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	<title>sgomberi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Entriamo in un campo rom. La conoscenza per abbattere i pregiudizi</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:13:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato il fotografo Mauro La Martina (le foto nel testo sono sue) e lo ringrazia per aver condiviso con noi il lavoro che svolge con i rom di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15044" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato il fotografo <strong>Mauro La Martina</strong> (le foto nel testo sono sue) e lo ringrazia per aver condiviso con noi il lavoro che svolge con i rom di Torino.</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove nasce il suo interesse per il popolo rom?</strong></p>



<p>Sono per natura molto curioso, mi piace conoscere ed approfondire. Sono anche una persona pronta ad aiutare chi si trova in difficoltà.</p>



<p>Il popolo Rom è conosciuto spesso solo attraverso stereotipi. Siamo convinti che siano tutti ladri, che tutte le donne chiedano l’elemosina e mille altre cose.</p>



<p>Spesso li chiamiamo zingari e pensiamo che siano trasandati, infidi, ladri, senza cultura. Ma generalizzare è sbagliato: nell’Est europeo, e in molti casi anche in Italia, i Rom vivono in normali case, lavorano, studiano e la convivenza coi gagè (è cosi che viene chiamato chi non è rom) è tranquilla. Il campo è quindi un’eccezione, una situazione anomala e magari superabile attraverso iniziative che favoriscono l’integrazione.</p>



<p><strong>Come ha lavorato per realizzare il suo reportage (titolo?): quando è stato realizzato, se si è preparato prima di recarsi nel campo, se ha parlato con le istituzioni e poi con le persone rom, etc.</strong></p>



<p>#camporom è il titolo (forse provvisorio!?) che ha questo mio progetto/reportage fotografico. Un racconto in 100 fotografie. Fotografie di persone, momenti di vita quotidiana, vita vissuta dai Rom di Torino.</p>



<p>Sto ultimando in questo periodo, di scattare le ultime fotografie, poi lavorerò alla fase di post-produzione. Spero per la fine dell’anno di riuscire a realizzarne un libro.</p>



<p>Nasce tutto insieme ad alcuni amici e volontari che mi coinvolgono nell’estate dello scorso anno. Siamo un piccolo gruppo di persone provenienti da ogni parte del mondo (Italia, Serbia, Albania, Marocco, India, Ghana, Giappone!) Grazie al supporto di Slow Food International abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un progetto che ha come obbiettivo quello del superamento dei campi. Attraverso percorsi di formazione, integrazione sul territorio, stage si vuole/voleva (visto che poi le cose sono cambiate con lo sgombero e l’abbattimento del campo di via Germagnano!) arrivare a creare nuove opportunità soprattutto per le nuove generazioni rom.</p>



<p>Il progetto di demolizione del campo era già nell’aria da parecchio tempo. Quando Siamo arrivati ci siamo interfacciati con una realtà ancora più difficile di quanto pensavamo. Il passaggio della polizia municipale era ancora ben visibile, qualche giorno prima hanno iniziato a demolire alcune baracche. Questo ha distrutto in primis il loro morale, la loro fiducia, la loro speranza, come se non bastasse la miseria nella quale già vivevano.</p>



<p>Siamo tutti convinti che non si possa vivere in quelle condizioni e che la vita del campo così precaria non può che essere un danno alle piccole generazioni che crescono sognando un mondo diverso, un mondo spesso chiuso con un lucchetto. Un mondo che non li vuole far entrare.</p>



<p>Ecco quindi che mi sono sentito in dovere di documentare la vita nel campo. Chi sono e cosa vogliono questi ragazzi che vivono emarginati dalla società.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15045" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Vuole raccontarci come è stato accolto dalle persone del campo di Torino che ha poi ritratto?</strong></p>



<p>Mi sono ritrovato un sabato pomeriggio nel campo di Via Germagnano a Torino come volontario con altre persone per portare sostegno e cibo.</p>



<p>Uscivamo dal primo lockdown e ti lascio immaginare come poteva essere stato difficile superare quel periodo per chi vive in situazioni già particolarmente difficili.</p>



<p>Per diverse settimane, grazie soprattutto al sostegno economico di Slow Food, siamo riusciti a portare al campo beni di prima necessità a quante più famiglie possibile, soprattutto a quelle con bambini piccoli o anziani malati.</p>



<p>Era giù nell’aria da un po’ la possibilità dello sgombero del campo (nonostante fossimo in piena emergenza sanitaria!) e la demolizione di alcune baracche da parte delle forze dell’ordine era già iniziata. Durante le periodiche visite, le baracche trovate vuote venivano prima sequestrate e poi abbattute. Magari l’inquilino era uscito per lavorare o era ricoverato in ospedale. Al ritorno la baracca non c’era più.</p>



<p>Via Germagnano era divisa su più campi. Si arrivava al campo principale (circa 100 baracche) con macchine e furgoni carichi di cibo e vestiti. Un anziano coordinatore del campo cercava di gestire la distribuzione dei prodotti in modo che tutti potessero ricevere quanto avevamo portato.</p>



<p>Durante le prime due visite, la macchina fotografica non era molto gradita. Documentavo cosa succedeva senza invadere troppo il loro territorio, rimanevo in disparte e smettevo di fotografare appena capivo di infastidire. Molti alla vista dell’obbiettivo si nascondevano o non volevano essere fotografati. I bambini invece diventavano subito protagonisti di fronte alla fotocamera</p>



<p><strong>In che modo vivono?</strong></p>



<p>Le aree del campo sono divise per famiglia. I vicini di casa sono i genitori o i figli. Ognuno vive nella propria baracca costruita con quello che si è riusciti a trovare. Si vedono pareti fatte di vecchi cartelloni pubblicitari, tetti di lamiera, pavimenti di bancali di legno. Nel campo non arriva acqua e l’energia elettrica e fornita da un generatore acceso solo all’occorrenza per ricaricare i cellulari o per accendere qualche lampadina la sera.</p>



<p>Le donne si occupano del cibo, della pulizia, dei bambini. I più grandi si occupano dei più piccoli. Gli uomini (quelli che possono) si guadagnano la giornata con lavori occasionali.</p>



