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	<title>Shirin Ramzanali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Shirin Ramzanali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Lontano da Mogadiscio: partire dal Passato per capire meglio il Presente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 06:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Shirin Fazel Ramzanali è nata a Mogadiscio; ha studiato nelle scuole italiane della Somalia, agli inizi degli anni &#8217;70, e poi si è trasferita in Italia, con la sua famiglia, per fuggire dal regime&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="247" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Shirin<br />
Fazel Ramzanali è nata a Mogadiscio; ha studiato nelle scuole<br />
italiane della Somalia, agli inizi degli anni &#8217;70, e poi si è<br />
trasferita in Italia, con la sua famiglia, per fuggire dal regime<br />
dittatoriale di Siad Barre.  Nel 1994 ha scritto un libro, diventato<br />
un testo fondamentale per parlare di colonialismo e primo vero<br />
esempio di letteratura italiana della migrazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
testo che narra la Storia attraverso uno stile &#8220;meticcio&#8221;:<br />
spunti, considerazioni, note biografiche, riflessioni politiche. Un<br />
libro diviso in sei parti: la prima incentrata sulla Somalia un Paese<br />
che, come scrive l&#8217;autrice: &#8220;Un tempo era il Paese delle<br />
favole&#8221;; nella seconda parte predomina l&#8217;aspetto autobiografico<br />
con la diffidenza, da aprte degli italiani, nei confronti di chi<br />
aveva il colore della pelle più scuro; poi la scrittrice racconta i<br />
viaggi all&#8217;estero a fianco del marito e, nella quarta parte, riporta<br />
la brutalità della guerra civile in Somalia per riprendere<br />
l&#8217;argomento nella sezione successiva in cui spiega come il suo Paese<br />
d&#8217;origine sia stato sfruttato dalle superpotenze occidentali. La<br />
scrittrice, infine, racconta l&#8217;inserimento nella società italiana.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lontano<br />
da Mogadiscio torna in versione e-book e in edizione bilingue<br />
(italiano e inglese) ed è arricchito da una postfazione di Simone<br />
Brioni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato per voi Shirin Fazel Ramzanali che ringraziamo<br />
tantissimo per la sua disponibilità&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/autrice-Shrin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/autrice-Shrin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Shirin<br />
Fazel Ramzanali</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Perchè la<br />
decisione di far uscire di nuovo il libro, apparso nel 1994, come<br />
primo testo di letteratura post-coloniale?</b></p>
<p>Lontano da Mogadiscio,<br />
a distanza di vent’anni è un libro vivo, fa discutere su temi<br />
importanti. E’stato usato e lo usano tuttora nella sezione di<br />
Italianistica in molte università. Purtroppo il cartaceo, dopo un<br />
numero di anni, va fuori stampa e diventa introvabile. La nuova<br />
versione è bilingue, italiano-inglese; ed il fatto che è in formato<br />
e-book lo rende reperibile ad un’ampia cerchia di lettori<br />
internazionali. </p>
<p>
E’ una opportunità<br />
per i giovani (italiani e somali) che vorranno leggerlo, scoprire che<br />
Mogadiscio un tempo poteva sembrare una città di provincia italiana.<br />
Si tende a guardare il presente senza riflettere sul passato,<br />
dimenticando molto spesso che il fenomeno dell’immigrazione è in<br />
parte anche legato ad un passato coloniale di molte nazioni europee.</p>
<p>La versione inglese è<br />
tradotta da me. Alcuni brani li ho riscritti, per cercare di<br />
trasmettere le emozioni del momento. Questa riscrittura sicuramente<br />
darà una nuova chiave di lettura al testo.<br />
</p>
<p>Nei capitoli inediti<br />
parlo delle mie esperienze degli ultimi decenni maturate durante le<br />
mie permanenze in paesi diversi, racconto di luoghi come la città<br />
inglese di Birmingham dove risiede una folta comunità di somali.<br />
Sono a contatto con la diaspora e consapevole di tutte le<br />
problematiche e difficoltà che si trascina dietro. Inoltre, osservo<br />
e racconto con distacco questa Italia che sta cambiando volto, ma<br />
ahimè attuando anche nuove sottili forme di discriminazione.</p>
<p><b>Che cosa è<br />
cambiato, a distanza di vent&#8217;anni, nel suo Paese d&#8217;origine?</b><br />
</p>
<div style="margin-left: 0.8cm;">
</div>
<p>Purtroppo in questi<br />
ultimi vent’anni la Somalia è stata violentata, sfruttata,<br />
calpestata senza avere una voce in capitolo a livello mondiale come<br />
stato sovrano. Milioni di rifugiati sparsi nei quattro continenti,<br />
hanno faticato per rifarsi una nuova vita. Anche se fisicamente<br />
lontani, hanno sempre sostenuto, con le loro rimesse ai parenti,<br />
l’economia del paese. Abbiamo una generazione che ha conosciuto<br />
solo guerra e continua a cercare all’estero una vita migliore. Sono<br />
ancora fresche nella memoria le immagini delle centinaia di persone<br />
che hanno perso la vita nel Mediterraneo. I giovani che rappresentano<br />
il futuro della nazione purtroppo non hanno prospettive. Penso che la<br />
Somalia ha sofferto abbastanza, e ha vissuto sulla propria pelle gli<br />
orrori di una guerra civile. Certamente c’è chi ha beneficiato di<br />
