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	<title>seggi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: la frode del 6 dicembre</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 08:22:44 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14905" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Con le cosiddette “elezioni parlamentari” dello scorso 6 dicembre, il regime Madurista (ormai il Chavismo è un ricordo) ottiene “ufficialmente” il controllo di tutti i poteri. Mancava il potere legislativo visto che la maggioranza dell’Assemblea Nazionale era in mano all’opposizione. Ebbene, domenica 6 dicembre, con appena 30% di partecipazione alle urne, con delle “elezioni” non riconosciute dall’Assemblea, non che dalla comunità internazionale, con in testa Stati Uniti e Comunità Europea, il Madurismo ottiene, secondo il Consiglio Nazionale Elettorale, gestito da loro stessi, la maggioranza dei seggi in Assemblea, cioè la potestà per cambiare leggi, crearne altre a loro scapito, manipolare la politica, affondare ancora di più l’economia e commettere crimini di ogni tipo, ma questa volta, “ufficialmente”. La farsa continua e la stampa internazionale ci casca sempre. Grandi titoloni in prima pagina: “Il Chavismo vince le elezioni in Venezuela”. Non ha vinto niente. Nicolás Maduro ha organizzato una giornata elettorale dove realmente hanno votato pochissimi fedeli, ha comunque manipolato i numeri, senza la presenza di partiti di opposizione, praticamente da solo, in mezzo ad un caos generato anche dal Covid-19, il regime ha poi conteggiato i pochi voti che aveva e quelli che non aveva, nel retro dei loro sporchi covi e ha proclamato al mondo la sua vittoria. I venezuelani sanno che questa è l’ennesima frode elettorale. Il 5 gennaio 2021, Juan Guaidó lascerà la presidenza del Parlamento e in quel momento sarà “ufficiale” il regime.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14906" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-fraude2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>L’opposizione venezuelana, per contrastare questo nuovo abuso di potere, ha organizzato dal 8 al 12 dicembre una consultazione popolare per rifiutare la frode delle elezioni legislative, una specie di referendum contenente queste tre domande:</p>



<ol><li>“Esigete la cessazione dell&#8217;usurpazione della presidenza da parte di Nicolás Maduro e chiedete elezioni presidenziali e parlamentari libere, eque e verificabili?”</li><li>Rifiutate l&#8217;evento del 6 dicembre organizzato dal regime di Nicolás Maduro e chiedete alla comunità internazionale di ignorarlo?&#8221;</li><li>Chiedete che siano prese le misure necessarie davanti alla comunità internazionale per attivare la cooperazione, l&#8217;accompagnamento e l&#8217;assistenza per salvare la nostra democrazia, assistere alla crisi umanitaria e proteggere la popolazione dai crimini contro l&#8217;umanità</li></ol>



<p>La consultazione è stata organizzata non solo presenziale nelle piazze del paese ma anche online; la diaspora ha potuto così esprimere la sua opinione attraverso internet. Il risultato è stato quasi di sei milioni di persone che hanno risposto Sì a tutti i tre i quesiti, all’interno delle frontiere venezuelane e in giro per il mondo. È chiaro che il regime è sempre più isolato, è sempre più nervoso e quindi vuole tutto il potere per avere “ufficialmente” sotto controllo la popolazione. È anche chiaro che la maggior parte della gente vuole indietro i loro diritti, sa quello che succede ma non riesce a parlare, a sopravvivere, soprattutto in questo momento di emergenza sanitaria. Quello della libertà di scelta attraverso le elezioni è un diritto che rivogliono indietro tutti i venezuelani.</p>



