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		<title>La piaga del caporalato</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 13:37:31 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<p>Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da altri media.<br>Una questione ancora oggi irrisolta che mi addolora, mi ferisce nel profondo, mi fa pensare quanto l&#8217;essere umano in determinate circostanze, possa essere crudele e spietato; vi voglio parlare di un fenomeno che contrariamente a quanto si pensi non è concentrato solo nel sud Italia, ma nell&#8217;intera penisola: il caporalato ovvero, un sistema di reclutamento e di sfruttamento della manodopera, in prevalenza extracomunitaria &#8211; senza utilizzare, quindi, quelli che sono i canali tradizionali messi a disposizione dallo Stato (come ad esempio l&#8217;ufficio di collocamento e strutture similari). </p>



<p>Questa forma di sfruttamento di manodopera è presente un po&#8217; in tutti i settori dell&#8217;economia come nei trasporti o nel settore terziario ,ma soprattutto è ormai un fenomeno radicato nel settore agricolo che già di per sé è un settore problematico, stagionale con contratti brevi e a termine e vincolato alle variazioni climatiche e atmosferiche.  Il caporale, persona comune senza nessuna qualifica, fungendo da intermediario tra lavoratore e azienda agricola, sfrutta proprio l&#8217;elemento dei contratti precari di lavoro e della stagionalità del settore, approfitta del lavoratore per proporre una paga  al di sotto del minimo salariale e senza neanche le minime condizioni di sicurezza. Per non parlare delle condizioni abitative in cui vivono i lavoratori: baraccopoli fatiscenti in lamiera o costruite con materiali di scarto dove non esistono neanche le minime condizioni igieniche! Dall&#8217;altra parte il lavoratore ha un&#8217;unica alternativa se vuole dare sostentamento alla propria famiglia che spesso è anche numerosa: accettare questi impieghi con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.<br>Lavorano ore e ore sotto il sole cocente o la pioggia incessante per una retribuzione da fame.<br>Molto spesso non sanno neanche quali siano le tutele a garanzia dei loro diritti, non conoscendo le leggi italiane in materia.<br>Dove va a finire la dignità di queste persone? Ogni giorno queste persone non hanno la sicurezza di poter tornare dalle loro famiglie! Molti, infatti, muoiono di sfinimento o per il troppo caldo; molti di questi lavoratori sfruttati hanno bambini piccoli costretti a rimanere a casa da soli 12/13 ore e devono occuparsi di tutto: farsi autonomamente da mangiare, occuparsi delle faccende domestiche, fare i compiti e andare a letto. Tutto questo perché i genitori non sono ancora tornati dal lavoro nei campi : anche questo è sfruttamento e violazione di un diritto: il diritto all&#8217;infanzia. </p>



<p>Quante storie del genere dovremmo ancora sentire prima che il governo, le regioni, le istituzioni pongano fine a queste forme di schiavitù? Siamo bravi solo a parlare, ma molto poco ad agire. Non voglio generalizzare perché so che esistono realtà associative che si impegnano ogni giorno nel denunciare questo fenomeno, ma so che non vengono adeguatamente supportate e e soprattutto ascoltate dagli enti preposti. </p>



<p>Quando si sente parlare di schiavitù la nostra mente è portata ancora a pensare a realtà come l&#8217;Africa o l&#8217;India, insomma i cosiddetti &#8220;Paesi  del terzo mondo&#8221;, ma la realtà è che la schiavitù esiste anche in Italia e nei paesi cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221;.</p>
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		<title>L’accesso all’acqua durante i conflitti armati</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 07:39:06 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli<br></p>



