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	<title>sentenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Uno Stato forte ascolta e concede con ragionevolezza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 12:00:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it) La vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il carcere duro del 41 bis, ci aiuta a fare alcune considerazioni intorno a ciò che dovrebbe essere la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p>La vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il carcere duro del 41 bis, ci aiuta a fare alcune considerazioni intorno a ciò che dovrebbe essere la pena in una società democratica e ci porta ad affrontare questioni di grande rilievo giuridico ed etico. </p>



<p>In primo luogo si pone il tema delle modalità di esecuzione della sanzione carceraria nei confronti di una certa tipologia di detenuti. I regimi differenziati – come ad esempio il 41-bis – incidono significativamente sulla vita e i diritti delle persone recluse. Riducono notevolmente le occasioni di socializzazione, le possibilità di partecipazione alle attività interne all’istituto penitenziario nonché le relazioni con il mondo esterno. Sostanzialmente intervengono eliminando ogni opportunità di aderire a progetti di reintegrazione sociale.&nbsp;</p>



<p>La Corte Costituzionale, nella nota sentenza numero 376 del 1997, ha ben spiegato come anche nel caso del regime di cui all’art. 41-bis, pensato per contrastare la criminalità organizzata, sia necessario sempre tenere in adeguata considerazione l’articolo 27 della Costituzione, con i suoi riferimenti alla dignità umana e alla rieducazione del condannato. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, nel suo rapporto rivolto alle autorità italiane relativo a una visita effettuata nel 2019, raccomandò alle stesse di effettuare sempre «una valutazione del rischio individuale che fornisca ragioni oggettive per la continuazione della misura». Il cosiddetto risk assessment deve essere fondato «non solo sull’assenza di informazioni che dimostrino che la persona in questione non è più legata a una determinata organizzazione».</p>



<p>Nel caso di Alfredo Cospito il trasferimento in un istituto con regime differenziato sopraggiunge dopo circa 10 anni di pena scontati in un diverso e meno gravoso trattamento penitenziario. Il Comitato di Strasburgo invece sollecita che vi sia sempre una valutazione estremamente rigorosa del caso individuale evitando standardizzazioni nel trattamento solo sulla base del titolo di reato. E proprio intorno a una accurata valutazione del rischio si sofferma anche la Raccomandazione del 2014 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa rivolta ai Paesi membri sul trattamento dei detenuti ritenuti pericolosi.&nbsp;</p>



<p>Altro tema è quello dello sciopero della fame che il detenuto sta portando avanti mettendo a rischio la propria salute. Qua si pongono dilemmi etici che vanno risolti nel senso di assicurare al detenuto pieno rispetto alla scelta di autodeterminarsi intorno alle modalità di espressione del proprio dissenso, finanche astenendosi dal cibo. Uno Stato forte deve monitorare la salute della persona reclusa, offrire tutto il sostegno psico-sociale e medico possibile, ma sempre rispettando la sua volontà e ascoltando le sue ragioni. Uno Stato forte non deve temere di cambiare una propria decisione, se questo cambiamento produce una riduzione del tasso di sofferenza o comunque riporta un caso dentro un’area di ragionevolezza giuridica.</p>
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		<title>Siria. Una decisione senza precedenti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 09:23:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Alta Corte Regionale di Coblenza in Germania ha condannato il 13 Gennaio all&#8217;ergastolo un ex alto funzionario siriano per il suo coinvolgimento in crimini contro l&#8217;umanità. Una squadra investigativa comune franco-tedesca (JIT), costituita con il sostegno di Eurojust e del Genocide Network, ha dato un contributo significativo alle indagini che hanno portato a questo giudizio storico.</p>



<p>In questo modo si è concluso il primo processo al mondo relativo alla tortura sponsorizzata dallo Stato sotto il presidente Bashar al-Assad.</p>



<p>Questo giudizio rappresenta la prima volta al mondo che un alto funzionario siriano è stato condannato per crimini contro l&#8217;umanità. In quanto tale, lascerà un segno indelebile nella giustizia penale internazionale. È la seconda condanna relativa ai &#8220;Fascicoli Cesare&#8221;, un documento contenente oltre 26.000 immagini delle torture delle vittime nei centri di detenzione di massa del regime siriano. L&#8217;anno scorso, un collaboratore dell&#8217;alto funzionario era già stato condannato dalla Corte Regionale Superiore di Coblenza a 4,5 anni di reclusione per crimini contro l&#8217;umanità e tortura.</p>



<p>L’alto funzionario Anwar Raslan, 58 anni, è stato condannato con accuse tra cui omicidio, lesioni personali gravi, aggressione sessuale, privazione della libertà e presa di ostaggi in relazione al suo lavoro, secondo un comunicato stampa del tribunale della città di Coblenza, nella Germania occidentale. I crimini sono avvenuti mentre era a capo delle indagini nel famigerato ramo 251 della direzione generale dell&#8217;intelligence siriana, mentre il paese scivolava verso la guerra civile. La Corte ha ritenuto il siriano, oggi condannato, direttamente responsabile della morte di 27 membri dell&#8217;opposizione al regime, a seguito di torture e condizioni di detenzione disumane, nel 2011 e nel 2012. La procura federale ha presentato un atto d&#8217;accusa contro l’imputato nell&#8217;ottobre 2019, con processi che sono iniziati nell&#8217;agosto 2020.</p>



<p>In collaborazione con investigatori e pubblici ministeri nazionali che lavorano sul caso, Eurojust e Genocide Network hanno preparato il terreno per la JIT. È stata istituita nel 2018 per supportare le indagini e, infine, perseguire il sospettato. Dopo aver istituito la JIT, Eurojust ha fornito assistenza analitica a lungo termine e organizzato riunioni di coordinamento regolari per consentire una rapida cooperazione giudiziaria tra le autorità tedesche e francesi.</p>



