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	<title>siriani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>SIRIA LIBERA: il nuovo capitolo di una terra millenaria</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 11:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Da piazza Fontana, fino al Duomo a Milano, tutta stretta nel mio cappotto per il gelo, decido di andare a prendere la metropolitana, per fare ritorno verso casa.&#8220;Casa&#8221;, che per il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Barbara Raccuglia </p>



<p>Da piazza Fontana, fino al Duomo a Milano, tutta stretta nel mio cappotto per il gelo, decido di andare a prendere la metropolitana, per fare ritorno verso casa.<br>&#8220;Casa&#8221;, che per il popolo siriano può essere stato, per molto tempo, sinonimo di perdita e di dolore, come mi ha confidato una ragazzina di 16 anni: &#8220;&#8230;è che finalmente sai, possiamo tornare a casa!&#8221;.<br>Dal mio cappuccio, intravedo bandiere in festa. Interrompo il mio tragitto e decido subito di cambiare percorso, attratta da musiche arabe&#8230;<br>Vedo volti felici, di donne e di uomini. Di bambini e di bambine.<br>Si abbracciano. Si baciano. Si stringono. Cantano e ballano, non curandosi dell&#8217;opacità del cielo.<br>Ho visto qualcuno piangere, con una rosa tra le dita e ho domandato perchè. Ho iniziato a fermare le persone &#8230;Cosa è successo ? Chi siete? Cosa state festeggiando?<br>&#8220;Siamo qui perchè abbiamo finito 50 anni di regime, 50 anni di torture, 50 anni di un partito solo&#8230;O voti quello o voti quello. Non avevamo la democrazia. Non potevamo esprimere i nostri consensi per dire che non vogliamo più quel presidente. Siamo qui per una rivoluzione pacifica, durata undici mesi., ma hanno cominciato a bombardar sul nostro Paese, per disperdere le manifestazioni&#8230;E adesso, finalmente, è arrivato il momento di gioire per tutta la popolazione siriana. Per tutte le religioni in Siria. La Siria è sempre stata religiosa e abbiamo sempre vissuto in pace. Vogliamo tornare a vivere in pace come abbiamo vissuto sempre. &#8220;Viva l&#8217;Italia e viva la Siria libera&#8221;: così mi ha risposto Yasser, un uomo siriano.</p>



<p>Tra gelo e bandiere, ubriaca di curiosità, vengo accompagnata da Souer, portavoce dell&#8217;associazione &#8220;Insieme per la Siria&#8221;: &#8220;noi siamo qui, insieme, per la liberazione della Siria, dopo 53 anni di dominio della famiglia di Assad, padre e figlio, che hanno distrutto il Paese e hanno fatto dieci milioni di sfollati. Un milione quasi, di vittime. Hanno aperto le prigioni ieri: migliaia di donne e bambini imprigionati ingiustamente. Noi stiamo festeggiando la Libertà. Questa è una rivoluzione che è iniziata nel 2011 e crediamo che oggi sia proprio una giornata storica per la Siria e per la liberazione da questo tiranno! &#8220;<br>Ieri una “cellula operativa per la liberazione di Damasco” ha dichiarato in televisione la liberazione della città di Damasco,  la caduta del tiranno Bashar al Assad, il rilascio di tutti i prigionieri, ingiustamente detenuti, nelle carceri del regime.<br>La liberazione della Siria: un processo lungo e complesso.<br>La questione della liberazione della Siria è uno dei capitoli più drammatici della storia recente del Medioriente. Il Paese è stato devastato da oltre un decennio di guerra civile, iniziata nel 2011 con proteste pacifiche contro il regime autoritario di Bashar al-Assad e come parte del più ampio movimento delle &#8220;Primavere Arabe&#8221;. La risposta repressiva del governo ha portato a una spirale di violenza, trasformando il conflitto in una guerra regionale e internazionale con l&#8217;intervento anche di potenze come Russia, Stati Uniti, Iran e Turchia.<br>La &#8220;liberazione&#8221; della Siria assume significati diversi a seconda delle prospettive politiche. Per il regime di Assad e i suoi alleati, la riconquista dei territori ribelli rappresenta una vittoria contro il terrorismo e una riaffermazione della sovranità nazionale. Tuttavia, per l&#8217;opposizione siriana e le popolazioni che hanno vissuto sotto il controllo del regime, il termine &#8220;liberazione&#8221; può suonare come un&#8217;ironia amara, dato che molte di queste aree sono state distrutte e i civili hanno subito gravi violazioni dei diritti umani.<br>Un altro aspetto cruciale è il ruolo delle forze curde nel nord-est del paese. Queste hanno combattuto l&#8217;ISIS con l&#8217;appoggio della coalizione internazionale, ma le loro aspirazioni di autonomia si scontrano con l&#8217;opposizione del governo centrale della Turchia. La liberazione delle aree sotto il controllo dell&#8217;ISIS è stata un successo importante, ma ha lasciato in sospeso il futuro politico della regione.<br>L&#8217;area appare frammentata; intere regioni, come Idlib, sono ancora controllate da forze ribelli, mentre l&#8217;influenza di attori esterni continua a complicare l&#8217;ipotesi di una soluzione duratura, ma la ricostruzione e il ritorno dei rifugiati, è oggi, una realtà possibile.<br>La Liberazione della Siria non può essere vista solo come un evento militare, ma come un processo che potrebbe portare alla rinascita di un Paese, senza dimenticare di tenere sempre in alto le bandiere della Pace.<br>A questo proposito, suggerisco la visione di un film: LE NUOTATRICI, disponibile su Netflix, della regista Sally El Hosaini.</p>



<p></p>



<p>A seguire foto e video di testimonianze </p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="594" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-594x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="17814" data-full-url="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-link="https://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=17814&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-17814" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-594x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-174x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 174w, 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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 09:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Libano:&#160;arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani Iran:&#160;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran Bahrein:&#160;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14930" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Libano:&nbsp;</strong>arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani</p>



