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	<title>sociologia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal sud-est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 20:35:41 +0000</pubDate>
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<p>(da anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="567" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17172" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption>Mauro Biani per La Repubblica</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong><em><u>I Titoli:</u></em></strong><strong></strong></p>



<p><strong><u>Palestina Occupata:</u></strong>&nbsp;Un giovane di 18 anni ucciso dai soldati israeliani a El-Bira.</p>



<p><strong><u>Pakistan:</u></strong>&nbsp;Un attentato in una moschea del Belucistan durante le festività di Maulid, la ricorrenza per la nascita del profeta Mohammed.</p>



<p><strong><u>Tunisia:</u></strong>&nbsp;Ghannouchi entra in sciopero della fame in carcere in solidarietà con i detenuti politici.</p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong>&nbsp;Il centro dello scontro si sposta in Darfur con l’obiettivo dei ribelli di strappare Niyala.</p>



<p><strong><u>Somalia:</u></strong>&nbsp;Un altro attentato terroristico jihadista con decine di vittime civili.</p>



<p><strong><u>Migranti:</u></strong>&nbsp;Il governo italiano torna a mani vuote dal vertice di Malta. Ai migranti arrivati salvi, una multa di 5 mila € per evitare il carcere.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;È morto al Cairo Saadeddine Ibrahim, pioniere dei difensori di diritti umani nel mondo arabo.</p>



<p id="palestina"><strong><em><u>Le Notizie:</u></em></strong></p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong><strong></strong></p>



<p>Un giovane di 18 anni è stato ucciso dai soldati israeliani ad El-Bira e un altro ferito gravemente. Nella città è stato dichiarato il lutto cittadino. L’esercito di occupazione ha dichiarato che i soldati hanno sparato per il sospetto che i due giovani tentavano di lanciare delle bottiglie contro un posto di blocco all’ingresso di una colonia ebraica. Autisti palestinesi di passaggio nella zona hanno smentito la versione di comodo degli occupanti. Il corpo della vittima è stato sequestrato dall’esercito e non consegnato alla famiglia; un’odiosa pratica vendicativa disumana. &nbsp;</p>



<p><strong>Pakistan</strong><strong></strong></p>



<p>Davanti ad una moschea nel Belucistan, durante le festività per l’anniversario della nascita del profeta Mohammed (Al-Maulid an-Nabawi), un attentatore suicida si è fatto esplodere in mezzo alla folla uccidendo almeno 57 fedeli. 80 i feriti tra i quali 20 in gravi condizioni. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Nessun’organizzazione ha rivendicato l’attentato, mentre il gruppo Taliban del Pakistan ha condannato l’eccidio, escludendo qualsiasi coinvolgimento.</p>



<p><strong>Tunisia</strong><strong></strong></p>



<p>Il presidente del partito Ennahda, Ghannouchi, è entrato in sciopero della fame in carcere. La decisione avviene a tre giorni dopo l’inizio dello sciopero di un altro politico tunisino, Johar Ben Mubarak, in arresto preventivo dallo scorso febbraio, senza accuse e senza processo. La protesta dei due uomini politici, che verrà seguita da altri, mira a costringere il presidente Saied ad ordinare il rilascio dei politici di opposizione detenuti in cause senza prove e sotto le leggi antiterrorismo. L’uso della giustizia per mettere all’angolo l’opposizione ha devastato la nascente democrazia tunisina, unico paese che si era salvato dalle guerre civili e dalla restaurazione delle dittature dopo le Primavere arabe.</p>



<p><strong>Sudan</strong><strong></strong></p>



<p>Il secondo uomo delle milizie di Pronto intervento (RSF), Abdulrahman Daglo, fratello di Hamidati, è tornato in Sudan dopo un’assenza di oltre due mesi. Era partito per il Ciad all’inizio di luglio, ha visitato Bengasi in Libia, e poi ha volato ad Abu Dhabi, per poi fare ritorno via Addis Abeba. Adesso si trova in Darfur e secondo analisti sudanesi sta preparando un attacco per la conquista di Niyala, capoluogo del Darfur meridionale. Dopo le sconfitte subite a Khartoum, le milizie ribelli hanno bisogno di una vittoria tattica per avere voce in capitolo in eventuali trattative politiche. Per realizzare un’avanzata a Niyala, le milizie hanno ritirato diverse formazioni dal campo di battaglia nella capitale.</p>



<p>Il generale Burhan ha nominato i membri del consiglio sovrano a capo dei dicasteri del suo governo militare con sede a Port Sudan. Una mossa di facciata, perché metà del paese è fuori dal controllo delle forze armate e l’economia del paese è al collasso.</p>



