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	<title>sudamericane Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Specie in pericolo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 07:27:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; &#160; &#160; La scorsa settimana, in alcune città dell&#8217; America Latina, si sono svolte diverse manifestazioni contro la violenza di genere. Il collettivo Ni una menos ha invitato tutta la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7233" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-605" width="638" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La scorsa settimana, in alcune città dell&#8217; America Latina, si sono svolte diverse manifestazioni contro la violenza di genere. Il collettivo <em>Ni una menos</em> ha invitato tutta la popolazione a protestare contro il femminicidio e altre forme di violenza machista. Questo collettivo conformato principalmente da giornaliste, attiviste e artiste argentine si è esteso a tutto il continente unendo le lotte delle donne contro il machismo. Ecco un estratto del documento letto alla manifestazione a Buenos Aires:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Nel 2008 una donna è stata uccisa ogni 40 ore; nel 2014, ogni 30. In questi sette anni, i media<br />
hanno pubblicato notizie su 1.808 femminicidi. Quante donne sono morte uccise<br />
solo per essere donne nel 2015? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che dobbiamo<br />
dire basta. In questi anni, il femminicidio ha lasciato quasi 1.500 ragazzi e ragazze orfani<br />
e alcuni di loro sono costretti a vivere con gli assassini. Il problema è di<br />
tutti e tutte. La soluzione deve essere costruita insieme. Abbiamo bisogno di<br />
impegnarci per cambiare una cultura che tende a pensare alle donne come oggetti di<br />
consumo e non come una persona autonoma.<br />
Il Femminicidio è la forma più estrema di violenza e attraversa tutte le classi sociali<br />
credenze e ideologie: Ma la parola &#8220;femminicidio&#8221; è anche una categoria politica,<br />
è la parola che denuncia il modo in cui la società comincia a vedere naturale una cosa che non è:<br />
la violenza di genere.</i></span></p>
<p>…<span style="font-size: large;"><i>E &#8216;che i diritti di alcune sono i diritti di tutti. La conservazione della vita e<br />
le decisioni delle donne vuol dire aprire la libertà per tutte e per tutti. Bisogna trovare<br />
nuovi modi di strategie di coesistenza. Non vogliamo più lacrime di dolore, vogliamo dei passi avanti per festeggiare.<br />
Non vogliamo più femminicidi. Ci vogliamo vive. Tutte.”</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Abbiamo tutti e tutte letto la terribile storia di Lucia Perez, adolescente argentina violentata e assassinata da tre uomini a Mar del Plata. Questo ennesimo attacco ha provocato la furia delle donne latine.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Messico hanno ben accolto la campagna <em>Ni una menos</em>, anche perché non ci mancano esempi di machismo. Il mese scorso due attiviste transessuali, Paola e Alessa, sono state uccise a Città del Messico. In Ecatepec , cittadina confinante con la capitale, soltanto qualche giorno prima delle manifestazioni sono state uccise madre e figlia da alcuni sconosciuti. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Cile, una donna mapuche è stata costretta a partorire ammanettata e circondata da poliziotti. Una bimba di 10 anni è stata bruciata viva, tagliata a pezzi e sepolta dal suo patrigno.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Non mancano gli esempi, dicevo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Migliaia di donne e uomini di tutte le età sono usciti per le strade del nostro continente a manifestare . </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Forse non è la prima volta che le donne ne parlano. Anzi, gridano. Manifestano, s’indignano. Pretendono giustizia. Ma saranno le prime volte che lo faremo ben coscienti di questa epidemia vergognosa che invade il continente. Perché siamo stanche di avere paura. Siamo stanche di essere una specie in pericolo.</span></p>