<p><strong>Iran:</strong>&nbsp;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran</p>



<p><strong>Bahrein:</strong>&nbsp;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei paesi del Golfo per la ripresa dei rapporti col Qatar.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;manca l&#8217;elettricità a Baghdad. Teheran ha chiuso i rubinetti del gas per morosità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;riprendono le relazioni diplomatiche tra Il Cairo e il governo di Tripoli.</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Libano:</p>



<p>L&#8217;esercito libanese ha arrestato 8 persone, 2 libanesi e 6 siriani, implicati nella rissa che ha portato all&#8217;incendio del campo profughi siriani di Minieh. La solidarietà dei libanesi con i profughi siriani si è dimostrata alta, sia sui social sia concretamente. Molti abitanti dei paesi vicini hanno ospitato i senzatetto e le autorità hanno predisposto ricoveri di emergenza in scuole. Le 75 famiglie che abitavano nel campo hanno perso tutto, “anche i libri dei bambini”, ha detto una madre. Il governo siriano, primo responsabile di questo dramma del suo popolo, in modo sciacallesco, ha invitato i profughi a tornare in Siria.</p>



<p>Iran:</p>



<p>Una valanga ha travolto gli sciatori nelle montagne a nord di Teheran. Alla fine del lavoro dei soccorritori, sono 11 i morti. Nove&nbsp; persone sono state salvate e ricoverate in ospedale per cure. La valanga è avvenuta Venerdì ed immediatamente le ricerche sono partite dalla protezione civile che ha impiegato elicotteri per raggiungere il campo di sci travolto.&nbsp;</p>



<p>Bahrein:</p>



<p>Il ministro degli esteri del Bahrein ha coordinato un incontro in videoconferenza dei ministri degli esteri dei paesi del consiglio di cooperazione del Golfo. L&#8217;incontro è la premessa per la fine dell&#8217;embargo nei confronti del Qatar. Arabia Saudita, Emirati e lo stesso Bahrein, insieme all&#8217;Egitto, nel 2017, avevano avviato la rottura delle relazioni e un embargo economico contro Doha, con l&#8217;accusa di sostenere il terrorismo islamista, per i legami che l&#8217;emirato ha con la Fratellanza Musulmana e in particolare con la Turchia, che in Qatar ha delle basi militari, navali e aeree. È stato uno scontro per l&#8217;egemonia sulla regione, che si è dimostrato un buco nell&#8217;acqua.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>La società elettrica nazionale ha tagliato l&#8217;elettricità a Baghdad ed in altre città, per diverse ore al giorno, a causa del mancato arrivo di gas iraniano. Teheran ha ridotto le forniture di gas da 50 milioni di metri cubi a 5 milioni, a causa del mancato pagamento di debiti arretrati. L&#8217;Iraq è tra i grandi paesi esportatori di risorse energetiche, ma a causa della guerra è costretto ad importare energia. Oltre al gas iraniano, importa elettricità dalla Turchia. Le centrali elettriche distrutte dalle bombe statunitensi nel 2003, non sono state completamente rimpiazzate.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Una delegazione egiziana di alto livello ha visitato ieri Tripoli per incontri con il governo Sarraj. Il Cairo riaprirà l&#8217;ambasciata dopo 7 anni di chiusura. Il regime di Al-Sissi è uno degli sponsor del generale Haftar, ma in questa fase sta giocando il ruolo del mediatore per una soluzione negoziale, dopo che le milizie, con l&#8217;appoggio militare di Ankara e dei mercenari siriani, sono arrivate a Sirte, dichiarata da Al Sissi una linea rossa da non superare. L&#8217;Egitto ha ammassato al confine libico, lo scorso luglio, carri armati e aerei, pronti all&#8217;intervento in caso i militari turchi avessero attaccato Sirte. La proposta del Cairo per far uscire la crisi libica dall&#8217;impasse è quella di spartire gli incarichi di potere a personalità delle tre regioni, in attesa delle elezioni del dicembre 2021, da far svolgere sotto la direzione dell&#8217;ONU. La tregua per il momento regge, malgrado gli schiamazzi mediatici delle due parti libiche in conflitto.</p>
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		<title>Conflitto nel Nagorno-Karabakh</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 07:58:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;APM chiede l&#8217;intervento della diplomazia europea. La Turchia contribuisce all&#8217;acuirsi del conflitto con l&#8217;invio di migliaia di mercenari &#160;Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia. Dopo l&#8217;ultimo attacco dell&#8217;Azerbaigian alla regione contesa del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2></h2>



<h1>L&#8217;APM chiede l&#8217;intervento della diplomazia europea. La Turchia contribuisce all&#8217;acuirsi del conflitto con l&#8217;invio di migliaia di mercenari</h1>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/uI6kYIxyZRp42uBP7zXViNa-fuWdvO87HqwRpnQy9YKzAQVuZanf-cURgc-tOSdcBsBmptmvhNpZcy8lNdVxYXvRYhhmyg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200929nagorno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia." width="425" height="277">&nbsp;Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia.</p>



