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	<title>social Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Il Venezuela è ancora imbavagliato</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 08:27:54 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15823"/></figure></div>



<p>Ripetute volte abbiamo parlato del collettivo venezuelano <em>Un Mundo sin Mordaza</em>, che attraverso la promozione e diffusione dell’arte ha il compito di denunciare le arbitrarietà del regime e far rispettare i Diritti Umani. Hanno pubblicato il rapporto semestrale sulla situazione imperante in Venezuela per quanto riguarda la mancanza di libertà d’espressione. Il Coronavirus, pur essendo di vitale importanza, non ci deve distrarre di continuare a focalizzare la nostra attenzione anche su questi fatti ormai conosciuti e ultimamente dimenticati. Mi sembra doveroso riportare alcuni frammenti di questo rapporto per ricordare che la riduzione del diritto alla libertà è una realtà non risolta affatto in Venezuela.</p>



<p>“Nella prima metà del 2021, il modello di sistematizzazione e riduzione del diritto alla libertà di espressione e di accesso all&#8217;informazione in Venezuela si è ripetuto ancora una volta. Tuttavia, c&#8217;è stato un calo significativo rispetto ai dati ottenuti nel 2020. Secondo l&#8217;ONG <em>Espacio Público</em>, finora quest&#8217;anno sono stati registrati 74 casi, tra cui 150 violazioni della libertà di espressione in Venezuela, che rappresenta una diminuzione del 54% dei casi e del 66% delle violazioni registrate durante lo stesso periodo nel 2020, tra cui le detenzioni arbitrarie contro i giornalisti e i cittadini nel loro esercizio di diffusione delle informazioni, di fatto, Un Mundo sin Mordaza ha documentato 29 episodi di arresti e detenzioni arbitrarie sia di giornalisti che di individui nell&#8217;esercizio della diffusione e del libero accesso alle informazioni, suddivisi in 15 giornalisti e 14 vittime civili. Un totale di 63 atti di minacce, molestie o aggressioni (…) atteggiamenti che consistevano in minacce su reti sociali da parte di funzionari pubblici, persecuzioni, sequestro di attrezzature e materiale di lavoro, intimidazioni, minacce, aggressioni fisiche, morali e psicologiche, tra gli altri. Per quanto riguarda i media tradizionali, un totale di 22 casi sono stati registrati, diretti verso canali televisivi e stazioni radio, dove il 50% di essi sono stati censurati mediante sanzioni amministrative o giudiziarie. D&#8217;altra parte, per quanto riguarda la carta stampata, anche se ha rappresentato solo il 13,6% dei casi di violazione della libertà di espressione, l&#8217;incidente che ha suscitato più scalpore è stata la condanna e il sequestro esecutivo, nonché l’embargo, emesso contro il giornale <em>El Nacional</em> (uno dei giornali con più autorevolezza nella storia della stampa venezuelana). Sono anche stati registrati 13 casi di blocco di siti web e social network. Un caso particolare è l’attacco alla sede della stazione radio Selecta 102.7 FM, che è stato attaccato da sostenitori del regime inviati da funzionari pubblici.” Per solo citare alcuni frammenti del rapporto.</p>



<p>Non solo i media tradizionali hanno subito attacchi, anche i giovani che comunicano attraverso Tik tok sono oggi delle vittime. Un caso uscito in tutta la stampa nazione è quello di José Perez, giovane tiktoker, studente universitario che ha pubblicato un video dove questionava lo stile di vita sfarzoso e lussuoso della figlia di un famoso cantante, che sembrerebbe abbia rapporti con il regime. Perez è stato minacciato di morte dai parenti del cantante. Pur cancellando il contenuto e dopo le scuse, Pérez è stato detenuto da una commissione per i delitti informatici del CICPC (Corpo investigativo scientifico, penale e criminalistico) per 20 giorni, maltrattato verbalmente e psicologicamente, senza mandato e senza processo di nessun tipo.</p>



<p>Luis Morales è il responsabile di un video, sempre su TikTok, che riguardava il vaccino cinese contro il COVID. Morales ha mostrato una clip satirica sugli effetti collaterali dell&#8217;applicazione del vaccino per prevenire la diffusione del coronavirus, a causa della quale i funzionari del SEBIN lo hanno trattenuto, interrogato e dopo 20 giorni rilasciato con misure cautelari. Questi sono soltanto due esempi denunciati dove si può notare come le detenzioni continuano ad essere utilizzate dal regime come un meccanismo per mettere a tacere e censurare l&#8217;attività giornalistica e la libertà di parola dei cittadini che sostengono posizioni lontane dai principi del regime attuale.</p>



<p>Il Coronavirus non ci deve distrarre. Ovviamente, ha messo ancora alla prova la precaria situazione che si vive nel paese, ha aumentato la situazione di crisi già imperante, ma alcuni fattori come la mancanza di benzina, di prodotti di prima necessità e la mancanza di libertà d’espressione, nonché la censura, continuano ad essere protagonisti assoluti di questa tragedia. Non dimentichiamolo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Psicopolitica</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2021 10:01:47 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un libercolo, edito da Nottetempo, denso di concetti e riflessioni utili per riflettere sulla nostra contemporaneità o meglio, sulla ipercultura che caratterizza la nostra epoca. Si tratta di <em>Psicopolitica</em>, di Byung-Chul Han, docente di Filosofia e Studi Culturali, a Berlino.</p>



<p>Riprende, l&#8217;autore, l&#8217;assunto di <em>1984</em> di George Orwell, per descrivere una società che invita i cittadini a condividere, a esprimere opinioni e giudizi, a esternare pensieri, desideri, fallimenti tramite la tecnologia e che, tramite i big data, controlla la vita di ciascuno. La libertà diventa, così, strumento di costrizione e di oppressione, ma gli individui sono ancora ben lontani dal cogliere tale paradosso.</p>



<p>Molti sono i concetti approfonditi in questo saggio: potere intelligente, biopolitica, ludicizzazione, idiotismo, per citarne alcuni.</p>



<p><em>Potere intelligente</em>: è quello che utilizza una libertà apparentemente permissiva, una sorta di benevolenza subdola per poter agire in maniera piacevole e creare dipendenza. In questo modo esprimiamo i nostri pensieri e diventiamo sempre più manipolabili.</p>



<p><em>Biopolitica</em>: lo stato di salute, il controllo della demografia e del tasso di mortalità diventano algoritmi per ridurci a una massa, da amministrare in base a psicoprogrammi ben organizzati per gestirci in maniera uniforme e produttiva.</p>



<p><em>Ludicizzazione</em>: la tecnologia imperante &#8211; con i social network, in particolare &#8211; assoggettano la comunicazione reale ad una modalità di “gioco”: “like” e“followers” sostituiscono relazioni più profonde, durature e critiche. E&#8217; sufficiente schiacciare un pulsante per illudersi di essere apprezzati.</p>



