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	<title>sovraffollamento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>59 suicidi, l’allarme inascoltato dell’estate tragica</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 07:41:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/carcere_sbarreaperte_fg_1-0-535927566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="501" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/carcere_sbarreaperte_fg_1-0-535927566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/carcere_sbarreaperte_fg_1-0-535927566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/carcere_sbarreaperte_fg_1-0-535927566-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p>(da Antigone.it)</p>



<p>«Hanno tolto il disturbo 57 detenuti, 57 persone, tutti principini e onesti italiani, hanno tolto il disturbo …finalmente una buona notizia…porca mad.. dal Friuli che non è Italia». Questo è il contenuto di una mail che abbiamo ricevuto qualche giorno fa, a commento del nostro racconto di una tragica estate carceraria italiana.&nbsp;</p>



<p>Il bestemmiatore (per rispetto nei confronti di chi si potrebbe sentire offeso ho tagliato la sua espressione) è felice per i 57 detenuti morti. Forse lo sarebbe ancora di più oggi visto che il numero delle persone che si è tolta la vita in galera è salito a 59.&nbsp; Un numero mai così alto negli ultimi decenni, segno di una disperazione che da individuale è diventata collettiva.&nbsp;</p>



<p>Nel solo mese di agosto ogni due giorni si è suicidata una persona in carcere. Una percentuale che, se proiettata nella società libera, farebbe tremare i polsi, facendo pensare a forme prossime al suicidio di massa. Non è facile dare una spiegazione unitaria a gesti compiuti nella solitudine individuale. Sarebbe quasi irriguardoso delle loro vite, purtroppo oramai spente.&nbsp;</p>



<p>Possiamo solo dire che quella disperazione individuale non è stata intercettata al punto da evitare che il suicidio fosse portato a compimento. Il signore friulano che, nel nome degli italiani onesti, gioisce di fronte all’altrui morte dovrebbe sapere che il suo odio verso i detenuti non migliora la qualità della sua vita, che la sua violenza verbale non è meno grave e offensiva del furto di 180 euro o di una pecora che avevano portato in prigione due delle persone che hanno deciso di farla finita.&nbsp;</p>



<p>La sua gioia è lo specchio di una parte di Italia incattivita, senz’anima, indifferente al dolore e alle pene altrui, che è stata alimentata a pane e odio da opinionisti social e politici. Alla sua gioia si contrappone il dolore infinito di mamme, fratelli, compagne, figli, amiche, conoscenti lasciati soli nel gestire le scarne notizie sul suicidio della persona loro cara.&nbsp;</p>



<p>Nel nome di questa sofferenza, e per rispondere alla gioia del bestemmiatore dal Friuli, tutti dovrebbero dire una parola di rispetto per chi è in carcere e di gratitudine per chi lavora negli istituti penitenziari per assicurare dignità e speranze di riscatto.</p>



<p>Siamo alla fine della legislatura e non ha più senso chiedere l’adozione di provvedimenti che avrebbero dovuto essere assunti negli scorsi mesi.&nbsp;</p>



<p>Ha senso, però, chiedere a tutti coloro che sono coinvolti da protagonisti nella campagna elettorale di impegnarsi per dare un senso alla pena, per renderla meno afflittiva, per ridurre la pressione data del sovraffollamento che riduce gli esseri umani da persone a numeri di matricola.&nbsp;</p>



<p>Non denunciamo il gaudente signore friulano perché contro il suo odio vorremmo una reazione culturale, sociale, politica e non meramente giudiziaria. Usiamo la sua cattiveria affinchè lui e tutti gli odiatori, alimentati da retoriche populiste, siano sommersi da prese di posizione, parole, gesti che vadano nella direzione opposta.</p>



<p>Affido le conclusioni di questo articolo a Cosimo Rega, ex ergastolano, attore, poeta, che ci ha lasciato qualche giorno fa, a pochi giorni dalla libertà conquistata: «Quando ho chiesto la mano ho trovato la disponibilità di alcune persone. Il percorso è stato difficile, come direbbe Dante». Lui ce l’ha fatta a riscattarsi, a concludere la sua esistenza da uomo di teatro. Non tutti trovano la stessa disponibilità, non tutti hanno una Gelsomina che li aspetta.&nbsp;</p>



<p>Nessuno dovrebbe essere lasciato solo con la sua pena. Una comunità forte è quella che non genera senso di abbandono e disperazione. Uno Stato è forte quando isola coloro che gioiscono di fronte all’altrui morte.</p>
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		<title>Il carcere visto da dentro. XVIII rapporto dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2022 07:59:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="876" height="780" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16343" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-300x267.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-768x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></figure>



<p>&#8220;E&#8217; il momento delle riforme&#8221;. Lo ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in apertura della conferenza stampa di presentazione del XVIII rapporto dell&#8217;associazione sulle condizioni di detenzione.&nbsp;</p>



<p>Sono oltre 2.000 le visite tenute dall&#8217;osservatorio di Antigone nelle carceri italiane dal 1998 ad oggi. Un monitoraggio costante che ha permesso all&#8217;associazione di fotografare lo stato del sistema penitenziario nella sua complessità, analizzandolo, come ha ricordato Gonnella, con spirito critico ma anche costruttivo.&nbsp;</p>



<p>&#8220;La pandemia ci ha mostrato tutti i limiti di un mondo penitenziario bloccato e in ritardo su tante questioni&#8221; ha sottolineato il presidente di Antigone. &#8220;I tassi di recidiva ci raccontano di un modello che non funziona e ha bisogno di importanti interventi, aprendosi al mondo esterno, puntando sulle attività lavorative, scolastiche, ricreative e abbandonando la sua impronta securitaria&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nel rapporto dell&#8217;associazione si evidenzia come in media vi sia una percentuale pari a 2,37 reati per detenuto. Al 31 dicembre 2008 il numero di reati per detenuto era più basso di 1,97. Dunque diminuiscono i reati in generale, diminuiscono i detenuti in termini assoluti ma aumenta il numero medio di reati per persona. Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato in precedenza 5 o più volte. Tassi di recidiva dunque alti, su cui sarebbe utile che il ministero raccogliesse dati certi.&nbsp;</p>