<p>Dopo l&#8217;ultimo attacco dell&#8217;Azerbaigian alla regione contesa del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli Armeni), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un intervento della diplomazia europea per fermare il conflitto. La nuova escalation arriva dalla Turchia, che ha inviato migliaia di mercenari siriani e islamici nell&#8217;area controllata dagli Armeni. L&#8217;Europa non deve rimanere anche questa volta a guardare Erdogan fomentare la violenza in un&#8217;altra area di conflitto per rafforzare la sua base di potere in patria. Nel Nagorno-Karabakh si ripete quello che il presidente turco ha già tentato in Libia.<br><br>È inaccettabile che l&#8217;Europa lasci che Erdogan se la cavi con qualsiasi aggressione fintanto che trattiene in Turchia milioni di rifugiati. Sa esattamente in quale posizione di potere questo lo mette e continuerà a sfruttarlo finché gli sarà permesso. Le numerose guerre in cui è coinvolta la Turchia costringeranno sempre più persone a fuggire in Europa, e questo permetterà a Erdogan di poter mantenere la sua posizione di ricatto. Finché gli sarà permesso di continuare, Erdogan rappresenterà una delle maggiori minacce alla stabilità della regione.<br><br>Molti giovani siriani che sono fuggiti dalla loro terra in Turchia hanno poche opportunità di sfamare le proprie famiglie. Pertanto, molti decidono di entrare nelle milizie per denaro a sostegno degli interessi turchi in Libia o nel Nagorno-Karabakh. Molti sono anche ideologicamente motivati perché attaccano un territorio armeno e quindi occupato da cristiani. Questo crea l&#8217;assurda situazione per cui islamisti sunniti stanno combattendo per l&#8217;Azerbaigian sciita. Il denaro con cui i disperati siriani vengono mandati nelle guerre di Erdogan proviene dal Qatar. Questa fonte di finanziamento deve essere bloccata anche attraverso la pressione diplomatica.</p>
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		<title>Intervento militare turco pianificato in Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento militare turco pianificato in SiriaAPM mette in guardia dal pericolo di un&#8217;ondata di terrorismo in Europa L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>

Intervento militare turco pianificato in Siria<br>APM mette in guardia dal pericolo di un&#8217;ondata di terrorismo in Europa</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="599" height="275" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 599w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per mettere in guardia la Turchia dalle conseguenze del suo intervento militare in Siria. L&#8217;intervento militare non solo allontanerebbe a tempi indeterminati la possibilità di pace e stabilità in Siria ma rischia di comportare seri pericoli anche per l&#8217;Europa. Se il cosiddetto Stato Islamico (IS) riprendesse forza, migliaia di miliziani dell&#8217;IS potrebbero tornare liberi e costituire un serio pericolo in Europa. Dopo che la Turchia ha per anni sostenuto i movimenti islamici nella vicina Siria, nessuno pensa veramente che possa ora mandare a processo i<br>miliziani dell&#8217;IS. Ciò nonostante il presidente Statunitense Donald Trump ha passato alla Turchia la responsabilità per i prigionieri dell&#8217;IS, attualmente sotto custodia delle Forze Democratiche Siriane (Syrian Democratic Forces) a maggioranza kurda. Dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;offensiva turca, le forze kurde hanno dichiarato di non poter più<br>controllare e difendere i campi di prigionia in cui si trovano i miliziani dell&#8217;IS poiché hanno ora priorità militari più urgenti. Ma se i prigionieri dell&#8217;IS dovessero tornare in libertà potrebbero costituire un serio pericolo per la sicurezza non solo nella regione ma anche in Europa.</p>



<p>L&#8217;APM chiede quindi una forte iniziativa dell&#8217;Europa che deve farsi finalmente carico dei circa 10.000 miliziani dell&#8217;IS provenienti dai paesi europei. Essi devono essere ricondotti nei loro paesi insieme ai loro familiari dove dovranno essere processati per i crimini commessi o, dove possibile, reintegrati in società con specifici programmi di sorveglianza. L&#8217;Europa deve finalmente prendere in mano la situazione e assumersi le proprie responsabilità, sia per la popolazione civile della Siria del nord, sia per garantire le condizioni di pace in Medio Oriente così come in Europa.</p>



<p> L&#8217;APM mette in guardia dalle conseguenze del previsto intervento militare turco in Siria e critica duramente la pianificata istituzione di una zona di sicurezza al confine con la Turchia. Secondo il diritto internazionale, una zona di sicurezza, o safety zone, deve servire a tutelare la popolazione civile ma quello che intende fare la Turchia è proprio il contrario. La creazione di questa zona di sicurezza prevede infatti lo spostamento forzato della popolazione civile residente per insediarvi migliaia di profughi siriani arabi fuggiti in Turchia dalla guerra. Quello che la Turchia in realtà persegue è la sostituzione della popolazione kurda residente lungo la frontiera tra Siria e Turchia con persone di origine araba. Definire tale operazione &#8220;istituzione di una safety zone&#8221; è un eufemismo che in realtà cela una ulteriore e gravissima violazione del diritto internazionale che si aggiunge a quella dell&#8217;intervento militare.</p>



<p>L&#8217;istituzione forzata della safety zone con grande probabilità innescherà una fuga di massa della popolazione residente creando una nuova ondata di profughi e rischia di causare gravi conflitti etnici dall&#8217;esito imprevedibile.</p>



