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	<title>social network Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>social network Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Gabriele Del Grande: la situazione in Siria, oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 05:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato per voi il giornalista reporter Gabriele Del Grande, da poco rientrato dalla Siria, che ci aiuta a capire una situazione complessa e ad approfondire temi poco considerati dalla stampa italiana. In che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato per voi il giornalista reporter Gabriele Del Grande, da<br />
poco rientrato dalla Siria, che ci aiuta a capire una situazione<br />
complessa e ad approfondire temi poco considerati dalla stampa<br />
italiana.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
che periodo sei stato in Siria e per quanto tempo?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dovrei<br />
prima specificare in quale Siria. Perché ne esistono almeno tre<br />
tipi. C’è una Siria in mano al regime, una Siria in mano alle<br />
forze armate dell’opposizione, e una in mano alle milizie di Al<br />
Qaeda. Io ho visitato la seconda. Sono entrato dalla frontiera turca<br />
di Kilis e ho trascorso dieci giorni consecutivi ad Aleppo, nel<br />
Settembre 2013. Questo è stato il mio quinto ingresso in Siria<br />
nell’ultimo anno. Anche le precedenti volte avevo visitato le<br />
regioni del nord in mano all’opposizione, sia nella provincia di<br />
Aleppo che nella provincia di Idlib.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual<br />
è la prima cosa da dire nel raccontare la Siria oggi?</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il primo<br />
pensiero va alle condizioni davvero drammatiche in cui sono ridotti a<br />
vivere i civili. Il secondo pensiero va al progressivo aggravarsi<br />
della situazione sul terreno. Le formazioni islamiste più vicine ad<br />
Al Qaeda infatti, notoriamente lo Stato Islamico in Iraq e nel<br />
Levante (Isil), hanno dichiarato guerra alle forze moderate<br />
dell’Esercito siriano libero nonché alle milizie curde del Pyd, il<br />
ramo siriano del Pkk di Ocalan. Il risultato è un clima di guerra<br />
civile nel nord, dove il regime è soltanto uno dei nemici, uno dei<br />
signori della guerra&#8230; Ovviamente il regime è il principale<br />
beneficiario di questo fronte interno all’opposizione. E infatti ne<br />
sta uscendo rafforzato militarmente, oltre che riabilitato a livello<br />
internazionale per aver rispettato l’accordo voluto dai russi sulla<br />
distruzione delle armi chimiche. L’opposizione invece ha perso ogni<br />
credibilità a livello internazionale, è sempre più divisa e non<br />
riesce di fatto a controllare le forze armate sul terreno. Non solo,<br />
lo stallo internazionale ha di fatto ridotto in minoranza le forze<br />
democratiche dell’Esercito libero, che oggi non sono nemmeno più<br />
in grado di evitare episodi efferati come i massacri settari compiuti<br />
dalle milizie islamiste lo scorso agosto nei villaggi alawiti della<br />
regione costiera, come denunciato da Human Rights Watch.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
che condizioni vivono le persone che sono rimaste nel Paese?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Aleppo è<br />
una città sottoposta a bombardamenti aerei da più di un anno. Ogni<br />
giorno muoiono civili sotto il fuoco dei cecchini e dell’artiglieria.<br />
E la gente rimasta convive con questa situazione. Si sono abituati<br />
all’idea di poter morire in qualsiasi momento. La morte è<br />
diventato quanto di più banale si possa immaginare. Ciononostante la<br />
vita va avanti, è più forte di tutto, ci si sposa, si fanno figli,<br />
si aprono le scuole… come ho provato a raccontare nei miei diari da<br />
Aleppo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
può parlare, secondo te, di “laicità” in relazione alla<br />
rivoluzione siriana?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sicuramente<br />
l’insurrezione siriana è stata un fenomeno popolare, spontaneo, di<br />
massa, apartitico e areligioso e soprattutto nonviolento, nei primi<br />
sei mesi di manifestazioni, dal marzo all’agosto del 2011. In<br />
piazza c’erano sunniti e cristiani, alawiti e druzi, arabi e curdi…<br />
E le rivendicazioni erano politiche, le parole dette afferivano al<br />
vocabolario della giustizia, della lotta, non ai libri sacri. Con la<br />
guerra ovviamente molte cose sono cambiate. E di quel movimento<br />
civile non restano che le ceneri. Ormai parlano le armi e dicono le<br />
parole dei loro finanziatori, che sono prima di tutto le<br />
petromonarchie del Golfo. Voglio dire che le principali forze<br />
dell’Esercito libero hanno un’agenda islamista, seppure moderata.<br />
Voglio dire che la guerra è sempre più una guerra settaria. Voglio<br />
dire che la presenza di Al Qaeda è ormai fuori controllo e si è<br />
rivolta contro le stesse forze islamiste moderate dell’Esercito<br />
libero.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Puoi<br />
farci un&#8217;analisi della questione migratoria alla luce degli ultimi<br />
naufragi e dell&#8217;arrivo dei profughi siriani in Italia?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qualche<br />
cifra può aiutare a capire. A fronte di una popolazione di 23<br />
milioni di abitanti, si calcola che in Siria siano fuggiti dalle loro<br />
case 7 milioni di persone tra sfollati interni (5milioni) e rifugiati<br />
(2milioni) registrati dalle Nazioni Unite nei campi profughi lungo il<br />
confine nei paesi limitrofi. Da un anno, siriani e palestinesi<br />
