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	<title>successo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Nubia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 09:27:49 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Inizio da lontano. Arrivai in Italia dall&#8217;Ecuador nel 2003: una scelta difficile, visto che di là avevo un figlio di tre anni e mezzo e un&#8217;attività che per vari motivi andò in fallimento. Per tale fallimento avevo accumulato un debito di quasi 15.000 euro, sostenuto da una ipoteca della fattoria di mia mamma. A un certo punto mi trovai di fronte a un bivio: decidere se perdere la proprietà o venire in Italia, dov&#8217;erano da qualche anno i miei due fratelli, e provare a pagare.<br>Fu una scelta sofferta: da una parte non volevo separarmi da mio figlio, ma dall&#8217;altra parte non volevo che mia madre perdesse la fattoria per le mie decisioni sbagliate, così scelsi di partire con il cuore a pezzi, sconfitta nell&#8217;anima e con un senso di fallimento addosso indescrivibile.<br>Una volta in Italia, non sapendo neanche l&#8217;italiano tranne due o tre parole, cominciai a lavorare con una signora facoltosa, che abitava da sola nel centro di Milano e che aveva bisogno di un supporto dopo una caduta in casa. Il figlio, disperato, cercava una ragazza affidabile che accompagnasse la madre di notte, così si era rivolto a mio fratello, che godeva della stima di questa signora. Mio fratello, sapendo che ero arrivata da poco e conoscendo la mia urgenza di guadagnar,&nbsp; suggerì me, dicendo anzitutto che ero disponibile ma che non parlavo bene l&#8217;italiano. Il figlio, fidandosi di mio fratello, accettò. Il giorno dopo mi&nbsp; presentai al domicilio della signora, intimidita e spaventata, consapevole di non parlare l&#8217;italiano e di non aver mai fatto quel tipo di lavoro. Ragionando, mi&nbsp; dissi in fin dei conti che avrei dovuto soltanto accompagnarla di notte, non ero pagata male e poi i soldi mi servivano per pagare i miei debiti in Ecuador.<br>Così conobbi la signora L.C., una piccola donna di ottant&#8217;anni, fragile e con gli occhi di ghiaccio, che mi guardava della testa ai piedi. Sicuramente le piacqui, perché diede l&#8217;ok al figlio, nonostante non riuscisse a comunicare.<br>Ero felicissima di cominciare questa esperienza, dopo qualche mese, la lontananza con mio figlio si faceva sentire in maniera pesante, provocando in me tanta angoscia: qualche volta piangevo senza che lei capisse perché.<br>Con il suo aiuto il mio italiano migliorava di giorno in giorno e riuscivo a esprimermi sempre meglio. All&#8217;ennesima richiesta del perché della mia tristezza, mi confidai con lei, raccontando la mia storia, nonostante conoscesse la sua fama di donna molto fredda.<br>Rimasi senza parole quando lei, dopo aver ascoltato tutto il mio racconto, chiamò il figlio mettendolo al corrente della mia storia e della sua decisione di aiutarmi con un prestito bancario. Evidentemente, per loro la cifra non era così ingente come per me, considerando che in Ecuador uno stipendio medio si aggira intorno ai 200 euro al mese.<br>Dopo qualche giorno l&#8217;accompagnai in banca. Lei chiese un colloquio con il capoagenzia, che&nbsp; venne con grande sollecitudine invitandola ad accomodarsi in ufficio. Io rimasi fuori pregando dentro di me che accettasse la richiesta di lei. Dalla porta lasciata semichiusa assistetti alla loro conversazione: il mio italiano non era perfetto, però già capivo abbastanza bene la lingua.<br>La signora gli disse che voleva aiutarmi, lui fece invece di tutto per convincerla a non farlo, dicendole che c&#8217;erano stati molti altri suoi clienti rimasti truffati dai badanti che si facevano prestare dei soldi e poi sparivano. Lui aveva paura che sarebbe successo la stessa cosa anche a lei.<br>Capivo il suo discorso e capivo pure la sua paura che io fossi fra quelle persone, in fin dei conti lui non mi conosceva.<br>Apprezzai tanto l&#8217;enorme fiducia che la signora aveva in me, perché ai dubbi posti dal capoagenzia, lei rispose che se non avesse accettato la sua richiesta si sarebbe semplicemente rivolta a un&#8217;altra banca.<br>Lui vide nella signora una forte determinazione, per cui fu praticamente costretto ad accettare la&nbsp;richiesta, concedendomi il finanziamento che pagai alla banca in due anni.<br>Due giorni dopo, il prestito fu approvato e inviato direttamente in Ecuador a mia madre, la quale&nbsp; poté finalmente sanare la situazione della fattoria e almeno stare più tranquilla.<br>Rimasi con la signora L.C. anche dopo i due anni. Purtroppo, dopo quasi un anno, il figlio morì di infarto; a quel punto la nuora decise di ricoverarla in una casa di riposo, dove morì dopo due anni circa. La andai a trovare fino alla fine dei sui giorni; prima mi riconosceva, poi pian piano la sua memoria&nbsp; iniziava&nbsp; ad abbandonarla, fino a non riconoscermi più.<br>A distanza di anni ricordo il suo volto e la sue parole: &#8216;Ricordati, che nel momento del bisogno capirai chi ti vuole bene&#8217;&#8230; In effetti lei mi ha voluto bene.<br>Lei, senza saperlo, mi ha insegnato una grande lezione: l&#8217;importanza di essere corretti a prescindere dagli altri. Le buone azioni prima o poi tornano indietro e io ne sono la prova. Nel mio percorso di vita tengo ben presente le sue parole.<br>Nel frattempo mi sono sposata con una persona meravigliosa, sono riuscita a portare mio figlio con me, ho avuto un seconda figlia e posso dire di essere una persona realizzata, perché ho una famiglia che adoro, un lavoro che mi dà tanto e posso dire a gran voce che l&#8217;Italia è casa mia!!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Il progetto &#8220;Raccontarsi a modo mio&#8221;, a cura di Jorida Dervishi, sarà presentato pubblicamente a Milano, il 9 ottobre, presso la Casa dei diritti. </p>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio). Ervin</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:16:43 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="306" height="337" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin-272x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></figure></div>



