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		<title>20 marzo 1994</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 09:09:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p><br>Si dice che il 20 marzo sia la giornata mondiale della felicità. Un&#8217;esperienza mai raggiunta, dai genitori di Ilaria Alpi, che si sono arditamente battuti per la ricerca della Verità.<br>Passano trent&#8217;anni per Luciana Riccardi e Giorgio Alpi, che nel frattempo invecchiano, e finiscono la loro vita, senza aver mai potuto fare luce e giustizia sull&#8217;omicidio dell&#8217;unica figlia.<br>Il 20 marzo del 1994, venivano assassinati a Mogadiscio, la giornalista italiana e fotoreporter Ilaria Alpi, e il cineoperatore Miran Hrovatin. Ilaria giunse per la prima volta  in Somalia nel dicembre 1992 per seguire, come inviata del TG3, la missione di pace Restore Hope, coordinata e promossa dalle Nazioni Unite per porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1991, dopo la caduta di Siad Barre. Le inchieste della giornalista si sarebbero poi concentrate su un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati e dislocati in alcuni Paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate con i gruppi politici locali, vicende che avrebbero coinvolto i servizi segreti italiani e alte istituzioni italiane. Diversi documenti e testimonianze, affermano che Ilaria Alpi stava arrivando al cuore dei malaffari che legavano la Somalia all’Italia e ai Paesi dell’Est, dai quali provenivano gli armamenti, pagati col permesso di seppellire in loco le sostanze nocive.<br>Le circostanze in cui avvenne l&#8217;omicidio della giornalista e dell&#8217;operatore non furono mai del tutto chiarite, nonostante la battaglia della madre di Ilaria portata avanti fino alla morte avvenuta nel 2018.<br>Da allora è iniziata una vicenda processuale fatta di commissioni parlamentari, presunti tentativi di depistaggio, incarcerazioni, assoluzioni e richieste di archiviazione, senza mai riuscire a fare luce sul caso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img/></figure>



<p><br>Per l’uccisione di Ilaria e Miran è stato condannato, in via definitiva, a ventisei anni di carcere uno dei presunti killer, Omar Hashi Hassan. Da tempo, però, numerose testimonianze e documenti mettono in discussione la sua colpevolezza. Infatti, Ali Rage Ahmed, detto “Gelle”, il principale accusatore di Hassan, sostiene di essere stato pagato per mentire su quella che a tutti gli effetti sarebbe stata un&#8217; esecuzione organizzata, e non l&#8217;assalto di sette teppistelli in cerca di monete. Da subito sono circolate le ipotesi più diverse sulla loro morte,  ma ci sono circostanze che inducono a ritenere che Ilaria avesse scoperto gravi illeciti, legati alla cooperazione. Elementi emersi da un’intervista che Ilaria realizzò a Abdullahi Moussa Bogor (sultano di Bosaso), che riferì di stretti rapporti intrattenuti tra alcuni funzionari italiani e il governo di Siad Barre, verso la fine degli anni ottanta. La registrazione dell&#8217;intervista è arrivata in Italia, incompleta, probabilmente manomessa; durava in tutto tredici minuti e le dichiarazioni del sultano risultavano spezzettate. Bogor, confermò che l’intervista rilasciata a Ilaria era almeno di due ore, non tredici minuti e che la giornalista gli aveva fatto parecchie domande sul traffico di armi e di rifiuti.  Quanto alle domande e alle relative risposte, però, non c’era traccia nella cassetta restituita alla Rai. Resta curioso il fatto, che insieme ad altri oggetti di Ilaria, sia sparito il taccuino dove lei era solita annotare le sue inchieste.<br>Siamo in tanti a notare un evidente interesse delle istituzioni nel voler tenere sepolta la Verità. Gli stessi che intendono ricordare ILARIA ALPI come una giovane donna forte, curiosa e coraggiosa &#8230; Una ragazza, che voleva soltanto raccontare l&#8217;inferno.</p>
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		<title>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:22:04 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da Ilpost.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16878" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>I volontari della Croce Rossa di Crotone impegnati per soccorrere i superstiti del naufragio avvenuto a Cutro, 26 febbraio 2023. TWIITER CROCE ROSSA 
+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO&#8217; ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L&#8217;AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK++</figcaption></figure>



<h1>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</h1>



<h2>I morti accertati sono 65: il peschereccio si è ribaltato a meno di 200 metri dalla costa, ed era stato avvistato già sabato notte da un aereo di Fronte</h2>



<p>Domenica mattina, intorno alle 4, un’imbarcazione che trasportava oltre 180 migranti è naufragata a circa 200 metri dalla costa ionica della Calabria, di fronte a Steccato di Cutro, un paese in provincia di Crotone: al momento i morti accertati sono 65.</p>



<p>La barca, un vecchio peschereccio a motore, era partita quattro giorni prima dalla Turchia, con ogni probabilità dalla città di Smirne, e trasportava migranti che avevano pagato alcune migliaia di euro, secondo le prime testimonianze, per fare il viaggio. Non ci sono certezze sul numero dei passeggeri: erano almeno 180, ma secondo altre testimonianze 250, provenienti in maggioranza da Afghanistan, Pakistan, Siria, ma anche Iran, Somalia e Palestina.</p>



<p>Nell’ultimo giorno di navigazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, le condizioni del mare erano notevolmente peggiorate, ma intorno alle 4 di domenica mattina il peschereccio era comunque arrivato in prossimità della costa calabra, a non più di 200 metri da terra. Qui avrebbe urtato il fondale o uno scoglio, ribaltandosi (si sarebbe spezzato in seguito) e provocando la caduta in mare di tutti gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che ci viaggiavano.</p>



<p>Pochissimi dei migranti avevano giubbotti di salvataggio, molti non sapevano nuotare: sono finiti in mare e molti sono annegati immediatamente, mentre qualcuno è riuscito ad arrivare alla spiaggia. Dopo una giornata di ricerche sono stati trovati 59 cadaveri (30 uomini e 29 donne, fra questi 14 sono bambini e ragazzi), a cui si aggiungono quattro corpi recuperati lunedì, mentre 81 sono i migranti sopravvissuti.</p>



<p>La maggior parte dei superstiti (59 per ora) è stata ospitata al CARA (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto, mentre 22 sono all’ospedale di Crotone.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425336-naufragio-calabria3.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425340-naufragio-calabria5.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425332-naufragio-calabria1.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-6/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425342-naufragio-calabria6.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425344-naufragio-calabria7.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425357-naufragio-calabria12.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425349-naufragio-calabria9.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-10/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425352-naufragio-calabria10.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Ad accorgersi per primo del naufragio era stato un pescatore intorno alle 5 di mattina: è stato lui a dare l’allarme. Ma la presenza del peschereccio era nota alle autorità già dalle 22 del sabato, quando era stato avvistato da un aereo in pattugliamento di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a circa 40 miglia (75 chilometri) dalla costa. Una vedetta della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone e un pattugliatore del Gruppo aeronavale della finanza di Taranto sono partite per tentare un salvataggio, ma sono state costrette a rientrare in porto per le cattive condizioni del mare, con onde alte fino a quattro metri.</p>



<p>Secondo le testimonianze di alcuni dei migranti intorno alle 4 il peschereccio avrebbe avvistato delle luci e i trafficanti, forse temendo di essere stati localizzati da motovedette della Guardia costiera avrebbero gettato almeno venti persone in mare, per alleggerire il carico, aumentare la velocità e allontanarsi.</p>



<p>Nella giornata di domenica è stato individuato uno dei presunti scafisti: alcuni giornalisti italiani sul posto hanno scritto che sarebbe un egiziano, altri un turco, mentre esisterebbe la possibilità della presenza di un secondo scafista, ancora disperso o fuggito. Nelle prossime ore continueranno le ricerche dei migranti dispersi, che potrebbero anche essere decine: alcuni dei corpi sono stati ritrovati a parecchi chilometri di distanza da Steccato di Cutro.</p>
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		<title>Trace the face. Restoring family link</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 09:33:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in volta. </p>



<p>Al momento si stanno cercando le due persone indicate di seguito di cui, purtroppo, non c&#8217;è fotografia del richiedente. Nel poster, però, trovate immagini di molte altre per le quali chiediamo il vostro aiuto. Grazie.</p>



