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	<title>Senegalese Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Si conclude la campagna del programma Migrazioni di ACRA in Senegal e Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 07:48:34 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15477" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/diasporaInActionSenegaltestimonialItalia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p><strong><br></strong><br><em>La campagna di sensibilizzazione del progetto &#8220;Diaspora in Action&#8221; ha raggiunto oltre 500 mila giovani e potenziali migranti tramite la diffusione sulle reti sociali di video testimonianze dei membri della diaspora senegalese in Europa e l&#8217;organizzazione di attività di terreno nelle zone rurali del Senegal. Prosegue un altro progetto promosso da ACRA in Senegal, Guinea Bissau e Italia: &#8220;Ripartire restando&#8221;, che affianca alla sensibilizzazione il rafforzamento delle opportunità lavorative nei territori di provenienza dei flussi migratori.</em></p>



<p><br>Milano 23 Giugno 2021 &#8211; Contribuire a sensibilizzare i potenziali migranti residenti in Senegal sui rischi e le difficoltà della migrazione irregolare, anche attraverso le voci e il confronto diretto con testimonial della diaspora senegalese in Italia, Belgio e Spagna. Con tale obiettivo l&#8217;ONG milanese <strong>ACRA, </strong>l&#8217;ONG belga Eclosio e l&#8217;associazione spagnola La Bolina, in collaborazione con il Comune di Milano e la Città di Torino, hanno realizzato il <strong>progetto &#8220;Diaspora in Action</strong> &#8211; Mobilized Senegalese diaspora for awareness raising on irregular migration&#8221;, co-finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) dell&#8217;Unione Europea. Dopo quasi due anni di attività, il <strong>24 giugno</strong> si tiene l&#8217;evento di chiusura del progetto a Dakar e online, con l&#8217;intervento di partner, autorità locali, organizzazioni della società civile, stampa, associazioni giovanili, femminili e migranti di ritorno.Parte centrale del progetto e del programma Migrazioni di ACRA in Senegal, di cui fa parte anche il progetto AID 011.472 &#8220;Ripartire Restando&#8221;, finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), è stata la campagna di sensibilizzazione « <em>Ñun Ñooy Senegaal &#8211; Took Tekki Fii</em> » (Noi siamo il Senegal &#8211; Restare e riuscire qui), realizzata per diffondere informazioni oggettive ai potenziali migranti e decostruire gli stereotipi sui paesi di destinazione in Europa, attraverso le voci dei membri della diaspora. I giovani (15-35 anni) sono stati i destinatari principali della campagna, insieme alle loro famiglie e comunità nelle regioni di Dakar, Fatick, Sédhiou e Kolda, coinvolgendo testimonial della diaspora che vivono in Italia, Belgio e Spagna.<br>Le informazioni e i messaggi della campagna sono stati diffusi attraverso vari mezzi: reti sociali, focus group, radio comunitarie, TV locali, incontri nelle scuole e immagini di sensibilizzazione, soprattutto nelle zone rurali ad alto tasso di partenze irregolari. I membri della diaspora ed i migranti di ritorno intervistati hanno partecipato alla creazione di circa <strong>60video testimonianze, </strong>di cui 15 sono state prodotte in Italia. Le testimonianze in lingue locali (wolof, mandingue, poular e diola), sottotitolate in francese, sono visibili sulle pagine Facebook del progetto (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), di ACRA e dei partner.<br><em>&#8220;Tanti ragazzi sono qua e vivono per strada, vogliono tornare ma non hanno il coraggio. Se vieni qua, la tua famiglia pensa che sei sistemato, quindi iniziano a chiedere tanto. Pensano che stai bene, però non è vero, qua è una lotta, nel senso che niente è facile (..)&#8221;</em> Dal racconto di Malik 19 anni, di Fatick, in Italia da 6 anni, la testimonianza completa qui &lt;&lt;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=LcNElmHUBXI&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=12&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=LcNElmHUBXI&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=12&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>>></p>



<p><br><em>&#8220;Il consiglio che darei ai potenziali migranti è che devono rendersi conto che possono avere successo ovunque si trovino, ma tutto dipende dalle loro capacità e determinazione. Molti pensano che l&#8217;Eldorado sia in Italia, ma non tutto è roseo qui&#8221;. </em>Dal racconto di Aliou Diop, di Dakar che vive in Italia da 27 anni, la testimonianza completa qui &lt;&lt;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=1voj_OT9fPE&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=2&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=1voj_OT9fPE&amp;list=PL-9Q9ybtbfrefy7qgOj5f4KXeky0lVACQ&amp;index=2&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>>></p>



