<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sudafrica Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/sudafrica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/sudafrica/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 06 Apr 2022 08:08:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Sudafrica Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/sudafrica/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il massacro di Sharpeville</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/06/stay-human-africa-il-massacro-di-sharpeville/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/06/stay-human-africa-il-massacro-di-sharpeville/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 08:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[mandela]]></category>
		<category><![CDATA[massacro]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[neri]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Shaperville]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[tirannia]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16266</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Ilaria Damiani Il 21 marzo è ricorso l’anniversario del massacro di Sharpeville. In quel giorno, dell’anno 1960, durante una manifestazione pacifica contro la politica dell’Apartheid, organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) a Sharpeville&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/06/stay-human-africa-il-massacro-di-sharpeville/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il massacro di Sharpeville</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="670" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16267" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></figure>



<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Il 21 marzo è ricorso l’anniversario del massacro di Sharpeville.</p>



<p>In quel giorno, dell’anno 1960, durante una manifestazione pacifica contro la politica dell’Apartheid, organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) a Sharpeville in Sudafrica, a sud di Johannesburg, la polizia sparò sulla folla dei dimostranti, uccidendo 69 persone.</p>



<p><a></a> L’<em>Apartheid, </em>formalmente abolito nel 1991, era di fatto presente in Sud Africa ancor prima del 1948, anno in cui fu ufficialmente istituito dal governo di etnia bianca (Partito Nazionale), per “favorire lo sviluppo ottimale” dei vari gruppi etnici (<em>ideologia dello sviluppo separato</em>), ma in realtà per agevolare il mantenimento del potere della minoranza bianca, attraverso un’intollerabile politica si segregazione e discriminazione razziale.</p>



<p><strong>Antefatto</strong></p>



<p>La manifestazione venne organizzata dal PAC per protestare contro l’“Urban Areas Act”, emanato dal Governo. Si trattava di un decreto conosciuto anche come Pass Law, “Legge del Lasciapassare”. Esso stabiliva che soltanto i cittadini neri provvisti del pass potessero andare nelle aree riservate alle persone bianche. Questo permesso sostanzialmente era un passaporto interno che i cittadini di colore dovevano esibire se fermati dalle forze dell’ordine. Conteneva informazioni quali nome e cognome della persona, impronte digitali, fotografia, generalità del datore di lavoro (che poteva essere solo un bianco), la data dalla quale il lavoratore risultava impiegato e una relazione sul suo comportamento.</p>



<p>Il lasciapassare, soprannominato dalle persone di colore “dompass” (“dom”, derivante dall’ inglese “dumb” – stupido &#8211; evidenziando il profondo disprezzo che essi nutrivano per il decreto governativo che l’aveva istituito), veniva dunque rilasciato solo a coloro che disponevano del permesso di lavorare nella zona dei bianchi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="349" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16268" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/af2-300x209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p><strong>Il massacro</strong></p>



<p>La mattina del 21 marzo 1960 più di 5.000 persone (altre fonti stimano una folla di circa 10.000 individui) si radunarono pacificamente presso la stazione di polizia di Sharpeville per protestare e chiedere di essere arrestate perché sprovviste di lasciapassare.</p>



<p>Il PAC chiese che gli uomini africani di ogni città e villaggio lasciassero i propri pass a casa, li invitò ad unirsi alla manifestazione e, in caso di arresto, di non pagare nessuna cauzione, nessuna difesa e nessuna multa. Il PAC sosteneva che se durante le proteste fossero state arrestate un migliaio di persone, le carceri si sarebbero riempite e l&#8217;economia si sarebbe fermata. Lo slogan, infatti, era: &#8220;NO BAIL! NO DEFENCE! NO FINE!&#8221;</p>



<p>Secondo la versione della polizia, i manifestanti avevano preso a lanciare pietre contro di loro e quindi, in preda al panico, essi avevano risposto sparando, al fine di disperdere la folla.</p>



<p>Moti testimoni oculari sostennero che la ricostruzione della polizia era falsa, volta unicamente a giustificare il ricorso alle armi, non essendo stato dato nessuno avviso ai manifestanti per disperdersi e mettersi in salvo. Successive prove dimostrarono che diverse persone vennero colpite alla schiena, mentre cercavano di scappare.</p>



<p>Il bilancio fu di 69 vittime (tra cui 8 donne e 10 bambini) e 180 feriti.</p>



<p><strong>Legge marziale</strong></p>



<p>A seguito della manifestazione del 21 aprile, in tutto il Sud Africa venne dichiarato lo stato di emergenza e applicata la legge marziale: vennero arrestate più di undicimila persone e le organizzazioni come il PAC vennero dichiarate fuorilegge.</p>



<p><strong>Reazione internazionale</strong></p>



<p>A livello internazionale il Sud Africa si trovò isolato, venendo aspramente condannato per il massacro. La Gran Bretagna estromise il Paese dal Commonwealth. Il primo aprile del 1960, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 134. Tramite questa, le Nazioni Unite espressero solidarietà alle famiglie delle vittime, associandosi al loro dolore, condannando le azioni della polizia di Sharpeville e invitando il Governo sudafricano ad adottare misure che realizzassero “un’armonia razziale basata sull’uguaglianza, abbandonando definitivamente l’Apartheid.”</p>



<p><strong>Successivi sviluppi</strong></p>



<p>Dal 1994, in Sud Africa, il 21 marzo si commemora la “Giornata dei Diritti Umani in Sud Africa”.</p>



<p>Il 10 dicembre 1996, Nelson Mandela firmò la nuova Costituzione multirazziale del Sud Africa a Sharpeville.</p>



<p>Nel 1998, il TCR (“Truth and “Reconciliation Commission”, commissione nata con lo scopo di indagare sui crimini commessi durante l’Apartheid) censurò le azioni della polizia del 21 marzo 1960, sostenendo che erano state perpetrate gravi violazioni dei diritti umani e che era stata inutilmente utilizzata una forza eccessiva per fermare un raduno di persone disarmate.</p>



<p>Nel 2005, l’Onu dichiarò il 21 marzo “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”. Dopo il massacro di Sharpeville niente fu come prima. Esso segnò una netta linea di demarcazione nella storia del Sud Africa, che ebbe come conseguenza, come si è visto, l’isolamento internazionale del governo del Partito Nazionale, la comminazione di una serie di sanzioni internazionali e favorì allo stesso tempo, verso la fine del secolo, il progressivo superamento dell’Apartheid e l’elezione a presidente di Nelson Mandela, che aveva scontato ben 27 anni di carcere per l’attivismo antisegregazionista.</p>



<p>Vicenda molto triste, ma dall’evoluzione commovente per il riconoscimento dei diritti sociali, politici e civili ai sudafricani non bianchi, per aver riscattato tante lacrime e ripagato tanti dolori. Questa, tuttavia, è solo una delle tempeste della Storia, che si aggiunge a tante altre, devastanti e, disgraziatamente, anche contemporanee, su cui l’umanità dovrebbe costantemente meditare, affinché nessun uomo sia mai più sopraffatto dai suoi simili e nessun Popolo subisca la sottomissione, la tirannia, il genocidio.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/06/stay-human-africa-il-massacro-di-sharpeville/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il massacro di Sharpeville</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/06/stay-human-africa-il-massacro-di-sharpeville/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Una vittima inaspettata del Covid-19</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/11/stay-human-africa-una-vittima-inaspettata-del-covid-19/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/11/stay-human-africa-una-vittima-inaspettata-del-covid-19/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 07:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[dipendendeti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[vendite]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14402</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Uno degli Stati africani più colpiti dall’epidemia da Coronavirus è sicuramente il Sud Africa. Qui l’epidemia è andata in controtendenza rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi. Il lockdown anticipato, appena&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/11/stay-human-africa-una-vittima-inaspettata-del-covid-19/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Una vittima inaspettata del Covid-19</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1536x1022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Uno degli Stati africani più colpiti dall’epidemia da Coronavirus è sicuramente il Sud Africa. Qui l’epidemia è andata in controtendenza rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi. Il lockdown anticipato, appena tre settimane dopo il primo caso confermato il 5 marzo, sembrava aver risparmiato al Paese la rapida crescita esponenziale avvenuta in Italia e in Spagna. Ma così non è stato e, seppur lentamente, i casi oggi sono arrivati a 225.000, per un totale di quasi 4.000 morti e 106.000 guariti.</p>