<p>&#8220;E&#8217; anche fondamentale che il carcere diventi realmente l&#8217;extrema ratio a cui ricorrere solo in casi dove ce ne sia la reale necessità&#8221; ha ricordato il Patrizio Gonnella, citando la Ministra della Giustizia Cartabia. Al 31 dicembre 2021 ben 19.478 detenuti (poco meno del 40% del totale dei reclusi), dovevano scontare una pena residua pari o inferiore a 3 anni. Una gran parte di loro potrebbe usufruire di misure alternative. Un aumento di queste ultime permetterebbe di porre rimedio anche al cronico sovraffollamento delle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente del 107%, contando i posti ufficiali conteggiati dal ministero. Tuttavia, se si considerano i posti realmente disponibili, a fronte di reparti e sezioni chiuse o celle inagibili, il tasso supera il 115%. Un dato su cui pesano sempre meno gli stranieri che al 31 marzo 2022 sono il 31,3% sul totale della popolazione detenuta, con un calo del 5,8% rispetto al 2011. Il loro tasso di detenzione (calcolato nel rapporto tra popolazione straniera residente in Italia e stranieri presenti nelle carceri) ha visto una decisiva diminuzione, passando dallo 0,71% del 2008allo 0,33% del 2021.&nbsp;</p>



<p>&#8220;A dicembre 2021 &#8211; ha ricordato il presidente di Antigone &#8211; la Commissione per l&#8217;innovazione del sistema penitenziario nominata dalla Ministra Cartabia e presieduta dal prof. Marco Ruotolo, ha elaborato e consegnato un documento con tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida. Inoltre la recente nomina di Carlo Renoldi alla guida del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria apre una prospettiva importante da questo punto di vista. Ci auguriamo che si sappia cogliere quest&#8217;occasione e si portino avanti tutte le riforme di cui il carcere italiano ha urgente bisogno&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nella cartella stampa,&nbsp;<a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/CartellastampaXVIIIRapporto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">a questo link</a>, tutti i dati presenti nel rapporto e le proposte di riforma avanzate da Antigone.&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.rapportoantigone.it/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A questo link</a>, invece, il rapporto completo.</p>
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		<title>XI Libro bianco coi numeri del proibizionismo: ci costa 20 miliardi di euro, rallenta la giustizia e riempie le carceri</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 07:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="705" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 705w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure></div>



<p><strong>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI</strong></p>



<p><strong>Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e scientifici”</strong></p>



<p>Il 25 giugno anche l’Associazione Luca Coscioni partecipa alla presentazione dell’XI Libro Bianco sulle Droghe pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro il Narcotraffico. Il volume è principalmente dedicato al Carcere ai tempi del Coronavirus.</p>



<p>Il documento (vedi APPROFONDIMENTO) descrive come <strong>i costi del proibizionismo</strong> siano da quantificare in mancate entrate per lo Stato in virtù della gestione del settore da parte della criminalità organizzata &#8211; che includendo l’indotto potrebbero sfiorare i <strong>18-20 miliardi</strong>, ma anche con le risorse umane ed economiche relative all&#8217;amministrazione della giustizia &#8211; i tribunali sono ingolfati da cause di minima importanza e oltre <strong>il 36% dei detenuti,</strong> molti dei quali con problemi di dipendenza, è in carcere per reati connessi alle droghe.</p>



<p>“<em>In Italia e nel mondo non si vedono segni di contenimento della presenza degli stupefacenti”</em> ha dichiarato l’avvocato <strong>Filomena Gallo, segretario dell’Associazione</strong> <em>“</em><em>dopo quasi 60 anni di proibizione quel che va riformato radicalmente è l’impianto generale del ‘controllo’ “</em></p>



<p><strong>Marco Perduca</strong>, che per l’Associazione coordinato <strong>Legalizziamo.it</strong> ha ricordato che <em>“Dopo anni di promesse è arrivato il momento che il Parlamento si assuma le responsabilità di definire quali nuove regole possano consentire un consumo consapevole (almeno) della cannabis legalizzandone produzione, consumo e commercio, cancellando, tra le altre cose, anche le pesanti sanzioni per la detenzione delle altre sostanze proibite.”</em></p>



<p>“<em>Divieti e proibizioni impongono stigmi e generano discriminazioni a chi consuma, anche saltuariamente quanto proibito, e chi vuole far ricerca per i fini medico-scientifici previsti dalla legge. Il potenziale medico degli stupefacenti continua a esser sperimentato con successo, perché l’Italia vuole rimanere indietro?”</em> Ha concluso l’avvocato <strong>Gallo.</strong> “<em>La proposta di legge Legalizziamo! Presentata alla Camera nel 2016 e di nuovo consegnata al Presidente Fico l’anno scorso assiema&nbsp; Radicali italiani e decine di altre associazioni”</em> incalza <strong>Perduca</strong> <em>“propone un modello di regolamentazione sostenibile &#8211; i tempi e numeri per legalizzare ci sarebbero Movimento 5 Stelle e PD si assumano le loro responsabilità!”</em></p>



<p>Il 26 giugno, dalle ore 15, si terrà un webinar on line di presentazione del Libro Bianco con iscrizione obbligatoria ma gratuita a questo indirizzo: https://register.gotowebinar.com/register/6062862554304999947?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Il Libro Bianco, disponibile in versione cartacea in tutte le librerie e i rivenditori on line, sarà consultabile sul sito di Fuoriluogo, <a href="http://www.fuoriluogo.it/librobianco?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www</u><u>.</u><u>f</u><u>u</u><u>o</u><u>r</u><u>i</u><u>l</u><u>u</u><u>o</u><u>g</u><u>o</u><u>.</u><u>i</u><u>t</u><u>/</u><u>l</u><u>i</u><u>b</u><u>r</u><u>o</u><u>b</u><u>i</u><u>a</u><u>n</u><u>co</u>.</a></p>



