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	<title>sudamerica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Progetto PIA: portare l&#8217;Arteterapia in America latina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 07:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde L’arte terapia non è ancora molto comune nel continente americano e, anche se la sua affermazione è in crescita, c&#8217;è ancora un lungo cammino da percorrere. Molto spesso le emozioni e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="225" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download-160x160.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure></div>



<p>di Mayra Landaverde</p>



<p>L’arte terapia non è ancora molto comune nel continente americano e, anche se la sua affermazione è in crescita, c&#8217;è ancora un lungo cammino da percorrere. Molto spesso le emozioni e la cura dell’anima delle persone viene messa da parte.  L&#8217; America Latina è un continente difficile, la gente è troppo impegnata a sopravvivere. Ho trovato due ragazzi che percorrendo i paesi del Sud America portano con i loro laboratori una parte importantissima spesso dimenticata : l&#8217;Arte.</p>



<p><strong>Matias Garber</strong> arteterapeuta,
laureato dalla prima Scuola Argentina  de Arteterapia , istruttore di
yoga vinyasa. Ha studiato Sociologia all&#8217;università di Buenos Aires.</p>



<p><strong>Julia Garcia</strong> ha studiato 
Educazione dell&#8217;arte presso l&#8217;Instituto Vocacional de Arte. Ha
studiato disegno all&#8217;università di Buenos Aires. È graphic designer
e istruttrice di yoga vinyasa. 
</p>



<p>“<strong>PIA</strong> nasce  dal nostro
movimento, dai nostri viaggi nel sud America, dagli incontri con la
gente. Abbiamo viaggiato molto nel sud America e abbiamo vissuto
incontri molto intimi con  persone che altrimenti non avremmo mai
trovato. Abbiamo cominciato a fare  laboratori per ragazzi a Tucumán
(Argentina),ma questo molto tempo prima di avere l’idea precisa di
un progetto itinerante di Arteterapia.</p>



<p>Una cosa che sicuramente ci ha
incoraggiato in questo progetto è la fiducia. La fiducia delle
persone che ci accoglievano senza conoscerci, che si preoccupavano
per noi,che condividevano le proprie esperienze. E allora viaggiare
facendo l’autostop è diventata una grande avventura. Era
emozionante uscire sull&#8217;autostrada per vedere come sarebbe andata e
non sapere chi avremmo trovato quella giornata; si è trasformata
nella sensazione di avere una casa ovunque in Argentina, in Bolivia
in Ecuador e così via. Questa sicurezza ha molto a che vedere con i
nostri laboratori dove creiamo degli spazi sicuri in cui condividere
la nostra intimità con altre persone. Volevamo replicare questa
emozione che ci ha dato il continente , offrendoci una accoglienza
senza paragone . 
</p>



<p>Vogliamo che anche nel nostro progetto
ci sia fiducia e accoglienza.  I nostri laboratori offrono la
possibilità alle persone di giocare, di raccontarsi e imparare e il
nostro viaggio è una parte fondamentale del  progetto, è una
connessione diretta con la nostra creatività; sicuramente <strong>PIA </strong>è
nato da tutto questo e ha preso forma lentamente. 
</p>



<p>Vogliamo seminare questo messaggio: 
che ci sono tante altre strade per fare le cose. Abbiamo usato l’arte
coi bimbi che trovavamo nei piccoli paesi che abbiamo percorso.
L&#8217;arteterapia è una mescolanza di tutto quello che è arte e
educazione dell&#8217;arte. Non in tutti i paesi che abbiamo visitato
esiste l&#8217;arteterapia,  ma una volta che vedevano o partecipavano ai
nostri laboratori ci chiedevano una cosa un po&#8217; più strutturata. È
così che nasce <strong>PIA</strong> formalmente . Allora ci siamo messi al
lavoro: Matias  ha scritto  il programma e poi anch’io ho dato una
mano per costruire il nostro primo vero corso di arteterapia. Questo
corso ha avuto un grande successo e quindi ne  abbiamo fatti altri.
Alcune organizzazioni ci hanno contattato per collaborare, per
esempio una ci ha chiesto di organizzare laboratori specifici per
ragazze-madri a Panama dove abbiamo avuto la possibilità di lavorare
anche all’interno di una prigione femminile . Questa è stata una
esperienza estremamente ricca per noi è crediamo anche per loro.
Abbiamo offerto un modo alternativo alle detenute di esprimere ciò
che portavano dentro in uno spazio di completa fiducia.</p>



<p>L&#8217;arte è potentissima perché si
possono trasformare le emozioni più intense . Noi diamo alle persone
gli strumenti per poterlo fare.  Abbiamo lavorato, infatti, anche con
 adolescenti usciti dalla guerriglia colombiana, abbiamo formato 
operatori in Tegucigalpa che poi sarebbero stati inseriti in un
programma di prevenzione contro l’immigrazione di minori e a Buenos
Aires abbiamo lavorato in un quartiere della periferia dove c&#8217;è un
grande disagio socio-economico.</p>



<p>Tutte queste sono situazioni sono
estranee all&#8217;individuo, non dipendono da noi , non possiamo
controllarle. Crediamo di aver aperto una strada per la libera
espressione delle persone che,  sfortunatamente, le vivono. Per la
prima volta queste persone diventano protagoniste, creando opere
d&#8217;arte e non solo e questo offre loro  la possibilità di fare un
viaggio interiore e di guardarsi bene dentro come individui ma anche
come parte di un gruppo.</p>



<p>Anche se questo metodo non è ancora
molto usato, ci sono molte persone nel mondo dell&#8217;arte che lavorano
per diffonderlo, anche se il problema è che spesso nei luoghi di
origine non ci sono gli spazi per farlo; il nostro progetto va  a
riempire questa mancanza, con tante maestre di arti plastiche  &#8211; ad
esempio &#8211; che hanno bambini con abilità diverse  e che stanno usando
l’arte per aiutarli. Alcuni psicologi vengono da noi per includere
l&#8217;arteterapia nelle proprie sedute coi loro pazienti. 