<p>Sicuramente, più in generale, gli stati africani più colpiti sono stati e sono ancora oggi quelli in cui si sono sviluppate grandi metropoli come Johannesburg, Il Cairo o Dakar, dove le persone hanno faticato a fermarsi e ad arrestare i loro affari.</p>



<p>A Johannesburg c’è, però, stata un’altra importante vittima inaspettata: la birra.</p>



<p>Difatti, la South African Breweries (Sab), il più grande produttore di birra del Sudafrica, ha dovuto distruggere 25 mila di litri di birra e dovrà ancora distruggerne più del doppio. Il motivo di tanto spreco deriva dal lockdown imposto dal paese che ha tirato il freno a mano alle vendite, costringendo la grande azienda a distruggere le riserve per mancanza di spazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="300" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>



<p>Penserete alla possibilità di riprendere le vendite tramite e-commerce, la modalità di vendita interamente telematica che qui in Italia ha avuto un discreto successo e si è sviluppata molto velocemente. Anche in Sud Africa (e in molti stati del Continente) questa nuova modalità ha suscitato la curiosità di piccoli e grandi imprenditori che, pur con i limiti del caso relativi a rete e tecnologia, si sono buttati in questa nuova esperienza. Il problema per la Sab, però, non si è così risolto poiché il paese sudafricano ha completamente vietato la vendita e il trasporto di alcool impedendo, quindi, al produttore persino di spostare le riserve in altri magazzini.</p>



<p>Vien da sé che questo divieto ha portato all’aumento delle vendite in nero (sia di alcool che di sigarette). In una dichiarazione ufficiale, la Sab si è detta rammaricata e ha aggiunto che il divieto di vendita di alcool non elimina la domanda ma semplicemente «consegna il mercato a criminali e trafficanti».</p>



