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	<title>soldati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il Sudan e la persistente crisi umanitaria nel Darfur</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 09:33:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p class="has-text-align-right"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16890" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il Sudan, uno dei paesi più grandi dell&#8217;Africa, si trova attualmente in una fase di transizione politica e sociale molto delicata. Dopo decenni di regime autoritario sotto l&#8217;ex presidente Omar al-Bashir, il paese ha attraversato una rivoluzione pacifica nel 2019 che ha portato alla caduta del regime e all&#8217;insediamento di un governo di transizione.</p>



<p>Tuttavia, nonostante i progressi, il Sudan continua ad affrontare molte sfide, tra cui conflitti etnici e politici, crisi economiche, violazioni dei diritti umani e pandemia di COVID-19.</p>



<p>Uno dei problemi più gravi che affligge il paese è il conflitto nella regione del Darfur.</p>



<p>Il Darfur è una regione situata nella parte occidentale del Sudan, in Africa, che ha visto una lunga serie di conflitti e violenze negli ultimi decenni. La situazione attuale in Darfur è ancora caratterizzata da violenze, tensioni etniche e crisi umanitarie, nonostante gli sforzi internazionali per risolvere la situazione.</p>



<p>La crisi nel Darfur ha avuto inizio nel 2003, quando alcune tribù africane iniziarono a ribellarsi contro il governo sudanese, che era guidato dalla maggioranza araba. Il conflitto ha causato la morte di migliaia di persone e costretto milioni di persone a fuggire dalle loro case.</p>



<p>Le violenze e le tensioni etniche continuano a causare morti e feriti tra la popolazione civile, e molte persone sono costrette a vivere in campi profughi, senza accesso adeguato a cibo, acqua e cure mediche.</p>



<p>Le organizzazioni umanitarie che operano nella regione cercano di fornire assistenza e supporto ai profughi, ma la situazione rimane critica. Inoltre, la presenza di gruppi armati e di bande criminali rende difficile l&#8217;accesso alle zone più remote e vulnerabili dell&#8217;area.</p>



<p>Nonostante gli accordi di pace firmati nel 2020, i combattimenti tra le forze governative e i ribelli continuano in alcune parti della regione.</p>



<p>Inoltre, il Sudan sta attraversando una grave crisi economica, con una forte inflazione e una scarsa disponibilità di beni di prima necessità come il pane. Il governo di transizione sta lavorando per affrontare la situazione, ma la strada da percorrere è ancora lunga.</p>



<p>La pandemia di COVID-19 ha anche colpito duramente il paese, con un aumento dei casi e dei decessi negli ultimi mesi. La campagna di vaccinazione è stata lanciata solo di recente, ma la disponibilità di vaccini è limitata.</p>



<p>Infine, il Sudan sta affrontando anche sfide interne legate alla transizione politica. Il governo di transizione ha l&#8217;obiettivo di guidare il Paese verso elezioni democratiche, ma ci sono preoccupazioni riguardo alla capacità del governo di garantire un processo elettorale libero e giusto.</p>



<p>In generale, la situazione in Sudan è ancora molto delicata e richiede l&#8217;impegno e il sostegno della comunità internazionale per affrontare le sfide e consolidare la transizione verso una democrazia stabile e pacifica.</p>



<p>Voglio terminare questo articolo con le parole di un giovane rifugiato sudanese: &#8221; La cosa più difficile per chi come me è rifugiato in Italia è far conoscere il dramma che vivono i nostri popoli. Non possiamo permetterci di cedere al dolore, di chiuderci in noi stessi, di considerarci vittime di un’ingiustizia.` Se facciamo così, offendiamo la memoria di chi non ce l’ha fatta&#8221;. Continua: “Un letto, un pasto caldo, un luogo da chiamare casa e in cui riprendersi dalle fatiche del viaggio e dagli orrori della guerra per tanti di noi non c’è. E anche se così l’integrazione diventa un sogno più che un progetto noi non dobbiamo arrenderci.&#8221;</p>



<p><a href="https://www.redattoresociale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.redattoresociale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> per le parole del rifugiato.</p>



<p><a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.notiziegeopolitiche.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> per l&#8217;immagine.</p>
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		<title>L’invasione turca della Siria diventa più probabile: pagamenti miliardari dal Qatar per l’alleato Erdogan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 11:07:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme un’altra invasione su larga scala della Siria settentrionale da parte della Turchia. Un<br>pagamento di miliardi da parte dell’emirato islamista del Golfo, il Qatar, rende questo scenario più probabile. Negli ultimi giorni, il<br>sovrano turco ha dichiarato in modo inequivocabile ciò che si aspetta da questa invasione: vuole cacciare milioni di persone e rendere la Siria settentrionale libera dai curdi. Ora sembra che il Qatar abbia fornito almeno 10 miliardi di dollari alla Turchia. Con questo denaro, molti mercenari islamisti possono essere mandati in guerra. Sono già presenti in gran numero nella regione e terrorizzano la popolazione per conto della Turchia, Stato della Nato.</p>



<p>Il Paese sta attaccando il nord della Siria con artiglieria e attacchi aerei da settimane. In un’intervista televisiva, il presidente turco ha<br>dichiarato che il nord-est della Siria “non è adatto allo stile di vita dei curdi perché è desertico”. Il sovrano turco sembra voler determinare quale gruppo etnico può o non può vivere e dove. E naturalmente nasconde il fatto che la regione è stata popolata da curdi per secoli. Ora Erdogan sta mobilitando il sostegno dove può ottenerlo. Dalla Nato e anche dalla Russia. E dal Qatar che, a quanto pare, è riuscito a conquistare per le sue ambizioni di grande potenza islamista. Il piccolo Qatar, che ha appena annunciato un ampio contratto di fornitura di gas con la Germania, può ovviamente permettersi questo sostegno. Il Paese che ospita i Mondiali di calcio, sostiene gli islamisti sunniti in tutto il Medio Oriente. Da tempo ci sono buone relazioni con l’islamista sunnita Erdogan, che però adesso è in difficoltà a livello nazionale. Ha paura di perdere le elezioni del prossimo anno. Per lui, l’invasione è anche uno strumento della sua campagna elettorale. Per farlo, può fare pulizia etnica e religiosa nel nord della Siria e scatenare una nuova ondata di rifugiati con cui ricattare l’Europa.</p>