<ul><li><strong>APPROFONDIMENTO &#8211; LE DROGHE E LA REPRESSIONE. I dati in pillole</strong></li></ul>



<p>Dopo 30 anni di applicazione, i devastanti effetti penali del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli (l&#8217;art. 73 in particolare) non possono essere più considerati &#8220;effetti collaterali&#8221;. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri.</p>



<p><strong>LA LEGGE SULLE DROGHE È IL VOLANO DELLE POLITICHE REPRESSIVE E CARCERARIE. SENZA DETENUTI PER ART. 73, O SENZA TOSSICODIPENDENTI NON SI AVREBBE SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI</strong></p>



<p><strong>La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale</strong>: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che <strong>in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario</strong>, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 30 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.</p>



<p><strong>IL 30% DEI DETENUTI ENTRA IN CARCERE PER UN ARTICOLO DI UNA LEGGE</strong></p>



<p><strong>13.677 dei 46.201 ingressi in carcere</strong> nel 2019 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. <strong>Si tratta del 29,60% degli ingressi in carcere</strong>: si consolida l&#8217;inversione del trend discendente attivo dal 2012 a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.</p>



<p><strong>34,80% DEI DETENUTI È IN CARCERE PER LA LEGGE SULLE DROGHE.</strong></p>



<p><strong>Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art.73</strong> del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, <strong>23,82%</strong>). <strong>Altri 5.709 in associazione con l&#8217;art. 74 </strong>(associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, <strong>9,39%</strong>), <strong>solo 963 esclusivamente per l&#8217;art.74 (1,58%)</strong>. Questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili. Nel complesso vi è una impercettibile diminuzione dello 0,67%.</p>



<p><strong>OLTRE IL 36% DI CHI ENTRA IN CARCERE USA DROGHE. SI ASSESTA LA PRESENZA AI MASSIMI STORICI DALLA FINI-GIOVANARDI</strong></p>



<p><strong>Resta ai livelli più alti degli ultimi 15anni la presenza di detenuti definiti &#8220;tossicodipendenti&#8221;: sono 16.934, il 27,87% del totale. </strong>Questa presenza, che resta maggiore anche rispetto al picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone &#8220;tossicodipendenti&#8221;. Nel 2019 questi sono stati il <strong>36,45% degli ingressi nel circuito penitenziario,in aumento costante e preoccupante da 4 anni.</strong></p>



<h1><strong>LE CONSEGUENZE SULLA GIUSTIZIA</strong></h1>



<p><strong>OLTRE 200.000 FASCICOLI NEI TRIBUNALI. </strong><strong>1 </strong><strong>SU 2 PORTA AD UNA CONDANNA. PER REATI CONTRO LA PERSONA O IL PATRIMONIO IL RAPPORTO È </strong><strong>1 </strong><strong>A 10</strong></p>



<p>Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 175.788 e 42.067. È un dato che, pur in leggera diminuzione, si allinea agli anni bui della Fini-Giovanardi. Da notare come secondo una ricerca che pubblichiamo negli approfondimenti, <strong>mentre quasi 1 procedimento su 2 per droghe termina con una condanna, questo rapporto diventa 1 su 10 per i reati contro la persona o il patrimonio.</strong></p>



<h1><strong>LE MISURE ALTERNATIVE</strong></h1>



<h3>AUMENTANO LE MISURE ALTERNATIVE, CHE PERÒ APPAIONO AMPLIARE L&#8217;AREA DEL CONTROLLO</h3>



<p>Continuano ad aumentare le misure alternative, fatto positivo in sé, ma che nasconde anche una tendenza che fa pensare che siano diventate una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. Consentendo così di ampliare l&#8217;area del controllo.</p>



<h1><strong>LE SEGNALAZIONI E LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PER IL CONSUMO DI DROGHE ILLEGALI</strong></h1>



<h3>CONTINUA AD AUMENTARE LA REPRESSIONE DEL CONSUMO: SU QUASI 44.000 SEGNALAZIONI (+6,67%) SOLO 202 RICHIESTE DI PROGRAMMA TERAPEUTICO.</h3>



<p><strong>1.312.180 SEGNALAZIONI DAL 1990. QUASI UN MILIONE PER CANNABIS (73,28%) Non si ferma il trend in aumento delle persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: 41.744 nel 2019</strong>. Le segnalazioni sono quasi 44.000, <strong>+6,67%</strong>. <strong>Più di 4000 sono</strong> <strong>minorenni</strong>. Diminuiscono leggermente le <strong>sanzioni: sono state 14.322 nel 2019. Queste vengono</strong> <strong>comminate in un terzo dei casi </strong>mentre risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: <strong>solo 202 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario</strong>; nel 2007 erano 3.008. <strong>La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,95%)</strong>, seguono a distanza cocaina (15,63%) e eroina (4,62%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. <strong>Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale</strong>; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.)</p>



<h1><strong>L&#8217;ATTIVITÀ DI REPRESSIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE</strong></h1>



<h3>LA CANNABIS È AL CENTRO DELL&#8217;AZIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE. CON LA FINI GIOVANARDI È VISTOSAMENTE CALATA L&#8217;ATTIVITÀ DI CONTRASTO A COCAINA E EROINA</h3>



<p>Da una analisi retrospettiva dei dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga si nota come la sostanza al centro dell&#8217;azione delle Forze dell&#8217;Ordine sia la cannabis. Sia per numero di operazioni, che per sequestri e persone segnalate all&#8217;attività giudiziaria. Da notare come nel periodo in cui era vigente la Fini-Giovanardi, che equiparava tutte le sostanze ai fini delle sanzioni, si sia divaricata la forbice fra operazioni con oggetto cannabis (in continuo aumento) e operazioni contro cocaina e eroina. Per quest&#8217;ultima il calo del numero delle operazioni continua anche negli ultimi anni.</p>



