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	<title>summit Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>The Last20</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 07:30:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15527" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Nei prossimi mesi si terranno in Italia gli incontri del controvertice G20 denominato “The Last20” (gli ultimi 20). Si comincia a Reggio Calabria dal 22 al 25 luglio 2021.</p>



<p>Per seguire l’iniziativa e comprenderne la straordinaria portata, vi presentiamo il documento alla base del progetto e il calendario degli incontri.</p>



<p><a href="https://thelast20.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per saperne di più</a></p>



<p><strong>Che cos’è The Last 20.</strong>&nbsp;Un summit “dal basso” per guardare il mondo con lo sguardo degli ultimi. Un evento che propone un riequilibrio in tutto il mondo per superare le attuali, crescenti diseguaglianze: un riequilibrio tra la società umana e il patrimonio naturale ereditato, tra economia reale e fnanza per non caricare le nuove generazioni del debito finanziario ed ecologico.</p>



<p><strong>L’evento.</strong>&nbsp;In Italia nel 2021- sotto la Presidenza italiana- si riuniscono in panel, simposi e incontri i rappresentanti dei G20, i venti “grandi della terra”: il tutto culminerà nel Vertice dei Leader G20, che si terrà a Roma il 30 e 31 ottobre. The Last 20 è invece un summit “dal basso” per riunire, conoscere meglio e dar voce agli “ultimi 20” tra i Paesi in base ai principali indicatori socio-economici delle graduatorie internazionali. Non si tratta in ogni caso di Paesi “poveri” ma piuttosto “impoveriti” da sfruttamento, guerre e confitti etnici, catastrofe climatiche.</p>



<p><strong>Che cosa propone The Last Twenty?</strong>&nbsp;Cambiare il punto di vista, guardare il mondo con gli occhi degli “ultimi”. Essere il termometro che misura al Pianeta, visto come organismo vivente, la “temperatura sociale, economica e ambientale”. Non accontentarsi dei dati medi globali ma prendere a riferimento i Paesi Last 20 e gli indicatori della qualità della vita diversi dal PIL che permettono di cogliere, analizzando i punti più sensibili del pianeta, i mutamenti che stiamo attraversando, andando così alla radice dei problemi e delle contraddizioni del nostro tempo.</p>



<p><strong>Gli obiettivi concreti.</strong> Il primo obiettivo è politico: affermare che i Last 20 esistono e soprattutto “i Last 20 contano”. Formare un comitato che ogni anno presenti un Report Last 20, che dia conto della situazione con criteri scientifici, andando al di là del PIL, includendo cioè fattori come le condizioni sociali ed economiche, l’ecosistema, la riduzione dei confitti. Un’analisi a 360° sulle parti più fragili dell’umanità, per ribadire che il mondo si può cambiare e non solo dall’alto. Non ultima, la stesura di un documento comune che chieda alla Comunità internazionale e al G20 di farsi carico dei bisogni dei popoli e la creazione di una lobby permanente che faccia sentire la loro voce a livello internazionale.</p>



<p><strong>I temi portanti di The Last 20.</strong> Il climate change e i suoi effetti su questi Paesi, in particolare su quelli dell’Africa sub-sahariana. La questione sanitaria in Paesi con una bassa aspettativa media di vita, debolissime strutture sanitarie e situazione aggravata da pandemia. La fame e l’impoverimento e la risposta dei soggetti sociali che resistono e si organizzano, come contadini, studenti, donne, artigiani. Immigrazione, accoglienza e intercultura per conoscere davvero questi Paesi, la loro storia e la loro cultura al di là degli stereotipi. Il ruolo dei corridoi umanitari e della cooperazione decentrata. Il ruolo politico di questi Paesi, infine, per far sentire la voce degli ultimi.</p>



<p><strong>Il programma degli eventi.</strong>&nbsp;The Last 20 inizia anche geografcamente da Sud, dal 22 al 25 luglio a Reggio Calabria, con l’intitolazione del ponte sul waterfront all’Ambasciatore italiano Luca Attanasio, morto tragicamente insieme alla sua scorta, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Alla cerimonia saranno presenti la vice ministra degli Esteri on. Marina Sereni, l’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo in Italia, il sindaco e le maggiori autorità della città metropolitana di Reggio Calabria, i genitori dell’Ambasciatore Luca Attanasio, la moglie Zakia Seddiki e i parenti del carabiniere Iacovacci. Alle ore 15:30 presso l’Anfteatro del Parco Ecolandia si aprono poi i lavori di The Last 20 con il saluto delle autorità e dei 20 Paesi ospitati. Gli incontri dei quattro giorni verteranno su migrazioni, accoglienza, cooperazione internazionale, ruolo degli enti locali e delle comunità con ospiti autorevoli.</p>