<p>Erdogan è visto come il capo politico dell’Islam radicale sunnita, analogo ai mullah iraniani che guidano i gruppi radicali sciiti. La<br>scelta di campo sunnita del Qatar e della Turchia, tuttavia, ha una posizione di partenza migliore grazie al legame con la Nato. Senza il benestare della Nato, della Russia o dell’Iran, Erdogan non oserà mai lanciare una nuova invasione. Tuttavia, dal momento che anche il governo tedesco esprime “comprensione per gli interessi di sicurezza della Turchia”, presto potrebbe aver raccolto abbastanza sostegno. Non appena ciò avverrà, inizierà l’invasione.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il profilo del Mozambico sul versante dei diritti umani e della situazione umanitaria</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 07:17:19 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mozambico è peggiorata nel 2021, in gran parte a causa delle continue violenze nella provincia settentrionale di Cabo Delgado.<br>Anche la crisi umanitaria della provincia è peggiorata a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza, provocando lo sfollamento di oltre 800.000 persone. Il gruppo armato localmente noto come Al- Shabab o Al-Sunna wa Jama&#8217;a (ASWJ), che è legato allo Stato Islamico (ISIS), ha continuato ad attaccare villaggi, uccidere civili, rapire donne e bambini, nonché ad utilizzare ragazzi come soldati<br>nella loro lotta contro le forze governative del Mozambico. Le forze di sicurezza dello Stato sono state coinvolte in violazioni dei diritti umani, comprese intimidazioni, sfruttamento sessuale delle donne sfollate e uso illegale della forza contro i civili.<br>Nel marzo 2021 il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha avvertito che la crisi degli sfollati nel nord del Mozambico rischiava di trasformarsi in un&#8217;emergenza fame poiché sempre più famiglie continuavano a fuggire dalla violenza. Come l&#8217;anno precedente, i gruppi umanitari non sono riusciti a raggiungere le comunità più colpite dalle violenze. Il WFP ha sospeso<br>la distribuzione di cibo al distretto di Palma a causa di severi e concreti rischi per la sicurezza.<br>L&#8217;assistenza agli sfollati nelle aree isolate dei distretti di Palma, Macomia, Mocimboa da Praia, Muidumbe e Quissanga è ripresa solo a settembre 2021, quando l&#8217;accesso alla regione è migliorato.<br>Le forze di sicurezza dello Stato sono state anch’esse coinvolte in violazioni dei diritti umani durante operazioni antiterrorismo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, comprese intimidazioni, maltrattamenti di sfollati e uso illegale della forza contro i civili. I soldati del governo hanno proibito alle persone fuggite dall&#8217;attacco dell&#8217;ASWJ Palma a Quitunda di lasciare il villaggio e hanno aggredito fisicamente coloro che cercavano di lasciare la zona. Un certo numero di sfollati ha anche accusato le forze governative dispiegate a Palma di aver costretto i residenti in difficoltà a pagare tangenti per ottenere spazio sui voli di soccorso. A ottobre 2021, il governo non aveva adottato alcuna misura pubblicamente nota per indagare su tali abusi o punire le persone implicate.<br>Il gruppo islamico ASWJ ha continuato ad attaccare villaggi, uccidere civili, rapire donne e bambini<br>e addestrare ragazzi a combattere le forze governative. Il 24 marzo 2021, il gruppo ha fatto irruzione nella città di Palma, uccidendo e ferendo un numero imprecisato di civili, alcuni nelle loro case, e migliaia di sfollati. Il gruppo è stato anche implicato nel rapimento di ragazzi e successivamente nel loro utilizzo per combattere le forze governative, dunque in violazione del divieto internazionale sull&#8217;uso dei bambini soldato. Il 5 ottobre dello stesso anno, il Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;Infanzia, l&#8217;UNICEF, ha espresso preoccupazione per il fatto che gli insorti stessero addestrando e indottrinando i ragazzi a combattere a Cabo Delgado.<br>Human Rights Watch ha trovato prove che i combattenti dell&#8217;ASWJ stanno usando centinaia di donne e ragazze rapite, in matrimoni infantili e forzati e come schiave sessuali. Il gruppo ha rilasciato altri individui dopo che le loro famiglie hanno pagato ingenti somme di denaro a titolo di riscatto. A ottobre, la British Broadcasting Corporation ha riferito che le forze congiunte mozambicane e ruandesi avevano liberato un numero imprecisato di donne salvate dalla prigionia.<br>Il governo mozambicano ha annunciato che la Tanzania non avrebbe creato un campo profughi per accogliere i mozambicani in fuga dalle violenze a Cabo Delgado. Il portavoce del governo ha affermato che i due governi hanno concordato che i cittadini in fuga sarebbero stati rimpatriati in Mozambico. Queste persone hanno continuato a essere rimpatriate con la forza dalle autorità tanzaniane. A settembre 2021, secondo l&#8217;UNHCR, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno oltre 10.300 richiedenti asilo erano stati rimandati in Mozambico. Le azioni della Tanzania hanno violato il principio di non respingimento, un principio cardine del diritto internazionale, che vieta il rimpatrio forzato di persone che vedono seriamente minacciate la loro vita o la loro libertà.</p>



