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	<title>sindacati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Emanuele: diritti e spiritualità</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 09:20:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Recentemente, a seguito dell&#8217;intervista con la pastora Daniela Di Carlo, ho visitato la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi a Milano. Qui ho incontrato una vecchia conoscenza che sento “fratello di battaglie” politiche.<br>Ci incontriamo spesso ad eventi LGBTQI+ e non solo.<br>Si chiama Emanuele Crociani e ad oggi lo trovo cresciuto sia sul piano personale sia politico.<br>Uno di quei ragazzi che non si vedono né sentono, ma quando serve ci sono sempre.<br>In questa nostra chiacchierata mi ha parlato di politica, ma anche di spiritualità.</p>



<p><br>Ti vuoi presentare brevemente?</p>



<p><br>Sono Emanuele Crociani, ho 32 anni e lavoro come impiegato amministrativo. Sono cresciuto in una famiglia numerosa di un piccolo paese di campagna in provincia di Milano, ma da qualche anno vivo a Voghera con mio marito. Sono gay e mi sono unito civilmente da circa un anno. La mia passione è sempre stata la politica, ambito anche dei miei studi universitari. Ho coltivato anche altri interessi e<br>aspetti della mia personalità, tra cui la spiritualità che ha sempre avuto uno spazio molto importante.<br>Per riassumere, direi che sono un idealista che si impegna per cambiare il mondo, anche se spesso per la coerenza alle mie idee mi capita di essere una “minoranza”: in politica, nelle chiese, in sindacato…</p>



<p><br>Come ti sei avvicinato alla politica?</p>



<p><br>E’ una passione che mi era sorta in me quando ero ragazzino. La mia famiglia e il movimento spirituale che frequentavamo mi ha insegnato a combattere per i grandi ideali, e così ho pensato che la politica potesse essere la mia vocazione. Allora appena ho compiuto 16 anni mi sono iscritto alla giovanile del partito che a quel tempo sentivo più vicino a me (il Pd, che era stato appena fondato) ed ho coinvolto con il mio entusiasmo parte della mia famiglia. Nel mio piccolo Comune non ho avuto problemi con i compagni di partito. Il clima di fiducia mi ha aiutato a non allontanarmi dall’impegno politico dopo le prime inevitabili delusioni e sconfitte. Inoltre movimento spirituale che frequentavo assiduamente (il Movimento dei focolari) mi ha sempre mostrato la politica come una forma di amore civico. Sono anche riuscito a diventare consigliere comunale. Poi per coerenza con i miei ideali ho cambiato partito e mi sono spostato più a sinistra, approdando in Sinistra Italiana. Certo è più difficile arrivare al potere militando in un piccolo partito, ma sento che adesso sto davvero lottando coerentemente per quello in cui credo: ambiente, solidarietà, diritti…</p>



<p><br>Hai scritto, da battista ex-cattolico, circa l’ecumenismo e il rapporto con il cristianesimo e la<br>comunità LGBT+, vuoi dirci di più?</p>



<p><br>Per coniugare la spiritualità con l’omosessualità cercavo un approccio realmente coerente: ho cominciato a frequentare dei gruppi LGBTQ cristiani, sia protestanti sia cattolici. Gli ideali di fraternità appresi dal Movimento dei focolari mi hanno dato l’apertura mentale necessaria per conoscere anche le altre chiese. Ecumenismo significa in primo luogo questo: avere la mente aperta, essere curiosi.<br>Diciamo che dopo qualche anno lo “spirito protestante” in me ha prevalso: il loro impianto teologico mi sembrava più convincente, mi sentivo più accolto dalla comunità e il mio fidanzato della chiesa protestante battista mi ha accompagnato in questo percorso di cambiamento. Ma non dimenticherò mai la meravigliosa esperienza di fede vissuta con il Movimento dei focolari, che mi ha insegnato tra l’altro che l’ecumenismo è l’unità nella diversità, ed è un sentimento che deve nascere e crescere dal basso.<br>Così poi arriva il dialogo, la collaborazione, tante iniziative spirituali, culturali, artistiche… In ambito LGBT+: i gruppi cristiani “queer” che ho frequentato sono più o meno cinque (uno protestante valdese, uno protestante battista, uno legato al Movimento dei Focolari, due cattolici) perché penso che se non collaboriamo tra noi che siamo minoranza nella società rischiamo sia di essere esclusi dalle chiese sia<br>incompresi dal mondo LGBTQ laicista. Esclusi dalle chiese perché ci considerano peccatori, (anche se grandi passi in avanti sono stati fatti soprattutto in alcune chiese protestanti) ed esclusi dall’associazionismo laicista LGBTQ perché deridono i valori spirituali (ovviamente non tutte le associazioni LGBTQ sono laiciste, alcune sono sanamente laiche). Ora il mio compito nella chiesa battista è quello di rappresentarla nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Inoltre cerco in ogni modo di organizzare iniziative con i vari gruppi LGBTQ che ho frequentato, creando ponti e scrivendo articoli sia per il portale cattolico de La Tenda di Gionata sia per quello laico dell’associazione LGBTQ Il Grande Colibrì. Se volete approfondire potete cercare i miei articoli su quei portali.</p>



<p>Vuoi darci una tua opinione circa le recenti posizioni del Papa circa le Unioni Civili?</p>



<p><br>Questo papa ha per fortuna un approccio meno dogmatico sull’omosessualità, e finalmente sta facendo passare il messaggio che quando si parla di omosessualità si parla di persone. Eppure i documenti ufficiali sono ancora quelli di prima: l’omosessualità sarebbe intrinsecamente disordinata e via dicendo.<br>Recentemente il Papa ha affermato che le persone omosessuali possono ricevere una benedizione, ma non come coppie e nemmeno in una sorta di rito apposito. Cioè il Papa ha affermato che se un gay chiede di ricevere una benedizione un sacerdote se vuole può dargliela in forma privata. Non si tratta di benedire le unioni civili, come fanno molte chiese cristiane protestanti. I mass media vorrebbero un Papa progressista ma in realtà Bergoglio non lo è, lui ha un senso di umanità che va oltre i rigidi dogmi senza aver il coraggio però di abolirli. A mio parere un Papa progressista ci sarà solo se sarà donna.</p>



<p><br>Un ultimo messaggio?</p>



<p><br>A volte mi prende lo sconforto a vedere il disastro attorno a noi: guerre, inquinamento, ingiustizie, fascismo, omofobia, transfobia, xenofobia, nazionalismo, guerre sante, genocidi, femminicidi e violenze gratuite… Al Consiglio Comunale del mio piccolo Comune, per convincere i consiglieri comunali a dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, qualche anno fa, ho detto una cosa che per me è sempre validissima: siamo tutti minoranza, lo siamo in qualche aspetto o per qualche tempo della vita. Allora per questo invito tutti a sostenere le minoranze, tutte quante: religiose, sindacali, politiche, di orientamento (ed io ora mi ci trovo in tutte queste quattro), e tutte le altre che il disegno nazista ha voluto cancellare (tra cui rom, malati mentali, diversamente abili…). All’unanimità Liliana Segre è diventata cittadina onoraria di Robecco sul Naviglio. Questo identico discorso lo ho pronunciato in Comune un&#8217;altra volta, il giorno della mia Unione Civile, davanti agli invitati. Ed è il messaggio che vorrei lasciare a tutti: aiutiamoci tra noi e non arrendiamoci mai! Se tra noi prevarrà questa solidarietà diverremo “cittadini onorari del mondo” e riusciremo a realizzare i nostri sogni.</p>



<p><br>Concludo rigraziando personalmente Emanuele per la persona che è, perché ci ricorda quanto sia<br>importante avere una coscienza civile e coltivare la propria spiritualità. Continua così!<br>Alla prossima intervista!</p>
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		<title>Morire di lavoro: fino a quando?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 10:42:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un morto ogni tre giorni, un infortunio al minuto: questo è il dato per riflettere sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro.</p>



<p>Il 12 novembre scorso, per l&#8217;inaugurazione della nuova stagione del Teatro Officina di Milano &#8211; storico punto di riferimento culturale del capoluogo lombardo, che quest&#8217;anno compie 50 anni di attività &#8211; il pubblico ha potuto assistere ad una serata ricca di poesia, testimonianze, appelli grazie a Massimo de Vita in dialogo con l&#8217;ex operaio e poeta Ferruccio Brugnaro e alla presenza del senatore (Gruppo Misto) Tino Magni che hanno specificato i doveri dei datori di lavoro che comprendono: fornire ai lavoratori le informazioni sulle procedure di sicurezza e sugli eventuali rischi presenti sul posto in cui si svolge la mansione; fornire una formazione sul corretto utilizzo delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuale; fornire le indicazioni sulle procedure di evacuazione in caso di emergenza. Molti sono, poi, i diritti degli operai e dei lavoratori in generale, ad esempio: un risarcimento in caso di infortunio e la possibilità di adire a vie legali in caso di violazioni delle leggi in tema di sicurezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1530w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>In Italia sono l&#8217;INAIL (Istituto nazionale per l&#8217;Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e l&#8217;INL, un&#8217;agenzia del governo istituita in base a un decreto legislativo del 2015 che dovrebbero occuparsi della salute dei lavoratori, della tutela e della sicurezza, ma non sono sufficienti se consideriamo il numero delle morti e degli incidenti che, troppo spesso, colpiscono le famiglie e, quindi, la società intera. All&#8217;interno delle industrie abbiamo la figura dell&#8217;RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), eletto tra i lavoratori per avanzarne le istanze, appunto, per quanto concerne gli aspetti della salute e dei rischi; come sottolinea Brugnaro dovrebbe esserci un esponente delle richieste e delle informazioni da fornire ai lavoratori in tutte le fabbriche e le aziende e si dovrebbe instaurare un maggior rapporto diretto tra questa figura e il capo o CEO della fabbrica o dell&#8217;azienda stessa.</p>



