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	<title>Srebrenica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto RappresentanteFinalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>Processo d&#8217;appello per genocidio contro Ratko Mladic</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 07:24:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa   Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic.&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/_8Yejs_KJf782Dmwo8aQTp0I46yrLCdSimu5zdtL5xWHPUxhefgnBd3KCpaCqKnlc71eWBwiSzsCn-H1ovkxmYu6sCAlt7Jqxw=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200824srebrenica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV."> </p>



<p>Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV.</p>



<p>Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell&#8217;ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all&#8217;ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l&#8217;umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l&#8217;inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia.<br><br>Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell&#8217;Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d&#8217;imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.<br><br>La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l&#8217;azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l&#8217;accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.<br><br>Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d&#8217;appello. Il pubblico non avrà accesso all&#8217;aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell&#8217;IRMCT (<a href="https://www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) con un differimento di 30 minuti.</p>
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		<title>Srebrenica, oggi.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2016 16:57:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare di donne, aiutarle, creare un dialogo tra culture diverse, sostenere i giovani: di questo e di altro si parla in questo video girato a Srebrenica, agosto 2016. &#160; E queste sono le nostre&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/YVilVJoL7nM?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Parlare di donne, aiutarle, creare un dialogo tra culture diverse, sostenere i giovani: di questo e di altro si parla in questo video girato a Srebrenica, agosto 2016.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E queste sono le nostre foto del memoriale delle vittime del genocidio dell&#8217;11 luglio 1995</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6862" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6862" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0716" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6866" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6866" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0746" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0738.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6859" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6859" 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/></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0749.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6872" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6872" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0749-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0749" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0749-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0749-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0749-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0703.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6865" 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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Srebrenica, la giustizia negata</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 05:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-d31yGDUGjB0/VeagrCulHHI/AAAAAAAADEo/qckL-SBUEQk/s1600/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p> Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.<br />Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. </p>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p>Il libro: Srebrenica, la giustizia negata, di Luca Leone e Riccardo Noury. <br />
Prefazione di Moni Ovadia per Infinito Edizioni.</p>
<p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
L&#8217;Associazione per i<br />
             Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Luca Leone e<br />
             lo ringrazia molto per la disponibilità.<br />
             </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole di Moni Ovadia, nell&#8217;introduzione al testo, sono molto dure.<br />
Perché l’Occidente ha voluto fallire? Quali sono i motivi per cui<br />
L’Ue non è intervenuta adeguatamente?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
metterei in quest’altro modo: l’Europa occidentale non ha voluto<br />
fallire, semplicemente non ha ritenuto di voler intervenire nel modo<br />
auspicato – tardivamente – dall’opinione pubblica. O, se<br />
vogliamo vederla dal punto di vista del fallimento: a suo tempo è<br />
stato un fallimento programmato e voluto, quindi non vero fallimento,<br />
dunque piano perfettamente riuscito. La Comunità europea dell’epoca<br />
– divisa in politica estera esattamente quanto l’Unione europea<br />
di oggi – ha visto la crisi jugoslava e le guerre balcaniche non<br />
come un pericolo e una tragedia umanitaria, ma come una <i>chance</i><br />
economica e strategica. L’intervento, dunque, c’è stato eccome,<br />
ma non per impedire le stragi e le devastazioni, bensì per sostenere<br />
ciascuno la propria parte di riferimento sul campo di battaglia e<br />
ottenere almeno due importanti risultati: la scomparsa di un soggetto<br />
