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	<title>senegal Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Papi: un magnifico sorriso dal Senegal</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 08:07:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Quest&#8217;anno il Disability Pride Milano si è svolto in due giornate, sabato 10 e domenica 11 giugno. Il primo giorno si è discusso dei seguenti temi: le barriere architettoniche, i caregivers&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="710" height="606" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17031" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 710w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Quest&#8217;anno il Disability Pride Milano si è svolto in due giornate, sabato 10 e domenica 11 giugno.</p>



<p>Il primo giorno si è discusso dei seguenti temi: le barriere architettoniche, i caregivers e le disabilità invisibili. Il secondo giorno abbiamo sfilato dall&#8217;Arco della Pace alle Colonne di San Lorenzo. Diverse le associazioni, ma soprattutto le persone interessanti che vi hanno partecipato.</p>



<p>Una di queste persone, mi ha davvero commosso. Stanno per scendermi le lacrime anche ora, se ci ripenso. Si tratta di un uomo senegalese di nome <strong>Cheikh Ahmed Tidiane Gueye </strong>che si fa chiamare semplicemente &#8220;Papi&#8221;. Sfoggia un bellissimo sorriso, sembra di sentire un oratore esperto. Quando parla del suo suo Paese la voce cambia, si fa rotta. Papi parla col cuore. Così decido che voglio conoscere e intervistare questa persona di cuore.</p>



<p><strong>Raccontaci qualcosa della tua vita fino ad oggi</strong></p>



<p>Ho quarantun&#8217; anni e sono arrivato con un Visto che mi ha permesso di stare da mio fratello, a Genova, per un certo periodo. Inizialmente, come molti connazionali, ho fatto il venditore ambulante poi l&#8217;elettricista. Dopo il diploma, ho lavorato, sempre come elettricista, nel porto di Genova dal 2001 al 2017. In seguito ad un brutto incidente, nella sala macchine di uno yacht, ho perso entrambi i piedi.</p>



<p><strong>Cosa significa per te avere una doppia diversità, straniero e disabile, in Italia?</strong></p>



<p>Dopo 15 giorni dal mio arrivo in Italia, sono stato portato allo Sprar (Centro di Accoglienza Rifugiati) di Francavilla Fontana dove sono stato per circa un mese. Sono riuscito a rimanere, però, in Italia e pian piano mi sono integrato.</p>



<p>La disabilità, invece, mi ha permesso di conoscere moltissime realtà associative e anche sindaci di città importanti, come Roma. Mi ha aperto davvero delle porte.</p>



<p><strong>Cosa significa essere disabili in Senegal?</strong></p>



<p>Circa il 15 % della popolazione è disabile. Le principali cause di disabilità sono la poliomelite e le mine. Dagli anni 80&#8242;, a Casamance, in particolare, le guerre di ribellione hanno portato ad un numero elevato di persone amputate. Esiste anche il problema degli ausilii che non vengono forniti dallo Stato e che sono di conseguenza, costosissimi.</p>



<p><strong>Cosa stai facendo, qui in Italia, per aiutare il tuo Paese?</strong></p>



<p>Nel 2019 a Genova, ho conosciuto all&#8217;avv. Dario Dongo e gli ho raccontato la situazione dei disabili senegalesi. Sono stato subito invitato da lui a Roma dove ho conosciuto il Disability Pride Network che si occupa di sensibilizzare sul tema disabilità, attraverso eventi organizzati in tutto il mondo.</p>



<p>A luglio, sempre del &#8217;19, si è svolto il primo Disability Pride Senegal contemporaneamente a quello italiano, inglese e americano.</p>



<p>Ogni hanno, dal 2019, ho presentato dei progetti con l&#8217;obiettivo di fornire protesi alle persone con disabilità del mio Paese a chiunque fosse interessato. Sono particolarmente orgoglioso della collaborazione con Time for Peace che, nel 2021, ha fornito aiuti al centro di riabilitazione e di forniture protesiche di Casamance.</p>



<p><strong>Ci parli, brevemente della situazione attuale del tuo Paese?</strong></p>



<p>L&#8217;attuale presidente, com&#8217;era successo già nel 2012, vorrebbe rinnovare il suo mandato (sarebbe il terzo) anche se ciò non è permesso dalla legge. La repressione contro l&#8217;opposizione ha portato a numerosi arresti, oltre che a diversi morti e feriti. Ha espresso preoccupazione per la situazione anche l&#8217;ONU.</p>



<p>Concludo rigraziando Papi per la disponibilità e mi riprometto di contribuire personalmente ad aiutare i disabili del Senegal. Sarebbe bello un giorno incontrare altri sorrisi come quello del protagonista di oggi.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Senegal, sviluppo e migrazione: donne e giovani promotori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 07:07:42 +0000</pubDate>
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<p><br><em>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.</em><br><em>Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;</em><strong><em>Ripartire dai giovani:</em></strong><em> pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</em>&#8220;, <em>di ACRA co-finanziato dall&#8217;AICS, che ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità lavorative nei territori rurali della Casamance, sud del Senegal, con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile e al reinserimento dei migranti di ritorno. Le attività hanno permesso di formare, informare e supportare giovani e donne per dare vita a professioni concrete in loco.</em></p>