<p>La seconda parte della serata ha affrontato il tema &#8211; ancora così importante e attuale &#8211; tramite l&#8217;Arte: letture e monologhi intensi, commoventi, feroci e delicati allo stesso tempo che riportano alla mente gli incidenti mortali alla Thyssenkrupp (6 dicembre 2007) e le morti di tumore causate dal Petrolchimico di Marghera (28 novembre 2002): Daniela Airoldi Bianchi dà voce all&#8217;operaio Gianfranco Bettin tramite un brano tratto da “Petrolkiller” e, per terminare, lo spettacolo dal titolo “Il paese delle facce gonfie” con Stefano Panzeri (per la regia di Marco di Stefano e testo di Paolo Bignani) con grande dolcezza &#8211; anche per l&#8217;ingenuità infantile del protagonista &#8211; accompagna gli spettatori in un viaggio dal fantastico al realistico, dalla speranza alla disillusione, raccontando una storia d&#8217;amore tra un giovane operaio e una ragazza e di grande solidarietà ambientata alla Icmesa, teatro in cui nel &#8217;76 è stato provocato il disastro ambientale dovuto alla fuoriuscita di diossina, a Meda, in provincia di Milano. “Teatro” sì, luogo e messa in scena, che racconta una realtà ancora tanto dura nella memoria e nell&#8217;indignazione perché certi fatti continuano ad accadere. Inesorabilmente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17277" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>RAM, prodotti con un storia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2021 06:59:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il comunicato stampa di RAM, prodotti con una storia che segnala una puntata della trasmissione &#8220;Presa diretta&#8221; sui consumi, sulla moda, sull&#8217;economia: temi di attualità che ci riguardano molto da vicino. Utile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi pubblichiamo il comunicato stampa di RAM, prodotti con una storia che segnala una puntata della trasmissione &#8220;Presa diretta&#8221; sui consumi, sulla moda, sull&#8217;economia: temi di attualità che ci riguardano molto da vicino. Utile per modificare i nostri comportamenti e le nostre scelte nella direzione dell&#8217;equità e della giustizia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></figure>



<p>Lunedì sera è andata in onda la puntata di Presa Diretta cui abbiamo collaborato per mesi come Fair e Campagna Abiti Puliti.</p>



<p>Un viaggio nella filiera delle calzature che fotografa l’impatto della moda su diritti dei lavoratori e sull’ambiente, con un focus specifico su inquinamento ambientale, social audit, salari da fame e sfruttamento a Prato.</p>



<p>Un gran lavoro giornalistico a cura di Giulia Bosetti &amp; C, da non perdere e che si è nutrito del nostro lavoro di ricerca e campaigning portato avanti negli ultimi anni.</p>



<p><a href="https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta---Il-sassolino-nella-scarpa---Puntata-del-18102021-e7cb2d4e-1a33-4ee3-9979-2e5b87ff2a21.html.?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta&#8212;Il-sassolino-nella-scarpa&#8212;Puntata-del-18102021-e7cb2d4e-1a33-4ee3-9979-2e5b87ff2a21.html.?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Per chi fosse interessato inoltre segnaliamo:</p>



<p><br> &#8220;<strong>Manifatture e diritti sindacali</strong>. <strong>Riflessioni su chi produce a basso costo per la moda italiana</strong>&#8220;.  Pagina facebook di RAM:</p>



<p><a href="http://www.facebook.com/ramprodotticonunastoria?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.facebook.com/ramprodotticonunastoria?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 10:28:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/11/25/america-latina-diritti-negati-peru-la-generacion-del-bicentenario-dice-basta/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="770" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14834" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/0-768x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e più giusto, che riflettono sul passato per tentare di cambiare il presente e il futuro e che portano avanti progetti per migliorare la società. Queste le loro parole: “…Perùviani che, sulla strada dei duecento anni della nostra indipendenza, desiderano un paese migliore: senza corruzione, sostenibile, pari opportunità, dove si rispetti e si riconosca la nostra identità e diversità”. Persone che si mobilitano per trovare soluzioni ai grandi e piccoli problemi. Sono stati battezzati così: “Generación del bicentenario”.</p>



<p>I ragazzi Perùviani sono usciti dalle scuole, dalle università e dalle case per denunciare il loro disaccordo sulla destituzione del Presidente Martín Vizcarra da parte del Congresso sostituendolo con Manuel Merino, a sua volta presidente del Congresso. La “Generación del bicentenario”, insieme al popolo, sostiene che questa sostituzione è arbitraria, poco democratica e incostituzionale; anche se per motivi di corruzione, è una sorta di colpo di stato. Sabato 14 novembre c’è stato il climax di repressione da parte delle forze dell’ordine e sono morti 2 giovani (di 22 e 24 anni), ci sono stati centinaia di feriti e una quarantina di <em>desaparecidos</em> (le notizie e informazioni a riguardo sono contrastanti: forse erano 40, o 42 o persino 47 scomparsi). In mezzo al caos, i giovani hanno continuato a ribellarsi, in forte divergenza con il governo: il tema dell’ennesimo atto di corruzione e arbitrarietà politica è stato il detonante. Il neopresidente Merino non ha resistito alla pressione e dopo meno di sei giorni dall’insediamento si è ritirato dopo aver subito la rinuncia della maggior parte del suo gabinetto. Di nuovo il paese è rimasto senza presidente. Il 17 novembre, l’ingegnere Francisco Sagasti prestava giuramento come terzo presidente in meno di una settimana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="580" height="330" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14835" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p>Il Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani in Perù (CNDDHH) ha denunciato davanti alla Procura la scomparsa di molte persone e ha richiesto un’immediata presa di posizione da parte del Ministero Pubblico e Ministero della Difesa. Da quello che si può costatare dai messaggi e video pubblicati in internet, dalla stampa e dalle denunce di associazioni, parenti e vittime stesse, diversi sono stati i responsabili di questa faccenda: il gruppo TERNA, uno squadrone dell’intelligence formato da agenti di polizia vestiti da civili e appartenenti alla Divisione di Operazioni Speciali della Polizia Perùviana; si sono infiltrati nelle manifestazioni di piazza e hanno commesso crimini contro la popolazione, ma non solo, diversi giovani feriti denunciano aver visto, sentito, non solo con le orecchie ma anche sulla propria pelle, spari con proiettili di gomma, biglie, hanno visto i fucili in mano con proiettili veri e hanno visto le manganellate da parte delle forze dell’ordine in divisa. Inoltre, più di un ferito ha denunciato il tentativo da parte dello stato di cancellare le evidenze e di incolpare la cittadinanza, facendo credere così che si è trattato di un episodio di violenza e guerriglia interna tra la popolazione e non tra polizia e i civili.</p>



<p><a href="https://elpais.com/internacional/2020-11-19/victimas-de-la-represion-en-las-protestas-en-peru-denuncian-intentos-de-destruccion-de-pruebas.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Luis Araujo, giovane sequestrato dagli agenti di polizia (senza divisa) la sera del sabato dopo essere stato presente nella manifestazione, ha chiesto attraverso il suo avvocato che si disattivi il gruppo TERNA, il suo avvocato ha denunciato: “Si sono identificati come poliziotti del TERNA, è stato detenuto, gli hanno coperto gli occhi, è stato obbligato a salire su una macchina e l’hanno picchiato. È stato detenuto in uno spazio dove c’era una sedia e una specie di latrina, lo hanno lasciato lì per tre giorni senza acqua né cibo mentre ascoltava la voce di sua madre che lo cercava: questo è tortura”.</a></p>



<p>Il Tribunale Costituzionale aveva un compito molto duro: fare pubblica la risoluzione sulla legalità o meno riguardo alla destituzione del ex presidente Vizcarra: il processo è andato male per i difensori dei diritti umani perché il Tribunale ha ritenuto che il Congresso ha agito in modo corretto, al contrario di quello che pensano i milioni di Perùviani che si sono riversati sulle strade. E poi ci sarebbe anche da capire cosa succederà con tutte queste denunce di violazioni che stanno arrivando in Tribunale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="366" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14836" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Ho ben presente tutti i momenti in cui la democrazia in Perù ha traballato ed è caduta veramente in basso. In modo particolare ricordo benissimo l’autogolpe perpetrato dalle forze militari di Alberto Fujimori 28 anni fa. Mentre si trasmetteva un suo discorso in TV dove Fujimori diceva: “Dissolvere, dissolvere temporaneamente il Congresso della Repubblica…”, truppe dell’esercito, della marina e delle forze aeree sono arrivate alle sedi del Parlamento, della Procura della Repubblica, del Ministero Pubblico e di altre istituzioni per prendere il controllo di esse a mano armata e con la violenza. I militari non hanno risparmiato nemmeno i sindacati. Ricordo tutto: le immagini, gli articoli di stampa, i militari, gli spari, Fujimori, i pianti, le urla, gli arresti e le storie dei Perùviani che sono poi arrivati in Venezuela. Dagli anni Novanta fino ad oggi, 6 presidenti Perùviani sono stati colpevoli di aver commesso atti di corruzione e dietro a loro tanti politici di destra, di centro e di sinistra. La corruzione è il peggior nemico dei Perùviani e questo, evidentemente dopo più di 20 anni, la “Generación del bicentenario” lo sa benissimo. Reagire come ha reagito la popolazione per le strade di Lima sembra essere stato quasi un atto dovuto. Parliamoci chiaro: sempre che sia in modo pacifico, sempre che si chieda il rispetto dei propri diritti e che si voglia l’onestà da parte delle forze politiche, queste manifestazioni di piazza sono importanti e necessarie. Ci saranno sempre vittime e ci sarà sempre abuso di potere. Questo è successo lo scorso 14 novembre a Lima.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221; Covid-19, diritti umani ed imprese: la strada da seguire</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 07:57:17 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14310" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/CGTN_charts_the_progress_of_COVID-19_over_the_past_months-1-2048x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>Le implicazioni della diffusione pandemica da Covid-19 sui diritti umani sono state accuratamente documentate: numerose organizzazioni e membri della società civile hanno messo in luce l’incapacità di molti governi di proteggere i propri cittadini, così come è stato registrato il fallimento di un numero considerevole di imprese che non hanno rispettato i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani.</p>