<p>I bambini vanno a scuola. Ho conosciuto una mamma che ha voluto mostrarci orgogliosa i quaderni ordinati e con dei bei voti dei suoi figli. I ragazzi rom fanno esattamente le stesse cose che farebbe qualsiasi altro ragazzo del mondo “civile”, amici, uscire, divertirsi&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15046" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Qual è la sua opinione in merito ai numerosi sgomberi dei campi che vengono effettuati in Italia?</strong></p>



<p>Gli sgomberi senza soluzioni alternative non risolvono alcun problema, ma lo spostano soltanto più in là.</p>



<p>Servirebbero invece interventi di welfare veri, efficaci, non definiti su base etnica.</p>



<p>Serve la regolarizzazione delle persone che ancora, dopo generazioni, vivono senza documenti e l’assegnazione di case popolari a tutti gli aventi diritto. Serve volontà da parte delle istituzioni per favorire l’integrazione. Spesso invece vediamo solo le promesse durante le campagne elettorali</p>



<p><strong>Infine: un ricordo&#8230;</strong></p>



<p>Siamo stati invitati a mangiare con loro durante uno dei nostri pomeriggi di visita. In pochi minuti è stata allestita l’area cucina, le donne più giovani pronte a cucinare un piatto tipico della loro tradizione, le altre intente ad apparecchiare la tavola tirando fuori dalle loro baracche i servizi di posate e piatti che probabilmente utilizzavano solo per eventi veramente speciali. Ci siamo sentiti parte integrante della loro comunità. Avevano deciso di dividere il poco che avevano a disposizione con noi. Eravamo diventati gli ospiti d’onore di una festa improvvisata. Un vecchio detto arabo dice “non conosci veramente una persona fino a quando non ci mangi insieme!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15047" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>La discriminazione della comunità rom, in tempo di pandemia (e non solo)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 10:15:28 +0000</pubDate>
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<p>Se ci si occupa di discriminazioni e diritti negati, non si può non parlare della comunità <strong>rom</strong>, una delle più colpite da <em>pregiudizi</em>. E <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha, per questo, invitato CARLO STASOLLA, presidente dell&#8217;Associazione 21 Luglio. Sarà con noi, (sempre in diretta streaming sul nostra canale Youtube) <strong>LUNEDI, 29 giugno, alle ore 18.30</strong></p>



<p>Ringraziamo Carlo Stasolla per aver accettato il nostro invito. </p>



<p>Vi consigliamo di iscrivervi al <em>canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani</em> per seguire tutti i video con i nostri relatori! Troverete molte <strong>notizie </strong>e molti <strong>approfondimenti </strong>interessanti, utili per motivi di <strong>studio </strong>e di <strong>sensibilizzazione</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="589" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1-1024x589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1-1024x589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1-768x442.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1-1536x883.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer-stasolla-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia.»</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 08:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/24/rapporto-annuale-di-associazione-21-luglio-scende-a-20-000-il-numero-di-rom-in-emergenza-abitativa-in-italia/">Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia.»</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p><strong>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta la maglia nera»</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="586" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 586w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure></div>



<p><strong>Roma, 17 giugno 2020</strong>&nbsp;–&nbsp;&nbsp; L’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver creato, organizzato e consolidato negli ultimi 40 anni un sistema abitativo parallelo per comunità considerate di etnia rom che assume forma architettonica in quello che viene denominato impropriamente “campo nomadi” o “campo rom”. Alla luce di tale specificità&nbsp;<strong>da 5 anni Associazione 21 luglio presenta un Rapporto Annale che fotografa la condizione delle comunità rom</strong>&nbsp;presenti negli insediamenti formali e informali, la prassi politica e il rapporto che intercorre tra il “sistema campi” e il resto della società. Il Rapporto 2019 ha come titolo&nbsp;<strong>“Periferie lontane – Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia</strong>” ed offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma.</p>



<p><strong>Dati e numeri in Italia: la fotografia di un calo</strong></p>



<p>Dai 28.000 del 2017 ai 25.000 del 2018,&nbsp;<strong>sino ad arrivare, nel 2019 a 20.000</strong>. Sono questi i numeri dei rom che vivono in Italia nelle baraccopoli formali e informali. Di essi il 63%, pari a 12.700 unità, vivono in 119 baraccopoli istituzionali presenti il 68 Comuni italiani. L’anno precedente gli insediamenti mappati erano stati 127 in 74 Comuni. In tali aree il 47% dei residenti negli insediamenti formali ha la nazionalità italiana; il 42% è originario dell’ex Jugoslavia mentre, per il resto, si tratta di cittadini comunitari. Nel totale il 55% ha meno di 18 anni.&nbsp;<strong>Roma, con i suoi 15 “campi” formali è la città che più di tutte ha investito, negli ultimi anni, per la progettazione e gestione di tali insediamenti.</strong></p>



<p>Circa<strong>&nbsp;7.300, tutti cittadini comunitari</strong>, sono invece i rom che vivono in insediamenti informali e censiti nel 2019. I più grandi sono concentrati nella Regione Campania e al loro interno l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto a quella della popolazione italiana.</p>



<p><strong>Politiche verso il superamento degli insediamenti formali</strong></p>



<p>Prosegue nel 2019 il trend, già registrato l’anno precedente, verso il superamento degli insediamenti formali. Sempre più&nbsp;<strong>amministrazioni locali</strong>, al di là del colore politico,&nbsp;<strong>mostrano segni di consapevolezza sull’importanza di porre fine a questi spazi di segregazione su base etnica</strong>&nbsp;attraverso percorsi di inclusione. Spicca nel 2019 il superamento degli insediamenti di La Favorita (Palermo), via delle Bonifiche (Ferrara), via Madonna del Piano (Sesto Fiorentino), dove Amministrazioni di opposte appartenenza politiche si sono adoperate per il trasferimento di famiglie dai cosiddetti “campi rom” in abitazioni convenzionali.</p>



<p>In altri casi la chiusura dell’insediamento, come per il “campo” dell’Oratorio (Pisa), è coinciso con il semplice trasferimento delle famiglie verso altre aree non appropriate sotto il profilo abitativo.</p>



<p><strong>Secondo le previsioni delle amministrazioni locali saranno almeno 11, nel 2020</strong>, gli insediamenti formali che verranno superati secondo i principi della “Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom”.</p>



