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	<title>sradicamento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 07:32:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi. a cura di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Paolo Mastroianni, autore del romanzo “Midland Metro” (per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi.</p>



<p>a
cura di Alessandra Montesanto</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="249" height="393" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13042" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 249w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068-190x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 190w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /></figure></div>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Paolo Mastroianni, autore del romanzo “Midland Metro” (per Effige edizioni) e lo ringrazia per il tempo che ci ha dedicato.  </p>



<p>Maggio
1999. Dopo anni di sudore, viene inaugurata Midland Metro, la linea
tramviaria tra Wolverhampton e Birmingham, chiamata a rivitalizzare
la regione depressa di West Midlands. Si snoda &#8211; intrecciandosi a
quella della Metro &#8211; la vita di una famiglia di immigrati indiani,
spaccata, per condanna del destino, in due tronconi: padre-figlia e
madre-figlio. Paolo Mastroianni dà voce alla pazienza e alla fatica
quotidiana di Mohan, padre impegnato a preservare la figlia dalla
forza distruttiva che domina la madre; all&#8217;angoscia della moglie
Gauri, destinata a scontare col suo corpo la pena atavica dello
sradicamento; alla deriva ineluttabile di Martin, figlio adolescente,
né indiano, né inglese; all&#8217;equilibrio e alla saggezza innati di
Hope, la piccola che nel nome porta la speranza. Anticipando
dinamiche sociali ed atmosfere ora anche italiane &#8211; Paese dove
l&#8217;immigrazione è incominciata con sessant&#8217;anni di ritardo rispetto
all&#8217;Inghilterra &#8211; Midland Metro entra nel lettore e lo induce a
ritrovarsi. Se non magicamente migliore, di certo col desiderio di
diventarlo.

</p>



<p>Da
dove nasce questa storia verosimile?</p>



<p>Dall’esperienza
vissuta tra il 1996 e il 2000 nella conurbazione di Birmingham,
affascinante laboratorio sociale a cielo aperto, che per più di
trent’anni, nel dopoguerra, aveva richiamato decine di migliaia di
Pakistani, Indiani, Africani, Caraibici&#8230;, fino alla crisi
dell’industria metallurgica e estrattiva che l’aveva trasformata
in periferia depressa, che negli anni della mia permanenza si tentava
di rivitalizzare con progetti straordinari come <em>Midland
Metro</em>,
la linea tramviaria cofinanziata dalla Comunità europea, a cui come
ingegnere lavoravo.</p>



<p>E&#8217;
un libro che parla di migrazioni e di famiglie costrette a dividersi
con le conseguenze che ciò comporta. Può anticipare i temi di
stretta attualità relativi a questa situazione che vengono ben
narrati dalle vicende e dai sentimenti dei protagonisti?</p>



<p>E’
un libro nato dal bisogno di esplorare e di comprendere il tripudio
di colori, suoni e odori della convivenza tra individui di
provenienza, cultura e credo differenti. Un viaggio stimolante che ad
ogni passo illuminava aspetti densi, come il disorientamento
conseguente al taglio col passato, la fatica quotidiana per piantare
nuove radici in un terreno spesso arido ed ostile, di adattarsi a
nuovi luoghi, a un modo di vivere e pensare differente, o come
d’intuire i punti di equilibrio della convivenza. O, ancora, la
determinazione necessaria ad accettare di essere considerati
estranei, portatori di disordine, minaccia alla cultura preesistente
anche dopo generazioni… Temi enormi e attuali che ho provato a
raccontare attraverso le vicende della famiglia Joshi, dei genitori,
Mohan e Gauri, immigrati indiani di prima generazione, dei loro
figli, Martin e Hope, nati e vissuti in Inghilterra. 
</p>



<p>Martin
è un adolescente a metà tra due mondi molto diversi tra loro,
quello indiano e quello inglese: come potrebbe trovare un equilibrio
tra le due identità?	</p>



