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	<title>tabacco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Toxic Nicotine</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 07:07:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo Il 31 maggio 2019 il the Guardian ha pubblicato il report ‘I had pain all over my body: Italy’s tainted tobacco industry’. L’inchiesta del quotidiano britannico si concentra principalmente sull’accusa a&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Cecilia Grillo</p>



<p></p>



<p>Il
31 maggio 2019 il the Guardian ha pubblicato il report ‘<em>I
had pain all over my body: Italy’s tainted tobacco industry</em>’.</p>



<p>L’inchiesta
del quotidiano britannico si concentra principalmente sull’accusa a
tre dei colossi produttori di tabacco: Philip Morris, British
American Tobacco e Imperial Brands, che acquistano foglie di tabacco
raccolte da migranti africani; i lavoratori dell’industria
multimilionaria italiana spesso sottoposti a condizioni lavorative
inique e perpetuo sfruttamento.</p>



<p>Il
mercato del tabacco italiano &#8211; l’Italia è il principale produttore
di tabacco all’interno dell’Unione Europea; secondo quanto
riportato dall’organizzazione nazionale tabacco Italia (ONT), solo
nel 2017 il valore della produzione di tabacco raggiungeva i 149
milioni di euro (131 milioni di sterline) &#8211; è dominato
prevalentemente dalle tre multinazionali, che acquistano da
produttori locali. In particolare le tre imprese hanno acquistato tre
quinti del tabacco italiano nel 2017 (Philip Morris, da sola, 21.000
delle 50.000 tonnellate raccolte durante l’anno). 
</p>



<p>L’indagine
del the Guardian, durata tre lunghi anni, mette per la prima volta
sotto la lente di ingrandimento le condizioni lavorative e lo scarso
rispetto dei diritti umani a cui sono sottoposti i lavoratori
dell’industria del tabacco in Italia, ripercorrendo la catena di
approvvigionamento fino ad arrivare alla raccolta delle foglie di
tabacco. 
</p>



<p>La
Campania, regione produttrice di quasi la metà del tabacco italiano,
è al centro dell’inchiesta inglese. I bambini che lavorano nei
contadi campani dichiarano di essere stati sottoposti a condizioni
lavorative disumane: più di 12 ore di lavoro al giorno, mancanza di
contratti e di qualsiasi genere di attrezzatura sanitaria e di
sicurezza, salari irrisori.</p>



<p>Le
imprese sono tenute a valutare,  in linea con gli obblighi di dovuta
diligenza connessi al rispetto dei diritti umani da parte delle
società controllanti stabiliti negli UNGPs, non solo gli impatti
diretti provocati dalla propria attività, ma anche quelli generati
dalle attività delle loro catene di approvvigionamento sottoponendo
al vaglio gli aspetti di responsabilità aziendale e diritti umani
nella gestione della catena di fornitura, al fine di prevenire i
relativi rischi e ridurre gli impatti negativi.</p>



<p>Le
tre multinazionali intervistate hanno tuttavia riferito ai
giornalisti del The Guardian di acquistare i prodotti necessari da
fornitori che operano secondo un rigoroso codice etico e di condotta,
anche al fine di assicurare un trattamento equo ai lavoratori, di non
aver riscontrato alcun abuso e che avrebbero indagato su eventuali
reclami portati alla loro attenzione.</p>



<p>Didier,
uno dei lavoratori intervistati dal quotidiano britannico,
neo-diciottenne nato e cresciuto in Costa d’Avorio e coltivatore di
tabacco a Capua Vetere, nei pressi della città di Caserta, ha
riferito: “Mi sono svegliato alle 4 del mattino. Abbiamo iniziato
alle 6 del mattino, il lavoro è stato estenuante. Faceva molto caldo
all’interno della serra e non avevamo contratti”.</p>



<p>Le
testimonianze rispetto allo sfruttamento del lavoro minorile non
provengono solo dal The Guardian, ma anche da organizzazioni quali
Ilo, Human Rights Watch, il Dipartimento del Lavoro del Governo degli
Stati Uniti; le stesse multinazionali produttrici tabacco hanno
confermato di volersi impegnare per ridurre lo sfruttamento dei
lavoratori.</p>



