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	<title>Stati Uniti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Le elezioni negli Stati Uniti e l&#8217;importanza del diritto di voto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 08:01:41 +0000</pubDate>
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<p>Di Alicia Brull Valle</p>



<p>Sabato 07 novembre, dopo quattro giorni dall&#8217;inizio del conteggio dei voti, le elezioni americane sono finalmente arrivate a un risultato chiaro: Joe Biden aveva superato Donald Trump sui voti elettorali necessari per dichiararsi presidente eletto. Lo stato della Pennsylvania è diventato decisivo venerdì, quando Joe Biden e Donald Trump avevano rispettivamente 253 e 214 dei voti elettorali. La Pennsylvania avrebbe permesso al vincitore di prendere 20 voti, ciò significava che Biden sarebbe diventato ufficialmente presidente. Questo, precisamente, è diventato realtà sabato.</p>



<p>Tuttavia, i risultati di queste elezioni non sono stati gli unici al centro dell&#8217;attenzione in questi ultimi giorni. L’attenzione e stata puntata sull&#8217;affermazione di Donald Trump che brogli elettorali sono stati commessi, appena un giorno dopo l&#8217;inizio del conteggio dei voti. Anche se Trump aveva già affermato in passato che non avrebbe accettato la vittoria di Biden come legittima, il fatto che giovedì sera si sia rivolto ai giornalisti dalla sala briefing della Casa Bianca ha lasciato attonita l&#8217;opinione pubblica. Inoltre, non è stata prodotta una sola prova a sostegno delle sue forti affermazioni di frode nel sistema elettorale americano, anche dopo aver accusato il conteggio dei voti della Georgia di essere fraudolento a causa di una sosta di 4 ore nel conteggio.</p>



<p>La lotta negli Stati Uniti non finisce qui, poiché Donald Trump e il suo team hanno dichiarato che si recheranno alla Corte Suprema per contestare i risultati delle elezioni, ciò che significa che il processo di istituzione ufficiale di una nuova amministrazione per gli Stati Uniti d&#8217;America potrebbe richiedere più tempo del previsto.</p>



<p>La posizione del Partito Repubblicano e del suo presidente è paradossale, in quanto egli stesso aveva chiesto che tutti i repubblicani votassero di persona e non per corrispondenza, affermando già prima dell&#8217;inizio delle elezioni che ci sarebbero stati brogli nelle votazioni a distanza. Tuttavia, Trump aveva nominato Louis DeJoy, autodichiarato repubblicano e donatore dell&#8217;amministrazione del presidente, come capo del servizio postale, e quindi responsabile del flusso di posta attraverso gli Stati Uniti per il corretto svolgimento delle elezioni. Sembra quindi difficile trovare coerenza nell&#8217;atteggiamento dell&#8217;amministrazione nei confronti dello sviluppo e del riconteggio delle elezioni, che ha suscitato ogni tipo di opinione durante questa settimana, ad esempio, da parte di Thomas Friedman, opinionista del New York Times, che il 4 novembre ha detto che &#8220;non sappiamo ancora chi è il vincitore delle elezioni presidenziali. Ma sappiamo chi è il perdente: gli Stati Uniti d&#8217;America&#8221;.</p>



<p>Nonostante queste differenze in termini di legittimità di queste elezioni, vale la pena sottolineare anche alcuni aspetti positivi, a cominciare dall&#8217;enorme partecipazione della popolazione americana alle elezioni, con un&#8217;affluenza alle urne che è stata la più alta degli ultimi 120 anni. Ciò implica, da un lato, che il popolo americano ha dato più valore al diritto di voto in queste elezioni rispetto alle precedenti e, dall&#8217;altro, che la società americana è più che mai divisa e che i disordini e le tensioni continueranno probabilmente anche dopo la presentazione dei risultati ufficiali.</p>



<p>Infine, un altro importante passo avanti di questa elezione è che, per la prima volta nella storia americana, la posizione di vicepresidente sarà ricoperta da una donna, Kamala Harris, prima procuratrice generale dello stato della California. Non solo sarà la prima donna a ricoprire la seconda posizione più importante all&#8217;interno del governo americano, ma rappresenterà anche un passo avanti in termini di inclusione etnica, poiché la sua discendenza, giamaicano-indiana, sarà un grande esempio per persone di ogni estrazione etnica. Inoltre, è pienamente consapevole dell&#8217;importanza della sua posizione e dello storico passo in avanti che essa rappresenta, come ha prontamente dichiarato: &#8220;pur essendo la prima donna in questo ufficio, non sarò l&#8217;ultima, perché ogni bambina che guarda vede che questo è un Paese di possibilità&#8221;. Dovremo aspettare e vedere se anche lei farà storia il prossimo mandato vincendo di nuovo le elezioni, questa volta come Presidente degli Stati Uniti.</p>



<p>Referenze:</p>



<ul><li>Viser, Matt and Toluse Olorunnipa: “Biden renews call for patience as Trump assails vote-counting process”, <em>The Washington Post</em>, 08-11-2020 <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/biden-trump-election/2020/11/05/1dd15c6c-1f82-11eb-ba21-f2f001f0554b_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.washingtonpost.com/politics/biden-trump-election/2020/11/05/1dd15c6c-1f82-11eb-ba21-f2f001f0554b_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“Minuto a minuto: Joe Biden es el presidente electo de Estados Unidos”, <em>CNN</em>, 08-11-2020 <a href="https://cnnespanol.cnn.com/2020/11/08/minuto-a-minuto-joe-biden-es-el-presidente-electo-de-estados-unidos/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cnnespanol.cnn.com/2020/11/08/minuto-a-minuto-joe-biden-es-el-presidente-electo-de-estados-unidos/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“US election 2020: Who is ahead in the states still counting?”, <em>BBC News</em>, 07-11-2020 <a href="https://www.bbc.com/news/election-us-2020-54831124?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bbc.com/news/election-us-2020-54831124?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Friedman, Thomas L.: “There was a loser last night. It was America”, <em>The New York Times</em>, 04-11-2020 <a href="https://www.nytimes.com/2020/11/04/opinion/trump-biden-election-2020.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.nytimes.com/2020/11/04/opinion/trump-biden-election-2020.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“Joe Biden y Kamala Harris: quién es la senadora que hace historia al convertirse en la primera presidenta de Estados Unidos”, <em>BBC News</em>, 11-08-2020 <a href="https://www.bbc.com/mundo/noticias-internacional-53743693?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bbc.com/mundo/noticias-internacional-53743693?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Dawsey Josh, Lisa Rein and Jacob Bogage: “Top Republican fundraiser and Trump ally named postmaster general, giving president new influence over Postal Service”, <em>The Washington Post</em>, 07-05-2020 <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/top-republican-fundraiser-and-trump-ally-to-be-named-postmaster-general-giving-president-new-influence-over-postal-service-officials-say/2020/05/06/25cde93c-8fd4-11ea-8df0-ee33c3f5b0d6_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.washingtonpost.com/politics/top-republican-fundraiser-and-trump-ally-to-be-named-postmaster-general-giving-president-new-influence-over-postal-service-officials-say/2020/05/06/25cde93c-8fd4-11ea-8df0-ee33c3f5b0d6_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>
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		<title>Chi è il nostro nemico in questa guerra? Dichiarazione di accademici greci ed altri contro la xenofobia﻿</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 08:13:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="370" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><br></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>Various Authors &#8211; Autores varios &#8211; Auteurs divers- AAVV-d.a.<br>(da txacala-int.org)</td></tr><tr><td>Tradotto da&nbsp;<strong>&nbsp;<a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=2&amp;lg_pp=it&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي</a></strong></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>In Grecia siamo testimoni di un&#8217;isteria xenofoba e razzista alimentata da un ampio spettro di forze conservatrici, di <br>estrema destra e fasciste, e sostenuta dai mass media e dal governo. In un&#8217;atmosfera di fervore nazionalistico, il <br>discorso pubblico è trafitto da grida di guerra e dichiarazioni disumane che offendono i valori morali fondamentali. <br>Incredibili, odiose e spudorate ingiurie vengono lanciate contro donne e bambini, e contro i deboli in generale.Questa<br> xenofobia organizzata e psicotica coltiva il panico, paralizza il pensiero razionale, annega ogni appello alla solidarietà, riempie una società stanca e insicura con i veleni dell&#8217;estrema destra e del fascismo misantropo. Segna il culmine di <br>uno sforzo sistematico e insistente del capitale per imporre alla società greca l&#8217;egemonia ideologica di un&#8217;estrema <br>destra razzista. Sfrutta gli enormi problemi creati dalle dure politiche liberali degli attuali e precedenti detentori del <br>potere statale.<br><br>Contro l&#8217;istrionismo dell&#8217;estrema destra dichiariamo con calma:<em>I rifugiati non sono mai stati un problema per il popolo </em><br><em>greco.<br><br>Non sono stati i rifugiati a causare la crisi mondiale, ma il capitale.<br><br>I rifugiati non hanno portato milioni di lavoratori alla disoccupazione, né centinaia di migliaia di imprese in Grecia alla </em><br><em>chiusura. In tutto il mondo, è il capitale che lo ha fatto.<br><br>I rifugiati non hanno fatto sì che nell&#8217;ultimo decennio gli Stati derubassero i propri cittadini con le tasse destinate a </em><br><em>salvare le banche e altri covi oligarchici del capitalismo mondiale. Sono stati gli oligarchi a farlo.<br><br>I rifugiati hanno perso tutto negli anni della crisi economica mondiale. Gli oligarchi continuano però ad accumulare </em><br><em>ricchezze saccheggiando il pianeta.<br><br>I rifugiati non hanno imposto al popolo greco disoccupazione di massa e povertà. La Troika lo ha fatto attraverso i suoi </em><br><em>memorandum.<br><br>I rifugiati non hanno mandato in emigrazione mezzo milione di figli e figlie del popolo greco. </em>I rifugiati non gestiscono un sistema basato sullo sfruttamento, la concorrenza, l&#8217;alienazione e la guerra. Come i migranti sono vittime del sistema <br>capitalistico dominante che organizza la guerra di classe dei ricchi contro i poveri. Sperimentano tutte le catastrofi che questo sistema porta all&#8217;umanità. Sono vittime di tutte le guerre e di tutti gli interventi organizzati dall&#8217;Occidente <br>imperialista &#8211; USA, Unione Europea, NATO &#8211; per imporre il suo dominio.<br><br>La Grecia è parte integrante delle strutture finanziarie, politiche e militari euroatlantiche. Attraverso la partecipazione a queste strutture gli oligarchi greci avanzano aggressivamente i loro interessi, qui e altrove. I rifugiati e gli immigrati sono vittime della guerra finanziaria mondiale condotta dai colossali monopoli degli Stati imperialisti contro i <br>produttori dei paesi più deboli, causando e riciclando così il sottosviluppo e la povertà.<br><br>L&#8217;estrema destra però, in Grecia e in ogni altro luogo, attribuisce tutti questi flagelli ai rifugiati. In modo sistematico e organizzato rivolge contro i rifugiati la rabbia di coloro che non vedono i veri colpevoli: le forze di guerra (USA, Nato, <br>Unione Europea), l&#8217;oligarchia della ricchezza, e i politici che le servono.<br><br>Attraverso il bersaglio xenofobo dei rifugiati l&#8217;estrema destra coltiva la discordia tra la gente. Sovverte la solidarietà <br>sociale, che è sempre stata l&#8217;arma degli sfruttati e degli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori.<br><br>Di fronte a un&#8217;epidemia di xenofobia e razzismo, dichiariamo con forza che i rifugiati e i migranti non sono nostri <br>nemici. Non siamo contro di loro! Non siamo contro i deboli, i miserabili, gli impoveriti di questo mondo! I nostri <br>nemici sono i guerrafondai &#8211; gli Stati Uniti, la NATO, l&#8217;Unione Europea, gli oligarchi capitalisti in Grecia e Turchia, e i <br>loro servitori politici. I nostri nemici sono i fascisti, i razzisti e i misantropi.<br><br>Contro un sistema che schiaccia interi popoli e ne polverizza la vita, un sistema che giorno dopo giorno produce <br>sempre più “persone in esubero”, noi lotteremo sempre per la solidarietà dei popoli contro i loro nemici comuni, per <br>una nuova società di fratersororità e di umanità.<br><br></td></tr></tbody></table>



