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	<title>sostenibilità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>I consumatori del nuovo millennio: l&#8217;inganno del greenwashing</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2021 07:18:09 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Sostenibilità ambientale, prodotti <em>ecofriendly</em>, marchi ecologici…oggi il mondo dei consumatori, specchio della società civile, è sempre più attento all’impatto ambientale dei prodotti che vengono esposti sugli scaffali dei supermercati.</p>



<p>Questa nuova sensibilità, impensabile fino a pochi anni fa, ha spinto molte aziende a rivedere i propri procedimenti di produzione per renderli effettivamente più <em>ecofriendly</em> ma purtroppo, in alcuni casi, si tratta solo di una ben riuscita strategia di “greenwashing”.</p>



<p>Il greenwashing è infatti una strategia di marketing che si basa sull’ingannare il consumatore, nascondendogli dei dati o confondendolo con campagne pubblicitarie poco chiare dove il “green” impera tra i colori usati o come stile di vita rappresentato, per convincere chi le guarda che il prodotto che sta acquistando è a ridotto impatto ambientale. Pratica sempre più diffusa per strizzare l’occhio alle esigenze e sensibilità più recenti della società, generando così più profitti (si può pensare anche al pinkwashing e al genderwashing), oggi il greenwashing è una tendenza pericolosa; se da un lato, infatti, è più o meno sottilmente utilizzata dalle aziende per evitare gli effettivi costi di una produzione più sostenibile, dall’altro questa provoca confusione e, nel lungo periodo, scetticismo anche nel consumatore armato delle migliori intenzioni.</p>



<p>Il problema principale, quello che permette l’uso di espressioni e slogan poco trasparenti nelle descrizioni dei prodotti, è che non esiste, a livello internazionale e, nella maggior dei Paesi, nemmeno a livello nazionale, una legislazione <em>ad hoc</em> che fissi i criteri per poter qualificare un prodotto come sostenibile, da un punto di vista ecologico o etico.</p>



<p>Vi sono numerosi marchi di “eccellenza ambientale”, europei e non, ma ognuno con i propri criteri e le proprie regole e l’Autorità antitrust è dovuta intervenire più volte per condannare aziende che praticavano il greenwashing, facendo riferimento alla normativa vigente in materia di pubblicità ingannevole (ad esempio nel caso Ferrarelle e nel caso Volkswagen). In Italia, inoltre, dal 2014 il Codice dell’Autodisciplina pubblicitaria chiede “dati veritieri, pertinenti e scientificamente verificabili” per le comunicazioni delle attività commerciali riferite ai benefici ambientali ed ecologici.</p>



<p>Nonostante questi passi avanti nella lotta al greenwashing, però, nella maggior parte dei casi rimane in capo al consumatore informarsi per capire davvero se, a prescindere dalle pubblicità e dalle vaghe dichiarazioni delle aziende, il prodotto è davvero il frutto di un ciclo di produzione sostenibile. Queste ricerche possano essere fatte sul sito dell’azienda, leggendo gli ingredienti e le modalità di produzione, che dovrebbero essere indicate con trasparenza se sono realmente sostenibili, verificando i certificati e i criteri necessari per ottenerli; accenni eccessivamente vaghi all’impatto ecologico del bene nelle pubblicità e nelle descrizioni possono essere inoltre un campanello d’allarme che forse non ci troviamo davanti ad un vero prodotto <em>ecofriendly</em>, ma davanti ad un ennesimo esempio di greenwashing.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Sahel, frontiera calda dell’Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2021 08:18:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="439" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-1024x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15041" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-1024x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-300x129.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-768x329.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-1536x658.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Sahel-2048x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<p><em>Incontro online organizzato da Africa Rivista in data 22 gennaio 2021</em></p>



<p>Un incontro sul Sahel, quello organizzato da Africa Rivista, che ha toccato diversi punti interessanti e diverse problematiche irrisolte di questi magnifici paesi.</p>



<p>Il Sahel fino a pochi anni fa rappresentava il punto di arrivo dei commercianti, l’altra faccia del deserto. Se si pensava al Sahel, quindi, subito vi erano pensieri di pace e tranquillità.</p>



<p>Oggi, invece, Sahel è sinonimo di instabilità e pericolo.</p>



<p>In questi mesi più che mai il numero delle stragi è aumentato e tra Covid e conflitti (445 attacchi) la situazione non è più sotto controllo.</p>



<p>Il professor Nicola Pasini, nel raccontare le rotte migratorie, specifica che la maggior parte degli spostamenti avviene all’interno della stessa regione e si conclude sovente in Stati limitrofi.</p>



<p>Le tre rotte migratorie più battute sono la storica Algeria-Francia, Burkina Faso-Costa d’Avorio e Sud Sudan-Uganda. I motivi che portano ad una migrazione così massiccia derivano, soprattutto, dalla difficoltà ad accedere a partner regolari e ad ottenere visti. Il costo di un viaggio va dai 3.000 ai 5.000 dollari, una spesa esorbitante per chi si mette in viaggio che, sovente, è costretto a fermarsi in paesi intermedi per lavorare e riguadagnare i soldi necessari.</p>



<p>Ci spostiamo in Mali con Ornella Moderan, direttrice dell’ISS, l’Ufficio regionale dell’Africa Occidentale, che racconta la difficile situazione del paese, dove nelle zone più remote sono nati gruppi armati auto organizzati a seguito della mancanza dello Stato. I così detti gruppi di autodifesa.</p>



