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		<title>Domotica: un grande passo verso l&#8217;autonomia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 11:06:09 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/casa-domotica-iot-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="600" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/casa-domotica-iot-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/casa-domotica-iot-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/casa-domotica-iot-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure>



<p>Di Martina Foglia </p>



<p><br>Ciao a todes,<br>Sono Martina, una donna con una grave disabilità motoria in carrozzina. Sono dipendente dai miei genitori in tutto e per tutto, nel vestirmi nel lavarmi nel mangiare e per quanto riguarda gli spostamenti. La mia è una disabilità senza possibilità di regressione questo significa che il peso della dipendenza dagli altri è un fardello che per tante cose dovrò portare a vita. Questo significa avere anche un rotolamento di zebedei non indifferente e a volte anche esplosioni di rabbia verso un mondo che, ad oggi in molti contesti, vede la disabilità come un disvalore e le persone disabili come un peso sociale.<br>Ritorniamo ora alla mia esperienza e alla mia dipendenza dagli altri: io sono una persona che cerca sempre di trovare delle soluzioni dei rimedi per poter essere il più possibile indipendente considerando le mie capacità.<br>Un giorno mi sono detta Che cosa posso fare io nel mio piccolo per rendermi più autonoma? Mi sono anche detta deve essere qualcosa che mi permetta di farlo senza utilizzare il movimento. Chissà se esisterà uno strumento informatico capace di essere gestito solo con la voce, solo con il parlato? A queste mie domande ho trovato risposta grazie a un gruppo di amici anche loro &#8220;rotellati&#8221;, che mi hanno fatto conoscere uno strumento che ad oggi ha aumentato la mia autonomia cosicché su alcune cose io non debba più chiedere aiuto.<br>È uno strumento che fa parte dei cosiddetti strumenti di domotica. La domotica è quell&#8217;insieme di strumenti tecnologici per la casa che permettono di comandare alcuni apparecchi presenti in casa (televisione , tapparelle elettriche , luci , condizionatore, etc.) attraverso il solo utilizzo della voce . Per me è stata la svolta, perché mi sono sentita in grado finalmente di fare qualcosa in completa autonomia e vi posso garantire che ho provato una sensazione di libertà mai provata prima. Che sollievo il non dover più chiedere &#8221; mamma mi accendi la televisione oppure mamma mi metti la musica&#8221; Che sollievo il potere pensare e dire &#8220;a questo ci posso pensare da sola &#8220;Che bello poter dire che per alcune cose sono indipendente adesso ed è bello poter vedere che anche chi mi sta vicino non è più &#8220;schiavo&#8221; di alcune mie esigenze. Certo su tanto altro avrò sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti ma almeno adesso posso dire che ho raggiunto il mio grado di libertà di azione su alcune azioni che prima non potevo neanche pensare di fare . Tante volte si condanna la tecnologia perchè a seconda dell&#8217;uso che se ne fa, si possono perdere funzioni importanti dal punto di vista sociale come quella della relazione con l&#8217;altro <em>One to one</em>.<br>Beh su questo mi trovate completamente d&#8217;accordo, ma vi devo anche dire che io devo molto alla tecnologia E soprattutto alla domotica perché mi rende indipendente e più io mi rendo indipendente più la mia autostima e il mio apprezzamento verso me stessa aumenta. Ora forse dirò un&#8217;affermazione forte: ci sono momenti in cui accetto la mia disabilità con più &#8220;leggerezza&#8221; proprio perché ora so che esistono degli strumenti che si possono sostituire a me, nel compiere azioni che altrimenti non potrei svolgere. C&#8217;è però da considerare che questa tecnologia ha un costo rilevante e non tutto viene concesso dalle istituzioni, siamo nuovamente di fronte alla difficoltà di accesso da parte di tutti a questo tipo di tecnologia, c&#8217;è sempre quindi una disparità un&#8217;emarginazione di tutta una fascia di popolazione che per questioni di reddito non possono usufruirne. Ci vorrebbe un intervento statale che permetta a tutte le persone che ne hanno bisogno di accedere alla domotica. Per altro esiste un articolo della Costituzione italiana, l&#8217;articolo 3 che sancisce: &#8220;&#8230;È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana&#8230;&#8221;<br>Cerchiamo di fare applicare questo fondamentale articolo della Costituzione.<br>Essere il più possibile indipendente in una condizione di disabilità non solo è necessario ma oggi anche possibile: quindi viva la domotica e ogni strumento che abbia questa finalità.</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/VID-20220906-WA0025.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Le parole della Presidente della commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, Diana De Marchi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 08:14:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani propone, oggi, l&#8217;incontro con Diana De Marchi &#8211; che ringrazia &#8211; insegnante e Presidente della Commissione Pari Opportunità presso il Municipio di Milano. Per ascoltare gli interventi dei professionisti,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> propone, oggi, l&#8217;incontro con Diana De Marchi &#8211; che ringrazia &#8211; insegnante e Presidente della Commissione Pari Opportunità presso il Municipio di Milano. </p>



