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	<title>siccità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Diritto all’acqua e responsabilità d’impresa</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12246" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-300x149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-768x381.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></span></span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">di</p>
<p align="JUSTIFY">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa sub-sahariana. Sei persone su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri e una persona su nove pratica la defecazione all’aperto.” Sono queste le cifre registrate nel rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche del 2019, che sul tema lancia un monito: “Nessuno sia lasciato indietro”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 22 marzo è stata celebrata la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in seguito alla Conferenza di Rio e alla predisposizione della “Agenda 21”, un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile da realizzare su scala globale. Con una risoluzione adottata nel dicembre del 1992<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"> (</span><a href="http://www.un.org/documents/ga/res/47/a47r193.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/47/193</a><span style="color: #252424;">), </span></span></span>infatti, l’Assemblea Generale invitava gli stati a dedicare tale giornata “ad attività concrete quali la promozione della consapevolezza pubblica attraverso la pubblicazione e la diffusione di documentari e l&#8217;organizzazione di conferenze, tavole rotonde, seminari ed esposizioni relative alla conservazione e allo sviluppo delle risorse idriche e l&#8217;attuazione delle raccomandazioni dell&#8217;Agenda 21”. L’obiettivo di questa giornata è dunque quello di richiamare l’opinione pubblica sull’importanza imprescindibile di questo bene primario per eccellenza, promuovendo al contempo la gestione sostenibile delle risorse idriche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma cosa si intende per “diritto all’acqua” e come possono agire le imprese al fine di non pregiudicare il godimento di questo diritto?</p>
<p align="JUSTIFY">L’acqua è un bene pubblico, essenziale per la vita. Il rapporto delle Nazioni Unite spiega che il suo consumo è aumentato in tutto il mondo di circa l’1% all’anno dagli anni ‘80, spinto da una combinazione di crescita della popolazione, sviluppo socio-economico e cambiamenti nei modelli di consumo. Si prevede che la domanda globale di acqua continuerà ad aumentare a un tasso simile fino al 2050, con un aumento del 20-30% superiore al livello attuale di utilizzo dell’acqua, principalmente a causa dell’aumento della domanda nei settori industriale e domestico. A ciò si aggiunga che le risorse idriche sono inquinate o mal gestite, causando un ulteriore impoverimento delle fonti d’acqua sicure.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">Il</span></span></span> diritto all’acqua è stato esplicitamente riconosciuto in una serie di strumenti internazionali. Esso è anche condizione per garantire la realizzazione di altri diritti quali il diritto alla vita, contenuto, tra gli altri, nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966), e il diritto alla salute, al cibo e ad un adeguato tenore di vita, incluso nel Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966). Il riferimento esplicito al diritto all’acqua è contenuto in due convenzioni internazionali sui diritti umani:</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979), al suo Articolo 14(2) dispone che “Gli Stati parti adottano tutte le misure appropriate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nelle zone rurali, al fine di garantire, sulla base della parità tra uomini e donne, la loro partecipazione allo sviluppo rurale ed ai suoi benefici, in particolare garantendo loro il diritto: […](h) di beneficiare di condizioni di vita decenti, in particolare per quanto concerne l&#8217;alloggio, il risanamento, la fornitura dell&#8217;acqua e dell&#8217;elettricità, i trasporti e le comunicazioni.”</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (1989), la quale cita il diritto all’acqua nel suo Articolo 24, il quale prevede che “1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. 2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l’attuazione integrale del summenzionato diritto e in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per: […]c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell’ambito delle cure sanitarie primarie, in particolare mediante l’utilizzazione di tecniche agevolmente disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli e dei rischi di inquinamento dell’ambiente naturale[…].”</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento Generale No.15 del Comitato ONU sui Diritti Economici Sociali e Culturali (CESCR) è il primo documento ufficiale delle Nazioni Unite che espone in dettaglio il contenuto del diritto all’acqua. I “General Comments” non sono altro che interpretazioni delle disposizioni di un trattato, fornite da organismi previsti dal trattato stesso. Essi cercano di chiarire determinati aspetti e suggeriscono approcci da seguire da parte degli Stati Parti per l’attuazione delle disposizioni del trattato. Il Commento Generale No. 15 è stato adottato nel 2002 e si concentra sugli Articoli 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, i quali trattano, rispettivamente, il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato e il diritto a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che egli sia in grado di conseguire.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento afferma chiaramente che il diritto all’acqua è indispensabile per un adeguato tenore di vita in quanto è una delle condizioni fondamentali per la sopravvivenza: “Il diritto umano all’acqua autorizza tutti a disporre di acqua sufficiente, sicura, accettabile, accessibile fisicamente e accessibile per uso personale e domestico. È necessaria una quantità adeguata di acqua sicura per prevenire la morte per disidratazione, ridurre il rischio di malattie legate all’acqua e provvedere al consumo, alla cottura, alle esigenze igieniche personali e domestiche”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato inoltre precisa i seguenti fattori che devono essere presenti affinché possa ritenersi rispettato il diritto all’acqua:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211;</span></span></span> Disponibilità: Una quantità adeguata di acqua deve essere disponibile per ogni individuo per usi personali e domestici secondo le linee guida internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Qualità: L’acqua deve essere sicura, quindi priva di microrganismi e sostanze chimiche che costituiscono una minaccia per la salute; dovrebbe essere inoltre di un colore, odore e sapore accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Accessibilità: Intesa come accessibilità sia fisica che economica. Nel primo senso si intende che le strutture e i servizi idrici devono essere accessibili a tutti senza alcuna forma di discriminazione. Per accessibilità economica si intende invece che i costi e gli oneri diretti e indiretti associati all’utilizzo di risorse idriche non devono essere eccessivamente onerosi in modo da pregiudicare il godimento del suddetto diritto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto all’acqua, al pari di tutti i diritti umani, impone tre imperativi agli Stati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Rispettare: Gli Stati devono astenersi dal porre in essere condotte che possano interferire con il godimento del diritto da parte degli individui;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Proteggere: Gli Stati devono proteggere il diritto all’acqua degli individui dalle possibili interferenze esterne, ad esempio contrastando l’inquinamento.