<p>Il numero di casi irrisolti di rapimenti, inclusi uomini d&#8217;affari o loro parenti, ha continuato ad aumentare nel 2021 e gli agenti di polizia sono stati coinvolti in almeno un caso. A giugno, secondo i media, il National Criminal Investigation Service (SERNIC) ha annunciato la detenzione di cinque persone, tra cui un agente SERNIC e un poliziotto, in relazione al rapimento di un uomo d&#8217;affari,<br>Kapil Rajas.<br>Vari partner internazionali hanno risposto alla richiesta del governo mozambicano di supporto nelle sue operazioni militari contro l&#8217;ASWJ a Cabo Delgado. Per esempio, il Portogallo ha firmato un accordo quinquennale di cooperazione militare con il Mozambico che prevede una missione di addestramento di 60 soldati.<br>Il Consiglio Europeo ha adottato una decisione che istituisce una missione di addestramento militare dell&#8217;Unione Europea in Mozambico per sostenere le forze governative nella protezione dei civili e nel ripristino di stabilità nella provincia di Cabo Delgado.</p>



<p>Ad oggi la situazione non ha registrato particolari progressi e miglioramenti.<br>Uno dei paesi più poveri e sottosviluppati del mondo, il Mozambico ospita quasi 30 milioni di persone nel sud-est dell&#8217;Africa, di cui oltre il 70% vive in aree non rurali. Il paese detiene uno degli indici di sviluppo umano più bassi al mondo, classificandosi 180 su 189 paesi. Più del 62% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale e oltre l&#8217;83% dei posti di lavoro è vulnerabile.<br>Le Nazioni Unite raccomandano prudenza sul miglioramento della sicurezza a Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, considerando che non è ancora chiaro cosa stia succedendo dalla parte dei ribelli.<br>Il documento del &#8216;cluster di protezione&#8217;, un gruppo di agenzie delle Nazioni Unite che operano nell&#8217;area di protezione della popolazione in Mozambico, definisce il quadro della situazione con l’obiettivo di stabilire i principi che considera fondamentali affinché gli sfollati dal conflitto possano tornare a casa. Tra questi principi c&#8217;è la natura volontaria e civile del rimpatrio, cioè la volontà di farlo volontariamente e senza essere integrati nei convogli militari, che possono fare della popolazione (e degli agenti umanitari) un bersaglio.<br>Al momento non è stato ancora definito il coinvolgimento dell&#8217;ONU in questi piani, tuttavia è probabile che sarà chiamata a sostenere il ripristino dei servizi e fornire assistenza per facilitare un graduale rientro degli sfollati interni.</p>



<p>In una tale situazione ove il governo del Mozambico, con la responsabilità primaria di proteggere la propria popolazione e prevenire violazioni di diritti umani, non è in grado di adempiere al suo dovere, l’assistenza, la cooperazione e la solidarietà del mondo internazionale non sono mai stati così importanti.</p>
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		<title>La drammatica attualità degli stupri di guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 06:52:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>In questi giorni si sono susseguite voci di continui stupri da parte dei soldati russi ai danni delle donne ucraine.</p>



<p>Su Sky News24, il 20 marzo scorso, il vicepremier ucraino, Stefanishyna Olha, ha denunciato lo stupro delle donne ucraine da parte dei soldati russi e ha aggiunto che dopo l’aggressione le donne vengono uccise e fatte a pezzi per nascondere le prove</p>



<p>Il vicepremier ha inoltre dichiarato che bisogna assicurarsi che gli aggressori vengano puniti e che sono state già avviate indagini per più di duemila casi di violenza da parte delle forze russe.</p>



<p>Il primo a denunciare questo fenomeno è stato Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, una cittadina non molto distante da Kiev. Il primo cittadino ha riferito che le persone che scappano dalle aree occupate raccontano casi di stupri.</p>



<p>Allo stato attuale pare che i presunti stupri di cui si possa fornire prova siano pochi, per quanto essi durante le guerre costituiscano un fenomeno piuttosto comune per cui, considerando i racconti che arrivano da più parti, i casi (ovviamente da provare) potrebbero essere molto più numerosi. Gli accusati sostengono invece che trattasi solo di propaganda, posta in essere per demonizzarli agli occhi della Comunità internazionale. Tuttavia, gli Organi preposti stanno indagando sui presunti crimini di guerra di cui si sarebbe macchiato l’esercito russo.</p>



<p>Concentrando ora l’attenzione solo sul drammatico fenomeno dello stupro in sé nella storia delle guerre, esso, nella sua natura di brutale atto delittuoso, diventa un ulteriore e spregevole strumento di terrore, attraverso il quale non si intende solo umiliare le donne in quanto tali, ledendone e offendendone la dignità, ma si brama colpirle proprio perché madri, figlie, sorelle di quel popolo che si vuole sottomettere e oltraggiare anche nei sentimenti.</p>



<p>Infatti, è tesi condivisa e diffusa che lo stupro di guerra sia da considerare una vera e propria arma che distrugge le persone e la nazione a cui la vittima appartiene. E la donna, suo malgrado, diviene la rappresentazione del nemico da umiliare e da distruggere.</p>



<p>La giornalista e femminista Susan Brownmiller si chiede se questo avviene solo perché la donna, in quel momento, rappresenta il nemico o perché, in quanto donna è nemico dell’uomo.</p>



<p>Se consideriamo quest’ultimo aspetto (la donna nemica dell’uomo) lo stupro diviene un modo per dominare la donna, per sottometterla, per umiliarla in quanto appartenete al genere femminile e quindi inferiore all’uomo.</p>



