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	<title>Strasburgo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Strasburgo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La conferenza sul futuro dell&#8217;Europa: concluso l&#8217;esperimento democratico dell&#8217;Unione europea</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2022 07:51:28 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/madd.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 9 maggio 2022 si è conclusa a Strasburgo la Conferenza sul futuro dell’Europa, dopo un anno esatto dalla sua inaugurazione.</p>



<p>Questa nuova iniziativa congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione dell’Unione europea è stata pensata per rispondere al desiderio più volte espresso dai cittadini europei di essere maggiormente coinvolti nel processo decisionale dell’Unione.</p>



<p>A partire da maggio 2021, infatti, quattro panel di cittadini provenienti da ogni Paese membro, composti ciascuno da duecento persone, si sono periodicamente incontrati per discutere di alcune tematiche europee, dalla democrazia alla salute, dalla migrazione all’istruzione.</p>



<p>Nel corso di questi incontri, a cui sono succeduti poi anche dibattiti con le stesse istituzioni europee, i panel di cittadini hanno discusso e elaborato delle idee per il futuro dell’Europa, idee sfociate poi in quarantanove proposte di obiettivi e misure concrete da rispettare e attuare nei prossimi anni.</p>



<p>La possibilità di fare sentire la propria voce non è stata in realtà garantita solamente agli ottocento membri dei quattro panel, ma a tutti i cittadini degli Stati membri.</p>



<p>Ciò è stato possibile in particolare attraverso l’organizzazione di eventi nazionali e transazionali, oltre che per mezzo della creazione di un panel ad hoc nell’ambito di ciascun singolo Stato. Ogni cittadino ha inoltre avuto la possibilità di presentare le proprie idee e proposte sulla piattaforma digitale dedicata alla Conferenza, oltre che di interagire con altri cittadini attraverso la stessa. L’insieme di queste proposte, nazionali e online, è stato infine discusso durante i dibattiti tra cittadini e tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni.</p>



<p>Se però le attività della Conferenza sono state apprezzate sia dalle istituzioni che dai cittadini, al momento, ora che questo innovativo “esperimento democratico” si è concluso, numerose perplessità sorgono circa il destino di queste proposte.</p>



<p>Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione dovranno infatti decidere nei prossimi mesi come ciascuna di queste istituzioni possa rendere effettivi i risultati della Conferenza e prepararsi per organizzare un incontro nell’autunno 2022 per aggiornare i cittadini su quanto fatto fino ad allora.</p>



<p>Già il Parlamento europeo ha avanzato l’ipotesi di percorrere la strada della riforma dei Trattati istitutivi dell’Unione per potere integrare le proposte nel diritto comunitario, modificando dunque quest’ultimo nei suoi testi fondamentali. Se la possibilità di avviare questa procedura è stata accennata anche dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal Presidente francese Emmanuel Macron, diversi Stati si sono però mostrati reticenti a eventuali riforme.</p>



<p>Pagina ufficiale della Conferenza: <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/priorities/conferenza-sul-futuro-dell-europa?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/priorities/conferenza-sul-futuro-dell-europa?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Piattaforma online della Conferenza: <a href="https://futureu.europa.eu/?locale=it&amp;pk_source=website&amp;pk_medium=link&amp;pk_campaign=europarl&amp;pk_content=headlines_editorial&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://futureu.europa.eu/?locale=it&amp;pk_source=website&amp;pk_medium=link&amp;pk_campaign=europarl&amp;pk_content=headlines_editorial&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Pagina dedicata agli eventi in Italia: <a href="https://futureu.europa.eu/pages/italy?locale=it&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://futureu.europa.eu/pages/italy?locale=it&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Intervista a Nataliia, studentessa ucraina in Francia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 13:39:20 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Nataliia, una studentessa ucraina che attualmente studia in Francia.</p>



<p>Con lei abbiamo parlato del suo Paese e di come possiamo aiutarlo.</p>



<p><strong>Ciao Nataliia, raccontaci qualcosa di te e della tua vita!</strong></p>



<p>Vengo dalla città di Zhytomyr, una città del nord dell&#8217;Ucraina, vicino alla capitale. In Ucraina ho ottenuto la laurea e il master in Diritto internazionale e ho lavorato per la Croce Rossa ucraina e il Consiglio Danese per i Rifugiati.</p>



<p>Sono arrivata a Strasburgo a settembre 2021 per approfondire le mie conoscenze in materia di diritti umani e sono infatti attualmente iscritta al relativo master all’università.</p>



<p>Ho scelto Strasburgo perché questa città è considerata il centro europeo della protezione dei diritti umani e dello stato di diritto.</p>



<p><strong>La tua famiglia è ora al sicuro. Com’è stata la procedura per lasciare l’Ucraina? Riesci a rimanere in contatto con loro?</strong></p>



<p>L’Unione europea ha elaborato una procedura di &#8220;protezione temporanea&#8221; per i rifugiati ucraini. Questa dà il diritto di vivere, lavorare, studiare sul territorio dell&#8217;Unione per un anno, con la possibilità di rimanervi per altri due anni.</p>



<p>Mia madre e mia sorella hanno fatto domanda per l’attivazione di questa procedura a Strasburgo ed è stato loro fornito un alloggio temporaneo. Ora dobbiamo aspettare qualche settimana per i documenti. Poiché la procedura è molto nuova, i prossimi dettagli verranno presto indicati e siamo quindi in attesa di ulteriori informazioni.</p>



<p>Fortunatamente abbiamo quindi la possibilità di comunicare e di vederci.</p>



<p><strong>Come studentessa ucraina all’estero, come ti senti e che prospettive hai per il futuro?</strong></p>