<p></p>



<p><strong>Farhiya Yusuf,</strong> femmina, nata nel 1996 ad Abore in Somalia. La signora Yusuf è fuggita dalla Somalia dopo aver perso il marito ucciso da El Shabaab. Ha passato del tempo in Libia e dopo qualche tempo, intorno al 2010, si è diretta verso l&#8217;Europa. Purtroppo il cugino che la sta cercando, Sid Ali Jama Mohamed, non ha altre informazioni per il momento. Egli vive in Belgio e pensa che anche la signora Yusuf abbia cercato di raggiungere lo stesso paese e potrebbe essere passata per l&#8217;Italia.</p>



<p></p>



<p><strong>Najid Ali Sarwari</strong>, uomo di 35-40, Afghano di origine Hazara, nato in un villaggio chiamato Loman, nel distretto di Jaghori, nella provincia di Ghazni, sposato con Fatima Sarwari. Nei primi mesi del 2021 è fuggito da Kabul nell&#8217;agosto 2021 con i 2 figli (gemelli). Sono passati per Ghazni prima di dirigersi verso il confine con l&#8217;Iran. Al confine sono stati aggrediti dalla polizia iraniana e si sono separati. Il figlio che lo cerca, Farhad Sarwari, ora vive in Belgio e pensa che anche il padre, Najid, abbia cercato di seguire lo stesso percorso per raggiungere l&#8217;Europa: Afghanista-Iran- Turchia-Italia (per mare).</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 10:38:47 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly (anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Siria:</strong> Catturato dai curdi un capo dell’Isis. Migranti: Naufragi al largo delle coste tunisine e greche.</p>



<p><strong><u>Palestina occupata:</u></strong>&nbsp;Sostituzione etnica in Cisgiordania e Golan occupati.<strong>Sudan:</strong>&nbsp;Centinaia di feriti nelle manifestazioni di protesta contro il regime militare.&nbsp;Egitto:&nbsp;Si infittisce di mistero lo scandalo della banda di tombaroli capeggiata da un imprenditore e da un ex parlamentare.</p>



<p><strong><u>Libia:</u></strong>&nbsp;Si riunisce oggi il Parlamento per il piano del dopo naufragio delle elezioni.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Una guerra senza fine e dimenticata.</p>



<p><strong><u>Somalia:</u></strong>&nbsp;Un predicatore di una moschea di origine somala è stato ucciso nell’Ohio (USA)</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le unità speciali delle forze democratiche siriane (FDS; curdi), supportate dagli statunitensi, hanno arrestato un capo&nbsp;dell&#8217;ISIS. Si chiama Mohammed AbdelAwwad&nbsp;e noto con il soprannome&nbsp;di Rasheed. Stava architettando un attacco in grande stile contro il carcere di Ghuweran&nbsp;nella provincia&nbsp;siriana nord orientale di Hasakah.</p>



<p>Secondo le confessioni&nbsp;dello stesso, l&#8217;attacco al carcere sarebbe avvenuto con un&#8217;autobomba guidata da un kamikaze, l&#8217;entrata di diversi attentatori&nbsp;suicidi con cinture esplosive e un camion carico di 165 Kalashnikov da distribuire&nbsp;ai prigionieri, per prendere possesso della struttura e compiere altri attacchi contro la guarnigione delle FDS.</p>



<p>Secondo quanto riportato&nbsp;dalla stampa curda siriana e irachena l&#8217;attacco contro il covo dell&#8217;Isis sarebbe avvenuto con un&#8217;operazione inconsueta: sono state usate due autobombe fatte esplodere contro l&#8217;abitazione del capo jihadista.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Mobilitazione in Cisgiordania contro le aggressioni dei coloni diventate quotidiane con la protezione dell’esercito di occupazione. A Burqa, a Kusra ed in altre località del distretto di Nablus, i coloni hanno inscenato nel giorno di Natale attacchi ai villaggi e cittadine palestinesi con incendi e lanci di pietre. L’intento è quello di costringere gli abitanti a abbandonare le loro case e fuggire per lasciare posto all’espansionismo coloniale. Una politica sistematica di sostituzione etnica: nel 2021, l’esercito di occupazione ha ordinato la demolizione di 700 unità abitative nel distretto, mentre nelle colonie sono state costruite 3000 case. 145 organizzazioni palestinesi della società civile hanno lanciato un appello all’ONU, per garantire la protezione alla popolazione autoctona da questa politica razzista del governo israeliano.</p>



<p>Il governo Bennett ha approvato un piano per il raddoppio degli insediamenti ebraici nel Golan siriano occupato. I coloni passeranno entro il 2030 dagli attuali 50 mila a 100 mila.</p>



<p><strong>Migranti</strong></p>



<p>La guardia costiera ha riportato in Tunisia 44 migranti che si trovavano al largo delle coste di Ben Gardane, al confine con la Libia. Prevalentemente erano siriani e maliani e provenivano da un porto libico. La Tunisia sta assumendo sempre di più il ruolo di gendarme dei confini sud dell’Unione Europea. Secondo la stampa locale, alcuni migranti hanno informato gli operatori della mezzaluna rossa che il gommone che li trasportava non era in avaria al momento del suo blocco da parte della Marina tunisina. &nbsp;</p>



<p>È andata peggio per i migranti che tentavano di raggiungere le coste delle isole greche: 24 persone sono morte e 92 salvate. La guardia costiera greca ha compiuto negli ultimi 5 giorni ben tre salvataggi di imbarcazioni in avaria. La maggior parte dei migranti sono di nazionalità siriana e egiziana.<strong>Sudan</strong>&nbsp;Grandi manifestazioni sabato in Sudan per la democrazia e contro il potere politico dei militari. La polizia ha sparato lacrimogeni. La protesta respinge l’accordo tra il premier Hamdouk e il generale golpista Burhan, per la condivisione del potere nella fase transitoria fino alle elezioni politiche del 2023. Secondo il sindacato dei medici ci sono stati 178 feriti, tra i quali diversi gravi per i colpi di lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo e 8 colpiti da pallottole vere. Almeno 700 le persone che hanno ricevuto cure per soffocamento provocato dai gas. Per bloccare l’arrivo della folla ai centri di concentramento, la polizia ha chiuso i ponti sul Nilo, interrotto le comunicazioni telefoniche e internet. Il Comitato organizzatore ha denunciato che venerdì, il giorno prima della manifestazione, reparti della polizia avevano fatto irruzione nelle case dei coordinatori ed arrestato molti di loro per far fallire la catena organizzativa della mobilitazione. La crisi sudanese si è acuita in seguito al colpo di Stato del 25 ottobre, ordito dai generali contro la componente civile del governo. La manovra maldestra era arrivata pochi giorni prima della consegna del vertice del consiglio presidenziale ai civili, prevista dagli accordi del 2019 per la metà di novembre. L’isolamento internazionale e le mobilitazioni popolari hanno costretto i generali a fare un passo indietro, ma con l’accordo siglato col premier Hamdouk, hanno mantenuto nelle loro mani un forte potere sulle sorti del paese. &nbsp;&nbsp;<strong>Egitto</strong>Uno scandalo nello scandalo. Il giudice incaricato del processo contro l’imprenditore, Hassan Ratib e l’ex parlamentare, Alaa Hassanin, implicati nella banda dei tombaroli, ha rinunciato all’incarico per “<em>motivi di inopportunità</em>”. I due imputati insieme ad altri 23 sono accusati di aver organizzato una banda di tombaroli alla ricerca di reperti archeologici con vere e proprie missioni di scavi. L’inchiesta è partita lo scorso giugno ed ha riportato alla scoperta di tesori antichi importantissimi, trafugati e pronti per l’espatrio. Nella vicenda sembra implicato l’ex ambasciatore degli Emirati arabi Uniti al Cairo, che è stato richiamato dal suo paese lo scorso novembre. Secondo un ex diplomatico egiziano a Doha, avrebbe permesso l’espatrio dei reperti con la valigia diplomatica. Nell’inchiesta viene citato il nome di un’emira saudita interessata all’affare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Oggi si riunisce il Parlamento per decidere un piano per le elezioni. Non è ancora chiaro l’orientamento sul percorso da intraprendere: rinviare per un mese o due oppure addirittura per altri 6 mesi. Nel frattempo non sono chiare le sorti del governo Dbeiba, uno dei protagonisti del rinvio delle elezioni per la sua candidatura alle presidenziali mentre era a capo dell’esecutivo. Il suo governo è accusato di corruzione e di sussidi a pioggia per finanziare la campagna elettorale a spese dello Stato. Lo stesso premier ha annunciato nei giorni scorsi che il suo governo ha speso, in 6 mesi, 19 miliardi di dollari. L’ultimo scandalo riguarda l’importazione di vaccini anti covid. La Commissione di controllo finanziario sulle attività &nbsp;economiche ha denunciato anomalie nell’affidamento del bando e incongruenza con i prezzi internazionali. Il Ministero della Salute stava importando 2 milioni di dosi Sinovax ad un prezzo sette volte superiore a quello del mercato internazionale. La commessa è stata bloccata, ma è una goccia in un mare di corruzione dilagante.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Il comando delle forze saudite in Yemen ha informato di aver colpito ieri e sabato la capitale Sanaa, per mettere fuori uso un campo di addestramento al lancio di droni. Gli Houthi invece sostengono che ad essere colpite sono state costruzioni civili. Nessuna delle due parti parla delle vittime. I militari sauditi e i ribelli Houthi continuano a minacciarsi a vicenda di allargare le operazioni belliche.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>L’associazione islamica USA CAIR ha annunciato un premio di 10 mila dollari a chi fornisse informazioni sugli assassini del predicatore somalo, Imam Mohamed Hassan Adam, trovato morto dopo tre giorni di sparizione. Il predicatore era a capo di una moschea di Columbus (Ohio), affiliata alla CAIR. Sabato è stato trovato in un&#8217;auto, ucciso con colpi di pistola. Chi lo ha assassinato? Al-Arabiyah sostiene che gli assassini si troverebbero nella stessa comunità islamica della moschea e dell&#8217;associazione CAIR che la gestisce. Il motivo? La collaborazione di Adam con un&#8217;inchiesta dell&#8217;FBI sui legami tra Cair e movimenti jihadisti.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2021/12/27/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2021/12/27/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>GERUSALEMME. Sgomberi<br>più vicini, Sheikh Jarrah ritorna campo di battaglia</p>