<p>La situazione militare ha registrato due gravi episodi nella giornata di ieri. Un fuoco amico ha colpito un’unità dell’esercito nel centro di comando delle forze armate a causa di un bombardamento aereo. Sempre a Khartoum, un bombardamento compiuto dalle milizie ha distrutto tre pullman carichi di passeggeri, causando decine di morti e feriti.</p>



<p><strong>Somalia</strong><strong></strong></p>



<p>Almeno 20 persone tra morti e feriti per lo scoppio di un’auto imbottita di tritolo e fatta esplodere a distanza durante il passaggio di una colonna militare. È avvenuto a Hirashebeli, nel centro del paese. I continui attacchi terroristici dei jihadisti, ad un anno dall’inizio della campagna militare governativa, rappresentano una debacle politica e militare del governo Sheikh. Malgrado la presenza di truppe africane e il sostegno aereo degli Stati Uniti, il movimento Shabab ha inferto colpi mortali, causando centinaia di vittime civili. Il terrorismo islamista non si limita ai confini della Somalia ma colpisce anche altri paesi, come il Kenya, che ha truppe in Somalia nel quadro della missione militare dell’UA.</p>



<p><strong>Migranti</strong><strong></strong></p>



<p>Le bugie hanno le gambe corte. La criminalizzazione delle ONG ha avuto come effetto soltanto l’aumento dei morti nel Mediterraneo e non ha fatto diminuire l’arrivo di migranti sulle coste italiane. Il governo delle destre a Roma ha fallito nell’incontro di Malta, avvenuto ieri, di trovare una politica europea comune e la scappatoia dalla debacle è quella di inasprire le misure contro le azioni di solidarietà umanitaria che operano nei salvataggi, compito non assolto colpevolmente dalle istituzioni europee.</p>



<p>Secondo un rapporto dell’ACNUR presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nel 2023 sono morte e disperse più di 2500 persone. &nbsp;Nell’anno precedente erano 1680 vite umane perdute. Il numero degli arrivi in Italia (con il governo delle destre) è aumentato dell’83% raggiungendo le 186 mila persone fino alla fine del mese di agosto. Per coprire il fallimento delle politiche migratorie, il governo Meloni pensa ad una legge che impone una multa di 5000 € ai migranti per evitare il carcere.</p>



<p><strong>Egitto</strong><strong></strong></p>



<p>È morto ieri al Cairo il sociologo Saadeddin Ibrahim, fondatore del centro Ibn Khaldoun e dell’organizzazione araba per i diritti umani. È stato uno dei pionieri della difesa dei diritti umani e nella lotta per la democrazia nei paesi arabi. Ha subito una persecuzione durante il regime di Mubarak, passando 3 anni in carcere per aver coniato una nuova parola nel dizionario politico arabo: “Gomhumalakiat” (Republic-monarchie). In un articolo pubblicato, nel giugno 2000, sulla rivista araba edita a Londra “Al-Majallah” aveva descritto la tendenza dei regimi repubblicani nel mondo arabo, frutto di colpi di Stato di giovani ufficiali nazionalisti, a trasmettere il potere per via ereditaria. In Siria, allora era appena salito al potere Bashar Assad, dopo la morte del padre, Hafez; in Iraq Udai si preparava a succedere a suo padre, Saddam Hussein; in Libia Seif Islam Gheddafi e in Egitto Jamal Mubarak.</p>



<p>Nato a Mansoura nel 1938, Ibrahim si è laureato in letteratura all’università del Cairo (1960) e ha concluso i suoi studi avanzati in sociologia dello sviluppo (Los Angeles) e sociologia politica (Seattle). Tornato in Egitto nel 1975, ha insegnato all’università americana del Cairo. Ha presieduto la sezione degli affari arabi nel Centro studi politici e strategici di Al-Ahram e coperto l’incarico di direttore dell’Istituto per l’unità araba. Ha pubblicato diversi saggi e migliaia di articoli politici.<strong></strong></p>



<p><strong>Notizie dal mondo</strong><strong></strong></p>



<p>Sono passati 19 mesi e 4 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Putin addomestica Wagner e avvia una nuova campagna di arruolamenti, per giovani reclute, da mandare nel mattatoio ucraino.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 08:07:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>E&#8217; tornato in libreria, Davide Bettera con il suo ultimo libro intitolato <em>Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</em>, Meltemi editrice.</p>



<p>Bettera è scrittore, filosofo, giornalista e vicepresidente dell&#8217;Unione Buddhista Europea che, rifacendosi all&#8217; “idiota pensatore” di Deleuze indica una via di cambiamento individuale e collettiva che affonda le radici nella relazione.</p>