<p>Stiamo a vedere se il 5 gennaio del 2021, giorno in cui Juan Guaidó perde il suo potere e la sua presidenza dell’Assemblea, i giornali del mondo pubblicheranno in modo corretto i titoli nelle loro prime pagine, cioè: “La dittatura in Venezuela, adesso, è ufficiale”.</p>
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		<title>Rohani stravince, apre al mondo e ricorda il sostegno di Khatami</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2017 06:53:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/rohani-268988.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8794" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/rohani-268988.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/rohani-268988.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/rohani-268988-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/rohani-268988-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Giuseppe Acconcia, che ringraziamo molto.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il moderato Hassan Rohani ha vinto le elezioni presidenziali in Iran con il 56,88%. Il candidato conservatore, Ebrahim Raisi, si è fermato al 38,55%. Una vittoria della continuità per gli iraniani che hanno bocciato il ritorno al radicalismo degli ultra-conservatori vicini all&#8217;ex presidente Mahmud Ahmadinejad. Il primo dato significativo di questo voto è stata l&#8217;alta affluenza alle urne: 73%. Le scene delle file, insieme all&#8217;estensione degli orari di chiusura dei seggi nelle grandi città iraniane, sono state un grande successo per la guida suprema iraniana, Ali Khamenei, che sin dalla vigilia del voto ha puntato tutto sul sostegno al regime assicurato dal popolo iraniano nel suo insieme. Questo è anche un segno di maturità per il sistema politico iraniano post-rivoluzionario, per un popolo che ogni quattro anni è chiamato a scegliere un candidato tra una rosa di prescelti da parte del Consiglio dei Guardiani, in un contesto di dibattito politico che specialmente in campagna elettorale si fa molto acceso e interessante. E così anche la proclamazione del vincitore, come è ormai tradizione, si è trasformata in una celebrazione per le strade della capitale iraniana. Il colore viola era stato scelto da Hassan Rohani per la sua campagna elettorale e si vedeva dovunque per le strade di Teheran. Molti automobilisti da giorni avevano aggiunto un fiocco viola al loro parabrezza o avevano esposto immagini del presidente. Al parco Niavaran, a nord di Teheran, il clima è particolarmente acceso. Proprio qui si sono svolte intense attività di diffusione di volantini e sostegno alla campagna di Rohani alla vigilia del voto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo discorso di Rohani per la sua rielezione è stato accolto con grande calore. L&#8217;Iran ha scelto la politica dell&#8217;apertura e del dialogo: in continuità con le presidenze del grande uomo forte della politica iraniana, Hashemi Rafsanjani, che è venuto a mancare lo scorso gennaio. «L&#8217;Iran è disponibile a rafforzare e ad ampliare i legami internazionali in tutti i campi», ha messo in chiaro Rohani. Queste aperture sono state al centro dell&#8217;accordo sul nucleare del luglio 2015 ma sono state messe in discussione dall&#8217;elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e dalle ulteriori sanzioni che sono state imposte a politici iraniani impegnati nello sviluppo dell&#8217;industria missilistica. Il presidente iraniano ha poi aggiunto che «le elezioni iraniane mostrano ai Paesi della regione che si può ripristinare la sicurezza attraverso la valorizzazione della democrazia» e ha ricordato l&#8217;ex presidente Muhammad Khatami che lo ha appoggiato in campagna elettorale. Khatami è bandito dalla scena pubblica e si è dedicato negli ultimi anni al sostegno della società civile. Per questo, le parole di Rohani potrebbero essere il segno che finalmente una stagione di riconciliazione con i riformisti si potrà aprire anche con la fine degli arresti domiciliari dei due leader del movimento, Moussavi e Kharroubi, che vanno avanti ormai dal 2011. Proprio mentre venivano resi ufficiali i risultati, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in visita in Arabia Saudita, ha annunciato una maxi vendita di armi al suo alleato saudita, nonostante il sostegno che è arrivato da Ryad al terrorismo internazionale. Il Segretario di Stato, Rex Tillerson, ha rincarato la dose aggiungendo che gli Usa vogliono che l&#8217;Iran smantelli le reti terroristiche sostenute dal regime, metta fine ai test di missili balistici e ristabilisca il rispetto dei diritti umani. In realtà l&#8217;Iran è tra i principali paesi impegnati nella lotta contro lo Stato islamico (Isis) nella regione.</p>
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		<title>L&#8217;iran e le elezioni</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 04:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Iran qualcosa sta cambiando. Nella giornata di venerdì 14 giungo sono state aperte le urne per votare il nuovo presidente che, in realtà, ha un potere relativo in un Paese in cui il&#46;&#46;&#46;</p>
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</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/elezioni-IRAN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/elezioni-IRAN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="139" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In Iran<br />
qualcosa sta cambiando. Nella giornata di venerdì 14 giungo sono<br />
state aperte le urne per votare il nuovo presidente che, in realtà,<br />
ha un potere relativo in un Paese in cui il vero capo è la Guida<br />
suprema. Ma ci sono un paio di segnali positivi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Innanzitutto,<br />
l&#8217;affluenza è stata del 70%: un buon risultato, ottenuto grazie<br />
anche ai ripetuti appelli che i sei candidati hanno fatto ai<br />
cittadini per incitarli a recarsi a votare e, probabilmente, grazie<br />
anche al fatto che gli elettori hanno potuto esprimere la loro<br />
preferenza anche all&#8217;estero (i seggi sono stati allestiti a Dubai, a<br />
Londra e negli Stati Uniti; e si deve considerare che l&#8217;Iran non<br />
autorizza la presenza di osservatori esterni).
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
secondo luogo, sembra essere in testa, nei risultati parziali, il<br />
candidato moderato-riformista Hassan Rohani, 64 anni, l&#8217;unico<br />
religioso fra gli altri candidati laici, che veramente laici non<br />
sono. Rohani avrebbe superato la soglia assoluta, con il 50,4, al<br />
termine dello scrutinio in più di un quinto dei seggi: questo è ciò<br />
che emerge dai dati diffusi  dalle reti della Tv di Stato iraniana.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 Interessante<br />
ricordare che, il fulcro tematico su cui si è svolta la campagna<br />
elettorale, riguarda il nucleare e le possibili sanzioni e che, anche<br />
su questo punto, la popolazione ha epresso chiaramente la propria<br />
posizione: il nuovo presidente e il suo establishment dovranno<br />
cambiare politica.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le code<br />
ai seggi nelle principali città, in particolare a Teheran e a<br />
Mashad, e il primo risultato elettorale fanno sperare in una<br />
rinascita del movimento riformista, a distanza di quattro anni dall&#8217;<br />
“onda verde” sulla quale il governo attuò una durissima<br />
repressione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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