<p><em>Idiotismo</em>: per Deleuze essere idioti significa: “dischiudere il pensiero a un campo di immanenza fatto di eventi e singolarità, che si sottrae a ogni soggettivazione e psicologizzazione”; essere idioti, oggi invece, significa essere “eretici” perchè è sempre più arduo ricorrere ad un pensiero e a una scelta liberi. La violenza del consenso, nella tarda modernità, soffoca la libertà di poter essere idioti.</p>



<p>Han in questo suo lavoro, inoltre, collega il potere della tecnologia al neoliberismo: siamo servi, ormai, in quanto non sappiamo più relazionarci agli altri in maniera disinteressata; viene sfruttato tutto ciò che rientra nel concetto di “libertà” (emozioni, gioco, comunicazione) con l&#8217;unico scopo di produrre capitale in un circolo eterno, tentacolare e perverso, ma nascosto e raffinato a tal punto da coinvolgere tutti senza che ne accorgiamo. E&#8217; una forma di profanazione del sacro, se per sacro si intende il libero arbitrio, sporcato dalla ricerca dell&#8217;unico dio rimasto, il Denaro.</p>



<p>E quando la religione &#8211; in senso letterale di re-ligere, legare, accomunare &#8211; perde il senso originario, staccandosi dall&#8217;Etica &#8211; rimangono non più individui-cittadini, ma soltanto vuoti involucri o macchine senz&#8217;anima. E questi siamo noi.</p>
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		<title>Il Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2020 08:17:40 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="834" height="834" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14022" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 834w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-768x768.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/po_logo-1-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /></figure></div>



<p><strong>Parole ostili.</strong> Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano.<br>In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories.<br>È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali.<br>Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole.</p>



<p>Anche <strong><em>Associazione per i Diritti Umani </em></strong>ha contribuito, con altre realtà, alla stesura del <strong>Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva</strong>, presentato ieri, 9 maggio 2020, a Trieste: dieci principi di stile a cui ispirarsi per scegliere parole giuste, parole che sappiano superare le differenze, oltrepassare i pregiudizi e abbattere i muri dell’incomprensione. Parole che ci liberino dalle etichette, che non ci isolino, che non ci facciano sentire sbagliati. È il Manifesto di chi quotidianamente rischia di restare ai margini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="724" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14023" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR-1536x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Manifesto-inclusione-OR.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per altri materiali: paroleostili.it </p>
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		<title>I luoghi di Pace che esistono</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 07:07:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marlene Simonini (da other-news.info) Chi non lo vorrebbe, un “luogo di pace”. Solo ad ascoltarle, queste parole, ci sentiamo invasi da una brezza calma. In un mondo in cui ogni essere umano anela&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di<strong> </strong>Marlene Simonini<strong> </strong>(da <a href="http://other-news.info?utm_source=rss&utm_medium=rss">other-news.info</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2019/12/UNADJUSTEDNONRAW_mini_377b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-961"/><figcaption>La colomba di Picasso</figcaption></figure></div>



<p>Chi non lo vorrebbe, un “luogo di pace”. Solo ad ascoltarle, queste parole, ci sentiamo invasi da una brezza calma.</p>



<p>In un mondo in cui ogni essere umano anela ad un luogo di pace per sé stesso, è strano notare come poco siamo riusciti a renderlo pacifico, questo mondo. Però ci ritagliamo brevi spazi, luoghi portatori di pace, e di tanto in tanto ce li regaliamo.</p>



<p>Come i FridaysForFuture, ad esempio, di cui i giovani di tutto il mondo portano avanti la bandiera, creando, nella piazza e nella strada, il&nbsp;<em>loro&nbsp;</em>luogo di pace, colorandolo per un giorno con le loro voci, intenti, prospettive. Un luogo pacifico per dimostrare e celebrare.</p>



<p>Luogo di pace quasi secolare è sicuramente quello dello sport. Che comprenda un calcio ad un pallone o no, che sia in gruppo o no, fin dall’antichità – letteralmente – l’essere umano tende i muscoli per liberarsi la mente.</p>



<p>Sono luoghi, questi, che gli esseri umani si sono&nbsp;<em>creati</em>, ma se ci fossero anche luoghi di pace “meno fisici”?</p>



<p>Ebbene sì, esistono ed hanno, come capofila, le piattaforme social.</p>



<p>Si vada su Facebook. Si inserisca nel motore di ricerca la parola “pace” e giù di gruppi ecologisti, animalisti, religiosi, servizi di benessere, terapie anticonvenzionali, viaggi… un’offerta senza fine.</p>



<p>La pace, la ricerca di pace, per chi la dà e per chi la dona, trova il suo spazio nel sempre attivo volontariato. Attivo in ogni epoca ed in ogni luogo. A parteciparvi sono sia donne che uomini (con una maggiore presenza di questi ultimi). I dati Istat più recenti (ottobre 2019) confermano che le associazioni no profit in Italia sono in crescita, nell’ultimo censimento – 2017 – sono risultati all’appello ben 350.492 associazioni di volontariato.</p>



<p>Ma anche attività a latere ed amatoriali: un luogo di pace “di moda”, in questo ultimo decennio, è quello del teatro.</p>



<p>Speriamo anche per gli spettatori.</p>



<p>C’è un filo rosso, che lega tutti questi luoghi di pace: vi è sempre un&nbsp;<em>fare</em>&nbsp;che porta ad un&nbsp;<em>sapere,&nbsp;</em>ed è strano – ma lodevole – notare come questo sentimento di ricerca della pace, in tutte queste attività sopracitate, sia strettamente correlato all’educazione e alla crescita. È così che, da animali intelligenti e pensanti, abbiamo capito che la pace e la sua ricerca non andava solo attuata, ma anche studiata, interpretata,&nbsp;<em>insegnata.</em></p>



<p>Nella nostra penisola, possiamo citare l’università di Pisa, ad esempio, che ha introdotto un corso triennale intitolato “scienze della pace”, corso omonimo offerto anche dall’Università Lateranense.</p>



<p>Università interamente votata alla pace, invece, è l’Università Internazionale per la Pace di Roma.</p>



<p>Se vogliamo volgere lo sguardo oltre i confini italiani, troviamo addirittura un’università fondata dall’ONU, nel 1980: l’Universidad por la Paz in Costa Rica. Cattedre votate alla Ricerca della Pace sono presenti anche in USA, UK, Svezia, Norvegia…</p>



<p>Così che la pace diventi infine un mestiere, un lavoro come un altro. Si chiama “peace-keeping”, colui che mantiene la pace (paciere in italiano?) e ne esistono pochi, per il momento. Professionisti del mestiere che hanno una preparazione tanto scientifica quanto umanistica, senza contare le competenze linguistiche ed una necessaria preparazione politica e storica.</p>



<p>Il fatto che il mondo abbia bisogno di figure formate nella disciplina della Pace non è esattamente affascinante, eppure le abbiamo formate, e questa sola vale come una bella mossa da parte della modernità!</p>



