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	<title>settori Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2022 08:55:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori.</p>



<p>Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano.</p>



<p><strong>Origini</strong></p>



<p>La nascita della festività risale al 1889, quando a Parigi, durante la Seconda Internazionale (organizzazione internazionale fondata nella stessa Metropoli e nello stesso anno dai partiti socialisti e laburisti europei), nacque l’idea di indire una manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa dalle 16 alle 8 ore.</p>



<p>Come data della manifestazione venne scelto simbolicamente il Primo Maggio, per ricordare gli scioperi di Chicago del 1° maggio 1886 che culminarono il successivo 4 maggio nella Rivolta di Haymarket.</p>



<p><strong>Gender Pay Gap</strong></p>



<p>Dalla fine dell’800 ad oggi la situazione per i lavoratori è sicuramente migliorata sotto molteplici aspetti; tuttavia, quando parliamo del lavoratore e delle sue battaglie ancora da combattere e vincere per il riconoscimento dei propri diritti, urge fare qualche riflessione sulle donne lavoratrici.</p>



<p>L’articolo 37 della nostra Costituzione dichiara che <em>“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”</em></p>



<p>Purtroppo, rispetto a quanto dichiarato dalla Costituzione, c’è ancora molta strada da fare perché si realizzi la parità retributiva tra uomo e donna.</p>



<p>In un rapporto del Censis del 2019 si parla del “<em>talento femminile mortificato</em>” in quanto, nonostante la donna “consegua risultati migliori in ambito scolastico (voto medio alla laurea di 103,7 per le donne e di 101,9 per gli uomini – fonte Censis)”, essa sul lavoro subisce una marcata disparità di trattamento rispetto all’uomo.</p>



<p>Sempre secondo il Censis, le donne in posizione apicale rappresentano solo il 27% del totale dei dirigenti, mentre il 32% delle donne lavoratrici è costretto a svolgere un lavoro a tempo parziale per potersi occupare anche della famiglia. Quest’ultimo aspetto si traduce in una minore possibilità di fare carriera, “un trattamento retributivo ridotto” e, ovviamente, in una pensione più bassa.</p>



<p>Il Gender Pay Gap complessivo (o<em> divario retributivo di genere</em>) è, secondo la definizione di Eurostat, “la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello conseguito dagli uomini. In Italia tale divario è del 44% rispetto al 40% nel resto dell’Unione Europea.</p>



<p>Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato che il divario retributivo in Italia è uno dei più alti in Europa.</p>



<p>Il gap riflette innanzitutto le tante criticità che la donna affronta quando si affaccia sul mercato del lavoro. Esse danno luogo a un minor tasso di occupazione e di conseguenza a un numero ridotto di ore retribuite. Una delle principali difficoltà consiste senz’altro nel coniugare l’attività lavorativa con la famiglia, azione resa ancora più difficile dall’ insufficienza di efficaci soluzioni strutturali e da una inadeguata flessibilità oraria concessa dai datori di lavoro. Inoltre, la donna si ritrova sovente a interrompere la carriera per dedicarsi alla cura dei figli o alla funzione di caregiver familiare (spesso svolta dalle donne) per l’assistenza a un congiunto ammalato e/o disabile, o altro ancora.</p>



<p><a></a> Ovviamente lavorando di meno si viene retribuiti di meno, ma essendo la donna uno dei fulcri della società per il ruolo fondamentale che svolge, è doveroso attivarsi perché essa raggiunga l’uguaglianza di genere, creando le condizioni affinché, come i suoi colleghi, possa godere di un reddito adeguato, fonte di dignità, indipendenza economica e riconoscimento sociale, potenziando tutte quelle azioni (presenza diffusa degli asili nido aziendali, l’utilizzo dell’orario flessibile su vasta scala, banca delle ore lavorate ecc.) che servono &#8211; in parte &#8211; a rimuovere gli ostacoli alla coesistenza della famiglia e della carriera e a favorire la conciliazione fra gli impegni professionali e quelli personali.</p>



<p>Tuttavia, ciò che impatta maggiormente sul divario retributivo di genere e che indigna di più è la remunerazione oraria minore a parità di mansione.</p>



<p>C’è da chiedersi: “ma qual è il vero motivo che spinge alcuni datori di lavoro a retribuire in misura inferiore le donne rispetto agli uomini, pur in presenza del dettato della Costituzione, di una legislazione vigente sulle pari opportunità e di una normativa appena entrata in vigore, come riportato più avanti?”.</p>



<p><a></a> A mio parere, senza voler rievocare antichi e superati stereotipi, che vedevano nella procreazione il principale dovere di una donna (ideologia fascista), siamo di fronte a un problema culturale che stenta ad essere debellato completamente, ancora agganciato all’idea recondita e ingiustificata che le performance delle donne siano inferiori rispetto a quelle prodotte dal “sesso forte” perché, in quanto donne, si è distratte dai tanti impegni familiari, il che motiverebbe una remunerazione inferiore, nonostante la parità di risultato, di mansioni e di ore lavorate.</p>



<p>Se il legislatore è intervenuto ancora una volta sulla necessità della pari retribuzione per le stesse mansioni ciò significa, evidentemente, che l’esempio di smisurata bravura fornitoci nei secoli e negli anni più recenti da stuoli di donne, brillanti protagoniste nei settori più disparati della scienza, della letteratura, della politica, solo per citarne alcuni, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Rosalind Franklin a Margherita Hack, non ha contribuito a sradicare quello che ormai è solo un pregiudizio.</p>



<p>Viene in mente un film americano, Funny Money, in cui la protagonista, Laurel Ayres (interpretata dall’immensa Whoopi Goldberg), brillante consulente finanziario di Wall Street, scopre che al suo posto è stato promosso il socio, palesemente meno bravo di lei. Messasi in proprio e accortasi che gli importanti imprenditori americani, con cui deve necessariamente entrare in contatto per lavorare, la boicottano perché donna, operante peraltro in un settore, quello dell’alta finanza, di esclusivo appannaggio degli uomini, decide di travestirsi da anziano uomo bianco. In breve tempo, così camuffata, diventa molto apprezzata e richiesta. Una volta raggiunto il pieno successo, rivela il suo genere, prendendosi un’ampia rivincita per il rifiuto e l’emarginazione subita da un ambiente di lavoro decisamente sessista.</p>



<p>Occorre dunque rimuovere i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici, favorire la loro formazione, individuare tutti gli strumenti utili ad agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro, incoraggiando la prosecuzione delle carriere.</p>



<p>Negli ultimi anni, invece, a complicare la situazione delle donne lavoratrici è sopraggiunto il Covid. In un documentario della CBS “Women in the Workplace: The Unfinished Fight for Equality” è emerso che con la pandemia molte donne sono tornate a svolgere esclusivamente i tradizionali ruoli di genere: infatti la recessione dovuta al Covid ha visto soprattutto le donne perdere il lavoro.</p>



