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	<title>shoà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“LibriLiberi”. La famiglia Karnowski. Per il Giorno della Memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 09:17:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/Copert-karnow.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="796" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/Copert-karnow.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17372" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/Copert-karnow.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/Copert-karnow-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>David Karnowski intellettuale illuminista, orgoglioso e convinto ebreo, decide di lasciare lo <em>shtetl</em> polacco (piccoli insediamenti cittadini dell’Europa orientale per lo più abitati da ebrei) in cui vive con sua moglie Lea, per trasferirsi nella Berlino di inizio ‘900. La ragione fondamentale della sua scelta è una certa insofferenza per l’inadeguatezza della cultura ebraica di Melnitz, troppo antica e per nulla vicina al pensiero libero moderno, che David Karnowski riconosce, invece, alla capitale tedesca in quanto patria del filosofo ebreo tedesco Moses Mendelssohn.</p>



<p>L’arrivo a Berlino ha risvolti diversi per David e per sua moglie Lea. Il primo, fiero e orgoglioso del nuovo inizio, si butta a capofitto negli affari e nella frequentazione degli ebrei tedeschi più affermati e importanti, imparandone la lingua a menadito e circondandosi dei rabbini più influenti della città. Lea, al contrario, soffre per l’isolamento in cui si sente confinata in terra straniera, e trova un po&#8217; di consolazione quando scopre di aspettare il suo primogenito, Georg, e dall’incontro inaspettato con suoi connazionali di Melnitz, Solomon Burak e sua moglie Ita, commercianti di successo.</p>



<p>La tranquillità di David viene però messa a dura prova dalla crescita di suo figlio che, sin da bambino, non capiva le attenzioni di sua madre per certe tradizioni o il fervore culturale per l’ebraismo del padre. Ben presto smetterà di studiare l’ebraismo, odierà la scuola e se ne andrà di casa.</p>



<p>Ma non tutto è perduto e Georg da ragazzino ribelle e anticonformista si trasforma in un giovane innamorato che, finalmente, riesce a trovare la sua vera vocazione. L’incontro fatidico è con l’anziano dottor Landau e sua figlia Elsa, studentessa di medicina. Ottenuta la laurea in Medicina, Georg parte per il fronte, distinguendosi come medico e chirurgo. Al ritorno in patria, sfumate tutte le speranze di un matrimonio con Elsa, Georg si dedica totalmente al lavoro in un’illustre clinica ginecologica berlinese, in cui incontra l’infermiera Teresa Holbek, una gentile, una tedesca, con cui decide di sposarsi. Dall’unione dei due giovani e delle loro origini nasce il piccolo Joachim Georg Karnoswki, per tutti Jegor. Le sue radici miste si manifestano in tutti i tratti del suo aspetto, a partire dal nome (fusione di quello del nonno materno tedesco e del padre ebreo), all’aspetto fisico (occhi azzurri e pelle chiara degli Holbek, ma capelli neri e naso marcato dei Karnowski) e infine al temperamento. Jegor, infatti, ispirato molto da suo zio Hugo Holbek, ex soldato e fondamentalista tedesco.</p>



<p>La situazione familiare degenera quando, dopo anni di sofferenze e sempre maggior isolamento a causa delle leggi razziali, la famiglia Karnowski ottiene il visto per sbarcare in America. Jegor non si ambienterà mai a New York, eviterà sistematicamente di entrare in contatto con la comunità ebraica lì presente, andrà via di casa e si rifugerà nell’unico quartiere newyorkese abitato da tedeschi. Questa scelta rappresenterà l’inizio della fine.</p>



<p><em>La famiglia Karnowski (edito da varie case editrici in Italia, tra cui Adelphi), </em>è un racconto che ha il potere di mettere in luce diverse realtà delle vicissitudini della popolazione ebrea nel secolo scorso, collocando gli eventi negli anni che precedono l’Olocausto, le persecuzioni tedesche e le leggi razziali. Il tentativo degli ebrei oriundi di plasmarsi a immagine e somiglianza della popolazione germanica è lo stesso di quello di quasi tutti gli ebrei polacchi verso gli ebrei tedeschi, primo fra tutti David Karnowski. La figura di Solomon Burak, invece, mantiene alta e con fierezza la propria origine e capisce che con l’inizio del <em>Terzo Reich</em> gli ebrei tedeschi, che inizialmente voltano le spalle agli ebrei polacchi e a tutti i “non” tedeschi residenti a Berlino, sono solo e soltanto persone ebree da perseguitare agli occhi dei tedeschi “ariani”.</p>



