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	<title>spiritualità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dove si appoggia il giorno</title>
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<p></p>



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<p><br></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p></p>



<p>Non c’erano palazzi. Solo case. Case basse, coi tetti vicini al cielo e i muri un po’ vissuti. Sembravano appoggiate al suolo con delicatezza, come se anche loro, un giorno, potessero decidere di andarsene.<br>Lei camminava piano. I passi senza fretta, lo sguardo che toccava tutto. Non faceva foto. Non prendeva appunti. Era il cuore che registrava tutto.<br>Sapeva che li stava guardando per l’ultima volta, quei posti. Lo sapeva, anche se nessuno gliel’aveva detto. Anche se non c’era nessun addio scritto. C’era solo il corpo che sentiva: “guarda bene, perché dopo sarà diverso.”<br>Ogni angolo le diceva qualcosa. Ma lei non rispondeva. Accoglieva tutto in silenzio, come si fa con le cose importanti. Con quel rispetto che si dà solo ai ricordi che fanno ancora male.<br>L’ultimo giorno era andata al centro commerciale. Lo faceva sempre, quando voleva stare in mezzo al mondo senza dover parlare con nessuno. Aveva preso un gelato – crema e fragola – e si era seduta vicino alla fontana. Guardava le persone passare, senza fretta. Le mani che reggevano le buste, i volti distratti, le voci basse.<br>Non succedeva niente, ma lei sentiva tutto. Era come se in quel momento si fosse accorta davvero che stava finendo. E aveva lasciato che finisse, senza opporsi.<br>Poi era andata via. Un’altra città. Un altro ritmo.Aveva ricominciato da sola, col passo lento di chi ha perso qualcosa ma non vuole perdersi anche lui. Aveva costruito piano, con le mani e con la testa. Aveva pianto senza fare rumore. E poi aveva sorriso. Non perché fosse tutto a posto, ma perché nonostante tutto, era ancora lì.<br>Era questo che la teneva in piedi: non la forza, ma la scelta di non sparire. Ogni giorno. Anche quando era più facile chiudersi, lei si apriva un po&#8217;. Anche quando era più comodo dire “non ce la faccio”, lei provava ancora.<br>Poi era tornata. Per un progetto, per pochi giorni. Ma non era passata dai luoghi di prima. Aveva scelto strade nuove, quelle dove nessuno la conosceva. E lì, stranamente, aveva respirato.Aveva sentito che si può tornare, ma in modo diverso. Che si può riconoscere qualcosa senza doverlo rivivere.<br>I luoghi veri, quelli dove aveva amato e sofferto, erano rimasti dietro.Non li aveva evitati. Li aveva semplicemente rispettati.Non era ancora il momento.E forse non lo sarà mai.Ma va bene così.<br>Chi l’aveva lasciata, lei lo sapeva.Una frase sola, basta.Non serve nominarli per sapere quanto hanno fatto.E non è lì che voleva guardare.<br>Lei guardava avanti.Alla luce che filtra tra le cose, anche quando sembra non esserci.Alle mani che non tremano più.Al cuore che batte piano, ma regolare.<br>Aveva capito che non serve capire tutto.Che si può vivere anche con le ferite aperte, se impari a non toccarle ogni giorno. E che ci sono dolori che si tengono con cura, come si tiene qualcosa che ha lasciato un segno ma ti appartiene.<br>La sua forza non era visibile. Era nei piccoli gesti. Nel mettersi in ordine anche quando dentro è confusione. Nel tornare a casa con le buste della spesa e sentirsi comunque forte. Nel non chiedere più scusa per il proprio dolore. Nel dire “oggi ci sono” anche quando la voce è bassa.<br>Dio, se c’è,  lei lo sentiva lì. Nel secondo esatto in cui decideva di non lasciarsi cadere. In quel momento preciso in cui, senza spettacolo, si rialzava. Né miracolo, né magia. Solo resistenza, silenziosa, vera.<br>E così ogni giorno si appoggiava. Al tempo, al gesto, al proprio nome detto piano. A quel filo che tiene insieme tutto anche quando sembra che tutto stia per crollare.<br>Si appoggiava al giorno, e il giorno si lasciava tenere. Come una promessa non detta. Come una mano che non stringe, ma c’è.<br>E alla fine, era questo il miracolo. Non che fosse passata. Ma che lei, con tutto quel dentro,stava ancora lì.</p>



<p><br>Content creator: Boris Maretto</p>
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		<title>Ti parlo Luna</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 08:40:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>Nella quiete della notte, un&#8217;anima smarrita si apre alla luna, confidandole le proprie paure e dolori. Tra le ombre della solitudine, nasce un dialogo intimo che porta una flebile speranza. La luna, immutabile nel suo splendore, diventa compagna di segreti, portando una luce di conforto nel buio dell&#8217;animo. Una storia di resilienza e legame si dipana tra lacrime e confidenze, tra un cuore spezzato e una presenza costante nel firmamento.</p>



<p>&#8220;La luna rimane il mio unico baluardo, la confidente delle notti mute in cui il dolore urla silenzioso. Nel suo bagliore, cerco conforto, una costante di cui ho disperato bisogno. Tra le ombre dell&#8217;abbandono, la sua presenza mi salva dall&#8217;oblio che avvolge il mio cuore solitario.&#8221;</p>



<p>“Ci sei sempre, vero?” mormoro, la voce appena un soffio nel vento. È la stessa domanda di sempre, ogni notte, quando tutto il resto tace e solo lei rimane ad ascoltarmi. Ho bisogno di sapere che almeno la luna non se ne andrà. Perché tutto il resto, tutto ciò che conoscevo, se n’è già andato. E dentro di me non è rimasto altro che un vuoto freddo, un’assenza che mi pesa sul petto come una pietra.</p>



<p>“Sai, a volte…” comincio, incerta, e poi l’aria si fa più tagliente, come se anche la notte trattenesse il fiato. “A volte ho paura. Non di qualcosa di preciso, ma di tutto. Della solitudine. Del tempo che passa e non restituisce nulla. Di non avere più nessuno a cui aggrapparmi.” La voce mi trema. “Ho perso troppo, Luna. E adesso non so più come andare avanti.”</p>



<p>Queste parole le ho già dette. Forse ieri, forse la settimana scorsa. Forse ogni sera da quando il mondo mi è crollato addosso. Ma non importa, perché lei non si stanca mai di ascoltare.</p>