<p>Ricco di riferimenti al pensiero occidentale (Epicuro, Cartesio, Nietszche), orientale (taosimo, sufismo, buddhismo), all&#8217;ebraismo e con riferimenti a filosofofi moderni e contemporanei (Buber, Onfray, Lèvinas), con il racconto di storie personali che riguardano, ad esempio, il nonno e un prozio, Bettera accompagna per mano il lettore in un viaggio spirituale, non necessariamente religioso, anzi: i culti – e i luoghi della loro rappresentazione – hanno chiuso l&#8217;individuo in un sistema di dogmi che si sono fatti, nel tempo, barriere e prigioni dove ognuno si illude di trovare la salvezza. Salvezza da chi? E da cosa? Principalmente dalla paura universale: quella della finitudine. Tale paura inquina ogni aspetto dell&#8217;esistenza, ogni azione quotidiana con il timore dell&#8217;annullamento che diventa ossessione per la salute o la bellezza del corp oppure con il desiderio di vivere tanto intensamente quanto in maniera superficiale; è competizione, è prepotenza, è solipsismo. Si annullano, così, i valori della solidarietà, della comprensione, dell&#8217;empatia.</p>



<p>La soluzione proposta &#8211; annunciata come una nuova luce sulla nebbia che permea oggi l&#8217;umanità decadente e malinconica, per non dire rabbiosa o rassegnata &#8211; è un ritorno alla purezza ontologica, quella con cui nasciamo, quella di un bambino che si affaccia al Nuovo, sì anche con paura, ma con altrettanta curiosità, privo di sovrastrutture, capace di sentire istintivamente di non poter sopravvivere senza l&#8217;Altro, all&#8217;inizio senza il corpo e lo Spirito vitale della madre.</p>



<p>Madre-mamma, Madre-terra, Madre-relazione: l&#8217;Io da solo non può sopravvivere, l&#8217;io-tu sì perchè il mio sangue è lo stesso dell&#8217;Altro, le mie emozioni sono le stesse dell&#8217;Altro, la mia paura è la stessa dell&#8217;Altro, il mio destino finale è lo stesso dell&#8217;Altro. Ecco perchè, oggi, sarebbe importante tornare a mettere in atto la Filosofia della cura (come suggeriva anche nei suoi preziosi saggi Elena Pulcini): vivere filosoficamente è una scelta salvifica per se stessi, per la comunità di appartenenza, per la società di riferimento, per l&#8217;umanità tutta. Vivere filosoficamente non vuol dire estraniarsi, come gli asceti, dal mondo reale – sarebbe troppo facile! -, ma come insegnano i sufi vuol dire imparare a cercare la gioia in ogni attimo della quotidianità, anche in quello più difficile e faticoso: convertire e convertirsi ad uno sguardo più ampio, com-prendere, elaborare interiormente ogni esperienza per tramutarla in insegnamento in una direzione costruttiva di una “cittadella” (come si legge nel testo) inespugnabile di sicurezza, di pace, di pienezza da donare anche a chi ci sta di fronte, dono di serenità e di scoperta. Il Mistero è dentro di noi. E il <em>noi</em> è l&#8217;ubuntu, come si dice nelle tribù africane: quel senso di collaborazione e di saggezza tramandata che è necessario, oggi più che mai, recuperare per non perderci nella desolante e sterile solitudine dell&#8217; horror vacui.</p>



<p></p>
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		<title>Il fallimento del &#8220;Minority SafePack&#8221; a favore delle minoranze</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 08:22:15 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="770" height="375" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16749" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1-768x374.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></figure>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica per il fallimento dell’iniziativa popolare “Minority SafePack” a favore delle<br>minoranze davanti al Tribunale dell’Unione europea (organo di prima istanza della Corte di Giustizia, CGUE). Questa decisione deludente<br>permette agli Stati dell’UE di continuare a ignorare le loro minoranze e di accettarne la definitiva scomparsa. Contrariamente a quanto<br>sostengono la Commissione europea e la Corte di giustizia europea, le misure e i mezzi attuali non sono affatto sufficienti a preservare la diversità culturale dell’Europa. Al contrario, l’esempio della Polonia mostra come una singola minoranza – in questo caso la minoranza tedesca – sia discriminata dalla riduzione delle lezioni di tedesco nelle scuole. Questo accade perché al governo polacco non piacciono le posizioni tedesche all’interno dell’UE. Ma gli esempi non mancano per la maggior parte degli stati europei in cui vivono minoranze più o meno in declino e che avrebbero urgente bisogno di un sostegno.</p>



