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	<title>spionaggio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>A Mubarak onori, a Morsi il pavimento: come cancellare le ultime tracce delle rivolte egiziane del 2011</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 07:07:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Lo scorso lunedì l&#8217;ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto mentre era in corso un&#8217;udienza dei tanti processi che ha dovuto affrontare negli ultimi sei anni. Alcuni giornali hanno avanzato dubbi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Giuseppe Acconcia</p>



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<p>Lo scorso
lunedì l&#8217;ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto mentre era
in corso un&#8217;udienza dei tanti processi che ha dovuto affrontare negli
ultimi sei anni. Alcuni giornali hanno avanzato dubbi sulle
circostanze della morte e think tank come Amnesty International e
Human Rights Watch hanno chiesto un&#8217;indagine indipendente sulle cause
della morte. Da mesi, giornalisti e politici avevano lanciato appelli
denunciando le sue precarie condizioni di detenzione, puntando il
dito soprattutto sulla sua condizione di diabetico sessantasettenne
senza accesso alle dovute cure e costretto a passare ore e ore a
dormire per terra in cella. Tutto questo mentre l&#8217;anziano ex
presidente Hosni Mubarak è stato rilasciato nel 2014, tutte le
accuse a suo carico sono andate via via cadendo e tutti i privilegi
della sua carica sono stati ripristinati, nonostante gli episodi di
corruzione, la chiusura del Partito nazional-democratico, i crimini
commessi in trent&#8217;anni, le centinaia di morti in piazza Tahrir, lo
stato di emergenza permanente. 
</p>



<p>Chi non
ricorda la solerzia con cui i media egiziani davano notizia
costantemente delle sue precarie condizioni per giustificarne il
rilascio? Nessun media locale ha invece parlato della volontà di
Morsi di confrontarsi a porte chiuse con i giudici per condividere
informazioni riservate, come riportato da varie fonti. Di sicuro
Morsi aveva notizie da rivelare, anche secondo la giustizia egiziana:
uno dei capi di imputazione per l&#8217;ex presidente era spionaggio per il
partito che governa la Striscia di Gaza Hamas, e per il movimento
sciita libanese Hezbollah. Ma rispondiamo a due domande che
resteranno forse senza risposta per molti anni: Morsi ha davvero
governato l&#8217;Egitto nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?
Morsi ha portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la
Fratellanza musulmana?</p>



<p><strong>Morsi ha
davvero governato nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?</strong></p>



<p>Con la morte
di Morsi viene cancellata l&#8217;ultima traccia delle rivolte del 2011.
L&#8217;ex presidente era lo scomodo residuo di una fase storica
estremamente problematica per l&#8217;attuale regime militare egiziano che
è iniziata con le proteste di piazza Tahrir del 25 gennaio 2011 ed è
culminata con l&#8217;elezione del primo presidente democraticamente eletto
della storia egiziana, con non poche manovre dietro le quinte, il 30
giugno 2012, e si è chiusa con il colpo di stato militare del 3
luglio 2013. Morsi è stato seppellito in fretta e furia il giorno
dopo la sua morte a Medinat Nasser e sono stati vietati funerali
pubblici a Sharqeya, la sua regione di origine, i cui abitanti hanno
sempre votato in massa per la Fratellanza musulmana. Questa assenza
di celebrazioni e di riconoscimenti per un presidente eletto fa
sorgere un quesito molto serio, e cioè se Morsi sia mai stato
veramente al potere in Egitto. 
</p>



<p>Di sicuro
Morsi non godeva dell&#8217;ausilio del parlamento, a maggioranza
islamista, che è stato sciolto immediatamente dopo la sua elezione
per il solito gioco di concessioni e repressioni a cui la Fratellanza
musulmana è stata sottoposta in Egitto prima del golpe del 2013. Non
ha mai potuto contare sul sostegno dei giudici, e per questo aveva
tentato il passo di estendere i poteri presidenziali bypassando il
controllo della magistratura. Neppure esercito e polizia rispondevano
alle richieste dell&#8217;ex presidente: al punto che gli islamisti stavano
organizzando le loro ronde per mettere in sicurezza il palazzo
presidenziale (Morsi è stato arrestato dalla guardia presidenziale),
le sedi del partito Libertà e Giustizia e della confraternita. Non
solo, lo stesso attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi, da ministro
della Difesa del governo islamista, ha tradito la fiducia di Morsi
chiedendone l&#8217;arresto e procedendo al golpe militare del 2013.
L&#8217;unico successo dell&#8217;ex presidente egiziano è stata l&#8217;approvazione
della Costituzione nel dicembre 2012, ma anche su questo ci sarebbe
molto da dire. La Carta non è mai entrata in vigore, è stata
criticata da giudici, attivisti e lavoratori, è stata approvata con
i soli voti degli islamisti. Morsi ha poi concesso diritto di
cittadinanza a siriani e palestinesi: provvedimento cancellato dal
suo successore. 
</p>