<p>Secondo l&#8217;articolo 7 dello Statuto della Corte Penale Internazionale il trasferimento forzato della popolazione civile costituisce un crimine contro l&#8217;umanità e, anche se la Turchia non riconosce la Corte Penale Internazionale, la definizione dei crimini contro l&#8217;umanità, così come fissati negli statuti della Corte, è internazionalmente vincolante. Lo spostamento forzato delle persone, così come pensato dal governo turco,<br>andrebbe a cambiare drasticamente la composizione etnica in Siria del Nord e costituisce a sua volta un grave crimine contro la popolazione civile. </p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi”: Freedom Hospital – Una storia siriana</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 07:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto Hamid Sulaiman nato a Damasco, classe 1986, è stato costretto a lasciare la Siria nel 2011; prima scappa in Egitto e poi si trasferisce a Parigi dove ora vive come&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="470" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Hamid Sulaiman nato a Damasco, classe 1986, è stato costretto a lasciare la Siria nel 2011; prima scappa in Egitto e poi si trasferisce a Parigi dove ora vive come rifugiato politico. E&#8217; l&#8217;autore di una potente graphic novel intitolata <i>Freedon Hospital – Una storia siriana</i>, edita da Add: la sua storia è unica, ma simile a quella di tante e tanti.</p>
<p>Partiamo dalla dedica: “Dedico questo libro a Hussam Khayat (1989-2013), l&#8217;amico con cui manifestavo a Damasco, l&#8217;amico che è stato torturato a morte in prigione dalla polizia segreta siriana”. Poi: un tratto grafico poetico e forte, in bianco e nero; una successione di immagini che forma un montaggio quasi cinematografico; volti disegnati con linee essenziali, ripresi anche di profilo o di spalle quando la narrazione si fa troppo brutale.</p>
<p>Le città “riprese” anche dall&#8217;alto, per dare il quadro di una situazione di caos, di distruzione, di abbandono: in questo scenario si mescolano politica, vita quotidiana, guerra, amore e amicizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10894" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992-203x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 203w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Ambientata nella primavera del 2012 con 40.000 persone morte dall&#8217;inizio della rivoluzione, la vicenda narra di Yasmine, fotoreporter pacifista militante che ha costruito un ospedale clandestino, proprio in una delle città di provincia, controllate dal feroce regime di Assad. Nella struttura vivono medici e pazienti che rappresentano la complessità della società siriana: il Dott. Vanzan, viene da una famiglia sunnita vicina ai Fratelli Musulmani, Walid è più vicino agli jihadisti salafiti; il Dott. Al-Fawaz è un alauita, ma preferisce definirsi agnostico; il colonnello è autorizzato ad usare armi chimiche contro i civili durante le manifestazioni; Elias, assiro, è cristiano praticante; Haval, curdo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10893" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="1013" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013-198x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 198w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Dai personaggi e dall&#8217;intreccio delle loro vicende, si evince quanto sia difficile trovare un equilibrio all&#8217;interno di un Paese così ricco di Storia e di appartenenze, Paese che è stato sacrificato dalla comunità internazionale per fini economico-geopolitici.</p>
<p>Seguendo il susseguirsi delle stagioni, il libro inizia con la Primavera, continua fino all&#8217;Inverno, per poi chiudere con un ritorno alla Primavera, in un andamento circolare come la Vita, Suleiman racconta i tradimenti, i tentativi di pace, le alleanze, i sacrifici, il conflitto che fà da sfondo al trascorrere dei giorni. Chissà se prevarrà il seme della speranza? Yasmine ha solo un&#8217;arma con sé: la videocamera. E l&#8217;importanza della documentazione e della denuncia viene confermata nella prefazione di Cecilia Strada che scrive: “&#8230;Vi sentiamo quando avete fame, e borbottate, e vi vergognate perchè mangereste qualsiasi cosa. Vi annusiamo, ogni giorno. La puzza di sangue, polvere e paura che è l&#8217;aroma della guerra. Vi ascoltiamo quando siete lacerati dai dubbi, e pensiamo &#8216;meno male&#8217; perchè la certezza ne ha ammazzati già troppi, forse il dubbio ne salverebbe qualcuno&#8230;Come fate anche solo a cominciare a capire la guerra, se non potete sentirne l&#8217;odore? Eppure ce la si può fare: leggete qui”.</p>
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		<title>Sport sotto occupazione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 08:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Passante Vittoria: Il Cielo sotto Milano 4÷12 giugno 2018 Lun/ven ore 15.00÷19.00 Sab/dom ore 11.00÷13.00 ENTRATA LIBERA Momenti di riflessione su un argomento, lo sport, che nel nostro paese è quasi sempre motivo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #c5000b;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10823" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="856" height="570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 856w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 856px) 100vw, 856px" /></a></span></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="font-size: large;">Passante Vittoria: Il Cielo sotto Milano</span></div>
<div><span style="font-size: large;">4÷12 giugno 2018</span></div>
<div></div>
<p>Lun/ven ore 15.00÷19.00<br />
Sab/dom ore 11.00÷13.00</p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ENTRATA LIBERA</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Momenti di riflessione su un argomento, lo sport, che nel nostro paese è quasi sempre motivo di allegria e spensieratezza. In altri territori, dove i diritti umani non vengono rispettati, si accompagna alla sofferenza e può essere fonte di incoraggiamento a lottare per la vita. </span></span></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/events/2091904017689433/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/events/2091904017689433/&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF3rgaS_LGWQKZFw-3_5D-GG00MeA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />events/2091904017689433/</a></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></strong>1) &#8220;NON GIOCHEREMO LE FINALI&#8221;<br />