<p>&#8212;

</p>
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		<title>Cosa diavolo vuole fare Trump con l’Iran?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 09:16:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di tre anni di strategie aggressive e imprevedibili, per provare a trovarci un senso (che secondo qualcuno non c&#8217;è) di @elenazacchetti (da Ilpost.it) L’uccisione&#160;del potente generale iraniano&#160;Qassem Suleimani, compiuta dagli Stati Uniti nella&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Storia di tre anni di strategie aggressive e imprevedibili, per provare a trovarci un senso (che secondo qualcuno non c&#8217;è)</h2>



<p><em>di @elenazacchetti  (da Ilpost.it)</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/01/GettyImages-1194751381.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption> <br><em>(Alex Wong/Getty Images)</em> </figcaption></figure>



<p>L’<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/03/stati-uniti-ucciso-qassem-suleimani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">uccisione</a>&nbsp;del potente generale iraniano&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/03/suleimani-chi-era-spiegato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qassem Suleimani</a>, compiuta dagli Stati Uniti nella notte tra giovedì e venerdì con un lancio di droni all’aeroporto internazionale di Baghdad (Iraq), è la mossa più spericolata realizzata finora dal presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell’Iran. Il governo iraniano l’ha definita un «atto di guerra» e ha minacciato ritorsioni, anche se per ora non si sa di che portata saranno e&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/03/che-succede-ora-uccisione-suleimani-iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">se provocheranno l’inizio di un nuovo conflitto</a>.</p>



<p>Non è chiaro quale sia la strategia di Trump: ieri il presidente americano ha ripetuto di non voler iniziare una guerra con l’Iran, ma con le sue azioni potrebbe arrivare a provocarla. Quello che si sa è che Trump non è nuovo a decisioni imprevedibili in politica estera: nel corso della sua presidenza ha dimostrato in più occasioni di avere idee confuse e contraddittorie, anche verso l’Iran, paese che è nemico degli Stati Uniti ma con cui gli Stati Uniti, almeno formalmente, non sono in guerra.</p>



<p><strong>Leggi anche</strong>:&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/03/che-succede-ora-uccisione-suleimani-iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Che succede ora, con l’uccisione di Suleimani?</a></p>



<p>Per capire come siamo arrivati a questo punto c’è da tornare indietro all’8 maggio 2018, giorno in cui Trump&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2018/05/08/trump-accordo-nucleare-iran-ritiro/?utm_source=rss&utm_medium=rss">annunciò</a>&nbsp;il ritiro degli Stati Uniti dall’<a href="https://www.ilpost.it/2015/04/03/accordo-nucleare-iraniano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">accordo sul nucleare iraniano</a>. Quella decisione provocò un aumento improvviso della tensione tra i due paesi e da allora la politica americana in Iran è stata una serie di decisioni non spiegabili da una strategia precisa, ma solo dall’obiettivo generale di indebolire il regime iraniano e le sue azioni all’estero, e distanziarsi dall’approccio più disteso e diplomatico adottato negli anni precedenti da Barack Obama.</p>



<p><strong>Il ritiro americano dall’accordo sul nucleare, quando iniziò tutto</strong></p>



<p>L’accordo sul nucleare iraniano, definito da molti «storico», era stato voluto e firmato dal predecessore di Trump, Barack Obama, e si basava su uno scambio: l’Iran avrebbe ridotto la sua capacità di arricchire l’uranio, privandosi della possibilità di costruire la bomba nucleare, mentre gli Stati Uniti e gli altri paesi firmatari avrebbero rimosso alcune delle sanzioni imposte negli anni precedenti.</p>



<p>Era il risultato di uno sforzo diplomatico enorme, iniziato diversi anni prima e sviluppato sull’idea che un Iran propenso a collaborare, quindi non eccessivamente ostile, avrebbe permesso alla comunità internazionale di frenare l’eventuale costruzione della bomba nucleare, tenendo sotto controllo gli impianti e le centrali iraniane. L’accordo doveva servire anche per ridurre la tensione tra Stati Uniti e Iran, esistente tra i due paesi dal 1979, anno della Rivoluzione khomeinista, che aveva trasformato l’Iran in una Repubblica Islamica ostile all’Occidente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2020/01/04/iran-trump-uccisione-suleimani/federica-mogherini-mohammad-javad-zarif-philip-hammond-john-kerry/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/01/nuclear.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2228312"/></a><figcaption> <br><em>Da sinistra a destra: l’Alto rappresentante per gli Affari esteri europei, Federica Mogherini, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il segretario di Stato britannico, Philip Hammond, e il segretario di Stato americano, John Kerry, annunciano il raggiungimento dell’accordo sul nucleare iraniano il 2 aprile 2015 in Svizzera (AP Photo/Keystone, Jean-Christophe Bott, File)</em> </figcaption></figure>



<p>Da sinistra a destra: l’Alto rappresentante per gli Affari esteri europei, Federica Mogherini, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il segretario di Stato britannico, Philip Hammond, e il segretario di Stato americano, John Kerry, annunciano il raggiungimento dell’accordo sul nucleare iraniano il 2 aprile 2015 in Svizzera (AP Photo/Keystone, Jean-Christophe Bott, File)</p>