<p>Da tutto quello che emerge, la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo sembrerebbe una chimera.</p>



<p>Uno spiraglio perché questa situazione cambi definitivamente lo si può trovare in ambito legislativo. Nel 2006 venne emanato il d.lgs. n. 198 (il famoso Codice delle pari opportunità) e dal 3 dicembre 2021 è entrata in vigore la legge sulla parità salariale (Legge 5 novembre 2021 n. 198) che ha apportato modifiche al d.lgs. del 2006. Questa nuova legge istituisce, a partire dal 1° gennaio 2022, la cosiddetta “certificazione della parità di genere” al fine di “<em>attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità</em> (art. 4 L.162/2021)”.</p>



<p>Chi sarà in possesso di questo certificato avrà diritto ad uno sgravio contributivo e verranno riconosciuti ulteriori benefici ai datori di lavoro.</p>



<p>Si spera che questa legge costituisca il caposaldo necessario per un’autentica svolta, affinché la donna possa godere anche di fatto degli stessi diritti dell’uomo e possa aspirare a raggiungere i livelli più alti in ambito lavorativo, senza per questo dover rinunciare ad un suo, eventuale, desiderio di maternità.</p>



<p>Che questo primo maggio possa essere un momento per riflettere anche sui diritti della donna lavoratrice e che il suo talento, impegno e sacrificio non venga più considerato sprecato.</p>
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		<title>Il sentiero, tortuoso, per giungere alla “regolarizzazione”: posizioni a confronto</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 08:13:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicola Pasini, Responsabile Settore Salute e welfare e Marta Regalia, Ricercatrice Settore Salute e welfare Fondazione ISMU (da www.ismu.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Fin dalla nascita del governo Conte II, il tema delle regolarizzazioni dei migranti irregolari e la necessità di superamento del sistema dei flussi rientra nell’agenda politica in quanto viene da più parti riconosciuto che le politiche sin lì attuate hanno sostanzialmente prodotto più di mezzo milione di irregolari, avendo precluso qualsiasi possibilità di regolarizzazione.</p>



<p>La prima reale occasione per trasformare il dibattito interno alle forze di governo in una proposta concreta arriva però solo con la legge di bilancio del 2020. La senatrice&nbsp;<em>Emma Bonino</em>&nbsp;di +Europa presenta infatti in Commissione Bilancio un emendamento per l’emersione degli irregolari che lavorano in Italia in linea con la legge di iniziativa popolare “Ero straniero” (<a href="http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) mirante a sanare le posizioni dei cittadini stranieri irregolari con un lavoro o legami stabili in Italia.</p>



<p>I tempi però non sono maturi. Sebbene da più parti si faccia presente come la regolarizzazione possa portare benefici immediati – ad esempio, fino a un miliardo di euro oltre a sostenere il bilancio dell’INPS – l’emendamento viene bocciato in Commissione e non farà parte della legge di bilancio.</p>



<p>Durante i primi mesi del 2020 il dibattito continua sottotraccia con le forze di governo divise sul tema e incapaci di elaborare una soluzione comune e condivisa. Dalla fine di febbraio diviene però sempre più importante nell’agenda di policy, fino a divenire preponderante e a coprire interamente l’agenda sanitaria, economica e politica, l’epidemia di COVID-19. Il governo e in particolare il Presidente del Consiglio&nbsp;<em>Giuseppe Conte</em>&nbsp;sono sempre più al centro dell’iniziativa politica acquisendo un notevole potere decisionale declinato in vari decreti.</p>



<p>In questo contesto, sul versante economico si fa sempre più chiara la voce di chi chiede una qualche forma di regolarizzazione, anche parziale e provvisoria, per permettere ai braccianti di raccogliere, almeno in parte, la produzione del settore agro-alimentare in gravissima difficoltà con l’avvicinarsi della stagione dei raccolti.</p>



<p>A partire dal mese di aprile inizia la ‘battaglia’ vera e propria sulla sanatoria. Italia Viva, con la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali&nbsp;<em>Teresa Bellanova</em>, dà il via ad un serrato pressing sul governo per far inserire la regolarizzazione all’interno del cosiddetto “Decreto aprile”, vero e proprio campo di battaglia tra le forze della maggioranza, in lotta per come spendere i 55 miliardi di euro che il governo ha deciso di stanziare.</p>



<p>Il decreto, che avrebbe dovuto essere presentato entro il mese di aprile, è man mano slittato per arrivare fino a metà maggio senza vedere ancora la luce anche a causa dei dissidi interni alla maggioranza. La ministra Bellanova ha più volte chiarito la posizione di Italia Viva adombrando sia le proprie dimissioni se la sanatoria non dovesse rientrare nel decreto, nel frattempo denominato “Decreto maggio”, sia una eventuale fuoriuscita di Italia Viva dalla maggioranza di governo.</p>



<p>La contrapposizione è soprattutto con il Movimento 5 Stelle, il cui reggente&nbsp;<em>Vito Crimi</em>&nbsp;ha spesso ribadito che il Movimento è contrario ad una regolarizzazione generalizzata. Tuttavia, le posizioni all’interno del Movimento 5 stelle sono plurali. A partire dalla Ministra del lavoro e delle politiche sociali&nbsp;<em>Nunzia Catalfo</em>&nbsp;che si è detta favorevole ad una sanatoria alla quale lavora da tempo con la Bellanova e la Ministra dell’Interno&nbsp;<em>Luciana Lamorgese</em>, anche quest’ultima da sempre favorevole all’emersione del maggior numero di illegali presenti in Italia in un’ottica di controllo del territorio e di sottrazione di manodopera alle mafie. Anche il Presidente dell’INPS&nbsp;<em>Pasquale Tridico</em>&nbsp;si è detto favorevole ad una sanatoria per colf e lavoratori, in considerazione delle ricadute economiche positive che una tale regolarizzazione avrebbe sull’Istituto da lui diretto.</p>



<p>Mentre appare scontato il no deciso di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, nemmeno l’opposizione è completamente contraria ad un provvedimento che regolarizzi gli immigrati clandestini presenti in Italia. Se infatti&nbsp;<em>Licia Ronzulli&nbsp;</em>e<em>&nbsp;Laura Ravetto</em>&nbsp;di Forza Italia si dicono contrarie,&nbsp;<em>Mara Carfagna</em>&nbsp;trova delle similitudini tra un provvedimento che sani le posizioni dei lavoratori già presenti in Italia e le grandi sanatorie che proprio il centrodestra aveva attuato arrivando a legalizzare quasi un milione di lavoratori.</p>



<p>Sul fronte della magistratura, il Procuratore antimafia&nbsp;<em>Federico Cafiero De Raho</em>&nbsp;ha ribadito come la regolarizzazione significhi colpire le mafie e diminuirne il potere sul territorio. Infine, il&nbsp;<em>Santo Padre</em>&nbsp;si è più volte pronunciato a favore di una sanatoria nel solco di una tradizione culturale cattolica di accoglienza.</p>