<p>Più di un milione di cittadini di numerosi Stati dell’UE hanno aderito all’iniziativa. Ha formulato raccomandazioni a livello europeo per<br>proteggere e promuovere la diversità culturale e linguistica. Tra questi, i programmi di sostegno alle piccole comunità linguistiche,<br>l’uguaglianza per le minoranze apolidi come i Rom, la creazione di un centro per la diversità linguistica e la ricerca sul valore aggiunto<br>delle minoranze in Europa. La protezione delle minoranze nazionali e la promozione della diversità culturale e linguistica dovrebbero diventare biettivi del Fondo europeo di sviluppo regionale. La Commissione non sembra vedere le opportunità che tali finanziamenti offrirebbero.<br>Invece, si nasconde dall’esplosività della questione delle minoranze. Di recente la questione minoranze è servita a Putin come giustificazione pretestuosa per il suo attacco all’Ucraina in violazione del diritto internazionale.</p>



<p>L’Unione federale delle nazionalità europee (FUEN), l’organizzazione ombrello delle minoranze europee, aveva avviato il processo nel 2011. La Commissione europea ha infine richiesto la raccolta di un milione di firme per il progetto entro un anno. Le soglie dovevano essere raggiunte in almeno sette Paesi, cosa che è stata fatta in ben undici. L’iniziativa ha consegnato gli ultimi 1,1 milioni di firme alla<br>Commissione nel gennaio 2020, che ha poi affermato di fare già abbastanza per la protezione delle minoranze. In questo modo, l’UE sta<br>portando ad absurdum il suo unico strumento di partecipazione diretta dei cittadini. Ai cittadini dell’UE si sta mandando come segnale che le loro preoccupazioni non sono importanti e che il loro impegno non vale la pena. Tutto questo fa solo il gioco dei nemici della democrazia.</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-765x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16740" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-765x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-224x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 224w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-768x1028.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1074w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="684" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16743" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-768x513.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>La fragilità e la violenza della Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 08:55:46 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marco.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="458" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marco.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16633" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marco.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marco-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marco-768x440.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<p></p>



<p>Di  solito non utilizzo però credo che, a volte, si debba usare una modalità altrettanto forte per far passare certi messaggi: mi riferisco al programma TV &#8220;Grande fratello&#8221; che, come nella maggior parte della Comunicazione, è un contenitore di ignoranza, di violenza, di ipocrisia. Bene che oggi si parli apertamente di disagio mentale, meno bene che se ne parli in questi termini e per una trasmissione così becera , che mette sotto i riflettori una parte di cittadinanza in cui da una parte troppe persone hanno perso l&#8217;umanità e da un&#8217;altra, molte sono troppo sensibili per sopravvivere nella nostra epoca.</p>



<p>Da tempo mi batto anche per chi soffre di quelle malattie dell&#8217;anima che sono poco riconosciute a livello istituzionale e, tantomeno, a livello sociale. Mi sento indignata e affranta: studiando si capisce quanto la Cultura, la Comunicazione, la Politica influenzino la salute delle persone comprese i  BULLI (ADULTI e NON) che sono anche loro vittime di un sistema marcio, corrotto, privato di empatia, infarcito di disvalori, che ha lo stesso odore della cattiveria, lo stesso mutismo della paura, la stessa sordità del narcisismo, la stessa immobilità del vuoto più disperato e disperante. Che fare? Miguel De Unamuno scrive: &#8220;L&#8217;Uomo, dicono, è un animale razionale. Non so per qual motivo non si sia detto che è un animale affettivo o sentimentale. E forse quello che maggiormente lo distingue dagli altri animali è il sentimento e non la ragione&#8221;. Gli animali hanno, oggi, sicuramente più sentimento dell&#8217;Uomo calcolatore, arrivista, prepotente, superficiale e stupido, tanto stupido da non comprendere che tanto, alla fine, saremo tutti polvere o stelle. Non ci occupiamo di  di cibo, di sesso, di intrattenimento, di gossip, di moda, etc. Non importa, siamo fatti così. Vogliamo parlare di persone ancora tali, di fragilità, di amore, di solidarietà, di vicinanza, di ascolto. </p>



<p>Ogni aggettivo che ho utilizzato in questo articolo ne contiene molti altri; esprime concetti e riflessioni che, spero, vengano fatte seriamente nelle scuole e su quegli organi di stampa e di informazione che davvero sentono l&#8217;urgenza di raddrizzare il tiro verso una direzione pulita, sana, saggia della vita individuale e collettiva. </p>