<p>Inizialmente è stato difficile essere lontani dall&#8217;Ucraina.</p>



<p>Gli ucraini che erano al sicuro avevano la cosiddetta Sindrome del sopravvissuto, il senso di colpa di non essere in pericolo e di non potere aiutare gli altri.</p>



<p>Ho iniziato a pensare a cosa potessi fare personalmente per l&#8217;Ucraina. La cosa più importante che ho fatto è stato il trasferimento della mia famiglia, poi mi sono unita al fronte informativo, condividendo le notizie sui crimini di guerra commessi dalle truppe russe.</p>



<p>Per quanto ne so, per gli altri ucraini all’estero la situazione è la stessa, tutti cercano di aiutare.</p>



<p>Per il futuro più prossimo, credo che nulla cambierà radicalmente, faremo quello che potremo per perseguire la vittoria.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16219" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Se sei in contatto con amici ancora in Ucraina, riesci a parlare con loro? Sai come stanno, come vivono?</strong></p>



<p>Fortunatamente la maggior parte dei miei amici sono in posti più o meno sicuri. Molti si sono trasferiti nella parte occidentale dell&#8217;Ucraina, in campagna, qualcuno all&#8217;estero. Alcuni di loro hanno iniziato a tornare a lavorare.</p>



<p><strong>Come cittadini di Stati europei, cosa pensi che possiamo fare per aiutare l’Ucraina e gli ucraini in questo momento?</strong></p>



<p>Credo che la cosa più semplice che si possa fare sia continuare a leggere le informazioni sulla guerra, controllando sempre l’affidabilità delle fonti.</p>



<p>Mostrate poi il più possibile il vostro interesse per quello che sta accadendo, partecipate alle manifestazioni pacifiche nelle vostre città, condividete le notizie affidabili sull&#8217;Ucraina.</p>



<p>Più interesse mostrate per l&#8217;Ucraina, più aiuto questa riceverà dal mondo.</p>



<p>Infine, se avete la possibilità, potete fare donazioni per l&#8217;esercito o per gli aiuti umanitari, controllando sempre l&#8217;affidabilità dei fondi.</p>



<p>Raccomanderei il conto ufficiale della Banca Nazionale dell&#8217;Ucraina, il fondo <em>Come back alive</em> o la Croce Rossa Ucraina (i link sono pubblicati qui sotto).</p>



<p><strong>Si sente parlare spesso di fake news e propaganda: che fonti affidabili consigli per rimanere aggiornati su ciò che sta accendo?</strong></p>



<p>Innanzitutto, vi consiglio di evitare tutte le fonti russe.</p>



<p>Inoltre, potete fare affidamento sui media internazionali come la CNN, il New York Times, la BBC ecc.</p>



<p>Poi, se volete seguire le fonti ucraine, ci sono alcuni account ufficiali ucraini su Twitter e Telegram che pubblicano post in inglese.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Su Twitter:</p>



<p>@Ukraine</p>



<p>@DmytroKuleba (Ministero degli Affari Esteri)</p>



<p>@StratcomCentre (Centro per le comunicazioni strategiche e la sicurezza dell&#8217;informazione)</p>



<p>@KyivIndependent</p>



<p>Su Telegram:</p>



<p>Ukraine NOW [English]</p>



<p>Link per le donazioni:</p>



<p><a href="https://bank.gov.ua/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://bank.gov.ua/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.icrc.org/en/donate/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.icrc.org/en/donate/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.comebackalive.in.ua/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.comebackalive.in.ua/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La Corte Europea dei Diritti dell&#8217; Uomo di Strasburgo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 08:24:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>I diritti umani sono una categoria molto ampia all&#8217;interno del diritto internazionale, che comprende un gran numero di prospettive e percezioni degli elementi che necessitano di protezione internazionale. Esiste quindi una legislazione in via di sviluppo sui diritti umani, con le relative istituzioni. In particolare, sono stati creati diversi organismi giudiziari per garantire il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. Per poterli considerare in modo accessibile e comprensibile, saranno tradotti in un linguaggio intelligibile, in particolare dal punto di vista dell&#8217;accessibilità individuale, della loro capacità di accettare i casi segnalati dai singoli, e del risultato in termini di attuazione dei diritti umani.</p>



<p>In questo caso, parleremo della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e di come sia aperta ai singoli la possibilità di presentare cause affinché la Corte possa riparare i danni causati ai diritti umani all&#8217;interno della sua giurisdizione. La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha sede a Strasburgo (Francia) ed è stata creata dall&#8217;organizzazione internazionale del Consiglio d&#8217;Europa nel 1959. Il suo potere si basa sulla Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, e quindi la Corte può giudicare i casi di violazione dei diritti umani della Convenzione. La cosa importante da ricordare è che la Corte considera le cause intentate esclusivamente da singoli o da Stati, e quindi costituisce la piattaforma perfetta per portare le denunce in materia di diritti umani a livello giudiziario. Inoltre, l&#8217;individuo non deve necessariamente essere cittadino di uno Stato parte della Convenzione, rendendo la Corte accessibile a tutti.</p>



<p>Ma come funziona esattamente la Corte? Se un individuo ritiene che uno Stato parte della Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo abbia violato i suoi diritti umani, il caso può essere deferito alla Corte. Sia le ONG che gli altri Stati possono adire la Corte, ma la maggior parte di casi sono portati da singoli individui. Per poter essere accettato, un caso deve rientrare in criteri specifici (riflessi nell&#8217;articolo 47 dello Statuto della Corte). I criteri includono l&#8217;esaurimento dei mezzi di ricorso interni, un termine di 6 mesi da applicare dopo che il caso è stato risolto in un tribunale nazionale, la denuncia deve essere basata sulla Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e il richiedente deve aver subito uno svantaggio significativo. In generale, è essenziale avere familiarità con tutti i requisiti per presentare un caso, in quanto cambiano frequentemente. Queste informazioni sono presentate in modo organizzato e intuitivo nel sito web della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, dedicato a diffondere l&#8217;azione della Corte in modo trasparente.</p>



