa ma senza autocompiacimento; in persone preparate, non è così scontata.<br>Alla prossima intervista!</p>
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		<title>Sikh: religione, identità e inclusione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 07:56:31 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato alcuni esponenti della comunità Sikh, residenti a Mantova, in particolare della  Sikhi Sewa Society e ha posto loro alcune domande. </p>



<p>Ringrazia molto  Jaspreet Singh per il tempo che ha dedicato per questa breve intervista. </p>



<p><strong>Innanzitutto, potete spiegare brevemente chi sono i sikh e qual è il flusso migratorio in Italia ad oggi?</strong></p>



<p>I
Sikh sono i seguaci del Sikhismo, religione monoteista, e una delle
cinque maggiori religioni nel mondo, con fedeli sparsi in tutto il
globo, ma con concentrazione particolare nel Punjab, stato dell’India
settentrionale, dove nacque nel 15° secolo. 
</p>



<p>I
Sikh hanno un’identità caratteristica che si riconosce attraverso
i Cinque articoli di fede che portano sempre con sé, chiamati anche
le famose 5 K (-<strong>kesh</strong>,
<em>non
tagliare capelli e barba</em>;
&#8211;<strong>kanga</strong>,
<em>pettine</em>;
&#8211;<strong>kara</strong>,
<em>braccialetto
di ferro</em>;
&#8211;<strong>kirpan</strong>,
<em>pugnale
sacro</em>;
&#8211;<strong>kachera</strong>,
<em>sottoveste
intima</em>).
Oltre alle cinque K un altro simbolo che identifica un Sikh è il
turbante. Esso è l’emblema del Sikhismo. Per i Sikh il turbante è
sacro e non è considerato come un cappello o copricapo qualsiasi. 
</p>



<p>Il
flusso migratorio in Italia è iniziato lentamente negli anni ’70
fino ad arrivare negli anni 2000 quando con il decreto flussi
arrivarono un gran numero di migranti dal Punjab. Negli ultimi anni
però è in calo e molti Sikh che già vivono in Italia si stanno
spostando verso il Regno Unito e il Nord America.</p>



<p><strong>In quali settori è inclusa la comunità sikh in Italia?</strong></p>



<p>Parlando
del presente, la comunità Sikh è ormai inserita un po’ in tutti i
settori, tralasciando forse il settore turistico. Nel nord Italia
occupano posizioni nell’industria e nell’agricoltura. Nella
Pianura Padana il settore in cui la presenza è predominante è
l’allevamento di mucche e la produzione casearia, con un grande
ruolo nella produzione del Grana Padano (sul quale sono stati fatti
diversi articoli evidenziando il come la produzione di uno dei
formaggi più famosi d’Italia vada avanti grazie ai Sikh). Nel
centro e sud Italia i Sikh sono attivi prevalentemente
nell’agricoltura, scelta dettata anche da una limitata presenza del
settore industriale nella zona.</p>



<p><strong>Subisce
discriminazioni? Sappiamo dello sfruttamento nei campi agricoli del
meridione, ad esempio&#8230;</strong></p>



<p>Sì
purtroppo, in alcuni settori del mondo del lavoro, soprattutto quelli
a contatto diretto con il pubblico, ad esempio banche, poste, comuni
ecc., dove nonostante le qualifiche non si riesce ad ottenere un
posto. Questo è un problema reale che le seconde generazioni stanno
affrontando.</p>



<p>Poi
ci sono le discriminazioni a livello individuale, fortunatamente un
po’ meno frequenti, che capitano quando le persone non sanno che
hanno di fronte un Sikh, e ci scambiano per terroristi; piccoli
episodi di razzismo qua e là, che però sottolineano il discorso di
fondo, mancanza di informazione/conoscenza. Fortunatamente è
qualcosa che abbiamo visto calare negli ultimi anni proprio grazie
alla diffusione di materiale informativo/eventi interculturali nelle
varie città del Bel Paese.</p>



<p><strong>Il
vostro gruppo opera a Mantova: come è stato il vostro inserimento
nella città? </strong>
</p>



<p>È stato un processo lento, ma comunque facile: i primi Sikh arrivati qui hanno subito mostrato il loro valore lavorando duramente con onestà e una volta certi del posto di lavoro hanno chiamato le famiglie; i bambini hanno iniziato a frequentare le scuole e piano piano in città è cresciuta la presenza della comunità che ha poi sviluppato un buon processo di integrazione. Ha sicuramente aiutato molto la mentalità aperta delle persone della città che ci hanno accolto bene.</p>



<p><strong>Quali
sarebbero le vostre istanze da porre alle istituzioni italiane?</strong></p>



<p>Ci
piacerebbe che potessero riconoscere prima di tutto la nostra
religione, visto che si tratta di una realtà molto diffusa anche in
occidente e crediamo che la comunità si sia costruita una buona
immagine. La nostra identità caratteristica è parte della religione
stessa, quindi riconoscere il valore di questa identità, del nostro
Turbante (che ancora in molti comuni vietano di indossare nelle foto
per i documenti d’identità), delle 5 K, tra le quali vi è anche
il Kirpan, il pugnale sacro. Su quest’ultimo punto vorrei
sottolineare che fino ad oggi non vi è mai stato registrato nessun
caso in cui un Sikh abbia usato il pugnale sacro a scopo illecito. E
nel mondo ci sono moltissimi Sikh che portano questo articolo di fede
con sé tutti i giorni. 
</p>



<p>Sarebbe
forse utile considerare il come altri stati occidentali, dove la
presenza Sikh è stata storicamente alta, siano arrivati a
comprendere pienamente il significato simbolico del Kirpan, che può
essere paragonato al crocifisso, un simbolo di fede.</p>
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