<p>di&nbsp;<strong><em>Michele Giorgio</em></strong>&nbsp;</p>



<p><a href="https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Pagine Esteri, 18 dicembre 2021</em>&nbsp;–</p>



<p>Gli scontri a&nbsp;<strong>Sheikh Jarrah</strong>&nbsp;sono cominciati poco dopo la preghiera islamica del venerdì, davanti alla casa della&nbsp;<strong>famiglia palestinese Salem</strong>: 11 persone di tutte le età che il&nbsp;<strong>29 dicembre rischiano concretamente di rimanere senza un tetto</strong>&nbsp;sulla testa e di vedere la loro abitazione occupata dai coloni israeliani. Ieri per diversi minuti il quartiere palestinese è rimasto avvolto nel fumo delle granate stordenti lanciate in abbondanza dai poliziotti che, a colpi di manganello, hanno arrestato alcuni giovani palestinesi e ferito diversi altri – tra i quali un fotografo,&nbsp;<strong>Mahmoud Aliyan</strong>&nbsp;– riportando una calma precaria nella zona da mesi luogo delle proteste di palestinesi e di attivisti israeliani. I media locali riferivano in serata che sono rimasti leggermente feriti anche due agenti.</p>



<p>A novembre le famiglie a rischio avevano respinto un compromesso proposto dalla Corte suprema israeliana che avrebbe permesso loro di rimanere nelle case per altri 15 anni riconoscendo però ai coloni la proprietà delle abitazioni. Un punto che i palestinesi ritengono inaccettabile. I<strong>&nbsp;Salem, perciò, potrebbero diventare la prima delle sette famiglie a rischio immediato di espulsione dalle case di Sheikh Jarrah – dove vivono dal 1956 –</strong>&nbsp;sulla base di una sentenza di una corte israeliana che ha riconosciuto il diritto dei coloni di reclamare terreni appartenuti ad ebrei prima del 1948. Diritto che la legge israeliana invece nega ai palestinesi nel caso delle proprietà arabe a Gerusalemme confiscate dopo la fondazione dello Stato ebraico. La casa dei Salem è già stata recintata e i coloni si preparano ad occuparla.</p>



<p><strong>Il vicesindaco di Gerusalemme, Arye King</strong>, di recente è andato a Sheikh Jarrah assieme al colono che occuperà l’abitazione. «Stiamo facendo dei progressi incredibili ogni giorno. Qui costruiremo un parcheggio, avremo delle case, presto tutta l’area diventerà ebraica», ha detto ai giornalisti presenti. La tensione nel quartiere sta tornando alta come la scorsa primavera quando la minaccia di sgombero con la forza delle famiglie palestinesi&nbsp;<strong>innescò un nuovo scontro militare tra Israele e Hamas a Gaza.</strong>&nbsp;Lunedì, inoltre, i giudici dovrebbero incriminare la 14enne palestinese che una decina di giorni fa ha ferito una israeliana nei pressi di Sheikh Jarrah.&nbsp;<strong>La ragazzina fa parte della famiglia Hammad, una di quelle minacciate di espulsione,</strong>&nbsp;e nega qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto.</p>



<p>Ieri centinaia di israeliani hanno preso parte ai funerali di&nbsp;<strong>Yehuda Dimentman, il colono dell’avampostoebraico di Homesh, in Cisgiordania, ucciso giovedì da spari esplosi da un’auto palestinese</strong>. Durante i funerali si sono uditi appelli alla «vendetta» di Dimentman che è stato inumato a Gerusalemme. Ma la vendetta è già scattata. Giovedì sera e ieri mattina, centinaia di coloni si sono riuniti sulle strade della Cisgiordania per lanciare sassi contro le automobili palestinesi. Hanno anche aggredito i contadini nei villaggi di&nbsp;<strong>Karyut e Burqa</strong>&nbsp;(Nablus). Di recente si è parlato parecchio della violenza dei coloni a danno dei civili palestinesi, aumentata del 150% in due anni, e della tensione che genera in Cisgiordania.&nbsp;<strong>Violenza che il premier israeliano Bennett considera «insignificante»</strong>&nbsp;mentre, sostiene, i coloni sarebbero le vere vittime, perché presi di mira dal «terrorismo palestinese».</p>



<p>Si avverte una forte tensione e l’esercito israeliano ha fatto affluire rinforzi in Cisgiordania. Ha quindi sequestrato le telecamere di sorveglianza nell’area vicino a quella dell’agguato e ha compiuto numerosi arresti e perquisizioni nelle case palestinesi. Si ritiene che l’attacco sia opera di militanti di Hamas, perché il movimento islamico ha subito applaudito all’azione armata.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 07:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Nucleare iraniano:&#160;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington. Arabia Saudita:&#160;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran. Somalia:&#160;Un attentato contro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Nucleare iraniano:</strong>&nbsp;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington.</p>



<p><strong>Arabia Saudita:</strong>&nbsp;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran.</p>



<p><strong>Somalia:</strong>&nbsp;Un attentato contro la struttura carceraria, 11 morti.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Si aggrava la crisi economica a causa del Covid19.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Nucleare iraniano</strong></p>



<p>Si è concluso il terzo ciclo di incontri a Vienna sul nucleare iraniano. Le commissioni stanno ancora limando i punti controversi, ma nessuna delle parti ha espresso pareri conflittuali. Non c&#8217;è stato mai un contatto diretto tra le due delegazioni di Teheran e Washington, ma il dialogo indiretto è avvenuto. Oggi, la delegazioni russa e quella statunitense si incontreranno per mettere a punto la formula quasi definitiva di un accordo. Teheran chiede la cancellazione di tutte le sanzioni, ma Washington sostiene che alcune di esse riguardano i diritti umani e quindi non fanno parte dell&#8217;accordo del 2015.</p>



<p>L&#8217;Iran ha chiesto dieci per ottenere due, ma sembra che stia portando a casa molto di più di quanto sperava. Il terrorismo nucleare di Tel Aviv ha irrigidito le posizioni dell&#8217;ala conservatrice nel potere della Repubblica Islamica e l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio fino al 60% ha messo in guardia dalla follia del braccio di ferro.</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Il principe erede al trono Mohammed Bin Salman ha dichiarato che il suo paese aspira a costruire relazioni di buon vicinato con l&#8217;Iran, “un paese del Golfo con il quale si potrebbe stabilire rapporti economici con il regno nell&#8217;interesse delle due parti”.</p>