<p><br>1700 percorsi formativi attuati per altrettanti giovani e donne tra competenze lavorative artigianali e tecnologiche, dall&#8217;agroalimentare all&#8217;elettrico, dall&#8217;informatica al web-journalism, e <strong>avvio di 27 microimprese</strong> per <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>, supportati anche attraverso formazione su business plan, educazione finanziaria, pratiche di coltivazione o di gestione di impresa.<br>Sono solo alcuni dei risultati del progetto &#8220;Ripartire dai Giovani&#8221;, co-finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e parte del Programma Migrazioni di ACRA Senegal-Italia attivo dal 2016.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="908" height="605" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 908w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></a></figure>



<p>Il progetto ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità formative e lavorative in un territorio transnazionale importante bacino di provenienza di flussi migratori: le regioni di Sédhiou e Kolda in Senegal, con implementazione delle attività da parte di ACRA, e di Gabu in Guinea Bissau, da Mani Tese; insieme a partner in loco ed in Italia, come: il Comune di Milano, l&#8217;Università di Milano-Bicocca, STMicroelectronics Foundation, l&#8217;Associazione Stretta di Mano e associazioni locali.</p>



<p><br>In dettaglio, il progetto si è distinto in tre macro-aree puntando su attività di formazione, e sviluppo attività d&#8217;impresa, con particolare attenzione ai giovani (15-35 anni), alle donne e i migranti di ritorno, ma anche di intrattenimento, sensibilizzazione e costruzione di relazioni per informare sui rischi delle migrazioni irregolari. La <strong>Formazione</strong> e rafforzamento delle competenze professionali dei giovani in diversi ambiti occupazionali in Senegal ha previsto <strong>la creazione di 2 hub informatici e ha coinvolto 250 persone formate in diversi settori produttivi</strong> (agroalimentare e settori complementari, agroecologia, gestione d&#8217;impresa, elettricista), <strong>80 giovani formati per tecniche di web-journalism, 1200 in informatica di base e 200 in informatica avanzata.</strong> Sempre in Senegal, sono state accompagnate 27 <strong>imprese </strong>di <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>: 12 a Sedhiou, 15 a Kolda; poi 40 persone formate in educazione finanziaria, 30 in business plan, 21 donne in trasformazione di prodotti locali e gestione d&#8217;impresa, con 37 <strong>stage</strong> avviati. La sensibilizzazione ha dato vita a oltre 100 eventi tra tornei sportivi, spettacoli teatrali, murales, la proiezione in un Cine-festival con 20 testimonianze e attività di comunicazione radio, social e whatsapp che hanno raggiunto oltre 500mila senegalesi. Attività destinate a proseguire nel tempo.<br>Cissao Drame e Sekho Sakho sono migranti di ritorno, grazie alle loro attività di allevamento e agricoltura formano e offrono opportunità di crescita ai ragazzi del luogo. &#8220;<em>Vedere i giovani migrare fa soffrire </em>&#8211; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dice Sakho nel video realizzato dall’associazione</a> &#8211; <em>e si può realizzare ciò che si fa in Italia anche qui in Africa&#8221;.</em></p>