<p>Trump era già stato critico verso l’intesa durante la campagna elettorale del 2016: lui e buona parte dei conservatori statunitensi ritenevano che l’accordo non fosse abbastanza favorevole agli Stati Uniti e pensavano che la rimozione delle sanzioni non avrebbe fatto altro che rafforzare l’Iran, che avrebbe avuto più soldi da investire nei suoi programmi missilistici e nelle sue campagne di aggressione in altri paesi del Medio Oriente, come quelle portate avanti proprio dal generale Suleimani.</p>



<p><strong>Leggi anche</strong>:&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/03/suleimani-chi-era-spiegato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Chi era il generale Suleimani</a></p>



<p>È importante ricordare che quando l’8 maggio 2018 Trump annunciò il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, l’Iran non aveva compiuto alcuna violazione consistente dei termini del trattato. A violare l’accordo, semmai, era stato Trump, che aveva deciso di reintrodurre unilateralmente le sanzioni tolte tre anni prima. E questa cosa fece arrabbiare molto gli iraniani.</p>



<p><strong>Un nuovo accordo sul nucleare o un cambio di regime in Iran?</strong></p>



<p>Ancora oggi non è chiaro il motivo per cui Trump decise di fare quella mossa, molto inusuale nella politica internazionale, dove gli stati tendono a mantenere fede agli impegni presi nonostante i cambi di governo.</p>



<p>Allora si disse che Trump era stato condizionato dai suoi consiglieri più conservatori e dai suoi alleati più intransigenti (come Arabia Saudita e Israele), che volesse indebolire l’eredità politica&nbsp;di Obama, e che pensasse davvero che l’accordo fosse svantaggioso per gli Stati Uniti. Molti si chiesero quale fosse l’obiettivo finale di quella mossa: era quello di costringere il governo iraniano a negoziare un nuovo accordo sul nucleare, come disse più volte il governo americano? Oppure quello di fare pressione affinché in Iran ci fosse un “cambio di regime” che rimuovesse dal potere i religiosi più radicali, come invece suggerirono alcuni consiglieri dell’amministrazione, come l’allora consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://twitter.com/AmbJohnBolton?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://pbs.twimg.com/profile_images/710587003813957632/_JR9ALxD_normal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><a href="https://twitter.com/AmbJohnBolton?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>John Bolton</strong><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/2714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✔" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong>@AmbJohnBolton</a><a href="https://twitter.com/AmbJohnBolton/status/1213044218689720321?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Congratulations to all involved in eliminating Qassem Soleimani.  Long in the making, this was a decisive blow against Iran&#8217;s malign Quds Force activities worldwide.  Hope this is the first step to regime change in Tehran.<a href="https://twitter.com/intent/like?tweet_id=1213044218689720321&utm_source=rss&utm_medium=rss">36.900</a><a href="https://twitter.com/AmbJohnBolton/status/1213044218689720321?utm_source=rss&utm_medium=rss">11:27 &#8211; 3 gen 2020</a><a href="https://support.twitter.com/articles/20175256?utm_source=rss&utm_medium=rss">Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter</a><a href="https://twitter.com/AmbJohnBolton/status/1213044218689720321?utm_source=rss&utm_medium=rss">18.000 utenti ne stanno parlando</a></p>



<p>Un tweet di John Bolton – recente, del 3 gennaio, pubblicato dopo l’uccisione di Suleimani – che termina dicendo: «Spero che questo sia il primo passo per il cambio di regime a Teheran»</p>



<p>Nei mesi successivi, la decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare cominciò a produrre i primi significativi effetti, alcuni dei quali in apparente contrasto con l’intenzione del governo americano di indebolire le forze più conservatrici dell’Iran.</p>



<p>Da una parte la reintroduzione delle sanzioni statunitensi cominciò ad avere conseguenze dirette sull’economia iraniana, in particolare rendendo difficoltosa la vendita del petrolio, e rese molto complicato per i paesi europei rispettare la loro parte dell’accordo (la questione è spiegata estesamente&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/15/salvare-accordo-nucleare-europa-iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>). Da questo punto di vista, la politica di Trump – che spingeva per il “massimo isolamento” dell’Iran – sembrò funzionare.</p>



<p>Il problema però è che il ritiro degli Stati Uniti dell’intesa aveva cambiato gli equilibri nella politica iraniana: aveva indebolito quella parte del regime che l’accordo l’aveva negoziato e voluto, cioè la fazione più moderata guidata dal presidente Hassan Rohuani, e aveva rafforzato le élite più conservatrici, quelle contrarie a scendere a patti con l’Occidente, cioè la Guida suprema Ali Khamenei e le stesse&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/06/18/chi-sono-guardie-rivoluzionarie-iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guardie rivoluzionarie</a>, il corpo militare a cui apparteneva Suleimani.</p>



<p>In altre parole: la decisione di Trump non aveva fatto nascere nuove forze conservatrici, né aveva rivoluzionato la politica iraniana, da quarant’anni particolarmente ostile verso l’Occidente: aveva però ridato forza alle fazioni più aggressive ed estremiste, che sulla scia dell’entusiasmo per il raggiungimento dell’accordo sul nucleare avevano perso consensi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2020/01/04/iran-trump-uccisione-suleimani/iran-iraq/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/01/sul-kh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2228313"/></a><figcaption> <br><em>Da sinistra a destra: la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, il religioso sciita Muqtada al Sadr, e Qassem Suleimani (Office of the Iranian Supreme Leader via AP)</em> </figcaption></figure>



<p>Da sinistra a destra: la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, il religioso sciita Muqtada al Sadr, e Qassem Suleimani (Office of the Iranian Supreme Leader via AP)</p>



<p>Già allora emersero nuovi dubbi sull’approccio di Trump. Con il rafforzamento della fazione ultraconservatrice, l’ipotesi di riaprire i colloqui sul nucleare si faceva sempre più irrealizzabile, e allo stesso tempo l’idea di un cambio di regime non sembrava praticabile. Nella seconda metà del 2019 la situazione peggiorò ulteriormente e iniziò una nuova lunga fase di crisi che fece parlare del possibile inizio di una guerra.</p>



<p><strong>Gli attacchi nel Golfo Persico e il problema del disimpegno militare</strong></p>



<p>A partire dall’estate del 2019 le Guardie rivoluzionarie iraniane iniziarono a compiere diversi attacchi contro petroliere straniere nel Golfo Persico e nello&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/08/04/stretto-hormuz-importante-iran-crisi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stretto di Hormuz</a>,&nbsp;il tratto di mare che divide il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman. Sequestrarono navi ed equipaggi, violarono per la prima volta l’accordo sul nucleare del 2015 e abbatterono un drone americano provocando la&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/21/crisi-iran-stati-uniti-spiegata/?utm_source=rss&utm_medium=rss">reazione furiosa</a>&nbsp;degli Stati Uniti.</p>



<p>Il 20 giugno Trump annunciò di avere approvato e&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/06/22/trump-attacco-iran-annullato-motivi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">poi annullato</a>&nbsp;all’ultimo secondo un’operazione militare contro l’Iran che avrebbe dovuto essere una ritorsione contro l’abbattimento del drone. In maniera del tutto inusuale per un presidente di un paese così potente, Trump spiegò su Twitter di avere cambiato idea perché «un generale» gli aveva detto che a causa del lancio del missile sarebbero potuto morire 150 persone, un bilancio troppo elevato per quelle circostanze.</p>



<p>La spiegazione non convinse del tutto, e secondo i giornali americani ci furono altre ragioni che spinsero Trump a cambiare idea: per esempio la pressione esercitata su di lui dai membri più prudenti della sua amministrazione, e lo scetticismo verso l’attacco espresso da Tucker Carlson, ospite fisso di&nbsp;<em>Fox News</em>, praticamente l’unico canale di informazione americano che tratta il presidente in maniera benevola (e che si dice eserciti una certa influenza su di lui).</p>



<p>Trump fu accusato di nuovo di non avere una strategia sull’Iran e di non riuscire a dare continuità e coerenza alle sue politiche, facendosi influenzare in maniera eccessiva dal consigliere o dal militare più influente in quel momento.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2020/01/04/iran-trump-uccisione-suleimani/qassem-soleimani-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/01/sul-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2228314"/></a><figcaption> <br><em>Qassem Suleimani in una foto del febbraio 2016 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)</em> </figcaption></figure>



<p>Qassem Suleimani in una foto del febbraio 2016 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)</p>



<p>Gli Stati Uniti pagarono le loro incertezze sull’Iran anche in Siria, dove mantenevano un piccolo contingente militare con gli obiettivi di assicurarsi la definitiva sconfitta dell’ISIS e di frenare la sempre crescente presenza iraniana nel paese, garantita dall’azione delle Guardie Rivoluzionarie e del corpo speciale guidato da Suleimani. La cosa che più preoccupava il governo americano era l’intenzione iraniana di&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2018/01/02/iran-potenza-medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">creare una specie di “corridoio”</a>&nbsp;tra l’Iran e il sud del Libano, passando da Iraq e Siria – un progetto che se realizzato avrebbe rafforzato molto l’influenza e il potere iraniani in questo pezzo di Medio Oriente.</p>