<p>Il romanzo ha reso famoso, nel nostro Paese, il grande&nbsp;<strong>Israel J. Singer</strong>, fratello maggiore di&nbsp;<a href="https://www.leggoquandovoglio.it/autore/56c1f379e77750bf574dda61?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Isaac B. Singer</a>, più celebre grazie al <strong>Nobel per la Letteratura conferitogli </strong>nel 1978 e molti sono, se lo si legge in questa chiave, i riferimenti all&#8217;attualità e al pericolo di una nuova deriva dei nazionalismi così come a sentimenti universali. Ogni lettrice o lettore può identificarsi con un personaggio, anche con quello maggiormente negativo, perchè la capacità dei bravi autori consiste nel saper tratteggiare ogni tipo umano e ogni sfumatura dell&#8217;animo così come Singer, ad esempio, spiega (ma non giustifica) le scelte esistenziali di Jegor. Come non pensare, ad esempio, ai giovani di nuova generazione, che si sentono stranieri nella patria di origine e in quella di residenza? Come non individuare nell&#8217;invidia personale e in un sistema economico-politico escludente l&#8217;humus della competizione che, estremizzata, sfocia nella volontà di eliminazione addirittura dell&#8217;identità di interi gruppi etnici o religiosi? L&#8217;ingiustizia sociale, la paura della perdita dei propri punti di riferimento, la mancanza di un orizzonte spirituale caratterizzano il recente Passato e la contemporaneità ed ecco il motivo per cui è importante leggere o rileggere i classici, tornare a frequentare la Cultura alta, non necessariamente solo occidentale &#8211; Letteratura, Cinema, Teatro &#8211; quesi testi che tramite la parola scritta, parlata, recitata, restituiscono un&#8217;immagine di ognuno e di tutti veritiera e franca. Israel J. Singer, approfondendo in questo racconto il tema della relazione con un “padre” &#8211; qualunque esso sia e secondo la psicologia il rapporto, quindi, con la Regola etica o morale &#8211; ci guarda con sincerità e con una dolce empatia, lui in quanto Uomo tra gli Uomini, definendo il confine tra Bene e Male, ma lasciando uno spiraglio aperto a quella flebile luce, così cristiana, che si chiama “speranza”. C&#8217;è chi dice che la speranza sia deleteria perchè illude di un mondo che mai sarà, delegandole l&#8217;onere. Chi scrive, invece, pensa che speranza e impegno possano camminare una a fianco all&#8217;altra, mantenendo i piedi per terra e la testa in cielo di fronte alla Storia che si ripete e ai princìpi che si sgretolano.</p>



<p>“<em>Non avrebbe mai permesso che suo figlio fosse sottoposto a una cerimonia barbara solo perchè mille anni prima Abramo aveva promesso a Dio di circoncidere la sua discendenza di sesso maschile. Che legame c&#8217;era tra lui, un dottore, nato e cresciuto nel cuore dell&#8217;Europa occidentale, e gli antichi costumi e rituali di sangue di un patriarca?</em>”.</p>



<p>“<em>Gli ebrei russi a loro volta facevano un&#8217;ulteriore distinzione tra chi aveva i documenti in regola e chi no</em>”.</p>



<p>“<em>Si vergognava del suo paese, del suo popolo, di suo figlio Hugo che era un membro del Nuovo Ordine, ma soprattutto di se stessa per aver provato odio verso i Karnowski e i loro simili, anche se non aveva mai osato dar voce a quei sentimenti</em>”.</p>
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		<title>27 gennaio. Giornata internazionale della Memoria: l&#8217;importanza della solidarietà e dei ricordi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 07:58:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Quest&#8217;anno <strong><em>Associazione per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto a due gentili signore di raccontare la vicenda che hanno vissuto da piccole quando i loro genitori decisero di accogliere una famiglia di ebrei, i Barda, e le ringrazia tantissimo per questi preziosi ricordi che hanno voluto condividere con i nostri lettori.</p>



<p>Si trattava di una famiglia di ebrei originari della Libia, abitanti però da tantissimo a Parigi (da qualche ricevuta rimasta risulta che abitassero del XIX Arrondissement); probabilmente la loro attività era il commercio di profumi.</p>



<p>Dalla Francia (come è noto occupata nel 1940 dalla Germania) riuscirono a venire in Italia, nella primavera o nell&#8217;autunno del 1942. Consigliati dai loro cugini (Jules e Michel) giunsero ad Asso, in provincia di Como, dove ancora oggi è ubicata la villa della famiglia accogliente. Prima dell&#8217;8 settembre 1943 l&#8217;Italia poteva rappresentare la salvezza. E così fu fino a quando le cose cambiarono.</p>



<p>La famiglia Barda era composta da cinque persone: i genitori Salomon e Marie, entrambi avanti negli anni, e dai tre figli, tutti nel pieno della gioventù, Roger, Lionel e Jacqueline. Vivevano in cinque ammassati in una unica stanza!</p>



<p>Tra difficoltà e stenti vari, che più o meno tutti gli italiani hanno sopportato negli anni della guerra, si arrivò forse alla fine del 1943 quando la Germania, divenuta paese occupante, intensificò arresti e deportazioni: a un certo punto il maresciallo dei carabinieri del paese venne in soccorso e decise di mettere in allerta la famiglia Barda e la famiglia accogliente del pericolo incombente per la famiglia ebrea, aggiungendo di avere notizia che sarebbe quanto prima arrivata una &#8220;spedizione&#8221; e che era ormai urgente raccomandare a questi signori di mettersi al riparo in Svizzera. Si trattava di un percorso ben collaudato: si attraversavano le montagne vicine, poi il lago di Como in un punto stretto, poi si risaliva al Bisbino e lì si giungeva al confine e alla salvezza. A guidare di volta in volta i vari gruppi c&#8217;era il parroco di Sormano, Don Confalonieri , persona di grande generosità e di grande coraggio.</p>