<p><br>Coumba Aw è una studentessa della regione di Sédhiou, che ha partecipato ai corsi di web journalism organizzati da ACRA:<em> &#8220;Uso i social media anche per pubblicare informazioni e sensibilizzare sulla salute riproduttiva, sui matrimoni precoci, e sulla migrazione. Penso che la tecnologia digitale sia ormai indispensabile per lo sviluppo delle nostre comunità!&#8221;.</em><br>Le informazioni e i messaggi del progetto sono stati raccolti in numerose <strong>video testimonianze</strong> dei partecipanti alle attività in Senegal e dei membri della diaspora in Italia. Queste testimonianze sono visibili sulle <a href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagine Facebook</a> del progetto e di ACRA, e in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video finale </a>che raccoglie alcuni dei racconti e risultati del progetto. Il lavoro di <strong>ACRA in Senegal</strong>, iniziato nel 1984, riguarda anche energie rinnovabili, educazione e, soprattutto, l&#8217;accesso all&#8217;acqua sicura. ACRA infatti, dal 2006 ha avviato il programma &#8220;Un tetto, un rubinetto&#8221; per portare <strong>acqua potabile e servizi igienici di base in ogni casa</strong>, scuola e famiglia nei villaggi più remoti della Casamance. In 15 anni di lavoro sono state realizzate <strong>12 reti idriche</strong> per un totale di circa 400km e più di 4.500 allacciamenti famigliari; più di 51.000 persone hanno avuto <strong>accesso all&#8217;acqua potabile in 83 villaggi e circa 200.000 persone</strong> sono state raggiunte dalle campagne di sensibilizzazione sull&#8217;uso dell&#8217;acqua. Il Programma di ACRA è stato selezionato al <strong>9° Forum Mondiale dell&#8217;Acqua</strong> &#8211; Dakar 21-26 marzo 2022, tra le 126 iniziative più innovative al mondo e ad alto impatto nel settore WASH (Water, Sanitation and Hygiene).<br>Per saperne di più e sostenere i progetti <a href="http://www.acra.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.acra.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Si conclude la campagna del programma Migrazioni di ACRA in Senegal e Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 07:48:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna di sensibilizzazione del progetto &#8220;Diaspora in Action&#8221; ha raggiunto oltre 500 mila giovani e potenziali migranti tramite la diffusione sulle reti sociali di video testimonianze dei membri della diaspora senegalese in Europa&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15477" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p><strong><br></strong><br><em>La campagna di sensibilizzazione del progetto &#8220;Diaspora in Action&#8221; ha raggiunto oltre 500 mila giovani e potenziali migranti tramite la diffusione sulle reti sociali di video testimonianze dei membri della diaspora senegalese in Europa e l&#8217;organizzazione di attività di terreno nelle zone rurali del Senegal. Prosegue un altro progetto promosso da ACRA in Senegal, Guinea Bissau e Italia: &#8220;Ripartire restando&#8221;, che affianca alla sensibilizzazione il rafforzamento delle opportunità lavorative nei territori di provenienza dei flussi migratori.</em></p>



<p><br>Milano 23 Giugno 2021 &#8211; Contribuire a sensibilizzare i potenziali migranti residenti in Senegal sui rischi e le difficoltà della migrazione irregolare, anche attraverso le voci e il confronto diretto con testimonial della diaspora senegalese in Italia, Belgio e Spagna. Con tale obiettivo l&#8217;ONG milanese <strong>ACRA, </strong>l&#8217;ONG belga Eclosio e l&#8217;associazione spagnola La Bolina, in collaborazione con il Comune di Milano e la Città di Torino, hanno realizzato il <strong>progetto &#8220;Diaspora in Action</strong> &#8211; Mobilized Senegalese diaspora for awareness raising on irregular migration&#8221;, co-finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) dell&#8217;Unione Europea. Dopo quasi due anni di attività, il <strong>24 giugno</strong> si tiene l&#8217;evento di chiusura del progetto a Dakar e online, con l&#8217;intervento di partner, autorità locali, organizzazioni della società civile, stampa, associazioni giovanili, femminili e migranti di ritorno.Parte centrale del progetto e del programma Migrazioni di ACRA in Senegal, di cui fa parte anche il progetto AID 011.472 &#8220;Ripartire Restando&#8221;, finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), è stata la campagna di sensibilizzazione « <em>Ñun Ñooy Senegaal &#8211; Took Tekki Fii</em> » (Noi siamo il Senegal &#8211; Restare e riuscire qui), realizzata per diffondere informazioni oggettive ai potenziali migranti e decostruire gli stereotipi sui paesi di destinazione in Europa, attraverso le voci dei membri della diaspora. I giovani (15-35 anni) sono stati i destinatari principali della campagna, insieme alle loro famiglie e comunità nelle regioni di Dakar, Fatick, Sédhiou e Kolda, coinvolgendo testimonial della diaspora che vivono in Italia, Belgio e Spagna.<br>Le informazioni e i messaggi della campagna sono stati diffusi attraverso vari mezzi: reti sociali, focus group, radio comunitarie, TV locali, incontri nelle scuole e immagini di sensibilizzazione, soprattutto nelle zone rurali ad alto tasso di partenze irregolari. I membri della diaspora ed i migranti di ritorno intervistati hanno partecipato alla creazione di circa <strong>60video testimonianze, </strong>di cui 15 sono state prodotte in Italia. Le testimonianze in lingue locali (wolof, mandingue, poular e diola), sottotitolate in francese, sono visibili sulle pagine Facebook del progetto (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), di ACRA e dei partner.<br><em>&#8220;Tanti ragazzi sono qua e vivono per strada, vogliono tornare ma non hanno il coraggio. Se vieni qua, la tua famiglia pensa che sei sistemato, quindi iniziano a chiedere tanto. Pensano che stai bene, però non è vero, qua è una lotta, nel senso che niente è facile (..)&#8221;</em> Dal racconto di Malik 19 anni, di Fatick, in Italia da 6 anni, la testimonianza completa qui &lt;&lt;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=LcNElmHUBXI&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=12&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=LcNElmHUBXI&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=12&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>>></p>