<p><strong>Sgomberi forzati</strong></p>



<p>La pratica degli sgomberi forzati, mai risolutiva, dispendiosa e lesiva dei diritti umani, continua ad essere quella fatta propria da numerose Amministrazioni anche nel 2019. Si è assistito tuttavia ad un calo del numero totale degli sgomberi forzati rispetto alle precedenti annualità. Dai 250 sgomberi del 2016, si è passati ai 230 del 2017, ai 195 del 2018 e ai&nbsp;<strong>145 del 2019</strong>&nbsp;con un calo, rispetto all’anno precedente del 26%.</p>



<p>Tale calo numerico va interpretato da una parte come una diminuzione delle famiglie presenti insediamenti informali; dall’altro con l’introduzione dell’odiosa pratica degli “<strong>sgomberi indotti</strong>”, causati dalle pressioni esercitate dalle Forze dell’Ordine nei confronti degli abitanti delle baraccopoli che, raggiunto un forte livello di esasperazione, optano per l’allontanamento volontario.</p>



<p><strong>Discorsi d’odio</strong></p>



<p>Nel 2019 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 102 episodi di discorsi d’odio nei confronti dei rom di cui&nbsp;<strong>39 sono stati classificati di gravità media-alta</strong>. La media giornaliera che si ricava è di circa 2 episodi a settimana. Rispetto al 2018 il dato complessivo rivela, rispetto al 2018, un decremento del 18%. Tale diminuzione potrebbe derivare dalla maggiore attenzione del discorso politico e mediatico nei confronti dei flussi migratori in entrata. Si segnala inoltre il mutato linguaggio di alcuni attori politici e pubblici nazionali e locali che ormai hanno quasi abbandonato il ricorso a dichiarazioni manifestamente discriminatorio e incitante all’odio prediligendo invece un utilizzo di affermazioni stereotipate, collocandosi così al riparo da eventuali sanzioni.</p>



<p><strong>La maglia nera alla città di Roma</strong></p>



<p>Quasi un terzo delle persone rom in emergenza abitativa presenti in Italia, risiedono negli insediamenti formali e informali della città di Roma. Nella Capitale&nbsp;<strong>nei 6 “villaggi attrezzati” risultano vivere 2.600 persone, di cui 1.250 minori</strong>. Nei&nbsp;<strong>10 “campi tollerati” vivono invece 880 persone</strong>, mentre&nbsp;<strong>2.000 sono quelli censite nel 2019 dalla Prefettura di Roma nei 338 micro-insediamenti</strong>. Nell’unica occupazione monoetnica della città di Roma vivono da circa 4 anni, 600 rom di cittadinanza rumena.<br>A fronte di fallimentari pratiche di superamento degli insediamenti – culminate nel 2018 con lo sgombero del Camping River – l’azione privilegiata scelta dall’Amministrazione Capitolina appare quella degli sgomberi formati. Nel 2016 erano stati 28 quelli registrati; 33 nel 2017; 40 nel 2018 e 45 nel solo 2019, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.<br>Anche sul fronte scuola i dati generano preoccupazione. Lontano dall’applicare anche una minima di quanto previsto dal&nbsp;<strong>“Piano rom” della Giunta Raggi</strong>, sono i numeri a dimostrare come l’Amministrazione Capitolina abbia rinunciato a qualsiasi reale azione che favorisca e sostenga l’iscrizione, la frequenza e il successo scolastico dei minori presenti negli insediamenti della Capitale.</p>



<p><strong>Analisi e prospettive</strong></p>



<p>Alla luce degli incoraggianti dati emersi sul territorio nazionale, si legge nel Rapporto, «<strong>bisognerà attendere il 2020 per vedere eventualmente il consolidarsi di un trend</strong>. Certamente in Italia qualcosa sta cambiando e potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova stagione. Occorre mantenere alta l’attenzione – raccomanda Associazione 21 luglio – maturare un pensiero diverso, liberare le politiche da prassi etnicizzanti, orientare la bussola in direzione dei diritti umani. In molti casi, come si è potuto osservare su diversi territori, per superare le baraccopoli è sufficiente fare uso di quel buonsenso che ogni amministratore dovrebbe coltivare».<br><strong>Sul fronte romano Associazione 21 luglio scrive di un 2019 che «ha lasciato una profonda disillusione nei confronti di un Piano rom che non è mail decollato»</strong>.<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, «l’Amministrazione Capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze,</strong> ha lasciato le parole “superamento dei campi” solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell’incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori. Ne è prova il fatto, a titolo esemplificativo, che da 5 anni giace nei cassetti del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare sul superamento dei campi rom che ancora deve essere discussa e portata ai voti, segno inequivocabile della barriera che, sul tema “campi rom” la Giunta Capitolina ha consapevolmente costruito attorno a sé al fine da isolarsi da qualsiasi dialogo e confronto».<strong><br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=725226f217&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">RAPPORTO ANNUALE 2019</a> </strong></p>



<p><strong>LUNEDI 29 GIUGNO, alle ore 18.30, Associazione Per i Diritti umani sarà in collegamento con CARLO STASOLLA, presidente Associazione 21 luglio. Sul canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani. </strong></p>
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		<title>La circolare del Ministro Salvini che spiana la strada ad una nuova “emergenza nomadi”﻿</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2019 08:35:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/unnamed-4-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12775" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/unnamed-4-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/unnamed-4-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/unnamed-4-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/unnamed-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>L</strong><br><strong>Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’oggetto e la finalità della circolare ministeriale</strong><br>In relazione alla circolare n. 16012/110 del 16 luglio 2019 avente come oggetto «Insediamenti di comunità Rom, Sinti e Caminanti» a firma del ministro dell’Interno Matteo Salvini, Associazione 21 luglio, dopo un&#8217;attenta analisi del testo integrale, esprime <strong>profonda preoccupazione per l&#8217;oggetto e la finalità della stessa.</strong></p>



<p>L&#8217;<strong>oggetto</strong>&nbsp;della circolare delimita le azioni imposte soltanto agli insediamenti abitati da rom, sinti e caminanti: ciò rappresenta&nbsp;<strong>un&#8217;adozione di misura avente carattere chiaramente discriminatorio</strong>&nbsp;nei confronti di queste comunità, visto che non interessa, ad esempio, insediamenti formali o informali abitati da persone non riconducibili a tali etnie.</p>