<p>I Barda furono veramente sfortunati: qualcuno, infatti, informò i tedeschi e il gruppetto venne fermato e arrestato ormai vicino al lago. Non è mai stato accertato il nome della spia. In paese si pensava a una certa persona, un&#8217;ausiliaria della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana).</p>



<p>Insieme ai Barda fu arrestato anche Don Confalonieri. Il parroco di Asso, Monsignor Don Primo Discacciati, accorse a San Vittore e riuscì a riportare a casa il sacerdote.</p>



<p>Alla fine della guerra arrivarono le tremende notizie, i filmati, le testimonianze.</p>



<p>Nel 1946, all&#8217;incirca, una giovane signora dichiarò di essere un&#8217;infermiera dell&#8217;ospedale di Modena e ci chiese notizie di Lionel, che era stato in ospedale perché ferito durante un tentativo di fuga dal campo di raccolta di Fossoli da dove partivano i convogli verso i campi di concentramento di Germania e Polonia.</p>



<p>Più tardi, ad Asso, si venne a sapere che uno dei due cosiddetti &#8220;cugini&#8221;, Jules o Michel, si era salvato stando nascosto e che non aveva nessuna notizia della famiglia Barda. Passava il tempo, ma non si è mai avuto dubbio che per loro fosse finita tragicamente, altrimenti si sarebbero fatti vivi. Infatti: molto tempo dopo Simon Wiesenthal cominciò a fare ricerche, una delle due signore di Asso gli scrisse e rispose che tutti e cinque erano deceduti ad Auschwitz.</p>



<p>Nel 1991 uscì un testo definitivo: &#8220;Il libro della memoria&#8221; una grandiosa raccolta di dati ad opera di Liliana Picciotto Fargion, editore Mursia: a pagina 125 si trovano i dati relativi a Roger, Jacqueline, Lionel. Sulla stessa pagina: Salomone, il padre, e a pag. 321 Renata Hannuna, nome da ragazza della madre Marie. Manca la data di morte dei tre figli; c&#8217;è invece quella dei genitori che, essendo anziani, furono soppressi all&#8217;arrivo al campo.</p>