<p><br>Oltre alle testimonianze diffuse sui social e su gruppi WhatsApp, la campagna di sensibilizzazione si è svolta in Senegal con il coinvolgimento diretto delle comunità interessate, con: più di 40 focus group in 36 villaggi, incontri con 650 studenti di 8 licei, 18 trasmissioni radio con focus sul ruolo delle donne e interventi dei testimonial in Europa e migranti di ritorno. I messaggi di sensibilizzazione sono stati diffusi, inoltre, tramite un piano di affissioni e la creazione di graffiti partecipativi ad opera di artisti locali e giovani. Queste attività hanno permesso di raggiungere oltre<strong> 500 mila</strong> senegalesi e potenziali migranti nelle aree di intervento.<br>In continuità con l&#8217;iniziativa, prosegue il progetto di ACRA in Senegal, Guinea Bissau e Italia: <strong>&#8220;Ripartire restando&#8221;,</strong> co-finanziato dall&#8217;AICS, che mira a creare e migliorare le opportunità lavorative nel territorio di provenienza dei flussi migratori con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile (18-35 anni) e al reinserimento dei migranti di ritorno.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="MALIK Testimonial Senegal Italia ACRA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/LcNElmHUBXI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
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		<title>Al Fespaco vince il cinema africano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 06:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Direttamente da Ouagadougou «È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="1786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-768x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-734x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 734w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">di Giuseppe Acconcia</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Direttamente da Ouagadougou</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di Ouagadougou. Se tutte le attese per i cinquant&#8217;anni (1969-2019) dall&#8217;avvio di una delle manifestazioni storiche e più significative di cinematografia africana facevano pensare ad una vittoria del film “Desrances” della regista burkinabé, Apolline Traore, accolto con grande calore dal pubblico del Cine Burkina e nella magnifica sala all&#8217;aperto dell&#8217;Istituto francese, a vincere l&#8217;Etalon d&#8217;oro di Yennenga</span><b> </b><span style="font-size: medium;">è stato il film “The mercy of the jungle” di Joel Karekezi. «Un film di guerra e non sulla guerra» ci ha spiegato il critico senegalese, Baba Diop. Nel pieno del conflitto in Rwanda tra tutsi e hutu, il sergente Xavier, eroe di guerra ruandese, e il giovane soldato semplice Faustin si trovano in territorio nemico nel pieno della giungla. Soli e senza risorse, attraversando l&#8217;immensa e ostile giungla congolese, sono costretti a sfuggire ad agguati, alla malaria e alla violenza dei loro stessi commilitoni. Uno sguardo lucido e disincantato su un conflitto le cui ferite sono ancora aperte, che è valso anche il premio come migliore attore al protagonista, Marc Zinga. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se l&#8217;edizione del 2017 aveva visto la vittoria del cineasta senegalese, Alain Gomis con Felicité, poi accolto in patria come un «eroe», è stato il cinema nord-africano ad avere ampio spazio in questa edizione, ricca di pubblico e con misure di sicurezza alle stelle del Fespaco, con ben due film premiati tra i migliori tre: l&#8217;egiziano Karma di Khaled Youssef, e il tunisino Fatwa di Ben Mohmound. L&#8217;allievo di Youssef Chahine in Karma racconta la storia di due uomini, entrambi interpretati da Amr Saad, che vivono uno, ricco imprenditore, tra gli agi più sfrenati nei quartieri satellite del Cairo e l&#8217;altro, disoccupato nella povertà più assoluta. Le vite dei due si incrociano continuamente, così come i loro modi diversi di vivere, le loro religioni diverse (il più ricco è musulmano, il più povero è cristiano) prima nei sogni e poi nella realtà, al punto che uno arriva a vivere la vita dell&#8217;altro in un continuo meccanismo dialettico che smaschera i pregi e i difetti della ricchezza e della povertà e che si risolve nella fine delle persecuzioni per il ricco agiato, dopo l&#8217;ingresso in una tomba abbandonata nel cuore della Cairo antica che lo riporta alla realtà e lo scagiona da ogni sua colpa. In Fatwa, il regista tunisino Ben Mohmound racconta invece del percorso di radicalizzazione del figlio del protagonista, Ahmed Hafien. Dopo la sua morte, il padre cerca di capire cosa sia accaduto a suo figlio che da mesi aveva perso di vista dopo il suo trasferimento a Parigi. E così scopre che lentamente aveva abbracciato la fede salafita pur tentando in ogni modo di salvare la madre, parlamentare interpretata da Ghalia Benali, dalla condanna a morte, decisa da islamisti radicali suoi amici, a causa dei contenuti del suo ultimo libro sulla violazione dei diritti umani nel paese. Infine, secondo la giuria del festival, il migliore cortometraggio è stato Black Mamba del tunisino, Amel Guellaty: la storia di una giovane, Sarra Hannachi, che avrebbe voluto vivere la sua passione per la box nonostante i limiti imposti dalla società.</span></p>
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