<p>Una volta che un caso è stato portato in tribunale da un individuo, il caso deve passare attraverso un esame della sua ammissibilità, dopo di che può essere respinto o accettato dal tribunale. Questa procedura non è semplice e può richiedere un certo tempo prima che si giunga alla conclusione se respingere il caso o giudicarlo. Se il caso viene accettato dalla Corte, produce una sentenza su di esso, che è vincolante per lo Stato che viola i diritti umani dell&#8217;individuo. Lo Stato è obbligato a pagare un risarcimento alla vittima o ad adottare misure generali o individuali per garantire il rispetto dei diritti umani precedentemente violati. Ciò che è interessante è che la Corte controlla anche queste misure, garantendo il rispetto dei diritti umani.</p>



<p>In termini di cifre, la Corte ha giudicato 2.187 casi nel 2019. Più di 50.000 cause sono ancora pendenti dinanzi alla Corte, poiché il suo procedimento può durare molti anni, il che è uno svantaggio del Tribunale per i diritti umani. Tuttavia, si tratta di un meccanismo a disposizione dei singoli per lottare per i propri diritti umani e per cambiare le pratiche di violazione degli Stati.</p>
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		<title>Un esposto all&#8217;Ordine dei giornalisti. La discriminazione dei rom e le conseguenze sociali e politiche</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 06:33:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non dimentichiamo che le invettive del Ministro dell&#8217;Interno di questa povera Italia sono rivolte, non solo ai migranti e agli immigrati, ma anche all&#8217;etnia rom. Non dimentichiamo che anche in Passato i rom sono stati discriminati prima e perseguitati, poi. E non dimentichiamo quali siano state le basi della propaganda fascista. Per cui, oggi, vogliamo riportare un esposto presentato, lo scorso 30 agosto, all&#8217;Ordine del Giornalisti da parte di Associazione 21 luglio perché anche la stampa, lo sappiamo, fa la sua parte, nel bene e nel male&#8230;</p>
<h1 class="gdlr-blog-title">Associazione 21 luglio presenta esposto all’Ordine dei Giornalisti</h1>
<div class="clear"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11238" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="693" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-300x208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-768x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></div>
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<div class="gdlr-blog-content">
<p>Utilità sociale dell’informazione, verità dei fatti esposti, forma civile della esposizione dei fatti e della loro valutazione. Sono queste le tre condizioni del diritto di stampa che per l’Associazione, impegnata in attività di monitoraggio nell’ambito dell’<strong><a href="http://www.21luglio.org/21luglio/osservatorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">Osservatorio 21 luglio</a></strong>, non sono presenti all’interno dell’articolo oggetto dell’<strong>esposto</strong>: “I rom sotto accusa? Quelli che vinsero il ricorso anti-sgombero alla <strong>Corte europea</strong>”. Il testo pubblicato in Cronaca di Roma de Il Messaggero a seguito dei furti avvenuti presso la tendopoli della <strong>Croce Rossa di via Ramazzini</strong>, è firmato dal giornalista professionista Lorenzo De Cicco.</p>
<h3><strong><u>L’esposto di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>L’Associazione chiama in “causa” la storica sentenza della <strong>Corte di Cassazione</strong> del 18 ottobre 1984, n. 5259 cd. “decalogo del giornalista”, e presenta un esposto al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio: è a loro che chiede di verificare eventuali illeciti deontologici commessi da De Cicco ma chiede anche di valutare l’omesso controllo da parte del direttore della testata romana, Virman Cusenza.</p>
<h3><strong><u>Stralcio dell’articolo di riferimento</u></strong></h3>
<p>All’interno del testo, <strong>pubblicato sul quotidiano Il Messaggero</strong> nella giornata di mercoledì 28 agosto si legge: «Da “paladini” anti-sgombero alla Corte di Strasburgo alla razzia di vestiti e computer nel centro d’accoglienza dove erano stati portati dal comune dopo lo smantellamento del River. I due Rom appena denunciati per il furto nella tendopoli della Croce Rossa a Monteverde sono gli stessi che il 24 luglio erano riusciti a strappare alle toghe europee la sospensiva dello sfratto forzoso deciso da Virginia Raggi. …. L’azione legale [ndr di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo] è andata avanti. Tanto che ieri l’<strong>Ufficio Rom del Comune ha spedito ai magistrati di Strasburgo una nuova relazione «urgentissima»</strong> in cui si parla del «furto aggravato» nella struttura della Croce Rossa, con allegata denuncia presentata dal Direttore della Cri. Una segnalazione è stata spedita anche alla Procura del Tribunale dei minori. I due nomadi denunciati sono mamma e papà di 10 bambini».</p>
<p><strong>L’autore dell’articolo già nel 2015 aveva ricevuto una sanzione di avvertimento</strong> da parte del Primo Collegio Territoriale di Disciplina presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per aver assunto un comportamento deontologicamente scorretto sempre dalle pagine della stessa testata.</p>
<h3><strong><u>La posizione di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>Per i legali impegnati nel monitoraggio dell’Osservatorio sulla discriminazione <strong>il «giornalista professionista ha volontariamente reso pubblico che il nucleo famigliare</strong> dimesso dal “Better Shelter” è quello che <strong>ha presentato lo scorso 23 luglio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo</strong>, senza che questo avesse rilevanza alcuna per i fatti di cronaca narrati». Non solo: «il giornalista sembra discostarsi dall’obbligo deontologico di attenersi alla verità accertata dei fatti, sostenendo in più passaggi che i due ricorrenti nella loro persona son stati denunciati nonostante la denuncia sporta dalla Croce Rossa sia contro ignoti [come riportato dalla collega giornalista Bogliolo in un articolo pubblicato nella medesima pagina cartacea del quotidiano] e non contro persone note ed essendo in corso da parte delle competenti autorità le doverose e necessarie indagini volte all’accertamento dei fatti e all’individuazione dei rei e delle responsabilità».</p>