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Adempiere. Gli Stati devono adottare le misure necessarie per la piena realizzazione del diritto, ad esempio attraverso l’adozione di misure legislative.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">N</span></span></span>el contesto appena delineato, risulta chiaro che anche le imprese giocano un ruolo importante nella realizzazione del diritto all’acqua. Ad esempio, tale diritto verrebbe irrimediabilmente compromesso qualora l’impresa, nello svolgimento della propria attività, inquinasse un corso d’acqua sito in prossimità di una comunità che trova in quella fonte il proprio sostentamento. Negli ultimi decenni, in effetti, vi è stato un numero crescente di prove che dimostrano che l’impatto delle attività aziendali sulle comunità povere nei paesi in via di sviluppo può portare alla violazione del diritto degli individui all’acqua. L’organizzazione non governativa FIAN International riferisce che una società privata avrebbe contaminato l’acqua nel bacino del fiume Chambira in Perù. L’organizzazione riporta anche che due impianti di imbottigliamento della Coca Cola in Kerala (India) e Tamil Nadu (India) erano presumibilmente coinvolti nell’esaurimento e nella contaminazione delle acque sotterranee. Posto dunque che l’attività d’impresa può senz’altro intervenire a comprimere questo diritto fondamentale, si pone il problema di individuare se e quali siano gli obblighi che gravano sulle imprese per assicurare che la propria attività commerciale non incida in maniera negativa sul godimento del diritto all’acqua.</p>
<p align="JUSTIFY">Come è stato esposto in precedenza nella presente rubrica, l’adozione delle UNGPs (Principi Guida dell’ONU in materia di diritti umani e imprese multinazionali) nel 2011 aveva già fornito una risposta positiva in tal senso. Uno dei ‘pilastri’ delle Guidelines si occupa infatti della responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La responsabilità delle imprese di rispettare il diritto all’acqua si traduce nell’obbligo per le stesse di astenersi dall’interferire con il godimento di questo diritto. Ciò include sicuramente il divieto per tutti i propri agenti di limitare l’accesso e l’utilizzo delle risorse idriche da parte degli individui ad esse esterni, ma anche l’obbligo di adottare le misure necessarie per garantire il godimento di tale diritto. Nel 2009 PepsiCo è diventata una delle prime società multinazionali a impegnarsi pubblicamente a rispettare il diritto all’acqua in tutte le sue operazioni globali. Questo impegno, guidato in parte dalla risoluzione di un azionista e dalla collaborazione con NorthStar Asset Management, richiede all’azienda di agire in modo proattivo per garantire che le sue strutture non danneggino l’accesso di tutte le comunità a risorse idriche sufficienti e pulite, oltre a fornire a tali comunità ruolo significativo nello sviluppo di processi che estraggono l’acqua dalle forniture condivise. Questi obiettivi possono essere raggiunti riducendo il consumo di acqua, in particolare in luoghi vi è scarsità di questa risorsa, migliorando il trattamento delle acque reflue, effettuando valutazioni d’impatto ambientale e comunicando regolarmente con le comunità potenzialmente colpite.</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a sviluppare politiche aziendali inclusive del diritto all’acqua, le imprese devono mettere in atto procedure di due diligence che consentano di valutare gli impatti negativi che la propria attività commerciale potrebbe avere sul godimento di questo diritto. In ogni caso, devono essere messi a disposizione delle vittime attuali e potenziali rimedi adeguati per porre fine alle eventuali violazioni. Nel fare ciò, le imprese sono chiamate a consultare esperti, utilizzare altre risorse e impegnarsi in modo significativo con le parti interessate. Ad esempio, le aziende devono assicurarsi di consultare non solo i leader della comunità, che tendono ad essere uomini, ma anche donne, minori e soggetti con disabilità. È fondamentale interagire e collaborare con le comunità e le altre parti interessate nel definire l’ambito e la natura dell’impatto dell’attività d’impresa sul diritto al godimento delle risorse idriche. L’adozione di strategie comuni da parte di tutti gli attori in gioco può senz’altro tradursi in benefici; un esempio in tal senso è rappresentato dal Kenya, sulle sponde del lago Naivasha, tradizionalmente una risorsa preziosa per l’irrigazione, la pesca e l’agricoltura. A causa dell’inquinamento e del declino della biodiversità, il bacino è stato messo sotto stress, mettendo a repentaglio i mezzi di sussistenza. Vi sono grandi irrigatori che conducono l&#8217;orticoltura commerciale, i pastori che vivono un&#8217;esistenza nomade nella regione, una vivace industria del turismo, fornitori di servizi idrici che forniscono acqua potabile ai residenti locali e utenti commerciali che usano l’acqua per elettricità geotermica. Data la presenza di diversi attori con interessi diversi, era necessario adottare un approccio collettivo per affrontare il problema della deficienza idrica nella regione. Questo si è tradotto in diverse iniziative, quali quella del gruppo dei coltivatori del lago Naivasha, che comprende diverse società, i quali hanno finanziato un piano di assegnazione delle risorse idriche per guidare l’istituzione di più associazioni locali di utenti di risorse idriche e nell’adottare misure di conservazione dell’acqua e strategie di sostentamento rispettose dell’ambiente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una gestione efficace delle risorse idriche è una condizione essenziale al fine di limitare al massimo le conseguenze negative dell’attività d’impresa; stabilire obiettivi trasparenti che riducano la quantità di acqua utilizzata nei processi produttivi e adottare misure per prevenire l’inquinamento dei sistemi idrici dovrebbe essere una pratica adottata da tutti gli operatori. Nell’ambito delle proprie procedure di due diligence le imprese dovrebbero studiare il probabile impatto delle loro operazioni sull’accesso pubblico all’acqua per uso domestico; ciò è possibile, ad esempio, studiando i modelli di accesso operando una distinzione per genere al fine di garantire che donne e uomini abbiano uguali possibilità di usufruire di questa risorsa.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel valutare l’impatto della propria attività sull’effettivo godimento del diritto all’acqua, le imprese dovrebbero confrontare le proprie metodologie con le migliori pratiche disponibili e cercare di colmare le eventuali lacune esistenti. Quando siano identificati impatti negativi effettivi o potenziali sul diritto all’acqua, le imprese dovrebbero prevenirli o attenuarli; ciò ha come conseguenza anche l’assegnazione di chiare linee di responsabilità tra i vari soggetti agenti all’interno dell’impresa, nonché l’introduzione di meccanismi efficaci di supervisione. L’effettiva integrazione del diritto all’acqua (e, più in generale, dei diritti umani) da parte delle imprese richiede tempo e risorse; tuttavia, possono essere segnalati casi in cui sono stati registrati progressi. La Coca-Cola, ad esempio, ha lanciato uno standard aziendale che richiede che ciascuno dei suoi impianti di imbottigliamento valuti la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate per produrre le sue bevande, nonché la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate dalla comunità circostante. Queste valutazioni delle acque sorgive contribuiscono a comprendere e promuovere meglio la gestione delle risorse idriche per le attività produttive dell&#8217;azienda e a sviluppare strategie per ridurre i rischi associati. Nell’ambito di questo programma, tutti gli impianti di produzione sono tenuti a: i) formare un team di gestione delle risorse idriche; ii) collaborare con gli esperti delle risorse idriche per completare una valutazione dei rischi per tutte le acque di sorgente coinvolte nel processo; iii) preparare un piano di protezione delle acque specificando azioni, ruoli, responsabilità e finanziamento; iv) implementare e aggiornare il suddetto piano con intervalli di cinque anni. La società fornisce linee guida, modelli di pianificazione, liste di preparazione e corsi di formazione per facilitare l’impegno e l’attuazione di questo programma.</p>