<p>In un precedente articolo della rubrica (disponibile <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/24/imprese-e-diritti-umani-covid-19-raccomandazioni-per-la-tutela-dei-diritti-dei-lavoratori/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>) si era parlato dei comportamenti che le imprese avrebbero dovuto adottare al fine per proteggere la salute ed i diritti dei propri dipendenti. Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi numerose sono state le azioni legali intraprese contro alcune imprese per non aver adottato le necessarie misure di sicurezza, violando così l’obbligo di diligenza nei confronti dei propri lavoratori, obbligo – lo ricordiamo – enunciato nel Secondo Pilastro dei Principi Guida ONU. È questo il caso della azienda americana <em>Walmart</em>, citata in giudizio dai familiari di un dipendente deceduto dopo aver contratto il Covid-19. I ricorrenti hanno allegato la condotta negligente dell’azienda che non avrebbe adottato la dovuta diligenza nel sanificare i luoghi di lavoro e non si sarebbe adoperata per fornire ai propri dipendenti dispositivi di protezione individuale. Nell’occhio del ciclone sono finite anche <em>McDonalds</em> e <em>Celebrity Cruises</em>, contro cui i ricorrenti hanno presentato doglianze simili; in un ricorso presentato al Tribunale dello Stato dell’Illinois, i dipendenti di <em>McDonalds</em> hanno accusato l’azienda non solo di non aver fornito loro adeguati strumenti di protezione, ma anche di non aver informato il personale che un dipendente era risultato positivo all’infezione da Covid-19, esponendo così tutti al rischio del contagio.</p>



<p>Allo stesso modo, si sono verificate consistenti rimostranze in tutti il mondo di lavoratori che si sono visti trattenere i salari per lavori già eseguiti, o che hanno perso il posto di lavoro. È quanto è accaduto a Gazipur, in Bangladesh, tra le altre, dove operai della azienda tessile <em>Tech Tex Company Ltd</em> hanno scioperato per ottenere gli stipendi che non erano stati corrisposti. Nel Lesotho, oltre 50.000 lavoratori hanno scioperato per ottenere le indennità che era stata loro promessa a seguito di un accordo tra governo e sindacati. In Cambogia, il primo ministro Samdech Techo Hun Sen ha dichiarato la sospensione delle operazioni di circa 256 fabbriche di abbigliamento, calzature e articoli da viaggio, con ingenti conseguenze sulla vita di oltre 130.000 lavoratori.</p>



<p>Il quadro che risulta alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi è che gli attuali meccanismi di <em>governance</em> si sono rivelati insufficienti a proteggere adeguatamente i diritti dei lavoratori in tutte le operazioni commerciali e nelle catene di approvvigionamento. Anche i paesi con i sistemi giuridici più completi non hanno saputo offrire tutela alle categorie più vulnerabili. Strumenti di cd. <em>soft law </em>come i Principi Guida ONU – sebbene importanti – non sono stati in grado di colmare il vuoto normativo. La crisi causata dalla diffusione del Covid-19 ha dimostrato ancora una volta l’urgenza di creare meccanismi efficaci, giuridicamente vincolanti e incentrati sui diritti che impediscano in primo luogo che si verifichino violazioni dei diritti umani e che possano garantire alle vittime l’accesso a rimedi effettivi.</p>



<p>E se da un lato il Parlamento Europeo nella sua Risoluzione sull’azione combinata dell’Unione Europea per combattere la pandemia e le sue conseguenze ha sottolineato l’importanza della <em>due diligence</em> delle imprese nel rispetto dei diritti umani e diritti ambientali per prevenire e mitigare rischi futuri, dall’altro alcuni paesi hanno concentrato i propri sforzi per sollevare le imprese da possibili responsabilità legali. È quanto è avvenuto negli Stati Uniti, dove i governatori del North Carolina, Oklahoma, Utah e del Wyoming hanno firmato delle leggi che garantiscono l’immunità delle imprese per le cause relative al Covid-19.</p>



<p>Eppure, come è stato rimarcato dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le conseguenze economiche della pandemia hanno dimostrato l’urgenza di garantire maggiori tutele per gli individui. I tre pilastri dei Principi guida – “Proteggi, rispetta e rimedia” – sottolineano la necessità di mettere le persone al centro degli interessi degli attori commerciali. Le risposte alla pandemia e alla crisi economica non dovrebbero di certo tradursi in una flessione degli standard dei diritti umani.</p>



<p>Il secondo pilastro dei Principi guida riguarda la responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani; tale dovere per le imprese esiste indipendentemente dalle azioni che siano o meno intraprese dai governi. Le imprese dovranno dunque adottare la dovuta diligenza per prevenire o mitigare i rischi sui diritti umani che potrebbero derivare dalla situazione esistente sui propri lavoratori ed utenti. Ciò include, ad esempio, l’esistenza di misure preventive per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori nonché il congedo retribuito per malattia; in ogni caso, è importante che in questo processo si registri la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti, come lavoratori e sindacati, sia nella fase di valutazione dei rischi che nella successiva fase di integrazione delle valutazioni nelle politiche aziendali.</p>



<p>Un elemento centrale e spesso dimenticato riguarda la necessità di assicurare alla vittime anche solo potenziali di violazioni dei diritti fondamentali l’accesso a meccanismi di rimedio, sia legali che interni all’impresa. Affermare l’esistenza di determinati diritti senza tuttavia consentire l&#8217;accesso a un ricorso effettivo in caso di abuso provocherebbe infatti una inevitabile frustrazione degli stessi. Consentire l’accesso ai rimedi non ha senso solo oggi per una migliore risposta alla crisi attuale, ma è anche fondamentale per prevenire future violazioni dei diritti umani.</p>



<p>Gli Stati e gli attori privati devono sfruttare questo momento per non tornare al <em>business-as-usual</em>, ma per forgiare una nuova normalità basata sugli standard forniti dai Principi Guida.</p>
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		<title>21 maggio. Sciopero dei braccianti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2020 07:33:21 +0000</pubDate>
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<p>(da labottegadelbarbieriorg)</p>



<p><strong>Comunicato Stampa USB per lo&nbsp;sciopero dei braccianti del 21 maggio</strong></p>



<p>Basta con la politica degli annunci, bisogna passare ai fatti concreti per salvare veramente gli “ultimi” e gli “invisibili”. Nella giornata di ieri Usb Federazione Braccianti Basilicata ha incontrato il sindaco ed il vice sindaco di Montemilone per porre il problema di alcuni lavoratori che vivono in casolari fatiscenti e a rischio crollo. Bisogna immediatamente portare fuori da quella situazione i braccianti e dare loro un’abitazione adeguata al fine di rispettare la dignità ed i diritti di chi si spacca la schiena da mattina a sera nei campi per portare sulle nostre tavole i prodotti della terra.</p>



<p>A noi non servono più le parole e gli annunci o i comunicati. Ieri l’Amministrazione di Montemilone ha preso l’impegno di scrivere al Prefetto e di chiedere un incontro al fine di poter utilizzare alcune strutture demaniali. Ha preso inoltre l’impegno di fare una sanificazione di alcuni casolari abitati e di portare acqua e taniche nuove dove tenere l’acqua.</p>



<p>Usb in questo periodo di pandemia non ha lasciato soli questi lavoratori portando nei casolari cibo e acqua visto che le condizioni sono al limite della vivibilità. Con sempre maggiore insistenza di parla di riaprire qualche pseudo “centro di accoglienza” senza mai affrontare la situazione abitativa e le condizioni di vita di questi lavoratori. Si citano cifre esorbitanti di milioni di euro a disposizione per la risoluzione di questi problemi, ma tutto si ferma ad annunci e promesse che ogni anno a ridosso delle campagne stagionali ritornano alla ribalta. Ma la vergona resta sempre la stessa.</p>



<p>Ora si è aggiunto anche l’ultimo provvedimento fatto dal Governo per l’emersione degli invisibili: in un contesto di pandemia ciò che bisogna garantire è la salvaguardia della vita degli esseri umani, patrimonio di incommensurabile valore. L’Italia ripartirà davvero soltanto se riusciremo a tutelare il diritto alla vita. Cosa che non fa il Decreto Rilancio con l’articolo 110 bis dedicato alla regolarizzazione.</p>