<p>Per ascoltare gli interventi dei professionisti, cliccare sul quadrante che vi interessa. Grazie sempre per l&#8217;interesse.</p>



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		<title>Coronavirus/Carceri. Antigone: &#8220;dopo decreto governo che apre a nostre proposte ci appelliamo a direttori e magistrati perché le attuino da oggi e in modo ampio&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/10/coronavirus-carceri-antigone-dopo-decreto-governo-che-apre-a-nostre-proposte-ci-appelliamo-a-direttori-e-magistrati-perche-le-attuino-da-oggi-e-in-modo-ampio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 08:19:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<h2><a href="https://www.antigone.it/news/antigone-news/3281-coronavirus-carceri-antigone-dopo-decreto-governo-che-apre-a-nostre-proposte-ci-appelliamo-a-direttori-e-magistrati-perche-le-attuino-da-oggi-e-in-modo-ampio?utm_source=rss&utm_medium=rss">C</a></h2>



<ul><li></li></ul>



<h1>Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia</h1>



<h2>Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta nel carcere di Sant’Anna. A Foggia fuggono in 50, interviene anche l’esercito. Bonafede: «Dialogo costante, violenza da condannare»</h2>



<p><a href="javascript:void(0)">di Michelangelo Borrillo</a></p>



<p>(da www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2020/03/09/Interni/Foto%20Interni%20-%20Trattate/7350f59cd2dd64cbc184c3a197e9c9ae[1]-U431301008320562nEG-U31701096457890kBB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg?v=20200309204806&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a  San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia"/></figure>



<p><br><a href="javascript:void(0);"></a></p>



<p>Fumo anche da Regina Coeli a Roma, dove sono accorsi gli agenti. Ormai dilaga in tutta Italia la rivolta nelle carceri. Da una parte della cancellata i detenuti che protestano. E alcuni che riescono anche ad evadere (come accaduto a Foggia). Dall’altra i parenti dei detenuti accorsi all’esterno del carcere. In mezza Italia, si contano almeno 28 proteste, è partita la rivolta nelle carceri,<a href="https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-emilia-romagna-sei-morti-rivolta-carcere-modena-f2c9dcce-61e5-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;dopo quella di domenica di Modena,</a>&nbsp;con i detenuti che protestano contro le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus e la sospensione delle visite:&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-milano-rivolta-carcere-san-vittore-detenuti-tetto-0d721e9a-61ed-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">oggi è accaduto a San Vittore a Milano</a>, e poi a Foggia, a&nbsp;<a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/20_marzo_09/carcere-poggioreale-la-rivolta-danni-milioni-euro-eca0e9ce-61df-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Napoli</a>, a Frosinone, a Roma e a&nbsp;<a href="https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_09/coronavirus-rivolta-carceri-modena-foggia-san-vittore-a7586076-61ef-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Palermo.</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="540" height="400" allowfullscreen="true" src="https://video.corriere.it/video-embed/0e1b12c0-61f2-11ea-9897-5c6f48cf812d?playerType=article&amp;autoPlay=false&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<h5>A Modena sette morti</h5>