<p>L&#8217;agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015, fornisce un modello condiviso per la pace e la prosperità per le persone e il pianeta, ora e nel futuro. Al centro ci sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che sono un invito urgente all&#8217;azione di tutti i Paesi &#8211; sviluppati e in via di sviluppo &#8211; in un partenariato globale. Riconoscono che porre fine alla povertà e alle altre privazioni devono andare di pari passo con le strategie che migliorano la salute e l&#8217;istruzione, riducendo le disuguaglianze e stimolando la crescita economica, il tutto affrontando i cambiamenti climatici e lavorando per preservare i nostri oceani e foreste. L’obiettivo numero 6 si prefissa di garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti. Nonostante i progressi, miliardi di persone mancano ancora di acqua potabile, servizi igienici e strutture per il lavaggio delle mani. I dati suggeriscono che il raggiungimento dell&#8217;accesso universale anche al servizio igienico-sanitario di base entro il 2030 richiederebbe il raddoppio dell&#8217;attuale tasso annuale di progresso. L&#8217;uso e la gestione più efficienti delle risorse idriche sono fondamentali per far fronte alla crescente domanda di risorse idriche, alle minacce alla loro sicurezza e alla crescente frequenza e gravità delle siccità e delle inondazioni derivanti dai cambiamenti climatici.</p>



<p>L’autrice dell’articolo si concentrerà dunque su questo obiettivo, ma non nei suoi termini generali, bensì con l’obiettivo di fornire informazioni in merito ad un quadro più specifico: l’accesso all’acqua durante i conflitti armati.</p>



<p>Nei moderni conflitti armati, anche se fosse rispettato il divieto generale previsto dal diritto internazionale sull&#8217;uso del veleno, l&#8217;acqua potrebbe ancora essere contaminata come risultato diretto delle operazioni militari contro installazioni e opere idriche. In effetti, distruggere o rendere inutilizzabile un sistema di produzione idrica è talvolta sufficiente per paralizzare il sistema nel suo insieme. Se i lavori di riparazione vengono sospesi a causa di continue ostilità o per altri motivi, come una carenza di pezzi di ricambio o procedure inadeguate di manutenzione e pulizia, sussiste un rischio evidente e considerevole di contaminazione, carenza o epidemie.</p>



<p>Una potenza occupante può espropriare terreni, inghiottendo così sorgenti e pozzi; può vietare in tutto o in parte alle persone nei territori occupati di irrigare la terra, di utilizzare le risorse idriche e i corsi d&#8217;acqua per coltivare colture o gestire o sviluppare le loro aziende; può impedire alla popolazione occupata di sottrarre la superficie o le acque sotterranee o raggiungere le falde acquifere; e può imporre quote di pompaggio. Questi sono tutti i modi in cui il territorio occupato può essere svuotato dei suoi abitanti originali. Naturalmente, tali spostamenti non riguardano solo la popolazione ma anche i raccolti e il bestiame.</p>



<p>Nelle guerre civili, che oggi rappresentano la maggior parte dei conflitti armati nel mondo, l&#8217;uso dell&#8217;acqua da parte dei partiti belligeranti costituisce una grave minaccia per la popolazione interessata. L&#8217;espressione &#8220;rifugiato ambientale&#8221;, recentemente diventata conosciuta per descrivere le persone sfollate a causa degli effetti dei conflitti armati o di altre catastrofi sul loro ambiente naturale, è sintomatica del grave danno che possono arrecare. Prendendo ad esempio le ostilità condotte in un periodo di conflitto interno, distruggendo o rendendo inutile una fonte di acqua potabile o un approvvigionamento idrico sicuro, in brevissimo tempo si può privare la popolazione locale di un bene essenziale; nel caso di una popolazione &#8220;ostile&#8221; o di una popolazione in una regione arida, è facile immaginare quale sarebbe il risultato.</p>



<p>Mentre la sete può indebolire il morale delle truppe sul campo di battaglia, la mancanza di un approvvigionamento idrico sicuro può costringere una popolazione all&#8217;esilio e condannare raccolti e bestiame alla morte. Attaccare l&#8217;acqua corrisponde ad un attacco nei confronti di un intero stile di vita.</p>



<p>Cosa può fare un contadino di fronte a un soldato armato che blocca il suo accesso all&#8217;acqua per uso personale, per bestiame o per irrigazione? Cosa bisogna dire quando impianti idraulici, impianti idrici, forniture e impianti di irrigazione vengono danneggiati?</p>