<p>Come spesso accade, le altre vittime di azioni governative così rigide sono i dipendenti (quasi 100.000) del grande produttore, i quali, se l’azienda non riuscirà a breve a riprendere a pieno le vendite e la produzione della bevanda luppolata, rischieranno il posto di lavoro.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/11/stay-human-africa-una-vittima-inaspettata-del-covid-19/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Una vittima inaspettata del Covid-19</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/11/stay-human-africa-una-vittima-inaspettata-del-covid-19/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cercando Lindiwe: senza memoria non c&#8217;è identità</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 04:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[esilio]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Mmaka]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Valentina Acava Mmaka è una scrittrice italo-sudafricana, giornalista e attivista per i diritti umani. E&#8217; da poco uscito un suo romanzo &#8211; già edito nel 2007 e ora ripubblicato per Kabiliana Press &#8211; intitolato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/">Cercando Lindiwe: senza memoria non c&#8217;è identità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="250" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
Valentina<br />
Acava Mmaka è una scrittrice italo-sudafricana, giornalista e<br />
attivista per i diritti umani. E&#8217; da poco uscito un suo romanzo &#8211; già<br />
edito nel 2007 e ora ripubblicato per Kabiliana Press &#8211;  intitolato<br />
<i>Cercando<br />
Lindiwe. </i>Lindiwe<br />
è una donna nera, costretta ad abbandonare il Sudafrica a causa del<br />
massacro di Shaperville, avvenuto nel 1960 quando decine e decine di<br />
manifestanti pacifici vengono massacrati perchè protestano contro il<br />
pass, il lasciapassare dei neri per poter uscire dai ghetti.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
Dopo<br />
33 anni di esilio, la protagonista torna in patria, con il nome di<br />
Ruth. Ritorna sul proprio Passato e su quello del Paese:<br />
sull&#8217;apartheid, sulle discriminazioni, sui delitti. Una donna che<br />
vuole ricomporre la propria idendità perchè, come scrive l&#8217;autrice:<br />
“Non esiste identità se non c&#8217;è memoria”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
Un<br />
romanzo che rapisce e indigna. Un romanzo che ridà speranza solo,<br />
però, dopo un percorso di consapevolezza e riconciliazione.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Valentina Acava Mmaka e la ringraziamo molto<br />
per questo suo intervento.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
<b>Ci<br />
può, brevemente, spiegare cosa significhi essere esiliati?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’Esilio<br />
è l’esperienza migratoria più estrema e ineluttabile. L’esilio<br />
è una separazione non solo dalla propria casa, dagli affetti ma<br />
anche dal proprio passato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
poeta Wallace Stevens lo definisce una “mente invernale”, la<br />
tensione verso una stagione più mite è solo un’illusione per<br />
l’esule. L’esilio di Lindiwe, nel romanzo, rispecchia questa<br />
immagine, quasi di fissità, di congelamento, di irrigidimento.<br />
L’essere partiti con il biglietto di sola andata è una condizione<br />
psichica estrema che trasforma la percezione della realtà nuova,<br />
quella dell’esilio, e anche quella del passato lasciato alle<br />
spalle.  Stuart Hall diceva che ogni migrazione, dunque anche<br />
l’esilio,   è in ogni caso sempre un viaggio di sola andata.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Qual<br />
è il prezzo che la protagonista ha dovuto pagare in nome della<br />
propria libertà? E quella libertà è strettamente collegata ai<br />
concetti di “appartenenza” e di “identità” che attraversano<br />
tutta la narrazione?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Lindiwe<br />
paga il prezzo più alto dalla sua esperienza di esilio rinunciando<br />
in primis alla nozione di appartenenza. L’esilio spazza via tutte<br />
le certezze e la spinge in un limbo che la rende estranea persino<br />
alla causa per la quale ha sempre lottato. La sua idea iniziale di<br />
continuare la lotta nell’altrove, in un luogo più “sicuro” nel<br />
quale enfatizzare la causa anti segregazione, è morta nel preciso<br />
momento in cui la nave è partita dal porto di Durban. La mancanza di<br />
tangibilità con il luogo della sua lotta diventa un deterrente.<br />
L’esilio definisce l’esule in relazione al luogo a cui<br />
appartiene, dove è nato, dove custodisce gli affetti e nel quale gli<br />
viene spesso negata la libertà, un rapporto di amore e di odio al<br />
tempo stesso.  Per estremo l’altrove le impone, direttamente  e<br />
indirettamente, di vivere uno spazio disconnesso senza<br />
corrispondenze, anche la  vicinanza con altri esuli  non sortisce in<br />
lei alcuna empatia o riconoscimento, poiché l’esilio è una<br />
esperienza legata al luogo che si lascia e in quanto tale, alla<br />
lingua, alla storia, è un legame di di affinità, di corrispondenze.<br />
L’esilio rappresenta un’ “assenza” ed è in essa che nasce il<br />
conflitto identitario della protagonista, dove attraverso un gioco di<br />
sdoppiamento della persona, tenta di capire le ragioni della sua<br />
inerzia, del suo “inverno” interiore.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Che<br />
cosa si intende per “ubuntu”?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’ubuntu<br />
fa riferimento all’etica secondo cui io sono ciò che sono perché<br />
gli altri sono.  È un principio fondamentale che può prestarsi come<br />
premessa di una società basata sul rispetto, sulla solidarietà, sul<br />
confronto, sulla riconciliazione. Un’utopia allo stato attuale in<br />
cui si trovano le società mondiali.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Può<br />
approfondire anche il tema che riguarda l&#8217;importanza della Memoria?<br />
Memoria storica, Memoria collettiva&#8230;</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.05cm; orphans: 0; widows: 0;">
La scrittrice Toni<br />
Morrison scrive che<i><br />
non si può dare una passata di bianco al passato</i>.<br />
Per quanto doloroso, anzi, maggiore esso è doloroso, con maggior<br />
vigore la fiamma del suo ricordo va alimentata. La memoria storica è<br />
un bene cui la collettività non può e non deve rinunciare. E’<br />
importante per una società stabilire una relazione permanente<br />
costante e continua con il proprio passato, ci permette di sapere<br />
dove vogliamo che la “nostra” storia personale si collochi .La<br />
memoria aiuta una comprensione più ampia della Storia. Essa<br />
seleziona e moltiplica i significati degli eventi e li pone sul piano<br />
dei sentimenti e delle emozioni. In questo senso la memoria<br />
collettiva è indispenssabile ai fini dell’identità che rischia<br />
altrimenti di essere corrosa dalla frentica corsa verso la<br />
globalizzazione del presente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scrittura è il luogo che incarna il mio ideale di libertà. La<br />
scrittura declina concetti come patria, casa, paese nell’unico modo<br />
accettabile. In essa trovo possibile  <i>tradurre</i><br />
la realtà interna ed esterna trasferendola ad un piano immaginario<br />
dove posso riscriverla. La scrittura è la mia coscienza e la mia<br />
responsbailità come artista e donna.</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/">Cercando Lindiwe: senza memoria non c&#8217;è identità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2014/07/08/cercando-lindiwe-senza-memoria-non-ce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In memoria di Nelson Mandela</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2014 06:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; Nella storia dell&#8217;umanità, sono tanti i fatti e le persone da ricordare e da onorare perchè &#8211; in situazioni difficili, di guerra, di discriminazione &#8211; hanno cercato la pace, la riconciliazione, il rispetto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/">In memoria di Nelson Mandela</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
<p>Nella storia<br />
dell&#8217;umanità, sono tanti i fatti e le persone da ricordare e da onorare perchè<br />
&#8211; in situazioni difficili, di guerra, di discriminazione &#8211; hanno<br />
cercato la pace, la riconciliazione, il rispetto di tutti. E noi, nel nostro<br />
piccolo, in questi giorni della memoria, vogliamo onorare Nelson Mandela, a<br />
poche settimane dalla sua scomparsa: un uomo che ha lasciato un esempio e un<br />
testamento morale importantissimi.</p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Vogliamo<br />
ricordare <i>Madiba</i> con la galleria di immagini di Cinzia Quadrati, una<br />
nostra lettrice che ce le ha mandate e che ringraziamo. Le fotografie sono<br />
state scattate, lo scorso dicembre, davanti all&#8217;abitazione di Mandela a<br />
Johannesburg e, nel tragitto&nbsp; tra le<br />
città di Johannesburg, Durban e Cape Town, come testimonianza dell&#8217;affetto e<br />
della riconoscenza del popolo sudafricano per il suo leader. </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;(Se volete,<br />
