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	<title>Somalia Scego Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Un angolo di Eritrea a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2015 04:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Igiaba Scego (da “Internazionale” 5 maggio 2015) Neoclassica, austera, trionfale, così appare porta Venezia, una delle sei principali porte di Milano, al visitatore. Il quartiere noto per i suoi ristorantini alla moda è&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Igiaba Scego<br />
(da<br />
“Internazionale” 5 maggio 2015)</p>
<p></p>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Neoclassica, austera,<br />
 trionfale, così appare porta Venezia, una delle sei principali<br />
 porte di Milano, al visitatore. Il quartiere noto per i suoi<br />
 ristorantini alla moda è tra i più amati dagli under 30 milanesi.<br />
 Certo gli spritz, gli apericena l’hanno resa trendy e al passo con<br />
 i tempi, ma porta Venezia è qualcosa di più profondo. Di fatto<br />
 racchiude in sé una storia complessa fatta di separazioni e<br />
 ricongiungimenti, una storia che odora di caffè caldo e cardamomo,<br />
 una storia che la lega all’Africa come nessuna.<br />
 </p>
<p> Infatti da tempo il<br />
 quartiere è il ritrovo della comunità eritrea-etiope che dagli<br />
 anni settanta del secolo scorso ha fatto di questa zona il centro<br />
 della propria esistenza. Ed è sempre qui che gli eritrei di oggi,<br />
 in fuga dalla dittatura feroce e insensata di Isaias Afewerki,<br />
 cercano rifugio dopo essere approdati a Lampedusa con una carretta<br />
 scassata. Sanno che a porta Venezia una zuppa calda e qualcuno che<br />
 sa parlare la loro lingua lo troveranno di sicuro. Porta Venezia è<br />
 Milano, ma è anche Asmara. È Italia, ma anche Eritrea.<br />
 </p>
<p> Il colonialismo<br />
 italiano, diceva nel suo bel libro <em>Rifugiati</em><br />
 lo scrittore somalo Nuruddin Farah, occupa un territorio coloniale<br />
 ambiguo nella coscienza degli italiani. Infatti l’Italia spesso<br />
 non si ricorda di aver avuto un legame storico con Libia, Somalia,<br />
 Etiopia ed Eritrea. Disconosce il vincolo e quando poi arrivano i<br />
 rifugiati proprio da quei paesi un tempo colonizzati (e spesso<br />
 brutalizzati) non riesce a tracciare una linea che la colleghi a<br />
 quell’intreccio di corpi. È più facile dimenticare. E così si<br />
 dimenticano non solo le nefandezze del periodo coloniale, ma anche<br />
 quelle più moderne fatte di affari sporchi con i dittatori di turno<br />
 e di rifiuti sversati in mare o tombati nelle zone di pascolo.<br />
 L’Africa, come diceva Ennio Flaiano, rimane ancora lo sgabuzzino<br />
 delle porcherie e meno se ne parla meglio è.<br />
 </p>
<p> Ma ormai, per<br />
 fortuna, fioccano le contronarrazioni. Ed ecco che <a href="http://asmarinaproject.com/about-us/?lang=it&utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>il<br />
 docufilm </u><em>Asmarina</em></a><br />
 di Alan Maglio e Medhin Paolos ci regala una panoramica su una<br />
 comunità, quella eritrea-etiope, presente nel territorio da decenni<br />
 di cui però si è sempre parlato molto poco. Il titolo, tratto da<br />
 una canzone coloniale degli anni trenta, è già di per sé<br />
 evocativo. Il docufilm nasce per accumulazione. Colpisce, fin dalle<br />
 prime scene, la presenza ossessiva e permeante delle fotografie<br />
 dovuta a un grande lavoro di ricerca da parte dei registi.<br />
 </p>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
 Ed ecco che lo<br />
 schermo si riempie di bambine sorridenti, ragazzi con jeans a zampa<br />
 di elefante, signore con il tradizionale abito bianco. E poi feste,<br />
 celebrazioni, preparazioni di focacce e caffè, treccine<br />
 svolazzanti, orecchini arcobaleno. E piano piano una comunità di<br />
 adulti si popola di bambini. Generazioni si mescolano e quasi si<br />
 confessano davanti alla telecamera, mai invasiva, di Alan Maglio e<br />
 Medhin Paolos. E sotto i nostri occhi una comunità si svela nelle<br />
 sue più intime e delicate sfumature.<br />
 </p>
<p> C’è la scrittrice<br />
 Erminia dell’Oro figlia di italiani, di vecchi coloni, nata in<br />
 Eritrea che si sente africana e non importa se ha la pelle bianca,<br />
 Eritrea per lei è casa. Il dj Million Seyum, chiamato non a caso il<br />
 Sindaco, che sa come far ballare i suoi compaesani, ma che in ogni<br />
 sua parola è profondamente asmarino, ma anche profondamente<br />
 milanese. La famigliola riunita intorno a un libro di fotografie<br />
 (<em>Stranieri<br />
 a Milano</em><br />
 di Lalla Golderer e Vito Scifo che diventerà uno degli assi<br />
 portanti del docufilm) sa come commuoverci con gli antichi ricordi<br />
 di famiglia.<br />
 </p>
<p> E poi c’è Michele<br />
 figlio di un pugliese mai conosciuto e di un’eritrea, cresciuto in<br />
 un collegio di suore a suon di punizioni corporali, rimpatriato in<br />
 un’Italia mai veramente sua. Colpisce inoltre la forza di Helen<br />
 Yohannes, calciatrice/mediatrice culturale che ha dedicato il suo<br />
 tempo ad aiutare i rifugiati perché guardando quelle facce così<br />
 simili alla propria sa che quel destino poteva toccare a lei e si<br />
 rimbocca le maniche per attutire come può quelle sofferenze.<br />
 </p>
<p> Fotogramma dopo<br />
 fotogramma scopriamo una comunità molto attiva negli anni<br />
 settanta-ottanta, organizzata, unita. C’era la lotta per<br />
 l’indipendenza a dare identità. Ed ecco le riunioni in teatri<br />
 gremiti, i volantinaggi, le assemblee, le manifestazioni, le storie<br />
 d’amore nate intorno a tutta quella politica. E poi la gioia<br />
 immensa di essere un paese. C’è chi pensava di tornare ad Asmara,<br />
 di ricostruire là il poco di avvenire rimasto. E poi dal paradiso<br />
 agli inferi di oggi, prima un conflitto insensato con l’Etiopia<br />
 per un confine senza importanza e poi la dittatura che sta facendo<br />
 fuggire tanti giovani che preferiscono rischiare la traversata<br />
 attraverso il Mediterraneo che marcire nelle grinfie di un regime<br />
 protetto anche da occidente.<br />
 </p>
<p> Ed ecco che i registi<br />
 non nascondono le fratture all’interno di una comunità. Una<br />
 divisione in filogovernativi e oppositori, tra chi si sente eritreo<br />
 o chi eritreo-etiope. E in mezzo c’è l’Italia, Milano. Una<br />
 città-casa che a volte sa abbracciare e a volte no. <em>Asmarina</em><br />
 racconta tutto questo e molto altro. Racconta l’Italia come<br />
 recentemente sono riusciti a fare in pochi.<br />
 </p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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