<p>The Last 20 continua poi a settembre e ottobre con tappe tematiche.</p>



<p>-10-12 settembre a Roma</p>



<p>-17-21 settembre a L’Aquila, Sulmona, Agnone, Castel del Giudice, Colle d’Anchise</p>



<p>-23-26 settembre a Milano</p>



<p>-2-3 ottobre a Santa Maria di Leuca</p>



<p><strong>I Paesi individuati:</strong>&nbsp;Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea Bissau, Libano, Liberia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan e Yemen.</p>



<p><strong>I promotori</strong>&nbsp;L’evento è promosso da: Comune e Città metropolitana di Reggio Calabria, Federazione delle diaspore africane in Italia, Fondazione Terres des Hommes (Italia), ITRIA (Itinerari turisticoreligiosi interculturali accessibili), Mediterranean Hope, Re.Co.Sol. (Rete Comuni solidali), Rete azione TerrÆ, Fondazione Casa della Carità (Milano), Parco Ludico Tecnologico Ecolandia. In collaborazione con: Agorà Abitanti della Terra, CEI (Ufcio nazionale turismo, sport e tempo libero), C.I.R.P.S (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile), Comune di Agnone, Comune di Castel del Giudice, Diocesi di Campobasso e Trivento, Diocesi di Sulmona, Diocesi di Termoli e Larino, Fondazione Giovanni Paolo II, Italia Bayti (Muslim Friendly Hospitality), Parco Culturale De Finibus Terrae, WHAD (World Halal Devolpment), Villaggio della Pace. Media Partner del Last Twenty sono l’agenzia DIRE e Left. Oltre ai promotori molte le organizzazioni che hanno aderito a questa iniziativa tra cui: Libera, Municipio VIII di Roma, AfricaChildren, Associazione Sudanesi di Torino, Othernews, diverse ONG (ARCS , Terra Nuova, COSPE, Mani tese, COPE), Altro Ateneo UNIROMA2, CGIL ROMA 2, Forum ItaloTunisino per la cittadinanza mediterranea, Rete Cinecittà Bene Comune, Rete CineEst, Tribunale permanente dei diritti dei popoli -Fondazione Lelio Basso, rete internazionale del Fair Trade, Chico Mendes, Equo Garantito, Slow Food, il Parco Ecolandia, le riviste “Altreconomia”, “Nigrizia”, “Africa” e “Confronti”, il Movimento Europeo, Associazione Agorà, CISDA – coordinamento italiano sostegno donne Afghane; Forum Civique Européen (FCE); Comune di Almese (TO); Associazione Sudanesi Torino; Artes; Medici con l’ Africa CUAMM; Laudato Si’; Università degli Studi dell’Aquila, CICMA. diverse comunità di immigrati provenienti da Eritrea, Etiopia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Somalia, singole persone impegnate nella solidarietà internazionale, nell’accoglienza dei migranti o esperti di questi Paesi.</p>



<p>Contatti Ufficio stampa, Massimo Acanfora, Ilaria Sesana, Duccio Facchini 329 1376380</p>
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		<title>Summit sui diritti umani a Dublino. Omizzolo: “Ho visto la bellezza di un mondo che non vuole soccombere”</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Oct 2019 06:50:04 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p>di Marco Omizzolo </p>