<p>Se l&#8217;attenzione della stampa si è focalizzata quasi esclusivamente sulla ricognizione degli insediamenti (impropriamente definita “censimento”), in realtà il carattere particolarmente preoccupante&nbsp;<strong>è la finalità</strong>&nbsp;della circolare che richiama in maniera netta l&#8217;<strong>”Emergenza Nomadi”</strong>ordinata da Silvio Berlusconi nel maggio del 2008, all’epoca presidente del Consiglio dei Ministri. La finalità ultima della circolare firmata da Matteo Salvini è infatti quella<strong>&nbsp;di poter consentire l’esecuzione di sgomberi di insediamenti rom, attraverso «l’adozione di specifici provvedimenti contingibili e urgenti</strong>».</p>



<p>Una similitudine del linguaggio utilizzato nella circolare con il “vecchio” provvedimento del 2008, la si evince anche nel linguaggio utilizzato nel testo con richiami espliciti al «<strong>pericolo della salute pubblica</strong>», alla «<strong>sicurezza</strong>», o fatti tali da legittimare «<strong>allarme sociale e l&#8217;adozione di misure finalizzate alla riaffermazione della legalità</strong>».</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio, che già in precedenza ha sollevato preoccupazione in tal senso, i fatti degli ultimi mesi e&nbsp; soprattutto la circolare odierna,&nbsp;<strong>stanno preparando il terreno ad una situazione emergenziale</strong>&nbsp;che già nel 2011 era stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato.

</p>
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		<title>Da Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo interviene sulla vicenda dei rom di Giugliano imponendo il rispetto dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 07:03:27 +0000</pubDate>
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<p><br>Con una decisione di importanza fondamentale, <strong>la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo</strong>, con sede a Strasburgo, riconoscendo il diritto all&#8217;unità familiare e la necessità di adottare misure provvisorie,&nbsp;<strong>ha imposto al Governo italiano di fornire un alloggio adeguato alle famiglie rom&nbsp;</strong>che, dopo lo sgombero forzato avvenuto a Giugliano, nei giorni scorsi, supportati da Associazione 21 luglio e da European Roma Rights Centre, avevano presentato ricorso.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="640" height="480" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12525" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12525&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li></ul>



<p><strong>Antefatto</strong></p>



<p>Lo scorso 5 aprile 2019, con Ordinanza sindacale n. 29, per circa 450 persone residenti nell&#8217;insediamento di via del Vaticale nel Comune di Giugliano era stato disposto dall&#8217;Amministrazione Comunale<strong>&nbsp;lo sgombero per motivi di salubrità e salute pubblica&nbsp;</strong>prevedendo solo su carta anche l’accompagnamento dei Servizi sociali comunali nel ricollocamento abitativo.<br>Ma la mattina del 10 maggio 2019<strong>&nbsp;le Forze dell’Ordine avevano attivato l’allontanamento coatto delle famiglie</strong>&nbsp;dall’insediamento di via del Viaticale. Secondo le numerose testimonianze raccolte, sia prima che durante le operazioni di sgombero alle persone era stato verbalmente intimato di uscire dal territorio di Giugliano pena la cancellazione anagrafica e l’allontanamento dei minori. Non avendo altra possibilità e costantemente sorvegliati dalle Forze dell’Ordine, la<strong>&nbsp;comunità rom di Giugliano si era divisa tra il territorio del Comune di Villa Literno e quello di Castel Volturno</strong>. Da quest’ultimo era stata allontanata dopo poche ore. Le 450 persone rom si erano, quindi, ricongiunte nella serata dello stesso giorno in un’area dismessa nella zona industriale di Giugliano.</p>



<p><strong>La nuova collocazione si è rivelata da subito totalmente inadeguata</strong></p>



<p>Le 73 famiglie, attualmente accampate in quell&#8217;area,&nbsp;<strong>non dispongono di riparo alcuno</strong>, sono costrette a dormire all’interno delle autovetture o all’aperto, malgrado le difficili condizioni atmosferiche, non hanno elettricità,&nbsp;<strong>sono prive di acqua potabile e servizi igienici</strong>. I 105 minori frequentanti le scuole dell’obbligo sono stati costretti ad interrompere la frequenza scolastica. Associazione 21 luglio si è da subito mobilitata con una Conferenza stampa straordinaria presso la Sala Stampa della Camera e con un appello online per denunciare&nbsp;<strong>i diritti violati dalle autorità in occasione dello sgombero forzato&nbsp;</strong>e per chiedere al Comune di Giugliano un intervento urgente volto ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l&#8217;accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare e promuovendo il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.<br>Ieri è arrivata la decisione da Strasburgo che, in riferimento ai ricorrenti, ha imposto al Governo italiano di garantire un alloggio adeguato ai minori e alle loro famiglie.</p>



<p><strong>I commenti delle organizzazioni</strong></p>



<p>Secondo Carlo Stasolla, che dopo la decisione della Corte ha interrotto lo sciopero della fame iniziato domenica scorsa, &#8220;L&#8217;arretramento dei diritti delle comunità più marginalizzate, registrato in Italia soprattutto nell&#8217;ultimo anno, oggi segna un clamoroso stop.&nbsp;<strong>Sulla vicenda di Giugliano, Associazione 21 luglio è stata la prima a denunciare la sistematica violazione dei diritti</strong>, ha promosso appelli, ha organizzato conferenze stampa, ha supportato e affiancato le famiglie che hanno proposto il ricorso alla Corte Europea,&nbsp;per raggiungere un obiettivo semplice e chiaro: ristabilire i principi della Costituzione italiana su quell&#8217;area della periferia giuglianese dove i diritti fondamentali erano stati definitivamente rimossi dalle stesse istituzioni locali che avrebbero dovuto garantirli. È giunta l&#8217;ora che venga spezzato il circolo vizioso che ha tenuto per trent&#8217;anni la comunità rom di Giugliano vittima del ricatto e della paura e da domani dobbiamo tutti lavorare per un futuro che parli il linguaggio del rispetto della dignità umana e dell&#8217;inclusione. Su Giugliano &#8211; ha concluso Stasolla &#8211;&nbsp;<strong>da oggi l&#8217;Europa ha acceso un faro che illumina tutta l&#8217;Italia</strong>&nbsp;e che tutti abbiamo il dovere di mantenere acceso: il faro dell&#8217;antidiscriminazione e degli stessi diritti sanciti dall&#8217;articolo 2 e 3 della Costituzione italiana che nessuno, a qualunque titolo, può arrogarsi la presunzione di spegnere&#8221;.</p>



