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	<title>Stefano Valenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Stefano Valenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Rosso nella notte bianca: intervista a Stefano Valenti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2016 05:31:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/9788807031793_quarta.jpg.600x800_q100_upscale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6022" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/9788807031793_quarta.jpg.600x800_q100_upscale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="9788807031793_quarta.jpg.600x800_q100_upscale" width="510" height="800" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/9788807031793_quarta.jpg.600x800_q100_upscale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 510w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/9788807031793_quarta.jpg.600x800_q100_upscale-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva.<br />
Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944.<br />
I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina.<br />
È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha intervistato Stefano Valenti e lo ringrazia molto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il rosso e il bianco, citati nel titolo, ma poi c&#8217;è anche il nero&#8230;del fascismo: che significato hanno i colori in questo racconto?</p>
<p>Il rosso e il bianco nascono dall&#8217;idea di un quadro di Malevich, dedicato alla Rivoluzione russa e il significato del titolo ha più valenze: il bianco della neve e dell&#8217;indifferenza, il rosso dell&#8217;ideologia politica e del protagonista e poi c&#8217;è il rosso della radicalità contro il conformismo. Il nero dei monti, della notte, del Male: è un colore che ci è stato rubato dal nemico perchè era il colore dell&#8217;anarchia, del socialismo rivoluzionario e poi è diventato simbolo di altro.</p>
<p>Nel libro si parla di fede religiosa e di fede politica: ci vuole chiarire il senso che lei ne ha dato nel testo?</p>
<p>E&#8217; una costante nella Storia: l&#8217;idea che la radicalità del pensiero cristiano sia stata più volte utilizzata come rotta politica, dal Medioevo al terrorismo rosso degli anni &#8217;70. Il pensiero cristiano ha un aspetto radicale che poi è stato spento dalla Chiesa nei secoli, ma che nel mondo contadino ha una doppia valenza: da un lato la religione è controllo e sottomissione, dall&#8217;altro è esempio di rivolta, di lotta contro l&#8217;ingiustizia. All&#8217;epoca, non essendoci riferimenti ideologici evoluti, le persone leggevano il messaggio di Cristo nel secondo modo.</p>
<p>A proposito di simboli: il nome “Ulisse” non è casuale&#8230;</p>
<p>Sinceramente non ci avevo pensato perchè Ulisse, per me, era un nome partigiano perchè i nomi di battaglia erano mitologici o politici.</p>
<p>Quando dipingevo, facevo delle macchie o delle forme che erano un po&#8217; inconsce e la gente ci vedeva dentro dei significati: ho capito che ci sono artisti sinceri e quelli furbi. Io faccio parte dei primi, perchè non avevo pensato al significato del nome proprio del protagonista.</p>
<p>La sua malattia, invece, nasce col personaggio perchè la sua storia attinge da un fatto reale che io poi ho traslato. Nasce dalla vicenda di Giuseppe Bonfanti, mantovano, che nella sua cittadina compie un atto criminale. Io ambiento il fatto in Valtellina e negli anni &#8217;90 &#8211; per astrarmi dal contesto storico di riferimento e evitare polemiche sterili di revisionismo &#8211; e rendo folle Ulisse per collocarlo altrove: tutto quello che fa, lo fa perchè è allucinato. Tra le malattie psichiche allucinatorie, le visioni religiose hanno un ruolo rilevante: questi malati, soprattutto in passato a causa della loro educazione, vivevano con un enorme senso di colpa che condizionava i loro comportamenti.</p>
<p>Questo piano della follia si intreccia con i discorsi che il Rosso fa con la sorella e con la madre: quanto sono importanti queste due figure femminili?</p>
