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	<title>studi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>I luoghi di Pace che esistono</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 07:07:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marlene Simonini (da other-news.info) Chi non lo vorrebbe, un “luogo di pace”. Solo ad ascoltarle, queste parole, ci sentiamo invasi da una brezza calma. In un mondo in cui ogni essere umano anela&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di<strong> </strong>Marlene Simonini<strong> </strong>(da <a href="http://other-news.info?utm_source=rss&utm_medium=rss">other-news.info</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2019/12/UNADJUSTEDNONRAW_mini_377b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-961"/><figcaption>La colomba di Picasso</figcaption></figure></div>



<p>Chi non lo vorrebbe, un “luogo di pace”. Solo ad ascoltarle, queste parole, ci sentiamo invasi da una brezza calma.</p>



<p>In un mondo in cui ogni essere umano anela ad un luogo di pace per sé stesso, è strano notare come poco siamo riusciti a renderlo pacifico, questo mondo. Però ci ritagliamo brevi spazi, luoghi portatori di pace, e di tanto in tanto ce li regaliamo.</p>



<p>Come i FridaysForFuture, ad esempio, di cui i giovani di tutto il mondo portano avanti la bandiera, creando, nella piazza e nella strada, il&nbsp;<em>loro&nbsp;</em>luogo di pace, colorandolo per un giorno con le loro voci, intenti, prospettive. Un luogo pacifico per dimostrare e celebrare.</p>



<p>Luogo di pace quasi secolare è sicuramente quello dello sport. Che comprenda un calcio ad un pallone o no, che sia in gruppo o no, fin dall’antichità – letteralmente – l’essere umano tende i muscoli per liberarsi la mente.</p>



<p>Sono luoghi, questi, che gli esseri umani si sono&nbsp;<em>creati</em>, ma se ci fossero anche luoghi di pace “meno fisici”?</p>



<p>Ebbene sì, esistono ed hanno, come capofila, le piattaforme social.</p>



<p>Si vada su Facebook. Si inserisca nel motore di ricerca la parola “pace” e giù di gruppi ecologisti, animalisti, religiosi, servizi di benessere, terapie anticonvenzionali, viaggi… un’offerta senza fine.</p>



<p>La pace, la ricerca di pace, per chi la dà e per chi la dona, trova il suo spazio nel sempre attivo volontariato. Attivo in ogni epoca ed in ogni luogo. A parteciparvi sono sia donne che uomini (con una maggiore presenza di questi ultimi). I dati Istat più recenti (ottobre 2019) confermano che le associazioni no profit in Italia sono in crescita, nell’ultimo censimento – 2017 – sono risultati all’appello ben 350.492 associazioni di volontariato.</p>



<p>Ma anche attività a latere ed amatoriali: un luogo di pace “di moda”, in questo ultimo decennio, è quello del teatro.</p>



<p>Speriamo anche per gli spettatori.</p>



<p>C’è un filo rosso, che lega tutti questi luoghi di pace: vi è sempre un&nbsp;<em>fare</em>&nbsp;che porta ad un&nbsp;<em>sapere,&nbsp;</em>ed è strano – ma lodevole – notare come questo sentimento di ricerca della pace, in tutte queste attività sopracitate, sia strettamente correlato all’educazione e alla crescita. È così che, da animali intelligenti e pensanti, abbiamo capito che la pace e la sua ricerca non andava solo attuata, ma anche studiata, interpretata,&nbsp;<em>insegnata.</em></p>



<p>Nella nostra penisola, possiamo citare l’università di Pisa, ad esempio, che ha introdotto un corso triennale intitolato “scienze della pace”, corso omonimo offerto anche dall’Università Lateranense.</p>



<p>Università interamente votata alla pace, invece, è l’Università Internazionale per la Pace di Roma.</p>



<p>Se vogliamo volgere lo sguardo oltre i confini italiani, troviamo addirittura un’università fondata dall’ONU, nel 1980: l’Universidad por la Paz in Costa Rica. Cattedre votate alla Ricerca della Pace sono presenti anche in USA, UK, Svezia, Norvegia…</p>



<p>Così che la pace diventi infine un mestiere, un lavoro come un altro. Si chiama “peace-keeping”, colui che mantiene la pace (paciere in italiano?) e ne esistono pochi, per il momento. Professionisti del mestiere che hanno una preparazione tanto scientifica quanto umanistica, senza contare le competenze linguistiche ed una necessaria preparazione politica e storica.</p>



<p>Il fatto che il mondo abbia bisogno di figure formate nella disciplina della Pace non è esattamente affascinante, eppure le abbiamo formate, e questa sola vale come una bella mossa da parte della modernità!</p>



<p>Ognuno con i suoi pregi, ognuno con le sue attitudini ed aspettative, cerchiamo di costruire e mantenere la nostra pace, siamo già da soli dei “peace-keeping” per noi stessi, eppure se estendessimo tale desiderio anche agli altri… be’, si potrebbe sperare ancora più in grande, in un mondo ancora migliore.</p>



<p>E quindi speriamo, tutti insieme. In luoghi di pace estesi, coinvolgenti, sereni, continuativi… e poi diffondiamoli.</p>



<p>Non si è mai in ritardo per un progetto del genere.</p>
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		<title>La presenza degli stranieri nella scuola e nel lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 07:11:04 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p>(da retemigrazionilavoro.it)</p>