<p>Anche la società civile si è mobilitata in favore di una sanatoria. Tra le varie iniziative, degna di nota è l’appello per la regolarizzazione degli immigrati irregolari di tutti i settori lanciato da&nbsp;<em>Leonardo Becchetti</em>, docente di economia dell’università Tor Vergata e firmata da 370 economisti, tra i quali anche&nbsp;<em>Tito Boeri</em>, ex Presidente dell’INPS.</p>



<p>In generale, seppure con dei distinguo, sia il mondo imprenditoriale a partire ovviamente dalla Confagricoltura fino ad arrivare alla Confindustria, sia quello sindacale si dicono favorevoli ad una sanatoria e ad una legge che porti al superamento dei decreti flussi, un sistema troppo complesso e farraginoso per il sistema produttivo che ha bisogno di regole certe e di carichi amministrativi leggeri. In particolare,&nbsp;<em>Massimiliano Giansanti</em>, Presidente di Confagricoltura, si è detto favorevole alle regolarizzazioni sebbene gli imprenditori del settore siano più propensi a lavorare con i braccianti che già lavoravano negli anni passati presso le aziende. Giansanti pone soprattutto l’accento sul problema delle soluzioni abitative per i braccianti coinvolti nei raccolti: stante l’attuale situazione sanitaria che vede la necessità di distanziamento, il governo dovrà trovare soluzioni abitative adatte pena l’impossibilità economica a far fronte ai costi della manodopera. Se non si trovasse una soluzione, i raccolti potrebbero andare distrutti invece che finire sulle tavole degli italiani. Pur apprezzando la proroga fino al 31 Dicembre dei permessi di soggiorno in scadenza,&nbsp;<em>Ettore Prandini</em>, Presidente di Coldiretti, si mostra critico e avanza proposte alternative alla sola sanatoria dei lavoratori irregolari del settore agroalimentare. Secondo Prandini è prioritario favorire il ritorno dei lavoratori provenienti dai paesi dell’est Europa, principalmente Romania e Bulgaria, con il sistema dei cosiddetti corridoi verdi, come già fatto dalla Germania. Un secondo strumento che, sempre secondo Prandini, potrebbe favorire l’impiego di manodopera italiana è una semplificazione dei&nbsp;<em>voucher</em>&nbsp;in uso anche nel settore agricolo (il fenomeno dei lavoratori italiani rimasti senza lavoro a causa del lockdown e che cercano uno sbocco nel settore agroalimentare è tutt’altro che marginale).</p>



<p>Secondo i principali attori del settore sono oltre 20.000 gli italiani che hanno cercato e, in parte, hanno trovato occupazione temporanea nel settore agricolo negli ultimi due mesi.</p>



<p>Dopo settimane di estenuanti trattative per trovare un equilibrio tra le richieste pressanti di Italia Viva e i paletti del Movimento 5 Stelle, tra la proposta di un permesso di soggiorno da uno a 6 mesi e con la platea dei possibili lavoratori da legalizzare che si spostava da un minimo di 200.000 ad un massimo di 600.000, in considerazione anche dell’enorme ritardo accumulato dal decreto “aprile/maggio” a causa della questione regolarizzazioni, nelle ultime ore il Presidente del Consiglio pare aver trovato un punto di accordo che entrerebbe nel decreto legge cosiddetto “Rilancio”. L’intesa sembra essere stata trovata su di un permesso di soggiorno per i lavoratori del settore agro-alimentare, le badanti e le colf con la clausola che non sia prevista nessuna sanatoria penale per i datori di lavoro che, per accedere alle regolarizzazioni, non dovranno essere stati condannati penalmente negli ultimi 5 anni per reati quali il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il caporalato e altri reati assimilabili.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Covid-19: Raccomandazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 08:38:44 +0000</pubDate>
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<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>L’impatto che la diffusione del Covid-19 ha avuto sull’economia mondiale è stato devastante. La contrazione della domanda ha provocato ingenti danni alle imprese, che in numerosi casi sono fallite, condannando milioni di lavoratori ad un futuro incerto. Le interruzioni della produzione, inizialmente in Asia, si sono ora diffuse nelle <em>supply chain</em> di tutto il mondo.</p>



<p>In questo scenario, le prospettive per i lavoratori sono tutt’altro che rassicuranti. Stando a quanto indicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), le previsioni mostrano cifre preoccupanti circa la recessione economica globale. Le stime preliminari dell’OIL paventano un aumento significativo della disoccupazione che oscilla tra i 5,3 milioni e i 24,7 milioni rispetto ai già 188 milioni nel 2019.</p>



<p>Anche riguardo la sotto-occupazione si prevede un aumento su larga scala. Come accaduto a seguito della crisi finanziaria del 2008, è probabile che anche nelle circostanze attuali lo <em>shock</em> alla domanda di lavoro si traduca in significativi adeguamenti al ribasso dei salari e aumento degli orari di lavoro dei dipendenti.</p>



<p>La portata e la gravità della crisi in atto impone alle aziende di ogni dimensione e operanti nei settori più disparati di affrontare numerose sfide che richiedono chiarezza di pensiero, forte attenzione agli obiettivi, impegno ad aderire agli <em>standard</em> e alle norme internazionali, e che soprattutto necessitano di uno sforzo collettivo e di azioni concertate tra i diversi attori in gioco.</p>



<p>La sopravvivenza delle aziende è certamente importante; tuttavia, gli interessi economici non devono tradursi in una minore attenzione al rispetto delle libertà fondamentali. Le imprese, invero, sono chiamate, ancor di più in questo momento storico, a rispettare i diritti umani, così come previsto dal II Pilastro dei Principi Guida ONU.</p>



<p>Per ciò che è di interesse in questa sede, le imprese devono rispettare i diritti dei propri dipendenti, nonché di quelli dei propri fornitori o <em>partner</em>.</p>



<p>Per aiutare le imprese nel difficile compito di fronteggiare la crisi senza tuttavia sottovalutare il rispetto dei diritti fondamentali, numerose associazioni e centri di ricerca hanno realizzato delle linee guida che propongono suggerimenti e raccomandazioni in merito a come agire per assolvere a tale compito. Questi strumenti hanno fondato la propria analisi sui meccanismi di <em>human rights due diligence </em>previstidai Principi Guida ONU e sul loro adeguamento a strumento di risposta alla crisi causata dalla diffusione del Covid-19.</p>



<p>Il presente articolo si propone, senza pretesa di esaustività, di mettere insieme alcune tra le raccomandazioni proposte affinché le aziende possano continuare ad operare salvaguardando la salute ed i diritti dei propri dipendenti, nonché quelli di tutti i lavoratori presenti nella filiera produttiva.</p>