</p>



<p>L&#8217;arteterapia  esiste da sempre anche se con altri nomi perché l&#8217;espressione artistica ha sempre avuto un effetto catartico sull&#8217;essere umano e noi vogliamo democratizzare questo: che ognuno abbia la possibilità di creare.”</p>



<p><a href="https://m.facebook.com/piaarteterapia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/piaarteterapia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="http://www.proyectopia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.proyectopia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Dal Messico una testimonianza importante!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:34:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Partecipate numerosi! Molto interessante e importante, grazie! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partecipate numerosi! Molto interessante e importante, grazie!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8912" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="679" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 679w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Incontro con Guadalupe Pérez Rodrìguez H.I.J.O.S México e Collettivo Huellas de la memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 07:18:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani e Associazione Todo Cambia organizzano: Incontro con Guadalupe Pérez Rodrìguez H.I.J.O.S México e Collettivo Huellas de la memoria Il padre di Guadalupe è stato sequestrato dalla polizia messicana vicino&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/03/incontro-con/">Incontro con Guadalupe Pérez Rodrìguez H.I.J.O.S México e Collettivo Huellas de la memoria</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i diritti umani</strong> </em>e Associazione Todo Cambia organizzano:</p>
<p><strong>Incontro con Guadalupe Pérez Rodrìguez H.I.J.O.S México e Collettivo Huellas de la memoria</strong><br />
Il padre di Guadalupe è stato sequestrato dalla polizia messicana vicino a casa loro negli anni 90. Allora aveva 6 anni ma non ha mai dimenticato suo padre e ha deciso di dedicare la sua vita a raccontare la propria esperienza e collaborare con altri parenti per mantenere viva l&#8217;identità dei desaparecidos. Perché sono persone, non numeri.</p>
<p>Il Colectivo Huellas de la memoria nasce a partire dall&#8217;iniziativa dell&#8217; artista messicano Alfredo Lopez Casanova che insieme ad alcuni parenti di persone disperse si mise a raccogliere le loro scarpe. La scarpa come simbolo di lotta instancabile, di cammino percorso nella ricerca dei propri cari.</p>
<p>La mostra &#8220;Orme della memoria&#8221; si trova ora nella sua ultima tappa in Italia a Torino al Sermig Arsenale della pace in Piazza Borgo Dora 61. Fino al 11 giugno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-846.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8357" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-846.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="414" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-846.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 414w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-846-194x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></a></p>
<div>La libreria Les Mots ospita:</div>
<div><b>Persone non numeri</b></div>
<div></div>
<div><i>Tra il 2006 el il 2016 sono scomparse 30,000 persone in Messico, fra migranti latinoamericani e messicani nel loro viaggio verso gli Stati Uniti. Proprio come sta accadendo quotidianamente nel nostro Mediterraneo.</i></div>
<div>
<p>Ne parliamo con:</p>
<p>Guadalupe Pérez Rodriguez ( H.I.J.O.S Mèxico, Collettivo Huellas de la memoria)</p>
</div>
<div>Edda Pando ( Rete Milano senza frontiere, Progetto Missing at the borders)</div>
<div>Mayra Landaverde ( Associazione Todo Cambia )</div>
<div>Modera:</div>
<div>Alessandra Montesanto ( Associazione per i diritti umani)</div>
<div><b>VENERDI&#8217; 9 GIUGNO 2017 </b></div>
<div><b>ORE 18.30</b></div>
<div>LIBRERIA LES MOTS</div>
<div>VIA CARMAGNOLA 4 , ANGOLO VIA PEPE<br />
MILANO</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Venezuela nel baratro, un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2017 07:09:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Loris Zanatta (per Ispionline.it, Università di Bologna) &#160; Ogni volta che il regime venezuelano compie un abuso più grave degli altri, i media si scuotono dal torpore: “il Venezuela a un passo dall’abisso”,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Loris Zanatta (per Ispionline.it, Università di Bologna)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ogni volta che il regime venezuelano compie un abuso</strong> più grave degli altri, i media si scuotono dal torpore: “il Venezuela a un passo dall’abisso”, gridano allora all’unisono. Meglio di niente, specie quando l’abuso è la chiusura del Parlamento, dominato dall’opposizione. Sulle ragioni di tale torpore ci sarebbe da malignare; e verrebbe da interpellare i tanti che per un decennio additarono il chavismo a modello di salvifica reazione al neoliberismo. Sarebbe inutile: dinanzi al disastro, sono già emigrati altrove, a lodare altri modelli da cui fuggiranno un giorno; come già fuggirono, che so, dal sandinismo, che nessuno oggi ricorda, benché regni in Nicaragua con modalità da fare arrossire i suoi fan d’un tempo. Tant’è: inutile rimestare il passato. Qualche punto va però chiarito: nell’abisso, il Venezuela c’è già, la democrazia è già un ricordo, il tracollo economico causa già sfracelli, la violenza sociale e politica è già pane quotidiano. Tanto che è lecito affermare che così come la crisi argentina del 2001 sancì il tramonto del modello neoliberale, quella venezuelana sotterra oggi senza gloria la reazione populista che il chavismo incarnò. Qualcuno cerca foglie di fico: se Chávez fosse ancora vivo, se il petrolio si vendesse ancora a 120 dollari il barile; come se Chávez non fosse responsabile della tragedia, se il crollo dei prezzi petroliferi fosse una sorpresa e non spettasse al governo premunirsi per tempo. La verità è che tutto ciò era prevedibile e previsto. L’approdo cui giunge il chavismo non è diverso da quello cui giunsero tanti populismi del passato: autoritarismo e povertà in nome del pueblo. Come quelli, ciò che lascia è un paese intriso d’odio fratricida, permeato da sfiducia nelle istituzioni, lanciato senza freni lungo una china da cui costerà decenni risalire. In un mondo ipnotizzato dalle parole d’ordine che tanto ama agitare il regime venezuelano – sovranità, popolo, nazione – i suoi frutti avvelenati sono un monito.</p>