<p><strong>Focus Cgil Milano.</strong>Rubrica sul mercato del lavoro migrante in collaborazione con la Camera del Lavoro Metropolitana di Milano.<br><br></p>



<p><strong>a cura di Antonio Verona<br></strong><em>responsabile dipartimento Mercato del lavoro – Formazione e Ricerca di Cgil Milano</em><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.cgil.milano.it/dipartimento/mercato-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.cgil.milano.it/dipartimento/mercato-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="450" height="287" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>



<p>Nelle settimane che coincidono con la conclusione dell’anno scolastico, si rinnovano le speranze dei genitori, l’impegno degli studenti e l’aspettativa di tutti nell’attribuire alla scuola e ai suoi esiti parte fondamentale del riscatto sociale che orienta e anima l’investimento che ciascuno fa per sé e per la propria famiglia.</p>



<p>Forse è proprio questo il momento giusto per analizzare la presenza degli stranieri nella scuola e nel mondo del lavoro osservando, al tempo stesso, i criteri attraverso i quali gli studi possano condizionare l’attività lavorativa e fino a che punto l’istruzione riesca ad avere un ruolo nella crescita sociale dell’intera comunità nazionale e con quali caratteristiche.</p>



<p>Cominciamo con un’osservazione empirica.</p>



<p>E’ sufficiente andare all’uscita di una qualsiasi scuola milanese, ma il discorso può valere per tutti con proporzioni e cifre diverse, per sentire il suono dell’ultima campanella della giornata e vedere correre gruppi di ragazzi e ragazze di etnie diverse, mescolarsi tra loro, accomunati magari da un unico accento che spesso tradisce il linguaggio parlato in famiglia.</p>



<p>La stessa cosa può valere per i campus universitari, sebbene il dato sia massicciamente condizionato dai programmi “Erasmus”&nbsp; che,&nbsp; tuttavia, non smentisce&nbsp; l’affermarsi &nbsp;di una società cosmopolita che, a dispetto dei sovranismi di diverse marche, delinea i contorni di un diverso contesto sociale.</p>



<p>Serve capire se tutto questo sforzo, anche finanziario, messo in campo dalle famiglie e corrisposto dall’investimento pubblico destinato alla formazione e all’istruzione, trova il giusto riscontro nelle occasioni di lavoro che si proporranno in seguito.</p>



<p>La figura che segue, descrive l’evoluzione negli anni della presenza degli stranieri nel mondo del lavoro e con quale livello di preparazione</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1341"/></figure>



<p>Va segnalato l’incremento degli stranieri occupati in Italia, ma questo lo sapevamo già; &nbsp;ci sorprende che ad aumentare siano soprattutto i laureati, mentre pressoché stazionari sono i diplomati e i lavoratori privi di formazione specifica.</p>



<p>Lo stesso dato suddiviso per genere offre uno spaccato interessante, poiché fa notare che l’incremento dei laureati riguarda soprattutto i maschi stranieri mentre le femmine offrono il contributo più significativo ad abbassare la media dei lavoratori privi di formazione</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1343"/></figure>



<p>Tornando agli ambienti scolastici, serve rilevare la corrispondenza tra le prospettive (e le aspettative) per gli studenti di oggi rispetto alla domanda di lavoro di domani, sapendo che oggi ci si trova di fronte a questo dato: l’incremento dell’istruzione liceale e tecnica, a spese della formazione e dell’istruzione professionale.</p>



<p>Forse l’aspirazione più significativa è rivolta ad un futuro accademico ed è un’ambizione ben riposta, dal momento che già si avvertono i primi esiti nella maggior presenza dei laureati tra i lavoratori occupati (Il dato assume valore a fronte del fatto che i laureati occupati in Italia rappresentano una quota di gran lunga inferiore nel confronto con la condizione degli altri paesi europei).</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1338"/></figure>



<p>Prima ancora di capire se la prospettiva degli stranieri sia quella di occupare posizioni importanti nel sistema produttiva che verrà, serve analizzare la struttura del sistema produttivo e i mutamenti che si&nbsp; stanno configurando quale esito della crisi iniziata nel 2008.</p>



<p>A Milano, più che altrove, si conferma un apparato produttivo orientato all’esportazione e, quindi, bisognoso di competenze capaci di favorire l’intermediazione tra culture, costumi e usi differenti (non si tratta solo di interpretariato, pur importante, ma di tutta quella gamma di attività e conoscenze che fanno capo al diffondersi dei diversi stili di vita e dei differenti modelli comportamentali.</p>



<p>Talvolta anche le diversità antropologiche possono segnare il successo o l’insuccesso dei prodotti: è emblematico, a questo riguardo, il rovinoso fallimento della campagna tentata in Cina da un noto marchio di moda, per aver frainteso il modello di bellezza diffuso in quel Paese).</p>



<p>Sarà superfluo ricordare che su questi terreni gli stranieri hanno molto da offrire, quello che ancora stenta a farsi strada è la consapevolezza di quanto le donne siano, tra gli stranieri, in possesso di quel talento naturale capace di creare relazioni e legami utili allo sviluppo delle reti internazionali della produzione e della commercializzazione.</p>