<h1><strong>LE VIOLAZIONI DELL’ART. 187 DEL CODICE DELLA STRADA</strong></h1>



<h3>IL 96.80% DEGLI INCIDENTI NON C&#8217;ENTRA NULLA CON LE DROGHE. SOLO LO 0,27% DEI CONDUCENTI È RISULTATO POSITIVO DURANTE I CONTROLLI NOTTURNI DEI CARABINIERI DURANTE I WEEK END</h3>



<p>Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili sono piuttosto disomogenei, per cui di difficile interpretazione, come confermato dalla stessa ISTAT. Nel corso dei controlli nelle notti dei week end da parte dei carabinieri le violazioni accertate rappresentano lo 0,27% dei controllati. Rispetto alle positività accertate a seguito di incidente questa percentuale sale, al 3,20% nel corso dei primi 10 mesi del 2019. Ricordando che spesso la positività al test non è prova di guida in stato alterato (in particolare per la cannabis), possiamo affermare che l&#8217;uso di droghe non è certamente la causa principale di incidenti in Italia.</p>



<h1><strong>GLI ALTRI CONTENUTI: CONSUMI E CARCERE DURANTE IL LOCKDOWN</strong></h1>



<h3>DURANTE IL <em>LOCKDOWN</em> I CONSUMATORI HANNO DIMOSTRATO CAPACITÀ DI AUTOREGOLAZIONE E IL MERCATO ILLEGALE FLESSIBILITÀ E RESILIENZA. I SERVIZI HANNO SAPUTO ADATTARSI SOLO A MACCHIA DI LEOPARDO ALLA NUOVA SITUAZIONE</h3>



<p>Quest&#8217;anno il Libro Bianco pone grande attenzione alla situazione dei consumi di sostanze e delle <strong>carceri durante la crisi Covid-19</strong>. In particolare rispetto ai consumi si presentano in anteprima i primi risultati di <strong>3 ricerche sui consumi di droghe durante il </strong><em><strong>lockdown </strong></em>che hanno messo in luce <strong>una significativa capacità di controllo dei consumatori</strong>, che hanno adottato strategie di fronteggiamento dell’emergenza, di adeguamento alle mutate condizioni di vita e di consumo, di minimizzazione dei rischi. Si è inoltre verificata la <strong>flessibilità e resilienza del mercato illegale delle droghe</strong>, che è rimasto vivace e mai si è interrotto. Mentre i Servizi pubblici hanno saputo, anche se ancora una volta a macchia di leopardo, adeguarsi alla situazione adattando le terapie farmacologiche, gli strumenti di Riduzione del Danno, di consulenza e informazione online sulle sostanze.</p>



<p>Nel volume si trovano quindi spunti e riflessioni rispetto alla <strong>riforma delle politiche sulle droghe in ambito nazionale ed internazionale</strong>, e approfondimenti specifici sul <strong>carcere</strong>, sui <strong>reati minori </strong>sulle droghe e sulla <strong>riforma dei servizi </strong>in un&#8217;ottica di decriminalizzazione dell&#8217;uso delle sostanze.</p>
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		<title>Antigone onlus presenta il rapporto di metà anno: numeri e criticità delle carceri italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2019 08:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il rapporto di metà anno: numeri e criticità delle carceri italiane da www.antigone.it Lo sorso 25 luglio è stato presentato un rapporto attraverso il quale abbiamo voluto fotografare il sistema penitenziario italiano in&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2><a href="https://www.antigone.it/news/antigone-news/3238-numeri-e-criticita-delle-carceri-italiane-nell-estate-2019?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presentato il rapporto di metà anno: numeri e criticità delle carceri italiane</a></h2>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="594" height="350" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/carceri-italiane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12805" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/carceri-italiane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/carceri-italiane-300x177.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></figure>



<p>da <a href="http://www.antigone.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.antigone.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Lo sorso 25 luglio è stato presentato un rapporto attraverso il quale abbiamo voluto fotografare il sistema penitenziario italiano in questi primi mesi del 2019. Ciò che emerge è il perdurare dello stato di sovraffollamento. Al 30 giugno 2019 i detenuti ristretti nelle 190 carceri italiane erano 60.522. Negli ultimi sei mesi sono cresciuti di 867 unità e di 1.763 nell’ ultimo anno. Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8%, ossia il più alto nell’area dell’Unione Europea, seguito da quello in Ungheria e Francia. Il Ministero della Giustizia precisa che i posti disponibili nelle carceri italiane sono 50.496, un dato che non tiene conto delle sezioni chiuse. Ce ne sono ad Alba, a Nuoro, a Fossombrone e in tantissimi altri istituti. Il carcere di Camerino è vuoto dal terremoto del 2016 ma tutti i posti virtualmente disponibili sono conteggiati. Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà alla capienza attuale del sistema penitenziario italiano vanno dunque sottratti almeno 3.000 posti non agibili. A Como, Brescia, Larino, Taranto siamo intorno a un tasso di affollamento del 200%, ossia vivono due detenuti dove c’è posto per uno solo. Nel 30% degli istituti visitati dalla nostra associazione in questi primi mesi dell&#8217;anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq. per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante.</p>



<p>Questo aumento del sovraffollamento, al di là dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare quella straniera. Infatti, da una parte, il numero di reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto di detenuti si spiega con l&#8217;aumento delle durata delle pene, frutto anche delle politiche legislative degli ultimi anni. Gli stranieri in carcere poi, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti del 3,68%. Se nel 2003 ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia l’1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36%.</p>



