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	<title>sinistra Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Signor Presidente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 06:05:05 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ stata ufficializzata la vittoria di Andres Manuel Lopez Obrador come prossimo Presidente del Messico.</p>
<p>Qui il suo discorso:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></p>
<p>Mi sembra di percepire, seppur a distanza, un clima di soddisfazione nella popolazione, di rassegnazione per chi non ha votato per lui e di molto fermento nel mondo della sinistra.</p>
<p>Alcuni mi hanno detto che la sinistra, “quella vera”, non vuole e non ha mai visto con buoni occhi la candidatura e tantomeno la odierna vittoria di Lopez Obrador.</p>
<p>Io non so quale sia la sinistra vera e quella finta. Ma capisco quando alcuni compagni usano questa terminologia.</p>
<p>Quella vera sarebbe l’EZLN, per esempio.</p>
<p>Fra il nuovo presidente e l’EZLN non corre buon sangue. E hanno ragione. Ci si sarebbe aspettato un appoggio determinato alla candidatura indipendente di Mary Chuy, supportata dal Concejo Indigena, invece è successo tutto il contrario. Da qui la famosa discordanza fra i due.</p>
<p>Era girata addirittura una fake news sulla riconciliazione dei zapatistas e il leader di Morena. Niente di più falso. Personalmente non credo che nessuno dei due sia interessato a parlare.</p>
<p>AMLO annuncia quasi tutti i giorni le cose che pensa di fare durante il suo mandato: turismo, cultura, etc. Ripete quello che ha detto in campagna elettorale, ma non più come un semplice candidato, ma da presidente eletto. Rafforza l’idea di salvare PEMEX e la CFE (Comisiòn Federal de electricidad). Io non potrei essere più d’accordo. Certo, bisogna capire come intende farlo.</p>
<p>Uno dei problemi più grandi che affronta il Paese è il progetto di costruzione di un nuovo aeroporto internazionale. E’ un vecchio ostacolo che ci perseguita dall&#8217; anno 2000. Ogni presidente ha fatto guadagnare millioni alle èlite imprenditoriali, in ogni mandato. Ma l’aeroporto non è ancora finito e adesso il nuovo Presidente lo vuole cancellare.</p>
<p>I suoi argomenti sono sempre gli stessi: se vogliono costruire l’aeroporto, lo faranno con i loro soldi e non con quelli pubblici. Si rivolge al settore privato che gira come un avvoltoio sopra il cielo di Texcoco (luogo dove è da quasi vent’anni iniziata la costruzione).</p>
<p>Sicuramente il processo di appalto è corrotto e il problema non è solo quello. Il vero problema è che quella è una zona dove la gente che ci abita non vuole andarsene perché quella è la loro terra. Una volta lì c’era un lago dove vogliono costruire l&#8217;aeroporto, il suolo richiederebbe una manutenzione costosissima, ci sono animali in pericolo di estinzione ed è luogo di ritrovo per alcuni uccelli migratori.</p>
<p>Signor Presidente, il problema non è far pagare ad altri l’aeroporto. Il problema è che in questo brevissimo periodo dalla sua vittoria, lei non sta ascoltando chi, molto probabilmente, l’ha votata.</p>
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		<title>AMLOver</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 10:29:32 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="797" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-300x187.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-768x478.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-1024x638.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era stato Benito Juarez, Madero, Cardenas…</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Messico moderno non era mai capitato. Da quando il PRI aveva assunto il potere, c’era stato un cambio di staffetta fra partiti di destra con la presidenza di Vicente Fox, candidato del PAN, e successivamente con Felipe Calderòn.</p>