potete cercare su questo sito gli altri articoli correlati a questo argomento)</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-002-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-002-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-006-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-006-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-014-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-014-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-101-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-101-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="213" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-015-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-015-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-097-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/Sudafrica-097-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="213" /></a></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/">In memoria di Nelson Mandela</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2014/01/26/in-memoria-di-nelson-mandela/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Obama e Mandela: un ideale passaggio di testimone</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 04:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[americano]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[cerimonia]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[discorso]]></category>
		<category><![CDATA[funerali]]></category>
		<category><![CDATA[Johannesburg]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[madiba]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Stadio Soweto]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un filo diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente nero sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato, ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/">Obama e Mandela: un ideale passaggio di testimone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un filo<br />
diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente<br />
nero  sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato,<br />
ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in<br />
ricordo di Mandela a Johannesburg, in cui si sono avvertite,<br />
chiaramente, la commozione e la gratitudine per quel piccolo grande<br />
uomo che ha cambiato la Storia, che ha lottato per l&#8217;uguaglianza, che<br />
ha difeso la democrazia: ideali che il Presidente degli Stati Uniti<br />
vuole continuare ad affermare con forza, portando avanti<br />
quell&#8217;operato così importante per il bene di tutti e che Mandela ha<br />
esercitato per tutta la sua esistenza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vogliamo<br />
riportare il discorso tenuto da Obama perchè la scelta delle sue<br />
parole &#8211; e gli esempi dei grandi leader che ha citato &#8211; siano un<br />
monito per il nostro agire e per la politica e affinchè rimanga un<br />
po&#8217; di Madiba in ognuno di noi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-9304"></a><strong>“Per<br />
Graça Machel e la famiglia Mandela, al Presidente Zuma e membri del<br />
governo, ai capi di Stato e di governo, passati e presenti, gli<br />
ospiti illustri – è un onore singolare di essere con voi oggi, per<br />
celebrare una vita diversa da qualsiasi altra…</strong></div>
<p>…Per<br />
il popolo del Sud Africa – persone di ogni razza e ceto sociale –<br />
il mondo vi ringrazia per la condivisione di Nelson Mandela con<br />
noi.La sua lotta è la vostra lotta.&nbsp;Il suo trionfo è stato il<br />
tuo trionfo.&nbsp;La vostra dignità e speranza trovarono espressione<br />
nella sua vita, e la vostra libertà, la vostra democrazia è la sua<br />
eredità amato.</p>
<p>E<br />
‘difficile per elogiare un uomo – per catturare in parole non<br />
solo i fatti e le date che fanno una vita, ma la verità essenziale<br />
di una persona – le loro gioie e dolori privati, ai momenti di<br />
quiete e qualità uniche che illuminano l’anima di qualcuno.</p>
<p>Quanto<br />
più difficile farlo per un gigante della storia, che si è<br />
trasferito una nazione verso la giustizia, e nel processo si<br />
trasferisce miliardi in tutto il mondo.</p>
<p>Nato<br />
durante la prima guerra mondiale, lontano dai corridoi del potere, un<br />
ragazzo cresciuto immobilizzare i bovini e istruito dagli anziani<br />
della sua tribù Thembu – Madiba sarebbe emerso come l’ultimo<br />
grande liberatore del 20 ° secolo.</p>
<p>Come<br />
Gandhi, che porterebbe un movimento di resistenza – un movimento<br />
che al suo inizio ha tenuto poche possibilità di successo.&nbsp;Come<br />
re, avrebbe dato potente voce alle rivendicazioni degli oppressi, e<br />
la necessità morale della giustizia razziale.</p>
<p>Avrebbe<br />
sopportare una reclusione brutale che ha avuto inizio al tempo di<br />
Kennedy e Krusciov, e ha raggiunto gli ultimi giorni della Guerra<br />
Fredda.&nbsp;Emergendo dal carcere, senza la forza delle armi,<br />
avrebbe – come Lincoln – tenere il suo paese insieme quando<br />
minacciava di rompersi.</p>
<p>Come<br />
padri fondatori dell’America, avrebbe eretto un ordinamento<br />
costituzionale di preservare la libertà per le generazioni future –<br />
un impegno per la democrazia e Stato di diritto ratificato non solo<br />
dalla sua elezione, ma dalla sua volontà di dimettersi dal potere.</p>
<p>Data<br />
la scansione della sua vita, e l’adorazione che egli giustamente<br />
guadagnato, si è tentati poi ricordare Nelson Mandela come icona,<br />
sorridente e sereno, distaccato dalle vicende cattivo gusto degli<br />
uomini inferiori.&nbsp;Ma Madiba si è fortemente resistito un<br />
ritratto tale senza vita.</p>
<p>Invece,<br />
ha insistito per aver condiviso con noi i suoi dubbi e le paure, i<br />
suoi errori di calcolo insieme con le sue vittorie.&nbsp;”Non sono<br />
un santo», disse, «a meno che non si pensa di un santo, come un<br />
peccatore che continua a provarci.”</p>
<p>E<br />
‘proprio perché poteva ammettere di imperfezione – perché<br />
poteva essere così pieno di buon umore, anche male, nonostante i<br />
pesanti fardelli che portava – che abbiamo amato così.&nbsp;Non<br />
era un busto di marmo, era un uomo di carne e sangue – un figlio e<br />
il marito, un padre e un amico.&nbsp;Ecco perché abbiamo imparato<br />
tanto da lui, è per questo che possiamo imparare da lui ancora.</p>
<p>Per<br />
niente ha conseguito era inevitabile.&nbsp;Nell’arco della sua<br />
vita, vediamo un uomo che ha guadagnato il suo posto nella storia<br />
attraverso la lotta e l’astuzia, la persistenza e la fede.&nbsp;Egli<br />
ci dice che cosa è possibile, non solo nelle pagine dei libri di<br />
storia polverosi, ma nelle nostre vite.</p>
<p>Mandela<br />
ci ha mostrato il potere di azione, di rischiare in nome dei nostri<br />
ideali.&nbsp;Forse Madiba era giusto che ha ereditato “, una<br />
ribellione orgoglioso, un senso ostinato di equità” da suo<br />
padre.&nbsp;Certamente ha condiviso con milioni di neri e colorati<br />
sudafricani la rabbia nato, “mille offese, mille umiliazioni, mille<br />
momenti non ricordati … il desiderio di combattere il sistema che<br />
imprigionava la mia gente.”</p>
<p>Ma<br />
come altri primi giganti della ANC – i Sisulus e Tambos – Madiba<br />
disciplinato la sua rabbia, e incanalata il suo desiderio di<br />
combattere in organizzazione e le piattaforme, e le strategie di<br />
azione, così gli uomini e le donne potrebbero stand-up per la loro<br />
dignità.</p>
<p>Inoltre,<br />
ha accettato le conseguenze delle sue azioni, sapendo che in piedi<br />
fino agli interessi potenti e ingiustizie ha un prezzo.&nbsp;”Ho<br />
combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la<br />
dominazione nera”, ha detto al suo processo 1964.&nbsp;”Ho<br />
accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui<br />
tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità. E<br />
‘un ideale che spero di vivere e di raggiungere., Ma se necessario,<br />
è un ideale per che sono pronto a morire. “</p>
<p>Mandela<br />
ci ha insegnato il potere di azione, ma anche di idee, l’importanza<br />
della ragione e degli argomenti, la necessità di studiare non solo<br />
quelli siete d’accordo, ma chi non lo fai.&nbsp;Ha capito che le<br />
idee non possono essere contenute da muri della prigione, o estinte<br />
dal proiettile di un cecchino.&nbsp;Girò il suo processo in un atto<br />
d’accusa di apartheid a causa della sua eloquenza e passione, ma<br />
anche la sua formazione come un avvocato.</p>
<p>Ha<br />
usato decenni in carcere per affinare le sue argomentazioni, ma anche<br />
per diffondere la sua sete di conoscenza ad altri nel movimento.&nbsp;E<br />
ha imparato la lingua ei costumi del suo oppressore modo che un<br />
giorno avrebbe potuto meglio trasmettere a loro come loro libertà<br />
dipendeva la sua.</p>
<p>Mandela<br />
ha dimostrato che l’azione e le idee non bastano, non importa<br />
quanto a destra, devono essere cesellato in leggi e istituzioni.</p>
<p>Lui<br />
era pratico, testando le sue convinzioni contro la superficie dura<br />
della circostanza e della storia.&nbsp;Su principi fondamentali era<br />
inflessibile, ed è per questo poteva respingere le offerte di<br />
liberazione condizionale, ricordando il regime dell’apartheid che<br />
“i detenuti non possono stipulare contratti.”&nbsp;Ma, come ha<br />
dimostrato nei negoziati scrupoloso per trasferire il potere e<br />
redigere nuove leggi, non aveva paura di compromettere per il bene di<br />
un obiettivo più grande.</p>
<p>E<br />
perché non era solo un leader di un movimento, ma un politico abile,<br />
la Costituzione che è emerso era degno di questa democrazia<br />
multirazziale, fedele alla sua visione di leggi che proteggono<br />
minoranza nonché i diritti di maggioranza, e le preziose libertà di<br />
ogni Sud Africano.</p>
<p>Infine,<br />
Mandela capì i legami che legano lo spirito umano.&nbsp;C’è una<br />
parola in Sud Africa-Ubuntu – che descrive il suo dono più grande:<br />
il suo riconoscimento che siamo tutti legati insieme in modi che<br />
possono essere invisibili a occhio, che c’è una unità per<br />
l’umanità; che otteniamo noi stessi, condividendo con noi gli<br />
altri, e la cura per chi ci circonda.&nbsp;Noi possiamo mai sapere<br />
quanto di questo era innata in lui, o quanto di è stata sagomato e<br />
