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	<title>societacivile Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>L’Italia non è un paese per i difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 14:13:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://i0.wp.com/www.normativa.largemovements.it/wp-content/uploads/2024/08/LITALIA-NON-E-UN-PAESE.jpg?fit=800%2C800&amp;ssl=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1749"/></figure>



<p><em>Il rapporto sullo stato di diritto della Commissione UE evidenzia il restringimento dello spazio civico: continuano gli abusi e le violenze contro attiviste e attivisti.</em></p>



<p><strong>Il 9 luglio, a seguito di una mobilitazione di Extinction Rebellion Bologna</strong>, un’ attivista è stata costretta a togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima per poi piegarsi sotto gli occhi dell’agente che la stava perquisendo in questura. Un nuovo episodio di violenza che ricorda i fatti del G8 di Genova, le cui&nbsp;<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/07/10/g8-di-genova-20-anni-dopo-le-violenze-furono-torture_a8508e6a-33d6-4227-8a25-b20d2d35fe97.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze sono state qualificate dalla Cassazione e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo come tortura</a>.</p>



<p><strong>L’ennesimo episodio dopo i fatti di Pisa del 23 febbraio 2024</strong>&nbsp;dove la polizia, munita di manganello, ha pestato gli studenti che si sono mobilitati per la Palestina. E ancora,&nbsp;<strong>dopo gli eventi di Roma del 22 dicembre 2023</strong>&nbsp;in cui si sono verificati gravi cariche scontri contro gli studenti che manifestavano a causa del silenzio delle istituzioni sulle problematiche degli studenti.&nbsp;<strong>Trattamenti degradanti, abusi e violenze</strong>&nbsp;<strong>volti a reprimere difensori dei diritti umani</strong>&nbsp;che si mobilitano affinché i governi ascoltino le istanze della società civile e agiscano contro guerre, crisi umanitarie, problemi sociali e la crisi eco-climatica.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 24 luglio anche la<strong>&nbsp;Commissione europea</strong>, attraverso la pubblicazione del&nbsp;<a href="https://commission.europa.eu/publications/2024-rule-law-report-communication-and-country-chapters_en?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto annuale sullo stato di diritto</a>,&nbsp;<strong>ha evidenziato le criticità che riguardano lo spazio civico in Italia</strong>, ponendo l’accento sui casi di&nbsp; aggressività verbale nei confronti di organizzazioni impegnate in attività umanitarie e dei casi di violenza segnalati e perpetrati contro chi partecipa a manifestazioni per esprimere il proprio dissenso verso le linee politiche del governo. Come si legge nel rapporto, queste violenze sono spesso perpetrate da polizia nonché da alcuni media ed esponenti politici.&nbsp;</p>



<p>In altre parole,<strong>&nbsp;l’Italia non è un Paese per i difensori dei diritti umani</strong>: non è un sistema democratico in grado di accogliere le istanze del dissenso e di includerle all’interno di un dibattito politico costruttivo e propositivo.&nbsp;</p>



<h2><strong>Difensori dei diritti umani e non vandali, terroristi o criminali</strong>.&nbsp;</h2>



<p>Si tratta di persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere e/o proteggere i diritti umani in modo pacifico e non violento sui diversi problemi relativi ai diritti sociali e civili fondamentali come il diritto alla vita, a un alloggio adeguato, alla libertà di movimento, alla non discriminazione e ad un ambiente pulito, sano e sostenibile libero dai rischi dei cambiamenti climatici.</p>



<p>Si tratta di persone che continuano a lottare nonostante nel Paese&nbsp;<strong>non si registrano progressi nell’adozione di norme sulla disciplina dell’attività delle lobby&nbsp;</strong>e la rappresentanza dei loro interessi nell’elaborazione delle politiche pubbliche e dove&nbsp;<strong>non vengono previsti adeguati meccanismi di coinvolgimento della popolazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>In un Paese dove&nbsp;<strong>suscita molteplici preoccupazioni il deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti</strong>&nbsp;– soggetti spesso a diverse forme di intimidazione – e della crisi generale che sta investendo il settore dei media in Italia, la quale di fatto rende&nbsp;<strong>difficile creare un’opinione pubblica informata in modo libero ed indipendente</strong>.&nbsp;</p>



<p>In un Paese dove<strong>&nbsp;manca un’istituzione nazionale che garantisca una tutela completa, efficace ed indipendente dei diritti umani</strong>.&nbsp;</p>