<p><br><em>&#8220;Il consiglio che darei ai potenziali migranti è che devono rendersi conto che possono avere successo ovunque si trovino, ma tutto dipende dalle loro capacità e determinazione. Molti pensano che l&#8217;Eldorado sia in Italia, ma non tutto è roseo qui&#8221;. </em>Dal racconto di Aliou Diop, di Dakar che vive in Italia da 27 anni, la testimonianza completa qui &lt;&lt;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=1voj_OT9fPE&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=2&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=1voj_OT9fPE&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=2&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>>></p>



<p><br>Oltre alle testimonianze diffuse sui social e su gruppi WhatsApp, la campagna di sensibilizzazione si è svolta in Senegal con il coinvolgimento diretto delle comunità interessate, con: più di 40 focus group in 36 villaggi, incontri con 650 studenti di 8 licei, 18 trasmissioni radio con focus sul ruolo delle donne e interventi dei testimonial in Europa e migranti di ritorno. I messaggi di sensibilizzazione sono stati diffusi, inoltre, tramite un piano di affissioni e la creazione di graffiti partecipativi ad opera di artisti locali e giovani. Queste attività hanno permesso di raggiungere oltre<strong> 500 mila</strong> senegalesi e potenziali migranti nelle aree di intervento.<br>In continuità con l&#8217;iniziativa, prosegue il progetto di ACRA in Senegal, Guinea Bissau e Italia: <strong>&#8220;Ripartire restando&#8221;,</strong> co-finanziato dall&#8217;AICS, che mira a creare e migliorare le opportunità lavorative nel territorio di provenienza dei flussi migratori con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile (18-35 anni) e al reinserimento dei migranti di ritorno.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="ALIOU Testimonial Senegal Italia ACRA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/1voj_OT9fPE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="MALIK Testimonial Senegal Italia ACRA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/LcNElmHUBXI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Rivolte in Senegal, cosa sta succedendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 07:44:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. – una giovane manifestante a Dakar &#8211; Guardo le immagini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. </em>– una giovane manifestante a Dakar &#8211;</p>



<p>Guardo le immagini delle rivolte a Dakar e la prima cosa che noto è l’impressionante numero di donne che, avvolte nelle loro gonne colorate, tiene in mano una specie di noce di cocco che solitamente trova il suo uso principale in cucina. Una rivolta per molti inaspettata, in uno dei Paesi “più democratici” del caldo continente del quale si sente parlare quasi sempre in accezione positiva.</p>



<p>In queste ultime ore in Senegal si stanno riversando in strada centinaia di persone per protestare contro l’incarcerazione di Sonkho, giovane leader dell’opposizione dell’attuale governo capitanato da Macky Sall. Violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno portato ad almeno 4 morti, decide di feriti e altrettanti arresti. La repressione, a seguito dell’avvicinamento dei manifestanti ai palazzi del potere, è stata molto forte con lancio di lacrimogeni e guerriglie, le principali arterie sono state bloccate e i giovani fermati.</p>



<p>Da dove nasce questa rabbia?</p>



<p>Ousmane Sonkho, ora incarcerato, è stato chiamato in tribunale per rispondere del reato di stupro che si è in breve tempo trasformato in incitamento alla rivolta. A questa proclamazione la situazione per le strade è degenerata, al grido “Libérer Sokho” centinaia di senegalesi hanno iniziato anche a saccheggiare alcuni centri commerciali legati alla Francia (Auchan) in segno di protesta contro l’attuale Governo che, secondo i giovani del Paese, è ancora molto legato alle dinamiche coloniali francesi. Il caso Sonkho, in realtà, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già pieno di frustrazione e rabbia, e ha riportato in piazza gli animi di giovani delusi e impoveriti a causa della crisi economica da Covid19.</p>



<p>Sonkho, figura centrale delle rivolte, è considerato un outsider perché non nasce come politico e, soprattutto, perché da subito ha denunciato il potere – ha anche scritto un libro contro il governo Macky Sall &#8211; . Molti giovani si rivedono in lui perché ritengono che sia una persona esterna agli ingarbugli politici e molto lontana ai principi coloniali francesi che invece vengono per lo più associati all’attuale presidente in carica.</p>



<p>Una rivolta contro il Governo, mai rispettoso dei principi democratici, per una situazione senza via d’uscita: un Paese che si è sempre sostenuto grazie alle tantissime economie informali e al turismo e che si è dovuto scontrare ad una improvvisa diminuzione dell’economia causata della recente crisi.</p>



<p>Ma chi sono i ragazzi scesi in piazza?</p>



<p>Molti sono sicuramente sostenitori politici di Sonkho – in Senegal è da sempre molto presente l’attivismo politico tra i giovani &#8211; ma tantissimi sono anche ragazzi apolitici, scesi in piazza perchè frustrati e colpiti duramente dalla crisi. Le rivolte sono ormai in quasi tutto il paese, comprese le banlieue fuori Dakar che, essendo molto ampie, sono più difficili da tenere sotto controllo.</p>