<p>Pare opportuno specificare che, sebbene alcune delle misure identificate siano in astratto applicabili a tutte le imprese senza distinzione di dimensione o settore di attività, tuttavia la valutazione dei rischi e le conseguenti misure da adottare variano in base alle specifiche caratteristiche dell’impresa e del contesto nel quale essa si trova ad operare.</p>



<p><strong>Sicurezza sul luogo di lavoro</strong></p>



<p>Un primo aspetto di analisi concerne senz’altro la sicurezza sul luogo di lavoro. In un rapporto pubblicato dal <em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), l’accento è stato posto sulla necessità di ripensare e riprogettare i luoghi dove si svolge l’attività lavorativa. Sul punto, è stata sottolineata la necessità di:</p>



<p>&#8211; rendere disponibili prodotti per l’igiene essenziale, compresi disinfettanti per le mani, salviette monouso, maschere e termometri a infrarossi senza contatto, nonché fornire dispositivi di protezione individuale (DPI), quali mascherine e guanti;</p>



<p>&#8211; pulire regolarmente i locali, incluso le aree comuni come palestre, locali di riposo e caffetterie;</p>



<p>&#8211; aumentare la distanza tra le postazioni dei singoli lavoratori per prevenire la diffusione dell’infezione;</p>



<p>&#8211; prorogare gli orari di apertura di mense e caffetterie e regolarne gli accessi in modo da evitare assembramenti;</p>



<p>&#8211; ripensare l’interazione tra dipendenti e clienti per ridurre al minimo i contatti.</p>



<p><strong>Cambiamento delle mansioni e continuità del rapporto di lavoro</strong></p>



<p>Come è stato evidenziato dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nella sua “Guida all’applicazione della <em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus”, è importante, in primo luogo, che le imprese garantiscano, ove possibile, la continuità delle relazioni lavorative.</p>



<p>È necessario inoltre considerare alternative possibili allo svolgimento dell’attività lavorativa così come avveniva prima della diffusione del virus, nonché valutare le conseguenze che i dipendenti subiranno a seguito di tali cambiamenti.</p>



<p>In primo luogo, è importante ridurre i viaggi non essenziali, incoraggiando, ove possibile, il lavoro in modalità <em>smart working</em>. In tale ultimo caso, è importante stabilire sistemi di controllo per verificare che i lavoratori non superino l’orario di lavoro legale, e che gli eventuali straordinari effettuati siano certamente retribuiti, ma al tempo stesso non siano svolti in misura superiore rispetto ai limiti fissati dalla legge, dalla contrattazione collettiva o dai regolamenti interni. I lavoratori con prole o che hanno altri familiari a loro carico dovrebbero disporre di accordi di lavoro flessibili, e/o di congedi per cure familiari.</p>



<p>Inoltre, è necessario assicurare, anche quando le circostanze del caso impongano una riduzione temporanea del personale, che i lavoratori restino iscritti ai sistemi nazionali di previdenza sociale e che i relativi contributi siano stati versati con precisione. Nel caso di cessazione definitiva del rapporto di lavoro, deve essere garantita la liquidazione ed assicurata la priorità per la riassunzione a livelli invariati di salari e mansioni una volta riprese le attività produttive.</p>



<p><strong>Supporto dei dipendenti contagiati</strong></p>



<p>Nel caso in cui un dipendente venga contagiato, non dovranno essere adottate misure che vadano a detrimento della sua persona. Le imprese dovrebbero compiere ogni sforzo per mantenere flessibili e coerenti le politiche in materia di congedi per malattia. Sul punto, se alcune società hanno di recente offerto indennità di malattia più generose durante l’attuale crisi sanitaria, altre hanno imposto ai propri dipendenti di andare in congedo non retribuito.</p>



<p>Un aspetto di grande rilievo e che viene sovente sottovalutato riguarda il supporto psicologico ai lavoratori: la situazione attuale, aggravata da pressioni e carichi di lavoro crescenti, potrebbe risultare insostenibile per alcuni individui. Per tale ragione è stato da più parti consigliato che le imprese forniscano accesso alla consulenza psicologica od altre forme di assistenza, alle persone che ne manifestino la necessità.</p>



<p>In ogni caso, e affinché tutte le misure adottate dalle imprese in questo contesto raggiungano gli obiettivi prefissati, è necessario che la comunicazione da parte dell’impresa sia chiara e trasparente: deve essere concesso ai dipendenti l’accesso a tutte le informazioni riguardanti il Covid-19 che siano recenti, accurate ed affidabili, in un linguaggio accessibile a tutti i membri del personale.</p>



<p>Una comunicazione efficace all’interno di una impresa è agevolata se si favorisce il dialogo tra le diverse categorie di dipendenti e se si assicura che il livello di adeguatezza delle misure adottate venga continuamente monitorato e, ove necessario, che siano apportate le modifiche necessarie per garantire una soluzione chiara ai problemi che di volta in volta si presentano. Inoltre, il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in questi processi consentirebbe di dar voce a tutte le categorie di lavoratori, incluse quelle più vulnerabili.</p>



<p><strong>La protezione nella catena di approvvigionamento</strong></p>



<p>Nel sistema attuale di globalizzazione economica, le catene di approvvigionamento, o <em>supply chain</em>, consentono alle imprese di de-localizzare i propri processi produttivi. A causa della emergenza causata dal Covid-19, i rapporti tra gli attori in questa complessa rete possono risultare interrotti. In risposta a tale problema, alcuni governi e produttori stanno adottando misure per ridisegnare le filiere produttive, anche avvicinando la produzione al mercato. Il processo di disinvestimento nei paesi in cui si trovano alcuni anelli della filiera produttiva, espone senz’altro i lavoratori che fanno parte di questo meccanismo al rischio di perdere il posto di lavoro.</p>



<p>Per proteggere questa categoria risulta perciò essenziale che le imprese continuino a corrispondere i pagamenti ai propri fornitori, nonché ad offrire altre forme di supporto anche quando gli uffici sono chiusi. Alcune imprese, come <em>Microsoft</em>, <em>Morrisons</em> e <em>Unilever</em> hanno pagato in anticipo i propri piccoli fornitori in modo da permettere loro di sopperire alla mancanza di liquidità. Altre, come <em>Facebook</em>, offrono alcune agevolazioni solo ai propri dipendenti.</p>



<p>Tuttavia, esistono altri modi per sostenere i propri fornitori: ad esempio, è stato considerato che l’annullamento degli ordini dovrebbe servire solo da <em>extrema ratio</em>. In tali casi, infatti, bisogna considerare che a pagarne le spese saranno con tutta probabilità i lavoratori, che non riceveranno retribuzione per il lavoro svolto. È il caso del Bangladesh, dove molti lavoratori hanno subito la sospensione dei propri stipendi a causa del rifiuto, da parte di alcune aziende, di pagare beni che erano già stati prodotti.</p>