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		<title>America latina, i diritti negati: La festa di tutte le mamme</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2016 06:27:34 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Adesso penso a tante mamme diverse quando è la “Festa della mamma”. Quando ero piccola, pensavo solo a due donne: a mia madre e a mia nonna; facevo i lavoretti a scuola e glieli portavo orgogliosa e loro erano contente. Poi sono cresciuta e ho cominciato a scoprire tante altre mamme. Alcune sole, altre sposate, altre che mamme non volevano essere, altre che cercavano disperatamente di esserlo, mamme che cercano i figli nel Mediterraneo, in Messico, madri che trovano i loro poveri resti, altre che non trovano niente.</p>
<p>Penso adesso alla mia che ha una figlia in Italia e che non vede da cinque anni.</p>
<p>Penso a mia sorella che è diventata mamma piccolissima per ben due volte. Penso alle sue telefonate da oltreoceano in cui,depressa, mi raccontava i primissimi anni della sua maternità. Perché ognuna ha e vive una maternità diversa.</p>
<p>Mia sorella è rimasta incinta che aveva 18 anni appena compiuti, il secondo figlio è nato che ne aveva 19. E’ rimasta a vivere nella nostra piccola città nel centro del Paese a fare quello che le piace, perchè è artista. Con suo marito, fotografo, riescono a mala pena a mantenere la famiglia e spesso non riescono proprio. Ma, grazie alla maternità, è felice: è bella, intelligente, rilassata. Ha due bambini splendidi. Non ho mai capito come fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5924" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (57)" width="269" height="221" /></a></p>
<p>Io, invece ho avuto mio figlio a 28 anni, avevo un lavoro e un marito.</p>
<p>Avevo tutto. Mio figlio è nato in un ospedale moderno. E’ stato un parto veloce, naturale e senza alcuna complicazione.</p>
<p>Qualche mese dopo che ero diventata mamma, una mia cugina in Messico ha partorito anche lei. Nel corridoio di un ospedale vecchio e senza aiuto.</p>
<p>Per lei era il secondo figlio, aveva capito benissimo di aver cominciato il travaglio quindi è andata in ospedale dove, dopo una lunghissima attesa, le hanno detto di non lamentarsi più e stare lì seduta e aspettare. Il travaglio è una di quelle cose che non possono “aspettare”. Così ha semplicemente partorito su una sedia. Il bambino ha avuto delle complicazioni e anche lei.</p>
<p>Qualche anno fa ad Oaxaca, una delle regioni più povere del Messico, una ragazzina ha partorito nelle aiuole dell’ospedale perchè era le avevano detto di tornare a casa in quanto non c’era spazio disponibile. Bisognerebbe spiegare che la ragazzina era indigena, probabilmente mixteca e le donne come lei sono sempre discriminate in tutto. Donna, indigena e adolescente incinta: insomma, tutte le sfighe del mondo.</p>
<p>In Messico si muore di parto, nelle città ma soprattutto in montagna, nella sierra dove quasi mai c’è un vero e proprio ospedale.</p>
<p>Più di 400 mila donne minori di 20 anni diventano madri. La maggior parte come conseguenza di violenze sessuali, incesto o matrimoni forzati.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Sebbene le cifre del governo non lo registrino, l&#8217;organizzazione internazionale Save the Children ha riferito che il gruppo più giovane delle donne incinte ogni anno in Messico, tra i 10 e 14 anni, è vittima di abusi sessuali.</p>
<p>Nella relazione “Stato delle madri in Messico: la gravidanza e la maternità nell&#8217;adolescenza”, l’associazione civile sottolinea che solo nei primi due anni di questa amministrazione (2013-2014) 394 bambine di 10 anni hanno partorito.</p>
<p>&#8220;Ciò è particolarmente grave perché, anche se non ci sono dati conclusivi sul tema, si può assumere che, nella maggior parte dei casi, queste gravidanze sono il risultato di violenza. Non ci sono dati più precisi, perché le fonti statistiche non lo mostrano né il ministero dell&#8217;Interno né le banche dati sulla mortalità come l’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI) hanno registrato episodi di violenza sessuale contro le popolazioni dai 10 ai 12 anni &#8221; scrivono nel rapporto.</p>
<p>Noi mamme che abbiamo scelto di esserlo in piena libertà dovremmo festeggiare le altre che sono parte di queste assurde cifre. Festeggiamo questa giornata proteggendo le nostre bambine, perché possano esserlo finchè lo vorranno e perchè, quando decideranno di fare un figlio, che lo possano fare in un luogo accogliente e sicuro.</p>
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