<p>Le relazioni tra i due paesi sono interrotte da 6 anni, a causa di manifestazioni che alla fine hanno dato fuoco alla sede diplomatica dell&#8217;ambasciata saudita. Le affermazioni di Bin Salman avvengono dopo che nei giorni scorsi si è parlato di un incontro avvenuto a Baghdad tra due delegazioni, con la partecipazione dei rispettivi capi dei servizi di sicurezza. I media ufficiali di Riad hanno smentito, mentre quelli di Teheran hanno sminuito la portata politica dell&#8217;incontro. Questo riavvicinamento avrà ripercussioni positive sulla guerra in Yemen. Il ministro degli esteri iraniano Zarif ha compiuto una visita a Mascate, in Oman, dove si è incontrato con i capi del movimento Houthi per perorare la causa del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>Un&#8217;autobomba è esplosa all&#8217;esterno dell&#8217;Ente per le carceri nella capitale Mogadiscio, provocando l&#8217;uccisione di 11 persone e il ferimento di altre decine. L&#8217;esplosione è avvenuta nella parte sud ovest della capitale, ma è stata sentita in tutta la città. Inoltre, c&#8217;è stata una sparatoria tra le guardie e un gruppo di assalitori. Obiettivo dell&#8217;attacco terroristico era quello di liberare alcuni detenuti in fase di trasferimento che si trovavano, al momento dell&#8217;attacco, in quell&#8217;edificio. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma l&#8217;impronta del terrorismo dei Shebab non è sfuggita alla maggior parte degli esperti.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La crisi economica egiziana si aggrava per il secondo anno. Il bilancio generale dello Stato – secondo quanto affermato dal ministro delle finanze – ha subito nel 2020 un calo delle entrate di 370 miliardi di sterline egiziane (circa 24 miliardi di dollari) ed un aumento delle spesa pubblica per oltre 100 miliardi di Sterline egiziane, portando il deficit a circa 500 miliardi (= 32 miliardi di dollari). I motivi delle difficoltà, il calo del turismo e delle attività produttive a causa del Covid.</p>
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		<title>Libia, Somalia, Nigeria. Paesi al massacro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 08:27:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, www.co-mai.org Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti . Foad Aodi;Urge fermare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, <a href="http://www.co-mai.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.co-mai.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p>

Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti .</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Foad Aodi;Urge fermare il massacro in Libia e le guerre d&#8217;interessi economici e di leadership sulla pelle dei libici e migranti</p>



<p>Cosi l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le comunità del mondo arabo in italia (Co-mai) presentano il bilancio di morti e feriti in Libia dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04.2019 che ci riferiscono i medici locali libici che lavorano nei vari ospedali e le città libiche compreso Tripoli .<br>Sono più di 3500 morti di cui 1500 civili e oltre 25 mila feriti dove sono stati trovati numerose fosse comuni e civili uccisi nelle loro case .<br>Inoltre i medici riferiscono una situazione molto grave negli ospedali dove manca tutto  quello che necessario per curare e salvare i feriti e bambini.<br>Lanciamo il nostro grido d&#8217;allarme al mondo politico affinché si fermi il massacro in atto in Libia,il maltrattamento dei migranti,le violenze contro le donne e i bambini e il mercato nero dei trapianti d&#8217;organi,denuncia Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-mai e membro del Registro Esperti della Fnomceo ,che è in contatto continuo con i 6 medici libici in Libia che ci forniscono in continuo gli aggiornamenti. Stiamo perdendo la speranza di vedere la fine di questo conflitto per motivi di ingerenza e conflitti di leadership e interessi economici di paesi stranieri in Libia come lo dimostrano i fatti tutti i giorni e il silenzio mediatico riguardo il massacro dei civili e migranti oltre il nostro dispiacere che sia litalia che la comunità europea stanno prendendo terreno e potere decisionale in Libia rispetto conclude Aodi </p>



<figure class="wp-block-image"><img alt=""/></figure>



<p>

*Somalia e Nigeria ;Co-mai ;Solidarietà e sostegno al popolo somalo e Solidarietà ai cristiani in Nigeria.#BastaMassacri*</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>*Foad Aodi ;Grazie alla VM Del Re per il suo impegno e richiesta di sostegno internazionale alla Somalia*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme al movimento Uniti per Unire e associazioni ,comunità e diaspore aderenti esprimono condoglianze e solidarietà al popolo somalo per &nbsp;e piangono i 76 morti tra cui studenti e bambini in Somalia. È l&#8217;ennesimo attacco per mettere in ginocchio il paese soprattutto ora alla vigilia delle prime elezioni dal 1969.<br>&#8220;Ringraziamo la *Vice Ministra Affari Esteri e Cooperazione internazionale Emanuela Del Re* per la tempestività e il sostegno dell&#8217;Italia a fianco della Somalia con la richiesta di più sostegno internazionale per il paese. Inoltre le comunità del mondo arabo e musulmane in Italiana condannano l&#8217;attentato contro i cristiani in Nigeria e rinnovano il loro invito ad essere tutti uniti &nbsp;contro il terrorismo e valorizzare e proteggere la presenza dei cristiani in Medio Oriente e in Africa che per tutti noi è una ricchezza e fonte di dialogo e conoscenza culturale e religiosa&#8221;. *Cosi dichiara Il presidente delle Co-mai e Amsi e Membro del Gdl salute Globale Fnomceo &nbsp;Foad Aodi* che fa&#8217; il suo appello a tutti i cristiani in Medio Oriente e in Africa di rimanere nei nostri paesi per arricchirli di confronti costruttivi,di democrazia e libertà religiosa con il rispetto reciproco per non darla vinta agli estremisti,ai movimenti terroristi e alle persone chiuse mentalmente e piene di odio.