<p>Il Governo del Burkina Faso ha, invece, creato un gruppo militare chiamato “Volontari per la difesa della patria” per dare maggiore protezione al paese. Una crisi della sicurezza generale che porta anche ad una insicurezza alimentare (che ad oggi colpisce il 20% della popolazione). Dal 2019 sono aumentati gli attacchi contro i civili che, sommati alle tensioni inter comunitarie caratteristiche del paese, portano ad instabilità politica e povertà.</p>



<p>Denisa Sabulesco dell’ONG Tabat vive ad Ouagadougou e racconta di come la popolazione sta vivendo questa situazione. Centinaia di persone sono ammassate ai semafori per chiedere l’elemosina, sono aumentati i furti e vi è un aumento generale dell’insicurezza . Il Nord e l’Est del paese sono completamente fuori controllo, anche i militari non possono avvicinarsi ai confini. La popolazione civile di queste zone è martoriata dalla sofferenza e il terrorista che mette a disposizione cibo e beni primari sembra per loro l’unica salvezza. Se i terroristi non hanno seguito, i primi a rimetterci sono i bambini, che vengono brutalmente uccisi.</p>



<p>La popolazione locale non è totalmente consapevole di questa situazione – il paese è fuori dal controllo del Governo.</p>



<p>Ultimo intervento quello di Pietro Sunzini, Direttore dell’ONG Tabat che aggiunge un’ultima caratteristica di questi luoghi: l’insicurezza alimentare. I grossi cambiamenti climatici e la forte pressione demografica portano ad un sempre maggior bisogno di reddito da parte di rurali al quale consegue il bisogno di migrare.</p>



<p>Tre sono gli elementi chiave ai quali dover dare risposta per la sicurezza alimentare:</p>



<p>Si può intervenire producendo derrate alimentari e aumentando la produzione agricola mirata al soddisfacimento dei bisogni locali. Si deve lavorare sulla salvaguardia della sostenibilità attraverso metodi di produzione rispettosi dell’ambiente per garantire risorse non rinnovabili e garantire la salute di uomini e animali. Infine, sono fondamentali scelte produttive che garantiscano reddito.</p>



<p>Un incontro intenso che ha fatto luce sulle problematiche e sulle soluzioni da applicare, tanti i punti toccati e tante ancora le domande senza risposta.</p>
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		<title>Cosa accade in Libano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 07:02:41 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha parlato con la giornalista Laura Silvia Battaglia che negli ultimi giorni è stata a Beirut e ha preso parte alle proteste in atto nel Paese. Le ha chiesto di spiegarci brevemente la situazione e la ringrazia per le seguenti notizie. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="650" height="290" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13179" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705-300x134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption><br><br></figcaption></figure></div>



<p>La popolazione è presente nelle strade ogni giorno, soprattutto con assembramenti nel pomeriggio e alla sera, molto colorati e festosi con persone di tutte le età, ma con una grandissima percentuale di giovani. La richiesta principale è la dimissione dell&#8217;esecutivo, senza rimpasti perchè inizialmente il governo Hariri aveva proposto un rimpasto e delle misure economiche che non soddisfano i manifestanti. </p>



<p>L&#8217;altro ieri sono apparse, molto pacificamente, le forze di polizia (l&#8217;esercito libanese) a contenimento delle manifestazioni. </p>



<p>E&#8217; una situazione che non si verificava, in Libano, da tantissimi anni e che non si è vista anche in altre &#8220;primavere arabe&#8221;; si tratta di un movimento trasversale a tutto il componimento della società e c&#8217;è la domanda ad un&#8217;attenzione maggiore alla sostenibilità dei cittadini, al poter avere una vita decente perchè qui l&#8217;inflazione è altissima  e il costo della vita è diventato molto alto anche a causa della gentrification nelle grandi città che spinge i giovani e le persone meno ricche ad abbandonare i quartieri originari e tutto questo ha un grosso peso. </p>



<p>L&#8217; unica forza politica che in qualche modo ha parlato è stata Nashrallah di Hezbollah, che ha dei membri ministri in questo governo, e che ha affermato che sarebbe meglio che tutto si mantenesse così, poi però ha detto che non sarebbe scesa in piazza, ma che è dalla parte dei manifestanti. Anche i partiti di opposizione hanno parlato, ma non hanno portato bandiere in piazza e dunque il punto è che ci si aspetta che o da una parte le proteste si plachino oppure che il governo si dimetta, senza se e senza ma. </p>