<p>Il vento sospira tra gli alberi, una carezza gelida che mi sfiora la pelle. La luna rimane là, alta nel cielo, silenziosa e distante, eppure la sua luce è l’unica cosa che non mi fa sentire completamente persa.</p>



<p>“Mi capita di fingere che vada tutto bene, di sorridere quando dentro sento solo il vuoto. Ma la verità è che mi sento abbandonata. Come se il mondo mi avesse lasciata indietro, come se fossi diventata l’eco sbiadita di qualcosa che non esiste più.”</p>



<p>Chiudo gli occhi per un istante, il cuore che batte più forte. Il cielo sopra di me è immenso, sterminato, eppure dentro questa vastità io mi sento piccola, fragile, quasi trasparente.</p>



<p>“Ho bisogno di qualcuno che mi veda davvero, che non mi lasci scivolare via come se non esistessi. Ho bisogno di sapere che, anche se tutto sembra crollare, non sono davvero sola.”</p>



<p>La luna splende, immutabile, e nel suo bagliore c’è un riflesso che mi fa sentire meno spezzata. Lei non ha risposte da darmi, non ha parole da offrire, ma non importa. È qui. Mi ascolta. Come fa ogni sera, senza stancarsi mai.</p>



<p>“Forse è per questo che ti parlo, Luna,” sussurro, mentre la brezza mi accarezza il viso con la delicatezza di un ricordo. “Perché tu non mi abbandoni. Sei qui, sempre, senza condizioni, senza aspettative. E a volte, credo che sia l’unica cosa che riesca a darmi un po’ di pace.”</p>



<p>E così, sotto il suo sguardo silenzioso, sento il peso nel petto farsi un po’ più leggero. Un segreto sussurrato al cielo, una piccola, impercettibile liberazione. Forse domani sera sarò ancora qui, a dirle le stesse cose, a cercare risposte che non verranno mai. Ma almeno lei continuerà a esserci. Sempre.</p>
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		<title>Promessa di luce</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 08:28:02 +0000</pubDate>
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<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="805" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-805x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17935" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-805x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 805w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-236x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-768x977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-1208x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1208w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-1611x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1611w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/jo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2013w" sizes="(max-width: 805px) 100vw, 805px" /></a></figure>



<p>C’era un fiore che cresceva sotto il sole di questa terra, con i petali aperti come braccia pronte ad abbracciare il mondo. Ogni mattina, si svegliava alla luce del giorno con un sorriso silenzioso, felice di essere vivo, di vivere in un giardino che sembrava un angolo di paradiso. Le sue radici affondavano nel terreno con forza, ma senza fretta. C’era tempo per tutto. Il fiore respirava profondamente, sentiva la vita che scorreva attraverso di lui, e ogni nuovo raggio di sole era una promessa di gioia. Non era solo, intorno a lui si stendeva una distesa di fiori: ogni petalo, ogni stelo, un piccolo miracolo di bellezza. Si sentiva parte di qualcosa di più grande, di un disegno perfetto, di una melodia che risuonava nella sua anima.</p>



<p>La felicità del fiore non veniva da un posto lontano, ma dalla terra che lo nutriva, dal cielo che lo proteggeva, dal vento che gli accarezzava i petali. Ogni incontro con gli altri fiori, ogni brezza leggera, ogni goccia di pioggia, sembrava un dono. Cresceva insieme agli altri, imparando l’importanza della compagnia, della condivisione. Ogni giorno si guardava intorno con gratitudine, consapevole che non era solo nella sua crescita, ma che ogni fiore, ogni foglia, ogni respiro, faceva parte di un qualcosa che andava oltre la sua esistenza. Sembrava che niente potesse turbare quella serenità.</p>



<p>Eppure, un giorno, senza preavviso, il cielo si oscurò. Le nuvole, prima leggere, si ammucchiarono minacciose, e un vento gelido scosse la terra. La tempesta arrivò veloce e furiosa, travolgendo ogni cosa con una violenza inaspettata. Il fiore, che fino a quel momento aveva danzato con la brezza, fu colpito dalla forza del vento. I suoi petali furono strappati via, la sua forma fragile si piegò sotto il peso della pioggia. Le sue radici, che sembravano così salde, si sentirono insicure. Per un lungo istante, il fiore non riuscì a vedere altro che buio e solitudine. La terra che lo nutriva sembrava lontana, e il sole, che un tempo lo riscaldava, sembrava un ricordo sfocato. La tempesta gli aveva tolto tutto, e il fiore si sentì vuoto, come se la sua stessa bellezza fosse svanita.</p>



<p>Ma proprio quando il fiore stava per arrendersi, una carezza dolce e silenziosa gli sfiorò il corpo. Una voce, calda e piena di speranza, sussurrò vicino a lui: “Non temere. Non ti lascerò mai.” Il fiore non sapeva se quella voce fosse il frutto della sua immaginazione, ma qualcosa in lui si risvegliò. Il dolore che sentiva non era più insopportabile, e la solitudine sembrava meno profonda. Un bacio leggero, che lo avvolse con la promessa di non lasciarlo mai, lo fece risorgere lentamente. La sua mente si riempì di una forza che non conosceva. Il fiore, che sembrava spezzato, trovò dentro di sé una luce che non si era mai spenta, nemmeno nei momenti più bui.</p>



<p>Il fiore si rialzò, petalo dopo petalo, come se ogni cicatrice lasciata dalla tempesta fosse un ricordo di ciò che aveva superato. Ogni nuova apertura dei suoi petali raccontava una storia di lotta e di speranza. La sua bellezza non era più quella di prima. Era più profonda, più resiliente, come se ogni sofferenza avesse aggiunto una sfumatura alla sua anima. Ora, ogni volta che il vento soffiava, il fiore non si piegava, ma si radicava più saldamente nella terra. La sua bellezza non risplendeva solo per sé stesso, ma per tutti quelli che avevano bisogno di un segno di speranza, per tutti quelli che avevano paura di non farcela. La tempesta lo aveva trasformato, e quella trasformazione lo rendeva più forte, più luminoso.</p>



