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	<title>studio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La droga degli zombie sbarca in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 09:45:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia &#8221; Molte persone credono che i tossici siano una categoria di persone. Io anche lo pensavo, prima di conoscere il&#160; bosco. La gente crede che i tossici nascano con una sorta&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia </p>



<p></p>



<p>&#8221; Molte persone credono che i tossici siano una categoria di persone. Io anche lo pensavo, prima di conoscere il&nbsp; bosco. La gente crede che i tossici nascano con una sorta di marchio dalla nascita che li condanna a essere tossici ancora prima che muovano un passo nel mondo. Le persone “normali” pensano che se lo siano meritato, come se quella maledizione che si portano dietro fosse il risultato di un karma negativo che li condanna a essere tossici per una loro colpa intrinseca.</p>



<p>Non riesce proprio a entrare nella testa delle persone “normali” che un tossico può essere chiunque. Io l’ho capito da poco. Al bosco non viene solo chi è povero, chi è disperato e ignorante o ha un trauma nascosto da qualche parte. Perché la gente, quando riconosce un tossico, senza denti e con i fuori vena che gli deforma il corpo, vede solo il risultato finale, ma prima c’è sempre una storia, un inizio: prima del tossico c’è sempre una persona, una normale.</p>



<p>Sembra una cosa banale da dire, ma non lo è.</p>



<p>Ho realizzato da poco che prima, quando vedevo un barbone per strada che chiedeva la carità, nella mia mente qualcosa si inceppava: quello per me era un barbone ed era sempre stato così, e solo così avrebbe potuto essere.</p>



<p>Un pò come quando vai ad acquistare una bistecca al supermercato: non ci pensi che prima era una mucca. Perchè se no, non la mangeresti ovvio. &#8220;</p>



<p>Questo è un estratto della storia di Alice, raccontata da Simone Feder. Educatore, psicologo e coordinatore dell’area Giovani e dipendenze della Casa del Giovane di Pavia, dove è anche responsabile di strutture per la cura delle dipendenze, tra cui una specifica per adolescenti. È coordinatore nazionale dell’Associazione Movimento No slot per la quale si occupa di prevenzione, sensibilizzazione e trattamento rispetto alla dipendenza da disturbo da gioco d’azzardo. Referente di progetti all’interno di istituzioni scolastiche legati alla prevenzione e all’educazione alla legalità. Ha realizzato varie pubblicazioni legate al mondo del disagio, è stato Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano. È fondatore del Centro Studi ‘Semi di Melo’ che si occupa di ricerca e progettazione per l’infanzia e l’adolescenza, è inoltre Responsabile psico-pedagogico dei programmi di formazione e sviluppo del «Villaggio del fanciullo» di Morosolo (VA).</p>



<p>E’ un estratto, che personalmente mi ha colpito moltissimo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Mi ha fatto fare una riflessione:&nbsp; ridurre una persona che soffre, a una mera categoria, equivale a non guardarla.&nbsp; A toglierci dalla responsabilità di essere coinvolti, solo per il fatto di aver visto, di avere incontrato la sofferenza di un altro che non sono io.</p>



<p>&#8220;Dobbiamo farci e fare una domanda: “<em>facciamo la guerra alla droga o ai drogati</em>?”. Così Simone Feder, psicologo della Comunità Casa del giovane di Pavia</p>



<p>&#8220;Il problema oggi non sono più le politiche di riduzione del danno, perché il problema non è più la droga ma il malessere, la sofferenza, è quella che dobbiamo ridurre! Non tanto le sostanze. Oggi abbiamo ragazzini di 13 anni già pieni di sostanze che vengono trascinati sempre più con fatica dai genitori, fragili anche loro. Oggi i giovani dobbiamo andarceli a prendere. Le comunità devono uscire dalle proprie mura, andare in questi non luoghi, incontrare e abbracciare questi giovani. Solo così, solo costruendo una relazione si può poi portarli alla cura. I ragazzi oggi non li puoi stare ad aspettare nelle comunità, devi andare a cercarli, a incontrarli. Bisogna cambiare paradigma anche dei nostri servizi. Dobbiamo cercare di intercettare e capire la sofferenza che c’è in giro. Per fortuna c’è anche chi si avvicina e si impegna volontariamente e con costanza. Il mio invito è cambiare questo sguardo punitivo e repressivo, occorre un punto di partenza diverso. Provo a dirlo con San Giovanni Bosco: “Non basta amare i ragazzi, devono sentirsi amati”.</p>



<p>Abbiamo incontrato Simone Feder, e lo abbiamo intervistato per voi.</p>



<p><strong>Secondo lei, cosa spinge un giovane a fare uso di sostanze stupefacenti?</strong></p>



<p>Oggi è obsoleto parlare di droga. Bisogna parlare nei termini di disagio esistenziale. E&#8217; da lì che si sviluppa sempre di più un abuso che genera dipendenza nei giovani.</p>



<p>Il disagio può essere visibile dai genitori, oppure può non essere visibile perchè si manifesta all&#8217;interno della propria cameretta.</p>



<p>Lo si evince dal fatto che non solo c&#8217;è abuso di sostanza, ma c&#8217;è una crescita sempre maggiore in adolescenza, di sintomi quali ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi alimentari&#8230;</p>



<p>L&#8217;incanto della droga, ha uno scopo lenitivo, e quasi terapeutico.</p>



<p><strong>Servizi come il Sert, a Milano sono efficienti?</strong></p>



<p>Rispetto a tutti i vari Servizi Multidisciplinari Integrati (SMI), uno spazio ambulatoriale come il Sert, servizio pubblico gestito da privati..necessita di essere rivisto perché gli operatori faticano a intervenire. I dati ce lo confermano: i giovani non riescono ad essere agganciati dai servizi ambulatoriali, e in conseguenza proseguire in comunità terapeutiche. C&#8217;è un rallentamento nella presa in carico perché il personale è poco. C&#8217;è bisogno di cambiamento. Ci insegna che dobbiamo essere noi, ad andare a riprenderci i giovani. Dobbiamo andare noi da loro.</p>



<p>La relazione è fondamentale. E&#8217; vincente!</p>



<p>Grazie alla <em>relazione</em>, le persone tossicodipendenti sviluppano una maggiore resilienza e hanno più possibilità di successo nel percorso di cura. Spesso sono proprio loro a perseverare più a lungo nel trattamento, portando nel cuore il ricordo dell&#8217;incontro con educatori e volontari a Rogoredo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/ali-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="189" height="267" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/ali-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17985"/></a></figure>



<p><strong>Quali competenze deve avere una persona che vuole essere di aiuto, per una per persona tossicodipendente?</strong></p>



<p>La prima competenza è l&#8217; <strong>Umanità.</strong></p>



<p>Oggi prima di essere professionisti, dobbiamo essere umani. E&#8217; questo che ti permette di avvicinarti all&#8217; altro. Empatia.. dimensione in cui tu ti metti in gioco, e nell&#8217;incontro con l&#8217;altro, devi cambiare anche tu.</p>



<p>L&#8217;umiltà! Puoi essere specializzata e aver preso lauree, ma se l&#8217;altro non ti sente&#8230; e non costruisci una relazione empatica&#8230;.</p>



<p><strong>Quanto è importante la prevenzione? Esistono corsi di formazione?</strong></p>



<p>Certo abbiamo organizzato seminari sulle dipendenze, gruppi di lavoro&#8230; io ho anche tenuto dei corsi nelle università&#8230;. ma la formazione deve avvenire <em>con</em> loro.</p>



<p>Per capire cosa vuol dire incontrare il disagio, le persone vanno accompagnate dentro al disagio.</p>



<p>Noi abbiamo volontari di circa 60 persone, con l&#8217;interesse e la voglia di mettersi in gioco. Rispetto a un corso di formazione, è più importante fare pratica, fare esperienza.</p>



<p>Negli anni, ho conosciuto il fondatore della comunità La Casa del Giovane di Pavia: Don Enzo Boschetti. Nel mondo del volontariato, ho conosciuto anche mia moglie, 32 anni fa.</p>



<p>Bisogna entrare nel mondo del disagio, in punta di piedi&#8230;</p>



<p>Cerco di portare avanti la missione del sacerdote Don Enzo Boschetti, che mi è stato anche maestro di vita&#8230;.andiamo avanti per cercare di dare una risposta a questo disagio. E&#8217; una Missione. Una Missione che non svolgo da solo, ma insieme ad altri colleghi.</p>



<p>E poi succede che arrivano gratificazioni nel vedere una persona che ce la fa&#8230;. e questo ti fa venire voglia di andare avanti&#8230;.</p>



<p><strong>Cosa si puo fare per bloccare l&#8217;arrivo del fentanyl in Italia? Secondo lei, possiamo fare qualcosa?</strong></p>



<p>Il bosco di Rogoredo non è soltanto un luogo di sporcizia e di siringhe. Un luogo viene creato dalle persone che lo abitano..come chi vive nel malessere e abita in un corpo consunto e sofferente.</p>



<p>Ogni tanto vediamo per le strade esercito e polizia, a tutela degli abitanti del quartiere&#8230;eppure sono proprio i tossici ad avere bisogno di tutela.</p>



<p>Bisogna osservare la gente, stare lì, ascoltarli. La droga è cambiata e te lo dicono anche loro.&nbsp; Servono nuove strategie per intervenire. Purtroppo da un anno, nel bosco di Rogoredo, sono stati trovati miscugli di sostanze sintetiche&#8230; Sostanze come la Xilazina, che è un sedativo veterinario&#8230;Procura gravi danni gli anni arti, riducendoli in cancrena. Nei casi di overdose, viene usato il Naxolone. Non fa effetto, ad esempio contro la Xilazina. Ad oggi, non c&#8217;è un antidoto efficace per queste nuove sostanze, e quindi nei casi di overdose, sono molti di più a morire.</p>



<p><strong>Come si esce dal bosco?</strong></p>



<p>Dando una ragione per cui vivere. E la ragione può esistere solo nella relazione con l&#8217;altro.</p>



<p>La relazione non deve ridursi a un passaggio di comunicazione. Nessuno è irrecuperabile. Questa arrendevolezza è l&#8217;idea malata. Le comunità e i servizi devono venire a prendere questi ragazzi. Devono entrare nel bosco.</p>



<p>Ricordo bene la telefonata con Simone Feder. Io timida e impacciata, mi armai di coraggio e lo contattai su facebook. Era circa settembre del 2024. Non ci pensò due volte: si rese subito disponibile per un&#8217;intervista telefonica. Si scusava, dicendomi che non avrebbe potuto incontrarmi di persona, proprio perché Simone spende quasi la totalità della sua vita, sulla strada, accanto agli ultimi, ai dimenticati, alle <strong>persone</strong>.&nbsp;</p>



<p>Lui non lo sa, ma le sue parole quel giorno mi hanno toccata nel profondo. Mi trovavo al lavoro &#8211; un mestiere che adesso c&#8217;entra poco con il suo&#8230; Quella mattina mi ero fatta sostituire d&#8217;urgenza, per poter fare questa conversazione. Mi sentivo emozionatissima! Mi chiusi in bagno, e lui non sa che dall&#8217;altra parte, mentre cercavo di atteggiarmi con toni professionali&#8230;ho pianto. </p>



<p>Ho pianto per la commozione. Il suo amore così pieno e senza condizioni, attraversò il telefono e&nbsp; mi colpì come un&#8217;onda calda. Le sue parole mi sono rimaste dentro, tanto da rafforzare la mia vocazione e la mia determinazione, nella professione di cura che ho intenzione di portare avanti con tutta me stessa. Mi rincuora sapere di esistenze come la sua.</p>



<p>A Simone, la mia profonda gratitudine. Non soltanto per la sua disponibilità all&#8217;intervista, ma per la sua predisposizione d&#8217;animo.&nbsp;</p>



<p>Ora vorrei spostare l&#8217;attenzione, su dovuti approfondimenti.</p>



<p><strong>QUALI</strong><strong> </strong><strong>SONO</strong><strong> </strong><strong>LE</strong><strong> </strong><strong>CAUSE E GLI EFFETTI</strong><strong> </strong><strong>DELLA</strong><strong> </strong><strong>TOSSICODIPENDENZA</strong><strong>? </strong><strong>COME AIUTARE CHI NON VUOLE ESSERE AIUTATO? CHI SONO I SOGGETTI PROTAGONISTI?</strong></p>



<p>Diamo intanto, una breve definizione del termine.</p>



<p>L’OMS definisce la tossicodipendenza (o tossicomania) come una condizione di intossicazione cronica o periodica, dannosa all&#8217;individuo e alla società, prodotta dall&#8217;uso ripetuto di una sostanza chimica, naturale o di sintesi. Droghe, alcol, sigarette o farmaci sono fra le principali sostanze che creano maggiore dipendenza. Chi soffre di tossicodipendenza ha il bisogno irrefrenabile di fare uso di una determinata sostanza, poiché ne è dipendente a livello fisico e psicologico, e, in molti casi, è disposto a tutto per procurarsela.</p>



<p>La “dipendenza patologica” viene definita come “condizione psichica, talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo e una sostanza, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”.&nbsp; Dal 1965 questa definizione è stata allargata. Non si riferisce più, soltanto all&#8217;abuso di sostanze illegali. Ricordiamo ad esempio l&#8217;uso improprio di un farmaco, sostanza legale facilmente reperibile sul mercato. In questa definizione, rientrano anche le dipendenze legate a comportamenti complessi e nocivi, come il disturbo da gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, la new technologies addiction (dipendenza da internet, social network, videogiochi, televisione, ecc.), diverse nelle manifestazioni cliniche ma per molti aspetti correlate sul piano eziologico e psicopatologico.</p>



<p>Non è il fattore età a costituire un rischio , ma la condizione di <strong>disagio</strong><strong> </strong><strong>esistenziale</strong><strong> </strong>che colpisce per lo più le persone in età di transizione.</p>



<p>Secondo la <strong>teoria</strong><strong> </strong><strong>del</strong><strong> </strong><strong>coping</strong>, l&#8217;individuo si ritrova molto spesso, privo di una struttura interna adeguata, e capace di fronteggiare lo stress.&nbsp; Una competenza, che possa preparare e sostenere i giovani nella gestione di situazioni impreviste e stressanti.</p>



<p>La tossicodipendenza rappresenta&nbsp; una delle problematiche più complesse e devastanti della nostra epoca. E&#8217; un fenomeno che coinvolge individui di ogni età, ceto sociale e provenienza geografica, distruggendo vite e provocando danni profondi a livello personale, familiare e comunitario. In Italia, come nel resto del mondo, la tossicodipendenza non riguarda solo l&#8217;uso di droghe illecite come l&#8217;eroina e la cocaina, ma anche la dipendenza da farmaci prescritti, alcol e nuove sostanze sintetiche. Affrontare questa piaga richiede un approccio globale che coinvolga aspetti medici, sociali, politici e legali.</p>



<p>Il fenomeno delle tossicodipendenze viene spesso collocato nel quadro della condizione giovanile.&nbsp;</p>



<p>Lo psicanalista Erickson, nella sua opera, sostiene che la vita dell&#8217;uomo può essere concepita come una serie di stadi, ognuno contrassegnato da un compito cruciale che deve essere risolto per passare alla fase successiva. Il problema che caratterizza l&#8217;adolescenza è quello che si esprime nella tensione fra ricerca dell&#8217;identità e possibile confusione del proprio ruolo: da un lato l&#8217;individuo, acquista in questa fase, la capacità cognitiva di riflettere su ciò che avrebbe potuto essere nel passato e su ciò che potrebbe essere nel futuro, dall&#8217;altro esce dal mondo protetto dell&#8217;infanzia, col compito di&nbsp; scegliere ruoli sociali da assumere nel futuro. Si nota una crisi duplice.</p>



<p>Con il termine <strong>disagio adolescenziale, </strong>ci si riferisce a forme di sofferenza psicologica che si possono manifestare attraverso comportamenti dissonanti , rispetto ai criteri socialmente condivisi. Il <strong>disagio</strong> è quindi, l&#8217;esperienza iniziale di un processo che può portare alla <strong>devianza.</strong></p>



<p>Un altro tema importante in adolescenza, è quello della ridotta <strong>percezione del rischio</strong>.</p>



<p>E&#8217; una fase caratterizzata da una forte crisi identitaria, influenzata da un sistema sociale che propone modelli e ruoli non adeguati, a chi è in età di transizione. Ad esempio, l&#8217;identità sociale del <em>giovane adulto</em>, viene acquisita più tardi rispetto al passato. L&#8217;entrata nel mondo del lavoro è caratterizzata da un periodo di lunga attesa, e di conseguenza aumenta il tempo di permanenza nell&#8217;ambiente familiare di origine. Questo influisce sulla ricerca di identità.&nbsp;</p>



<p>Ma non soltanto i giovani adolescenti, sono vittime della droga.</p>



<p>Simone Feder, in un articolo su vita.it dice&nbsp; «Esistono famiglie dove quella maledetta sostanza è di casa, perennemente presente all’interno delle mura domestiche, consumata e a volte lasciata assumere ai figli come passatempo condiviso in risposta a tutte le fatiche che la vita inevitabilmente mette davanti». La riflessione di un operatore della Casa del Giovane di Pavia.</p>



<p>Prima di nascere qualcuno ha scelto per lui, qualcuno che…faticava già a scegliere per sé.</p>



<p>La sua cartella clinica sentenzia la positività alle sostanze, un mondo che, ancora prima che potesse conoscere quello terrestre, lo ha travolto e segnato senza alcuna possibilità di scelta. La dipendenza da droga è entrata in lui ancora prima del primo vagito.</p>



<p>Si chiama <strong>Sindrome da astinenza neonatale </strong>(San) e riguarda il 60-80% delle madri che hanno fatto uso di droga durante la gravidanza, in particolare di oppioidi. Un disturbo che è in aumento in tutti i Paesi del mondo. Anche in Italia. Negli Usa nel 2019 sono stati segnalati in un anno più di 21mila casi di San. Al Fatebenefratelli di Roma nello stesso anno sono stati partoriti 50 bambini in crisi di astinenza su 2.500 nascite. &gt;&gt;</p>