<p>E&#8217; molto bello essere qui, è molto eccitante perchè si sente l&#8217;atmosfera di una nazione giovane, si sentono delle richieste genuine e originali , ma l&#8217;unica cosa &#8211; come sempre succede con questo tipo di accadimenti &#8211; è che  chi va in piazza non è strutturato  e, quindi, non esiste in realtà una società civile che abbia delle rappresentanze in grado poi eventualmente di entrare come soggetti politici. Sicuramente può interloquire con dei soggetti politici, ma non ci sono dei leader della piazza. Questo è un punto da una parte a favore perchè rende tutto molto genuino, dall&#8217;altra a sfavore perchè questa è una richiesta politica e deve avere una conseguenza politica.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Diritto all’acqua e responsabilità d’impresa</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 07:05:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di di Fabiana Brigante “Tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa sub-sahariana. Sei persone su&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/26/imprese-e-diritti-umani-diritto-allacqua-e-responsabilita-dimpresa/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Diritto all’acqua e responsabilità d’impresa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12246" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-300x149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-768x381.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></span></span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">di</p>
<p align="JUSTIFY">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa sub-sahariana. Sei persone su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri e una persona su nove pratica la defecazione all’aperto.” Sono queste le cifre registrate nel rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche del 2019, che sul tema lancia un monito: “Nessuno sia lasciato indietro”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 22 marzo è stata celebrata la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in seguito alla Conferenza di Rio e alla predisposizione della “Agenda 21”, un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile da realizzare su scala globale. Con una risoluzione adottata nel dicembre del 1992<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"> (</span><a href="http://www.un.org/documents/ga/res/47/a47r193.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/47/193</a><span style="color: #252424;">), </span></span></span>infatti, l’Assemblea Generale invitava gli stati a dedicare tale giornata “ad attività concrete quali la promozione della consapevolezza pubblica attraverso la pubblicazione e la diffusione di documentari e l&#8217;organizzazione di conferenze, tavole rotonde, seminari ed esposizioni relative alla conservazione e allo sviluppo delle risorse idriche e l&#8217;attuazione delle raccomandazioni dell&#8217;Agenda 21”. L’obiettivo di questa giornata è dunque quello di richiamare l’opinione pubblica sull’importanza imprescindibile di questo bene primario per eccellenza, promuovendo al contempo la gestione sostenibile delle risorse idriche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma cosa si intende per “diritto all’acqua” e come possono agire le imprese al fine di non pregiudicare il godimento di questo diritto?</p>
<p align="JUSTIFY">L’acqua è un bene pubblico, essenziale per la vita. Il rapporto delle Nazioni Unite spiega che il suo consumo è aumentato in tutto il mondo di circa l’1% all’anno dagli anni ‘80, spinto da una combinazione di crescita della popolazione, sviluppo socio-economico e cambiamenti nei modelli di consumo. Si prevede che la domanda globale di acqua continuerà ad aumentare a un tasso simile fino al 2050, con un aumento del 20-30% superiore al livello attuale di utilizzo dell’acqua, principalmente a causa dell’aumento della domanda nei settori industriale e domestico. A ciò si aggiunga che le risorse idriche sono inquinate o mal gestite, causando un ulteriore impoverimento delle fonti d’acqua sicure.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">Il</span></span></span> diritto all’acqua è stato esplicitamente riconosciuto in una serie di strumenti internazionali. Esso è anche condizione per garantire la realizzazione di altri diritti quali il diritto alla vita, contenuto, tra gli altri, nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966), e il diritto alla salute, al cibo e ad un adeguato tenore di vita, incluso nel Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966). Il riferimento esplicito al diritto all’acqua è contenuto in due convenzioni internazionali sui diritti umani:</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979), al suo Articolo 14(2) dispone che “Gli Stati parti adottano tutte le misure appropriate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nelle zone rurali, al fine di garantire, sulla base della parità tra uomini e donne, la loro partecipazione allo sviluppo rurale ed ai suoi benefici, in particolare garantendo loro il diritto: […](h) di beneficiare di condizioni di vita decenti, in particolare per quanto concerne l&#8217;alloggio, il risanamento, la fornitura dell&#8217;acqua e dell&#8217;elettricità, i trasporti e le comunicazioni.”</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (1989), la quale cita il diritto all’acqua nel suo Articolo 24, il quale prevede che “1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. 2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l’attuazione integrale del summenzionato diritto e in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per: […]c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell’ambito delle cure sanitarie primarie, in particolare mediante l’utilizzazione di tecniche agevolmente disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli e dei rischi di inquinamento dell’ambiente naturale[…].”