<p>L’Ilo
denuncia il fenomeno dello sfruttamento minorile dell’industria
produttrice di tabacco principalmente nelle regioni dell’Asia,
Centro America e Africa dove i numeri dei lavoratori superano il
milione (fra cui 300 mila minori di 14 anni). Qui i compensi si
aggirano intorno ai 400 dollari l’anno, ossia 30 centesimi per kg
di foglie (ogni kg di foglie di tabacco corrisponde a circa 1200
sigarette).</p>



<p>L’allarme
del The Guardian e delle molteplici associazioni umanitarie non si
sofferma solo sullo sfruttamento dei lavoratori nell’ambito della
produzione di tabacco, ma pone l’accento anche sulle conseguenze
sanitarie che tale industria produce soprattutto nei confronti dei
minori che, lavorando a stretto contatto con le foglie di tabacco e
con altre sostanze nocive (diserbanti e pesticidi) rischiano di
essere compromessi nel proprio sviluppo neurologico.</p>



<p>Human
Rights Watch in “<em>The
Harvest is in My Blood</em>”,
report che analizza gli effetti del tabacco sulla salute,
sull’ambiente e sui lavoratori, evidenzia come studi e analisi
dimostrino che qualsiasi lavoro che implichi un contatto diretto con
il tabacco in qualsiasi forma dovrebbe essere vietato ai bambini: la
nicotina è presente in tutte le parti delle piante e delle foglie di
tabacco, durante tutte le fasi della produzione: i lavoratori
assorbono la nicotina attraverso la pelle mentre maneggiano il
tabacco, in particolare quando la pianta è bagnata. 
</p>



<p>Diversi
studi hanno rilevato che i lavoratori di tabacco adulti non fumatori
hanno livelli di nicotina nei loro organismi equivalenti a quelli dei
fumatori, l’esposizione costante alla tossina della nicotina è
stata associata a conseguenze negative permanenti sullo sviluppo
celebrale. 
</p>



<p>Anche
se gli effetti a lungo termine del lavoro a stretto contatto con il
tabacco in età infantile non sono ancora supportati da studi
scientifici, nel report di Human Rights Watch viene evidenziato,
anche sulla base di indagini sperimentali, come l’esposizione alla
nicotina prima dei 18 anni possa compromettere lo sviluppo cerebrale
e provocare deficit neurologici.</p>



<p>In
un’altra intervista del the Guardian Alex, un ragazzo originario
del Ghana, ha riferito di non essere stato dotato, sul posto di
lavoro, di guanti o indumenti da lavoro idonei per proteggerlo dalla
nicotina contenuta nelle foglie o dai pesticidi e che quando lavorava
senza guanti sentiva “una malattia come febbre, come la malaria, o
mal di testa”.</p>



<p>Secondo
uno studio, <em>Green
Tobacco Sickness in Children and Adolescents</em>,
l’umidità presente su una foglia di tabacco &#8211; rugiada o pioggia &#8211;
può contenere tanta nicotina quanto il contenuto di sei sigarette e
il contatto diretto può portare all’avvelenamento da nicotina.</p>



<p>La
maggior parte dei migranti intervistati ha dichiarato di aver
lavorato senza guanti perché non gli sono stati forniti dai datori
di lavoro e di non averli potuti acquistare a causa dei bassissimi
salari.</p>



<p>Alla
fine della giornata lavorativa, ha riferito alla testata inglese
Sekou, 27 anni, originario della Guinea, lavoratore nei campi di
tabacco dal 2016 “Non potevo mettere le mani in acqua per fare la
doccia perché le mie mani erano tagliate”.</p>



<p>I
lavoratori nei campi di tabacco intervistati dal the Guardian hanno
affermato di non avere stipulato contratti lavorativi (l’80% dei
lavoratori senza contratto sono migranti, secondo quanto riportato
nel report <em>Exploited
and invisible: what role for migrant workers in our food system?</em>)
e di essere stati pagati la metà dei salari minimi, 42 euro al
giorno, previsti per legge per i contratti collettivi di lavoro per
gli operai agricoli e florovivaistici della regione di Caserta. La
maggior parte dei lavoratori viene pagata tra € 20 e € 30 al
giorno.</p>