<p>Anche per questa ragione stride quel gap, che va superato velocemente, tra laureati maschi e laureate femmine. Non è solo una questione di genere ma una vera e propria esigenza sociale ed economica.</p>
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		<title>Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;. Ultimo Rapporto ISPI</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 06:55:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12116" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="493" height="424" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1012w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing-300x258.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing-768x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 493px) 100vw, 493px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi ultimi giorni è stato presentato, a Milano e a Roma, l&#8217;ultimo Rapporto redatto dall&#8217;ISPI (Istituto Per gli Studi di Politica Internazionale) dal titolo &#8220;Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;.</p>
<p>Nell’ultimo anno la politica di Donald Trump ha introdotto un&#8217;inedita tensione tra gli Stati Uniti e l’ordine internazionale da loro stessi creato alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre la crescita della Cina e la rinnovata assertività della Russia sembrano preludere a una nuova fase del riflusso dell’impatto occidentale sul resto del Mondo. Si moltiplicano, in sintesi, i segnali di scomposizione dell’ordine mondiale, con conseguenze sempre più profonde sulla convivenza internazionale, sulle organizzazioni internazionali e persino dell’assetto istituzionale dei singoli stati.</p>
<p>Ecco, per voi, il Rapporto:</p>
<p><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rapporto-ispi-2019-la-fine-di-un-mondo-la-deriva-dellordine-liberale-22099?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rapporto-ispi-2019-la-fine-di-un-mondo-la-deriva-dellordine-liberale-22099?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/21/scenari-globali-e-litalia-la-fine-di-un-mondo-la-deriva-di-un-ordine-liberale-ultimo-rapporto-ispi/">Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;. Ultimo Rapporto ISPI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<item>
		<title>Rapporto ISPI. Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 13:12:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo, per voi, il rapporto pubblicato da ISPI (Istituto per gli Studi di politica Internazionale) a cura di Matteo Villa, dal titolo: Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione La popolazione straniera nelle città&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo, per voi, il rapporto pubblicato da ISPI (Istituto per gli Studi di politica Internazionale) a cura di Matteo Villa, dal titolo: <em>Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11219" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="304" height="467" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1644w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-768x1180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w" sizes="(max-width: 304px) 100vw, 304px" /></a></p>
<p>La popolazione straniera nelle città europee è in costante aumento e già oggi supera il 30% a Berlino, Vienna e Londra. Le amministrazioni locali giocano dunque un ruolo sempre più importante nel gestire un’integrazione sempre più complessa. Integrare gli stranieri richiede infatti l&#8217;impegno di coordinamento di politiche che riguardano ambiti molto diversi: prima accoglienza, istruzione, mercato del lavoro, servizi sanitari, pianificazione urbana.<br />
Questo volume affronta il tema della crescente diversità urbana tentando di dare una risposta ad alcune questioni cruciali: a quali problemi vanno incontro le città nell&#8217;affrontare la sfida dell&#8217;integrazione? Come è possibile valorizzare le esperienze di successo? E in che modo è possibile migliorare il dialogo tra le città, le regioni, i governi nazionali e le istituzioni europee?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Se volete leggere il rapporto, cliccate qui: <a style="color: #ff0000;" href="https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/cittaglobali_def_web_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/cittaglobali_def_web_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Università o lavoro in Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 05:56:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Daniel Hernández Studiare in università è una delle fasi più importante per quelli che desiderano continuare gli studi dopo il liceo, questa fase rappresenta un prima e un dopo nella vita delle persone.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/28/universita-o-lavoro-in-venezuela/">Università o lavoro in Venezuela</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10393" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="768" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/crisis-universidades-en-venezuela-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-size: medium;">Di Daniel Hern</span><span style="font-size: medium;"><span lang="es-ES">ández</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Studiare in università è una delle fasi più importante per quelli che desiderano continuare gli studi dopo il liceo, questa fase rappresenta un prima e un dopo nella vita delle persone. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In Venezuela, l’istruzione universitaria attraversa in questo momento una grave crisi, sono molti gli aspetti che bisogna distinguere, come gli alti prezzi delle iscrizioni alle università private e il grande deterioramento che si può evincere nelle università pubbliche. Oggi scriverò sulla mia esperienza come studente universitario nell’Universidad Central de Venezuela (UCV).