</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento Generale No.15 del Comitato ONU sui Diritti Economici Sociali e Culturali (CESCR) è il primo documento ufficiale delle Nazioni Unite che espone in dettaglio il contenuto del diritto all’acqua. I “General Comments” non sono altro che interpretazioni delle disposizioni di un trattato, fornite da organismi previsti dal trattato stesso. Essi cercano di chiarire determinati aspetti e suggeriscono approcci da seguire da parte degli Stati Parti per l’attuazione delle disposizioni del trattato. Il Commento Generale No. 15 è stato adottato nel 2002 e si concentra sugli Articoli 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, i quali trattano, rispettivamente, il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato e il diritto a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che egli sia in grado di conseguire.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento afferma chiaramente che il diritto all’acqua è indispensabile per un adeguato tenore di vita in quanto è una delle condizioni fondamentali per la sopravvivenza: “Il diritto umano all’acqua autorizza tutti a disporre di acqua sufficiente, sicura, accettabile, accessibile fisicamente e accessibile per uso personale e domestico. È necessaria una quantità adeguata di acqua sicura per prevenire la morte per disidratazione, ridurre il rischio di malattie legate all’acqua e provvedere al consumo, alla cottura, alle esigenze igieniche personali e domestiche”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato inoltre precisa i seguenti fattori che devono essere presenti affinché possa ritenersi rispettato il diritto all’acqua:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211;</span></span></span> Disponibilità: Una quantità adeguata di acqua deve essere disponibile per ogni individuo per usi personali e domestici secondo le linee guida internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Qualità: L’acqua deve essere sicura, quindi priva di microrganismi e sostanze chimiche che costituiscono una minaccia per la salute; dovrebbe essere inoltre di un colore, odore e sapore accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Accessibilità: Intesa come accessibilità sia fisica che economica. Nel primo senso si intende che le strutture e i servizi idrici devono essere accessibili a tutti senza alcuna forma di discriminazione. Per accessibilità economica si intende invece che i costi e gli oneri diretti e indiretti associati all’utilizzo di risorse idriche non devono essere eccessivamente onerosi in modo da pregiudicare il godimento del suddetto diritto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto all’acqua, al pari di tutti i diritti umani, impone tre imperativi agli Stati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Rispettare: Gli Stati devono astenersi dal porre in essere condotte che possano interferire con il godimento del diritto da parte degli individui;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Proteggere: Gli Stati devono proteggere il diritto all’acqua degli individui dalle possibili interferenze esterne, ad esempio contrastando l’inquinamento.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Adempiere. Gli Stati devono adottare le misure necessarie per la piena realizzazione del diritto, ad esempio attraverso l’adozione di misure legislative.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">N</span></span></span>el contesto appena delineato, risulta chiaro che anche le imprese giocano un ruolo importante nella realizzazione del diritto all’acqua. Ad esempio, tale diritto verrebbe irrimediabilmente compromesso qualora l’impresa, nello svolgimento della propria attività, inquinasse un corso d’acqua sito in prossimità di una comunità che trova in quella fonte il proprio sostentamento. Negli ultimi decenni, in effetti, vi è stato un numero crescente di prove che dimostrano che l’impatto delle attività aziendali sulle comunità povere nei paesi in via di sviluppo può portare alla violazione del diritto degli individui all’acqua. L’organizzazione non governativa FIAN International riferisce che una società privata avrebbe contaminato l’acqua nel bacino del fiume Chambira in Perù. L’organizzazione riporta anche che due impianti di imbottigliamento della Coca Cola in Kerala (India) e Tamil Nadu (India) erano presumibilmente coinvolti nell’esaurimento e nella contaminazione delle acque sotterranee. Posto dunque che l’attività d’impresa può senz’altro intervenire a comprimere questo diritto fondamentale, si pone il problema di individuare se e quali siano gli obblighi che gravano sulle imprese per assicurare che la propria attività commerciale non incida in maniera negativa sul godimento del diritto all’acqua.</p>
<p align="JUSTIFY">Come è stato esposto in precedenza nella presente rubrica, l’adozione delle UNGPs (Principi Guida dell’ONU in materia di diritti umani e imprese multinazionali) nel 2011 aveva già fornito una risposta positiva in tal senso. Uno dei ‘pilastri’ delle Guidelines si occupa infatti della responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La responsabilità delle imprese di rispettare il diritto all’acqua si traduce nell’obbligo per le stesse di astenersi dall’interferire con il godimento di questo diritto. Ciò include sicuramente il divieto per tutti i propri agenti di limitare l’accesso e l’utilizzo delle risorse idriche da parte degli individui ad esse esterni, ma anche l’obbligo di adottare le misure necessarie per garantire il godimento di tale diritto. Nel 2009 PepsiCo è diventata una delle prime società multinazionali a impegnarsi pubblicamente a rispettare il diritto all’acqua in tutte le sue operazioni globali. Questo impegno, guidato in parte dalla risoluzione di un azionista e dalla collaborazione con NorthStar Asset Management, richiede all’azienda di agire in modo proattivo per garantire che le sue strutture non danneggino l’accesso di tutte le comunità a risorse idriche sufficienti e pulite, oltre a fornire a tali comunità ruolo significativo nello sviluppo di processi che estraggono l’acqua dalle forniture condivise. Questi obiettivi possono essere raggiunti riducendo il consumo di acqua, in particolare in luoghi vi è scarsità di questa risorsa, migliorando il trattamento delle acque reflue, effettuando valutazioni d’impatto ambientale e comunicando regolarmente con le comunità potenzialmente colpite.