<p>Di solito non intervengo molto su questo giornale online per dare spazio e voce a chi è più esperto di me, a chi vive sulla propria pelle le situazioni su cui diamo le notizie, ma ho sentito la necessità di scrivere questo breve editoriale perchè, purtroppo, in molti seguono la tv generalista e i mi occupo da anni di Comunicazione e ho sentito il dovere, anche dal punto di vista deontologico, di commentare quello che sta accadendo nel mio adorato-odiato Paese. </p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Patrizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:00:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="959" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-768x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Patrizia Cannas, ho 28 anni, sono un architetto e attualmente svolgo un Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università degli Studi di Trieste. Mi laureo nel 2019 con una tesi che indaga il tema dell’architettura in carcere, con un focus sulla progettazione a sostegno del benessere fisico e psicologico<br>dell’individuo che abita in un contesto di detenzione. In questa occasione sviluppo due progetti diversi &#8211; ma affini &#8211; per la Casa Circondariale di Trieste, un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di lavorare con emergenze reali e di relazionarmi con istituzioni diverse dal mio campo lavorativo. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale e l’abilitazione professionale nel 2019, per un anno collaboro affianco ad altri professionisti in progetti che spaziano dall’interior design alla progettazione architettonica, dal progetto del paesaggio alla grafica e all’illustrazione. Dopo questa esperienza, decido di avvicinarmi al mondo della ricerca &#8211; anche per riprendere gli studi iniziati durante la tesi &#8211; e nel 2020 vinco il concorso per il dottorato a Trieste, entrando in graduatoria con borsa di studio MIUR. Da quel momento, l’attività di ricerca diventa la mia principale occupazione ed inizio ad interfacciarmi con la scrittura, la partecipazione come autrice/uditore ai convegni, le pubblicazioni e l’affiancamento alla didattica in Università. Durante il periodo di<br>pandemia, inizio a svolgere attività di volontariato sia nel sociale, a sostegno dei senza dimora, sia nel sanitario come soccorritore. L’attività di ricerca, assieme a quella del volontariato, mi hanno portata a voler sempre più utilizzare gli strumenti professionali &#8211; e<br>personali &#8211; acquisiti nel corso del tempo per cercare di portare un contributo costruttivo in quei campi che guardano alle disuguaglianze sociali, al diritto dell’abitare e ad un’architettura che sia “al servizio” di tutti e che metta al centro delle sue opere il benessere della persona.</p>



<p>Di cosa mi occupo</p>



<p><br>La mia ricerca si colloca nel tema delle istituzioni totali ed indaga i punti in comune tra gli studi sull’architettura dell’abitare nello spazio della detenzione e sulle ricerche, provenienti anche dall’ambito internazionale, che affrontano il tema dei luoghi di ospitalità e di controllo dei migranti. Il motivo per cui assumo il carcere come ulteriore nodo della ricerca è che esso rappresenta il luogo limite ed emblema delle contraddizioni di un’architettura che, mentre si fa esecutrice della pena, dovrebbe supportare il principio di reinserimento nella collettività, in linea con l’Art. 27 della Costituzione Italiana. In questo contesto, vorrei indagare i meccanismi spaziali che portano l’architettura a contribuire nel dare un carattere di esclusione anche a quei luoghi che, trasformati i modelli classici delle<br>istituzioni totali, presentano un carattere segregante pur non essendo detentivi. La volontà è di ripensare gli schemi e i modelli che rendono ostili tali luoghi, con l’intento di contribuire alla costituzione di una base d’indagine per sviluppare nuovi modelli teorici ed operativi per il miglioramento dei luoghi dell’abitare in questi contesti. La prima esperienza di ricerca nel carcere di Trieste ha portato alla riprogettazione di alcuni spazi, sia interni che esterni, che hanno dato prova, seppur modesta, di come l’architettura possa essere di supporto sia per i detenuti che per gli operatori. Questa occasione ha portato alla stipula di una convenzione di collaborazione scientifica tra la Casa Circondariale e l’Università di Trieste, facendo così rientrare il carcere tra i casi studio. Un altro campo d’indagine riguarda il caso studio goriziano che tratta il rapporto tra i C.A.R.A. e le jungle (insediamenti autocostruiti dai migranti in zone boschive) attraverso il metodo dell’osservazione partecipata, utile per comparare le forme architettoniche imposte e quelle spontanee. Cerco sempre di dialogare con diverse discipline, tra cui l’antropologia, sociologia, la geografia umana ma anche con i media studies (cinema, fotografia e comics) che raccontano questi temi. Avendo tra gli obiettivi l’elaborazione di strumenti critici ed operativi sui luoghi di esclusione e di rifugio, per far emergere quanto di carcerario ci sia nei centri di ospitalità e quanto di spontaneo, ed in qualche modo “libero”, si possa coltivare in carcere, i potenziali sviluppi di questa ricerca potrebbero collocarsi in due ambiti: da un lato, l’abitare gli spazi carcerari e la loro connessione con la città (orientando il progetto con la direzione che PNRR auspica per i luoghi di esclusione sociale), dall’altro, la questione abitativa rispetto alla cosiddetta “crisi dei migranti” guardando alla progettazione europea transfrontaliera . A prescindere dagli sviluppi futuri che questo lavoro potrà portare, spero di poter contribuire in maniera propositiva alla contemporaneità, anche attraverso progetti che non debbano per forza essere imponenti nella loro “misura” ma che possano, con la loro presenza, anche di modesta entità, cambiare alcune realtà. Quando mi viene chiesto perché ho deciso di occuparmi nello specifico di carceri o, in generale, di luoghi di esclusione, rispondo sempre provando a riportare un dato di realtà: se considerassimo il carcere in Italia per il suoi numeri, con una popolazione di circa 60 mila abitanti (tra detenuti ed operatori), potrebbe essere paragonato alla grandezza di una piccola città. Inoltre, tenendo conto di quanto l’architettura possa influenzare sia positivamente che negativamente un contesto, e tenendo presente l’obiettivo finale della reintegrazione (casi permettendo) e riabilitazione, occuparsi di detenzione ha lo stesso valore di qualsiasi altra istituzione presente sul territorio. La possibilità di lavorare su emergenze esistenti, tessere nuove relazioni e trovare punti in comune con altre realtà sono le motivazioni che mi portano a considerare la ricerca un’opportunità perché rappresenta l’occasione di lavorare su tematiche in cui credo.</p>