<p>Spinto dalla volontà di ritirare i soldati americani dalla Siria, come aveva promesso di fare in campagna elettorale e durante i suoi primi anni di presidenza, e allo stesso tempo dalla necessità di mantenere una presenza militare, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 Trump fece dichiarazioni contraddittorie su quelli che sarebbero stati i successivi passi degli Stati Uniti: prima annunciò, tra lo stupore di avversari e alleati, che i militari americani&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2018/12/19/stati-uniti-completo-ritiro-nord-est-della-siria-wall-street-journal/?utm_source=rss&utm_medium=rss">avrebbero lasciato la Siria</a>&nbsp;nel giro di 30 giorni; poi, un mese dopo, fece un passo indietro, annunciando nuove condizioni per il ritiro, che di fatto lo rallentarono e ridimensionarono.</p>



<p>La questione del ritiro dei soldati americani dalla Siria e da tutto il Medio Oriente, molto cara a Trump, continua a essere al centro del dibattito ancora oggi. Dopo l’uccisione di Suleimani, il governo statunitense ha annunciato l’invio di altri soldati nella regione, per reagire adeguatamente a una eventuale ritorsione dell’Iran.</p>



<p><strong>Perché uccidere Suleimani, e perché proprio ora?</strong></p>



<p>Gli sviluppi degli ultimi giorni hanno creato ancora più confusione. Molti si sono chiesti come mai Trump abbia deciso di ordinare l’uccisione di Suleimani, soprattutto quando i due presidenti prima di lui avevano rifiutato di farlo per paura dell’inizio di una nuova guerra. E inoltre, perché proprio ora?</p>



<p>Il governo americano ha sostenuto che Suleimani stesse preparando attacchi contro obiettivi statunitensi in Libano e Iraq, ma&nbsp;finora non ha fornito prove delle sue affermazioni e un’<a href="https://www.nbcnews.com/news/world/planned-attacks-against-u-s-targets-syria-lebanon-were-reason-n1110221?utm_source=rss&utm_medium=rss">indagine di&nbsp;<em>NBC News</em></a>&nbsp;ha mostrato come i deputati statunitensi non fossero a conoscenza di alcuna minaccia imminente e fuori dall’ordinario proveniente dall’Iran.</p>



<p>Secondo fonti consultate dalla stampa americana, la decisione di Trump di uccidere Suleimani era stata presa la scorsa settimana, dopo l’uccisione di un contractor americano in una base militare irachena durante un bombardamento compiuto dalla milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah. Non è chiaro invece che peso abbia avuto&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/01/02/milizie-iran-attacco-amabsciata-americana-iraq/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’assedio all’ambasciata americana a Baghdad</a>, compiuto da milizie sciite filo-iraniane tra martedì e mercoledì di questa settimana.</p>





<p>L’interpretazione più diffusa è che l’uccisione di Suleimani sia stata il risultato della progressiva escalation di tensione avvenuta nell’ultimo anno e mezzo tra Iran e Stati Uniti, e delle azioni sempre più aggressive e violente compiute dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane soprattutto in Iraq. Quello che non è chiaro, comunque, è se gli Stati Uniti abbiano una strategia per rispondere a eventuali ritorsioni iraniane e se siano in grado di tenere sotto controllo la situazione tanto da non arrivare a un conflitto ancora più violento con l’Iran.</p>



<p>Secondo diversi esperti, Trump potrebbe avere sottovalutato i rischi derivanti dall’uccisione di&nbsp;Suleimani, per esempio non considerando «un atto di guerra» l’operazione di giovedì notte. Come&nbsp;<a href="https://www.newyorker.com/news/our-columnists/the-us-assassinated-suleimani-the-chief-exporter-of-irans-revolution-but-at-what-price?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;al&nbsp;<em>New Yorker</em>&nbsp;Douglas Silliman, ambasciatore americano in Iraq fino allo scorso inverno,&nbsp;l’uccisione di Suleimani si potrebbe paragonare all’ipotetica uccisione del comandante delle operazioni militari americane in Medio Oriente e Nordafrica (Centcom). Cosa farebbero gli Stati Uniti se un paese straniero uccidesse il comandante in capo del Centcom? Con molta probabilità il governo americano parlerebbe di «un atto di guerra», proprio come ha fatto l’Iran venerdì (e come invece si è rifiutato di fare Trump).</p>



<p>Il punto è che non è chiaro come la morte di Suleimani possa contribuire in qualche modo al raggiungimento degli obiettivi di Trump.</p>



<p>L’attacco statunitense ha attirato moltissime critiche anche tra i moderati e i riformatori iraniani, cioè quelle forze che nella politica dell’Iran cercano di bilanciare il potere degli ultraconservatori. L’impressione è che gli sviluppi degli ultimi giorni abbiano affossato definitivamente qualsiasi speranza di riaprire un dialogo sul nucleare iraniano e abbiano rafforzato la posizione di quelli che detengono le posizioni di maggiore potere nella complicata struttura istituzionale iraniana, cioè le fazioni più radicali e più ostili a qualsiasi cambiamento.</p>



<p>Negar Mortazavi, corrispondente dell’<em>Independent</em>&nbsp;ed esperta di Iran,&nbsp;<a href="https://twitter.com/NegarMortazavi/status/1212929396660723712?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha scritto</a>: «Ricordate: Trump si è ritirato dal trattato sul nucleare iraniano contro il parere praticamente di tutti. Ha detto che l’accordo non era abbastanza buono e che ne avrebbe trovato uno migliore, perché lui era il miglior negoziatore in circolazione. Beh, non ha ottenuto un nuovo accordo, ha ottenuto una nuova guerra». Ali Vaez, esperto di Iran dell’International Crisis Group, ha scritto, riferendosi invece al rafforzamento degli ultraconservatori iraniani a scapito dei moderati: «Trump sembra sia riuscito a ottenere un cambio di regime, ma non del tipo che si aspettava».</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://twitter.com/AliVaez?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://pbs.twimg.com/profile_images/1213679060821446658/A3lZPAcY_normal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><a href="https://twitter.com/AliVaez?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ali Vaez</strong><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/2714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✔" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong>@AliVaez</a>&nbsp;·&nbsp;<a href="https://twitter.com/AliVaez/status/1213074518211776512?utm_source=rss&utm_medium=rss">3 gen 2020</a><a href="https://twitter.com/AliVaez/status/1213074518211776512?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><a href="https://twitter.com/_/status/1213074516039131137?utm_source=rss&utm_medium=rss">In risposta a @AliVaez</a></p>



<p>10| Also 2) Killing Muhandis and so blatantly undermining Iraqi sovereignty again &amp; again have rendered defending US presence and military bases in Iraq an impossible task for Iraqi security forces. A humiliating departure for the US from Iraq now seems inevitable.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://twitter.com/AliVaez?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://pbs.twimg.com/profile_images/1213679060821446658/A3lZPAcY_normal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><a href="https://twitter.com/AliVaez?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ali Vaez</strong><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/2714.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✔" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong>@AliVaez</a></p>



<p>11| As for 3) it&#8217;s now almost guaranteed that the Iranian parliament will fall into the hands of the most hardline and militant elements within Iran. So in the words of @valinasr, <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump?utm_source=rss&utm_medium=rss">@realDonaldTrump</a> seems to have managed to get regime change in Iran but not the kind that he wanted.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Storia di migrazione con finale felice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 09:28:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde In questi tempi medievali che invadono gli Stati Uniti d&#8217; America, trovare storie belle come questa è abbastanza complicato, ma esistono per fortuna. In Europa non siamo messi meglio e spero&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> di Mayra Landaverde</p>



<p>In questi tempi  medievali che invadono gli Stati Uniti d&#8217; America, trovare storie belle come questa è abbastanza complicato, ma esistono per fortuna. In Europa non siamo messi meglio e spero di trovare qualcosa di simile che ci faccia vedere un po&#8217; di luce. Questa è la storia abbreviata ( si potrebbe scrivere un libro intero della sua vita ) di V. che per più di vent&#8217;anni ha vissuto priva del permesso di soggiorno negli Stati Uniti, senza mai uscire.</p>



<p></p>



<p>Come sei arrivata negli Stati Uniti?</p>



<p>Avevo 17 anni. Sono arrivata in California con mia mamma. Era stato mio padre a mandarmi  là per studiare, ma quando mia madre iniziò a lavorare allora provai anche io e mi piacque più il lavoro della scuola. Sono arrivata col Visto da turista. Lavorai con un visto documento di lavoro falso, usando un altro nome. Ho fatto in questo modo per tanti anni, ma avendo il Visto turistico, uscivo ed entravo dagli Stati Uniti. Tornavo in Messico per un po&#8217; e poi ritornavo negli USA.  </p>