<p><strong>La democrazia è un simulacro</strong>. La disinvoltura con cui il governo ha ordinato alla Corte Suprema di ritirare la risoluzione con cui aveva esautorato il Parlamento, non deve stupire: la separazione dei poteri non è mai stata un valore, per il chavismo, e l’assalto a ogni istituzione autonoma cominciò ai suoi albori. D’altronde non si considera come un governo uguale agli altri, ma una revolución per redimere il Venezuela dal peccato sociale, insofferente perciò a ogni limite od ostacolo. Della democrazia liberale, il chavismo conservò le forme finché aveva vento in poppa, casse piene e maggioranza elettorale: il voto divenne allora un rituale plebiscitario esercitato con cadenza annuale. Ma da quando il consenso è crollato, il voto dei venezuelani non è più gradito. Raccolto un misero 30% di voti alle legislative del 2015, il regime ha così bloccato il referendum costituzionale chiesto dall’opposizione e poi rinviate a data da destinarsi le elezioni regionali. Spalle al muro, il chavismo compra tempo e non cela più la sua concezione della democrazia, la sua idea di popolo, tipica d’ogni populismo. La spiegò Maduro allorché perse le elezioni: continuerò a governare “insieme al popolo”; non il popolo della democrazia che gli aveva voltato le spalle, ma il suo popolo, il popolo chavista, un popolo mitico, custode dell’identità nazionale e investito del monopolio della legittimità politica. Poco importa che quel popolo sia ormai minoritario: era e rimane per il chavismo l’unico popolo legittimo. A tali parole Maduro ha tenuto fede: il suo regime è oggi un’autocrazia militare, dotata perfino di gruppi paramilitari che seminano terrore.</p>
<p><strong>Ancor più plumbeo è il panorama economico e sociale</strong>, devastato dalla scarsezza di beni di prima necessità, dall’inflazione più alta del pianeta, dal drammatico “si salvi chi può”, tomba d’ogni residuo legame sociale: un bel risultato per chi prometteva solidarietà, partecipazione, giustizia sociale. Se il Venezuela è di gran lunga il paese più afflitto dalla recessione in tutta l’America Latina, non è un caso; men che meno lo è se non riesce a produrre la quota di petrolio ottenuta dall’Opec, se è afflitto dai debiti, se i crediti che vanta sono inesigibili perché erogati per attrarre clienti politici, se la spesa pubblica è fuori controllo, se le infrastrutture soffrono la mancanza di manutenzione, se i capitali esteri sono in fuga e la produttività al collasso. Tale è il risultato di un modello dirigista e protezionista, dedito a distribuire la ricchezza che non sa creare e che anzi disincentiva castigando l’iniziativa privata. Che il Venezuela versi in tali condizioni dopo gli anni della più rosea congiuntura economica della sua storia, grida vendetta. Ideologismo, inefficienza, dilettantismo, imprevidenza, corruzione e irresponsabilità: tale è l’eredità che lascia il chavismo. E ora? La strategia del regime è sempre la stessa: comprare tempo. Perfino il grottesco tentativo di tacitare il Parlamento si spiegava così: urgeva impedirgli di opporre il veto alla vendita di taluni attivi dell’impresa petrolifera statale, necessaria per ottenere la liquidità con cui saldare i debiti in scadenza. Qualcuno dovrà un giorno rendere conto di tanta ricchezza sperperata.</p>
<p><strong>Il regime venezuelano galleggia</strong>: cerca di prendere tempo per evitare la deriva, ossia la cessazione dei pagamenti, la resa dei conti elettorale, la spaccatura interna, specie delle forze armate, anticamera della guerra civile. Coloro che, come il Papa, forzando la mano dello stesso episcopato venezuelano, sono stati al suo gioco promuovendo un dialogo per il quale non v’erano le condizioni, hanno sia fallito, sia dato al regime il tempo e la credibilità che cercava. Se l’obiettivo è risollevare il Venezuela dal baratro in cui è caduto, e se per farlo urge che ritorni alle urne e alla normalità costituzionale, la comunità internazionale dovrebbe premere in tal senso; come, per fortuna, inizia seriamente a fare.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Malati chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 06:11:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dal 17 al 25 giugno si terrà il Milano Pride. Speriamo che come ogni anno sia una grande festa e un’occasione di rivendicazione dei diritti di tutte e tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Manifestazioni di questo tipo si tengono in tutto il mondo, anche in America latina, dove l’omotransfobia ha un tasso altissimo nella popolazione.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dal sito ufficiale di Milano Pride:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;">Il Milano Pride è prima di tutto la manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer: una straordinaria festa di libertà…”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Si, è una manifestazione di orgoglio. Dovremmo dirglielo forte e chiaro alle persone che nel continente americano hanno fondato cliniche che “curano” l’omosessualità.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La maggior parte di questi posti sono gestiti da chiese evangeliche che hanno diretto contatto con quelle congregazioni che negli Stati uniti non possono più offrire i “loro servizi di terapia”. Negli USA è vietato dalla legge, semplicemente perché l’omosessualità non è una malattia.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Probabilmente anche in Ecuador, in Messico, Chile, Colombia sarà vietato dalla legge e, ufficialmente, l’omosessualità non sarà più vista come una perversione, come una malattia. La verità è che gran parte della popolazione non la vede così. Di solito sono gli stessi parenti a cercare queste cliniche e portare con la forza figli gay, figlie lesbiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8791 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Siamo ancora una società che crede ciecamente in ciò che detta la religione , senza mettere mai nessun argomento in discussione. Nonostante i grandi passi in avanti che si sono fatti. In città del Messico per esempio, il matrimonio egualitario è legale.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’omosessualità non si cura, perché non c’è niente da curare. Punto. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Paola Concha è stata vittima di abusi per più di un anno in una di queste cliniche in Ecuador. </span></p>