<p align="JUSTIFY">Poi, sei anni fa, è ritornato il PRI a governare. Col peggiore dei candidati. Enrique Pena Nieto , che passerà alla Storia come il presidente più ignorante che il nostro Paese abbia mai avuto. Passerà alla Storia come il Presidente che, oltre ai milioni rubati (con la sua moglie-attrice), porterà con sè migliaia di vite di messicane e messicani, scomparsi nel nulla, assassinati dal narcotraffico, ignorati dallo Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati sconfitti tutti i mafiosi che ci hanno governato finora. Tutto in una serata è cambiato. Ma il “vero” cambiamento non prevedo sarà immediato. E’ impossibile. Ma è un ottimo inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse non era nemmeno così difficile votare per Andres Manuel. Da una parte avevamo Meade (PRI), il candidato più anonimo che potevano mai scegliere. C’era Anaya (PAN) ottimo rappresentante di quella bianca borghesia messicana che tanto disprezza il resto della popolazione. “Bronco” candidato indipendente che nel secondo dibattito presidenziale aveva proposto di tagliare le mani ai ladri. Letteralmente.</p>
<p align="JUSTIFY">Fino a qualche settimana fa (poi si è ritirata) c’era anche una donna, Margarita Zavala, nonché moglie dell&#8217; ex presidente Calderon. Candidata omofoba e ottusamente religiosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Veniva facile affidare il proprio voto a Lopez Obrador.</p>
<p align="JUSTIFY">Meno semplice, invece, era essere un AMLover, come si sono definiti i “fan” del candidato di MORENA.</p>
<p align="JUSTIFY">Lopez Obrador ha compromesso più volte la sua candidatura facendo alleanze pericolose e sconvenienti che sicuramente non rendevano felici tutti i membri del movimento. E’ vero. Ma il Messico è arrivato (o lo hanno portato) a un punto in cui non ci si può tirare indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">O si cambia o si muore.</p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente nel Paese si contano dal 2006 ad aprile 2018, <strong>34. 268</strong> desaparecidos. <strong>16.594</strong> hanno meno di 29 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato messicano sta ammazzando i giovani. Lo stesso Stato che si è talmente fuso col narcotraffico da essere sinonimi. Uno Stato che non segue il 99% delle denunce per sparizione forzata.</p>
<p align="JUSTIFY">Mai visto così tanta gente ai seggi. Affluenza del 64%.</p>
<p align="JUSTIFY">AMLO ha vinto col 54%. Nessun candidato aveva mai raggiunto un risultato simile.</p>
<p align="JUSTIFY">I giovani hanno fatto la differenza in queste elezioni. E la faranno anche per il durissimo compito che ci aspetta.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche noi che viviamo a 10, 000 km di distanza.</p>
<p align="JUSTIFY">Viva Mèxico!</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Colombia, tra il bianco e il nero</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2018 10:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10789" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (<span style="color: #222222;"><i>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</i></span><span style="color: #222222;">), che nel 2016 ha firmato un trattato di pace con il governo nazionale. La FARC è stata un’organizzazione guerrigliera e terrorista di estrema sinistra, un </span>gruppo armato con le mani macchiate di narcotraffico, corruzione, sequestri, maltrattamenti alla popolazione, morte. Un curriculum pieno di violazioni sistematiche dei diritti umani, che ha terrorizzato la Colombia per più di 50 anni, lasciando più di 8 milioni di vittime secondo il <i>Registro Unico de Víctimas</i>. Quindi, un processo elettorale molto sentito dal popolo colombiano, perché finalmente in pace, dove si sono visti gli ex capi delle FARC votare e non sparare.</p>