<p>Dalla nostra osservazione si evidenzia come la vita in carcere stia peggiorando. Questa è fatta di momenti di socialità, di occasioni di dialogo e di crescita culturale, di rapporti con i familiari e con l’esterno. Nonostante questo nel 30% delle carceri visitate non risultano spazi verdi dove incontrare i propri cari e i propri figli. Solo nell’1,8% delle carceri vi sono lavorazioni alle dipendenze di soggetti privati. Nel 65,6% delle carceri non è possibile avere contatti con i familiari via skype, nonostante la stessa amministrazione e la legge lo prevedano. Nell’81,3% delle carceri non è mai possibile collegarsi a internet. Inoltre alcune recenti circolari hanno previsto dei cambiamenti in peggio poco giustificabili soprattutto nella stagione estiva, quale ad esempio l’obbligo di tenere spenta la televisione dopo la mezzanotte. Non permettere ai detenuti di guardare la tv quando fa caldo, si fatica a prendere sonno e durante il giorno si è sempre stati nella cella a oziare significa contribuire a innervosire il clima generale. In alcuni istituti penitenziari inoltre stanno chiudendo i corsi scolastici e per molti detenuti non sarà possibile frequentarne dal prossimo anno scolastico.</p>



<p>Il peggioramento della qualità della vita si ripercuote anche sul numero dei suicidi. Il 2018 fu un anno drammatico e nel 2019, quelli che si sono verificati negli istituti di pena italiani, sono già 27.</p>



<p>La soluzione dinanzi a questa situazione di affollamento &#8211; e a tutto ciò che questa comporta &#8211; non può essere rintracciata nella costruzione di nuovi istituti. Primo perché sarebbe una soluzione a lungo periodo, secondo perché i costi sarebbero elevatissimi e, almeno ad oggi, non sembrano esserci le necessarie coperture finanziarie.&nbsp;Da una analisi di Antigone emerge infatti che, a copertura delle disposizioni dell’art. 7 del Decreto Semplificazione, ci sarebbero circa 20 milioni derivanti dalla legge di Bilancio del 2019 e una quota non specificata di 10 milioni derivanti dal Fondo per l’attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario. Se si considera che il Piano Carceri del 2010 aveva uno stanziamento di circa 460 milioni di euro e che alla fine del 2014 ne sono stati spesi circa 52 per la realizzazione di 4.400 posti, è facile capire come meno di 30 milioni di euro in due anni non sarebbero lontanamente sufficienti. Inoltre nuove carceri significa rafforzare il personale e le opportunità trattamentali senza le quali questi posti in più servirebbero solo a “stoccare” più detenuti. Anche in questo caso dunque bisognerebbe prevedere ingenti risorse aggiuntive al bilancio dell&#8217;amministrazione penitenziaria che, già oggi, è di circa 3 miliardi di euro all&#8217;anno.</p>



<p>Bisognerebbe dunque investire sulle alternative alla detenzione e nel rendere la custodia cautelare un istituto utilizzato solo nei casi dove essa è realmente necessaria. Sotto questo punto di vista la buona notizia è che rispetto allo scorso anno il tasso di persone presenti in carcere in attesa di condanna definitiva è diminuito di quasi due punti, attestandosi al 31,5%. Un dato però ancora lontano dalla media Europa del 21% circa.</p>