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ho iniziato i miei studi nella prima università del paese nel 2011, all’epoca, l’università presentava già problemi di budget che incidevano direttamente sugli stipendi dei professori, i quali, nella maggior parte, percepivano dei ritardi nel pagamento degli stipendi (perfino di un anno), ricordo che durante le lezioni i professori facevano dei commenti, dicevano ai loro studenti che facevano lezioni soltanto per amore alla loro professione, all’università e al paese. Quest’università forma i migliori professionali del Venezuela, ma il suo budget non è sufficiente per mantenere tutti gli spazi come i giardini, le infrastrutture delle facoltà e la biblioteca. All’epoca dei miei studi, la borsa di studio era di 400 bolivares (0,09 $ al cambio di quell’anno), la quale non arrivava a coprire le spese di alcune fotocopie e ovviamente non copriva le intere necessità di uno studente che doveva fare tante fotocopie e/o comprare libri di studio. All’epoca, si poteva già capire chiaramente la crisi di budget dell’UCV. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Oggi, l’università non è cambiata molto, i professori ancora aspettano i loro stipendi, le borse di studio per gli studenti ammontano adesso a 40 mila bolivares, questa cifra non è sufficiente nemmeno per fare 30 fotocopie di un libro che serve per studiare, le infrastrutture sono in condizioni vergognose. Il movimento studentesco ha provato a sollevare il problema, a denunciare la situazione degli studenti e della comunità universitaria per quello che riguarda le borse di studio e i degni stipendi per i professori, ci sono le denunce degli studenti che non possono coprire le spese, tutto questo ha dimostrato che il problema c’è ancora. Auspichiamo che le università pubbliche ricevano i soldi che si meritano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/venezuela-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/venezuela-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="350" height="264" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/venezuela-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/venezuela-1-300x226.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Un altro problema, che tra l’altro è stato sempre presente, ma che recentemente si è aggravato, è la diserzione universitaria, i casi sono tanti: ci sono studenti che appena stanno iniziando il percorso formativo e decidono di andarsene, oppure studenti in semestri avanzati o addirittura in fase finale, decidono di smettere, vanno via a causa della grave crisi economica che attraversa il paese. Questi ragazzi entrano nella diatriba di passare 5 anni in università o iniziare a lavorare subito per avere soldi e aiutare la famiglia. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per queste ragioni possiamo vedere che il diritto all’educazione in Venezuela, anche a livello universitario, non è garantito, sono molti gli ostacoli che deve affrontare un giovane per iniziare e continuare un percorso formativo universitario perché disertare nel nostro paese è sempre una opzione. Una possibile soluzione sarebbe quella di investire nell’istruzione universitaria, proporre un budget degno per poter pagare validi stipendi ai professori, offrire dei benefici agli studenti e riuscire a coprire tutte le necessità nella manutenzione delle infrastrutture delle università pubbliche, solo in questo modo si potrà garantire in modo concreto il diritto all’istruzione superiore in Venezuela. L’educazione universitaria è l’asse fondamentale dell’evoluzione delle nazioni, l’accademia è lo spazio della critica e del progresso, ed è per questa ragione che lì risiede la sua importanza nella crescita di un paese.</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: small;"><i><b>L’educazione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo” </b></i></span><span style="font-size: small;"><i><b>Nelson Mandela.</b></i></span></p>
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		<title>RAPPORTO ISPI 2018 SCENARI GLOBALI E L’ITALIA. Sempre più un gioco per grandi. E l&#8217;Europa?</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/02/26/rapporto-ispi-2018-scenari-globali-e-litalia-sempre-piu-un-gioco-per-grandi-e-leuropa/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 08:16:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da pochi giorni è stato pubblicato il nuovo rapporto 2018 SCENARI GLOBALI E L’ITALIA. Sempre più un gioco per grandi. E l&#8217;Europa? Eccolo per voi. Per leggere, potete cliccare sui link di seguito, sui&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochi giorni è stato pubblicato il nuovo rapporto 2018 SCENARI GLOBALI E L’ITALIA. Sempre più un gioco per grandi. E l&#8217;Europa?</p>
<p>Eccolo per voi. Per leggere, potete cliccare sui link di seguito, sui nomi degli autori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10244" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2800" height="1200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018-300x129.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018-768x329.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/annuario2018-1024x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2800px) 100vw, 2800px" /></a></p>
<p>Il 2017 ha più che mai messo allo scoperto il ritorno delle grandi potenze nello scenario internazionale. Se con la fine della guerra fredda il &#8220;gioco tra grandi&#8221; sembrava destinato ad esaurirsi, oggi ha invece riconquistato il centro della scena. La retorica nazionalista della nuova amministrazione USA e la rinnovata assertività di potenziali competitori globali, quali la Russia e la Cina, rischiano di complicare la convivenza internazionale. Tutto ciò anche a seguito della perdurante crisi del multilateralismo e della scomposizione del sistema internazionale in arene regionali sempre più autonome, all&#8217;interno delle quali crescono le grandi potenze locali.</p>
<p>Il<strong> Rapporto ISPI 2018</strong> si interroga sui rischi di questo mutamento, controbilanciato solo in parte dalle buone notizie che, nel corso dell&#8217;ultimo anno, sono venute dall&#8217;economia internazionale. La prima parte del volume è dedicata al <strong>contesto globale</strong>, la seconda si domanda <strong>quale posto possa occupare l&#8217;Europa</strong> in un &#8220;mondo di grandi&#8221;, mentre la terza si rivolge come di consueto alla <strong>politica estera italiana</strong>.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10245" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="550" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1166-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1166-768x528.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<h2>Indice</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Introduzione,</strong> <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/alessandro-colombo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Alessandro Colombo</a>, <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/paolo-magri?utm_source=rss&utm_medium=rss">Paolo Magri</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parte I- Il mondo</strong></p>