<p></p>



<p>(da <a href="http://leurispes.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">leurispes.it</a>) </p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2019/10/human-rights-2694619_1280.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2019/10/human-rights-2694619_1280-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Oltre cento difensori di diritti umani si sono dati appuntamento a Dublino dal 2 al 5 ottobre grazie all’organizzazione dell’Associazione Frontline Defenders e al contributo di In Difesa di. Tra loro ho avuto l’onore di esserci anch’io, eletto Human Rights Defender per gli studi, l’impegno e i risultati ottenuti in difesa dei diritti umani di donne e uomini che in Italia sono vittime di tratta internazionale a scopo di grave sfruttamento lavorativo, caporalato, emarginazione.<br>Quattro giorni di confronti, riflessioni e approfondimenti su ciò che accade dentro e oltre i confini nazionali ed europei. Donne e uomini provenienti dalla Somalia, Arabia Saudita, Cina, Bolivia, Argentina hanno denunciato, con la forza della loro esperienza, violenze e omicidi di Stato di cui sono vittime da anni e contro le quali da anni si battono con una fierezza che spinge ad avere ancora fiducia nell’uomo. Ancora molti sono gli Stati che praticano violenza e discriminazioni, omicidi e torture al solo scopo di ridurre al silenzio giornalisti,&nbsp;<em>blogger</em>, testimoni di giustizia, ambientalisti, ricercatori indipendenti, insegnanti, transgender, lesbiche e omosessuali. Alcuni testimoni hanno denunciato, non senza una comprensibile emozione, le loro condizioni di vita e i pericoli che ogni giorno corrono insieme con le loro organizzazioni e comunità, portando a testimonianza i segni lasciati sui loro corpi o gli anni di carcere passati in celle dove la tortura e la violenza erano l’unico pane quotidiano.<br>Vale in Eritrea, Sud Sudan, Egitto, Arabia Saudita, Cina, Bangladesh e in molti altri paesi nel mondo. Alcuni non hanno potuto mostrare il loro volto ne pronunciare il loro nome per il pericolo di morte che corrono sistematicamente in ogni luogo del mondo essi vivano. Il loro anonimato è il segno di quanta strada ancora la democrazia debba fare in paesi che pure sono centrali nello scacchiere internazionale come la Russia o la Cina.<br>A me il compito di raccontare che cosa è stato organizzato in termini di lotta, autodeterminazione, consapevolezza ed emancipazione in Italia nella battaglia contro ogni forma di schiavitù, sfruttamento, discriminazione e violenza contro i migranti, a volte impiegati come schiavi nelle nostre campagne (e non solo), discriminati perché capaci di resistere alle violenze del padrone o semplicemente perché ricattabili. La loro lotta è un impegno in difesa della democrazia che abbiamo il dovere di accompagnare, sostenere e condurre con loro. Basti pensare che secondo l’ultimo Rapporto Agromafie dell’Eurispes, il giro d’affari delle agromafie in Italia nella sola agricoltura è di circa 25 miliardi di euro. Il mio intervento in assemblea ha ricordato che la difesa dei diritti umani vale non solo fuori i confini europei ma anche al suo interno, superando stereotipi diffusi che nascondono invece realtà di sfruttamento ed umiliazioni molto gravi.<br>Parlare di agromafia in Italia dinnanzi al Commissario Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e a Michel Forst, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per gli human rights defenders, citando i dati contenuti nell’ultimo Rapporto dell’Eurispes e alcune tra le storie di vita di braccianti migranti impiegati in condizioni di grave sfruttamento nelle campagne del Paese, ha permesso di offrire un quadro aggiornato e rinnovato nella dialettica e rappresentazione del fenomeno, premessa per prossimi impegni e nuovi appuntamenti. Lo sfruttamento è business, accondiscendenza nei confronti dei poteri mafiosi e di filiere ancora poco trasparenti. Abbiamo il dovere di indagare, approfondire, per difendere i diritti umani, per sostenere gli imprenditori seri e capaci da coloro che invece vìolano diritti e regole del mercato agendo in modo criminale e scorretto, per privilegiare il diritto contro la logica del profitto ad ogni costo, la produzione agricola di qualità dall’<em>Italian sounding</em>&nbsp;che è un’offesa per la storia, cultura e capacità di saper ben fare del nostro Paese. Presto, peraltro, questa riflessione la porteremo direttamente alle Nazioni Unite mettendo in luce nuovi dati, prove e rinnovate modalità di analisi e contrasto alle agromafie.<br>Tutti i difensori dei diritti umani presenti a Dublino ‒ con i loro linguaggi, colori, esperienze, cicatrici ‒ sono la prova che nel mondo viaggia ancora un sogno che è quello di costruire una società migliore in cui nessuno, riprendendo Martin Luther King, possa essere discriminato per il colore della propria pelle ma anche per la sua nazionalità, orientamento sessuale, appartenenza di classe, idee politiche. Difendere la terra dalla predazione e da ogni processo che ne alteri gli equilibri ecologici è un principio di sopravvivenza e di democrazia, come anche Papa Bergoglio riconosce e sottolinea ormai sistematicamente.