<p>“L<span style="font-size: large;">’ 8 Dicembre 2006 sono arrivati a casa mia , mi hanno costretto ad andare con loro, mi hanno messo in una roulotte e portata in un centro &#8216;terapeutico&#8217;. Quando sono arrivata ero già stata ammanettata e picchiata. Mi hanno legato le mani per mesi. Mi hanno lasciata senza cibo giorni. Mi hanno ammanettata in un bagno sporco che usavano più di 60 persone.” Tutto questo per “curarla”. Ma lei non era malata, e ora è un’attivista che lotta contro questo tipo di posti.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nel 2011 in Ecuador sono state chiuse oltre 30 cliniche di questo tipo, tutte legate a chiese.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il vescovo di Saltillo, regione del nord del Messico, Raul Vera ha dichiarato in una intervista :</span></p>
<p>“ <span style="font-size: large;">Bisogna essere fuori di testa per pensare che gli omosessuali sono dei viziosi e sono condannati. I veri malati sono gli omofobici”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La fotografa ecuadoregna Paola Paredes ha ricreato degli episodi che raccontano le stesse vittime che purtroppo hanno passato del tempo in questi centri. Il suo lavoro lo trovate qui: </span></p>
<p><a href="https://www.paolaparedes.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://www.paolaparedes.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L’omofobia è la vera malattia da debellare .</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Meet the docs: Intervista ai registi del film RECUPERANDO EL PARAISO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2017 07:18:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/2KJEHdEtSBE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>Dal 2 al 4 giugno, a Forlì, si terrà MEET THE DOCS ! , festival internazionale di documentari sui diritti umani.</strong></p>
<p><strong>Ecco per voi un&#8217;intervista ai registi del film, in anteprima mondiale, <em>RECUPERANDO EL PARAISO, </em>Messico 2017. </strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><strong>Intervista a Rafael Camacho e José Arteaga.</strong> </span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il documentario racconta una storia molto forte, quella della resistenza della comunit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di Santa Maria Ostula che, armi alla mano, si è ribellata all</span>’<span lang="it-IT">occupazione delle proprie terre da parte dei signori del narcotraffico, riconquistando il villaggio. In che modo siete riusciti a coinvolgere la popolazione a narrarsi e le forze di autodifesa ad accettare di essere seguiti da una telecamera?</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il primo contatto che abbiamo avuto con la comunità di Santa Maria Ostula è stato nel 2009, invitati dalle autorità locali, insieme a tutti i rappresentanti della stampa libera e indipendente, per coprire gli sviluppi del conflitto armato per il recupero delle terre che anni prima erano state espropriate dai </span><span lang="it-IT">caciques </span><span lang="it-IT">(signori del narcotraffico) con la complicità del governo centrale.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Durante questa visita abbiamo fatto le prime interviste al nonno di uno dei protagonisti (Fredi) e ad alcuni rappresentanti delle autorità locali. Nel 2010 uno di loro sarebbe stato rapito e ad oggi ancora scomparso. Il nonno di Fredi è stato assassinato e torturato nel 2011.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">A causa dell’inasprimento del conflitto e della spirale di violenza, tra il 2010 e la fine del 2013 non ci è stato possibile tornare.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">All’inizio del 2014 l’intero paese ha assistito alla rivolta armata in molte aree dello stato occidentale del </span><span lang="de-DE">Michoac</span>án<span lang="it-IT">; dopo aver parlato con alcuni media indipendenti, abbiamo deciso di andare nella zona del conflitto; è stato lì che, per caso, abbiamo ripreso contatto con alcuni degli esuli di Santa Maria Ostula che stavano definendo alcuni dettagli per ritornare nella loro comunità e confrontarsi con i criminali. Grazie all’esperienza vissuta in passato visitando la loro comunità nel 2009, ci è stato possibile accompagnarli lungo la loro strada di ritorno.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Durante questo periodo di agitazioni, abbiamo stabilito dei legami di fiducia che ci hanno permesso di ritornare mesi dopo in quella comunità e iniziare a narrare la storia sulla base delle stesse voci di coloro che hanno sofferto le atrocità dei criminali.</span><span lang="en-US"><br />
</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Qual’è la situazione oggi in Messico per la popolazione locale nei confronti del narcotraffico?</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il Messico sta attualmente vivendo una delle sue peggiori crisi di diritti umani e di sicurezza. Nel</span><span lang="en-US"> 2006</span><span lang="it-IT"> il presidente del Messico dell’epoca, </span><span lang="en-US">Felipe Calderon, </span><span lang="it-IT">dichiarò la cosiddetta “Guerra alle droghe”. Questa guerra, secondo i numeri ufficiali, ha condotto come minimo </span><span lang="en-US">200,000 </span><span lang="it-IT">morti e </span><span lang="en-US">40,000 </span><span lang="it-IT">dispersi. Un report recente, pubblicato dalla CNN, afferma che nel 2016 il conflitto armato in Messico è stato classificato al secondo posto al mondo, davanti a paesi come Iraq e Afghanistan e solo dietro la Siria.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Tra il 2016 e il 2017, 17 giornalisti sono stati assassinati.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Grandi aree del territorio messicano sono controllate da bande criminali e cartelli della droga, in complicità con le forze di polizia; se si considera anche la corruzione che prevale in Messico, tutto ciò tiene i cittadini in uno stato di totale assenza di difesa, la paura e la violenza hanno, infine, distrutto un tessuto sociale già debole e hanno forzato milioni di famiglie ad abbandonare le proprie case.