<p>Molti altri dati sono riportati nel nostro rapporto di metà anno consultabile&nbsp;<a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/PreRapporto2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">a questo link</a>.</p>
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		<title>Carcere, lavoro, economia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 05:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nel nostro Paese si cerca ancora di capire quali siano le misure adatte a risolvere il problema del sovrafollamneto carcerario, una soluzione potrebbe arrivare dalla Gran Bretagna dove, nel 2007, l&#8217;emergenza del sovraffollamento&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
nel nostro Paese si cerca ancora di capire quali siano le misure<br />
adatte a risolvere il problema del sovrafollamneto carcerario, una<br />
soluzione potrebbe arrivare dalla Gran Bretagna dove, nel 2007,<br />
l&#8217;emergenza del sovraffollamento superò le 87mila unità. Tony<br />
Blair, l&#8217;allora premier laburista, annunciò la creazione di nuove<br />
strutture e, allo stesso tempo, decise di ridurre la pena di circa<br />
tre settimane per 25mila detenuti, condannati a 4 anni (o al di sotto<br />
di questo periodo).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sempre<br />
in Gran Bretagna esiste un istituto di pena, quello di Peterborough,<br />
dove ci si aspetta che, nel 2014, il tasso di recidiva di 3mila<br />
carcerati scenda almeno del 7,5% perchè questi sono stati inseriti<br />
in programmi di reisenrimento socilae attraverso varie atività<br />
lavorative, finanziate con 5 milioni di sterline di 17 investitori<br />
privati. Tali investitori, se tutto andrà bene, potranno incassare<br />
un rendimento annuo del 13% per i successivi otto anni, pagato dal<br />
Ministero della Giustizia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Stiamo<br />
parlando dei “social impact bond”, ovvero di prodotti finanziari<br />
che, alla scadenza, garantiscono un rendimento agli investitori<br />
privati, solmanete nel caso in cui venga raggiunto il risultato<br />
prestabilito che deve riguradre necessariamente un progetto di<br />
utilità sociale.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
modello di economia sarebbe utile non solo per gli investitori<br />
privati, ma anche per altri soggetti: infatti, se si debella la<br />
recidiva, vengono commessi meno reati e questo comporta un risparmio<br />
di denaro per carcere e repressione e, quindi, anche un risparmio<br />
anche per lo Stato; inoltre, le associazioni no profit che si<br />
impegnano per avviare progetti di formazione professionale nelle<br />
carceri, troverebbero i finanziamenti necessari proprio nel mercato<br />
finanziario.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dei<br />
“social impact bond” si sta iniziando a parlare anche in Italia,<br />
con la speranza che possa essere una strada corretta per il<br />
reinserimento sociale di chi ha commesso un errore, qualora ci siano<br />
le condizioni di recupero.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vi<br />
ricordiamo che l&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha organizzato un<br />
incontro su questi e molti altri temi per venerdì 31 ottobre, <b>alle<br />
ore 19 </b>con la presentazione<br />
del documentario LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI, alla presenza dei<br />
registi e dell&#8217;Associazione per i diritti dei detenuti. Presso il<br />
Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. da Cermenate, 2 (MM<br />
Romolo, Famagosta, Milano)</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Risarcimento ai detenuti reclusi in condizioni inumane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato approvato, nei giorni scorsi, in prima lettura alla Camera il disegno di legge che prevede il risarcimento in favore dei detenuti reclusi in “condizioni inumane” e ulteriori interventi in materia penitenziaria tesi&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/carceri-affidamento-in-prova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/carceri-affidamento-in-prova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="206" width="400" /></a></div>
<p>
È stato approvato, nei giorni<br />
scorsi, in prima lettura alla Camera il disegno di legge che prevede<br />
il risarcimento in favore dei detenuti reclusi in “condizioni<br />
inumane” e ulteriori interventi in materia penitenziaria tesi a<br />
risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.</p>
<p>Il decreto risponde a un obbligo<br />
assunto dall’Italia al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa<br />
del 5 giugno 2014 e scaturito dalla condanna dell’Italia da parte<br />
della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per <strong>violazione<br />
dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei<br />
diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali</strong>,<br />
nel quale è stabilito che «Nessuno può essere sottoposto a tortura<br />
né a pene o trattamenti inumani o degradanti» (va ricordato che la<br />
violazione dell’articolo 3 è alla base di numerose decisioni di<br />
condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo<br />
relative alle condizioni di detenzione).</p>
<p>Con la <strong>sentenza-pilota<br />
«Torreggiani contro Italia»</strong><br />
dell’8 gennaio 2013 la Corte europea ha certificato il<br />
malfunzionamento cronico del sistema penitenziario italiano<br />
accertando, nei casi esaminati, la violazione dell’articolo 3 della<br />
Convenzione a causa della situazione di sovraffollamento carcerario<br />
in cui i ricorrenti si sono trovati. La Corte ha ordinato alle<br />
autorità nazionali di approntare, nel termine di un anno dalla data<br />
in cui la sentenza in questione sarebbe divenuta definitiva, le<br />
misure necessarie che avessero effetti preventivi e compensativi e<br />
che garantissero una riparazione effettiva delle violazioni della<br />
Convenzione risultanti dal sovraffollamento carcerario in Italia.</p>
<p>Come abbiamo già evidenziato in<br />
altri nostri post, Il problema dell’eccessivo<br />
numero di detenuti rispetto<br />
alla dimensione delle carceri nazionali si trascina nel nostro Paese<br />
ormai da molti anni e questa emergenza torna ciclicamente a impegnare<br />
l’attività parlamentare.<br />Soltanto negli ultimi anni, mentre la<br />
capienza degli istituti è sostanzialmente migliorata (49.461 posti<br />
al 30 giugno 2014) a seguito, soprattutto, di interventi di<br />
ristrutturazione di padiglioni esistenti, si registra – anche<br />
grazie a numerosi interventi legislativi – una netta tendenza alla<br />
diminuzione delle presenze, fino ad arrivare ai 58.092 detenuti di<br />
oggi. Ci sono però ancora 8.631 detenuti in eccedenza rispetto ai<br />
posti previsti (sovraffollamento del 17%).</p>
<p>Il decreto votato dalla Camera<br />
interviene su diversi aspetti della questione carcere. Ad  esempio,<br />
il decreto inserisce nell’ordinamento penitenziario (legge n. 354<br />
del 1975) il nuovo art. 35-ter, con il quale si introducono rimedi<br />
risarcitori per i detenuti reclusi in “condizioni inumane”. In<br />
particolare:</p>
<p>1) Sconti di pena: è previsto un<br />
abbuono di 1 giorno ogni 10 passati in celle sovraffollate, se la<br />