<p>Nessun medico ha mai chiesto a un paziente che arriva in ospedale se ha un rapporto di lavoro o una promessa di rapporto di lavoro: lo cura e basta. Il governo ha invece deciso di preoccuparsi delle braccia e non della salute delle persone. Il governo ha deciso di preoccuparsi della verdura che rischia di marcire nei campi e non dei diritti delle persone.</p>



<p>Non è nemmeno una questione tra italiani e migranti, perché il 9° rapporto del Ministero del Lavoro sull’occupazione dice che l’82% dei braccianti sono italiani.</p>



<p>Con il Decreto Rilancio restano inascoltate le grida di dolore degli invisibili, dei dannati dei decreti sicurezza e della Bossi-Fini.</p>



<p>Per tutelarsi dal Covid-19 chiedevamo il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che consentisse loro di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base. Il governo ha scelto invece di non accogliere gli appelli disperati provenienti dalle zone rurali e dalle periferie metropolitane.</p>



<p>Per questi motivi, Usb Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili.</p>



<p><a href="https://www.basilicata24.it/2020/05/usb-proclama-lo-sciopero-dei-braccianti-78635/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Il 21 maggio sciopero dei braccianti agricoli</strong></p>



<p>Sarà lo ‘sciopero degli invisibili’, quello indetto dall’Usb e lanciato sui social dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro: “Sciopereremo perché abbiamo il diritto di vivere liberi come tutti gli essere umani nati liberi”, ha dichiarato ieri su Twitter.</p>



<p>La manifestazione ha ricevuto il supporto del Partito Comunista che invita tutti i lavoratori ad aderire: “Le politiche contro il bracciantato agricolo hanno tolto dignità ai lavoratori, degradandoli a braccia strumento del profitto, e puro inumano sfruttamento asservito alla produzione di cibo secondo le regole imposte dal mercato della distribuzione globalizzata”.</p>



<p>“Il mercato della filiera agroalimentare – si legge in una nota del segretario regionale Roberto Cadrilli – chiede braccia per la raccolta dei frutti della terra e la ministra Bellanova risponde svendendogli uno stock di schiavi extracomunitari ed esibendo le finte lacrime già viste nelle recite inscenate da altri ministri fiancheggiatori degli strozzini capitalisti e delle loro logiche di continuo furto ai danni dei lavoratori.</p>



<p>“Il governo Conte non ha cambiato né il pelo né il vizio. I lavoratori sono coloro che producono la vera ricchezza del Paese e quindi ai lavoratori con la pelle di qualsiasi colore deve essere riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa grazie al ricavo del loro lavoro. A loro deve essere permesso il diritto a una casa, all’istruzione, alla sanità pubblica e a costruirsi una famiglia senza chiedere l’elemosina agli enti caritatevoli.</p>



<p>Il salario percepito per un lavoro durissimo, onesto e socialmente indispensabile deve essere rapportato al costo della vita del lavoratore. Se ciò non accade è segno che i governi hanno intrapreso una politica economica di guerra contro i lavoratori, rendendoli schiavi. In agricoltura questo è ancora più evidente, drammatico, incivile e inumano.&nbsp;Il governo Conte, come i precedenti governi di destra e sinistra, comunque servi del capitale non vuole sviluppare politiche di riconoscimento della centralità del lavoro. La crisi strutturale della agricoltura a causa dell’entrata dell’Italia nell’Euro e nell’Unione Europea si è abbattuta come una mannaia sul collo dei piccoli proprietari terrieri, dei coltivatori diretti, dei contadini, dei braccianti agricoli. In venti anni di Euro, di politiche concertative dei sindacati confederali e di revisionismo politico, i lavoratori della terra hanno perso tutti i diritti acquisiti in decenni di lotte, impoverendosi fino al punto che il valore del salario dei braccianti si è dimezzato. Ai lavoratori extra comunitari e di colore, oltre allo sfruttamento bestiale e all’emarginazione in ghetti di squallidi e antigienici, viene dato nulla. Questi lavoratori obbligati a ritmi giornalieri di lavoro, a volte anche di 12 ore, riferiscono retribuzioni reali di miseri 20 euro non documentabili.&nbsp;Il 21 maggio, la lotta per la dignità del lavoro riparte dagli ultimi, perché i diritti sociali sono i più importanti”.</p>



<p><a href="https://www.foggiatoday.it/cronaca/sciopero-braccianti-agricoli-21-maggio.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Intervista di Annalisa Cangemi a Aboubakar Soumahoro (su Fanpage)</strong></p>



<p>I braccianti di tutta Italia sciopereranno il prossimo 21 maggio 2020, per protestare contro la nuova sanatoria per i migranti, contenuta nel decreto Rilancio, divenuta urgente per il governo a seguito della mancanza di manodopera nei campi e della conseguente impennata dei prezzi di frutta e ortaggi.&nbsp;Un provvedimento che nella pratica escluderà dall’emersione&nbsp;tanti lavoratori dell’edilizia, dei supermercati, dell’artigianato, della ristorazione, della logistica, che non potranno fare richiesta.</p>



<p>Non ci sarà nessuno a raccogliere frutta e verdura nei campi quel giorno. “Non vanno regolarizzate le braccia, ma gli esseri umani”, è questo il messaggio che arriverà forte e chiaro al governo, ha spiegato Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista dei lavoratori agricoli dell’Usb, contattato da Fanpage.it.</p>



<p><strong>Perché questo sciopero?</strong></p>



<p>Partiamo dal contesto attuale. Abbiamo oltre 31mila morti per il virus. Medici, infermieri, operatori della sanità, sono stati chiamati ‘eroi’: ecco loro negli ospedali, quando erano chiamati a salvare vite, non hanno mai chiesto quale tessera di partito avessero in tasca i pazienti, né hanno domandato la collocazione ideologica o post ideologica, se i malati avessero o meno un permesso di soggiorno o una carta d’identità italiana. Hanno sempre curato chi dovevano, senza mai sottrarsi.&nbsp;Il governo nel contesto della pandemia ha l’unico dovere di proteggere le vite, nessuna esclusa. Quando si fa il decreto ‘Cura Italia’ e vengono adottate delle misure di confinamento generale, per prevenire i rischi, si è scoperto che il contesto preesistente alla pandemia era un contesto lacerato, dilaniato dalle disuguaglianze sociali: persone che non hanno nemmeno una casa non sanno cosa sia il distanziamento sociale. Lo Stato doveva salvare tutti. Invece ha fatto esattamente l’opposto di quello che fanno i medici e gli infermieri. Ci si è preoccupati della verdura e della frutta, che si teme possano marcire, piuttosto che delle persone, i cui diritti stanno marcendo da anni nei campi. Voglio ricordare qualche nome:&nbsp;Paola Clemente, 49enne bracciante di San Giorgio Jonico deceduta in un vigneto di Andria il 13 giugno 2015,&nbsp;Soumaila&nbsp;Sacko, 29 anni, del Mali, con regolare permesso di soggiorno, ammazzato nel Vibonese da una&nbsp;fucilata il 3 giugno 2018. E un pensiero va a tutti gli uomini e le donne che tutti i giorni si spaccano la schiena nei campi. A mancare ancora una volta sono i diritti.</p>



<p><strong>Cosa non va in questo provvedimento?</strong></p>



<p>Si è scelto chiaramente di produrre un provvedimento che nel merito della questione ha come base quella di preoccuparsi dell’utilità di mercato, anziché di salvare le vite. Le nostre critiche sono di varia natura, ne cito giusto tre: l’aver riservato la regolarizzazione ad alcuni settori, escludendone altri. Dove sono i riders, la logistica, i facchini, gli ambulanti, gli edili, la ristorazione?</p>



<p><strong>Quali sono le altre criticità?</strong></p>



<p>Il secondo punto riguarda l’aver riservato la regolarizzazione a coloro i quali hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. Qui bisogna ricordare che il tutto si sta svolgendo nel tessuto legislativo dei decreti Sicurezza. E quindi ci sono le vittime dei decreti che non avranno accesso a questa emersione, perché il governo non ha avuto l’audacia, il coraggio, di cancellare questi decreti, che sono una fabbrica di produzione di marginalità e di dannati, resi invisibili. Il terzo elemento che non va nella sanatoria è l’aver subordinato il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, il che è una miscela esplosiva di sottomissione del lavoratore e della lavoratrice a qualsiasi forma di ricattabilità e sfruttamento.</p>



<p><strong>Quali migliorie proponevate al provvedimento?</strong></p>



<p>L’urgenza consisteva nel rilasciare un permesso di soggiorno alla luce dell’attuale contesto di pandemia, che sia convertibile anche per attività lavorativa. La nostra proposta è semplice.</p>



