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	<title>spreco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



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<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>Imperfectus: un&#8217;organizzazione che evita lo spreco di cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="687" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15052" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-768x515.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1536x1030.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>Oggi e più che mai, partecipare attivamente al miglioramento del mondo è diventato una necessità, poiché alcune certezze precedenti sono state scosse dal contesto attuale. Per questo è anche importante dare voce a chi si impegna in azioni positive, promuovendo la conoscenza delle opportunità che si possono trovare per rendere il mondo un posto migliore. Oggi ci concentreremo su un&#8217;organizzazione che promuove lo spreco zero di cibo. Aiuta a salvare tonnellate di frutta e verdura che vengono scartate dai supermercati e dai grandi magazzini solo per il loro aspetto, in quanto non rientrano nel nostro standard di come dovrebbero essere.</p>



<p>Alcuni dati importanti per considerare quanto è grande il problema dello spreco di cibo è che, nell&#8217;Unione Europea, circa 88 milioni di tonnellate di cibo vengono scartate ogni anno, il che corrisponde a circa 173 kg di cibo per persona. Questi dati hanno fatto sì che il problema dello spreco alimentare sia molto importante, poiché implica non solo uno spreco di cibo che potrebbe essere utilizzato, ma anche uno spreco di risorse nel suo trattamento, ore di lavoro, di suolo e di acqua.</p>



<p>Imperfectus è un&#8217;organizzazione spagnola che offre frutta e verdura di alta qualità più economica di quella che si può trovare nei negozi e che viene consegnata a domicilio. Così, la loro missione è quella di:</p>



<ul><li>eliminare lo spreco di cibo, promuovendo il principio che tutti hanno il diritto di avere accesso a cibo naturale e sano;</li><li>provvedere frutta e verdura di stagione, che favorisce la nostra salute;</li><li>portarci prodotti locali, poichè come la Spagna hanno una grande produzione di frutta e verdura, promuovendo la sovranità alimentare;</li><li>eliminare il consumo eccessivo di plastica inutile che si può trovare nei supermercati, dato che evitano l&#8217;uso della plastica nelle loro consegne;</li><li>raggiungere il maggior numero di persone possibile, in quanto mantengono i prezzi bassi nella loro frutta e verdura, avvantaggiando gli agricoltori locali ed evitando gli intermediari.</li></ul>



<p>Inoltre, il loro modo di consegnare prodotti freschi non è veramente interessante, dato che il contenuto delle scatole che si possono ordinare è tenuto segreto fino a quando non arrivano a destinazione (tranne in certi casi di allergie, naturalmente). In questo modo, coinvolgono il cliente in un&#8217;esperienza dal momento in cui ordina la sua scatola al momento in cui arriva alla sua porta. Inoltre, aggiungono ricette alla scatola, che cambiano anche attraverso le stagioni e quindi possono essere messe in pratica con gli ingredienti inviati da Imperfectus.</p>



<p>Per il momento, l&#8217;organizzazione ha sede in Spagna, e quindi la consegna non è possibile in altri paesi. Tuttavia, il loro sito web include anche alcune ricette e post interessanti, da cui si possono estrarre molte informazioni. Vale la pena tenere a mente questa organizzazione, poiché il loro modo di lavorare e i valori che promuovono potrebbero potenzialmente essere replicati in tutto il mondo, garantendo l&#8217;accesso a prodotti freschi a persone che altrimenti non li avrebbero.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa. Riciclare per vivere&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2019 07:04:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Gli esseri umani sono condizionati, periodicamente, da problemi differenti che influiscono sulle abitudini e sulle paure di ognuno. Fino a pochi mesi fa era il terrorismo ad imperversare nei nostri incubi,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/Cifa-onlus-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12633" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/Cifa-onlus-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/Cifa-onlus-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/Cifa-onlus-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/Cifa-onlus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Gli
esseri umani sono condizionati, periodicamente, da problemi
differenti che influiscono sulle abitudini e sulle paure di ognuno.</p>



<p>Fino
a pochi mesi fa era il terrorismo ad imperversare nei nostri incubi,
tanto che le persone iniziarono quasi ad avere paura di girare sui
mezzi pubblici; oggi questa problematica sembra passata in secondo
piano ma, inutile dirlo, il rischio di attacchi terroristici è
ancora presente. Prima ancora la mucca pazza, poi il terremoto e oggi
il rischio ambientale.</p>



<p>Un
tema sulle bocche di associazioni ambientaliste e di qualche governo
(pochi, a dir la verità) già da diversi anni ma che noi,
sottovalutando il problema, non abbiamo mai voluto affrontare.</p>



<p>Eccoci,
siamo nell’era del rischio ambientale, dello scioglimento dei
ghiacciai e del “non esistono più le mezze stagioni”. In
televisione viene ribadito a più voci che è necessario un impegno
comune per fronteggiare questi cambiamenti climatici. Qualche Stato
si sta muovendo in questo senso e sta adottando misure di
sensibilizzazione ai cittadini per evitare sprechi e inquinamento.</p>



<p>In Africa che succede? Nessun paradosso, molti Stati africani stanno lavorando per difendere l’ambiente, a partire dal Kenya dove la plastica riciclata ha costruito il primo dhow, una piccola imbarcazione tradizionale a vela araba triangolare, fatta interamente di plastica riciclata. Unitamente alla plastica, la struttura del dhow è costituita da 30 mila infradito raccolte lungo le strade di Nairobi e Malindi. Assemblate con tavole colorate gialle, rosse e blu questo piccolo veliero vanta una bellissima struttura colorata e l’importanza di rappresentare una speranza, la prima vera volontà di impegnarsi nel riciclo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dhow.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12634"/></figure></div>



<p>Spostandoci
un po’ più a nord finiamo in Burkina Faso dove ad Ougadougou,
trenta donne trasformano la plastica in oggetti nuovi da vendere e
riutilizzare, provando così a contrastare due grandi problemi: la
tutela dell’ambiente e la povertà, potendo rappresentare questa
iniziativa anche una fonte di reddito.</p>



<p>Infine,
dirigendoci verso l’Etiopia, troviamo un quantitativo di plastica
molto alto che è riuscito addirittura a ricoprire un grande lago
vulcanico che rappresentava la casa di ippopotami e pesci, ad oggi
costretti a nuotare tra le bottiglie. Per provare a contrastare
questo problema qualche associazione sta muovendo le prime proposte,
come Cifa Onlus che ha proposto il progetto “Cento per cento
platica”.</p>



<p>Un
progetto importante, nato ad Hawassa, una città a sud della
capitale, che ha come obiettivo avviare la raccolta differenziata
della plastica. In questo modo le famiglie del luogo sono diventate
dei veri e propri collezionisti di bottiglie usate.  Tale progetto è
stato appoggiato da scuole e Università che, anche attraverso
laboratori didattici, hanno sensibilizzato sul tema, mettendo in
scena spettacoli sulla plastica e coinvolgendo circa 4000 bambini.</p>



<p>“<em>Dall&#8217;Africa
c&#8217;è sempre qualcosa di nuovo” &#8211;</em>&nbsp;
Plinio il Vecchio</p>
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