<p>Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione gli sviluppi giudiziari della vicenda, il comportamento di Macky Sall e l’andamento delle rivolte.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Arrestation de l&#039;opposant Ousmane Sonko : l’affaire qui enflamme le Sénégal" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NMavUWefY1Y?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 06:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi. In strada.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14661" width="635" height="476" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></div>



<p><em>Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi.</em></p>



<p><em>In strada.</em> Mia madre usava sempre questo lemma per chiedermi di andare a fare un po’ di spesa. Il centro del paese, l’unica strada asfaltata: l’unico punto del paese in cui si potevano trovare alcuni negozietti con beni di prima necessità, una bottega anni ‘90, un macellaio e una piccola cartoleria.</p>



<p>Anche se ad oggi questa accezione si è un po’ persa &#8211; le strade asfaltate sono praticamente tutte &#8211; viaggiando, torna il senso delle dolci parole di mia madre.</p>



<p>In Senegal, ma non solo, <em>in strada</em> (quindi, dove inizia l’asfalto) puoi trovare macellerie, botteghe, diversi <em>tailleur </em>e molte, moltissime donne che dietro al loro banchettino di legno vendono verdura, frutta, frittelle dolci e altre delizie fritte. Donne bellissime nei loro vestiti colorati che avvolgono frittelle in fogli di giornale, prendono 100 Cfa e proseguono con il cliente successivo.</p>



<p>Questa scena di tipica vita africana più di una volta ha fatto sorgere in me molteplici domande su cosa realmente si nascondesse dietro quel banchetto. Donne contente di lavorare fuori casa friggendo frittelle per tutta la vita o donne che vorrebbero fare di più ma che si sono abituate a questo stile di vita?</p>



<p>Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. Ma può anche significare amore, famiglia e rispetto.</p>



<p>Spostandosi dal Senegal verso altri Paesi africani, magari tra i più radicali, troviamo donne non incluse nella società, che ancora oggi, nel 2019, risulta prettamente maschilista e ostile al cambiamento.</p>



<p>La condizione femminile in Africa non è riassumibile per grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che in Africa subsahariana le donne siano più rispettate rispetto alle donne dell’Africa centrale. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</p>



<p>Come abbiamo visto, in Senegal le donne possono lavorare e guadagnare, seppur in maniera discreta, a differenza di altri Paesi in cui questo è vietato. Nella carta costituzionale ghanese, per esempio, si leggono pari diritti per donne e uomini ma, nella realtà, questi diritti si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni, costrette a rimanere a casa con i figli, senza possibilità di crescere e lavorare.</p>



<p>A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partenariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</p>



<p>Le prime conquiste sono arrivate già nell’anno passato: a partire dalla stessa Dakar che ha visto il primo sindaco donna nella persona di Soham El Wardini.</p>



<p>Dopo Soham il nome di Sahle-Work Zewde imperversò su tutti i giornali internazionali, come la prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano. L’elezione di Sahle arrivò in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, nominò un gabinetto in cui metà dei posti furono attribuiti a delle donne.</p>



<p>Le donne africane sono, quindi, spesso costrette in un mondo maschilista e ostile, le donne africane sono mamme dolcissime che stanno a capo di tutta la famiglia.<br>Le donne africane sono colorate, aperte e fondamentali per il futuro dell’intero continente.</p>
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		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;.  L’isola degli schiavi in Senegal</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 08:52:16 +0000</pubDate>
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<p> di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="650" height="432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<p>Il mio primo traghetto per Gorèe fu indimenticabile: lungo, caldo, faticoso…la partenza era prevista alle ore 10.00 di mattina ma, sfortunatamente, riuscii ad approdare sull’isola solo alle ore 17.00. La scelta di fare una gita in uno posti più belli e più turistici del Senegal il 15 agosto non fu saggio ma il tutto poi divenne parte del viaggio e dell’esperienza africana.</p>



<p>Di fronte la costa di Dakar, non molto lontano dai pochi villaggi turistici che colorano la spiaggia della capitale senegalese, si trova un’isola che dalla terra ferma già pare racchiudere storie e colori.
Nell’estremo
sud dell’isola si intravede un caseggiato alto con una muraglia di
mattoni imponente che nasconde dietro di sé casette colorate e
armoniose.</p>



<p>
Crocevia
di traffici e approdo ambitissimo delle potenze coloniali, l’isola
di Gorée racchiude in sé la storia e la tragedia della tratta
negriera.</p>



<p>Dapprima gli esploratori portoghesi, nel 1440, che vi regnarono per oltre un secolo. Dal XV al XIX secolo le principali potenze marittime si avvicendarono sull’isola, considerata un punto strategico per il commercio di merci e schiavi: olandesi, francesi, inglesi a periodi alterni, poi di nuovo i francesi definitivamente nel 1807. Gli olandesi la chiamavano «l’isola gioiosa», per le baldorie e i festini a cui si abbandonavano i marinai mentre riempivano le navi con il loro carico umano.</p>