<p>Eurojust e Genocide Network sostengono pienamente le autorità giudiziarie dell&#8217;Unione Europea che stanno intensificando i procedimenti contro gli autori di reati terroristici e severi crimini internazionali in Siria. Le azioni delle autorità giudiziarie e della società civile per ritenere il regime siriano responsabile dei crimini commessi in Siria sono state il focus principale della Giornata dell&#8217;UE contro l&#8217;impunità dello scorso anno.</p>



<p>Il verdetto è stato il passo più significativo finora in più di un decennio di ricerca di giustizia per coloro che hanno sofferto per mano dell&#8217;apparato statale siriano mentre questo cercava brutalmente di reprimere le proteste di massa durante la Primavera Araba e combatteva anni di sanguinosi conflitti.</p>



<p>Anwar al-Bunni, un importante avvocato siriano per i diritti umani che è stato testimone del caso, ha descritto il verdetto di giovedì come &#8220;storico&#8221; e una &#8220;vittoria per i siriani&#8221;. Sebbene si trattasse di un&#8217;unica condanna, l&#8217;intero apparato statale siriano è stato processato per la prima volta, ha affermato. &#8220;E’ stato condannato come parte di questa macchina, una vera e propria macchina assassina che ha arrestato i siriani, li ha uccisi, li ha torturati&#8221;, ha detto. &#8220;È una decisione sostanziale per l&#8217;intero regime&#8221;.</p>



<p>Il procedimento contro Raslan è stato innescato da un incontro casuale sette anni fa, quando Bunni ha riconosciuto Raslan nel suo centro profughi a Berlino. All&#8217;inizio non riusciva a capire come lo conoscesse. È stato solo dopo che un collega rifugiato gli disse che un funzionario del regime era nella struttura che tutto è risultato logico. In tribunale Bunni ha raccontato come Raslan fosse l&#8217;uomo che lo aveva trattenuto fuori dalla sua casa nel quartiere Kafr Souseh di Damasco nel 2006, dopo di che aveva trascorso cinque anni in prigione. Dopo aver riconosciuto Raslan a Berlino, Bunni ha sporto denuncia alla polizia e Raslan è stato infine arrestato nel 2019.</p>



<p>La Corte lo ha ritenuto colpevole di complicità in 27 omicidi mentre era un funzionario del centro di detenzione Branch 251, nell&#8217;ambito di quello che la Corte ha descritto come l&#8217;attacco &#8220;ampio e sistematico&#8221; del governo siriano alla sua stessa popolazione a partire dall&#8217;aprile 2011.</p>



<p>Secondo i risultati della corte, almeno 4.000 prigionieri sono stati detenuti nel centro di detenzione annesso all&#8217;unità di interrogatorio di Raslan mentre lavorava lì. &#8220;I detenuti sono stati brutalmente torturati durante il loro interrogatorio in vari modi&#8221;, ha affermato la Corte, anche con scosse elettriche. È stata anche usata violenza sessuale, si diceva, e i prigionieri potevano sentire urla costanti da altri detenuti che subivano torture. Le cure mediche sono state negate e il cibo era inadeguato.</p>



<p>Sebbene non abbia commesso fisicamente i crimini, Raslan è stato ritenuto responsabile a causa della sua posizione di autorità, ha affermato la portavoce del tribunale Anne-Christina Brodöfel.</p>



<p>Raslan ha annunciato la sua defezione dal regime nel 2012. Nelle loro ultime argomentazioni, i suoi avvocati hanno affermato che Raslan non aveva approvato la tortura e aveva persino punito i soldati per aver abusato dei prigionieri. &#8220;Un dipendente di un regime criminale non può semplicemente rispondere al telefono quando si rende conto che nella prigione si sta verificando un&#8217;ingiustizia&#8221;, ​​hanno affermato i suoi avvocati, secondo il quotidiano tedesco “Die Zeit”. Ma la corte ha affermato di aver concluso che avrebbe potuto disertare prima. Avrà diritto alla libertà condizionale tra 15 anni.</p>



<p>La sua squadra di difesa ha detto che avrebbe impugnato il verdetto.</p>



<p>Il suo coimputato, Eyad al-Gharib, 44 anni, un ufficiale di basso livello, è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere all&#8217;inizio dello scorso anno.</p>



<p>Gli attivisti siriani che vivono in Germania e all&#8217;estero hanno accolto favorevolmente il verdetto, ma hanno anche avvertito che le atrocità continuano in Siria. L&#8217;organizzazione tedesco-siriana per i diritti umani “Adopt a Revolution” ha affermato in una dichiarazione rilasciata prima del verdetto che la sentenza non dovrebbe essere usata come &#8220;una copertura per l&#8217;inazione politica&#8221;. Il governo tedesco dovrebbe fermare le deportazioni in Siria e assicurarsi che i superiori di Raslan non rimangano impuniti, ha affermato il gruppo.</p>



<p>Human Rights Watch ha descritto la condanna come &#8220;un passo rivoluzionario verso la giustizia per gravi crimini in Siria&#8221; e ha invitato altri paesi a seguire l&#8217;esempio della Germania. Sottolineando il ruolo centrale dei sopravvissuti, degli avvocati e degli attivisti siriani nel processo, l&#8217;organizzazione ha lanche amentato le sfide presentate dalla protezione dei testimoni.</p>



<p>Il processo si è svolto per mezzo del principio della &#8220;giurisdizione universale&#8221;, sancito dal diritto tedesco e che consente il perseguimento di coloro che sono accusati di aver commesso atti severi come genocidio o crimini di guerra in altri paesi. Il principio giuridico sostiene che alcuni reati sono così gravi che non si applicano le normali restrizioni territoriali alle azioni penali.</p>



<p>Secondo un rapporto del 2020, in Germania si stanno verificando più di una dozzina di casi attivi relativi a crimini commessi in Siria. E gli attivisti sperano che questo sia solo un primo passo: prossimamente, un tribunale di Francoforte avvierà il processo a un medico siriano accusato di aver torturato gli oppositori del governo di Assad in strutture mediche militari.</p>