<p><strong>Qual è la partecipazione prevista allo sciopero?</strong></p>



<p>Intanto voglio dire che quel giorno non ci sarà né raccolta di asparagi, né raccolta di mirtilli o di verdura. Visto che per lo Stato siamo stati invisibili noi il 21 maggio saremo invisibili anche per i campi. Sarà sciopero totale. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto la solidarietà di tantissimi consumatori e consumatrici, centinaia, che stanno riscoprendo cosa c’è dietro a una forchettata di spaghetti, e cioè il sudore, la fatica, l’immiserimento. E ci stanno mandando tantissimi messaggi, per annunciarci che loro quel giorno non faranno la spesa, e indosseranno virtualmente gli stivali, mentre noi saremo nelle campagne, con gli stivali reali, a incrociare le braccia. Poi stiamo ricevendo messaggi anche da tanti agricoltori, che ci dicono che loro quel giorno non andranno a lavorare. Abbiamo avuto migliaia di adesioni. Ci sono assemblee, nell’Agro Pontino, in Emilia-Romagna, in Toscana, in Calabria, nel foggiano. Lì domenica ci sarà una grossa assemblea nell’insediamento dei braccianti di&nbsp;Torretta Antonacci. Tra coloro che sciopereranno ci sono anche braccianti con il permesso di soggiorno, perché i loro diritti non sono riconosciuti. In questo momento ci sono braccianti nella Piana di Gioia Tauro che sono impiegati nella raccolta dei mirtilli, e percepiscono 30 euro al giorno, si spaccano la schiena dall’alba al tramonto, invece dei 50 euro circa previsti dal contratto. È chiaro che nessuno deve permettersi di strumentalizzare la fatica di questi uomini e donne, narrando una realtà che non esiste, quando non hanno mai messo sentimentalmente, moralmente, eticamente e concretamente gli stivali per immedesimarsi nei braccianti, italiani o stranieri che siano.</p>



<p><strong>Cosa hai pensato quando la ministra Bellanova si è commossa mentre annunciava il decreto?</strong></p>



<p>Ero impegnato in un’assemblea con i braccianti.</p>



<p><strong>Qual è la dotazione di Dpi nei campi, che dati avete?</strong></p>



<p>Ho lanciato una campagna di raccolta, tutt’ora aperta, mentre venivano emanati i vari dpcm, perché ai braccianti veniva detto che dovevano lavorare nei campi per assicurare il cibo per la popolazione, senza dispositivi di protezione individuale, e fino ad ora, chi parla di lotta al caporalato, non è stato in grado di convocare il tavolo sullo sfruttamento e il caporalato in agricoltura, mentre noi eravamo, e siamo, esposti. Grazie alla nostra raccolta continuiamo a comprare e distribuire generi alimentari ai braccianti e alle famiglie, anche italiane, e dispositivi di protezione individuale. Non ne abbiamo ricevuto neanche uno, da parte di chi in queste ore ha detto di preoccuparsi della nostra condizione, quando in realtà non è connesso sentimentalmente con noi. Noi stiamo girando dappertutto, siamo stati in Basilicata, in Calabria, in Puglia, e continueremo a girare l’Italia.&nbsp;Il governo ha abdicato a questa nobile e civile missione. Ma noi non ci arrendiamo, continueremo a chiedere la salvezza delle persone.</p>



<p><a href="https://www.fanpage.it/politica/braccianti-in-sciopero-soumahoro-a-fanpage-it-governo-preoccupato-della-frutta-non-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Dai campi ai supermercati, più diritti meno sfruttati. Solidarietà ai braccianti in sciopero (dice Potere al Popolo)</strong></p>



<p>Il 21 maggio nei campi di raccolta della Piana di Gioia Tauro, del Foggiano e di tante altre regioni d’Italia i lavoratori migranti agricoli hanno deciso di incrociare le braccia contro il provvedimento di regolarizzazione previsto nel “Decreto Rilancio”, un provvedimento insufficiente sia per rispondere ai bisogni economici e sociali dei braccianti stessi, sia per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica che sta colpendo tutto il paese.</p>



<p>I braccianti in sciopero chiedono che vengano rispettati tre diritti fondamentali da parte dei padroni e dello stato: 1° un documento di soggiorno per tutti i migranti come primo passo che permette di emergere dallo sfruttamento del lavoro nero; 2° il rispetto e la garanzia di pagamento di un salario dignitoso; 3° un programma di inserimento abitativo come risposta alle condizioni iper-precarie nei ghetti che costeggiano i campi.</p>



<p><strong>Che cosa c’entra con noi questo sciopero?</strong></p>



<p>Il lavoro agricolo costituisce il primo anello della filiera agroalimentare. Nel suo insieme, si tratta del primo settore economico italiano in quanto a fatturato: ma a questa immensa ricchezza corrisponde una enorme diseguaglianza per quanto riguarda la sua distribuzione. I colossi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), infatti, esercitano una enorme pressione – che sfocia nel ricatto vero e proprio e nell’imposizione di prezzi e condizioni – nei confronti dei produttori agricoli, in larghissima parte aziende di piccole dimensioni che non possono trattare ad armi pari. Questa pressione si traduce nel tentativo di risparmiare il più possibile sull’elemento più semplice da colpire per qualsiasi tipo di azienda: il costo del lavoro. Da qui hanno origine le condizioni di lavoro disumane e i salari infami che vengono imposti ai lavoratori agricoli. Ma questa disuguaglianza di base non colpisce solo i braccianti: ogni anello della filiera prova a massimizzare il profitto scaricando tutto sui lavoratori e sulle lavoratrici, dai campi fino ai supermercati, passando per le industrie della lavorazione e le compagnie della logistica.</p>



<p>Nei mesi d’emergenza queste disuguaglianze si sono manifestate con maggiore intensità: in un periodo in cui una larga parte dell’economia infatti lamenta la paralisi o la crisi, milioni di euro sono finiti nelle casse della GDO. Le nostre spese si sono concentrate nei supermercati, e allo stesso tempo abbiamo comprato di più rispetto al solito. Tra marzo e aprile le vendite sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, con acquisti concentrati per il 44% nei supermercati della GDO!</p>



<p>E mentre aumentavano vendite, prezzi e profitti della GDO, aumentavano anche gli orari e i ritmi di lavoro di cassiere e magazzinieri dei supermercati. Sono numerosi i loro racconti che denunciano le condizioni di sfruttamento che si sono intensificate durante gli ultimi mesi. A questo si aggiungono la mancanza di dispositivi di protezione individuali e minacce di licenziamento per chi chiedeva semplicemente di lavorare in sicurezza. La ciliegina sulla torta? Molte aziende hanno deciso di approfittare della copertura offerta dalla pandemia e dai provvedimenti presi per contrastarla, e i lavoratori della GDO stanno cominciando a essere messi in cassintegrazione a migliaia.</p>



<p>Dopo mesi che si parlava di una regolarizzazione, adesso è arrivata e sembra una beffa, un provvedimento utile solo a continuare a sfruttare il lavoro dei braccianti e lasciare così com’è il meccanismo generatore di sfruttamento e diseguaglianze su cui si regge l’intera filiera. Lo sciopero dei braccianti agricoli mette in questione questo meccanismo di sfruttamento in tutta la filiera agroalimentare. È fondamentale sostenere chi chiede diritti, uguaglianza e unità tra i lavoratori – perché i diritti di alcuni diventano diritti di tutti.</p>



<p><strong>Ma quanto costa la produzione agricola? Trasparenza dei prezzi subito!</strong></p>



<p>Oggi per produrre 1kg di clementine biologiche ci vogliono 26 centesimi di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la raccolta, per il confezionamento e per il trasporto. La GDO acquista la frutta sempre attraverso intermediari, praticamente mai direttamente dal produttore. Quindi, un produttore, per non fallire, deve vendere le clementine almeno a 60 centesimi.</p>



<p>Nel 2019 le clementine biologiche della Piana di Gioia Tauro sono state pagate 32 centesimi al kilo, con raccolta a carico dei produttori. Se si tolgono 11 centesimi per la raccolta, il prezzo di produzione diventa di 21 centesimi – quindi si tratta di un prezzo nettamente sottocosto. E sono le stesse clementine che si trovano sui banchi dei supermercati della GDO a € 2,50/kg.</p>



<p>Questo semplice calcolo dimostra che esiste solo una variabile sulla quale si riesce a risparmiare: la manodopera! Lo sfruttamento dei braccianti e dei piccoli produttori, ma anche dei lavoratori del trasporto e dei supermercati della GDO è quindi un elemento strutturale della filiera agroalimentare che genera enormi profitti da un lato, mancanza di diritti, salari bassi e condizioni di lavoro disumani dall’altro.</p>



<p>È necessario che la GDO pubblichi nei cartellini dei loro banchi non solo il prezzo di vendita, ma anche il prezzo pagato al produttore al netto di tutte le intermediazioni (il cosiddetto prezzo sorgente). In questo modo non si elimina lo sfruttamento della manodopera, ma si da un elemento in più per tracciare la distribuzione della ricchezza lungo la catena di valore della filiera agroalimentare – un elemento di coscienza indispensabile per combattere e cambiare l’ordine delle cose.</p>



<p><strong>Cosa vogliamo quindi?</strong></p>



<p>Il 21 maggio ci troveremo davanti ai supermercati della GDO in primo luogo per esprimere la nostra massima solidarietà ai braccianti agricoli in sciopero contro le condizioni di sfruttamento che vivono quotidianamente. Con le nostre azioni vogliamo portare le loro rivendicazioni fuori ai campi di raccolta. Le loro rivendicazioni sono le nostre:</p>



<ul><li>un permesso di soggiorno per tutti i migranti per emergere dal lavoro nero e per ottenere diritti fondamentali per ogni uomo e ogni donna;</li><li>il rispetto di condizioni di lavoro e salariali dignitosi in tutta la filiera agroalimentare: braccianti, trasportatori, cassiere, magazzinieri ecc.;</li><li>una legge nazionale che costringa i supermercati a indicare i prezzi di sorgente in modo da tracciare i costi lungo tutta la catena di valore della filiera agroalimentare.</li></ul>