<p>&#8220;<strong>Questa decisione rompe il lungo ciclo degli sgomberi forzati</strong>&nbsp;che da molto tempo tormenta questa comunità, e più in generale i rom in Italia&#8221;, ha affermato Jonathan Lee dello European Roma Rights Centre. &#8220;Quando le autorità sradicano le famiglie rom dai loro contesti abitativi, sanno bene che ciò comporterà l&#8217;abbandono della scuola per i bambini, la perdita del lavoro per i genitori. Nonostante la famiglia dovrà insomma ricominciare da zero, le autorità procedono comunque con lo sgombero forzato.&nbsp;<strong>La Corte ha confermato che l&#8217;Italia non è al di sopra della legge</strong>&nbsp;e non può, indiscriminatamente, rendere i rom senzatetto. I membri di questa comunità hanno ottenuto una grande vittoria contro la discriminazione e contro le politiche dell&#8217;odio che perpetuano l&#8217;esclusione dei rom in Italia.&#8221;<br></p>
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		<title>I Rom, l&#8217;inclusione e Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 07:26:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; Matteo Salvini  ha ricevuto molti voti, è stato eletto Ministro dell&#8217;Interno e ha lasciato in mezzo al mare 629 migranti poveri, tra cui donne e bambini. Matteo Salvini ora vuole&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Matteo Salvini  ha ricevuto molti voti, è stato eletto Ministro dell&#8217;Interno e ha lasciato in mezzo al mare 629 migranti poveri, tra cui donne e bambini. Matteo Salvini ora vuole indire un censimento dei Rom, facendo finta di dimenticare che anche Benito Mussolini ne fece uno e che Benito era un dittatore fascio. E &#8220;dimenticando&#8221; che questo tipo di censimento è anticostituzionale&#8230;Ah già ma lui se ne frega della Costituzione.</p>
<p>Noi continuiamo OGNI GIORNO a contrastare la violenza, anche quella di Stato, l&#8217;ingiustizia, l&#8217;antidemocrazia, per cui pubblichiamo oggi proprio lo studio di Associazione 21 Luglio sulla situazione delle etnie Rom, Sinti e Caminanti a Roma e in Italia. Per la libertà, la salute, la vita, l&#8217;istruzione &#8230;di tutte e di tutti e perché questi sono i diritti umani che vanno garantiti e tutelati. Altro che ruspe.</p>
<p><strong>Presentato  in Campidoglio il Report “Il Piano di Carta”, un monitoraggio dei primi dodici mesi del “Piano rom” del Comune di Roma. Appello urgente di Associazione 21 luglio: </strong><strong>«</strong><strong>Ad oggi il Piano non sta funzionando, occorre una profonda revisione</strong><strong>».</strong></p>
<p><div id="attachment_10870" style="width: 669px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10870" loading="lazy" class="size-full wp-image-10870" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="659" height="351" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 659w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/etnia-rom-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></a><p id="caption-attachment-10870" class="wp-caption-text">fotogramma &#8211; sgombero rom cassio milano &#8211; LA POLIZIA SGOMBERA LA BARACCOPOLI DEL CAMPO NOMADI DI VIA DIONE CASSIO (MASSIMO ALBERICO, MILANO &#8211; 2013-04-19) p.s. la foto e&#8217; utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e&#8217; stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate</p></div></p>
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<p>Sono passati dodici mesi dalla presentazione del “Piano rom” del Comune di Roma, un documento che pianifica<strong> il superamento dei “campi” di Monachina e La Barbuta</strong> a cui si è aggiunto in corso d’opera l’insediamento di <strong>Camping River</strong>.</p>
<p>Nel corso di quest’anno, Associazione 21 luglio ha portato avanti un attento monitoraggio dell’andamento del “Piano” per valutare i risultati e l’impatto concreto sulla qualità della vita delle persone interessate, evidenziandone lacune e criticità. Da questo lavoro di <strong>analisi documentale</strong> e di <strong>ricerca sul campo</strong> è nato il report “<strong>Il Piano di Carta. Rapporto sui primi dodici mesi del Piano rom del Comune di Roma</strong>” &#8211; presentato oggi in Campidoglio &#8211; che evidenzia numerose fragilità cui è urgente porre rimedio.</p>
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<p><u><strong>Le persone coinvolte nel Piano</strong></u></p>
<p>Un primo livello di inadeguatezza riguarda<strong> il numero di persone coinvolte</strong>. Secondo il “Piano di Roma Capitale per l’inclusione dei rom” sono ammessi alle misure di sostegno tutti i rom censiti dalla Polizia di Roma Capitale nel 2017, 4.503 persone presenti in 11 insediamenti formali che non comprendono in alcun modo i <strong>1.600 rom presenti nei “campi” informali della città</strong>, circa 300 microinsediamenti sparsi nel territorio della Capitale. In assenza di qualsiasi progettazione di carattere inclusivo per questi nuclei in condizione di grave fragilità, sono rimasti gli <strong>sgomberi forzati</strong>. Dal 31 maggio 2017, giorno di presentazione del “Piano rom”, al 10 maggio 2018 sono stati 28 gli sgomberi forzati perpetrati dalle autorità capitoline che, in assenza delle garanzie procedurali previste dalle Nazioni Unite, hanno coinvolto un totale di <strong>circa 700 persone</strong> per un <strong>costo stimato di circa 880 mila euro</strong>.</p>
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<p><strong><u>Il Camping River</u></strong></p>
<p>Già a pochi mesi dalla presentazione del Piano, il progetto del Comune ha dimostrato la sua inadeguatezza. Un primo banco di prova ha riguardato infatti il Camping River, per il quale una Deliberazione di giugno 2017 <strong>fissava la chiusura dell’insediamento al 30 settembre 2017</strong>, scadenza che non è mai stata rispettata perché si è scontrata da subito con la difficoltà oggettiva di attuare le azioni previste dal “Piano” una volta calate nel contesto reale. Ad oggi non solo l’insediamento è ancora aperto, ma nel frattempo <strong>le condizioni di vita al suo interno sono visibilmente peggiorate</strong>. Il 15 giugno, secondo la comunicazione notificata ai residenti, il Comune di Roma provvederà a rimuovere le abitazioni mobili presenti nell’area, aggravando così drammaticamente le condizioni delle 100 famiglie accolte.</p>
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<p><u><strong>Monachina e La Barbuta</strong></u></p>
<p>Criticità si sono riscontrate anche nelle azioni volte al superamento degli insediamenti di <strong>“Monachina” e “La Barbuta”</strong>. A dicembre 2018 l’Ufficio Speciale, Rom Sinti e Caminanti ha comunicato l’esito del bando di gara per l’affidamento dei servizi finalizzati al superamento dei “campi”: per il primo<strong> non si è registrata alcuna domanda</strong>, per il secondo è pervenuta <strong>una sola offerta </strong>da parte dell’Associazione della Croce Rossa Italiana Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale.</p>
