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	<title>Suda Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Strage di ragazzini al confine tra Eritrea e Sudan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 08:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tredici ragazzini, sette donne e sei uomini, sono stati uccisi da raffiche di mitra dalla polizia di frontiera Eritrea mentre cercavano di attraversare il confine con il Sudan. E’ stata una strage a freddo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tredici ragazzini, sette donne e<br />
sei uomini, sono stati uccisi da raffiche di mitra dalla polizia di<br />
frontiera Eritrea mentre cercavano di attraversare il confine con il<br />
Sudan. E’ stata una strage a freddo, avvenuta verso al fine dello<br />
scorso settembre, vicino alla piccola città di Karora, ma scoperta<br />
soltanto tre mesi dopo, quasi alla vigilia di Natale.Proprio perché<br />
è rimasto a lungo segreto, non sono chiare le circostanze del<br />
massacro. Si sa per certo che le vittime, di età compresa tra i 13 e<br />
i 20 anni, facevano parte di un gruppo di 16 giovanissimi che,<br />
nascosti su un camion, si stavano dirigendo verso il Sudan,<br />
accompagnati e sotto la scorta di una “passatore-guida”<br />
ingaggiato dalle loro famiglie. Avevano scelto, per la fuga, una<br />
delle vie più battute dai profughi, la cosiddetta “Ghindae-Port<br />
Sudan Route”, che parte dal centro agricolo di Ghindae, nella<br />
regione eritrea del Mar Rosso Settentrionale, e termina appunto a<br />
Port Sudan, centinaia di chilometri più a nord.</p>
<p>Stando alla testimonianza resa a un<br />
quotidiano online della diaspora eritrea da un testimone che, per<br />
ovvie ragioni di sicurezza, chiede l’anonimato, i soldati hanno<br />
aperto il fuoco non appena si sono resi conto che il camion stava per<br />
varcare la frontiera, intuendo che a bordo dovevano esserci dei<br />
profughi risoluti a scappare.</p>
<p>L’ordine della dittatura,<br />
infatti, è di sparare a vista, mirando a uccidere, contro chiunque<br />
tenti di espatriare clandestinamente, specie se si tratta di giovani<br />
nell’età della leva militare. Come erano, in effetti, quasi tutti<br />
i 16 ragazzi. Non c’è stato scampo: le raffiche hanno fatto<br />
strage.</p>
<p>I corpi delle tredici vittime sono<br />
stati recuperati dagli stessi militari e sepolti in segreto in una<br />
fossa comune anonima, forse per cancellare ogni traccia e magari la<br />
memoria stessa del crimine. Ignota la sorte dei tre superstiti.<br />
Questa volontà di “negare tutto” è stata però smascherata dal<br />
dolore e dalla forza di volontà di un padre, Tesfahanes Hagos, un ex<br />
colonnello dell’esercito, invalido ed eroe della guerra di<br />
liberazione contro l’Etiopia. Tra i morti ci sono anche tre delle<br />
sue figlie – Arian (19 anni), Rita (16 anni) e Hossana, la più<br />
piccola, appena tredicenne – fuggite insieme per cercare di<br />
raggiungere la madre in Canada. Insospettito dalla prolungata, totale<br />
mancanza di notizie, dopo circa un mese l’ex ufficiale ha<br />
cominciato a indagare, ripercorrendo più volte la presumibile via di<br />
fuga scelta dalle sue ragazze e bussando ostinatamente a mille porte,<br />
senza arrendersi di fronte agli ostacoli e al muro di silenzio eretto dalla<br />
polizia. Fino a che ha portato alla luce il massacro.</p>
<p>Si è scoperto, a questo punto, che<br />
figli di ex militari erano anche quasi tutti gli altri ragazzi<br />
trucidati: la maggioranza di loro veniva infatti dal Denden Camp, un<br />
quartiere-villaggio di Asmara allestito per reduci e invalidi<br />
dell’esercito e per le loro famiglie. Forse anche per questo il<br />
segreto sulla strage era così rigido: la tragica fuga di quei<br />
ragazzini dimostra che sono sempre più insofferenti al regime anche<br />
i protagonisti della lotta che ha portato all’indipendenza<br />
dell’Eritrea. “Una lotta tradita dalla dittatura di Isaias<br />
Afewerki che si è insediata ad Asmara dal 1993”, denunciano i<br />
principali leader della diaspora in Africa, in Europa e in America.</p>
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