<p>E quando sembrava che il fiore avesse trovato finalmente il suo equilibrio, accadde qualcosa che lo stupì. Non solo si rialzò, ma cominciò a far crescere un altro fiore accanto a sé, come se avesse capito che la sua luce non doveva rimanere nascosta, ma doveva essere condivisa. Il fiore non viveva più solo per sé stesso. La sua bellezza, la sua forza, la sua speranza dovevano essere un rifugio per chiunque fosse stato nel buio. Così, nel cuore della sua rinascita, il fiore insegnò che, anche dopo le tempeste più forti, la bellezza non solo sopravvive, ma cresce. E, come la terra che lo aveva accolto, la sua luce si diffondeva, pronta a illuminare anche i luoghi più oscuri.</p>



<p></p>



<p></p>



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		<title>Nel cuore dell’oscurità, la Luce</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 08:44:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Jorida Dervishi Mbroci Quello è stato il momento più difficile della mia vita, un abisso senza fine dove ogni respiro pesava come un macigno e il mondo, attorno a me, sembrava svanire nell’oscurità.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>di Jorida Dervishi Mbroci </p>



<p></p>



<p>Quello è stato il momento più difficile della mia vita, un abisso senza fine dove ogni respiro pesava come un macigno e il mondo, attorno a me, sembrava svanire nell’oscurità. A casa, non c’era più nulla che potesse sorprendermi, tranne la sagoma di un albero familiare che si proiettava sulla finestra, un’ombra silenziosa e invadente. Quella sera, il vento urlava come una presenza misteriosa, cullandomi in un canto che stava per sopraffarmi. Non pensavo più al futuro, all’estate che sarebbe arrivata, alla promessa dei giorni che avevano il sapore delle mani verdi che bussavano alla vita. Nulla aveva più senso.<br>Eppure, ogni volta che alzavo lo sguardo verso la finestra e gridavo al Signore, in cerca di un segno, pensavo al mattino che sarebbe venuto, a quella luce che immancabilmente avrebbe fatto capolino. Quando bevevo il mio caffè, unico conforto nelle ore buie, mi fermavo, assaporando ogni sorso come se fosse l’unico gesto che riuscivo a sentire come mio. Era lei, la mia compagna silenziosa, testimone muto dei giorni più oscuri. E mentre il profumo del caffè si mescolava alla luce che filtrava nella stanza, per un attimo, mi sentivo viva.<br>Ogni sera, prima di chiudere gli occhi, scrivevo tre cose che mi avevano fatto sentire bene, un piccolo rituale di resistenza. Scrivevo di una conversazione che mi aveva fatto sorridere, di un gesto gentile che mi aveva scaldato il cuore, di un dettaglio che avevo notato e che, in quel preciso momento, mi aveva offerto un barlume di bellezza. Nulla è più oscuro della prigione della solitudine, nulla svuota più l’anima di quel silenzio soffocante. Ma una cosa sapevo per certo: sarei andata avanti, avrei superato ogni ostacolo, varcato quella porta con la forza dell’anima e la grazia di Dio.<br>Mi sussurravo queste parole quella notte, nel buio, come un monologo che avrei voluto urlare a tutti, ma che ho deciso di scrivere, di fissare nella solitudine delle pagine. Come mi piacerebbe fuggire in un luogo diverso, lontano, in un mondo che non ho mai visto, che non somiglia a quello che conosco. Andare veloce, più veloce di quanto possa concepire, eppure, senza paura, solo il desiderio di spingermi oltre. Quella voglia è il mio scudo, la forza che mi protegge da ogni incertezza. E in mezzo a tutto ciò, una voce dolce mi sussurra all’orecchio, rassicurandomi: “Non avere paura. Stiamo viaggiando. Sta per accadere un cambiamento, un’infinità di possibilità. Chiudi gli occhi e lasciati guidare.”<br>E così, nell’oscurità più totale, dove il respiro sembra mancare, una luce si fa strada. Una luce che riempie ogni angolo di vita. È un mondo nuovo, il mio mondo nuovo. Un luogo dove le luci non sono mai troppo lontane, e dove ognuna di esse racconta una storia simile alla mia. Il cielo è un rosa delicato, le nuvole argentate danzano nel vento come amiche che non si incontrano da tempo. L’aria sa di dolci appena sfornati, di cose semplici e genuine, e gli alberi sono carichi di frutti dorati che brillano sotto il cielo. Qui non ci sono strade vuote, ma sentieri da scoprire, passi da imparare a compiere. E nella pace di questo posto, senza rumori, senza fretta, tutto ciò che senti è la bellezza di ogni attimo.<br>Mi fermo a respirare profondamente. Il tempo, che mi è sempre sfuggito, ora sembra cedere, dandomi il permesso di fermarmi. Il tempo mi accoglie come un vecchio amico, senza giudizio, senza fretta. È l’ossigeno di questa nuova vita, la linfa che scorre nelle mie vene. Il fiume, che scorre lento e profondo come un mistero antico, mi riflette con la sua superficie calma. Guardo e vedo il mio volto, il mio passato e il futuro che mi aspetta, un futuro che solo il tempo ha il potere di svelare. E in questo istante, capisco che il futuro non è scritto da chiunque. È scritto dal tempo, che non tradisce mai, che non chiede spiegazioni. Solo il tempo sa come raccontare la verità.<br>In questo mondo perfetto, tutto è in armonia, ogni essere umano è parte di un disegno più grande. Non ci sono distinzioni, né razze, né colori, né classi sociali. C’è solo bellezza. I fiumi ti parlano, le montagne ti offrono la loro saggezza, e anche i fiori, con il loro profumo, sembrano sorriderti. Ogni passo è un incontro con la vita, ogni respiro un dono. E quando la notte cala, quando le stelle iniziano a danzare, un senso di pace infinita mi avvolge. Il mondo si addormenta sotto la protezione di una luna che ci guarda con amore, e io sorrido, sapendo che ogni fine è solo l’inizio di qualcosa di nuovo.<br>E mentre mi lascio andare a questi pensieri, capisco che la vita è fatta di attimi. Ogni attimo, ogni emozione, ha il potere di trasformarsi in qualcosa di straordinario, se solo lo permettiamo. Le ferite del passato sono i mattoni della mia forza, e quando guardo al futuro, lo vedo pieno di colori, sogni e infinite possibilità. E con il cuore aperto e la mente pronta a scrivere il prossimo capitolo, so che ogni passo mi avvicina sempre più alla verità di chi sono e di chi voglio diventare.</p>
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		<title>&#8220;Tracce silenziose&#8221;. Oltre le curve della vita</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 08:34:11 +0000</pubDate>
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<p>di Jorida Dervishi Mbroci<br></p>



