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	<title>sudamericani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Premio Nobel per … la pace?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2016 06:55:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7139" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-575" width="848" height="476" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 848w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-575-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-575-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 848px) 100vw, 848px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Domenica 2 ottobre il popolo colombiano ha votato “no” al trattato di pace che cercava di porre fine a più di 50 anni di guerra contro le FARC.</p>
<p>Con 99.25 per cento dei seggi conteggiati, s’imponeva l’opzione &#8220;No&#8221; , col 50.24 per cento sul &#8220;Sì&#8221;, poco più di un&#8217;ora dopo la chiusura delle urne per questo voto storico, in cui è stata registrata una quota di partecipazione del 37.28 per cento.</p>
<p>Più di 30 milioni di colombiani sono stati chiamati a pronunciarsi sull’accordo firmato il 26 settembre tra le forze armate rivoluzionarie della Colombia e il governo di Juan Manuel Santos.</p>
<p>“Ha vinto l’odio. Ha vinto l’odio alle FARC. Rimaniamo sommersi in una profonda crisi politica con delle conseguenze economiche molto negative. Adesso sono le FARC che decideranno se continuano con lo smantellamento, la reintegrazione e il cessate al fuoco bilaterale&#8221;. Ha dichiarato Jorge Restrepo direttore del CERAC (Centro de recursos para el analisis de conflictos)</p>
<p>Si sono espressi tutti sul trattato di pace, sul referendum, sulla Colombia. Da Shakira a Papa Francesco.</p>
<p>Sono stati pubblicati decine di articoli su questo argomento.</p>
<p>Io ho chiesto un&#8217; opinione a una colombiana e  a un colombiano.</p>
<p>Mariella è nata a Cali e vive in Italia da tanti anni, ma segue con attenzione quello che succede nel suo Paese anche perché ha tutta la famiglia là. La sua opinione ha provocato delle reazioni non proprio favorevoli fra i sui contatti Fb. Ma io la conosco molto bene e  so che in nessun modo rimarrebbe indifferente di fronte a un tale  evento. Ed è una cosa che pochi hanno: coraggio di dire le cose come stanno, coraggio di dire la propria opinione. Ecco le sue parole:</p>
<p>“Secondo me il Premio Nobel che  è stato dato a Santos è un premio che non merita, visto il grande fallimento del referendum. Io credo che un premio così importante debba essere assegnato a persone che hanno già raggiunto un obiettivo, a qualcuno che abbia dato l’esempio. A Santos lo danno per il trattato di pace, una pace che non c’è! . Secondo la mia opinione il popolo ha votato NO perché ci sono tante persone che non vogliono le FARC al governo. Sarebbe un governo pieno di gente corrotta. Un premio Nobel per la pace dato a un presidente di un Paese dove la sanità pubblica è in assoluta crisi, dove la gente muore aspettando cure mediche, dove non c’è trasparenza, dove le tasse salgono, dove c’è tanta insicurezza. Un premio per la pace dove le persone non si possono permettere di andare in pensione. Dei 47 millioni di Colombiani meno del 10 per cento vanno i pensione. Dove i contadini hanno vissuto le peggio atrocità in nome degli OGM. Stanno dando questo premio per la pace a Santos che fu Ministro per la difesa durante il mandato di Uribe e ha provocato migliaia di morti fra i contadini che si rifiutavano di seminare gli OGM. Dove interi campi venivano bruciati lasciando senza nulla queste persone, per favorire le multinazionali. Se il premio è stato dato a Santos allora perché non lo danno anche alle FARC?&#8221;</p>
<p>Un altro amico ha gentilmente voluto darmi la sua opinione sul presidente Santos. Juan Carlos ha vissuto per tanti anni in Europa, ma adesso è ritornato in Colombia.</p>
<p>“Io non credo nei politici e se vediamo la storia presidenziale colombiana è un dramma! Ma penso che Santos è il meno peggio e, anzi, ci ha anche salvati da Uribe e la sua para-politica (para-politica è il nome che viene dato allo scandalo scoppiato in Colombia nel 2006 dalla rivelazione di legami tra politici e paramilitari, dopo il processo di smobilitazione che favorirono molti dei gruppi che componevano le Autodefensas Unidas de Colombia. In Colombia si chiamano paramilitari i gruppi illegali armati di estrema destra che si definiscono come auto-difesa e di solito sono legati al traffico di droga). Santos nel suo governo ha chiamato persone di ogni orientamento politico”.</p>