<p></p>



<p>I<strong>l progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221; verrà presentato a Milano</strong>, <strong>presso la Casa dei Diritti, il 9 ottobre alle ore 16. Non mancate! </strong></p>
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		<title>PDF in INGLESE di Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 09:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, è ora disponibile la versione IN INGLESE del saggio &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel modo&#8221;, in formato PDF. Se siete interessati ad acquistarla (a 10 euro), potete&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Care e cari,</p>



<p>è ora disponibile la versione IN INGLESE del saggio &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel modo&#8221;, in formato PDF.</p>



<p>Se siete interessati ad acquistarla (a 10 euro), potete scriverci alla email: info@peridirittiumani.com </p>



<p>Utile, credo, soprattutto per gli STUDENTI di molte facoltà e per quelli delle scuole superiori.</p>
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		<title>Laboratori formativi per l&#8217;anno scolastico-accademico 2021-2022</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 09:13:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p>Care e cari,</p>



<p>vi proponiamo, per l&#8217;anno scolastico e accademico, 2021-2022 due progetti/laboratori formativi che vertono su temi di stretta attualità: la condizione di chi vive nelle <strong>PERIFERIE</strong> di alcune città nel mondo e la <strong>GIUSTIZIA SOCIALE.</strong></p>



<p>Crediamo fermamente nella formazione dei giovani, che sono e saranno i futuri cittadini e professionisti, nel veicolare valori positivi e nel dialogo culturale per incrementare il pensiero critico.</p>



<p>I nostri laboratori, infatti, vedono la partecipazione diretta delle ragazze e dei ragazzi per un loro coinvolgimento nella costruzione di una società egualitaria e onesta. Proponiamo esempi di buone pratiche, infatti, e chiediamo a chi ci seguirà di realizzare un prodotto finale che verrà divulgato attraverso tutti i canali della nostra associazione (Associazione Per i Diritti umani, www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss &#8211; Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin).</p>



<p>Da anni ci occupiamo di formazione culturale ( sui diritti umani, sulla legalità, sull&#8217;Educazione civica) e lo continuiamo a fare sia in presenza sia online. </p>



<p>Se siete interessati, quindi, potete contattarci ai seguenti indirizzi email:<strong> lale.monte@gmail.com oppure info@peridirittiumani.com </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Educazione-civica-e-Giustizia-sociale_page-0001-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15605" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG-1448x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/SP-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15606" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Periferie-nel-mondo.-Tra-accoglienza-e-buone-pratiche_page-0003-SSPP.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>“LibriLiberi”. Camorra sound</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 07:48:56 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Una piccola casa editrice (Magenes), un giovane autore, Daniele Sanzone, e il coraggio di scrivere di camorra: il testo si intitola <em>Camorra sound</em>, è di qualche anno fa, ma attualissimo perchè racconta l&#8217;evoluzione della canzone campana, napoletana in particolare, a pari passo con l&#8217;evoluzione &#8211; o involuzione &#8211; della società.</p>



<p>A partire dalla canzone recitata con pathos (la sceneggiata) di Mario Merola, attraversando le storie sentimentali e di disuguaglianza sociale di Nino D&#8217;Angelo, fino ad arrivare a Gigi D&#8217;Alessio e ai neomelodici, Sanzone accompagna il lettore in una disanima, ricca di riferimenti storici-etnografici-antropologici, della musica come veicolo di messaggi, navigando tra i generi, quelli più tradizionali e più recenti.</p>