<p>Nel corso dei mesi, in tutti i casi e in ciascuno degli insediamenti monitorati da Associazione 21 luglio, l’Organizzazione ha riscontrato nei residenti <strong>una marcata sfiducia</strong>, una conoscenza superficiale e generica di azioni e finalità del Piano – sintomo di un <strong>inadeguato coinvolgimento dei diretti interessati</strong> – e una forte preoccupazione sulla mancanza di sostenibilità delle offerte abitative proposte dal Piano e dal Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma.</p>
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<p><u><strong>Minori e scolarizzazione</strong></u></p>
<p>Risulta drammatica inoltre<strong> la situazione scolastica dei minori rom</strong> negli insediamenti formali della città. Dopo la sospensione del “Progetto di scolarizzazione che negli ultimi dieci anni ha registrato un numero di minori iscritti oscillante tra le 1.700 e le 2.000 unità, secondo il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastiche di Roma Capitale il numero dei minori rom iscritti alla scuola dell’obbligo <strong>nell’anno 2017-8 era drasticamente sceso a 1.025</strong>.</p>
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<p><u><strong>Raccomandazioni</strong></u></p>
<p>Nel corso della presentazione del Report, Associazione 21 luglio ha ribadito la sua preoccupazione e ha chiesto<strong> una profonda revisione del Piano attraverso l’attuazione di alcune raccomandazioni</strong>, quali l’attivazione di un dialogo reale con le comunità rom in emergenza abitativa, l’inserimento di quanti sono stati esclusi nel censimento e l’individuazione di un ventaglio di strumenti abitativi e di percorsi di inclusione lavorativa certi e sostenibili.</p>
<p>In via urgente Associazione 21 luglio ha richiesto un intervento sociale per il miglioramento delle condizioni di vita all’interno dei “campi”, <strong>la sospensione degli sgomberi forzati </strong>degli insediamenti informali, l’arresto dell’emorragia di iscrizioni e frequenze scolastiche dei bambini rom e la revisione del Patto di Responsabilità solidale, sottoposto alle famiglie per accedere ai servizi del Piano, giudicato inadeguato e discriminatorio.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio «Il Piano rom della Giunta Raggi è un “Fake Plan”, ovvero un <strong>“Piano di carta” con un impianto teorico ma una forte disconnessione dalla realtà</strong> degli insediamenti della Capitale, e quindi le sue azioni sono condannate al fallimento. Dopo dodici mesi dalla sua presentazione <strong>sono i numeri a parlare</strong>: 700 persone sgomberate al di fuori delle garanzie procedurali previste dalle Nazioni Unite; 1.000 bambini rom non più iscritti alla scuola dell’obbligo; condizioni di vita negli insediamenti drammaticamente peggiorate; 100 famiglie che il prossimo 15 giugno si vedranno private dei loro container nell’insediamento Camping River e costrette a dormire all’addiaccio. In compenso registriamo proclami fondati su dati errati e informazioni distorte. Solo<strong> una profonda revisione del “Piano rom”</strong>, urgente e immediata, potrà consentire un <strong>diverso impatto delle azioni promosse dal Campidoglio</strong>, che oggi risulta lesivo dei diritti fondamentali. Questo è l’appello che rivolgiamo alla sindaca Virginia Raggi».</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto Annuale 2017: in Italia 26 mila rom ancora in emergenza abitativa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 09:38:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="gdlr-blog-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></h1>
<div class="clear"></div>
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<div class="gdlr-blog-content">
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<p><strong>Presentato in Senato il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio. Sono 26 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il monito: «Ancora inadeguate le politiche volte al superamento dei campi, mancano orientamento strategico e coordinamento nazionale delle politiche desegregative».</strong></p>
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<p>Roma – 6 aprile 2018. Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani* appare chiaro: anche nel 2017 l’Italia ha continuato ad essere il <strong>“Paese dei campi”</strong>, perseverando nell’utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinte presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato.</p>
<p>È stato presentato oggi in Senato, alla presenza del neo direttore UNAR<strong> Luigi Manconi</strong>, il <strong>Rapporto Annuale 2017</strong> di Associazione 21 luglio che come ogni anno – in vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti celebrata l’8 aprile – fa il punto sullo stato dei diritti delle <strong>popolazioni rom e sinte in condizioni di emergenza abitativa </strong>e residenti all’interno di baraccopoli formali e informali italiane.</p>
<h3><strong><u>Rom e Sinti in emergenza abitativa in Italia</u></strong></h3>
<p>Secondo i dati raccolti sul campo da Associazione 21 luglio, a fronte di un totale stimato compreso tra 120 e 180 mila presenze di cittadini di origine rom e sinta, <strong>sono circa 26 mila quelli in emergenza abitativa</strong> che vivono in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici, numero pari allo<strong> 0,04% della popolazione italiana</strong>. Rispetto all’anno precedente si registra quindi una leggera flessione di presenze (nel 2016 erano 28 mila unità) dettata non da una graduale risoluzione della questione ma piuttosto dalle <strong>drammatiche condizioni di vita all’interno di questi insediamenti </strong>che hanno spinto alcuni degli abitanti – prevalentemente comunitari – a spostarsi in altri Paesi o a tornare nelle città di origine.</p>
<h3><strong><u>I numeri</u></strong></h3>
<p>In Italia sono <strong>148 le baraccopoli formali</strong>, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. A fine 2017 in Italia risultavano ancora attivi 2 centri di accoglienza monoetnici riservati alle comunità rom per un totale di 130 residenti, uno nella città di Napoli e uno a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il <strong>43% abbia la cittadinanza italiana</strong>; mentre sono 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3.000 unità – è a rischio apolidia. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, infine, vivono nell’86% dei casi cittadini di origine rumena.</p>
<h3><strong><u>La condizione dei minori e gli sgomberi forzati</u></strong></h3>
<p>A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono<strong> molti minori</strong>, il<strong> 55%</strong> secondo le stime di Associazione 21 luglio, con<strong> gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico</strong>. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di <strong>sgombero forzato </strong>attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.<br />
Nella sua costante attività di monitoraggio, Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di <strong>230 operazioni</strong>: 96 nel Nord Italia, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud.</p>