<p>In questo tipo di Paese è sempre più che mai necessario tutelare le diverse espressioni della società civile.&nbsp;</p>



<p><strong>Le realtà firmatarie di questo documento&nbsp;</strong>si uniscono per chiedere di contrastare le narrazioni che dipingono i difensori dei diritti umani ed i loro movimenti come criminali e promuovere la tutela delle loro libertà di espressione, riunione pacifica ed associazione astenendosi da qualsiasi forma di stigmatizzazione, delegittimazione, denigrazione o criminalizzazione verso gli stessi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’uso ricorrente di pratiche di disobbedienza civile non deve costituire il pretesto per limitare lo spazio civico e l’esercizio delle libertà fondamentali.</p>



<h2><strong><em>Cosa si intende per “difensori dei diritti umani”?</em></strong></h2>



<p><a href="https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-human-rights-defenders/about-human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">Difensore dei diritti umani (in inglese “<em>Human Rights Defender</em>”)&nbsp;</a>è un termine, riconosciuto nella risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite&nbsp;<a href="https://documents.un.org/doc/undoc/gen/n99/770/89/pdf/n9977089.pdf?token=a60z6amazJPpUDeIF9&amp;fe=true&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, che descrive le persone che agiscono in difesa dei diritti umani in modo pacifico. I difensori dei diritti umani, attraverso differenti tipologie di azioni (ad esempio indagando, raccogliendo informazioni o attraverso attività di denuncia), operano per la promozione, la tutela e la realizzazione dei diritti civili e politici, dei diritti economici, sociali e culturali, nonché dei diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali. Per questo&nbsp; motivo si tratta di persone che manifestano bisogni sociali che lo stato non dovrebbe reprimere istituzionalmente.&nbsp;</p>



<p><em>Per informazioni e adesioni al documento si prega di contattare la mail&nbsp;<strong>vicepresidente[@]largemovements.it</strong></em></p>
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		<title>Un grido collettivo per dire BASTA alla mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 09:34:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17465" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/f1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1286w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini</p>



<p></p>



<p>Troppe volte ci si chiede perché? Perché tante persone arrivano a dare la loro vita per combattere una lotta che sembra inarrestabile? Soprattutto ci si chiede: per quale motivo le persone come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, le sorelle Pilliu vengono abbandonate a loro stesse?<br>Eh sì, sto parlando di quell’ombra oscura e che si ha paura anche solo a nominare, la mafia.<br>Una piaga del nostro Paese e del mondo di cui si parla troppo poco, quella macchia indelebile per la quale ci si indigna ma poi sembra che non si faccia mai abbastanza.<br>A tutte le persone che hanno lottato contro e continuano a combattere e che non si arrendono davanti all’impossibile, vorrei dire che avete cambiato la vita di molte altre: tanti beni confiscati alla mafia, infatti, sono ora utilizzati per attività di volontariato, per attività ricreative o per la sperimentazione delle autonomie di ragazzi disabili.<br>L’associazione di “Libera “, di cui il fondatore è Don Luigi Ciotti, si occupa di ideare e concretizzare dei progetti per riutilizzare i beni confiscati; inoltre, quest’associazione, organizza diversi eventi sia per informare il territorio riguardo ai beni confiscati che per ricordare le vittime di mafia.<br>Il 21 marzo sarà la Giornata in memoria delle vittime di mafia e per l’occasione, a Roma, si svolgerà un evento dedicato alle vittime e ai loro familiari.<br>In questa Giornata ci saranno diversi eventi, tra cui una marcia in cui ad ogni persona che parteciperà verrà fatto indossare un cartello con il nome di una vittima della criminalità organizzata.<br>Oltre a questo, ci sarà l’opportunità di incontrare ed ascoltare le testimonianze dei familiari delle vittime.<br>Un grido collettivo che dice “BASTA” a quest’onda che invade il nostro Paese e non solo.</p>
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		<title>“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:32:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in centro città davanti al Parlamento, per protestare contro la politica in atto del presidente del Paese, Macky Sall.</p>



<p>Gli agenti erano in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti dell&#8217;opposizione hanno lanciato pietre contro di loro: si tratta della prima contestazione in vista delle prossime elezioni che, inizialmente, sarebbero dovute essere il 25 febbraio 2024, ma che sono state rinviate a fine anno, in data da destinarsi.</p>