</div>
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		<title>Brexit: come proteggere i diritti di 4,5 milioni di cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2017 07:18:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli (GUE-NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata allo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito</em><em>, </em><em>alla presenza di Michel Barnier, capo negoziatore incaricato di preparare e condurre i negoziati con il Regno Unito a norma dell&#8217;articolo 50 del TUE, di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea e di Matti Maasikas, viceministro estone per gli Affari europei. Di seguito l’intervento, tenuto in qualità di co-relatore </em><em>per il gruppo GUE/NGL della</em> Proposta di Risoluzione sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito <em>e di coordinatore per il gruppo GUE/NGL nel quadro dei negoziati avviati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall&#8217;Unione europea.</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Con la risoluzione congiunta che sarà oggi messa al voto, questo Parlamento esprimerà un giudizio chiaro, che approvo: ancora non è possibile parlare di progressi sufficienti sui diritti dei cittadini, e la questione nord-irlandese è lungi dall’essere risolta.</p>
<p>Fin d’ora tuttavia mi chiedo: quale sarà la sorte degli accordi sui cittadini, il giorno in cui li considereremo sufficienti? Come potremo metterli al riparo da improvvise regressioni, dettate dal principio secondo cui <a href="http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/04/29-euco-brexit-guidelines/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/04/29-euco-brexit-guidelines/&amp;source=gmail&amp;ust=1507273620211000&amp;usg=AFQjCNHbSma7RI4xCm937Zf2dCWsKYRyfw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>“nothing is agreed until everything is agreed</em>”</a>?</p>
<p>Saremo veramente disposti a chiedere ancora – agli Europei nel Regno Unito, agli Inglesi nell’Unione – di mettere in stand-by il loro futuro in attesa dell’accordo finale? Un’altra domanda concerne la libertà di movimento: quel che temo è che si profitti del Brexit per ridurre anche nell’Unione tale libertà, soprattutto per i lavori poco qualificati.</p>
<p>Spero che non vi saranno compromessi su questo. Che proteggeremo lo status di tutti i cittadini europei senza alcuna condizionalità.</p>
<p>Nonostante l’evidente unicità dell’accordo di recesso, è più che mai necessario spezzare il vincolo di dipendenza dell’accordo sui diritti da altri capitoli negoziali. In gioco non è solo una questione di certezza giuridica, ma la garanzia concreta a favore di milioni di cittadini».</p>
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		<title>Nigeria: Amnesty International deve richiedere l&#8217;immediato rilascio di Nnamdi Kanu</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 08:14:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja Nigeria, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo rilascio immediato e incondizionato. Kanu è prigioniero politico per una campagna per il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni del Biafra. La polizia segreta della Nigeria nota come DSS rapinò e arrestò Kanu al suo arrivo a Lagos il 14 ottobre 2015 da Londra. Egli fu falsamente accusato di tradimento e trattenuto per ordine del presidente Buhari il quale giurò di non liberarlo nonostante il fatto che tribunali competenti avessero sentenziato che lui dovesse essere liberato. Kanu è attivista dei diritti umani e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-674" width="641" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a></p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un uomo molto saggio. La sua saggezza è seconda a nessuno. Le sue parole ed insegnamenti nella Radio Biafra sono stati scambiati per discorsi di odio da parte di persone che hanno poca o nessuna conoscenza di chi fosse, dove provenga e la sua missione. Nnamdi Kanu è stato un leader tranquillo ma schietto, un leader che con la bocca saggezza e verità ha portato l&#8217;attenzione tanto necessaria alla cruda situazione dei Biafrani. Ci furono mega proteste in tutte le città del Biafra in solidarietà con l&#8217;arresto del signor Kanu. Tanti Biafrani sono stati uccisi e continuano ad essere uccisi dal governo Nigeriano durante queste proteste nonostante I Biafrani protestavano e protestano sempre pacificamente e disarmati.</p>
<p dir="ltr">Di recente l&#8217;UE e Amnesty International nei loro rapporti hanno dichiarato che la Nigeria ha violato i diritti umani del prigioniero Nnamdi Kanu tenendolo in cella dove ha a disposizione meno di tre metri quadrati. La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo ha quindi condannato la Nigeria per il trattamento inumano e degradante che Nnamdi Kanu ha ricevuto da quando è stato arrestato dal DSS nigeriano, trattamenti che continua a ricevere ora nel carcere di Kuje (Abuja). Nnamdi Kanu, un emittente britannica e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB) è stato moralmente, mentalmente e fisicamente danneggiato a seguito di una grave tortura disumana ricevuto dal DSS nigeriano sotto ordine del presidente nigeriano Buhari.</p>