<p>Subito dopo il giorno delle elezioni, il candidato Gustavo Petro ha denunciato irregolarità durante il processo: voti comprati, fotocopie di schede elettorali, manomissione delle schede, schede non digitalizzate, ecc. Dopo una indagine, l’ente elettorale colombiano ha annunciato che ci sono stati problemi e piccole anomalie, ma non presentano le caratteristiche dei brogli, è tutto nella norma, come di solito succede nei nostri Paesi latinoamericani. Parte del popolo, della stampa e alcuni candidati presidenziali non sono molto convinti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10790" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p>Il sistema elettorale colombiano prevede che per vincere, il candidato debba superare la soglia del 50 % dei voti. In questa occasione, nessun candidato l’ha raggiunta, per cui si dovrà andare al ballottaggio tra Iván Duque, economista, con il 39% dei voti, candidato per il Centro Democratico e Gustavo Petro, ex guerrigliero del M-19 (<span style="color: #222222;">organizzazione di guerriglia rivoluzionaria di sinistra che ha terrorizzato diverse zone della </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colombia?utm_source=rss&utm_medium=rss">Colombia</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1970?utm_source=rss&utm_medium=rss">1970</a> al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a><span style="color: #222222;">)</span>, con il 25% dei voti per la coalizione Colombia Humana. Il primo è il candidato della destra, il secondo è il candidato dell’estrema sinistra. Il Bianco e il nero. In Colombia, per le elezioni presidenziali, quasi non ci sfumature, i grigi sono stati sconfitti subito, la bilancia è sbilanciata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10791" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="378" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p>Tutti e due i candidati avrebbero punti deboli, sono agli antipodi: Iván Duque emerge  nelle aziende private e nella competitività, punta molto sull’economia, ma è stato criticato per essere troppo giovane (41 anni), senza esperienza, troppo conservatore e vicino all’ex presidente Álvaro Uribe; quest’ultimo è stato accusato di essere stato amico di Pablo Escobar e di aver facilitato il narcotraffico, di essere stato responsabile del crollo del sistema dell’istruzione pubblica e dell’aumento della disoccupazione, di torture e violazione di diritti umani da parte delle forze dell’ordine durante il suo mandato. Non è un bel biglietto da visita per Duque.</p>
<p>Dall’altro canto, il discorso di Petro è contro la corruzione, contro i tradizionali partiti politici, contro il sistema, punta sul sociale, sul popolo, ma è stato criticato per essere ex-guerrigliero, per essere stato “amico” del defunto ex presidente venezuelano Hugo Chávez (responsabile della crisi umanitaria ed economica che vive il Paese), di voler fare una assemblea costituente come quella fatta in Venezuela da Nicolás Maduro e, quindi, è accusato di voler allearsi al pericoloso asse politico castro-chavista di Cuba e Venezuela. La propaganda di Petro è pericolosa in questo momento storico latinoamericano ed è molto simile a quella fatta da Hugo Chávez in Venezuela e da Evo Morales in Bolivia, per cui, sicuramente, nemmeno in questo caso, il biglietto da visita paga.</p>
<p>Cosa succederà il prossimo 17 giugno al ballottaggio? Nei sondaggi sui social network sembra vincere largamente la destra di Iván Duque. Ma  l&#8217;America Latina è un continente complicato, il continente del realismo magico e delle grandi dittature, un continente paradossale, culla di Gabriel García Márquez, di Isabel Allende, di Mario Vargas Llosa, di Rigoberta Menchú, di Simón Bolivar, di Shakira, di Messi e di Pelé, ma è anche il continente di Augusto Pinochet, di Hugo Chávez, di Nicolás Maduro, di Manuel Noriega, di Daniel Ortega, di Pablo Escobar. Sta di fatto che il popolo colombiano, dopo decenni di violenze, sequestri, morti, terrore, paure, narcotraffico massivo, corruzione esagerata, vuole un po’ di tranquillità, vuole guardare finalmente verso il futuro. Il prossimo presidente colombiano avrà due compiti immediati molto importanti e delicati: aiutare a risolvere la crisi con il vicino Venezuela e mantenere la pace e i negoziati con le ex-FARC. Perché l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere e le ex-FARC potrebbero anche farlo.</p>