</p>



<p></p>
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		<title>Abbandonati nelle prigioni libiche a morire?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 07:29:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt  Link all’articolo originale (ENG) Traduzione a cura di: Giovanna Leuzzi Frammenti di vite Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="artHeading">
<p><div id="attachment_12194" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12194" loading="lazy" class="size-full wp-image-12194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-12194" class="wp-caption-text">A shipwreck survivor in detention centre.<br />His testimony : “The sun was really strong and the boat started to deflate. All the babies died. How can we stay so many hours in the water without being rescued? People started to drink salty water. Why they left us die at sea?”</p></div></p>
</div>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt</p>
<div id="artHeading">
<div class="artAbstract" dir="ltr">
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/squelettes/puce.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Link all’<a class="spip_out" href="https://anettesaw.com/2019/02/23/left-to-death-in-libyas-prison/?fbclid=IwAR2PLnCu_1ozhwokxEn-JaRfDBnHAeYPW_6uk5ZoLOcSkHfofGLD6bjU1VM&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="external noopener">articolo originale (ENG)</a></p>
</div>
<div class="artAutori" dir="ltr">Traduzione a cura di: <a href="https://www.meltingpot.org/+-Giovanna-Leuzzi-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanna Leuzzi</a></div>
</div>
<div id="artText" dir="ltr">
<h3 class="spip">Frammenti di vite</h3>
<p>Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e messaggi via WhatsApp e Messenger con rifugiati detenuti nelle prigioni libiche e nei centri di detenzione.</p>
<p>La scorsa estate ad Atene ho conosciuto David, originiario dell’Eritrea, grazie ad una amica e da allora abbiamo avuto contatti quasi ogni giorno. David ha trascorso gli ultimi due anni in diversi centri di detenzione <a href="https://www.meltingpot.org/+-Libia-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">in Libia</a>, non sapendo quando &#8211; o se mai &#8211; verrà liberato. Dallo scorso autunno è imprigionato nel carcere di Zintan che, a quanto pare, è il peggiore di tutti, situato nella piccola città di Zintan nelle montagne libiche, a 150 km da Tripoli. Oltre David, a Zintan ci sono altri 800 rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.</p>
<p>Abbandonati e disperati, sempre rinchiusi dietro spesse mura senza accesso ad aria o sole e con pochissimo per sfamarsi. Negli ultimi quattro mesi tredici persone hanno perso la vita nella prigione di Zintan, nella maggior parte dei casi a cause della tubercolosi. I malati sono abbandonati a se stessi e non ricevo alcun supporto medico. Vengono lasciati morire con attorno coloro che sono ancora vivi. La tubercolosi si diffonde facilmente nelle sovraffollate carceri libiche, e nessuno è al corrente del numero effettivo degli individui infetti.</p>
<p>Per motivi di sicurezza i nomi e luoghi sono stati modificati.</p>
<p>Una mattina ricevo un messagio su Whatsapp. È David, un rifugiato proveniente dall’Eritrea &#8211; un paese dell’est Africa, forse meglio conosciuto come la Corea del Nord africana. Il messaggio giunge dalla prigione di Zintan, e dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">Oggi siamo all’aperto sotto il sole. Siamo seduti fuori. Non ho visto il sole né respirato aria fresca dal 15 ottobre 2017.</p>
</blockquote>
<p>Quella data &#8211; 15 ottobre 2017 &#8211; che David mi ha nominato milioni di volte. È la data in cui il sogno di raggiungere l’Europa è per sempre svanito. Il giorno in cui i soldati lo hanno catturato e portato in uno dei tanti centri di detenzione libici.</p>
<p>Centri collocati in vecchie prigioni o grandi capannoni con rinchiusi centinaia di rifugiati e migranti, principalmente a causa della severa politica di confine dell’Unione Europea. Caratterizzati dalla ridottissima o del tutto inesistente possibilità di accedere all’aria aperta, dalla scarsità di cibo, da abusi perpetrati dalla polizia e dalle guardie libiche, e dalla flebile speranza di poterne mai uscire.</p>
<p>La polizia libica ha accusato David di essere entrato nel paese illegalmente. <br class="autobr" />In Eritrea lavorava in aeroporto fino a quando non è fuggito. Voleva raggiungere l’Europa, dove molti rifugiati eritrei vedono riconosciutosi il diritto all’asilo per via delle condizioni disumane del regime eritreo.</p>
<p>Sono entrata in contatto con David grazie ad una cara amica eritrea. Un giorno ricevo un messaggio disperato da Atene, dove lei e i suoi tre bambini hanno ottenuto asilo. Suo fratello era detenuto in un centro in Libia. Era malato e solo. Cosa posso fare, mi chiede lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Siamo tutti malati</i>, scrive David.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non vediamo mai la luce del sole o prendiamo mai una boccata d’aria fresca o proteine. Mangiamo solo spaghetti cucinati nell’acqua salata. Sempre spaghetti. Abbiamo fame. Abbiamo freddo. Stiamo soffrendo. Aiutaci.</i></p>
<p>I messaggi arrivano spesso e sono numerosi, però oggi David e il suo compagno di cella sono stati autorizzati ad uscire all’aperto.</p>
<p>Gli chiedo se per caso questo significa che d’ora in poi sono autorizzati a stare fuori.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so, risponde. </i><br class="autobr" />Dopo qualche giorno gli chiedo di nuovo se hanno ancora la possibilità di uscire all’aperto per godersi un po’ della luce del sole.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ah, ah, ah. No, è successo solo una volta. Ora siamo di nuovo imprigionati fra le mura, scrive, e aggiunge una faccina che piange.</i></p>
<dl class="spip_document_20946 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH587/20190207_1030258-b34ca.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="587" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Uno stato fallito</h3>
<p>Essendo cittadino eritreo David è registrato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ed è ufficialmente sotto la sua protezione.</p>
<p>Secondo il diritto internazionale gode del diritto alla domanda di asilo in un paese sicuro, ma questa procedura non esiste in Libia. Il paese viene definito uno ‘<i>stato fallito</i>’, guidato da un governo debole e da diverse milizie, fra le quali si annovera l’ISIS. L’Unione Europea e l’Italia hanno stipulato accordi con il governo libico e la guardia costiera libica &#8211; versando ingenti somme di denaro &#8211; per mantenere i rifugiati e migranti lontani dai territori europei. I paesi europei hanno contribuito alla formazione professionale della guardia costiera libica e pagato per gli equipaggi per permettere loro di fermare le imbarcazioni che tentano di raggiungere l’Europa.</p>
<p>Come risultato di questa politica, David è al suo secondo anno in Libia. È uno dei pochi fortunati ad avere ancora un telefono cellulare e ad essere in grado di comunicare col mondo esterno. Al momento dell’arresto solitamente i libici sequestrano soldi e cellulari. Fino ad ora David è stato capace di nascondere il suo cellulare, ma è terrorizzato all’idea che le guardie possano scoprirlo:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Se trovano il mio telefono, mi arrestano, mi picchiano e mi vendono per soldi, mi dice David</i>.</p>
<p>È davvero spaventato che possa essere venduto. La CNN ha documentato come in Libia rifugiati e migranti vengano venduti nei grandi mercati come schiavi. Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato nei loro reports violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici. Centri gestiti dai libici ma finanziati dall’Unione Europea.</p>
<p>Il 10 luglio 2018, Elijah, 26 anni della Sierra Leone, riferisce all’associazione Human Rights Watch:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Questo posto è l’inferno. Sembrano essere brave persone, ma ti bruciano con le scosse elettrice. Mi hanno picchiato tre volte quando mi hanno dato del cibo. Ci obbligano a rimanere seduti o in piedi a guardare dritto nel sole. Se protestiamo ci picchiano. Prendono i detenuti e li portano in una stanza specifica per picchiarli. Hanno preso e portato lì anche me, mi hanno legato e colpito sulla pianta dei piedi. Durante la raffica di colpi un mio amico è stato colpito in faccia. <br class="autobr" />Human Rights watch scrive ancora che i quattro centri di detenzione a cui possono accedere per visitarli sono sovraffollati, sporchi e dispongono di insufficiente assistenza medica. Il rapporto parla della presenza di scarsissimo accesso a sufficienti quantità di cibo, molto spesso avariato, e di acqua</i>.</p>
<h3 class="spip">Inferno sulla terra</h3>
<p>Dagli amici su Facebook in Libia ricevo disperate richieste di aiuto.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Aiutaci<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Stiamo morendo<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> La Libia è l’inferno sulla terra.</p>
</blockquote>
<p>Malattie molto diffuse nei sovraffollati e antigienici centri sono la scabbia e la tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando gli individui stanno per morire di tubercolosi, vengono spostati in un’altra stanza e non li vediamo mai più</i>, mi scrive David su WhatsApp, la sua app preferita con cui comunicare in quanto è criptata e dovrebbe essere sicura.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Sono molto preoccupato di potermi ammalare. La gente sputa sangue</i>.</p>
<dl class="spip_document_20947 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH628/20190220_0903e73-6d933.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="628" /></dt>