<p>Ma non è solo per questo che nei conflitti armati avvengono gli stupri. Le violenze avvengono perché, con la guerra, le regole a cui siamo abituati e che scandiscono la nostra vita vengono disapplicate e la brutalità dell’uomo emerge, alimentata da un inebriante sentimento di impunità. Lo stupro diventa un atto di conquista, un premio certo, una gratificazione personale che aiuta il soldato a continuare a combattere.</p>



<p>Storicamente gli stupri durante la guerra venivano considerati come un qualcosa di inevitabile, di fisiologico.</p>



<p>A livello internazionale la prima forma di divieto dello stupro di guerra si può trovare nel Codice Lieber del 1863. Il Codice raccoglieva circa 150 articoli di diritto consuetudinario e fu il primo tentativo di disciplinare il comportamento da tenere durante la guerra. L’articolo 37 del Codice Lieber prevedeva una protezione generica della donna durante il conflitto, mentre l’articolo 44 sanciva un categorico divieto di stupro.</p>



<p>Andando avanti nel tempo, con l’articolo 27 della IV Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla “Protezione dei civili in tempo di guerra” veniva statuito che “le donne saranno specialmente protette contro qualsiasi offesa al loro onore e, in particolare, contro lo stupro, la coercizione alla prostituzione e qualsiasi offesa al loro pudore.”</p>



<p>Successivamente, con la Dichiarazione di Vienna delle Nazioni Unite (1993), venne stabilito che le violazioni dei diritti umani delle donne in situazioni di conflitto armato rappresentano violazioni dei fondamentali principi del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Tutte le violazioni di tale tipo, incluso in particolare l&#8217;assassinio, lo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata, richiedono una risposta particolarmente efficace.</p>



<p>A livello di giurisprudenza internazionale è importante che vengano ricordate le sentenze emesse dai Tribunali Penali Internazionali per il Ruanda e per l’ex-Jugoslavia che stabilirono che le violenze sessuali commesse dai militari in tempo di guerra erano da considerarsi come crimini di guerra. In particolare, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia considerò lo stupro come crimine contro l’umanità, mentre il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda statuì che le violenze sessuali commesse erano da considerarsi come un atto di genocidio.</p>



<p>Infine, non si deve dimenticare il contributo dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale che considera le violenze sessuali come crimini contro l’umanità (art.7) o come crimini di guerra (art.8), a seconda dei casi.</p>



<p>Da questa breve, sintetica e non esaustiva panoramica internazionale si è potuto vedere come le violenze sessuali durante le guerre non siano state più considerate, nel corso del tempo, come meramente fisiologiche, ma come crimini lesivi della dignità umana, da perseguire e condannare.</p>



<p>Tuttavia, fin quando (è banale dirlo) esisteranno le guerre, fin quando la tutela dei diritti umani non entrerà nel DNA delle persone e fino a che la donna continuerà ad essere inconsciamente (e consciamente) considerata come inferiore rispetto al maschio e come una proprietà, continueranno ad esserci odiosi casi di violenza.</p>
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		<title>Attualità in Nigeria</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 15:24:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Molteplici minacce alla sicurezza espongono i civili in Nigeria a rischio continuo di crimini atroci, tra cui un aumento degli attacchi da parte dei gruppi estremisti armati Boko Haram e del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Molteplici minacce alla sicurezza espongono i civili in Nigeria a rischio continuo di crimini atroci, tra cui un aumento degli attacchi da parte dei gruppi estremisti armati Boko Haram e del cosiddetto Stato islamico dell&#8217;Africa occidentale (ISWA), nonché da gruppi armati comunemente indicati come &#8220;banditi&#8221;. Il deterioramento della situazione della sicurezza in Nigeria ha provocato un&#8217;emergenza umanitaria, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di COVID-19. Secondo l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, 8,7 milioni di persone necessitano di assistenza urgente.</p>



<p>La violenza perpetrata da Boko Haram e ISWA contro obiettivi civili e militari ha provocato atrocità di massa nel nord della Nigeria. Almeno 35.000 persone sono state uccise dal 2009, quando Boko Haram ha lanciato la sua rivolta con l’obiettivo di rovesciare il governo laico della Nigeria e stabilire uno stato islamico. Almeno 2,2 milioni di persone sono attualmente sfollate negli stati di Adamawa, Borno e Yobe, mentre i servizi sanitari e l&#8217;istruzione sono stati gravemente interrotti. Tali gruppi hanno anche perpetrato attacchi nei paesi vicini, uccidendo e sfollando civili in Camerun e Ciad. Sebbene il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, sia morto il 19 maggio 2021, il gruppo rimane una minaccia per le popolazioni.</p>



<p>Dal 2011 la violenza intercomunale, radicata nella competizione per le scarse risorse, è aumentata nella Nigeria centrale e nordoccidentale. La violenza tra le comunità di pastori e agricole è diventata sempre più mortale a causa della proliferazione di gruppi armati e bande che si dedicano a furti di bestiame organizzati, rapimenti, saccheggi, omicidi e stupri. L&#8217;emergere e l&#8217;espansione del banditismo armato nel nord-ovest ha provocato la morte di oltre 1.600 persone durante la prima metà del 2020 e ha sfollato più di 300.000 civili negli stati di Zamfara, Kaduna, Katsina, Sokoto, Niger e Kebbi nell&#8217;ultimo anno.</p>



<p>I rapimenti da parte di gruppi estremisti armati e banditi sono diventati endemici nel nord della Nigeria, con oltre 950 bambini rapiti da dicembre 2020. Tra il 20 e il 21 agosto uomini armati hanno anche rapito almeno 75 persone, principalmente bambini e anziani, da Rini, nello stato di Zamfara.</p>