siriani hanno iniziato ad imbarcarsi per l’Italia, sulle vecchie<br />
rotte del contrabbando libico ed egiziano. Dal nostro paese poi,<br />
nella maggior parte dei casi, il loro viaggio continua verso i paesi<br />
del nord Europa o in Germania. Da gennaio ne sono arrivati 8.500.<br />
Possono sembrare tanti a chi va dicendo che l’Italia non può farsi<br />
carico dei mali del mondo. Ma in verità, sono poco più dello 0,1%,<br />
uno su mille, rispetto a quei 7 milioni di siriani fuggiti dalle loro<br />
case dall’inizio della guerra. Accoglierli dignitosamente sarebbe<br />
il minimo che l’Europa potrebbe fare, visto lo stallo totale<br />
dell’azione diplomatica dell’UE nel tentare di risolvere la<br />
guerra siriana.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual il<br />
ricordo per te più importante di questa esperienza?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
ricordo più bello, come in ogni viaggio, sono i legami che restano.<br />
Sono i ragazzi del comitato civile di Ashrafiya, ad Aleppo, con i<br />
quali ho viaggiato. Li sento spesso su facebook. E questo dà il<br />
polso del giornalismo ai tempi dei social network, nel senso che<br />
scrivi le storie di amici che poi le leggono in tempo reale su google<br />
translate. È grazie a loro se ho fatto un viaggio in mezzo ai<br />
civili, senza essere embedded con nessuno esercito. Nessuno di loro<br />
era armato, perché credono nella nonviolenza, e hanno mantenuto il<br />
loro spirito critico. Sanno che il paese è andato, sanno di avere<br />
perso. Eppure, con la determinazione che è soltanto dei visionari e<br />
dei folli, hanno deciso di restare. Al rischio di morire per la<br />
propria gente, sapendo che la storia forse già domani li tradirà,<br />
ma che prima o poi la notte avrà fine, e arriverà la luce del<br />
giorno e si scriverà di loro che erano nel giusto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>Cosa succede in Turchia?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 02:57:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sta succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? Succede che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki, l&#8217;unica zona verde nel centro cittadino, per costrure un gigantesco shopping-mall, un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa sta<br />
succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Succede<br />
che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki,<br />
l&#8217;unica zona verde  nel centro cittadino, per costrure un gigantesco<br />
shopping-mall, un centro commerciale, un “non-luogo” come Gilles<br />
Deleuze definiva questi edifici dedicati allo shopping sfrenato.<br />
Succede che il progetto sia già stato approvato ma &#8211; per paradosso &#8211;<br />
non sia ancora arrivato, invece , il permesso per l&#8217;abbattimento<br />
degli alberi e così, abusivamente, gli operai abbiamo iniziato a<br />
raderli al suolo lo stesso. Succede che, venerdì 31 maggio,<br />
cinquantamila manifestanti si siano rovesciati in piazza Taksim e<br />
dintorni per contestare questo progetto urbanistico e che siano stati<br />
attaccati dalla polizia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Comitati<br />
di cittadini, singoli, personalità politiche, sindacati, esponeneti<br />
della cultura e dello spettacolo, forze di sinistra e correnti vicine<br />
all&#8221;islamismo: per la prima volta, tutti, tanti uniti per dichiarare<br />
il proprio dissenso nei confronti di questa decisione, che riguarda<br />
un bene pubblico e, più in generale, nei confronti delle politiche<br />
conservatrici del primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tra le quali<br />
si annoverano: la legge contro la vendita di alcolici dopo le 22 nei<br />
supermercati e la campagna di moralizzazione dei comportamenti<br />
pubblici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
manifestazione contro la realizzazione del centro commerciale è<br />
iniziata con concerti improvvisati, danze, discorsi: un modo pacifico<br />
e democratico di esprimere, da parte dei cittadini,  un parere su una<br />
decisione istituzionale. Molti hanno pronunciato frasi del tipo: “<br />
Che il governo di dimetta”, sventolando bandiere e ritratti di<br />
Ataturk, padre della Repubblica laica moderna. Ma questa battaglia<br />
civile sta diventando sempre più politica (e manifestazioni<br />
antigovernative si stanno espandendo anche in altre città, quali<br />
Ankara e Smirne, anche grazie alla convocazione tramite i social<br />
network che erdogan ha definito “una minaccia per la società”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
polizia ha attaccato i manifestanti di istanbul con manganelli,<br />
idranti e lacrimogeni; secondo Amnesty International ci sono stati<br />
oltre mille feriti, due morti e altri sono in pericolo di vita per<br />
ferite alla testa. Il portavoce della Ong, Riccardo Noury, ha infatti<br />
affermato: “ Pretendiamo dal Ministero della Sanità turco<br />
informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli<br />
scontri e lanciamo un appello perchè ci sia uno stop nell&#8217;uso di gas<br />
lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai<br />
manifestanti”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
domenica la protesta ha cambiato registro: è diventata una protesta<br />
sonora. Le piazze e le strade di Istanbul, Ankara e Smirne sono state<br />
invase da automobilisti che hanno suonato il calcson ripetutamente,<br />
mentre sui balconi delle case le persone sbattevano pentole e<br />
coperchi. Suoni, parole, ma non la violenza.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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