brunito in una cella di isolamento scuro.</p>
<p>Ma<br />
ricordiamo i gesti, grandi e piccoli – introduzione suoi carcerieri<br />
come ospiti d’onore al suo insediamento, tenendo il passo in<br />
uniforme Springbok, girando strazio della sua famiglia in una<br />
chiamata a lottare contro l’HIV / AIDS – che ha rivelato la<br />
profondità della sua empatia e comprensione .&nbsp;Egli non solo ha<br />
incarnato Ubuntu, ha insegnato milioni di scoprire che la verità<br />
dentro di sé.</p>
<p>Ci<br />
è voluto un uomo come Madiba per liberare non solo il prigioniero,<br />
ma il carceriere e, per dimostrare che è necessario fidarsi degli<br />
altri in modo che possano fidarsi di voi, per insegnare che la<br />
riconciliazione non è una questione di ignorare un passato crudele,<br />
ma un mezzo di confrontarsi con l’inclusione, generosità e<br />
verità.&nbsp;Ha cambiato le leggi, ma anche i cuori.</p>
<p>Per<br />
il popolo del Sud Africa, per chi ha ispirato in tutto il mondo –<br />
la scomparsa di Madiba è giustamente un momento di lutto, e un tempo<br />
per celebrare la sua vita eroica.&nbsp;Ma credo che dovrebbe anche<br />
indurre in ciascuno di noi un momento di auto-riflessione.&nbsp;Con<br />
onestà, a prescindere dalla nostra stazione o circostanza, dobbiamo<br />
chiederci: quanto bene ho applicato le sue lezioni nella mia vita?</p>
<p>E<br />
‘una domanda che mi pongo – come uomo e come presidente.&nbsp;Sappiamo<br />
che, come il Sud Africa, gli Stati Uniti ha dovuto superare secoli di<br />
sottomissione razziale.&nbsp;Come era vero qui, ha preso il<br />
sacrificio di innumerevoli persone – conosciuti e sconosciuti –<br />
di vedere l’alba di un nuovo giorno.&nbsp;Michelle e io siamo i<br />
beneficiari di quella lotta.</p>
<p>Ma<br />
in America e Sud Africa, e paesi in tutto il mondo, non possiamo<br />
permettere che il nostro progresso nuvola del fatto che il nostro<br />
lavoro non è finito.&nbsp;Le lotte che seguono la vittoria di<br />
uguaglianza formale e suffragio universale non possono essere come<br />
piene di dramma e chiarezza morale di quelli che è venuto prima, ma<br />
non sono meno importanti.</p>
<p>Per<br />
tutto il mondo di oggi, vediamo ancora i bambini che soffrono la fame<br />
e le malattie, le scuole degradate, e poche prospettive per il<br />
futuro.&nbsp;In tutto il mondo oggi, uomini e donne sono ancora in<br />
carcere per le loro convinzioni politiche, e sono tuttora<br />
perseguitati per quello che sembrano, o come adorano, o che amano.</p>
<div style="line-height: 0.5cm;">
Anche<br />
noi, dobbiamo agire a favore della giustizia.&nbsp;Anche noi,<br />
dobbiamo agire in nome della pace.&nbsp;Ci sono troppi di noi che<br />
felicemente abbracciare l’eredità di Madiba della riconciliazione<br />
razziale, ma con passione resistere anche modeste riforme che<br />
avrebbero sfidare la povertà cronica e crescente disuguaglianza.&nbsp;</div>
<p>Ci<br />
sono troppi leader che sostengono la solidarietà con la lotta di<br />
Madiba per la libertà, ma non tollerano il dissenso dal loro stesso<br />
popolo.&nbsp;E ci sono troppi di noi che stanno in disparte,<br />
confortevole compiacimento o cinismo quando le nostre voci devono<br />
essere ascoltate.</p>
<p>Le<br />
questioni che abbiamo di fronte oggi – come promuovere<br />
l’uguaglianza e la giustizia, per difendere la libertà ei diritti<br />
umani, per porre fine dei conflitti e settario la guerra – non<br />
hanno risposte facili.&nbsp;Ma non c’erano risposte facili di<br />
fronte a quel bambino in Qunu.&nbsp;Nelson Mandela ci ricorda che<br />
sembra sempre impossibile fino a quando si è fatto.&nbsp;Sud Africa<br />
ci mostra che è vero.</p>
<p>Sud<br />
Africa ci mostra che possiamo cambiare.&nbsp;Possiamo scegliere di<br />
vivere in un mondo non definito dalle nostre differenze, ma le nostre<br />
speranze comuni.Possiamo scegliere un mondo non definito da<br />
conflitti, ma per la pace e la giustizia e di opportunità.</p>
<p>Non<br />
riusciremo mai a vedere artisti del calibro di Nelson Mandela di<br />
nuovo.Ma lasciatemi dire ai giovani dell’Africa, e dei giovani di<br />
tutto il mondo – si può fare il lavoro della sua vita tua.</p>
<p>Più<br />
di trent’anni fa, quando era ancora studente, ho imparato di<br />
Mandela e le lotte in questa terra.&nbsp;Si agita qualcosa in me.&nbsp;E<br />
mi ha svegliato alle mie responsabilità – per gli altri, e per me<br />
– e mi mise in un viaggio improbabile che mi trovi qui oggi.&nbsp;E<br />
mentre io sarò sempre a corto di esempio di Madiba, fa venire voglia<br />
di essere migliore.</p>
<p>Egli<br />
parla di ciò che è meglio dentro di noi.&nbsp;Dopo questo grande<br />
liberatore si riposa, quando siamo tornati alle nostre città e<br />
villaggi, e ricongiunto nostra routine quotidiana, cerchiamo di<br />
ricerca, quindi per la sua forza – per la sua grandezza di spirito<br />
– da qualche parte dentro di noi.</p>
<p>E<br />
quando la notte fa buio, quando l’ingiustizia pesa sui nostri<br />
cuori, o dei nostri migliori progetti sembrano fuori dalla nostra<br />
portata – pensare di Madiba, e le parole che lo hanno portato<br />
conforto tra le quattro mura di una cella:</p>
<p>Non<br />
importa quanto sia stretta la porta,<br />quanto piena di castighi la<br />
vita,<br />io sono il padrone del mio destino:<br />io sono il capitano<br />
della mia anima.</p>
<p>Che<br />
una grande anima che era.&nbsp;Ci mancherà profondamente.&nbsp;Che<br />
Dio benedica il ricordo di Nelson Mandela.&nbsp;Dio benedica il<br />
popolo del Sud Africa.”</p>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/">Obama e Mandela: un ideale passaggio di testimone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/11/obama-e-mandela-un-ideale-passaggio-di/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 07:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Johannesbrurg]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[madiba]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[morte di Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Pretoria]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; Un numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto. E&#8217; il numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte –&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/">Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="243" /></a>&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
Un<br />
numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; il<br />
numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua<br />
lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte<br />
– sul palco, sugli spalti dello stadio, sui corpi e sulle magliette<br />
dei partecipanti – durante il mega concerto che si è tenuto a<br />
Londra nel 2008 in occasione del novantesimo compleanno del grande<br />
leader.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quel<br />
numero è un simbolo come lo è colui che lo ha portato addosso per<br />
tanto tempo: Nelson, Madiba, Rolihalha (“combina guai”) premiato<br />
con il Nobel per la pace; l&#8217;uomo che si è battuto, per una vita<br />
intera, per i diritti di tutti, per la libertà e per la giustizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se ne va<br />
a 95 anni, probabilmente a causa di problemi respiratori dovuti alla<br />
tubercolosi contratta durante la sua prigionia a Robben Island. Negli<br />
ultimi mesi, Mandela era stato ricoverato più volte per poi essere<br />
dimesso per ricevere le cure e le attenzioni necessarie nella sua<br />
casa, a Johannesburg.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti i<br />
messaggi di cordoglio per la perdita di una persona che lascia<br />
un&#8217;eredità etica, morale e politica così importante. Il Presidente<br />
americano, Barack Obama, primo Presidente nero garzie anche alla<br />
lotta di mandela contro ogni discriminazione,  ha affermato: “<br />
Nelson Mandela è vissuto per un ideale e l&#8217;ha reso reale. E&#8217; uno dei<br />
personaggi più coraggiosi della nostra era. Appartiene al tempo,<br />
alla storia. Ha trasformato il Sudafrica e tutti noi. Il suo lavoro<br />
ha significato moltissimo. Noi troviamo fonte di esempio e di<br />
rinnovamento nella riconciliazione e nello spirito di resistenza che<br />
ha fatto dell&#8217;azione di Mandela una cosa vera”. Il leader cubano,<br />
Raul Castro ha definito Mandela “un caro compagno”; il Presidente<br />
palestinese, Mahmoud Abbas ha dichiarato che: “ Mandela è stato un<br />
simbolo della liberazione dal colonialismo e dall&#8217;occupazione per<br />
tutti i popoli che aspirano alla libertà”; dalla Cina arrivano,<br />
via web, le parole di un altro Premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo,<br />
che sta scontando una pena detentiva di 11 anni per l&#8217;accusa di<br />
“sovversione”, il quale scrive: “ Stiamo ricordando una persona<br />
che ha rispettato e si è battuta per anni per i diritti umani, la<br />
libertà e l&#8217;uguaglianza”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, il Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha così<br />
espresso il suo dispiacere per la morte di Mandela: “ Una giornata<br />
triste perchè solo la sua presenza dava forza ai valori della lotta<br />
contro il razzismo e l&#8217;apartheid non solo per il continente africano,<br />
ma per tutto il mondo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
ringraziare, a modo nostro, “Madiba” riportiamo la recensione di<br />
una ricca mostra sul tema dell&#8217;apartheid, allestita l&#8217;estate scorsa a<br />
Milano. Anche la Cultura, il materiale fotografico, video, i<br />
documenti scritti, contribuisco a mantenere viva la Memoria,<br />
l&#8217;operato, ma soprattutto, gli insegnamenti di questo piccolo-grande<br />
eroe contemporaneo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<h3 class="western">
L&#8217; apartheid<br />