<p>Inoltre, fentanyl, eroina e crack vengono usate anche dai migranti, rimasti bloccati in Tijuana, al confine tra Messico e Stati Uniti, per resistere alla disperazione e alle brutture della strada. In questa zona, nuovi miscugli chimici vengono quasi regalati dalle organizzazioni criminali, col solo fine di effettuare test sulle persone.</p>



<p>Non soltanto emarginati e senzatetto, ma persone dall&#8217;apparenza &#8220;normale&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ci sono casi di persone che hanno sviluppato una dipendenza da fentanyl o altro analgesico, a causa&nbsp; di una malattia cronica, che comportava l&#8217;uso di medicinali antidolorifici come la morfina.</p>



<p><strong>Quali sono le cause della tossicodipendenza?</strong></p>



<p>Le cause della tossicodipendenza, e del disagio giovanile sono molteplici e spesso intrecciate tra loro. Non esiste una sola spiegazione, ma piuttosto un insieme di fattori biologici, psicologici, familiari e sociali.</p>



<p>1. Cause psicologiche</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Bassa autostima e insicurezza</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Difficoltà nella gestione delle emozioni (ansia, rabbia, tristezza)</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Traumi infantili o adolescenziali</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Disturbi psichici come depressione, disturbo borderline, ADHD, ecc.</p>



<p>2. Cause familiari</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Famiglie disfunzionali o assenza di figure genitoriali stabili</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Violenza domestica, trascuratezza o abusi</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Eccessiva pressione o aspettative irrealistiche da parte dei genitori</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Uso di sostanze in famiglia</p>



<p>3. Cause sociali</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Esclusione sociale e mancanza di opportunità</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Bullismo, emarginazione, discriminazione</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Difficoltà a trovare un’identità o un senso di appartenenza</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Influenza negativa del gruppo dei pari (peer pressure)</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Modelli culturali che normalizzano l’uso di droghe</p>



<p>4. Cause economiche</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Povertà, precarietà lavorativa o mancanza di prospettive</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Difficoltà nell’accesso all’istruzione o a percorsi di formazione</p>



<p>5. Cause biologiche</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Predisposizione genetica alla dipendenza</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Squilibri neurochimici o disfunzioni nel sistema dopaminergico</p>



<p>6. Contesto culturale e scolastico</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Scuola percepita come inadeguata o opprimente</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Mancanza di attività stimolanti e inclusive</p>



<p>⦁ &nbsp; &nbsp; Cultura del successo immediato, competizione esasperata, paura del fallimento</p>



<p>Spesso la tossicodipendenza non è la causa, ma il <strong>sintomo</strong> di un malessere più profondo. La droga diventa un rifugio, o una forma di ribellione.</p>



<p><strong>Cosa cerca chi consuma oppioidi?</strong></p>



<p>Sedazione profonda, euforia seguita da sonnolenza estrema, analgesia. Fuga dalla realtà. Sentirsi parte di un gruppo.</p>



<p>Per euforia si intende una sensazione di benessere ipocinetica in cui la persona&nbsp; inizia ad avere dei movimenti simili a quelli di uno zombie&#8230;.</p>



<p><strong>Quali sono le conseguenze delle droghe, come il fentanyl?</strong></p>



<p>Infarto del miocardio. Ascessi, protuberanze sulla pelle. Rallentamento respiratorio fino all&#8217;arresto respiratorio. Necrosi della pelle. Incoscienza. Dissociazione mentale. Rigidità muscolare. Postura e andatura &#8220;zombesca&#8221;. Grave dipendenza fisica e psicologica. Danni cerebrali per ipossia (mancanza di ossigeno al cervello). Compromissione delle funzioni cognitive e motorie. Problemi respiratori cronici. Aumento del rischio di overdose fatale anche con microdosi. Isolamento. Degrado psico &#8211; fisico visibile (magrezza estrema, scarsa igiene, ferite aperte). Impatto sociale come perdita di relazioni, lavoro, alloggio. Disturbi psichiatrici (ansia, paranoia, depressione). Atti di violenza. Problemi di memoria. Psicosi. Rallentamento nello sviluppo fisico e cognitivo, negli adolescenti.&nbsp;</p>



<p>Viene impiegato il naloxone come antidoto in caso di sovradosaggio da oppioide. Ma le droghe sintetiche vengono talvolta tagliate con la &nbsp;xilazina, che è un anestetico per cavalli&#8230;quindi spesso il naloxone non produce effetti positivi contro overdosi da prodotti sintetici. E il tasso di mortalità da overdose è ben più alta.&nbsp;</p>



<p><strong>Come</strong><strong> </strong><strong>fermare</strong><strong> </strong><strong>il</strong><strong> </strong><strong>mercato</strong><strong> </strong><strong>delle</strong><strong> </strong><strong>droghe</strong><strong> </strong><strong>sintetiche</strong><strong>? </strong><strong>Perchè</strong><strong> </strong><strong>sta</strong><strong> </strong><strong>crescendo</strong><strong> </strong><strong>così</strong><strong> </strong><strong>tanto</strong><strong>?</strong></p>



<p>Contrariamente a quel che accade in quasi tutti gli altri Paesi occidentali, negli Stati Uniti la prima causa di morte tra i giovani adulti non è il cancro, e nemmeno gli incidenti stradali, ma l’overdose, soprattutto per via degli oppioidi sintetici e in special modo del <em>fentanyl</em>, una sostanza che ha preso ormai talmente piede da portare il più ricco Paese del mondo sull’orlo di una crisi sanitaria senza precedenti. Secondo i calcoli dei Centers for Disease Control and Prevention, di fentanyl e altri oppioidi muoiono già oltre 80mila cittadini americani ogni anno: più di 200 decessi al giorno, nove all’ora – abbastanza da farne una questione di sicurezza nazionale.&nbsp;</p>



<p>Gli oppioidi naturali e di sintesi come la morfina o il fentanyl, rientrano nella categoria delle droghe che riducono il dolore.</p>



<p>Il fentanyl (o fentanil) è infatti un analgesico dalla rapida insorgenza, e dalla breve durata d’azione, 100 volte più potente della morfina, e 50 volte più dell’eroina. È utilizzato per trattare il dolore cronico, soprattutto quello neoplastico, o come anestetico prima di interventi chirurgici o manovre “invasive”. Il farmaco attraversa con facilità la barriera emato-encefalica, e se iniettato in vena produce effetti in meno di 30 secondi, tra i quali il “flash” tanto ricercato dai consumatori di eroina. Una pillola con un contenuto superiore a 2 milligrammi può però risultare fatale per l’essere umano.</p>



<p>L’ascesa degli oppioidi negli Stati Uniti, ossicodone prima, e fentanyl più di recente, dipende da una molteplicità di cause che vanno dalla legittimità della prescrizione medica, all’aggressività del marketing delle aziende farmaceutiche americane orientate al profitto (vedi ad esempio il caso che ha visto coinvolti i fratelli Sackler e la loro azienda farmaceutica &#8220;perdue&#8221;), fino alla mancanza di un’assistenza sanitaria universale, sostituita dal sistema assicurativo e dai suoi interessi privati.</p>



<p>Per poter avere un quadro più accurato a proposito di una questione così complessa, però, non si può prescindere da aspetti geopolitici e socioculturali.</p>



<p>Infatti, secondo un report dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e del crimine (UNODOC), il numero di sequestri di metanfetamine in Afghanistan è salito del 200% negli ultimi anni. Allo stesso modo i narcotrafficanti messicani, e principalmente il potente cartello di Sinaloa, hanno preso a servirsi di grandi laboratori industriali per produrre su vasta scala oppioidi, fra cui principalmente fentanyl e alcuni suoi derivati ancora più potenti e pericolosi. I fentanili in genere sono facilmente trasportabili. Non hanno necessità di piantagioni e di addetti alla coltivazione, perché lavorate in laboratorio.</p>



<p>I guadagni sono molto alti, perchè si elimina tutta la filiera delle droghe non sintetiche. La droga viene creata, in laboratorio attraverso processi chimici. Gli effetti di queste droghe sono potenziati e prolungati, e di conseguenza c&#8217;è la possibilità di continuare a lucrare sempre sugli stessi soggetti. I prezzi sono molto bassi pertanto circolano facilmente.</p>



<p>Ci sono medici corrotti, che emettono impegnative false, per l&#8217;acquisto del prodotto fentanyl, in una qualunque farmacia.</p>



<p>Elementi psicoattivi facilmente reperibili sul dark web, attraverso pagamenti in criptovalute, e quindi non tracciabili . Vi sono varie piattaforme web, dove è possibile acquistare separatamente i composti chimici atti a produrre una droga sintetica. Con rider che te la portano fino a casa.</p>



<p>Non ci sono soltanto organizzazioni criminali e mafiose a gestire il traffico. Talvolta, sono proprio i singoli individui,&nbsp; giovani e&nbsp; meno giovani, a scegliere lo spaccio, come mezzo attraverso il quale fare cosiddetti soldi facili.</p>



<p>Basti pensare che solo un kg di fentanyl viene comprato sul mercato nero a circa 10 mila euro e ne fanno circa un milione di micro pasticche, che vengono introdotte nel mercato ordinario a 20 euro l&#8217;una.. si arriva ad avere guadagni di 20 milioni di euro.</p>



<p>Questo è il motivo per cui le mafie si stanno spostando nel mercato delle droghe sintetiche.</p>



<p>La diffusione di oppioidi sintetici, sostituisce la rotta di droghe come morfina, oppio, eroina.</p>



<p>Purtroppo è una diffusione destinata a crescere. Le organizzazioni criminali, sono impegnate nello studio, e nella produzione di nuove droghe sintetiche da immettere sul mercato.</p>



<p>Ci vogliono strategie politiche specifiche da adottare in Europa, per evitarne la diffusione in Italia.</p>



<p>Fentanyl e derivati sono stati purtroppo trovati anche in Italia. Arrivano nei modi più impensabili: mischiate a miscele di prodotti per la cute come shampoo. Vengono usati fogli di carta assorbente impregnati di fentanyl..</p>



<p>Tra gli indagati in Italia ci sono persone insospettabili, come militari, impiegati della pubblica amministrazione e personale sanitario.</p>



<p>Un solo milligrammo di fentanyl può uccidere fino a 500 persone.</p>



<p>Solo nel 2023, 107 mila decessi negli stati uniti.</p>



<p>Dopo l&#8217;inchiesta Painkiller svoltasi a Piacenza, l&#8217;Italia, è l&#8217;unico paese in Europa ad aver avviato nel 2024, un piano di prevenzione nazionale contro l&#8217;uso improprio di fentanyl e di altri oppiodi. Collaborazioni tra forze di polizia, procura della repubblica e autorità sanitarie. Il piano prevede operazioni di monitoraggio e sorveglianza, prevenzione e sensibilizzazione, formazione degli operatori sanitari e coordinamento interistituzionale. Il piano è in fase di sviluppo ma ancora carente sotto alcuni aspetti. Il governo tende a mettere in secondo piano, lo stanziamento di fondi da destinare alle politiche sanitarie e sociali, sul territorio. Ad esempio, riscontriamo criticità nei servizi offerti dai Sert territoriali, in termini di spazio, risorse limitate e carenza di personale. Secondo un rapporto del ministero della sanità, oggi gli operatori in Italia sono pari a 5.843 unità.</p>



<p>Il Messico sembra essere il piu grande produttore di fentanyl.&nbsp; I precursori chimici arrivano dalla Cina e in misura minore dall&#8217;India.</p>



<p>Secondo inchieste di insight crime, a capo di organizzazioni criminali messicane, troviamo politici corrotti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gruppi criminali coinvolti: narcos, organizzazioni criminali nordamericane, indopakistane, turche, albanesi, serbo-croate, italiane (&#8216;ndrangheta) . Rispetto al passato, queste organizzazioni sono mutate. Il denaro da spartire è talmente elevato, tanto da preferire un&#8217;alleanza tra i gruppi fino a formare quasi una rete di criminalità trasnazionale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>I SerT ( o SerD) sono servizi pubblici che si occupano di prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze da sostanze stupefacenti, alcol, comportamenti compulsivi ed altre dipendenze patologiche. L&#8217;uso del metadone, e l&#8217;attuazione di piani terapeutici individuali, sono alcuni dei metodi adottati per far fronte alle complessità di una tossicodipendenza.</p>



<p>Per far fronte alla tragedia, vengono attuate sia in Italia sia all&#8217;estero, politiche di riduzione del danno. Educatori di strada, volontari e comunità terapeutiche, mettono a disposizione delle persone tossicodipendenti, dell&#8217;occorrente come siringhe sterili e monouso, guanti, vestiti puliti, cibo&#8230; e altro occorente igienizzato, tale da ridurre infezioni come aids o epatite.</p>



<p>Oggi il disagio psichico, spinge all’ uso di stupefacenti per lenire questo dolore e amplificare esperienze di anestesia delle emozioni.</p>



<p>Questo fenomeno non è la causa, ma la conseguenza di un problema ben più ampio che affligge molte aree urbane, dove il degrado sociale e la mancanza di opportunità possono spingere individui a cercare rifugio in comportamenti autolesionisti.</p>



<p>La presenza di spazi isolati come il bosco di Rogoredo, a Milano, rende il luogo un ambiente favorevole per attività illecite e per la tossicodipendenza. Un luogo segreto dove poter trovare rifugio.</p>



<p>Il Bosco di Rogoredo, situato alla periferia sud-est di Milano, è un luogo che negli ultimi anni ha attirato l&#8217;attenzione dei media e dell&#8217;opinione pubblica per motivi drammatici. Questo spazio verde, nato come parco urbano, è diventato noto come una delle più grandi piazze di spaccio di droga d&#8217;Italia, guadagnandosi il triste soprannome di &#8220;bosco della droga&#8221;. Tuttavia, dietro questa storia di degrado e dipendenza, attualmente ci sono anche sforzi significativi per recuperare il territorio e restituirlo alla comunità.</p>



<p>L&#8217;area del Bosco ha iniziato ad essere associata alla tossicodipendenza a partire dagli anni 2000, ma è negli ultimi dieci anni che la situazione è degenerata in maniera drammatica. Questo polmone verde di circa 65 ettari, vicino alla stazione ferroviaria di Rogoredo, è diventato un rifugio per tossicodipendenti e spacciatori che approfittano dell&#8217;isolamento e della difficoltà delle forze dell&#8217;ordine nel controllare l&#8217;area in modo sistematico.</p>



<p>Certo è, che i cittadini della Milano &#8220;bene&#8221;, traggono un vantaggio da questa ovvia marginalizzazione nelle periferie, di persone in estrema difficoltà e dall&#8217;aspetto non conforme alle aspettative sociali.</p>



<p>Le sostanze stupefacenti vendute nel bosco, soprattutto eroina e cocaina, sono state responsabili di un incremento del numero di tossicodipendenti che si recavano lì da tutta la Lombardia e anche da altre regioni. Le condizioni disumane in cui vivevano molte persone nel bosco, tra sporcizia, abbandono e violenza, hanno rapidamente trasformato questo luogo in un simbolo del fallimento sociale e istituzionale di fronte alla piaga della droga.&nbsp;</p>



<p>A partire dal 2018 è emerso un forte impegno da parte delle istituzioni e delle organizzazioni del territorio per restituire dignità al Bosco e ai suoi frequentatori.</p>



<p>Iniziative di recupero e di supporto: diversi enti e associazioni locali stanno lavorando per affrontare queste problematiche. Attraverso programmi di sensibilizzazione e attività di supporto, si cerca di offrire alternative e servizi a chi vive situazioni di disagio. L&#8217;obiettivo è promuovere una maggiore <strong>integrazione sociale e ridurre lo stigma associato alla tossicodipendenza.</strong></p>



<p>Creare un ambiente sano e accogliente è una sfida che richiede un impegno congiunto tra cittadini istituzioni e associazioni. Promuovere una cultura della prevenzione e del supporto, affinché il bosco possa tornare a essere un’ area accessibile a tutte e tutti.</p>



<p>Affrontare la tossicodipendenza richiede un approccio integrato e consapevole. L’impegno deve essere collettivo.</p>



<p>Il gruppo di intervento che si è costituito per portare avanti il ‘Progetto Rogoredo’ è composto da: Fondazione Eris, Associazione il Gabbiano Onlus, Cooperativa Promozione Umana, Cooperativa Casa del Giovane, Fondazione Exodus, Associazione Kyros, Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, numerosi volontari coordinati dal missionario Don Alessandro Maraschi e il Municipio 4 di Milano, che ha patrocinato l’iniziativa e promosso il tema presso Regione Lombardia, Ats Milano e Asst Fatebenefratelli-Sacco, Comune.</p>



<p>La presenza di un presidio di ascolto, sulle strade che portano al bosco. Un sorriso. Una carezza. Un libro. Una carezza. Possono essere una, seppure piccola, fonte di sostegno.</p>



<p>Ad oggi, finalmente, possiamo parlare di una importante novità: un progetto di riqualificazione urbana e sociale, denominato <strong>BOSCO DELLA MUSICA.</strong></p>



<p>La Giunta regionale della Lombardia ha approvato un’importante delibera che prevede uno stanziamento di 26,6 milioni di euro a favore del Conservatorio di musica “Giuseppe Verdi” di Milano, per la realizzazione del “Bosco della Musica” a Rogoredo. Questo progetto, fortemente voluto dall’assessore alla Cultura Francesca Caruso, rappresenta un significativo investimento nella cultura e nell’istruzione musicale della regione.</p>



<p>L’intervento è cofinanziato anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con 20 milioni di euro, e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con 15 milioni di euro. Recentemente, il “Piano dei Conti” approvato dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Lombardia e l’Emilia-Romagna ha aggiornato i costi totali del progetto, ora stimati in 61,6 milioni di euro, un aumento rispetto ai 47 milioni previsti nel 2021.</p>



<p>Il progetto, firmato dallo studio Settanta7, prevede la realizzazione di 4 edifici. Il più grande, su due piani, accoglierà aule didattiche, una sala concerti, e studi di registrazione. È prevista poi la costruzione di un auditorium da 400 posti, un edificio a scopo residenziale e un edificio per le aule didattiche nella Palazzina ex chimicI.</p>