<p>E’
un equilibrio che si può trovare lavorando su se stessi per
accettare e fare proprio il mondo cui si approda, al tempo stesso
custodendo al proprio interno, senza rinnegarlo, il mondo che si
lascia come preziosa eredità, fondamento di una sensibilità doppia
e dell’abilità di districarsi agevolmente tra due mondi. Un
equilibrio quindi raggiungibile, ma a fatica e con pazienza, come
riesce a fare Mohan meditando, lavorando a testa bassa, facendo un
passo indietro quando i limiti dell’integrazione lo richiedono,
contemporaneamente accarezzando il suo passato, ricercandovi ragioni
del presente e chiavi del futuro, instillando inoltre, goccia dopo
goccia, con dedizione quotidiana, in Hope, la piccola secondogenita,
curiosità, rispetto, amore per la vita e tutti gli ingredienti
necessari a farle agevolmente conquistare il suo equilibrio.
Diversamente da quanto invece riesce a Martin che, soggiogato dalla
negatività materna, col suo temperamento burrascoso, si muove
lacerato dai due mondi, quello indiano in cui non ha vissuto e che
disprezza ritenendolo arcaico ed opprimente e quello inglese che, per
il colore scuro della pelle e l’impossibilità che ne consegue di
venire totalmente assimilato, lo fa sentire estraneo, mai accettato.
Diversamente anche da Gauri che, condannata a fare i conti con le
ferite profonde del passato, vive il tempo in Inghilterra con
smarrimento, senso di colpa, smania e furia autodistruttiva.</p>



<p>Importanti
sono anche le figure femminili, compresa la piccola Hope: ce ne vuole
parlare?</p>



<p>Le
figure femminili principali hanno la medesima importanza delle
maschili cui si intrecciano, formando due poli opposti, padre/figlia,
madre/figlio, che ricalcando il dualismo della vita, sotto lo stesso
tetto, si guardano e fronteggiano fino alla risoluzione finale della
storia: Hope piena di incanto, luce e gioia straripante per la vita,
Gauri piena di solitudine, cupezza e disfattismo&#8230;</p>



<p>Lei
è italiano, ma ambienta il racconto in un altro Paese. Perché
questa decisione? E quali sono i punti in comune tra le migrazioni in
Gran Bretagna e in Italia?</p>