<p>Per noi la giustizia e i diritti non possono essere selettivi!</p>



<p><a href="https://poterealpopolo.org/solidarieta-braccianti-sciopero/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Un bracciante è stato picchiato per aver chiesto una mascherina. Questa è l’Italia del 2020 – Giulio Cavalli</strong></p>



<p>No, il Covid-19 non è una livella, non ne usciremo migliori, non saremo tutti uguali davanti alla malattia e non sta andando tutto bene. Forse sarebbe anche il caso di abbandonare questa narrazione quasi epica che riempie tutti i giornali con le sensazioni di chi si è bevuto il primo caffè o di chi è riuscito dopo due mesi ad accorciarsi i capelli e ci sarebbe da volgere lo sguardo lì tra le pieghe degli ultimi, quegli ultimi che sono sempre stati ultimi e che nell’epoca del Coronavirus retrocedono ancora.&nbsp;<a href="https://www.tpi.it/cronaca/latina-bracciante-licenziato-e-picchiato-dopo-aver-chiesto-mascherine-arrestato-limprenditore-20200518604647/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>A Terracina uno degli ultimi schiavi si è ritrovato in un fosso</strong></a>, con la testa spaccata e con qualche osso rotto, come uno scarto che si spera di poter nascondere nel gorgo del fango, come qualcuno che merita di finire a fondo tirando lo sciacquone.</p>



<p>È l’ennesima storia che arriva da un territorio che insiste nel negare la presenza del caporalato e il suo rigurgito di schiavi e racconta di un giovane lavoratore che ha commesso l’imperdonabile errore di pretendere ciò che sta scritto nei tanto decantati decreti e nelle linee guida per la sicurezza che in alcune parti d’Italia diventano carta straccia. Lui aveva chiesto le mascherine, mascherine per non morire di Covid in quelle 12 ore di lavoro (pagate 4 euro all’ora) a cui sopravvivere sotto il sole per raccogliere la frutta e la verdura. Mentre lì in alto discutono di regolarizzazioni e se la giocano su presunte invasioni e su razzismi mascherati qui in fondo, in mezzo ai campi veri, si consuma un’orrida transumanza di uomini che valgono solo per le loro braccia come se attaccato non ci fosse anche tutto il resto del corpo, come se non ci fosse testa, come se non ci fosse cuore.</p>



<p>Lo schiavo chiede una mascherina e viene licenziato: se le persone non esistono non esistono nemmeno i loro diritti, facile facile. Quando si è permesso di chiedere al suo datore di lavoro almeno gli arretrati per i giorni lavorati è stato pestato e gettato in un fosso. Due imprenditori, finti imprenditori che sanno solo macellare carne umana, padre e figlio, sono stati arrestati per estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. È una storia minima, laterale eppure racconta che l’infettività dell’uomo che diventa bestia è peggio del virus dei pipistrelli. Solo che su queste notizie non c’è nessun clamore politico, nemmeno un po’ di strumentalizzazione. È accaduto, sta accadendo e accadrà ancora: allo schiavismo interessa che non se ne parli per poter continuare tranquillamente a strisciare. Proprio come un virus.</p>



<p><a href="https://www.tpi.it/opinioni/caporalato-bracciante-picchiato-mascherina-italia-2020-20200519604937/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>scriveva Max Frisch (a proposito degli italiani), nel 1965</strong></p>



<p><em>Riprendiamo questo intervento del 1965 del grande scrittore svizzero da&nbsp;</em>Cercavamo braccia, sono arrivati uomini<em>, un”antologia di suoi scritti curata da Mattia Mantovani, per l”editore Armando Dadò di Locarno, che ringraziamo.</em></p>



<p>Un piccolo popolo sovrano si sente in pericolo: cercavamo braccia, sono arrivati uomini. Non divorano il benessere. Anzi, al contrario, sono indispensabili al benessere stesso. Però sono qui. Lavoratori ospiti o lavoratori stranieri? lo preferisco la seconda definizione: non sono ospiti che vengono serviti per ricavarne del guadagno. Sono persone che lavorano, e che lavorano all”estero, perché nella loro patria al momento non avevano possibilità di campare. Non si può volergliene male. Parlano un”altra lingua, ma anche in questo caso non si può volergliene, soprattutto perché la lingua che parlano è una delle quattro lingue nazionali. Ma questo rende molte cose più complicate. Si lamentano di essere alloggiati in condizioni disumane, a prezzi folli, e non sono assolutamente entusiasti. Il che è inconsueto. Però si ha bisogno di loro.</p>



<p>Se il piccolo popolo sovrano non si facesse un vanto della propria umanità e tolleranza e così via, il rapporto con la manodopera straniera, con i lavoratori stranieri, sarebbe più semplice: li si potrebbe sistemare in veri e propri campi di raccolta, dove potrebbero perfino cantare, e in questo modo non riempirebbero di stranieri le nostre strade. Ma non si può farlo: non sono prigionieri, e nemmeno fuggiaschi. E allora ecco che vanno nei negozi e fanno acquisti, e quando hanno un infortunio sul lavoro o si ammalano vengono ricoverati anche loro negli ospedali. Ci si sente invasi dagli stranieri, e allora si comincia lentamente a prendersela con loro. Sfruttamento è una parola abusata, a meno che siano i datori di lavoro a sentirsi sfruttati. Si dice che risparmino un miliardo all”anno e lo spediscano a casa. Non era questo che si intendeva. Risparmiano. E in fondo anche in questo caso non si può volergliene. Però sono qui, un”invasione di persone straniere quando invece, come detto, si voleva soltanto della forza lavoro. E sono non soltanto uomini, ma sono anche diversi. Italiani. Stanno in fila alla frontiera: è inquietante. Si deve pur comprendere il piccolo popolo sovrano. Sarebbe inquietante anche se l”Italia all”improvviso chiudesse le proprie frontiere.</p>



<p>Cosa fare? Non si può fare a meno di prendere severi provvedimenti che non entusiasmano gli interessati, nemmeno i datori di lavoro interessati. È naturale. Nel paese c”è una congiuntura economica favorevole, ma non c”è entusiasmo. Gli stranieri cantano, in quattro in una stanza da letto. Il governo federale non tollera l”ingerenza di un ministro italiano: in fondo si è indipendenti, anche se poi si dipende dai lavapiatti stranieri, dai muratori, dai manovali, dai camerieri eccetera eccetera. Indipendenti (così credo) dagli Asburgo e dalla Comunità Economica Europea. Siamo realisti: 500 mila italiani sono una piccola parte, né più né meno come i negri negli Stati Uniti. Però sono un problema. Un nostro problema, purtroppo. Lavorano bene, a quanto pare, sono perfino molto capaci: in caso contrario non ne varrebbe la pena, se ne dovrebbero andare, e il pericolo dell”invasione degli stranieri sarebbe scongiurato. Debbono comportarsi in maniera irreprensibile, meglio dei turisti, perché in caso contrario il paese ospitante rinuncia alla congiuntura favorevole. Questa minaccia, va da sé, non viene espressa, a eccezione di alcune teste calde che non capiscono nulla di economia. In generale ci si mantiene sul piano di un tollerante nervosismo.</p>



<p>Sono troppi, ecco il motivo. Ma non nei cantieri, non nelle fabbriche, non nelle stalle e nemmeno nelle cucine. No, sono troppi nelle ore libere, soprattutto di domenica all”improvviso sono troppi. Balzano all”occhio, sono diversi. Osservano le ragazze e le donne, fintanto che non possono portare le proprie all”estero. Non si è razzisti. In fondo è una tradizione non essere razzisti, e la tradizione si è conservata nella condanna di atteggiamenti francesi o americani o russi, per non parlare dei tedeschi, che hanno coniato il concetto di popoli aiutanti. Tuttavia sono diversi, ecco tutto. Mettono a repentaglio le peculiarità del piccolo popolo sovrano che non ama farsi descrivere, a meno che non si tratti di un autoelogio che non interessa gli altri. Adesso invece sono gli altri a descriverci.</p>



<p>Vogliamo leggerlo?<br>Un libro di questo genere, che non sostiene una tesi ma presenta del materiale, lo si può leggere in diversi modi. Forse il modo più fruttuoso per leggerlo consiste nel leggerlo non già in quanto svizzero, ma ad esempio in maniera assolutamente letteraria. Come suonano le parole quando persone semplici parlano di se stesse? Ci sono passi, quasi in ogni colloquio, che ricordano la Bibbia, e sono così concretamente lapidari nella loro precisione che catturano l”interesse anche quando si tratta di circostanze già note. Di cosa fanno esperienza? Dell”uomo come manodopera in una società basata sulla libera impresa, certo, ma la loro esperienza rimane assolutamente apolitica, e il loro sentimento si presenta come nostalgia. Non c”è nessun rivoluzionario, il che è piuttosto toccante. Tutti parlano della famiglia. È il loro ethos. Un ethos cristiano e anche molto mediterraneo. Separazione dalla famiglia, risparmiare per la famiglia, abitare con la famiglia, la speranza in una piccola casa non all”estero ma piuttosto in Sardegna o in Romagna o in Sicilia: è di questo che parlano in continuazione.</p>