<p>Ognuno con i suoi pregi, ognuno con le sue attitudini ed aspettative, cerchiamo di costruire e mantenere la nostra pace, siamo già da soli dei “peace-keeping” per noi stessi, eppure se estendessimo tale desiderio anche agli altri… be’, si potrebbe sperare ancora più in grande, in un mondo ancora migliore.</p>



<p>E quindi speriamo, tutti insieme. In luoghi di pace estesi, coinvolgenti, sereni, continuativi… e poi diffondiamoli.</p>



<p>Non si è mai in ritardo per un progetto del genere.</p>
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		<title>&#8220;La banalità dell&#8217;hate speech&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 07:26:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Matteo Vairo Fino a poco tempo fa, dopo essermi presentato, quasi come un automatismo mi sentivo dire “Ah Matteo! Che bel nome!” . Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="878" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 878w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-768x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 878px) 100vw, 878px" /><figcaption>stop hate speech conflict violence start from comments aggressive communication by crowd vector</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>di Matteo Vairo</p>



<p>Fino a poco tempo fa, dopo essermi presentato, quasi come un automatismo mi sentivo dire “<em>Ah Matteo! Che bel nome!</em>” . Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal <em>tifoso</em> del momento, non ho risposte, ma solo sguardi che vorrebbero dirmi “<em>Mi dispiace</em>!”</p>



<p>Banale come inizio ma..significativo.</p>



<p>Significativo perché ormai sembra che
tutto sia in qualche modo <em>contaminato</em>.. contaminato da un
bisogno spasmodico di polemizzare e/o politicizzare qualsiasi
pensiero venga espresso, qualsiasi tema diventa <em>scottante </em>che
siano migranti, vaccinazioni o animali</p>



<p>E se quello del nome può essere un
esempio banale, cercherò di raccontare un qualcosa di più..concreto.</p>



<p>Sono un operatore umanitario, mi occupo
di vulnerabilità da più di 10 anni ed in questo lasso di tempo ho
avuto modo di rapportarmi con persone fragili di qualsiasi
nazionalità, ideale politico ed estrazione sociale possibile ed
immaginabile.</p>



<p>Fino a poco tempo fa (dopo essermi
presentato) non appena qualificatomi mi sentivo dire “<em>Ce ne
vorrebbero di persone come te.. tanta stima… se posso contribuire…</em>”
. Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal
tifoso del momento, ho sì risposte.. e che risposte: “<em>ecco il
buonista.. sei uno dei nemici della nazione.. aiuti X ma non Y..
zecca..</em>” e queste sono le più educate.</p>



<p>La riconoscenza verso chi si prodiga
per il prossimo penso sia umanamente comprensibile pur senza arrivare
a <em>santificare </em>la “categoria” che rappresento, perché c’è
questo falso mito che un operatore umanitario sia un “<em>senza
macchia</em>”: nulla di più sbagliato, sono un essere umano, siamo
esseri umani e come tali non assolutamente in grado di poter
<em>scagliare la prima pietra</em>; a volte mi faccio paura da solo per
le amenità che magari riesco ad abortire anche solo per rabbia,
perché il primo pregiudizio è credere di non avere pregiudizi.
Proprio per questo ho sempre fatto fatica a digerire questo <em>alone
di santità</em> che mi hanno spesso appioppato e che spesso ci
appioppano.</p>



<p>Indipendentemente da questa mia
percezione, come si passa dall’essere identificato da <em>buono</em>
a <em>buonista</em>?</p>



<p>A <em>nemico della nazione</em>? 
</p>



<p>E a <em>zecca</em>? A <em>zecca</em>!! 
</p>



<p>Personalmente questa
de-responsabilizzazione dell’uso delle parole mi destabilizza. Mi
stordisce. Mi scava.</p>



<p>Mi scava perché sembra non esserci più
spazio per esprimersi, perché dall’altra parte c’è già
qualcuno (spesso più di uno) pronto a riversarti barili di bile
addosso pur sostanzialmente essendo avulso da quell’espressione.</p>



<p>Perché se X da Roma decide di
condividere su Facebook la foto della nuova scala che ha comprato, Y
da Milano e Z da Palermo si sentono quasi in diritto di palesare il
loro dissenso verso quel modello/colore/posizionamento della scala
con turpiloqui ed altre amenità?</p>



<p>Quella della scala non vuole essere una
banalizzazione di questo fenomeno, ma uno spunto di riflessione su un
fenomeno che molti si affrettano ad etichettare, ma che io non riesco
ancora ad inquadrare. Beati anzi quelli che hanno risposte a tutto…io
quando distribuirono il manicheismo mi sa che ero in bagno.</p>



<p>Ci si affretta ad etichettare subito
tutto con <em>fascismo</em>, <em>nazismo</em>, <em>comunismo</em>…ma
attenzione, ripetendo certe parole all’infinito non si rischia di
svuotarle del loro significato primo?</p>



<p>Come si è arrivati ad inneggiare alla
violenza, o addirittura alla morte, nei confronti chi la pensa o
agisce in modo diverso?</p>



<p>Come è difficile dire se sia nato
prima l’uovo o la gallina è molto complesso definire se
l’influenza e l’impatto di Facebook e degli altri social media
abbiano contribuito alla formulazione di un certo linguaggio o se
invece la galassia social abbia fatto solo da megafono sociale e reso
più visibile ciò che già serpeggiava all’interno della società.</p>



<p>Innegabile è invece il fatto che
nell’ultimo decennio si è palesata un’aggressività verbale
individuale ed individualizzata poco etichettabile, facile da
prevedere (difficile da mediare), ma soprattutto veloce e, a seconda
dei casi, sovrastrutturata, capace di fare rete, di aggregare,
attraverso istinti che fuori dalla piazza virtuale magari restavano
silenti.</p>



<p>Aggressività non ostacolate dallo
stigma sociale, anzi.</p>



<p>Un esempio sono le istituzioni che da
essere argine (o mediatori) si sono fatte spesso cassa di risonanza
della cosiddetta “<em>pancia del paese</em>” (anche se parlerei più
di intestino crasso) e delle sue espressioni più basse e bieche, al
punto di modificare le proprie agende e cavalcarne l’onda per
suscitare comprensione ed incrementare consenso anziché mettere in
atto campagne di contrasto efficaci; anzi magari a volte donando
neologismi in pasto all’arena come “<em>PDioti..fascioleghisti…</em>”,
epiteti che hanno la presunzione di giudicare e facilmente
etichettare tutta la vita passata, presente e futura, di una persona.
Come non ricordare che uno dei partiti attualmente al governo è nato
sostanzialmente da un “<em>Vaffanculo</em>!” capace di unire e
raccogliere con decisamente inattesa infettività sia virtuale che
reale? Questa rottura, come riporta Federico Faloppa ha creato “<em>una
liberazione prima (“Vaffanculo!”) un’abitudine poi, e infine un
assuefazione sia nel produrre razzismo linguistico, sia nel
diffonderlo, nell’ascoltarlo, nel leggerlo</em>”</p>