</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a sviluppare politiche aziendali inclusive del diritto all’acqua, le imprese devono mettere in atto procedure di due diligence che consentano di valutare gli impatti negativi che la propria attività commerciale potrebbe avere sul godimento di questo diritto. In ogni caso, devono essere messi a disposizione delle vittime attuali e potenziali rimedi adeguati per porre fine alle eventuali violazioni. Nel fare ciò, le imprese sono chiamate a consultare esperti, utilizzare altre risorse e impegnarsi in modo significativo con le parti interessate. Ad esempio, le aziende devono assicurarsi di consultare non solo i leader della comunità, che tendono ad essere uomini, ma anche donne, minori e soggetti con disabilità. È fondamentale interagire e collaborare con le comunità e le altre parti interessate nel definire l’ambito e la natura dell’impatto dell’attività d’impresa sul diritto al godimento delle risorse idriche. L’adozione di strategie comuni da parte di tutti gli attori in gioco può senz’altro tradursi in benefici; un esempio in tal senso è rappresentato dal Kenya, sulle sponde del lago Naivasha, tradizionalmente una risorsa preziosa per l’irrigazione, la pesca e l’agricoltura. A causa dell’inquinamento e del declino della biodiversità, il bacino è stato messo sotto stress, mettendo a repentaglio i mezzi di sussistenza. Vi sono grandi irrigatori che conducono l&#8217;orticoltura commerciale, i pastori che vivono un&#8217;esistenza nomade nella regione, una vivace industria del turismo, fornitori di servizi idrici che forniscono acqua potabile ai residenti locali e utenti commerciali che usano l’acqua per elettricità geotermica. Data la presenza di diversi attori con interessi diversi, era necessario adottare un approccio collettivo per affrontare il problema della deficienza idrica nella regione. Questo si è tradotto in diverse iniziative, quali quella del gruppo dei coltivatori del lago Naivasha, che comprende diverse società, i quali hanno finanziato un piano di assegnazione delle risorse idriche per guidare l’istituzione di più associazioni locali di utenti di risorse idriche e nell’adottare misure di conservazione dell’acqua e strategie di sostentamento rispettose dell’ambiente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una gestione efficace delle risorse idriche è una condizione essenziale al fine di limitare al massimo le conseguenze negative dell’attività d’impresa; stabilire obiettivi trasparenti che riducano la quantità di acqua utilizzata nei processi produttivi e adottare misure per prevenire l’inquinamento dei sistemi idrici dovrebbe essere una pratica adottata da tutti gli operatori. Nell’ambito delle proprie procedure di due diligence le imprese dovrebbero studiare il probabile impatto delle loro operazioni sull’accesso pubblico all’acqua per uso domestico; ciò è possibile, ad esempio, studiando i modelli di accesso operando una distinzione per genere al fine di garantire che donne e uomini abbiano uguali possibilità di usufruire di questa risorsa.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel valutare l’impatto della propria attività sull’effettivo godimento del diritto all’acqua, le imprese dovrebbero confrontare le proprie metodologie con le migliori pratiche disponibili e cercare di colmare le eventuali lacune esistenti. Quando siano identificati impatti negativi effettivi o potenziali sul diritto all’acqua, le imprese dovrebbero prevenirli o attenuarli; ciò ha come conseguenza anche l’assegnazione di chiare linee di responsabilità tra i vari soggetti agenti all’interno dell’impresa, nonché l’introduzione di meccanismi efficaci di supervisione. L’effettiva integrazione del diritto all’acqua (e, più in generale, dei diritti umani) da parte delle imprese richiede tempo e risorse; tuttavia, possono essere segnalati casi in cui sono stati registrati progressi. La Coca-Cola, ad esempio, ha lanciato uno standard aziendale che richiede che ciascuno dei suoi impianti di imbottigliamento valuti la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate per produrre le sue bevande, nonché la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate dalla comunità circostante. Queste valutazioni delle acque sorgive contribuiscono a comprendere e promuovere meglio la gestione delle risorse idriche per le attività produttive dell&#8217;azienda e a sviluppare strategie per ridurre i rischi associati. Nell’ambito di questo programma, tutti gli impianti di produzione sono tenuti a: i) formare un team di gestione delle risorse idriche; ii) collaborare con gli esperti delle risorse idriche per completare una valutazione dei rischi per tutte le acque di sorgente coinvolte nel processo; iii) preparare un piano di protezione delle acque specificando azioni, ruoli, responsabilità e finanziamento; iv) implementare e aggiornare il suddetto piano con intervalli di cinque anni. La società fornisce linee guida, modelli di pianificazione, liste di preparazione e corsi di formazione per facilitare l’impegno e l’attuazione di questo programma.</p>
<p align="JUSTIFY">Le percezioni politiche e della comunità sono spesso fondamentali: una impresa può mantenere la sua “licenza sociale per operare” se le parti interessate e il pubblico ritengono che essa agisca in modo equo o sia veramente impegnata a rispettare i diritti umani. Ciò richiede alle aziende di agire in modo trasparente, non solo in termini di reporting, ma anche nel loro impegno attivo nel proteggere i diritti umani. Sono necessari investimenti privati ​​continui e coordinati in acqua e servizi igienici per raggiungere gruppi di persone molto povere o marginalizzate. Molte aziende stanno già apportando contributi preziosi agli sforzi volti ad ampliare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nei paesi in via di sviluppo. Un esempio che può essere citato è quello del programma <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.diageo.com/en/in-society/programmes-and-partnerships/water-of-life/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Water of Life</i></a></span></span> lanciato da Diageo, impresa londinese produttrice di alcolici. Il programma, lanciato nel 2006, aveva come obiettivo quello di aiutare un milione di persone l’anno, sostenendo progetti nelle aree rurali dove la stessa si approvvigionava delle materie prime, concentrandosi sull’accesso all’acqua ed ai servizi igienico sanitari.</p>