<h3><strong><u>Antiziganismo e discorsi d’odio</u></strong></h3>
<p>L’antigitanismo rimane uno degli elementi che continua a caratterizzare la nostra società. Nel 2017 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di <strong>182 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti</strong>, di cui 51 (il 28,1% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. È da segnalare quindi un<strong> incremento del 4%</strong> rispetto al 2016, anno in cui l’Osservatorio aveva rilevato un totale di 172 episodi.</p>
<h3><strong><u>La situazione a Roma</u></strong></h3>
<p>La città di Roma detiene il <strong>triste primato del maggior numero di insediamenti presenti</strong>, <strong>17 in totale </strong>di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”. Nella Capitale, nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il “Progetto di Inclusione Rom” presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei “campi” presenti all’interno della città – <a href="http://www.21luglio.org/21luglio/associazione-21-luglio-svela-critica-piano-rom-della-giunta-raggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-cke-saved-href="http://www.21luglio.org/21luglio/associazione-21-luglio-svela-critica-piano-rom-della-giunta-raggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">piano di cui Associazione 21 luglio aveva fin da subito evidenziato le fragilità</a> – nel 2017 <strong>non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione</strong>. Caso esemplare quello dell’insediamento di Camping River, per il cui superamento la Giunta ha promosso una serie di azioni che si sono dimostrate fallimentari e non hanno fatto altro che “declassare” l’insediamento da formale a informale.</p>
<h3><strong><u>Le dichiarazioni</u></strong></h3>
<p>«Non è più il momento di tergiversare, non è più il momento di risposte nostalgiche che guardano alle soluzioni del passato – ha dichiarato <strong>Tommaso Vitale dell’Università Sciences Po</strong>, intervenuto oggi nel corso della presentazione del Rapporto – <strong>Questo è il momento del diritto anti-discriminatorio</strong>. In Europa le città stanno procedendo verso politiche di opportunità e integrazione, il tempo delle misure speciali, segreganti e discriminanti è definitivamente scaduto».</p>
<p>«Ancora una volta ci troviamo a dover constatare il <strong>fallimento delle politiche di inclusione rivolte a rom e sinti in emergenza abitativa</strong> – ha dichiarato <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong> – non ci sono progressi nell’implementazione della Strategia e le politiche non hanno prodotto alcun processo di inclusione. Sono necessari un chiaro orientamento strategico e un coordinamento a livello nazionale rispetto alle politiche di desegregazione abitativa».</p>
<p><a href="http://www.21luglio.org/21luglio/wp-content/uploads/2018/04/Rapporto_Annuale-2017_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-cke-saved-href="http://www.21luglio.org/21luglio/wp-content/uploads/2018/04/Rapporto_Annuale-2017_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SCARICA IL RAPPORTO ANNUALE 2017</strong></a></p>
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		<title>Discriminazione Rom: il rapporto annuale di Associazione 21 luglio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 07:28:26 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Continuano in Italia le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte che vivono in condizione di emarginazione e povertà. Il nuovo Rapporto Annuale 2016 di Associazione 21 luglio presenta, per la prima volta, una mappatura nazionale degli insediamenti con un focus sulla città di Roma, un’analisi degli sgomberi forzati, delle azioni di discriminazione e dei discorsi d’odio.</p>
<p>Ponendo al centro i diritti dell’infanzia, vengono ripercorse nel Rapporto le tappe fondamentali della “politica dei campi”, e presentate le nostre azioni in risposta a politiche discriminatorie e lesive della dignità umana. Anche nel 2016 abbiamo raggiunto importanti risultati e conseguito numerosi successi!</p>
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		<title>Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio e per la prima volta resa pubblica la mappatura degli insediamenti rom in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 07:34:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentato in Senato il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio e per la prima volta resa pubblica la mappatura degli insediamenti rom in Italia: «Nel nostro Paese, a fronte di 28.000 rom in emergenza abitativa, malgrado gli impegni assunti si persevera nella politica dei campi”».<br />
</strong>  Come rimarcato da vari enti di monitoraggio internazionale l’Italia anche nel 2016 ha perseverato con la “politica dei campi” e l’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti ha continuato a soffrire di <strong>pesanti ritardi non traducendosi in un concreto miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte residenti nel nostro Paese</strong>. È questo il risultato emerso dalle ricerche e dal lavoro di monitoraggio effettuato da Associazione 21 luglio per l’elaborazione del nuovo Rapporto Annuale sulla condizione di rom e sinti in emergenza abitativa in Italia, presentato oggi in Senato in occasione della <strong>Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti </strong>che ricorre l’8 aprile di ogni anno.</p>
<p>Non esistono dati certi sulla composizione etnica della popolazione rom e i numeri sulle presenze complessive in Italia corrispondono prevalentemente a stime che si attengono all’interno di una forbice molto ampia compresa tra le 120.000 e le 180.000 unità. Secondo la mappatura resa pubblica per la prima volta da Associazione 21 luglio sono <strong>28.000 i rom in emergenza abitativa in Italia &#8211; circa lo 0,05% della popolazione italiana</strong> &#8211; distribuiti tra baraccopoli istituzionali, centri di raccolta per soli rom e insediamenti informali.</p>
<p><strong>Le baraccopoli istituzionali</strong>, insediamenti monoetnici totalmente gestiti dalle autorità pubbliche, <strong>sono 149 in totale e si distribuiscono su 88 comuni dal Nord al Sud del Paese</strong>. Ben 18.000 sono le persone di origine rom che vivono in  questi insediamenti, tra questi, il 55% ha meno di 18 anni, <strong>il 37% possiede la cittadinanza italiana</strong> mentre sono 3000 i rom provenienti dall’ex Jugoslavia che si stima siano a rischio apolidia, tra essi la metà sono minori. Negli insediamenti informali è stata calcolata la presenza di circa 10.000 unità &#8211; per il 90% di nazionalità rumena &#8211; mentre i centri di raccolta per soli rom attualmente attivi sono 3, due al Nord e uno al Sud. <strong>Le condizioni di vita dei rom che vivono in questi insediamenti sono nettamente al di sotto degli standard igienico-sanitari e l’aspettativa di vita tra queste persone è di 10 anni inferiore</strong> rispetto alla media della popolazione italiana. Negli insediamenti informali e nei micro insediamenti il 92% dei residenti sono di cittadinanza rumena. Nel 2016 i principali insediamenti informali sono stati registrati in Campania mentre la città di Roma vanta il più altro numero di insediamenti gestiti e realizzati dalle istituzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>La questione dell’alloggio è l’ambito della Strategia che ha registrato i risultati più scarsi e nel corso del 2016 tre enti internazionali di monitoraggio dei diritti umani hanno diffuso le loro raccomandazioni sull’Italia: il <strong>Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali</strong> (ACFCNM), la <strong>Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza</strong> (ECRI) e il <strong>Comitato sull’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni Unite</strong> (CERD).</p>