<p>1. L’America di Trump e gli altri, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/alessandro-colombo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Alessandro Colombo</a></em></p>
<p>2. La politica estera russa tra Westfalia e la grande Eurasia,<em> <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/aldo-ferrari?utm_source=rss&utm_medium=rss">Aldo Ferrari</a></em></p>
<p>3. Cina, un nuovo modello di grande potenza, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/shaun-breslin?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shaun Breslin</a></em></p>
<p>4. I grandi alla prova</p>
<ul>
<li>I fattori regionali e globali delle crisi in Siria e Iraq,<em> <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/armando-sanguini?utm_source=rss&utm_medium=rss">Armando Sanguini</a></em></li>
<li>La crisi coreana tra dinamiche regionali e dinamiche globali, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/antonio-fiori?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonio Fiori</a></em></li>
<li>Accordo sul clima: a Parigi svolta storica o parole al vento?, <em>Alberto Clȏ</em></li>
</ul>
<p>5. Le potenze emergenti. Nuovi spazi per le potenze regionali?</p>
<ul>
<li>I vincoli della potenza regionale iraniana,<em> <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/annalisa-perteghella?utm_source=rss&utm_medium=rss">Annalisa Perteghella</a></em></li>
<li>Oltre la rendita: la politica estera interventista dell’Arabia Saudita, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/eleonora-ardemagni?utm_source=rss&utm_medium=rss">Eleonora Ardemagni</a></em></li>
<li>Turchia: ascesa e declino di una media potenza regionale, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/valeria-talbot?utm_source=rss&utm_medium=rss">Valeria Talbot</a></em></li>
<li>Giappone: un attore regionale e globale? Non ancora, non così, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/axel-berkofsky?utm_source=rss&utm_medium=rss">Axel Berkofsky</a></em></li>
</ul>
<p>6. Gruppi armati, governance e il futuro del Medio Oriente, <em>Ranj Alaaldin</em></p>
<p>7. Intanto l’economia va, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/francesco-daveri?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesco Daveri</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parte II &#8211; L’Europa</strong></p>
<p>8. L’Unione Europea nel mondo: perché l’UE non può essere la grande potenza inscritta nei numeri,<em> <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/sonia-lucarelli?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sonia Lucarelli</a></em></p>
<p>9. Il nazionalismo sub-nazionale, a partire dalla questione catalana, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/alberto-martinelli?utm_source=rss&utm_medium=rss">Alberto Martinelli</a></em></p>
<p>10. La Germania, le altre potenze europee e la nuova direzione della UE, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/michele-valensise?utm_source=rss&utm_medium=rss">Michele Valensise</a></em></p>
<p>11. L’economia europea: un anno di ripresa, di ansie e di progetti, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/franco-bruni?utm_source=rss&utm_medium=rss">Franco Bruni</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parte III – L’Italia</strong></p>
<p>12. Le priorità della politica estera italiana e il Mediterraneo,<em> <a href="http://www.ispionline.it/it/bio/ugo-tramballi?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ugo Tramballi</a></em></p>
<p>13. La politica economica italiana: allargare lo stretto sentiero, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/franco-bruni?utm_source=rss&utm_medium=rss">Franco Bruni</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>L’Italia fra i “Grandi”, <em><a href="http://www.ispionline.it/it/bio/giampiero-massolo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giampiero Massolo</a></em></p>
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		<title>Rifugiati e lavoro. Le buone pratiche</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 08:43:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il convegno, che affronta un tema sensibile alla vigilia delle elezioni del 4 marzo (ma era stato programmato per questa data molti mesi fa), ha signficativamente ottenuto il patrocinio del Comune. Attraverso lo scambio&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il convegno, che affronta un tema sensibile alla vigilia delle elezioni del 4 marzo (ma era<br />
stato programmato per questa data molti mesi fa), ha signficativamente ottenuto il<br />
patrocinio del Comune.</p>
<p>Attraverso lo scambio di informazioni <span class="il">e</span> di esperienze, in gran parte innovative, ci proponiamo di raggiungere almeno due obiettivi: il primo <span class="il">è</span> quello di aiutare i profughi a trovare un <span class="il">lavoro</span> vero, fornendo a chi opera in questo campo (gestori <span class="il">e</span> volontari) strumenti che ne facilitino il compito, segnalando i problemi <span class="il">e</span> chiedendo risposte alle istituzioni, coinvolgendo <span class="il">e</span> sensibilizzando i potenziali datori di <span class="il">lavoro</span>, non solo privati ma anche del Terzo Settore. Non meno importante l&#8217;obiettivo di portare all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica, troppo spesso disinformata, esempi concreti di come una politica di vera accoglienza <span class="il">e</span> integrazione sia mutuamente vantaggiosa per autoctoni <span class="il">e</span> immigrati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PER le ISCRIZIONI: <a href="https://goo.gl/forms/n9bCgBsg5m7zr7mt2?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://goo.gl/forms/n9bCgBsg5m7zr7mt2?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10112" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="953" height="1913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 953w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1-149x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 149w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1-768x1542.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/InvitoConvegnoOK_conPatrocinio-1-510x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 510w" sizes="(max-width: 953px) 100vw, 953px" /></a></p>