<p>Mentre sull’isola e sulle navi i festini occupavano le serate degli abitanti, in una casa color rosa su due piani si ammassavano i futuri schiavi, quelli spediti in America per lavorare nelle piantagioni o nelle residenze degli europei. La <em>port du voyage sans retour (</em>porta del viaggio senza ritorno) che si apre sull’Oceano Atlantico conduceva verso il Brasile o i Caraibi. Milioni di persone provenienti da tutta l’Africa partirono da quest’isola con il benestare dei capo villaggio africani che, dietro lauto compenso, divennero parte di questa triste storia. Quando la nave negriera arrivava, i futuri schiavi, incatenati per la caviglie, si incamminavano verso una piccola porta che dava direttamente sul molo dove attraccavano i velieri europei.</p>



<p>La “Maison des Esclaves” (casa degli schiavi) è ora uno dei luoghi più turistici di tutta l’isola in cui si possono visitare le stanze dove venivano stipate queste persone, più di 30 o 40 in una sola stanza senza servizi igienici o intimità.</p>



<p>Oggi Gorèe è bellissima, piena di ristorantini affacciati sul porto con tavoli vista mare e una piccola spiaggia che appoggia su un pezzo di Oceano Atlantico pulitissimo, il tutto in una città in stile portoghese che sembra colorata con dei pastelli e con le strade sterrate. Il peso della storia, delle lacrime e del sangue non si sente appena sbarcati sull’isola, bisogna addentrarsi e perdersi nelle vie dell’isola per toccare i sentimenti di chi lì ha vissuto e ha ha perso la vita.</p>



<p>
<em>Una
porta di non ritorno… da dove?</em></p>



<p>
<em>Dalla
tua terra, dal tuo calore, dai sorrisi che ami.</em></p>



<p>
<em>Una
porta di non ritorno…per dove?</em></p>



<p>
<em>Una
porta verso l’Oceano, verso il mare che sembra infinito ma che
arriva ad un punto fermo, in una terra cattiva, non accogliente,
pronta a sfruttarti.</em></p>



<p>
<em>Io
amo la mia terra, non voglio partire.</em></p>



<p>
<em>Io
non posso decidere, io sono un pezzo di carne per gli squali.</em></p>