<p>Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro tantissimo. Negli ultimi due anni ho lavorato presso il comune di Bergamo, la Camera di Commercio ed ora sto seguendo il corso per entrare in CGIL un paio di mesi per la dichiarazione redditi, ma non lavorerò in questo posto. E pensare che ventuno anni fa sono arrivato da rifugiato, scappando da una guerra. Ed oggi questo è il risultato. Come ho fatto? </p>



<p>Pur appartenendo alla più grande e più discriminata minoranza europea? Pur essendo un ragazzo razzializato e gay? Come ho fatto ad arrivare a questo risultato? Non è stato semplice, ho pianto per molte sere di seguito chiedendomi se meritavo di più da me stesso e dagli altri, ho passato momenti brutti, di solitudine e di rimpianti, non è stato semplice. Ma&#8230;.. Mi sono sempre rialzato, più determinato di prima e più forte, promettendomi ogni volta di dare il buon esempio, di essere il motivatore; mi sono assunto grandissime responsabilità, sia personali che di rappresentanza, senza mai eccedere o pretendere. </p>



<p>Ho trovato, lungo il cammino, molti compagni, ho avuto grandi insegnamenti in questi dodici anni di attivismo e grandi possibilità. Spesso mi chiedono perché continuo a fare il cameriere se posso dare molto di più, perché non accetto di essere sempre al centro dell&#8217;attenzione mediatica e perché non approfitto della situazione per &#8220;sistemarmi&#8221; La risposta è semplice: l&#8217;attivismo e l&#8217;attivista stesso sono i mezzi per qualcosa di molto più grande e non i protagonisti; i veri protagonisti sono quelli che credono in te affinché tu possa donare la speranza di un mondo più equo e giusto e ho imparato con gli anni ad essere meno egoista e più propenso al bene comune. Quello che mi circonda sicuramente rappresenta anche l&#8217;opposto, ma non per me. Un giorno, sono sicuro che quando esalerò l&#8217;ultimo respiro sarò uno di quelli che potrà dire di aver vissuto la propria vita con una ragione, con un senso e degli obbiettivi che vanno aldilà dei canoni proposti. Non sarò mai ricco, non avrò mai una bella casa grande o il macchinone o i riflettori puntati, non è la mia ambizione, ma avrò la soddisfazione di poter dimostrare che nella vita tutto è possibile, basta volerlo fortemente e essere se stessi, sempre.</p>



<p> A volte mi chiedete come ho fatto: è semplice, ci credo tanto e mi rialzo sempre e quando non mi rialzeró più, sono sicuro che in molti continueranno. Perché faccio questo discorso di lodi nei miei confronti? Perché è un momento complicato sia dal punto di vista personale che politico, è un momento di grande sconforto tra covid, guerra, povertà, mancanza di lavoro, problemi familiari e molto altro. Spero con il mio discorso di darvi quello piccola speranza e quella grande forza di capire che non è mai troppo tardi e che nulla è impossibile, se puoi sognarlo puoi farlo!</p>



<p>Siate felici e se non lo siete, lottate per esserlo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Brama</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 08:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Brama. Un termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="345" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13795" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 345w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1-207x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 207w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Brama.
</em>Un
termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un
desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di
Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di un bruciante
bisogno di approvazione. 
</p>



<p>Bianca è una trentenne che fatica a stare al passo con il Presente sempre più esigente sul piano umano e sociale, che ha inseguito una figura paterna giudicante, che si è sentita inadeguata fin da piccola Ha tentato il suicidio, è stata ricoverata più volte in psichiatria fino a quando incontra il Prof. Carlo Brama. Filosofo, affascinante, affabulatore. Un uomo. Per Bianca la compensazione illusoria per le  proprie mancanze. Lei fragile, lui forte. Lei troppo insicura, lui prepotente. Lei si abbandona ad un amore malato. Lui ne approfitta. E così si crea la tessitura di un rapporto sbilanciato, dove Bianca diventa trasparente e la Brama (metaforica nel cognome del co-protagonista) mefistofelica.  </p>



<p>Un
testo duro, secco anche nella scrittura, dove le frasi sono scarne
come l&#8217;anima della ragazza che, con il suo vissuto, accusa e condanna
il nostro vivere affamato di apparenza e di successo fino al punto da
diventare carnivori. Smangia il corpo, la brama, e la ragione.
Nemmeno Jung, le terapie, gli affetti restanti, possono curare se non
c&#8217;è uno scatto di ribellione contro il masochismo. E allora che
avvenga la catarsi, anche tramite la parola sulla pagina, strumento
di espressione, di liberazione e di ritrovato amore per se stessi. 
</p>
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