<p>Ne “La fabbrica del panico” non ero riuscito a parlare del femminile, qui invece sono le figure centrali. Lui è condotto per mano da questi due personaggi e a me è servito il fatto che queste due donne fossero morte perchè i loro fantasmi mi hanno permesso di raccontare la storia al presente e di non fare un romanzo storico perchè volevo parlare della continuità del fascismo nella società italiana come presenza costante di questa idea autoritaria.</p>
<p>Da una parte, quindi, le figure femminili portano l&#8217;umanità nella storia, la dimensione tragica del &#8216;900 e, dall&#8217;altra, mi hanno consentito di raccontare il Presente.</p>
<p>Cosa rimane al protagonista e ai lettori di quella rivoluzione, di quell&#8217;appartenenza alla lotta ?</p>
<p>La Resistenza è uno dei momenti epici della storia italiana: è stata la più grande rivoluzione civile che l&#8217;Italia abbia mai avuto, dopo il Risorgimento. Una minoranza agguerrita &#8211; aiutata anche dalle ragioni della Storia &#8211; che è stata esempio di un&#8217;Italia bella che raramente si mostra. Adesso stiamo attraversando un altro momento buio.</p>
<p>Che cos&#8217;è per lei il compromesso?</p>
<p>A livello politico, dal Compromesso storico, nel nostro Paese sono stati fatti sempre al ribasso.</p>
<p>Nella vita quotidiana lo considero un fatto positivo perchè è la possibilità di convivenza, nell&#8217;applicazione pratica storica, invece, in Italia il compromesso è un disastro.</p>
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		<title>La fabbrica del panico</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 06:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;ingiusta sentenza Eternit pubblichiamo il video dell&#8217;incontro con Stefano Valenti autore del romanzo La fabbrica del panico, vincitore del Premio Campiello – Opera prima. L&#8217;incontro ha fatto parte della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO”&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">Dopo<br />
l&#8217;ingiusta sentenza Eternit pubblichiamo il video dell&#8217;incontro con<br />
Stefano Valenti autore del romanzo<i><br />
La fabbrica del panico</i>,<br />
vincitore del Premio Campiello – Opera prima. L&#8217;incontro ha fatto<br />
parte della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO” organizzata<br />
dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Una serata importante con temi<br />
di stretta attaulità, a iniziare dal tema del lavoro e dei diritti<br />
dei lavoratori, in particolare degli operai.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;"></div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">Un<br />
romanzo, la storia di un padre e di un figlio. Quel padre che<br />
lavorava nella fabbrica Breda e che si è ammalato per le esalazioni,<br />
ma che amava la pittura. E un figlio che parla di lui e dei diritti<br />
dei lavoratori.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/OxdfTHUiG3A?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;"></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">Se<br />
apprezzate il nostro lavoro e volete aiutarci, potete fare una<br />
piccola donazione, anche di due euro: in alto a destra sulla homepage<br />
trovate la scritta “Sostienici”. Cliccate e potrete fare la<br />
vostra donazione con Paypall o bonifico. Facile e sicurissimo.<br />
GRAZIE!</div>
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		<item>
		<title>Il premio va&#8230;al romanzo &#8220;La fabbrica del panico&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il romanzo di Stefano Valenti, La fabbrica del panico ha vinto il Premio Campiello – Opera prima e noi siamo lieti di ripubblicare l&#8217;intervista che abbiamo fatto all&#8217;autore in occasione della scorsa Giornata dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
romanzo di Stefano Valenti, <i>La<br />
fabbrica del panico</i> ha<br />
vinto il Premio Campiello – Opera prima e noi siamo lieti di<br />
ripubblicare l&#8217;intervista che abbiamo fatto all&#8217;autore in occasione<br />
della scorsa Giornata dei lavoratori.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-bdnRROU-qok/U2H2s2Yra3I/AAAAAAAABJc/1hrsGvhJu2Q/s1600/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" name="immagini1" width="254" /><a href="http://1.bp.blogspot.com/-bdnRROU-qok/U2H2s2Yra3I/AAAAAAAABJc/1hrsGvhJu2Q/s1600/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br />