<p>A Modena la situazione più grave: sono complessivamente sette i detenuti morti provenienti dal penitenziario modenese, tre a Modena ed altri tre dopo i trasferimenti in altre strutture carcerarie, a Parma, Alessandria e Verona. La procura di Modena ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti. E altri detenuti sono stati portati in ospedale, in prognosi riservata e terapia intensiva, come spiega l’Ausl di Modena in un bollettino. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette operatori sanitari. A San Vittore, invece, la protesta è scattata verso le 8 del mattino, nel terzo raggio, detto «La Nave», quando alcuni carcerati hanno danneggiato gli ambulatori mentre altri, raggiunto il tetto, hanno iniziato a bruciare oggetti gridando «Libertà». Sul posto gli agenti di polizia in assetto antisommossa&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-pavia-detenuti-saliti-tetti-rientrano-celle-01e9a052-61cf-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">(è rientrata invece la situazione al carcere di Pavia).</a></p>



<ul><li></li></ul>



<p>&#8220;Il nuovo decreto legge del governo per rispondere all&#8217;emergenza coronavirus contiene, nella parte relativa alla gestione degli istituti penitenziari, l&#8217;apertura a delle misure che avevamo sollecitato nei giorni scorsi riguardante l&#8217;aumento della durata delle telefonate e l&#8217;incentivo ad adottare misure alternative e di detenzione domiciliare&#8221;. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. &#8220;Ci appelliamo dunque &#8211; prosegue Gonnella &#8211; a tutti i direttori delle carceri e a tutti i magistrati di sorveglianza affinché assicurino un contatto telefonico quotidiano dei detenuti con i propri famigliari e affinché più gente possibile, che sta scontando una parte finale della propria pena, possa accedere alle suddette misure alternative alla detenzione. E&#8217; un grande sforzo &#8211; sottolinea il presidente di Antigone &#8211; che va fatto immediatamente, anche per allentare la tensione che sta crescendo negli istituti di pena, oltre che per riconoscere i diritti fondamentali&#8221;.</p>