<p>&#8220;La strada verso la giustizia è lunga e non ci fermeremo finché Bashar al-Assad e la sua cerchia di confidenti non saranno processati&#8221;, ha detto Wissam Mukdad, testimone nel processo.</p>



<p></p>
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		<title>Lotta all’inquinamento: società civile contro Stato in una storica sentenza francese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:33:42 +0000</pubDate>
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Paris, France, le 28 janvier 2021. Les directeurs des 4 associations co-requérantes de l’affaire (Jean-François Julliard, directeur général de l&#8217;association Greenpeace France, Cécile Duflot, directrice générale d&#8217;Oxfam France, Cécile Ostria, directrice générale de la Fondation Nicolas Hulot et Clotilde Bato, présidente de Notre Affaire A Tous) posent aux coté des équipes qui participe au projet.</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 14 ottobre 2021, il Tribunale ammnistrativo di Parigi ha pronunciato una storica sentenza con la quale lo Stato francese è stato condannato per “danno ambientale”.</p>



<p>La faccenda giudiziaria, denominata ufficialmente <em>L’Affaire du Siècle</em> dai suoi promotori, è incominciata quando quattro associazioni ambientaliste (<em>Oxfam France, Notre Affaire à Tous, Fondation pour la Nature et l&#8217;Homme, Greenpeace France</em>) hanno adito a marzo 2019 il tribunale amministrativo di Parigi, con il sostegno di una petizione firmata in tempo record da due milioni di cittadini.</p>



<p>L’obiettivo, oggi raggiunto, era quello di condannare la Francia per il mancato rispetto degli impegni presi dalla <em>République</em> nella lotta contro le emissioni di gas a effetto serra, e in particolare per il mancato raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si era dato per limitare le emissioni nel periodo 2015 – 2018.</p>



<p>Dopo avere già deciso il 3 febbraio 2021 che lo Stato dovesse essere effettivamente ritenuto responsabile per questa mancanza, ad ottobre i giudici hanno confermato la decisione, specificando che lo Stato dovrà riparare tale danno entro il 31 dicembre 2022.</p>



<p>Pur rimanendo libero nella scelta delle misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, lo Stato francese ha dunque ora poco più di un anno per “recuperare il ritardo” ed evitare nei prossimi mesi l’emissione di 15 milioni di tonnellate di gas a effetto serra, una quantità valutata dai giudici sulla base di quella rilasciata in eccesso dal 2015 (una cifra già parzialmente ridotta grazie al calo di emissioni dovuto ai lockdown degli ultimi due anni).</p>



<p>Le conseguenze qualora lo Stato non rispettasse la scadenza? I giudici potrebbero pensare a delle sanzioni economiche, come richiesto dalle ONG che parlano di sanzioni fino ai 78 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, ma ad oggi delle misure specifiche non sono ancora state individuate, nella speranza che non debbano essere adottate.</p>



<p>Questa vicenda, un possibile, ottimistico esempio di una maggiore sensibilità della società civile e, forse, delle istituzioni per la questione climatica, potrebbe essere un modello per i cittadini di altri Stati i cui impegni nella lotta al cambiamento climatico risultano spesso poco decisi o efficaci.</p>



<p>La presa di posizione del tribunale d’oltralpe non sarebbe però il solo precedente per eventuali azioni contro le politiche ambientali di altri governi: il 20 dicembre 2019, una sentenza della Corte suprema dei Paesi Bassi relativa ad una causa introdotta dall’ong Urgenda ha confermato la posizione dei giudici di primo e secondo grado che avevano qualificato gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra come insufficienti. Questa valutazione è stata operata alla luce non solo del diritto interno e comunitario, ma anche della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (e in particolare del diritto alla vita e de diritto alla vita privata e familiare), della <em>Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi.</em></p>



<p><em>Decisioni storiche, dunque, che alimentano un dibattito percepito come sempre più urgente (e che in Francia si aggiunge a quello per le prossime elezioni presidenziali) e il cui successo potrebbe ispirare nuove azioni nei confronti di altri Stati, europei e non.</em></p>
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		<title>Sostenere Riace e la solidarietà in mare e in terra. Intervista a Giovanna Procacci</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 14:37:39 +0000</pubDate>
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<p>(da pressenza.com. A cura di Anna Polo)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/09/siamo-tutti-con-Riace-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/comitatoundicigiugnomilano)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p><em>La neonata “Rete Sostenere Riace”, composta da moltissime realtà milanesi e lombarde, organizza il 30 novembre&nbsp;<strong>una serata spettacolo alla Camera del Lavoro di Milano</strong>&nbsp;dal titolo “<a href="https://www.facebook.com/events/912454959701165/?source=6&amp;ref_notif_type=plan_user_invited&amp;action_history=null&utm_source=rss&utm_medium=rss">Sostenere Riace. L’abuso di umanità non è reato</a>”. Questa è solo una tappa di un lungo cammino iniziato l’11 giugno 2019, data di apertura del processo a Mimmo Lucano, con la formazione del&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/comitatoundicigiugnomilano?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Undici Giugno Milano</a>. Un cammino che continuerà con nuove iniziative, con una campagna di largo respiro per tenere viva l’attenzione non solo sull’esperienza di Riace, ma anche sulla più ampia criminalizzazione della solidarietà in mare e in terra. Ripercorriamo il percorso fatto e le prospettive per il futuro con Giovanna Procacci, tra i fondatori del comitato e dell’attuale rete e autrice di numerosi articoli sul processo di Locri.</em></p>



<p><strong>Come è nato il Comitato Undici Giugno Milano e quali sono state le sue principali iniziative?</strong></p>



<p>Il&nbsp;<strong>Comitato Undici Giugno Milano</strong>&nbsp;è nato alla vigilia dell’inizio del processo penale che si è aperto in quella data a Locri contro Lucano e altri 26 collaboratori del sistema di accoglienza a Riace. In vista del processo, si è costituito un Comitato Undici Giugno nella Locride, replicato in varie città con il compito di organizzare quel giorno presìdi di protesta in tutta Italia. Il nostro comitato ha raccolto una settantina di associazioni, organizzazioni, comitati, oltre a molti cittadini e ha organizzato in città un presidio molto partecipato nei pressi della Prefettura, che ha poi sfilato nelle vie del centro.</p>