<p>Attendiamo di conoscere i risvolti, per poter esprimere un giudizio.</p>



<p><strong>Come aiutare una persona tossicodipente?</strong></p>



<p>&#8211; Come diceva Simone Weil: l&#8217;attenzione è la forma più rara e più pura di generosità.</p>



<p>&#8211; Creare una relazione di empatia, di sostegno e di non giudizio.</p>



<p>&#8211; Sostegno delle famiglie nella cura della tossicodipendenza.</p>



<p>&#8211; Un intervento individualizzato è la base di un buon inizio terapeutico. Un piano di cura standardizzato e generalizzato, che non tiene conto delle singole diversità, non produce effetti sempre positivi.</p>



<p>&#8211; Attenta osservazione e analisi della storia personale, nella sua globalità.</p>



<p>&#8211; Motivare la persona a rivolgersi presso i servizi per le tossicodipendenze, meglio noti come SerT o SerD, dedicati alla cura, alla prevenzione e alla disintossicazione fisica e psicologica da sostanze psicoattive.</p>



<p><strong>Bibliografia:</strong></p>



<p>Feder S. , <em>Alice e le regole del bosco, </em>Mondadori 2020</p>



<p>Presa diretta puntata del 16/03/2025</p>



<p>Farwest puntata del 5/02/2024</p>



<p>Ferrario P., <em>Politiche dei servizi sociali,</em>Carocci Faber, 2015</p>



<p>Barone P., <em>Gli anni stretti. L&#8217;adolescenza tra passato e futuro</em>, FrancoAngeli, 2019</p>



<p>Neri G., <em>Documentario SanPa&nbsp;</em></p>



<p>Esposito M., <em>CreaturaMia</em>, Opera teatrale</p>



<p>https//www.vita.it/simone-feder-troppo-soli-di-fronte-al-dilagare-di-nuove-droghe/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//ilmanifesto.it/loppio-di-hitler</p>



<p>https//www.focus.it/cultura/storia/qual-era-l-arma-segreta-dei-nazisti-la-droga?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.iltascabile.com/scienze/emergenza-fentanyl/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.stateofmind.it/dipendenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.vita.it/quei-bambini-venuti-al-mondo-gia-dipendenti-da-droghe/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//simonefeder.it/</p>



<p>https//www.stateofmind.it/2019/01/fentanyl-psicologia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.stateofmind.it/2023/09/ozempic-farmaco-diabete-dimagrire/#:~:text=Ozempic%20%C3%A8%20un%20farmaco%20per,come%20rimedio%20miracoloso%20per%20dimagrire?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//ilmanifesto.it/fentanyl-il-business-del-dolore</p>



<p>https//www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/12/sul-fentanyl-linteressamento-della-ndrangheta-cose-il-farmaco-che-rende-zombie-e-perche-ce-un-piano-di-prevenzione/7477347/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.geopop.it/gli-effetti-del-fentanyl-sul-nostro-corpo-e-sul-cervello/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.milanotoday.it/attualita/finanziamento-bosco-musica-rogoredo.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//www.vita.it/cosi-ho-fotografato-i-fantasmi-di-rogoredo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>https//blog.urbanfile.org/2024/07/31/milano-rogoredo-cantiere-bosco-della-musica-fine-luglio-2024/</p>



<p>https//www.ilgiorno.it/milano/cronaca/bosco-della-musica-u9mhtqnw?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/04/25/la-droga-degli-zombie-sbarca-in-italia-2/">La droga degli zombie sbarca in Italia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Carceri minorili. Il rapporto di Antigone: &#8220;rischio che la giustizia minorile perda i ragazzi per strada&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 16:48:52 +0000</pubDate>
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<p>&#8220;Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, data in cui entrò in vigore un procedimento penale specifico per i minorenni, è sempre stato un vanto per il paese. Mettendo al centro il recupero dei ragazzi, in un&#8217;età cruciale per il loro sviluppo, nella quale educare è preferibile al punire, ha garantito tassi di detenzione sempre molto bassi, una preferenza per misure alternative alla detenzione in carcere, come ad esempio l&#8217;affidamento alle comunità e ottenuto un&#8217;adesione al percorso risocializzante ampio da parte dei giovani. Dal decreto Caivano in poi, invece, il rischio che questi 35 anni di lavoro vengano cancellati e i ragazzi persi per strada è una prospettiva drammatica e attuale&#8221;. Così Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, intervenendo alla presentazione di &#8220;Prospettive minori&#8221;, VII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile.&nbsp;</p>



<p>All’inizio del 2024 sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Sono oltre dieci anni che non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in IPM sono in netto aumento. Se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni.&nbsp; La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Frutto questo del decreto Caivano che ha esteso l&#8217;applicazione della custodia cautelare in carcere, stravolgendo l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988. Altra novità, in linea con quanto previsto dal Decreto, laddove prevede di disporre la custodia cautelare anche per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti è la notevole crescita degli ingressi in IPM per reati legati alle droghe, con un aumento del 37,4% in un solo anno.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Aumenti dei numeri, quindi, che non trovano riscontro nell&#8217;aumento dei reati, con il dato più recente che, tra alti e bassi, è in linea con quello registrato 10 anni fa.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Sono prospettive minori quelle che oggi vediamo rispetto a due anni fa, quando pubblicammo il nostro precedente rapporto sulla giustizia minorile in Italia &#8211; ha spiegato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell&#8217;osservatorio minori. Prospettive minori per il sistema, che sta rinunciando a incontrare con pienezza quei principi ispiratori sui quali è stato costruito e che hanno fatto sì che la giustizia minorile nel nostro paese divenisse un modello a livello europeo; prospettive minori per gli operatori, alcuni dei quali fanno un lavoro straordinario fuori e dentro le carceri e si ritrovano strumenti sempre più spuntati e inefficaci; e, soprattutto, prospettive minori per i ragazzi e le ragazze, che si ritrovano attorno più sbarre, fisiche e metaforiche, e meno speranze riguardo al loro futuro. Occorre riprendere la strada tracciata dai 35 anni di giustizia minorile italiana, mettere al centro il bene supremo dei ragazzi e non cadere nella tentazione punitiva verso chi commette un reato in una fase così cruciale del proprio percorso di crescita. Se non ci possiamo permettere di perdere un adulto, ancor meno ci possiamo permettere di perdere un ragazzino&#8221; ha sottolineato Susanna Marietti.&nbsp;</p>



<p>Alessio Scandurra, coordinatore dell&#8217;osservatorio di Antigone sulle carceri per adulti ha a sua volta sottolineato: &#8220;con il decreto Caivano, che ha fortemente ampliato la possibilità di trasferire i ragazzi maggiorenni, che sono in IPM in quanto avevano compiuto il reato compiuto da minorenni, nelle carceri per adulti si assiste a una ulteriore torsione del sistema, portando queste persone a doversi confrontare con tipo di detenzione più dura, limitata, in luoghi dove i loro bisogni, anche a fronte del grande sovraffollamento e quindi della scarsità di opportunità di studio, lavoro e ricreative, non vengono tenuti nel giusto peso, lasciandoli invece in un sistema che, ad oggi, produce criminalità a causa di tassi di recidiva molto alti&#8221;.</p>



<p></p>



<p>A questo link si può leggere il report: <a href="https://www.ragazzidentro.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.ragazzidentro.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Più di 150 medici stranieri rischiano di perdere l&#8217;accesso alla specializzazione a causa del permesso di soggiorno per studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:39:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi Così la richiesta e l&#8217;appello&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="200" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></figure></div>



<p>Così la richiesta e l&#8217;appello dell&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme alla Commissione medici e professionisti della sanità stranieri &#8211; giovani e al Movimento Uniti per Unire al Presidente della repubblica e al Presidente del Governo Italiano e ai ministri competenti per risolvere e consentire ai medici stranieri che hanno superato la prova di ammissione di accedere alle specializzazioni senza muri burocratici; vista l&#8217;enorme carenza di medici specialisti e infermieri in Italia non è umano continuare a mettere muri contro i professionisti della sanità di origine straniera senza motivi validi anche perchè  in numerose regioni stanno salvando la sanità pubblica e privata.</p>



<p>.<strong>Quali sono i requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e all&#8217;esame di specializzazione? Cittadinanza italiana o cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea? Ai sensi dell’art. 38 D.Lgs. 165/01 e s.m.i, possono partecipare: i cittadini italiani o i cittadini di uno degli Stati Membri dell’Unione Europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno oppure i cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno UE o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello stato di protezione sussidiaria (ai candidati non italiani è in ogni caso richiesta un’adeguata conoscenza della lingua italiana).</strong></p>



<p><strong>La storia</strong>: sta succedendo in tutta Italia. Medici stranieri extracomunitari esclusi dalla specializzazione anche se vincitori di concorso. Hanno scelto di spostarsi dal loro Paese e luogo di origine per formarsi al meglio e iniziare un percorso formativo, ma si trovano in un limbo di insicurezze, con stipendi bloccati, con colleghi che decadono dalla graduatoria ogni tot giorni e con risposte ambigue e senza puri riferimenti di legge dalle segreterie universitarie, dal nord al sud. Chi di loro ha richiesto spiegazioni in merito ha ricevuto come risposta “seguirà il provvedimento motivato dell&#8217;esclusione “. I giovani medici, oltre il carico di stress dell&#8217;inizio di un nuovo percorso in un altro Paese, devono affrontare tutti i giorni anche la pressione da parte dell&#8217;università di provvedere al più presto con la conversione del permesso di studio in permesso di lavoro, pena esclusione dalla specializzazione, cosa attualmente impossibile per chi vuole iniziare un percorso di formazione inquadrato come borsa studio e che ha ricevuto dal Paese di provenienza un Visto di studio. Tale decisione è stata comunicata tramite decreto aggiuntivo del 23 novembre art 4 comma 4 dal MIUR agli Atenei ma in nessun modo ai medici direttamente interessati da questo provvedimento.&#8221; </p>



<p>L&#8217;Amsi insieme al Movimento Uniti per Unire esprime il suo rammarico per questo trattamento nei confronti dei giovani colleghi che vengono esclusi da un giorno all&#8217;altro e senza preavviso o un minimo di garanzie nonostante frequentassero regolarmente nei reparti ospedalieri a loro assegnati dalla Scuola di Specializzazione. ln Italia mancano medici, in tutte le specialità, e se il trattamento è questo non ci possiamo lamentare dei “cervelli in fuga” e delle carenze di personale SSN. Amsi ribadisce il suo impegno a sostenere tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera come fa da sempre. Più di 1000 strutture e dipartimenti e poliambulatori e servizi pubblici e privati non hanno chiuso grazie all&#8217;ingresso dei professionisti della sanità di origine straniera; più di 3300 professionisti della sanità italiani hanno chiesto all&#8217;Amsi, da maggio del 2023, di volere lavorare all&#8217;estero (Paesi del Golfo) con aumento del 60% da settembre; più di 7 mila richieste di professionisti della sanità giunte all&#8217;Amsi negli ultimi 3 anni, più di 100 mila professionisti della sanità di origine straniera esercitano in Italia con un aumento del 45% di ingressi negli ultimi 3 anni e poi di 1000 convegni e congressi per tutte le professioni e tutte e nazionalità dal 2000 in collaborazione con le nostre associazioni e comunità appartenenti al Movimento Uniti per unire e Unione medica euro mediterranea (UMEM). &#8220;Sono alcune cifre che rendono la nostra realtà tra i primi difensori della sanità in Italia e anche all&#8217;estero e non accettiamo più muri, offese e distinzioni di professionisti e medici di serie A e serie B&#8221;, <strong>così dichiara Foad Aodi Presidente AMSI e docente a Contratto all&#8217;Università di Tor Vergata.</strong></p>



<p>Infine, l&#8217;Amsi si rivolge a tutti gli albi professionali di prendere posizione e tutelare i nostri colleghi perché siamo tutti medici italiani e rispettiamo i nostri doveri e la legge italiana, ma chiediamo che vengano rispettati i diritti senza discriminazione.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scrivere d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:19:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; da un po&#8217; di mesi che mi occupo di questa rubrica, che scrivo sulla situazione del continente africano. Non sono mai stato in Africa e sinceramente ho iniziato a scrivere senza troppa preparazione, ma spinto dalla voglia di fare.<br>Nel documentarmi, mi sono imbattuto nel libro “Parlare d&#8217;Africa – 50 parole chiave” di Luca Jourdan e Karin Pallaver pubblicato dalla Carocci. Il libro analizza proprio come i mass-media parlano di Africa. Leggendo questa pubblicazione, mi sono reso conto che forse sono stato un po&#8217; incosciente, diventare retorici è molto facile.<br>Il testo è una sorta di glossario, le 50 parole chiave appunto, necessarie per orientarsi nella storia e nell&#8217;attualità del continente africano. Adatto per chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta o quasi, all&#8217;argomento. Un altro obiettivo del libro è di decostruire strereotipi. Gli autori si sono concentrati soprattutto sull&#8217;Africa subsahariana, ovvero l&#8217;area maggiormente interessata a luoghi comuni e rappresentazioni scorrette.<br>Non conosci l&#8217;Africa e vuoi saperne di più? Ti consiglio proprio questo libro. Ogni voce è volutamente breve e permette al lettore di acquisire le informazioni in modo chiaro e coinciso.</p>



<p><br>Concludo riportando passi di un saggio provocatorio di Binyavanga Wainaina (andate a vedere di chi si tratta) pubblicato su <em>Granta </em>nel 2005:<br>&#8220;Nel titolo, usate sempre le parole &#8216;Africa&#8217;, &#8216;nero&#8217;, “safari”. Nel sottotitolo, inserite termini come &#8216;Zanzibar&#8217;, &#8216;masai&#8217;, &#8216;zulu&#8217;, &#8216;zambesi&#8217;, &#8216;Congo&#8217;, &#8216;Nilo&#8217;, &#8216;grande&#8217;, &#8216;cielo&#8217;, &#8216;ombra&#8217;, &#8216;tamburi&#8217;, &#8216;sole&#8217; o &#8216;antico passato&#8217;. Altre parole utili sono &#8216;guerriglia&#8217;, &#8216;senza tempo&#8217;,<br>&#8216;primordiale&#8217; e &#8216;tribale&#8217;.<br>Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza. Se proprio dovete ritrarre un africano, assicuratevi che indossi un abito tipico masai, zulu o dogon.<br>Nel testo, descrivete l’Africa come se fosse un paese caldo, polveroso con praterie ondulate, animali e piccoli, minuscoli esseri umani denutriti. Oppure caldo e umido, con popolazione di bassa statura che mangia scimmie. Non perdetevi in descrizioni accurate, l’Africa è grande: cinquantaquattro nazioni e novecento milioni di persone troppo impegnate a soffrire la fame, morire, combattere o emigrare per aver tempo di leggere il vostro libro.<br>Il continente è pieno di deserti, giungle, altipiani, savane e molti altri paesaggi, ma questo non interessa ai vostri lettori. Fate delle descrizioni romantiche, evocative, senza esagerare con i dettagli.<br>Ricordatevi di dire che gli africani hanno la musica e il ritmo nel sangue e che mangiano cose che nessun altro uomo è in grado di mangiare. Non citate mai riso, carne e grano: preferite, tra i piatti tipici del continente nero, cervello di scimmia, capra, serpente, vermi, larve e ogni sorta di selvaggina. E ricordatevi anche di aggiungere che voi siete riusciti a mangiare questi cibi e anzi che avete imparato a farveli piacere.</p>



<p>Soggetti vietati: scene di vita quotidiana, amore tra africani, riferimenti a scrittori o intellettuali, cenni a bambini scolarizzati che non soffrano di framboesia, Ebola o abbiano subìto mutilazioni genitali. Nel libro adottate un tono di voce sommesso e ammiccante con il lettore e un tono triste, alla “era esattamente quello che mi aspettavo”.<br>Chiarite subito che il vostro progressismo è senza macchia e dite quanto amate l’Africa e come vi sentite in armonia con quella terra e anzi, non potete viverne lontani. L’Africa è l’unico continente che si può amare: approfittatene! Se siete uomini, descrivete le torride foreste vergini. Se siete donne, parlate dell’Africa come di un uomo in giubbotto multitasche che sparisce nel tramonto.<br>L’Africa è da compatire, adorare o dominare. Ma qualsiasi punto di vista scegliate, assicuratevi di dare l’impressione che senza il vostro intervento l’Africa sarebbe spacciata…&#8221;.</p>



<p><br></p>
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		<title>Prendiamoci i nostri spazi!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 08:57:14 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="575" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17016" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa-1536x862.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/disa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Anche quest&#8217;anno si è svolto il  Disability Pride di Milano, il 11 giugno 2023, con partenza da piazza Castello sforzesco e arrivo alla Darsena.<br>Un corteo colorato e festoso per farci sentire, per rivendicare i nostri diritti e per difendere quelli già acquisiti (ancora pochi purtroppo). Eravamo in tanti, sia persone singole che associazioni. Una in particolare mi ha emozionato: <em>Famiglie Disabili Lombarde- APS</em>, genitori di bambini con disabilità che hanno creato questa realtà per rivendicare i diritti di tutte le famiglie in difficoltà. Hanno un colore che li identificava: il giallo, il colore dell&#8217;allegria.<br>Io stessa non ho partecipato solo in quanto persona con disabilità, ma anche in quanto membro dell&#8217;associazione Per i Diritti Umani che ha il suo focus nell&#8217;informare su realtà svantaggiate e discriminate e nel difendere l&#8217;inclusione sociale.<br>Eravamo tutti lì in piazza e per le strade di Milano, tutti diversi ma tutti uguali nel portare la nostra testimonianza fieramente e con orgoglio a uno Stato che troppo spesso non ci ascolta.<br>Anche quest&#8217;anno mi ha colpito il senso di unione e la forte coesione tra tutti noi così diversi ma cosi uniti nella stessa direzione! Noi esistiamo, siamo parte attiva di una società anche se questo è stato ignorato per troppo tempo ma ora basta! Dobbiamo prenderci i nostri spazi.<br>Io sono entrata nel mondo dell&#8217;attivismo da pochi anni e vorrei essere attivista per tutti coloro che, per ovvie ragioni, vorrebbero esserlo ma non riescono a farlo concretamente: ecco io ieri ero in piazza anche per loro.<br>Il bello dell&#8217;attivismo è che quando organizzi manifestazioni di ampia portata come questa, e qui il merito va tutto all&#8217;associazione &#8220;Abbatti le barriere &#8220;che insieme ad altre realtà ha organizzato questa mega parata, è la sensazione di aver fatto qualcosa di utile non solamente per te ma soprattutto per gli altri, è come se ieri in quella piazza ci fossimo dati tutti un grande abbraccio e avessimo detto: &#8220;dai insieme ce la possiamo fare&#8221;.<br>Questa frase conclusiva potrebbe sembrare una frase fatta, ma vi assicuro che non lo è : ringrazio Filippo Alessandra Barbara Andrey Raffaele Francesca e tutti coloro che ieri e in questi due anni ho incontrato, per avermi fatto capire l&#8217;importanza di credere in qualcosa e combattere per ciò in cui si crede. Posso dirlo con certezza e ieri l&#8217;ho capito ancora una volta: grazie all&#8217;attivismo ho trovato il mio posto nel mondo!</p>
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		<title>Intervista ai ragazzi di Tecnologicamente InSuperabili</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 07:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&#160; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&nbsp; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e domotica, al fine di aiutare persone con disabilità e i loro care-givers nella risoluzione di problemi inerenti quest&#8217;ambito.</p>