<p align="JUSTIFY">Le percezioni politiche e della comunità sono spesso fondamentali: una impresa può mantenere la sua “licenza sociale per operare” se le parti interessate e il pubblico ritengono che essa agisca in modo equo o sia veramente impegnata a rispettare i diritti umani. Ciò richiede alle aziende di agire in modo trasparente, non solo in termini di reporting, ma anche nel loro impegno attivo nel proteggere i diritti umani. Sono necessari investimenti privati ​​continui e coordinati in acqua e servizi igienici per raggiungere gruppi di persone molto povere o marginalizzate. Molte aziende stanno già apportando contributi preziosi agli sforzi volti ad ampliare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nei paesi in via di sviluppo. Un esempio che può essere citato è quello del programma <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.diageo.com/en/in-society/programmes-and-partnerships/water-of-life/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Water of Life</i></a></span></span> lanciato da Diageo, impresa londinese produttrice di alcolici. Il programma, lanciato nel 2006, aveva come obiettivo quello di aiutare un milione di persone l’anno, sostenendo progetti nelle aree rurali dove la stessa si approvvigionava delle materie prime, concentrandosi sull’accesso all’acqua ed ai servizi igienico sanitari.</p>
<p align="JUSTIFY">Ad oggi, risulta chiaro che il diritto all’acqua non è un diritto di tutti come invece dovrebbe essere. L’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, il quale ambisce a garantire a tutti gli individui la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie, è lontano dall’essere raggiunto. Per farlo, è necessario un impegno congiunto degli Stati, attori privati ed individui, uniti da un unico scopo: non lasciare indietro nessuno.</p>
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		<title>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 09:27:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la <strong>gestione comune e sostenibile delle risorse idriche</strong>, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.</p>
<p>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.</p>
<p>Gli attivisti (tra i quali <strong>Terra!</strong>, <strong>Coordinamento Romano Acqua Pubblica</strong>, <strong>Associazione 21 luglio </strong>e<strong> A Sud</strong>) hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna <strong>#RiallacciaIlNasone</strong> (<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=ce87a4f8a2&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Dce87a4f8a2%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1509873241377000&amp;usg=AFQjCNF-4bOLa2ODIIoFxeSm2cBC65y2lQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://bit.ly/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />RiallacciaIlNasone</a><span style="color: #505050;">), <strong>con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate</strong>.<br />
La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per<strong> invertire la rotta di politiche insostenibili</strong>. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, <strong>sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell&#8217;acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti</strong>. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane <strong>si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti</strong>, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.</p>
<p>Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011<strong> tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici</strong>.</p>
<p>Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito <strong>chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acqua che ogni secondo arriva a Roma</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #505050;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9729" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p>Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, <strong>manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri</strong>, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle <strong>captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea</strong>.</p>
<p>Unendo i puntini siamo in grado di costruire <strong>una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio</strong>. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.</p>
<p>Pensiamo che <strong>le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori</strong>. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: <strong>l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua</strong>. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. <strong>Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi</strong>: faccia pressioni su Acea per <strong>la riapertura dei nasoni</strong> e imponga la <strong>riparazione della rete colabrodo</strong> impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi.<strong> Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014</strong>, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici.<strong> Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell&#8217;acqua</strong>: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l&#8217;obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.</p>
<p><strong>Contatti:</strong><br />
Francesco Panié (Terra!) – <strong>Tel 3664212245</strong><br />
Simona Savini (Coordinamento Romano Acqua Pubblica) – <strong>Tel 3494136733</strong><br />
Elena Risi (Associazione 21 luglio) – <strong>Tel 3884867611</strong><br />
Laura Boschetto (A Sud Onlus) – <strong>Tel. 3381799050</strong></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Altre afriche di Andrea De Georgio: è necessario approfondire lo sguardo oltre il binocolo miope che vede solo terrorismo e migrazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 07:25:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi “Un pezzo di legno può restare in acqua per tanti anni senza trasformarsi in un alligatore” (proverbio africano) Una testimonianza sull’Africa necessaria, un’Africa raccontata dalla carne degli africani. Con queste parole&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9663" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="486" height="696" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 486w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine-209x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 209w" sizes="(max-width: 486px) 100vw, 486px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Un pezzo di legno può restare in acqua per tanti anni senza trasformarsi in un alligatore” (proverbio africano)</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Una testimonianza sull’Africa necessaria, un’Africa raccontata dalla carne degli africani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole si apre la serata di presentazione del libro “Altre Afriche” di Andrea De Georgio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante la serata, sono stati toccati temi di geopolitica contemporanea, attraverso l’approfondimento della cultura di alcuni Stati dell’Africa occidentale: Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e Costa d’Avorio. Paesi dei quali Andrea parla nel suo libro, raccontati dalla vita quotidiana dei piccoli gesti di chi li vive.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Paesi ai quali siamo sempre più intrecciati: per ragioni demografiche (siamo un continente di anziani!), per ragioni economiche, per il cambiamento e climatico e, infine, per la disintegrazione geopolitica. Stati africani al collasso con poteri informali e clan mafiosi che prevalgono sulle istituzioni formali stanno rendendo invivibile lo storico continente madre.