<p>In seguito, a processo avviato, l’impegno a difendere l’azione umanitaria svolta a Riace dalla criminalizzazione è continuato in vari modi, sia di presenza a Riace in momenti topici per quella comunità, sia di promozione e partecipazione a momenti di dibattito a Milano, spesso con la presenza di Mimmo Lucano. Io in particolare ho interpretato da subito quel processo, che pretendeva trattare come gravi reati penali un’azione pubblica di accoglienza e integrazione, come un processo politico; per questo la mia protesta si è espressa attraverso un’azione di monitoraggio di quello che vi succedeva, anche nella convinzione che un processo come quello chiuso in un tribunale di provincia della Calabria non avesse i requisiti di trasparenza e pubblicità che in particolare in un processo politico sono indispensabili. Ho seguito le udienze e ne ho scritto, grazie a Pressenza, nel tentativo di far circolare le informazioni su quanto vi si affermava. Questo mio lavoro è stato fatto a nome del Comitato Undici Giugno Milano.</p>



<p><strong>Hai seguito da vicino il processo a Mimmo Lucano, fino alla condanna di due mesi fa. Quali sono a tuo parere le caratteristiche fondamentali di quello che è stato definito un processo politico, che ha voluto colpire il modello di accoglienza e integrazione rappresentato da Riace?</strong></p>



<p>La prima caratteristica di questo processo è la confusione del piano amministrativo con quello penale. Come l’indagine investigativa della GdF che lo ha preceduto, il processo ha preso le mosse da una serie di irregolarità amministrative: disordine contabile, carenze della rendicontazione, scorciatoie rispetto a iter burocratici disegnati dalle Linee guida dei servizi di accoglienza, ecc. Molte di queste irregolarità erano in realtà caratteristiche ben note dell’accoglienza a Riace, come i cosiddetti lungo-permanenti; erano state tollerate per anni, i progetti riapprovati e rifinanziati. Il processo segue il filo delle irregolarità amministrative e le trasforma in gravi reati penali, pur dovendo ammettere che non c’è stato nessun vantaggio economico personale. Questo adeguarsi del penale alle ragioni dell’amministrativo sembra una costante dei processi politici intentati contro l’attivismo solidale, dalle navi del soccorso in mare alle accuse di favoreggiamento di chi soccorre ai confini.</p>



<p>La seconda caratteristica è che rovescia il senso comune: una persona nota per il suo attivismo solidale, per la dedizione alla causa degli ultimi, per le battaglie contro la criminalità organizzata, per la condizione di povertà in cui vive, viene presentata come un criminale e il sistema di accoglienza a Riace come un’associazione a delinquere. Questo rovesciamento è tipico di un processo politico, dove il vero reato non sta tanto nel contenuto dell’azione, quanto nell’idea che quell’azione incorpora. Per questo va cancellata la finalità d’integrazione delle varie pratiche messe in campo a Riace, che ne era l’idea trainante; eliminata l’idea, l’azione resta nuda e se ne può fare ciò che si vuole, anche una truffa che stranamente non produce nessun arricchimento.</p>



<p>La terza caratteristica è che si è trattato di un processo gestito dagli inquirenti a mezzo stampa. L’uso abbondante di intercettazioni telefoniche prima ancora della loro trascrizione ufficiale, indispensabile per sostenere prove documentali prive di consistenza, è servito anche a fornire alla stampa materiale per una campagna mediatica diffamatoria di Lucano e di Riace. Senza contare la grande anomalia di un procuratore capo che rilascia interviste alla stampa nei momenti topici (l’arresto, la sentenza) con giudizi pesantissimi e del tutto arbitrari sul principale imputato (chiamato “monarca”, “bandito” e simili).</p>



<p>Citerei ancora una caratteristica che considero importante: la presenza delle istituzioni (Viminale e Prefettura) come parti civili, cosa rarissima perfino in processi di ‘ndrangheta. Quelle stesse istituzioni che avevano approvato, finanziato e rifinanziato i progetti di accoglienza di Riace, che nell’emergenza avevano fatto pressioni di ogni genere perché Riace accogliesse numeri sempre più elevati di rifugiati, che l’avevano costretta a svolgere un ruolo di supplenza della loro incapacità nel far fronte all’accoglienza, nel processo accusano Riace di essersi mossa in modo emergenziale. E’ uno Stato che chiede di accogliere e poi abbandona chi accoglie. E’ lo stesso meccanismo per cui, dopo aver chiesto per anni aiuto alle ONG per soccorrere i naufraghi, si è cominciato ad incriminarle per aver continuato a farlo; lo stesso per cui, dopo aver abbandonato i profughi alle frontiere nelle sole mani delle persone solidali, poi le si persegue per reati di solidarietà.</p>



<p><strong>La rete “Sostenere Riace” è frutto di un lavoro di coinvolgimento di molte realtà. Puoi raccontarci brevemente come si è arrivati a questo risultato?</strong></p>



<p>La sentenza di primo grado emessa il 30 settembre dal tribunale di Locri ha sorpreso e scandalizzato molte persone; le reazioni sono state forti, da parte di giuristi, avvocati, giornalisti, associazioni, semplici cittadini e hanno dato vita a presidi in tutta l’Italia. L’idea di una Riace criminale e di un Lucano capo di un’associazione a delinquere è apparsa profondamente ingiusta. Di fronte ad una sentenza ingiusta, bisogna reagire. Per questo il Comitato Undici Giugno di Milano ha chiamato tutte le associazioni, organizzazioni, comitati ecc., coinvolti nell’azione solidale e di difesa dei diritti umani ad un’assemblea pubblica, che si è tenuta alla Camera del Lavoro il 27 ottobre ed è stata molto partecipata. Qui si è deciso di dar vita ad una Rete il più ampia possibile, che portasse avanti anche a Milano una campagna di sostegno a Riace. Ad oggi, le realtà che aderiscono alla&nbsp;<strong>Rete Sostenere Riace</strong>&nbsp;sono più di 70 e rappresentano uno spaccato significativo di società civile organizzata intorno ai temi della solidarietà, dell’accoglienza e dei diritti umani.</p>