<p>Presenteremo questa iniziativa a Diversytinsieme 2023 il giorno 14 maggio presso la biblioteca ChiesaRossa, dalle 11 alle 18</p>



<p>Vi volete presentare?</p>



<p><br>Siamo un gruppo di ragazzi con disabilità motorie (tetraparesi, tetraplegia e malattie degenerative) e con la passione per la tecnologia<br>Abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili per aiutare altre persone, con le nostre stesse disabilità o similari, a massimizzare i vantaggi offerti dalle tecnologie al fine di migliorare la propria indipendenza e autonomia.</p>



<p><br>Come e quando è nata l&#8217;idea di realizzare questa iniziativa?</p>



<p><br>L’idea è nata dal fatto che nel periodo Covid, ovvero durante il primo lockdown, molte persone con disabilità si sono trovate davanti al fatto che il computer o il tablet o lo smartphone erano l’unici mezzi per comunicare ma non sapevano come utilizzarli in base alla propria capacità residua.<br>Da lì è nata l’idea dell’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili mettendo, conseguentemente, a disposizione le nostre conoscenze a chiunque ne avesse bisogno.</p>



<p><br>In che ambito si inserisce?</p>



<p><br>L’iniziativa si inserisce nell’ambito tecnologico e nel creare una comunità.</p>



<p><br>Che tipo di servizi erogate? A pagamento o gratuitamente?</p>



<p><br>I servizi che eroghiamo sono attualmente:</p>



<p><br>• Help desk: Il servizio di Help Desk è il punto di ingresso per qualificare<br>la problematica o il quesito che viene posto e interviene<br>immediatamente se quanto richiesto è di rapida soluzione. Nel caso<br>contrario il problema o il quesito viene preso in carico dagli altri servizi<br>la cui risoluzione richiede un tempo e un impegno maggiore che<br>occorre pianificare in funzione dell’urgenza.</p>



<p><br>• Assistenza: consiste nell’affiancare la persona nella risoluzione<br>congiunta del problema/quesito sottoposto. Il processo di trasferimento<br>delle conoscenze avviene con una persona di TecnologicaMente<br>inSuperAbili che abbia una capacità residua il più possibile assimilabile<br>alla persona a cui si eroga il servizio poiché è in grado di meglio<br>comprendere e quindi “plasmare” la soluzione in base alle difficoltà che<br>il richiedente ha nell’utilizzo della tecnologia stessa.</p>



<p>• Formazione: consiste nel far sì che l’informatica diventi un’opportunità:<br>di integrazione, di comunicazione, di socializzazione e di lavoro. I corsi<br>sono personalizzati e ritagliati sulle capacità residue della persona e<br>prevedono un consistente coinvolgimento da parte della persona<br>richiedente e delle eventuali persone di sostegno.</p>



<p><br>• Riconoscimento vocale: utilizza una soluzione innovativa, sviluppata<br>da Davide Mulfari membro del gruppo TecnologicaMente inSuperAbili. Il<br>servizio è rivolto a persone con la disartria o con difficoltà nel parlare<br>rendendo difficoltoso il relazionarsi con gli assistenti vocali. La disartria<br>può essere generata da molteplici cause ed è spesso associata a<br>paralisi cerebrale, SLA, SMA, Parkinson ed altre ancora.</p>



<p>• Laboratorio: L’idea dei laboratori è quella di cercare delle nuove<br>soluzioni che permettano di facilitare l’utilizzo delle tecnologie.<br>L’erogazione di questi servizi prevede il coinvolgimento massivo di<br>terze parti quale le università per la ricerca e i fornitori di tecnologie per<br>trasferire le esigenze operative delle persone con le nostre stesse<br>disabilità o simili.</p>



<p><br>Al momento i servizi sono gratuiti ma in futuro potrebbero venire erogati su contributo volontario.</p>



<p><br>Quale è il vostro target di riferimento? Solo regionale o in tutta Italia?</p>



<p><br>Il nostro target di riferimento sono tutte le persone con disabilità motorie e che hanno difficoltà ad usare la tecnologia indipendentemente da dove si trovino poiché l’iterazione è fatta on-line via videoconferenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16951" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Dove e come vi si può contattare?</p>



<p><br>Ci potete contattare attraverso il nostro sito www.tecnologicamenteinsuperabili.org?utm_source=rss&utm_medium=rss sulla pagina Contatti e compilando<br>l’apposito form.</p>



<p><br>Quale è il vostro metodo di lavoro? Un esempio pratico</p>



<p><br>Abbiamo un approccio semplice, pratico e concreto rivolto alla risoluzione di problemi.<br>Dopo averci contattato, il nostro team prenderà in carico la richiesta e organizzeremo una chiamata per comprendere il problema e trovare una soluzione. Lo scopo è di meglio comprendere il problema, le esigenze e le tecnologie a disposizione della persona contattata.<br>Dopo questa fase conoscitiva il quesito viene identificato il servizio che meglio soddisfa le esigenze del richiedente, viene costituito un team e viene predisposto un programma per la realizzazione di quanto proposto e condiviso con la persona che ci ha contattati.<br>È un approccio «one-to-one» perché siamo convinti che nessuno meglio di una persona con la stessa disabilità possa trasferire le proprie conoscenze ad altri nella stessa situazione al fine di meglio padroneggiare le tecnologie e quindi di migliorare la propria autonomia/indipendenza.</p>



<p>Parole chiave per definirvi?</p>



<p><br>• Disabilità<br>• Inclusione<br>• Nerd<br>• Tecnologia<br>• Sperimentare<br>• Autonomia<br>• Indipendenza<br>• Comunità</p>



<p><br>Obiettivi raggiunti? Il prossimo step?</p>



<p><br>Gli obiettivi raggiunti sono: la creazione del nostro sito web per la nostra iniziativa, aver partecipato a un progetto della regione Veneto per la domotizzazione di appartamenti per anziani e disabili cognitivi realizzando un<br>reporting settimanale sul funzionamento dei sensori. Inoltre, abbiamo partecipato all’ampliamento di un prototipo del Politecnico di Milano per la navigazione dei siti web a persone con la disartria utilizzando la app CapisciAMe di Davide.<br>I prossimi passi sono: farci conoscere ancora di più e se possibile entrare in contatto con aziende del settore informatico e ottenere sponsorizzazioni in modo da poter testare nuovi prodotti come smartphone, tablet, tecnologie assistive e così via per poi poterli consigliare ai nostri utenti e suggerire modifiche ai fornitori.</p>



<p><br>Avete un motto?</p>



<p>Il nostro motto è:</p>



<p><br>“Abbiamo visto cose che voi normodotati non potreste mai immaginarvi” riadattando una citazione del film Blade Runner.</p>



<p></p>



<p>Ecco il link di Tecnologicamente InSuperabili: https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto…. Io sono Laura&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits</p>



<p>Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto….</p>



<p>Io sono Laura</p>



<p>La mia storia straordinariamante nolimits inizia quando alla mia nascita si scopre che ho malformazione genetica con conseguenti problemi motori, e per questo dall’ età di 3 anni conduco la mia vita assieme al mio fedele compagno PIPPO, in realtà è un tutore che indosso tutto il giorno tutti i giorni e che mi permette di svolgere ogni attività quotidiana. Detta cosi sembra semplice ma in realtà poi semplice non lo è !. Dopo la mia nascita è iniziato un cammino che come hanno definito i medici sarà lungo e difficile, fatto nei primi anni di vita di fisioterapia quotidiana, ospedali e ospedali, interventi su interventi e tanto impegno da parte della mia famiglia. Ma questo cammino non è stato solo questo ! è stato un cammino fatto di obbiettivi e tanta forza, forza che nasceva proprio dal primo obbiettivo che i miei genitori si erano prefissati per me: MIA FIGLIA DEVE ESSERE IL PIU’ POSSIBILE AUTONOMA!. Assieme a tutto questo nel mio percorso si sono susseguite tutte le tappe di ogni bambino e come tale nonostante le difficoltà all’ età di tre anni è arrivato il momento del mio inserimento nella scuola materna, qui l’incontro con la mia maestra Adriana: per me non una semplice maestra, ma molto di più ! direi il simbolo della mia infanzia, è stata infatti la prima persona dopo la mia famiglia che non si è soffermata all’ aspetto esterno ma ha visto attraverso i miei occhi piccoli e furbi tanta forza e potenzialità.</p>



<p>Negli anni questa forza veniva sempre più a galla e alimentava in me tanto coraggio, il coraggio che mi ha permesso di raggiungere ogni traguardo che mi si poneva di fronte, questo per dire che tutta la mia vita è stata sempre un susseguirsi di traguardi. Il primo traguardo ? proprio all’ asilo: Quando Adriana si era prefissata per me di riuscire a farmi svolgere qualunque attività con i miei piccoli compagni, dai giochi , alle scale, e persino il ponte mobile dello scivolo, questo si che fu un traguardo non solo perché inaspettatamente nonostante le difficoltà motorie ci riuscì, ma anche perché fu la prima attività condivisa con i miei coetanei.</p>



<p>Gli anni passano l’asilo finisce si chiude un capitolo meraviglioso e se ne apre uno un po’ meno ! LA SCUOLA !!</p>



<p>Qui cominciano i problemi, non tanto legati alla mie difficoltà fisiche quanto piuttosto ai pregiudizi che le persone hanno nei confronti della disabilità, è con questi che da qui in poi ho dovuto e devo ancora lottare !! ma nonostante questo la scuola mi ha lasciato anche qualcosa di bello! in particolare alle superiori, dove ho fatto la prima scelta e ho seguito la mia passione per gli animali, in particolare i cavalli e ho scelto agraria.</p>



<p>I cavalli una passione un po’ folle vista la mia disabilità, come del resto tante cose di me , ma è grazie a questa mia passione se per diverso tempo sono riuscita a fuggire alla realtà e ritrovarmi in momenti dove tutto sembrava possibile. I cavalli non sono stati e non sono la mia unica passione, l’altro sport del cuore è il nuoto.</p>



<p>A questo sport mi sono avvicinata per dovere nei riguardi della mia salute, la fisioterapia da piccola è il nuoto da grande, ma ben presto è diventato parte di me!. In merito ci sarebbe tanto da dire…. Se inizialmente era solo un dovere negli anni grazie all’ incontro con la mia istruttrice Katia, che come Adriana tanto aveva percepito dal mio sguardo, ho iniziato un percorso per imparare a nuotare, all’ inizio pareva impossibile, giorno dopo giorno vedendo i miei progressi ad un certo punto Katia, forse per gioco, mi propose di partecipare ad una gara studentesca e da li, come dico spesso, il germe dell’agonismo non mi ha più lasciato.</p>



<p>Le gare sono state e sono un tassello molto importante di me, il motivo ? Semplice ! in acqua riesco ad esprimere ciò che a parole non mi riesce bene, riesco ad esprimere la forza che mi contraddistingue ma che negli anni forse per le diverse difficoltà che ho dovuto affrontare si è nascosta dentro di me. Il nuoto mi ha regalato tanto, mi ha aiutato a crescere mi ha permesso di togliermi diverse soddisfazioni, TANTE DIREI !! l’ ultima due anni fa ! Quando sono stata inserita in una squadra di normodotati, dopo diversi anni in squadre di persone con disabilità.</p>



<p>Questa la mia grande vittoria!!</p>



<p>Il bello dello sport, è che ti permette nonostante le difficoltà di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo credo che ad oggi lo sport è forse l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere. Come si può capire da questo racconto sono sempre stata e sono ancora oggi una sognatrice .. Il sogno di questa bimba cresciuta ?? Dopo le superiori ? Continuare a studiare e intraprendere la carriera universitaria.</p>



<p>Anche in questo caso ho scelto secondo le mie passioni tralasciando quello che il mondo intorno reputava più adatto a me, cosi mi iscrivo al corso di laurea triennale del dipartimento di Medicina Veterinaria di Parma data la mia passione per gli animali, di certo non una scelta convenzionale per una ragazza con disabilità. Se dovessi descrivere questo percorso direi semplicemente un percorso “a montagne russe”: se da un lato i diversi esami da sostenere e la consapevolezza di ciò che io volevo raggiungere, ossia la laurea e un lavoro diverso da quello che la società immagina persona con disabilità, mi facevano volare alto, dall’ altro ci sono state diverse persone che più e più volte hanno messo in dubbio la mia riuscita facendomi ritornare giù proprio come nelle montagne russe. Ma nonostante il percorso difficile ancora una volta non smesso di credere nei miei sogni e anche questa volta arrivo al mio obbiettivo, ed ecco arrivare il 18 FEBBRAIO 2016… anche io sono diventata dottoressa, una DOTTORESSA UN PO’ SPECIALE !. Descrivere a parole il valore di quel giorno è quasi impossibile, un misto di incredulità ed una gioia immensa, a volte ancora oggi se ci ripenso mi sembra ancora impossibile che si sia avverato. Posso affermare con assoluta certezza, che quel giorno rappresenta per me la prima volta in cui al di fuori di una piscina io sia riuscita a dimostrare le mie capacità al resto del mondo. La gioia provata quel giorno non posso dire sia la stesso sentimento che ricordo nei due anni successivi, decisamente NO!, infatti dopo la laurea inizia il calvario (come lo chiamo io) della ricerca del lavoro.</p>



<p>Due anni in cui ancora una volta mi sono trovata divisa tra quello che erano i miei obbiettivi con la realtà: ero assolutamente determinata a voler trovare un posto di lavoro nell’ ambito della sicurezza alimentare, dati i miei studi universitari, cosi come ero altrettanto convinta che nonostante le difficoltà motorie sarei stata in grado di svolgere il lavoro, in fondo era solo questione di organizzazione, magari con qualche variabile pensavo io. La realtà che mi sono trovata di fronte in quei due anni purtroppo era ben diversa; una realtà in cui il personale di vari uffici di collocamento sia dedicati alle persone con disabilità che uffici di collocamento generici, (le ho provate tutte), appena leggevano il curriculum trovavano incompatibile la mia condizione con l’ambito lavorativo che cercavo, e senza mezzi termini a volte, mi dicevano <em>“ cara mia farai molta a fatica a trovare ciò che vuoi forse dovresti ripensare al tuo lavoro ideale”. </em>In quelle parole capì subito il grande problema che mi apprestavo a fronteggiare, tra l’altro presente ancora oggi nella nostra società ossia: considerare la disabilità come un ostacolo e fonte di problemi piuttosto che come potenziale risorsa, unitamente al grande luogo comune che vede la persona con disabilità solo in grado di lavorare soltanto dietro una scrivania e rispondere solo al telefono. Tutto questo scenario è stato assai difficile da sopportare e soprattutto mantenere la lucidità sul mio obbiettivo ma grazie alla mia grande voglia di riscatto e con il supporto dei miei genitori sono riuscita a non mollare, ed ecco finalmente che a Novembre 2017 vengo contatta dall’ ufficio di collocamento dedicato alle persone con disabilità del Comune di Parma per un colloquio di lavoro, ma non uno qualunque proprio quello desiderato da sempre e per un gioco del destino nell’azienda a cui da sempre aspiravo, quasi stentavo a crederci, invece era proprio cosi!.</p>



<p>So passati 5 anni da quel 8 Gennaio 2018 e nell’ incredulità del mondo del lavoro posso dire finalmente che dopo tante fatiche e difficoltà oggi sorrido ogni giorno pensando al mio passato e guardando al presente che mi vede membro di un team di controllo qualità alimentare.</p>



<p>Questa è un po’ in breve la mia storia, una semplice testimonianza che spero assieme ad altre serva alla società d’oggi per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare per noi persone con disabilità per non farci sentire diversi ma diversamente unici come tutti.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Venezuela: la casa che sconfigge le ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 07:13:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi È il moto dell’Universidad Central de Venezuela, chiamata UCV, la più importante università pubblica del paese. Nel 1721, anno della sua nascita, si chiamava “Universidad de Caracas”; in quei primi anni,&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15537"/></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>È il moto dell’Universidad Central de Venezuela, chiamata UCV, la più importante università pubblica del paese. Nel 1721, anno della sua nascita, si chiamava “Universidad de Caracas”; in quei primi anni, l’università vide laurearsi brillanti studenti che formarono un gruppo di professionisti che fece parte del processo di indipendenza e di creazione di istituzioni della Repubblica del Venezuela: da Andrés Bello, uno degli umanisti più importanti del continente al politico ed ex presidente José María Vargas passando per il generale e patriota Francisco de Miranda, padre del indipendenza en Venezuela. Con il passare degli anni questo non si è mai fermato, gli avvocati, politici, architetti, medici, artisti, scrittori, psicologi, economisti… più importanti del paese sono passati dai corridoi, dalle biblioteche e dalle aule dell’UCV.</p>