<p>Azzurra camminava lentamente, senza fretta, come se ogni passo fosse un piccolo gesto di conquista. Le strade che percorreva un tempo le sembravano sconosciute, quasi un mistero da decifrare. Ma ora, le conosceva a fondo. Sapeva dove conducevano, quali curve inaspettate l’avrebbero attesa, ma ogni volta che una di queste appariva, il suo cuore accelerava un po’, come se il mondo volesse metterla alla prova. Eppure, cercava di nascondere la sua paura. Sorrideva, sempre. Nonostante tutto, sorrideva e continuava a camminare.<br>Sotto la pioggia, nei giorni di sole, nel buio della notte. Perfino quando la città si svuotava, rifugiandosi nel silenzio di quei giorni in cui nessuno avrebbe fatto nulla. In quei momenti, il suo passo solitario sembrava raccontare una storia silenziosa, e desiderava più di ogni altra cosa che quelle passeggiate non finissero mai. Era come se la strada stessa fosse diventata una compagna di viaggio che la aiutava a mantenere la rotta, anche nei momenti di smarrimento.<br>Ogni tanto salutava i passanti, quelli che aveva incontrato mille volte lungo il percorso. C’erano quelli che non la notavano, e quelli che la salutavano con un sorriso o un cenno del capo, come se, in qualche modo, condividessero con lei un frammento di quella vita che andava avanti, anche nei giorni più difficili. Si fermava anche a prendere il caffè, nel solito posto. Non cambiava mai, e nemmeno lei lo voleva. Quel caffè aveva un aroma speciale, un sapore che la legava a tanti ricordi di un passato che, sebbene lontano, non smetteva di essere presente nei piccoli gesti quotidiani.<br>Mentre camminava, ascoltava la sua musica preferita. Le note delle sue canzoni erano come un filo che la legava al mondo, che la faceva sentire viva, che le ricordava che, nonostante tutto, la vita continuava a scorrere. La musica non la stancava mai. Ogni canzone le raccontava una storia, e in ognuna di esse c’era un pezzo di sé stessa che ancora doveva scoprire. Ogni passo che faceva la portava un po’ più lontano da ciò che era stato, ma anche più vicina a ciò che sarebbe potuto essere. Aveva camminato tanto, aveva visto tanto, e ancora non si sentiva stanca. Ogni angolo, ogni strada, sembravano offrire una nuova possibilità di scoperta. Quanto aveva visto, e quanto avrebbe ancora visto!<br>Eppure, ora sentiva che era arrivato il momento di fermarsi, almeno per un po’, per scrivere. Scrivere quei capitoli di vita che tanto l’avevano insegnata, quelli che l’avevano fatta crescere, a volte con fatica, ma sempre con una consapevolezza più forte. Seduta su una panchina, con il taccuino in mano, prese un respiro profondo e ripensò a quelle strade che aveva percorso. Non solo fisicamente, ma anche interiormente. Ogni curva della sua vita l’aveva portata a una riflessione, a una nuova comprensione di sé. E ora era giunto il momento di mettere tutto nero su bianco, per non dimenticare, per non perdere quella ricchezza che il cammino le aveva donato.<br>Azzurra imparò che combattere non significava sempre sfidare il mondo o lottare contro le avversità. A volte, combattere significava sapere accettare la realtà per quella che era, senza illusioni o negazioni. La realtà, per quanto dura e spietata, era ciò che aveva davanti. Solo riconoscerla, senza mascherarla, le dava la forza di reagire.<br>Nei giorni bui, quando il peso del mondo sembrava troppo grande da portare, Azzurra si rese conto che non c’era niente di sbagliato nell’ammettere di non avere tutte le risposte, nell’accettare che non tutto era sotto controllo. La vera battaglia si giocava dentro di lei, nella sua capacità di voltare pagina, di non restare impantanata nei ricordi dolorosi o nelle situazioni che non poteva cambiare. Ogni giorno che sceglieva di guardare avanti, di non restare intrappolata nel passato, era una piccola vittoria.<br>Azzurra sapeva che la forza non stava nel negare il dolore o l’incertezza, ma nel non permettere a questi di definirla. Combattere voleva dire anche non tradire i propri valori, rimanere fedele a se stessa, anche quando il mondo cercava di farla dubitare. Non permettere che le circostanze o la paura minassero ciò che aveva imparato a riconoscere come giusto e vero per lei. Era una lotta silenziosa, quella che ogni giorno affrontava per restare integra, per ricordarsi che, al di là delle tempeste, c’era sempre una parte di sé che non avrebbe mai potuto essere scossa.<br>Voltare pagina non significava dimenticare, ma liberarsi del peso che non le apparteneva più. Ogni passo che compiva verso il nuovo, verso l’ignoto, le ricordava che combattere non era solo resistere, ma anche sapersi adattare, imparare e, soprattutto, rimanere fedele ai principi che la guidavano.<br>In tutto questo, Azzurra trovava la sua forza. Non una forza che le veniva dalle circostanze, ma dalla sua capacità di affrontarle con dignità, coraggio e una profonda accettazione di sé stessa. La sua battaglia, alla fine, non era contro il mondo, ma contro l’inquietudine che nasceva dalla paura di non essere abbastanza. E, ogni giorno, con ogni passo che faceva, Azzurra dimostrava che non solo lo era, ma che la sua lotta era già una prova di grandezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="961" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2-961x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17903" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2-961x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2-282x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 282w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2-768x818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2-1442x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1442w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/j2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1472w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></figure>
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		<title>Tracce silenziose: Jorida Mbroci Dervishi presenta il suo nuovo progetto</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 10:53:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Di Jorida Mbroci Dervishi</p>



<p>Oggi pubblichiamo, con molto piacere, testo e video del progetto di Jorida Mbroci Dervishi. Direttamente dalla Grecia dove oggi Jorida &#8211; albanese &#8211; vive con il marito e la bella figlia Enia.</p>