<p align="JUSTIFY">Ad oggi, risulta chiaro che il diritto all’acqua non è un diritto di tutti come invece dovrebbe essere. L’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, il quale ambisce a garantire a tutti gli individui la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie, è lontano dall’essere raggiunto. Per farlo, è necessario un impegno congiunto degli Stati, attori privati ed individui, uniti da un unico scopo: non lasciare indietro nessuno.</p>
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		<title>Quando l&#8217;architettura è sociale e sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2019 08:26:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato l&#8217;architetto Bonaventura Visconti Di Modrone, dello studio ABMV che ha sede a Milano e Zurigo. Con il collega Leo Bettini Oberkalmsteiner, realizza progetti di architettura sociale e sostenibile, in autonomia.</p>
<p>Ringraziamo molto Bonaventura Visconti Di Modrone per la sua disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11965" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="472" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Perchè avete pensato di occuparvi di Architettura sociale?</strong></p>
<p>Non ci definiamo architetti sociali, o meglio, non solo sociali.</p>
<p>Crediamo nell’importanza di sviluppare quanti più degli Obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite possibile.</p>
<p>Per noi questi obbiettivi rappresentano un manuale di buone pratiche utili come guida in ogni progetto.</p>
<p>In questo preciso momento storico e dato il contesto che ci circonda ci siamo avvicinati all’architettura sociale perché vediamo in essa uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone.</p>
<p>L’architettura non solo fornisce un riparo ma trasmette idee e soprattutto definisce il contesto fisico in cui viviamo.</p>
<p>Crediamo che vivere ed interagire in un contesto pensato e costruito a scala più umana possa stimolare nuovi comportamenti e cambiamenti positivi.</p>
<p><strong>Da quando è nato il vostro studio e quali sono i progetti già in essere?</strong></p>
<p>Lo studio è nato nel 2017.</p>
<p>Ad ora abbiamo realizzato due progetti e stiamo lavorando al terzo.</p>
<p>&#8211; Il primo è stato un orfanotrofio nel sud di Haiti per i 40 bambini della Ong Ayitimoun yo.</p>
<p>&#8211; Il secondo, autopromosso, è stato Maidan tent.</p>
<p>Una struttura mobile che funge da spazio comune e di aggregazione per campi profughi e per situazioni di emergenza post calamità naturali. Le tendopoli sono si efficaci e di rapida installazione ma spesso trascurano l’importanza della socialità e dell’interazione. Crediamo che questi siano aspetti fondamentali per superare traumi e per ritrovare una propria stabilità.</p>
<p>&#8211; Il terzo, in fase di prossima realizzazione, è lo sviluppo di un nuovo insediamento di 70 ettari nella regione di Diffa, Niger, con la Ong italiana CISP. Quest’ultimo è un progetto a tre livelli, il primo riguarda la definizione a scala urbanistica dell’insediamento, il secondo il rapporto tra le parcelle che compongono i quartieri e gli spazi comuni ed il terzo riguarda la suddivisione degli spazi interni delle singole unità abitative con le costruzioni che le compongono.</p>
<p>Questo progetto, molto più grande dei precedenti, indaga la possibilità di creare un contesto che possa dare stabilità.</p>
<p>Vorremo sviluppare un insediamento che abbia le caratteristiche basiche per la creazione di una comunità stabile in un ambiente sicuro e che generi sviluppo, anche economico.</p>
<p><strong>Su quali valori basate le idee dei vostri interventi?</strong></p>
<p>Ogni progetto ha le sue caratteristiche ma i valori costanti alla base di ognuno sono principalmente:</p>
<p>&#8211; Il rispetto, per la cultura e per i bisogni delle persone che ne beneficeranno.</p>
<p>Non vogliamo imporre idee o soluzioni, nel nostro caso architettoniche, che possano risultare aliene o non coerenti con le necessità o il contesto in cui si inseriscono.</p>
<p>&#8211; L’equità, crediamo infatti che ogni persona e ogni contesto meritino progetti di qualità, anche estetica.</p>
<p>&#8211; Il rispetto per le risorse naturali del luogo e globali, questa forse è la sfida più grande.</p>
<p><strong>Come vi siete preparati per mettere in campo il progetto nel campo profughi nel Nord di Atene e a Niamey, in Niger?</strong></p>
<p>Per realizzare la Maidan tent a Ritsona ci sono voluti mesi di sopralluoghi, interviste con gli abitanti del campo e con le Ong che vi operano, riunioni con IOM e un lungo periodo di test in Italia per monitorare il prototipo della tenda.</p>
<p>E’ stato fondamentale visitare il campo più e più volte per intercettare le reali necessità dei residenti e per svolgere riunioni con i rappresentanti eletti dalla comunità. Senza questo lavoro fondamentale dubito che saremmo riusciti a comprendere le reali dinamiche di vita del campo e quindi a porci le domande giuste per proporre un progetto solido ed efficace.</p>
<p>Per quanto riguarda il progetto in Niger, anche in questo caso c’è stato un grande lavoro di scambio e dibattito.</p>
<p>Data la scala molto maggiore dell’intervento ed il contesto di sicurezza più precario rispetto alla Grecia, in questo caso il dialogo è avvenuto per la gran parte con il team locale del CISP che, oltre a lavorare nel paese da un decennio, è formato dalla maggioranza da nigerini.</p>
<p>Ad Haiti – e negli altri Paesi – collaborate con le autorità locali?</p>
<p>Sia ad Haiti che in Niger sono state le Ong che si sono interfacciate con le autorità locali individuando le necessità ed intessendo rapporti di collaborazione. Per quanto riguarda il progetto Maidan tent in Grecia invece abbiamo dapprima contattato l’aeronautica greca, responsabile del campo di Ritsona e poi abbiamo stretto un forte legame di collaborazione con IOM che ha fatto da tramite con il Ministero delle Migrazioni greco.</p>
<p><strong>Quali sono i progetti per il prossimo Futuro?</strong></p>