</a>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Nel<br />
romanzo si racconta la storia dell&#8217;Italia operaia dagli anni<br />
cinquanta ad oggi: cosa è cambiato nelle condizioni di vita delle<br />
persone che lavorano in fabbrica? </b>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Poco<br />
o niente, per molti versi la crisi mondiale ha aggravato la<br />
condizione operaia. Con il ricatto della disoccupazione padroni e<br />
sindacati confederali obbligano a turni e a ritmi sempre più<br />
pesanti. Esistono oltre tre milioni di disoccupati e tuttavia chi ha<br />
la &#8216;fortuna&#8217; di avere un lavoro è costretto a fare straordinari con<br />
turni anche di dodici ore al giorno come è successo alla<br />
ThyssenKrupp nel 2007. Così i padroni alimentano la concorrenza fra<br />
lavoratori e incrementano i profitti risparmiando sulla manutenzione<br />
e sulla sicurezza, come è accaduto all’ Eternit di Casale<br />
Monferrato, alla Fibronit di Broni, alla Breda di Sesto San Giovanni<br />
e in moltissime fabbriche. La &#8216;normalità&#8217; dei morti sul lavoro e di<br />
lavoro a causa delle malattie professionali non è un residuo<br />
ottocentesco, ma rappresenta semmai la &#8216;modernità&#8217; del capitalismo<br />
che continua a uccidere. Le morti sul lavoro non sono una fatalità,<br />
ma il tributo degli operai alla realizzazione del profitto.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Una<br />
storia molto personale che si fa universale: ci conferma che si<br />
tratta anche di una storia di denuncia?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Negli<br />
ultimi decenni la narrativa italiana ha accuratamente evitato di<br />
raccontare parte consistente del Paese, classe operaia e indigenti in<br />
particolare. Il postmoderno ha assoggettato la prosa agli automatismi<br />
della fiction, prelibata dai media e dal mercato. È arrivato il<br />
momento di parlare anche di coloro che sono stati messi da parte.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Per<br />
tutti coloro che si sono ammalati in quanto esposti, per anni, a<br />
sostanze nocive: sono stati condannati i responsabili della Breda<br />
Fucine? Conosce casi simili a quello raccontato nel libro e in cui<br />
siano state inflitte pene esemplari oppure è difficile che questo<br />
accada?</b></div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
quanto riguarda la Breda fucine, dopo numerose archiviazioni, sono<br />
giunti a conclusione due processi. Il primo, nel 2003, ha assolto i<br />
dirigenti &#8216;perché il fatto non sussiste&#8217;, il secondo, nel 2005, pur<br />
riconoscendoli colpevoli, li ha condannati per omicidio colposo a<br />
diciotto mesi concedendo le attenuanti generiche.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Bisogna<br />
ricordare che per anni è esistito un muro di omertà e complicità<br />
da parte di Stato, partiti e istituzioni tutte. Oggi la situazione<br />
sta cambiando grazie alle lotte degli ultimi anni dei comitati sorti<br />
in fabbrica e nel territorio, come quello della Breda fucine, che<br />
hanno riunito nel territorio operai e cittadini. Ne sono un esempio i<br />
processi ThyssenKrupp ed Eternit in cui sono state comminate pene<br />
esemplari sia in primo sia in secondo grado, con pesanti condanne
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Come<br />
procede l&#8217;operato del Comitato per la difesa della salute nei luoghi<br />
di lavoro e nel territorio, comitato che è stato fondato a Sesto San<br />
Giovanni nel 1996? Sono stati ottenuti risultati positivi?</b></div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<br />
ll<br />
Comitato che ha sede nel Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli<br />
– Giambattista Tagarelli, al quale è stata intitolata la sede, è<br />
uno dei fondatori del Comitato ucciso dalle fibre killer – ormai è<br />
ramificato sul territorio nazionale ed è diventato un interlocutore<br />
stabile delle istituzioni favorendo il riconoscimento<br />
dell&#8217;esposizione all’amianto e delle malattie professionali di<br />