<br>Ascoltando tante donne e uomini del Sudamerica parlare, nei loro racconti, di lotta alle devastazioni ambientali, di difesa del territorio e della vita dei villaggi dagli squadroni della morte dei loro governi, dei loro compagni e compagne uccisi in raid assassini dalle forze di polizia locali, ho visto la violenza di un mondo che non vuole rassegnarsi e la bellezza di un altro, invece, che non vuole soccombere e per questo ha deciso di resistere. A questi difensori dei diritti umani non è stato regalato nulla. Si sono conquistati ogni metro fatto, ogni parola pronunciata, ogni cicatrice. Dublino è stata una grande occasione per ricordare che chiudersi in sé, dentro i propri confini, è sempre la strada più facile per impoverirsi, isolarsi e restare indietro sul piano dei diritti e dell’agire democratico. La chiusura autarchica significa dominio del più forte, che dentro un mondo globale vuol dire ‒ come la vicenda dei dazi Usa sui prodotti agricoli anche italiani sta dimostrando ‒ che a vincere sono i più grandi, i meglio organizzati, i più cinici rispetto alle regole proprie della democrazia.<br>Qualcuno ci ha raccontato, per anni, che bisognava tenere i piedi per terra. Io so che volare, a volte, serve per alzare lo sguardo, so che resiste nel mondo la voglia di giustizia e libertà che anima ancora le menti e i corpi di tante persone che, in diverse aree di questo mondo, vivono le ragioni del fare e soprattutto del fare nella direzione di un cambiamento che riconosca giustizia, futuro, libertà, democrazia a tutti. “Nessuno escluso” è ciò che spero presto diventi la bussola del cambiamento.<br>Resto convinto che la storia la cambia chi decide di cambiare il modo di lavorare, ragionare, parlare, raccontare e vivere nel mondo. La scelta inevitabile è quella di socializzare i saperi, rafforzare uno spirito libero, indipendente e critico, con-fondere nel senso di tenere insieme le persone, allargare i diritti, sconfiggere le disuguaglianze. Dicono sia un sogno: a me da Dublino pare un sogno possibile. Fiero di essere stato nominato Human Rights Defender.</p>
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		<title>Cosa si è raggiunto nel primo Summit Umanitario Mondiale</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2016 08:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giulia Carlini Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon. &#160; Il 2015 è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="LEFT">di Giulia Carlini</p>
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<p align="LEFT">
<p>Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6038" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6038 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ban_ki_moon_inf" width="400" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>Il 2015 è stato un anno importante per gli impegni presi dalla politica internazionale attraverso numerose convenzioni quali l&#8217;agenda 2020 per lo sviluppo sostenibile, la COP21 e l&#8217;Accordo di Sendai.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Ban-Ki Moon era trasformare queste promesse in progetti concreti da attuare negli anni a venire. Per questo motivo, attraverso la sua Agenda per l&#8217;Umanità, egli ha invitato i leader mondiali a concentrare i loro sforzi politici su 5 focus principali:</p>
<ol>
<li>prevenire e risolvere i conflitti</li>
<li>sostenere le norme del diritto umanitario internazionale a tutela dell&#8217;umanità</li>
<li>rendere i processi umanitari e di sviluppo il più inclusivi possibile</li>
<li>finalizzare le azioni umanitarie sul terminare il bisogno dell&#8217;aiuto</li>
<li>investire nelle competenze locali in situazioni di fragilità, calcolando i rischi e incentivando risultati collettivi.</li>
</ol>
<p>Il report del Segretario Generale ha quindi dato vita al primo Summit Umanitario Mondiale della storia, riscuotendo molto successo: 9000 i partecipanti provenienti da tutto il mondo, inclusi 55 capi di Stato e di Governo, centinaia di rappresentanti del settore privato e migliaia di persone dalla società civile e dalle ONG. Un vero e proprio tour de force umanitario composto da 7 tavole rotonde, 15 sessioni speciali, 132 eventi satellite, e due giorni di riunione plenaria.</p>
<p>Moltissime le iniziative, le alleanze, gli accordi e i progetti lanciati nel Summit per rispondere alla Call to Action del Segretario Generale. Grazie al suo carattere eccezionalmente aperto e multi-rappresentativo, il vertice è riuscito ad analizzare le sfide del nostro tempo sotto nuovi punti di vista, grazie alle differenti esperienze, risorse e capacità dei partecipanti.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo punto dell&#8217;Agenda per l&#8217;Umanità, il dibattito si è concentrato sulle misure concrete di prevenzione ai conflitti da attuare già nei primi stadi delle crisi, e sulla creazione di una leadership politica in grado di risolvere pacificamente i conflitti tramite efficaci processi di mediazione a livello regionale ed internazionale in cui condividere le buone pratiche dei paesi usciti con successo dalle proprie crisi interne.</p>