<p>E così il
presidente islamista è stato ridicolizzato in politica estera dai
suoi detrattori: per le sue dichiarazioni sulla “distruzione”
della Diga della rinascita in Etiopia, per le sue possibili
concessioni sul triangolo di terra che divide Egitto e Sudan, per il
suo atteggiamento meno appiattito sulle posizioni israeliane
nell&#8217;operazione Pillar of Defense nel 2012. Infine, Morsi non ha mai
ottenuto il sostegno dei rivoluzionari liberali e socialisti che non
hanno accettato di formare un governo di coalizione con la
Fratellanza musulmana dopo la sua elezione. Insomma, il primo
presidente egiziano è stato manipolato e marginalizzato al punto che
il suo anno al potere è stato cancellato con un tratto di penna
anche dai libri di storia egiziana, come se non fosse mai esistito. 
</p>



<p><strong>Morsi ha
portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la Fratellanza
musulmana?</strong></p>



<p>Ora che l&#8217;ex
presidente egiziano non c&#8217;è più, resta da domandarsi cosa ne sarà
della Fratellanza musulmana egiziana e quale è stato il suo ruolo
politico. Di sicuro Morsi ha segnato la storia della confraternita
che per la prima volta nella sua storia di ottant&#8217;anni ha formato un
partito politico, nonostante la sua fragilità dopo anni di
repressione, ha partecipato al voto e vinto le elezioni. Chi può
dimenticare la sua euforia alla vigilia della nomina a guida del
partito, Libertà e Giustizia, che abbiamo potuto constatare di
persona in un&#8217;intervista che ci ha rilasciato Morsi durante
l&#8217;assemblea del partito nella città satellite del Cairo, 6 Ottobre,
nel 2011. Non solo questo, la Fratellanza musulmana è stata
essenziale per il movimento rivoluzionario che nel 2011 ha costretto
alle dimissioni l&#8217;ex presidente Mubarak sia per le sue capacità
organizzative sia per le sue capacità di mobilitazione. Una volta al
potere i Fratelli musulmani hanno dimostrato di essere un movimento
moderato-conservatore che può governare un paese come l&#8217;Egitto con
il dovuto sostegno da parte delle istituzioni statali. 
</p>



<p>Morsi si è
trovato involontariamente ad essere il leader in questa fase storica
così delicata per il movimento dopo la defenestrazione, voluta dai
militari, del vero leader carismatico della Fratellanza Khairat
al-Shater. Purtroppo però sarà anche ricordato come il politico che
ha riportato il movimento nell&#8217;illegalità e nell&#8217;inattività
politica. Sono migliaia le condanne a morte decise contro gli
islamisti dopo il golpe del 2013, le ultime nove sono state eseguite
pochi mesi fa (sebbene prima del 2013 non si eseguissero le condanne
a morte in Egitto) per l&#8217;attentato contro il procuratore generale
Hesham Barakat nel 2015. Il partito Libertà e giustizia è stato
sciolto e così anche la confraternita dopo gli attacchi alla polizia
di Mansoura nel 2014. Scuole, ospedali e opere caritatevoli della
Fratellanza sono state messe sotto controllo, congelati i beni dei
businessman più influenti, chiusi i rubinetti dei finanziamenti dal
Qatar, così come le sedi di al-Jazeera al Cairo. Eppure Morsi resta
un simbolo di una breve epoca che non verrà dimenticata facilmente
dai sostenitori della Fratellanza in tutto il mondo, inclusi il
presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l&#8217;emiro del Qatar, Tamim
la-Thani, dalle centinaia di martiri di Rabaa al-Adaweya, il sit-in
islamista riunitosi per affermare la sua legittimità nel quartiere
residenziale di Medinat Nasser al Cairo, disperso nel sangue il 14
agosto 2013, dagli islamisti egiziani e non solo delle diaspore in
Europa e negli Stati Uniti che hanno lasciato il paese in seguito
alla repressione su larga scala decisa dal regime militare. 
</p>