<p>Nonostante la neutralità dell&#8217;assistenza umanitaria, il personale di soccorso non viene risparmiato dai maltrattamenti inflitti ai civili. La riparazione e il ripristino di opere e impianti idrici richiedono operazioni complesse che comportano il riunire le competenze tecniche, le attrezzature e la forza lavoro necessarie. Qualsiasi azione contro uno di questi componenti ostacola gli altri e rende quasi o completamente impossibile l&#8217;accesso all&#8217;acqua, aumentando così i rischi per la popolazione civile nonostante la protezione garantita dal diritto internazionale.</p>



<p>Sebbene il diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati non contenga norme specifiche sulla protezione delle acque, esso ha una serie di norme relative all&#8217;argomento. Innanzitutto, va ricordato che questo ramo del diritto internazionale cerca principalmente di proteggere qualsiasi individuo che sia nelle mani o nel potere del nemico e che l&#8217;assistenza e il soccorso umanitario sono inconcepibili senza un livello minimo garantito di salute e igiene, in altre parole, senza acqua che è l&#8217;elemento vitale in ogni circostanza.</p>



<p>Il diritto umanitario è anche progettato per proteggere gli oggetti civili, compresi quelli indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile. L&#8217;articolo 29 della Convenzione sulla legge relativa agli usi di non navigazione dei corsi d&#8217;acqua internazionali [disponibile su http://www.un.org],?utm_source=rss&utm_medium=rss adottata dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1997, stabilisce che:</p>



<p>&#8220;I corsi d&#8217;acqua internazionali e le relative installazioni, strutture e altre opere godranno della protezione accordata dai principi e dalle norme del diritto internazionale applicabili nei conflitti armati internazionali e non internazionali e non saranno utilizzati in violazione di tali principi e regole&#8221;.</p>



<p>La protezione generale ai sensi della legge applicabile ai conflitti armati si estende oltre ai corsi d&#8217;acqua internazionali e vale la pena notare i quattro principali divieti previsti da tale legge:</p>



<ul><li>il divieto di utilizzare veleni o armi velenose;</li><li>il divieto di distruggere, confiscare o espropriare proprietà nemiche;</li><li>il divieto di distruggere oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile;</li><li>il divieto di attaccare opere o installazioni contenenti forze pericolose.</li></ul>



<p>I quattro divieti, a cui dovrebbero essere aggiunte le disposizioni in materia di protezione ambientale, sono espressamente menzionati negli strumenti relativi ai conflitti armati internazionali e gli ultimi due sono anche previsti dalla legge applicabile ai conflitti armati non internazionali. La fame come metodo di guerra è esplicitamente vietata indipendentemente dalla natura del conflitto, e il concetto di oggetti essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile comprende installazioni e forniture di acqua potabile e opere di irrigazione. L&#8217;immunità per gli oggetti indispensabili viene revocata solo quando questi vengono utilizzati esclusivamente per le forze armate o in supporto diretto dell&#8217;azione militare. Anche in questo caso, gli avversari devono astenersi da qualsiasi azione che possa ridurre la popolazione alla fame o privarla di acqua essenziale.</p>



<p>In materia di opere o installazioni contenenti forze pericolose, il diritto umanitario menziona esplicitamente dighe e sezioni di generazione di energia nucleare. Anche laddove si tratti di obiettivi militari, è vietato attaccarli quando tale azione potrebbe liberare forze pericolose e conseguentemente causare gravi perdite tra la popolazione civile.</p>



<p>In caso di violazione di tali divieti si applicano le sanzioni appropriate. Tra gli atti considerati crimini di guerra ai sensi del diritto umanitario vi sono le seguenti &#8220;gravi violazioni&#8221;: ampia distruzione e appropriazione di proprietà non giustificate da necessità militari e condotte illecitamente e ostinatamente, attacchi indiscriminati alla popolazione civile o agli oggetti civili e attacchi contro opere o installazioni contenenti forze pericolose. Inoltre, il diritto penale internazionale ha esteso l&#8217;elenco dei crimini di guerra e li ha applicati anche ai conflitti armati non internazionali.</p>