<p>Sarebbe stato interessante vedere vincere Sergio Fajardo, uomo di scienza, matematico di professione che è passato alla politica per affrontare una sfida. Ha vinto largamente nel 2003 le elezioni come sindaco di Medellín, città ampiamente conosciuta per essere stata la culla del narcotraffico per molto tempo. Fajardo ha cambiato completamente la faccia della città, l’ha trasformata riducendo gli alti indici di violenza, ha sanato le finanze pubbliche e ha raggiunto uno sviluppo urbanistico della città senza precedenti nella storia della Colombia. Domenica scorsa ha ottenuto il 23% dei voti, è arrivato terzo ma non ce l’ha fatta. Sarebbe stato positivo e anche logico, vista l&#8217; esperienza riconosciuta da tutti durante il suo lavoro come sindaco e dopo come governatore, ma l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere. Peccato per Fajardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Razzismo a Milano: il caso della caserma Montello</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 11:38:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><!-- REMOTE INCLUDE - ESI INCLUDE: http://www.repubblica.it/social/sites/repubblica/nazionale/boxes/shares/sharebar.cache.php?t=float--&utm_source=rss&utm_medium=rss>L&#8217;immagine shock su FB condivisa su Facebook da Daria Katarzyna Janik, cittadina polacca e presidente del comitato &#8220;Giù le mani dalla Montello&#8221;. Si tratta di un gruppo di residenti della zona di piazza Firenze a Milano che si oppone all&#8217;annunciato arrivo di 300 profughi che saranno<a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/10/news/ondata_di_arrivi_in_stazione_il_comune_apre_nuovi_centri_profughi-147510811/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> ospitati in via temporanea nella caserma Montello</a>. Nel fotomontaggio, si vede un gerarca nazista che, di fronte all&#8217;ingresso di un campo di sterminio, rivolgendosi a Hitler dice: &#8220;Capo, ci sono gli immigrati&#8221;. Il dittatore risponde: &#8220;Falli accomodare, alle utenze ci penso io&#8221;, con chiaro riferimento alle camere a gas. A denunciare la comparsa dell&#8217;immagine in rete sono gruppi democratici del quartiere, fra cui Anpi del Municipio 8, che da settimane denunciano &#8220;il diffondersi di un clima razzista nella zona&#8221;.</p>
<div class="body-text"></div>
<div class="body-text"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/210338392-91679cd4-0db7-4970-8886-0660b6371602.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6885" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6885" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/210338392-91679cd4-0db7-4970-8886-0660b6371602.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="210338392-91679cd4-0db7-4970-8886-0660b6371602" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/210338392-91679cd4-0db7-4970-8886-0660b6371602.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/210338392-91679cd4-0db7-4970-8886-0660b6371602-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></div>
<div class="body-text"></div>
<div class="body-text">I cittadini del comitato &#8220;Giù le mani dalla Montello&#8221; hanno raccolto oltre 3.600 firme da consegnare al premier Matteo Renzi, per chiedere di fermare l&#8217;arrivo dei 300 profughi nell&#8217;ex caserma Montello, annunciato dal sindaco di Milano Beppe Sala. Ma ancor prima  aveva fatto discutere il fatto che fra i portavoce vi sia Tullio Trapasso, ex militante di Fiamma Tricolore e leader del movimento dei forconi. Che poi fra chi ha firmato perché preoccupato dall&#8217;arrivo dei migranti ci siano anche molti elettori della sinistra, è un fatto. Ma a preoccupare è la deriva razzista dei vertici del comitato.</div>
<div class="body-text"></div>
<div class="body-text">L&#8217;arrivo dei profughi alla Montello <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/08/11/news/profughi_milano_migranti-145794100/?utm_source=rss&utm_medium=rss">è previsto per il prossimo primo novembre</a>. La permanenza dei rifugiati dovrebbe durare 14 mesi, poi nella caserma dovrebbero essere ospitati alcuni uffici della polizia di Stato.</div>
<div class="body-text"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piazza Fontana: secondo appuntamento della manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 15:55:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Care amiche e cari amici,</div>