raccontata in una mostra al PAC di Milano<br />
</h3>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="125" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
 sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
 approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
 più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
 come oggi.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
 and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
 Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
 della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
 culturale ricco, complesso, emozionante.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
 di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
 quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
 attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
 un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
 debellarla e delle sue conseguenze.</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="240" name="immagini2" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
 è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
 (heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
 la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
 segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
 dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
 1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
 incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche<br />
 sulle strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere<br />
 ogni aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni,<br />
 al tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al<br />
 turismo. Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più<br />
 spietato nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici,<br />
 arivando a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
 Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
 fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
 Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
 Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
 Sekgale e Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
 approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
 critica politica e sociale.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
 mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
 York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
 Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
 Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
 Contemporanea, fino al 15 settembre. E, per l&#8217;occasione, non<br />
 potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
 bisogno di presentazioni.
 </div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/">Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 04:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminili]]></category>
		<category><![CDATA[genitali]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[multilazioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ringraziamo tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da condividere con tutti voi. Ho da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a marzo di quest’anno in cui ho&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da<br />
condividere con tutti voi. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-gBjIO1BcR_w/UiWDNn8b5pI/AAAAAAAAAH4/07ojisy7kw8/s1600/valentina+1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="212" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a<br />
marzo di quest’anno in cui ho portato in giro una performance<br />
poetico-teatrale “The Cut-Lo Strappo” che è nata da una<br />
esperienza che ho fatto in Sudafrica a Cape Town. Nel 2011 ho dato<br />
vita ad un collettivo di donne con le quali volevo lavorare ad un<br />
progetto di scrittura e diritti umani. Nel corso del periodo in cui<br />
abbiamo lavorato insieme, sono state tante le tematiche affrontate,<br />
quella che alla fine ha preso il sopravvento sulle altre è stata le<br />
Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Il tema non mi era nuovo, avevo<br />
già scritto di MGF, avevo già avuto modo anni addietro di<br />
incontrare donne infibulate. Ma questa volta è stato diverso, perché<br />
questa volta si è presentata a me in modo inaspettato. Nel corso del<br />
lavoro una donna del collettivo mi ha confidato di essere stata<br />
vittima del “taglio”. Ad un certo punto del nostro lavoro, nel<br />
momento in cui riflettevamo sulla percezione di limiti e divieti<br />
imposti dalla società, si deve essere creato in lei un conflitto tra<br />
la sua esperienza e la possibilità di condividerla con il gruppo di<br />
lavoro. Era sorto in lei un dubbio (è possibile condividere un<br />
tabu’?), che al tempo stesso era una richiesta (come uscire dal<br />
dolore? come riappropriarsi o costruirsi una vita senza una parte di<br />
sé?). Sicuramente il potere della parola, dell’immaginario hanno<br />
sortito in lei la consapevolezza che l’arte può essere<br />
rappresentativa di una presa di posizione, di un’idea, di un<br />
cambiamento. Lei aveva percepito, anche se non completamente a<br />
livello conscio, che per cambiare si deve dire di NO a ciò che ad un<br />
certo punto della tua vita ha impedito una scelta.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
sono 140 milioni circa le vittime nel mondo. Due milioni le bambine<br />
che ogni anno nel mondo vengono sottoposte alle Mutilazioni Genitali<br />
Femminili, denominazione entro cui rientrano diverse pratiche: dal<br />
taglio del clitoride, l’escissione, l’infibulazione. Sono tutte<br />
pratiche invalidanti e irreversibili, questo significa che la donna<br />
mutilata è una donna che porta sul suo corpo il dolore fisico nel<br />
quotidiano; il semplice urinare, il ciclo mestruale, la maternità,<br />
sono tutti eventi in cui la donna patisce rischiando continuamente la<br />
sua vita a causa di infezioni, setticemia, tetano, senza contare che<br />
le mutilazioni aumentano il rischio di infertilità.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
MGF vengono praticate per diversi motivi: inibire il piacere sessuale<br />
nella donna, che deve essere esclusivo dell’uomo; controllare la<br />
fedeltà della donna (il dolore che la donna prova nel rapporto<br />
sessuale e il suo piacere inibito, scoraggiano la donna a<br />
intraprendere relazioni adulterine); rendere la donna pura asportando<br />
quella parte del corpo ritenuta imperfetta. E’ importante<br />
sottolineare che le MGF non sono una pratica prescritta da alcuna<br />
religione, né tantomeno sono un problema solamente africano.<br />
Certamente l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi<br />
dove sono praticate, ma ricordo che l’Indonesia, l’India, il Sud<br />
America sono tra i le aree geografiche dove le MGF sono una pratica<br />
tradizionale presso alcuni popoli. Uno degli aspetti raramente<br />
condivisi e sottolineati è l’implicazione che questa pratica ha<br />
non solo a livello culturale ma anche socio economico. Le MGF<br />
praticate nei paesi di origine, non rispondo solo alla necessità di<br />
ribadire un ideale che vuole la donna facilmente controllabile<br />
dall’uomo, ma anche ad una esigenza di tipo economico. Innanzi<br />
tutto la <i>daya</i><br />
che pratica le MGF vive di questo, viene pagata per farlo, è il suo<br />
lavoro. Quindi al di là del ruolo di prestigio sociale tramandato,<br />
la <i>daya</i><br />
svolge una professione che è la sua fonte di guadagno. Inoltre la<br />
bambina senza il taglio è una bambina che non potrà mai accedere al<br />
mondo femminile delle sue coetanee tagliate, non potrà cioè<br />
sposarsi e questo vuol dire per la famiglia niente dote, altra<br />
implicazione di tipo economico. Un altro degli aspetti sconcertanti è<br />
che in alcune situazioni, soprattutto là dove le mutilazioni sono<br />
praticate in altissima percentuale, talvolta sono le bambine stesse a<br />
richiederla per non essere discriminate a scuola o addirittura per<br />
andare a scuola visto che chi non si sottopone al taglio, viene<br />
bandito dalla frequenza della scuola. Questo è inquietante perché<br />
significa che è una pratica talmente radicata e stigmatizzata che la<br />
mancanza di partecipazione finisce per diventare una ulteriore<br />
condanna dalla società, significa diventare ad un tratto delle<br />
“invisibili”, delle “fuori casta” con le conseguenze del<br />
caso: discriminazione, impossibilità di studiare, allontanamento<br />
della famiglia dal resto della società. In questi casi estremi<br />
sembra 0non esserci una via d’uscita. Ci sono due punti su cui mi<br />
piace riflettere: da una parte c’è l’aspetto dei diritti umani<br />
che vanno tutelati in toto, ad esempio, condannando anche qualunque<br />
tipo di rito alternativo lieve come quello proposto dal medico somalo<br />
Omar Abdulcadir. E su questo tema ci sarebbe molto da dire perché il<br />
concetto di Diritti Umani non è riconosciuto universalmente allo<br />
stesso modo ovunque. Essendo<br />
i diritti umani non riconosciuti universalmente occorre legittimarli<br />
attraverso il confronto pluralista con le culture che non li<br />
contemplano nel loro sistema sociale tradizionale.  Dall’altra<br />
è il ruolo dei migranti nei paesi di immigrazione rispetto a questa<br />
pratica. La pratica delle MGF si è diffusa a livello mondiale nella<br />
nostra contemporaneità grazie ai flussi migratori di persone<br />
provenienti da paesi dove essa è parte della tradizione socio<br />
culturale. Anche in Sudafrica dove le MGF non sono precipue delle<br />
culture locali, capitolo a parte i Venda che la praticano, ho<br />
incontrato migranti provenienti dall’Africa orientale e occidentale<br />