<p>Il secondo focus è stato affrontato tramite l&#8217;avvio di misure concrete per il rispetto del diritto internazionale umanitario, con particolare risalto alla protezione delle donne dalle violenze sessuali e alla necessità di proteggere le strutture e il personale medico nelle zone di guerra.</p>
<p>Il discorso sull&#8217;inclusività dei processi umanitari ha visto invece protagonisti i migranti e gli sfollati interni, le donne, i giovani e i disabili, grazie a iniziative quali Education Cannot Wait – fondo per l&#8217;educazione nelle emergenze avviato con un impegno iniziale di 90 milioni di dollari – e la Carta per l&#8217;Inclusione delle Persone Disabili nell&#8217;Azione Umanitaria.</p>
<p>Si è riconosciuta la necessità di mettere al centro del processo decisionale le persone coinvolte dalle crisi, non più relegandole al ruolo di beneficiari, per riuscire a estirpare il bisogno di un intervento umanitario. Questo è stato il punto di partenza da cui lanciare numerose iniziative, come la Partnership di Preparazione Globale (che aiuterà i 20 paesi più vulnerabili a fronteggiare gli shock futuri entro il 2020), il Network delle Organizzazioni Regionali Umanitarie, l&#8217;Alleanza Globale per le Crisi Urbane e la Connecting Business Initiative (per unire le risorse e il know how del settore privato nelle situazioni di emergenza).</p>
<p>Infine, è stato sottolineato come ai bisogni umanitari si debba rispondere tramite un finanziamento adeguato e prevedibile. Per questo motivo i rappresentanti degli Stati Membri dell&#8217;ONU si sono impegnati per aumentare il Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze fino a 1 miliardo di dollari, mentre i donatori e i partner umanitari hanno creato un Grande Patto con cui portare fino a 1 ulteriore miliardo di dollari i risparmi per l&#8217;azione umanitaria, da investire almeno al 25% direttamente negli attori umanitari locali e nazionali entro i prossimi cinque anni.</p>
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		<title>Crimini contro l&#8217;umanità in Siria: uccisi anche bambini e anziani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma si è appena concluso il summit sulla Siria a cui hanno partecipato nove ministri degli Esteri dei Paesi “amici della Siria” (tra questi l&#8217;Italia rappresentata da Giulio Terzi e l&#8217;America con John&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
A Roma<br />
si è appena concluso il summit sulla Siria a cui hanno partecipato<br />
nove ministri degli Esteri dei Paesi “amici della Siria”  (tra<br />
questi l&#8217;Italia rappresentata da Giulio Terzi e l&#8217;America con John<br />
Kerry) che, in un comunicato, hanno scritto: “il regime deve porre<br />
un termine immediato ai bombardamenti indiscriminati contro le aree<br />
più popolate perchè si tratta di crimini contro l&#8217;umanità e non<br />
possono rimanere impuniti”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Crimini<br />
contro l&#8217;umanità. E questa umanità è composta da civili e, in<br />
particolare, da bambini, adolescenti e anziani.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;altro<br />
ieri sera, nei villaggi a sud della città di Aleppo, sono morte<br />
oltre 70 persone per mano delle forze fedeli al presidente Bashar al<br />
Assad; tra queste, il centro di documentazione delle violazioni in<br />
Siria – in collaborazione con gli attivisti dei comitati di<br />
coordinamento locali – ha identificato un bambino di soli 8 mesi,<br />
Radia Khalif, e due suoi fratellini, Hussein e Ali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ricordiamo,<br />
inoltre, che, a fine gennaio, sono stati recuperati circa 65 corpi<br />
senza vita di adolescenti nel fiume Qewak, sempre nella parte sud<br />
occidentale di Aleppo; probabilmente  i ragazzi sono stati uccisi con<br />
un&#8217;unica raffica di armi da fuoco e c&#8217;è la certezza che altri<br />
cadaveri potranno essere restituiti dall&#8217;acqua.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;ultimo<br />
rapporto diffuso dalla Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite<br />
parla di torture inflitte agli oppositori, omicidi mirati e di massa,<br />
coinvolgimento dei minori, violenze sessuali , atti atroci che si<br />
sono ripetuti per tutta la durata del conflitto che prosegue, ormai,<br />
da due anni; questo aveva già indotto l&#8217;attuale Ministro degli<br />
Esteri italiano, nei giorni scorsi, a dichiarare che: “l&#8217;esercito<br />
siriano sta combattendo una battaglia assolutamente inaudita di<br />
massacro della popolazione. E&#8217; andato ben al di là di qualsiasi<br />
altra repressione vista in altri Paesi della primavera araba qualcosa<br />
che nel nostro mondo non dovrebbe esistere, qualcosa che rasenta la<br />
pulizia etnica e i crimini contro l&#8217;umanità”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
ministri che hanno partecipato al summit di Roma si sono impegnati a<br />
dare un maggior supporto politico e materiale alla Coalizione<br />
nazionale siriana, come unica e legittimata rappresentanza del popolo<br />
siriano, a fornire una maggiore assistenza all&#8217;interno del Paese e a<br />
condannare tutte le forze che forniscono armi al regime di Assad.</div>
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