<p>&#8220;Gli strumenti normativi ci sono &#8211; ricorda Patrizio Gonnella. I direttori hanno come strumento sia il consiglio di disciplina che può proporre come premio l&#8217;accesso alla misura alternativa, sia gruppi di osservazione e trattamento allargato che possano proporre cumulativamente, per tutti i detenuti che hanno le caratteristiche per usufruirne, queste misure&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ci rivolgiamo ancora poi a tutti i magistrati di sorveglianza, anche attraverso le loro rappresentanze, affinché capiscano la situazione drammatica di questo momento e facciano uno sforzo nella concessione di misure di questo genere. Evitiamo che le carceri diventino luoghi di tensione e di sofferenza estrema, facciamolo nel nome dei diritti dei detenuti, dei loro parenti, ma anche del personale penitenziario&#8221; conclude Gonnella.</p>
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		<title>Giornata internazionale per le vittime di tortura. Il comunicato di Amnesty international</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 08:12:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Giornata-contro-la-tortura-da-Amnesty_imagelarge.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10903 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Giornata-contro-la-tortura-da-Amnesty_imagelarge.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="250" height="227" /></a></p>
<p>Nel XXI secolo, la <strong>tortura</strong> si presenta per molti versi con le <strong>stesse modalità dei supplizi medievali</strong>. Il torturatore usa in primo luogo il proprio corpo (per picchiare, strangolare, stuprare), poi ciò che ha a portata di mano (attrezzi di falegnameria, bastoni, alimenti urticanti, stracci imbevuti di sostanze chimiche, rudimentali congegni elettrici, materiali arroventati ecc.) o fabbrica strumenti terrificanti, congegnati volutamente per infliggere il massimo della sofferenza possibile.</p>
<p>Per rendersi conto dell’<strong>aberrazione</strong> cui può giungere la mente umana, attraverso un processo di “formazione” che punta a negare umanità al soggetto che si ha di fronte, basta <strong>scorrere l’elenco degli oltre 30 metodi di tortura</strong> praticati da decenni in <strong>Siria</strong>: <em>haflet al-istiqbal</em> (“festa di benvenuto”: duri pestaggi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici); <em>dulab</em> (“pneumatico”: il corpo del detenuto viene contorto fino a farlo entrare in uno pneumatico da camion, poi via ai pestaggi); <em>falaqa</em> (“bastonatura”: il classico pestaggio sulle piante dei piedi); <em>shabeh</em> (“impiccato”: il detenuto viene tenuto appeso per i polsi per parecchie ore, coi piedi nel vuoto, e picchiato ripetutamente); <em>bisat al-rih</em> (“tappeto volante”: la vittima è legata a una struttura pieghevole, la cui parte inferiore viene pressata su quella superiore).</p>
<p>In <strong>Messico</strong> il <strong>fenomeno</strong> è del tutto <strong>fuori controllo</strong>. Tra il 2000 e il 2013, la Commissione nazionale dei diritti umani ha ricevuto <strong>oltre 7000 denunce verso ufficiali federali</strong>, in non pochi casi riguardanti donne. Probabilmente molte altre denunce sono state presentate alle commissioni dei diritti umani a livello statale, ma non esistono dati ufficiali a riguardo. A fronte di questo alto numero, sono state emesse <strong>solo sette condanne per tortura</strong> a livello federale e cinque a livello statale.</p>
<p>Nello scantinato di una stazione di polizia delle <strong>Filippine</strong>, nel 2014, è stata trovata una “<em>ruota della tortura</em>”, un’imitazione tragicamente fedele della nota “<em>ruota della fortuna</em>”. A seconda di dove si fermasse la ruota, il detenuto poteva essere sottoposto a “30 secondi in posizione pipistrello” (ossia tenuto appeso a testa in giù per mezzo minuto) o a “20 secondi di Manny Pacquiao” (ossia a pugni in faccia, in onore del più famoso pugile filippino) o ad altri metodi di tortura efferati.</p>
<p>Ma accanto alla tortura prevalentemente fisica, si sta affermando una <strong>forma di tortura più sofisticata</strong>, che non lascia ferite o segni visibili sul corpo ma che <strong>devasta la mente</strong>, fino a farla impazzire e a rendere non credibile la vittima della tortura. Perché uno degli obiettivi di fondo del sistema della tortura è di non far raccontare alla vittima ciò che le è accaduto. Ecco alcuni dei numerosi metodi praticati nel <strong>centro di detenzione statunitense di Guantánamo Bay</strong>: esporre un prigioniero a <strong>luci accecanti</strong>, a<strong> musica assordante</strong> o a <strong>temperature gelide o torride</strong>, tenerlo <strong>incappucciato per mesi</strong>, <strong>isolarlo</strong> dal punto di vista acustico, costringerlo a rimanere <strong>seduto in posizioni scomode</strong> per giorni e giorni, <strong>negargli il cibo</strong>, <strong>non farlo dormire</strong>, <strong>minacciare di morte i suoi familiari</strong>, obbligarlo a rimanere <strong>nudo di fronte a estranei</strong> o ad assistere a spogliarelli di donne.</p>