di diritto internazionale scomodo e in crisi come la Jugoslavia e<br />
l’appropriazione di pezzi di quel Paese attraverso una discutibile<br />
politica di sostegno a una delle parti in causa. Alla partita di sono<br />
uniti, pressoché subito, anche Stati Uniti, Russia, Turchia e Paesi<br />
del mondo arabo sunnita, rendendo il disastro jugoslavo ancora più<br />
complicato, pericoloso e incomprensibile. Alla fine, a modo loro, gli<br />
europei e gli altri sono intervenuti eccome, e i loro obiettivi li<br />
hanno raggiunti. All’opinione pubblica è rimasto l’amaro<br />
indelebile in bocca delle tragedie umanitarie e del genocidio di<br />
Srebrenica, oltre che pagine mostruose come lo scannatoio di<br />
Višegrad, l’azzeramento di Vukovar, Omarska e gli altri campi di<br />
prigionia e di sterminio, l’assedio di Sarajevo, il più lungo<br />
della storia bellica europea, e un numero di morti e di <i>desaparecidos</i><br />
ancor oggi non definitivo. Le cancellerie e le grandi aziende,<br />
invece, sono intervenute eccome e hanno riportato, ciascuna per suo<br />
conto, parecchi risultati. Si veda il controllo politico e strategico<br />
della Federazione di Bosnia Erzegovina da parte degli Stati Uniti e<br />
il controllo egemonico dell’economia da parte della Turchia; si<br />
veda, in Republika Srpska di Bosnia – entità basata largamente<br />
sullo stupro etnico e sulla pulizia etnica – lo stesso fenomeno, ma<br />
nei panni degli attori esterni Russia e Francia.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
criminali sono considerati ancora, da alcuni, come degli “eroi”:<br />
su cosa si basa questa opinione?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non so,<br />
in effetti, se si tratti di un’opinione o di un disvalore predicato<br />
così a fondo attraverso slogan efficaci e mandato a memoria dalla<br />
parte più rozza e grezza non solo del popolo serbo, ma anche di<br />
quello croato e di quello musulmano bosniaco. Non ci sono solo gli<br />
“eroi” serbi, assassini di massa le cui facce orripilanti sono<br />
acquistabili stampate su tazze e tovaglie nelle fiere popolari, ma ci<br />
sono anche quelli delle altre parti. L’ignoranza, la povertà,<br />
talvolta la fame, l’abbandono e l’odio sono le leve su cui<br />
premono i teorici della divisione, attraverso non solo la televisione<br />
e i giornali ma, prepotentemente, attraverso la radio – l’unico<br />
mezzo di diffusione di massa che ancora oggi arriva ovunque –<br />
internet e persino le scuole e le università. C’è tanto lavoro da<br />
fare per far cadere nella polvere questi falsi “dèi” dell’odio,<br />
della violenza e della menzogna e per riportare sull’altare di<br />
un’umanità laica e tollerante le uniche cose che possono davvero<br />
salvare i Balcani: una scuola condivisa e non più dell’<i>apartheid</i>,<br />
la ragione e la pietà umana.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
chiedono le donne di Srebrenica? E qual è stata la loro esperienza<br />
durante e anche dopo la guerra?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le donne<br />
e le madri di Srebrenica chiedono solo ed esclusivamente GIUSTIZIA,<br />
tutta maiuscola, così come l’ho scritto. Non vogliono vendetta,<br />
non chiedono più alcun tipo di dolore. Vogliono poter recuperare<br />
dalle fosse comuni i loro cari, dar loro civile e umana sepoltura e<br />
avere finalmente giustizia, ovvero i nomi e i cognomi degli aguzzini<br />
loro e dei loro cari e la loro condanna in un tribunale. Sorprenderà<br />
il lettore, spero, apprendere questo dato: in Bosnia Erzegovina ci<br />
sono circa 16.000 presunti criminali di guerra ancora a piede libero<br />
e, per converso, ancora circa 8.000 <i>desaparecidos</i>,<br />
metà dei quali si stima siano ex cittadini di Srebrenica ammazzati<br />
nel luglio 1995 e sepolti in fosse comuni la cui ubicazione è al<br />
momento ancora sconosciuta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’esperienza<br />
di queste donne è stata di oltre tre anni di assedio, patendo la<br />
mancanza di ogni cosa, e poi dell’abbandono da parte della comunità<br />
internazionale nelle grinfie dell’esercito serbo-bosniaco e dei<br />
paramilitari serbi, che hanno fatto scempio di 10.701 loro cari di<br />
età compresa tra i 12 e i 76 anni e non di rado del corpo di<br />
parecchie di queste donne, soggette allo stupro etnico come altre<br />
decine di migliaia di loro in tutto il Paese. E alla fine, dopo<br />
vent’anni, si trovano a dover combattere contro un nuovo cancro,<br />
quello dei negazionisti, coloro che vogliono convincere chi non c’era<br />
che a Srebrenica non è successo nulla. Una lotta impari, per quelle<br />
povere donne… Una lotta in cui vanno aiutate.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conseguenze degli errori (più o meno voluti) e dell&#8217;immobilità<br />
politica e militare, hanno avuto ripercussioni sugli altri Paesi?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se si<br />
intende la questione kosovara, la pulizia e la contro-pulizia etnica<br />
nella Krajina croata, il prossimo disastro che sarà quello macedone,<br />
direi proprio di sì.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
che modo si può aiutare la Bosnia-Erzegovina nel percorso di<br />
democrazia e di pace?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
credendo alle fandonie negazioniste, informandosi e andando a<br />
visitare quel Paese, che rischia a breve di spaccarsi in due, esposto<br />
com’è agli estremismi incrociati, quelli islamici e cattolici in<br />
Federazione, quelli russo e serbo in Republika Srpska. E non<br />
ricordandoci della Bosnia solo ogni dieci anni, ma proviamo a capire<br />
una lezione importantissima, almeno per noi italiani: conoscere la<br />
Bosnia ci permette di conoscere e comprendere meglio dinamiche<br />
identiche presenti nel nostro Paese e di trovare i giusti antidoti,<br />