<div>eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente, per dialogare con i nostri ospiti.</div>
<div>Vi aspettiamo, come sempre, numerosi!</div>
<div></div>
<div>MARTEDI 9 febbraio, ore 19.00, Bistrot del tempo ritrovato, Via Foppa 4 Milano (MM Sant&#8217;Agostino)</div>
<div>La graphic novel &#8220;PIAZZA FONTANA&#8221; con Francesco Barilli e Matteo Fenoglio.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5039" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5039" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (162)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></div>
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		<title>Le ragioni e i torti: Israele e il rapimento dei tre ragazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 03:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Amoz Oz]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[coloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire meglio i motivi del rapimento dei tre giovani coloni rapiti, pubblichiamo il seguente articolo, uscito su www.gariwo.net lo scorso 20 giugno 2014.&#160;&#160; Lo scrittore Amoz Oz ha spesso sostenuto che il conflitto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per<br />
capire meglio i motivi del rapimento dei tre giovani coloni rapiti,<br />
pubblichiamo il seguente articolo, uscito su <u><a href="http://www.gariwo.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.gariwo.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
lo scorso 20 giugno 2014.&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/111253_ragazzi-rapiti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/111253_ragazzi-rapiti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
 <i>Lo scrittore </i><i><b>Amoz<br />
 Oz</b></i><i> ha spesso<br />
 sostenuto che il conflitto israelo-palestinese contrappone due<br />
 popoli con due ragioni legittime per un’unica e piccola terra. Non<br />
 esiste dunque una verità contrapposta a un’altra, perché<br />
 entrambi i popoli esprimono il bisogno di libertà e di<br />
 emancipazione. Aggiungerei però che non c’è solo un conflitto di<br />
 ragioni, ma anche un conflitto di torti non riconosciuti. La<br />
 questione infatti si potrà risolvere quando, da entrambe le parti,<br />
 ci saranno intellettuali e politici coraggiosi che oseranno portare<br />
 le loro società a una profonda opera di purificazione morale.</p>
<p>Uno<br />
 di queste personalità è il presidente emerito del parlamento<br />
 israeliano </i><i><b>Abraham<br />
 Burg</b></i><i> che,<br />
 intervenendo sul rapimento dei tre giovani israeliani, non solo<br />
 condanna l’atto criminale dei gruppi terroristi, ma richiama la<br />
 società e i politici israeliani a un esame di coscienza. Non ci<br />
 sono solo gli israeliani sequestrati, ma anche migliaia di<br />
 palestinesi che sono privati di una speranza per il futuro, e che<br />
 spesso si fanno catturare dalle sirene del terrorismo e del<br />
 fondamentalismo.<br />Se anche dalla parte palestinese emergeranno<br />
 figure morali come quella di Abraham Burg, che esorta ad ammettere i<br />
 propri torti e non solo a rivendicare i propri diritti, la pace sarà<br />
 più vicina.<br />Per il suo valore esemplare proponiamo la traduzione<br />
 dell’articolo di Burg, pubblicato su Haaretz il 18 giugno<br />
 2014.</i><br />Gabriele<br />
 Nissim<b></p>
<p>I<br />
 palestinesi: una società sequestrata<br /></b>Non<br />
 riusciamo a comprendere il grido di sofferenza di una società e<br />
 continuiamo a tenere nelle nostre mani il futuro di un’intera<br />
 nazione.<br />Stiamo soffrendo per quei tre ragazzini che fino a un<br />
 momento fa erano perfetti sconosciuti, ma ora appartengono a tutti<br />
 noi. Ognuno di loro potrebbe essere mio figlio o il figlio di<br />
 ciascuno dei miei amici e dei loro amici. Come molti, spero con<br />
 tutto il cuore che venga presto il momento in cui li vedremo tornare<br />
 vivi tra noi e tutta la tensione si scioglierà in un liberatorio<br />
 sospiro di sollievo. Tremando di paura, tengo viva la speranza, ma<br />