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		<title>&#8220;Art(E)Attualità&#8221;. Georges De Canino e i valori della Memoria e della Resistenza</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 18:10:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A poche settimane dalla Giornata della Memoria e in questi tempi bui di neofascismi sparsi, Associazione per i Diritti umani ha visitato la mostra di Georges de Canino, presso la Casa della Memoria e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10192" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p>A poche settimane dalla Giornata della Memoria e in questi tempi bui di neofascismi sparsi, <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha visitato la mostra di Georges de Canino, presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma, in omaggio al ruolo di de Canino nell’arte e nella promozione dei valori della Memoria e della Resistenza.</p>
<p><span style="color: #586272;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10193" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></span>De Canino è nato nel 1952 a Tunisi in una famiglia ebraica per parte di madre, che nel 1963 dovette emigrare in Europa, a causa dei violenti tumulti anti-occidentali e anti-ebraici generati dalla crisi di Biserta.<br />
Dopo un difficile periodo passato in un campo profughi nei pressi di Napoli, la famiglia si stabilì a Roma, dove l’artista entrò a far parte della Comunità ebraica, ancora alle prese con la ricostruzione del dopoguerra. De Canino si è formato come artista anche all’estero, a Marsiglia e a Parigi, venendo a contatto con esponenti del movimento surrealista, e in Italia, coltivando l’amicizia con artisti come De Chirico e Guttuso.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10195" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il giorno della Memoria è ogni giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 06:23:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Care amiche, cari amici oggi, 27 gennaio, ricorre il Giorno della Memoria per riflettere sulla Shoà. E noi vogliamo farlo attraverso il linguagio, poetico e potente dell&#8217;Arte: vi proponiamo due video dell&#8217;artista israeliana&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Care amiche, cari amici</p>
<p>oggi, 27 gennaio, ricorre il Giorno della Memoria per riflettere sulla Shoà. E noi vogliamo farlo attraverso il linguagio, poetico e potente dell&#8217;Arte: vi proponiamo due video dell&#8217;artista israeliana Ilana Yahav che – lavorando con le mani e con la sabbia – crea, piano piano, immagini che prendono vita, che si compongono in figure evocative e magiche che parlano del dramma dell&#8217;Olocausto con profondità e delicatezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-15.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5150" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-15.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (15)" width="299" height="239" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo moltissimo la Comunità ebraica di Milano – la giornalista Ilaria Myr e il direttore Fiona Diwan – per averci mandati i link seguenti con i video dell&#8217;artista.</p>
<p>Ma l&#8217;Associazione per i Diritti umani ha deciso di dedicare i post dei prossimi giorni anche ad altri genocidi “dimenticati” e ancora in corso: ricordare sul recente Passato, si dice, deve servire a costruire un Futuro migliore, per tutti. Ma quali sono state le fondamenta del nazifascismo? Quali sono stati i criteri con cui si sono deportati e uccisi milioni di persone? Quali sono i motivi per cui l&#8217;Europa, oggi, non riconosce i diritti fondamentali di altre popolazioni ed etnie? Quali erano gli slogan demagogici e populisti di ieri e quali quelli di oggi?</p>
<p>Aiutiamo i nostri ragazzi, le nuove generazioni a riflettere nel modo corretto, perchè loro sì che hanno ancora la possibilità di cambiare la mentalità – e quindi i comportamenti, anche nel quotidiano – e creare una società basata sul rispetto, sull&#8217;uguaglianza e sulla giustizia</p>
<p>E ora eccovi i link delle opere/video di Ileana Yahav:</p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.mosaico-cem.it/media/sand-shoa?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.mosaico-cem.it/media/sand-shoa?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.mosaico-cem.it/media/shoah-sand-seconda-parte?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.mosaico-cem.it/media/shoah-sand-seconda-parte?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La rimozione forzata della memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 05:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[ANPI]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[shoà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Angelo D&#8217;Orsi (da Il Manifesto) «Ad Auschwitz, uno dei monu­menti più note­voli tra quelli dedi­cati alle varie comu­nità degli inter­nati è&#160;il cosid­detto &#8220;Memo­riale Ita­liano&#8221;».Vogliono spostarlo da quel luogo. . Perchè no. Ad Ausch­witz,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Angelo D&#8217;Orsi   (da<br />
Il Manifesto)</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>«Ad<br />
 Auschwitz, uno dei monu­menti più note­voli tra quelli<br />
 dedi­cati alle varie comu­nità degli inter­nati è&nbsp;il<br />
 cosid­detto &#8220;Memo­riale Ita­liano&#8221;».Vogliono<br />
 spostarlo da quel luogo. . Perchè no. </i>
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more"></a>Ad<br />