<p>Rimasi incinta in California, il padre di mia figlia era cittadino statunitense. In una di quelle occasioni in cui mi trovavo in Messico ho avuto delle complicazioni e la mia bambina nacque prima del tempo in territorio messicano. Rientrai negli Stati Uniti con la bambina, la lasciai a mia madre in California  e sono partita a lavorare a Chicago. Rimasi lì per un anno, tornai in Messico per poi rientrare ancora una volta in California sempre con il mio visto da turista, era il 1987 forse l&#8217;88 e c&#8217;era la sanatoria. Ma io non lo sapevo: ero molto giovane e credevo di essere in regola con il mio documento (fu l&#8217;ultima  sanatoria, di Reagan). Non mi ero interessata su come risolvere la mia situazione di migrante perché ero convinta che sarei tornata nel mio Paese e per questo motivo ho continuato a lavorare con il mio documento turistico che, all&#8217;epoca, rilasciavano per un tempo indefinito: tu potevi stare tre mesi in California, ma poi non dovevi fare tutta la trafila che si fa adesso per avere ancora lo stesso permesso. Ho fatto così fino ai 21 anni quando non l&#8217; ho più rinnovato. Rimasi in California e mi sposai, lui non era il padre della prima figlia che invece era cittadino statunitense, il mio nuovo partner non aveva i documenti come me e come mia figlia. Nel 1992 rimasi negli Stati Uniti, il documento scadde e io non uscii più.</p>



<p>Cosa significa rimanere senza permesso di soggiorno come il tuo partner e tua figlia?</p>



<p>Nei primi anni &#8217;90 la situazione era nettamente migliore da quella che c&#8217;è adesso: mi sentivo in una gabbia d&#8217;oro, sentivo che non sarei mai riuscita ad andare avanti è stato molto molto difficile perché sono stati tanti gli anni in cui ho vissuto così, senza poter uscire e senza poter vedere la mia famiglia. Per quanto riguarda il lavoro, era possibile lavorare anche senza permesso di soggiorno soprattutto nelle fabbriche, fino a sei o sette anni fa era abbastanza facile. Adesso c&#8217;è questo nuovo metodo di identificazione &#8220;Real ID&#8221; con il quale è impossibile fornire dati falsi, ti controllano molto bene in qualsiasi posto , e quindi non è più possibile lavorare in nero. La vita man mano è diventata ogni volta più complicata per via della crescita smisurata del razzismo, anche fra latinoamericani e ho vissuto questo peggioramento nei 24 anni in cui non sono uscita mai dagli Stati Uniti, ma nonostante questo (e magari suona anche male) io sento che è il mio Paese perchè ho vissuto quasi tutta la mia vita lì, gli altri figli miei sono nati lì, adesso frequentano l&#8217;università e sono cittadini.</p>



<p>Come avete fatto per &#8220;sopravvivere&#8221; senza documenti in un Paese che non offre nemmeno ai propri cittadini la sanità pubblica e gratuita?</p>



<p>Per fortuna siamo riusciti a pagarci sempre una buona assicurazione medica per tutti i figli, certo è privata, ma ci siamo trovati bene. Per i minorenni non chiedono i documenti in regola. Invece per me e mio marito senza documenti potevamo avere solo un servizio per le urgenze. In genere tutte le persone hanno una assicurazione e chi non ce l&#8217;ha va dai medici privati, alcuni costano poco, circa 25 dollari a visita. Ci sono anche delle associazioni che offrono aiuto alle persone senza permesso di soggiorno e che hanno bisogno di cure. Io stessa ho usufruito di questo servizio una volta che ho avuto un incidente e ho avuto bisogno di una operazione al polso. Loro aiutano le persone che hanno un reddito basso, con o senza permesso di soggiorno. Questo solo nella città dove abitavo io, in altre non ci sono. Dipende molto dallo Stato in cui vivi. </p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;istruzione, tutti i bambini hanno diritto alla scuola e quindi i miei hanno potuto studiare. I figli che  sono nati negli USA sono tutti cittadini statunitensi e non hanno avuto mai problemi.</p>



<p>Come hai avuto il tuo permesso di soggiorno che hai adesso dopo tutti questi anni senza?</p>



<p>La mia seconda figlia ha compiuto 21 anni, lei è cittadina. Abbiamo fatto una specie di ricongiungimento, e visto che io ero entrata in modo legale col visto turistico abbiamo risolto in tre mesi. Se io fossi entrata illegalmente molto probabilmente non mi avrebbero mai dato il permesso. Fra cinque anni, e soltanto se non prenderò nemmeno una piccola multa, potrò richiedere la cittadinanza. Dopo trent&#8217;anni. La prima figlia è riuscita a  ottenere i documenti perché si è sposata di recente con un cittadino statunitense. Lei potrà richiedere la cittadinanza tra tre anni. </p>