<p>Il tutto, meticolosamente regolamentato da manuali, linee guida, avvocati (quelli che devono dimostrare, di fronte alla remota possibilità di un processo, che non si è trattato di tortura), medici (quelli che devono fermare la tortura quando c’è il rischio che chi la sta subendo ne muoia) e psicologi.</p>
<p>Lungi dall’essere il prodotto di un’estemporanea perdita di controllo o della presenza di “mele marce” all’interno di un cesto che si autodefinisce sano, la tortura odierna è al centro di un sistema curato con estrema meticolosità e, si potrebbe dire, con un approccio manageriale, in cui viene studiato ogni <em>“punto debole del nemico</em>” e curato ogni minimo dettaglio della conduzione degli interrogatori e del trattamento riservato a un prigioniero.</p>
<p>È difficile dire se faccia più male la <strong>tortura fisica</strong> o uno <strong>stato di perenne incertezza e angoscia</strong> sul proprio destino; se lasci più segni una scarica elettrica o l’ascolto delle urla di chi sta subendo torture nella stanza accanto; se annichilisca più una sevizia sessuale o la minaccia che tali sevizie verranno subite dai propri congiunti. Ma l’una o l’altra forma di tortura provocano danni duraturi. Gli operatori e le operatrici dei centri per la riabilitazione psicofisica delle vittime della tortura lo sanno bene. La loro missione è di ricostruire, pezzo dopo pezzo, le macerie di un terremoto emotivo.</p>
<p>La <strong>tortura</strong> è anche un <strong>prodotto altamente tecnologico</strong>. Nel mondo attualmente operano oltre <strong>100 aziende</strong> che si sono <strong>specializzate nella produzione di strumenti di tortura</strong>. Si tratta per lo più di congegni elettrici o di sostanze chimiche che rendono inoffensiva (a volte per sempre…) la persona contro la quale vengono usati. Addirittura, la tecnologia è riuscita a eliminare l’ultimo difetto della tortura, ovviamente dal punto di vista del torturatore: la necessità di essere a contatto con il torturato.</p>
<p>Queste descrizioni della tortura illustrano bene i suoi obiettivi: annichilire, tenere sotto controllo e in perenne soggezione una persona, distruggerne l’identità, punirla per ciò che è o per ciò che si sospetta possa essere. Avere presente questi obiettivi fa capire meglio il senso e il significato delle immagini, risalenti a 15 anni fa, del <strong>carcere iracheno di Abu Ghraib</strong>. Immagini purtroppo indimenticabili. Spiega anche, tragicamente, la crudeltà e l’abiezione mostrata da chi, in <strong>Egitto</strong>, ha torturato a morte <strong>Giulio Regeni</strong>.</p>
<p>In nome della lotta al terrorismo e col pretesto della sicurezza, dopo il 2001 la tortura ha ottenuto una certa riabilitazione: serve per ottenere informazioni, si asserisce, dunque è utile. E se è utile, è giusta. E può rimanere impunita.</p>
<p>Vale per tutti il caso dell’<strong>Uzbekistan</strong>, paese dell’ex spazio sovietico dell’Asia centrale la cui posizione di confine con l’Afghanistan gli ha garantito indulgenza, soldi e appoggio politico. Per aver denunciato che gli oppositori venivano sottoposti alla “<em>tortura dell’aragosta</em>” (ossia, <strong>fatti bollire vivi in vasche d’acqua a temperatura altissima</strong>), nel 2004 l’ambasciatore britannico Craig Murray venne richiamato a Londra e la sua carriera diplomatica si interruppe lì. Per giustificare l’assenza di critiche e condanne, al dipartimento di stato Usa hanno coniato l’espressione “<em>pazienza strategica</em>”.</p>
<p>Che la tortura sia uno <strong>strumento efficace d’indagine</strong>, a ogni buon conto, lo <strong>smentiscono criminologi e polizie di ogni parte del mondo</strong>, almeno di quella parte del mondo in cui il dibattito sulle violazioni dei diritti umani e sul rapporto tra diritti e sicurezza può svolgersi senza ripercussioni per chi vi prende parte. Sotto tortura si dice la prima cosa che salta in mente, si fa il primo nome che si ricordi, s’incolpa chiunque (“sotto tortura avrei fatto il nome anche di mia madre”, ha raccontato un sopravvissuto), ci si attribuisce reati neanche commessi.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, con 11.000 giorni di ritardo, nell’estate del 2017 è stato introdotto nel codice penale il <strong>reato di tortura</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/approvazione-della-legge-sul-reato-tortura-commento-amnesty-international-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui il commento</a>.</p>