<p dir="ltr">Secondo Amnesty International &#8220;centinaia di cittadini del Biafra vengono uccisi ogni anno da agenti di polizia nigeriani corrotti, gli eserciti e DSS, e tutto questo avviene nel totale silenzio delle autorità nigeriane e l&#8217;amministrazione di Muhammadu Buhari, il ignorano il problema. Una domanda che molti si chiedono è <b><i>perché Amnesty International non abbia ancora dichiarato Nnamdi Kanu Prigioniero di coscienza?</i></b> Amnesty International non ha mai inviato un osservatore al processo di Kanu. Il governo nigeriano cerca di punire Nnamdi Kanu per aver detto la verità e per il rilascio, in modo responsabile e per motivi di coscienza, di informazioni che ragionevolmente  lui crede di essere prove di violazioni dei diritti umani contro la sua gente gli indigeni del Biafra, il quale il governo nigeriano stava tentando di mantenere segreto. Questo sarebbe tipicamente motivi per Amnesty International di considerare la persona, in questo caso Kanu un prigioniero di coscienza.</p>
<p dir="ltr">Noi ci chiediamo perché questo &#8220;predicare odio&#8221; che molti stanno parlando ora non è stato invocato in alcuni casi di alto profilo al di fuori della Nigeria? Per esempio dopo che il gruppo Pussy Riot aveva inscenato una protesta a Mosca, la Cattedrale di Cristo Salvatore lo scorso anno, Amnesty International ha sollecitato le autorità russe a liberare tre donne arrestate in connessione con l&#8217;incidente prima del loro processo. Queste donne erano violenti e in effetti hanno predicato l&#8217;odio a differenza di Kanu, però lo stesso Amnesty International ha dichiarato chiaramente che i membri del Pussy Riot sono stati presi di mira a causa della loro &#8220;opinioni politiche&#8221; Dando a queste persone lo status di POC. Kanu è un vocale attivista dei diritti umani e possiamo categoricamente affermare che lui non predicava odio. Stava semplicemente esercitando il suo diritto alla libertà di parola e di espressione. Tutte le cose che ha detto ha aiutato milioni di indigeni del Biafra a conoscere la loro vera identità e la loro storia. Kanu ha liberato il popolo del Biafra dalla schiavitù mentale. Le motivazioni che hanno portato Nnamdi Kanu a lottare per la sua gente fu perché lui era inorridito dalla &#8220;sete di sangue&#8221; del governo nigeriano, esercito, DSS e polizia catturato in vari  video di &#8220;Omicidio di massa&#8221; &#8211; che mostra chiaramente molti attacchi contro pacifiche e disarmati civili del Biafra in Nigeria e in Biafra- e sperava che la comunità internazionale e pubblico sarebbe allo stesso modo indignato. Amnesty sta diventando sempre più ossequioso ai potenti politici, dando un cattivo esempio a Human Rights Watch e a tutte le persone che credono nella loro organizzazione. Il governo nigeriano sottopone Kanu ad un estremamente punitivo e trattamento degradante e nessuno è lì per lui, nessuno sta parlando in sua difesa e questo è molto ingiusto nei sui confronti.</p>
<p dir="ltr">La libertà di informazione e parola è stata riconosciuta come un diritto umano fondamentale alla sessione inaugurale dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nnamdi Kanu ha preso un rischio enorme a sostenere tale diritto. È davvero un peccato che Amnesty International non sta chiedendo il suo rilascio e riconosciuto lo status di POC. Amnesty International non deve privare Kanu lo status di POC. È il loro dovere chiedere al governo nigeriano di rilasciarlo immediatamente ed incondizionatamente sennò perde di credibilità agli occhi dei loro sostenitori.</p>
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		<title>Detenzione dei richiedenti asilo e uso della forza per il prelievo delle impronte: “Se questo è il prezzo di Schengen, no grazie!”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 10:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Strasburgo, 16 dicembre 2015 &#160; Nel corso della seduta Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo si è svolto il dibattito su “Detenzione dei richiedenti asilo e uso della forza nei loro confronti”,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
<b></b>&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
Strasburgo, 16 dicembre 2015</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
Nel corso della seduta Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo si è svolto il dibattito su “Detenzione dei richiedenti asilo e uso della forza nei loro confronti”, preceduto dalle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
La deputata Barbara Spinelli (Gue-Ngl) ha preso la parola alla presenza di Dimitris Avramopoulos, Commissario per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, e Nicolas Schmit, ministro del Lavoro lussemburghese, in rappresentanza della Presidenza del Consiglio.</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
«Leggo nel comunicato della Commissione sugli hotspot italiani che Roma deve “dare una <i>cornice legale</i> all&#8217;uso della forza” per il prelievo di impronte e le detenzioni prolungate. Sarà difficile, dicono i giuristi, a meno di violare due articoli della Costituzione: il 13 e il 24. Mi chiedo anche come l&#8217;Unione intenda far fronte a detenzioni e violenze verso i rifugiati che si estendono: in Ungheria, Bulgaria, Polonia, Francia, Spagna. </div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
«In Italia le espulsioni forzate sono attuate anche quando i giudici sospendono i rimpatri. Il governo danese confisca da domenica scorsa i gioielli dei rifugiati –&nbsp;anelli nuziali esclusi&nbsp;– per pagarne i costi.</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
«È grave che tali misure siano presentate come urgenti e obbligatorie “per salvare Schengen”. Che il Presidente del Consiglio Europeo Tusk raccomandi 18 mesi di reclusione dei richiedenti asilo, sempre “per salvare Schengen”. Che non siano invece considerati obbligatori il <i>non-refoulement, l&#8217;habeas corpus,</i> la ricerca di alternative alla detenzione sistematica, la non coercizione su persone vulnerabili o minori. </div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
«Non ci si può limitare a imporre solo misure repressive mentre la Carta, i trattati, il pacchetto asilo del 2013 prevedono diritti e clausole discrezionali ben più vincolanti.</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
«Se <i>questo è il prezzo</i> di Schengen: No grazie!&nbsp;– come cittadina europea rinuncio volentieri a Schengen, senza esitare».</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 19.85pt; text-align: justify;">