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		<title>Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 08:21:07 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/26/il-secolo-dei-rifugiati-ambientali-report-del-convegno/">Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7001" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7001" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (549)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra Europea e curato da Daniela Padoan.</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ha partecipato e riporta per voi stralci di alcuni interventi:</p>
<p><b>VITTORIO AGNOLETTO, Medico. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale</b></p>
<p>Gli accordi comemrciali tra la Ue, l&#8217;Africa, Caraibi e Pacifico prevedono che nessun Paese africano possa mettere dazi doganali sui prodotti agricoli fondamentali con il risultato che gli accordi di paternariato economico con l&#8217;Africa rendano ancora più poveri i Paesi del continente e di quelle aree del mondo.</p>
<p>L&#8217;Unione europea sta cercando di ottenere spropositati vantaggi da una delle zone più povere del mondo: i lavoratori che raccoglievano pomodori in Africa hanno perso il lavoro a causa del landgrabing quindi partono, arrivano in Italia e si ritrovano a raccogliere pomodori al Sud come schiavi. (Ricorda la campagna intitolata: L&#8217;AFRICA NON E&#8217; IN VENDITA, <a href="http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>).</p>
<p>Dalla fine del 2006, con la crisi del mercato azionario, si è verificata una crescita dei prezzi sui prodotti di base (cibo e derivati) e questo ha fatto aumentare anche il numero delle multinazionali presenti in Africa, ma anche in Ucraina , ad esempio, quindi sempre nei Paesi più poveri (dall&#8217;Etiopia, per fare un altro esempio, il grano viene esportato in Arabia Saudita).</p>
<p>Dal 2000 ad oggi le terre sono state acquistate per le esportazioni e sono oltre 44 milioni gli ettari di terre espropriate, per 1270 accordi commerciali e questi dati indicno solo una parte degli accordi conclusi. Tra le nazioni coinvolte c&#8217;è anche l&#8217;Italia con l&#8217;espropriazione di 1 milione di ettari in Africa; il landgrabbing è una delle cause principali di migrazioni interne e all&#8217;estero; chi rimane in patria, resta con un terreno a monocoltura per cui tutti gli altri prodotti agricoli di base devono essere acquistati dai paesi esteri a prezzi maggiorati. Ad esempio, la presenza italiana in Mozambico per la produzione di combustibili è massiccia, la Carta di Milano in occasione di Expo è stata un fallimento: tutto questo è una vergogna.</p>
<p><b>BARBARA SPINELLI, Europarlamentare</b></p>
<p>Le politiche commerciali sono affidate alla Commissione europea e questo ha reso tutto poco trasparente e staccato dagli studi che si stanno facendo in merito, per cui la Commissione ha perso credibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7000" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (551)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>FRANCESCA CASELLA, Survival, Movimento di tutela dei diritti dei Popoli indigeni</b></p>
<p>Quella dei rifugiati ambientali è una delle emergenze umanitarie più gravi e una delle più difficili da contrastare perchè esiste una morale plasmata da avidità e razzismo che ci induce a non impegnarci per evitare lo sradicamento, la privazione della libertà e la colonizzazione a danno dei popoli indigeni, attraverso il furto della terra e dei mezzi di sussistenza, ma anche della loro identitàOggi ci sono decine di leggi sui diritti umani che restano a livello di princìpi, ma non diventano pratiche attive.</p>
<p>Chi perde i mezzi di sostentamento in maniera diretta o indiretta? Dobbiamo parlare, infatti anche dei rifugiati della conservazione: sono coloro che restano nei propri Paesi d&#8217;origine. Sono sottoposti al maggior impatto del cambiamento climatico, ma l&#8217;impatto più significativo riguarda le nostre misure come, ad esempio, la produzione dei biocarburanti o la conservazione delle foreste, la creazione di aree protette. Molte zone, abitate da popoli indigeni e tribali, devono cambiare vita oppure trasferirsi altrove e, quando invece resistono, le conseguenze sono drammatiche: subiscono pestaggi, torture e persecuzioni. (In India si spara a vista contro gli indigeni per salvare dal bracconaggio tigri ed elefanti, ma gli indigeni stessi li hanno protetti per millenni perchè quelle sono le loro terre ancestrali).</p>
<p>Il consenso libero, previo e informato per un progetto di conservazione: questa potrebbe essere una soluzione, anche perchè è il diritto dei popoli indigeni che viene maggiormente disatteso, anche se sarebbe necessario e risulta essere obbligatorio secondo le direttive dell&#8217;ONU.</p>
<p>(Riporta il caso della Valle dell&#8217;OMO, in Etiopia, poi approfondito da Luca Manes. <a href="http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6997" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6997" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (553)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MARICA DI PIERRI, Giornalista, Portavoce dell&#8217;Associazione A SUD e pres. CDCA, Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali</b></p>
<p>L&#8217;etichetta “emergenza emigratoria” in senso figurato è appropriata, ma gli sfollati ambientali sono molti di più rispetto a coloro che fuggono a causa dei conflitti: 6 milioni di persone OGNI ANNO di persone e questo non si può chiamare “emergenza”, ma vero e proprio fenomeno storico.</p>
<p>I rifugiati ambientali appartengono a ceti poveri e spesso non possono migrare, restano nei propri Paesi d&#8217;origine subendo l&#8217;impatto gravissimo del cambiamento climatico e, comunque, le migrazioni sono per lo più interne, causate da calamità ambientali.</p>
<p>Bisogna distinguere il campo delle calamità dai progetti di sviluppo. Questi ultimi impattano maggiormente sulle popolazioni locali e sono l&#8217;insieme dei progetti e delle politiche voluti da noi europei/occidentali: le grandi dighe, le reti infrastrutturali, l&#8217;accaparramento delle terre, la gestione dei rifiuti e dei fossili.</p>