<p>Nonostante
un&#8217;economia al collasso, secondo i dati della Banca mondiale che
attesta al 60% il numero di egiziani in condizioni di povertà o
vulnerabilità, Al-Sisi governerà almeno fino al 2030, in seguito
alla riforma costituzionale approvata nell&#8217;aprile 2019, Mubarak
riceverà gli onori riservati ai presidenti, mentre nessun tributo è
stato concesso a Morsi, pur sempre il primo presidente eletto della
storia egiziana, in attesa che la Fratellanza musulmana egiziana si
risvegli finalmente dal suo torpore. 
</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lato oscuro di Whatsapp tra libertà d’espressione e violazioni della privacy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 10:22:26 +0000</pubDate>
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<p>
di
Fabiana Brigante 
</p>



<p>
L’avvento
degli <em>smartphone</em>
ha completamente trasformato il nostro modo di comunicare. Le app di
messaggistica istantanea, in particolare, consentono di metterci in
contatto con altri utenti sfidando distanze e fusi orari, talvolta
anche barriere linguistiche. Tuttavia, sebbene le possibilità
offerte dai mezzi di telecomunicazione siano una grande conquista, il
prezzo da pagare può essere a volte troppo alto. Se da un lato per
gli individui comunicare e scambiare informazioni è diventato
semplice – con tutte le implicazioni del caso in termini di libertà
d’espressione e di informazione – dall’altro lato lo è anche
per i governi sottoporre a sorveglianza le conversazioni dei propri
cittadini. 
</p>



<p>
Era
il 2013 quando il <em>The Guardian
</em>pubblicò le rivelazioni di un ex
dipendente della <em>National Security
Agency</em> degli Stati Uniti Edward
Snowden circa l’esistenza di un programma di sorveglianza di massa
che monitorava l’attività di Internet e telefonica di centinaia di
milioni di persone in tutto il mondo. 
</p>



<p>
Come
è noto, in alcune circostanze è legittima l’interferenza dei
governi con il diritto alla libertà d’espressione dei propri
cittadini; l’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani
dispone, al suo secondo comma, che una autorità pubblica possa
intervenire a comprimere il diritto, tra gli altri, al rispetto della
segretezza della corrispondenza quando “[…]tale ingerenza sia
prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società
democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica
sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine
e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della
morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
Esistono dunque certamente legittimi motivi per interferire con
questo diritto e mettere sotto sorveglianza determinate
conversazioni, allo scopo per esempio di punire la commissione di
certi reati o tutelare la sicurezza pubblica. Tuttavia, allo scopo di
evitare interferenze illegittime è parso opportuno tracciare una
linea di confine, indicando criteri rigorosi da seguire per gli
Stati: la sorveglianza deve infatti essere mirata, ossia &nbsp;rivolta
ad una persona o a persone specifiche sulla base di un ragionevole
sospetto, deve essere effettuata in modo conforme al dettato
normativo, necessaria per raggiungere uno scopo legittimo ed infine
deve essere condotta in modo proporzionato a tale scopo e non deve
mai essere discriminatoria. 
</p>



<p>
La
sorveglianza di massa, vale a dire la raccolta indiscriminata da
parte delle autorità di un’enorme quantità di informazioni
reperibili su telefoni, computer o altri dispositivi senza il
consenso né la consapevolezza degli utenti, mette senz’altro a
repentaglio sia il diritto alla privacy che alla libertà di
espressione. Invero, molte delle attività che svolgiamo nel
quotidiano comprendono l’utilizzo di
Internet: dallo shopping allo online banking, dalle ricerche su
Google alla comunicazione con amici o colleghi, ed infine spesso
anche il nostro lavoro si svolge prettamente online. Non solo:
persino i nostri elettrodomestici e le nostre auto sono diventati
dispositivi “intelligenti”, capaci di connettersi a Internet e di
memorizzare informazioni su di noi. 
</p>