<p>In
Gran Bretagna le migrazioni sono iniziate molto prima. Indotte dal
bisogno di forza lavoro a basso costo per l’industria e per la
realizzazione d’imponenti infrastrutture, come nel caso
dell’operazione cui prende parte Mohan, sono state pianificate per
decenni attingendo all’ex colonie, partendo quindi dalla conoscenza
della lingua inglese (già esportata e imposta) e dall’esperienza
comune maturata negli anni di dominio coloniale. Diversamente
dall’Italia, dove l’immigrazione &#8211; fenomeno recente &#8211; è stata ed
è caratterizzata da flussi in ingresso caotici e spontanei, senza né
piani veri di accoglienza e inserimento, né il vantaggio di una
comune base culturale di partenza, in un quadro sregolato ma
addolcito da un clima meno ostile e da una cultura più solare e
predisposta all’accoglienza… E’ vero, quindi, ci sono
differenze non banali ma, nell’essenza, i temi dominanti accennati
in apertura, lo sradicamento, l’ostilità per il diverso, la
sofferenza e la fatica del percorso per l’integrazione…, restano
gli stessi. Allora il quadro inglese, già maturo rispetto a quello
che da noi si andava delineando, mi forniva l’occasione di
parlarne, spostando i riflettori oltre gli sbarchi che il dibattito
italiano non riesce a superare e anticipando le dinamiche che
l’Italia, presto o tardi, dovrà imparare ad affrontare.
Un’occasione che sentivo doveroso cogliere senza evitare gli
aspetti più angoscianti (come l’autolesionismo di Gauri, la rabbia
disturbante di suo figlio, o il lucido razzismo che quest’ultimo
subisce) che mi sembravano sottovalutati e sminuiti anche in
Inghilterra, così come anni dopo avrebbe confermato l’aumento del
consenso di organizzazioni fondamentaliste ed estremiste o
addirittura la serie di attentati in cui la rabbia di “altri
Martin” é convogliata.</p>
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		<title>Lo sradicamento delle tradizioni musulmane. Xinjiang e oltre</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 09:02:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11824" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>di Wilson Xu</p>
<p>Elogiati dalle autorità come «bravi musulmani» o «minoranza modello», i cittadini cinesi di etnia hui (<b>Hui </b>(回族). Riconosciuti dal PCC (La sigla significa Partito Comunista Cinese, che dal 1949 controlla completamente la vita sociale e politica della Cina. I membri del PCC dovrebbero in linea di principio dichiararsi atei. L’obiettivo finale del PCC è la soppressione della religione. Tuttavia, la strategia per raggiungere questo obiettivo è cambiata nel tempo e, dopo la morte del presidente Mao, il PCC ha dovuto riconoscere che, nonostante gli sforzi, probabilmente in Cina le religioni sopravviveranno a lungo.)e dal governo come una minoranza “etnica”, sono in realtà un <i>gruppo religioso</i> che comprende i musulmani cinesi di etnia Han e che parla varie forme della lingua cinese, a differenza degli uiguri e dei kazaki etnici, anch’essi cittadini cinesi musulmani, ma non etnicamente cinesi e parlanti lingue diverse dal cinese. Vi sono tra gli otto e i dieci milioni di Hui, distribuiti in tutta la Cina, anche se prevalentemente nella parte nord-occidentale del Paese. Salutati per decenni dal PCC come “buoni” musulmani cinesi, al contrario dei “cattivi” uiguri, sono stati anch’essi vittime del recente inasprimento contro la religione e per questo hanno iniziato a organizzare manifestazioni di protesta.)stanno subendo la repressione della propria cultura e delle proprie tradizioni nel quadro di una campagna anti-islamica scatenata nelle province e nelle regioni del Nordovest.</p>
<p>La regione autonoma(Regione autonoma (自治区). Una divisione amministrativa della Cina, appartenente al primo livello, ossia al Livello di provincia (省级 行政区). Sebbene siano “autonome” solo di nome, queste regioni sono state istituite per i territori abitati da minoranze etniche o religiose. Sono la Regione autonoma uigura dello Xinjiang (新疆维吾尔自治区), la Regione autonoma del Tibet (西藏自治区), la Regione autonoma della Mongolia Interna (内蒙古自治区), la Regione Autonoma del Guangxi Zhuang (广西壮族自治区) e la Regione Autonoma del Ningxia Hui (宁夏回族自治).) hui di Ningxia, conosciuta come “patria degli hui”, ha ereditato e trasmesso le tradizioni e la cultura di quel popolo, rendendo testimonianza della sua fede musulmana attraverso uno stile architettonico unico. Ma da quando le autorità cinesi hanno lanciato la cosiddetta campagna di “de-arabizzazione” all’inizio dell’anno, la rimozione di tutti i simboli islamici ne ha trasformato completamente gli edifici in stile arabo.</p>
<p>Un esempio è l’area residenziale della contea di Yongning, nell’area metropolitana di Yinchuan. Secondo alcuni abitanti del luogo, le autorità hanno smantellato le decorazioni in stile arabo dai muri esterni degli edifici della zona. Un muratore ha detto a <i>Bitter Winter</i> che il Dipartimento del lavoro del Fronte Unito ha impartito l’ordine di rimuovere le decorazioni all’inizio della primavera. Da un mese l’azienda per cui lavora prosegue nel lavoro di smantellamento. Agli imbianchini è stato ordinato anche di passare una mano di vernice sopra le scritte in arabo.</p>
<p>(see. <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>
<p>Nel villaggio di Najiahu, nella stessa contea, le lettere in alfabeto arabo della scritta “Prima strada Zhonghua Huizu” e le scritte sugli edifici in stile hui relative all’islam sono state tutte coperte con una mano di blu.</p>
<p>Le autorità hanno cambiato il nome del Centro espositivo cittadino sino-arabo di Yinchian in Resort per i viaggi e la cultura internazionale lungo la Via della Seta e il logo in arabo è stato cambiato in <i>pinyin</i>, cioè il cinese scritto con caratteri latini.</p>
<p>Abbiamo ricevuto notizie dalla vicina provincia del Gansu sulla soppressione delle tradizioni e dei costumi musulmani nelle istituzioni educative.</p>
<p>All’inizio di agosto la preside di un asilo di Lanzhou è stata redarguita dall’amministrazione locale per aver organizzato un corso di arabo per bambini. Secondo la preside, i funzionari le hanno detto che la politica nazionale sull’istruzione non comprende corsi di arabo e che insegnare l’arabo viola la politica del Partito Comunista Cinese (PCC) sull’istruzione; per questo le è stato proibito di insegnare l’arabo ai bambini.</p>
<p>Il 6 settembre, durante un incontro di insegnanti nella scuola superiore di Linxia, il preside ha vietato alle insegnanti sposate di indossare il velo che ne copre le orecchie e ha chiesto che al suo posto indossassero un cappello. Gli insegnanti maschi hanno invece ricevuto disposizione di non indossare i copricapi bianchi musulmani, gli abiti e gli accessori tradizionali hui quando sono a scuola. Le scritte in carattere arabo sono state rimosse dalle posate nella mensa scolastica. I membri del PCC sono quindi stati diffidati dall’aderire a qualsiasi religione, e tutti gli insegnanti e tutto il personale non docente hanno dovuto riempire i moduli dell’Autocertificazione sulle questioni religiose per dire di più sulla loro appartenenza religiosa.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/19/lo-sradicamento-delle-tradizioni-musulmane-xinjiang-e-oltre/">Lo sradicamento delle tradizioni musulmane. Xinjiang e oltre</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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