<p>
<em>Io
ho dei sentimenti, mia madre non la rivedrò più?</em></p>



<p>
<em>Io
abito qui, bianchi bastardi.</em></p>



<p>
<em>(Pezzo
tratto dal diario di viaggio in questo sito pubblicato Campo di
volontariato in Senegal) </em>
</p>
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		<title>Al Fespaco vince il cinema africano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 06:51:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="1786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-768x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-734x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 734w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">di Giuseppe Acconcia</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Direttamente da Ouagadougou</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di Ouagadougou. Se tutte le attese per i cinquant&#8217;anni (1969-2019) dall&#8217;avvio di una delle manifestazioni storiche e più significative di cinematografia africana facevano pensare ad una vittoria del film “Desrances” della regista burkinabé, Apolline Traore, accolto con grande calore dal pubblico del Cine Burkina e nella magnifica sala all&#8217;aperto dell&#8217;Istituto francese, a vincere l&#8217;Etalon d&#8217;oro di Yennenga</span><b> </b><span style="font-size: medium;">è stato il film “The mercy of the jungle” di Joel Karekezi. «Un film di guerra e non sulla guerra» ci ha spiegato il critico senegalese, Baba Diop. Nel pieno del conflitto in Rwanda tra tutsi e hutu, il sergente Xavier, eroe di guerra ruandese, e il giovane soldato semplice Faustin si trovano in territorio nemico nel pieno della giungla. Soli e senza risorse, attraversando l&#8217;immensa e ostile giungla congolese, sono costretti a sfuggire ad agguati, alla malaria e alla violenza dei loro stessi commilitoni. Uno sguardo lucido e disincantato su un conflitto le cui ferite sono ancora aperte, che è valso anche il premio come migliore attore al protagonista, Marc Zinga. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se l&#8217;edizione del 2017 aveva visto la vittoria del cineasta senegalese, Alain Gomis con Felicité, poi accolto in patria come un «eroe», è stato il cinema nord-africano ad avere ampio spazio in questa edizione, ricca di pubblico e con misure di sicurezza alle stelle del Fespaco, con ben due film premiati tra i migliori tre: l&#8217;egiziano Karma di Khaled Youssef, e il tunisino Fatwa di Ben Mohmound. L&#8217;allievo di Youssef Chahine in Karma racconta la storia di due uomini, entrambi interpretati da Amr Saad, che vivono uno, ricco imprenditore, tra gli agi più sfrenati nei quartieri satellite del Cairo e l&#8217;altro, disoccupato nella povertà più assoluta. Le vite dei due si incrociano continuamente, così come i loro modi diversi di vivere, le loro religioni diverse (il più ricco è musulmano, il più povero è cristiano) prima nei sogni e poi nella realtà, al punto che uno arriva a vivere la vita dell&#8217;altro in un continuo meccanismo dialettico che smaschera i pregi e i difetti della ricchezza e della povertà e che si risolve nella fine delle persecuzioni per il ricco agiato, dopo l&#8217;ingresso in una tomba abbandonata nel cuore della Cairo antica che lo riporta alla realtà e lo scagiona da ogni sua colpa. In Fatwa, il regista tunisino Ben Mohmound racconta invece del percorso di radicalizzazione del figlio del protagonista, Ahmed Hafien. Dopo la sua morte, il padre cerca di capire cosa sia accaduto a suo figlio che da mesi aveva perso di vista dopo il suo trasferimento a Parigi. E così scopre che lentamente aveva abbracciato la fede salafita pur tentando in ogni modo di salvare la madre, parlamentare interpretata da Ghalia Benali, dalla condanna a morte, decisa da islamisti radicali suoi amici, a causa dei contenuti del suo ultimo libro sulla violazione dei diritti umani nel paese. Infine, secondo la giuria del festival, il migliore cortometraggio è stato Black Mamba del tunisino, Amel Guellaty: la storia di una giovane, Sarra Hannachi, che avrebbe voluto vivere la sua passione per la box nonostante i limiti imposti dalla società.</span></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:40:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11837" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in Kenya in particolare.<br />
Ha collaborato con diverse associazioni umanitarie attive sui territori come Pro-Senegal, Likoni Yetu, A Step forward Onlus e ha svolto diverse mostre fotografiche dedicate alla vita dei popoli africani e indiani, godendo appieno la vera essenza della miseria e della malattia e provando a rivelare ciò che le nostre TV nazionali non mostrano.<br />
 “Non è facile avere uno stile quando si fanno fotografie che ritraggono un popolo che vive di un&#8217;evidente ingiustizia, in assenza del rispetto per i diritti umani, vittima di un&#8217;esistenza che si può chiamare in molti modi”<br />
Ho deciso di intervistare Fulvio per provare ad entrare nelle sue fotografie ed assaporare l’Africa da un obiettivo.</p>
<p>Da anni sei fotografo di spettacoli di danza e di matrimoni. Cosa ti ha spinto a “spostare l’obiettivo” sull’Africa?</p>
<p>Ho iniziato con gli spettacoli di danza perché ho da subito provato una forte attrazione per la fotografia in movimento, con lo scopo di cogliere il momento più intenso e vero dell&#8217;artista sul palco: tirar fuori le emozioni che trasmette al pubblico e congelarle in una fotografia. La danza mi ha fatto crescere tantissimo tecnicamente, cosi anche la fotografia di “reportage di matrimonio”. Ci tengo a definirla “reportage” perché le fotografie che immortalo raccontano una storia; gli sposi si affidano a me totalmente e questa fiducia mi emoziona e mi dà la forza e l&#8217;ispirazione per rendere ogni racconto diverso dagli altri. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11838" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Infine L&#8217;Africa&#8230; la scoperta di questo immenso continente nasce da una semplice curiosità. Ho sempre voluto vedere quello che in TV non mostrano; avevo bisogno di raccontare attraverso i miei occhi e la mia sensibilità la vita dei popoli meno fortunati; di vivere i giorni trascorsi in quei luoghi come se fossi uno di loro, dimenticando ogni forma di tecnologia e comodità.<br />
Senegal, il paese della Teranga (ospitalità) e dei mille colori. </p>
<p>Hai vissuto direttamente con i locali senegalesi, nelle loro case. Cosa hai provato?</p>