<p>
Ma
in cosa consistono, nella pratica, queste operazioni di sorveglianza
su larga scala? Attraverso le rivelazioni di Snowden sono stati
scoperti alcuni dei programmi gestiti dalla NSA statunitense e dal
<em>Government Communications
Headquarters</em> del Regno Unito e i
metodi utilizzati per accedere ai dati degli individui. Tra questi
figurano:</p>



<p>
&#8211;
metodi di intercettazione dei dati “trasportati” dai cavi
Internet sottomarini;</p>



<p>
&#8211;
accesso ai dati in possesso delle grandi aziende, appartenenti ai
propri clienti;</p>



<p>
&#8211;
monitoraggio delle posizioni dei telefoni cellulari;</p>



<p>
&#8211;
intercettazione di telefonate, messaggi e mail;</p>



<p>
&#8211;
sabotaggio della crittografia;</p>



<p>
&#8211;
hackeraggio di telefoni e app;</p>



<p>
&#8211;
controllo delle principali aziende di telecomunicazione.</p>



<p>
In
questo contesto il ruolo svolto dalle imprese è di non poco momento.
Sebbene la responsabilità per le violazioni dei diritti umani ricada
in primo luogo sugli Stati, le società &#8211; in particolare i fornitori
di servizi Internet (<em>Internet Service
Providers</em>, ISPs) -, svolgono
senz’altro un ruolo centrale nel fornire agli Stati i mezzi
necessari per perpetrare gli abusi sopra citati. Non solo gli ISPs
possono filtrare o censurare le informazioni, ma alcuni di essi sono
anche, direttamente o meno, informatori dei governi, fornendo loro i
dati raccolti dai propri utenti online o rivelando le loro identità;
in alcuni casi le aziende vendono direttamente tecnologie di
sorveglianza, le quali consentono ai governi di infiltrarsi nei
dispositivi digitali e di monitorarli. È di queste ultime che ci
occuperemo nel presente articolo. 
</p>



<p>
Oggi,
un’industria globale composta da centinaia di aziende sviluppa e
vende tecnologia di sorveglianza ad agenzie governative in tutto il
mondo. Insieme, queste aziende vendono una vasta gamma di sistemi
utilizzati per identificare, tracciare e monitorare le persone e le
loro comunicazioni per scopi di spionaggio e polizia. 
</p>



<p>
Nel
1995, <em>Privacy International</em>
ha pubblicato il report <em>Big Brother
Incorporated</em>, il primo studio sul
ruolo crescente dell’industria bellica nel commercio internazionale
delle tecnologie di sorveglianza e del loro ruolo nell’esportazione
di sofisticate capacità di sorveglianza dai paesi occidentali ai
regimi non democratici. 
</p>



<p>
La
moderna “industria della sorveglianza” delle comunicazioni
elettroniche si è evoluta dalla commercializzazione di Internet e
delle reti di telecomunicazioni digitali negli anni Novanta, quando i
governi hanno iniziato a approvare nuove leggi che richiedevano nuovi
poteri di sorveglianza elettronica e protocolli tecnici per garantire
l’accesso governativo alle reti. In risposta, si è sviluppata
un’industria globale composta da produttori di armi, società di
telecomunicazioni, aziende IT e società di sorveglianza
specializzate.</p>



<p>
L’architettura
di sorveglianza è composta da vari tipi di società:</p>



<p>
&#8211;
Provider di servizi Internet (ISPs) e operatori di telecomunicazioni,
che gestiscono le reti e forniscono ai propri clienti determinati
servizi, quali servizi Internet, telefonia mobile e telefonia fissa,
i quali potrebbero essere tenuti a garantire che le proprie reti
siano accessibili alle agenzie governative.</p>



<p>
&#8211;
I fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni, aziende che
sviluppano hardware su cui girano le reti. Poiché sono sviluppate
con funzionalità di intercettazione legale, quando vengono esportate
alcune apparecchiature eseguono di default la sorveglianza o sono
progettate in modo da essere facilmente accessibili a fini di
sorveglianza. 
</p>