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Tutti questi fattori, aggiunti all’assenza di giustizia, hanno portato la popolazione a uno stato di totale assenza di aiuti; tale contesto ha fatto si che, in alcuni stati del paese, le popolazione delle principali aree rurali abbiano iniziato a organizzarsi in gruppi di auto-difesa, facendosi carico della propria sicurezza e della difesa del proprio territorio.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Una situazione piuttosto complicata per porvi rimedio in qualche modo.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="en-US">Avete scelto di produrre il documentario sotto “Creative Commons”, rifiutando dunque ogni tipo di supporto da parte dell’industria audiovisiva o di programmi di sostegno alla produzione istituzionale. Come mai questa scelta è importante per il documentario?</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Sebbene la cultura sia una parte fondamentale dell’essere umano, nella società odierna molte delle sue manifestazioni non sono libere. La maggior parte della creatività è stata concentrata nell’economia consumistica, ha causato l’industrializzazione della cultura, relegando molte manifestazioni artistiche e culturali a oggetti di consumo e di intrattenimento.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Per noi la realizzazione audiovisiva è uno strumento che permette di costruire ponti e generare interazione tra le comunità e, in questo processo, contribuisce alla costruzione di una memoria collettiva. Noi crediamo che uno dei modi più efficaci per permettere ciò sia creare alternative che permettano la liberazione della cultura dalle logiche di mercato.</span><span lang="en-US"><br />
</span><span lang="it-IT">Il linguaggio cinematografico, nonché la sua grandiosa capacità di narrare storie, consente di riflettere sull’essere umano; la metodologia della realizzazione audiovisiva è un buon esempio di creazione collettiva, poiché raccoglie la sinergia degli sforzi e delle attitudini di coloro che lo sviluppano.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="en-US">&#8220;Recuperando el Paraíso&#8221; </span><span lang="it-IT"> è un documentario che mostra una piccola parte della dura realtà messicana e noi non troviamo un modo più coerente per condividere questo processo, se non prendendo le distanze dal modello capitalista, ovvero mettendo una licenza </span><span lang="it-IT">Creative </span><span lang="it-IT">Commons.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Siete ora in Europa per la distribuzione del film, con la prima al festival Meet the Docs a Forlì il 2 giugno, come proseguir</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">la distribuzione? avete altre date e una distribuzione?</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Per adesso stiamo programmando diverse presentazioni in vari luoghi in Italia così come in altri paesi europei; nei prossimi mesi abbiamo intenzione di andare in altri festival che ci inviteranno, ma anche di prendere un vantaggio da questo viaggio per incontrare persone e case di produzione o distribuzione che sono interessate al progetto.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Traduzione dell’inglese di Sofia Calderone.</span></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Purgatorio, il viaggio doloroso di un amore, prima e dopo una dittatura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 May 2017 06:01:40 +0000</pubDate>
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</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Emilia ha una sessantina d&#8217;anni; in un locale di una città del New Jersey sente la voce di suo marito. L&#8217;uomo è in compagnia di altri uomini, è giovane e indossa ancora gli abiti di tren&#8217;anni prima. Che strano.</p>
<p>Emilia Dupuy e suo marito, Simòn Cardoso, di professione cartografi, si incontrano, si amano e si sposano, nell&#8217;Argentina degli anni &#8217;70. Solo dopo pochi mesi dalle nozze Simòn, nell&#8217;inverno del 1976, viene arrestato dalla giunta militare e diventa un desaparecido. La moglie lo cerca in tutto il mondo, seguendo le tracce (spesso false) che, di volta in volta, le vengono date, segnando i territori sulle mappe e immaginando che da quel puntino grafico riemerga il suo amore. Quando, dopo tre decenni, Emilia sente la voce del marito e lo vede davanti ai suoi occhi, deciderà di vivere ogni istante con lui e per lui, in un gioco di spechi che per il lettore sarà struggente e doloroso.</p>
<p>Il titolo del romanzo di cui vi stiamo parlando è <i>Purgatorio</i> &#8211; edito da SUR &#8211; del celebre scrittore, scomparso nel 2010, Tomàs Eloy Martìnez, anche giornalista, esiliato durante la dittatura e i cui libri furono messi al rogo dalla giunta.</p>
<p>Un racconto mitico, politico, sentimentale, i cui capitoli riprendono l&#8217;opera dantesca e il cui titolo rimanda ad una situazione di stasi, di sospensione. Narrato, nella prima parte, in prima persona da ciascun personaggio e, nella seconda, dallo scrittore stesso &#8211; che diventa diegetico proprio perchè ha vissuto sulla propria pelle l&#8217;esperienza dell&#8217;allontanamento forzato dalla terra d&#8217;origine &#8211; il testo parla di una doppia appartenenza che lascia l&#8217;identità in bilico tra “qui e là”, tra “passato e presente”.</p>