<p>Tammaro
Della Corte, leader del sindacato generale dei lavoratori italiani a
Caserta ha spiegato come “purtroppo, la realtà delle condizioni di
lavoro nel settore agricolo della provincia di Caserta, compresa
l’industria del tabacco, è caratterizzata da un profondo
sfruttamento del lavoro, bassi salari, contratti illegali e una
presenza impressionante del caporalato, compresa l’estorsione e il
ricatto dei lavoratori” 
</p>



<p>“Parliamo
con migliaia di lavoratori che lavorano in condizioni estreme, la
maggior parte dei quali sono immigrati dall’Europa orientale,
dall’Africa settentrionale e dall’Africa subsahariana. Gran parte
dell’intera filiera del settore del tabacco è caratterizzata da
condizioni di lavoro estreme e allarmanti”.</p>



<p>Philip
Morris da solo ha investito 1 miliardo di euro nell’industria del
tabacco in Italia negli ultimi cinque anni e ha simili piani di
investimento per i prossimi due anni; British American Tobacco ha
dichiarato investimenti in Italia per 1 miliardo di euro tra il 2015
e il 2019.</p>



<p>Nel
2015 Philip Morris ha siglato un accordo con Coldiretti, la
principale associazione di imprenditori del settore agricolo, per
acquistare 21.000 tonnellate di tabacco all’anno dagli agricoltori
italiani, investendo 500 milioni di euro, fino al 2020.</p>



<p>Gennarino
Masiello, presidente di Coldiretti Campania e vicepresidente
nazionale, ha affermato che l’accordo prevede “un forte impegno a
rispettare i diritti dei dipendenti, vietando fenomeni come il
caporalato e il lavoro minorile”.</p>



<p>Un
accordo stipulato nel 2018 tra l’Organizzazione Interprofessionale
Tabacco Italia (OITI), un’organizzazione di agricoltori e il
ministero dell’agricoltura ha portato all’introduzione di un
codice di condotta nell’industria del tabacco, comprensivo anche
delle tematiche relative alla protezione della salute dei lavoratori,
e a una strategia nazionale volta alla riduzione dell’impatto
ambientale dell’industria di tabacco.</p>



<p>Nonostante
siano state adottate misure per migliorare le condizioni dei
lavoratori nell’industria del tabacco, l’OITI è stato costretto
a riconoscere che “gli abusi sul luogo di lavoro spesso hanno cause
sistemiche” e che “soluzioni a lungo termine per affrontare
questi problemi richiedono l’impegno serio e duraturo di tutti gli
attori della filiera, insieme a quello del governo e delle altre
parti coinvolte”.</p>



<p>Nonostante
le parole di Simon Cleverly, capo del gruppo di affari aziendali
presso la British American Tobacco &#8211; “where we are made aware of
alleged human rights abuses, via STP, our whistleblowing procedure or
by any other channel, we investigate and where needed, take remedial
action” – e di Simon Evans, responsabile delle relazioni con i
gruppi di Imperial Tobacco &#8211; Through the industry-wide sustainable
tobacco programme we work with all of our tobacco suppliers to
address good agricultural practices, improve labour practices and
protect the environment.” &#8211; i migranti intervistati non hanno
riscontrato alcun miglioramento rispetto alle proprie condizioni
lavorative.</p>



<p>A
seguito dell’inchiesta del the Guardian, ONT ha riferito che i
propri tecnici visitano i produttori di tabacco almeno una volta al
mese per monitorare la conformità alle normative sui contratti e
sulla produzione e che non avrebbe più tollerato alcun tipo di
sfruttamento del lavoro.</p>



<p>Secondo
quanto riportato da Vera Da Costa e Silva, a capo della segreteria
della Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità
sulla lotta contro il tabagismo “Non sono state intraprese azioni
efficaci per invertire questo scenario”, sfondo di un settore che,
per quanto nocivo alla salute, continua a produrre enormi profitti a
costi molto bassi. 
</p>
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