<p>Da quell’assemblea è nata l’idea di questo primo evento della campagna, una serata spettacolo che si terrà il 30 novembre, a due mesi esatti dalla sentenza di primo grado, nella sala Di Vittorio della Camera del lavoro, dove parleremo di Riace, ma anche del soccorso in mare, perché l’attacco politico giudiziario investe tutta l’azione di solidarietà. E raccoglieremo fondi per contribuire anche da Milano alla raccolta avviata da A Buon Diritto Onlus, che mira a coprire le spese giudiziarie e le multe milionarie comminate dalla sentenza.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/11/sostenere-Riace-FB-def.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1477908"/></figure></div>



<p><strong>Quali sono le prossime tappe della campagna di sensibilizzazione e sostegno a chi viene criminalizzato per le sue attività solidali a favore dei migranti?</strong></p>



<p>Nella Rete abbiamo concordato che questa sarà necessariamente una campagna di lungo periodo, in considerazione dei tempi lunghi dell’appello e della Cassazione, e che dunque dovremo mettere in campo iniziative periodiche, anche diverse fra loro, per mantenere il più possibile viva l’attenzione pubblica su questo caso giudiziario e più in generale sulla criminalizzazione della solidarietà. Pensiamo di proporre iniziative di tipo culturale, come spettacoli, presentazioni di film, libri, ecc., o di tipo sociale, come cene solidali. Organizzeremo anche momenti di approfondimento politico del processo e della sentenza, dopo la pubblicazione delle motivazioni che è attesa per la fine dell’anno e realizzeremo anche viaggi a Riace e campi per ragazzi. Tutto quello che potremo inventarci per restare vigili su un terreno, quello della criminalizzazione della solidarietà, di cui Riace è ormai un simbolo – e per questo è stata colpita con particolare durezza – ma non è purtroppo l’unico caso.</p>
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		<title>Marco temporal e COVID19: non c’è pace per i popoli indigeni del Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 07:36:03 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Negli ultimi mesi sono giunte fino a noi le notizie di proteste che hanno coinvolto migliaia di<br>indigeni brasiliani del movimento Luta pela vida (Lotta per la vita), coordinato dall’Articulação dos<br>Povos Indígenas do Brasil (APIB).<br>Oggetto del dibattito pubblico e delle numerose manifestazioni è in particolare una sentenza del<br>Supremo tribunale federale, ancora oggi attesa con trepidazione da centinaia di tribù indigene<br>brasiliane. A inizio settembre, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi su una questione di<br>espulsione che oppone il popolo Xokleng allo Stato brasiliano di Santa Catarina. La problematica<br>decisione porta in realtà sulla costituzionalità del marco temporal, una tesi che potrebbe<br>legittimare il processo di land grabbing, ovvero l’“accaparramento di terra”, di cui gli indigeni<br>brasiliani, come molti altri popoli indigeni in ogni angolo del mondo, sono stati e sono tutt’oggi<br>vittime.<br>Sul fondamento di tale tesi potrebbero essere assegnati ai popoli indigeni unicamente quei<br>territori che questi dimostrano di avere occupato al momento della promulgazione dell’attuale<br>Costituzione, il 5 ottobre 1988: la consacrazione di un tale principio legittimerebbe così<br>quell’espropriazione di terre temuta oggi dalle migliaia di persone che manifestano a Brasilia. Oltre<br>alla difficoltà per alcuni di questi popoli di dimostrare giuridicamente la propria presenza su un<br>territorio, una pericolosa realtà soprattutto per gli indigeni “non contattati”, si aggiunge il fatto<br>che al momento dell’entrata in vigore della Costituzione questi popoli erano spesso vittime di<br>allontanamenti diretti e indiretti dalle proprie terre ancestrali.<br>La pericolosa tesi del marco temporal è oggi sostenuta dal presidente Jair Bolsonaro e dai massimi<br>esponenti di alcuni settori dell’economia, che vedono nella sua consacrazione l’occasione per<br>sfruttare terre oggi protette per agricoltura, centrali idroelettriche ed estrazione di minerali. Al<br>contrario, qualora il Tribunale supremo dovesse negarne una volta per tutte la legittimità, i popoli<br>indigeni vedrebbero assegnarsi un potente strumento giuridico per difendere le proprie terre.<br>Vista la complessità della questione e la pesante portata della decisione, positiva o negativa che<br>sia, il Tribunale ha deciso di sospendere a tempo indeterminato il processo, prolungando così<br>l’arrivo di quella risposta dalla quale dipendono le sorti di migliaia di persone. L’incertezza pesa<br>ancora così sui popoli indigeni del Brasile, duramente colpiti anche dal COVID19, mentre continua<br>la paura per le politiche di Bolsonaro, criticato per le sue posizioni anti-indigene e<br>antiambientaliste. Dall’inizio del suo mandato nel 2019, il Presidente brasiliano è già stato<br>denunciato più volte davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e<br>genocidio da associazioni quali la stessa APIB, in particolare per le attività di deforestazione<br>dell’Amazzonia e gli attacchi ai popoli indigeni, aggravati dagli ultimi anni di pandemia.</p>
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		<title>Una lettera di Mimmo Lucano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 10:13:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Resistere resistere resistere sempre&#8221;. Abbiate il coraggio di restare soli&#8221; La lettera del sindaco, letta FC ieri in piazza a Riace.  È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="642" height="350" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15672" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 642w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<p>Resistere resistere resistere sempre&#8221;. Abbiate il coraggio di restare soli&#8221;</p>



<p>La lettera del sindaco, letta FC ieri in piazza a Riace. </p>



<p>È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci. A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie. Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste. Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione. Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio. Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno. Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci. Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.</p>