<p>Talvolta c”è un che di antico. La cultura si presenta non già come formazione, ma come eredità pratica, l”umanità non si presenta come teoria. A parlare è una stirpe che è cortese perfino nel lamento. Non sono educatori del mondo. E il denaro in quanto denaro non è una misura, nemmeno per i più stupidi. Anche se non sanno qual è la loro altra misura, tuttavia ce l”hanno e non si aspettano che altri non la conoscano. Una strana stirpe: molto umile, in fondo, ingenua, non sottomessa né servile, ma anche non arrogante, solamente non disposta a essere umiliata, e del resto poco nazionalista anche nella diaspora. Non sono assetati di potere: molti di loro, fiduciosi nella vita al pari dei bambini, si spaventano della neve in terra straniera e hanno bisogno di parecchio tempo per capire di che genere sia il freddo che li atterrisce.</p>



<p>L”altra faccia la conosciamo:<br>Il mito che la Svizzera offre a se stessa, e il fatto che il mito non risolve alcun problema, e quindi l”isteria dovuta alla sensazione di impotenza. Ogni problema che dobbiamo affrontare manda in riparazione il concetto della Svizzera.<br>Speriamo che la riparazione riesca…</p>



<p>Tratto da&nbsp;<a href="http://www.lostraniero.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lostraniero.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Traduzione di Mattia Mantovani</p>



<p><a href="https://www.personaedanno.it/articolo/linvasione-degli-stranieri-max-frisch?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/YIqFZpHQ6GY?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;autohide=2&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen="true"></iframe></figure>



<p></p>



<p>“<em>…L’infanzia e la fanciullezza di Di Vittorio sono anni di miseria e di sofferenze. Il padre, salariato fisso in una grande masseria, muore di polmonite per aver voluto mettere in salvo il bestiame dell’azienda nel corso di un violento temporale. La madre, rimasta sola con i due figli, Stella di dodici anni e Peppino di sette anni, cerca di guadagnarsi il pane, lavando i panni dei vicini di casa. Ma le difficoltà sono tali che il fanciullo, nonostante le insistenze del maestro, che poco prima aveva premiato il suo profitto con un ambito riconoscimento, deve abbandonare la scuola, prima della fine dell’anno scolastico, alla seconda elementare.</em></p>



<p><em>Il suo primo giorno di occupazione non soddisfa il padrone. Questi constata che fino al tramonto il ragazzo ha raccolto solo pochi chili di piselli e lo avverte che se l’indomani non avrà reso sufficientemente lo dovrà licenziare. Di Vittorio tiene ben conto dell’avvertimento, che amerà ricordare come « la prima lezione di economia » da lui appresa nella vita. Lavora come è necessario e a distanza di due mesi ottiene il primo ingaggio per la mietitura. Per la prima volta si allontanerà per settimane dalla famiglia e sperimenterà la vita collettiva della grande masseria pugliese.</em></p>



<p><em>Allora i braccianti del Tavoliere lavoravano quattordici ore al giorno e l’unico pasto che somministrava il padrone era l’acquasale, consistente in un mestolo di acqua calda versata in una ciotola piena di pane nero, condito con poche gocce d’olio…</em></p>



<p><em>…Di Vittorio non ha ancora compiuto i 13 anni quando, nel 1905, Cerignola fa il primo sciopero generale.Egli si astiene dal lavoro e prende parte alla grande manifestazione che si svolge al centro del paese. La cavalleria carica, uccidendo cinque lavoratori. Il più giovane di questi aveva l’età di Di Vittorio ed era suo amico. Nel primo anniversario dell’eccidio, all’età di 14 anni, davanti a una piccola folla commossa, Di Vittorio pronuncia il suo primo discorso per commemorare il ragazzo caduto.L’anno successivo fonda il circolo giovanile socialista, che in poco tempo raggiunge i 400 soci…”</em></p>



<p><em>(http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1967/1967pdf_parte1/1b/1967_p1_38-46_magno.pdf)?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Chissà cosa farebbe&nbsp;Di Vittorio il 21 maggio 2020.</p>
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		<title>Rilancio della lettera aperta del 21 marzo per bloccare tutte le attività non essenziali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 08:03:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="600" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>di Guido Viale (da laudasii.com) </p>



<p><strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> ha firmato la lettera che segue.  PER ADESIONI: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>



<p>Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero &#8211; costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative: lo riportiamo più sotto con le nuove firme, tra le quali compaiono anche le prime adesioni di rappresentanti sindacali di differenti organizzazioni.</p>



<p>Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di&nbsp;<strong>tutte</strong>&nbsp;le lavorazioni non essenziali. Al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuità produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività tutta. Così il decreto governativo – pubblicato a distanza di un giorno – consente la prosecuzione delle attività nella quasi generalità dei settori, fino ad includervi persino l’industria bellica. Il fatto che l&#8217;industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attività è uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.</p>



<p>Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettività. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il Governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all’attuale mancanza di ogni possibilità di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.&nbsp;</p>



<p>Contro le “maglie” decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa è essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perché sin da ora l’economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all’attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacità dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettività, sia nelle aziende che nella società. La ricomposta unità nella lotta per la sicurezza e la salute &#8211; dai rider senza tutele ai nuclei più organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili – lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.&nbsp;</p>



<p><strong>LETTERA APERTA</strong></p>



<p>21 marzo 2020</p>



<p>BLOCCARE TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI &#8211; DALLA LOMBARDIA UNA RICHIESTA PER TUTTA L’ITALIA. ORA.</p>



<p>La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.&nbsp;</p>



<p>In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 &#8211; ventimila persone al 19 marzo &#8211; e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.&nbsp;</p>



<p>Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.&nbsp;</p>



<p>Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. &nbsp;</p>



<p>Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali. &nbsp;</p>



<p>Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.&nbsp;</p>



<p>Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?&nbsp;</p>



<p>Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di<strong>&nbsp;</strong>chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati<strong>.&nbsp;</strong>È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA. </p>



<p>

PER ADESIONI:&nbsp;<a href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>
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		<title>Decreto sicurezza bis, in piazza gridiamo vita!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 07:21:10 +0000</pubDate>
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<p>di Alex Zanotelli (Da pressenza.org)</p>



<p>E’ come missionario che lancio questo appello contro il Decreto Sicurezza bis. Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo l’immensa sofferenza dei baraccati (oggi sono duecento milioni i baraccati nella sola Africa!). Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica:l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99% . E’ questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici. Per questo,&nbsp;come missionario,&nbsp;denuncio il&nbsp;cinismo&nbsp;con cui il governo giallo-verde respinge i “naufraghi dello sviluppo”. Non avrei mai pensato che un governo italiano avrebbe potuto regalarci&nbsp;un boccone avvelenato&nbsp;come il Decreto Sicurezza bis, che il 15 luglio verrà presentato in Parlamento per essere trasformato in legge. Un Decreto le cui clausole violano i principi fondamentali della nostra Costituzione, del diritto e dell’etica. E’ proprio l’etica ad essere colpita a morte perché questo Decreto dichiara&nbsp;reato&nbsp;&nbsp;salvare vite umane in mare. Ne abbiamo subito visti i vergognosi risultati con la Sea Watch 3 con la capitana Carola Rackete e con il veliero Alex di Mediterranea! E in commissione Affari costituzionali e Giustizia, la Lega e i cinque Stelle hanno ulteriormente peggiorato quel testo con nuovi giri di vite contro i migranti.</p>



<p>Infatti il Decreto rimaneggiato prevede lo schieramento delle navi della Marina e Guardia di Finanza in difesa del ‘confine’ delle acque territoriali; l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze di migranti e segnalarne alle autorità libiche perché li riportino nei lager; il regalo di altre dieci motovedette al governo di Tripoli per riportare i rifugiati nell’inferno libico; infine un incremento delle multe fino a un milione di euro a navi salva-vite in mare, con l’arresto del comandante e sequestro dell’imbarcazione. Nessun accenno al fatto che in Libia è in atto una spaventosa guerra e che Tripoli non è “un porto sicuro”! Questo Decreto Sicurezza bis, che sarà discusso e votato in Parlamento, a iniziare dal 15 luglio, è un&nbsp;obbrobrio giuridico e etico&nbsp;che viola i&nbsp;dettami costituzionali ed&nbsp;è uno schiaffo al Vangelo. “Sono poliche criminali-afferma giustamente L.Ferrajoli- che provocano ogni giorno decine di migliaia di morti, oltre all’apartheid mondiale di due miliardi di persone. Verrà un giorno in cui questi atti saranno ricordati come crimini e non potremo dire che non sapevamo, perché sappiamo tutto!”. Trovo vergognoso che i Cinque Stelle si siano allineati e sostengano le posizioni leghiste. Per questo mi appello a quei parlamentari grillini che non condividono le posizioni razziste&nbsp;e criminali della Lega a&nbsp;disobbedire&nbsp;come hanno fatto la storica attivista del Meet-up di Napoli,Paola Nugnes e il comandante G. De Falco. Non si può&nbsp;barare&nbsp;su vite umane, nello specifico vite dei poveri! E’ l’ora delle&nbsp;decisioni: se stare dalla parte della vita o della morte. Ma questo vale per ogni cittadino perché è in ballo la nostra democrazia e i suoi valori fondamentali (uguaglianza, solidarietà…), ma vale anche per ogni cristiano perché è&nbsp;in ballo il cuore del Vangelo.</p>



<p>Per questo uniamoci a&nbsp;“Restiamo Umani”&nbsp;che ha indetto un presidio davanti a Montecitorio,&nbsp;il 15 luglio alle ore 16&nbsp;per dire NO a questo&nbsp;Decreto criminale.&nbsp;Noi ci saremo come “Digiuno di giustizia in solidarietà con i&nbsp;migranti”, che da un anno, ogni primo mercoledì del mese digiuniamo davanti al Parlamento contro le politiche migratorie del governo giallo-verde. Anche quel giorno digiuneremo.</p>