“In tutto il mondo la gente gioca a calcio. Ma in <a href="https://www.facebook.com/hashtag/palestina?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/palestina&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF_OIspyV2E7-_usBGznz0zseHVIg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Palestina</a>, andare agli allenamenti o guardare una partita può diventare una sfida. Essere sul campo può essere un atto di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/resistenza?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/resistenza&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEHP6puOcFe52Pq6HDniMSogHdj8g&utm_source=rss&utm_medium=rss">#resistenza</a>. Non tutti sopravvivono. Non un <a href="https://www.facebook.com/hashtag/giocatore?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/giocatore&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHfyNBedEtSleXV4JUJZcfL7D5EVg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#giocatore</a> palestinese giocherà la finale. Palestina ai <a href="https://www.facebook.com/hashtag/mondiali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/mondiali&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHh8UZnjGFRIIOcb1iOGurnXXAeCQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Mondiali</a>? Non finché il suo territorio è <a href="https://www.facebook.com/hashtag/occupato?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/occupato&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNFd33TAXzYC4b3QMeWnC8bOPJe3Uw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#occupato</a>, diviso, chiuso. Ma nei campi <a href="https://www.facebook.com/hashtag/profughi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/profughi&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEs40S1c4-59jD-bq0D5uzG9D0vOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#profughi</a>, tra le <a href="https://www.facebook.com/hashtag/colonie?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/colonie&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGAaSi4A2e4FdvRJi2oD9jMCPFetA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#colonie</a>, nelle strade di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/hebron?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hebron&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHI7ml336n41KiH4XftBah96vR7xw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Hebron</a>, tra le rovine di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/gaza&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGUhRjb15R8UE6UyUv9jqhJ1jo2jQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Gaza</a>, al <a href="https://www.facebook.com/hashtag/muro?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/muro&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEYD5_tPMNZE6PMqPFUUCR0z8trQw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#muro</a>, come in tutto il mondo: giochiamo a <a href="https://www.facebook.com/hashtag/calcio?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/calcio&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF1ymKbbKGyOX5Gy5ZVT_TWlzBDbw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#calcio</a>”.<br />
Foto: Sacha Petryszyn<br />
&#8220;Nato a Tolosa, Francia, nel 1980, trascorro lunghi periodi a Milano, dal 2010. Operatore umanitario in primis e appassionato di fotografia, ho collaborato con organizzazioni non governative come <a href="https://www.facebook.com/hashtag/medecinsdumonde?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/medecinsdumonde&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF0pJJ7qNrw6g4bxVMFDXq5xKTsyg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#MedecinsDuMonde</a>, <a href="https://www.facebook.com/hashtag/actioncontrelafaim?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/actioncontrelafaim&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNFp_AMP3Jgqxv79BN-MGyDvHvLKeQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#ActionContreLaFaim</a> in diversi progetti di emergenza e sviluppo in Birmania, Indonesia, Palestina, Haiti, Giordania ed Iraq. La voglia di raccontare quello che avevo sotto agli occhi è presto diventato indispensabile. Dopo aver realizzato alcune foto in un centro di rifugiati siriani in Giordania per conto di Medecins du Monde, ho deciso di seguire una formazione in fotografia presso l’Istituto Riccardo Bauer di Milano nel 2012 e sono entrato a far parte dello studio <a href="https://www.facebook.com/hashtag/hanslucas?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hanslucas&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNE1qpxwI7hDy5j0THot_wMevJhBCQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#HansLucas</a> nel dicembre 2016.&#8221;<br />
Testo: Sacha Petryszyn e Anne Sophie <a href="https://www.facebook.com/hashtag/simpere?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/simpere&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGzD8HTPpd9mGB8isUjsdAL7S2Csw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Simpere</a><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></strong>2) LE TAPPE DELLA MEMORIA<br />
In Palestina le prime tre tappe del <a href="https://www.facebook.com/hashtag/giroditalia?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/giroditalia&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEM5PLGGef1DGUt2EvfOwZ-bgdI5Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">#GiroDItalia</a> 2018.<br />
&#8230;.I corridori hanno transitato vicino a Kfar Sha’ul, una cittadina sorta sulle macerie di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/deiryassin?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/deiryassin&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNGDEHG9nsJt85lOnE9M4asSiZf2jw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#DeirYassin</a>. Costretti dalla necessità della gara contro il tempo, essi non si sono soffermati a rendere omaggio alle centinaia di vecchi, uomini, donne e bambini massacrati il 9/4/1948. In oltre 144 case abitavano 708 persone. La <a href="https://www.facebook.com/hashtag/puliziaetnica?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/puliziaetnica&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNEuusDvldVoeq7_P6K4KbSBEcjYeA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#puliziaEtnica</a> è stata totale e nessuno è rimasto vivo a Deir Yassin: o uccisi o espulsi. Doverosamente il percorso ha toccato Talbiyya, città natale di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/edwardsaid?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/edwardsaid&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNHNFjwhLJHlkqfLD9vzK5nu_E4ppA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#EdwardSaid</a>. Sono passati poi vicino a via <a href="https://www.facebook.com/hashtag/jabotinsky?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/jabotinsky&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNF8Y9lgQr_ORarj5Ope9pIUFtPf4Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Jabotinsky</a>, una delle tante vie d&#8217;<a href="https://www.facebook.com/hashtag/israele?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/israele&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNH45a79dYioESXFZcOUzdO8fAQ4xg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Israele</a> dedicate a questo signore, onorato eroe nazionale benché grande estimatore di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/mussolini?