pena è ancora da espiare.</p>
<p>2) Rimborso in denaro: spetta un<br />
rimborso di 8 euro per ogni giornata in cui si è subito il<br />
pregiudizio per i casi in cui:</p>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
la<br />
pena sia stata già scontata (la richiesta, in questo caso, va fatta<br />
entro 6 mesi dalla fine della detenzione);</div>
<p></p>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
il<br />
residuo di pena da espiare non permette l’attuazione integrale<br />
della citata detrazione percentuale (perché, ad esempio, sono più<br />
numerosi i giorni da “abbuonare” a titolo di risarcimento che<br />
quelli effettivi residui da scontare);</div>
<p></p>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
il<br />
periodo detentivo trascorso in violazione dell’art. 3 CEDU sia<br />
stato inferiore a 15 giorni;</div>
<p></p>
<div style="border: currentColor; padding: 0cm;">
il<br />
pregiudizio di cui all’art. 3 CEDU sia stato subito in custodia<br />
cautelare non computabile nella determinazione della pena.</div>
<p>
La competenza per l’adozione di<br />
tali provvedimenti è in capo al magistrato di sorveglianza, che<br />
procede su istanza del detenuto (o del difensore munito di procura<br />
speciale). Da qui al 2016 per i risarcimenti saranno disponibili <strong>20,3<br />
milioni di euro</strong>.</p>
<p><strong>Inoltre, v</strong>iene<br />
modificato l’articolo 275 del codice di procedura penale, sui<br />
criteri di scelta delle misure cautelari, in modo da limitare il<br />
ricorso alla custodia cautelare in carcere. In presenza di una<br />
prospettata sospensione condizionale della pena, il nuovo testo del<br />
comma 2-bis conferma la norma, ma specifica che a non poter essere<br />
applicata è la misura della custodia cautelare “in carcere o<br />
quella degli arresti domiciliari”, volendo con tale specificazione<br />
far sì che risultino escluse dall’ambito applicativo della nuova<br />
disposizione la custodia cautelare in istituto a custodia attenuata<br />
per detenute madri e la custodia cautelare in luogo di cura.</p>
<p>Viene poi stabilito il divieto di<br />
custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3<br />
anni. In altri termini, se il giudice ritiene che all`esito del<br />
giudizio la pena irrogata non sarà superiore ai 3 anni, per esigenze<br />
cautelari potrà applicare solo gli arresti domiciliari. La norma non<br />
vale però per i delitti ad elevata pericolosità sociale (tra cui<br />
associazione mafiosa e terrorismo, omicidio, incendio doloso<br />
boschivo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e<br />
maltrattamenti in famiglia) e in mancanza di un luogo idoneo per i<br />
domiciliari (un’abitazione o altro luogo di privata dimora ovvero<br />
un luogo pubblico di cura e assistenza o una casa famiglia protetta).</p>
<p><strong>Vengono<br />
introdotte norme di favore per i minori estese anche agli under 25<br />
(art. 5): </strong>le<br />
norme di favore previste dal diritto minorile sui provvedimenti<br />
restrittivi si estendono a chi non ha ancora 25 anni (anziché 21<br />
come oggi). In sostanza, se un ragazzo deve espiare la pena dopo aver<br />
compiuto i 18 anni ma per un reato commesso da minorenne,<br />
l’esecuzione di pene detentive e alternative o misure cautelari<br />
sarà disciplinata dal procedimento minorile e affidata al personale<br />
dei servizi minorili fino ai 25 anni. Sempre che il giudice, pur<br />
tenendo conto delle finalità rieducative, non lo ritenga socialmente<br />
pericoloso.</p>
<p><strong>Più<br />
magistrati di sorveglianza, maggiore efficienza del personale<br />
dell&#8217;amministrazione penitenziaria e controlli sull&#8217;edilizia<br />
penitenziaria: questi sono altri articoli previsti nel nuovo testo.<br />
Tutto </strong>ciò,<br />
in ragione delle particolari esigenze che caratterizzano l’attuale<br />
situazione carceraria. </p>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sovraffollamento carceri: riconosciuto l&#8217;impegno dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2014 04:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è intervenuto lo scorso 12 luglio al convegno intitolato “Riforma della giustizia: magistratura e avvocatura insieme per un&#8217;occasione da non perdere”, promosso dall&#8217;associazione “Rifare l&#8217;Italia” in collaborazione con&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="166" width="400" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è intervenuto lo scorso 12<br />
luglio al convegno intitolato “Riforma della giustizia:<br />
magistratura e avvocatura insieme per un&#8217;occasione da non perdere”,<br />
promosso dall&#8217;associazione “Rifare l&#8217;Italia” in collaborazione<br />
con l&#8217;Anm di Agrigento e l&#8217;Ordine degli avvocati. Durante il convegno<br />
ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardanti la proroga che la<br />
Corte di Strasburgo ha concesso al nostro Paese per risolvere il<br />
problema del sovraffollamento nelle carceri: “ Senza troppo clamore<br />
siamo progressivamente usciti dalla situazione di<br />
sovraffollamento&#8230;Ci siamo mossi con le manutenzioni straordinarie<br />
anziché scegliere la via dell&#8217;indulto e dell&#8217;amnistia”, ha detto<br />
il Ministro. Indulto e amnistia che erano stati auspicati  dal<br />
Presidente Giorgio Napolitano e dall&#8217;Onu a seguito di tre giorni di<br />
ispezioni negli istituti di pena italiani.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Orlando<br />
ha poi riportato anche alcuni dati aggiornati,dal Dap, al 30 giugno<br />
2014: “ I detenuti sono 58.092, oltre 800 in meno rispetto al 5<br />
giugno&#8230;I posti normativamente previsti nei 206 istituti<br />
penitenziari italiani sono circa 45.000, quindi ancora ci sarebbero<br />
almeno 13 mila detenuti in più in attesa di vedere l&#8217;esito del nuovo<br />
decreto svuotacarceri”. E, infine, ha aggiunto che la diminuzione<br />
delle presenze in carcere è dovuta anche ad altri due fattori: ai<br />
rimpatri “più sistematici” degli stranieri e alle convenzioni<br />
che permettono ai tossicodipendenti di scontare una parte della pena<br />
nelle comunità.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Sistema carceri</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/11/26/sistema-carceri/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 06:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Cancellieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Stretti Orizzonti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dal messaggio del capo dello Stato,Giorgio Napolitano,rivolto ai Presidenti delle Camere in cui chiedeva di risolvere l&#8217;emergenza del sovraffollamento delle carceri, un giovane di ventinove anni si è tolto la vita&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A pochi<br />
giorni dal messaggio del capo dello Stato,Giorgio Napolitano,rivolto<br />
ai Presidenti delle Camere in cui chiedeva di risolvere l&#8217;emergenza<br />
del sovraffollamento delle carceri, un giovane di ventinove anni si è<br />
tolto la vita nell&#8217;istituto di pena di Benevento, impiccandosi ad una<br />
finestra della cella. L&#8217; associazione Stretti Orizzonti riferisce<br />
che, con questo ultimo episodio, salgono a 46 i detenuti suicidi<br />