<p>L&#8217;autore del saggio è lui stesso leader della band <em>A67</em> &#8211; nome che deriva dalla legge che ha originato l&#8217;edilizia popolare in Italia e ha edificato il quartiere da cui proviene lo stesso Sanzone, Scampia. Un quartiere noto alle cronache per i problemi legati alla micro e macro criminalità, da sempre considerato, con le sue Vele, una società a parte, ma che propone anche isole di legalità, grazie alla determinazione di cittadine e cittadini impegnati che vogliono ripristinare l&#8217;onestà, la cultura del Bello e dei valori positivi. Ecco, la cultura appunto: le canzoni fanno parte del patrimonio artistico-culturale della Campania e dell&#8217;Italia intera, ma lo scrittore pone una domanda iniziale a molti altri cantanti, autori e produttori: “Perchè non avete cantato contro la camorra?”, Perchè, quindi, non si sono schierati apertamente contro la malavita?</p>



<p>E molte e disparate sono le risposte: Pino Daniele aveva dichiarato che per lui raccontare la quotidianità di certi quartieri era già un modo per parlare dell&#8217;illegalità diffusa e quindi di mafie; lo stesso vale per i <em>99 Posse </em>che nascono e frequentano i centri sociali, ma non prendono una posizione ferma e netta. Altri invece,come Piero Pelù dei Litfiba decidono di far conoscere le storie di chi si è ribellato: in <em>Fiorirà </em>narra dei<em> </em>ragazzi di Locri, in Calabria, che hanno detto NO all&#8221;ndrangheta; il rapper Rocco Hunt in <em>Nu juorno buono </em>si riferisce al disastro ecologico della Terra dei fuochi, disastro sempre voluto e causato dalla camorra per aumentare il giro dei propri affari sulla pelle delle persone: il testo è un vero e proprio appello a chi lotta e a chi deve incominciare a farlo per il Bene comune: <em>“Questo posto non deve morire/la mia gente non deve partire/il mio accento si deve sentire/la strage dei rifiuti/l&#8217;aumento dei umori/siamo la Terra del sole/non la Terra dei Fuochi”.</em></p>



<p>Ieri come oggi, però, è troppo frequente la produzione di brani che inneggiano alla vita malavitosa: dagli anni &#8217;70, con le canzoni di Pino Mauro che hanno segnato un&#8217;intera generazione, ai giorni nostri, con il pezzo di Aniello Imperato &#8211; alias Nello Liberti &#8211; dal titolo poco equivoco di <em>O&#8217; capoclan, </em>si descrive la vita dei boss come un&#8217;esistenza da emulare per la ricchezza e, in particolare, per il potere; il boss, inoltre, e la sua gang sono vissuti come l&#8217;unica possibilità di sopravvivenza nelle periferie disagiate, prive dei servizi di base e intrise di subcultura. Dove lo Stato pulito è assente, la Camorra diventa una grande famiglia salvifica.</p>



<p>Il libro di Sanzone è un&#8217;inchiesta utile, resa molto interessante da riflessioni e quesiti che non lasciano indifferenti: il tema musicale si intreccia a quello politico con le collusioni che si sono dipanate nel tempo nel “Bel Paese” e/o il lassismo delle istituzioni nel contrastare la criminalità; il sistema neoliberale che propone status symbol a cui non tutti possono accedere, creando frustrazione e violenza, si lega a un discorso che riguarda l&#8217;attaccamento alla tradizione e al rapporto con la modernità liquida (per dirla alla Bauman); l&#8217;importanza dell&#8217;impegno quotidiano del singolo e della comunità si evince dal ricordo delle vittime di mafia (giornalisti, sacerdoti, donne comuni, uomini comuni, giovani, sindacalisti, etc.) e dall&#8217;elogio di chi oggi è in prima linea, con ogni mezzo e strumento possibile. A partire dalla scuola fino ad una chitarra elettrica. Siamo NOI lo Stato, siamo NOI la società: riprendiamoci il nostro spazio libero e sicuro.</p>
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		<title>Cittadini del mondo: la lotta all&#8217;emarginazione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza. Cittadini del mondo è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna. Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza.</p>



<p><em><strong>Cittadini del mondo</strong></em> è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna.</p>



<p>Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda l’incontro a scopo conoscitivo delle realtà di marginalità, di muto soccorso e di scambi reciproci tra le persone che compongono la società odierna.</p>