 Ausch­witz, uno dei monu­menti più note­voli tra quelli<br />
 dedi­cati alle varie comu­nità degli inter­nati è&nbsp;il<br />
 cosid­detto «Memo­riale Ita­liano». Un paio di anni or<br />
 sono le auto­rità polac­che deci­sero di chiu­derlo<br />
 al pub­blico, nel silen­zio del governo ita­liano,<br />
 e&nbsp;dell’Aned, in teo­ria pro­prie­ta­ria<br />
 dell’opera. Pochi mesi fa la sovrin­ten­denza del campo,<br />
 ormai museo, ha deciso di pro­ce­dere alla rimo­zione<br />
 del Memo­riale. La sua colpa? Quella di ricor­dare che nei<br />
 lager non furono sol­tanto depor­tati e&nbsp;ster­mi­nati<br />
 gli ebrei, ma gli slavi, i&nbsp;sinti, i&nbsp;rom, i&nbsp;comu­ni­sti<br />
 insieme a&nbsp;social­de­mo­cra­tici e&nbsp;cat­to­lici,<br />
 gli omo­ses­suali, i&nbsp;disa­bili. Quel Memo­riale<br />
 opera egre­gia, alla cui idea­zione, su pro­getto dello<br />
 stu­dio BBPR (Banfi Bel­gio­joso Perus­sutti Rogers,<br />
 il pre­sti­gioso col­let­tivo mila­nese di cui<br />
 faceva parte Ludo­vico Bel­gio­joso, già inter­nato<br />
 a&nbsp;Buche­n­wald) col­la­bo­ra­rono Primo<br />
 Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono…, ha dei «torti»<br />
 aggiun­tivi, come l’accogliere fra le sue tante deco­ra­zioni<br />
 e&nbsp;sim­bo­lo­gie anche una falce e&nbsp;mar­tello,<br />
 e una immagine di Anto­nio Gram­sci, icona di tutte le<br />
 vit­time del fasci­smo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ora,<br />
 ai gover­nanti polac­chi, desi­de­rosi di rimuo­vere<br />
 il pas­sato, distur­bano quei richiami, agli ebrei il fatto<br />
 che il monu­mento&nbsp;metta in crisi «l’esclusiva» ebraica<br />
 rela­tiva ad Ausch­witz. Ed è grave che una città<br />
 ita­liana, Firenze, si sia detta pronta ad acco­glierlo.<br />
 Con­tro que­sta scel­le­rata ini­zia­tiva si<br />
 sta ten­tando da tempo una mobi­li­ta­zione<br />
 cul­tu­rale, che si spera possa avere un riscon­tro<br />
 poli­tico forte e oggi su que­sto si svol­gerà nel<br />
 Senato ita­liano una ini­zia­tiva di denun­cia<br />
 pro­mossa da Ghe­rush 92-Committee for Human Right e<br />
 dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Spo­stare quel<br />
 monu­mento dalla sua sede natu­rale, equi­vale a<br />
 tra­sfor­marlo in mero oggetto deco­ra­tivo, men­tre<br />
 esso deve stare dove è nato, per il sito per il quale fu pen­sato,<br />
 a ricor­dare, pro­prio là, die­tro i can­celli del<br />
 campo di ster­mi­nio, cosa fu il nazi­smo e il suo<br />
 lucido pro­getto di annien­ta­mento, che, appunto, non<br />
 con­cer­neva solo gli ebrei, col­lo­cati in fondo<br />
 alla gerar­chia umana, ma anche tutti gli altri popoli,<br />
 giu­di­cati essere «razze infe­riori» come gli slavi,<br />
 o i nemici del Reich, comu­ni­sti in testa, o ancora gli<br />
 «scarti» di uma­nità, secondo le oscene teo­rie degli<br />
 «scien­ziati» di Hitler.</p>
<p>Insomma, la rimo­zione del<br />
 Memo­riale, è una rimo­zione della memo­ria e un’offesa<br />
 alla sto­ria. Ebbene, l’atteggiamento dell’Aned e delle<br />
 Comu­nità israe­li­ti­che ita­liane, che o<br />
 hanno taciuto, o hanno appro­vato la rimo­zione del<br />
 Memo­riale (in attesa della sua sosti­tu­zione con un<br />
 bel manu­fatto poli­ti­ca­mente adat­tato ai<br />
 tempi nuovi), appare grave.</p>
<p>E in qual­che modo richiama<br />
 le pole­mi­che di que­sti giorni rela­tive alla<br />
 mani­fe­sta­zione romana del 25 aprile.</p>
<p>Pre­messo<br />
 che la cosa «si svol­gerà di sabato», e dun­que, come ha<br />
 pre­te­stuo­sa­mente pre­ci­sato il<br />
 pre­si­dente della Comu­nità israe­li­tica<br />
 romana, gli ebrei non avreb­bero comun­que par­te­ci­pato,<br />
 la denun­cia che «non si vogliono gli ebrei», è un<br />
 rove­scia­mento della verità: non si vogliono i<br />
 pale­sti­nesi. Ed è grave l’assenza annun­ciata<br />
 dell’ANED, per la prima volta, anche se la bagarre si è<br />
 sca­te­nata sull’assenza della «Bri­gata Ebraica».<br />
 La quale ha le sue ori­gini remote niente meno in Vla­di­mir<br />
 Jabo­tin­sky, sio­ni­sta estre­mi­sta di<br />
 destra con legami negli anni ’30 mai smen­titi con<br />
 Mus­so­lini, che con­vinse le auto­rità<br />
 bri­tan­ni­che, nella I guerra mon­diale, a dar vita<br />
 a una Legione ebraica. Nel II con­flitto mon­diale, fu<br />
 Chur­chill a lasciarsi con­vin­cere a orga­niz­zare<br />
 un Jewish Bri­gade Group, inqua­drato nell’esercito<br />
 bri­tan­nico: 5000 uomini che ope­ra­rono in<br />
 par­ti­co­lare nell’Italia cen­trale,<br />
 con­tri­buendo alla libe­ra­zione di Ravenna e di<br />
 altri bor­ghi. Ebbe i suoi morti, e le sue glo­rie. Bene<br />
 dun­que cele­brarla. Ma non fu né avrebbe potuto avere un<br />
 ruolo emi­nente, come sem­bre­rebbe a leg­gere certe<br />
 dichia­ra­zioni. Ma il fuoco media­tico supera il fuoco<br />
 delle armi. E che dire di ciò che avvenne dopo? Come sto­rico<br />
 ho il dovere di ricor­darlo. Quei sol­dati diven­nero il<br />
 nucleo ini­ziale delle mili­zie dell’Irgun e del Haga­nah<br />
 — quelle che cac­cia­rono i pale­sti­nesi nella<br />
 Nakba — e poi dell’esercito del neo­nato Stato di Israele,<br />
 al quale offri­rono anche la ban­diera.</p>
<p>Si capi­sce<br />
 l’imbarazzo dell’Anpi di Roma, tra l’incudine e il mar­tello.<br />
 Ma quando leggo che il suo pre­si­dente afferma che «i<br />
 pale­sti­nesi non c’entrano con lo spi­rito della<br />
 mani­fe­sta­zione», mi vien voglia di chie­der­gli<br />
 se gli amici di Neta­nyahu c’entrino di più. Altri hanno<br />
 dichia­rato in que­sti giorni che biso­gna lasciar<br />
 par­lare solo chi ha fatto la guerra di libe­ra­zione;<br />