&nbsp;</div>
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		<title>Il  voto sulla radicalizzazione e i rischi della politica della paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 07:53:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal">
</div>
<div class="MsoNormal">
Strasburgo, 26 novembre 2015</div>
<div class="MsoNormal">
</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: 14pt; text-align: justify;">
Ieri il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria ha votato la Relazione sulla prevenzione della radicalizzazione, relatrice Rachida Dati (PPE). </div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
In qualità di relatore ombra per il GUE-NGL, Barbara Spinelli ha dato indicazione di voto contrario. «Non è stata una decisione semplice. Dopo mesi di discussione tra la relatrice e i rappresentanti “ombra” degli altri gruppi politici, ho deciso di dare al mio gruppo un&#8217;indicazione di voto contrario. Nonostante i negoziati si siano svolti nel rispetto delle reciproche posizioni, e una serie di nostri emendamenti molto importanti sia stata accolta nella Commissione Libertà pubbliche e nell&#8217;Assemblea plenaria (sul commercio d’armi, sul legame tra l’estendersi dell’islamofobia e le prolungate guerre anti-terrore dell’Occidente, ecc), il risultato finale ha risentito in maniera a mio parere affrettata degli attentati parigini del 13 novembre: il PPE ha accentuato negli ultimi giorni la natura repressiva del rapporto e ulteriori misure anti-terrorismo sono state adottate, senza che ancora siano valutate la necessaria proporzionalità nonché la necessità legale. La politica della paura, sotto molti aspetti, ha prevalso nella maggioranza dei gruppi, pur creando importanti divisioni nel gruppo socialista, in quello dei Verdi, e perfino nel GUE-NGL».&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
«Il GUE-NGL è contrario da tempo all&#8217;introduzione della Direttiva PNR, soprattutto se estesa ai voli interni all&#8217;Unione, come richiesto nella risoluzione: si tratta di una misura che il <a href="https://secure.edps.europa.eu/EDPSWEB/webdav/site/mySite/shared/Documents/EDPS/PressNews/Press/2015/EDPS-2015-08-EDPS_PNR_EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Garante europeo per la protezione dei dati</a> e altre importanti autorità hanno definito non necessaria né proporzionata. Allo stesso modo, concordiamo con <a href="https://edri.org/eu-parliament-vote-antiradicalisation-resolution/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">l&#8217;analisi effettuata da European Digital Rights (EDRI)</a> secondo cui gli standard di crittografia non dovrebbero essere arbitrariamente indeboliti, come di fatto lo sono nel rapporto approvato dal Parlamento, perché ciò rischia di avere effetti negativi sulla privacy di persone innocenti».&nbsp; </div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
«Riteniamo inoltre che la risoluzione criminalizzi le compagnie internet, obbligandole a una sistematica cooperazione con gli Stati e mettendole praticamente sotto la loro tutela. É un messaggio assai pericoloso che per questa via viene trasmesso ai regimi autoritari nel mondo, tanto più che di tale misura si chiede l’applicazione perfino per quanto concerne materiale considerato legale».</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
«Anche se di per sé non sono affatto contraria ai controlli alle frontiere, ritengo tuttavia –&nbsp;come si affermava in un <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=AMD&amp;format=PDF&amp;reference=A8-0316/2015&amp;secondRef=048-050&amp;language=EN&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">emendamento presentato dal gruppo S&amp;D</a> sfortunatamente rigettato&nbsp;– che gli Stati Membri “debbano astenersi dal ricorrere a misure di controllo alle frontiere finalizzate alla lotta contro il terrorismo e all&#8217;arresto di individui sospettati di terrorismo con lo scopo di esercitare un controllo dell&#8217;immigrazione”». </div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
«Al pari <a href="http://www.enar-eu.org/Mixed-results-on-European?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">dell&#8217;European Network Against Racism (ENAR),</a> quel che temo è che una serie di proposte contenute nella relazione possa mettere a repentaglio alcuni diritti fondamentali nell&#8217;UE, soprattutto nei confronti dei rifugiati e dei musulmani, esplicitamente confusi gli uni con gli altri».</div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 14pt 0cm; text-align: justify;">
&nbsp;«Particolarmente grave mi è parso il rifiuto di un nostro emendamento specifico contro la vendita di armi a paesi della Lega Araba come Arabia Saudita, Egitto e Marocco, e contro la collusione politica con Paesi terzi a guida dittatoriale. Per finire, è stato rigettato uno dei nostri <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=AMD&amp;format=PDF&amp;reference=A8-0316/2015&amp;secondRef=019-035&amp;language=EN&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">emendamenti</a> che consideravamo fondamentali: il rifiuto della “falsa dicotomia tra sicurezza e libertà”. In ogni democrazia il rifiuto di tale dicotomia dovrebbe essere un concetto ovvio. Non lo è più di questi tempi, dominati più dalla paura e dalla collera che dalla ragione e dalla <i>rule of law</i>».</div>
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		<title>Gli infetti. Nel giro di un’estate gli europei hanno assestato alla loro presunta casa comune una sequenza di colpi micidiali</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/09/20/gli-infetti-nel-giro-di-unestate-gli/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 06:26:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Lucio Caracciolo&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; (da La Repubblica) Nel giro di un’estate gli europei hanno assestato alla loro presunta casa comune una sequenza di colpi micidiali. Prima con la crisi greca, quando ci siamo divisi lungo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/09/20/gli-infetti-nel-giro-di-unestate-gli/">Gli infetti. Nel giro di un’estate gli europei hanno assestato alla loro presunta casa comune una sequenza di colpi micidiali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><br /></i>di Lucio Caracciolo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (da La Repubblica)</p>