centinaia di ex lavoratori vittime dell’amianto e dei cancerogeni.<br />
Il Comitato è tra gli artefici del Coordinamento nazionale amianto<br />
che raggruppa decine di associazioni e comitati in tutta Italia.<br />
Grazie a lotte e manifestazioni è riuscito a far approvare il Fondo<br />
per le vittime dell’amianto e l&#8217;assistenza gratuita delle vittime<br />
dell&#8217;amianto e dei loro famigliari presso la Clinica del lavoro di<br />
Milano o nei comuni di residenza. Inoltre nel mese di aprile di ogni<br />
anno ricorda pubblicamente tutti i lavoratori morti a causa dello<br />
sfruttamento con un corteo a cui invitiamo anche i vostri lettori a<br />
partecipare e che si terrà sabato 26 aprile 2014 alle ore 16 con<br />
partenza dal Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli di via<br />
Magenta 88 a Sesto San Giovanni.</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/09/il-premio-vaal-romanzo-la-fabbrica-de/">Il premio va&#8230;al romanzo &#8220;La fabbrica del panico&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>La fabbrica del panico: il lavoro, il dolore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2014 05:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[condannati]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Valenti]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un uomo tira pietre piatte in riva a un fiume mentre il figlio lo osserva. L&#8217;uomo è tornato lì per dipingere ora che il male oscuro si sta impossessando del corpo. Un male vigliacco&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/05/01/la-fabbrica-del-panico-il-lavoro-i/">La fabbrica del panico: il lavoro, il dolore</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
uomo tira pietre piatte in riva a un fiume mentre il figlio lo<br />
osserva. L&#8217;uomo è tornato lì per dipingere ora che il male oscuro<br />
si sta impossessando del corpo. Un male vigliacco che si è inoculato<br />
in quel corpo forte di padre tanti anni prima, negli anni&#8217;70, quando<br />
quel padre ha iniziato a lavorare in fabbrica.
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Fuori<br />
dall&#8217;edificio si lotta per turni di lavoro più umani e per una paga<br />
giusta, si lotta per i diritti di base, ma tra questi c&#8217;è anche il<br />
diritto alla salute: dentro, infatti, si respira amianto e si muore,<br />
lentamente.</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
è ala storia-denuncia del romanzo <i>La<br />
fabbrica del panico</i> di<br />
Stefano Valenti, edito da Feltrinelli.
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato l&#8217;autore che, gentilmente, ci ha concesso un po&#8217; del suo<br />
tempo e noi lo ringraziamo. Non a caso, abbiamo concordato con lui di<br />
pubblicare oggi, 1 maggio 2014, queste parole.
</div>
<p></p>
<div style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Nel<br />
romanzo si racconta la storia dell&#8217;Italia operaia dagli anni<br />
cinquanta ad oggi: cosa è cambiato nelle condizioni di vita delle<br />
persone che lavorano in fabbrica? </b>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Poco<br />
o niente, per molti versi la crisi mondiale ha aggravato la<br />
condizione operaia. Con il ricatto della disoccupazione padroni e<br />
sindacati confederali obbligano a turni e a ritmi sempre più<br />
pesanti. Esistono oltre tre milioni di disoccupati e tuttavia chi ha<br />
la &#8216;fortuna&#8217; di avere un lavoro è costretto a fare straordinari con<br />
turni anche di dodici ore al giorno come è successo alla<br />
ThyssenKrupp nel 2007. Così i padroni alimentano la concorrenza fra<br />
lavoratori e incrementano i profitti risparmiando sulla manutenzione<br />
e sulla sicurezza, come è accaduto all’ Eternit di Casale<br />
Monferrato, alla Fibronit di Broni, alla Breda di Sesto San Giovanni<br />
e in moltissime fabbriche. La &#8216;normalità&#8217; dei morti sul lavoro e di<br />
lavoro a causa delle malattie professionali non è un residuo<br />
ottocentesco, ma rappresenta semmai la &#8216;modernità&#8217; del capitalismo<br />
che continua a uccidere. Le morti sul lavoro non sono una fatalità,<br />