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Migranti e terrorismo sono i due temi ai quali si riduce una qualsiasi discussione sull’Africa. Per parlare di temi così importanti è forse necessario iniziare a cambiare prospettiva, far parlare in prima persona questi paesi apparentemente tanto lontani ma mai così vicini. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aiutiamoli a casa loro”, cosa significa realmente? Secondo Andrea, ci sentiamo perennemente in colpa nei confronti dell’Africa a causa della colonizzazione. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">È necessario approfondire lo sguardo oltre il binocolo miope che vede solo terrorismo e migrazioni; “Altre Afriche” ha come obiettivo la decostruzione di alcuni pregiudizi e dicotomie quali centro-periferiche o noi-loro, attraverso i racconti delle persone che vivono in questa zona del mondo, una </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>geo-poetica dal basso</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda la mia esperienza africana, sono sempre stato circondato da situazioni impoverite, non povere. Perché? Partiamo dalla moneta presente in tutta l’Africa occidentale, il Franco Sefa CFA – ultima moneta coloniale ancora esistente al mondo – che, ancora oggi, è strettamente collegata all’Euro. Questo rapporto Euro-Sefa aiuta l’economia africana?” </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un formidabile strumento di controllo economico-monetario delle Francia alle sue ex-colonie africane. I locali sentono il peso di questa moneta, vissuta come un freno alle esportazione e una limitazione alla propria sovranità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Come accaduto con l’Euro in Europa, infatti, anche il Franco Sefa ha avuto una forte svalutazione (circa il 50%) senza un conseguente aggiustamento dei prezzi. A causa di questo, una massiva migrazione senegalese, per citare una nazionalità, è partita verso l’Europa per scappare da un impoverimento via via crescente di tutta la popolazione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è uno dei tanti motivi per cui la differenza tra rifugiato e migrante economico non serve più, le persone che sono scappate da quei luoghi negli anni della “depressione”, sono dovute partire per cause esterne a loro e come conseguenza ad un impoverimento della loro vita, causato ancora una volta dal buon Occidente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si torna a parlare di singole persone, il diritto si incarna nella pelle del singolo. La differenza tra migranti economici e rifugiati è di comodo, eurocentrica.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre in Europa stiamo assistendo ad un forte problema culturale, l’immagine del migrante è spesso distorta, paragonato al terrorista. “E’ nostro dovere in quanto esseri umani capire che la migrazione è un’opportunità.”</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel mondo di oggi manca l’autenticità, si parla di esperienza vissuta, di vita. L’idea del libro è voler avvicinare questi attori del cambiamento alla realtà, considerarli persone, per quello che sono realmente, eliminando il campo da pregiudizi e paure.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le testimonianze individuali, per Andrea, sono forse l’unico mezzo per riuscire a parlare di Africa. </span></span></p>
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		<title>La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 07:25:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua L&#8217;emergenza idrica è oramai un&#8217;evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9280" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="200" height="200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche</strong></p>
<p><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</strong></p>
<p><strong>L&#8217;emergenza idrica è oramai un&#8217;evidenza conclamata</strong>, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull&#8217;agricoltura e più in generale sull&#8217;ambiente. Si tratta di una drammatica realtà provocata dall&#8217;acuirsi dei <strong>cambiamenti climatici</strong> a cui, da oltre vent&#8217;anni, si sono sovrapposti i <strong>processi di mercificazione e privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>. I fautori dell&#8217;ingresso dei privati nella gestione dell&#8217;acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest&#8217;ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini. La proposta comprendeva anche l&#8217;ovvio benificio all&#8217;ambiente visto che si sarebbe salvaguardata maggiormente la risorsa. Vent&#8217;anni dopo <strong>le tariffe e le perdite delle reti sono aumentate, gli investimenti sono diminuiti</strong>, l&#8217;Italia è sotto procedura d&#8217;infrazione da parte dell&#8217;Unione europea per l&#8217;inadeguatezza del trattamento delle acque reflue. E&#8217; evidente che qualcuno non l&#8217;ha raccontata giusta. Oggi i fautori del mercato e delle privatizzazioni, non contenti del permanere in tariffa, sotto mentite spoglie, della remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum, sostengono che le tariffe non forniscono abbastanza soldi per fare gli investimenti per cui devono essere ulteriormente innalzate fino ad allinearsi ai livelli europei. Che qualcosa non torni in queste argomentazioni è molto semplice dimostrarlo:</p>
<ul>
<li><strong>le quattro “sorelle dell&#8217;acqua” (IREN, A2A, ACEA, HERA)</strong>, ossia le quattro grandi società multiutilitiy quotate in borsa, tra il 2010 e il 2014 <strong>hanno distribuito oltre 2 miliardi di € di dividendi</strong> ai propri soci, addirittura oltre 150 mln di € in più degli utili prodotti nello stesso periodo;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>ACEA ATO 2 S.p.A.</strong> tra il 2011 e il 2015 <strong>ha distribuito</strong> in media <strong>come dividendo</strong> ai propri soci (quasi esclusivamente ACEA S.p.A.) <strong>il 93 % degli utili</strong> prodotti, ossia circa 65 mln di €/anno, per poi ottenere dalla stessa ACEA S.p.A. dei finanziamenti a tasso di mercato che utilizza per fare gli investimenti.</li>
</ul>
<p>Utilizziamo questi esempi perchè le 4 multiutility rappresentano gli operatori più rilevanti del mercato italiano rifornendo complessivamente circa 15 mln di cittadini. Mentre ACEA ATO 2 S.p.A. è un caso emblematico rispetto al <strong>fallimento del modello di gestione privatistico</strong> che ancora oggi si vorrebbe estendere a tutta Italia: perdite delle reti che sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni, emersione del disastro ambientale dovuto all&#8217;abbassamento del livello delle acque del lago di Bracciano, la minaccia dell&#8217;azienda di razionare l&#8217;acqua a 1,5 mln di cittadini romani a seguito dell&#8217;imposizione dello stop alle captazioni dal lago, diminuzione degli investimenti. I dati ci dicono in maniera palese che <strong>i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti</strong> e garantire così un servizio essenziale, <strong>ma per remunerare gli azionisti</strong> (pubblici e privati), ossia il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l&#8217;affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento. <strong>E&#8217; necessaria dunque una radicale inversione di tendenza</strong> rispetto a questo modello, che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. Parte integrante di questo modello di gestione pubblica è la predisposizione di un Piano nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche. In coerenza con quest&#8217;impostazione, a fronte della situazione di emergenza idrica che si è evidenziata in quest&#8217;ultimo periodo di tempo e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla e dare ad essa soluzioni utili. In particolare, due ci sembrano le misure prioritarie che si possono assumere in tempi brevi, anche attraverso una strumentazione legislativa come il decreto legge, che contempli:</p>