<p></p>



<p>Quante volte mi sono rialzata senza dirlo a nessuno, solo a me stessa… </p>



<p>Tracce silenziose é un progetto diverso, una passeggiata per esplorare lo spazio più fragile e vivo della mia vita. Qui vi invito a leggere dei luoghi, sentimenti, cambiamenti, speranze, perdite, desideri e la forza di rinascere e di rialzarsi per superare me stessa, in una differente prospettiva. La prospettiva di un’anima che viene chiamata ad essere al contempo spettatrice e attrice di una creazione, in silenzio, senza far rumore.</p>



<p>Qui troverete brevi racconti che simbolicamente sono tracce scritte nelle stagioni della mia vita perché ho capito che il mondo funziona a cicli e forse quella bellissima cosa che pensavo di aver trovato nella vita doveva ancora venire; ho capito che il bello viene dopo la mezzanotte e che Dio non si distrae mai…</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Video-2.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Tracce silenziose: il nuovo progetto di Jorida Mbroci Dervishi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 09:41:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, con il nuovo anno Associazione Per i Diritti umani è lieta di presentarvi il nuovo progetto di Jorida Mbroci Dervishi; Jorida stessa lo racconta nel video qui di seguito. Si tratta&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Care e cari,</p>



<p>con il nuovo anno Associazione Per i Diritti umani è lieta di presentarvi il nuovo progetto di Jorida Mbroci Dervishi; Jorida stessa lo racconta nel video qui di seguito. </p>



<p>Si tratta di un racconto di vita, perchè solo se si sono vissute determinate esperienze si può essere davvero empatici e, forse, si possono aiutare altre persone a superare momenti difficili. </p>



<p>Emozioni, vissuti, viaggi, relazioni: si parlerà di questo e tanto altro.</p>



<p></p>



<p>Vi consigliamo di seguire Jorida e il suo percorso&#8230;</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/video1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p></p>
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		<title>Emanuele: diritti e spiritualità</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 09:20:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Recentemente, a seguito dell&#8217;intervista con la pastora Daniela Di Carlo, ho visitato la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi a Milano. Qui ho incontrato una vecchia conoscenza che sento “fratello di battaglie” politiche.<br>Ci incontriamo spesso ad eventi LGBTQI+ e non solo.<br>Si chiama Emanuele Crociani e ad oggi lo trovo cresciuto sia sul piano personale sia politico.<br>Uno di quei ragazzi che non si vedono né sentono, ma quando serve ci sono sempre.<br>In questa nostra chiacchierata mi ha parlato di politica, ma anche di spiritualità.</p>



<p><br>Ti vuoi presentare brevemente?</p>



<p><br>Sono Emanuele Crociani, ho 32 anni e lavoro come impiegato amministrativo. Sono cresciuto in una famiglia numerosa di un piccolo paese di campagna in provincia di Milano, ma da qualche anno vivo a Voghera con mio marito. Sono gay e mi sono unito civilmente da circa un anno. La mia passione è sempre stata la politica, ambito anche dei miei studi universitari. Ho coltivato anche altri interessi e<br>aspetti della mia personalità, tra cui la spiritualità che ha sempre avuto uno spazio molto importante.<br>Per riassumere, direi che sono un idealista che si impegna per cambiare il mondo, anche se spesso per la coerenza alle mie idee mi capita di essere una “minoranza”: in politica, nelle chiese, in sindacato…</p>



<p><br>Come ti sei avvicinato alla politica?</p>



<p><br>E’ una passione che mi era sorta in me quando ero ragazzino. La mia famiglia e il movimento spirituale che frequentavamo mi ha insegnato a combattere per i grandi ideali, e così ho pensato che la politica potesse essere la mia vocazione. Allora appena ho compiuto 16 anni mi sono iscritto alla giovanile del partito che a quel tempo sentivo più vicino a me (il Pd, che era stato appena fondato) ed ho coinvolto con il mio entusiasmo parte della mia famiglia. Nel mio piccolo Comune non ho avuto problemi con i compagni di partito. Il clima di fiducia mi ha aiutato a non allontanarmi dall’impegno politico dopo le prime inevitabili delusioni e sconfitte. Inoltre movimento spirituale che frequentavo assiduamente (il Movimento dei focolari) mi ha sempre mostrato la politica come una forma di amore civico. Sono anche riuscito a diventare consigliere comunale. Poi per coerenza con i miei ideali ho cambiato partito e mi sono spostato più a sinistra, approdando in Sinistra Italiana. Certo è più difficile arrivare al potere militando in un piccolo partito, ma sento che adesso sto davvero lottando coerentemente per quello in cui credo: ambiente, solidarietà, diritti…</p>



<p><br>Hai scritto, da battista ex-cattolico, circa l’ecumenismo e il rapporto con il cristianesimo e la<br>comunità LGBT+, vuoi dirci di più?</p>



<p><br>Per coniugare la spiritualità con l’omosessualità cercavo un approccio realmente coerente: ho cominciato a frequentare dei gruppi LGBTQ cristiani, sia protestanti sia cattolici. Gli ideali di fraternità appresi dal Movimento dei focolari mi hanno dato l’apertura mentale necessaria per conoscere anche le altre chiese. Ecumenismo significa in primo luogo questo: avere la mente aperta, essere curiosi.<br>Diciamo che dopo qualche anno lo “spirito protestante” in me ha prevalso: il loro impianto teologico mi sembrava più convincente, mi sentivo più accolto dalla comunità e il mio fidanzato della chiesa protestante battista mi ha accompagnato in questo percorso di cambiamento. Ma non dimenticherò mai la meravigliosa esperienza di fede vissuta con il Movimento dei focolari, che mi ha insegnato tra l’altro che l’ecumenismo è l’unità nella diversità, ed è un sentimento che deve nascere e crescere dal basso.<br>Così poi arriva il dialogo, la collaborazione, tante iniziative spirituali, culturali, artistiche… In ambito LGBT+: i gruppi cristiani “queer” che ho frequentato sono più o meno cinque (uno protestante valdese, uno protestante battista, uno legato al Movimento dei Focolari, due cattolici) perché penso che se non collaboriamo tra noi che siamo minoranza nella società rischiamo sia di essere esclusi dalle chiese sia<br>incompresi dal mondo LGBTQ laicista. Esclusi dalle chiese perché ci considerano peccatori, (anche se grandi passi in avanti sono stati fatti soprattutto in alcune chiese protestanti) ed esclusi dall’associazionismo laicista LGBTQ perché deridono i valori spirituali (ovviamente non tutte le associazioni LGBTQ sono laiciste, alcune sono sanamente laiche). Ora il mio compito nella chiesa battista è quello di rappresentarla nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Inoltre cerco in ogni modo di organizzare iniziative con i vari gruppi LGBTQ che ho frequentato, creando ponti e scrivendo articoli sia per il portale cattolico de La Tenda di Gionata sia per quello laico dell’associazione LGBTQ Il Grande Colibrì. Se volete approfondire potete cercare i miei articoli su quei portali.</p>