<p>Tra gli atti commessi in conflitti armati internazionali e classificati come crimini di guerra nello Statuto della Corte Penale Internazionale adottato il 17 luglio 1998, vi sono attacchi che causano danni diffusi, duraturi e gravi all&#8217;ambiente naturale, impiegando armi avvelenate o velenose, usando intenzionalmente la fame dei civili come metodo di guerra privandoli di oggetti indispensabili alla loro sopravvivenza, tra cui l&#8217;impedimento volontario di provviste di soccorso come previsto dalle Convenzioni di Ginevra.</p>



<p><br>L’ acqua non richiede solo attenzione durante i conflitti armati, ma anche in seguito a conflitti e durante le operazioni di costruzione della pace. Oggi le questioni idriche si riflettono più negli accordi di pace. Dal 2005, le disposizioni sulle risorse naturali sono state incluse in tutti i principali accordi di pace e undici di questi accordi hanno persino fatto specifico riferimento alle questioni idriche.</p>



<p>Sebbene a volte questi accordi di pace stabiliscano processi per affrontare i problemi legati all&#8217;acqua, che in alcuni casi sono stati alla base di cause o fattori aggravanti nei conflitti precedenti, di solito non contengono alcun meccanismo di monitoraggio o attuazione. Una serie di fattori aggiuntivi complica il ripristino dei servizi idrici e delle infrastrutture nei contesti di costruzione della pace postbellica. Ad esempio, in molti casi mancano informazioni e dati di base relativi alla quantità e alla qualità dell&#8217;acqua e alle condizioni delle infrastrutture idriche essenziali.</p>



<p>Considerando la gamma di benefici per la costruzione della pace che possono essere derivati ​​dalla cooperazione in materia di risorse idriche, è stato affermato che si dovrebbe concentrare maggiormente l&#8217;attenzione sull&#8217;acqua nei contesti postbellici e di costruzione della pace.</p>



<p>Pertanto, l&#8217;acqua può essere utilizzata come piattaforma per la cooperazione e il rafforzamento della fiducia tra comunità, autorità locali e governi. Inoltre, fornire accesso all&#8217;acqua e ad altre risorse naturali è un prerequisito necessario per il ripristino dei mezzi di sussistenza agricoli e della sicurezza alimentare e una parte cruciale del reinserimento degli ex combattenti.</p>



<p>Ecco che dunque, l’ambizioso obiettivo enunciato dall’SDG numero 6 deve e dovrà includere sviluppi positivi ed una concreta implementazione anche nelle zone caratterizzate da conflitti armati.</p>
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		<title>Donne Romene in Italia. Diritti e rappresentanza</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 09:53:21 +0000</pubDate>
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<p>Oggi, 8 maggio, alle ore 18.30 <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>propone la diretta streaming sul suo canale Youtube con <strong>SILVIA DUMITRACHE</strong>, Presidente di A.D.R.I., <strong>Associazione Donne Romene in Italia</strong> che ci parlerà dei diritti delle donne (madri, mogli, figlie) che lasciano il proprio Paese d&#8217;origine per recarsi all&#8217;estero in cerca di un <em>lavoro </em>per mantenere se stesse e la propria <em>famiglia </em>lontana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14007" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Abbia spostato l&#8217;orario degli incontri per permettere a più persone di seguire le dirette. A più tardi! </p>



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		<title>Amina al Zeer di Progetto Aisha</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 09:06:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se volete ascoltare l&#8217;intervento di Amina Al Zeer di Progetto Aisha: Esperienze di donne durante la pandemia, cliccate sulla freccina. Vi ringraziamo perchè siete in tante e tanti a seguire i nostri streaming e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="300" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/182215896-ab920499-3bed-40fc-8ddd-dbed41f82c6a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13925" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/182215896-ab920499-3bed-40fc-8ddd-dbed41f82c6a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/182215896-ab920499-3bed-40fc-8ddd-dbed41f82c6a-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/182215896-ab920499-3bed-40fc-8ddd-dbed41f82c6a-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure></div>



<p> </p>



<p>Se volete ascoltare l&#8217;intervento di Amina Al Zeer di Progetto Aisha: Esperienze di donne durante la pandemia, cliccate sulla freccina. </p>



<p>Vi ringraziamo perchè siete in tante e tanti a seguire i nostri streaming e speriamo che siano utili per capire meglio l&#8217;attualità e per approntare nuove buone pratiche!</p>



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