<p>Nonostante la preoccupazione espressa dagli organi internazionali nulla è cambiato e in Italia <strong>continuano ad essere perpetrate politiche discriminatorie nei confronti delle popolazioni rom e sinte soprattutto in materia alloggiativa</strong>.<strong> Proprio oggi a Napoli, in via del Riposo, è stato aperto un nuovo “campo” monoetnico</strong> destinato all’accoglienza di 27 famiglie di origine rom provenienti dallo sgombero di Gianturco. Tale soluzione abitativa si presenta come discriminatoria, nettamente al di sotto degli standard internazionali e ha richiesto la spesa di una cifra superiore al mezzo milione di euro.</p>
<p>Nel 2016 si è inoltre concretizzato il rischio che il “superamento dei campi” intraprendesse derive lesive dei diritti umani <strong>tramutandosi di fatto in sgomberi forzati</strong>: è accaduto a Milano con l’insediamento di via Idro, a Roma con la chiusura dei centri di raccolta rom di via Salaria  e Via Amarilli e a Giugliano con gli abitanti dell’insediamento informale di Masseria del Pozzo.<br />
Secondo il costante monitoraggio effettuato da Associazione 21 luglio, escludendo Roma e Milano sono stati<strong> 250 gli sgomberi forzati</strong> nel corso dell’anno passato, tutti numeri a cifra tonda: 100 al Nord, 90 al Centro e 60 al Sud.</p>
<p>Riguardo gli episodi di<strong> antiziganismo e discriminazione</strong>, i dati e le ricerche dell’Osservatorio nazionale 21 luglio riportano l’immagine di un’Italia ancora fortemente permeata da stereotipi e pregiudizi, il più delle volte motivati da una scarsa conoscenza delle comunità rom e sinte e da un generale clima di ostilità.</p>
<p>Nel corso del 2016 sono stati infatti registrati <strong>175 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti </strong>– corrispondenti a una media giornaliera di 0,48 – di cui 57 (pari al 32,6%) di una certa gravità. Dato incoraggiante  è però il netto calo rispetto all’anno precedente, il 2015, durante il quale ne erano stati riportati  ben 265. Gli esponenti politici che hanno fatto del discorso d’odio il proprio tratto distintivo sono stati soprattutto esponenti  del centro destra e della Lega Nord cui si attribuiscono il 28,6% degli episodi monitorati.</p>
<p>Il Rapporto Annuale 2016 dedica un focus alla città di Roma, che mantiene il primato per il maggior numero di baraccopoli istituzionali in Italia con<strong> 7 insediamenti abitati da 3.772 rom e sinti in emergenza abitativa</strong>, cui vanno aggiunti 11 “campi” definiti “tollerati” dalle istituzioni locali. Un numero stimato tra le 2.200 e le 2.500 unità è presente negli insediamenti informali della città. Drammatica risulta essere la condizione di vita dei circa 2.000 minori presenti nelle aree per soli rom presenti nella Capitale.</p>
<p>«Il 2016 è stato l’anno dell’attesa di un profondo cambiamento, che l’insediarsi di nuove Amministrazioni locali nelle principali città italiane aveva suscitato – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio &#8211; attesa che è presto svanita a fronte di politiche rivolte alle comunità rom e sinte che non hanno evidenziato elementi di discontinuità rispetto al passato. Gli esiti dei monitoraggi svolti da autorevoli organismi internazionali nel 2016 consentono di affermare che, nel panorama europeo,<strong> l’Italia continua a confermarsi, per un cittadino di etnia rom che viva in condizione di povertà e fragilità sociale, il peggior Paese in cui decidere di abitare</strong>. Il suo destino, infatti, non potrà essere che quello di finire in una baraccopoli o, peggio ancora, in quegli spazi di discriminazione istituzionale che le autorità capitoline hanno sfacciatamente il coraggio di chiamare “villaggi della solidarietà”».</p>
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		<title>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 09:27:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa e sgomberi forzati.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0391" width="3872" height="2592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3872w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3872px) 100vw, 3872px" /></a></p>
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<p>A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (<b>CERD</b>) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime <b><span style="color: #99042e;"><a title="Osservazioni" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4afb962&amp;linkDgs=11ef547ad4afb165&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4afb962%26linkDgs%3D11ef547ad4afb165&amp;source=gmail&amp;ust=1482657603473000&amp;usg=AFQjCNHXtrU3JGJeIwhW-5LHBBHQtzWfqw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservazioni</a> </span> adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione</b> a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati.</p>
<p>Il Comitato ha espresso <b>profonda preoccupazione per la persistente discriminazione cui è sottoposta la comunità rom e sinta</b> residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla <b>perpetrazione della segregazione abitativa</b>. Il Comitato ha sottolineato l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base,<b> nettamente separate dalla società maggioritaria</b> e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie.</p>
<p>Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di <b>fermare «qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi</b> o aree abitative che li separino dal resto della società» e di porre fine «all’esistenza e all’uso dei campi segreganti», prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.</p>
<p>Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi <b>Associazione 21 luglio ha inviato una lettera</b> all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, <b>per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto</b>, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. «Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD».</p>
<p>Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale di <b>arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom</b> e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.</p>
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