<p>Mimmo Lucano.</p>
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		<title>A tutte le ore del giorno e della notte</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 08:23:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/luca-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1></h1>



<p><a href="https://comune-info.net/autori/chiara-sasso/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Chiara Sasso</a> (da comune-info.net)</p>



<h2>La sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – è un terremoto. Siamo in tanti ad aver paura. Associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. “Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte – scrive Chiara Sasso – Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata…”. Hanno bisogno di distruggere&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tag/riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">la speranza nata in quel borgo</a></h2>



<p><strong><a href="https://comune-info.net/io-sto-con-mimmo-lucano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presidi di protesta contro la sentenza in diverse città</a></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/20180222_091718-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448790"/></figure>



<p>Imessaggi che sono arrivati per commentare la sentenza del Tribunale di Locri – pesanti condanne primo fra tutti i 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano – riportavano nel testo la parola “<strong>paura</strong>”. Ripetuta. Eppure la giornata era limpida, soleggiata, un’aria settembrina con le montagne scolpite contro il cielo. Ma la notizia era troppo forte e gli occhi si abbassano dando spazio alla paura.&nbsp;<strong>Un terremoto che scuote certezze profonde</strong>, vissuto come un pesante segnale di pericolo per tutti. Appena fuori casa, no dentro casa. Rispetto per la magistratura… Assistiamo al rovesciamento della realtà, alla distorsione di ogni principio processuale.</p>



<p><strong>Fra le accuse più gravi associazione a delinquere, peculato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Viene descritta una organizzazione ferrea per gestire i progetti in tutto il paese. Chi lo ha conosciuto e vissuto sa che forse le uniche cose organizzate a Riace sono state le partite di carte, per il resto il dato che distingueva era l’improvvisazione sempre su tutto. E la disponibilità ad accogliere a tutte le ore del giorno e della notte</strong>.&nbsp;<strong>Forse era per questo che la Prefettura aveva una linea rossa perenne con il sindaco al quale chiedeva disponibilità sempre e immediata.</strong>&nbsp;Riace era nota per non lasciare nessuno per strada.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Marzo-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448798"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/Maestra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448788"/></figure>



<p>Sono piovute condanne su persone, ventisette, incensurate senza nessuna attenuante generica. Otto anni a Cosimina Ierino. Forse in tanti abbiamo visto un altro film:&nbsp;<strong>Cosimina nella sede di Città Futura pronta ad accogliere tutti in una babele di lingue che si impastava con il calabrese. Cosimina come insegnante di italiano, come segretaria tuttofare</strong>. La sua mitezza faticava a volte a farsi strada con tutti quegli impetuosi spostamenti d’aria, fatti di persone, di bambini e bambine, che arrivavano nello stanzone facendo scricchiolare il pavimento di legno. Sempre con qualche richiesta. In molti abbiamo visto un altro film che tuttavia si ripresenta in moviola nel cuore e della mente.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/38474982_1812899952123535_3570862516001046528_n-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448782"/><figcaption>Foto di Valeria Fioranti</figcaption></figure>



<p><strong>C’è, nella sede di palazzo Pinnarò, un piccolo balcone che guarda direttamente al mare</strong>. Ci si arriva attraverso uno scalone che porta al secondo piano. Si arriva pensando di stare al chiuso, ed è come trovarsi sul Tetto del Mondo. Dal balcone lo sguardo supera i coppi di tante case, i vicoli, va oltre la strada con i suoi tornanti e il bivio per il santuario, fino a sposare quella massa blu di acqua salata. Si spazia. Impossibile non sentirne la forza. L’associazione Citta Futura si lega con il mondo, guarda avanti. Apre le porte, invita.&nbsp;<strong>«Prego&nbsp;<em>trasite</em>, entrate»</strong>. Come se il progetto in realtà possa appartenere a tutti.</p>



<p><strong>LEGGI ANCHE&nbsp;<a href="https://comune-info.net/tutta-la-mia-rabbia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutta la mia rabbia</a>&nbsp;</strong>Martina Lucano,&nbsp;<a href="https://comune-info.net/speranza-per-lalba-di-una-nuova-umanita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Speranza per l’alba di una nuova umanità</strong></a>&nbsp;Domenico Lucano,&nbsp;<strong><a href="https://comune-info.net/la-comunita-di-riace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La comunità di Riace</a></strong>&nbsp;Gianluca Carmosino</p>



<p>Fa bene l’associazione a esporre il manifesto di un capo indiano: «Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita, egli è soltanto un filo». Ognuno che arriva tesse inconsapevolmente qualcosa. Come si può oggi far sentire affetto e vicinanza a tutte quelle persone che hanno fatto parte di quel sogno, di quel film che non verrà più proiettato. Quali parole usare per dire che&nbsp;<strong>comunque ne è valsa la pena, perché è stato un segnale per il mondo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210930-WA0000-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-448789"/></figure>



<p>È uno di quei casi della vita, nello stesso giorno in cui si aspetta notizie della sentenza, giovedì 30 settembre, prime ore del mattino, arriva un messaggio con una foto: è l’alba sul Mar Ionio. “Ieri a mezzanotte una telefonata mi ha fatto sobbalzare. Era il titolare di un locale di Caulonia, mi diceva che si era presentata una ragazza appena sbarcata che gli aveva fatto capire che aveva fame e freddo… Sono corso.&nbsp;<strong>Un barcone con settanta migranti&nbsp;</strong>veniva scortato verso il porto di&nbsp;<strong>Roccella</strong>. Uno pensa di essere abituato a tutto, dopo tanti anni e invece col cazzo che ci si abitua…”.&nbsp;<strong>Capita che gli operatori dei vari progetti vivano così, pronti a qualunque ora a fronteggiare emergenze a prendersi responsabilità</strong>&nbsp;a lanciare sempre il cuore oltre l’ostacolo. Stessa sorte capita ai sindaci in prima linea su tutto, a combattere e prendere decisioni sulla qualunque a lottare a mani nude. Non a caso Moni Ovadia qualche giorno fa ha commentato: “Piuttosto di fare il sindaco mi butto sotto un treno”.</p>
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		<title>Tribunale di Roma: discriminatorio il rifiuto all’apertura di un conto corrente ai richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 08:09:44 +0000</pubDate>
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<p>(Da Asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/jude-beck-41uCnC2RDck-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-42536"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>I richiedenti asilo hanno diritto all’apertura di un conto corrente di base in attesa del rilascio del permesso di soggiorno</strong>.</p><p><strong>Il Tribunale di Roma ha confermato, con ordinanza del 26 gennaio 2021, il decreto emesso inaudita altera parte il 21 dicembre 2020.</strong></p></blockquote>