<ul>
<li><strong>la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche</strong>, sulla base del Piano nazionale ad esso dedicato;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione</strong> in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi alla realizzazione di reti idriche duali</strong> ed all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chiusura dei &#8220;nasoni&#8221; a Roma: l&#8217;accesso all&#8217;acqua è un diritto di tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 09:06:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al via  il piano Acea per la progressiva chiusura dei “nasoni” a Roma. Associazione 21 luglio: “Nella Roma del 2017, viene improvvisamente negato l’accesso all’acqua a migliaia di persone in condizioni di indigenza”. &#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al via  il piano Acea per la progressiva chiusura dei “nasoni” a Roma. Associazione 21 luglio: “Nella Roma del 2017, viene improvvisamente negato l’accesso all’acqua a migliaia di persone in condizioni di indigenza”.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/nasone.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9192" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/nasone.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="420" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/nasone.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 420w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/nasone-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></strong></p>
<div>Per contrastare l’effetto della siccità a Roma,  <strong>diventa operativo il piano Acea di progressiva chiusura dei 2800 “nasoni” della città</strong>, le storiche fontanelle che erogano acqua pubblica nelle strade della Capitale dal centro alla periferia. Saranno 30 al giorno le fontanelle che “chiuderanno i rubinetti”, solo 85 resteranno escluse dal piano.</p>
<p><a href="http://21luglio.us5.list-manage2.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=e3ec8cb710&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://21luglio.us5.list-manage2.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3De3ec8cb710%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1501146002220000&amp;usg=AFQjCNFauW-ecZnB_CEaXLvXuyjhiAp1HQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione 21 luglio ha sollevato da subito l’attenzione sugli effetti devastanti</a> di questo provvedimento <strong>sui circa 10 mila indigenti</strong> (migranti, senzatetto e rom in emergenza abitativa) che abitano a Roma, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni e dall’opinione pubblica.</p>
<p>Secondo un’indagine relativa alla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa – a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana – <strong>sono 7.700 a Roma le persone senza fissa dimora che utilizzano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas</strong>. Ma il numero non è certo esaustivo e ad essi andrebbero aggiunte <strong>almeno altre 2000 unità</strong> per comprendere transitanti e migranti al di fuori del circuito di assistenza, oltre che le famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali. Per tutte queste persone i “nasoni” costituiscono l’unica fonte di approvvigionamento di acqua <strong>per svolgere funzioni quotidiane vitali</strong>: non soltanto bere, ma anche cucinare, igienizzare alimenti o indumenti e lavarsi.</p>
<p>Calcolando il totale di indigenti distribuito sul numero complessivo di “nasoni” si può stimare che con la chiusura delle prime 30 fontanelle, <strong>soltanto oggi non avranno accesso all’acqua circa 110 persone</strong>, numero che è destinato ad aumentare esponenzialmente con la progressiva attuazione del piano. Tutto a fronte di una percentuale di spreco, rappresentato appunto dalle fontanelle pubbliche, <strong>pari all’1% del totale immesso nella rete idrica</strong>.</p>
<p>«L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale &#8211; <strong>ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong> – non risolverà in alcun modo il problema della siccità a Roma ma avrà invece effetti  devastanti sulla vita giornaliera di migliaia di persone tra cui anche bambini e neonati nella Roma del 2017».</p>
<p>Per difendere l’accesso all’acqua, <strong>un diritto che l’ONU con risoluzione 64/292 del 28/7/2010 ha riconosciuto come “diritto umano fondamentale”</strong>, lo staff e i volontari di Associazione 21 luglio si ritroveranno in <strong>Piazza del Campidoglio a partire da oggi, 3 luglio 2017, alle 16.30</strong> per porre sotto i riflettori la gravità della situazione attraverso <u>un’azione di “Duran Adam”</u> (di cui sarà possibile avere aggiornamenti in diretta sulla <a href="http://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=909e11ed7e&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D909e11ed7e%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1501146002220000&amp;usg=AFQjCNHQC-Bb_xU30_Eq9k0r2_SjZxqYjA&utm_source=rss&utm_medium=rss">Pagina FB di Associazione 21 luglio</a>), una forma di protesta silenziosa e simbolica, durante la quale i partecipanti stringeranno in mano un bicchiere vuoto.</p>
<p>Obiettivo sarà quello di <strong>sensibilizzare l’opinione pubblica</strong> sulle conseguenze di quanto sta accadendo e chiedere una revisione dell’inutile provvedimento <strong>che possa tenere conto soprattutto delle fasce più fragili e meno tutelate della popolazione</strong>.</div>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa&#8221;: Migranti climatici e riflessioni sul caso</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jul 2017 10:34:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il mondo è diviso in due, che ci piaccia o no. Da un lato del ring troviamo la stanca Somalia con livelli di siccità altissimi e con fiumi divenuti ormai rigagnoli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9125" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="610" height="261" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 610w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084-300x128.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il mondo è diviso in due, che ci piaccia o no.</p>
<p align="JUSTIFY">Da un lato del ring troviamo la stanca Somalia con livelli di siccità altissimi e con fiumi divenuti ormai rigagnoli e dall’altra il Regno Unito che vanta ogni anno 565 chili di cibo a persona sprecati.</p>
<p align="JUSTIFY">Sarebbe troppo banale scrivere un articolo su quanto l’Occidente sia bravo a sprecare e su quanto in Africa si muoia di fame; mi piacerebbe infatti approfondire la situazione reale di questi paesi a partire dalla prima citata: la Somalia.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal 1960 la storia di questo paese può essere riassunta in poche parole: dittatura e guerra. Ad aggravare l’instabile situazione politica, che non sarà approfondita in questo articolo, dal 2011 si è aggiunta una carestia di ingente portata che ancora oggi sta avendo delle conseguenze durissime. La siccità degli ultimi anni ha creato un disastro umanitario che ha destabilizzato ulteriormente la situazione dell’Africa orientale. Circa 6 milioni di persone si sono trasformate in profughi, quelli che a noi occidentali piace chiamare profughi climatici ma per i quali all’interno della Convenzione di Ginevra, non vige nessuno status di riconoscimento. Ciò significa che coloro che sono costretti a scappare a causa del cambiamento climatico, amplificatore di condizioni di vulnerabilità preesistenti come nel caso della Somalia, non hanno diritto allo status di rifugiato. Si trovano in un limbo tra coloro che scelgono di abbandonare il proprio paese in cerca di migliori condizioni di vita, e gli sfollati, repentinamente costretti da eventi esterni e calamità naturali allo spostamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Sud della Somalia, il fiume Giuba è divenuto un rigagnolo, i bambini sono stati costretti a lasciare le scuole e i vecchi si lasciano morire. L’assenza di piogge in queste zone, che presumibilmente continuerà ancora per molti mesi, ha trasformato il terreno in terra non coltivabile e ha portato ad un assenza di acqua tale da costringere le persone a scappare.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche le conseguenze sanitarie sono disastrose, l’assenza di acqua pulita ha portato ad un aumento dei casi di colera, si stimano circa 300 nuovi contagi al giorno, con decine di vittime.</p>