<p>Sono passati 34 anni da quando, il 10 dicembre 1984, l’<em>Assemblea generale</em> ha adottato la <strong>Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura</strong>. Quel testo è rimasto purtroppo un pezzo di carta. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui è praticata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="ygyw9McAzo"><p><a href="http://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#veritàpergiulioregeni</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="http://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/embed/#?secret=ygyw9McAzo&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="ygyw9McAzo" width="500" height="282" title="&#8220;#veritàpergiulioregeni&#8221; &#8212; Amnesty International Italia" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come difendersi dal cyberbullismo!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2016 09:35:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come usare social network e internet in sicurezza, tutelandosi dal cyberbullismo. Un libro per ragazzi 2.0! &#160; E&#8217; da poco uscito &#8220;Cyberbulli al tappeto&#8221;, a cura di  Teo Bendetti e Davide Morosinotto,  un manuale&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come usare social network e internet in sicurezza, tutelandosi dal cyberbullismo. Un libro per ragazzi 2.0!</strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/bullismo-on-line-310-310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5212" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5212" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/bullismo-on-line-310-310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="bullismo-on-line---310-310" width="243" height="310" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/bullismo-on-line-310-310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 243w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/bullismo-on-line-310-310-235x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 235w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; da poco uscito &#8220;Cyberbulli al tappeto&#8221;, a cura di  Teo Bendetti e Davide Morosinotto,  un manuale che parla direttamente ai ragazzi mostrando loro i vantaggi dell’articolato mondo di internet, ma anche i pericoli in cui possono incorrere, e affronta così il tema del bullismo on line.</p>
<p>All&#8217; Associazione per i Diritti umani sembra importante darne notizia, anche alla luce degli ultimi episodi accaduti in Italia che hanno visto ragazze e ragazzi tentare anche di togliersi la vita perché vessati dagli insulti vigliacchi di alcuni loro compagni.</p>
<p>Lo scopo del libro non è spaventare, ma promuovere un uso consapevole e ricco della rete. In fondo, insegnare le dinamiche delle app e dei social network non è molto diverso dall’educazione stradale: conoscere potenzialità e rischi di queste nuove tecnologie è facile e fondamentale come imparare ad attraversare la strada.</p>
<p>Il libro mostra in che cosa si traduce il bullismo in rete (esclusione, offese e insulti, diffusione di informazioni imbarazzanti o false, furto di identità…), come distinguerlo dallo scherzo e quali sono gli strumenti pratici per difendersi. In cosa consistono flaming e denigration? Chi è un troll? E uno stalker? Cosa fare se si viene derisi o isolati?</p>
<p>Scritto da chi usa i social network per professione e sa parlare ai ragazzi con il loro linguaggio, il manuale mira alla sicurezza in rete, offrendo sia spunti teorici (come funziona internet, quali sono i social network e le social app più usate, che cosa sono il kick e il ban e quando ricorrervi…), che suggerimenti pratici (impostazioni di privacy e di blocco sui principali social, cosa fare per non essere taggati senza permesso, come si blocca un amico su Facebook o un follower su Twitter…).</p>
<p>Il mondo di internet è interessante e ricco: social network, sistemi di messaggistica, giochi on line, forum permettono di divertirsi, scoprire cose nuove e rimanere in contatto con gli amici. Come ogni ambiente, hanno le loro regole e i loro pericoli, conoscerli è il punto di partenza per usarli al meglio e sfruttarne a pieno le opportunità. Con questa consapevolezza e usando un linguaggio diretto e chiaro, Teo Benedetti e Davide Morosinotto hanno affrontato dunque due temi caldi del nostro tempo, la sicurezza in rete e il cyberbullismo, dando vita a un manuale di facile lettura, arricchito da illustrazioni e fumetti.</p>
<p>In chiusura, una pratica sinossi raccoglie le impostazioni di privacy e blocco per Facebook, Instagram, Twitter, Skype e WhatsApp. La bibliografia è integrata da una serie di link a siti di approfondimento sul bullismo in rete e ad altri che ospitano campagne di prevenzione e informazione.</p>
<p>&#8220;Cyberbulli al tappeto&#8221; è anche un valido supporto per genitori e insegnanti che vogliono accompagnare i minori nell’uso delle nuove tecnologie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/10/come-difendersi-dal-cyberbullismo/">Come difendersi dal cyberbullismo!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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