questa situazione, ma non voglio innescare una polemica.<br />
Voglio essere positiva<br />
anche perché finalmente per la Somalia si è aperto un nuovo<br />
orizzonte. Anche se ci sono elementi che mirano a destabilizzare il<br />
paese, si ha la palpabile sensazione di una luce in fondo al tunnel.<br />
Oggi c’è un governo stabile, e riconosciuto. A Mogadiscio si<br />
stanno riaprendo le ambasciate. Il paese cerca una rinascita in tutti<br />
i settori. Questa energia positiva ha innescato nei somali che vivono<br />
all’estero la voglia di ritornare in patria e di portare il loro<br />
know-how acquisito in questi lunghi anni di forzato esilio. </p>
<p><b>Ci può raccontare<br />
quali sono state le difficoltà durante il suo inserimento nella<br />
società italiana? </b></p>
<p>Io sono arrivata in<br />
Italia nei primi anni settanta già come cittadina italiana. Avendo<br />
frequentato le scuole italiane, ed essendo bilingue sin da bambina,<br />
non ho avuto barriere a livello linguistico. Venendo però da una<br />
città multiculturale, mi sono dovuta adattare ad una città<br />
provinciale italiana che prima di allora non aveva avuto contatti con<br />
persone di provenienza africana. Ho subìto sguardi di gente curiosa,<br />
che mi rivolgeva domande imbarazzanti. Non è bello sentirsi<br />
osservata come un fenomeno di baraccone. </p>
<p><b>Qual è il suo<br />
rapporto con l&#8217;Italia e con gli italiani, oggi?</b></p>
<p>L’Italia è il mio<br />
paese, ho vissuto i cambiamenti politici e sociali degli ultimi<br />
quaranta anni. I miei genitori sono sepolti qui. I miei figli e<br />
nipoti sono nati in questa terra . Mi sento inserita, vivo e<br />
partecipo i problemi che tutti i cittadini affrontano. Il mio<br />
rapporto con l’Italia di oggi è quello che vivono un po’ tutti.<br />
Anche se vivo all’estero, grazie alla tv satellitare e le varie<br />
risorse che la tecnologia ci offre, sono quotidianamente in contatto<br />
con la realtà italiana. Sono estremamente delusa da una classe<br />
politica che ha portato il paese allo sfascio, nonostante gli enormi<br />
sacrifici imposti alle famiglie italiane, nonostante le continue<br />
vessazioni subite dai piccoli imprenditori che sono la linfa vitale<br />
dell’economia italiana e malgrado il lavoro umile degli immigrati<br />
che con i loro sacrifici tengono a galla numerosi settori e<br />
contribuiscono fattivamente alla formazione del Pil. Vorrei<br />
finalmente al governo delle persone veramente capaci, in sintonia con<br />
il popolo e che avessero come priorità il benessere dell’Italia.<br />
In altre parole io, tutti noi vogliamo assistere ad un cambiamento<br />
positivo nella gestione della cosa pubblica. </p>
<p>
Come italiana di<br />
origine somala, sono delusa del fatto che il governo italiano ha<br />
fatto troppo poco per accogliere i rifugiati somali. Come persona<br />
migrante sono indignata che</p>
<p>gli immigrati vengano<br />
penalizzati da leggi che non tutelano la loro dignità di persona o<br />
di cittadini.</p>
<p>Il mio rapporto<br />
<em><i>vis</i></em>-à-<em><i>vis</i></em><br />
con gli italiani è di vecchia data, gli ho avuti come compagni dai<br />
tempi dell’asilo. “Ragazzi” con cui sono a contatto ancora<br />
oggi. Tra gli italiani ho amici, conoscenti e persone che stimo<br />
moltissimo. Conosco e scambio quattro chiacchiere con le persone che<br />
abitano nel mio quartiere. Ho un rapporto di confidenza con i miei<br />
vicini, ci beviamo un tè insieme. Io non mi creo barriere mentali.</p>
<p><b>Secondo lei, gli<br />
italiani hanno cambiato mentalità o permangono pregiudizi<br />
consolidati nei confronti degli stranieri?</b></p>
<p>Non mi piace<br />
generalizzare. Sparsi come formiche, per tutto il territorio italiano<br />
c’e il lavoro di migliaia di persone che ogni giorno si danno da<br />
fare per costruire una società sana e priva di pregiudizi.<br />
<br />
Purtroppo sui media<br />
vanno a finire soltanto gli episodi di intolleranza e razzismo più<br />
eclatanti, ma riportati in una prospettiva che invece di condannarli<br />
senza possibilità di appello innescano piuttosto sterili polemiche<br />
che si trascinano inutilmente per settimane. Ci sono i politici che<br />
usano questo tipo di propaganda per fini elettorali. Di conseguenza<br />
l’uomo comune si lascia trascinare in questo vortice che non fa<br />
altro che alzare il livello di scontro e aumentare le paure per<br />
“l’altro”. Quello che secondo me deve cambiare nella nostra<br />
società è di dare spazio alla meritocrazia. Leggi che tutelano gli<br />
immigrati facendoli sentire anche politicamente parte del territorio<br />
in cui vivono. Non ghettizzarli. Riconoscere come cittadini italiani<br />
i ragazzi nati e cresciuti nel nostro paese, che in effetti sono<br />
italiani.</p>
<p>Che senso ha dire ad<br />
un giovane di pelle scura, nato e cresciuto in Italia di tornare al<br />
suo paese?<br />
</p>
<p>Solo quando una<br />
società dà pari opportunità ai propri cittadini allora cambia il<br />
modo di pensare, il modo di percepire l’altro.</p>
<p>Non si può credere di<br />
avere dei privilegi solo perché si è bianchi.<br />
</p>
<p>Non scordiamoci che la<br />
ricchezza dell’ Europa è costruita dallo sfruttamento di risorse<br />
primarie che provengono da paesi etichettati “poveri”.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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