<p>
Gran
parte di questa tecnologia, lungi dall’essere impiegata al fine di
contrastare il compimento di reati, viene utilizzata per monitorare
le attività di dissidenti, attivisti per i diritti umani,
giornalisti, leader studenteschi, minoranze, leader sindacali e
oppositori politici. Questa tecnologia è anche utile per monitorare
settori più vasti della popolazione; con essa le transazioni
finanziarie, le attività di comunicazione e i movimenti geografici
di milioni di persone possono essere catturati, analizzati e
trasmessi in modo economico ed efficiente. 
</p>



<p>
La
tecnologia di sorveglianza fornisce un supporto inestimabile alle
autorità militari e ed ai regimi totalitari in tutto il mondo.
Privacy International (PI) ha riportato che la società britannica
<em>International Computers Limited</em>
(ICL) fornì l’infrastruttura tecnologica per stabilire il sistema
di <em>Passbook</em>
sudafricani, da cui dipendeva gran parte del funzionamento del regime
di apartheid. Ancora, nel suo rapporto PI ha dimostrato che alla fine
degli anni ‘70 la <em>Security Systems
International</em> fornì la tecnologia
di sicurezza al brutale regime di Idi Amin in Uganda. Allo stesso
modo, la compagnia israeliana Tadiram è stata accusata di aver
sviluppato ed esportato negli anni ‘80 la tecnologia per la lista
di morte computerizzata usata dalla polizia guatemalteca. 
</p>



<p>
Questi
sono solo alcuni degli esempi che dimostrano che il sostegno delle
società in alcuni casi è imprescindibile nella perpetrazione di
abusi dei diritti umani da parte dei governi. La giustificazione
avanzata dalle società coinvolte in questo commercio è identica
alla giustificazione avanzata da quelle che si occupano di commercio
di armi, e cioè che il business è neutrale e lo scopo perseguito di
realizzazione di utili è senz’altro lecito. 
</p>



<p>
Tuttavia,
in assenza di un adeguato sistema di protezione si ritiene che
nemmeno lo strumento <em>sic et
simpliciter</em> della tecnologia possa
essere considerato uno strumento ‘neutrale’. A supporto di questa
tesi, di recente l’organizzazione Amnesty International ha accusato
una società di <em>intelligence</em>
israeliana, appartenente al gruppo NSO di aver sviluppato un malware<em>,
</em>chiamato Pegasus, in grado di essere
installato sugli smartphone tramite una semplice chiamata via
WhatsApp, e di conseguenza di accedere a qualsiasi informazione
presente sul dispositivo mobile, e controllare da remoto telecamere e
microfoni. Un software capace di tracciare le comunicazioni di
oppositori dissidenti e difensori dei diritti umani, che si presume
fu utilizzato anche per spiare il giornalista dissidente saudita
Jamal Kashoggi, brutalmente assassinato lo scorso ottobre in Turchia.

</p>



<p>
Amnesty
International sta sostenendo un’azione legale contro il Ministero
della Difesa israeliano, chiedendo che la licenza di esportazione di
NSO Group venga revocata. In una petizione presentata alla Corte
distrettuale di Tel Aviv, circa 30 membri e sostenitori di Amnesty
International Israel e altri della comunità dei diritti umani hanno
spiegato come il Ministero della Difesa abbia esposto i propri
cittadini al pericolo di subire abusi permettendo a NSO di continuare
ad esportare i suoi prodotti. 
</p>



<p>
Amnesty
accusa NSO di vendere i propri prodotti a governi che sono noti per
le violazioni dei diritti umani, dando loro gli strumenti per
rintracciare attivisti e oppositori politici. Secondo i membri
dell’Organizzazione, il Ministero della difesa israeliano ha voluto
ignorare le crescenti prove che collegano il Gruppo NSO agli attacchi
contro i difensori dei diritti umani. L’azione legale è supportata
da Amnesty International nell’ambito di un progetto congiunto con
l’Istituto per i Diritti Umani e la Giustizia Globale della <em>New
York University</em> <em>School
of Law</em> (NYU). La ricerca condotta ha
documentato l’uso dello spyware Pegasus di NSO Group per colpire
un’ampia fetta della società civile, inclusi almeno 24 difensori
dei diritti umani, giornalisti e parlamentari in Messico; un
dipendente di Amnesty International; gli attivisti sauditi Omar
Abdulaziz, Yahya Assiri, Ghanem Al-Masarir; il premiato attivista per
i diritti umani degli Emirati Ahmed Mansoor, oltre al già citato
dissidente saudita Jamal Khashoggi.</p>