<p>Questo non riguarda un solo colore
ideologico, ma sta appartenendo tendenzialmente a tutti perché per
ogni “<em>bruciamoli…che ti stuprino…apriamo i forni..</em>” c’
è un “<em>a testa in giù.. nelle fogne..</em>” denotando un
“tetro arcobaleno” di provenienze linguistiche ed una
contrapposizione tra chi è sicuramente nel giusto e chi quasi non
merita di vivere.</p>



<p>Il fatto è che le opinioni sono sempre
esistite (e sempre si spera esisteranno), ciò significa che con esse
esisterà anche il dissenso ed il confronto purchè entrambi siano
espressi in modo civile e con il rispetto come base imprescindibile.
Al momento invece sembra di avere a che fare con i capi classe dei
malinformati, dei ripetenti per scelta, portatori della verità
assoluta senza magari aver mai messo naso fuori di casa.</p>



<p>Non mi piace. Non mi piace questa
tecnica di manifestare il proprio pensiero.</p>



<p>Al tempo stesso, da inguaribile
romantico e comunque fiducioso del genere umano, non voglio credere
ad una definitiva deriva malvagia del genere umano (anche se mio
malgrado a volte mi trovo a dar ragione ad Emil Ferris quando afferma
“<em>tutti noi siamo dei mostri, ma quelli cattivi non sanno di
esserlo</em>”).</p>



<p>C’è dell’altro…c’è del
malessere, c’è della povertà ed un senso di abbandono collettivo
oggettivo che non viene captato a livello governativo e che trova
sfogo, in modo individuando di volta in volta un tendenzialmente
errato nemico che in quel momento è individuato come ostacolo alla
propria affermazione.</p>



<p>Ovviamente la via non è questa. Ma
queste persone, perché di persone parliamo, merita attenzione.
Merita una risposta, altrimenti la deriva sarà ancora più buia di
questa.</p>



<p>Calmiamoci tutti, uniamo le
vulnerabilità e facciamone un coro unico. Non cerchiamo risposte
semplici a problemi complessi ed a volte biblici.</p>



<p>Concludendo mutuando da Gaber: non temo
il <em>fascismo</em> o il <em>comunismo</em> in sé, temo il <em>fascismo</em>
o il <em>comunismo</em> in me, in noi.</p>



<p>Io…speriamo che me la cavo!</p>
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		<title>Lettera aperta congiunta sulle preoccupazioni relative all&#8217;aumento globale del discorso d&#8217;odio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 07:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L Firmato da 26 mandati, vedi elenco sotto Siamo allarmati dal recente aumento dei messaggi odiosi e dall&#8217;istigazione alla discriminazione e all&#8217;odio contro i migranti, i gruppi minoritari e vari gruppi etnici, nonché i&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/01/lettera-aperta-congiunta-sulle-preoccupazioni-relative-allaumento-globale-del-discorso-dodio/">Lettera aperta congiunta sulle preoccupazioni relative all&#8217;aumento globale del discorso d&#8217;odio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13060" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p></p>



<p><em>Firmato da 26 mandati, vedi elenco sotto</em></p>



<p>Siamo allarmati dal recente aumento dei messaggi odiosi e dall&#8217;istigazione alla discriminazione e all&#8217;odio contro i migranti, i gruppi minoritari e vari gruppi etnici, nonché i difensori dei loro diritti, in numerosi paesi.&nbsp;I discorsi di odio, sia online che offline, hanno esacerbato le tensioni sociali e razziali, incitando attacchi con conseguenze mortali in tutto il mondo.&nbsp;È diventato mainstream nei sistemi politici di tutto il mondo e minaccia i valori democratici, la stabilità sociale e la pace.&nbsp;Le idee alimentate dall&#8217;odio e il patrocinio accentuano il discorso pubblico e indeboliscono il tessuto sociale dei paesi.</p>



<p>Attraverso la legge e i principi internazionali sui diritti umani, gli Stati si sono impegnati a combattere la discriminazione razziale, la violenza razzializzata e la xenofobia.&nbsp;Questi standard internazionali sui diritti umani garantiscono l&#8217;uguaglianza e i diritti di non discriminazione e impongono agli Stati di agire con forza contro i discorsi razzisti e xenofobi e di vietare la difesa dell&#8217;odio nazionale, razziale o religioso che costituisce istigazione alla discriminazione, all&#8217;ostilità o alla violenza.</p>



<p>Siamo seriamente preoccupati che leader, alti funzionari governativi, politici e altre figure di spicco diffondano la paura del pubblico contro i migranti o quelli visti come &#8220;gli altri&#8221;, per il proprio vantaggio politico. La demonizzazione di interi gruppi di persone come pericolosi o inferiori non è nuova nella storia umana; ha portato a tragedie catastrofiche in passato. In tutto il mondo, osserviamo che personaggi pubblici stanno tentando di alimentare le tensioni etniche e la violenza diffondendo discorsi d&#8217;odio contro i vulnerabili. Tale retorica mira a disumanizzare i gruppi di minoranza e altre persone interessate e, nel caso dei migranti, promuove un discorso discriminatorio su chi &#8220;merita&#8221; di far parte di una comunità. </p>



<p>Inoltre,</p>



<p>la retorica dell&#8217;odio deve essere contrastata, poiché ha conseguenze sulla vita reale. Gli studi hanno stabilito una correlazione tra l&#8217;esposizione al discorso d&#8217;odio e il numero di crimini d&#8217;odio commessi. Per frenare gli attacchi xenofobi ai migranti e prevenire l&#8217;incitamento alla discriminazione, all&#8217;odio, all&#8217;ostilità e alla violenza contro altri gruppi emarginati, chiediamo ai funzionari pubblici e ai politici, nonché ai media, di assumersi la loro responsabilità collettiva di promuovere società tolleranti e inclusive. Per raggiungere questo obiettivo, devono astenersi da qualsiasi patrocinio di odio nazionale, razziale o religioso che costituisce istigazione alla discriminazione, all&#8217;ostilità o alla violenza. Dovrebbero anche denunciare rapidamente coloro che incitano all&#8217;odio contro i migranti, le minoranze o altri gruppi vulnerabili.</p>