<p>La protagonista, Emilia, rivede suo marito, quel marito che, oggi, potrebbe essere suo figlio: i ricordi restano intatti, ma chi ritorna dopo tanto tempo al Passato, lo trova diverso, mutato e, forse, non lo riconosce più. Emilia è nata in una famiglia benestante di Buenos Aires, ha una madre e una sorella, Chela. Il padre, uomo gretto e potente, è politicamente vicino all&#8217;Anguilla (soprannome più che evocativo per il dittatore Videla), motore della propaganda ordina il rapimento di Simòn, costringe la figlia a stargli accanto durante le celebrazioni ufficiali – quasi per costringerla ad un doppio tormento psicologico, ad una doppia punizione per aver sposato un dissidente – confina la moglie in un istituto quando questa, da anziana, non a caso perderà la memoria. Proprio la Memoria e il passare del Tempo sono tra gli argomenti più importanti del romanzo: l&#8217;oblio di chi ancora oggi nega ciò che è successo durante i regimi sudamericani, l&#8217;oblio colpevole di chi nega i fatti nefasti della Storia dagli anni&#8217;70 ai &#8217;90, l&#8217;oblio voluto di chi dovrebbere cercare la fondatezza dei fatti e non lo fa. La moglie di Dupuy, nel romanzo, è di origini ebrariche ma prende le distanze da queste sue origini perchè è noto l&#8217;antisemitismo della giunta; nel libro si parla dell&#8217;assurda guerra delle Malvine, attuata, con disonore, per contrastare la campagna internazionale antiargentina e che portò alla luce gli orrori compiuti dall&#8217;esercito : “I prigionieri torturati, accecati, gettati nel fiume e nelle fosse comuni: il furto dei nenonati, gli stupri, i feroci combattimenti contro nemici che nomici che non esistevano. Dupuy era coivolto in ciascuno di questi inferni: aveva contribuito a crearli, li aveva benedetti e aveva detto agli emissari del presidente Jimmy carter che si trattava di invenzioni degli estremisti. Quando la dittatura sprofondò, fu il primo a mettersi in salvo”. La sorella di Emilia, Chela, introduce il tema dell&#8217;aborto in una società, quella argentina, molto cattolica e Eloy Martìnez non fa sconti nemmeno alla Chiesa fiancheggiatrice, collusa, che ha insabbiato la verità, come quelli che facevano finta di non sapere mentre esultavano per il campionato mondiale di calcio&#8230;</p>
<p>L&#8217;autore di questo bellissimo libro ha scritto anche, tra gli altri, <i>Santa Evita </i>(il romanzo argentino più tradotto di tutti i tempi) su Eva Duarte, strettamente collegato a <i>Purgatorio </i>perchè entrambi raccontano di donne incastrate in un imbuto psicologico: quello tra amore e odio, tra paura e desiderio, tra prigonia e libertà. Lo stile è quello caro agli autori sudamericani, quel realismo magico che picchia duro contro le nefandezze della politica e l&#8217;indifferenza civile, ma che lascia uno spiraglio di speranza nella forza dell&#8217;amore.</p>
<p>Durante la lettura, alcuni personaggi arrivano addirittura a credere che un lago non ci sia più: che sia evaporato, volato via perchè quello che non si vede non esiste; non si vedono la violenza, le morti, i rapimenti per cui non si sono verificati. Invece Emilia “vede” suo marito, lo tocca, lo bacia, lo ama con la forza e l&#8217;intensità di un sentimento troppo a lungo represso. Ma dall&#8217; esilio del cuore (e non solo) non si fa mai ritorno.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: la festa delle donne si celebra tutti i giorni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 07:37:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-811.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8277" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-811.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="338" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-811.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-811-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Mi sorprende ogni volta l’atteggiamento così positivo di tante donne che vivono in paesi in cui è davvero difficile esserlo. Anche in Italia è difficile. L’ho scoperto pochi anni fa, soprattutto dopo essere diventata madre. Mio figlio è nato nel 2013, da allora non sono più riuscita a trovare un lavoro stabile. In tutti i colloqui che ho fatto mi hanno sempre detto che mio figlio era un problema. Insomma, se proprio vuoi lavorare ci dovevi pensare prima di fare bambini!</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ora sto aspettando il secondo figlio. Altri due o tre anni a casa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In ogni caso non mi manca nulla. E mi lamento, mi lamento costantemente, chi mi conosce lo sa. Per questo mi sorprende che le donne nel mio paese siano così allegre, così forti. Le invidio profondamente. Anch’io vorrei avere quella forza che mi costa tanto trovare. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Scrivere spesso di femminicidio non è facile, sembra un interesse quasi morboso. Ma ritengo importante ricordare questa situazione che in America latina è sempre in aumento. E’ importante parlarne soprattutto perché tante persone pensano ancora che il femminicidio non esista. Cioè, tutte quelle donne sono morte così, per sfortuna. Da una ricerca del CONAPRED (Consejo nacional para la prevencion de la discriminacion) in Messico, risulta che ancora nel 2016 più del 40 per cento degli uomini pensano che le donne devono fare lavori “da donne”. E’ terribile vedere le risposte che danno alcuni uomini sui femminicidi. La maggior parte dichiarano in un modo o in altro che le donne violentate, uccise siano loro stesse colpevoli nel momento in cui si sono esposte. Si sono esposte mettendo la gonna, uscendo da sole, lavorando. Il messaggio che viene sistematicamente trasmesso in quasi tutte le famiglie messicane (e credo anche in altre parti dell’America latina)</span><span style="font-size: large;"> è che le donne, se vogliono sopravvivere, devono stare a casa. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Invece le donne da quelle parti escono da sole, si vestono come vogliono, divorziano, votano, lavorano, fanno figli, non fanno figli. Perché non hanno più paura. E’ incoraggiante vedere questa generazione di donne forti che sfidano costantemente la loro realtà. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Messico ogni giorno vengono uccise 7 donne. Ma sono sicura che sono molte molte di più quelle che vivono col sorriso in faccia e che festeggiano l’8 marzo tutti i giorni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Questo articolo lo dedico con amore alle donne della mia vita che sono mia nonna mia madre e mia sorella. Donne latine che vivono in Messico e che hanno sempre fatto scelte coraggiose e che fanno del nostro paese un posto bellissimo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E lo dedico con rammarico alla signora del bar che l’anno scorso mi disse che mi figlio era proprio un problema per il lavoro e che settimana scorsa mi ha quasi sgridata perché sono ancora incinta.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Buona festa delle donne.</span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Aggiornamenti sull’Argentina. Intervista a Patricia Ocampo, di Argentinos para la victoria</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 11:35:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Mesi fa scrivevo su questa stessa rubrica sull’aria neo fascista che tirava in Argentina sotto il governo di Macri. Qualche tempo dopo scrissi un articolo sull’imprigionamento di Milagro Sala.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Oggi le cose non sono per niente migliorate e ci troviamo di nuovo di fronte a un’ondata di forti repressioni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il popolo mapuche che lotta per le proprie terre contro una famosa multinazionale, la Benetton Group.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ho intervistato un’attivista che ci racconterà di questo e della situazione attuale in Argentina.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lei è Patricia Ocampo e vive in Italia da 5 anni. Fa parte di ApV un’organizzazione internazionale di cittadini argentini.</span></p>