<p>
Sebbene
il gruppo NSO affermi di aiutare i governi a combattere il terrorismo
e la criminalità, pare non sia stato in grado di confutare le prove
crescenti che collegano i suoi prodotti agli attacchi ai difensori
dei diritti umani. Il gruppo NSO ha ripetutamente negato, ma non ha
risposto in modo convincente ai resoconti secondo cui la sua
piattaforma spyware Pegasus è stata usata impropriamente per colpire
i difensori dei diritti umani. Né ha fornito alcun rimedio per i
molteplici casi segnalati di uso improprio delle sue tecnologie di
sorveglianza. La società non ha rivelato il proprio processo di <em>due
diligence</em>, ad eccezione di
riferimenti circa l’esistenza di un comitato etico. Dunque, non è
chiaro quali fattori vengano presi in considerazione prima che
l’azienda venda un prodotto intrinsecamente invasivo come Pegasus.</p>



<p>
Senza
un&#8217;efficace supervisione basata su un’adeguata regolamentazione
della vendita di spyware commerciale e senza un’azione adeguata da
parte del Gruppo NSO per prevenire, mitigare e porre rimedio
all’abuso della sua tecnologia, gli attori della società civile
restano vulnerabili alla sorveglianza illegale semplicemente per
esercitare i loro diritti umani. Dal canto suo, la società ha
affermato di sviluppare la tecnologia informatica al solo scopo di
investigare e prevenire la commissione di reati e di contrastare il
fenomeno del terrorismo.&nbsp; 
</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il simpatizzante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 06:17:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Si ricorda poco la guerra in Vietnam, ma si tratta di Storia piuttosto recente che dovrebbe far riflettere sui conflitti in corso. Ne parla lo scrittore Viet Thanh Nguyen – professore universitario e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Si ricorda poco la guerra in Vietnam, ma si tratta di Storia piuttosto recente che dovrebbe far riflettere sui conflitti in corso. Ne parla lo scrittore Viet Thanh Nguyen – professore universitario e qui alla sua opera prima di narrativa – con il romanzo intitolato <i>Il simpatizzante</i>, edito da Neri Pozza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1110.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9411" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1110.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="161" height="266" /></a></p>
<p>Siamo a Saigon, nel 1975. Nel mese di aprile, un mese significativo in cui la guerra, lunga ed estenuante, ha iniziato a perdere colpi: il fronte del Nord vietnamita ha ceduto davanti all&#8217;avanzata dei Vietgong e il generale capo della Polizia Nazionale del Vietnam del Sud si appresta a fuggire negli Stati Uniti, suoi alleati. Il più fedele dei suoi uomini, il Capitano, è in realtà una spia dormiente, un uomo dalla doppia identità che invia regolarmente i dispacci militari a Man, amico e addestratore in Vietgong. Man e il Capitano formano un trio con Bon, che deciderà di entrare a far parte del famigerato “Phonenix Program” della CIA.</p>
<p>Questi, in breve, gli antefatti e i personaggi principali del racconto, adatto per chi ama le storie di guerra e di spionaggio, ma vi segnaliamo il libro perchè non si tratta solo di questo, anzi! E&#8217; uno dei testi più profondi degli ultimi anni.</p>
<p>L&#8217;autore, infatti, fa parlare il Capitano in prima persona, in una lunga confessione che parte così: “ Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce&#8230;Sono semplicemente in grado di considerare qualunque argomento da due punti di vista antitetici” e già in questa presentazione si colgono due riferimenti importanti: il primo all&#8217;identità e il secondo ad un approccio filosofico alla realtà. L&#8217;identità: il capitano è figlio di una vietnamita e di un colonizzatore europeo e questo segnerà le sue scelte. La figura materna ricorre per tutto il testo come esempio di rettitudine in un mondo dominato dalla violenza e dall&#8217;ipocrisia (il padre era un sacerdote cattolico, mai presente nella vita dei familiari&#8230;). La filosofia è Pensiero critico e questo viene riportato dai continui dubbi e dai sensi di colpa del Capitano di fronte all&#8217;orrore per la lotta per la libertà.</p>