<p>La Banca Mondiale sostiene che, dalla metà del 2000 ad oggi, ci sono stati 15 milioni di profughi interni a causa di questi grandi progetti (in Cina e in India, ad esempio), invece secondo il Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo, solo dal 2004 al 2014 i profughi sono stati più di 3 milioni. I grandi eventi – come le Olimpiadi, Miss Universo, il 500 anniversario della scoperta dell&#8217;America, per citarne alcuni – contribuiscono al traffico migratorio interno e questo fenomeno può essere un utile paradigma per una riflessione sull&#8217;ingiustizia economica e sociale.(E-book: <a href="http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6998" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6998" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (550)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><b>Padre MUSSIE ZERAI, Attivista della diaspora eritrea, Pres. dell&#8217;Agenzia Habeshia e candidato al Premio Nobel per la Pace</b></p>
<p>L&#8217;Eritrea vive ancora sotto dittatura, è un Paese senza Costituzione per cui tutti i diritti dei cittadini sono sospesi; la scusa del governo è la guerra con l&#8217;Etiopia. I giovani eritrei sono sotto servizio militare permanente, sono stati chiusi i giornali indipendenti, c&#8217;è solo la tv di Stato, sono stati arrestati obiettori di coscienza, attivisti e intellettuali.</p>
<p>L&#8217;Europa – anche con iniziativa italiana e il processo di Khartoum – procede con il dialogo e i finanziamenti usati, in teoria, per lo sviluppo quando, in realtà, i giovani scappano per il conflitto iniziato nel &#8217;97 e per la crisi dei diritti fondamentali e non a causa della crisi economica. L&#8217;Ue deve competere sul mercato con la Cina, in Eritrea e in tutta l&#8217;Africa, pur sapendo che la situazione dei diritti umani è grave: l&#8217;Italia, in particolare, ha un passato storico recente nel Corno d&#8217;Africa e deve tenere aperta un finestra tra l&#8217;Occidente e questi Paesi africani per motivi e interessi geopolitici.</p>
<p>I dittatori (in Eritrea, Ciad, Sudan, etc.) fanno gli interessi delle multinazionali estere e italiane e la Ue smentisce se stessa proprio facendo accordi con questi Paesi e questi regimi. Anche la Cooperazione internazionale è uno strumento per accaparrarsi le risorse africane: tutto per il business.</p>
<p>Le conseguenze sono: tratta di esseri umani, traffico di organi, oltre a quello che già sappiamo.</p>
<p>Inoltre: in Europa, per ottenere la cittadinanza, bisogna pagare e questo aumenta la guerra verso i poveri; si parla di fare una selezione dei migranti, accogliendo solo quelli più istruiti (l&#8217;operaio morto a Piacenza era un professore nel suo Paese), ma l&#8217;Europa ha bisogno di questi nuovi schiavi perchè fanno bene al mercato europeo. Basta prenderci in giro!</p>
<p><b>M.C. VERGIAT, Europarlamentare </b></p>
<p>Io grido contro il cinismo assoluto delle politiche europee.</p>
<p>Bisogna vedere la migrazione nel suo complesso, nello spazio e nel tempo. Il mondo è sempre più mobile, circolano persone e merci, ma questo non ha nulla a che vedere con la mobilità forzata. Gli Stati membri dell&#8217;Ue chiudono le porte, ma noi abbiamo bisogno di queste persone. Infatti, dietro alle parole dei politici e dei trattati, ci sono molta confusione efalsità; l&#8217;opnione pubblica viene spaventata, si gioca sulla paura e questa è una responsabilità del Parlamento europeo.</p>
<p><b>BENOIT MAYER, Professore associato Facoltà di Legge Università Cinese di Hong Kong</b></p>
<p>Parto dalla parola “scetticismo”: non esiste un rifugiato solo per questioni ambientali perchè ci sono diversi fenomeni concorrenti che rimandano a fattori economici, sociali e politici. Le persone vivono spesso in situazioni disagiate e il fattore ambientale si va ad aggiungere agli altri problemi già esistenti.</p>
<p>I rifugiati non sono protetti del tutto a livello internazionale: ad esempio, India e Cina non fanno parte della Convenzione oppure in Australia non vengono rispettate le norme. Invece dovremmo proteggere, senza distinzioni, tutti coloro che hanno bisogno di protezione e sono costretti, per diversi motivi, a migrare. Tutti hanno diritti in quanto esseri umani, anche i cosiddetti “clandestini”. Gli allarmismi sono inutili perchè la migrazione è solo una parte del problema in quanto molti non si possono nemmeno permettere di migrare e restano bloccati in loco, in una situazione difficile e pericolosa.</p>
<p>Ogni Paese ha la propria definizione di “rifugiato” e oggi parliamo dei rifugiati ambientali, ma forse alla fine del secolo arriveremo a capire tutti i migranti forzati vanno protetti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6999" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6999" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (552)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GIUSEPPE DE MARZO, Coordinatore nazionale delle campagne sociali Miseria Ladra, Reddito di Dignità e (im)Patto Sociale per Libera-Gruppo Abele</b></p>
<p>I Diritti umani e il Diritto della Natura sono due facce della stessa medaglia: viviamo in stretta relazione con la Natura, ma in nome della civiltà si sottende che la terra sia inerme. Il sistema economico neoliberista si è espanso in maniera mostruosa e, all&#8217;interno dei conflitti ecologici distributivi, molte persone sono sfollate e molte sono rimaste senza desistere, lottando per il diritto alla terra. Ecco la relazione tra giustizia e sviluppo/sostenibilità.</p>
<p>Oggi è in atto un attacco fortissimo ai diritti umani perchè non c&#8217;è né equità e né giustizia; non esiste neanche l&#8217;economia sostenibile, per cui alcune politiche sono sbagliate come, ad esempio, quello che si chiama “razzismo istituzionale” che prevede di spostare i rischi e i costi sui lavortori deboli, sui neri, sui popoli indigeni. Tra distruzione ambientale e povertà/disuguaglianza c&#8217;è una relazione netta: noi mangiamo più di quello che la terra produce e il prezzo è oagato dai più poveri.</p>
<p>Una soluzione potrebbe essere la sostenibilità ecologica, modificando lo sviluppo a livello istituzionale e giuridico per arrivare ad una giustizia distributiva. La Natura stessa deve diventare un soggetto di diritto che pretende giustizia: non sfruttare la terra, non rovinare gli ecosistemi. Questi sono i princìpi da tutelare giuridicamente – come è stato fatto in America latina – per garantire i diritti umani. Bisogna partire da un&#8217;etica nuova, inserendo la giustizia ecologica nella Costituzione per il Bene comune.</p>