<p>La vicenda riguardava un richiedente asilo regolarmente soggiornante che aveva formalizzato domanda di protezione internazionale ma che era in possesso della sola ricevuta attestante la formalizzazione della domanda di asilo poiché, a causa della pandemia, gli erano stati più volte rinviati gli appuntamenti in Questura per poter ritirare il c.d. “permesso giallo”.</p>



<p>La decisione è particolarmente rilevante perché costituisce una conferma di un importante principio già stabilito dalle&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/notizie/diritto-ad-aprire-un-conto-corrente-di-base-in-assenza-di-carta-didentita-pubblichiamo-la-circolare-di-abi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comunicazioni interne dell’ABI&nbsp;</a>e delle stesse&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/discriminazioni/poste-italiane-s-p-a-comunica-a-tutte-le-filiali-lobbligo-di-aprire-conti-correnti-di-base-ai-richiedenti-asilo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Poste Italiane</a>&nbsp;ma che è rimasto purtroppo inapplicato: il rifiuto opposto dalle Poste e dalle Banche all’apertura del conto corrente di base ai richiedenti asilo (anche quando muniti della sola ricevuta di permesso) è&nbsp;<strong>illegittimo e costituisce discriminazione</strong>.</p>



<p>Il conto corrente rappresenta infatti un diritto fondamentale poiché, in assenza, non è possibile essere regolarmente assunti e retribuiti da un datore di lavoro, nonché accedere alle prestazioni sociali e assistenziali introdotte dallo Stato italiano per la situazione di emergenza sanitaria.</p>



<p>Secondo il Tribunale infatti “e<em>merge con chiarezza sia dall’esposizione del ricorso che dagli atti allegati, che parte ricorrente contesta il comportamento discriminatorio di Poste Italiane che impedisce ai richiedenti asilo ancora non in possesso del permesso di soggiorno cartaceo per richiesta di asilo, ma solo della ricevuta comunque munita di fotografia, di aprire un conto corrente di base; richiamando peraltro una norma, l<strong>’art. 126-noviesdecies del Testo Unico Bancario, introdotta proprio in funzione antidiscriminatoria, così come la circolare ABI e la comunicazione interna di Poste Italiane</strong>, anch’essere richiamate.&nbsp;</em><strong><em>Non vi è dubbio, pertanto, che il rifiuto di Poste di aprire il conto corrente di base per la mancanza del permesso di soggiorno definitivo, tenuto conto dei tempi lunghissimi per ottenerlo anche a causa delle chiusure dovute all’emergenza pandemica, costituisca una condotta discriminatoria</em>.<em>“</em></strong><em>.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il Tribunale ha dunque ordinato a Poste Italiane spa di cessare la condotta discriminatoria che impedisce ai richiedenti asilo in possesso di ricevuta attestante la presentazione di domanda di protezione internazionale (in corso di validità munita di fotografia del titolare rilasciata da un’amministrazione dello Stato e con indicazione del nome e della data di nascita del richiedente) di aprire un conto corrente di base presso i propri sportelli.</p></blockquote>
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		<title>Assange non verrà estradato</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 08:47:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Partiamo da Chalsea Manning, la fonte che, nel 2010, ha passato a Julian Assange e a WikiLeaks molto materiale riservato grazie al ruolo di analista di intelligence durante le operazioni militari&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14946" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Partiamo da Chalsea Manning, la fonte che, nel 2010, ha passato a Julian Assange e a WikiLeaks molto materiale riservato grazie al ruolo di analista di intelligence durante le operazioni militari statunitensi in Iraq; è stata arrestata &#8211; in condizioni lesive dei diritti umani &#8211; con accuse riguardanti la sicurezza nazionale; è stata, poi, rilasciata, dopo sette anni e quattro mesi, nel 2017, per grazia di Barak Obama; ritorna in carcere nel 2019 per non aver testimoniato di fronte al Gran Giury a proposito di WikiLeaks, ritrovando la libertà nel marzo 2020.</p>



<p>Edward (Joseph) Snowden è un informatico e attivista americano, ex tecnico della CIA che, nel 2013, ha rivelato altri documenti secretati, in particolare riguardanti un programma di intercettazione telefonica tra USA e Europa e altri programmi di sorveglianza Internet. Il giorno del suo 30mo compleanno viene accusato di aver violato l&#8217;Espionage Act e di furto di proprietà del governo; ha ottenuto il diritto di asilo a Mosca, dove ora lavora e si è sposato, e ha costituito la Freedom of the Press Foundation, di cui è presidente, un&#8217;organizzazione, con sede a San Francisco, che ha lo scopo di proteggere i giornalisti dalla sorveglianza del governo.</p>



<p>E arriviamo a Julian Assange: personalità controversa, che ieri &#8211; 4 gennaio 2021 &#8211; ha visto concludersi il processo a suo carico con le accuse, da parte degli Stati Uniti, ancora una volta, della diffusione di files riservati. Accuse da parte degli Stati Uniti con l&#8217;avallo del Regno Unito. Gli USA hanno già fatto ricorso. </p>



<p>La Corte ha deliberato che Assange non verrà estradato, rimarrà a Londra, a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, ma la vera questione, cruciale, riguarda il Diritto all&#8217;informazione da parte dei giornalisti e degli organi di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente.</p>