<p align="JUSTIFY">La Somalia non è sola in questa lotta alla fame e al cambiamento climatico, nel ring troviamo al suo fianco anche l’Etiopia o, ancora la Nigeria. In Etiopia la stagione delle piogge è ormai divenuta inesistente “Non ci sono più le mezze stagioni”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella regione etiope di Yabelo circa l’80% del bestiame è andato perduto e milioni di persone hanno iniziato a spostarsi per sfuggire a un clima tanto perfido.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante la fame e il cambiamento climatico siano stati evidenziati come potenziale minaccia dalla maggior parte dei governi mondiali sembra ancora complicato agire per garantire il diritto dell’uomo a vivere in un ambiente sano. Perché, riconosciuta la gravità di questa situazione, non si riesce ad assicurare uno status ottimale a tutti?</p>
<p align="JUSTIFY">Analizzando la situazione attuale, le “incombenze” di Stati Uniti ed Europa ad oggi sono sicuramente l’avanzata dello Stato Islamico e la crisi economica globale che stanno mettendo in discussione la nostra sicurezza e la nostra tranquillità; molte risorse, infatti, sono giustamente destinate a queste problematiche. Nulla di sbagliato in questa frase, i governi stanno agendo più o meno bene per garantire la sicurezza dei proprio cittadini; ma cosa possiamo fare noi? Possiamo fare qualcosa?</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo la FAO il Regno Unito spreca 565 chili di cibo a persona ogni anno, in Germania circa 20 milioni di tonnellate di cibo vengono gettate via (circa 575 chili a persona annui). Ancora, ogni norvegese scarta circa 630 chili di prodotti alimentari ancora edibili in anno e per finire il Canada, uno dei paesi più sviluppati al mondo, vanta il primato di avere Toronto come peggiore città a livello di rifiuti alimentari.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste poche parole non sono state riportare per incolpare ciascuno di noi dei cambiamenti climatici in corso oggi in Africa (sarebbe stupido farlo), vogliono solo suscitare un minimo di consapevolezza sull’importanza delle nostre azioni, piccole o grandi che siano.</p>
<p align="JUSTIFY">Non possiamo di certo affermare che il non sprecare il nostro pranzo possa salvare la vita di qualcuno ma dobbiamo essere consapevoli che ogni cosa che facciamo potrebbe essere, nell’insieme di uno Stato, importante e magari modificare l’andamento di qualcosa.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; Sud Sudan tra guerra e carestia &#8211; Intervista a Martina Amendola di Intersos</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 07:17:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi In Sud Sudan è in corso una guerra civile dalla fine 2013 che, tra gli altri disagi, ha portato ad una carenza di cibo trasformatasi in carestia, 100mila persone rischiano di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-927.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8602" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-927.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-927.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-927-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-927-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">In Sud Sudan è in corso una guerra civile dalla fine 2013 che, tra gli altri disagi, ha portato ad una carenza di cibo trasformatasi in carestia, 100mila persone rischiano di morire di fame.</p>
<p align="JUSTIFY">Ottenuta l’indipendenza dal Sudan nel 2011 grazie anche all’appoggio del governo americano e della comunità internazionale, il Sud Sudan si è trasformato in campo di guerra dal dicembre 2013, quando il presidente Salva Kiir <a href="https://www.washingtonpost.com/world/africa/south-sudans-growing-conflict-reflects-rivalry-between-president-and-his-former-deputy/2013/12/22/52af70e8-6b2c-11e3-b405-7e360f7e9fd2_story.html?utm_term=.fc51bf567d45&utm_source=rss&utm_medium=rss">rimosse</a> il suo vicepresidente Riek Machar. Le violenze hanno poi preso connotazioni etniche quando il gruppo etnico dei Dinka – vicino a Kiir – ha iniziato a combattere i membri dei Nuer, il gruppo etnico di Machar.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante la guerra ci sono state <a href="http://www.aljazeera.com/news/2016/03/tens-thousands-killed-south-sudan-war-160303054110110.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">decine di migliaia di morti</a> e <a href="http://www.unhcr.org/en-us/news/stories/2017/2/589dba9f4/number-refugees-fleeing-south-sudan-tops-15-million.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">1,5 milioni di persone</a> sono fuggite dal paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Per comprendere meglio la delicata situazione in cui si trova questo paese abbiamo realizzato un’intervista a Martina Amendola, che ha lavorato nella capitale Juba per l’organizzazione umanitaria Intersos.</p>
<p align="JUSTIFY">Sei stata diversi mesi in Sud Sudan per seguire un progetto di Intersos, un’organizzazione umanitaria italiana che si occupa di assistenza. Vuoi raccontarci cosa fa Intersos e che lavoro svolgevi?</p>
<p align="JUSTIFY">INTERSOS è un’organizzazione umanitaria italiana che opera in circa 20 paesi del mondo, per supportare persone vittime di conflitti o catastrofi naturali. Uno di questi paesi è il Sud Sudan, dove attualmente l`organizzazione gestisce progetti nel settore dell`educazione in emergenza, protezione legale e supporto alle vittime di violenza, in particolare bambini e donne, distribuzione di beni di prima necessita, e WASH.</p>
<p align="JUSTIFY">Io mi occupavo di un progetto di educazione in emergenza, nella regione del Western Equatoriale al confine con il Congo, precisamente avevo base a Yambio. Qui, davamo supporto alle scuole che ospitavano bambini sfollati provenienti dalle aree limitrofe e costretti a fuggire a causa del conflitto.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo costruito e ricostruito classi, dato supporto attraverso incentivi mensili ad insegnanti volontari che servivano per coprire le nuove classi formatesi a causa dell`afflusso di sfollati. Abbiamo formato insegnanti con corsi di pedagogia e con corsi specifici su come interagire con bambini traumatizzati, inserendo anche tematiche come la promozione dell’igiene o la prevenzione HIV. Abbiamo distribuito materiale scolastico come zaini, quaderni, penne e libri, organizzato campagne di promozione e sensibilizzazione sull’importanza dell’educazione per evitare che i ragazzi lascino la scuola in età adolescenziale. Tutto questo in un contesto mutevole in cui gli spostamenti per via delle riprese del conflitto erano frequentissimi e dove era quindi necessario riadattare le attività di volta in volta.</p>
<p align="JUSTIFY">Il conflitto in Sud Sudan vede come protagoniste due etnie: Nuer e Dinka; quali sono le loro caratteristiche e per cosa si scontrano?</p>
<p align="JUSTIFY">Si combatte solo per questioni etniche?</p>
<p align="JUSTIFY">Il conflitto, scoppiato nel 2013, appena due anni dopo la conquistata indipendenza di questo che è il paese più giovane al mondo, non si riduce ad una contrapposizione fra le due etnie di maggioranza Dinka e Nuer, ma si complica per le influenze di altre etnie e delle relative alleanze: Muer, Shillouk, Azande per citarne alcune.</p>