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		<title>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 07:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017 Associazione per i Diritti umani propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti – Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title">Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti</h1>
<h1 class="post-title">anno 2016/2017</h1>
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<p><em>Associazione per i Diritti umani</em> propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti – Docenti – Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI richiesti dagli albi e dal mondo scolastico per certificare l’aggiornamento professionale.</p>
<p>E questa è una delle prime novità proposte dall’<em>Associazione per i Diritti umani</em> per l’anno 2016/2017 !!  Seguiteci!!!</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>8 OTTOBRE, ore 9.30 – 12.30 Tra regimi e democrazie in Medioriente</strong></p>
<p>Incontro con il g<a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6449" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6449 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" alt="acconcia" width="215" height="121" /></a>iornalista e saggista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=giuseppe+acconcia&utm_source=rss&utm_medium=rss">GIUSEPPE ACCONCIA</a></strong> per capire cosa sta accadendo nel <strong>mondo arabo</strong>, in particolare in <strong>Siria</strong> e nello <strong>Yemen</strong>, per conoscere i cambiamenti in atto in <strong>Iran</strong> e per approfondire il rapporto dell’Occidente con quest’area del mondo.</p>
<p>L’Europa e tutto l’Occidente sono collusi con Isis? Come distinguere tra Islam religioso e Islam politico?</p>
<p>Chiusura iscrizioni 30/09/2016</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>12 NOVEMBRE, ore 9.30 – 12.30 Migrazioni e politiche europee</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6450" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="wp-image-6450 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniele-Biella" width="180" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Incontro con il giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=DANIELE+BIELLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">DANIELE BIELLA</a></strong>, autore del libro “Nawal, l’angelo dei profughi” e <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=VERONICA+TEDESCHI&utm_source=rss&utm_medium=rss">VERONICA TEDESCHI</a></strong> (giurista).  Approfondimento sulle politiche italiane ed europee sul tema dell’<strong>accoglienza</strong>. Conoscere l’iter burocratico per accedere allo status di <strong>rifugiato</strong> e al <strong>permesso di soggiorno</strong> o di <strong>transito</strong> e capire anche quali sono le <strong>debolezze e la falle del  sistema culturale -sociale-politico in Italia e in Europa</strong>, in tema di migrazioni (con un approfondimento sulla distinzione tra migrante/rifugiato/profugo)</p>
<p>Chiusura iscrizioni 2/10/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18 FEBBRAIO, ore 9.30 – 12.30 La scuola per combattere le mafie</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6451" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMg==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6451 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="serena uccello" width="205" height="115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>Incontro con la giornalista <a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=SERENA+UCCELLO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SERENA UCCELLO</strong></a>, autrice del romanzo/inchiesta “Generazione Rosarno”: il libro è tratto da un’esperienza che la giornalista ha fatto con gli alunni di un liceo della cittadina calabrese, parenti di boss mafiosi. Si affrontano i temi delle forme di <strong>lotta alla criminalità</strong>, dell’importanza dell’<strong>istruzione</strong>, di scelte etiche e libere per cittadini onesti e consapevoli; assenza o presenza dello Stato; coraggio di coloro (intellettuali e non) che, ogni giorno, si battono per affermare l’<strong>educazione alla legalità</strong> e i valori positivi.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 10/02/2017</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>25 MARZO, ore 9.30 – 12.30 Le nuove forme di schiavitù e la lotta alla tratta degli esseri umani</strong></p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6452" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMw==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6452 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna pozzi" width="203" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Incontro con la giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=ANNA+POZZI&utm_source=rss&utm_medium=rss">ANNA POZZI</a></strong>, aiutrice del saggio “Mercanti di schiavi. Tratta e schiavitù nel XXI secolo”: si identificano le <strong>forme di schiavitù</strong>, evidenti e sotterranee, in atto nelle società contemporanee dei Paesi poveri, ma anche in aree ricche del mondo.</p>
<p>Cosa si intende per tratta? Quali le finalità e chi ne è maggiormente coinvolto? In particolare verrà fatto riferimento alle condizioni dei minori e alle possibili forme di tutela.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 18/03/2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Numero minimo di partecipanti ad incontro: 15 persone. Gli incontri si terranno presso il Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 – ang. Via G. da Cermenate, 2  (MM2 –  Romolo – Milano)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costo a partecipante per ogni singolo incontro: 20 euro<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIORNALISTI, INSEGNATI, STUDENTI per i crediti  e per partecipare agli incontri sono pregati di iscriversi mandando il nominativo e il titolo dell’incontro a:  </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a></p>
</div>
</div>
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