<p>Nel giro di un’estate gli europei hanno assestato alla loro presunta casa comune una sequenza di colpi micidiali.<br /> Prima con la crisi greca, quando ci siamo divisi lungo la faglia Nord-Sud, ovvero “formiche” contro “cicale”, spingendoci a evocare per la prima volta l’espulsione di un inquilino per morosità. Poi, medicata ma non curata tanta ferita, ecco lo tsunami dei migranti. Stavolta la partizione distingue, zigzagando, l’Est dall’Ovest, ossia alcuni paesi in paranoia xenofoba da altri che cercano di non farsene contagiare, aggrappandosi ai valori fondativi della moderna civiltà europea.<br /> I muri portanti dell’architettura comunitaria si stanno sbriciolando. Al loro posto proliferano arcigni tramezzi o loro surrogati in lamiera e filo spinato. A disegnare sinistre enclave protette, che si vorrebbero impenetrabili ai migranti d’ogni sorta, profughi inclusi. Neanche fossero portatori d’infezione culturale. Forse però gli infetti siamo noi.<br /> Come possiamo considerarci associati in una comunità di destino con un paese come l’Ungheria, che nel 1956, invasa dai carri sovietici, suscitò in Europa occidentale (Italia compresa) una gara di solidarietà con i suoi profughi, e che oggi si trincera dietro un muro, dichiara criminali coloro che vorrebbero passarlo e mobilita polizia ed esercito contro chi s’azzarda a bucarlo? Quando nel 2000 i “liberali” austriaci di Jorg Haider furono ammessi al governo dell’Austria, gli altri quattordici Stati membri (l’Ungheria e gli altri ex satelliti di Mosca erano ancora in lista d’attesa) imposero blande sanzioni politiche a Vienna. Oggi a Budapest domina, legittimato dal voto popolare, un carismatico leader xenofobo, Viktor Orbán, appetto del quale Haider si staglia campione di tolleranza. Per Orbán i migranti sono animali pericolosi e per tali vanno trattati.<br /> Esasperati, i tedeschi minacciano di colpire l’Ungheria e gli altri paesi che equiparano i migranti ai criminali con sanzioni economiche, tagliando i fondi strutturali loro dedicati. È notevole che, nel penoso annaspare della Commissione e nella decadenza della Francia, Berlino si muova per conto del resto d’Europa, avendo constatato che persino i vertici intergovernativi non servono più a nulla, se non a riconoscersi diversi. Certo non è con le multe, per quanto onerose, che si può spaventare chi si considera in lotta per la sopravvivenza contro un’invasione nemica. L’unica coerente misura sarebbe di separarci con un taglio netto da chi viola apertamente e ripetutamente le regole di base della convivenza umana, prima che lettera e spirito dei trattati europei. Se questa è la sua Europa, se la tenga.<br /> Sulla questione migratoria sta riaffiorando un antico spartiacque geoculturale che la retorica europeista voleva sepolto. Al Centro-Est del continente, tra Balcani e Baltico, persiste una radicata concezione etnica dello Stato: l’Ungheria è degli ungheresi (naturalmente anche di quelli in provvisoria diaspora, specie fra Slovacchia, Serbia e Ucraina), la Slovacchia degli slovacchi, la Romania dei romeni (inclusi quelli di Moldavia) eccetera. All’Ovest resiste a stento l’idea di cittadinanza, che fonda la nazione su valori e regole condivise al di là del sangue. Modello inaugurato dalla Francia rivoluzionaria, che oggi trova nella Germania multietnica l’esempio migliore. Geograficamente siamo tutti europei. Culturalmente e politicamente apparteniamo a continenti diversi. Ancora per poco, forse. Da questo sabba xenofobo potremmo essere travolti anche noi euroccidentali, italiani non esclusi. Il mito della comunità monoetnica, votata a proteggersi dalle impure razze che bussano alle porte, ha rivelato nella storia la sua potenza di fascinazione. Partita nel 1957 come Europa occidentale, avanguardia veterocontinentale dello schieramento atlantico, questa Unione Europea può scadere nel suo perfetto opposto: un caotico subbuglio di nazionalismi etnici. Arcipelago di reciproci apartheid. Ciascuno arroccato dietro le sue fortificazioni. Con le eurocrazie elitiste a salmodiare nei palazzi blu di Bruxelles e Strasburgo, mimando riti cui esse stesse hanno rinunciato a credere.<br /> Nelle emergenze storiche le democrazie europee hanno saputo talvolta ispirarsi a leader decisi a difenderle. Vorremmo sbagliarci, ma oggi non ne vediamo traccia.</p>
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		<title>Lo Stato indifferente: la Corte Europea ha riconosciuto all’Italia una grave violazione del diritto alla tutela della vita privata e familiare dei propri cittadini</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 04:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Rodotà (da La Repubblica 22.07.2015) La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sui diritti da riconoscere alle unioni tra persone dello stesso sesso, che già suscita polemiche, era prevedibile per chi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Stefano Rodotà  (da<br />
La Repubblica 22.07.2015)</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sui diritti da<br />
riconoscere alle unioni tra persone dello stesso sesso, che già<br />
suscita polemiche, era prevedibile per chi conosce la giurisprudenza<br />
di quella Corte, la sua evoluzione, le novità introdotte proprio in<br />
questa materia anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione<br />
europea.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Interviene<br />
in un momento in cui la discussione si è fatta sempre più accesa<br />
dopo l&#8217;annuncio del Presidente del Consiglio di arrivare prima delle<br />
ferie parlamentari all&#8217;approvazione, almeno da parte di una delle<br />