<p>Non si tratta di una richiesta di ulteriori restrizioni alla libertà di espressione, che è sotto attacco in tutto il mondo;&nbsp;chiediamo esattamente il contrario, la promozione della libera espressione.&nbsp;La libertà di espressione serve come strumento vitale per contrastare i discorsi di odio, eppure quegli stessi personaggi pubblici che schierano la retorica odiosa spesso cercano di limitare i diritti individuali di parlare e rispondere e difendere se stessi e le loro idee.&nbsp;È di fondamentale importanza che gli Stati assicurino che il test in tre parti per le restrizioni alla libertà di espressione &#8211; legalità, proporzionalità e necessità &#8211; si applichi anche ai casi di incitamento all&#8217;odio.&nbsp;Siamo preoccupati per l&#8217;abuso di &#8220;discorsi di odio&#8221; come termine per minare il dissenso legittimo e sollecitare gli Stati ad affrontare i problemi fondamentali affrontati dalla legge sui diritti umani promuovendo nel contempo i diritti alla privacy, alla cultura, alla non discriminazione,&nbsp;protesta pubblica e assemblea pacifica, partecipazione pubblica, libertà di religione e credo e libertà di opinione e di espressione.&nbsp;Li esortiamo a seguire gli standard adottati nel piano d&#8217;azione di Rabat e a partecipare attivamente al processo di Istanbul per contrastare l&#8217;intolleranza che vediamo in tutto il mondo.</p>



<p>Chiediamo agli Stati di raddoppiare gli sforzi per rendere responsabili coloro che hanno incitato o perpetrato la violenza contro i migranti e altri gruppi vulnerabili.&nbsp;Le società di social media e tradizionali dovrebbero esercitare la dovuta diligenza per garantire che non forniscano piattaforme per il discorso dell&#8217;odio e per l&#8217;incitamento all&#8217;odio e alla violenza.&nbsp;Gli Stati dovrebbero lavorare attivamente verso politiche che garantiscano i diritti alla parità, alla non discriminazione e alla libertà di espressione, nonché il diritto a vivere una vita libera dalla violenza attraverso la promozione della tolleranza, della diversità e delle opinioni pluralistiche;&nbsp;questi sono il centro di società pluralistiche e democratiche.&nbsp;Riteniamo che questi sforzi aiuteranno a rendere i paesi più sicuri e promuoveranno le società inclusive e pacifiche in cui tutti vorremmo e meriteremmo di vivere.</p>



<p><strong>Firmato da:</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sui diritti umani dei migranti, Felipe González Morales;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione e di espressione, David Kaye;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il Relatore speciale per la libertà di religione o di credo, Ahmed Shaheed;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza, sig.ra E. Tendayi Achiume;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale per le questioni relative alle minoranze, Fernand de Varennes;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Michel Forst;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basata sull&#8217;orientamento sessuale e l&#8217;identità di genere, Victor Madrigal-Borloz;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Dubravka Simonovic;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla tratta di persone, in particolare donne e bambini, Maria Grazia Giammarinaro;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo, Livingstone Sewanyana;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente in materia di diritti umani e solidarietà internazionale, sig. Obiora C. Okafor;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il Relatore speciale per la promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non ripetizione, Fabian Salvioli;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sull&#8217;estrema povertà e diritti umani, Philip Alston;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale per esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, sig.ra Agnes Callamard;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, sig.ra Fionnuala Ní Aoláin;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulle forme contemporanee di schiavitù, comprese le sue cause e conseguenze, la signora Urmila Bhoola;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sui diritti delle persone con disabilità, Catalina Devandas Aguilar;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro sulla discriminazione delle donne e delle ragazze;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro sulla questione dei diritti umani e delle società transnazionali e altre imprese;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro di esperti sulle persone di origine africana;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, Rhona Smith;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell&#8217;Iran, Javaid Rehman;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Mali, sig. Alioune Tine;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, Yanghee Lee;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato dal 1967, sig. Michael Lynk;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Somalia, sig. Bahame Tom Mukirya Nyanduga</strong></p>