 non posso e non voglio ignorare la verità taciuta che circonda il<br />
 loro rapimento.</p>
<p>Questi tre giovani sono davvero sfortunati.<br />
 Lo sono per il <b>clima di<br />
 terrore </b>nel quale è<br />
 avvenuto il sequestro, per l&#8217;incertezza e per il grave pericolo che<br />
 corrono le loro vite. Soffrendo, rivolgiamo a loro il nostro<br />
 pensiero e alle loro famiglie, catapultate all&#8217;improvviso nel<br />
 clamore dei media. Questi ragazzi sono sfortunati anche per un altro<br />
 motivo: l&#8217;ipocrisia in cui hanno trascorso il tempo delle loro vite<br />
 &#8211; vite di apparente normalità, costruite sulle fondamenta della più<br />
 grave delle ingiustizie israeliane: l’occupazione.</p>
<p>Ma<br />
 lasciamo stare i loro tormenti e torniamo ai nostri. Per noi, un<br />
 evento drammatico o un trauma è sempre un&#8217;occasione per riflettere<br />
 con grande lucidità e chiarezza, quando vengono alla luce tutti i<br />
 nostri progetti e fallimenti, paure e speranze.</p>
<p>Ecco l&#8217;ottuso<br />
 primo ministro di Israele e la polizia incompetente, le masse che si<br />
 recano a futili cerimonie di preghiera e non a quelle per la pace<br />
 dell&#8217;Umanità. Ecco anche i rabbini capi ipocriti del Paese, che<br />
 solo un mese fa chiedevano al Papa di impegnarsi per il futuro del<br />
 popolo ebraico, ma <b>rimangono<br />
 in silenzio, nella vita quotidiana, davanti alla sorte del popolo<br />
 dei nostri vicini,</b><br />
 schiacciato dal giogo dell’occupazione e del razzismo fomentato da<br />
 quei rabbini che ricevono stipendi e benefit<br />
 esorbitanti.<br />Improvvisamente tutto si manifesta nella sua vera<br />
 essenza, emergendo dalle tenebre alla luce del sole. Questo è<br />
 proprio il momento di farci un esame di coscienza dato che, come ho<br />
 detto, tutto avviene sotto i nostri occhi.</p>
<p>Prima di tutto, la<br />
 <b>superficialità di<br />
 Netanyahu</b>. Non è una cosa<br />
 su cui vi sia molto da aggiungere. Dopo tutto, lui è la persona che<br />
 ha portato i colloqui israelo-palestinesi nel vicolo cieco della<br />
 questione del rilascio dei prigionieri, nonché colui, per dirla con<br />
 le sue stesse parole, che ha violato l’impegno di Israele a<br />
 rilasciare l’ultimo gruppo di prigionieri palestinesi. È anche<br />
 l’uomo che ha spinto l’Autorità Palestinese nell’angolo<br />
 dell’unificazione con Hamas.</p>
<p>Di che cosa va quindi<br />
 lamentandosi, con i suoi commenti e gesti esagerati e<br />
 melodrammatici? La sua reazione immediata, impulsiva e sconsiderata<br />
 mostra che stava solo aspettando il momento giusto per dire: “Ve<br />
 l’avevo detto”. E ora che l’ha detto, emerge la vera domanda:<br />
 che cosa ci sta dicendo precisamente? La risposta dolorosa è:<br />
 niente di niente.<br /><b>Anche<br />
 la sinistra israeliana</b>,che<br />
 si presume essere dotata di integrità morale, è diventata la bocca<br />
 aperta della carpa, farcita con qualche sostanza grigiastra stesa<br />
 sul vassoio del seder pasquale della destra ingorda. Anche<br />
 quest’ultima, peraltro, è invischiata in una lotta disgraziata<br />
 per una fetta della torta della legittimità, che appartiene a chi è<br />
 in grado di ottenere il fedele consenso delle masse.</p>
<p>Come può<br />
 essere che nessuno di loro si sia alzato, abbia tracciato una linea<br />
 e abbia detto: “Chiunque sta dall’altra parte porta la<br />
 responsabilità dell’accaduto”? Non è piacevole, ma è la<br />
 verità (che piacevole non è mai, dopo tutto).</p>
<p>Prima che ci<br />
 sia un rapimento – perché parlarne? Nessuno ne vuole sapere,<br />
 tanto tutto è tranquillo. E al momento del rapimento non dobbiamo<br />
 parlare, come ha detto il direttore esecutivo di Peace Now, perché<br />
 i ragazzi rapiti non ci sono più. E una volta che tutto finisce (in<br />
 quella che, Dio non voglia, potrebbe essere una tragedia personale o<br />
 collettiva di cui non importa niente a nessuno), perché dovremmo<br />
 parlarne? Ancora una volta tutti sono occupati con la supermodella<br />
 israeliana Bar Refaeli, la Coppa del Mondo o il prossimo<br />