<p>Giovedì 4 novembre, il governo nigeriano ha dichiarato due giorni di lutto dopo che 69 persone di un gruppo di autodifesa civile sono state uccise da presunti combattenti di un gruppo armato islamista nel villaggio di Adab-Dab, nella regione occidentale di Tillabéri, in Niger. Gli uomini armati hanno teso un&#8217;imboscata al convoglio, guidato dal sindaco di Banibangou, mentre cercavano combattenti di gruppi armati islamisti. Nessuno ha ancora rivendicato l&#8217;attentato.</p>



<p>Quest&#8217;ultimo incidente fa parte di un&#8217;ondata di intensificazione della violenza contro le popolazioni civili nell&#8217;area del triplo confine con il Mali e il Burkina Faso dall&#8217;inizio del 2021. La zona del triplo confine, che comprende la regione di Tillabéri, è stata instabile negli ultimi anni poiché gruppi armati islamisti alleati dello Stato Islamico, come il cosiddetto Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), e Al-Qaeda, hanno fatto ingresso nella regione. Escludendo quest&#8217;ultimo attacco, quest&#8217;anno più di 530 persone sono state uccise da gruppi armati durante attacchi contro civili nel sud-ovest del Niger, oltre cinque volte di più rispetto al 2020, secondo <em>l&#8217;Armed Conflict Location</em> and <em>Event Data Project.</em> Le popolazioni di Banibangou, nella regione di Tillabéri, hanno subito violenze ricorrenti quest&#8217;anno, incluso un attacco ad agosto che ha ucciso 37 civili. L&#8217;aumento delle tensioni intercomunitarie e la creazione di gruppi di autodifesa comunitaria in diversi villaggi del Niger occidentale evidenzia il rischio crescente di ulteriori atrocità e violenze nella Regione. Christine Caldera, analista di ricerca presso il Centro Globale per la Responsabilità di Proteggere, ha affermato che &#8220;le autorità nigeriane dovrebbero scoraggiare la formazione di questi gruppi e adottare misure urgenti per proteggere le popolazioni vulnerabili nella regione di Tillabéri, anche rafforzando le capacità di allerta precoce e riducendo il tempo di reazione dell&#8217;esercito alle popolazioni minacciate”.</p>



<p>Sebbene la lotta all&#8217;estremismo violento rimanga cruciale per Burkina Faso, Mali e Niger, è essenziale che tutti e tre i governi e le forze internazionali garantiscano che i loro sforzi non esacerbino ulteriormente le tensioni intercomunitarie e alimentino la sfiducia nei confronti dell&#8217;autorità statale. I governi del Sahel centrale, con il sostegno della MINUSMA, dell&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e dell&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite per l&#8217;Africa occidentale e il Sahel, dovrebbero indagare su tutte le violazioni e gli abusi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. I governi di Burkina Faso, Mali e Niger dovrebbero istituire un&#8217;entità speciale per indagare e perseguire i crimini internazionali.</p>



<p>Di fronte alla minaccia combinata del banditismo su larga scala e degli attacchi in corso da parte di estremisti armati, le forze armate nigeriane sono state dispiegate in due terzi degli stati del Paese e sono sovraccariche. Il Presidente Buhari sta affrontando crescenti critiche per l&#8217;incapacità del governo di proteggere i civili. Nonostante i significativi progressi compiuti dalla task force regionale multinazionale (MNJTF) contro Boko Haram, i civili restano a rischio di attacchi terroristici e violenza basata sull&#8217;identità.</p>



<p>Secondo quanto riferito, le forze di sicurezza hanno anche violato i diritti umani durante le operazioni antiterrorismo, comprese le uccisioni extragiudiziali di sospetti membri di Boko Haram e ISWA. Mentre parti della Nigeria hanno sperimentato ricorrenti violenze intercomunitarie, la crescente desertificazione ha esacerbato la situazione e la proliferazione delle armi ha reso questi conflitti più letali. La perdita di pascoli nel nord ha spinto molti pastori di etnia Fulani, principalmente musulmani, verso sud in aree coltivate da comunità stanziali prevalentemente cristiane.</p>



<p>Molti dei gruppi di banditi della Nigeria si sono formati negli ultimi dieci anni in risposta al crescente conflitto intercomunale per la terra e le risorse. Mentre questi gruppi sono guidati in gran parte da motivi criminali, molti banditi sono di etnia Fulani e predano comunità agricole stanziali, aumentando le tensioni etniche.</p>



<p>Il governo della Nigeria sta lottando per sostenere la sua responsabilità di proteggere le popolazioni e ha bisogno del sostegno continuo della comunità internazionale.</p>



<p>Sebbene la mancanza di un&#8217;adeguata protezione militare per le popolazioni vulnerabili debba essere affrontata con urgenza, le iniziative sociali e le riforme politiche rimangono fondamentali per affrontare le cause profonde del conflitto, tra cui malgoverno, corruzione, povertà, disoccupazione giovanile e degrado ambientale.</p>



<p>Le Commissioni di pace locali, come quelle istituite negli stati di Adamawa, Kaduna e Plateau per mediare le tensioni intercomunali e costruire sistemi di allerta precoce, devono essere duplicate in altre regioni ad alto rischio. In linea con il suo impegno nei confronti dell&#8217;iniziativa “Scuole Sicure”, il governo federale della Nigeria dovrebbe anche collaborare con le comunità locali per migliorare la sicurezza e porre fine ai rapimenti di massa di bambini.</p>