<p align="JUSTIFY">I Dinka sono l&#8217;etnia di maggioranza, rappresentata dall`attuale presidente sud Sudanese Salva Kiir, mentre i Nuer sono guidati dal vice-presidente (attualmente fuori dal paese) Riech Machar , leader rispettivamente del Sudanese People Liberation Movement e Sudanese People Liberation Movement In Opposition.</p>
<p align="JUSTIFY">Entrambi i leader sono dotati di una propria forza militare (nel primo caso governativa) ed entrambe le fazioni sono lacerate da conflitti interni e defezioni continue.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel luglio del 2016, mi trovavo a Juba quando si è riaperto di nuovo il conflitto fra SPLA e SPLA-IO, e Machar ha dovuto abbandonare il paese. In quattro giorni di combattimenti circa 300 persone sono state ufficialmente dichiarate vittime degli scontri, ma pare che i morti siano arrivati ad un migliaio. Dopo il quarto giorno le parti in lotta hanno annunciato una tregua, fin ora più o meno rispettata ma da quel momento gli equilibri, già precari, sono di nuovo cambiati.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-926.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8603" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-926.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-926.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-926-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-926-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il Paese sta subendo anche una forte crisi economica? Quali le cause?</p>
<p align="JUSTIFY">Il conflitto ha generato una disastrosa crisi economica. In circa un anno abbiamo assistito ad un aumento dei prezzi dell` 80 %. Personalmente, posso dirvi che da Aprile 2016 a Febbraio 2017 ho potuto constatare come 5 pomodori, nel mercato di Yambio, sono passati da 20 South Sudanese Pounds a 75 South Sudnase Pound, in un paese in cui un insegnante statale è pagato circa 300 South Sudanese Pound (attualmente l`equivalente di 30 dollari al mese), quando viene pagato!</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217; avvento della stagione secca ha aggiunto ad una già disastrosa situazione, un&#8217;emergenza carestia nelle due regioni già martoriate da conflitto e povertà, Unity e Jongley con picchi altissimi di malnutrizione registrati dal WHO.</p>
<p align="JUSTIFY">Con l`inizio della stagione delle piogge invece, i pochi e precari spostamenti di merci e persone sono divenuti ancora più difficili a causa del fango che blocca le principali strade del paese, tutte rigorosamente non asfaltate. L&#8217;assenza di infrastrutture e servizi rende tutto più difficile, inclusa la gestione della macchina umanitaria.</p>
<p align="JUSTIFY">Altro grande problema sono i rifugiati. Il numero di persone che scappa dal Sud Sudan è molto alto. Quali rotte percorrono e dove vorrebbero arrivare?</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda i rifugiati, la maggioranza si trova nei paesi limitrofi come Etiopia, Uganda e persino Congo e Repubblica Centroafricana dove pure sono in corso conflitti. Si arrivano a contare 1, 6 milioni di rifugiati in questi Paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">I rifugiati sudsudanesi non hanno la possibilità economica di intraprendere un viaggio sino all`Europa, la cui rotta prevede passaggio dal Sudan, Chad per arrivare in Libia e infine, forse, in Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">Vorrei menzionare il caso particolare dell`Uganda che da Novembre 2016 vede un flusso giornaliero di 2.000-3.000 rifugiati provenienti dal Sud Sudan e che oggi continua ad accogliere senza tregua per arrivare ad un totale di 575.000 rifugiati arrivati nel paese da Agosto 2016 ad oggi.</p>
<p align="JUSTIFY">Com’è la situazione ai confini con il Sudan?</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda il vicino Sudan, è noto che l`attuale presidente appoggia Machar mentre il governo centrale di Juba appoggia fazioni opposte al governo di Khartum, come il Sudan Revolutionary Front.</p>
<p align="JUSTIFY">L’interesse per i pozzi petroliferi dello Unity State e di Malakal, sono ancora il motore di tutte queste alleanze così come furono motivo di scontro fra il governo di Karthoum e il movimento di liberazione per il sud sudan, dagli anni 80 fino al 2005.</p>
<p align="JUSTIFY">La vicina Uganda, invece, sostiene tacitamente Machar ma al tempo stesso gioca un ruolo fondamentale nel mantenere il precario equilibrio del paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa ti ha lasciato il positivo il Sud Sudan? Pensi che riuscirà ad alzarsi?</p>
<p>Il Sud Sudan è un paese letteralmente sprofondato in una crisi umanitaria complessa e che per il momento non vede fine. Un paese giovane, che esce da decenni di guerra; intere generazioni nate e vissute in campi profughi, abituate a sentire colpi di mortaio, abituate a mangiare una volta al giorno e a vedere parenti uccisi. In questo Paese non si sa cosa voglia dire e come si possa costruire la pace.</p>
<p>Nonostante questo e accanto a questo, ho visto la gioia semplice negli occhi dei bambini con un semplice aquilone costruito con una busta di plastica. Ho visto luce negli occhi delle mamme quando si discuteva seduti sotto un albero sull`importanza dell`educazione per le loro figlie.</p>
<p>In tutto questo, il Sud Sudan è un paese vivo, che tenta ogni giorno di rialzarsi, sapendo di poter ricadere.</p>
<p>E sono convinta che un giorno ce la farà a non cadere più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-928.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-928.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="708" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-928.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-928-300x226.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-928-768x579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 708px) 100vw, 708px" /></a></p>
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		<title>Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo 1 settembre 2016 Fonte: Leurispes Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="inner-info-sx"><span class="date-after-content"> di Marco Omizzolo </span></p>
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<p><span class="author-after-content">1 settembre 2016 </span></div>
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<div class="clear">Fonte: Leurispes</div>
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<div class="entry-content">
<p>Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti che ha dimostrato, sembrano essere spinti da sole ragioni di povertà o dall’ansia, legittima, di migliorare la propria condizione economico-sociale insieme a quella della propria famiglia. I richiedenti asilo invece da situazioni di grave instabilità politica, guerre, dittature e discriminazioni di varia natura. Si tratta di ragioni condivisibili ma non sufficienti per comprendere l’intrigata matassa di motivi che spingono milioni di persone a fuggire dal proprio paese. Tra le ragioni spesso sottovalutate sia dal dibattito politico sia da quello scientifico ci sono anche quelle ambientali.</p>