<p>Uno dei fondamenti deontologici del Giornalismo è quello di proteggere le fonti, se queste sono accertate e verificate; ricordiamoci che quarant&#8217; anni fa la pubblicazione dei Pentagon Papers sulla guerra in Vietnam ha strappato il velo di Maya sulla necessità degli interventi militari americani in tema di politica estera (e anche interna), per fare un esempio. Oggi, invece, si tace la censura, si tacciono gli arresti e le violazioni dei diritti fondamentali in quegli Stati che si dicono “democratici”. Nell&#8217;epoca della iper-tecnologi e del liberismo sfrenato non capiamo quando è utile porre confini alle parole e alle idee e quando, invece, è controproducente. Per la trasparenza e la Giustizia contro la mancanza di Etica di certi (troppi) governi.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 09:23:41 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti canale Telegram: per ricevere il testo integrale&nbsp;<a href="mailto:anbamed@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamed@gmail.com</a></p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;attesa per la sentenza sulla custodia cautelare nel processo contro Zaky</p>



<p><strong>Algeria:</strong>&nbsp;condannata a 6 mesi di carcere l&#8217;attivista Akkadi</p>



<p><strong>Kuwait:</strong>&nbsp;successo dell&#8217;opposizione nelle elezioni, ma in aula non entra nessuna donna.</p>



<p><strong>Paesi del Golfo:</strong>&nbsp;un vertice a Manama per l&#8217;accordo tra Qatar e Riad metterà fine alle rivalità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;di nuovo tamburi di guerra, ma le trattative politiche continuano</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Egitto:</p>



<p>La speranza è l&#8217;ultima a morire. Si conoscerà oggi il verdetto della seduta al Tribunale del Cairo sul caso Patrick Zaky. Lo studente dell&#8217;Università di Bologna è in carcere da 306 giorni per un post sui social ritenuto dalla Mukhabarat, la polizia segreta, “destabilizzante per la sicurezza dello Stato”. Nell&#8217;udienza di ieri, Zaky si è difeso sostenendo che le accuse sono infondate e si è lamentato di aver subito 10 mesi di prigione nel carcere di massima sicurezza di Tora. La sua avvocata ha raccontato che Zaky per tutto il periodo di detenzione ha dormito per terra senza materasso.</p>



<p>In un altro procedimento, il giudice delle indagini preliminari ha assolto 20 Ong, tra le quali 3 statunitensi e una tedesca, dall&#8217;accusa di aver ricevuto finanziamenti esteri in modo illecito ed ha sentenziato il non luogo a procedere. La causa risale al 2011 e diversi responsabili di queste Ong hanno subito detenzioni, sequestro di conti bancari e divieto di viaggiare;&nbsp;le Ong hanno visto chiuse le loro sedi.</p>



<p>Non è chiaro se vi sia un collegamento tra queste decisioni e la visita di Stato di Al-Sissi a Parigi, con l&#8217;incontro di oggi con Macron.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>Il tribunale di Tlemcen, nel nord-ovest, ha condannato in secondo grado la studentessa e attivista del Hirak, Nour-Huda Akkadi, a sei mesi di carcere. Akkadi era stata arrestata un anno fa per assembramento non autorizzato. Viene così confermato il giudizio di primo grado. La clava giudiziaria, per inibire le mobilitazioni politiche pacifiche, si è acuita dopo l&#8217;emergenza sanitaria, periodo che ha visto divieti assoluti a manifestare. Nelle carceri algerine giacioni 90 attivisti condannati o in attesa di giudizio.</p>



<p>Kuwait:</p>



<p>Risultati sorprendenti per le elezioni politiche. 31 deputati sul totale di 50 entrano per la prima volta in aula e 24 degli eletti è dell&#8217;opposizione all&#8217;attuale governo. Nessuna donna è stata eletta. L&#8217;emiro ha già approvato i risultati e ha rimosso il governo e nominerà, dopo l&#8217;insediamento del Parlamento e le consultazioni, un nuovo primo ministro. Queste elezioni sono state condizionate dall&#8217;emergenza sanitaria che ha avuto ripercussioni economiche con il calo delle entrate petrolifere. Il governo precedente ha scaricato il peso della crisi sui lavoratori stranieri, che sono la maggioranza dei residenti, cancellando i permessi di soggiorno agli ultra 65enni con conseguente espulsione.</p>



<p>Paesi del Golfo:</p>



<p>l&#8217;iniziativa del Kuwait, sostenuta dall&#8217;amministrazione Trump, è riuscita ad avviare un processo di riavvicinamento tra Riad e Doha. Entro la fine del mese si terrà a Manama, in Bahrain, un vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per mettere fine all&#8217;embargo nei confronti del Qatar. L&#8217;argomento convincente che ha smosso la corona saudita dalle sue posizioni di chiusura nei confronti del Qatar, accusato di sostenere il terrorismo, è stato la necessità di concentrare tutti gli sforzi per colpire l&#8217;Iran.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Un passo avanti e due indietro. Mentre si sprecano le riunioni ed i Forum, si registrano due gravi avvenimenti militari: lo scontro tra militari dell&#8217;LNA (esercito di Haftar) e del GNA (governo di Tripoli) per il controllo dei pozzi petroliferi della regione meridionale e il pattugliamento di navi da guerra turche delle coste di Sirte. Nella città di Ubari, nell&#8217;estremo sud desertico al confine con Algeria e Niger, le truppe dell&#8217;LNA hanno assediato una missione militare mandata dal governo di Tripoli. Il portavoce dell&#8217;esercito denuncia ammassamenti di truppe con mercenari a ovest di Sirte.</p>



<p>Oggi si doveva riunire il Parlamento a Ghdames, una città turistica al confine con Tunisia e Algeria, ma non è stato raggiunto il quorum. Nello stesso giorno, il presidente della Camera, Aqila, ha convocato la stessa riunione a Bengasi, sede naturale del Parlamento. Se le febbrili riunioni coordinate dalla missione ONU non porteranno ad un accordo, il paese si troverà con due governi, ben tre Parlamenti e una ripresa del conflitto.</p>
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