<p>Utilizzando il sistema di allarme rapido della Comunità economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale, il governo dovrebbe aumentare gli schieramenti militari e di polizia nelle aree vulnerabili. Il governo deve anche riformare urgentemente il settore della sicurezza, integrando il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani in tutta la formazione militare e di polizia, e garantire la responsabilità per le violazioni dei diritti umani.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Bambini soldato: il fenomeno e le conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2021 07:44:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15311" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-225x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-1152x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Agosto 2018, percorrevo in auto la strada che da Freetown porta a Kabala, il campo base del mio viaggio. La strada, cementata da poco e orgoglio dei sierra leonesi, è completamente immersa nella foresta; nei lunghi viaggi in auto di quei giorni sovente perdevo gli occhi e i pensieri nella giungla, quando, un giorno, nella libidine dei paesaggi africani il mio sguardo fu rubato da due bambini che mi salutarono da bordo strada con in mano un machete.</p>



<p>Quell’anno conobbi V., un padre saveriano che agli inizi degli anni 2000 assistette in prima persona alla sanguinosa guerra civile del paese e che, a difesa dei bambini sfruttati nelle guerre, fu anche perseguitato dai ribelli. Quella in Sierra Leone fu una guerra ignobile che vide in prima linea bambini di otto, nove, dieci anni impugnare le armi e tagliare braccia e gambe dei nemici con macheti spesso più pesanti di loro. La guerra vide più di cinquemila bambini (su ottocentomila) obbligati a impugnare le armi. Rapiti dai ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) per rafforzare l’esercito e per riuscire a prendere il potere e conservarlo, furono i protagonisti della guerra più sanguinosa del paese.&nbsp;</p>



<p>Padre V. fu uno dei tanti che si oppose a questa strumentalizzazione del bambino e che da subito si proclamò dalla parte dei più piccoli, vittime di questa sporca guerra.</p>



<p><em>Il male è male. Però questi sono solo bambini, bambini che hanno bisogno di essere accolti e abbracciati. Perché la salvezza è possibile per tutti. Questi bambini sono essi stessi delle vittime. Le prime vittime della guerra nella Sierra Leone.</em></p>



<p>Come la Sierra Leone anche il Sud Sudan e tanti altri stati fuori dal territorio africano sono alla prese con questa piaga che sta minacciando psicologicamente intere future generazioni.</p>



<p>Molti di questi bambini vengono ingaggiati come soldati senza averne la consapevolezza; in alcune rare situazioni, si pensa che alcuni di questi aderiscano come volontari per motivi legati alla sopravvivenza, alla fame o al bisogno di protezione. I bambini diventano i soldati migliori per diversi motivi: non concepiscono il livello di gravità della situazione, hanno dimensioni piccole, sono veloci e sono in grado di infilarsi in tombini, fori e quant’altro. Infine, non si schiereranno mai per la fazione concorrente, se gli prometti, o minacci, qualcosa faranno quello che gli dici a prescindere. Le bambine, sebbene impiegate in misura minore, spesso sono usate per scopi sessuali, ma anche per cucinare o piazzare esplosivi, non devono essere pagate e non si ribellano.</p>



<p>Il rapimento e lo sfruttamento di bambini nell’atto di conflitti è considerato una violazione del diritto umanitario internazionale, che è quella parte di diritto che definisce le norme da rispettare in tempo di conflitto armato e le regole che proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all’impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra.</p>



<p>Non solo, anche lo Statuto della Corte Penale internazionale (il tribunale per i crimini internazionali), include, fra i&nbsp;crimini di guerra nei conflitti armati, l’arruolamento di ragazzi minori di 18 anni o il fatto di farli partecipare attivamente alle ostilità.</p>



<p>Le regole di diritto internazionale, sia umanitario che penale, come si è visto, puniscono duramente questi comportamenti ma, nonostante questo, tali pratiche continueranno fino a quando non saranno duramente imposte sanzioni contro gli Stati sostenitori di queste pratiche, come, per esempio, il Sud Sudan e la Sierra Leone.</p>



<p>Padre V. dice di non avere paura, è circondato da persone che lo rispettano e che gli vogliono bene. La sua missione continua ed è proprio grazie alla voce grossa di persone come lui che molti dei crimini umanitari come questo viene portato alla luce.</p>
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		<title>La realtà del Mozambico</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 09:14:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mozambico è deteriorata nel 2020 in gran parte a causa del conflitto in corso nel nord del paese. La situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Cabo Delgado è peggiorata a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza, lasciando oltre 250.000 sfollati. Un gruppo armato islamista, conosciuto localmente come Al-Sunna wa Jama&#8217;a, ha continuato ad attaccare villaggi, uccidendo civili, rapendo donne e bambini e bruciando e distruggendo proprietà. Le forze di sicurezza dello Stato sono state implicate in gravi abusi, inclusi arresti arbitrari, rapimenti, torture, uso eccessivo della forza contro civili disarmati, intimidazioni ed esecuzioni extragiudiziali. Nel Mozambico centrale, uomini armati ritenuti parte di un&#8217;altra campagna di ribelli dei militanti dissidenti del partito di opposizione hanno attaccato veicoli privati ​​e pubblici, uccidendo dozzine di persone nell&#8217;agosto e settembre 2020.</p>



<p>La situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Cabo Delgado ha continuato a inasprirsi a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza causate dai combattimenti tra le forze di sicurezza dello Stato e un gruppo armato islamista conosciuto localmente sia come Al-Shabaab che Al-Sunna wa Jama&#8217;a (ASWJ). A settembre 2020, le Nazioni Unite hanno affermato come l’alto numero di sfollati abbia costretto le autorità a creare campi per sfollati interni in tutta la provincia.</p>