<p>Chiedo a tutte le forze sindacali (CGIL,CISL, UIL), a tutto l’associazionismo laico, alle reti, ai comitati di resistenza di scendere in piazza. Ma soprattutto mi appello all’associazionismo cattolico (Azione Cattolica, Caritas, Migrantes, Focolarini, ACLI, FOCSIV…) perché si unisca alle forze laiche per dire no all’imbarbarimento della nostra società.</p>



<p>Mi appello ai missionari italiani, che hanno toccato con mano la sofferenza di quest’Africa crocifissa, perché alzino la voce e scendano in piazza contro leggi razziste e disumane.</p>



<p>Chiedo soprattutto ai nostri vescovi perché prendano posizione contro questo Decreto che nega radicalmente l’etica della compassione&nbsp;e della&nbsp;misericordia&nbsp;e propongano alle Parrocchie giornate di digiuno e di preghiera.</p>



<p>Uniamoci, credenti e laici, per difendere quei valori fondamentali negati da questo Decreto che, criminalizzando la solidarietà, disumanizza i migranti e tutti noi.</p>



<p><strong><em>Restiamo umani e resistiamo!</em></strong></p>
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		<title>70 medici stranieri segnalano sottopaga, 7 euro all&#8217;ora</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2019 09:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità,Foad Aodi(OMCEO Roma e Amsi);70 medici stranieri segnalano sottopaga,7 euro all&#8217;ora Amsi ;6 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia richiesti dal pubblico e dal privato(3000 medici,2600 infermieri e 400 fisioterapisti) Medici&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12421 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="366" height="269" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 541w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" /></a></p>
<p><b>Sanità,Foad Aodi(OMCEO Roma e Amsi);70 medici stranieri segnalano sottopaga,7 euro all&#8217;ora</b></p>
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<p><b>Amsi ;6 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia richiesti dal pubblico e dal privato(3000 medici,2600 infermieri e 400 fisioterapisti)</b></p>
</div>
<div dir="auto"><i>Medici e infermieri stranieri residenti in Italia cercasi, per fronteggiare le carenze di professionisti sanitari a causa dei pensionamenti: sono 6 mila le richieste di camici bianchi, infermieri e fisioterapisti giunte in un anno all’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) da parte di strutture sanitarie pubbliche e private.Le richieste per i soli medici sono state 3 mila. Lo spiega il Fondatore e presidente Amsi e Consigliere Omceo di Roma </i><b><i>Foad Aodi,</i></b><i> precisando che il maggior numero di richieste di medici è arrivata dal Veneto (400), seguito da Piemonte e Lombardia (350).I medici stranieri residenti in Italia ai quali è offerto un “impiego di collaborazione in strutture sanitarie private, sono in molti casi sottopagati rispetto al contratto vigente o pagati in ritardo“. Il presidente dell’Associazione rende noto che “circa 70 medici si sono rivolti all’Amsi dal gennaio 2019 segnalando situazioni di lavoro sottopagato“. La paga oraria “arriva pure a 7 euro – afferma – contro un minimo di 18 da contratto“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Dal primo gennaio 2018, spiega Aodi, “sono giunte all’Amsi 1000 richieste da strutture sanitarie pubbliche e private e da studi medici e poliambulatori. Ogni richiesta avanzata comprende offerte di impiego per 1 fino a 35 professionisti della sanità di origine straniera in Italia, tra medici, infermieri e fisioterapisti. In totale sono stati quindi richiesti all’Amsi i contatti per 6000 professionisti della sanità: in particolare, 3000 medici, 2.600 infermieri e 400 fisioterapisti”. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato la richiesta maggiore è il Veneto (400), seguita da Piemonte (350), Lombardia (350), Puglia (300), Lazio (250), Toscana (250), Campagna (200), Emilia Romagna (150), Sicilia (100), Molise (100), Abruzzo (75), Liguria (75), Trentino Alto Adige (50), Umbria (50), Marche (50), Calabria (50), Basilicata (50), Valle d’Aosta (50), Friuli Venezia Giulia (50) e Sardegna (50). Le specializzazioni più richieste, afferma Aodi, “sono: Anestesia ,Ortopedia, Medicina d’urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria e Medici di famiglia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Quanto alla tipologia dell’offerta di lavoro, “nella maggioranza dei casi si tratta di contratti per Libero professionista e contratti a tempo determinato sia nel privato sia nel pubblico, con retribuzione da stipendio sindacale, ma in vari casi inferiore nel settore privato“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Oltre alla settantina di medici che hanno denunciato tale situazione di stipendi inferiori alla norma – afferma Aodi – un’analoga denuncia ci è giunta anche da oltre 50 infermieri di origine straniera in Italia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Tra le motivazioni addotte dalle strutture private – spiega Aodi – c’è la situazione di crisi per cui le strutture affermano di non poter corrispondere una paga come da contratto sindacale. Addirittura, alcuni medici vengono pagati 7 euro l’ora e gli infermiera 5 euro l’ora. In altri casi – rileva – nel caso di cambiamento di proprietà, la nuova proprietà scarica su quella precedente la questione, oppure si lega il pagamento al versamento delle assicurazioni“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Ma “tante volte – denuncia – si adducono anche giustificazioni assurde chiamando in causa il tema delle ‘guerre tra poveri’ tra colleghi italiani e di origine</i><span style="color: #000120;"><u><i> straniera&#8221;</i></u></span><i> .In base al contratto Cimop per il settore della Sanità privata, invece, la paga oraria per i medici dipendenti varia da un minimo di 18,36 euro lordi ad un massimo di 30,81 euro.</i></div>
<div dir="auto"><i>Per tutte queste ragioni, sottolinea il presidente Amsi, “rispetto al totale di 3mila richieste in un anno di medici stranieri giunte all’Amsi da parte delle Regioni italiane, solo il 20-25% è andato in porto con un’assunzioni. Una percentuale bassa dovuta appunto all’offerta di stipendi più bassi o ruoli sottopagati, ma anche al fatto che molti medici stranieri in Italia non accettano la proposta di lavoro perchè i contratti sono nella maggioranza dei casi a tempo determinato per brevi periodi e diventa difficile cambiare città e residenza per un impiego magari di 6 o 8 mesi“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Il fenomeno del lavoro medico sottopagato – conclude Aodi, anche consigliere dell’Ordine dei medici di Roma – è un fenomeno che va combattuto, perché offende la dignità della persona e dei lavoratori“.</i></div>
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		<title>Urgono risposte e incontro con il Ministero della salute,più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 07:25:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>#Circoncisione Rituale;Foad Aodi (OMCEO di Roma e Amsi); urgono risposte e incontro con il Ministero della salute, più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane. Chiediamo un intervento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">#Circoncisione Rituale;Foad Aodi (OMCEO di Roma e Amsi); urgono risposte e incontro con il Ministero della salute, più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane.</p>
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<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12306" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="630" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Chiediamo un intervento e incontro  urgente al Ministro della Salute Giulia Grillo per fermare il massacro dei bambini innocenti da #CirconcisioniClandestine.</div>
<div dir="auto">La nostra campagna congiunta Amsi -Fnomceo e Ordine dei medici di Roma ha ottenuto adesione da tutti i sindacati ,albi professionali ,associazioni di categorie ,comunità arabe e musulmane ,centri culturali  e moschee e comunità di origine straniera e abbiamo avuto risposte concrete dalla Regione Lazio ,Asl Roma 4 e 5 e dal presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri ,presidente Fnomceo Filippo Anelli e il presidente dell&#8217; OMCEO di Roma Antonio Magi .</div>
<div dir="auto">Adesso tocca alle istituzioni competenti incontrarci ,dopo questa nuova tragedia a Genova ,urgentemente e dare risposte .</div>
<div dir="auto">Anche perché dopo la morte del bambino a Reggio Emilia sono arrivate più di 100 richieste all&#8217;associazione nazionale medici di origine straniera in Italia (Amsi) e alla  Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), da famiglie di immigrati per interventi riparatori che hanno avuto complicanze e addirittura difficoltà di urinare e sterilità dopo circoncisioni.</p>
</div>
<div dir="auto">Stiamo aiutando  e facendo quello che possiamo nel programmare interventi riparatori e assistenza psicologica con i nostri rappresentanti regionali di Amsi e Co-mai e colleghi italiani</div>
<div dir="auto">#BastaMassacrodiBambini</p>
</div>
<div dir="auto">Così tempestivamente ritorna a dichiarare e lanciare il nostro grido di sofferenza Prof.Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-Mai e Consigliere OMCEO di Roma Coordinatore Area Rapporti con i Comuni e Affari Esteri e Area Riabilitazione dell&#8217;OMCEO di Roma.</div>
<div dir="auto">Ricordiamo le nostre statistiche  Amsi e Co-mai più di 11.000 circoncisioni  Si fanno da residenti in Italia o senza permesso di soggiorno di cui 5000 in Italia e 6000 nei nostri paese di origine il 35 % di  quelle che si fanno in Italia si fa&#8217; in modo clandestino e a domicilio .</div>
<div dir="auto">Il costo in privato va da 2000 a 4000  e da 25 a 50 euro per la circoncisione clandestina.</div>
<div dir="auto">Il 99% delle famiglie musulmane lo vuole fare nei primi mesi.</div>
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