<p>Si è aperta, così, una forte crisi politica in Senegal in quanto le forze di opposizione considerano l&#8217;ascesa al potere di Sall come un vero e proprio golpe costituzionale con il quale è stato prolungato, appunto, il suo mandato in maniera antidemocratica e illegittima. Così è stato confermato anche dal dipartimento di Stato americano.</p>



<p>Terremo monitorata la situazione perchè il Paese è caduto della confusione e nell&#8217;incertezza politica e questo, si sa, è pericoloso per la società civile e per le relazioni internazionali.</p>
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		<title>Riportare Ilaria Salis in Italia. Subito.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 12:50:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it) L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/salis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p></p>



<p>L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.&nbsp;</p>



<p>Ciò accade in un paese dove il potere politico ha cercato negli ultimi anni di minare l’indipendenza della magistratura e dove si è aperta la possibilità per il procuratore generale di interferire nell’autonomia decisionale dei procuratori territoriali. Il rapporto dell’Unione europea sullo stato di diritto in Ungheria del 2022 aveva evidenziato come fosse cambiata l’architettura della magistratura inquirente prevedendo tra magistrati vincoli di subordinazione che odorano di controllo, influenza, ingerenza. Nella vicenda giudiziaria di Ilaria Salis si percepisce qualcosa di così sproporzionato rispetto ai fatti realmente accaduti da evocare l’assenza di un giudizio equilibrato e indipendente.&nbsp;</p>



<p>La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. Pene così alte il codice italiano Rocco di epoca fascista le ha previste nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.&nbsp;</p>



<p>Ilaria Salis è da quasi un anno in custodia cautelare in una delle prigioni di Budapest. Ha finora dovuto sopportare condizioni detentive durissime, sia per la materialità delle stesse che per il regime a lei imposto. Un regime, di parziale isolamento, che a noi si riserva a persone di elevatissimo profilo criminale. In un recente documento presentato dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, in occasione della visita ispettiva del marzo 2023 nelle prigioni magiare di cui ancora non è pubblicato il relativo rapporto, si denuncia come le organizzazioni della società civile non abbiano più possibilità di accedere ai luoghi di detenzione.&nbsp;</p>



<p>L’amministrazione penitenziaria ungherese ha rescisso unilateralmente gli accordi di cooperazione con l’Hungarian Helsinky Committee. Così le prigioni di quel paese sono tornate all’opacità del regime precedente. Ugualmente sono stati indeboliti tutti i meccanismi istituzionali di controllo delle carceri e delle stazioni di polizia. Di fronte a un caso del genere è obbligo morale e giuridico delle autorità del nostro paese fare tutto il possibile per sottrarre Ilaria Salis a quelle condizioni. Vanno offerte tutte le rassicurazioni utili a riportare Ilaria in Italia in esecuzione di una misura cautelare non detentiva.&nbsp;</p>



<p>Ci dispiace che il ministro Nordio, durante il question time al senato sul caso Salis, abbia affermato che l’Italia non avrebbe una buona reputazione nel campo della cooperazione giudiziaria in quanto, dopo avere ottenuto l’estradizione di Silvia Baraldini (anno 1999), l’avrebbe poi addirittura bene accolta all’aeroporto e le avrebbe fatto scontare una pena solo parziale. Beh, di quella stagione e di quella storia ricordo i dettagli. Anche lì vi era una pena sproporzionata, assurda: quarantatré anni per un delitto senza spargimento di sangue. Una pena eseguita contro una persona che non stava bene.&nbsp;</p>



<p>Fortunatamente in Italia alcuni magistrati sensibili al diritto e ai diritti umani ridussero le afflizioni ingiustamente subite da Silvia Baraldini. Dunque, di quella storia e del comportamento delle autorità politiche e giudiziarie di allora il ministro della giustizia dovrebbe essere fiero, da garantista quale si definisce. Infine, qualche giorno fa il ministro ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla. Ha dichiarato che lo ha fatto in quanto attento alle condizioni di salute del presunto torturatore. Ora gli chiediamo di preoccuparsi delle condizioni di salute psico-fisiche di Ilaria Salis, pregiudicate da una carcerazione inumana e sproporzionata.</p>



<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________</p>



<p>Ricordiamo che Ilaria Salis è in carcere da un anno in Ungheria, accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra. Rischia 24 anni di galera per lesioni che sono passate in pochi giorni. Ieri è stata portata in aula con le mani e i piedi legati: immagini che hanno scosso non solo l&#8217;Italia ma l&#8217;Europa stessa di fronte all&#8217;Ungheria. Come può la democrazia coesistere con queste forme di violenza di Stato e di violazione dei diritti umani?</p>