<p>A settembre, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha avvertito che decine di migliaia di persone erano state private degli aiuti umanitari nel nord del Mozambico a causa dell&#8217;intensificarsi dei combattimenti. L&#8217;accesso umanitario a Cabo Delgado è diminuito a giugno, dopo che il Comitato Internazionale della Croce Rossa e Medici Senza Frontiere hanno sospeso le operazioni nei distretti di Macomia, Mocimboa da Praia e Quissanga a causa dell&#8217;insicurezza.</p>



<p>Le forze di sicurezza dello Stato sono state implicate in gravi violazioni dei diritti umani durante le operazioni di antiterrorismo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, con l’utilizzo di gas, inclusi arresti arbitrari, rapimenti, torture di detenuti, forza eccessiva contro civili disarmati, intimidazioni ed esecuzioni extragiudiziali. A settembre sono emersi video e immagini che mostrano torture e altri maltrattamenti di prigionieri da parte di soldati mozambicani a Cabo Delgado. Sempre a settembre, un video mostrava uomini in uniforme militare che giustiziavano sommariamente una donna nuda vicino a Mocimboa da Praia, che chiamavano &#8220;Shabab&#8221;. Le forze armate del Mozambico (FADM) hanno rilasciato una dichiarazione in cui si definisce il filmato &#8220;scioccante e terrificante&#8221;. Ma subito dopo, il ministro della Difesa del Mozambico Jaime Neto ha affermato che il video è stato creato da estremisti armati islamici per offuscare la reputazione dell&#8217;esercito mozambicano.</p>



<p>Gli attacchi di ASWJ sono continuati nella provincia di Cabo Delgado. Il gruppo è implicato nell&#8217;uccisione di civili, attacchi ai trasporti pubblici e privati, e l&#8217;incendio e la distruzione di edifici, comprese case, scuole e ospedali. A gennaio, il gruppo ha dato alle fiamme un istituto di formazione per insegnanti gestito da un ente di beneficenza locale e da un istituto di agricoltura a Bilibiza, distretto di Quissanga. Ad aprile, il gruppo avrebbe ucciso almeno 52 civili nel distretto di Muidumbe, dopo che si erano rifiutati di unirsi al gruppo. Anche gli insorti dell&#8217;ASWJ sono stati accusati di rapimento di donne. A maggio, due ragazze che hanno affermato di essere scappate da un campo sotto il controllo di ASWJ hanno detto alla polizia che i loro rapitori le hanno fatte dormire nude per scoraggiare qualsiasi piano di fuga. A luglio, gli insorti islamisti hanno attaccato un veicolo di una compagnia del gas privata a Mocimboa da Praia, uccidendo otto lavoratori. In agosto, hanno catturato un porto strategico a Mocimboa da Praia. I residenti hanno descritto il panico quando gli insorti hanno bruciato case e costretto le persone a lasciare il villaggio per cercare rifugio nella boscaglia.</p>



<p>I giornalisti continuano ad essere molestati, intimiditi e detenuti arbitrariamente dalle forze di sicurezza statali e le autorità non hanno indagato seriamente su tali abusi contro la libertà di stampa. Ad aprile, Ibrahimo Mbaruco, giornalista della stazione radio comunitaria di Palma nella provincia di Cabo Delgado, è stato sparato mentre tornava a casa dal lavoro, dopo aver inviato un messaggio a un collega in cui diceva che i soldati lo stavano molestando.</p>



<p>Ci sono pochi dati ufficiali sul numero esatto di persone con albinismo in Mozambico, ma le organizzazioni della società civile stimano che ci siano tra 20.000 e 30.000 persone con albinismo in tutto il paese. Continuano la discriminazione e la violenza contro le persone affette da albinismo. In Mozambico e nei paesi vicini come il Malawi, le persone con albinismo sono state cacciate per le loro parti del corpo, che vengono utilizzate per la stregoneria.</p>



<p>Sebbene la violenza fosse in aumento da più di un anno a Cabo Delgado, l&#8217;Unione Africana ha notato solo per la prima volta, a febbraio, il &#8220;livello senza precedenti di violenza contro i civili&#8221;. A settembre, il Parlamento europeo ha espresso preoccupazione per il fatto che l&#8217;insurrezione islamista in Mozambico stesse ottenendo un sostegno crescente tra le organizzazioni estremiste armate regionali e internazionali. Il Parlamento Europeo ha inoltre invitato il Mozambico ad avviare un&#8217;indagine indipendente e imparziale sulla tortura e altre gravi violazioni presumibilmente commesse dalle sue forze di sicurezza a Cabo Delgado.</p>



<p>Il rapporto di Amnesty International, “What I Saw Is Death: War Crimes in Mozambico&#8217;s Forgotten Cape”, documenta gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, che possono ammontare a crimini di guerra, da parte di tutte le parti che hanno provocato morte, distruzione e una crisi umanitaria diffusa che ha portato più di mezzo milione di persone a fuggire.</p>
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		<title>28 persone uccise in attacchi di estremisti in Niger e Burkina Faso</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 07:31:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/YWIPvuoial-zIQXeR8VM35nWITKvn8IoicTstGNtjIMNmBOXJOSFqLt9FEV_3qbTzXyRuvdaYh3ZWBt5mT3oy3VztOM=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200810niger.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas." width="425" height="296">&nbsp;Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas.</p>