dall&#8217;inizio dell&#8217;anno e a 141 il totale dei decessi in carcere.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Torna,<br />
quindi, al centro del dibattito, anche politico, la questione del<br />
sovraffollamento e del miglioramento delle condizioni di vita dei<br />
detenuti. Il Guardiasigilli, Annamaria Cancellieri, durante il<br />
congresso dei Radicali Italiani a Chianciano, ha sottolineato il<br />
fatto che: “ Non è più un problema di sovraffollamento delle<br />
carceri” ma che “Il problema è più ampio, diverso e coinvolge<br />
non soltanto le condizioni dei detenuti nelle acrceri, ma anche il<br />
modo in cui si trovano a lavorare gli agenti della polizia<br />
penitenziaria e i magistrati di sorveglianza”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro ha anticipato anche alcuni provvedimenti proposti durante<br />
l&#8217;incintro,a Strasburgo, con il segretario generale del Consiglio<br />
d&#8217;Europa, Thorbjorn Jagland. Il cosiddetto “piano carceri”<br />
prevede: l&#8217;approvazione di un decreto legge che riduca i flussi<br />
d&#8217;ingresso in carcere e che renda più fluido l&#8217;accesso alle misure<br />
alternative: in tal senso, si propone di adottatre un provvedimento<br />
che preveda minori sanzioni per i tossicodipendenti e percosri<br />
facilitati di rimpatrio per gli stranieri, in linea con le direttive<br />
dell&#8217;Unione Europea.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
secondo obiettivo riguarda l&#8217;ampliamento del modello di detenzione<br />
“aperta” che riguarda la permanenza fuori dalle camere di<br />
pernottamento per 8 ore al giorno e la creazione, all&#8217;interno degli<br />
istituti, di spazi per attuare attività ricreative e laboratori<br />
rivolti al reinserimento del detenuto nel mondo del lavoro e nella<br />
società.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
è previsto un potenziamento delle strutture penitenziarie che<br />
porterà, entro la fine dell&#8217;anno, ad altri 2000 posti in edifici<br />
nuovi e all&#8217;aumento di 4.500 posti in quelli già esistenti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riproponiamo,<br />
per voi, il video di un incontro organizzato, prima dell&#8217;estate,<br />
dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani in collaborazione con Spazio<br />
Tadini</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="7_AM5RPI420OTS302HKLTK9M30071"></a><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="wpsMainContent1"></a><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="tableContainer1"></a><br />
Ma il  dibattito continua. Vi<br />
segnaliamo, inoltre, un&#8217;iniziativa che verrà presentata oggi,<br />
martedì 26 novembre, 2013 presso l&#8217;Urban Center,  alle ore 18.00 in<br />
Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Consigli di lettura su<br />
carcere e dintorni
</div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/carceri-e-dintorni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/carceri-e-dintorni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="236" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Quante<br />
sono le persone detenute negli istituti penitenziari di Milano? Come<br />
si fa a sopravvivere in sei persone in una cella di 3 metri per 4?<br />
Come si passa la giornata chiusi in un &#8220;locale/loculo&#8221;?<br />
Qual è la condizione di chi vive in un regime carcerario &#8220;duro&#8221;?<br />
Cosa significa per una donna e per una mamma essere detenuta? Come<br />
funziona il sistema della giustizia minorile e perché è diverso da<br />
quello degli adulti?Per rispondere a queste e a tante altre domande<br />
simili, l&#8217;Ufficio del <strong>Garante<br />
dei diritti delle persone private della libertà personale</strong><br />
propone un ciclo di incontri e di presentazione di libri per<br />
conoscere e appronfondire le varie sfacettature del mondo del carcere<br />
e della penalità.</div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
OSPITI:<br />
DAVIDE DUTTO, fotografo e GIORGIA GAY, antropologa-giornalista</div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Come<br />
si fa a sopravvivere per mesi o per anni in una cella di pochi metri<br />
quadri, chiusi fino a ventun&#8217;ore al giorno in compagnia di altre tre,<br />
o quattro, o cinque persone? Come si fa a far trascorrere intere<br />
giornate senza avere assolutamente mai niente da fare? Come si fa a<br />
difendere la propria identità all&#8217;interno di un sistema che tende ad<br />
annullare la personalità di chi sta chiuso al suo interno?
</div>
<p><strong>Davide<br />
Dutto è</strong><br />
fotografo,coautore con Michele Marziani del libro &#8220;<strong>Il<br />
gambero nero</strong>&#8221;<br />
(Edizioni Cibele) e promotore dell&#8217;associazione &#8220;Sapori reclusi&#8221;<br />
che, partendo dal comune bisogno dell&#8217;uomo di nutrirsi, vuole riunire<br />
uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più, con il resto<br />
della società.</p>
<p><strong>Giorgia<br />
Gay</strong><br />
è antropologa, giornalista ed autrice dell&#8217;e-book &#8220;<strong>&#8230;<br />
e per casa una cella &#8211; I detenuti e lo spazio: tattiche di reazione e<br />
domesticazione&#8221;</strong>,<br />
una ricerca sulla percezione e l&#8217;utilizzo dello spazio in una<br />
comunità ristretta.</p>
<p>Al<br />
dibattito interverranno <strong>Emilio<br />
Caravatti</strong><br />
e <strong>Lorenzo<br />
Consales</strong>,<br />
docenti a contratto del Politecnico di Milano, per raccontare<br />
un&#8217;esperienza di interazione tra studenti di architettura e persone<br />
detenute sulla riprogettazione degli spazi del carcere.</p>
<p><em><u>Un<br />
ricettario &#8220;galeotto&#8221;</u></em><em><br />
nel quale confluiscono piatti, sapori e metodi di preparazione<br />
provenienti da tutto il mondo, perché la globalizzazione è arrivata<br />
anche in carcere. Un libro fotografico (un racconto in immagini,<br />
realizzato assieme al direttore, alle educatrici, alle assistenti<br />
sociali e al comandante della polizia penitenziaria) per illustrare<br />
la vita quotidiana dei detenuti del carcere piemontese di Fossano. Un<br />
ricettario nel quale per un detenuto il cibo diventa un momento in<br />
cui affermare i propri gusti e il proprio saper fare, e un modo per<br />
ricordare gli affetti e condividere un momento di piacere.</em></p>
<p><em><u>Una<br />
cella di tre metri per due</u></em><em>,<br />
un corridoio di circa 30 passi, un cortile (definito &#8220;passeggio&#8221;),<br />
per stare all&#8217;aria aperta; in questi spazi, circondati da muri,<br />
cancelli e porte blindate, si svolge la vita di una comunità molto<br />
numerosa ma nascosta, relegata ai margini: la comunità dei detenuti.<br />
Si tratta di migliaia di persone in tutta Italia che vivono,<br />
mangiano, respirano in un mondo quasi fuori dal tempo e dallo spazio,<br />
una sorta di non-luogo impenetrabile. E&#8217; una comunità che ha un<br />
proprio ordine, regole e dinamiche interne assolutamente originali.<br />
Ma soprattutto è una comunità &#8220;ristretta&#8221; nella libertà<br />
ma anche negli spazi, che abita un mondo che si esaurisce in pochi<br />
metri quadri.</em></p>
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