che continuavano a “tagliare” le loro bambine.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-LzkQ2Pqm5Y0/UiWDUsnWm4I/AAAAAAAAAIA/aQX9zB0nqY8/s1600/valentina+2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="284" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
che il cambiamento sia possibile come è già avvenuto in alcuni<br />
paesi e presso diverse comunità, soprattutto africane, nella<br />
diaspora. Cambiare significa dire di NO non solo a livello<br />
individuale, come scelta e decisione personale ma a livello familiare<br />
e collettivo dell’intera comunità di appartenenza. L’opposizione<br />
del singolo non porta all’abbandono collettivo della pratica,<br />
tuttavia alzarsi in piedi e rivendicare i propri diritti che sono i<br />
dritti fondamentali come quelli alla salute, a condurre una vita<br />
completa, è fondamentale, può offrire una occasione per altre donne<br />
di confrontarsi con la possibilità di cambiare collettivamente.<br />
Lavorare sul cambiamento è possibile grazie ad un percorso di<br />
conoscenza ed emancipazione nei paesi dove le mutilazioni sono<br />
praticate. Le donne che si oppongono alle MGF vengono emarginate e<br />
non godono più di quel sostegno economico che una famiglia può<br />
darle per sopravvivere. Ecco che sradicare la pratica del taglio deve<br />
nascere da un percorso dove la donna viene messa nella condizione di<br />
scegliere e questa condizione prevede l’accesso all’istruzione e<br />
l’acquisizione di una autonomia economica sostenibile che le<br />
permetta di non doversi più sottomettere all’autorità maschile.<br />
Il miglioramento della condizione femminile all’interno della<br />
propria società originaria porta di riflesso anche ad una diversa<br />
percezione delle tradizioni culturali e quindi ad esaminare credenze<br />
e valori optando per un cambiamento nella loro pratica.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ruolo determinante è quello rappresentato dalle comunità dei<br />
migranti. I migranti che provengono da aree geografiche dove le MGF<br />
sono praticate anche contro la legge, possono diventare mediatori di<br />
un cambiamento. Vivere l’altrove inevitabilmente mette la persona<br />
nella situazione di rapportarsi a nuove idee, a nuovi “modelli”,<br />
a un concetto diverso della donna e dei suoi diritti.  Conoscere<br />
significa prendere coscienza. Se nell’altrove le comunità migranti<br />
riescono ad acquisire consapevolezza circa la dannosità di questa<br />
pratica e riescono, attraverso i loro figli, quindi i migranti di<br />
seconda generazione, a interrompere il supplizio, allora possono<br />
diventare gli interlocutori-fautori del cambiamento anche nei loro<br />
paesi originari. Anche in questo caso, statisticamente si evidenzia<br />
che le donne che godono di una istruzione di livello superiore e<br />
hanno comunque una autonomia economica derivante dal lavoro, non<br />
sottopongono le loro figlie alle MGF. Quindi anche nella diaspora,<br />
tali condizioni di emancipazione vanno garantite in modo da creare<br />
mediatrici efficaci di un cambiamento sostenibile in patria.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
un passaggio fondamentale, il cui primo scoglio da superare è<br />
proprio la condivisione. Le MGF sono un tabù, le comunità che le<br />
praticano non ne parlano, difficile immaginare una dodicenne che<br />
condivida questa esperienza con una coetanea in una scuola italiana,<br />
inglese o spagnola. Sono comprensibili anche i motivi: innanzi tutto<br />
si prova un senso di vergogna perché il proprio corpo è stato<br />
mutilato mentre il corpo delle altre bambine no, poi esiste un<br />
disagio evidente fisico, un trauma psicologico derivato<br />
dall’impossibilità di condurre una vita attiva pari a quella<br />
condotta fino al taglio. Inoltre c’è il dubbio giustificato di<br />
come si possa condividere qualcosa che altri non potrebbero capire o<br />
addirittura che potrebbero giudicare? La scuola secondo me dovrebbe<br />
essere il luogo primario da cui cominciare a riflettere sulla<br />
tematica fornendo ai ragazzi una documentazione completa sulle MGF,<br />
degli strumenti da utilizzare insieme agli educatori e alle famiglie<br />
per avvicinarli al problema con la consapevolezza che sta alla base<br />
di ogni cambiamento sostanziale. Di MGF si parla solo quando la<br />
cronaca riporta notizie drammatiche come quella della bambina<br />
egiziana Suahir morta dopo essere stata infibulata. La letteratura<br />
che ne parla in Italia è insufficiente anche perché è quasi tutta<br />
incentrata sugli aspetti antropologici della pratica, manca ad<br />
esempio una letteratura per ragazzi, a parte il libro di Silvana de<br />
Mari <i>Il<br />
gatto dagli occhi d’oro, </i><br />
non ho trovato una pubblicazione per bambini/ragazzi che tratti<br />
l’argomento sotto forma di racconto-favola-fiaba. Sempre in Italia,<br />
e sempre secondo la mia esperienza, i consultori sono privi di<br />
materiale informativo sulle MGF, forse qualche eccezione saranno i<br />
consultori delle grandi città, ma realmente manca ogni possibilità<br />
di “sentire” che questo problema esiste anche qui. La legge del<br />
2006 prevedeva uno stanziamento economico di diversi milioni di euro<br />
da destinare alla formazione del personale medico sanitario e alla<br />
realizzazione di opuscoli informativi, e sportelli di accesso per le<br />
donne vittime del taglio. Resta inteso che tali finanziamenti non<br />
sono stati investiti come previsto.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
per questo motivo, con uno sguardo speciale rivolto al mondo dei<br />
giovani, che io e il documentarista<br />
Lorenzo Moscia<br />
stiamo<br />
cercando di realizzare un film documentario che parli di MGF sempre<br />
però bypassando l’argomento attraverso i diversi linguaggi<br />
dell’arte che meglio di altri, sa veicolare il dolore e stimolare<br />
un pensiero creativo e sensibile. Il film documentario vuole essere<br />
uno strumento di dialogo e confronto, un’occasione per cominciare a<br />
riflettere sulla tematica coinvolgendo tutte le parti della società,<br />
e offrire anche proposte per un cambiamento sostenibile che abbatta<br />
gli stereotipi e i pregiudizi che purtroppo non aiutano le vittime ad<br />
aprirsi verso una possibilità di confronto. Il progetto di questo<br />
lavoro si chiama Breaking<br />
The Cut<br />
e<br />
per poterlo realizzare si avvale anche di un sistema di<br />
sottoscrizione popolare attraverso cui le persone diventano<br />
co-produttori del documentario. Una formula che oltre a permettere la<br />
realizzazione dello stesso, pone in essere un interesse nella gente<br />
che partecipando al progetto sostiene questa causa di impegno civile.<br />
Stiamo anche coinvolgendo artisti in giro per l’Italia che vogliono<br />
sostenerci con delle serate di poesia, musica, teatro, danza, una<br />
sorta di staffetta “Artisti<br />
contro le MGF” . </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
informazioni
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://associazionesoggettonomade.blogspot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://associazionesoggettonomade.blogspot.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://valentinammaka.blogsptot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://valentinammaka.blogspot.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
FB:<u><a href="https://www.facebook.com/pages/Breaking-The-Cut-Project-Say-NO-to-FGM/575831555786175?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/pages/Breaking-The-Cut-Project-Say-NO-to-FGM/575831555786175?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[kentridge]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[neri]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[pac]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri come oggi.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/">L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="125" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
come oggi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
culturale ricco, complesso, emozionante.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
debellarla e delle sue conseguenze.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
(heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche sulle<br />
strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere ogni<br />
aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni, al<br />
tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al turismo.<br />
Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più spietato<br />
nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici, arivando<br />
a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
Sekgale e  Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
critica politica e sociale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
Contemporanea, fino al 15 settembre.  E, per l&#8217;occasione, non<br />
potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
bisogno di presentazioni.  </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="208" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY">
La mostra “<em>Rise<br />
and Fall of Aparheid</em>”<br />
proseguirà al PAC fino a domenica 15 settembre 2013, con i seguenti<br />
orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle<br />
9.30 alle 22.30 (lunedì chiuso). L’esposizione sarà aperta anche<br />
a Ferragosto, dalle 9.30 alle 22.30</div>
<div align="JUSTIFY">
Il biglietto<br />
d’ingresso ha un costo di 8 euro (6,50 euro il ridotto). Per<br />
ulteriori informazioni: 02/88446359-360.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/">L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo sull&#8217;apartheid: le fotografie di Pino Ninfa</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 05:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Città del Capo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Johannesburg]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Ninfa]]></category>