<p>Vuoi darci una tua opinione circa le recenti posizioni del Papa circa le Unioni Civili?</p>



<p><br>Questo papa ha per fortuna un approccio meno dogmatico sull’omosessualità, e finalmente sta facendo passare il messaggio che quando si parla di omosessualità si parla di persone. Eppure i documenti ufficiali sono ancora quelli di prima: l’omosessualità sarebbe intrinsecamente disordinata e via dicendo.<br>Recentemente il Papa ha affermato che le persone omosessuali possono ricevere una benedizione, ma non come coppie e nemmeno in una sorta di rito apposito. Cioè il Papa ha affermato che se un gay chiede di ricevere una benedizione un sacerdote se vuole può dargliela in forma privata. Non si tratta di benedire le unioni civili, come fanno molte chiese cristiane protestanti. I mass media vorrebbero un Papa progressista ma in realtà Bergoglio non lo è, lui ha un senso di umanità che va oltre i rigidi dogmi senza aver il coraggio però di abolirli. A mio parere un Papa progressista ci sarà solo se sarà donna.</p>



<p><br>Un ultimo messaggio?</p>



<p><br>A volte mi prende lo sconforto a vedere il disastro attorno a noi: guerre, inquinamento, ingiustizie, fascismo, omofobia, transfobia, xenofobia, nazionalismo, guerre sante, genocidi, femminicidi e violenze gratuite… Al Consiglio Comunale del mio piccolo Comune, per convincere i consiglieri comunali a dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, qualche anno fa, ho detto una cosa che per me è sempre validissima: siamo tutti minoranza, lo siamo in qualche aspetto o per qualche tempo della vita. Allora per questo invito tutti a sostenere le minoranze, tutte quante: religiose, sindacali, politiche, di orientamento (ed io ora mi ci trovo in tutte queste quattro), e tutte le altre che il disegno nazista ha voluto cancellare (tra cui rom, malati mentali, diversamente abili…). All’unanimità Liliana Segre è diventata cittadina onoraria di Robecco sul Naviglio. Questo identico discorso lo ho pronunciato in Comune un&#8217;altra volta, il giorno della mia Unione Civile, davanti agli invitati. Ed è il messaggio che vorrei lasciare a tutti: aiutiamoci tra noi e non arrendiamoci mai! Se tra noi prevarrà questa solidarietà diverremo “cittadini onorari del mondo” e riusciremo a realizzare i nostri sogni.</p>



<p><br>Concludo rigraziando personalmente Emanuele per la persona che è, perché ci ricorda quanto sia<br>importante avere una coscienza civile e coltivare la propria spiritualità. Continua così!<br>Alla prossima intervista!</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Luce e Forza, una spiritualità contemporanea dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 08:05:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Luce e Forza. Arte e spiritualità nel nuovo millennio” è aperta al pubblico fino al 13 novembre al Museo d&#8217;Arte latinoamericana di Buenos Aires (MalBA); si tratta di una mostra dedicata&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17244" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9555-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Luce e Forza. Arte e spiritualità nel nuovo millennio” è aperta al pubblico fino al 13 novembre al Museo d&#8217;Arte latinoamericana di Buenos Aires (MalBA); si tratta di una mostra dedicata all&#8217;omonimo sindacato dei lavoratori dell&#8217;energia elettrica che riunisce opere degli ultimi vent&#8217;anni attraverso le quali gli artisti esplorano il terreno della spiritualità contemporanea, quando l&#8217;arte è ormai da tempo indipendente dalle istituzioni religiose.</p>



<p>Già nel 1911,&nbsp;Wassily Kandinky&nbsp;opponeva “il canto rude del materialismo” alla “notte spirituale”: Lara Marmor&nbsp;, curatrice della mostra, ha scelto però di affrontarla da una prospettiva più vicina nel tempo e nello spazio a partire da una domanda ambigua e complessa che il suo testo curatoriale pone: “In che modo la sovrapposizione di credenze, pratiche e conoscenze spesso ancestrali che compongono quella cosa così sfuggente che potremmo chiamare spiritualità contemporanea ci incide e ci costituisce?” Marmor&nbsp;ha riunito un gruppo di artisti nati tra gli anni &#8217;70 e la fine degli anni &#8217;80, una generazione entrata in scena negli anni 2000, la cui infanzia “si svolge nel passaggio dalla dittatura al fervore della primavera alfonsinista.&nbsp;Figli della libertà, canticchiano “Part of the Religion” e ascoltano&nbsp;Babasónico&nbsp;(il cui nome deriva dall&#8217;aver mescolato, per caso, The&nbsp;<em>Jetsons</em>&nbsp;con il guru indù&nbsp;Sai Baba&nbsp;).&nbsp;In&nbsp;<em>Luz y Fuerza</em>&nbsp;convivono elettricità e bioenergetica, medicina allopatica e medicine complementari o alternative, tra gli altri “sintomi di fenomeni più profondi o semplicemente parte di una costellazione che ci circonda…, il tofu guadagna terreno sulla bistecca di chorizo, e lo yoga compete con la ginnastica localizzata.&nbsp;Nelle liste&nbsp;<em>dei best-seller</em>&nbsp;, i libri di autoaiuto condividono lo spazio con le enciclopedie dei funghi e le guide astrologiche più sofisticate”, afferma la Marmor.&nbsp;Agli antipodi, i discorsi scientifici offrono un panorama di poche e fatali certezze.</p>