<p>Quindi adesso siete liberi di viaggiare, di lavorare&#8230;?</p>



<p>Sì,non possiamo crederci. Poco tempo fa una mia amica mi chiamò per invitarmi a Tijuana.  E per la prima volta dopo 24 anni ho detto &#8221; Sì, arrivo!&#8221; . </p>
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		<title>Ancora detenuta negli USA la giornalista iraniana Marzieh Hashemi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 07:44:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12112" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897-300x168.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p>E&#8217; trascorso più di un mese da quando una giornalista nata negli Usa e che vive in Iran, dove da 25anni lavora per l’emittente di stato in lingua inglese Presstv, è stata arrestata,  13 gennaio all’aeroporto di St. Louis su mandato di un giudice federale non perché accusata di qualche reato, ma in quanto testimone di un importante crimine.</p>
<p>Marzieh Hashemi, 59 anni, afro-americana convertita all’Islam, è stata trasferita a Washington doveil 18 gennaio è comparsa di fronte al giudice. Il governo prevede il suo rilascio – ha scritto fra gli altri la Reuters – solo al termine della sua deposizione.<br />
Il caso ha trovato ampia eco in Iran  dove è intervenuto il ministro degli Esteri,Javad Zarif. &#8220;La signora Hashemi, sposata con un iraniano e dunque è una cittadina iraniana, e riteniamo nostro dovere difendere i diritti dei concittadini&#8221;. Il suo arresto, ha aggiunto, “è una inaccettabile azione politica e una violazione della libertà di espressione. Su tali basi, gli americani dovrebbero immediatamente porre fine a questo gioco politico”.<br />
Anche l’International Federation of Journalists ha diffuso su Twitter la notizia.</p>
<p>Da quanto riferito dai familiari della giornalista, sarebbe stata ammanettata e costretta a togliersi il velo – che in Iran copre solo i capelli – per essere fotografata. Della sua attività negli Usa si sa che aveva girato un documentario sul movimento antirazzista Black Lives Matter a St. Louis, riferisce l’Associated Press, dopo aver fatto visita ad alcuni familiari nella zona di New Orleans.<br />
L’iniziativa giudiziaria si spiega con la legislazione federale statunitense, che prevede appunto l’arresto anche di un testimone nel caso si ritenga che la sua testimonianza sia cruciale, che possa uscire dal Paese o che possa non rispondere ad una citazione, norma di cui, rileva in particolare Middle East Eye – le autorità Usa avrebbero fatto ampio uso dopo l’11 settembre 2001.<br />
Il New York Times, ricorda &#8211; in questa situazione complessa e pericolosa tra Iran e USA &#8211; l’arresto senza accuse formali in Iran di un cittadino americano che era andato a trovare la fidanzata iraniana, mentre almeno altri tre cittadini americani (due dei quali con doppia nazionalità) restano detenuti nel Paese, e un quarto risulta scomparso da dieci anni.<br />
Questo arresto potrebbe essere letto come un atto di ritorsione da parte statunitense, per la detenzione dei propri cittadini in Iran, ma uno Stato di diritto non viola i diritti di nessun cittadino per motivi politici.<br />
Stiamo attraversando, tra l&#8217;altro, un momento in cui, da parte della Casa Bianca si sta ulteriormente alzando la pressione contro Teheran dopo che gli Usa hanno violato un accordo internazionale come il Nuclear Deal, da cui Washington è unilateralmente uscita nonostante fosse chiaro a tutti che l’Iran lo stesse rispettando. In attesa di altre informazioni ufficiali sulla sorte di Marzieh Hashemi, monitoriamo la situazione.</p>
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		<title>USA. Uscita dall&#8217;UN human rights Council e bambini migranti in gabbia: ma quali diritti umani?</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2018 07:05:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10879" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="648" height="431" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 648w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-6-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></a></i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Cecilia Grillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si parla sempre di più dello sviluppo dei diritti umani, di nuove organizzazioni, convenzioni e trattati volte a sostenere sviluppo, responsabilità, sostenibilità e uguaglianza di genere, ma come possiamo considerarci protettori dei diritti umani quando permettiamo che potenze mondiali separino bambini dai loro genitori, abbandonandoli in rifugi governativi?</p>
<p>Questo è quello che sta succedendo in USA, che ha deciso di abbandonare l&#8217;UN human rights Council per non essere costretta ad accogliere milioni di &#8220;finti profughi e migranti&#8221;.</p>
<p>Gli Stati Uniti dovrebbero ritirarsi dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo anche quanto riportato dalle parole dell&#8217;ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, che definisce l&#8217;UN human rights Council quale &#8220;<i>protector of human rights abusers and a cesspool of political bias</i>&#8221; e &#8220;<i>an organization that is not worthy of its name</i>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<i>We take this step because our commitment does not allow us to remain a part of a hypocritical and self-serving organization that makes a mockery of human rights</i>&#8220;, ha proseguito l&#8217;ambasciatrice.</p>
<p>L&#8217;Amministrazione Trump ha criticato il Consiglio per &#8220;<i>its chronic bias against Isra</i>el&#8221; e si è lamentato del fatto che includa Stati accusati di violazioni dei diritti umani quali Cina, Cuba, Venezuela e Congo.</p>
<p>Ma sono queste le vere ragioni che hanno portato l&#8217;USA all&#8217;estrema decisione dell&#8217;uscita repentina dal Consiglio ONU o forse è da considerare il fatto che l&#8217;annuncio sia arrivato appena un giorno dopo che L&#8217;U.N. human rights chief, Zeid Ra&#8217;ad al-Hussein, ha denunciato l&#8217;amministrazione Trump per aver separato i figli dei migranti dai loro genitori?</p>
<p>Come non sarebbero infatti criticabili le immagini emerse durante gli ultimi giorni di dozzine di bambini che dormono in gabbia e che piangono per mancanza dei loro genitori, da cui sono stati allontanati?</p>
<p>A seguito dell&#8217;introduzione da parte del procuratore generale Jeff Session di una politica di repressione &#8220;<i>zero-tolerance</i>&#8221; sull&#8217;immigrazione illegale 2.342 bambini sono stati separati da 2.206 genitori tra il 5 maggio e il 9 giugno.</p>
<p>Se sotto le precedenti amministrazioni USA, gli immigrati non in possesso di documenti che attraversavano il confine per la prima volta ricevevano mandati di comparazione in Tribunale, con la politica <i>zero tolerance</i> attuata dall&#8217;amministrazione Trump i border crossers non documentati vengono processati penalmente e incarcerati immediatamente, e poiché i figli dei migranti non possono essere rinchiusi con i loro genitori, sono tenuti in strutture separate gestite dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani.</p>
<p>Quali le ragioni per l&#8217;adozione di un approccio così rigido da parte dell&#8217;amministrazione Trump? È possibile che sia riconducibile a un tentativo di stipulazione di accordi con i Democratici, come per esempio nella speranza dell&#8217;ottenimento di finanziamenti per il suo muro di confine promesso da tempo.</p>
<p>Nonostante i criticismi sulla politica migratoria americana, molti alleati hanno cercato di convincere gli Stati Uniti a rimanere nel Consiglio e anche coloro che sono d&#8217;accordo con le critiche di Washington sulla natura dell&#8217;UN Human rights Council credono che gli Stati Uniti dovrebbero lavorare attivamente per riformarlo dall&#8217;interno, piuttosto che svincolarsi.</p>
<p>Queste le parole di Nikki Haley in riferimento al Consiglio dei Diritti umani ONU: &#8220;Non possiamo restare parte di un organismo ipocrita che deride i diritti umani&#8221;, ma si può considerare rispettoso dei diritti umani uno Stato che accetta gli strazianti pianti dei bambini migranti strappati dalle braccia dei propri genitori?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;America latina&#8221;: diritti negati. Parlano i parenti dei migranti desaparecidos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 07:19:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; A Torino, fino all&#8217;11 giugno, sarà esposta la mostra del Colectivo Huellas de la Memoria che rappresenta il dramma dei 30.000 scomparsi in Messico tra il 2006-2016 e dei migranti&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Torino, fino all&#8217;11 giugno, sarà esposta la mostra del <em>Colectivo Huellas de la Memoria</em> che rappresenta il dramma dei 30.000 scomparsi in Messico tra il 2006-2016 e dei migranti latinoamericani desaparecidos nel viaggio verso gli Stati Uniti.</p>
<p>Ecco per voi un fotoreportage.</p>
<p><strong>Approfondiremo l&#8217;argomento, venerdì 9 giugno, alle ore 18.30 presso la libreria Les Mots di Milano, con la testimonianza di GUADALUPE PEREZ RODRIGUEZ. Vi aspettiamo in tanti!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1016.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8915" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1016.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="409" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1016.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 409w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1016-191x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 409px) 100vw, 409px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1020.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8916" 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href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8922" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="808" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 808w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1017-300x238.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1017-768x609.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1023.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" 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		<title>Liberate 84 ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 07:38:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Sembra che il rilascio sia  avvenuto al termine di un negoziato tra i miliziani e il governo federale in cui sarebbe stato concordato uno scambio con alcuni militanti dell&#8217;organizzazione arrestati nei mesi scorsi. Da&#46;&#46;&#46;</p>
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<article class="shared-detail mini-apertura">
<header>
<p class="summary">Sembra che il rilascio sia  avvenuto al termine di un negoziato tra i miliziani e il governo federale in cui sarebbe stato concordato uno scambio con alcuni militanti dell&#8217;organizzazione arrestati nei mesi scorsi. Da ricordare che oltre cento delle 276 ragazze rapite a Chibok nell&#8217;aprile del 2014 restano ancora in mano ai terroristi.</p>