<p>Le imprese dovrebbero inoltre sfruttare la propria leva finanziaria per operare pressioni sui propri fornitori affinché questi ultimi rispettino i diritti dei lavoratori: invero, uno dei motivi per cui i fornitori non sono incentivati ad investire in misure di sicurezza o ad aumentare i salari è che i governi ospitanti non richiedono alle aziende locali di elevare i propri <em>standard</em>.</p>



<p>Da quanto sopra esposto pare ovvio che, per rispondere efficacemente alla crisi sanitaria che stiamo vivendo, siano necessarie risposte politiche rapide e coordinate a livello nazionale e globale per limitare non solo la diffusione del virus, ma per mitigare al contempo le ricadute economiche indirette sulla economia globale. La protezione dei lavoratori e delle loro famiglie dal rischio di infezione deve essere una priorità assoluta. Sono inoltre necessarie profonde riforme istituzionali per rafforzare la resilienza attraverso sistemi di protezione sociale solidi e universali che possano fungere da stabilizzatori economici e sociali automatici di fronte alle crisi. Questo aiuterà anche a ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nei governi.</p>



<p>Per accedere alle risorse:</p>



<p>International Labour Organization (ILO), <a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/documents/briefingnote/wcms_738753.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">COVID-19 and the world of work: Impact and policy responses</a></p>



<p><em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), <a href="https://www.ihrb.org/uploads/reports/Respecting_Human_Rights_in_the_Time_of_the_COVID-19_Pandemic_alternate_-_IHRB.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Respecting Human Rights in the Time of the Covid-19 Pandemic</a></p>



<p>Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), <a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guida all’applicazione della </a><a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus</a></p>
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		<title>Lavorare per vivere o lavorare per sopravvivere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 08:36:35 +0000</pubDate>
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<p> di Emanuela Piscitelli</p>



<p>
1°
Maggio, Festa dei lavoratori ai tempi del Covid-19 &#8211; Paradosso
o realtà?

</p>



<p>
Decreto
“Cura Italia”, una commedia all’italiana.
 
</p>



<p>
Lo
Stato sembra essere riuscito solo in una cosa: aver reso uguali la
maggioranza delle diverse classi lavoratrici perché, in nessun caso,
le promesse fatte sono state rispettate.</p>



<p>
In
due mesi si è passati dal concetto di vivere al concetto di
sopravvivere.</p>



<p>
Approfondendo
la tematica con la testimonianza di esponenti di diverse categorie
lavorative, si evince che la situazione è
debilitante.</p>



<p>
Chi
beneficerà dal punto di vista economico con il ritorno ad una quasi
normalità? Le categorie più protette saranno, sicuramente, i
lavoratori del settore pubblico, affiancati da tutte quelle che non
si sono arrestate neanche in tempo di lockdown. 
</p>



<p>
“Un’illusione”,
come definiti da Fabiana &#8211; giovane imprenditrice &#8211; gli aiuti
predisposti dal Governo, sentimento che, d’altronde, accomuna un
preponderante numero di lavoratori autonomi.</p>



<p>
Il
Governo,
con il decreto <a href="https://www.agendadigitale.eu/documenti/decreto-cura-italia-le-principali-novita-fiscali-e-finanziarie/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cura
Italia</a>,
ha stabilito la misura di un
sostegno di
600 euro
per i lavoratori autonomi,
partite Iva&nbsp;senza
cassa e professionisti
iscritti alle casse private.</p>



<p>
Erogazione
idealmente
prevista entro il 17 Aprile ma, non confermata da un’ampia gamma di
lavoratori che, ancora oggi, ne restano in attesa. 
</p>



<p>
Il
problema, risiede non tanto nella preoccupazione del se arriverà,
quanto piuttosto del “quando” il bonus arriverà.  
</p>



<p>
Se,
nel frattempo, le entrate si considerano azzerate, mutui, tasse e
canoni di locazione permangono. Sarà, dunque, difficile ripristinare
una situazione, ormai compromessa, dal ritardo con cui lo Stato si è
mosso e, nello specifico, con le modalità con cui ha operato. 
</p>



<p>
Discorso
similare, ma con conseguenze peggiori, per tutte le nuove
attività, avviate nel 2020, che risultano impossibilitate nel
richiedere un incentivo, non rispettando i requisiti previsti dalle
tante domande di agevolazione.</p>



<p>
Dunque,
saranno numerose
le attività produttive costrette alla chiusura.</p>



<p>
Contenuti
analoghi, caratterizzati da una sostanziale amarezza di fondo, sono
quelli appartenenti ai lavoratori
dipendenti
&#8211; coloro che si impegnano, per effetto di un contratto, in cambio di
una retribuzione (stipendio), a prestare il proprio lavoro
intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione di un
soggetto detto “datore
di lavoro”.

</p>



<p>
I
fondi stanziati riusciranno a garantirgli la Cassa Integrazione?</p>



<p>
Sono
7,3milioni
i lavoratori per i quali le aziende ne hanno richiesto l’erogazione,
senza poi considerare i lavoratori interessati alla cassa in deroga.</p>



<p>
Allo
stato attuale, sembrerebbe una visione utopistica, considerato che
l’istituto competente (l’INPS) risulta “<em>non
pervenuto</em>”.</p>



<p>
Il
1° Aprile l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori relativi agli
occupati e disoccupati di Febbraio 2020, mese precedente l’inizio
del lockdown, sottolineando una
crescita delle persone in cerca di occupazione
tra gli uomini e i giovani della fascia 15-24. 
</p>



<p>
Sarebbe
curioso osservare i dati aggiornati,
non solo in riferimento alla situazione attuale ma, soprattutto,
successiva all’emergenza.</p>



<p>
L&#8217;economia
non deve prevalere sulla salute ma bisognerebbe fare in modo che non
si arrivi a fatturare zero. A tal proposito, il Governo non sembra
sapere dove, quando, a che tasso e come agire per finanziare, in
primis, le piccole aziende &#8211; messe in ginocchio dall’emergenza &#8211; e,
chiaramente, le grandi imprese. L’intero sistema necessita,
pertanto, di dover essere ridisegnato. 
</p>



<p>
Quando
si parla di 1° Maggio, si ricorda un’iniziativa simbolo delle
rivendicazioni
operaie,
di lavoratori che hanno lottato per conquistare diritti
e condizioni di lavoro
migliori. 
</p>



<p>
Allo
stato attuale, è opportuno
ponderare
un ragionevole
bilancio delle diverse esigenze &#8211;
tra
le misure economiche e quelle dettate dalla comunità scientifica &#8211;
altrimenti ci si imbatterà in un fenomeno surreale:
si
finirà per non morire
di
coronavirus ma morire di fame.</p>
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		<title>Sikh: religione, identità e inclusione in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 07:56:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha incontrato alcuni esponenti della comunità Sikh, residenti a Mantova, in particolare della Sikhi Sewa Society e ha posto loro alcune domande. Ringrazia molto Jaspreet Singh&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato alcuni esponenti della comunità Sikh, residenti a Mantova, in particolare della  Sikhi Sewa Society e ha posto loro alcune domande. </p>