<p>La versione francese della lettera è disponibile&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/SRMigrants/OpenLetter_HateSpeech_final_French.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/01/lettera-aperta-congiunta-sulle-preoccupazioni-relative-allaumento-globale-del-discorso-dodio/">Lettera aperta congiunta sulle preoccupazioni relative all&#8217;aumento globale del discorso d&#8217;odio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Notizie di chiusura&#8221;. VI Rapporto della Carta di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 08:44:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il VI Rapporto della Carta di Roma  “Notizie di chiusura”. L’alta visibilità mediatica, le cornici della sicurezza e della criminalità, la marginalizzazione dell’accoglienza e del soccorso in mare, la sovrapposizione dell’agenda della politica&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="color: #40454d; text-transform: none; line-height: 1.3em; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 22px; font-style: normal; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-bottom: 10px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Presentato il VI Rapporto della Carta di Roma  “Notizie di chiusura”. L’alta visibilità mediatica, le cornici della sicurezza e della criminalità, la marginalizzazione dell’accoglienza e del soccorso in mare, la sovrapposizione dell’agenda della politica hanno determinato un inasprimento dei toni e del lessico non tanto in chiave allarmistica quanto di divisione e di inconciliabilità tra noi e gli “altri”</h3>
<div class="clear" style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; clear: both; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-bottom: 25px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11805" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></div>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">È stato presentato alla Camera dei Deputati, lo scorso 11 dicembre,  il <strong>VI Rapporto della Carta di Roma “Notizie di chiusura”</strong>, un’analisi dei media italiani aggiornata al 31 ottobre 2018 e realizzata con l’Osservatorio di Pavia.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Nel suo saluto, <strong>Giuseppe Giulietti</strong>, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha parlato di come il significato di alcune parole sia stato rovesciato nel racconto mediatico. «Vorrei introdurre un modulo di contrasto alle parole d’odio condiviso e obbligatorio per tutti – ha detto – Tutti dovrebbero conoscere e rispettare la Carta di Roma».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«<em>Pacchia, crociera, clandestino, la paghetta dei 35 euro, invasione</em>, sono le parole con cui la politica fa la sua propaganda, ma che rimbalzano su tutti i giornali e su tutti i telegiornali, senza contraddittorio», afferma invece <strong>Valerio Cataldi, Presidente dell’Associazione Carta di Roma</strong>. Prosegue ribadendo la centralità delle parole che “possono trasformare la realtà” soprattutto rispetto ai concetti di responsabilità e di correttezza dell’informazione di chi scrive e riproduce quelle parole.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«La funzione sociale del giornalista è quella di essere arbitri del linguaggio utilizzato – <strong>dice il vicedirettore de L’Espresso Lirio Abbate</strong> – <em>Pacchia</em> e <em>invasione</em> sono parole disumanizzanti e anche <em>migrante</em> è diventata una parola politica. Io penso che sia la strumentalizzazione che si fa del migrante a generare paura. Oggi abbiamo paura di avere paura, e questo ci fa fare tanti errori, anche giornalistici».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><strong>L’attenzione sul fenomeno migratorio è stata maggiore nella tv e minore nella carta stampata</strong>. Sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali, si assiste a una riduzione di notizie sul tema rispetto agli anni precedenti: nel 2018 sono 834, contro le 1.006 del medesimo periodo nel 2017. Invece nei telegiornali di prima serata delle reti Rai, Mediaset e La7, aumenta il numero di notizie: 4058 nei primi dieci mesi del 2018, il 10% in più rispetto all’anno precedente.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«Fare la conduttrice di talk show significa spesso fare da mediatori tra le diverse posizioni in campo – <strong>sostiene la conduttrice di Agorà Serena Bortone</strong> – Bisogna parlare di tutto quello che succede perché il compito del giornalismo è quello di raccontare il mondo per favorire gli strumenti al politico per cambiarlo e ai cittadini per comprenderlo». Sul tema dell’immigrazione  aggiunge, «Si sono vinte e perse elezioni su questo argomento. La critica alla gestione del fenomeno, è diventata una critica al fenomeno stesso, risultata poi nella criminalizzazione del migrante».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«C’è stato un cambiamento di clima nei confronti dell’immigrazione – <strong>sostiene il politologo Ilvo Diamanti.</strong> – Fino a qualche anno fa, l’immigrazione veniva raccontata con i segni dell’accoglienza. Oggi non è più così. Siamo passati dalla comprensione e la pietà verso l’altro alla paura. E aver paura dell’altro mostra una crisi di identità da parte nostra. Sarebbe vantaggioso non avere paura, ma integrare, perché è ovvio che non possiamo soltanto subire un fenomeno».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Un filo conduttore dell’informazione nei sei anni analizzati è quello dell’emergenza permanente, il lessico adoperato delinea una cornice di «crisi infinita», endemica, che muta nel tempo e dilaga dalla cronaca al dibattito politico, interno all’Italia e tra istituzioni europee. Le parole simbolo degli anni esemplificano le mutazioni delle cornici della crisi: Lampedusa nel 2013, <em>Mare nostrum</em> nel 2014, Europa nel 2015, muri nel 2016, Ong nel 2017 e Salvini nel 2018.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">La presenza di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo nei notiziari del 2018 passa dal 7% dell’anno precedente, al 16%, ma non è una buona notizia perché i contesti tematici principali in cui sono presenti sono due: le aggressioni e gli attacchi di matrice razzista e i casi di caporalato e sfruttamento lavorativo.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«L’analisi del dibattito sulle pagine Facebook dei principali quotidiani italiani, in concomitanza del raid razzista a Macerata il 3 febbraio 2018, ha scatenato reazioni, anche feroci, sui social, mettendo in luce alcuni aspetti della comunicazione online – <strong>spiega il ricercatore Giuseppe Milazzo dell’Osservatorio di Pavia</strong> – la presenza e permanenza di un linguaggio apertamente ostile e discriminatorio, declinata in vari livelli, che vanno dagli insulti al turpiloquio, all’apologia della violenza contro un gruppo su base etnica».</p>
<div class="clear" style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; clear: both; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-bottom: 25px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"></div>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><strong><em>Per il sesto Rapporto Carta di Roma, “Notizie di chiusura” clicca <a href="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2018/12/Notizie-di-chiusura.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">qui</a><br />
</em></strong></p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><em><strong>Per la sintesi di “Notizie di chiusura” clicca </strong></em><a href="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2018/12/Sintesi_Notizie-di-chiusura.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>qui</strong></em></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/15/notizie-di-chiusura-vi-rapporto-della-carta-di-roma/">&#8220;Notizie di chiusura&#8221;. VI Rapporto della Carta di Roma</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Tre volti: il nuovo film di Panahi sull&#8217;Iran di oggi, la censura, i diritti delle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 08:31:12 +0000</pubDate>
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<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11760 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="150" height="214" /></a></b></span></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>L&#8217;immagine mossa di una giovane donna in un video registrato con il cellulare: la donna si chiama Marziyeh e si sta appellando ad un&#8217;altra signora, un&#8217;attrice nota in tutto il Paese, affinchè convinca i suoi genitori a darle il permesso di realizzare il sogno di lavorare nel Cinema e nel Teatro. Altrimenti, dice Marziyeh, si toglierà la vita. La giovane donna vive reclusa in un piccolo villaggio rurale e arcaico.</p>
<p>L&#8217;attrice famosa, Behnaz Jafari, ascoltato il tragico messaggio, decide di abbandonare le riprese del film a cui sta lavorando, per andare in cerca della ragazza e verificare la veridicità del video. Inizia, così, un viaggio tra i villaggi dell&#8217;Iran profondo; un percorso effettuato in macchina, con alla guida lo stesso regista Jafar Panahi, durante il quale si intrecciano le vicende di altri personaggi, spesso femminili. Saranno, infatti, tre le donne protagoniste di questa storia, come tre sono i volti citati nel titolo. Ogni tappa del viaggio, su strade impervie e sempre più sterrate, rappresenta una riflessione sul tessuto politico-culturale del Paese.</p>