<p>Il Consiglio di sicurezza dell’Onu considera il cambiamento climatico una delle minacce più radicali e urgenti alla pace e alla sicurezza internazionale. Le conseguenze dei mutamenti climatici e gli effetti nefasti di un modello economico di sviluppo sempre più globale e climalterante obbliga milioni di persone a lasciare la propria città o Paese alla ricerca di condizioni ambientali e socio-economiche migliori. Le Nazioni Unite ritegno che i cosiddetti <em>profughi ambientali </em>potrebbero raggiungere la cifra record di 250 milioni entro il 2050. Uomini, donne e bambini che lasciano aree dove avanza la desertificazione, dove il pascolo o l’agricoltura è sempre più difficile, le alluvioni e devastazioni conseguenti ormai annuali, la desertizzazione una costante che azzera ogni possibilità di vita nel proprio territorio. Non è questione di poco conto ma al contrario centrale per il futuro del pianeta. Il numero dei disastri naturali nel mondo potrebbe raddoppiare nei prossimi 10-15 anni. Negli ultimi 10 anni, 3.852 disastri hanno ucciso più di 780.000 persone, ne hanno colpite 2 miliardi e sono costate circa 960 miliardi dollari. Le maggiori vulnerabilità indotte dai principali rischi climatici includono le migrazioni umane, la carenza di acqua potabile, la riduzione della produttività agricola e l’insicurezza alimentare, la perdita dei mezzi di sussistenza, i rischi per la salute, la crisi energetica e la sicurezza dai disastri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6769" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6769 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (77)" width="198" height="142" /></a></p>
<p>L’ultimo episodio è allarmante per la sua violenza e gli effetti che ha prodotto, il luogo in cui si è manifestato e la relativa recidività. Si tratta dello Stato americano della Louisiana messa in grave difficoltà per via dell’alluvione iniziata giovedì 11 agosto scorso. Si tratta del peggior disastro nella regione del sud degli Stati Uniti dopo l’uragano Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans. Il bilanci è di 10 morti, 20 mila sfollati, 30 mila persone tratte in salvo dai soccorritori e 40 mila case inagibili.</p>
<p>Tutto questo determina ripercussioni anche sulla sicurezza nazionale ed internazionale. La radicalizzazione ideologica e il terrorismo possono aumentare in molti Paesi, soprattutto in Asia meridionale e nord Africa, a causa della deprivazione sociale ed economica indotta dal mutamento climatico. La scarsità di risorse naturali potrebbe essere un fattore che contribuisce a generare o ampliare conflitti e instabilità. Per questa ragione, l’analisi del rapporto tra global warming, migrazioni e sicurezza mondiale, con particolare riferimento ai profughi ambientali, è indispensabile per comprendere le dinamiche di un sistema mondo in continua trasformazione.</p>
<p>Diventa importante riconoscere che il cambiamento climatico è pervasivo e ha implicazioni per la sicurezza più di ogni altra minaccia. Non è un problema marginale. Al contrario rappresenta una delle problematiche di maggiore rilievo e urgenza a livello globale che chiama in causa il modello economico di sviluppo, ancora gravemente climalterante, e i relativi equilibri di potere.</p>
</div>
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		<title>Il tempo dalla mia parte: il primo libro di Mohamed Ba</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 04:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;attore, autore teatrale e musicista, Mohamed Ba ha deciso di narrare anche con la parola scritta e lo fa con il suo primo libro intitolato “Il tempo dalla mia parte”, pubblicato dalla casa editrice&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p>L&#8217;attore, autore teatrale e musicista, Mohamed Ba ha deciso di narrare anche con la parola scritta e lo fa con il suo primo libro intitolato “Il tempo dalla mia parte”, pubblicato dalla casa editrice San Paolo, in cui racconta l&#8217;odissea di un popolo alla disperata ricerca di un tamburo. La siccità non lascia tregua: nessuna goccia di pioggia ammorbidisce il terreno secco della mitica Jolof, terra africana densa di racconti e incrocio di popoli e il giovane Amed si vede affidare una missione importante: dovrà partire per l&#8217;Occidente alla ricerca del tamburo magico, capace di invocare la pioggia e interrompere l&#8217;arsura. Ma Amed non è il primo a partire: un gruppo di giovani ha tentato l&#8217;impresa e non ha mai fatto ritorno. Tra Francia e Italia, tra momenti spassosi e altri di intensa drammaticità, questa vicenda si legherà a doppio filo ai problemi della convivenza tra popoli diversi, fino a costituire una vera e propria fiaba di riconciliazione.&nbsp;</p>
<p>In occasione dell&#8217;uscita del libro, abbiamo rivolto alcune domande a Mohamed Ba:</p>
<p>Spesso, nelle favole o nei racconti mitologici, ci sono elementi simbolici: cosa rappresenta, in questa storia, la ricerca del tamburo perduto?</p>
<p>L&#8217;Africa, ancora prima dell&#8217;islamizzazione e dell&#8217;evangelizzazione, ha sempre avuto un rapporto morganatico con la natura. L&#8217;uomo considera se stesso come una perla la cui importanza avrà senso solo considerando l&#8217;intera collana, cioè la comunità sospesa tra il mondo visibile che siamo noi ed il mondo invisibile, quello degli Antenati che non sono sotto la terra ma circumnavigano attorno e ci curano. L&#8217;unico modo che abbiamo per entrare in contatto con loro è il tamburo. Nel mio romanzo, il tamburo rappresenta più di uno strumento musicale, ma diventa quel battito che farà ballare l&#8217;umano che c&#8217;è in ciascuno di noi, dovunque provenga. Ricercare il tamburo è più o meno l&#8217;analisi del terreno sul quale si vuole costruire un ponte per superare le divisioni secolari tra Nord e Sud del mondo.</p>
<p>Possiamo considerare questo testo come un testo anche sul tema dell&#8217;importanza della Memoria?</p>
<p>Tanti sono i figli d&#8217;Africa che sanno poco o nulla della loro storia. Quel poco che ne masticano passa attraverso i libri di testo scritti da altri e la conseguenza e la cancellazione progressiva dei valori morali tradizionali. Le frontiere e le lingue postcoloniali ci hanno divisi. Fratelli di ieri si massacrano oggi, la narrazione sotto l&#8217;albero &#8211; illuminati dal fallo e cullati dalla kora &#8211; si fa sempre di meno e gli anziani, una volta sacri, oggi si sentono quasi inutili. Credo che un popolo senza memoria è come una zebra senza strisce. </p>
<p>Lei vive da anni a Milano: è vero che, nonostante il passare del tempo, è sempre presente il sentimento della nostalgia per chi ha lasciato il proprio Paese d&#8217;origine?</p>
<p>Io vivo e lavoro in Italia da quattordici anni quindi posso affermare di essermi gradevolmente &#8220;italianizzato&#8221;. Tuttavia, mi muovo con la consapevolezza che il tronco d&#8217;albero in acqua ci può stare per secoli ma non diventa mai un coccodrillo. Sono tra coloro che hanno lasciato tutto sulla strada della speranza senza dimenticare nulla.</p>
<p>Si tratta di una favola dedicata ai giovani e anche agli adulti? Ci può, infine, anticipare il significato del titolo scelto per il libro: &#8220;Il tempo dalla mia parte&#8221;? </p>
<p>Il romanzo parla ai giovani ma anche ai meno giovani. Parla della necessità di aprire nuovi orizzonti, perlustrare nuovi mondi per evolversi. La drammatica situazione economica del sud del mondo si scontra con l&#8217;intrappolamento sociale di cui soffre il nord. Il migrante di oggi si allontana dai suoi affetti e dai suoi effetti, convinto di potersi realizzare dall&#8217;altra parte della barriera. Crede possibile una decolonizzazione dell&#8217;immaginario ma si ritrova tra due fuochi incrociati: la sua comunità che è spesso remissiva e il pensiero dominante che lo vuole invisibile nelle città. Il migrante di oggi rifiuta di essere solo braccia ma cerca di far capire una valenza culturale e sociale che alberga in lui e che l&#8217;uomo di strada ignora. Il migrante cerca di dare un senso al suo stare in questo Paese, investe ed accetta di dare al tempo, il tempo di produrre il suo effetto. Non si nasconde, va verso l&#8217;altro con la convinzione che chi non conosca sia semplicemente un libro che aspetta di essere letto e non vuole privarsi di quella lettura. Il problema è che l&#8217;albero non più alto di te, non ti potrà mai dare l&#8217;ombra di cui hai bisogno. Quindi, con il tempo, il migrante si ritroverà nelle mani un patrimonio storico-culturale di un valore inestimabile di cui il popolo italiano avrà avuto poca cura. Speriamo che ci pensi lui, a valorizzarlo.</p>
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