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/mussolini&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNH9syH8t9k8xLJ288t1qHUAu6UbRw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Mussolini</a> (sì, Benito, quello delle leggi razziali) nonché fondatore dell’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/irgun?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/irgun&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNGz9ImajGx8GBHHcjm7QJE73EUxrQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Irgun</a>, organizzazione terroristica ebraica nata nel 1935 da una scissione dell’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/haganah?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/haganah&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNFMGDAL4HdmJcsaHhYubzkyYgd1oA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Haganah</a> e responsabile, con la banda <a href="https://www.facebook.com/hashtag/stern?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/stern&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNG7gGdcAy1_hDd8vJ1grVAr-RBwVQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Stern</a>, tra l’altro, dell’attentato all’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/hotelkingdavid?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hotelkingdavid&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNF0ddZx3JpE5U-ZNNaPjQH3qEm51A&utm_source=rss&utm_medium=rss">#HotelKingDavid</a> di Gerusalemme ove nel 1946 furono uccise 91 persone tra cui 17 ebrei&#8230;<br />
E via descrivendo&#8230;<br />
Ricerca e mappe a cura del profugo palestinese Dirar Tafeche.</p>
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		<title>“LibriLiberi”: ALBA, di Selahattin Demirtaş</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2018 07:27:55 +0000</pubDate>
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<p>Selahattin</p>
<p>non è solo un bravo scrittore, è un importante uomo politico: nato nel Kurdistan turco, è deputato in parlamento e capo dell&#8217; HDP (Partito democratico del popolo).</p>
<p>Si trova in carcere dal novembre 2016 in quanto difensore delle minoranze, oltre che paladino della pace e dell&#8217;uguaglianza. Proprio dalla prigione lancia la denuncia della violenza continua commessa soprattutto a danno delle donne, con una raccolta di racconti intitolata <i>ALBA</i>, raccolta edita da Feltrinelli.</p>
<p>In quarta di copertina si legge che <i>Alba</i> sia un “libro importante”: e lo è davvero. Attraverso le storie di Seher (nome turco del titolo del testo), di Nazo, di Semra e di molte altre donne, Demirtaş racconta uno spaccato della società turca che toglie la libertà fisica e psicologica (quando non toglie la vita stessa) all&#8217;altra metà del cielo, società che ancora si appella all&#8217;onore, al patriarcato, al maschilismo con la complicità di un sistema politico-giuridico deviato e corrotto.</p>
<p>I racconti sono narrati da vari punti di vista, a volte in prima persona altre volte in seconda o terza; hanno uno stile duro, ironico, immaginifico, ma presentano sempre un forte rimando all&#8217;attualità, ad una realtà troppo spesso violenta e crudele che non lascia spazio alla speranza.</p>
<p>I capitoli sono aperti dai disegni dell&#8217;autore stesso, a carboncino, in bianco e nero: figure umane, animali, oggetti ripresi nelle parole delle storie narrate perchè la scrittura e la pittura sono le due attività principali che permettono a Demirtaş di resistere nella sua condizione di detenuto per la sua attività di dissidente.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10743" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="273" height="497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2235w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-768x1398.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-563x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 563w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" /></a></p>
<p>Sostenuto dai propri familiari &#8211; dalla sorella in particolare, autrice della bella copertina del libro &#8211; il leader/scrittore dimostra una grande sensibilità e una profonda empatia con donne di tutte le età tanto da essere in grado di immedesimarsi con una bambina di cinque anni: racconta le emozioni e i sentimenti di chi è stata vittima di stupro, di chi ha vissuto la guerra, di chi ha perso una persona cara, di tutte/i coloro che hanno subìto e subiscono un&#8217;ingiustizia. E non cercano mai vendetta, ma verità.</p>
<p>Ogni racconto è potente ed emozionante, delicato e urgente: si parla della Turchia, dei kurdi e anche dei siriani&#8230;capri espiatori anche loro di un genocidio voluto e perpetrato con il benestare di noi occidentali.</p>
<p>Non mancano alcuni riferimenti autobiografici: in uno degli ultimi capitoli, lo scrittore parla a sua madre, figura archetipitica di donna, e racconta che fin da piccoli, lui e il fratello, coltivavano il sogno di distribuire equamente le risorse economiche che avevano a disposizione. Si nasce con il senso dell&#8217;etica e della giustizia? E poi se ne paga il prezzo.</p>
<p>Sì, <i>Alba</i> è un libro importante.</p>
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		<title>Una proposta di pace per la Siria</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2018 07:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di pace per la Siria: abbiamo avuto l&#8217;occasione di parlarne con l&#8217;attivista Gennaro Giudetti, membro della Corpo Non Violento di Pace, Operazione Colomba. La proposta nasce dai profughi siriani in Libano perchè&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta di pace per la Siria: abbiamo avuto l&#8217;occasione di parlarne con l&#8217;attivista Gennaro Giudetti, membro della Corpo Non Violento di Pace, <i>Operazione Colomba.</i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/noisiriani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10737" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/noisiriani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="245" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/noisiriani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/noisiriani-300x92.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/noisiriani-768x235.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>La proposta nasce dai profughi siriani in Libano perchè il Libano non riconosce la Convenzione di Ginevra e quindi non riconosce il loro status di profughi. La loro situazione è drammatica perchè non hanno documenti e rischiano di venire arrestati appena escono dai campi profughi.</p>
<p>Un terzo dei bambini non và a scuola e quelli che vanno, frequentano scuole anch&#8217;esse non riconosciute.</p>
<p>In Libano stanno morendo in silenzio, in Europa non possono andarci perchè le frontiere sono chiuse, per cui l&#8217;unica soluzione per loro sarebbe quella di ritornare in Siria. Chiaramente la proposta di pace chiede, innanzitutto, la fine della guerra, lo stop dei bombardamenti e l&#8217;apertura di zone umanitarie in Siria, ovvero zone dove i siriani possano tornare per ricominciare a vivere. Queste zone, grazie al supporto internazionale, non devono essere più bombardate.</p>