<p>In questo contesto, le opere in mostra si aprono alla sperimentazione, rompendo “i binomi uomo/natura, razionalità/spiritualità, mente/corpo e, basandosi sull’umorismo, sull’ironia o sulla più profonda ricerca spirituale, si rendono conto che energia e forza trasformativa sono fondamentali in questi momenti di cambiamento”, dice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17245" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Ai piedi delle scale si eleva l&#8217;alto soffitto della prima sala interrata del museo, che funge da introduzione.&nbsp;Sono appese sei sculture della serie&nbsp;<em>Ave Miseria</em>&nbsp;(2016) che&nbsp;Carlos Herrera&nbsp;realizza con piume, fieno, vestiti e tessuti vari combinati con oggetti personali e trovati.&nbsp;Si tratta di pezzi che l&#8217;artista ricompone ad ogni performance, che a volte fungono da cornice per le sue performance che rivelano un problema tra fede, corpo e sessualità.</p>



<p>Qui si confrontano con altre e molto diverse idee sulla fede, come la serie&nbsp;<em>Towards the Land I Will Show You</em>&nbsp;(2018), di&nbsp;Ana Vogelfang&nbsp;, un gruppo di ritratti dipinti su paia di scarpe e abbinati alla pelle.&nbsp;L&#8217;artista dice che, secondo la tradizione ebraica, se qualcuno sogna che un morto viene a prendergli le scarpe, significa che la morte presto prenderà il dormiente.&nbsp;&#8220;Ecco perché le scarpe dei morti non dovrebbero essere usate&#8221;, dice Vogelfang e sostiene anche che questi lavori parlano di come certi oggetti abbiano un&#8217;anima o assumano una vita propria.&nbsp;</p>



<p>Sulla parete di fondo,&nbsp;Belén Romero Gunset&nbsp;presenta i dipinti da lei realizzati “come piattaforma visiva per diffondere il Metodo S1, costruito sulla base di alcune idee provenienti da Baruch Spinoza&nbsp;”.&nbsp;Il metodo punta a conquistare la gioia e le indicazioni sono organizzate in base alla geometria e al colore, accompagnate da emoticon che possono essere intese come simboli pagani.</p>



<p>Nella stessa stanza, una scatola di pelle nera lascia un lato aperto per entrare e sedersi a leggere all&#8217;interno, dove due scaffali offrono libri sulle cui copertine sono scritti i titoli famosi della filosofia francese del XX secolo, coprendo una collezione di volumi di auto-aiuto. L’opera, <em>Heavy Mental: Apocryphal Library (remastered)</em> (2005-2023), mescola due universi presentati come opposti: “L’heavy metal è una sottocultura marginale, ma allo stesso tempo massiccia e popolare. Anche la filosofia ha questa dualità: da un lato è pensiero elevato; d&#8217;altra parte, un filosofo è qualcuno marginale all&#8217;interno della cultura occidentale. In entrambi i casi possiamo trovare segni di identità e di appartenenza”, afferma l&#8217;artista Gastón Pérsico .</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17246" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>In uno spazio angusto delimitato da pareti nere, viene proiettato&nbsp;<em>Diario</em>&nbsp;(2010) di&nbsp;Nicolás Mastracchio&nbsp;, che incanala gli alti e bassi emotivi della sua crisi personale in un momento in cui “aveva iniziato a studiare formalmente l&#8217;astrologia”. Nel video cerca aiuto o condivide questa esperienza personale con molto umorismo e crudezza, cercando empatia nel pubblico.&nbsp;Poco prima di passare al resto delle sale ci si imbatte in&nbsp;<em>Creatures</em>&nbsp;(2023) del duo&nbsp;Bernardo Zabalaga&nbsp;e&nbsp;Lucía Reissig, opera che può essere portata al guinzaglio per accompagnare il tour.&nbsp;“Sono una via di mezzo tra un animale domestico e un oggetto di attaccamento”, definisce Marmor, “un luogo dove stare e riposare.&nbsp;Sculture viventi con anima, chiamata a sperimentare il senso della famiglia, della convivenza e della reciproca educazione;&nbsp;essere accuditi e prendersi cura di sé attraverso uno scambio che trascende le dicotomie soggetto/oggetto, sé/altro”.</p>



<p>La ricerca della curatrice l&#8217;ha portata a studiare il progetto della villa giapponese e come in quella tradizione ha organizzato l&#8217;esposizione come la sequenza delle stanze, il rapporto tra gli spazi interni ed esterni, il colore della parete, che è un tono neutro, &#8220;non un bianco.” stridente né un grigio.”Dopo l’introduzione o preludio, la mostra si svolge in quattro sale consecutive con alcune finestre rivolte verso l’esterno e dove le opere non sono organizzate secondo una gerarchia, ma piuttosto attorno “a una tensione tra il vuoto di una parete mentre quello sullo sfondo, c&#8217;è un altro lavoro più eterogeneo;&nbsp;una cadenza in cui circoli e incontri situazioni diverse.</p>



<p>Nella prima sala si può osservare una serie di disegni che&nbsp;Eduardo Navarro&nbsp;ha realizzato basandosi sul suono del proprio cuore mentre passeggiava per New York, (<em>Body</em>&nbsp;2023).&nbsp;Riguardo a quest&#8217;opera l&#8217;artista ritiene che “ogni suono contiene un&#8217;immagine, il corpo è come un disco su cui è registrata un&#8217;informazione sonora che, anche se non la si sente, è lì, in attesa di riverberare e di liberarsi come un&#8217;eco interiore”. .” .&nbsp;Nel suo lavoro, Navarro è solita “investigare le modalità di comunicazione con i fenomeni naturali, esplorando il limite incerto che ci definisce come esseri umani”, riassume la curatrice.</p>



<p>Martín Legón&nbsp;presenta due spot pubblicitari originali della serie&nbsp;<em>Deeply Artificial Trees</em>&nbsp;(2016), in cui si osserva un intreccio tra l&#8217;industria farmaceutica e un riferimento all&#8217;arte come garanzia di benessere emotivo: l&#8217;Arte è o no una medicina, un farmaco (in senso greco) per l&#8217;anima e quindi anche per il corpo?</p>