ma il tributo degli operai alla realizzazione del profitto.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Una<br />
storia molto personale che si fa universale: ci conferma che si<br />
tratta anche di una storia di denuncia?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Negli<br />
ultimi decenni la narrativa italiana ha accuratamente evitato di<br />
raccontare parte consistente del Paese, classe operaia e indigenti in<br />
particolare. Il postmoderno ha assoggettato la prosa agli automatismi<br />
della fiction, prelibata dai media e dal mercato. È arrivato il<br />
momento di parlare anche di coloro che sono stati messi da parte.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Per<br />
tutti coloro che si sono ammalati in quanto esposti, per anni, a<br />
sostanze nocive: sono stati condannati i responsabili della Breda<br />
Fucine? Conosce casi simili a quello raccontato nel libro e in cui<br />
siano state inflitte pene esemplari oppure è difficile che questo<br />
accada?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
quanto riguarda la Breda fucine, dopo numerose archiviazioni, sono<br />
giunti a conclusione due processi. Il primo, nel 2003, ha assolto i<br />
dirigenti &#8216;perché il fatto non sussiste&#8217;, il secondo, nel 2005, pur<br />
riconoscendoli colpevoli, li ha condannati per omicidio colposo a<br />
diciotto mesi concedendo le attenuanti generiche.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Bisogna<br />
ricordare che per anni è esistito un muro di omertà e complicità<br />
da parte di Stato, partiti e istituzioni tutte. Oggi la situazione<br />
sta cambiando grazie alle lotte degli ultimi anni dei comitati sorti<br />
in fabbrica e nel territorio, come quello della Breda fucine, che<br />
hanno riunito nel territorio operai e cittadini. Ne sono un esempio i<br />
processi ThyssenKrupp ed Eternit in cui sono state comminate pene<br />
esemplari sia in primo sia in secondo grado, con pesanti condanne
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Come<br />
procede l&#8217;operato del Comitato per la difesa della salute nei luoghi<br />
di lavoro e nel territorio, comitato che è stato fondato a Sesto San<br />
Giovanni nel 1996? Sono stati ottenuti risultati positivi?</b></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Il<br />
Comitato che ha sede nel Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli<br />
– Giambattista Tagarelli, al quale è stata intitolata la sede, è<br />
uno dei fondatori del Comitato ucciso dalle fibre killer – ormai è<br />
ramificato sul territorio nazionale ed è diventato un interlocutore<br />
stabile delle istituzioni favorendo il riconoscimento<br />
dell&#8217;esposizione all’amianto e delle malattie professionali di<br />
centinaia di ex lavoratori vittime dell’amianto e dei cancerogeni.<br />
Il Comitato è tra gli artefici del Coordinamento nazionale amianto<br />
che raggruppa decine di associazioni e comitati in tutta Italia.<br />
Grazie a lotte e manifestazioni è riuscito a far approvare il Fondo<br />
per le vittime dell’amianto e l&#8217;assistenza gratuita delle vittime<br />
dell&#8217;amianto e dei loro famigliari presso la Clinica del lavoro di<br />
Milano o nei comuni di residenza. Inoltre nel mese di aprile di ogni<br />
anno ricorda pubblicamente tutti i lavoratori morti a causa dello<br />
sfruttamento con un corteo a cui invitiamo anche i vostri lettori a<br />
partecipare e che si terrà sabato 26 aprile 2014 alle ore 16 con<br />
partenza dal Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli di via<br />
Magenta 88 a Sesto San Giovanni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<b>Infine,<br />
oltre al romanzo è stato realizzato anche un cortometraggio. Come è<br />
nato questo progetto?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Esistono<br />
book trailer che rappresentano una sorta di videoclip editoriali. Con<br />
Carlo A.Sigon, regista e amico, abbiamo pensato a qualcosa di più<br />
compiuto come un cortometraggio, nel quale racchiudere in tre minuti<br />
circa tutto il dolore del romanzo. </p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
</div>
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