<p>Questo incontro interessa sia il meeting che è avvenuto tra noi ricercatrici e gli abitanti di questa città che sono a stretto contatto con alcune realtà sommerse del territorio, sia l’incontro inteso come proposito futuro tra chi vive in condizioni di fragilità e il resto della società civile.</p>



<p>Il monito di questo progetto è quello di garantire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso un servizio di welfare sensibile e attento allo stato di necessità di ognuno di noi.</p>



<p>Queste realtà sommerse ci hanno messo in contatto con alcuni cittadini invisibili che restano, a causa delle loro fragilità, nascosti ai margini di questa società sempre di più e sempre troppo selettiva.</p>



<p>Essere cittadini è un diritto di ognuno di noi ed è un diritto che deve essere riconosciuto a tutti soprattutto deve essere salvaguardata la dignità di ciascuno di noi nel poter condurre un’esistenza terrena degna di poter essere considerata umana, se ancora ci vogliamo considerare tali.</p>



<p>L’umanità è costituita da tutte le nostre fragilità, dal fatto di poter essere fallibili, mortali e di avere un’intera vita per cercare di migliorare questo percorso senza dover sentire il peso del confronto con gli altri ma anzi riconoscendo negli altri un’occasione per poterci arricchire.</p>



<p>Attraverso questa ricerca siamo entrate in contatto con diverse realtà del territorio, come ad esempio la Caritas, che ci ha fornito una mappa attenta a questi fenomeni di marginalità diffusi su Bologna. Interessante in questo incontro è stato sapere, che le persone che hanno affrontato molte difficoltà durante la pandemia covid-19 era più orientata a richiedere un sostegno economico per poter pagare le bollette della luce o del gas piuttosto che domandare un sostegno al pagamento di farmaci o di visite sanitarie come ci si aspetterebbe in una situazione di emergenza sanitaria di portata internazionale che ha fatto da cornice a questo periodo di ricerca. Un altro incontro meraviglioso lo abbiamo avuto con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari a Bologna con sede in via Battiferro, 2.</p>



<p>È un’eccellente iniziativa che si occupa di fornire un luogo in cui condividere un momento di convivialità in cui viene servito il pranzo per i senzatetto. Oggi purtroppo a causa di questa emergenza sanitaria il servizio di distribuzione è diventato take-away, perdendo quel prezioso valore aggiunto della condivisione, del dialogo e dello scambio ma è sempre attivo e vigile ad accogliere chi un pasto non ha.</p>



<p>Inoltre, abbiamo incontrato Margherita Chiappa, la responsabile del Centro Beltrame, un mastodontico dormitorio che si trova sotto il ponte di S. Donato a Bologna.</p>



<p>Margherita ci ha dato l’incantevole opportunità di incontrare le persone che risiedono in questo dormitorio, persone davvero brillanti e straodinarie, alcune delle quali ci ha condiviso la propria storia di vita: Stefano, Anna, Max e un signore che ha deciso di restare anonimo.</p>



<p>Abbiamo per ultimo incontrato, tramite l’antica modalità del passaparola, diverse famiglie e persone. Laura Scaglianti è stata l’elemento chiave di connessione con queste persone fornendoci nomi e indirizzi di persone da raggiungere tra cui Miriam, Paola, Alina e molte altre ancora…</p>



<p>Questa ragazza è attivissima sul territorio in diversi progetti di solidarietà, molti dei quali sono dotati di un ingegno di altissima sensibilità e creatività. Ne riporto uno tanto per dare un’idea a voi carissimi e attentissimi lettori. Laura vive in una zona dove risiedono le case popolari dell’Acer in via Abba. In questa zona ci sono palazzi che hanno diversi piani e in cui abitano diverse famiglie con figli. Un giorno Laura ha visto un bambino farsi male e la mamma non aveva nulla per poterlo medicare. Così lei ha deciso di costruire all’interno del suo palazzo una cassetta pronto soccorso che si assicura sempre di rifornire.</p>



<p>Per concludere vogliamo invitarvi a venire a vedere il documentario nella speranza di poter sensibilizzare quante più persone possibili a ritagliare un momento della propria giornata da dedicare a chi è vicino a noi ma spesso in forma invisibile, perché diventi un impegno che faccia sempre più parte della nostra quotidianità aprendo le nostre vite a un incontro con l’altro che ci rafforzi il senso di identità sociale oggi sempre meno marcato.</p>



<p>Questo lungometraggio racchiude in sé tutte le storie di vita delle persone che abbiamo conosciuto lungo questo splendido cammino.</p>



<p>Le dichiarazioni riportate fanno parte di un campione di persone selezionate come già riportato attraverso la modalità del passaparola e quindi non esaustivo rispetto le numerose problematiche presenti sul territorio.</p>
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