<p>Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia sulle conseguenze di un&#8217;escalation di violenza per la popolazione civile. La popolazione civile soffre maggiormente per la crescente violenza degli islamisti e delle bande criminali in Africa occidentale. Gli omicidi di sei membri di un&#8217;organizzazione umanitaria francese dovrebbero essere un campanello d&#8217;allarme per l&#8217;Europa affinché faccia di più per arginare la violenza. I cittadini francesi sono stati assassinati domenica con il loro autista e la loro guida in un santuario degli animali in Niger. Venerdì scorso, 20 persone erano state uccise in modo simile da motociclisti armati in un mercato del bestiame nel villaggio di Namoungou in Burkina Faso. Della maggior parte di questi attacchi i responsabili sono estremisti islamici, ma anche i confini con la criminalità comune, fatta di bande armate, sono ormai molto labili. Anche le forze armate regolari e le milizie di autodifesa equipaggiate dagli eserciti nei villaggi hanno alimentato la spirale della violenza.<br><br>Il Burkina Faso, il Mali, il Niger, il Ciad e il nord della Nigeria sono ugualmente colpiti dalla crescente violenza. Solo la settimana scorsa la missione dell&#8217;ONU in Mali (MINUSMA) ha registrato un aumento significativo delle violenze contro la popolazione civile tra aprile e giugno 2020, soprattutto nel centro del Paese, rispetto al primo trimestre del 2020. La MINUSMA ha documentato 632 rapimenti, omicidi, esecuzioni sommarie, aggressioni e intimidazioni, in cui sono morte più di 320 persone tra il primo aprile e il 30 giugno 2020.<br><br>Molte delle iniziative militari per arginare la violenza islamista sono mal coordinate. Lo scarso equipaggiamento e la mancanza di motivazione di molti soldati sta ostacolando l&#8217;efficacia della lotta contro gli autori di violenze islamiste in Africa occidentale. Dotare gli abitanti dei villaggi di armi per costruire milizie per l&#8217;autodifesa si rivela spesso problematico, dato che usano le armi anche nei conflitti di quartiere, alimentando così ulteriormente la violenza.<br><br>Troppo poca attenzione viene prestata ai retroscena della violenza islamista. Per esempio, pochissimi combattenti di questi gruppi terroristici si sono uniti alle squadre del terrore per convinzione islamista, ma combattono come mercenari per le organizzazioni islamiste, soprattutto per motivi finanziari. Il retroterra sociale dei motociclisti armati, per lo più giovani, che diffondono il terrore, è ancora in gran parte ignorati. I mezzi militari da soli non vinceranno la lotta contro questi gruppi terroristici.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Festival Fotografia Etica. Il mondo e le sue complicazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Nov 2019 13:56:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per quasi tutto il mese di ottobre a Lodi si è tenuta la nuova edizione del Festival di Fotografia etica che propone varie mostre e approfondimenti sulle zone calde nel mondo. Come ogni anno,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/02/arteattualita-festival-fotografia-etica-il-mondo-e-le-sue-complicazioni/">&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Festival Fotografia Etica. Il mondo e le sue complicazioni</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>Per quasi tutto il mese di ottobre a Lodi si è tenuta la nuova edizione del Festival di Fotografia etica che propone varie mostre e approfondimenti sulle zone calde nel mondo. </p>



<p>Come ogni anno, Associazione Per i Diritti umani ha trascorso una giornata e vi propone alcuni dei progetti che colpiscono maggiormente. </p>



<p>Iniziamo con il Kurdistan di Joey Lowrence. La questione curda è, purtroppo, di stretta attualità come abbiamo documentato anche su questo giornale con diversi articoli. </p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG-3793.mov?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



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		<title>“LibriLiberi”: Fratelli d&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2019 09:04:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto La scrittura di David Diop, nel suo secondo romanzo Fratelli d&#8217;anima, uscito per Neri Pozza, è affascinante: epica e crudele quando racconta la guerra, dolce e quasi pura quando descrive un&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/15/libriliberi-fratelli-danima/">“LibriLiberi”: Fratelli d&#8217;anima</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="388" height="626" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/9788854518889_0_0_626_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/9788854518889_0_0_626_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 388w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/9788854518889_0_0_626_75-186x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 186w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>La
scrittura di David Diop, nel suo secondo romanzo <em>Fratelli
d&#8217;anima</em>, uscito per Neri
Pozza, è affascinante: epica e crudele quando racconta la guerra,
dolce e quasi pura quando descrive un mondo in pace. Un mondo
ricordato e desiderato. 
</p>



<p>Durante il primo conflitto mondiale, i fucilieri senegalesi erano esortati ad uscire dalla trincea per far fuori il nemico “dagli occhi azzurri” con tutta la furia irrazionale di un uomo che si trasforma in belva; uno di loro, Alfa Ndyaye, uccide gli avversari e ne mozza le mani; viene considerato, prima, un eroe e poi un pazzo sanguinario. In battaglia viene ammazzato Mademba Diop, un suo amico d&#8217;infanzia, o l&#8217;altra parte di sé o dell&#8217;autore, quella ancora lucida e umana. Questa sarà l&#8217;occasione per un flusso di coscienza da parte del protagonista che, spesso in prima persona, ripercorre le proprie gesta vissute interiormente, la coscienza di un ragazzo troppo giovane, strappato alla propria terra d&#8217;origine per andare a combattere una guerra non sua; quella di un ragazzo troppo giovane i cui occhi hanno visto morte e ingiustizia; quella di un ragazzo troppo giovane che ritrova, nel proprio spirito, il forte legame con quello degli antenati. Un filo con l&#8217;Africa che sarà guarigione, forse, e catarsi. Un amore della DeaMadre che passa da un fiume, e dalle donne, che passa tramite il corpo, le vene e il sangue che, alla fine, torna a scorrere per sentire di nuovo la Vita, dopo mesi e anni di ferite e abusi, inflitti e subìti. Una matita, infine,che traccia su un foglio il percorso di un&#8217;anima (o forse due) che torna alla luce della realtà e di una matura consapevolezza dopo un lungo e doloroso percorso sull&#8217;Etica.  </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/15/libriliberi-fratelli-danima/">“LibriLiberi”: Fratelli d&#8217;anima</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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