<p>Attualmente questa proposta di pace non è attuabile perchè è in corso una vera e propria pulizia etnica e, se ritornassero adesso, verrebbero arrestati o ammazzati. L&#8217;esercito siriano continua a bombardare per cui la proposta deve essere ancora preparata e bisogna fare pressione tramite la comunità internazionale per far sì che nelle zone umanitarie non entrino per bombardare né l&#8217;esercito siriano né i gruppi ribelli.</p>
<p>Abbiamo presentato la proposta di pace al Vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, al Parlamento europeo, all&#8217;inviato speciale per la Siria presso le Nazioni Unite di Ginevra, al Ministero degli Esteri francese, a Roma, alla Regione a Torino e a Milano in università.</p>
<p>Adesso il leader della società civile, dei profughi siriani, deve rientrare in Libano, ma noi continueremo.</p>
<p>Il Parlamento europeo si è dimostrato molto interessato e ci sentiremo nei prossimi giorni per capire come procedere; i profughi siriani hanno redatto la proposta di pace, ma non possono esporla perchè in Libano non possono svolgere attività politica per cui noi di <i>Operazione Colomba</i> ci facciamo portavoce.</p>
<h3><span style="color: #ff0000;">LA PROPOSTA:</span></h3>
<ul>
<li><b>la creazione di zone umanitarie in Siria</b>, ovvero di territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati, sul modello, ad esempio, della <a href="http://www.corteidh.or.cr/docs/medidas/apartado_se_05.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comunità di Pace di San José di Apartadò</a> in Colombia. Vogliamo che siano aperti corridoi per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che tutti i rifugiati ritornino a vivere in pace e sicurezza nella loro Patria;</li>
<li><b>che si fermi la guerra</b>: che si fermino immediatamente i bombardamenti, che si blocchi il rifornimento di armi e che le armi già presenti vengano eliminate; che si ponga fine all&#8217;attuale assedio di decine di città siriane (www.siegewatch.org),?utm_source=rss&utm_medium=rss che gli abitanti di queste città, senza cibo e medicine, siano assistiti immediatamente e posti in sicurezza;</li>
<li><b>che siano assistite le vittime</b> e sostenuto chi le soccorre: che siano liberati i prigionieri politici, ricercati i rapiti e dispersi; che siano soccorsi e assistiti anche in futuro i feriti e i disabili di guerra;</li>
<li><b>che si combatta ogni forma di terrorismo ed estremismo</b>, ma che questo smetta di essere, com&#8217;è ora, un massacro di civili innocenti e disarmati, che oltretutto alimenta il terrorismo stesso;</li>
<li><b>che si raggiunga una soluzione politica e che ai negoziati di Ginevra siano rappresentati i civili che hanno rifiutato la guerra</b>, e non coloro che hanno distrutto e stanno distruggendo la Siria;</li>
<li><b>la creazione di un Governo di consenso nazionale che rappresenti tutti i siriani nelle loro diversità e ne rispetti la dignità e i diritti</b>. Vogliamo che sia fatta verità e giustizia sui responsabili di questi massacri, distruzioni, e della fuga di milioni di profughi, e lasciato spazio a chi vuole ricostruire. Vogliamo convocare ora le migliori forze internazionali, in grado di costruire convivenza e riconciliazione, per sostenere ed elaborare insieme a noi civili un futuro per il nostro Paese.</li>
</ul>
<p>Promosso da: Operazione Colomba*, Corpo Nonviolento di Pace dell&#8217;Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.<br />
Contatti: <span id="cloak95d68a0b81d2997e1162acf0d49e752a"><a href="mailto:operazionecolomba.ls@apg23.org">operazionecolomba.ls@apg23.org</a></span></p>
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		<title>La merce siamo noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 07:46:44 +0000</pubDate>
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<p align="justify"><a href="http://www.meltingpot.org/+-Campagna-overthefortress-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>#Overthefortress</u></a> è una campagna sociale e politica, un’azione collettiva di monitoraggio e d’inchiesta dentro e oltre l’Europa Fortezza.  E’ iniziata come staffetta nell’agosto del 2015 lungo la “rotta dei Balcani”, e seguendo le trasformazioni delle politiche europee di controllo e blocco delle migrazioni mantiene uno sguardo attento sulle principali rotte migratorie e sui confini interni ed esterni dello spazio europeo.</p>
<p align="justify">E’ con questo ricco percorso alle spalle che abbiamo deciso di spostarci più in là, dove arrivano gli accordi che implicitamente sottoscriviamo come europei, ma dei quali non abbiamo notizie chiare sugli effetti, troppo spesso disumani e inaccettabili. Gaziantep, Kilis, Antakya; lungo la strada spesso lo scorgi in lontananza.  Un muro che corre sul confine, a volte riesci anche a vedere delle enormi gru  che sollevano quei blocchi di cemento che compongono il muro.</p>
<p align="justify">È solo una delle conseguenze più visibili del trattato tra l’Unione Europea e la Turchia. Come lo sono anche le decine di ragazzini in pausa pranzo che affollano le strade del quartiere delle officine tessili, nei dintorni di Antep. Anche loro sono una conseguenza di quel trattato.</p>
<p align="justify">LA MERCE SIAMO NOI, prodotto da Melting Pot Europa, in collaborazione con Borders of Borders e Pettirouge.Prod è un progetto della campagna  #overthefortress.</p>
<p align="justify">Attraverso le storie di alcuni profughi siriani, bloccati da anni nei territori turchi a ridosso del confine, abbiamo indagato le conseguenze degli accordi tra Comunità Europea e Turchia. Il lavoro, l’educazione, la casa, i diritti, i doveri, le diseguaglianze, le speranze, le delusioni.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" class="attachment-single-scheda size-single-scheda wp-post-image aligncenter" src="https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-295x406.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" srcset="https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-295x406.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-218x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-241x332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 241w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-256x352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 256w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-142x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 142w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-150x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-156x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 156w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" alt="" width="295" height="406" /></p>