<p>“…I<span style="font-size: large;">n realtà mi piace dire che vengo dalla Patria grande! Sono in Italia per amore. Qui mi sono sposata e qui è nata mia figlia che ha 2 anni, si chiama Valentina Vittoria. Il primo nome l’ha scelto il papà. E il secondo beh.. è un nome pieno di significati, specialmente politici. La mondialmente famosa e discussa Eva Peron, in un suo discorso ha detto: &#8220;Io so, che voi, raccoglierete il mio nome e lo porterete con la bandiera della vittoria!” . In ogni caso, prima della nascita di mia figlia non appartenevo a nessun movimento anche se non ero mai stata indifferente alla politica. Credo che, paradossalmente, il governo di Macri ha creato tanti neo militanti come me!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-737.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7947" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-737.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-737.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-737-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">E’ quasi un anno che faccio parte di APV Argentinos para la Victoria &#8211; Provincia 25, organizzazione che unisce gli argentini che vivono all’estero e che fanno questa provincia &#8220;virtuale&#8221; cui abbiamo dato il posto 25 . In argentina ci sono geograficamente 24 provincie. Ci uniscono tanti ideali, ma abbiamo anche i più diversi pensieri politici, qui ci sono peronistas, socialisti, umanisti, kirchneristas… </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da quest’anno sono la referente per l’Italia. APV si trova in 17 paesi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Purtroppo la situazione argentina è cambiata di 360 gradi il giorno dopo l’istaurazione del nuovo governo di Mauricio Macri. Parlando degli attacchi alle madres de la plaza de mayo ti posso dire che già nei primi giorni del nuovo governo iniziarono le differenze tra queste e &#8220;Las Madres y Abuelas de Plaza de Mayo&#8221;, organizzazione internazionale che lotta per i Diritti Umani e che ancora oggi cerca figli e nipoti &#8220;desaparecidos&#8221;, scomparsi durante la dittatura. 30.000 desaparecidos. Migliaia i morti. Dopo essere stati crudelmente torturati nei centri clandestini di detenzione. Oggi hanno ritrovato 121 figli e nipoti. L&#8217;elemento attuale più allarmante è precisamente la ricomparsa della figura del &#8220;detenuto politico&#8221;, e la prima detenuta è stata Milagro Sala che è anche donna, nera, appartenente ai popoli originari dell’America nativa, ed è anche una militante sociale che non ha fatto altro che rivendicare i diritti all’uguaglianza del suo popolo permettendo alle famiglie di accedere a delle sistemazioni dignitose creando dei centri di aggregazione soprattutto per i bambini di strada. Ha organizzato il suo popolo attraverso delle cooperative, come la Tupac Amaru sostenuta dal governo precedente. Ed è proprio quel rapporto tra la cooperativa di Milagro Sala e il Governo Kirchner che l’ha condannata. Incarcerata da un anno in Argentina si realizzano ancora centinaia di manifestazioni per la sua liberazione. Ricordiamo che sono stati lanciati innumerevoli petizioni per la sua scarcerazione anche al livello internazionale tra cui il Parlamento europeo. Putroppo in Argentina la protesta sociale è vista ora come un crimine e la carcerazione di Milagro è soltanto uno di tanti possibili esempi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Un governo che ha instaurato la paura, che chiama terroristi alle Madres de Plaza de Mayo per provare di metterle in carcere, un governo che chiama terroristi agli stranieri che vendono per strada. E’ un governo con una chiara politica contro i diritti umani. Si vede ancora con i mapuches e lascia chiara la sua posizione, difendere gli interessi economici, non umani. Dove i diritti delle persone non contano. Questo governo ha preso in considerazione soltanto le richieste di Benetton nel caso dei mapuches ma anche di altre compagnie spesso straniere. Benetton è una delle compagnie internazionali che usufruisce in maniera illegittima di estensioni sproporzionate di terre nella patagonia argentina rubando i luoghi dei mapuches senza un minimo rispetto delle comunità che lì vivono, da millenni. I mapuches sono stati repressi fortemente da parte della gendarmeria nazionale e della polizia provinciale dove sono stati vittime donne uomini e bambini di spari con proiettili di gomma. Tutto questo accaduto nel mese di dicembre dell’anno scorso nella regione di Chubut. Inutile dire che nonostante l’immediata mobilitazione al riguardo sono stati oscurati nei media principali questi vergognosi fatti. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Purtroppo pare che la repressione sia il modo in cui opera questo governo. Instaurare la paura , creare uno stato di psicosi, dove la gente è costretta a guardare e non parlare, non opinare&#8230; a restare zitti, immobili e piano piano abituarsi alla violenza sull’ altro. In Argentina è molto conosciuta una frase che tutti ripetevano al riguardo dei desaparecidos della dittattura : “avrà fatto qualcosa”. Il tutto per giustificare le scomparse quotidiane di giovani uomini e donne. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Come vedo il futuro dell’ Argentina? Vedo un popolo stanco, ma pronto a difendersi nonostante la fatica del momento, perche il governo ha rotto in un pochissimo tempo i tanti diritti rivendicati dopo un lungo lavoro consolidato nel governo kirchnerista. Un governo che può o no piacere ma che ha ridato al popolo una nuova consapevolezza del potere che ha. Ha potenziato i cittadini, spingendoli ad una cittadinanza attiva. Per cui, non credo che il popolo nelle prossime elezioni voti ancora per un modello neoliberale. Noi da ApV- P25 stiamo lavorando per fare dei cittadini argentini all’ estero una nuova forza politica visto che è e sarà sempre la nostra madre patria.”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Qui sotto dei link utili per sapere di più sul lavoro di ApV.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Email: </span><a href="mailto:argentinosparalavictoria@gmail.com"><span style="font-size: large;">argentinosparalavictoria@gmail.com</span></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Sito web: ApVProvincia25.org</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Facebook: argentinosparalavictoria</span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: cerchiamo vita sulle vie della morte</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 07:19:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; XII Carovana di madri centroamericane. &#160; Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>XII Carovana di madri centroamericane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e uomini di Nicaragua, Messico, Guatemala, Honduras etc . hanno attraversato il Paese fermandosi in 30 città di 11 Stati. Chiapas, Tabasco, Veracruz, Città del Messico…</p>
<p>A Veracruz hanno anche visitato Las Patronas, sono state ricevute in diversi Albergues ( centri di accoglienza ) e parrocchie.</p>
<p>A San Critobal in Chiapas hanno avuto l’opportunità di scambiare esperienze col Comitato Familias Unidas Junax Ko’ Tantik che è formato da famiglie di indigeni e mestizos migranti in cerca di giustizia per i loro cari.</p>
<p>Il 24 Novembre sono state ricevute da un gruppo di senatori in Città del Messico.</p>
<p>La senatrice Layda Sansores ha dichiarato: “ E’ molto più grave il modo in cui  in Messico si trattano i migranti perché i migranti di là (negli USA) sono deportati, ni qui li facciamo sparire&#8221;.</p>
<p>La Carovana ha chiesto in Senato di applicare la “Legge contro le sparizioni forzate” e la stesura di una legge che offra un visto di transito ai migranti centroamericani che permetta loro viaggiare in sicurezza attraversando il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7616" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-694" width="900" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un estratto dal loro comunicato rilasciato alla fine della carovana:</p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Caravana de Madres de Migrantes Desaparecidos </span></span></span></em></p>
<p><em>“<span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Buscando vida en caminos de muerte”</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In Memoria di Berta Càceres</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">15 novembre-3 dicembre 2016-12-11</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Nicaragua, El Salvador, Honduras, Guatemala, Messico.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In solidarietà: Italia, Tunisia, Spagna, Stati Uniti, Germania, Marocco, Cono sud.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Dopo un tour di 11 stati, 30 città, 3.800 chilometri, decine di eventi e quattro incontri, la Carovana delle madri dei migranti dispersi &#8220;cercare la vita nelle vie della morte” genitori centroamericani alla ricerca dei loro figli scomparsi in Messico,  si è conclusa il 3 dicembre sul confine meridionale, dove ha cominciato 18 giorni fa.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">La carovana 2016, alla sua dodicesima edizione, ha fatto quattro incontri tra madri e figli e anche tra due sorelle che non si vedevano da 37 anni. Con questo la carovana somma un totale di 269 riunioni di famiglie.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Per la prima volta, quest&#8217;anno la carovana ha esplorato le vie del mare, dalla costa di Oaxaca e Chiapas, attraverso Salina Cruz, Puerto Madero e Barra San José. In Juchitan si è fatta una sosta presso la fossa comune che ha ricevuto i corpi di migranti anonimi che muoiono in naufragi nel  tentativo di passare i controlli di immigrazione e gli abusi via terra. A Barra San Jose si è reso omaggio ai tre bambini migranti annegati in questa spiaggia nel luglio di quest&#8217;anno. Su questa spiaggia la carovana ha ricordato Berta Caceres, al nono mese dall&#8217;omicidio dell&#8217; attivista honduregna con un grido per la giustizia e la domanda alle autorità dell&#8217;Honduras per una indagine indipendente per ottenere verità e  giustizia per il suo caso.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: large;">In questo tour siamo stati in grado di vedere di nuovo il marcato aumento della violenza e le violazioni dei diritti umani da quando il governo di Enrique Peña Nieto ha messo in atto il Piano Frontera Sur nel 2014, con il sostegno del  governo degli Stati Uniti che ha finanziato la strategia per fermare i flussi migratori di centroamericani . Il Piano Frontera Sur intensifica le misure di controllo, monitoraggio, contenimento e la militarizzazione, e ha costretto i migranti a viaggiare su percorsi più remoti e pericolosi, uguali a quelli percorsi da questa carovana.</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Consoli dell&#8217;America centrale nella zona di confine riferiscono che con l&#8217;elezione di Donald Trump, è aumentato il flusso di migranti che cercano di unirsi ai propri parenti negli Stati Uniti. Le sue proposte anti-immigrazione, insieme all’ atteggiamento sottomesso e repressivo del governo messicano, lasciano presagire ancor di più le violazioni dei diritti per i migranti centroamericani.</p>
<p>Qui trovate alcuni link sul tema della carovana e alcune associazioni sopranominate:</p>
<p><a href="https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><span style="font-size: large;">https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/13/america-latina-diritti-negati-cerchiamo-vita-sulle-vie-della-morte/">&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: cerchiamo vita sulle vie della morte</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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