<p>Per ultimo, le parole di Santos  a un giornalista italiano:</p>
<p>“Il mio sogno è una Colombia libera e in pace. Una grande Colombia che una violenza assurda arcaica, voluta da altri, non solo dalle FARC, ha bloccato per 52 anni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Ringrazio la gentilezza e disponibilità di questi due colombiani che con la loro particolare allegria, tenacia e grande umanità rendono, una da lontano e l’altro da vicino, la Colombia un Paese meraviglioso, che senz’altro merita la pace. E su questo siamo tutti e tutte d’accordo.</p>
<p align="JUSTIFY">Grazie Mariella Cifuentes e Juan Carlos Pineda.</p>
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		<title>America latina: diritti negati. La casa di tutte e tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2016 07:22:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6856" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6856" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (530)" width="482" height="252" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 482w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-530-300x157.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Appena rientrata dalle mie splendide vacanze in Marocco, riguardando le foto che abbiamo scattato, mi sono messa a pensare che la cosa più bella di questo Paese è la gente. Il loro modo unico di accogliere e farti sentire a casa, anche in un Paese così tanto diverso dagli altri che conosco.</p>
<p>In questi tempi in cui si parla spesso di accoglienza, ho deciso di scrivere su una casa molto speciale, nel mio Paese d&#8217;origine. Una casa accogliente, per davvero.</p>
<p>Si trova in Messico, a Tenosique. Si chiama “Hogar refugio para personas migrantes La 72.”</p>
<p>La parola “hogar” vuol dire casa, intesa come il luogo dove si è al sicuro, protetti, amati, accolti. Hogar non vuol dire appartamento, questa parola è davvero molto importante e le persone che hanno fondato e gestiscono questo posto hanno deciso di chiamarlo così perché sono tutti e tutte una grande famiglia.</p>
<p>A fine agosto 2010, il mondo intero rabbrividì quando vide i corpi massacrati di settantadue migranti del centro e sud dell’America. Le persone che difendono i migranti in Messico  hanno sollevato di nuovo la loro voce; le autorità messicane a tutti i livelli si sono giustificate inviando condoglianze ai paesi di provenienza di queste persone.</p>
<p>Il 25 aprile è stata fondata la casa rifugio La 72. Una data speciale anche per noi in Italia.</p>
<p>Dal loro sito:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“La 72. Così, al femminile. Vogliamo essere una casa accogliente dove i migranti non solo possano trovare il pane e un letto per dormire, ma trovare l&#8217;abbraccio di solidarietà, benedizione materna, dove le donne in gravidanza partoriscono e dove i sogni di una vita migliore comincino a realizzarsi. E &#8216;una vergogna che i migranti nel nostro paese trovino solo sofferenza e morte, ci rifiutiamo di accettare la morte dei settantadue a San Fernando, Tamaulipas e quindi da questo angolo impoverito e dimenticato, gridiamo e chiediamo che il governo messicano fermi questo olocausto di migranti. E da questo luogo il nostro sguardo e la nostra voce sono diretti anche alle vittime in vita, parenti dei settantadue, offriamo un abbraccio permanente di conforto e speriamo sia utile sapere che quando si entra in Messico, attraverso il confine meridionale, in Tabasco, vi è un altare in onore delle vittime che hanno versato il loro sangue in agosto 2010.”</p>
<p>Il passato 10 settembre migliaia di persone in tutto il Messico sono uscite per le strade a manifestare contro i matrimoni ugualitari. La manifestazione è stata convocata dal Frente nacional en defensa de la familia.</p>
<p>La risposta della 72 è una delle più belle che ho letto e che condivido pienamente.</p>
<p>“Per tutte e tutti coloro che sono scesi in strada per difendere la famiglia. Dalla 72 diciamo che la nostra famiglia sono tutte e tutti quelli gettati fuori dai loro paesi per l’economia della morte e della violenza criminale; tra di loro ci sono giovani, vecchi, ragazzi, bambini, donne, gay, etero, lesbiche, transgender, garifonas, africani, cubani, sudamericani, messicani, europei, statunitensi, alcuni hanno un partner e figli, altri hanno compagni dello stesso sesso, altre coppie si sono fatte per strada o qui nella 72. Altri sono sposati nel secondo, terzo o quarto matrimonio, ma tutte e tutti noi siamo una grande famiglia.”</p>