prima che arrivino a “bussare” coi <i>tank</i><br />
e i <i>kalashnikov</i><br />
alle nostre porte di casa gli Mladić, i Karadžić, i Lukić, i<br />
Boban, i Tuđman, gli Izetbegović italiani e tutta questa varia<br />
umanità che purtroppo popola persino il nostro parlamento e il<br />
parlamento europeo.</div>
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		<title>Sarajevo al centro della Storia e dell&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2015 05:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo periodo sta girando nelle sale italiane un film interessante, che riporta al centro della memoria e della riflessione la città di Sarajevo e quell&#8217;area balcanica di cui poco si parla, ma che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo periodo sta girando nelle sale italiane un film interessante,<br />
che riporta al centro della memoria e della riflessione la città di<br />
Sarajevo e quell&#8217;area balcanica di cui poco si parla, ma che è stata<br />
ed è ancora al centro della Storia europea e non solo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>I<br />
ponti di Sarajevo</i><br />
è un&#8217;opera collettiva che ha visto al lavoro molti registi italiani<br />
e stranieri: Aida Becìc con il suo “Album”; Leonardo di Costanzo<br />
e “ L&#8217;avamposto”; Jean Luc Godard ha diretto “ Les ponts des<br />
souspirs”; Kamen Kalev di “Ma chére nuit”; Isild Le Besco con<br />
“Little boy”; Sergei Loznistsa e “Reflexions”; Vincenzo Marra<br />
regista de “Il ponte”; Ursula Meier di “ Silence mujo”;<br />
Vladimir Perisic con “Our Shadows will”; Cristi Puiu con<br />
“”Revellion”; Angela Schanelec regista di “Princip, Texte”;<br />
Marc Recha che ha diretto “Zan&#8217;s journey”; e Teresa Villaverde<br />
con il suo “Sara et sa mére”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
tredici autori, coordinati dal giornalista e storico del cinema<br />
Michel Frodon,  accompagnano gli spettatori nella città dove, il 28<br />
giugno 1914, fu assassinato l&#8217;arciduca Francesco Ferdinando, erede<br />
dell&#8217;impero austro-ungarico: l&#8217;episodio è considerato la causa<br />
scatenante della Prima Guerra Mondiale. Questo momento del  Passato<br />
apre la narrazione con il cortometraggio di Kalev e con la parte<br />
intitolata <i>L&#8217;avamposto<br />
</i>di<br />
Di Costanzo in<br />
cui viene denunciata la follia della guerra e l&#8217;ingiustizia della<br />
logica militaresca; l&#8217;unica regista della Bosnia Erzegovina, Aida<br />
Begìc, sfoglia l&#8217;album della città nell&#8217;arco di quei cento anni che<br />
separano la Grande Guerra e il Presente; un lungo piano sequenza,<br />
anche dalle tinte leggere, caratterizza l&#8217;opera di Cristi Puiu che,<br />
spostandosi con la cinepresa da un albero di Natale verso la camera<br />
da letto di due anziani coniugi, affronta il tema della xenofobia.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Questi<br />
solo alcuni esempi dei registri e della sensibilità con cui gli<br />
autori, partendo dalla stessa città, hanno creato un ponte tra<br />
Europa occidentale ed Europa orientale. Gli episodi cinematografici<br />
sono legati dai disegni di Francois Schuiten che, poeticamente,<br />
raffigurano mani intrecciate. I ponti – fisici e mentali – si<br />
possono costruire ed abbattere; le mani accarezzano o usano violenza.<br />
L&#8217;intento di questo film è quello di ricostruire speranza,<br />
collettività, rispetto sulle macerie di quella parte del nostro<br />
continente ancora ferita.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dedichiamo<br />
questo<br />
post ai cittadini di Srebrenica, ricordando che quest&#8217;anno ricorre il<br />
20mo anniversario del massacro di Srebrenica che è stato, a tutti<br />
gli effetti, un atto di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio?utm_source=rss&utm_medium=rss">genocidio</a></u><br />
e <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crimine_di_guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss">crimine<br />
di guerra</a></u><br />
avvenuto durante la <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_in_Bosnia_ed_Erzegovina?utm_source=rss&utm_medium=rss">guerra<br />
in Bosnia ed Erzegovina</a></u>.</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="cite_ref-5"></a>Migliaia di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Islam?utm_source=rss&utm_medium=rss">musulmani</a></u><br />
 <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bosgnacchi?utm_source=rss&utm_medium=rss">bosniaci</a></u><br />
 furono uccisi l&#8217;11 luglio <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1995?utm_source=rss&utm_medium=rss">1995</a></u><br />
 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ratko_Mladic?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ratko<br />
 Mladić</a></u>,<br />
 con l&#8217;appoggio dei gruppi <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paramilitare?utm_source=rss&utm_medium=rss">paramilitari</a></u><br />
 guidati da <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Željko_Ražnatović?utm_source=rss&utm_medium=rss">Željko<br />
 Ražnatović</a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica#cite_note-5?utm_source=rss&utm_medium=rss">[5]</a></u>,<br />
 nella zona protetta di <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Srebrenica?utm_source=rss&utm_medium=rss">Srebrenica</a></u><br />
 che si trovava al momento sotto la tutela delle <u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nazioni_Unite?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nazioni<br />
 Unite</a></u>.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/07/12/sarajevo-al-centro-della-storia-e/">Sarajevo al centro della Storia e dell&#8217;Europa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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