<p></p>
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		<title>Vertice NATO a Madrid</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 08:18:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Nato non deve applicare due pesi e due misure agli attacchi cheviolano il diritto internazionale Se la Nato vuole criticare in modo credibile l’attacco illegale della Russia all’Ucraina, deve anche condannare gli attacchi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>La Nato non deve applicare due pesi e due misure agli attacchi che<br>violano il diritto internazionale</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-768x421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Se la Nato vuole criticare in modo credibile l’attacco illegale della Russia all’Ucraina, deve anche condannare gli attacchi illegali dei suoi<br>Stati membri. È quanto chiede l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) all’inizio del vertice NATO del 29 giugno a Madrid. Se uno Stato bombarda la popolazione civile di un Paese vicino, la sua appartenenza alla NATO non deve proteggerlo dalle critiche. La Turchia terrorizza da anni i Paesi confinanti, Siria e Iraq, con attacchi di droni e missili e occupa i loro territori. Nessuno Stato della NATO ha ancora osato protestare contro questa situazione o portare i crimini di guerra della Turchia all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</p>



<p>Soprattutto i membri delle minoranze etniche e religiose sono ripetutamente presi di mira. Agli occhi di queste persone, i discorsi<br>occidentali sui valori e sulla morale perdono ogni credibilità. Non hanno altra scelta che dimettersi. In rappresentanza della Nato e in<br>combutta con le milizie islamiste, la Turchia li sta cacciando dalle loro case e li sta costringendo a fuggire. La Turchia poi regala le case degli sfollati agli alleati islamisti. In questo modo, sta espandendo la sua sfera d’influenza e modificando la struttura demografica delle aree precedentemente curde di Siria e Iraq – un’altra evidente violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Il fatto che la NATO e i suoi colleghi in Ucraina insistano sulla validità del diritto internazionale è assolutamente giusto. Il fatto che<br>accettino in silenzio le continue violazioni della legge da parte della Turchia mina il diritto internazionale e tutte le istituzioni che lo proteggono a lungo termine. La Nato deve usare il vertice di Madrid per richiamare la Turchia all’ordine. Altrimenti, l’intero sistema giuridico internazionale perderà legittimità. A lungo andare, il risultato potrebbe essere un vero fallimento.</p>



<p>Vedi anche:<br><br>Veto di Erdogan all’allargamento della Nato:<br><a href="http://www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>16.2.2022<br>Politica di islamizzazione aggressiva per creare divisione e mantenere<br>il potere:<br><a href="http://www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Iran, tempi duri per società civile e difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 08:42:52 +0000</pubDate>
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<p><br>di Giuseppe Acconcia</p>



<p><br>A pochi mesi dall’insediamento del presidente conservatore Ebrahim Raisi e con i colloqui per il ritorno all’accordo sul nucleare ancora incerti, gli iraniani sono colpiti come non mai dalla crisi economica e sono stanchi delle restrizioni alle libertà civili. Se i trasferimenti delle ingenti risorse che riempiono le casse iraniane grazie al ricco mercato petrolifero vanno sempre più diretti nel mercato privato e nel settore para-statale, i settori agricolo e industriale risentono come non mai della stagnazione economica. Crisi che con un’inflazione al 47% e gli effetti della guerra in Ucraina ha ripercussioni sempre più significative sugli iraniani, costretti già a fronteggiare le conseguenze nefaste delle sanzioni internazionali, volute dalla comunità internazionale e rafforzate dal pugno duro dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti.</p>