<p>L’attuale sede chiamata città universitaria è posizionata nella zona est della capitale, circondata di verde e da corridoio quasi all’aria aperta che uniscono le facoltà tra di loro. E’ stata progettata dal rinomato architetto Carlos Raúl Villanueva ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 2000 per la sua architettura innovativa. È stracolma di importanti opere d’arte in completa sintonia con il verde degli alberi, con il sole e la luce che illuminano le mura e i corridoi: murales di Oswaldo Vigas, di Matteo Manaure, di Fernand Léger, di Victor Vasarely. Sculture di Francisco Narváez, di Jean Arp, di Antoine Pevsner, di Ernst Maragall. Il soffitto e le pareti della grande e imponente Aula Magna sono coperti di opere straordinarie di Alexander Calder chiamate “Las Nubes”. Un luogo pieno di magia. Unico. La mia seconda casa: il luogo dove correvo e giocavo a nascondino da bambina mentre i miei genitori lavoravano, il luogo dove ho studiato e dove mi sono laureata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="256" height="197" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15540"/></figure></div>



<p>Vi chiederete: cosa ha a che fare tutto questo con i Diritti Umani? Ebbene, l’UCV è stata considerata da sempre il bersaglio dei governi di turno del paese, o perché in passato era considerata di sinistra, comunista e radicale dai governi di destra o perché è sempre stata e lo è ancora la culla del sapere, dello studio, della ricerca, della pace e quindi pericolosa. Governi totalitari come quelli di Hugo Chávez e poi di Nicolás Maduro considerano i centri del sapere come pericolosi, luoghi da neutralizzare; più tieni il popolo ignorante e analfabeta più lo puoi controllare. Negli ultimi 20 anni i due Stati-regime si sono sistematicamente accaniti contro l’UCV attaccandolo attraverso minacce alle autorità universitarie, manipolazioni legislative, blocco dei sussidi, rendendo difficile il pagamento delle retribuzioni al personale accademico e amministrativo, bloccando gli investimenti per la manutenzione degli spazi e le infrastrutture e persino attraverso irruzioni in piena notte di vandali armati, incendi dolosi, furti, quest’ultimi presuntamente commessi da gang di criminali e delinquenti proliferati negli ultimi decenni di crisi economica e sociale e persino appoggiati dai regimi; anche perché il movimento studentesco si è sempre caratterizzato per la sua ferma opposizione ai regimi di Chavez e Maduro. L’Università compie 300 anni dalla sua fondazione, è annegata per i deficit di budget, i salari dei lavoratori accademici e amministrativi non sono mai aumentati e invece l’inflazione sì.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="792" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-300x232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-768x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’ultimo incidente è stato un incendio nell’Istituto di Studi Politici ed Amministrativi, fiamme propagate per ore e che i vigili del fuoco hanno spento a fatica a causa della mancanza d’acqua che persiste in tutto il paese e che non lascia fuori la capitale. Dopo ore di grande preoccupazione, impotenza e sforzo, l’incendio è stato spento grazie all’invio di camion cisterne mandati dalle sedi dei governi locali. È stata aperta un’inchiesta per capire se la causa sia dolosa. L’anno scorso, il soffitto di cemento di un corridoio è crollato, per fortuna, senza lasciare feriti. È da anni che è partita la denuncia che la UCV cade a pezzi e che l’Aula Magna è spenta per mancanza di elettricità e di manutenzione. Dirigenti studenteschi denunciano che “l’università è un paziente in coma” e che questo ultimo incidente è il riflesso dello stato di abbandono in cui è la casa di studio. Abbondano immagini di strade rotte, di alberi caduti, di corridoi distrutti, di opere d’arte nell’oblio, di tetti caduti e soffitti con gravi infiltrazioni. Gli studenti e il personale si sono uniti per aiutare in modo volontario a sostenere e recuperare questo luogo così importante per il paese. (<a href="https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<p>Un Diritto fondamentale è quello dell’istruzione e del profondo rispetto verso i luoghi dell’istruzione: dalla scuola fino all’università. Questi piccoli e grandi templi del sapere non si devono toccare.</p>



<p>Per chi volesse fare una donazione: <a href="https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>@VivaLaUCV</p>



<p>@UCVene</p>
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		<title>Suggestioni d&#8217;autore. A partire dal libro, dal film e dalla storia vera di Yaguine e Fodè</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/05/31/suggestioni-dautore-a-partire-dal-libro-dal-film-e-dalla-storia-vera-di-yaguine-e-fode/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2021 08:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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<p>Un altro lavoro realizzato da alunne e alunni di una scuola statale di Milano: abbiamo analizzato il film &#8220;Il sole dentro&#8221; di Paolo Bianchini e i ragazzi hanno letto il libro dal titolo &#8220;Yaguine e Fodè. Una storia di speranza&#8221; di Marco Sonseri con le illustrazioni di Rosario Riginella. Hanno, poi, avuto l&#8217;occasione di dialogare con gli autori ed ecco il bellissimo risultato!</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>è davvero felice di poter realizzare questi progetti; Alessandra Montesanto, la responsabile ne è fiera. E tutti ringraziamo le/ gli insegnanti che vorranno continuare su questo cammino insieme a noi&#8230;</p>



<p><strong>Anno Scolastico 2020-2021</strong></p>



<p><strong>Suggestioni d’autore</strong></p>



<p>Classe 2^I – Scuola Secondaria Primo Grado “Carlo Porta”</p>



<p>Cambia il finale del libro “Yaguine e Fodé”: cosa sarebbe potuto succedere ai due protagonisti? Scrivilo tu.</p>



<p>Yaguine e Fodé sono decisi a portare a termine il loro piano.</p>



<p>Dopo essere sgattaiolati via dalle loro case, si ritrovano all’aeroporto alle cinque del mattino.</p>



<p>Intorno a loro c’è poca gente: qualche inserviente che spazza il pavimento, pochissimi passeggeri con i loro pesanti bagagli seduti sulle panchine a sonnecchiare in attesa del volo. I ragazzi si siedono in disparte, in attesa di infilarsi di nascosto nel carrello dell’aereo.</p>



<p>Non molto lontano da loro, una giovane donna che indossa una maglietta azzurra con un disegno bianco, li osserva incuriosita. Yaguine riconosce il logo dell’Unicef, lo ha già visto su alcune scatole arrivate a scuola contenenti quaderni e matite.</p>



<p>Fodé la guarda di sottecchi, teme che possa scoprire le loro intenzioni, ma lei sorride tranquilla.</p>



<p>I ragazzi si avvicinano un po’ timidamente, la ragazza li saluta e chiede loro se stanno aspettando qualcuno. Dopo quel caldo sorriso, i due non hanno più nessuna paura di raccontare della loro lettera.</p>



<p>La donna si chiama Susan Adams, ambasciatrice dell’Unicef, diretta a Bruxelles per una conferenza al Parlamento Europeo.</p>



<p>Yaguine, dopo aver rivelato alla donna le loro intenzioni senza dire come avrebbero viaggiato, le legge la loro lettera.</p>



<p>La giovane è stupita, guarda i due ragazzi con un velo di lacrime agli occhi, capisce la situazione e dice loro che avrebbe portato a termine la loro missione.</p>



<p>Sono le cinque e mezza, la donna commossa deve salutarli e promette loro di far arrivare il loro scritto nelle mani giuste.</p>



<p>Contenti, i due tornano a casa facendo finta di non essersi mai svegliati.</p>



<p>Dopo venti giorni, a Conakry arriva una delegazione Unicef per incontrare Yaguine e Fodé. Queste persone, accompagnate da Susan, consegnano una lettera di ringraziamento ai ragazzi per il loro coraggio e per il loro altruismo; inoltre, hanno un documento che assicura la costruzione immediata di una nuova scuola con tutto il necessario per funzionare, come è diritto di ogni ragazzo, con una montagna di libri!</p>



<p>Attorno a loro il caldo è soffocante e la luce acceca, ma Yaguine e Fodé si sentono leggeri e freschi come se fossero su una nuvola.</p>



<p><strong>Lara</strong></p>



<p>Ormai da ore Yaguine e Fodé sono nell’aereo. Appena partiti, faceva un caldo assurdo in quel posticino vicino le ruote, ma, dopo qualche ora, il caldo si è trasformato in freddo: forse si sono presi un bel raffreddore. Per fortuna, si sono portati dietro un paio di maglioni, ma non bastano: fa ancora troppo freddo. A un certo punto, i due trovano un modo per riscaldarsi: strisciarsi l’uno contro l’altro. Lo hanno visto sul libro di storia, lo facevano sempre i cavernicoli quando avevano freddo, ma non basta.</p>



<p>Yaguine accende la torcia e vede un piccolo spiraglio che porta al posto in cui ci sono le valigie. Per fortuna ci passano, ma non devono fare baccano: così, strisciando lentamente, Fodè, il più coraggioso dei due, prende la torcia e va.</p>



<p>Alcune valigie hanno un lucchetto, altre no; Fodè apre quelle senza e trova un paio di coperte e alcuni giubbotti. Fodè continua a ripetersi: “Un giorno li restituiremo, forse”.</p>



<p>Così Fodè torna indietro da Yaguine, lo vede tutto infreddolito, con la pelle d’oca, gli passa subito un giubbotto di pelle e una coperta.</p>



<p>Yaguine e Fodè sentono da sopra di loro “Attenzione: fra trenta minuti ci sarà lo scalo a Madrid, tenere stretta la cintura di sicurezza quando il segnale apposito si accenderà, grazie per aver volato con Air Maroc”.</p>



<p>Yaguine e Fodè si sentono sollevati: a quel punto, non manca molto, secondo loro. Dopo essere ripartiti da Madrid, sarebbero mancate solo circa due o tre ore. Sono così rincuorati da quella notizia che dimenticano di avere freddo. Quando inizia la discesa, a poco a poco Yaguine e Fodè iniziano a sentire ancora più caldo: così si tolgono la coperta e poi il giubbotto.</p>



<p>Subito dopo essersi scoperti, le enormi ruote escono dall’aereo: è iniziato l’atterraggio. Scendono quatti quatti dall’aereo e si ricordano il nome della compagnia, AIR…AIR…AIR MAROC ora se lo ricordano e vedono davanti a loro un aereo della stessa compagnia già acceso, pronto a partire. Così i ragazzi prendo quello che hanno portato e si infilano come hanno fatto con il precedente aereo.</p>



<p>Il viaggio fila liscio e arrivano a Bruxelles senza problemi.</p>



<p>Arrivati, cercano di uscire dopo tutti i passeggeri per non dare nell’occhio, ma trovano un addetto ai controlli, che li prende e dice loro “Vi aiuterò a uscire da qui”. I ragazzi confusi si guardano e dicono “Ok, grazie, ma perché tutto questo?”. L’addetto risponde che si chiama Adrien e fa parte di un’organizzazione che aiuta i bambini africani. Così Adrien, senza farsi vedere, va vicino ai cancelli dell’aeroporto dicendo loro di aspettare un attimo, si allontana e fa una telefonata. La sua auto è parcheggiata là vicino e, senza se e senza ma, Adrien dice a Yaguine e Fodè di entrare in macchina dato che li avrebbe portati in un posto più sicuro.</p>



<p>Dopo una mezz’oretta di viaggio, i due si trovano davanti a un grosso edificio e, seguendo Adrien, entrano in una stanza di attesa.</p>



<p>Dopo dieci minuti, Adrien dice ai ragazzi che sarebbero andati a vivere con lui, ma i ragazzi rispondono “Non siamo venuti per vivere qua, ma per far vivere l’Africa; vorremmo dare questa lettera al Parlamento, per salvare l’Africa. Chi afferma che l’Africa non ha bisogno di aiuto mente solo a se stesso: ci sono troppe ingiustizie”.</p>



<p>Adrien si commuove e, dato che ricopre una posizione importante, prende la lettera che arriva quasi subito a destinazione. Lì affrontano più approfonditamente la questione della situazione dell’Africa.</p>



<p>Intanto, la lettera viene pubblicata su ogni giornale ed è di ispirazione a tutti e, dopo la pubblicazione, nascono molte nuove organizzazioni umanitarie di pubblica assistenza.</p>



<p>I ragazzi divengono una bandiera per tutti nel mondo e la loro storia viene raccontata e pubblicata da Adrien.</p>



<p>Yaguine e Fodè tornano a Conakry grazie a un volo speciale commissionato dal Parlamento Europeo.</p>



<p>Dopo due anni, finalmente l’Ue offre il suo aiuto, per quanto sia nelle sue possibilità, all’Africa.</p>



<p>Yaguine e Fodè divengono così gli eroi dell’Africa e vivono felici e contenti con le rispettive famiglie.</p>



<p><strong>Lapo</strong></p>



<p>Finalmente Yaguine e Fodé sono arrivati, il loro aereo è atterrato: sono tutti e due sani e salvi, ma il loro viaggio non finisce qui.</p>



<p>I due ragazzi pensano che non ci sia nessun pericolo, ma, proprio nel momento in cui stanno scendendo dall’aereo, vengono scoperti da un controllore che lo ispeziona.</p>



<p>I due ragazzi presi dal panico iniziano a scappare per tutto l&#8217;aeroporto fin quando vengono bloccati da due guardie.</p>



<p>Essi vengono accompagnati in una stanza dove possono spiegare cosa facevano in un aeroporto da soli. Nel momento in cui i due ragazzi hanno perso tutte le speranze di riuscire a portare la lettera a Bruxelles, il controllore entra e dice:</p>



<p>&#8211; Lasciateli, questi sono i miei figli &#8211;</p>



<p>I due ragazzi molto confusi dicono:</p>



<p>&#8211; Ciao papà, ci sei mancato &#8211;</p>



<p>Allora le guardie chiedono scusa per il malinteso al controllore e gli consegnano Yaguine e Fodé.</p>



<p>Il controllore di aerei, dopo aver finito il suo turno di lavoro, porta i due ragazzi a casa sua e offre loro da mangiare e da bere.</p>



<p>La mattina seguente Giuseppe (il controllore), dopo essersi fatto raccontare il motivo per cui sono saliti su un aereo di nascosto e la loro vita, va in aeroporto e compra due biglietti di sola andata per Bruxelles per i due ragazzi.</p>



<p>Yaguine e Fodè cominciano a essere felici e pensano che presto tutto il loro duro lavoro per salvare l’Africa servirà a qualcosa.</p>



<p>Dunque, partono il pomeriggio stesso. Il viaggio dura otto ore e, una volta arrivati, sono distrutti e stanchissimi, ma non si fermano e chiedono subito informazioni per raggiungere il Parlamento europeo.</p>



<p>Trovato l’edificio, non riescono a entrare poiché non sono autorizzati. I due ragazzi aspettano tutto il giorno e, quando ogni speranza sta ormai per svanire, un signore esce dal Parlamento e li vede per terra. Il signore si avvicina e i due ragazzini lo riconoscono subito e dicono:</p>



<p>&#8211; Buongiorno, signor Draghi, abbiamo sentito parlare molto bene di lei. &#8211;</p>



<p>&#8211; Molte grazie, ragazzi, ma cosa ci fate per terra? &#8211;</p>



<p>&#8211; Dobbiamo consegnare una lettera al Parlamento per mostrare le condizioni dell’Africa e per poterla salvare, ma non ci vogliono far entrare e non abbiamo un posto dove stare.</p>



<p>Draghi, dopo aver sentito quelle parole, dice &#8211; Ragazzi, per stanotte potete stare da me e domani andiamo in Parlamento e vediamo cosa possiamo fare riguardo alla lettera. &#8211;</p>



<p>Allora i ragazzi si mettono in cammino verso la casa di Draghi dove mangiano e subito dopo fanno leggere la lettera a Draghi che è convinto che bisogna per forza far qualcosa per salvare l’Africa. La mattina seguente, i ragazzi si svegliano molto presto poiché non vedono l’ora di leggere il loro testo davanti a tutto il Parlamento. Una volta lì, Draghi riesce a far leggere loro la lettera alla Camera dei deputati per poi decidere cosa fare. Durante la lettura, i ragazzi vengono filmati e messi su Internet così che tutto il mondo possa sapere come sono le condizioni dell’Africa. Il video, dopo sole ventiquattro ore, diventa virale e fa il giro di tutto il mondo: viene trasmesso ai telegiornali, in Internet, nelle radio e su tutte le piattaforme digitali. Dopo una settimana, si riunisce un consiglio mondiale dove si decide che bisogna fare subito qualcosa per tutelare e per proteggere l’Africa. Dopo molti conflitti e discussioni, si decide di mandare delle persone e di dar vita ad associazioni umanitarie per l’Africa e per tutte le zone povere del mondo. È così che, dopo qualche anno di continuo lavoro, l’Africa diventa un paese bellissimo dove la povertà sembra essere sparita.</p>



<p>Yaguine e Fodé tornano dai propri genitori in Africa dove vengono accolti con molti applausi. Oggi ricordiamo Yaguine e Fodè come due ragazzi coraggiosi e senza paura che sono riusciti a salvare un intero continente.</p>



<p><strong>Matteo</strong></p>



<p>Yaguine e Fodè si imbarcano per raggiungere l’Europa. L’unica cosa che possiedono sono un foglio e una penna, ma a loro basta e avanza. Entrambi i ragazzi sono incerti sul viaggio che stanno per compiere: partire dall’aeroporto di Conakry fino ad arrivare a Bruxelles, città sede del Parlamento Europeo, per poter raccontare la propria storia e la sofferenza dei bambini africani causata dalla mancanza dei diritti, in particolare del diritto allo studio. Essi vogliono salvare il loro paese a tutti i costi. E così partono. Il viaggio dura nove ore, passate con barzellette, domande, riflessioni e paure per il futuro e per il presente. Sì, infatti, essi temono che l’Europa non li aiuterà, anzi li ignorerà. Ma i due ragazzi si fanno forza e scrivono una lettera: ”Signori, membri e responsabili dell&#8217;Europa, abbiamo l&#8217;onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell&#8217;Africa. Signori, membri e responsabili dell&#8217;Europa, è alla vostra solidarietà e gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente e i bambini non hanno diritti. Dunque, in questo caso, noi africani e, soprattutto, noi bambini e giovani vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l&#8217;Africa perché progredisca”. Terminata la scrittura della lettera, la piegano e Fodè la mette all’interno della sua tasca, per proteggerla perché il loro futuro e il destino dell’Africa dipendono da questo pezzo di carta. I due ragazzi sono esausti e si addormentano, ma, poco tempo dopo, vengono svegliati da quello che può sembrare un atterraggio. Ed è proprio così. Yaguine e Fodè ce l’hanno fatta a realizzare i propri sogni. Infine, la loro storia viene conosciuta da tutto il mondo. L’Europa crede nelle gesta di questi due ragazzi e li ascolta, aprendo una comunità per ragazzi chiamata Yaguine e Fodè, Storia di una speranza che ancora oggi opera per poter aiutare i ragazzi africani a credere e a sperare in un futuro stupendo.</p>