</header>
<p class="summary">In occasione di questa notizia, ripubblichiamo l&#8217;intervista di <em><strong>Ass. per i Diritti Umani</strong></em> al giornalista  Lorenzo Simoncelli che ha avuto occasione di parlare con alcune delle ragazze che sono<br />
riuscite a scappare dai rapitori. Ringraziamo moltissimo Simoncelli<br />
per il tempo che ci ha dedicato e per le notizie che ci ha voluto<br />
fornire.</p>
<div class="separator"><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-60.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-60.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" border="0" /></a></div>
<div>Come si è preparato e organizzato per questo viaggio?</div>
<div></div>
<div>Rispetto agli altri viaggi professionali, c’è stato da limare tutto l’aspetto legato alla sicurezza. Sono andato nel Nord Est del Paese, cioè nella parte più colpita da Boko Haram, e mi sono appoggiato ad una mozione diplomatica che è stata portata avanti dall’ambasciata svizzera e, una volta in loco, ho avuto il supporto tecnico-logistico dell’American University di Yola, l’unica realtà accademica internazionale nella zona del Nord Est che mi ha facilitato fornendomi le “stringhe”: i traduttori, gli autisti e una sicurezza fisica con guardie personali.</div>
<div>Ventuno delle ragazze rapite sono all’interno dell’università di Yola: ho avuto la possibilità di conoscere il Rettore – una professoressa della California – e ho avuto l’accesso all’incontro con quattro ragazze, nello scorso mese di febbraio, durante il periodo delle elezioni.</div>
<div></div>
<div>Qual è la situazione attuale in Nigeria?</div>
<div></div>
<div>La situazione è di caos calmo. La Nigeria è, in realtà, un continente. Non è enorme per quanto riguarda la superficie, però è un Paese con 180 milioni di abitanti e il PIL di Lagos comprende, da solo, 19 Stati africani.</div>
<div>C’è una netta separazione tra Nord e Sud: un Nord poverissimo, arido e prevalentemente musulmano e un Sud di varie confessioni cristiane, più ricco, con una Lagos con un neoliberismo totale e una roccaforte petrolifera, nel delta del Niger, in cui, secondo me, ci saranno i problemi maggiori perchè ci sono dei guerriglieri che negli anni passati sono stati artefici di molti rapimenti soprattutto di imprenditori stranieri e che, nel 2009, hanno siglato questo tacito accordo con il governo (in carica fino a maggio) in cui dicevano “Voi ci date parte delle royalties dell’estrazione del petrolio e in cambio noi stiamo tranquilli”. Questo “patto”, con la<br />
vittoria di Muhammadu Buhari, rischia di saltare.</div>
<div>Buhari, inoltre, ha più di settant’anni, non si parlava di lui da tanto tempo, è per la dissciplina ferrea, ma è sembrato l’uomo giusto perchè il precedente governo è stato caratterizzato da una fortissima corruzione, considerando anche che durante la dittatura militare sono state uccise tante persone, è stata applicata una dura censura giornalistica e sono stati incarcerati anche alcuni politici. Ho paura, quindi, che sia stato fatto un voto di protesta, mirato ad abbattere la corruzione e a tenere sotto controllo i guerriglieri, attraverso la disciplina (perchè è stato un generale), recuperando anche un esercito.</div>
<div></div>
<div>Prima di essere rapite, dove vivevano le ragazze? In che condizioni le hai trovate?</div>
<div></div>
<div>Le ragazze vivevano a Chibok, città in uno dei tre Stati più colpiti da Boko Haram, nel Nord Est. Si tratta di una zona desertica, dove non c’è nulla: hanno vite semplicissime, in condizioni precarie e caldo terribile. Ci sono scuole che, in realtà, sono costruzioni fatiscenti. Le ragazze sono cristiane in un posto in cui la<br />
popolazione è al 97% musulmana.</div>
<div>Prima del rapimento, le ragazze andavano a scuola al mattino, al pomeriggio si dedicavano alla famiglia, cucinavano insieme alle madri e lavoravano nei campi. Non erano mai uscite dal villaggio e non sapevano nulla di quello che passa nel mondo.</div>
<div>Io dico che la ragazze con cui ho parlato, hanno avuto la “sorte” di fuggire dai rapitori. Appena i guerriglieri sono entrati nella scuola: alcune sono riuscite a scappare dalla finestra; due sorelle, appena caricate sui sette camion dei guerriglieri, sono scappate in corsa; altre sono riuscite a venire via dai campi di Boko Haram nelle prime ore del mattino.</p>
<div class="separator"><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""> </a></div>
<div>La sorella di una delle ragazze rapite lavorava come guardia di sicurezza all’interno dell’università americana ed è riuscita a sapere che sua sorella era riuscita a scappare: ho chiesto,quindi, al Rettore se si poteva fare qualcosa e, tramite un lavoro di squadra anche con il Senato, sono riuscite ad ottenere un fondo di circa 50.000 dollari per creare delle borse di studio. Da Yola al luogo dove sono state rapite, ci sono circa tre ore di autobus: il rettore dell’università ha mandato la ragazza della sicurezza a Chibok che ha iniziato a parlare con le famiglie delle studentesse, famiglie spaventate e che avevano paura di mandare le ragazze in una realtà occidentale anche perchè “Boko Haram” significa proprio “contro l’istruzione, contro l’educazione”. Sono riusciti a convincere alcune famiglie, i genitori che hanno dato il permesso di andare all’università americana sono scappati e vivono in altri Stati. Le ragazze sono state portate via dai villaggi, scortate dalle guardie del corpo e si sono presentate ad una rotonda, senza sapere chi sarebbe andato a prenderle, con un sacchetto di palstica che era tutto il loro bagaglio e senza scarpe. Uno dei padri di queste ragazze aveva due figlie, entrambe rapite: all’inizio le borse di studio erano dieci e questo padre si è trovato a dover scegliere tra le due figlie. Quando, arrivate alla rotonda, è stata fatta la conta, l’uomo ha preso due fogli di carta e ha fatto un sorteggio: di fronte a questa immagine, il Rettore ha concesso una borsa di studio in più.</div>
<div>Quando sono entrate nell’università, una di loro con cui ho parlato, mi ha detto: “Pensavo di essere stata addormentata e di trovarmi negli Stati Uniti perchè non ho mai visto delle strutture del genere”:<br />
questo è stato il loro primo shock.il secondo è stato quello della lingua perchè parlavano solo il dialetto locale. Tutti gli operatori dell’università sono stati molto bravi a prendersi cura di loro, anche a livello educativo: le ragazze hanno giornate piene di lezioni, sono molto attive e una di loro vorrebbe fare il pilota…Oggi usano Internet anche se fino a un anno fa non sapevano cosa fosse un computer, ma non accettano il counceling psicologico e cercano di farcela da sole. E’ anche vero che sono le meno traumatizzate perchè non hanno vissuto la prigionia e le torture, resta il trauma del rapimento e tra noi c’era un patto: non parlarne troppo.</div>
<div>Molte di loro vogliono tornare a Chibok per migliorare la realtà locale e questo mi ha colpito: vogliono creare fondazioni, senza negare la realtà e nonostante siano ancora adolescenti.</div>
<div></div>
<div>Ci sono notizie delle studentesse ancora in mano a Boko Haram?</div>
<div></div>
<div>Poco fa (<i>14 aprile 2015) </i>ho parlato con un giornalista nigeriano, che ha molti contatti con Boko Haram e la verità assoluta non c’è. Ci sono due correnti di pensiero: una sostiene che sono morte (tesi sostenuta anche dall’ONU) e l’altra sostiene, invece, che per un qualsiasi gruppo terrorista (e Boko Haram si trova in mezzo al nulla, con poche fonte di approvvigionamento) avere 200 ragazze come ostaggi che tutto il mondo rivuole, rappresenta una enorme possibilità di scambio e io sono più per questa seconda ipotesi. Altri ancora sostengono che, quando<br />
Buhari diventerà presidente (il prossimo 29 maggio), ci sarà un colpo di scena e sarà proprio quello della liberazione delle ragazze.</div>
<div>Tre settimane fa sono state viste circa 50 studentesse ancora in vita ma, ripeto, la verità non la conosce ancora nessuno.</div>
</div>
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<p class="summary"><!--/.pagination--></p>
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<div id="linkedin" class="sharrre" data-text="Ad un anno dal rapimento delle studentesse nigeriane da parte di Boko Haram" data-url="http://www.peridirittiumani.com/2015/04/28/ad-un-anno-dal-rapimento-delle/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-title="Publish on Linked In">
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		<title>Abitare illegale. Intervista all&#8217;antropologo Andrea Staid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 07:14:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da non molto uscito in libreria, Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente di Andrea Staid, edito da Frontiere, è un saggio  antropologico ed etnografico analizza le forme dell’informalità dell’abitare in occidente.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da non molto uscito in libreria, <em>Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente</em> di Andrea Staid, edito da Frontiere, è un saggio  antropologico ed etnografico analizza le forme dell’informalità dell’abitare in occidente. Forme diverse, alternative di concepire lo spazio, l&#8217;abitare e la vita stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande ad Andrea Staid e lo ringrazia per la sua disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8443 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788898600663_-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricerca si è svolta in Occidente, tra Europa e Stati Uniti: perchè quest&#8217;area di mondo e qual è la tesi da cui è nato il libro?</p>
<p>Ho deciso di concentrami sulle esperienze dell’abitare illegale e informale tra Europa e Sati Uniti perché volevo decostruire la convinzione che in Occidente viviamo tutti uniformati e incasellati in palazzoni, ville o case hitec. Le esperienze e i modi di vivere anche da “noi” sono molti e differenti tra loro e se uno dei motivi che spinge all’abitare informale è la mancanza di un reddito è anche vero che sono molti quelli che per scelta rifiutano di vivere in case altamente inquinanti, anonime, costruite da altri e dove si vive in modo mononucleare. E poi come racconto nel primo capitolo è da pochi secoli che abbiamo smesso di costruirci la nostra casa insieme alla comunità nella quale viviamo, è poco tempo che la nostra abitazione, come molte altre cose nella società occidentale, si è trasformata in una merce.</p>