<p>Ringrazia molto  Jaspreet Singh per il tempo che ha dedicato per questa breve intervista. </p>



<p><strong>Innanzitutto, potete spiegare brevemente chi sono i sikh e qual è il flusso migratorio in Italia ad oggi?</strong></p>



<p>I
Sikh sono i seguaci del Sikhismo, religione monoteista, e una delle
cinque maggiori religioni nel mondo, con fedeli sparsi in tutto il
globo, ma con concentrazione particolare nel Punjab, stato dell’India
settentrionale, dove nacque nel 15° secolo. 
</p>



<p>I
Sikh hanno un’identità caratteristica che si riconosce attraverso
i Cinque articoli di fede che portano sempre con sé, chiamati anche
le famose 5 K (-<strong>kesh</strong>,
<em>non
tagliare capelli e barba</em>;
&#8211;<strong>kanga</strong>,
<em>pettine</em>;
&#8211;<strong>kara</strong>,
<em>braccialetto
di ferro</em>;
&#8211;<strong>kirpan</strong>,
<em>pugnale
sacro</em>;
&#8211;<strong>kachera</strong>,
<em>sottoveste
intima</em>).
Oltre alle cinque K un altro simbolo che identifica un Sikh è il
turbante. Esso è l’emblema del Sikhismo. Per i Sikh il turbante è
sacro e non è considerato come un cappello o copricapo qualsiasi. 
</p>



<p>Il
flusso migratorio in Italia è iniziato lentamente negli anni ’70
fino ad arrivare negli anni 2000 quando con il decreto flussi
arrivarono un gran numero di migranti dal Punjab. Negli ultimi anni
però è in calo e molti Sikh che già vivono in Italia si stanno
spostando verso il Regno Unito e il Nord America.</p>



<p><strong>In quali settori è inclusa la comunità sikh in Italia?</strong></p>



<p>Parlando
del presente, la comunità Sikh è ormai inserita un po’ in tutti i
settori, tralasciando forse il settore turistico. Nel nord Italia
occupano posizioni nell’industria e nell’agricoltura. Nella
Pianura Padana il settore in cui la presenza è predominante è
l’allevamento di mucche e la produzione casearia, con un grande
ruolo nella produzione del Grana Padano (sul quale sono stati fatti
diversi articoli evidenziando il come la produzione di uno dei
formaggi più famosi d’Italia vada avanti grazie ai Sikh). Nel
centro e sud Italia i Sikh sono attivi prevalentemente
nell’agricoltura, scelta dettata anche da una limitata presenza del
settore industriale nella zona.</p>



<p><strong>Subisce
discriminazioni? Sappiamo dello sfruttamento nei campi agricoli del
meridione, ad esempio&#8230;</strong></p>



<p>Sì
purtroppo, in alcuni settori del mondo del lavoro, soprattutto quelli
a contatto diretto con il pubblico, ad esempio banche, poste, comuni
ecc., dove nonostante le qualifiche non si riesce ad ottenere un
posto. Questo è un problema reale che le seconde generazioni stanno
affrontando.</p>



<p>Poi
ci sono le discriminazioni a livello individuale, fortunatamente un
po’ meno frequenti, che capitano quando le persone non sanno che
hanno di fronte un Sikh, e ci scambiano per terroristi; piccoli
episodi di razzismo qua e là, che però sottolineano il discorso di
fondo, mancanza di informazione/conoscenza. Fortunatamente è
qualcosa che abbiamo visto calare negli ultimi anni proprio grazie
alla diffusione di materiale informativo/eventi interculturali nelle
varie città del Bel Paese.</p>



<p><strong>Il
vostro gruppo opera a Mantova: come è stato il vostro inserimento
nella città? </strong>
</p>



<p>È stato un processo lento, ma comunque facile: i primi Sikh arrivati qui hanno subito mostrato il loro valore lavorando duramente con onestà e una volta certi del posto di lavoro hanno chiamato le famiglie; i bambini hanno iniziato a frequentare le scuole e piano piano in città è cresciuta la presenza della comunità che ha poi sviluppato un buon processo di integrazione. Ha sicuramente aiutato molto la mentalità aperta delle persone della città che ci hanno accolto bene.</p>



<p><strong>Quali
sarebbero le vostre istanze da porre alle istituzioni italiane?</strong></p>



<p>Ci
piacerebbe che potessero riconoscere prima di tutto la nostra
religione, visto che si tratta di una realtà molto diffusa anche in
occidente e crediamo che la comunità si sia costruita una buona
immagine. La nostra identità caratteristica è parte della religione
stessa, quindi riconoscere il valore di questa identità, del nostro
Turbante (che ancora in molti comuni vietano di indossare nelle foto
per i documenti d’identità), delle 5 K, tra le quali vi è anche
il Kirpan, il pugnale sacro. Su quest’ultimo punto vorrei
sottolineare che fino ad oggi non vi è mai stato registrato nessun
caso in cui un Sikh abbia usato il pugnale sacro a scopo illecito. E
nel mondo ci sono moltissimi Sikh che portano questo articolo di fede
con sé tutti i giorni. 
</p>