		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Oberdan]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal 2 al 15 maggio è stata allestita, nel foyer dello Spazio Oberdan a Milano, la mostra Round about township del fotografo Pino Ninfa, promossa dalla Provincia. Luoghi storici e periferie urbane delle due&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/">Uno sguardo sull&#8217;apartheid: le fotografie di Pino Ninfa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal 2 al 15 maggio è stata allestita, nel foyer dello Spazio Oberdan a Milano, la mostra <i>Round about township </i>del fotografo Pino Ninfa, promossa dalla Provincia. Luoghi storici e periferie urbane delle due grandi città del Sudafrica: Città del Capo e Johannesburg. Qui esiste ancora l&#8217;apartheid, ma si possono trovare anche segni di grande solidarietà e di dignità profonda.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pino Ninfa ha tenuto anche un workshop con i ragazzi che vivono nelle township e le immagini sono state raccolte in pannelli che hanno arricchito l&#8217;esposizione milanese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riportamo le parole del fotografo e alcune sue immagini</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;In che forme è ancora presente l&#8217;apartheid in Sudafrica?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’apatheid<br />
è presente in molte forme.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
quelle zone bianche del Sudafrica  che non hanno accettato la fine<br />
dell’apartheid e anche una apartheid al contrario dove i neri, che<br />
hanno una posizione di un certo rilievo (nella polizia per esempio),<br />
la esercitano con una certa discriminazione verso i bianchi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Io ho<br />
vissuto un esperienza di questo genere: sono<br />
stato fermato con tentativo di arresto solo perchè fotografavo un<br />
cartello in prossimità di una stazione.</div>
<div style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;">
Non<br />
c&#8217;era nessun divieto,ma anche se vi fosse stato i modi e i metodo<br />
usati erano quelli di chi vuol fare pagare a qualcuno per i torti<br />
subiti in passato o per il colore della pelle.Per fortuna non tutti<br />
la pensano così.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Com&#8217;è<br />
stata la sua esperienza con i ragazzi che vivono nelle township? Ci<br />
può raccontare la storia di qualcuno di loro?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nascono<br />
tutti in condizioni di estrema povertà.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cercano<br />
di fare tanti piccoli lavoretti per vivere, un po&#8217; come dappertutto:<br />
scaricano, portano in giro volantini, e in rari casi, fanno i<br />
commessi. Pochi vanno a scuola.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Edward,<br />
però, che ha frequentato il corso che ho tenuto con loro, ha cercato<br />
col tempo di di mettere via i soldi per acquistare una macchina<br />
fotografica e per cercare di realizzare il suo sogno: quello di<br />
diventare fotografo. Adesso inizia a girare e a proporsi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
interventi sarebbero necessari per migliorare le condizioni della<br />
loro vita?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Innanzitutto<br />
una ridistribuzione delle ricchezze.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inoltre,<br />
bisogna avere senso civile per dare un aiuto concreto, cercando di<br />
capire bene con chi si ha che fare (le persone da<br />
aiutare),studiandone le abitudini, i bisogni, e i motivi della loro<br />
emarginazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di<br />
solito le township sono abitate da persone che arrivano da fuori,<br />
senza reddito,senza nulla,quindi per migliorare le loro condizioni di<br />
vita basta qualsiasi cosa, a cominciare dalle priorità: il cibo e il<br />
lavoro. Bisogna, in questo caso, anche insegnare loro il modo di<br />
potersi proporre quando si va alla ricerca di lavoro o si vuole<br />
mostrare la propria competenza.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
fotografia, oggi, riesce a coniugare l&#8217;aspetto poetico con la<br />
documentazione della realtà?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
me sì. Per quanto mi riguarda una fotografia che non riesce a<br />
toccare anche i ritmi del cuore e della poesia, manca di una parte<br />
importante.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Documentare<br />
la realtà è anche raccontarla e un racconto senza poesia molto<br />
spesso perde subito di interesse.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto,<br />
il suo lavoro, è ispirato all&#8217;arte pittorica?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono un<br />
appassionato di arte in genere. La pittura per me è stato uno<br />
strumento importante per avvicinarmi in profondità alle cose della<br />
vita. Che sia la luce, il ritratto,la forma in genere. Con l’arte<br />
si incontra spesso il lato nascosto delle cose e lo si esplora.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
pittura mi ha fornito questa possibilità.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_00_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_00_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_04_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_04_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_06_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/ninfa_06_672-458_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/">Uno sguardo sull&#8217;apartheid: le fotografie di Pino Ninfa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/05/18/uno-sguardo-sullapartheid-le-fotografie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>William Kentridge: riflettere sulla contemporaneità</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maxxi]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[segregazione razziale]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[William Kentridge]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sudafricano di Johannesburg, classe 1955, William Kentridge è un artista completo, eclettico e profondo. Disegnatore, incisore, cineasta crea installazioni oniriche e visionarie, film animati contaminati dalla musica e dalla danza, dalla poesia e dal&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/">William Kentridge: riflettere sulla contemporaneità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="215" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sudafricano<br />
di Johannesburg, classe 1955, William Kentridge è un artista<br />
completo, eclettico e profondo. Disegnatore, incisore,<br />
cineasta crea installazioni oniriche e visionarie, film animati<br />
contaminati dalla musica e dalla danza, dalla poesia e dal teatro:<br />
per esplorare la contemporaneità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La sua<br />
Arte è in mostra al MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI<br />
secolo) di Roma, fino al 3 marzo 2013 con un&#8217;esposizione intitolata<br />
<i>William Kentridge. Vertical<br />
Thinking,</i> a cura di Giulia<br />
Ferracci.  Il nucleo della mostra è dato dall&#8217;installazione “The<br />
refusal of Time” ed è, come racconta la curatrice:<br />
“Un&#8217;istallazione colossale, un&#8217;esplosione di musica, immagini,<br />
ombre cinesi con, al centro dello spazio, una scultura lignea che<br />
ricorda le macchine di Leonardo Da Vinci”. Si tratta, infatti, di<br />
una riflessione sul tempo standardizzato dalle convenzioni globali.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
Kentridge, oltre a proporre riflessioni metafisiche, sa anche calarsi<br />
nella realtà, intrecciando, ad esempio, gli avvenimenti del suo<br />
Paese d&#8217;origine (il Sudafrica) con i lavori dei grandi maestri del<br />
Passato e marchiando le opere con il proprio stile, uno stile  che<br />
mescola acqueforti e intagli, disegni e materiali di archivio, video<br />
e  fumetto. L&#8217;argomento che gli sta più a cuore è il tema<br />
dell&#8217;apartheid, la “roccia”, come lui ama definire la<br />
segregazione razziale, quella roccia, quel macigno contro cui anche<br />
l&#8217;arte è destinata a scontrarsi. Come molti altri artisti, anche<br />
suoi connazionali (quali, ad esempio, la Gordimer e Coetzee),<br />
Kentridge non affronta spesso l&#8217;apartheid  in maniera diretta e<br />
frontale, ma lo fa attraverso artifici artistici che restituiscono<br />
agli spettatori sensazioni e vertigini, che suggeriscono associazioni<br />
di idee, che costringono ad andare oltre l&#8217;apparenza per scoprire il<br />
significato nascosto della sua analisi e della sua riflessione. Ecco,<br />
quindi, che, in “Zeno Writing”, la vicenda del protagonista del<br />
romanzo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo diventa metafora<br />
della società sudafricana contemporanea; oppure in “Flagellant”,<br />
liberamente tratto da “Ubu Roi” di Alfred Jarry, torna il tema<br />
della segregazione; oppure nel grande arazzo “North Pole Map”<br />
viene evocato l&#8217;attraversamento dei confini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Uno<br />
sguardo sul Presente, quello dell&#8217;artista sudafricano, sensibile e<br />
raffinato, per un giudizio implacabile.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="145" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/KENTRIDGE-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
&nbsp;
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/">William Kentridge: riflettere sulla contemporaneità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/25/william-kentridge-riflettere-sulla/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