 ma se così intanto andreb­bero cac­ciati dai pal­chi<br />
 tanti trom­boni in cerca di applausi; e soprat­tutto se si<br />
 adotta que­sta logica è evi­dente che tra poco non ci sarà<br />
 più modo di festeg­giare il 25 aprile, per­ché, ahimè, i<br />
 par­ti­giani saranno tutti scom­parsi.</p>
<p>E<br />
 allora — visto l’articolo 2 dello Sta­tuto dell’Anpi che<br />
 riven­dica un pro­fondo legame con i movi­menti di<br />
 libe­ra­zione nel mondo — come non dare spa­zio a chi<br />
 oggi lotta per libe­rarsi da un regime oppres­sivo,<br />
 discri­mi­na­to­rio come quello israe­liano,<br />
 rap­pre­sen­tato ora dal governo di destra di<br />
 Neta­nyahu? Chi più dei pale­sti­nesi ha diritto oggi a<br />
 recla­mare la «libe­ra­zione»? E invece temo si vada<br />
 verso que­sto (addi­rit­tura in que­ste ore in forse<br />
 a Roma) e i pros­simi 25 Aprile inges­sati e<br />
 reistituzionalizzati.</p></div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un appello importante per un memoriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 14:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Auswitz]]></category>
		<category><![CDATA[deportazione]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[giorno]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[memoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[shoà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani, per i 70 anni dalla fine dell&#8217;orrore&#160;della Shoà, aderisce al seguente appello: APPELLO PER IL MEMORIALE ITALIANO AD AUSCHWITZ . Data: 2014-11-23Autore: Gherush92 FIRMA ED INVIA IL TESTO SOTTOSTANTE&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<h2 align="LEFT" class="western" style="font-weight: normal;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani, per i 70 anni dalla fine dell&#8217;orrore&nbsp;della<br />
Shoà, aderisce al seguente appello:<br />
</h2>
<p></p>
<h2 align="CENTER" class="western">
APPELLO<br />
PER IL MEMORIALE ITALIANO AD AUSCHWITZ<br />
</h2>
<p></p>
<h4 align="CENTER" class="western">
.</h4>
<p></p>
<div align="CENTER">
<b>Data</b>:<br />
2014-11-23<b>Autore</b>:<br />
Gherush92</p>
<p>FIRMA ED INVIA IL TESTO SOTTOSTANTE<br />
A:<br />segrmin.gentiloni@esteri.it; presidente@pec.governo.it;<br />
ambaroma@msz.gov.plgherush92@gmail.com </p>
<p>​​​​​On.le<br />
Paolo Gentiloni <br />Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione<br />
Internazionale<br />segrmin.gentiloni@esteri.it</p>
<p>On.le Matteo<br />
Renzi <br />Presidente del Consiglio <br />presidente@pec.governo.it</p>
<p>S.E. Woiciech Ponikiewski <br />Ambasciatore della Repubblica<br />
di Polonia in Italia <br />ambaroma@msz.gov.pl</p>
<p>Premesso che:</p>
<p>&#8211; il Memoriale Italiano di Auschwitz ricorda e celebra tutti<br />
gli italiani, donne e uomini ebrei, rom, omosessuali, dissidenti<br />
politici, deportati nei campi di concentramento nazisti, fra i quali<br />
gli stessi autori dell’opera d’arte;</p>
<p>&#8211; il Memoriale, e la<br />
sua collocazione nel Blocco 21, possiede un alto valore artistico,<br />
educativo e di testimonianza diretta;</p>
<p>&#8211; il Memoriale è stato<br />
ideato e realizzato contestualmente alla dichiarazione di Auschwitz<br />
sito UNESCO 1979, e, facendone parte integrante, va considerato<br />
patrimonio mondiale dell’umanità; </p>
<p>&#8211; strappare il Memoriale<br />
dal suo contesto naturale, il campo di sterminio di Auschwitz, per<br />
trasferirlo altrove coincide con la distruzione dell’opera e del<br />
suo significato; </p>
<p>&#8211; i motivi ideologici e politici, che hanno<br />
portato alla censura e alla chiusura del Memoriale e che spingono<br />
verso la sua rimozione, sono anacronistici ed inammissibili: con essi<br />
si cancellano dati e responsabilità storiche, incontrovertibili,<br />
dello sterminio e della liberazione, di cui il Memoriale stesso è un<br />
documento;</p>
<p>&#8211; ravvedo nella rimozione del Memoriale violazioni<br />
dei Diritti Umani, del Diritto Internazionale, del Diritto di<br />
Proprietà Intellettuale e della Dichiarazione Universale dei Diritti<br />
dell’Uomo nonché una violazione della Convenzione Internazionale<br />
per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale dell’UNESCO e un<br />
crimine di distruzione di beni culturali ed artistici.</p>
<p>Chiedo<br />
che:<br />Il Memoriale non venga rimosso dal Blocco 21 del Campo di<br />
Sterminio di Auschwitz, sua parte integrante, e che venga<br />
immediatamente riaperto al pubblico, restaurato e integrato con<br />
apparati didattici esplicativi e congrui. </p>
<p>Gherush92 Committee<br />
for Human Rights <br />gherush92@gmail.com</p>
<p>Accademia di Belle<br />
Arti di Brera</p></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Deportati per omosessualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 06:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[deportazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da un film: Paragraph 175 è un documentario, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, che raccoglie la testimonianza di diversi uomini e donne che furono arrestati dai nazisti per omosessualità in base&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da un film: Paragraph 175 è un documentario, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, che raccoglie la testimonianza di diversi uomini e donne che furono arrestati dai nazisti per omosessualità in base al paragrafo 175, la legge contro la sodomia del codice penale tedesco, che risaliva nella prima stesura al 1871, e che fu inasprito dai nazisti.