<p>Bruno Dubner espone una serie di fotografie che registrano cognomi che si riferiscono all&#8217;ebraismo, esposte su targhe, vetrate e manifesti nei quartieri di Balvanera, Barrio Norte e Once a Buenos Aires. “Nel suo interesse per la qualità astratta dell&#8217;immagine, il linguaggio fotografico è attraversato da questioni di ordine spirituale”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17247" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Al centro della stanza attigua, due gambe di manichino si aprono dall&#8217;inguine per unire le piante dei piedi, in una postura tipica delle lezioni di yoga, che dà il nome all&#8217;opera Vadaconasana (2010), di&nbsp;<em>Diego</em>&nbsp;Bianchi&nbsp;.&nbsp;.&nbsp;La parte superiore del “corpo” non è più riconosciuta come umana.&nbsp;L&#8217;artista “è solito gestire diverse variabili di tensione: controllo e non controllo alternativamente;&nbsp;l&#8217;esercizio spirituale e individuale&#8230;, la rigidità materiale del corpo del manichino e la plasticità corporea che lo yoga esige;&nbsp;attraversare il dolore per accedere al benessere”, afferma Marmor.</p>



<p>Alle pareti è appeso un ritratto di&nbsp;Marisa Rubio&nbsp;nel ruolo di&nbsp;Helena Líndelen&nbsp;, oltre a una selezione dei suoi mandala del 2012. Líndelen si è dedicata a insegnare la tecnica per realizzare questi disegni, che sono anche un supporto materiale per la meditazione.&nbsp;L&#8217;insegnante ha partecipato ad uno degli esercizi del metodo esposto nella&nbsp;<em>Teoria del lavoro recitativo quotidiano&nbsp;per un performer</em>&nbsp;che propone un tipo di performance davanti ad un pubblico che non ha consapevolezza di esserlo.&nbsp;</p>



<p>In un angolo tra due pareti adiacenti della stessa stanza, Paula Castro mostra <em>Everything is fine, ok</em>(2018), che avrebbe potuto anche intitolarsi “Benvenuta angoscia e ansia” –dice l’artista–. Il lavoro proviene dalla serie <em>Black Marker Color Wheel</em> , che utilizza diversi tipi di pennarelli per creare la propria tavolozza di neri. Nonostante “l’ottimismo alla fine abbia trionfato”, commenta il curatore, “anche se questo non significa che siamo meno vicini a comprendere questa emozione, molte volte come fenomeno disciplinare o come imperativo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17248" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Nello spazio adiacente, è possibile ammirare un grande dipinto di&nbsp;Nicolás Domínguez Nacif&nbsp;, realizzato tra il 2007 e il 2014, che è anche un&#8217;invocazione al sole della sua provincia natale, San Juan.&nbsp;Le opere di&nbsp;Ana Won&nbsp;,&nbsp;<em>The Brides</em>&nbsp;(2022) e&nbsp;<em>Pronuncia su nombre a la noche</em>&nbsp;(2023), sulla parete opposta, sono realizzate in stato di trance e “mescolano, come in un vortice, diverse materialità, linguaggi e tradizioni che cercano di evocare l’ignoto”, afferma la Marmor.</p>



<p>Nell&#8217;ultima delle sale della sequenza,&nbsp;Mariana Tellería&nbsp;espone otto opere&nbsp;<em>Untitled</em>&nbsp;(2012) della serie&nbsp;<em>God Believes in Me</em>&nbsp;, che descrive come collane pendenti.&nbsp;Riguardo a loro dichiara: “Tendo a realizzare operazioni geometriche proiettate su qualsiasi cosa, è un esercizio costante, a volte intuitivo e a volte di un razionalismo cartesiano in cui mi interessano più le battute che le verità”.</p>



<p>L&#8217;ultima delle pareti, variegata di opere, riunisce dipinti a grafite di Roberta Di Paolo e dipinti a collage di Daniel Leber che combinano iconografia e simboli di diverse tradizioni e, su un supporto basso, una serie di sculture di Laura Códega con bottiglie di liquore bevande. Tra questi <em>la Fontana dei desideri</em> (2012), un oggetto rituale riempito di vino e dal quale vengono chiesti desideri con la speranza che si avverino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17249" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Promozione teatrale. L&#8217;enigma della Maddalena</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 14:27:04 +0000</pubDate>
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<p>Per domani sera, sabato 22 luglio, biglietti scontati a <strong>8 euro </strong>per le nostre lettrici e i nostri lettori.</p>



<p>Perchè <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene la cultura&#8230;anche in estate! </p>



<p></p>



<p><strong>22 luglio ore 19,30</strong></p>



<p><strong>PAOLA GIACOMETTI</strong></p>



<p><strong>L’ ENIGMA DELLA MADDALENA</strong></p>



<p><em>Di e con</em>&nbsp;<strong>Paola Giacometti<br></strong><em>Regia di</em>&nbsp;<strong>Luca Ligato<br></strong><em>Produzione</em>&nbsp;<strong>Teatrouvaille</strong></p>



<p>È davvero esistita una storia d’amore tra Maddalena e Gesù? Chi era davvero&nbsp;<strong>Maria Maddalena</strong>, figura poliforme, che nel corso dei secoli si è insinuata nell’immaginario ora come discepola prediletta, ora sposa di Gesù, ora come peccatrice penitente, prostituita ambigua e sensuale capace di sedurre gli uomini e la loro arte? Quanto poco sappiamo di lei rispetto a quanto invece abbiamo immaginato?! È davvero lei a ricevere da Yeshua il messaggio segreto: “la rivelazione”?</p>



<p>È lei la discepola tra i discepoli? Divenuta il simbolo di quella femminilità indipendente che destabilizza le nostre certezze e per questo spaventa, Maddalena dovrà quindi essere confinata, schiacciata e demonizzata.</p>



<p></p>



<p>Per acquistare i biglietti: https://www.vivaticket.com/it/Ticket/l-enigma-della-maddalena/209932?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.vivaticket.com/it/Ticket/l-enigma-della-maddalena/209932?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vivaticket.com/it/Ticket/l-enigma-della-maddalena/209932?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>dicendo di essere nostri <strong>&#8220;amici&#8221;&#8230;avrete il biglietto a 8 euro. </strong></p>



<p></p>



<p>LO SPETTACOLO SI TERRA&#8217; PRESSO IL Cortile d&#8217;Onore di Palazzo Sormani, alle ore 19.30. Palazzo Sormani: corso di Porta Vittoria, 6 &#8211; Milano</p>



<p>Tel: 0282873611 <a href="mailto:Mail:%20biglietteria@teatromenotti.org">Mail: biglietteria@teatromenotti.org</a></p>
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