 scandalo.</p>
<p>Quindi questo è anche un momento di <b>vero<br />
 isolamento</b>, non quello<br />
 delle case a cui eravamo abituati, ma quello dei cuori. Poche<br />
 persone tanto a destra quanto a sinistra &#8211; tranne Gideon Levy, Uri<br />
 Misgav e pochi altri commentatori cauti e terrorizzati – cercano<br />
 di capire le cause profonde del rapimento.</p>
<p>Noi ci<br />
 autoassolviamo dicendo: “I palestinesi hanno festeggiato, dopo<br />
 aver sentito del rapimento”. La loro felicità ci fa contenti,<br />
 dato che più li vediamo felici oltrepassando il nostro dolore, più<br />
 ci sentiamo esenti dal doverci interessare a loro e alla loro<br />
 sofferenza. Tuttavia non c’è un modo di aggirare il problema: è<br />
 un&#8217;esultanza che va approfondita e capita a fondo.</p>
<p>La società<br />
 palestinese nel suo complesso è una <b>società<br />
 sotto sequestro</b>. Come<br />
 molti degli israeliani che hanno svolto “un servizio<br />
 significativo” nell’esercito, molti lettori di questa rubrica, o<br />
 i loro figli, sono entrati nella casa di una famiglia palestinese in<br />
 piena notte cogliendoli di sorpresa e <i>sic<br />
 et simpliciter</i>,<br />
 determinati e insensibili, hanno portato via il padre, fratello o<br />
 zio. Anche questo è rapire e succede tutti i giorni. E che cosa<br />
 possiamo dire dei detenuti palestinesi nelle carceri<br />
 israeliane?</p>
<p>Che cos’è questo se non un rapimento su larga<br />
 scala, ufficiale, malvagio e ingiusto al quale tutti partecipiamo e<br />
 del quale non paghiamo mai il prezzo? Questo è il destino di decine<br />
 di migliaia di detenuti e di altri arrestati che sono, o sono stati,<br />
 nelle prigioni israeliane – alcuni per nessuna ragione, con accuse<br />
 false, e la maggior parte sottoposta alla giustizia militare. Tutte<br />
 cose di cui non ci occupiamo minimamente.</p>
<p>Tutto questo ha<br />
 trasformato il tema dei prigionieri nell’argomento principale di<br />
 una società sotto occupazione. Non c’è famiglia senza un<br />
 detenuto o un prigioniero, quindi perché ci dovremmo stupire della<br />
 loro gioia, fermi restando il nostro dolore, le nostre paure e la<br />
 nostra preoccupazione? Abbiamo avuto e abbiamo ancora la possibilità<br />
 di capirli.</p>
<p>Tuttavia, fino a quando il governo israeliano<br />
 sbarra tutte le strade per la libertà, scappa da tutti i negoziati<br />
 che potrebbero risolvere il conflitto, si rifiuta di compiere gesti<br />
 di buona volontà, mentre viola in modo palese i suoi propri<br />
 impegni, la violenza è tutto ciò che rimane per quella gente.</p>
<p>È<br />
 già stato dimostrato numerose volte come un rapimento permetta di<br />
 liberarsi degli scrupoli. Ancora una volta sembra che Israele non<br />
 capisca <b>nient’altro che<br />
 la violenza</b>. Che cosa ci<br />
 suggerisce questo? Questa nostra reazione, che va da “Se lo<br />
 meritano” a “Sono tutti terroristi” a “Sto seguendo degli<br />
 ordini” a “Non sapevo che cosa stesse succedendo” dice più<br />
 cose su di noi che sui palestinesi.</p>
<p>Nonostante il successo<br />
 enorme ed esemplare di Breaking the Silence (una ONG che raccoglie<br />
 le testimonianze dei soldati che hanno prestato servizio nella West<br />
 Bank), il nostro silenzio totale è ancora il rumore più assordante<br />
 intorno a noi. Siamo disposti a uscire dai nostri comodi schemi<br />
 mentali per personaggi strani e controversi come Pollard, per una o<br />
 tre vittime di rapimento, ma siamo incapaci di comprendere la<br />
 sofferenza di un’intera società, il suo grido e il futuro di<br />
 un’intera nazione che noi abbiamo sequestrato.<br />Anche questo va<br />
 detto e andrebbe ascoltato durante questo momento di lucidità – e<br />
 va detto a voce più alta possibile.</p>
<p> Abraham Burg, presidente emerito<br />
 della Knesset</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/30/le-ragioni-e-i-torti-israele-e-i/">Le ragioni e i torti: Israele e il rapimento dei tre ragazzi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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