<p><br>Le restrizioni contro i difensori dei diritti umani</p>



<p><br>La lista degli attivisti e degli esponenti della società civile arrestati e condannati, in questa nuova stagione di revival conservatore, si allunga sempre di più. L’attivista per i diritti umani, Narges Mohammadi, è stata condannata a sei anni di prigione per “atti contro la<br>sicurezza nazionale”, e a due anni di prigione e 74 frustate per attacchi all’ordine pubblico in assenza del suo avvocato. Lo scorso 19 gennaio Mohammadi era stata trasferita dopo 64 giorni di isolamento dalla prigione di Evin nel carcere di Qarchak.<br>La nuova condanna è arrivata dopo il rilascio di Mohammadi che già aveva trascorso un anno in carcere. Il suo arresto risaliva al novembre 2019 quando Mohammadi stava partecipando al funerale di Ebrahim Ketabdar, uno tra le decine di vittime delle proteste<br>anti-governative che hanno attraversato il paese. La precedente condanna a 30 mesi di prigione e al bando dalla partecipazione alla vita politica per due anni per Mohammadi è arrivata nel maggio 2021 con l’accusa di “propaganda contro il sistema politico e ribellione<br>contro l’amministrazione penitenziaria”.<br>Secondo il suo avvocato, durante l’udienza, durata solo pochi minuti, lo scorso 12 gennaio, il giudice ha fatto anche riferimento, tra le accuse, alla nomination al premio Nobel per Mohammadi, presentata da due parlamentari norvegesi. Già nel 2015 Mohammadi era stata condannata a dieci anni di prigione per aver fondato un “gruppo illegale”. Il riferimento è a Step by Step to Stop the death penalty, think tank che si adopera nella sensibilizzazione contro l’uso della pena di morte in Iran, della quale però<br>Mohammadi non risulta tra i membri fondatori. Abtin Baktash e la fine in prigione.<br>A colpire gli attivisti iraniani sono poi le difficili condizioni di detenzione, in particolare in relazione alle ondate pandemiche di Covid-19 che in Iran hanno causato oltre 135mila morti. La stessa sorte è toccata al poeta e regista iraniano, Baktash Abtin, 47 anni, che è<br>morto in prigione dopo aver contratto per la seconda volta il virus lo scorso 8 gennaio. La notizia è stata diffusa dall’Associazione degli Scrittori iraniani (Iwa), associazione che Abtin guidava. Secondo Iwa, il trasferimento di Abtin dal carcere all’ospedale Taleghani con l’aggravarsi della malattia da Covid-19 è arrivato troppo tardi mentre sarebbero state fatte pressioni sulla sua famiglia perché venissero accelerati i tempi del suo funerale. Abtin era stato condannato dalla Corte rivoluzionaria di Teheran lo scorso 15 maggio a sei anni di prigione, insieme a Keyvan Bajan e Reza Khandan Mahabadi per “attacchi alla sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo stato”.<br>Prima di Abtin, dall’inizio dell’anno era già deceduto in detenzione l’attivista di opposizione, Kian Adelpour, che aveva iniziato uno sciopero della fame nella prigione di Ahwaz. Altri due attivisti, Sasan Nikfans, accusato di propaganda anti-regime, e il sostenitore dei diritti della minoranza sufi, Behnam Mahjoobi, sono morti in prigione nel 2020. Secondo le loro famiglie, le due morti sono legate a ritardi nell’accesso alle cure mediche.<br>Buone notizie sono arrivate invece per Aras Amiri, dipendente del British Council arrestata al suo arrivo a Teheran nel 2018. È stata rilasciata e ha lasciato il paese dopo la condanna a dieci anni con accuse di spionaggio. Aras ha sempre negato le accuse e in una lettera<br>nel 2019 a Raisi, quando guidava il sistema giudiziario, ha denunciato di essere stata arrestata per essersi rifiutata di lavorare in attività di spionaggio per l’Intelligence iraniana.<br>I cittadini con doppia cittadinanza sono sempre più spesso nel mirino delle autorità iraniane. Come nel caso della cittadina anglo-iraniana, Nazanin Zaghari-Ratgliffe, e dell’ingegnere, Anoosheh Ashoori, che hanno accusato le autorità iraniane di trattarli come pedine di scambio con le autorità inglesi. È tornata in carcere invece, l’accademica franco- iraniana Fariba Adelkha. Condannata a cinque anni in prigione dal maggio 2020 con l’accusa di “cospirazione contro la sicurezza nazionale”, Adelkha era stata rilasciata. Il collettivo a sostegno di Adelkha ha fatto sapere in una nota che “il governo iraniano sta usando in modo cinico la nostra collega per scopi di politica interna ed estera che restano opachi e non hanno niente a che fare con le sue attività”. Secondo il gruppo, l’arresto avrà effetti negativi sulla salute di Adelkha così come è avvenuto nel caso di Baktash Abtin.<br>Infine, ha suscitato molte polemiche in Iran il caso di cronaca che ha coinvolto la 17enne, Ghazaleh Heydari, decapitata in una “disputa familiare”. Heydari, che viveva nella provincia araba del Khuzestan, si era sposata con suo cugino all’età di 12 anni. Dopo il femminicidio, sono stati arrestati il marito e il cognato della vittima che avrebbe subito anche maltrattamenti domestici e per questo avrebbe tentato di fuggire in Turchia.<br>Nonostante la legge per la Protezione, dignità e sicurezza delle donne sia stata introdotta lo scorso anno dal parlamento iraniano, molti attivisti per i diritti umani criticano la mancanza di una definizione chiara di violenza domestica contro le donne in Iran e i limiti imposti nella criminalizzazione dello stupro e del matrimonio di minorenni.<br>Sono bastati pochi mesi di governo dei conservatori dopo la fine dei due mandati del moderato, Hassan Rouhani, per aggravare la situazione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti politici in Iran che continuano ad affollare le carceri del paese. Mentre non si<br>fanno passi avanti nei negoziati sul nucleare, nonostante le posizioni meno intransigenti del presidente Usa, Joe Biden, e le mediazioni del Qatar, e si intensificano gli scontri reciproci in Yemen tra milizie filo-iraniane Houthi, da una parte, ed Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, dall’altra, a fare i conti con la crisi economica e la censura interna è ancora una volta il popolo iraniano.</p>
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		<title>Buchi neri: detenzione senza reato</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 08:36:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Buchi neri&#8221;, il nuovo sito della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili che prende il nome dall&#8217;omonimo rapporto sui CPR d&#8217;Italia che quanto a quello di Milano attinge al dossier &#8220;Delle Pene senza Delitti&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="809" height="930" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16083" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 809w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-261x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 261w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-768x883.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /></a></figure>