<p><strong>Federico C.</strong></p>



<p>La stiva è stata riempita con i bagagli dei passeggeri del Boeing 747.</p>



<p>Fino a quel momento, chi li ha caricati non si è accorto dei due ragazzi sdraiati sotto la coperta. Poi, d’un tratto, Yaguine starnutisce. Il ragazzo dei bagagli torna indietro, incuriosito da quel rumore che non ha mai sentito nelle stive di un aereo, in tutti gli anni in cui ha svolto quel lavoro.</p>



<p>Quell’inconveniente è miracoloso perché non solo salva la vita ai due ragazzi ma li aiuta nella loro missione.</p>



<p>Infatti, il ragazzo della stiva, una volta che li trova, chiama immediatamente il comandante dell’aereo. Il destino vuole che il comandante Axel sia originario di Conakry anche lui e che da giovane anche lui abbia sognato di poter fare qualcosa per aiutare il suo paese.</p>



<p>Yaguine e Fodè gli raccontano il loro piano e lui decide di aiutarli. Li ospita di nascosto nella cabina di pilotaggio e li fa arrivare a Bruxelles. La sera Axel li ospita nella sua casa e durante la cena si fa raccontare per filo e per segno tutta la storia, legge la lettera che i ragazzi hanno portato con loro e parla con sua moglie.</p>



<p>La moglie Caroline è una donna belga, molto bella e molto dolce. Dice ai ragazzi che li aiuterà. Una sua amica lavora proprio al Parlamento Europeo e, insieme, troveranno un modo per farli entrare e farli parlare con qualcuno.</p>



<p>Quella notte Yaguine e Fodè dormono di sasso, felici di essere a un passo dal realizzare il proprio sogno. Si sentono grandi, forti e importanti per la loro Africa.</p>



<p>Qualche giorno dopo, vengono accolti da un piccolo gruppo di politici in una sala grande e tutta affrescata del Parlamento Europeo. Yaguine e Fodè leggono la lettera che hanno scritto insieme e questi politici pongono loro tante domande: per fortuna il francese è una lingua comune e tutti possono farsi capire facilmente.</p>



<p>Queste persone ascoltano la disperazione nelle parole dei due ragazzi, vedono le loro lacrime, capiscono cosa devono fare per aiutarli.</p>



<p>Prendono delle decisioni importanti: promulgano delle leggi per eliminare lo sfruttamento dell’Africa, mandano soldi e risorse per aiutare le popolazioni a non soffrire la fame, la sete, per dare a tutti i bambini la possibilità di andare a scuola e ai grandi quella di avere un lavoro.</p>



<p>Negli anni la situazione in Africa non è cambiata tanto: chissà quanto tempo ancora ci vorrà e quanti aiuti da parte delle popolazioni ricche e benestanti.</p>



<p>Ma questa storia insegna che anche una goccia nel mare può fare la differenza, proprio come l’avventura di Yaguine e Fodè serve a risvegliare in tante persone la voglia di aiutare le persone meno fortunate.</p>



<p>A Conakry, ancora oggi, al centro della piazza principale, puoi trovare la statua di Yaguine e Fodè, i due ragazzi che hanno creduto che basta crederci per riuscirci.</p>



<p><strong>Allegra</strong></p>



<p>Yaguine e Fodè sono molto assetati, stanchi e affamati, ma la loro voglia di portare la lettera a Bruxelles è implacabile.</p>



<p>Prendono l’aereo. Per loro fortuna, al check in, vengono scambiati con altri due passeggeri dal nome simile e vengono destinati alla prima classe dove possono bere, mangiare e riposarsi. Il viaggio dura circa nove ore.</p>



<p>Arrivati a Bruxelles sani e salvi, con la lettera si recano di persona al palazzo del Parlamento Europeo, da dove vengono cacciati da una guardia che strappa loro la lettera di mano, costringendoli a uscire dalla sede e a imbarcarsi su un volo che li riporterà a Conakry.</p>



<p>Due anni dopo i ragazzi vengono sorpresi da un funzionario del Parlamento Europeo che comunica loro la buona notizia: la lettera è arrivata ai politici che hanno preso provvedimenti. Presto l’Africa diventerà davvero un posto migliore.</p>



<p><strong>Federico D.</strong></p>



<p>Durante il viaggio, Yaguine e Fodé vengono scoperti dal tecnico dell’aereo e, quindi, vengono accuditi e sfamati fino all’arrivo. A Bruxelles, si recano alla sede del Parlamento Europeo dove, inizialmente, i membri non prendono molto sul serio i due ragazzini in ciabatte e in vestaglia. Però, dopo aver letto la loro lettera, si rendono conto che, nonostante tutto, l’Africa ha un fascino immenso che non può non colpire chi ci vive o chi la visita anche per un breve periodo.</p>



<p>Conclusa l’assemblea, i membri prendono in considerazione la proposta dei ragazzini e inviano numerose truppe composte da trecento volontari l’una che si distribuiranno uniformemente sul territorio africano per aiutare la popolazione circostante. Inoltre, i membri del Parlamento, dopo lunghe assemblee e riflessioni, decidono anche di allearsi provvisoriamente con associazioni umanitarie indipendenti, come Emergency e Unicef, in modo tale che questa missione di salvataggio sia basata sul gioco di squadra e sulla fratellanza.</p>



<p>Alla morte di Yaguine e Fodé, per ricordare la loro forza di volontà e il loro coraggio, è stata costruita una statua in Guinea e sono stati resi santi dal Papa.</p>



<p><strong>Alberto</strong></p>



<p>Quando l’aereo sta per atterrare e i due ragazzi sono ancora al buio e al freddo, Yaguine si ricorda di avere una torcia nella tasca della sua felpa, la prende e comincia a guardarsi un po’ intorno per vedere se c’è qualcosa. Fodè, stanco di stare seduto, si vuole sdraiare; proprio quando appoggia la testa a terra, sente qualcosa di duro senza capire cosa possa essere. Quindi, chiede a Yaguine di prestargli la torcia e inizia a guardare ma continua a non capire; così chiama Yaguine per vedere se lui capisce. A un certo punto, esclama con felicità dicendo che è uno sportello da dove poter passare per uscire dal retro dell’aereo. Quando l’aereo atterra, Fodè apre lo sportello dicendo a Yaguine di seguirlo: una scala li porta a terra ed è così che i due ragazzi si accorgono di non essere a Bruxelles.</p>



<p>Yaguine capisce subito dove sono atterrati perché ha vissuto qualche anno lì: si trovano in una parte dell’Africa che non tutti conoscono.</p>



<p>Quindi, tornano sull’aereo e chiedono conferma del luogo in cui si trovano al pilota, che risponde loro che sono nel sud dell’Africa. Allora i due ragazzi vanno nella stazione di polizia più vicina e, quando arrivano, chiedono a un poliziotto se c’è qualcuno che può dare loro un passaggio per ritornare nell’Africa del nord.</p>



<p>Il poliziotto, incuriosito dalla situazione dei due ragazzi, rivolge loro un po’ di domande, mentre Yaguine e Fodè gli spiegano la situazione: il poliziotto per fortuna capisce al volo e chiama un suo amico chiedendogli se può riportare i due ragazzi a Conakry. Egli risponde di sì.</p>



<p>Dopo qualche ora, arriva un signore che li carica in macchina. I ragazzi nel viaggio dormono perché è da più di due giorni che non sono riusciti a dormire. Quando arrivano a destinazione, il signore sveglia i due ragazzi che con un balzo escono dalla macchina, lo ringraziano e iniziano a correre verso la loro casa.</p>



<p>Arrivati davanti alla porta di casa, entrano senza neanche aspettare, ma dentro non ci sono i loro genitori. Perciò durante l’attesa, si fanno una doccia e, travolti dalla fame, iniziano a mangiare. Dopo qualche ora, arrivano finalmente i genitori: i due ragazzi corrono alla porta e li abbracciano subito raccontando loro quello che è successo. Terminato il racconto, i genitori preparano un bel pranzo abbondante. Poi si coricano tutti perché sono molto stanchi. Così Yaguine e Fodè dimenticano il loro sogno di cambiare l’Africa e cercano di vivere al meglio una vita decorosa con i loro genitori.</p>



<p><strong>Eleonora</strong></p>



<p>I due ragazzi arrivano sani e salvi a Bruxelles, ma non sanno minimamente come e dove andare. Yaguine dice: “Possiamo chiedere informazioni”, ma Fodè gli risponde: “No! Prima di tutto dobbiamo arrivare al Parlamento: prima questo, non possiamo andare da nessun’altra parte! Altrimenti potrebbero darci ai servizi sociali! Siamo soli e non abbiamo nessuno che ci possa curare”. Yaguine annuisce. I due ragazzi proseguono il cammino. La strada è ancora lunga: ben presto però i due cominciano a essere stanchi e assetati. Quindi, cercano delle fontanelle sparse per la città e, finalmente, dopo averne trovata una, Yaguine e Fodè proseguono il loro viaggio, riuscendo ad arrivare a destinazione. I due ragazzini, appena vedono l’edificio del Parlamento Europeo, sono stupiti da quanto sia maestoso e imponente. Yaguine si impaurisce, ma vuole andare avanti perché sa che sono ormai alla fine della loro avventura: quindi, provano a entrare e, mentre si guardano attorno, bisbigliano: “Wow! Non avevo mai visto nulla di simile!”. Vengono subito accolti in una stanza dove vengono serviti loro molti cibi deliziosi quando, tutto a un tratto, si presenta un uomo dall’aspetto gentile e sapiente che chiede loro: “Ciao, ragazzi, da dove venite? E come vi chiamate?” Essi rispondono: “Arriviamo dall’Africa, da Conakry, in Guinea, e ci chiamiamo Yaguine e Fodè.” Il signore risponde: “ Benissimo! Io ho 24 anni e mi chiamo Claudio. Perché avete compiuto un viaggio così lungo?” I due ragazzi rispondono: “Abbiamo viaggiato così a lungo perché vogliamo rendere l’Africa un posto migliore”. Il ragazzo approva e dice che vuole rendersi parte di questa iniziativa molto significativa aiutandoli a realizzare il loro sogno. Ora possono davvero far valere la loro opinione davanti a moltissimi e importantissimi paesi. Da quel giorno, la loro vita cambia completamente pagina perché, ebbene sì, ora vivono nel lusso più assoluto! Abitano in un hotel a cinque stelle, con un terrazzo pieno di fiori e di tulipani e con tanto cibo a disposizione. Dopo circa tre anni, Yaguine e Fodè riescono a convincere tutti gli stati che fanno parte dell’UE a far diventare l’Africa un posto migliore per tutti! È così che d’ora in poi i due ragazzi verranno considerati come veri e propri eroi per il loro paese d’origine. Luca M.</p>



<p>I due ragazzi arrivano all’aeroporto di notte. Non si sa come riescono a non farsi notare e arrivano sulla pista. Vedono l’aereo con la grande scritta “AIR BELGIQUE” e capiscono che quello sarà l’aereo che li porterà a Bruxelles.</p>



<p>Riescono a intrufolarsi, arrampicandosi sulle ruote, in uno piccolo spazio tra la stiva e il vano del carrello aereo.</p>



<p>È fatta, devono solo aspettare il momento della partenza.</p>



<p>Il mattino successivo il controllore di pista esegue tutti gli ultimi accertamenti prima del decollo…e li trova.</p>



<p>È sotto shock, ma nello stesso tempo felice perché sa di aver salvato due ragazzini dalla morte certa.</p>



<p>Dopo poco Yaguine e Fodè si trovano in una stanza di fronte al capo della polizia dell’aeroporto.</p>



<p>Devono fornire delle spiegazioni: provano a raccontare il loro piano, il loro sogno, cioè andare direttamente al Parlamento Europeo per consegnare ai capi dell’Europa la loro richiesta di aiuto per l’Africa.</p>



<p>Il capo della polizia non può credere alle proprie orecchie: i due ragazzini hanno rischiato la vita per tentare di salvare addirittura tutti i bambini dell’Africa.</p>



<p>Prima di lasciarli andare a casa, fa una solenne promessa: si occuperà egli stesso di far arrivare la loro lettera in Europa.</p>



<p>Egli ha un caro amico italiano che lavora per una ONG in Guinea. Lo contatta e gli racconta quello che è successo.</p>



<p>Tramite quest’amico, la lettera arriva a un giornalista in Italia che la pubblica su un importante quotidiano: l’articolo viene letto ovunque e la notizia arriva a Bruxelles, al Parlamento Europeo.</p>



<p>Passano sei mesi dalla notte in cui Yaguine e Fodè hanno tentato il loro grande viaggio: in tutto quel tempo hanno aspettato speranzosi una risposta alla loro lettera.</p>



<p>E un giorno quella risposta arriva davvero: ricevono due biglietti aerei per Bruxelles e un invito ufficiale da parte del Parlamento Europeo.</p>



<p>Volano fino in Europa dove possono leggere la loro lettera davanti a tutti i politici europei.</p>



<p>Ricevono una borsa di studio e la possibilità di studiare in Belgio.</p>



<p>Finiscono le scuole superiori in Guinea e poi si laureano in Europa. Decidono poi di tornare a vivere e a lavorare in Africa, dove fondano una ONG per sostenere le scuole e il diritto all’istruzione di tutti i bambini.</p>



<p><strong>Giulio</strong></p>



<p>La mattina si verifica una turbolenza sull’aereo che sveglia di botto Yaguine e Fodè: fa molto freddo, ma non è un problema per loro due.</p>



<p>Si stanno annoiando: quindi, decidono di occupare il tempo con vari giochi inventati da loro. A un certo punto, sentono la voce del comandante che avverte che stanno per atterrare: così, i due ragazzi si tengono attaccati a una sbarra chiudendo gli occhi dalla paura.</p>



<p>L’atterraggio avviene benissimo e i due ragazzi sbarcano tranquillamente a Bruxelles.</p>



<p>Scesi a terra, si precipitano a mettere la lettera nella cassetta delle lettere dell’edificio del Parlamento Europeo. Aspettano giorni sotto un ponte, senza ricevere una risposta. Due signori, vedendoli lì da soli, decidono di soccorrerli. Yaguine e Fodè hanno modo di raccontare la loro storia e i due signori si offrono di accompagnarli in Africa, a casa, offrendo loro una certa quantità di denaro. Yaguine e Fodè, ormai disperati, accettano.</p>



<p>Giunti in Africa, a Conakry, salutano i due signori, ringraziandoli, e si precipitano dai loro genitori che li avevano cercati per giorni interi.</p>



<p>Yaguine e Fodè non riescono nel loro intento, ma almeno si ritrovano con abbastanza soldi per poter mangiare e per poter comprare vestiti nuovi per i componenti di entrambe le famiglie.</p>



<p><strong>Viola</strong></p>



<p>All’atterraggio dell’aereo, Yaguine e Fodè stanno ancora dormendo o, meglio, Yaguine non è ancora sveglio, ma Fodè, invece, appena sente il rumore delle ruote dell’aereo che toccano il suolo, si sveglia di soprassalto. Nemmeno lui crede di essere ancora vivo: gli ci vogliono numerosi pizzicotti per realizzare di aver superato quell’eroica impresa. Subito dopo, si ricorda di non essere solo in quell’impossibile viaggio: quindi, non esita a svegliare Yaguine che, al contrario del suo compagno, riacquista più velocemente lucidità.</p>



<p>Devono placare la loro felicità: se urlassero, come sarebbero capaci in quel momento, li scoprirebbero. Sono passati non più di cinque minuti da quando l’aereo è atterrato a Bruxelles, ma la gente inizia già a scendere con i suoi bagagli: è così che vedono per l’ultima volta quelle centotrenta persone tra cui Linda, Frank Castle e la sua penna e tutti gli altri.</p>



<p>Quando ormai sul Boeing 747 non è più rimasto nessuno e anche il comandante se ne è andato con il suo equipaggio, è il momento che anche Yaguine e Fodè abbandonino il loro posto. Così fanno. Iniziano a correre come non mai: sembra che non abbiano mai fatto altro nella loro vita. Non c’è una vera ragione per cui farlo: non devono salvarsi da niente o da nessuno perchè al tramonto in aeroporto non è rimasto più nessuno, ma, un po’ per la stanchezza e un po’ per la felicità, iniziano a scappare. A fuggire da ciò che su quell’aereo stanno lasciando, la vita in Africa e le sue condizioni, un passato pieno di difficoltà che non dimenticheranno mai, per correre verso un nuovo inizio.</p>



<p>Quella sera si fermano a dormire davanti al Collection Brussels Grand Sablon, un prestigioso hotel di Bruxelles, anche se, considerato il loro trascorso sull’aereo, starebbero comodi anche sul marciapiede. La mattina seguente, all’alba, si mettono a camminare verso la Commissione, verso i poteri forti. Passano da una cioccolateria e penserete che, ovviamente, con un obiettivo così grande non si fermino? Certo che no, si fermano e si siedono anche: del resto anche questo fa parte della lista dei loro sogni che stanno pian piano spuntando. Trovano una ragazza gentilissima che offre loro una tavoletta di cioccolato fondente, scuro come la loro pelle e buono come la loro Africa. Dopo averlo degustato, hanno l’impressione che il loro continente, quello per cui stanno lottando, quel giorno abbia mandato loro una grazia per onorarli per l’impegno profuso. Non a caso, poco dopo, giungono davanti alla Commissione così grande e imponente, ma così piccola e insignificante dinanzi ai nostri due eroi. In quel momento, Yaguine e Fodè non si dimenticano di cosa hanno addosso ed entrano con una strana disinvoltura, varcando senza enormi problemi l’enorme portone. Non riescono a percorrere più di dieci passi che, come si può ben immaginare, vengono invitati a uscire subito in maniera poco elegante. In quell’istante, Yaguine e Fodè compiono un gesto tanto istintivo quanto bizzarro: piegano la loro lettera in un piccolo aeroplanino, simile a quello con cui sono arrivati lì e lo lanciano il più lontano possibile, con la speranza che qualcuno la trovi e la legga. Quando “lanciano” la loro lettera verso i poteri forti, non possono certo immaginare che, poco dopo la loro ascesa al cielo, dovuta alle pessime condizioni del viaggio di ritorno verso Conakry, e di conseguenza anche poco dopo che i loro genitori vengano informati della terribile fine dei loro figli, Yaguine e Fodè, venga letta al Parlamento Europeo e che se ne parli ovunque, anche in questo libro.</p>