<p>Il protagonista è costretto a scrivere questa sua lunga e dettagliata confessione in cui narra al Comandante (sono entrambi senza nome), le tattiche militari dei soldati del Nord e del Sud, dei Vietgong, la fuga, il ruolo dei media e dei cittadini comuni&#8230;E, mentre le vicenda si dipana, è sempre più difficile stabilire chi sono i “buoni” e i “cattivi” perchè le ideologie possono essere giuste o sbagliate a seconda della parte in cui si sceglie di stare e perchè in ogni essere umano si annida l&#8217;istinto al Bene e al Male e dipende quali valori si decide di far prevalere.</p>
<p>Sono molti i riferimenti letterari e colti che Than Ngueyen inserisce nel fiume di parole del suo alter-ego, citando spesso Marx e i suoi seguaci, partendo dalle considerazioni utili per la difesa dei diritti del popolo, contenute ne <i>Il capitale</i>, per poi farne anche una critica alla deriva autoritaria successiva per volontà di molti, anche oggi.</p>
<p>Un testo scritto tutto di seguito (e per questo anche molto interessante), senza virgolettati e con poca punteggiatura, perchè si tratta di uno “svuotamento” della coscienza, catartico e costruttivo, per tutte e tutti coloro che lo hanno letto e che lo leggeranno.</p>
<p>Dopo essere stato costretto a nascondere, per tanto tempo, la propria vera identità, a negare le proprie origini, a patire per queste stesse, finalmente il Capitano getta la maschera e osa esprimere le proprie idee e le proprie opinioni, seppur non ancora del tutto messe a fuoco fino in fondo perchè i dilemmi etici sono ardui da risolvere. Le ultime cento pagine parlano e descrivono una tortura, fisica, mentale e disturbante (altro tema attuale, purtroppo), mai necessario nella vita reale, ma qui finalizzata a far emeregere fino in fondo il parere del&#8217;autore sul significato e l&#8217;utilità dei conflitti, parere e lezione che dovrebbero essere chiari a tutte e a tutti.</p>
<p>Lo scrittore fa parlare anche altri personaggi, per lo più maschili, più portati alla guerra: la madre del Capitano è la figura femminile principale, sempre presente nei suoi ricordi, che proprio per questo, rappresenta la Memoria che non va sepolta per non continuare a commettere gli stessi errori che portano al genocidio di intere etnie e popolazioni; è l&#8217;unica donna in grado di rischiarare il buio di un Paese devastato dalla carneficina e dall&#8217;ottusità di uomini assetati di Potere. Anche gli intellettuali sono ben chiamati in causa: interessante la figura del giornalista e del regista di un documentario. Quest&#8217;ultimo crede (o fa finta di farlo) di realizzare un&#8217;opera neutrale, ma cede alla vanagloria e finisce con il confezionare un film di propaganda, “giocando” sul rapporto tra realtà e finzione e creando uno scambio metalinguistico tra Cinema e Letteratura.</p>
<p>Non c&#8217;è scampo per nessuno per tutta la durata della lettura che spesso assume toni davvero in linea con quello che sta accadendo ai nostri giorni: “&#8230;Non possiamo essere certi che il nostro dolore sia uguale a quello degli altri, se prima non ne parliamo. E quando cominciamo a parlarne, lo facciamo sempre in modo personale, e partendo dalla nostra cultura di riferimento&#8230;”; “ &#8230;Quel che era più buffo, non mi ero mai sentito inferiore a causa delle mie origini razziali, durante gli anni universitari. Ero straniero per definizione, perciò venivo trattato da ospite. Ora, invece, pur essendo un americano in possesso di carta di identità, patente di guida, tessera sanitaria e regolare permesso di soggiorno, Violet continuava a considerarmi uno straniero e il mancato riconoscimento della mia nuova condizione rappresentava un duro colpo alla fiducia in me stesso”.</p>
<p>Ma non è solo un libro che parla di Storia, di Politica, di Comunismo, è anche un testo che parla di Morte, di Etica, come detto, di Amicizia, di Decadenza, ovvero del senso ultimo della vita umana.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/17/libriliberi-il-simpatizzante/">&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il simpatizzante</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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