<p>L&#8217;attrice, quella importante, viene accolta dalla famiglia della ragazza e dalla comunità locale con tutti gli onori, ma a Marziyeh viene negata la possibilità di svolgere la sua stessa professione. Questo è il mistero che avvolge il racconto, ma non sarà l&#8217;unico.</p>
<p>Ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino nel 2015, Jafar Panahi, con il film intitolato <em>Taxi Teheran</em>. Torna nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro <em>Tre volti</em> in cui lui stesso si ritrova alla guida di un&#8217;automobile, personaggio diegetico e narratore di una vicenda che vede protagoniste tre donne, simboli della società iraniana contemporanea.</p>
<p>Prima di parlare del film, però, bisogna ricordare che Panahi si trova agli arresti domiciliari a causa del regime liberticida che vige nel Paese, ma la sua Arte riesce a sconfinare grazie alla tecnologia digitale e ai canali social. E <em>Tre volti</em> inizia proprio con un video, girato con un cellulare, che veicola un messaggio inquietante: se la giovane Marzyeh non riuscirà a realizzare il sogno di diventare attrice, si toglierà la vita. Questo è il motore di un viaggio nell&#8217;interno dell&#8217;Iran, tra i villaggi dove la cultura e la tradizione sono più arretrate rispetto alla capitale, Teheran.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/6VE4oZlepQo?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>La riflessione di Panahi, come sempre nei suoi ultimi film, non si ferma a sottolineare la differenza tra città e campagna, ma insiste sul tema della censura, a cui lui stesso è stato ed è sottoposto. Anche questa pellicola, infatti, è stata considerata “illegale” perchè, secondo le autorità, mina l&#8217;onorablità dell&#8217;Iran e degli iraniani: ed ecco, quindi, che i familiari e la comunità di Marzyeh non vogliono che lei esca dalle mura domestiche e dal recinto in cui è stata cresciuta perchè deve ricalcare lo stereotipo della “brava ragazza”, devota al parentado, senza pretendere alcun tipo di emancipazione. Ma c&#8217;è chi fa da contraltare, ed è l&#8217;attrice ormai affermata, Benhaz Jafar, che qui recita se stessa. Affermata sì, ma nel film reietta perchè lavorava in televisione prima dell&#8217;avvento della Rivoluzione khomeinista e ora viene disprezzata da tutti (torna il tema della censura).</p>
<p>Premiato all&#8217;ultima edizione del festival di Cannes per la Migliore Sceneggiatura, il film di Panhai rappresenta anche una riflessione sul Cinema e sulla differenza tra finzione e realtà: il regista, e attore, osserva il video inviato da Marzyeh e si interroga sulla sua veridicità, non vedendo stacchi nel montaggio. Qui si annida il primo dubbio, ma anche il nucleo del discorso: qualsiasi forma di rappresentazione non può mai essere identica al Reale e, quindi, veritiera. Come si può, quindi, condannare un artista? Il tema fondamentale diventa quello della libertà di espressione. Ma anche quello della manipolazione delle immagini e delle parole per fare propaganda o, comunque, per orientare l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>C&#8217;è, sicuramente, un omaggio al Maestro Abbas Kiarostami, ai suoi paesaggi quasi dipinti, ma le strade percorse dall&#8217;auto con i suoi viaggiatori sono quelle dei villaggi del nord-ovest, nella zona turcofona, dove affondano le radici del genitori e dei nonni di Panahi. Un omaggio anche alla sua famiglia di origine.</p>
<p>Strade in salita, acciotolate, difficili da percorrere, così come è difficile ottenere la tutela dei diritti fondamentali per le donne nella società iraniana. Donne riprese spesso in primo piano, mentre l&#8217;uomo (lui, Panahi) si fa riprendere di spalle, quasi a voler ammettere la propria rassegnazione di fronte al mancato sviluppo democratico della situazione politica  e a voler rimarcare il ruolo, negativo, della parte maschile nel tessuto sociale e nella vita delle mogli, figlie, sorelle&#8230;</p>
<p>Non abbiamo volutamente fatto cenno al terzo volto importante nella sceneggiatura; consigliamo, inoltre, di rimanere a guardare fino alla fine dei titoli di coda E poi ognuno farà le proprie considerazioni. E poi ognuno farà le proprie considerazioni.(Ricordiamo che i dialoghi italiani sono a cura di Babak Karimi).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sonno della ragione genera&#8230;(mare) mostrum</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jul 2018 07:09:26 +0000</pubDate>
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</a></b></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Matteo Vario</p>
<p align="CENTER">
<p>Più che fondata “sul lavoro” come recita l’art.1 della Costituzione, ultimamente l’Italia sembra una vera e propria Repubblica fondata sull’insulto; numerose sono ormai le ricerche che dimostrano come il linguaggio online sia ormai inquinato ed intriso di discorsi a dir poco tossici nell’arena sociale del web trasformata in uno stadio che vede la presenza di vere e proprie fazioni “ultras” da un verso o dall’altro.</p>
<p>Nulla che nel tempo non si fosse già palesato, questo è certo, ma negli ultimamente, complice anche il clima politico giallo, verde, cipria, indaco ed ècru, si è sdoganato un certo “politically correct”, magari ipocrita, ma che faceva da filtro a questa cloaca che è diventato il confronto, in cui ognuno si sente autorizzato davvero ad abortire qualsiasi pensiero proveniente dalle viscere più profonde dell’insoddisfazione personale e della frustrazione..</p>
<p>Insomma, sono stati chiusi i porti ma sembra che si siano aperte le stalle….</p>
<p>Immigrati, donne, vaccini, banche, complotti, omosessuali, carnivori, animalisti, aborto&#8230;Numerosi sono i target ed i gruppi sociali verso cui veri e propri sciami di <i>writer</i> 2.0 (anche se sarebbe più idoneo il <i>Webeti</i> di Mentana concezione) si scagliano in quello che Alberto Prunetti definisce “fascismo del senso comune” che alimenta raid virtuali contro i nemici del momento.</p>
<p>Il caso dell’Acquarius, ma quello dei salvataggi in mare e delle migrazioni forzate in genere, per noi operatori del settore Accoglienza dei richiedenti asilo è stato ed è emblematico.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10984" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="409" height="230" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/222317829-5eecc60b-fc69-4927-9c87-8b5e786fea13-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 409px) 100vw, 409px" /></a></p>
<p>Orde di <i>disorientati sociali </i>hanno cominciato a snocciolare numeri presi magari dal cartone del latte, a parlare di Africa essendo stati al massimo in vacanza a Sharm el Sheik, a parlare dei viaggi della speranza in mare stando con le natiche comodamente appoggiate alla poltrona, a parlare di povertà senza mai esser stati in un centro di accoglienza, in un campo rom, in un campo di coltivazione del pomodoro o in un campo di coltivazione di cioccolato o altre “<i>esoticità</i>” presenti nel “sud” del mondo ed altre amenità che sono dei veri e propri aborti, delle violenze continue ad occhi ed orecchie costretti a leggerle ed ascoltarle.</p>
<p>Che ne è stato degli “Italiani brava gente”?!</p>
<p>Richiami sparsi all’umanità, gli immancabili ashtag con cui ogni giorno #siamo qualcuno o qualcosa ed altra sterile retorica a go-go tutta naturalmente e comodamente scritti dal computer di casa o dallo smartphone tra un mojito e l’altro che d’estate fa tanto figo e comunque acchiappa più <i>like </i>di un articolo relativo ai centri di detenzione libici ed alle condizioni dei migranti lì rinchiusi ultimamente definiti dal tuttologo del niente Salvini come “centri all’avanguardia in cui smontare la retorica della tortura”.</p>
<p>Luciana Landolfi nel suo libro lo indica chiaramente : “<span style="color: #000000;">Possiamo essere spettatori urlanti o spettatori silenti: ma questo non cambia la nostra natura di spettatori, fino a quando non decidiamo che quella partita la vogliamo giocare in prima persona. Chi giudica non è sostanzialmente diverso da chi tace, ma chi giudica offre frustrazione senza soluzione, soprattutto senza indicare quale sia e sarà il suo preciso impegno per risolvere la situazione di cui si lamenta. Appare socialmente più “coinvolto e attivo” ma ciò che di fatto avviene è un risucchio energetico”</span></p>
<p>Se non si può o non si vuole far nulla per migliorare la situazione, è meglio tacere.</p>
<p>Ma allora cosa fare?</p>
<p>Sicuramente è tempo di smetterla con quella che il buon Andrea Scanzi definisce “Olimpiadi di doglianze della sinistra” (sinistra in senso lato ovviamente) ossia quell’atteggiamento di mera “lagna” di fronte ad affermazioni che sono esposte in modo vomitevole e disumano ma che in fondo provengono da problemi reali come la gestione dei flussi migratori e l’accoglienza dei richiedenti asilo che io, da interno, riconosco e chiunque con un minimo di onestà intellettuale ed amore per la propria “vocazione al prossimo” dovrebbe riconoscere.</p>
<p>L’informazione e la consapevolezza delle dinamiche che ruotano intorno alle questioni sollevate da questi “<i>bulli consci di esserlo</i>” possono aiutare a sbugiardare a pieno queste fantasticherie, possono dar vita ad un confronto ed un dialogo costruttivo, magari.</p>