<p>I margini che ho cercato di indagare in modo sia bibliografico che etnografico sono stati tanti e differenti tra loro. Una grande distinzione che ho fatto nel libro è tra chi nei margini ci vive per scelta e crea, risignifica i suoi spazi e chi nei margini ci si trova costretto e mette in atto rituali di resistenza. Grande è la differenza fra chi decide di vivere in una comune autogestita, eco-sostenibile occupata o di proprietà e chi si ritrova bloccato negli accampamenti di migranti a Calais o al confine di Ventimiglia e reinventa il suo modo di abitare. In entrambi i casi mi sono soffermato a osservare per capire le possibilità dell’abitare informale.</p>
<p>Sono convinto che il modo e il luogo in cui la gente abita definisca molti di quegli ambiti in cui si può costruire la propria identità e cultura. L’abitare informale e illegale, se visto nel senso pieno della sua pratica, non è un fenomeno secondario ma un vero atto di resistenza all’omologazione, una sostanza per la creazione di quelle libertà quotidiane che possono portare a una mutazione culturale che dall’individuo passino alla comunità o meglio alle tante e differenti comunità possibili.</p>
<p>La comunità Rom, soprattutto in Italia, è vittima di politiche escludenti: qual è la concezione dell&#8217;abitare di Rom e Sinti e quale la loro condizione di vita – e quindi anche abitativa – in altri Paesi europei?</p>
<p>Le comunità Rom e Sinti sono da secoli vittime di politiche repressive ed escludenti, in questa esclusione hanno ridefinito il loro essere anche nella sfera dell’abitare. La popolazione romanì oggi è presente in ogni continente con una consistenza numerica che raggiunge i 16 milioni di persone. In Europa, le comunità romanès sono presenti in tutti gli stati con una popolazione che supera gli 11 milioni di individui. In Italia la popolazione romanì è stimata attorno alle 170 000 persone, di cui circa il 60% sono cittadini italiani</p>
<p>Non tutti vivono in modo informale, quelli che ho conosciuto e frequentato vivono nella maggior parte dei casi ai margini delle città in quelli che noi gagi chiamiamo campi ma che sarebbe meglio chiamare villaggi. Per Rom e Sinti la casa è strettamente legata alla comunità, non si vende e non si compra ed è attraversata dalla famiglia allargata. In un villaggio non si è mai soli, lo spazio fuori dalla casa ricopre un aspetto fondamentale per la vita di Rom e Sinti e non è rinegoziabile con dei modelli abitativi standardizzati. Il senso dell’abitare romanés lo troviamo nei rapporti sociali che lega i membri della comunità. La necessità di costruirsi la propria casa insieme alla famiglia, di vivere in spazi aperti e condivisi è la sostanza della concezione della casa Rom e Sinti.</p>
<p>Parliamo delle case occupate: qui si intrecciano politica e disagio sociale: ci può riportare qualche esempio di Milano?</p>
<p>Io credo che i quartieri popolari dove sono presenti i comitati, le assemblee che organizzano le lotte per diritto all’abitare sono quartieri dove si mettono in pratica dinamiche di autogoverno e autogestione che creano possibilità sociali per donne e uomini che non hanno abbastanza reddito per vivere dignitosamente. Sono laboratori politici e sociali che ridefiniscono le città. A Milano sono molte le esperienze interessanti e i comitati di lotta attivi, per esempio possiamo citare gli occupanti del quartiere San Siro, Il Comitato Casa e Territorio che opera tra il quartiere Pasteur, Cimiano, Corvetto e Ticinese, Comitato Autonomo Abitanti Barona, Comitato Abitanti Giambellino e Lorenteggio, centinaia di occupanti che come in molte altre esperienze di occupazione in giro per l’Europa, mettono in atto delle reali pratiche di resistenza realizzando una capacità dei diversi soggetti occupanti non solo di mettersi contro, ma di costituire società, creando spazi liberati all’interno di una società che liberata non è. Donne e uomini senza possibilità economiche riprendono ciò che è loro negato, manifestano nella produzione della vita quotidiana una grande capacità di costruire legami sociali con fini comuni, costruiscono quello che gli antropologi chiamano cultura e che sarebbe il mondo, costruito e non, delle relazioni tra persone e luoghi, la rete di reciprocità che tiene in piedi e spinge una società.</p>
<p>La casa per chi la occupa non è uno spazio urbano isolato, è un elemento, una rete di relazioni sociali, familiari, politiche e di quartiere. In queste trame sociali anche le strade fanno parte della casa, perché sono spazi comuni, dove si condivide la quotidianità, dove si attuano rituali di riappropriazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A seguito anche dei terremoti che, purtroppo, hanno visto colpite le aree del Centro Italia, quanto è importante l&#8217;autoricostruzione , l&#8217;iniziativa personale e comunitaria?</p>
<p>L’autocostruzione dopo un’emergenza come quella di una catastrofe naturale può dare importanti risposte sociali e politiche. Riattiva economie locali, salda rapporti tra i terremotati e può dare risposte ecocompatibili, salubri ed economiche alla ricostruzione contribuendo anche a contrastare speculazioni e mafie. Ma per risponderti, visto che il mio libro è una etnografia polifonica vorrei usare la voce, la testimonianza di Mina, architetto, terremotata che ha auto-costruito tramite un cantiere scuola collettivo la prima casa in canapa italiana nella bassa emiliana per rispondere all’emergenza della perdita della sua casa dopo il terremoto:</p>
<p>Autocostruire per autocostruirsi è ancora più importante dopo una tragedia naturale, bisogna far lavorare la gente dopo un terremoto, i bambini e anche gli adulti terrorizzati dal sisma se rimangono inermi dentro anonimi e freddi container si deprimono totalmente, autocostruirsi la propria casa o baracca temporanea è la possibilità per rinascere. Abitare non è solo la casa che hai, ma il contesto nel quale è inserita. I morti durante il nostro terremoto per fortuna non sono stati tanti ma nessuno ci parla del tasso di suicidi dopo il sisma, o dell’enorme incremento di mortalità tra le fasce più anziane. Dopo il terremoto inizia il dramma psicologico, la situazione di distruzione dei legami sociali diventa la cosa più drammatica anche più delle case che crollano.</p>
<p>A seguito di un terremoto si verifica l’evacuazione del territorio, non c’è ricostruzione delle persone che sono quelle che fanno il territorio, si continuano a rifare gli stessi errori fatti all’Aquila. Impedire alle persone di costruirsi una casa dopo un terremoto è una cosa che lo Stato non si dovrebbe permettere di fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/YB8nK0FmlBU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>“LibriLiberi”: Quella cosa intorno al collo, donne tra Nigeria e Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 10:24:23 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Care amiche e cari amici, con questa recensione inauguriamo, di domenica, una nuova rubrica quindicinale in cui segnaleremo romanzi, saggi e testi poetici perchè siamo convinti che le parole siano ancora un utile strumento per la riflessione, per l&#8217;analisi critica dei problemi attuali, per lo sviluppo di un pensiero critico e pensiamo che possano servire anche come forma consolatoria (o catartica) in un mondo troppo spesso gretto e superficiale. Speriamo di fare cosa gradita e, se volete, potete consigliarci i vostri testi del cuore da recensire&#8230;sempre che abbiano attinenza con gli argomenti di cui ci occupiamo.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/einaudi_adichie20100gra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8326" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/einaudi_adichie20100gra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="250" height="396" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/einaudi_adichie20100gra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 250w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/einaudi_adichie20100gra-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quella cosa intorno al collo.</p>
<p>Chimamanda Ngozi Adichie, Einaudi</p>
<p>“Guarda chi viene a fare la spesa qui. Sono immigrati che continuano a comportarsi come fossero ancora al loro Paese. Indicò, con disapprovazione, una donna e i suoi due figli, che parlavano spagnolo. &#8216;Non faranno alcun passo avanti finchè non si adatteranno all&#8217;America. Saranno sempre condannati a supermercati come questo&#8217;”.</p>
<p>“Dal momento in cui Nwamgba la prese in braccio, gli occhi accesi della bimba concentrati deliziosamente su di lei, capì che lo spirito di Obierika era tornato: strano che si presentasse in una ragazza, ma chi può prevedere i disegni degli antenati?”</p>
<p>Cimamanda Ngozi Adichie, classe &#8217;77, dopo i romanzi di successo <i>Metà di un sole giallo</i> e <i>Americanah</i> torna con una raccolta di racconti, asciutti e intensi che, ancora una volta, ripercorrono i temi a lei più cari: la vita quotidiana in Nigeria, i problemi degli emigrati negli USA, la condizione femminile, le guerre civile e interreligiose.</p>
<p>Dodici potenti storie: l&#8217;indipendenza del Biafra attraverso i ricordi di un professore universitario; un uomo africano diventato medico, ma soprattutto molto americano; padri e zii che si approfittano delle loro donne&#8230;Ma sono proprio le figure femminili a dare voce al Passato e al Presente, tessendo, senza compiacimenti, la trama di un Paese – la Nigeria – ancora corrotto e con poche possibilità di riscatto e gli Stati Uniti, prima considerati l&#8217;Eldorado, ma poi vissuti sulla pelle con la fatica di dover scendere troppo spesso a compromessi. Cosa resta delle antiche tradizioni africane, cosa rimane della profonda spiritualità animista? I valori, nel continente africano così come in Occidente, si sgretolano, sbiadiscono in nome della carriera, del Denaro, della ricerca di un&#8217;identità che rimane comunque spezzata.</p>
<p>Donne mogli e madri, figlie e sorelle; donne solidali, donne impaurite. Akunna, la protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, è una ragazza che vince la Green Card ma farà presto a scontrarsi con la dura filosofia del “dare per avere”; in “Domani è troppo lontano” un&#8217;altra è costretta dalla nonna a rivivere il momento in cui ha perso il fratello; una studentessa e una venditrice ambulante si confrontano mentre sono rifugiate in un piccolo spazio durante un massacro. La politica, la Storia e l&#8217;attualità emergono dagli episodi di questa varia umanità in cui il lettore è chiamato in causa nell&#8217;intuire cosa celano i non detti e nel capire dove si annidano le sofferenze.</p>
<p>La “cosa intorno al collo” è un nodo di solitudine di uomini e donne che devono fare i conti con i propri sogni e la verità dell&#8217;esistenza. Ma la dignità, spesso, delle protagoniste resta integra, secondo la bella lezione della grande signora del testo che chiude il libro, dal titolo “La storica testarda”: una donna anziana passa il testimone alla nipote e chissà che quel nodo finalmente non si sciolga.</p>
<p><i>Di Chiamamanda Ngozi Adichie è stato pubblicato, sempre da Einaudi, il discorso: “Dovremmo essere tutti femministi”.</i></p>
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