<br />Tra il 1933 e il 1945, 100.000 persone furono arrestate in base al paragrafo 175.<br />Alcuni di essi vennero imprigionati, altri mandati in campo di concentramento. Solo 4.000 sopravvissero.<br />Fino al 2000 erano ancora in vita meno di dieci di questi uomini: cinque di loro raccontano, nel documentario, la propria esperienza. Queste testimonianze sono considerate le ultime del Terzo Reich.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://ytimg.googleusercontent.com/vi/i4SfaW708xY/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="http://www.youtube.com/embed/i4SfaW708xY?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>L&#8217;elemento fondante della Shoà fu quello proprio di ogni forma di razzismo: l&#8217;intolleranza nei confronti dell&#8217; “Altro a sè” e questa intolleranza fu esasperata dal nazismo fino alle estreme conseguenze. “Altro da sè”, quindi, furono considerate, ad esempio, le persone appartenenti ad etnie “inferiori” (i Rom, Sinti e Caminanti ad esempio), oppure gruppi di individui, come gli omosessuali.</p>
<p>Secondo la mentalità nazista l&#8217;omosessualità era considerata una devianza sì e anche una malattia contagiosa (come ancora oggi si sente affermare da qualcuno), guaribile in pochi casi, almeno per coloro per la quale non era una condizione innata. Numerose le testimonianze di medici e di “pazienti” su esperimenti e test attraverso la somministrazione di ormoni; ma le “terapie” prevedevano anche incontri con prostitute o lavori forzati massacranti per vedere se potessero riportare all&#8217;eterosessualità. </p>
<p>All&#8217;interno dei campi di concentramento gli omosessuali venivano classificati secondo tre categorie: gli incalliti (quelli che amavano ricamare, come primo segno della loro “devianza”), gli irrequieti (quelli ambigui) e i problematici (ma recuperabili dal punto di vista psicologico). Gli omosessuali uomini a cui venivano somministrate dosi massicce di ormoni o sottoposte alle altre “cure” considerate efficaci, morirono in una percentuale dell&#8217;80% e il restante 20% non cambiò il proprio orientamento. </p>
<p>L&#8217;omosessualità maschile si differenziava da quella femminile in quanto “ad essere danneggiata è la fertilità poiché, usualmente, costoro non procreano&#8230;Il vizio è più pericoloso tra uomini piuttosto che tra donne”. Nel 1935, un anno prima la promulgazione delle leggi razziali, il governo nazista scrisse il Paragraph 175 e vi si legge: “ Un uomo che commetta un atto sessuale contro natura con un altro uomo o che permetta ad un altro di commettere su di sé atti sessuali contro natura sarà punito con la prigione. Qualora una delle due persone non abbia compiuto i ventun anni di età al momento dell&#8217;atto, la Corte può, specialmente nei casi meno gravi, astenersi dall&#8217;irrogare la pena”. </p>
<p>Ma ricordiamo che, alla base delle pratiche naziste contro l&#8217;omosessualità, vi era una concezione semplicistica e conservatrice della natura umana, strumentalizzata a fini politici e di gestione del potere: l&#8217;uomo doveva combattere e la donna generare affinchè il popolo tedesco potesse moltiplicarsi. Ecco perchè, a confermare questa ideologia aberrante, si legge nei documenti del Partito nazista: “ E&#8217; necessario che il popolo tedesco viva. Ed è solo la vita che può lottare perchè vita significa lotta. Si può lottare soltanto mantenendo la propria mascolinità e si mantiene la mascolinità con l&#8217;esercizo della disciplina specie in materia di amore. L&#8217;amore libero e la devianza sono indisciplina&#8230;Per questo respingiamo ogni forma di lascivia, specialmente l&#8217;omosessualità, perchè essa ci deruba della nostra ultima possibilità di liberare il nostro popolo dalle catene che lo rendono schiavo”. </p>
<p>In questa dichiarazione delirante, le parole “vita e amore” sono usate in maniera impropria: ed è questa la vera devianza. </p>
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		<title>Un genocidio quasi dimenticato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2014 06:46:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[armenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa dell&#8217;importante intervista che pubblicheremo domani, oggi &#8211; in occasione della Giornata internazionale della Memoria &#8211; vi riproponiamo due video sul genocidio degli armeni, per ricordare, oltre all&#8217;Olocausto degli ebrei, anche altri drammi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa dell&#8217;importante intervista che pubblicheremo domani, oggi &#8211; in occasione della Giornata internazionale della Memoria &#8211; vi riproponiamo due video sul genocidio degli armeni, per ricordare, oltre all&#8217;Olocausto degli ebrei, anche altri drammi che hanno , purtroppo, segnato il &#8216;900.<br />
I due filmati &#8211; interessanti sia dal punto di vista del contenuto sia da quello artistico &#8211; sono stati realizzati da un ragazzo che frequenta la scuola media, in onore della sua nonna armena: per conoscere, per capire, per divulgare la Storia. Storia che appartiene a tutti.</p>
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<p>
(Ricordiamo che tutti i nostri contributi video sono anche disponibili sul canale dedicato YOUTUBE dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani)</p>