<p>Non bisogna sottovalutare i cosiddetti <i>haters</i>, ma incalzarli in punta di fioretto, a volte ripagandoli anche della stessa moneta, “attaccando” sui contenuti.. e questo lo si può fare solo informandosi, ponendosi domande perché dall’altro lato si hanno persone come il Sottosegretario Bergonzoni che “<i>non leggo da 3 anni</i>”.</p>
<p>Meno indignazione (da salotto) e più attivazione.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Se questo è un uomo&#8230;Libero</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 07:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che ‘se questo è un uomo’, Primo Levi, dall’alto della sua&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/13/scritture-al-sociale-se-questo-e-un-uomo-libero/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Se questo è un uomo&#8230;Libero</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che <b>‘se questo è un uomo’</b>, <b>Primo Levi, dall’alto della sua posizione, sta scomodando le ire del cielo.</b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9384 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">L’esperienza insegna, almeno, dovrebbe. </span><span style="color: #000000;"><b>Come può un direttore editoriale, esprimersi in modo triviale, volgare, dissacrante, invadente, irriverente, molesto e diciamolo, osceno? Va detto ad onor del vero, che grazie al web, gli articoli giornalistici, soprattutto quelli, dai titoli ‘trionfali’ (ovviamente sono ironica), sono letti da tutti. Persone di ogni età, in possesso di uno smartphone, quindi anche dalla categoria di ragazzini dai 13, 14 anni in su. Possibile che l’Odg, l’ordine dei giornalisti consenta tutto questo? </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggere i suoi pensieri su Twitter può lasciare basiti, ed </span><span style="color: #000000;"><b>i TITOLI di questi ultimi tempi, sono l’apoteosi della volgarità, della trivialità. Tanta cultura per non sapere di cosa è fatto UN UOMO…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sarà il caso che l’Odg, riveda regolamenti, normative, applicando regole, vecchie e nuove, salvando l’idea di deontologia che purtroppo non trova più riscontro?<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Noi, comuni mortali, leggendo raccapriccianti particolari, confermati OGGI e smentiti DOMANI, proviamo a barcamenarci, spiegando ai nostri figli, agli allievi, a chi vicino a noi, che ci sono Persone NON PERSONE, che vivono per alzare il livello delle vendite, mettendo in vendita LA VITA DEGLI ALTRI.</b></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-9389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="413" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>E CHE LIBERO CI LIBERI DI TANTA POVERTA’</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di seguito un ridotto riepilogo delle controversie professionali e giudiziarie per sapere</b></span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><b>Chi è Vittorio Feltri</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inizia professionalmente con ruoli amministrativi in posti (brefotrofi e manicomi) che avrebbero dovuto ampliare la sua sfera ‘umana’, invece no..<br />
Riprende presto la sua carriera di giornalista e anche di inviato speciale.<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Sostiene pubblicamente Enzo Tortora, allora ingiustamente accusato</b></span><span style="color: #000000;"> di associazione camorristica e spaccio di droga. Ecco, qualche spiraglio di umanità, l’ha avuto..<br />
In seguito un falso ‘scoop’, giustificato con la ritrattazione di testimoni che non vollero parlare più..<br />
In seguito le </span><span style="color: #000000;"><b>35 querele accumulate da parte del magistrato Antonio Di Pietro</b></span><span style="color: #000000;">. Per questo l’amministrazione del quotidiano decise un accordo. Feltri scrisse allora in prima pagina una diplomatica lettera al magistrato e nello stesso numero, in ben 2 pagine, la ricostruzione delle accuse a Di Pietro smontate, Feltri lasciò il Giornale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>In seguito (nel 2000) viene radiato dall’albo dei giornalisti della Lombardia per la pubblicazione di sette fotografie raccapriccianti di bambini, prese da un sito pornografico, disponibile ai pedofili russi, che turbavano il comune sentimento della morale e l’ordine familiare.<br />
</b></span><span style="color: #000000;">Qualche tempo dopo , </span><span style="color: #000000;"><b>l’Ordine dei giornalisti di Roma, annulla il provvedimento di radiazione e lo converte in censura.</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Nel 2003 il quotidiano Libero riceve dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito, poiché registrato come Movimento Monarchico Italiano, trasformato successivamente in cooperativa per attingere ai contributi per l’editoria destinati alle cooperative di giornalisti. Successivamente diventa Fondazione Onlus…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si esprime contro l’operato della magistratura e a favore di politici, interviene sulla cronaca nera, difendendo gli imputati di: Cogne, Garlasco, omicidio Marta Russo, Yara Gambirasio, facendo discutere per le sue offese verso le vittime.</span></p>
<p><b>Le vicende giudiziarie di Vittorio Feltri, un uomo LIBERO</b><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1996?utm_source=rss&utm_medium=rss">1996</a>,</b> come direttore del «<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giornale?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornale</a> fu condannato dal Tribunale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monza?utm_source=rss&utm_medium=rss">Monza</a> per <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione_(ordinamento_penale_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">diffamazione</a> a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Caponnetto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonino Caponnetto</a>. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanni Falcone</a> e lo stesso Caponnetto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9386 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1997?utm_source=rss&utm_medium=rss">1997</a></b> è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Di_Pietro?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonio Di Pietro</a><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2003?utm_source=rss&utm_medium=rss">2003</a></b> è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Giordano_(giornalista)?utm_source=rss&utm_medium=rss">Paolo Giordano</a>, su richiesta di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesco De Gregori</a>, per avere travisato il pensiero del cantautore su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palmiro_Togliatti?utm_source=rss&utm_medium=rss">Togliatti</a> e sul Pci.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2006?utm_source=rss&utm_medium=rss">2006</a></b> è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerardo_Chiaromonte?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerardo Chiaromonte</a>.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è assolto dalla quinta sezione penale della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> dall&#8217;accusa di diffamazione nei confronti dell&#8217;ex <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_Ministero_(ordinamento_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">PM</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gherardo_Colombo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gherardo Colombo</a> per un editoriale pubblicato su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giorno?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Il Giorno</i></a> nel 1999.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> a versare un risarcimento di 45 000 euro in favore di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Bentivegna?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rosario Bentivegna</a>, uno degli autori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella?utm_source=rss&utm_medium=rss">Attentato di via Rasella</a>, per il reato di diffamazione</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2011?utm_source=rss&utm_medium=rss">2011</a></b> il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l&#8217;ex senatore dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_dei_Verdi?utm_source=rss&utm_medium=rss">Verdi</a>, tra i fondatori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arcigay?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcigay</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gianpaolo_Silvestri?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianpaolo Silvestri</a> (oggi dirigente di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinistra_Ecologia_Libert%C3%A0?utm_source=rss&utm_medium=rss">SEL</a>) 50mila euro, per un insulto a sfondo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Omofobo?utm_source=rss&utm_medium=rss">omofobo</a> pronunciato dal giornalista.</p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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