</dl>
<p>Noah è un veterinario proveniente dall’Eritrea. È stato detenuto per nove mesi in un centro a Tripoli. È un ragazzo molto tranquillo e con una determinata visione, e lui è quello, mi chiedo, da contattare se ho bisogno di conoscere certi fatti. Su Facebook lui posta molti articoli che parlano delle condizioni di vita sue e dei suoi compagni negli altri centri di detenzione libici. Spera solamente che un giorno il mondo, i suoi cittadini e i politici aprano i loro occhi e li liberino. Sei mesi fa mi scrisse su Messenger:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Salve Signora, scrivo dalla Libia. Vivo in un centro di detenzione come rifugiato. Ciò che le chiediamo è di portare alla luce le segrete e dure condizioni di vita in cui ci ritroviamo, sempre rinchiusi, come in prigione.</p>
</blockquote>
<p>Preoccupata, gli chiedo se non sia pericoloso per lui passarmi informazioni sulla vita nei centri di detenzione.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non si preoccupi. Invierò tutto in modo sicuro. L’unica cosa che potrebbero farmi è mettermi in prigione, e se la maggior parte delle persone che soffrono qui riesce a liberarsi con il mio sacrificio, mi riterrei fortunato</i>, mi risponde. <br class="autobr" />Noah mi racconta delle tante persone affette da tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>E viviamo tutti insieme. Quelli molto malati e quelli che non lo sanno, quelli infetti e quelli che non lo sono ancora</i>. <br class="autobr" />Secondo le mie fonti, solo una piccolissima parte riceve cure e medicine. E se ricevono medicine, il trattamento si interrompe se rimangono a corto di pastiglie.</p>
<h3 class="spip">Corro</h3>
<p>Hassan, proveniente dalla Somalia, è un altro detenuto della prigione di Zantan:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Tutti sono malati qui. Voglio andarmene. Scapperò appena è possibile</i>, scrive Hassan una notte di gennaio.</p>
<p>La prima volta che sono entrata in contatto con Hassan lui si nascondeva da qualche parte a Tripoli. Ogni tanto lavorava come caricatore di merci su un camion. Il piccolo salario che riceveva lo spendeva per comprarsi qualcosa da mangiare. Per un po’ non ho ricevuto alcuna comunicazione da lui. Poi, un giorno, mi invia un messaggio dalla prigione di Zintan. È stato catturato dalla polizia ed ora anche lui è in quella prigione. Non sapevo fosse stato preso. Ci sono così tante storie terribili. Non riesco ad essere a conoscenza di tutte.</p>
<h3 class="spip">Catturati dall’ISIS</h3>
<p>Durante i due anni di permanenza in Libia, David è stato detenuto in diversi centri, però quello di Zintan è di sicuro il peggiore. Secondo Noah, l’UNHCR o altre ONG raramente hanno accesso al centro di Zintan, ubicato nelle montagne libiche a 150 km da Tripoli. La strada per raggiungerlo è troppo pericolosa. David è davvero arrabbiato con l’UNHCR. Tutti i rifugiati registrati in Libia si sentono delusi dall’UNHCR. <i>Dov’è l’UNHCR? Loro sono tenuti a proteggere i rifugiati</i>, continua a chiedermi su Messenger.</p>
<p>Il primo centro di detenzione che David ha visitato era nel deserto. Una notte degli uomini dell’ISIS sono arrivati su un furgone e hanno rapito sessante detenuti, fra cui David ed alcuni suoi amici. Hanno ordinato loro di salire sul furgone, e quando la milizia libica è arrivata, gli uomini dell’ISIS si sono immediatamente diretti verso il deserto con il loro carico di esseri umani. Durante la guida, 3 uomini sono caduti dal furgone e sono morti.</p>
<p>Dopo un susseguirsi di varie vicende tumultuose, i prigionieri sono riusciti a scappare. Dopo aver camminato per 150 km nel deserto hanno finalmente raggiunto Tripoli. A Tripoli sono stati arrestati dalla polizia e portati in un grande capannone dove erano già presenti altri 1.400 fra rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea, dalla Etiopia e dalla Somalia. Ho incontrato David per la prima volta quando era nel capannone di Tripoli. Il capannone si trovava vicino l’aeroporto e nell’autunno 2018 è scoppiato uno scontro fra diverse milizie libiche.</p>
<p>David mi racconta del rumore degli spari intorno al capannone:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Qui è pericolosissimo. Sono molto spaventato. Siamo tutti spaventati. Potremmo morire.</p>
</blockquote>
<p>Mi invia fotografie dei fori dei proiettili nel soffitto del capannone. Finalmente vengono evacuati. Su grossi furgoni vengono trasportati per 150 km da Tripoli alla prigione Zintan, nella zona montuosa.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ora siamo in una vera prigione</i>, David mi racconta su WhatsApp dopo numerosi giorni di silenzio.</p>
<h3 class="spip">Acqua tre volte al giorno</h3>
<p>Noah mi manda video dai bagni del centro di detenzione dove si trova. Mi viene da vomitare. Questi non sono bagni per esseri umani. Ce ne sono solo sei in totale per 500 persone.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Beviamo acqua da una tubatura del bagno. Ce n’era un’altra ma ora è rotta, e nessuno viene a ripararla.</p>
</blockquote>
<p>L’acqua corrente è disponibile solo 3 ore al giorno, e da ciò desumo che i bagni vengano lavati solo durante queste 3 ore.</p>
<p>Secondo Noah, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ed altre ONG pagano i libici per riempire le taniche di acqua pulita.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ma quelli che ricevono i soldi ci danno accesso all’acqua solo per 3 ore al giorno. Non possiamo fare nulla. Non andrebbe bene dire loro qualcosa. Così è la corruzione</i>, scrive scoraggiato.</p>
<p>Un giorno David mi dice che stanno morendo di freddo. Non hanno coperte e lui indossa ancora i suoi vestiti estivi. Chiedo a Noah se loro hanno delle coperte e dove si trova.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Abbiamo coperte…adesso…non ne avevamo, ma sapevamo che l’UNHCR era lì con alcune. Le guardie le hanno prese e chiuse a chiave in un deposito per poi portarsele a casa. Quando è scoppiata la guerra in agosto le nostre guardie sono scomparse, e siamo entrati in quella stanza per prenderci le coperte. Questo è quello che succede quando l’UNHCR non consegna direttamente a noi le cose, ma ai libici. Loro le rubano</i>, scrive.</p>
<h3 class="spip">Le famiglie che pagano il cibo</h3>
<p>Noah crea un altro video per mostrarmi come cucinano. Lo ricevo su WhatsApp. Un ragazzo sta preparando del pane su una padella usando un fornellino a gas. In alcuni centri di detenzione, i detenuti ricevono uno o due pasti spartani al giorno, un pezzo di pane al mattino e spaghetti alla sera. In altri centri di detenzione, come quello dove si trova Noah, i prigionieri devono acquistare loro stessi il cibo facendosi spedire i soldi dalle famiglie a casa.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Abbiamo chiesto se possiamo avere del cibo, ma fino ad ora ci hanno detto che dobbiamo pagarcelo, mi dice.</p>
</blockquote>
<p>Il direttore del centro di detenzione gestisce un piccolo alimentari da cui possono comprare farina &#8211; ad un costo molto alto, ma il negozio fu chiuso immediatamente il giorno stesso in cui l’UNHCR si presentò per una delle sue rare visite.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Prima che arrivassero i nostri capi ci dissero che dovevamo solo dire cose positive. Ma non fummo autorizzati a dire nulla. Durante la visita il direttore camminava loro fianco a fianco, e chiuse subito il negozio al loro arrivo</i>, Noah scrive su Messenger.</p>
<p>Secondo il rapporto di Human Rights Watch, l’Unione Europea sta finanziando differenti ONG in Libia in modo tale da migliorare le condizioni di vita dei campi. Spesso, però, le organizzazioni sono inefficaci e ci sono molte divergenze, anche all’interno delle Nazioni Unite, dice il rapporto.</p>
<h3 class="spip">Abbondanza di soldi europei</h3>
<p>Pagando ingenti somme di euro alla Libia, l’Unione Europea e l’Italia sono riuscite a fermare gran parte del traffico di essere umani dalla Libia all’Europa. Tuttavia, molti ancora scappano da dittature, guerre, tortura, fame e mancanza di un futuro, così che il numero dei rifugiati e migranti nei centri di detenzione libici è aumentato secondo Human Rights Watch.</p>
<p>A <strong>luglio 2018</strong> erano detenute fra le 8 e le 10 mila persone. Ad <strong>aprile dello stesso anno</strong> ammontavano a 5.200. A tali somme si aggiungono le centinaia di migliaia di persone che vivono illegalmente in Libia, molti nelle mai delle milizie o dei trafficanti. La politica europea è di riportare tutti indietro nei loro paesi di origine.</p>
<p>Da gennaio 2017 a novembre 2018 l’IOM, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, ha aiutato più di 30 mila persone a ritornare a casa all’interno de ‘<i>The volunteering humanitarian program</i>’. Ma le persone che sono fuggite dal loro paese per motivi legati alla situazione politica, non vi possono fare ritorno perché rischiano la prigione e la tortura. Noah mi dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Ho lasciato l’Eritrea nel 2014. Se mi rispedissero a casa mi metterebbero in prigione perché sono scappato. E poi mi invierebbero al servizio militare da cui non farei mai più ritorno.</p>
</blockquote>
<p>Nel 2014 aveva terminato gli studi come veterinario, ma il regime lo forzò a lavorare come insegnante di scuola.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non potevo accettarlo. Il salario di un insegnante in Eritrea è molto basso. Non puoi vivere facendo affidamento su questi soldi. Un mese di salario è pari al costo di questi jeans. Quindi, decisi di abbandonare l’Eritrea, prima per l’Etiopia, poi Sudan e dunque Libia</i>. <br class="autobr" />Cosa speri per il tuo futuro?<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Spero di essere evacuato. Se non accade, dovrò ritornare in Etiopia</i>.</p>