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		<title>La giornata della Memoria: non solo retorica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 07:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria perchè in questa stessa data, nel 1945, le truppe sovietiche dell&#8217;Armata Rossa scoprono il campo di concentramento di Auschwitz e liberano i superstiti. In Italia gli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria perchè in questa stessa data, nel 1945, le truppe sovietiche dell&#8217;Armata Rossa scoprono il campo di concentramento di Auschwitz e liberano i superstiti.<br />
In Italia gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/2000?utm_source=rss&utm_medium=rss" title="2000"></a> definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;La Repubblica<br />
italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell&#8217;abbattimento dei<br />
cancelli di Auschwitz, &#8220;Giorno della Memoria&#8221;, al fine di ricordare la<br />
Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione<br />
 italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la<br />
deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e<br />
 schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a<br />
rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i<br />
perseguitati.<br />
In occasione del &#8220;Giorno della Memoria&#8221; di cui all&#8217;articolo 1, sono<br />
organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di<br />
narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole<br />
di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai<br />
deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da<br />
conservare nel futuro dell&#8217;Italia la memoria di un tragico ed oscuro<br />
periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili<br />
eventi non possano mai più accadere.&#8221;<br />
&nbsp;Ma le ricorrenze non dovrebbero essere un momento di vuota e superficiale retorica, come spesso accade; devono servire a far crescere l&#8217;umanità, contribuire alla costruzione del pensiero critico. Si dice sempre che &#8220;ricordare il Passato serve a migliorare il Presente e il Futuro&#8221;, ed è vero: ma in che senso? Nel senso che ciò che è accaduto in Passato &#8211; e le persone che hanno vissuto prima di noi &#8211; fanno parte della nostra identità, di ciò che noi siamo oggi. Ma gli errori, spesso gravi, sono stati fatti e c&#8217;è il rischio di commetterne altri. Giorno dopo giorno, quindi, bisogna riflettere e imparare, chiedere e capire per lasciare alle future generazioni un terreno fertile su cui continuare a vivere con rispetto, equilibrio, onestà.</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/IN-DARCKNESS.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/IN-DARCKNESS.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="126" width="320" /></a></div>
<div style="text-align: left;">
Durante questo weekend, proprio in occasione della Giornata della Memoria, è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film intitolato<i> I</i><i>n Darkness</i>, della regista polacca Agnieszka Holland. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Tratto dal romanzo &#8220;In the sewers of Lvov&#8221; di Robert Marschall, racconta la storia, vera, di Leopold Socha, ladruncolo operaio del sistema fognario della cittadina di Lvov, nella Polonia occupata dai nazisti. In cambio di denaro, un gruppo di uomini-donne-bambini-anziani ebrei, nascosti nelle fogne, baratta con l&#8217;uomo il suo silenzio. E lui accetta di nasconderli e di sfamarli.</div>
<div style="text-align: left;">
Anche gli spettatori vengono calati nel buio del sottosuolo (e nell&#8217;oscurità di una immane tragedia) tra ratti ed escrementi, urla e rumori di mitra.</div>
<div style="text-align: left;">
La macchina da presa rimane quasi sempre a livello del suolo, come gli ebrei nascosti nei cunicoli, come quegli esseri umani che non possono mai alzare la testa. E la città è come divisa in due: il buio e il terrore sottoterra, la luce accecante e patinata in superficie.&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Molte le citazioni del celebre <i>Schindler&#8217;s List </i>di Spielberg: prima di tutto, la trasformazione del protagonista che &#8211; insieme alla moglie, bussola morale &#8211; arriverà, alla fine, a dire &#8220;i miei ebrei&#8221;: un percorso, quindi, interiore ed etico che dall&#8217;individualismo lo porta ad esprimere la compassione e la propria umanità.&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
E poi l&#8217;uso sapiente della fotografia: le tinte si stemperano nella scena del rastrellamento del ghetto e l&#8217;unica nota di colore è data da una giacca blu di una donna ebrea in fuga (omaggio al cappottino rosso della bambina nel film citato del regista americano). Infine, anche la colonna sonora &#8211; in un&#8217;opera ben scritta come quella della Holland &#8211; diventa un elemento non solo stilistico, ma significante: quando i rifugiati ebrei si ritovano sotto la chiesa di Saint Bernard, canti religiosi ovattati giungono alle loro orecchie; ma quelle persone non vedono e non sentono. Sono sepolte vive, come quelle nascoste nel &#8220;buio&#8221;, abbandonate, forse, anche da Dio.</div>
<div style="text-align: left;">
Ma, come abbiamo anticipato, la speranza c&#8217;è; la luce torna ad illuminare le coscienze di quelli che hanno preso una decisione. Di coloro che hanno scelto di salvare delle vite e hanno scelto la giustizia e la verità.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
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</div>
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&nbsp;&nbsp; </div>
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&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp; </div>
<p><b>&nbsp;</b></div>
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