<p>Sarebbe
forse utile considerare il come altri stati occidentali, dove la
presenza Sikh è stata storicamente alta, siano arrivati a
comprendere pienamente il significato simbolico del Kirpan, che può
essere paragonato al crocifisso, un simbolo di fede.</p>
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		<title>70 medici stranieri segnalano sottopaga, 7 euro all&#8217;ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 09:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità,Foad Aodi(OMCEO Roma e Amsi);70 medici stranieri segnalano sottopaga,7 euro all&#8217;ora Amsi ;6 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia richiesti dal pubblico e dal privato(3000 medici,2600 infermieri e 400 fisioterapisti) Medici&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12421 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="366" height="269" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 541w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" /></a></p>
<p><b>Sanità,Foad Aodi(OMCEO Roma e Amsi);70 medici stranieri segnalano sottopaga,7 euro all&#8217;ora</b></p>
</div>
<div dir="auto">
<p><b>Amsi ;6 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia richiesti dal pubblico e dal privato(3000 medici,2600 infermieri e 400 fisioterapisti)</b></p>
</div>
<div dir="auto"><i>Medici e infermieri stranieri residenti in Italia cercasi, per fronteggiare le carenze di professionisti sanitari a causa dei pensionamenti: sono 6 mila le richieste di camici bianchi, infermieri e fisioterapisti giunte in un anno all’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) da parte di strutture sanitarie pubbliche e private.Le richieste per i soli medici sono state 3 mila. Lo spiega il Fondatore e presidente Amsi e Consigliere Omceo di Roma </i><b><i>Foad Aodi,</i></b><i> precisando che il maggior numero di richieste di medici è arrivata dal Veneto (400), seguito da Piemonte e Lombardia (350).I medici stranieri residenti in Italia ai quali è offerto un “impiego di collaborazione in strutture sanitarie private, sono in molti casi sottopagati rispetto al contratto vigente o pagati in ritardo“. Il presidente dell’Associazione rende noto che “circa 70 medici si sono rivolti all’Amsi dal gennaio 2019 segnalando situazioni di lavoro sottopagato“. La paga oraria “arriva pure a 7 euro – afferma – contro un minimo di 18 da contratto“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Dal primo gennaio 2018, spiega Aodi, “sono giunte all’Amsi 1000 richieste da strutture sanitarie pubbliche e private e da studi medici e poliambulatori. Ogni richiesta avanzata comprende offerte di impiego per 1 fino a 35 professionisti della sanità di origine straniera in Italia, tra medici, infermieri e fisioterapisti. In totale sono stati quindi richiesti all’Amsi i contatti per 6000 professionisti della sanità: in particolare, 3000 medici, 2.600 infermieri e 400 fisioterapisti”. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato la richiesta maggiore è il Veneto (400), seguita da Piemonte (350), Lombardia (350), Puglia (300), Lazio (250), Toscana (250), Campagna (200), Emilia Romagna (150), Sicilia (100), Molise (100), Abruzzo (75), Liguria (75), Trentino Alto Adige (50), Umbria (50), Marche (50), Calabria (50), Basilicata (50), Valle d’Aosta (50), Friuli Venezia Giulia (50) e Sardegna (50). Le specializzazioni più richieste, afferma Aodi, “sono: Anestesia ,Ortopedia, Medicina d’urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria e Medici di famiglia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Quanto alla tipologia dell’offerta di lavoro, “nella maggioranza dei casi si tratta di contratti per Libero professionista e contratti a tempo determinato sia nel privato sia nel pubblico, con retribuzione da stipendio sindacale, ma in vari casi inferiore nel settore privato“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Oltre alla settantina di medici che hanno denunciato tale situazione di stipendi inferiori alla norma – afferma Aodi – un’analoga denuncia ci è giunta anche da oltre 50 infermieri di origine straniera in Italia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Tra le motivazioni addotte dalle strutture private – spiega Aodi – c’è la situazione di crisi per cui le strutture affermano di non poter corrispondere una paga come da contratto sindacale. Addirittura, alcuni medici vengono pagati 7 euro l’ora e gli infermiera 5 euro l’ora. In altri casi – rileva – nel caso di cambiamento di proprietà, la nuova proprietà scarica su quella precedente la questione, oppure si lega il pagamento al versamento delle assicurazioni“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Ma “tante volte – denuncia – si adducono anche giustificazioni assurde chiamando in causa il tema delle ‘guerre tra poveri’ tra colleghi italiani e di origine</i><span style="color: #000120;"><u><i> straniera&#8221;</i></u></span><i> .In base al contratto Cimop per il settore della Sanità privata, invece, la paga oraria per i medici dipendenti varia da un minimo di 18,36 euro lordi ad un massimo di 30,81 euro.</i></div>
<div dir="auto"><i>Per tutte queste ragioni, sottolinea il presidente Amsi, “rispetto al totale di 3mila richieste in un anno di medici stranieri giunte all’Amsi da parte delle Regioni italiane, solo il 20-25% è andato in porto con un’assunzioni. Una percentuale bassa dovuta appunto all’offerta di stipendi più bassi o ruoli sottopagati, ma anche al fatto che molti medici stranieri in Italia non accettano la proposta di lavoro perchè i contratti sono nella maggioranza dei casi a tempo determinato per brevi periodi e diventa difficile cambiare città e residenza per un impiego magari di 6 o 8 mesi“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Il fenomeno del lavoro medico sottopagato – conclude Aodi, anche consigliere dell’Ordine dei medici di Roma – è un fenomeno che va combattuto, perché offende la dignità della persona e dei lavoratori“.</i></div>
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		<title>Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 07:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/21/libro-inchiesta-sul-clan-dei-casamonica-intervista-a-nello-trocchia/">Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha conquistato Roma (e non solo). Pubblichiamo oggi l&#8217;intervista, nella Giornata in cui Libera celebra la Giornata della Memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime di mafie.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-12224" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="287" height="436" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
<p>Cosa l&#8217;ha spinta a lavorare ad un&#8217;inchiesta così scottante e pericolosa?</p>
<p>Non ci sono inchieste facili: il nostro lavoro è quello di scoperchiare e raccontare realtà che vengono spesso sottaciute o dimenticate. Da tempo mi occupo di organizzazioni criminali; a mio avviso la questione romana e il rapporto tra la capitale e le mafie è un rapporto che è stato per troppi anni sottovalutato anche dagli esponenti dello Stato, penso ai prefetti di Roma, infatti si è parlato solo di “mele marce”. Il tema delle mafie a Roma è stato taciuto, silenziato e l&#8217; idea di raccontare una mafia, autoctona che è attiva in alcuni quartieri e in alcune zone mi sembrava molto interessante dopo aver affrontato, nel penultimo mio libro, la storia di Roberto Mancini nel quale, con il collega Ferrari, avevamo già affrontato il tema delle organizzazioni criminali a Roma. Volevo, però, affondare di più oltre la superficie e raccontare i profili identitari, i profili criminali e sociali di una mafia come quella dei Casamonica.</p>
<p>Quali sono i quartieri più colpiti?</p>
<p>Loro hanno un controllo territoriale che va dalla zona Mandrione, Porta Furba, Tuscolana fino ai Castelli. Il loro controllo è molto esteso nell&#8217;area sud della capitale, ma sono presenti ovunque. Il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari, he ho intervistato in esclusiva, mi racconta he sono ome i topi (è un racconto che ha fatto anche alla Procura, al distretto antimafia di Roma), cioè divorano tutto, sono ovunque. Questa metafora ci permette di capire che, indipendentemente dalle aree territoriali, dal censo, dal ceto sociale, i Casamonica arrivano e interloquiscono con tutti perchè loro hanno a disposizione dei servizi che la città chiede e li forniscono con i soldi che vengono prestati “a strozzo” e con il commercio della cocaina. Quando tu offri questi servizi assurgi al ruolo di agenzia criminale.</p>