<h3 class="spip">Stress e disperazione</h3>
<p>I messaggi che arrivano da Zintan diventano sempre più confusi e disperati. Posso sentire come i nervi di David siano sempre più tesi.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Non stiamo bene, signora. Abbiamo fame. Cosa faremo? Possiamo andare verso l’Eritrea, ma non possiamo tornare di nuovo in Eritrea, scrive.</p>
</blockquote>
<p>Nel frattempo Hassan riesce a fuggire dalla prigione di Zintan.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando ho scavalcato il muro, le guardie mi hanno scoperto. Ho corso. Loro non erano in grado di raggiungermi. Quindi mi hanno lanciato dietro i loro cani. Nemmeno i cani mi hanno raggiunto. Sono davvero un veloce corridore. Se mi avessero preso…se tu avessi visto, come picchiano la gente. È meglio morire. Ho raggiunto una vicina foresta. Poi ho camminato per sei ore finché non sono giunto ad un villaggio vicino dove ho trovato un taxi. E ora sono a Tripoli. Sono davvero stanco adesso e voglio riposarmi</i>.</p>
<p>Una notte di gennaio, un messaggio arriva sul mio telefono da una ragazza della Somalia, troppo giovane per essere in un posto come la Libia. La conosco un po’. Abbiamo già chattato in passato, e lei è molto timida. Vorrebbe andare in Europa. Il suo sogno è di andare scuola, imparare, essere educata, magari un giorno diventare una giornalista. Ma questa notte il suo messaggio non parla di dolci sogni per il futuro.</p>
<dl class="spip_document_20948 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH665/20190214_10171f2-e4218.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="665" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Suicidio</h3>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Tre ragazzi del Sudan si sono dati alle fiamme. Qui nel centro di detenzione dove mi trovo. Hai visto il video che ho postato oggi su Facebook? Nessuno li ha aiutati. Che Gesù li aiuti, sorella. Hanno davvero bisogno d’aiuto.</p>
</blockquote>
<p>In un video postato su Facebook e registrato dopo un tentato suicidio un uomo &#8211; gravemente ferito e in terribili sofferenze dice:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Voglio suicidarmi. Non esistono i diritti umani in Libia. Voglio solo trasferirmi in un paese libero e lavorare, ma i libici hanno preso il mio telefono e i miei soldi</i>.</p>
<p>Il giorno dopo chiedo se i tre uomini hanno ricevuto delle cure mediche:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so. Sono scomparsi. La polizia ha arrestato un sacco di persone</i>, risponde.</p>
<p>Oggi di prima mattina, alle 7 un messaggio sul mio WhatsAp. Da parte di David, scritto in stampatello: <i>DOV’E’ L’UNHCR? DOVE SONO LE NAZIONI UNITE? DOVE I DIRITTI UMANI? I RIFUGIATI STANNO MORENDO. TUTTI VOI APRITE GLI OCCHI. GRAZIE PER IL TUO SONNO.</i></p>
<p>E un altro post nello stesso giorno da parte di un attivista per i diritti umani eritreo, che ha ottenuto asilo in Italia:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> 800 rifugiati provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia sono stati abbandonati a Zintan. Muoiono per diverse malattie, soprattutto tubercolosi. In questo stesso momento ci sono 9 corpi senza vita in una stanza con lo stesso numero di persone vive. Chiedono che l’UNHCR visiti immediatamente ed evacui il centro.</p>
</blockquote>
<p>David conferma che i nove morti sono ancora là. Negli ultimi quattro mesi 13 persone sono morte.</p>
<p>Noah mi dice che è usuale che i libici lascino lì i cadaveri.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Uno dei miei compagni di scuola è appena deceduto nella prigione di Zintan. Di tubercolosi. È stato malato per un lungo tempo e non ha ricevuto nessuna cura medica. Sono davvero arrabbiato</i>.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Qui a Tripoli abbiamo ambulanze. Tuttavia, se non vai in ospedale ti lasciano morire. Ai libici non importa</i>.</p>
<p>Nel 2018 il numero dei migranti che hanno raggiunto l’Europa è sceso a 113.482 contro i 171.301 del 2017.</p>
<dl class="spip_document_20949 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH248/20190214_16118c2-bdfbb.jpg?1551351416&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="248" /></dt>
</dl>
</div>
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		<title>Silvia e l’amore per il Kenya</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 09:11:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Tedeschi Kenya, magnifica terra dai mari cristallini. Meta turistica di moltissimi italiani e destinazione di numerosi volontari. Il Kenya è lo stato africano ad ospitare il maggior numero di villaggi turistici&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11722" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="1440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-167x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 167w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-768x1382.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-569x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 569w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Kenya, magnifica terra dai mari cristallini.</p>
<p align="JUSTIFY">Meta turistica di moltissimi italiani e destinazione di numerosi volontari.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Kenya è lo stato africano ad ospitare il maggior numero di villaggi turistici gestiti da italiani e per questo è diventato uno dei paesi-simbolo della vacanza-relax di cui la maggior parte di noi, abitanti del bel paese, ha bisogno dopo un anno di lavoro. Il turismo è la prima fonte di guadagno dello Stato e molte tutele vengono prese nei confronti di tutti i turisti europei; preservare il benessere del viaggiatore mira ad avere maggiori entrate nel paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Connesso al turismo, il Kenya è anche diventato il Paese africano per eccellenza in cui si è maggiormente sviluppato il così detto turismo della povertà, caratterizzato da uno spostamento dei turisti dai villaggi turistici ai tipici villaggi africani.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Qui a destra la capanna di Amina, che con tre figli e un marito ucciso in guerra non riesce a sopravvivere e qui avanti, alla vostra sinistra questa bellissima scuola in cui i bambini, costretti a studiare tra mura di lamiera, sono anche obbligati a ringraziarvi per il vostro &#8216;passaggio&#8217;.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Un paese forte che ha superato periodi duri e che negli ultimi anni ha assistito ad una grande crescita economica e imprenditoriale.</p>
<p align="JUSTIFY">La vicinanza con la Somalia ha, però, portato negli anni tantissimi disagi, a partire dalle flotte di rifugiati in fuga per arrivare agli al-shabab, le cellule terroristiche somale di al-qaida. La formazione islamista degli al-shabab si è sviluppata e stanziata nelle regioni del sud della Somalia e mantiene vari campi di addestramento nei pressi di Chisimaio… tutto troppo vicino ai confini kenioti.</p>
<p align="JUSTIFY">Non so cosa abbia spinto Silvia Romano a partire per il Kenya. Sono volontaria come lei e posso solo provare a spiegare cosa spinge una ragazza di 23 anni ad andare in Africa.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa porta una persona a non tener conto della presenza degli al-shabab. A partire anche in presenza di un&#8217;epidemia o ancora, a vivere in condizioni di non confort e sporcizia.</p>
<p align="JUSTIFY">Avete mai chiesto ad un prete cosa lo spinge a proseguire nella sua vocazione?<br />
No, sarebbe una domanda scomoda.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanto quanto sta divenendo scomoda la domanda di tutti quelli che in questo periodo mi chiedono: “Ma sei ancora sicura di partire dopo quello che è successo?”.<br />
Siamo stanchi, noi volontari, di essere trattati da ingenui e irresponsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sentirsi a metà, non completa, è una sensazione terribile da sopportare e che si impone nella routine di ogni giorno, provocando insoddisfazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapere di poter fare tanto, molto di più, ma non aver il coraggio e rimanere inchiodati al divano e forse ancora peggio.</p>
<p align="JUSTIFY">La curiosità, la scoperta e la voglia di star bene con se stessi.</p>
<p align="JUSTIFY">La forza enorme che nasce quando davanti ad una situazione di disagio ripeti a te stessa perché sei lì e perché vuoi vivere tutto quello.</p>
<p align="JUSTIFY">È difficile da spiegare e, dopo anni di viaggi, ancora mi risulta faticoso spiegarlo a mia madre. Spiegarle che è tutto ok, l&#8217;Africa ha aspetti positivi e negativi, come molti paesi nel mondo, e sminuire un’epidemia o una situazione di disagio fa parte della <em>vocazione</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si sottovaluta il pericolo, tutti i volontari hanno paura durante le loro missioni per i motivi più disparati ma provano anche emozioni e sensazioni così forti delle quali poi è impossibile fare a meno.</p>
<p align="JUSTIFY">Silvia non è irresponsabile, Silvia ha avuto una vocazione che tutti noi dobbiamo rispettare.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">#silvialibera</span></span></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa&#8221;: Migranti climatici e riflessioni sul caso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2017 10:34:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il mondo è diviso in due, che ci piaccia o no. Da un lato del ring troviamo la stanca Somalia con livelli di siccità altissimi e con fiumi divenuti ormai rigagnoli&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9125" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="610" height="261" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 610w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1084-300x128.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il mondo è diviso in due, che ci piaccia o no.</p>