<p><strong>Paola</strong></p>



<p>Yaguine e Fodè si intrufolano dentro alla stiva dell’aereo che sta per partire, sentono freddo, ma vedono che in fondo ci sono delle coperte e così si addormentano senza soffrire il freddo. Arrivano a Bruxelles dopo qualche ora. Appena giunti a destinazione, scendono dalla stiva dell’aereo però vengono subito scoperti, ma il custode dell’aeroporto li aiuta curandoli e nutrendoli. I due dicono che devono consegnare una lettera ai deputati europei di Bruxelles. Piero, il custode dell’aeroporto, ha 42 anni ed è alto 1,85 m., è biondo di capelli ed è magro, li aiuta per cinque giorni al termine dei quali ha inizio il loro viaggio a piedi verso il palazzo: per raggiungerlo, chiedono indicazioni ai passanti. Uno di loro fa presente che il palazzo è vicino e che ci vorranno solo 10 minuti per arrivarci. Yaguine e Fodè, arrivati finalmente al palazzo, restano scioccati da com’è fatto: rivestito tutto in vetro, grande. Incuriositi si chiedono come sarà l’interno. Vengono colpiti dalle bandiere di tutti gli stati dell’Europa, dai giardinetti ben curati, perché nel loro paese c’è solo deserto.</p>



<p>Vedono l’interno a semicerchio che ricorda tanto il Teatro alla Scala di Milano. Tengono in mano la lettera da consegnare ai Deputati europei in cui chiedono aiuti economici per poter migliorare il loro stato.</p>



<p>Dopo aver spiegato i loro problemi e consegnato la lettera, si mettono in viaggio per ritornare in Africa. Ritornano così dai genitori e vedono l’Africa diversa perché il Parlamento ha promesso di aiutarli, spendendo soldi per procurare vestiti nuovi e cibo, per cercare soluzioni concrete per risolvere il problema dell’acqua, dell’istruzione, della sanità.</p>



<p>Alla fine, Yaguine e Fodè raggiungono il loro sogno di salvare l’Africa, la loro amata Africa, da cui non vogliono più scappare e dove vivranno per sempre felici e contenti.</p>



<p><strong>Gabriele</strong></p>



<p>Yaguine e Fodè arrivano a Bruxelles sani e salvi. Non sanno dove andare, perciò Yaguine dice: &#8211; Chiediamo indicazioni a qualcuno. &#8211; Fodè gli risponde &#8211; No, non possiamo! Prima di essere al Parlamento Europeo non possiamo andare da nessuna parte o possiamo rischiare che ci affidino ai servizi sociali, perché non siamo accompagnati dai genitori qui in Belgio. Yaguine, pensa due volte prima di parlare! &#8211; &#8211; Scusami tanto, simpaticone!- ribatte Yaguine.</p>



<p>&#8211; Basta litigare: scusa. &#8211; esclama l’amico.</p>



<p>&#8211; Scusami anche tu, Fodè. &#8211;</p>



<p>&#8211; Andiamo, forza! Non perdiamoci in chiacchiere. &#8211;</p>



<p>I due ragazzi proseguono il loro cammino verso il Parlamento, ma cominciano ad avere fame e sete. Dunque, decidono di cercare una fontanella in giro per la città.</p>



<p>Dopo aver bevuto, riprendono a camminare. Finalmente, dopo tanto, tanto tempo, raggiungono il loro traguardo: il Parlamento Europeo.</p>



<p>E’ grande e potente la struttura. Si capisce subito che è un organismo dell’Unione Europea.</p>



<p>I due ragazzi africani non possono credere ai loro occhi.</p>



<p>Fodè esclama: &#8211; Ce l’abbiamo fatta! &#8211;</p>



<p>Yaguine, invece, è un po’ ansioso e risponde: &#8211; Yaguine, ma siamo sicuri? Secondo me, alla fine, non c’è tutto questo bisogno di salvare la nostra terra. &#8211;</p>



<p>&#8211; Ma ti sei bevuto il cervello? Ma per favore! Non abbatterti ora che siamo arrivati alla fine del nostro cammino: adesso arriva la parte più bella. &#8211; esclama l’amico. Yaguine approva. I due ragazzi entrano, ma vengono fermati da ben cinque guardie. Continuano a protestare, ma niente.</p>



<p>Intanto, però, passa di lì un deputato italiano dell’UE.</p>



<p>Egli chiede cosa stia succedendo e le guardie spiegano tutto.</p>



<p>Il deputato, di nome Sergio, chiama i due guineani e si fa dire perché vogliano entrare. Essi dicono che è per un motivo fondamentale, per poter salvare l’Africa intera. Sergio permette loro di entrare.</p>



<p>Finalmente possono far valere la loro opinione davanti ai rappresentanti di Italia, Francia, Lussemburgo, Belgio, Germania, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, Svezia, Finlandia, Austria, ma non solo…</p>



<p>Tutti votano a favore della richiesta avanzata dai due ragazzi, che vengono ospitati in un hotel stellato dal presidente dell’UE.</p>



<p>E’ passato un anno e le varie organizzazioni non solo europee, bensì mondiali, stanno lavorando parecchio per salvare l’Africa e anche altri paesi molto poveri. Yaguine e Fodè sono i maggiori rappresentanti nel mondo di tutto il continente africano. Ogni giorno lavorano come volontari, per loro scelta, in varie associazioni.</p>



<p><strong>Marco</strong></p>



<p>Su un aereo che arriva da Conakry diretto verso Bruxelles, capitale del Belgio e sede del Parlamento Europeo, ci sono i corpi di due ragazzini africani inermi, assiderati per la bassa temperatura presente nel carrello dell&#8217;aereo nel quale si sono nascosti. Inevitabilmente, arrivano la scientifica, la polizia e l’ambulanza ad analizzarli, quando in uno dei due presunti cadaveri, quello di Fodè, si verifica l’impossibile. Il suo cuore manda deboli impulsi vitali che gli permettono di respirare a tratti. Dopo questo mancato miracolo, essi vengono trasferiti nel reparto di rianimazione dell’ospedale più vicino, con urgenza immediata. I dottori li assistono per giorni interi con intensive cure e settimanalmente viene a far loro visita un lontano parente della famiglia di Yaguine che riferisce ai genitori il loro stato di salute, perchè questi non possono raggiungerli per via delle scarse condizioni economiche che impediscono il viaggio. Durante questo lasso di tempo, Yaguine e Fodè sognano. Sognano la loro famiglia, la loro scuola, i loro pasti, gli amici: insomma, tutti i ricordi positivi che hanno immagazzinato negli anni. Però ogni giorno, per un piccolo spazio di tempo che varia dai dieci secondi a un’ora circa, riescono a udire le parole e le frasi delle persone circostanti. Sentono i dottori chiedersi se i due abbiano speranze di vita, ma sentono anche il loro parente, il cui nome è Rocco, telefonare ai genitori di Yaguine, che poi riferiranno tutto a quelli di Fodè.</p>



<p>Un giorno, però, anzi, un bel giorno, sentono Rocco dire questa frase:</p>



<p>“<em>Le loro condizioni stanno migliorando gradualmente, ma ci vuole ancora molto tempo prima che si risveglino completamente. Però c’è una bella notizia che non ti ho detto: Yaguine e il suo amico, anche se sono incoscienti, hanno uno splendido sorriso stampato in faccia e si tengono per mano da quando sono stati ritrovati sull’aereo!”.</em></p>



<p>“<em>&#8230;”</em></p>



<p>C’è un intervallo che dura poco più di cinque secondi che paiono però intere ore, ma poi c’è come un’esplosione di suoni da parte dei genitori, udibile persino dalle persone più distanti&#8230;</p>



<p>“<em>E TU CI DAI UNA NOTIZIA DEL GENERE DOPO TRE SETTIMANE?!”</em></p>



<p>“<em>Scu-Scusa”.</em></p>



<p>“<em>SCUSA?! E BASTA?! SAI DIRCI SOLO QUEST&#8230;”</em></p>



<p>Il lasso di tempo nel quale i due amici possono sentire si conclude proprio al termine di questa frase.</p>



<p>Purtroppo, anche questa volta, non sono riusciti a muovere neanche un dito. Sono stati solo in grado di spostare di qualche millimetro il gomito, ma quel movimento non è sufficientemente concreto da poter essere notato facilmente.</p>



<p>I giorni passano, le cure continuano e la salute di Yaguine e Fodè migliora. Un giorno però accade qualcosa di magico. E’ la vigilia di Natale e qualcuno lì nel cielo deve avere avuto molta compassione verso i due piccoli eroi dell’Africa perché, quel giorno, un pizzico di fortuna li tocca ed essi aprono gli occhi e sbadigliano, prima Fodè e poi Yaguine. E’ piena notte e non c’è nessuno di guardia nella loro stanza. Essi si guardano e pensano bene di riaddormentarsi, senza neanche badare al luogo nel quale sostano. Dopo pochi secondi dal momento in cui toccano il cuscino, a entrambi riaffiora un importante pensiero e all&#8217;unisono esclamano spalancando gli occhi:</p>



<p>“<em>La Lettera!”.</em></p>



<p>Smettono immediatamente di sonnecchiare e si svegliano completamente. Cercano ovunque finché Yaguine trova nella sua tasca destra dei pantaloni qualcosa…</p>



<p>“<em>Eccola!”</em>. Esclama.</p>



<p>“<em>Bravo, Yaguine. Però adesso dobbiamo correre alla sede del Parlamento Europeo”. </em>Dice Fodè.</p>



<p>Escono dalla stanza e corrono per tutta la sala, fino all’uscita. Si sentono stremati, senza forze, con le braccia e con le gambe tremanti, ma il pensiero della lettera è più forte del dolore. Qui però vengono notati da una guardia e da Rocco, sbalordito. Yaguine e Fodè vogliono scappare dimenandosi con la scusa di non avere tempo, ma Rocco insiste per raccontare loro la situazione attuale e come siano finiti in quel posto. Dopo la lunga spiegazione, il parente di Yaguine chiama un taxi per farsi accompagnare alla sede del Parlamento Europeo e nel mentre chiama la famiglia di Yaguine, che però sta dormendo e che, quindi, non risponde. Una volta saliti sul taxi, cominciano a chiacchierare.</p>



<p>“<em>Quindi, Yaguine? Non mi presenti il tuo amico?”</em>. Chiede Rocco.</p>



<p>“<em>Ah sì, giusto. Fodè, lui è Rocco. Rocco lui è Fodè”. </em>Presenta Yaguine.</p>



<p>“<em>Ma perché voi volete andare al Parlamento Europeo?”.</em></p>



<p>“<em>Per presentare agli adulti europei questa lettera. Secondo te, la accetteranno?” </em>Chiede Fodè porgendogli la lettera.</p>



<p>“<em>Allora leggiamo:</em></p>



<p><em>Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell&#8217;Europa,</em></p>



<p><em>abbiamo l&#8217;onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell&#8217;Africa&#8230;</em></p>



<p><em>Wow Ragazzi mi avete sbalordito. La accetteranno sicuramente”. </em>Esclama Rocco. A interrompere la loro conversazione interviene il tassista. “<em>Sono €25.00</em>”. <em>“Pago tutto io”</em> annuncia Rocco, seguito dal ringraziamento dei ragazzi.</p>



<p>Una volta arrivati davanti alla sede del Parlamento, Rocco dice ai due amici di lasciar parlare lui davanti agli adulti. All’ingresso incontrano due guardie notturne.</p>



<p>“<em>Buonasera. Sono un caro amico di Marc Botenga, l’eurodeputato, e avrei un urgente bisogno di incontrarlo.”</em> Dice Rocco in olandese<em>.</em></p>



<p>“<em>Favorisca i documenti”. </em>Risponde la guardia<em>.</em></p>



<p>Dopo una lunga procedura, la combriccola riesce a entrare e la guardia li accompagna da Marc Botenga. I due vecchi amici, Marc e Rocco, si salutano e poi quest’ultimo spiega al primo il motivo della visita.</p>



<p>“<em>Capisco… Prima di far vedere la lettera agli altri membri del Parlamento però, devo accertarmi di due cose. Primo vorrei verificare l&#8217;autenticità e il contenuto dello scritto, secondo vorrei accertarmi che i ragazzi siano davvero africani”. Dice Marc Botenga.</em></p>



<p>Dopo aver preso le dovute precauzioni, la lettera viene presentata agli eurodeputati. Il giorno seguente, la notizia viene trasmessa su tutti i giornali e i telegiornali internazionali. È proprio Marc Botenga a leggere la lettera. Alle ore 8.00 del mattino, Rocco chiama la famiglia di Yaguine dicendo loro di accendere la Radio su canale 5 con estrema urgenza. Si sente la voce di Marc che pronuncia le seguenti parole:</p>



<p>“<em>Ieri sono venuto a conoscenza di una lettera scritta da due ragazzi guineani che hanno sofferto molto per portarla qui a Bruxelles:</em></p>



<p><em>Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell&#8217;Europa,</em></p>



<p><em>abbiamo l&#8217;onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell&#8217;Africa. Ma prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti, adorabili e rispettosi, a tale fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in Africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso: ve ne supplichiamo per l&#8217;amore del vostro bel continente, per il vostro sentimento verso i vostri popoli, le vostre famiglie e soprattutto per l&#8217;amore per i vostri figli, che voi amate come la vita. Inoltre, per l&#8217;amore e la timidezza del nostro creatore Dio onnipotente che vi ha dato tutte le buone esperienze, la ricchezza e il potere per costruire e organizzare bene il vostro continente e farlo diventare il più bello e ammirevole tra gli altri. Signori, membri e responsabili dell&#8217;Europa, è alla vostra solidarietà e gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti. A livello dei problemi abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo etc.; quanto ai diritti dei bambini in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole con una grande mancanza di istruzione e di insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento, ma ci vogliono molti soldi, e i nostri genitori sono poveri, in media ci danno da mangiare. E poi non abbiamo scuole di sport come il calcio, il basket, il tennis etc. Dunque, in questo caso noi africani e, soprattutto, noi bambini e giovani africani vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l&#8217;Africa perché progredisca. Se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e per mettere fine alla guerra in Africa. Cò nonostante, noi vogliamo studiare e noi vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi in Africa. Infine, vi supplichiamo di scusarci moltissimo di avere osato scrivervi questa lettera in quanto voi siete degli adulti a cui noi dobbiamo molto rispetto. E non dimenticate che è con voi che noi dobbiamo lamentare la debolezza della nostra forza in Africa”</em><em>.</em></p>



<p>È il 25 dicembre dell’anno 2000. Questo è il regalo più bello che i famigliari di Yaguine e Fodè, ma anche l’Africa intera, potessero ricevere.</p>



<p><strong>Thomas</strong></p>



<p>Fodè si sveglia, sente ancora il ferro freddo sotto le sue gambe. Si volta verso il portellone della stiva dell’aereo e viene quasi accecato dalla luce abbagliante che i due ragazzi non hanno visto durante tutte le ore del viaggio.</p>



<p>Subito il ragazzino si volta verso Yaguine e, vedendo che ancora dorme, tutto raggomitolato e infreddolito, lo scrolla per le spalle, chiamandolo: ”Yaguine! Yaguine! Credo proprio che siamo arrivati!”.</p>



<p>Yaguine però non sembra rispondere ai richiami dell’amico: il suo corpo sembra congelato. Allora Fodè comincia a scuoterlo più forte, spaventato e con le lacrime agli occhi: Yaguine è morto di freddo&#8230; o così pensa l’amico.</p>



<p>Fodè, ormai disperato, comincia a urlare il suo nome, a stringerlo forte a sé per scaldarlo.</p>



<p>“Siamo riusciti ad arrivare fino a qui, non vorrai uccidermi adesso, soffocandomi con i tuoi abbracci!!!”.</p>



<p>Fodè crolla a terra seduto, piange e ride allo stesso tempo. L’emozione è così grande da non accorgersi di due facchini che sono appena entrati nella stiva per scaricare i bagagli dei passeggeri.</p>



<p>“E voi cosa ci fate qui? Da dove diavolo sbucate fuori??” grida minaccioso uno dei due uomini.</p>



<p>“Io mi chiamo Yaguine e lui è il mio amico Fodè. Lì fuori c’è la nostra libertà e il sole luminoso che ci aspetta”.</p>



<p>I due uomini fissano in silenzio i ragazzi. Lo sguardo di rimprovero lascia il posto alla tenerezza e alla compassione. Cominciano lentamente a sistemare i bagagli, in silenzio, lasciando Yaguine e Fodè liberi di cominciare una nuova vita.</p>



<p><strong>Luca Z.</strong></p>



<p>Immagina di scrivere la pagina che non c’è, cioè la pagina del libro “Yaguine e Fodè – Storia di una speranza” che l’autore non ha scritto, ma che avresti tanto voluto leggere: è come se iniziassi a scrivere il tuo racconto da dove si interrompe quello di Marco Sonseri, in un punto qualunque del libro senza alterarne la struttura narrativa, senza stravolgerne l’impianto. Ricordati di indicare il punto esatto con il riferimento alla pagina in cui vorresti aggiungere le tue righe.</p>



<p><strong>Tra pag. 127 e pag. 128</strong></p>



<p>Proprio in questo momento, i due ragazzi hanno dei ricordi. Si accorgono che è vero, è proprio così: l’Africa è magnifica, l’Africa è stupenda, l’Africa è il luogo migliore dove poter nascere, è piena di bellezza e di speranza, ma, allo stesso tempo, di povertà e di paura. Ed è proprio per questo che va salvata: perché è una terra straordinaria, anche se un’abbondante parte della gente che vi abita è povera, molto povera, ma povera da non poter permettersi nemmeno di morire.</p>