<p>Per ora, oltre a portare avanti la Maidan tent ed il progetto in Niger, stiamo pensando di sviluppare un’idea collaterale ma complementare al progetto a Diffa.</p>
<p>Vedere con il CISP se sia possibile utilizzare la sabbia del deserto come materiale da costruzione e se si possano realizzare strutture solide con tecniche costruttive autoportanti che non richiedano né cemento né malta.</p>
<p>Se questo fosse possibile ridurrebbe di molto i costi di costruzione e permetterebbe cosi a molte più persone di costruirsi una casa in maniera autonoma.</p>
<p>Il progetto che ci piacerebbe? Qualcosa di relativo all’acqua o all’energia!</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="657" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 657w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Che cos’è una impresa Socialmente responsabile e come si fa a diventarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2018 10:40:15 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo</p>
<p>La volta scorsa avevamo analizzato insieme l’evoluzione nel tempo del concetto di responsabilità sociale d’impresa a partire dagli anni ‘50 del 900 fino ad oggi, mettendo in luce quelli che sono gli accorgimenti che un’azienda deve mettere in moto per essere effettivamente socialmente responsabile.</p>
<p>Spesso si sente parlare di concetti quali sostenibilità di impresa, responsabilità sociale, regole di due diligence, ma che cosa significano davvero questi termini? Lo vorrei scoprire oggi con voi!</p>
<p>In parole povere, quando si parla di impresa socialmente responsabile si fa riferimento a un’impresa che, oltre a cercare di sviluppare utili per il proprio guadagno, sfrutta la possibilità di ottenere il cosiddetto “bene sociale”.</p>
<p>Per fare chiarezza brevemente, la responsabilità sociale di impresa, secondo anche quanto riportato dalla Commissione Europea, si occupa di coordinare e incentivare le preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese in conformità con le leggi vigenti e il rispetto per le persone, le comunità e l&#8217;ambiente.</p>
<p>Il concetto più profondo di responsabilità sociale di impresa (RSI o CSR), che maggiormente si avvicina a quello odierno, è emerso nel Regno Unito negli anni &#8217;90 con l’intento di riflettere le crescenti preoccupazioni pubbliche e governative circa l’impatto delle grandi imprese sulla società e sull&#8217;ambiente: le principali aree di interesse della responsabilità di impresa sono state lo sviluppo di comunicazioni di marketing aziendale e il controllo rispetto all’impatto delle operazioni di impresa sulla comunità locale, sui lavoratori e sui loro membri famigliari.</p>
<p>Recentemente l’interesse per la RSI è stato parzialmente integrato dalle pratiche di sostenibiltà che, avendo illuminato il ruolo degli stakeholders e degli investitori aziendali, hanno creato opportunità di incremento del valore aziendale e di riduzione dei costi attraverso l’uso strategico di concetti e pratiche legate alla sostenibilità.</p>
<p>Business sostenibile o impresa sostenibile sono termini che vengono ora utilizzati da aziende che stanno integrando pratiche commerciali sostenibili nelle proprie strategie aziendali, cercando allo stesso tempo di convogliare sia gli interessi degli azionisti che degli stakeholders.</p>
<p><span lang="it-IT">La sostenibilità aziendale è spesso definita come la gestione di un triple bottom line: un processo attraverso il quale le aziende gestiscono i propri rischi finanziari, sociali e ambientali, i propri obblighi e opportunità.</span> Le imprese possono sopravvivere agli shock sia interni che esterni perché sono intimamente connesse a sistemi economici, sociali e ambientali integri: queste aziende creano valore economico in maniera socialmente responsabile e contribuiscono alla formazione di ecosistemi sani e di comunità solide.</p>
<p>Essere una impresa socialmente responsabile e sostenibile, così descritta, sembrerebbe un bel traguardo per il raggiungimento di un equilibrio socio-economico: la responsabilità sociale è diventata sempre più importante per le aziende negli ultimi anni. Che si tratti di dare potere alle donne, tutelare l&#8217;ambiente o incrementare i diritti dei lavoratori, tentando di eliminare fenomeni discriminatori, sempre più aziende stanno incorporando la responsabilità sociale nella propria strategia aziendale complessiva.</p>
<p>Vediamo ora insieme per punti quelli che sono alcuni fra i tanti steps che un’impresa può compiere per poter essere considerata social responsible.</p>
<p>Una fase essenziale è quella di planning: la fase di pianificazione degli obiettivi sociali, etici e ambientali che l’impresa intende raggiungere, insieme agli strumenti e alle risorse necessarie per il soddisfacimento delle esigenze del sistema multistakeholder.</p>
<p>Sono fondamentali anche le fasi di accounting e auditing, di raccolta e analisi di informazioni e di indicatori che portano alla formulazione di un piano di miglioramento aziendale: la valutazione delle attività svolte viene monitorata da un auditor, soggetto terzo e indipendente.</p>
<p>In un momento successivo può essere avviato il processo di reporting: una relazione scritta formulata dall’organismo che attua il processo di valutazione e che ha lo scopo di rendere noto alla comunità il comportamento intrapreso dall’azienda e di promuovere un dialogo diretto con la stessa per sviluppare consenso e reciproca fiducia: la licenza a operare, che consiste nel consenso che ogni impresa ottiene da parte del governo, della comunità locale e degli altri stakeholder, per poter condurre la propria attività legittimamente.</p>
<p>Un altro step da tenere in considerazione è rappresentato dalla fase di embedding, che comprende principi sociali e ambientali che l’impresa si è prefissata come obiettivo e che vengono integrati nel sistema di gestione con il coinvolgimento di tutta l’organizzazione aziendale, ad esempio l’obbligo morale che spinge le aziende al rispetto dei valori etici, degli individui, delle comunità e dell’ambiente; l’analisi del costo opportunità rispetto al tempo dedicato dalle risorse umane in cause di tipo etico-sociale, sviluppo di codici etici, etc.</p>