Camere, cli una legge in materia. Siamo di fronte ad un invito<br />
esplicito al legislatore italiano, con indicazioni importanti e che<br />
non possono essere trascurate. I giudici di Strasburgo hanno<br />
esplicitamente ricordato le loro precedenti decisioni sul<br />
riconoscimento delle unioni civili, sì che nessun potrà dirsi colto<br />
cli sorpresa o invocare la necessità di un adeguato tempo di<br />
riflessione. Su questo punto la sentenza è chiarissima.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
silenzi del Governo, la totale disattenzione di fronte agli espliciti<br />
inviti rivolti nel 2010 dalla Corte costituzionale e nel 2012 dalla<br />
Corte di Cassazione, l&#8217;assoluta inazione del Parlamento hanno<br />
determinato una grave violazione del diritto alla tutela della vita<br />
privata e familiare, riconosciuto dall&#8217;articolo 8 della Convenzione<br />
europea dei diritti dell&#8217;uomo. E qui le parole dei giudici cli<br />
Strasburgo si fanno sferzanti. L&#8217;assoluto disinteresse di Governo e<br />
Parlamento per il gran lavoro fatto dalla magistratura italiana ha<br />
finito con il rappresentare una sua inammissibile delegittimazione,<br />
compromettendo il rispetto e l&#8217;effettività delle decisioni<br />
giudiziarie (a proposito: la somma indifferenza di Governo e<br />
Parlamento per l&#8217;elezione di tre giudici della Corte costituzionale<br />
non è forse già diventata una forma di delegittimazione di questa<br />
fondamentale e scomoda istituzione di garanzia?).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione della Corte non può essere facilmente aggirata, ed è bene<br />
ricordare che essa è stata presa all&#8217;unanimità. Si dice e si<br />
ribadisce che siamo di fronte a diritti dal cui effettivo<br />
riconoscimento dipendono l&#8217;identità, la dignità sociale, la vita<br />
stessa delle persone. In questi casi, la Corte lo sottolinea più<br />
volte, il margine di discrezionalità del legislatore è ristretto.<br />
Alle unioni stabili tra persone dello stesso sesso deve essere<br />
assicurato un riconoscimento effettivo attraverso una &#8220;solenne<br />
istituzione giuridica&#8221;, unioni civili riconosciute o<br />
partnerships registrate, che le sottraggano alla casualità e alla<br />
inaffidabilità che caratterizzano oggi la situazione italiana.<br />
L&#8217;esistenza non può essere affidata all&#8217;incertezza o a semplici<br />
patti privati o a regole limitate agli aspetti patrimoniali del<br />
rapporto. Siamo di fronte ad un &#8220;dovere positivo&#8221;, che lo<br />
Stato deve integralmente rispettare, soprattutto perché solo così<br />
può essere cancellata una inammissibile discriminazione, fondata<br />
com&#8217;è solo sull&#8217;orientamento sessuale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nelle<br />
argomentazioni dei giudici di Strasburgo si coglie una particolare<br />
attenzione per lo scarto crescente, e sempre più evidente, tra<br />
dinamiche della realtà sociale e immobilità del diritto. La Corte<br />
mette in evidenza che la maggioranza dei paesi aderenti al Consiglio<br />
d&#8217;Europa, 23 su 47, hanno già disciplinato in forme adeguate unioni<br />
tra le persone dello stesso segno, segno di una tendenza da<br />
considerare ormai irreversibile. Così l&#8217;inaccettabilità della<br />
situazione italiana diviene particolarmente evidente, il suo<br />
protrarsi nel tempo è giudicato inammissibile, e questo spiega anche<br />
la ragione per la quale alle coppie ricorrenti è stato riconosciuto<br />
il diritto ad un risarcimento del danno che dovrà essere pagato<br />
dallo Stato italiano. Nella sentenza viene anche citato un sondaggio<br />
dal quale risulta che la maggioranza degli italiani è favorevole ad<br />
una legge che riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma i<br />
tempi non sono propizi né alle discussioni ragionate, né alla<br />
consapevolezza della centralità del riconoscimento dei diritti<br />
fondamentali. Già si sono manifestate reazioni scomposte, con<br />
insolenze nei confronti dei giudici di Strasburgo che dimostrano ir<br />
assenza di una cultura delle garanzie. Non consideriamole<br />
manifestazioni folkloristiche, come troppe volte si è fatto in<br />
passato, favorendo così la regressione culturale e politica. Ma più<br />
preoccupanti devono essere considerati i tentativi di svuotare<br />
dall&#8217;interno la riforma in discussione al Senato, nei quali si<br />
riflette anche una rinnovata pretesa di valutare le leggi in primo<br />
luogo secondo la morale cattolica, e non alla luce dei diritti delle<br />
persone. La buona politica, se c&#8217;è ancora, può trovare in questa<br />
sentenza di Strasburgo un forte sostegno. Il passo avanti, che la<br />
sentenza impone, è significativo. Ma non è destinato a chiudere<br />
definitivamente la questione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
mondo LGBT viene sempre più perentoria la richiesta di un<br />
riconoscimento anche alle coppie di persone dello stesso sesso del<br />
diritto a contrarre matrimonio. Di questo bisognerà discutere,<br />
soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti<br />
che ha imboccato decisamente questa strada. La Corte di Strasburgo ci<br />
ha ricordato che qui la discrezionalità del legislatore nazionale è<br />
più larga, perché solo 9 nazioni su 47 hanno accettato questa<br />
linea. Ma si può prevedere che questi numeri cambieranno presto, sì<br />
che le corti dovranno prendere atto della crescita di questo<br />
consenso.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E ai<br />
nostrani polemisti bisognerà pur ricordare che l&#8217;Italia ha firmato,<br />
e il Parlamento ha votato, la Carta dei diritti fondamentali<br />
dell&#8217;Unione europea, il cui articolo 9 ha cancellato il requisito<br />
della diversità di sesso per tutte le forme giuridiche di<br />
costruzione di una famiglia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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