<p align="JUSTIFY">Da un lato del ring troviamo la stanca Somalia con livelli di siccità altissimi e con fiumi divenuti ormai rigagnoli e dall’altra il Regno Unito che vanta ogni anno 565 chili di cibo a persona sprecati.</p>
<p align="JUSTIFY">Sarebbe troppo banale scrivere un articolo su quanto l’Occidente sia bravo a sprecare e su quanto in Africa si muoia di fame; mi piacerebbe infatti approfondire la situazione reale di questi paesi a partire dalla prima citata: la Somalia.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal 1960 la storia di questo paese può essere riassunta in poche parole: dittatura e guerra. Ad aggravare l’instabile situazione politica, che non sarà approfondita in questo articolo, dal 2011 si è aggiunta una carestia di ingente portata che ancora oggi sta avendo delle conseguenze durissime. La siccità degli ultimi anni ha creato un disastro umanitario che ha destabilizzato ulteriormente la situazione dell’Africa orientale. Circa 6 milioni di persone si sono trasformate in profughi, quelli che a noi occidentali piace chiamare profughi climatici ma per i quali all’interno della Convenzione di Ginevra, non vige nessuno status di riconoscimento. Ciò significa che coloro che sono costretti a scappare a causa del cambiamento climatico, amplificatore di condizioni di vulnerabilità preesistenti come nel caso della Somalia, non hanno diritto allo status di rifugiato. Si trovano in un limbo tra coloro che scelgono di abbandonare il proprio paese in cerca di migliori condizioni di vita, e gli sfollati, repentinamente costretti da eventi esterni e calamità naturali allo spostamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Sud della Somalia, il fiume Giuba è divenuto un rigagnolo, i bambini sono stati costretti a lasciare le scuole e i vecchi si lasciano morire. L’assenza di piogge in queste zone, che presumibilmente continuerà ancora per molti mesi, ha trasformato il terreno in terra non coltivabile e ha portato ad un assenza di acqua tale da costringere le persone a scappare.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche le conseguenze sanitarie sono disastrose, l’assenza di acqua pulita ha portato ad un aumento dei casi di colera, si stimano circa 300 nuovi contagi al giorno, con decine di vittime.</p>
<p align="JUSTIFY">La Somalia non è sola in questa lotta alla fame e al cambiamento climatico, nel ring troviamo al suo fianco anche l’Etiopia o, ancora la Nigeria. In Etiopia la stagione delle piogge è ormai divenuta inesistente “Non ci sono più le mezze stagioni”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella regione etiope di Yabelo circa l’80% del bestiame è andato perduto e milioni di persone hanno iniziato a spostarsi per sfuggire a un clima tanto perfido.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante la fame e il cambiamento climatico siano stati evidenziati come potenziale minaccia dalla maggior parte dei governi mondiali sembra ancora complicato agire per garantire il diritto dell’uomo a vivere in un ambiente sano. Perché, riconosciuta la gravità di questa situazione, non si riesce ad assicurare uno status ottimale a tutti?</p>
<p align="JUSTIFY">Analizzando la situazione attuale, le “incombenze” di Stati Uniti ed Europa ad oggi sono sicuramente l’avanzata dello Stato Islamico e la crisi economica globale che stanno mettendo in discussione la nostra sicurezza e la nostra tranquillità; molte risorse, infatti, sono giustamente destinate a queste problematiche. Nulla di sbagliato in questa frase, i governi stanno agendo più o meno bene per garantire la sicurezza dei proprio cittadini; ma cosa possiamo fare noi? Possiamo fare qualcosa?</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo la FAO il Regno Unito spreca 565 chili di cibo a persona ogni anno, in Germania circa 20 milioni di tonnellate di cibo vengono gettate via (circa 575 chili a persona annui). Ancora, ogni norvegese scarta circa 630 chili di prodotti alimentari ancora edibili in anno e per finire il Canada, uno dei paesi più sviluppati al mondo, vanta il primato di avere Toronto come peggiore città a livello di rifiuti alimentari.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste poche parole non sono state riportare per incolpare ciascuno di noi dei cambiamenti climatici in corso oggi in Africa (sarebbe stupido farlo), vogliono solo suscitare un minimo di consapevolezza sull’importanza delle nostre azioni, piccole o grandi che siano.</p>
<p align="JUSTIFY">Non possiamo di certo affermare che il non sprecare il nostro pranzo possa salvare la vita di qualcuno ma dobbiamo essere consapevoli che ogni cosa che facciamo potrebbe essere, nell’insieme di uno Stato, importante e magari modificare l’andamento di qualcosa.</p>
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		<title>&#8220;#ANataleRegalaDialogo con un messaggio interculturale e Interreligioso contro il terrorismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 09:39:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>    Prosegue la missione del Comitato #Cristianinmoschea: promossa il 22.12 a Roma una nuova iniziativa per  il dialogo e la buona convivenza  insieme a esponenti religiosi, Associazioni e Comunità italiane e di origine&#46;&#46;&#46;</p>
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<div><b><span style="font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6911" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (534)" width="641" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a></span></b></div>
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<div><span style="color: #000000; font-family: trebuchet ms, sans-serif; font-size: large;"> </span></div>
<div><b><span style="color: #000000; font-family: trebuchet ms, sans-serif; font-size: large;"> </span></b></div>
<div>Prosegue la missione del Comitato #Cristianinmoschea: promossa il 22.12 a Roma una nuova iniziativa per  il dialogo e la buona convivenza  insieme a esponenti religiosi, Associazioni e Comunità italiane e di origine straniera.</div>
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<div>&#8220;Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici che si sono verificati in Egitto,  in Somalia e  in Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi&#8221;. Con queste parole, il Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, commenta quella che è stata in Paesi diversi una stessa domenica di sangue. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiano copta di San Marco provocando 25 morti e 69 feriti; l&#8217;esplosione di un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab ha portato a  29 morti; in Nigeria 2 bambine si sono fatte esplodere in un mercato a Nord- Est del Paese ferendo 17 persone.</div>
<div>In risposta a questi attentati,  che &#8211;  sottolinea Aodi &#8211;  sono &#8220;espressione di una guerra contro le religioni e non tra le religioni e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza&#8221;, i rappresentanti delle Comunità e delle Associazioni di origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all&#8217;evento #Cristianinmoshea, si riuniscono il 22 dicembre a Roma presso il Teatro Palco delle Valli (V. Valsavaranche n.87) dalle ore 18.00 attorno ad un albero di Natale per esprimere il loro messaggio di auguri e di pace. I messaggi scritti dai partecipanti all&#8217;iniziativa&#8221; #<wbr />ANataleRegalaDialogo&#8221;, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221;, già promotrici di #Crsistianinmoschea, saranno inseriti all&#8217;interno di una grande cesta e saranno letti dagli aderenti nel corso della serata. L&#8217;obiettivo è quello di dare seguito al dialogo &#8220;porta a porta&#8221; contro il terrorismo nella forza dell&#8217;unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.</div>
<div>&#8220;Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace&#8221;, dichiara Aodi. &#8220;Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso &#8211; prosegue &#8211; vogliamo fare del Natale un momento di riflessione, di incontro e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima di armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito e il nostro più grande augurio&#8221;.</div>
<div>Tra i numerosi membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della Comunità Egiziana in Italia commenta: &#8220;Ringraziamo le Co-mai che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quello che accade in Medio Oriente &#8211; aggiunge &#8211; confermiamo la nostra condanna al terrorismo cieco e esprimiamo solidarietà nei confronti di  tutte le vittime.  Questi atti non ci scoraggiano; saremmo sempre vigili, attenti e combatteremo sempre il terrorismo&#8221;.</div>
<div>L&#8217;Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario Nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell&#8217;Amore, la Onlus che ha promosso il Piano europeo di Microimprese in Africa e M.O. nella  Preghiera per la Pace dello Spirito d’ Assisi, il  27 ottobre 2016, con il coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: &#8220;In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince  sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace,  e l&#8217;unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e su ogni violenza. Con la nostra Organizzazione riprendiamo <wbr />dall’Europa un piano di lavoro che favorisce l&#8217;occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell&#8217;Europa, dell&#8217;Africa e del Medio Oriente per portare la pace nel nostro Mediterraneo, affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell&#8217;Amore del Padre di tutti&#8221;.</div>
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