<p>Io non so chi leggerà questo articolo, mi auguro tante persone. Sarebbe molto utile che qualcuno al comune di Milano lo leggesse, tanto per capire bene cosa vuol dire accoglienza.</p>
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		<title>“America latina: i diritti negati”: Che orgoglio!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 08:08:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Mayra Landaverde</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6259" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6259" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (397)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 25 giugno si è svolto il Milano Pride, manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer.</p>
<p>Questa volta scrivo su questa manifestazione perché abbiamo partecipato come rete Milano senza frontiere.</p>
<p>E’ il terzo anno che aderiamo a questa iniziativa.</p>
<p>Avrei dovuto intervenire dal palco in rappresentanza della rete ma non mi è stato possibile. Così ho scritto questo pensiero sul mio blog: <a href="https://mayralandaverde.wordpress.com/2016/06/28/mancato-intervento/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mayralandaverde.wordpress.com/2016/06/28/mancato-intervento/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Purtroppo, tra tutta l&#8217;allegria, sono successi anche episodi sgradevoli, intollerabili.</p>
<p>Lo stesso giorno del Pride ho letto sul profilo facebook di una mia amica, aggredita in manfestazione. Si trovava vicino al palco con alcune foto dei ragazzi dispersi nel Mediterraneo che usiamo al presidio e questo ha dato fastidio ad alcune persone che hanno deciso di aggredirla verbalmente con insulti razzisti e poi di picchiarla. Lei sta bene, non si è fatto male nessuno.</p>
<p>Beh, ci stiamo facendo male noi. Io non mi aspetto un insulto per il colore della mia pelle da una persona che partecipa al Pride. Non me lo aspetto proprio! E invece è così. Il razzismo lo abbiamo trovato ovunque.</p>
<p>Le persone mi chiedono sempre perché partecipiamo a queste manifestazioni. Mi chiedono sempre cosa c’entra l’immigrazione coi diritti LGBT. C’entra tutto!</p>
<p>Siamo persone e questo dovrebbe bastare. Non dovrei nemmeno scrivere questo articolo perché è semplicemente assurdo che fra di noi ci mettiamo, ci inventiamo degli ostacoli.</p>
<p>Il sito del Milano Pride riporta le seguenti bellissime parole:</p>
<p align="JUSTIFY">“Una straordinaria festa di libertà resa possibile dal lavoro congiunto di istituzioni pubbliche, associazioni e realtà commerciali oltre che, naturalmente, dalla partecipazione di migliaia di persone.</p>
<p align="JUSTIFY">È organizzato dal Coordinamento Arcobaleno (che raggruppa le associazioni LGBT di Milano) sulla base di un progetto presentato da ARCIGAY MILANO.</p>
<p>Un Pride inclusivo che tenga conto di tutte le diversità, non solo quelle legate all’orientamento sessuale (immigrazione, disabilità, solidarietà, ecc.). Un esempio: i discorsi a conclusione della parata si avvalgono di traduzione simultanea nel linguaggio dei segni.”</p>
<p>Un Pride inclusivo, sì. Quanto inclusivo? Inclusivo anche dei razzisti, dei violenti? ( gay o non gay questo non importa).</p>
<p>Abbiamo lavorato molto bene con le persone della comunità LGBT e mi sembra davvero offensivo che, per colpa di pochi, una manifestazione così importante si veda oscurata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6258" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6258" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (396)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p>In Messico El hogar refugio la 72 che è un centro di accoglienza per migranti ha organizzato un evento per l’orgoglio LGBT. Vi invito a vedere la loro pagina:</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/la72tenosique/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/la72tenosique/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Le fotografie qui riportate sono state scattate durante quell’evento il 30 giugno a Tenosique, Tabasco nel sud del Messico.</p>
<p>In una delle foto si vede la bandiera arcobaleno e in fondo un cartello con la scritta “ Donde estan?” (Dove sono?)</p>
<p>Dove sono tutti i dispersi nel territorio messicano e dove sono i diritti LGBT.</p>
<p>Dove sono i nostri diritti, nostri.</p>
<p>Senza distinzione.</p>
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