<p>Si, grazie all&#8217;Associazione Pro-Senegal, che mi ha gentilmente ospitato, alloggiavo in una zona limitrofa del villaggio di Mboro sur Mer, a 10 passi dal mare, dormendo all&#8217;interno di case di legno e paglia e cibandomi solo di quello che le donne senegalesi preparavano. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Ho aumentato quella consapevolezza che per tanti anni pensavo di avere in minima parte, scoprendo di averne, forse, troppa.</p>
<p>Qual è la foto più difficile che hai scattato in Kenya?<br />
Dal punto di vista tecnico, tutte le foto sono abbastanza difficili quando si tratta di persone di colore, perché quando si mette a fuoco sul viso, la reflex considera corretta l&#8217;esposizione ma di sfondo si può rischiare di bruciare i bianchi.<br />
Rimanendo lì per poco tempo non potevo aspettare le luci ambientali migliori del giorno; scattavo ogni volta che potevo e spesso mi trovavo di fronte a momenti bellissimi ma con una luminosità non adatta (ad esempio un controluce). Bisogna essere abili e lavorare in manuale. La post-produzione fortunatamente può aiutare al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11839" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>C’è qualche foto che avresti voluto fare ma che hai deciso di non scattare per non creare problemi alla comunità o al singolo?</p>
<p>Le donne dei mercati in Africa spesso non si fanno fotografare, cosi anche alcuni uomini pescatori. C&#8217;è chi dice che alcune tribù pensano che la fotografia rubi l&#8217;anima della gente e per questo motivo non vogliono essere riprese, ma non c&#8217;è un nesso con i mercati o i pescatori, visto che al di fuori di queste situazioni non ho mai avuto particolari problemi. Quando percepisco che potrei trovarmi in difficoltà scatto da lontano con un teleobiettivo.</p>
<p>Scattare una foto significa congelare un momento, uno sguardo. Molte tue fotografie ritraggono sguardi e occhi di bambini che hai congelato nella loro felicità e innocenza… raccontaci le tue emozioni.</p>
<p>Le mie emozioni nascono nel momento in cui dal mio oculare mi preparo a congelare il soggetto, nella mia mente giungono domande riferite alla storia di quella persona: “Come ha vissuto fino a quel momento?”, “Dove trova quella forza e quel sorriso per andare avanti nonostante tutto?”. Ed è subito dopo lo scatto che mi rendo conto di aver ricevuto un dono dal soggetto immortalato: l&#8217;onore di essere lì a ricordarlo. I soggetti mi “regalano” l&#8217;attimo che io catturo perché si sono fidati di me, e sono io a doverli ringraziare.<br />
Amo l&#8217;Africa perché in quei luoghi non ho mai conosciuto una persona che prima o poi non mi abbia sorriso.</p>
<p>Per vedere altre fotografie di Fulvio, visita il sito www.fulviopettinato.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il primo sindaco donna a Dakar</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Oct 2018 06:52:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11451" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="443" height="642" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 443w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-2-207x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 207w" sizes="(max-width: 443px) 100vw, 443px" /></a></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Soham El Wardini, nuovo sindaco di Dakar, dà una svolta al consiglio comunale della capitale senegalese. Non solo perché è donna, ma anche perché succede all’ormai ex primo ministro cittadino Khalifa Sall, la cui carica è stata revocata il 31 agosto 2018, dopo uno dei processi più mediatizzati del Senegal.</p>
<p align="JUSTIFY">In carcere dal 7 marzo 2017, l’uomo fu accusato di truffa e appropriazione indebita di fondi pubblici. La somma incriminata stimata fu pari a 1,83 miliardi di franchi Cfa (2,7 milioni di euro) e sarebbe stata prelevata dalla “cassa nera” senegalese, sulla quale teoricamente i sindaci non possono metter mano ma che nella pratica vedeva anche i predecessori di Sall accedervi per far fronte a spese urgenti e non giustificabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni oppositori al processo, svoltosi nel gennaio 2018, puntarono sulla legittimità o meno della volontà del comune di Dakar di costituirsi parte civile e sulla decisione del giudice di accettare 20 sui 70 testimoni proposti dalla difesa. Esclusi i particolari del processo, la notizia importante è che la carica di Khalifa Sall è stata revocata.</p>
<p align="JUSTIFY">Curiosità (per pochi), il processo si è svolto nella stessa sala del Palazzo di Giustizia di Dakar, dove fu condannato l’ex dittatore del Ciad Hissene Habrè – del quale ho già scritto, vedi “<a href="https://www.peridirittiumani.com/2015/09/19/la-repressione-dei-crimini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La repressione dei crimini internazionali in Africa: il caso Habré</a> ” –.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-1-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11450" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-1-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-1-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-1-3-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Immagine-1-3-768x374.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Soham El-Wardini, già assistente in municipio e membro della coalizione di opposizione Takhawou Ndakaru, ha quindi ora un doppio vanto: aver destituito un truffatore ed essere donna, il primo sindaco donna di Dakar!</p>
<p align="JUSTIFY">Si conferma una continuità dei progetti e delle opere iniziate dal predecessore ma si spera con più legalità. Il partito di Soham è lo stesso di Khalifa Sall e molti sono già pronti a paragonare i due o ad affermare che la vittoria di El-Wardini corrisponda ad una vittoria del truffatore. La speranza è che le due linee politiche, per quanto incrociate, non corrispondano e che lei sia più onesta con i suoi cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Accantonando le questioni politiche, questa è una svolta veramente importante per un paese come il Senegal che, nonostante sia uno dei paesi africani subsahariani più aperto mentalmente, mantiene ancora credenze culturali e sociali molto maschiliste e impedisce la crescita lavorativa a molte donne, soprattutto nelle periferie.</p>
<p align="JUSTIFY">La speranza è che il nuovo sindaco faccia tanto per le periferie e i villaggi ma soprattutto che possa diventare un esempio per molte donne senegalesi, per far capire loro che sì, è possibile farcela.</p>
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