<p align="justify">“La Merce Siamo Noi” è un road movie che corre lungo le linee disegnate dai campi profughi nel sud est della Turchia, un labirinto di muri e misure restrittive, manipolazioni politiche ed esodi senza precedenti. Abbiamo incontrato alcune di quelle migliaia di bambini scappati dalla guerra in Siria, li abbiamo incontrati tra montagne di tessuti, in enormi capannoni decadenti, protagonisti inconsapevoli del boom economico del settore tessile turco. E giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, volto dopo volto, storia dopo storia, quello che si delineava era un racconto dove nessuno  è colpevole, perché al di là delle guerre, delle religioni, delle rivoluzioni e delle ideologie, al di là di tutto questo, e prima di tutto questo la <i>merce siamo noi</i>.</p>
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		<title>Siria del Nord: appello contro l&#8217;invasione turca di Afrin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 09:09:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solidarietà con la popolazione del Rojava-Siria del Nord Associazione per i Diritti umani si unisce al seguente appello: Dal 20 gennaio 2018 l&#8217;esercito turco, insieme a gruppi islamisti, sta attaccando la regione di Afrin,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solidarietà con la popolazione del Rojava-Siria del Nord</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> si unisce al seguente appello:</p>
<p>Dal 20 gennaio 2018 l&#8217;esercito turco, insieme a gruppi islamisti, sta attaccando la regione di Afrin, un cantone del territorio autonomo del Rojava-Siria del Nord. La maggioranza della popolazione di Afrin sono curdi, yezidi e arabi aleviti, inoltre ci vivono minoranze di siriani arabi, armeni e cristiani-assiri. La città di Afrin, collocata nell&#8217;estremo Nordovest della Siria, nonostante i ripetuti attacchi dei gruppi islamisti (Al-Nusra e altri) e dell&#8217;esercito turco, finora ha saputo difendersi e mantenere pace e stabilità. Anzi, Afrin dal 2015 ha accolto centinaia di migliaia di profughi provenienti da Aleppo e altre zone riconquistate dalle truppe di Assad. Solo fino al 20 gennaio scorso, perché ora l&#8217;esercito turco e i suoi alleati islamisti raccolti sotto la sigla FSA (armata siriana libera) non solo attaccano i campi profughi, ma causano anche nuove ondate di profughi. Ci sono già centinaia di vittime sia civili sia fra le forze di autodifesa del cantone di Afrin, centinaia di feriti in ospedali bersagliati dalle forze aeree turche. La Turchia non solo bombarda quartieri abitati con l&#8217;aviazione e da terra, ma anche le infrastrutture civili, i sistemi idrici ed elettrici, fabbriche e strade. Sono provate da registrazioni video crimini di guerra, maltrattamenti e tortura di soldatesse e civili curdi.</p>
<p>L&#8217;esercito turco, affiancato dalle forze islamiste, ad Afrin sta portando avanti una guerra di aggressione contro un territorio all&#8217;interno dei confini della Siria. L&#8217;attacco turco punta all&#8217;occupazione di tutto il cantone di Afrin nell&#8217;intento dichiarato di compiere una pulizia etnica. Si tratta di una palese violazione del diritto internazionale che va condannato da ogni istituzione e comunità che si fonda sul diritto internazionale. È senza dubbi un&#8217;aggravante che lo Stato aggressore, la Turchia, sia membro della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa e che compia questi attacchi con carri armati LEOPARD di produzione tedesca e con armamenti forniti dai partner della NATO. Si tratta di un attacco militare contro le forze di difesa del Rojava-Siria del Nord che non solo si sono eroicamente difese contro l&#8217;ISIS a Kobane e in tanti altri posti del territorio autonomo, ma sono state la forza decisiva per sconfiggere l&#8217;ISIS e liberare tutti i territori occupati dall&#8217;ISIS. Si trovano sotto attacco proprio quelle forze che hanno difeso anche la sicurezza dei paesi europei.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10248" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><span class="credits">Credits: GEORGE OURFALIAN/AFP/Getty Images</span></p>
<p>Afrin è uno dei tre territori autogestiti della Federazione democratica della Siria del Nord. È dal 2012 che la popolazione locale sta costruendo il suo progetto di &#8220;confederalismo democratico&#8221; nonostante la guerra civile e l&#8217;embargo imposto da tutte le parti. Si tratta di un progetto politico assolutamente innovativo per tutta la regione, che coniuga l&#8217;autodeterminazione democratica con una società rispettosa dei diritti delle minoranze, con pari diritti delle etnie e religioni, di uomini e donne. Questo sistema potrà servire da modello per una Siria pacifica, democratica e federale, la grande speranza di milioni di siriani sfiniti da 7 anni di guerra civile.</p>
<p>Questo modello merita la nostra solidarietà. Gli attacchi turchi svuotano ogni prospettiva di soluzione pacifica e anzi destabilizzano anche tutto il Nord della Siria, esasperano la situazione umanitaria di milioni di persone finora risparmiate dagli orrori della guerra e causano nuove ondate di profughi, anche verso l&#8217;Europa. Inoltre, soprattutto le varie minoranze, curdi, cristiani, aleviti e yezidi sono seriamente confrontanti con la minaccia della deportazione e genocidio.</p>
<p>Nella stessa Turchia chiunque protesta contro questa guerra di aggressione viene tacciato di essere traditore della patria e terrorista. Finora più di 600 persone sono state arrestate perché si sono pronunciate pubblicamente e sui social media contro l&#8217;invasione in Afrin. Tutti i governi europei, tutti gli europei amanti della pace, della democrazia e dei diritti umani sono chiamati ad opporsi a questa guerra voluta dal regime di Erdogan. I governi europei, incluso quello italiano, devono impegnarsi all&#8217;intero dell&#8217;ONU, dell&#8217;Ue, della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa affinché venga immediatamente fermato l&#8217;attacco dell&#8217;esercito turco contro Afrin. Tutti i governi europei e soprattutto quelli dei paesi membri della NATO devono cessare ogni rifornimento di armi alla Turchia. Per contro vanno ripresi gli sforzi per le trattative di pace fra lo Stato turco e le forze politiche curde, interrotte nel 2015, vanno riprese le trattative internazionali per una soluzione pacifica del conflitto all&#8217;interno della Siria. L&#8217;Italia e gli altri Stati europei devono riconoscere immediatamente la Federazione democratica della Siria del Nord e appoggiare l&#8217;autonomia, garantire aiuti umanitari per il Cantone di Afrin e la protezione dei profughi. La difesa di questa regione non solo è anche nel nostro interesse, ma è un atto moralmente dovuto nei confronti di una popolazione che chiede i propri diritti fondamentali. Anche se la gratitudine non è propriamente una categoria della politica internazionale, benché in Europa regni un&#8217;indifferenza desolante nei confronti delle popolazioni siriane, ci richiamiamo alla solidarietà umana con chi per anni e con enormi sacrifici ha difeso il resto del mondo contro la minaccia del terrorismo dell&#8217;ISIS.</p>
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