<p>La città li ha relegati ad un ruolo marginale, solo dal punto di vista della nomea perchè loro sono gli “zingaracci”, ma in realtà la città si serviva di questi soggetti e loro sono diventati romanissimi, prendendo usi, abitudini e costumi dei romani, incrociando con i romani la loro identità sinti che è la loro identità profonda.</p>
<p>Quali sono, quindi, le origini del clan e quali i passaggi della loro escalation criminale?</p>
<p>Sono riusciti nella loro escalation criminale perchè a Roma li ha sottovalutati; in una città che non nominava, non evidenziava, non combatteva la presenza del crimine organizzato, i Casamonica sono stati privilegiati. Se già la mafia non era un problema, i Casamonica, essendo stati battezzati come criminali di rango inferiore o di periferia, erano ancora di più sottovalutati e sono cresciuti tanto perchè il capostipite, Vittorio, e non solo lui, è stato “allevato” da Enrico Nicoletti, uomo di collegamento tra politica, imprenditoria, banda della Magliana.</p>
<p>Mi conferma, cioè, che c&#8217;è una collusione anche con la politica&#8230;</p>
<p>La collusione c&#8217;è in termini di relazioni. Nel momento in cui un&#8217;organizzazione criminale crea un impero, è chiaro che ci sono degli elementi di connivenza. A Roma sono riusciti a mettere su veri e propri quartieri abusivi e soprattutto ad imporre il loro Verbo criminale e questo lo fai solo se hai degli elementi di connivenza molto, molto importanti con ambienti della politica o quantomeno di settori di controllo. Se tu riesci a costruire le case abusive su aree pubbliche e se riesci a diventare un riferimento per mafie potentissime, è chiaro che hai il benestare di chi dovrebbe controllare le tua attività. Compito della Magistratura è capire quali sono i soggetti che li hanno aiutati, ma è un compito difficile perchè in questo clan non ci sono collbarotari di giustizia, ci sono ma sono esterni.</p>
<p>I pentiti sono i “gagi”, quelli che hanno avuto rapporti con il clan e che poi, hanno preso le distanze dallo stesso. I “gagi” sono gli estranei al clan.</p>
<p>Nel libro sono riportati molti aneddoti che riguardano i Casamonica: ce ne può anticipare uno?</p>
<p>Un aneddoto che racconta bene lo sfarzo, l&#8217;amore per la richezza: era il compleanno di Vittorio Casamonica. Mentre le donne, vestite con le loro gonne gitane, e gli uomini pieni zeppi di oro, aspettavano Vittorio, escono in questo prato davanti al ristorante e vedono arrivare un elicottero atterrare. Era il festeggiato con un elicottero privato che faceva il suo ingresso davanti ad imprenditori, professionisti, politici. Con bottiglie di Don Perignon: una festa gigantesca, da magnate, peccato che qualche giorno dopo il ristoratore pretendesse di essere pagato dall&#8217;avvocato di Vittorio Casamonica. La ricchezza, la boria sempre a spese degli altri.</p>
<p>Ma lo Stato è riuscito ad assestare qualche colpo ai Casamonica?</p>
<p>Lo Stato si è svegliato molto tardi con una ordinanza cautelare importante che è stata eseguita lo scorso luglio, l&#8217;”Operazione gramigna” (non a caso chiamata così). Un&#8217;ordinanza molto interessante dalla quale ho preso degli spunti e che cito in diverse parti del libro perchè si inserisce in un quadro della situazione che avevo già scritto e dava un contributo ulteriore perchè dava un colpo duro ad UNO degli arcipelaghi della famiglia Casamonica. Ogni arcipelago ha un capofamiglia e quell&#8217;ordinanza colpisce l&#8217;arcipelago di Via Porta Furba che aveva in Giuseppe Casamonica l&#8217;uomo di potere e nella sorella Stefania la reggente quando Giuseppe era in carcere.</p>
<p>Ci sono, poi, diversi capi in libertà, capaci di avere a che fare con broker del traffico internazionale di droga, in grado di mettere in atto usure, estorsioni , di gestire anche la prostituzione ad alto livello: insomma, a tenere in mano attività criminali ad ampio raggio. I loro soldi sono nascosti in investimenti che vanno trovati e sottratti al clan.</p>
<p>Qual è il suo rapporto con la paura?</p>
<p>La paura è un sentimento che vira verso l&#8217;annullamento della persona; dato che io amo molto la vita,provo a sviare da stati d&#8217;animo che mi conducono all&#8217;annientamento, alla compromissione degli istanti di felicità.</p>
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		<title>Donne e discriminazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foto dalla Campagna UNWOMEN di Veronica Tedeschi Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne? Molti potrebbero pensare che quello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Foto dalla Campagna UNWOMEN </b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12181" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></span></span>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne?</p>
<p align="JUSTIFY">Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni, dalla conquista del diritto al voto, le donne hanno sempre più visto crescere i loro diritti e il loro ruolo nella società. Nulla di più vero ma anche nulla di più contestabile. In Italia non vi sono “palesi” discriminazioni, né sul posto di lavoro né nella vita ma guardando più a fondo i dati si scopre che solo il 22% dei dirigenti in Italia sono donne, contro il 78% degli uomini (Fonte: Il Sole 24 Ore), la maggior parte delle quali si trova in Lombardia e Lazio.</p>
<p>Inoltre, secondo il Global Gender Gap Report 2017, su 144 Paesi esaminati, l’Italia si piazza al 126esimo posto per la parità retributiva tra uomini e donne, e al 118esimo per la partecipazione delle donne all’ economia. <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Art. 37 Costituzione: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Una pratica molto distante dalla teoria dunque che crea barriere legali che limitano l’accesso delle donne al mondo del lavoro e ristringono la possibilità di arrivare ad una vera equità di genere che, è stato dimostrato, ha effetti negativi anche sulla crescita globale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni giorno, nel mondo del lavoro, le donne subiscono gli effetti della discriminazione di genere in tre ambiti: l’accesso al mondo del lavoro, le carriere e i salari. Ma come ha fatto il genere a trasformarsi in un giudizio di valore diverso per donne e uomini? La presenza di una società prettamente maschilista sia sotto il punto di vista politico che religioso. Il mondo religioso, per l’appunto, è tra i più ostili al cambiamento per quanto riguarda l’entrata delle donne come capi religiosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Certo, rispetto a qualche anno fa le donne hanno più facilmente accesso al mondo del lavoro, ma difficilmente arrivano a ricoprire posizioni importanti. Fattore ancora più importante, è quello del gap salariale: secondo un rapporto dell’Onu, nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Questo accade perché solitamente lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito o sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende. Ma anche, semplicemente, perchè ricevono in media salari più bassi rispetto ai loro colleghi maschi per fare esattamente lo stesso lavoro. Esistono poi dei settori in cui le presenze femminili vengono ancora accettate a fatica: le donne sono considerate universalmente più adatte a lavorare in settori come istruzione e cura, mentre sono guardate con scetticismo se sognano di diventare informatici, ingegneri o tecnici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per quanto sia innegabile il raggiungimento di importanti traguardi, la strada lungo la parità assoluta è ancora lunga. Tocca alla scuola operare affinché le visioni retrogade sulla donna spariscano una volta per tutte, con immediati benefici anche per la società. E’ infine necessario un intervento decisivo della politica: servono leggi mirate per garantire parità di trattamento e pieno rispetto delle regole sui luoghi di lavoro e nei pubblici uffici. Solo con uno sforzo congiunto l’uguaglianza non sarà più soltanto un miraggio.</p>
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