<p>L’impresa, per rispondere ai criteri richiesti di RSI, deve prestare attenzione sempre maggiormente anche alla sostenibilità ambientale, nel rispetto della quale le aziende puntano a soddisfare i bisogni attuali preservando tuttavia le risorse affinché le generazioni future ne possano usufruire.</p>
<p>Infine è di fondamentale importanza il coinvolgimento degli stakeholder, le organizzazioni possono imparare dai clienti, dai dipendenti e dalla comunità circostante. L&#8217;impegno non consiste solo nel diffondere messaggi, ma nella comprensione delle posizioni contrastanti, nel trovare un terreno comune e nel coinvolgere le parti interessate nel processo decisionale congiunto.</p>
<p>Attraverso l’applicazione di questi criteri un’impresa può andare verso quello che è l’obiettivo della Responsabilità Sociale, così come viene descritta nel Libro Verde della Commissione Europea: “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”, è una tensione dell’impresa a soddisfare le aspettative degli innumerevoli stakholders interni ed esterni.</p>
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		<title>“Cibo halal: un confine che non divide&#8221; Atti della conferenza del 23 ottobre 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 05:26:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5511" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5511" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (243)" width="900" height="308" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243-300x103.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243-768x263.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><br />
Pensando di farvi cosa gradita, ecco per voi gli atti, in forma sintetica, del Conferenza del 23 Ottobre scorso nell’ambito di Expo 2015 e dell’Anno europeo per lo sviluppo, promossa da Link 2007, Assaif e la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.</p>
<p>La Conferenza “<strong>Cibo halal: un confine che non divide &#8211;  Cultura, dialogo, inclusione, cooperazione, business</strong>” è stata una prima occasione di dialogo e conoscenza su un tema ancora sottovalutato, date le opportunità che esso può invece offrire sia in ambito di integrazione sociale e di sostenibilità, sia in ambito economico per le aziende alimentari italiane ed europee.</p>
<p>Buona lettura, a nome dei promotori e organizzatori della Conferenza,</p>
<p><a href="http://customer467.musvc3.net/e/t?q=8%3dKdA%26G%3dIc%26r%3dcLa%26s%3daJh6ZH%26S%3dlOAN_vvjx_76_9yWu_ID_vvjx_6ADU1.GzLoWQhA.J9E_vvjx_6ArQw0AQ_vvjx_6AwGp00_PUxg_ZjfsQxMrAxh66r9eLj09CrUrkm76peGrJMyR.NhA%26u%3dKyNCA7.IvR&utm_source=rss&utm_medium=rss">Abstract ITA &#8211; Conferenza Cibo Halal</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8220;Halal food: a border that does not divide&#8221; Conference proceedings &#8211; October 23<sup>rd</sup>, 2015</strong></p>
<p>We are pleased to send you the synthetic version of the proceedings of the Conference “Halal food: a border that does not divide”, that took place on October 23rd 2015, promoted by Link2007, Assaif and the Directorate General for Development Cooperation, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, in the framework of Expo 2015 and the European Year for Development.</p>
<p>The Conference “<strong>Halal food: a border that does not divide. Culture, Dialogue, Inclusion, Cooperation, Business</strong>” has been a first opportunity of dialogue and deeper understanding on a topic yet underestimated, seen its potentialities in social integration, better food quality, sustainability and economic impact – both for Italian and European food companies.</p>
<p>We hope you’ll enjoy the reading.</p>
<p><a href="http://customer467.musvc3.net/e/t?q=4%3dBXD%26C%3d0W%26u%3dYCU%26v%3dWAb9V9%26M%3doK2H_yrar_02_zsZq_08_yrar_975O4.CqFrSHbD.Fz9_yrar_97iKz62K_yrar_97nAs61_JXtX_TmbjK1Ii51ii2i3hDhgwGkdwFm6z7u4mgUh.x6m%265%3duMzMkU.u62&utm_source=rss&utm_medium=rss">Abstract ENG &#8211; Halal Food Conference</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/22/cibo-halal-un-confine-che-non-divide-atti-della-conferenza-del-23-ottobre-2015/">“Cibo halal: un confine che non divide&#8221; Atti della conferenza del 23 ottobre 2015</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Welfare tra immigrazione e sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2015 06:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; (dal sito della Fondazione Ismu) Il fact sheet, di Veronica Merotta, analizza percezioni e tendenze di un sistema di welfare italiano in trasformazione, che sempre più si deve confrontare con una presenza di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="font-weight: normal;">
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 (dal<br />
 sito della Fondazione Ismu)</p>
</div>
<p>Il <strong>fact<br />
sheet</strong>, di Veronica<br />
Merotta, analizza percezioni e tendenze di un <strong>sistema<br />
di welfare italiano in trasformazione</strong>,<br />
che sempre più si deve confrontare con una presenza di immigrati<br />
strutturale e consolidata. La pubblicazione si apre con la<br />
descrizione dei timori percepiti dai cittadini rispetto alla<br />
sostenibilità futura del sistema di Welfare. Successivamente<br />
l’attenzione si sposta su quello che nei sistemi di welfare è<br />
considerato il pilastro principale, ovvero quello pensionistico, il<br />
quale viene letto attraverso l’analisi delle voci di spesa pubblica<br />
destinate al welfare e attraverso le previsioni demografiche nel<br />
Paese e infine si propone una riflessione sugli scenari futuri e sul<br />
“ruolo” dell’immigrazione nel welfare.<br />Nella terza ed ultima<br />
parte vengono descritte le condizioni di salute della popolazione<br />
straniera, vengono riportate informazioni relative ai servizi di cura<br />
e al loro utilizzo da parte della popolazione immigrata e infine,<br />
vengono rielaborate alcune analisi sulla percezione di salute,<br />
ponendo a confronto italiani e stranieri.</p>
<p><u><a href="http://www.ismu.org/wp-content/uploads/2015/07/Merotta_fact-sheet_ita_luglio2015_sito.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Vai<br />
al report</a></u></p>
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