<p>&#8220;Buchi neri&#8221;, il nuovo sito della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili che prende il nome dall&#8217;omonimo rapporto sui CPR d&#8217;Italia che quanto a quello di Milano attinge al dossier &#8220;Delle Pene senza Delitti&#8221; al quale ha contribuito la nostra Rete.https://buchineri.cild.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br><br> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/1103255196912652?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI IL VIDEO!</a></p>



<p><br>Il 9 maggio 2021 Moussa Balde, un giovane di 23 anni originario della Guinea, va a fare la spesa in un supermercato di Ventimiglia, città ligure che dista circa 7 chilometri dal confine italo-francese. Dopo un diverbio all’interno della struttura, viene seguito da tre uomini di origine italiana, messo spalle al muro e picchiato violentemente con colpi di spranga e calci all’addome, alla testa e al volto, come dimostreranno in seguito le immagini di un video amatoriale.&nbsp;</p>



<p>Alcuni passanti danno l’allarme e dopo l’arrivo della polizia, Moussa viene portato al vicino ospedale di Bordighera e poi dimesso con una prognosi di dieci giorni per lesioni e trauma facciale. Essendo senza documenti viene portato al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Torino, in corso Brunelleschi. Più precisamente all’interno dell’Ospedaletto del Centro, in isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>“Io non riesco più a stare rinchiuso qui dentro: quanto manca a farmi uscire? Perché mi hanno rinchiuso? Voglio uscire: io uscirò di qui” continua a ripetere al suo avvocato, la sera di venerdì 21 maggio. Saranno le sue ultime parole. Il giorno dopo, nella notte, si toglie la vita nella sua stanza nel cosiddetto “ospedaletto”, dopo due settimane di isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>A seguito della visita del 14 giugno da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale la sezione in cui si trovava Moussa verrà chiusa, in quanto trovata del tutto inadeguata e priva dei requisiti essenziali per le esigenze sanitarie. Nel suo rapporto il Garante dichiara “che l’alloggiamento all’interno dell’area ‘Ospedaletto’ del CPR di Torino configuri un trattamento inumano e degradante e che tale valutazione possa essere condivisa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, esponendo così il Paese alle relative conseguenze”. Moussa non doveva trovarsi lì e la sua tragica fine suscita molte domande: perché alla vittima di un violento pestaggio viene negata assistenza sanitaria e psicologica adeguata, perché viene isolato in una situazione già di massima vulnerabilità? Cosa sono e a cosa servono queste strutture dello Stato chiamate Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr)? Sono misure degne di uno Stato di diritto e di una democrazia che si prende cura dei diritti fondamentali delle persone, inclusi i più vulnerabili? È lecita questa detenzione senza reato? Quali sono le possibili alternative?&nbsp;</p>



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<p>Per cercare delle risposte a queste domande, la Coalizione Italiana Libertà e i Diritti Civili (CILD) ha creato questo sito e pubblicato il suo primo rapporto: “Buchi Neri: la detenzione senza reato nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR)”. Disponible qui. <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2021/10/ReportCPR_Web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il Rapporto</a></p>
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