<p>Yaguine cerca di non pensare alle attuali condizioni in cui si trovano e ricorda a Fodè di quelle magnifiche giornate in cui il cielo di Conakry sembrava ricoperto di zucchero filato e i due amici si divertivano a riconoscere le più strampalate forme che assumevano le nuvole, piuttosto rare nella stupenda capitale della Guinea.</p>



<p>Nelle giornate nuvolose, Yaguine e Fodè raggiungevano una piccola spiaggetta rocciosa situata nella città di Conakry, poco distante dal loro quartiere, accessibile da una minuscola stradina, sconosciuta anche alla maggior parte degli abitanti, priva di sbocco, salvo appunto un piccolo accesso al mare, bloccato da una cancellata, chiusa da un vecchio lucchetto. Essa era di un colore verde scuro, ormai arrugginita per l’avanzare degli anni e coperta da una rete, che avrebbe dovuto rappresentare un ulteriore ostacolo agli accessi alla riva. In realtà, di protezione non se ne vedeva molta, dato che era presente un enorme foro, per il quale sarebbe potuto passare perfino un pachiderma. Perciò i due amici entravano e si coricavano all’ombra di enormi arbusti, sopra i grossi massi, non molto stabili, che rappresentavano, infatti, la principale ragione del divieto d’accesso. Le rocce erano bollenti, pur essendo all’ombra, e rischiavano di ustionare le scure schiene di Yaguine e di Fodè, anche se già abituate a quelle temperature. Sdraiati e felici, i due amici chiacchieravano e fantasticavano sulle più svariate forme che le nuvole potevano assumere. Ce n’erano di tutti i tipi: alcune somigliavano a uccelli, a piante, a stelle, a cuori; altre a visi di persone. Una volta, in una nuvola, Yaguine e Fodè riconobbero la maestra Hazika: era bella, come il sole, aveva quel sorriso contagioso e quegli occhi che mostravano la sua anima, proprio come nella realtà. Chissà se anche lei, in quel momento, stava osservando il cielo e chissà se si sarebbe riconosciuta! Forse sì o forse no. Ma i due amici l’avevano perfettamente inquadrata, identica e bella, come lei.</p>



<p>Ne vedevano molte, di nuvole. Forse non c&#8217;erano davvero tutte, forse se le immaginavano loro, forse ne osservavano una normalissima e davano impulso alla fantasia, trasformandola in oggetti o persone. Ma chi lo dice che le comuni nuvole non abbiano un significato? Molto probabilmente i due amici guineani si sono procurati una risposta: il significato si deve trovare. Nella vita non è tutto visibile ai nostri occhi, nella vita molte cose si devono immaginare, si devono trovare, riconoscere nel loro profondo. Come la povertà in Africa: molti cittadini non africani, forse, non conoscono la miseria che si trova ad affrontare una gran parte della popolazione del continente. Per conoscerla non è necessario andarci, visitarla. Basta crederci, basta anche solamente leggere la storia di Yaguine e Fodè.</p>



<p>Nella stiva dell&#8217;aereo diretto a Bruxelles, i due ragazzi soffrono, non sono sicuri di potercela fare, ma devono resistere, perché devono salvare l’Africa, una volta per tutte, devono far conoscere agli Europei le condizioni in cui si trovano, per chiedere aiuto a chi ha la possibilità di offrirlo.</p>



<p>Yaguine racconta di nuvole e di bei momenti passati, ma nel frattempo i due non riescono a smettere di pensare al freddo presente in quel buco gelido.</p>



<p>Un freddo insopportabile, un freddo che loro non avevano mai provato, un freddo che non c’è, nella loro città. Sarebbe un controsenso se ci fosse freddo a Conakry, una città accogliente, calda anche dal punto di vista delle persone, calda perché confortevole, piacevole, che non esclude nessuno; anche senza cibo e ricchezza, l’Africa accoglie tutti. Questo è il contrario del freddo di chi non pensa alle condizioni di quella povera gente, di chi è freddo, distaccato dall’argomento, di chi pensa che siano solo racconti, che non abbia importanza la vita degli Africani.</p>



<p>Molti non conoscono l’Africa, molti non pensano che il continente offra la vita a più di un miliardo di persone, che sia un continente magnifico e caldo, accogliente, mentre è così: l’Africa è bella e calda. Insomma, l’Africa è fantastica, sì. In Africa è tutto fantastico.</p>



<p><strong>Sara</strong></p>



<p><em>Ho voluto aggiungere una descrizione più dettagliata di Conakry e la inserirei a </em><em><strong>pagina 13</strong></em><em>.</em></p>



<p><em>Penso che avere maggiori informazioni geografiche, sociali e culturali aiuti il lettore a calarsi meglio nella storia.</em></p>



<p>Conakry fu fondata dai Francesi, durante il periodo coloniale, nel 1890, sull’isola di Trombo.</p>



<p>Solo nel 1958, dopo un referendum voluto da Charles de Gaulle, la Guinea divenne indipendente.</p>



<p>Oltre a essere la capitale della Guinea ne è anche la città più popolosa, con ben un milione di abitanti che nelle stagioni secche affollano le sue strade polverose.</p>



<p>Il quartiere in cui si trova l’aeroporto si chiama Matoto, il nome dell’aeroporto, invece, è Gbessia, progettato da un architetto francese quasi a memoria del passato coloniale.</p>



<p>La città è il centro economico della Guinea; l’economia urbana gira intorno al porto, dove vengono movimentati migliaia di container da e per tutto il mondo.</p>



<p>Come molti paesi dell’Africa occidentale, la Guinea ha tradizioni culturali molto ricche e antiche.</p>



<p>Conakry è stata, infatti, nominata capitale mondiale del libro.</p>



<p>Il patrimonio culturale di questa terra è perfettamente riassunto da una figura leggendaria: Amara Touré, originario della Guinea.Conakry (allora parte dell’Africa Occidentale Francese) e nato tra gli anni trenta e quaranta.</p>



<p>In tutta la sua carriera compone solo dieci brani, il suo brano più famoso è “Lamento cubano”.</p>



<p>La musica meravigliosa è tutto quello che ci rimane di Amara Touré, di cui, dopo la pubblicazione dell’album negli anni ’80, si sono perse le</p>



<p>tracce: molti anni dopo, alcuni suoi fans sostengono di averlo visto in Camerun, anche questo fa parte della sua leggenda…</p>



<p>Ancora oggi la musica di Amara Touré risuona tra le strade di Conakry e la sua canzone, “Africa”, sarà parte della colonna sonora del nostro viaggio.</p>



<p><strong>Niccolò</strong></p>



<p>Del libro “Yaguine e Fodè” scegli il passo a cui tieni particolarmente, scrivendo il motivo per cui ti è rimasto nel cuore. Quali pensieri ti suggerisce? Quali creazioni ti ispira? Sei libero di esprimerti come credi: con un testo in prosa o in poesia, con un disegno o con un’altra forma espressiva che ritieni adatta.</p>



<p>“<strong>Il computer è un&#8217;estensione del nostro corpo, un’appendice insostituibile, impensabile farne a meno. Scarichiamo film, musica, fumetti, cartoni animati. Troviamo amici. Collezioniamo follower. Ci mettiamo in posa, creiamo consenso, ricerchiamo consenso”.</strong></p>



<p>A questa frase penso spesso dal primo momento in cui l’ho letta, perché ritengo che rappresenti molto bene il modo di vivere della società attuale. Il computer, il telefono e, in generale, i dispositivi con cui viviamo, ci permettono di ricevere una grande quantità di informazioni in modo semplice e veloce, tanto che ci sentiamo obbligati a restare connessi con questa realtà virtuale. In questo mondo parallelo in cui siamo abituati a vivere, abbiamo costruito delle abitudini: quindi, ci ritroviamo sui social media a conoscerci, a discutere, a metterci in mostra e a ricercare il consenso degli altri. Secondo me, è una cosa che accade quasi involontariamente: i canali social ci offrono diversi stereotipi ai quali ispirarci, spesso anche in modo eccessivo. Quindi, ci ritroviamo a imitarli dimenticando la nostra reale identità. I social hanno il potere di farci interagire con chiunque in modo positivo e a volte costruttivo, ma è altrettanto vero che possiedono anche il potere di diffondere sentimenti negativi come l&#8217;intolleranza o l’odio. In molti post o video che ricercano quel famoso consenso, leggiamo spesso frasi gratuitamente cattive che potrebbero, invece, essere espresse in modo più gentile. Secondo me, è proprio questo il problema dei social che si è creato involontariamente.</p>



<p><strong>Carolina</strong></p>



<p>La parte che mi è piaciuta di più e che mi è rimasta nel cuore, perché mi ha colpito e mi ha fatto riflettere, è quella in cui Yaguine e Fodè vanno all’aeroporto per studiare, poiché lì è l’unico posto in cui c’è l’illuminazione pubblica.</p>



<p>Infatti, a Conakry, la città in cui è ambientata questa storia, i lampioni per strada o l’energia elettrica nelle case non sono diffusi, al contrario dell’Europa dove è dato per scontato che ci sia.</p>



<p>Questa scena mi ha fatto pensare a quanto siamo fortunati a essere nati e a vivere in Europa perché abbiamo accesso a molte comodità che, ad esempio, in buona parte dell’Africa mancano.</p>



<p>Mi ha fatto riflettere anche sul fatto che ragazzi poco più grandi di me riescano a vivere ugualmente e a fare cose simili a me nonostante le difficoltà e le differenze nella quotidianità rispetto a me. Noi ormai siamo così abituati alle comodità che ci sembra impossibile poter vivere senza internet, senza televisione, senza computer: invece, in alcune parti del mondo, vivono benissimo anche senza di loro e ciò mi fa capire che forse non sono cose così importanti come sembrano e che anch’io potrei dare loro un’importanza diversa.</p>



<p>Le tecnologie ci hanno aiutato a non isolarci in questo periodo di pandemia, ma non dobbiamo diventarne schiavi o esserne ossessionati perché c’è tutto un mondo fuori da scoprire.</p>



<p>Ho riflettuto sul fatto che il mondo è grande e diverso per tradizioni, per abitudini, per stili di vita, ma che, in fondo, siamo tutti simili e che desideriamo le stesse cose, solo che per alcuni è più facile ottenerle perché hanno più possibilità.</p>



<p>Sarebbe bello se tutti nel mondo avessero gli stessi mezzi per realizzare i propri bisogni perché così sarebbe giusto e l’umanità potrebbe progredire: in questo modo, si potrebbero sfruttare i talenti di tutti. Invece, la disparità manda sprecate chissà quante buone idee perché molti ragazzi non possono studiare.</p>



<p>Mi impressiona che i ragazzi siano disposti a sopportare il rumore dell’aeroporto, a recarsi fin lì pur di studiare sedendosi scomodi sul marciapiede mentre io spesso non ho voglia anche se sono comodo a scuola o in Dad con tutti i comfort a disposizione: significa che essi hanno realmente capito che lo studio è la chiave per poter migliorare la propria condizione e in questo hanno ragione e hanno molto da insegnarmi.</p>



<p>Penso anche che, oltre ai libri che ci mostrano queste realtà diverse dalla nostra, un modo importante e bello per capire ciò che ci circonda è viaggiare: solo così possiamo capire che non esistiamo solo noi e imparare da altre culture e tradizioni. Anche da chi sembra sia più povero di noi possiamo ricevere ricchi spunti per apprendere cose nuove.</p>



<p>Ritornando alla scena dell’aeroporto in cui Yaguine e Fodè scrivono la lettera per “salvare” l’Africa dalla povertà, penso che siano stati molto coraggiosi e molto fiduciosi nelle loro capacità, anche se non è andata come sperato. Io non mi sarei azzardato a scrivere ai potenti del mondo: eppure, il loro gesto è passato alla storia perché non bisogna avere paura di esprimere le proprie idee anche se pensiamo di non essere all’altezza o che nessuno ci ascolterà. Il mondo, infatti, non migliorerà mai se, di fronte alle ingiustizie, tutti stiamo zitti per paura.</p>



<p>Superate le restrizioni imposte dalla situazione pandemica, non vedo l’ora di poter ricominciare a viaggiare per visitare molti paesi!</p>



<p><strong>Massimo</strong></p>



<p>“<strong>I bambini in Africa non si annoiano mai”.</strong></p>



<p>Mi ha molto colpito questa frase perché io, invece, mi annoio e penso sempre che, se avessi qualcosa che sogno di avere, non mi annoierei mai. Penso che i bambini africani possiedano sicuramente meno cose di quelle che ho io, che possiedo l’iPhone, l’iPad, la PlayStation, internet, le app, YouTube, Twitch e via così e che, nonostante questi, riesco comunque a provare questo malessere interiore.</p>



<p>Come fanno loro a non annoiarsi senza tutte queste cose?</p>



<p>Sapranno qualcosa che io non so?</p>



<p>O sono io che non so ciò che loro sanno? O, forse, è piuttosto questione di non sapere che esiste il concetto di noia. O, meglio, siamo noi ragazzi di questa parte del mondo che non sappiamo cosa sia divertirsi con noi stessi e con i nostri amici.</p>



<p>Per adesso non ho una risposta, ma ho intenzione di cercarla a partire da domani.</p>



<p><strong>Alessandro</strong></p>



<p>Il passo che mi ha colpito maggiormente è quello in cui Yaguine e Fodè trovano il libro di Geografia: quando lo vedono, rimangono entusiasti come se avessero scoperto un tesoro e lo è. Con un libro di Geografia puoi andare dappertutto, ti senti come il re del mondo perché lì dentro trovi tutte le informazioni di ogni luogo, tutti i nomi delle città, degli stati e dei continenti: lì dentro non manca proprio nulla.</p>



<p>Noi giovani, o almeno certamente io, ci chiediamo a cosa possa servire conoscere il territorio, l’economia, le città, la politica e la cultura di un certo luogo, ma penso che ci si possa rispondere da soli: se sai dove vai e come funziona il posto, sei sicuro di non sbagliare niente.</p>



<p>La Geografia non è solo lo studio politico e fisico del territorio: studiandola, si impara a leggere le cartine che sono importanti per orientarsi; essa ti insegna la cultura e la lingua del popolo. Quindi, quando vi viene in mente la domanda di prima, pensate a tutto ciò e vi risponderete da soli capendo che vale la pena studiare la Geografia.</p>



<p>LA GEOGRAFIA</p>



<p>Ci sono territori e confini da superare.</p>



<p>Aprirti al mondo,</p>



<p>non è facile:</p>



<p>ce la puoi fare soltanto</p>



<p>leggendo le sue pagine,</p>



<p>queste pagine si trovano in un libro,</p>



<p>quello di Geografia.</p>



<p>Rifletti:</p>



<p>tutti noi abbiamo bisogno di conoscere la Geografia,</p>



<p>basta volerlo</p>



<p>e non smettere di cercarla.</p>



<p><strong>Laura</strong></p>



<p><strong>Grazie!</strong></p>



<p><em><strong>MARCO SONSERI SCRIVE ALLE RAGAZZE e ai RAGAZZI: </strong></em></p>



<p>Cari Lara, Lapo, Matteo, Federico C., Allegra, Federico D., Alberto, Eleonora, Luca M., Giulio, Viola, Paola, Gabriele, Marco, Thomas, Luca Z., Sara, Niccolò, Carolina, Massimo, Alessandro, Laura finalmente ho trovato il tempo per rispondervi e lo faccio con grandissima gioia e immenso entusiasmo.</p>



<p>Mi scuso se non sono riuscito a farlo prima, ho avuto delle giornate che mi hanno visto poco al computer e d’altronde ciò che avete scritto e composto non aveva certamente bisogno di una lettura superficiale ma, al contrario, approfondita e attenta.</p>



<p>Ed è ciò che ho fatto domenica 31 maggio quando finalmente ho potuto mettere gli occhi sui vostri testi. E si, gioia ed entusiasmo. Sono questi i sostantivi che ho usato qualche riga più sopra per descrivervi ciò che mi avete suscitato con le parole che avete sapientemente dosato.</p>



<p>Avete una visione del mondo e della vita straordinaria, una grande voglia di lieto fine che vi fa onore.</p>



<p>Ed è su questa linea che dovete tracciare le vostre strade, i vostri rapporti e i vostri sogni, perché è su questa linea che si trovano i semi che serviranno a fare germogliare una società ancora migliore di questa, più equa e meno discriminante, proprio come avrebbero voluto Yaguine e Fodé.</p>



<p>Leggere le vostre parole… le vostre belle parole…. fa capire, anzi, no, che dico, di più… è la prova tangibile che la loro morte non è soltanto un triste fatto di cronaca o la loro vicenda uno spunto narrativo ma tutto questo trova riscatto nelle vostre idee.</p>



<p>Continuate così, ragazze e ragazzi, superate gli scoraggiamenti come hanno fatto Yaguine e Fodé e non abbiate paura di seguire quei sogni che delineeranno ciò che vorrete essere.</p>



<p>Non abbiate paura di inseguire la felicità, ricordandovi che la si può toccare quando è generata dalla condivisione con gli altri.</p>



<p>Un salutone a voi e alla vostra professoressa. Vi auguro una buona estate e tutto ciò che po’ farvi star bene.</p>



<p>Con affetto.</p>



<p>Marco Sonseri Abbiategrasso 31/05/2021</p>
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		<title>A proposito di periferie</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2021 07:30:54 +0000</pubDate>
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<p>Un altro bel lavoro che arriva dalla 4D dell&#8217;IIS Lercara Friddi (PA), a cura di Miriam Zimmardi e Teresa Piazza.</p>



<p>E questa volta è un video!</p>



<p>Una grande soddisfazione, per noi, vedere i lavori realizzati dalle ragazze e dai ragazzi ! A partire dal libro &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio che lo accompagna.</p>



<p>Ringraziamo ancora la gentile Prof.ssa Claudia Sferlazza per aver accolto la nostra proposta con grande entusiasmo. </p>



<p></p>



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